per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

martedì 30 novembre 2010

Testi sulla vita ascetica

PADRI DEL DESERTO
ABBA EVAGRIO IL MONACO -Testi sulla vita ascetica
Ad Anatolio: sulle otto radici dell'agitato pensare



11. Se desideri, pur rimanendo nel tuo corpo carnale, servire Dio imitando le creature incorporee, cerca di alimentare nel cuore la silenziosa incessante preghiera.



La tua anima giungerà ad assomigliare da vicino agli angeli, anche prima di separarsi dal corpo.



12. Il tuo corpo separato dall'anima diventa morto e fetido, così l'anima è, quando la preghiera non vive in lei.



Il non poter pregare è cosa più acerba della morte, il profeta Daniele preferì la morte, piuttosto che esser privato della preghiera un solo istante.



Ognuno di noi dovrebbe ricordare Dio più frequentemente del respiro.



13. Unisci ad ogni tuo respiro una sobria invocazione al nome di Gesù insieme al pensiero della morte, con umiltà.

Questi due esercizi aiutano molto l'anima.

domenica 28 novembre 2010

Nella tua Luce noi vediamo la Luce

Padre della luce, non permettere che il potere delle tenebre

domini il nostro cuore, ma apri con la grazia del tuo Spirito i nostri occhi!

Cristo Gesù, vera luce venuta nel mondo a illuminare il mondo,

guarisci le nostre cecità, vinci il buio che ci assedia,

perché impariamo a vedere le meraviglie dell’amore di Dio per noi!

Amen.

Marana thà, vieni Signore Gesù!



Buon Avvento

nel Signore

A Dio Padre

Credo, sì io credo che un giorno,
il tuo giorno, o mio Dio,
avanzerò verso di te coi miei passi titubanti,
con tutte le mie lacrime nel palmo della mano,
e questo cuore meraviglioso che tu mi hai donato,
questo cuore troppo grande per noi
perché è fatto per te…
Un giorno io verrò, e tu leggerai sul mio viso
tutto lo sconforto, tutte le lotte,
tutti gli scacchi dei cammini della libertà.
E vedrai tutto il mio peccato.
Ma io so, mio Dio,
che non è grave il peccato,
quando si è alla tua presenza.
Poiché davanti a te è meraviglioso esser così poveri,
perché si è tanto amati!
Un giorno, il tuo giorno, mio Dio, io verrò verso di te.
E nella autentica esplosione della mia risurrezione,
saprò allora che la tenerezza sei tu,
che la mia libertà sei ancora tu.
Verrò verso di te, mio Dio,
e tu mi donerai il tuo volto.
Verrò verso di te con il mio sogno più folle:
portarti il mondo fra le braccia.
Verrò verso di te, e griderò a piena voce
tutta la verità della vita sulla terra.
Ti griderò il mio grido che viene dal profondo dei secoli:
“Padre! Ho tentato di essere un uomo,
e sono tuo figlio”.

Davina

sabato 27 novembre 2010

Pensiero

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un'altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite...
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arruginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

madre Teresa di Calcutta

Esempi di intelligenza

ESEMPI

Visitavo un manicomio; mi accompa­gnava il vice Direttore. Quante miserie! Nel reparto furiosi risuonavano urli e be­stemmie. Quanta tristezza a veder legati con la camicia di forza certi infelici!

L'impressione più dolorosa io l'ebbi quando assistetti alla refezione.

Un uomo trentenne teneva in mano una scodella e mangiava come i bruti. Chiesi a chi mi guidava: Chi sarebbe costui?

- E' un ragioniere, da tempo ricove­rato... Quel tale, silenzioso, che passeg­gia, è un Sacerdote. Quell'altro è un pro­fessore di lettere. Guardi quel signore, fiero nel volto! E' un Tenente Colonnel­lo d'artiglieria, che crede di essere dive­nuto re. Quest'altro è un medico... -

Sentendo ciò, rientrai seriamente in me: Un giorno costoro ragionavano be­ne; la loro intelligenza era limpida e for­se tra i colleghi di studio erano i più eminenti. Oggi invece sono pazzi!...

E chi potrebbe ardire d'insuperbirsi di un talento, che si potrebbe perdere da un momento all'altro? La natura uma­na è cosi debole!

A Marsala mi fu presentata dai pa­renti una signorina, affinchè la benedi­cessi. La giovane era robusta e rubicon­da. Dall'aspetto si sarebbe detta sanissima; ma l'improvviso ridere e lo sguar­do irrequieto rivelarono il suo stato mi­serevole.

Chiesi ai parenti: E' stata sempre così la giovane?

- No; è impazzita due anni addietro. - E la causa?

- Un sogno spaventoso. Sino alla se­ra precedente era tranquilla. Nella not­te sognò cose terrificanti e l'indomani si alzò pazza! -

A voler riflettere sulla debolezza del sistema nervoso, ci sarebbe davvero da preoccuparsi. Che Iddio ci liberi da si­mili disgrazie!


IL GRANDE ABUSO

Quanto si è detto serva a mantenerci nell'umiltà, qualora avessimo un'intelli­genza superiore.

Intratteniamoci ora sulla responsabi­lità del talento dell'intelligenza. Quale uso si fa, d'ordinario, di questa nobile facoltà mentale? Osserviamo quello che si fa nel mondo e che è frutto d'intelli­genza.

Taluni, avendo un buon corredo di istruzione ed anche capacità di scrivere, si dànno alla pubblicazione di romanzi o di riviste. Non è il bene del prossimo che li sprona al lavoro, bensì l'interesse personale, che ordinariamente è il dena­ro. Conoscendo i pubblicisti che facil­mente vengono letti gli scritti che acca­rezzano le impure passioni, mettono su dei libri pornografici, seminando così la immoralità. Un libro cattivo in circola­zione è come un demonio che va in giro per il mondo. Chi può misurare il male della cattiva lettura?

Allorchè lo scrittore immorale si pre­senterà a Dio per rendere conto della sua vita, si sentirà dire: Servo iniquo! Io ti affidai il talento dell'intelligenza. Se tu non l'avessi trafficato per niente, se avessi nascosto il talento sotto terra, io ti avrei giudicato con un certo qual ri­gore. Ma poichè te ne sei servito per rovinare le anime, per spingerle al pec­cato, poichè mi hai rapito coloro che io avevo redento, quale rigore devo ora u­sare con te?... Va' a soffrire tanti infer­ni, quante anime mi hai rubato!... Se a­vessi io dato la tua intelligenza ad altra persona, quanto bene avrebbe fatto!... -

Certi scrittori, che hanno la penna di oro e la intingono nel fango, meditino il rendiconto finale e facciano marcia in­dietro.

La musica diletta. Iddio fa sorgere qua e là dei piccoli o grandi geni musicali. Alcuni si danno alla musica sacra, altri a quella profana, ma moralmente sana. Taluni invece impiegano il talento mu­sicale per spingere le anime alla disone­stà, al fango del vizio, con quelle armo­nie che dovrebbero sollevare gli animi al Creatore.

