per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

giovedì 19 gennaio 2012

Le macchinazioni di satana



"Affinché non siamo raggirati da Satana; infatti non ignoriamo i suoi disegni" (2 Corinzi 2:11).

Il contesto di queste parole era il seguente: nella chiesa di Corinto c'era un infelice che aveva commesso incesto; una immoralità tale che non si trovava neppure fra gli stranieri, al punto di prendere la moglie di suo padre (1 Corinzi 5:1). Quest'uomo, forse per le sue ricchezze, potere o altre simili ragioni, come accade per molte persone famose oggigiorno, non era stato censurato dalla chiesa. Paolo, dunque, nella sua prima epistola, li rimprovera severamente per la loro mancanza di disciplina, e comanda, "nel nome del Signore Gesù, essendo insieme riuniti loro e il suo spirito, con l'autorità del Signore Gesù, che quel tale sia consegnato a Satana, per la rovina della carne, affinché lo spirito sia salvo nel giorno del Signore Gesù" (cfr. 1 Corinzi 5:4); sarebbe stato, cioè, afflitto da qualche malattia. I Corinzi, ubbidendo all'apostolo come figli a lui cari, non appena ebbero ricevuto tale rimprovero, si sottomisero ad esso, e allontanarono quell'uomo immorale dalla chiesa.

Ma, mentre si stavano sforzando di correggere lo sbaglio fatto, si trovarono infelicemente a commetterne un altro: mentre prima avevano fatto finta di niente, ora erano verso costui eccessivamente severi e pieni di risentimento. L'apostolo, allora, in questo capitolo, riprova tale comportamento, e scrive loro che "basta a quel tale la punizione inflittagli dalla maggioranza", affinché non dovesse arrivare a dire come Caino: "il mio castigo è troppo grande perché io lo possa sopportare" (Genesi 4:13); o, per usare le parole dell'apostolo, "perché non abbia a rimanere oppresso da troppa tristezza" (2 Corinzi 2:7). Avendo dato prova del loro pentimento, essi dovevano ora perdonare quell'uomo, confermandogli il loro amore verso di lui, e ristorarlo con spirito di umiltà. "Affinché non siamo raggirati da Satana" (che ora tormentava l'uomo, tentando di portarlo alla disperazione); "infatti non ignoriamo i suoi disegni"; cioè, presentandogli falsamente il Signore come spietato e crudele, avrebbe cercato di spingerlo a bestemmiare il Suo santo nome.

"Infatti non ignoriamo i suoi disegni": conosciamo molto bene quanti subdoli mezzi egli usa per far allontanare e ingannare gli sprovveduti.

Questo era, dunque, il significato dei versi che abbiamo letto; dato che Satana ha molti mezzi a sua disposizione, e la sua faretra è piena di altri dardi avvelenati, oltre a quelli che egli ci scaglia contro per portarci alla disperazione, cercherò di spiegarvi quanto segue: per prima cosa, parlerò brevemente di quello che dobbiamo sapere sull'avversario; e per seconda cosa, cercherò di illustrarvi di quali mezzi egli si avvale per allontanare i credenti da Cristo, e di come evitare che questo possa accadere.

Innanzi tutto, chi è l'avversario?

leone

La parola Satana, infatti, nel suo significato originale, significa "avversario"; ed è uso comune usarla per riferirsi al capo dei demoni, che, per aver cercato di essere uguale a Dio, fu scacciato dal cielo, e ora insieme alle potenze infernali, va "attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare" (1 Pietro 5:8)Sentiamo parlare di lui subito dopo la creazione, quando, nella forma di serpente, è in attesa di ingannare i nostri progenitori. Viene chiamato Satana nel libro di Giobbe, dove apprendiamo che "i figli di Dio andarono a presentarsi davanti all'Eterno e in mezzo a loro andò anche Satana" (Giobbe 1:6). Leggiamo anche nel libro delle Cronache, che Satana "istigò Davide a fare il censimento d'Israele" (1 Cronache 21:1). Nel Nuovo Testamento, poi, lo troviamo sotto un nome diverso; a volte viene chiamato il Maligno, perché lui stesso è il male, e ci tenta per farci commettere il male. A volte, è chiamato "il principe delle potestà dell'aria"; e ancora, "lo spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza" (Efesini 2:2), perché egli domina sull'aria, e sul mondo intero: e tutti quelli che non sono nati da Dio, giacciono nel maligno (cfr. 1 Giovanni 5:19).