Questi musici compositori che adope­rano in male il talento ricevuto, come si troveranno un giorno davanti al sommo Dio?

La pittura e la scultura sono arti bel­le. Ma quando gli artisti riproducono immagini indecenti, di quanti sguardi e desideri cattivi sono causa?... Questo è l'uso dei talenti dell'arte?

Gli artisti della televisione e dei films, che impiegano la loro intelligenza nel­l'escogitare scene provocanti, pensano alla loro grande responsabilità?

L'inferno c'è; Gesù Cristo l'ha assicu­rato ripetutamente. Vi andranno ineso­rabilmente gli operatori del male. A co­loro che abusano del talento avuto, dirà un giorno Gesù: Andate nel luogo dei tormenti, servi infedeli! A voi è riserva­to il pianto e lo stridore dei denti! -

venerdì 26 novembre 2010

Apocalisse 20,1-4.11-15.21,1-2.

Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell'Abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico - cioè il diavolo, satana - e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell'Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovrà essere sciolto per un pò di tempo. Poi vidi alcuni troni e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonanza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; Vidi poi un grande trono bianco e Colui che sedeva su di esso. Dalla sua presenza erano scomparsi la terra e il cielo senza lasciar traccia di sé. Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono. Furono aperti dei libri. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere. Il mare restituì i morti che esso custodiva e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. Poi la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco. Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

Salmi 84(83),3-6.8.

L'anima mia languisce e brama gli atri del Signore. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente.
Anche il passero trova la casa, la rondine il nido, dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio.
Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi!
Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio.
Cresce lungo il cammino il suo vigore, finché compare davanti a Dio in Sion.


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 21,29-33.

E disse loro una parabola: «Guardate il fico e tutte le piante; quando gia germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l'estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Traduzione liturgica della Bibbia

giovedì 25 novembre 2010

I ricordi

Abbiamo finora considerato i doni pu­ramente materiali, quali sono il corpo con i suoi sensi e le ricchezze. Ma il Si­gnore ha dato ad ognuno altri talenti, cioè le facoltà dell'anima: la memoria, l'intelligenza e la volontà. Quanto più è nobile il dono, tanto più dev'esserne la responsabilità.

Ora cominciamo a considerare la memoria, cioè la facoltà di ricordare, per cui si rende presente alla mente ciò che è già passato. Anche gli animali hanno la memoria, ma questa è puramente sen­sitiva; le creature ragionevoli hanno in­vece la memoria sensitiva e quella intel­lettiva.

Non tutti hanno la stessa capacità di ricordare. Coloro che hanno avuto dal Signore una buona memoria, non attri­buiscano a sé il merito. La memoria si potrebbe perdere in un attimo ed anche irreparabilmente.


PERCHE' CHIAMARMI PRETE?


In un manicomio della Sicilia è attual­mente ricoverato un Sacerdote di mia conoscenza. Eravamo compagni d'infan­zia, frequentavamo la stessa classe e di­venimmo tutti e due Ministri del Signore. Dopo pochi anni di vita sacerdotale, trascorsi nel ministero della predicazio­ne ed in opere di apostolato, il mio amico, in seguito a forte esaurimento ner­voso dovuto a troppo studio, fu ricove­rato nel manicomio, ove sta da circa trenta anni.

Chi va a visitarlo, resta meravigliato a constatare come l'infelice abbia per­duto completamente la memoria. Infat­ti la risposta è questa: Ma perchè mi chiamate Prete? Io non sono stato mai Prete! -

Dunque, chi ha felice memoria non monti in superbia, ma la utilizzi in be­ne, finchè Iddio gliela conserva.


FRENARE CERTI RICORDI

Potrebbe esserci abuso di memoria e quindi motivo di responsabilità? Di cer­to; è necessario vigilare affinché questo talento frutti soltanto in bene.

Per mezzo della memoria, come si è detto, il passato si rende presente. Se quello che si ricorda è un male, potrebbe divenire una spinta al peccato.

Ecco degli esempi. Con l'andare del tempo, sogliono dimenticarsi o attutirsi grandi dolori. In un momento di oziosità si presenta alla memoria una grave of­fesa, già passata in oblio. Se si dà liber­tà alla memoria, richiamando persone, parole e circostanze, entra il turbamento nell'anima, rivivono le impressioni e su­bito si può riaccendere in cuore il fuoco dell'odio, con pensieri di avversione, di vendetta o d'imprecazione.

Si è avuta la disgrazia di una cattiva occasione di peccato. Dopo anni, in con­seguenza di uno scritto che si rivede, di una fotografia che capita tra le mani, di un fulmineo ricordo, ecco farsi di nuovo presente là scena del male, con tutte le sué attrattive. Se non si tronca subito il brutto ricordo, se non si frena la me­moria, pullulano in mente i cattivi pen­sieri, insorgono i perfidi desideri del ma­i e si risveglia la passione.

Iddio potrebbe dire in simili circostan­ze - Ma perchè, o anima, t’ho dato la memoria? Vuoi servirtene per offender­mi?... Dimentica... pensa ad altro!... In­vece di ricordare i torti ricevuti dagli al­tri, ricorda i torti che nel passato hai fat­to a me! Domandamene perdono con tut­to il cuore e tu perdona di cuore chi ti ha offeso!... Invece di ricordare, o mia creatura, quella persona scandalosa quell'ora di peccato... serviti della me­moria che ti ho dato per ricordare la mia Passione! Pensa quanto ho dovuto sof­frire a motivo dei tuoi peccati e serviti del ricordo del male operato per piange­re le tue colpe!...

Tutto a gloria di Dio

Quanto più uno è unito in sè e diventa semplice di cuore, tanto più comprende molte e sublimi cose senza fatica, perchè riceve dall'alto la luce dell'intelligenza.
L'anima pura, semplice e costante non si dissipa nelle tante occupazioni, perchè tutto fà a onore di Dio e, quanto a sè, procura di liberarsi dal cercare sè stessa.
Quale cosa ti dà più imciampo e molestia, se non gli affetti non mortificati dal tuo cuore?
L'uomo buono e devoto, dispone prima dentro di sè le opere che deve poi fare esteriormente. E non sono le cose a trascinarlo nei desideri sregolati, ma è lui che le piega secondo le direttive della sana ragione.
Chi ha più aspra battaglia di chi si sforza di vincere sè stesso?
E questa dovrebbe essere la nostra preoccupazione: vincere, cioè, noi stessi e ogni giorno renderci più forti e progredire nel bene.