Egli è un nemico verso Dio e tutto ciò che è bene; odia ogni sorta di verità. Per quale altro motivo avrebbe calunniato Dio in paradiso? Perché disse a Eva, "voi non morrete affatto" ? E perché promise di dare tutti i regni del mondo, e la loro gloria, a Gesù Cristo, se Egli si fosse prostrato e l'avesse adorato?

Satana è pieno di malizia, invidia e desiderio di vendetta: quale altro motivo lo avrebbe indotto a molestare l'uomo innocente in paradiso, incitandolo alla ribellione? E perché non smette mai di cercare di distruggere noi, che non gli abbiamo fatto nulla di male?
Egli è un essere di grande potenza, come vediamo quando cercò di instillare nella mente del nostro benedetto Signore Gesù il pensiero dei grandi regni del mondo e della gloria che gli avrebbe offerto; oppure quando trasportò il santo corpo di Gesù sul pinnacolo del tempio; o ancora quando fece precipitare un branco di porci dal dirupo nel mare. Indubbiamente il nemico è potente, e non dubito che per poter usare la sua forza debba essere prima autorizzato da Dio.
Ma quello che notiamo maggiormente sono i suoi modi subdoli: per poterci avere nelle sue mani pur non essendo autorizzato dal Signore, per poterci prendere con la forza, è obbligato ad attendere che le opportunità ci tradiscano, in modo da catturarci tramite la colpa. In tempi remoti fece uso del serpente, la bestia più subdola della terra, per tentare i nostri progenitori; e allo stesso modo nel Nuovo Testamento è scritto che "non c'è verità in lui; quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna" (Giovanni 8:44); e nei versi che abbiamo esaminato, l'apostolo dice che "non ignoriamo i suoi disegni": implicando quindi che siamo più in pericolo di essere sedotti dalle sue astuzie, che di essere schiacciati dalla sua forza.
Da questa breve descrizione di Satana, possiamo facilmente giudicare di chi sono figli coloro che amano mentire, imprecare, calunniare, e coloro i quali hanno cuori pieni di orgoglio, subdolezza, malizia, invidia, vendetta, asprezza e mancanza di carità. Certamente il loro padre è Satana: perché conoscono bene il suo modo di essere, e praticano le sue opere. Ma se potessero guardarsi per quello che sono, o vedere realmente chi è Satana, sarebbero terrorizzati e aborrirebbero se stessi nella polvere e nella cenere.

Ma la giustizia di Dio nel lasciare che siamo tentati è confermata da queste considerazioni: che noi siamo in uno stato di disordine morale; e che Egli ha promesso che non saremo tentati oltre le nostre forze, ma con la tentazione ci darà anche la via d'uscirne (cfr. 1 Corinzi 10:13); e non solo, perché a chi sopporta la prova il Signore ha promesso la corona della vita (cfr. Giacomo 1:12).