Lilly

Servire una comunità

Abbi l'ansia dell'unità;
niente è più importante di questo.
Porta pazienza con tutti
perché anche il Signore porta pazienza con te.
Prega incessantemente:
chiedi uno spirito di comprensione
maggiore di quello che hai.
Sii instancabile nella preghiera.
Crea il dialogo con il singolo come fa Dio.
Porta su di te i problemi di tutti, come un atleta:
dove c'è più sofferenza ci sarà più guadagno.
Se ami tanto chi è buono, non c'è da dirti grazie:
ma sono i più malati che devi curare con dolcezza.
Sei di carne e spirito per trattare con dolcezza i problemi
che percepisci:
i problemi che non percepisci cerca di capirli pregando.
Non impressionarti di chi sembrava fedele e poi tradisce:
sta saldo sotto i colpi come fa l'incudine.
E' proprio di un atleta resistere sotto i colpi.
E' soprattutto in vista di Dio che bisogna
che sopportiamo tutti, affinché anche Lui sopporti noi.
Diventa più zelante di quello che sei.
Nulla si faccia senza la tua approvazione.
Ma tu non far nulla senza quella di Dio.

Ignazio di Antiochia

Quelli che lo incontrano

E' un fatto innegabile che una parte non trascurabile dell'umanità, creda che Gesù sia vivo e presente nella vita degli uomini, illuminandoli e guidandoli verso la salvezza.
L'incontro con Gesù è un evento di tutti i giorni e nessuno lo può escludere, neppure chi non crede in Lui.
Le persone che che cambiano radicalmente, anche e soprattutto in questo nostro tempo, sono un segno che richiede una spiegazione plausibile.
Perchè gli uomini si convertono e cambianovita, non di rado dopo aver speso i loro anni migliori su sponde opposte, nell'indifferenza o nella negazione ostile?
Ciò che i nemici di Gesù temono più di ogni altra cosa, sono le conversioni.
Si rendono conto che la conversione, quando è autentica, rappresenta per la ragione un enigma insolubile.
Infatti provoca un cambiamento radicale non solo nei pensieri, ma anche e più ancora nel cuore e nell'impostazione della vita.

martedì 23 novembre 2010

Padre, dammi Gesù

PADRE! Dammi il dono più bello, più grande e più prezioso che possiedi: Gesù!

PADRE! Quando sono ammalato dammi Gesù, per ché Egli è la Salute.

PADRE! Quando mi sento triste dammi Gesù, per ché Egli è la Gioia.

PADRE! Quando mi sento debole dammi Gesù, per ché Egli è la Forza.

PADRE! Quando mi sento solo dammi Gesù, per ché Egli è l'Amico.

PADRE! Quando mi sento legato dammi Gesù, per ché Egli è la Libertà.

PADRE! Quando mi sento scoraggiato dammi Gesù, perché Egli è la Vittoria.

PADRE! Quando mi sento nelle tenebre dammi Gesù, perché Egli è la Luce.

PADRE! Quando mi sento peccatore dammi Gesù, perché Egli è il Salvatore.

PADRE! (Quando ho bisogno d'amore dammi Gesù, perché Egli è Amore.

PADRE! Quando ho bisogno di pane dammi Gesù, perché Egli è il Pane della Vita.

PADRE! Quando ho bisogno di denaro dammi Gesù, perché Egli è la ricchezza infinita.

PADRE! a qualsiasi mia richiesta, per qualsiasi mio bisogno, rispondimi con una sola parola, la tua Parola eterna: Gesù!

lunedì 22 novembre 2010

Testi di vita ascetica

PADRI DEL DESERTO
ABBA EVAGRIO IL MONACO Ad Anatolio: Testi sulla vita ascetica.


70. Quando la mente depone il vecchio uomo e si riveste del nuovo che è la grazia, vede la sua realtà durante la preghiera simile a zaffiro o al colore del cielo azzurro che nella Sacra Scrittura è chiamato la Dimora di Dio e che fu veduto dagli Anziani sul monte Sion (Esodo 14, 10).



71. La mente non vede la Dimora di Dio in sé stesso finché non riesce a sorpassare tutte le raffigurazioni delle realtà materiali e create.



Il potere di andare oltre ad esse le è dato dalla liberazione raggiunta da ogni istinto passionale che la tenga avvinta agli oggetti sensibili ed ai pensieri che da essi scaturiscono.



La liberazione suddetta si ottiene mediante le energie di bene che sono in noi, e attraverso la semplificazione dei pensieri ottenuta con la contemplazione.



Anche tutto questo deve essere superato quando appare la luce che, durante la preghiera, contrassegna la Dimora di Dio.

Testi sulla vita ascetica

PADRI DEL DESERTO
ABBA EVAGRIO IL MONACO Testi sulla vita ascetica

Ad Anatolio: sulle otto radici dell'agitato pensare



1. Otto sono le radici dalle quali nascono tutte le altre forme del pensare agitato.

Esse sono la golosità, la sensualità, l'avidità del denaro, il risentimento, l'iracondia, lo scoraggiamento, la vanagloria, l'orgoglio.



Non dipende da noi se queste radici ci tormentano oppure no;

da noi dipende il permetterne o l'ostacolarne la crescita e l'azione suscitatrice di passioni.

Il Re sulla Croce

Gesù Cristo Signore, tu sei nostro Re fin dall’eternità, perché da sempre ci guidi con dolce e misericordiosa autorevolezza. La tua regalità non ti allontana da noi, ma ci fa sentire la tua vicinanza, perché tu sei Re sulla croce: non hai salvato te stesso, ma tutti noi. A te Gesù Figlio di Dio, che hai condiviso le nostre sofferenze, guardiamo con speranza e fiducia, col cuore del ladrone pentito, dolorante fratello in umanità, speranza che c’è un po’ di Paradiso anche per me. Non ho niente nelle mie mani e il mio cuore arido non sa dir parole; eppure oso sussurrarti: “Abbi pietà... ricordati di me!” Lo dico per me e per chi non sa più dirlo, lo chiedo per tutti i derelitti del mondo, per gli sconfitti e per chi, credendo di far bene, ha distrutto la propria e l’altrui dignità. Pietà per tutti, Signore Crocifisso, per chi spera e chi dispera; per chi ama e per chi odia; per chi piange e per chi prega. Pietà per tutti, o Re della Croce, pietà per il mondo del denaro che ti irride; per quello del piacere che ti offende; per la giustizia di parte che dimentica l’uomo. Abbiamo tutti bisogno della tua pietà se vogliamo ancora sperare. Mai la tua Chiesa si prostituisca con le regalità di questo mondo; mai dimentichi che tu sei il Re di tutti i crocifissi del mondo, di ieri, di oggi e di domani; almeno in essa ritrovino la gioia della tua accoglienza che salva e ha per tutti certezze di vera santità: “Oggi sarai con me, in Paradiso”.

p. Pierluigi

E' sufficente (racconto)

(Bruno Ferrero)

Una tremenda siccità aveva ghermito la regione. L'erba era prima ingiallita e poi appassita.

Erano morti i cespugli e gli alberi più fragili. Neppure una goccia d'acqua pioveva dal cielo e le mattine si presentavano alla terra senza la fugace frescura della rugiada.

A migliaia gli animali piccoli e grandi stavano morendo. Pochissimi avevano la forza per sfuggire al deserto che ingoiava ogni cosa.

La siccità si faceva ogni giorno più dura.

Persino i forti, vecchi alberi, che affondavano le radici nelle profondità della terra, persero le foglie.

Tutte le fontane e le sorgenti erano esaurite.

Ruscelli e fiumi erano inariditi.

Solo un piccolo fiore era rimasto in vita, perché una piccolissima sorgente dava ancora un paio di gocce d'acqua.

Ma la sorgente si disperava: "Tutto è arido e assetato e muore. E io non posso farci nulla. Che senso hanno le mie due gocce d'acqua?".

Lì vicino c'era un vecchio, robusto albero.

Udì il lamento e, prima di morire, disse alla sorgente: "Nessuno si aspetta da te che tu faccia rinverdire tutto il deserto. Il tuo compito è tenere in vita quel fiorellino. Niente di più".



Siamo tutti responsabili di un fiorellino. Ma ce ne dimentichiamo spesso per lamentarci di tutto quello che non riusciamo a fare






Lisa

Il Signore è Misericordioso

Sono santi coloro che lottano fino alla fine della loro vita: coloro che sanno sempre rialzarsi dopo ogni inciampo, dopo ogni caduta, per proseguire coraggiosamente il cammino con umiltà, con amore, con speranza. (Forgia, 186)


Il Signore si è avvicinato tanto alle creature, che tutti conserviamo in cuore aneliti di altezza, ansia di salire in alto, di fare il bene. Se ora ridesto in te tali aspirazioni, è perché voglio che ti convinca della sicurezza che Egli ha posto nella tua anima: se lo lasci operare, servirai — dal tuo posto — come strumento utile, dall'efficacia insospettata. E affinché tu non ti allontani, per viltà, dalla fiducia che Dio ripone in te, evita la presunzione di disprezzare ingenuamente le difficoltà che appariranno sul tuo cammino di cristiano.

Non dobbiamo stupircene. Trasciniamo in noi stessi — conseguenza della natura caduta — un principio di opposizione, di resistenza alla grazia: sono le ferite del peccato originale, esacerbate dai nostri peccati personali. Pertanto, dobbiamo intraprendere quelle ascensioni, quei compiti divini e umani di ogni giorno — che sempre sfociano nell'Amore di Dio —, con umiltà, con cuore contrito, fiduciosi nell'assistenza divina, e tuttavia dedicando ad essi le nostre migliori energie, come se tutto dipendesse da noi.

Mentre lotti — una lotta che durerà fino alla morte —, non escludere la possibilità che insorgano, violenti, i nemici di dentro e di fuori. E, come se questo peso non bastasse, a volte faranno ressa nella tua mente gli errori commessi, forse abbondanti. Te lo dico in nome di Dio: non disperare. Se ciò avviene — non deve succedere necessariamente, né sarà cosa abituale —, trasforma la prova in un'occasione per unirti maggiormente al Signore, perché Lui, che ti ha scelto come figlio, non ti abbandonerà. Permette la prova, per spingerti ad amare di più e farti scoprire con maggiore chiarezza la sua continua protezione, il suo Amore.

Ti ripeto, fatti coraggio, perché Cristo, che ci ha perdonato sulla Croce, continua a offrire il suo perdono nel sacramento della Penitenza, e sempre, per giungere alla vittoria abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo [1 Gv 2, 1-2]. (Amici di Dio,

domenica 21 novembre 2010

DAL VANGELO di LUCA (Lc 23,35-43)

VANGELO(Lc 23,35-43)
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore

Quando entrerai nel tuo regno

Il paradiso chiuso da migliaia di anni è stato aperto per noi "oggi" dalla croce. Infatti, oggi, Dio vi ha introdotto il ladrone. Compie, in questo, due meraviglie: apre il paradiso e vi fa entrare un ladro. Oggi Dio ci ha reso la nostra antica patria, oggi ci ha ricondotti nella città eterna, oggi ha aperto la sua casa all'intera umanità. "Oggi, dice, sarai con me in paradiso". Cosa stai dicendo, Signore? Sei crocifisso, inchiodato e prometti il paradiso? – Sì, affinché tu possa imparare quale è la mia potenza sulla croce...

Non è risuscitando un morto, né comandando il mare e i venti, né cacciando i demoni, bensì crocifisso, inchiodato, coperto d'insulti, di sputi, di scherzi e di oltraggi, che egli ha potuto cambiare il cattivo destino del ladro, affinché tu vedessi i due aspetti della sua potenza. Scosse tutta la creazione, spezzò le rocce e attirò l'anima del ladro, più dura della pietra...

Sicuramente, nessun re permetterebbe a un ladro o a un altro suo soggetto di sedersi con lui mentre fa il suo ingresso in una città. Questo, invece, Cristo l'ha fatto: quando entra nella sua santa patria, vi introduce un ladro insieme con lui. Facendo questo, non disprezza il paradiso, non lo disonora con la presenza di una ladro; proprio al contrario egli onora il paradiso perché è un onore per il paradiso avere un padrone capace di rendere un ladro degno delle sue delizie. Nello stesso modo, quando egli introduce i pubblicani e le prostitute nel Regno dei cieli, non è per disprezzarlo ma piuttosto per il suo onore, perché gli mostra che il padrone del Regno dei cieli è abbastanza forte per rendere prostitute e pubblicani rispettabili al punto di essere degni di tale onore e di tale dono.

venerdì 19 novembre 2010

"Calma: lascia correre il tempo"

Sei inquieto. —Ascolta: succeda quel che succeda nella tua vita interiore o nel mondo che ti circonda, non dimenticare mai che l'importanza degli avvenimenti o delle persone è assai relativa. —Calma: lascia correre il tempo; e poi, vedrai da lontano e senza passione i fatti e la gente, acquisterai il senso della prospettiva, metterai ogni cosa al suo posto secondo la sua vera dimensione. Se agisci in questo modo, sarai più giusto e ti risparmierai molte preoccupazioni. (Cammino, 702)

giovedì 18 novembre 2010

Il sapere e il Timor di Dio

Ogni uomo, per sua natura, desidera sapere: ma che importa il sapere, senza timor di Dio?
Vale più un umile contadino che serve a Dio, di un superbio filosofo che, invece che pensare a sè stesso, scruta il movimento delle stelle.
Chi conosce bene sè stesso, diventa spregevole agli occhi propri e non si compiace delle lodi umane.
Se conoscessi tutte le cose che sono nel mondo e non avessi l'amore di Dio e del prossimo : che mi gioverebbe dinanzi al Signore, il quale mi giudicherà secondo le opere?


Lilly

mercoledì 17 novembre 2010

Testi di vita ascetica

51. L'adempimento dei precetti non basta

a purificare le potenze dell'anima, deve esser completato da una corrispondente contemplazione.



52. L'operazione degli angeli produce in noi uno stato di pace;

quella dei demoni l'agitazione.



53. La liberazione dagli impulsi passionali è figlia dell'amore; la liberazione dagli impulsi passionali è il fiore della vita ascetica, che a sua volta consiste nel compimento dei comandamenti.