Gli stessi santi angeli, a quanto pare, furono messi alla prova per vedere se sarebbero stati fedeli o meno. Il primo Adamo fu tentato, anche in paradiso. E Gesù Cristo, il secondo Adamo, sebbene fosse un figlio, fu portato, quale nostro rappresentante, dallo Spirito Santo nel deserto, per essere tentato dal diavolo. E non c'è un solo santo in paradiso, tra tutti i devoti profeti, i gloriosi apostoli, il nobile esercito di martiri, e gli spiriti di uomini e donne giusti santificati dal Signore, che, sulla terra, non furono assaliti dagli attacchi dei dardi infuocati del maligno, il diavolo.
È stato il destino comune di tutti i figlio di Dio, e degli angeli, e ancor di più, dello stesso Figlio di Dio, perciò non pensiamo di esserne dispensati: no, ma saremo resi perfetti vincendo le tentazioni. E, dunque, dato che non possiamo non essere tentati, a meno di non cambiare la nostra natura umana, invece di lamentarci per la nostra condizione, dovremmo piuttosto chiederci quali sono i momenti in cui Satana cerca di assalirci maggiormente, e quali sono i mezzi che usa comunemente per "raggirarci".

Come prima cosa ci domanderemo, in quale momento dell'arco della nostra vita? La mia risposta è che dobbiamo aspettarci tentazioni, in un modo o nell'altro, in ogni momento della nostra vita. Trattandosi di battaglie spirituali, non dobbiamo mai aspettarci un attimo di pausa da parte del nostro avversario, il diavolo, o pensare che il nostro combattimento contro di lui sia concluso, prima del momento in cui chiuderemo gli occhi e renderemo lo spirito al nostro benedetto Signore.
Ma il momento della nostra conversione, quando per la prima volta ci accostiamo al Signore, è uno dei momenti più critici in cui l'avversario cerca di assalirci con violenza, in quanto sa che se dovesse riuscire a non farci decidere di vivere per il Signore, potrà tenerci suoi schiavi, legati al mondo e alle sue passioni; siamo dunque vigilanti per servire il Signore e resistere alla tentazione.
Passerò ora alla seconda domanda che mi ero proposto di rispondere, ed elencherò i mezzi usati dal nemico dal momento della nostra prima conversione per avere un vantaggio su di noi. Prima però lasciatemi dire che quello che mi accingo a dire si applica solo a quei credenti che stanno vivendo una vita nuova secondo i comandamenti del Signore; e non ai "quasi Cristiani" carnali, che hanno l'apparenza della santità, ma non l'hanno mai sperimentata nei loro cuori.
Premesso questo, il primo mezzo di cui voglio parlarvi, tra quelli di cui si serve il nemico, è quello di portarci alla disperazione.

Quando Dio Padre risveglia un peccatore tramite la legge, e lo Spirito Santo lo convince del suo peccato, per portarlo a Cristo, e gli mostra la necessità di un Redentore, in quel momento Satana di solito si intromette, e cerca di aggravare quelle dichiarazioni di colpevolezza a un punto tale da far dubitare al peccatore di trovare misericordia tramite il Mediatore.
Infatti, in tutte le tentazioni lanciate contro il santo Signore Gesù, il nemico gli chiedeva in continuazione se era il Figlio di Dio. "Se tu sei il Figlio di Dio" fa' questo e questo. Con molti avvilenti pensieri come questo, senza dubbio, l'avversario riempì il cuore di san Paolo, quando questi stette tre giorni senza mangiare né bere, e quindi parla per esperienza quando dice, nei versi del testo che abbiamo letto, "non ignoriamo i suoi disegni", nel senso che avrebbe cercato di portare alla disperazione la persona che aveva commesso incesto.
Ma non fatevi influenzare da lui, e non disperate di non poter più trovare misericordia. Poiché non la grandezza o il numero dei nostri crimini, ma l'impenitenza e l'incredulità, che ci porteranno alla rovina: no, quand'anche i nostri peccati fossero in numero maggiore dei capelli della nostra testa, o di un colore più luminoso dello scarlatto più acceso, i meriti della morte di Gesù Cristo sono infinitamente superiori, e la fede nel Suo sangue li renderanno bianchi come la neve (cfr. Isaia 1:18).

Perciò, rispondete sempre alle sue insinuazioni avvilenti come fece il vostro Benedetto Signore, con "È scritto". Ditegli che sapete che il vostro Redentore vive sempre per intercedere per voi (cfr. Ebrei 7:25); che il Signore ha ricevuto da Lui il doppio per tutti i vostri crimini: e anche se avete molto peccato, non c'è ragione perché vi disperiate, ma solo che amiate molto, essendovi stato perdonato molto.

Un secondo mezzo che Satana è solito usare per raggirare i giovani convertiti da poco tempo, è tentarli ad avere una concezione di se stessi superiore a quella reale.
Quando una persona ha per un po' di tempo assaporato le buone parole di vita, e ha provato la forza e la gloria del regno che verrà, solitamente è pervaso dalla gioia del cambiamento che è avvenuto nella sua vita. Allora Satana, in quei momenti, cercherà di gonfiare l'orgoglio di quella persona, illudendolo con un'alta concezione dei propri meriti, come se fosse più santo degli altri suoi fratelli in Cristo.

Siate attenti, dunque, e vigilate affinché non cadiate in questa trappola dell'avversario; poiché come prima dell'onore viene l'umiltà, così di solito uno spirito superbo precede una caduta; e Dio è obbligato, in simili circostanze, a lasciare che noi cadiamo, come successe a Pietro, affinché impariamo a non avere una concezione di noi stessi troppo elevata e non diventiamo superbi.
Per liberarci di ogni sorta di orgoglio spirituale, consideriamo allora che noi non abbiamo amato Cristo per primi, ma Lui ha amato noi dando la Sua vita per noi. Che non abbiamo nulla se non quello che abbiamo da Lui ricevuto. Che la grazia gratuita di Dio è l'unica cosa che ci differenzia dagli altri; e, se Dio volesse in un qualsiasi momento abbandonarci all'ingannevolezza dei nostri cuori anche solo per un momento, diverremmo deboli e malvagi, come gli altri uomini. Dobbiamo inoltre considerare, che essere orgogliosi della grazia è il modo più veloce per perderla. "Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili" (1 Pietro 5:5). E quand'anche ci fosse attribuita la perfezione dei serafini, se fossimo orgogliosi di tale perfezione, ci renderebbe più simili a demoni. Oltre tutto, dovremmo pregare seriamente l'Iddio Onnipotente, affinché impariamo da Gesù Cristo ad essere umili di cuore. Affinché la Sua grazia, distorta dalla subdolezza e dall'ingannevolezza di Satana, non diventi il nostro veleno; ma che possiamo sempre pensare con sobrietà a noi stessi.
Un terzo mezzo che Satana utilizza di solito per ottenere un vantaggio su di noi è tentarci portandoci a provare disagio, e ad avere pensieri duri verso Dio, quando attraversiamo periodi di aridità spirituale e in cui preghiamo poco.

Anche se questo termine non è compreso dall'uomo naturale, chiunque tra voi sia passato per le doglie della nuova nascita saprà bene cosa intendo quando parlo di aridità spirituale. E non dubito che molti di voi ci stiano passando anche ora.

Quando le persone vengono risvegliate per la prima volta alla vita divina, poiché lo spirito è forte ma la carne è debole, spesso Dio si compiace di concedere loro qualche straordinaria illuminazione del Suo Santo Spirito; ma quando essi crescono spiritualmente e diventano uomini e donne più perfetti in Cristo, allora spesso il Signore sembra lasciarli a se stessi; e non solo, ma permette che una terribile aridità e timore li vincano; e in quei momenti Satana non cercherà altro che vessarli e tentarli ad essere impazienti, portando grande sconforto alle anime loro.
Ma non temete; perché questa non è altro che la via per la quale, prima di voi, è passato il vostro benedetto Redentore, l'Agnello senza macchia di Dio: guardate la sua triste agonia nel giardino del Getsemani, quando la sua anima era in agonia, oppressa da tristezza mortale (cfr. Matteo 26:38). Quando il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra; quando il senso della Divinità gli fu tolto; e a Satana, con ogni probabilità, fu concesso di usare tutti i terribili mezzi a sua disposizione contro di Lui.