Il custode vigile dell'osservanza dei comandamenti è il timor di Dio, frutto del giusto credere.

Il credere è l'intimo tesoro dell'anima, ed è frequente anche in coloro che non son giunti alla fede cristiana in Dio.



55. La mente che si apparecchia alla pugna con passionalità, rischia di non vedere i piani del nemico; è simile al guerriero che combatte al buio.

Dopo aver raggiunto l'impassibilità, è facile conoscere le mire dell'avversario.




continua...

S.Antonio abate

La modestia: la virtù dei grandi

Gesù, nostro Signore, ci propone con frequenza l'esempio della sua umiltà: Imparate da me, che sono mite e umile di cuore [Mt 11, 29]. Così tu e io impariamo che non c'è un altro cammino, perché solo la sincera conoscenza del nostro nulla ha la forza di attirare su di noi la grazia divina. Per noi Gesù venne a soffrire la fame e a dare cibo, venne a soffrire la sete e a dare da bere, venne rivestito della nostra mortalità e a rivestirci dell'immortalità, venne povero per farci ricchi.

Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili [1 Pt 5, 5], insegna l'Apostolo Pietro. In ogni epoca, in ogni situazione umana, non esiste altra via — per vivere una vita divina — che quella dell'umiltà. Forse il Signore si compiace della nostra umiliazione? No. Che cosa guadagnerebbe con la nostra prostrazione colui che tutto ha creato, e regge e governa ciò che esiste? Dio desidera la nostra umiltà, lo svuotarci di noi stessi, unicamente perché Lui possa riempirci; vuole che non gli poniamo ostacoli e che — per dirla in modo umano — ci sia più posto per la sua grazia nel nostro povero cuore. Perché il Dio che ci ispira l'umiltà è lo stesso che trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose [Fil 3, 21]. Il Signore ci fa suoi, ci riempie di sé; è Lui che ci ottiene la 'divinizzazione buona'.
(Amici di Dio, nn. 97-98)

martedì 16 novembre 2010

Cosa vuoi che io faccia per te?

"Cosa vuoi che io faccia per te?". Questa è una domanda che Gesù rivolge
molto spesso a chi lo incontra. Attraverso questa domanda Gesù invita, quasi
costringe, il suo interlocutore a prendere coscienza del suo male, del suo
bisogno di salvezza. La richiesta che ne sgorga non è generica, astratta, ma
precisa e concreta:" Signore che io veda di nuovo". La salvezza è sempre una
realtà concreta nella vita del credente; è la trasformazione radicale della
profonda incapacità che intacca la qualità della vita. Qual è la mia ? Qual
è la nostra? Gesù vuole che chiamiamo con nome questa incapacità, che ne
prendiamo coscienza, chiara e netta...e che, per esserne liberati,
riconosciamo di essere bisognosi del Suo aiuto.
Antonio

lunedì 15 novembre 2010

Il sassolino

Il potente re Milinda disse al vecchio sacerdote: "Tu dici che l'uomo che ha compiuto tutto il male possibile per cent'anni e prima di morire chiede perdono a Dio, otterrà di rinascere in cielo. Se invece uno compie un solo delitto e non si pente, finirà all'inferno. E' giusto questo? Cento elitti sono più leggeri di uno?".
Il vecchio sacerdote rispose al re:
"Se prendo un sassolino grosso così, e lo depongo sulla superficie del lago, andrà a fondo o galleggerà?".
"Andrà a fondo", rispose il re.
"E se prendo cento grosse pietre, le metto in una barca e spingo la barca in mezzo al lago, andranno a fondo o galleggeranno?".
"Galleggeranno".
"Allora cento pietre e una barca sono più leggere di un sassolino?".
Il re non sapeva che cosa rispondere. E il vecchio spiegò:
"Così, o re, avviene agli uomini. Un uomo anche se ha molto peccato ma si appoggia a Dio, non cadrà nell'inferno. Invece l'uomo che fa il male anche una volta sola, e non ricorre alla misericordia di Dio, andrà perduto".

Lilly

domenica 14 novembre 2010

Testi sulla vita ascetica

24. Gli impulsi passionali dell'anima sono provocati dalle persone con cui veniamo a contatto; quelli carnali nascono dalla carne.

Il movimento degli impulsi carnali è controllato dal dominio di sé, stessi, quello delle forze del l'anima dall'amore che nasce nello spirito.



25. Non è sempre possibile l'adempiere i compiti ordinari della vita; ciascuno deve tener conto delle circostanze, e fare ciò che gli è possibile, nella misura in cui è capace.

Gli spiriti del male son ben consapevoli di questa legge.

Per impedirci di fare quanto ci è possibile, ci spingono a compiere l'impossibile.

Cosi, per esempio, dissuadono l'infermo dal ringraziare Dio e dal sopportare, con cuore lieto, ciò che è per lui un bene.

Spingono il debole ad affrontare dure astinenze, e quelli che sono gravati dall'età o dalle fatiche, a cantare i salmi rimanendo in piedi


continua...






Il Santo Abba Antonio, Padre del Deserto, Patriarca del Monachesimo.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 21,5-19.

Mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, disse: «Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?». Rispose: «Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: "Sono io" e: "Il tempo è prossimo"; non seguiteli. Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine». Poi disse loro: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime.

Libro di Malachia 3,19-20.

Libro di Malachia 3,19-20.

Ecco infatti sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno venendo li incendierà - dice il Signore degli eserciti - in modo da non lasciar loro né radice né germoglio. Per voi invece, cultori del mio nome, sorgerà il sole di giustizia con raggi benefici e voi uscirete saltellanti come vitelli di stalla.

Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 3,7-12.

Sapete infatti come dovete imitarci: poiché noi non abbiamo vissuto oziosamente fra voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darvi noi stessi come esempio da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace.

venerdì 12 novembre 2010

Il perdono

Il perdono non è dimenticanza che spesso significa non voler guardare in
faccia la realtà.
Il perdono non è debolezza, e cioè non tener conto di un torto per paura
del più forte che l'ha commesso.
Il perdono non consiste nell'affermare senza importanza ciò che è grave
o bene ciò che è male.
Il perdono non è indifferenza.
Il perdono è un atto di volontà e di lucidità, quindi di libertà, che
consiste nell'accogliere il fratello e la sorella così com'è, nonostante il
male che ci ha fatto, come Dio accoglie noi peccatori, nonostante i nostri
difetti.
Il perdono consiste nel non rispondere all'offesa con l'offesa, ma nel
fare quanto Paolo dice: "Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il
bene il male" (Rm 12, 21) .
Il perdono consiste nell'aprire a chi ti fa del torto la possibilità d
un nuovo rapporto con te, la possibilità quindi per lui e per te di
ricominciare la vita, d'aver un avvenire in cui il male non abbia l'ultima
parola.


Davina

giovedì 11 novembre 2010

Ma come fai?

Ma come fai, Signore,

a non stancarti di me?

Non vedi quanto sono incoerente?

Non ha occhi per la mia ipocrisia?