Rallegratevi, dunque, fratelli miei, quando finite in simili circostanze, sapendo che siete partecipi delle sofferenze di Gesù Cristo (cfr. 1 Pietro 4:13; 2 Corinzi 1:7; Filippesi 3:10). Considerate che è necessario che tali prove interiori vengano, per svezzarci dal seguire Cristo con una fede basata solo sul sentimento e sull'emozione, in modo che impariamo a seguirLo con amore e in obbedienza. Con pazienza, dunque, vigilate sulle vostre anime, e non lasciatevi spaventare dalle intimidazioni di Satana. Perseverate nel ricercare Gesù e nell'ubbidirgli, anche se può essere doloroso, e sebbene per l'aridità dell'anima possiate essere tristi. Considerate che lo sposo è con voi, anche se dietro il velo; come era accanto a Maria, al sepolcro, sebbene lei non lo sapesse (Giovanni 20:15). Egli si è allontanato per poco tempo, affinché la Sua prossima visita sia ancor più gradita. Anche se ora può sembrarvi che Egli vi guardi con disapprovazione, come accadde alla donna Sirofenicia (cfr. Matteo 15:22), come lei, o come il cieco Bartimeo, gridate con tutto il cuore: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!" (Marco 10:46) ed Egli tornerà a voi, nel tempio, o spezzando il pane, o altrove.

Ma tra tutti i mezzi usati da Satana per ottenere un vantaggio su noi, non ce n'è nessuno più efficace, col quale affligge maggiormente i figli di Dio, del quarto mezzo di cui voglio parlarvi. Esso consiste nel turbare il credente con pensieri blasfemi, profani, increduli; e talvolta con una tale intensità, da essere paragonabile agli antichi strumenti di tortura.
Alcuni imputano tali malvagi pensieri a un qualche tipo di disordine mentale. Ma coloro che conoscono per esperienza la vita spirituale possono assicurarvi che, generalmente, tali pensieri procedono dal maligno, il diavolo; che, certamente, ha avuto il permesso dall'alto per causare disordini al corpo, come fece con quello di Giobbe, affinché, con maggior segretezza e successo, possa turbare, sconvolgere, e tormentare l'anima.

Voi che siete stati colpiti dai suoi dardi infuocati, potete testimoniare della verità di quello che dico, e per dolorosa esperienza testimoniare quante volte vi ha detto "maledici Dio e muori", e ha scagliato contro di voi miriadi di pensieri blasfemi, anche nei momenti di preghiera più intimi e solenni; il cui solo ricordo fa tremare i vostri cuori.

Mi appello alle vostre coscienze; nessuno di voi, quando avete alzato le mani in preghiera, è stato infastidito da una moltitudine delle più orride insinuazioni, al punto che siete stati tentati di alzarvi dallo stare in ginocchio, e credere che le vostre preghiere fossero un'abominazione al Signore? O quando, con il resto dei vostri fratelli Cristiani, vi siete seduti attorno al tavolo per la santa cena, e avete preso tra le mani i sacri simboli del benedetto corpo e sangue di Cristo; e invece di ricordare la morte del vostro Salvatore, avete dovuto cercare di scacciare pensieri malvagi, come fece Abramo quando scacciò gli uccelli rapaci che erano venuti a divorare il suo sacrificio al Signore (cfr. Genesi 15:11). E siete stati terrorizzati, per il timore di aver mangiato e bevuto la vostra dannazione?

Ma non meravigliatevi, come se qualcosa di strano vi stesse accadendo; perché questo è accaduto anche agli altri figli di Dio. Leggiamo, anche ai tempi di Giobbe, che "un giorno i figli di Dio vennero a presentarsi davanti al Signore, e Satana venne anch'egli in mezzo a loro" (Giobbe 1:6).