Non ti vengono a nausea

le mie continue lamentele,

le mie preghiere miopi,

i miei continui “aiutami a”?

Come puoi sopportare ancora

le mie fughe,

i miei tradimenti,

le mie scorciatoie?

Mi smarrisco

e la tua mano

mi indica la via di casa.

Annego nel mio peccato

e la tua misericordia

mi riporta a galla.

Sei davvero un Dio ostinato.

O forse folle,

se davvero sei disposto a tutto

pur di non perdere uno come me.

Io, come me,

mi sarei già arreso da un pezzo.

Tu, invece, sei ancora qui.

Se muoio di fame

per me ti fai cibo.

Se muoio di sete,

per me ti fai acqua.

Se cado ne baratro,

scendi con me

per riportarmi a casa

sulle tue spalle.

Davvero non so come fai, Signore,

a non stancarti di me.

Per questo, ancora una volta,

ti corro incontro.

Almeno per dirti grazie.

E mi sembra il minimo.

Antonino Di Natale

martedì 9 novembre 2010

Testi da "Una vita ascetica" di s.Antonio abate

1. Il cristianesimo è la conoscenza normativa che ha la sua scaturigine in Gesù Cristo, e comprende: il perfetto dominio di se stessi, raggiunto mediante la pratica dei comandamenti; la conoscenza della parola divina sepolta in ogni creatura materiale e immateriale; la conoscenza della pienezza del mistero dell'essere, creato ed increato, senza la mediazione delle immagini della molteplicità.

2. Il regno dei cieli è lo stato dell'anima libera dagli impulsi passionali, accompagnato dalla conoscenza oggettiva delle realtà create.

3. Il regno dei cieli è la conoscenza della Santissima Trinità. La latitudine di questa conoscenza è proporzionata allo sviluppo essenziale della mente singola, ed è segnata dalla vita eterna che le conferisce un senso di perfetta beatitudine.

continua...

Il Santo Abba Antonio, Padre del Deserto, Patriarca del Monachesimo.



a

Pensiero

“Sii felice qui e ora, è sufficiente. Quel che ci serve è il singolo momento
non abbiamo bisogno d’altro. Sii felice ora, e se attraverso le tue azioni
climostrerai di amare gli altri, compreso chi è più povero dite, darai
felicità anche a loro. Non ci vuole molto, può bastare un sorriso. Il mondo
sarebbe un posto assai migliore se sorridessimo di più. Perciò sorridi, sii
allegro, contento che Dio ti ami”.

m.Teresa di Calcutta

Riflessione

"Nulla di tutto questo vi sfuggirà, se avete perfettamente la fede e la
carità in Gesù Cristo, che sono il principio e lo scopo della vita. il
principio è la fede, il fine la carità. L'una e l'altra insieme riunite sono
Dio, e tutto il resto segue la grande bontà. Nessuno che professi la fede
pecca, nessuno che abbia la carità odia" (Ignazio di Antiochia, Agli efesini
XIV, 1-2)

Davina

domenica 7 novembre 2010

Posso disturbare Signore?

Posso disturbare, Signore?
Posso rubarti un attimo di eternità?
E' una piccola creatura che ti cerca,
una foglia di betulla,
un fiore di campo,
uno scarabocchio di vita.
E non ti chiede ricchezza,
non ti chiede miracoli,
non ti chiede nemmeno sapienza.
Soltanto domanda un extra di attenzione,
un soffio di energia,
un sorso di Spirito.

Se barcolla, rimettila in piedi,
se ti chiama di notte,
rassicurala.
Custodiscila come una gemma preziosa,
proteggila come si protegge un bambino.
E la tua creatura non piangerà più,
acciambellata come un gatto sulle tue ginocchia,
starà a guardarti,
perduta in Te.
Sarà sazia del tuo sguardo.
Inebriata dalla tua presenza. 

Emily Shenker

sabato 6 novembre 2010

Lo Spirito di fuoco

Quante miriadi sono i demoni e come innumerevoli le loro volontà cangianti! Ci urgono a dir male gli uni degli altri; a nascondere il veleno del cuore con parole dolci; a criticare l'esteriore apparenza del nostro fratello, mentre ospitiamo in noi bestie selvagge; a litigare e a contrastarci reciprocamente, suggestionandoci col pensiero di avere una via personale e superiore (Lettera 6, 2- collezione).



Prego che vi sia concesso il grande Spirito di fuoco che è stato donato a me.

Se avete il desiderio di riceverlo ed ospitarlo, cominciate con l'offerta dell'impegno ascetico e dell'umiltà del cuore, poi dischiudendo, giorno e notte, il vostro pensiero alle realtà celesti, cercate con cuore puro questo Spirito;

vi sarà concesso... Quando lo Spirito scenderà in voi, vi dischiuderà i misteri più alti, dissiperà dal vostro cuore la paura per qualunque essere, uomo o belva, e la gioia celeste sarà vostro possesso inalienabile, giorno e notte (Lett. 8).

S.Antonio abate

Meditazione: "il silenzio"

Si dice che gli abitanti delle Ande ,
quando si spostano da un posto all' altro nella foresta,
camminano con passo veloce,
ma , ogni tanto.. si fermano per aspettare
che la loro anima li raggiunga !

Abbiamo bisogno di fermarci un momento !
Nel vocabolario della spiritualità c' è una bellissima parola :
" RACCOGLIMENTO ".

Esprime il momento in cui ci si ferma per raccogliere i pezzi di noi
che la giornata, densa di impegni, ha disperso !

Allora...
nel silenzio, diamo ascolto alla nostra profonda inquietudine
che possa farci intraprendere un cammino di regressione nella nostra interiorità .




E come affermava il beneamato Giovanni Paolo II,

"il nostro tempo ha bisogno di riscoprire

la fecondità del silenzio

per superare la dissipazione dei suoni , delle immagini,

delle chiacchere che troppo spesso impediscono di sentire la voce di Dio".

Sentire la Voce di Dio affina la capacità all' ascolto, induce alla condivisione,

trascinando alla partecipazione e predisponendo alla solidarietà .

Il silenzio è linguaggio del cielo e fa bene all' anima .

Allora, oggi... scegliamoci un angolo tranquillo

e lasciamoci cullare dal silenzio,

dal silenzio orante !



Un silenzio inteso come deserto interiore della persona che ci consente di divenire luogo di pace,

di riflessione e di contemplazione .



Signore, vogliamo percepire la Tua parola, quella parola che si ode solo nel silenzio.

Crea nei nostri cuori questo spazio di silenzio e di accoglienza !





Cacciapaglia

mercoledì 3 novembre 2010

La storia dell'arcobaleno

UESTA E' LA STORIA DEI COLORI DELL'ARCOBALENO



TEMPO FA I COLORI FECERO UNA LITE FURIBONDA.

TUTTI SI PROCLAMAVANO IL MIGLIORE IN ASSOLUTO,

IL PIU' IMPORTANTE, IL PIU' UTILE, IL FAVORITO.

IL VERDE DISSE :

"CHIARAMENTE SONO IO IL PIU' IMPORTANTE.

IO SONO IL SEGNO DELLA VITA E DELLA SPERANZA.

IO SONO STATO SCELTO DALL'ERBA,DAGLI ALBERI,

DALLE PIANTE.



IL BLU LO INTERRUPPE:

"TU PENSI SOLO ALLA TERRA, MA NON CONSIDERI IL

CIELO E IL MARE?

E' L' ACQUA LA BASE DELLA VITA .

SENZA DI ME VOI NON SARESTE NIENTE."



IL GIALLO RILANCIO' :

VOI SIETE TUTTI COSI' SERI.

IO PORTO SORRISO E CALDO NEL MONDO.

IL SOLE E' GIALLO, LA LUNA E' GIALLA, LE STELLE

SONO GIALLE, I GIRASOLI SONO GIALLI

IL MONDO INTERO CON ME SEMBRA SORRIDERE.



L' ARANCIONE

SI FECE LARGO:

" IO SONO IL COLORE DELLA SALUTE E DELLA FORZA.

SONO PREZIOSO PERCHE' PORTO CON ME LE PIU'

IMPORTANTI VITAMINE.

PENSATE ALLE CAROTE ,

ALLE ZUCCHE, ALLE ARANCE.

IO SONO COSI' BELLO CHE NESSUNO PENSA

PIU' A VOI



IL ROSSO POCO DISTANTE URLO' :

" IO SONO IL RE DI TUTTI VOI.

IO SONO IL COLORE DELLA PASSIONE, DELL'AMORE ,

DELLA ROSA, DEL PAPAVERO."



IL PORPORA

SI ALZO' IN TUTTA LA SUA ALTEZZA E

PARLO' CON VOCE IN POMPA MAGNA :

" IO SONO IL COLORE DEI RE E DEL POTERE.

I CAPI HANNO SEMPRE SCELTO ME PERCHE' SON IL

SEGNO DELL' AUTORITA'.

LE PERSONE MI ASCOLTANO E MI OBBEDISCONO! "



INFINE IL VIOLA DISSE :

"PENSATE A ME, IO SONO IL COLORE DEL SILENZIO,

RAPPRESENTO IL PENSIERO E LA PACE."

E COSI' CONTINUARONO A DISCUTERE OGNUNO

CONVINTO DI ESSERE IL PIU' BELLO ,

IL PIU' UTILE, IL PREFERITO.



LITIGARONO SEMPRE DI PIU', MA IMPROVVISAMENTE...

UN LAMPO SQUARCIO' IL CIELO SEGUITO DA UN

RUMORE FORTISSIMO.

IL TUONO E LA PIOGGIA CHE SEGUI' VIOLENTA

IMPAURI' I COLORI A TAL PUNTO CHE SI STRINSERO

TUTTI ASSIEME PER CONFORTARSI E NON AVERE PAURA

NEL MEZZO DEL CLAMORE LA PIOGGIA INIZIO' A PARLARE :

"VOI SCIOCCHI COLORI LITIGATE TRA VOI E OGNUNO

CERCA DI DOMINARE GLI ALTRI.

NON SAPETE CHE OGNUNO DI VOI HA UN PRECISO SCOPO

UNICO E DIFFERENTE ?



TENETEVI PER MANO E VENITE CON ME ".



DOPO CHE EBBERO FATTO PACE ,

SI PRESERO TUTTI PER MANO.

LA PIOGGIA CONTINUO':

"D' ORA IN POI QUANDO PIOVERA' OGNUNO DI VOI SI

DISTENDERA' ATTRAVERSO IL CIELO IN UN GRANDE

ARCO DI COLORE PER RICORDARE CHE SIETE TUTTI

AMICI E VIVETE IN PACE."



L'ARCOBALENO

E' UN SEGNO DI SPERANZA,DI

AMICIZIA E DI AMORE.

E COSI' QUANDO SCENDE LA PIOGGIA E

L'ARCOBALENO

APPARE NEL CIELO,RICORDIAMOCI DI

"VOLERCI BENE E APPREZZARCI

L'UNO CON L'ALTRO!"



L 'immagine dell'arcobaleno è da sempre sinonimo di pluralismo,

varietà di colori provenienti da un'unica fonte nonché immagine di tranquillità,

del ritorno del sole dopo la tempesta.





Don Tonino Bello, un grande vescovo italiano, amava definire la Pace come la "convivialità delle differenze",

ovvero mettere tutto insieme sul tavolo della stessa umanità.

" La Pace è mangiare il nostro pane a tavola insieme con i nostri fratelli".

Era solito collegare le differenze dell'umanità (colore, razza, religione) con i colori dell'arcobaleno .

I colori dell'arcobaleno hanno la caratteristica fisica di ripristinare la luce bianca se fatti girare velocemente,

quasi in sinergia per dar vita alla Luce .



Tuttavia, pensiamo che è nella Bibbia che possiamo trovare la prima vera origine dell'arcobaleno come simbolo di pace.

Nel primo libro dell'Antico Testamento c' é un passo che può essere considerato,

per il suo significato, l'origine della bandiera dei sette colori.

In esso Dio, appena passato il Diluvio Universale, pone un arcobaleno sulle nubi come segno della sua alleanza

con gli uomini e la natura, e promette che non ci sarà mai un altro Diluvio Universale sulla Terra.

Questa alleanza stabilisce la Pace tra la Terra e il Cielo e, di conseguenza, tra tutto il popolo .

Secondo le indicazioni di Dio, nelle rappresentazioni medievali del Giudizio Finale,

vediamo che i salvati sono circondati da un arcobaleno, simbolo della pace definitiva tra Dio e l'uomo.



Libro della Genesi - 9, 8-17

8 Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: 9 «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi;

10 con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca.

11 Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra».



l2 Dio disse:

«Questo è il segno dell'alleanza,

che io pongo tra me e voi

e tra ogni essere vivente che è con voi

per le generazioni eterne. ,

13 Il mio arco pongo sulle nubi

ed esso sarà il segno dell'alleanza tra me e la terra.

14 Quando radunerò le nubi sulla terra e apparirà l'arco sulle nubi

15 ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi

e tra ogni essere che vive in ogni carne

e non ci saranno più le acque

per il diluvio, per distruggere ogni carne.

16 L 'arco sarà sulle nubi

e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna

tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne

che è sulla terra».

17 Disse Dio a Noè: "Questo è il segno dell'alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra».



L'arcobaleno è menzionato anche nel Libro della Rivelazione come segno della Gloria di Dio.

Il passo seguente ci rivela che un arcobaleno circonda il trono di Dio.

Pace e Gloria di Dio:

questo è il significato che diamo ai colori dell'arcobaleno

per ricordare alla gente di vivere in pace.

lunedì 1 novembre 2010

Le sette parole dalla croce

Era veramente necessario che ogni parola pronunciata dal Signore Gesù Cristo sulla croce venisse raccolta e preservata. Nessun osso del Suo corpo doveva essere rotto, e nessuna delle Sue parole doveva andare perduta. Lo Spirito Santo ha fatto ricorso ad una cura del tutto particolare nel riportare le parole che il Salvatore pronunciò sulla croce. Queste espressioni, come sappiamo, sono state sette, il numero che assomma il tre, figura dell’Iddio infinito e il quattro, simbolo della creazione completa.
Il Signore Gesù, nella Sua agonia ha dimostrato, una volta di più, la perfezione che Lo ha sempre caratterizzato. In ogni frase che ebbe a pronunciare possiamo riscontrare un’incomparabile profondità di significato, e quando le singole espressioni vengono unite, nessun ragionamento umano può sfiorare la loro altezza. In questo, come in ogni altro caso, ci sentiamo spinti ad ammettere che: «Nessuno parlò mai come quest’uomo» (Giovanni 7:46). Le ultime parole di Cristo ci parlano, dell’angoscia del Suo spirito, della Sua piena lucidità mentale, dimostrata nella coerenza della Sua natura tesa al perdono, della fedeltà alla Sua missione, della relazione costante col Padre, dell'amore per la Parola, della Sua opera gloriosa, e infine, della completa fiducia nel Suo Padre celeste. Non c’è da meravigliarsi che tali frasi siano state oggetto di devota meditazione da parte di pastori, credenti, predicatori e teologi. Tutti costoro si sono compiaciuti nel porre la dovuta attenzione ad ogni sillaba di queste impareggiabili espressioni. Frasi solenne, che risplendono alla stessa maniera dei sette candelabri d’oro o delle sette stelle dell'Apocalisse e che in ogni tempo hanno guidato uomini e donne verso Colui che le ha pronunciate. Chiunque mediti su queste parole sarà in grado, tramite la guida dello Spirito Santo, di farne risaltare vari aspetti estremamente significativi. Da parte mia, non potrò offrire più che un assaggio in riferimento ad un argomento così profondo. In particolare, il mio tentativo si concreterà nel mettere in connessione queste espressioni con alcuni canoni importanti della nostra fede

1. «Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno»
In questo punto possiamo osservare il gratuito perdono dei peccati, come conseguenza della giustificazione offerta dal nostro Salvatore. Egli si presenta come il Mediatore nell’atto di intercedere nel cospetto del Padre per il peccatore.

2. «Oggi stesso sarai meco in paradiso»
Questa frase offre sicurezza al credente nell’ora del suo trapasso garantendo la sua ammissione nella presenza del Signore. È una dichiarazione che spazza via con forza la favola, del Purgatorio! Il Signore Gesù, nella pienezza del Suo potere regale, ha potuto aprire con la chiave di Davide una porta che nessuno avrebbe potuto chiudere, ammettendo in paradiso l’anima di un miserabile e indegno ma ora conscio della Sovranità e della Signoria di Cristo.
O Eterno, Re del cielo, che ammetti nel Tuo paradiso chiunque gradisci; non hai stabilito un tempo di attesa per i Tuoi rendenti, ma istantaneamente spalanchi per loro le porte di perle (cfr.Apocalisse 21:21); ogni potere tanto in terra quanto in cielo ti appartiene!

3. «Donna, ecco tuo figlio»
Questa frase dichiara l’autentica umanità di Cristo, il quale riconosce il Suo legame con Maria, Sua madre terrena. Questa dichiarazione non ci autorizza ad innalzare l’oggetto di tale amore; piuttosto ci spinge ad amare Colui che nel mezzo della Sua agonia si dà pensiero del dolore e dei bisogni di Sua madre e con lei, di tutta la Sua gente; poiché tutti quelli che fanno la volontà del Padre sono per Lui madri, sorelle e fratelli. (Matteo 12:50).

4. «Elì, Elì, lamà sabactanì?»
Questa è la quarta frase; espressione del peso e della sofferenza che Gesù, il nostro Sostituto, ebbe a patire nel momento in cui si stava caricando dei nostri peccati. Come conseguenza estrema del Suo sacrificio volontario, Cristo dovette subire il momentaneo abbandono da parte di Dio.
L’acutezza di questa espressione non potrà mai essere descritta in maniera adeguata. La parte umana del nostro Signore Gesù appare in queste parole angosciata, tutti i Suoi sentimenti interiori risultano avviluppati dallo sconforto: l’Eterno Iddio stava nascondendoGli il Suo volto. Sono parole che mettono in evidenza una sofferenza simile a quella causata dall’estremità aguzza di una spada che trafigga un cuore senza pietà.

5. «Ho sete»
Siamo al quinto grido di Gesù, grido che conferma ulteriormente e minuziosamente la verità della Scrittura in ogni suo aspetto. La parola di Dio rimane la base della nostra fede, essendo stabilita e confermata da ogni azione e da ogni parola del nostro Redentore. A questo punto possiamo osservare il modo in cui il Suo corpo, sfinito dalla sofferenza, condivida l’agonia dello spirito.

6. «È compiuto»
Questa è la sesta esclamazione, espressione della completa giustificazione del credente, dal momento che l’opera per mezzo della quale era possibile ottenerla era stata ormai, pienamente attuata. Il Perfetto Salvatore, il Capitano della nostra salvezza, aveva completato la Sua impresa, aveva distrutto il peccato e aveva stabilito su di esso la Sua eterna vittoria. Queste parole, tratte dalle Scritture, mostrano l’attaccamento di Gesù alla Parola di Dio. Solo dopo averle pronunciate e dopo averle gridate a voce spiegata, Cristo potè chinare la testa, che aveva mantenuta eretta per tutto il periodo della Sua lunga agonia, a testimonianza della Sua determinazione e della Sua tenacia.

7. «Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito»
Finalmente la riconciliazione con Dio. Gesù era rimasto al nostro posto fino alla fine della Sua missione; il Suo spirito poteva ormai tornare al Padre e presentare al Suo cospetto la nostra giustificazione. Questa espressione racchiude anche gli elementi di certezza su cui può fare affidamento ogni credente. Infatti, quando Gesù si è abbandonato nelle mani del Padre, tutti coloro che hanno posto fede in Lui sono stati avvicinati a Dio. Da quel momento in poi, noi tutti siamo nella mano di Gesù e nessuno potrà rapirci da essa (Giovanni 10:28). Come ci si potrà facilmente rendere conto, ogni parola conferma i canoni della nostra fede. «Chi ha orecchi da udire, oda» (Matteo 13:9).

Non sono forse queste espressioni un fertile campo di meditazione? Possa lo Spirito Santo guidarci mentre vi spigoliamo. Queste parole si prestano a molte altre interpretazioni, tutte colme di fruttuosi insegnamenti. Come i gradini di una scala o gli anelli di una catena d’oro, così ogni espressione può essere posta in mutua dipendenza con l’altra. Ad ogni modo, separatamente o in connessione, le Parole del nostro Maestro saranno fonte di insegnamento per ogni cuore che si accosterà ad esse con attenzione e riverenza.
Charles Haddon Spurgeon

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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