E non pensate che Dio sia adirato contro di voi per queste distrazioni, sebbene tanto blasfeme: no, Egli sa che non siete voi, ma Satana che opera in voi; nondimeno, il Signore certamente lo punirà, e avrà pietà di voi e vi ricompenserà. E anche se è difficile far credere ciò alle persone nelle vostre circostanze, io non dubito che siate ancor più accettevoli a Dio quando gli obbedite nel mezzo di tali involontarie distrazioni, che quando siete pervasi di gioia e devozione come se foste al terzo cielo; perché state soffrendo, e al tempo stesso fate la volontà di Dio, come i servi di Neemia durante la costruzione del tempio, che con una mano lavoravano, e con l'altra tenevano la spada. Non vi lasciate allontanare dalla comunione fraterna, dalla preghiera, e dalla lettura della Parola di Dio, a causa di questi pensieri abominevoli; perché concedereste a Satana di ottenere quel vantaggio su di voi che egli cerca. Infatti il suo scopo principale, con questi pensieri, è di farvi scadere dalla grazia, allontanandovi da Dio, e tentandovi affinché crediate che non piacete al Signore per nessun'altra ragione che perché non piacete a voi stessi. Perseverate piuttosto nella santa comunione con i fratelli specialmente, e non solo; e quando queste tentazioni avranno prodotto in voi quell'abbandono per il quale sono state permesse, Dio vi visiterà con nuove prove del Suo amore, come quando incontrò Abramo, quand'egli fu di ritorno dall'aver vinto cinque re; e manderà un angelo dal cielo, come fece con Suo Figlio, per darvi nuove forze.

Fin qui abbiamo osservato solo i mezzi che Satana usa per agire direttamente, di persona; ma c'è un quinto mezzo di cui vi parlerò, e che consiste nel tentarci tramite i nostri amici e parenti carnali.

Si tratta di uno dei mezzi più comuni, e anche dei più astuti, con il quale cerca di allontanare i giovani convertiti da Dio; infatti, quando non riesce a prevalere su di loro, cerca di farlo mediante l'influenza e la mediazione degli altri.

Perciò egli tentò Eva, affinché potesse tentare Adamo. Perciò mise in agitazione la moglie di Giobbe, affinché gli dicesse "maledici Dio e muori". E perciò, attraverso la bocca di Pietro, cercò di persuadere il nostro benedetto Signore a "risparmiarsi", a rinunciare alle sue sofferenze (cfr. Matteo 16:22-23), quelle sofferenze che Egli patì amorevolmente al posto nostro per risparmiarci il fuoco eterno della punizione per il peccato. 

E perciò, in questi ultimi giorni, il nemico spesso spinge i nostri amici più influenti su di noi e le persone a noi più care a dissuaderci dal seguire la via stretta e angusta, che è l'unica che porta alla vita eterna. Ma il nostro benedetto Signore ci ha fornito risposte sufficienti a tutte le sue accuse. Coloro che tra voi sono risoluti a servire il Signore, dunque, siano vigilanti per resistere a simili tentazioni; perché è necessario che esse giungano, per provare la vostra sincerità, per insegnarci a rinunciare a noi stessi, e per vedere se siamo disposti ad abbandonare ogni cosa per seguire Cristo.

modernizzatori del Cristianesimo cercano di persuaderci che il Vangelo è stato scritto duemila anni fa e dunque è valido solo per quel tempo; che ora non è necessario "odiare" il padre e la madre (cfr. Matteo 10:37), o essere perseguitati per la causa di Cristo e del Suo vangelo. Queste persone sbagliano; essi non conoscono le Scritture, né la forza della grazia di Dio nei loro cuori; perché chiunque riceve l'amore di Dio secondo verità, troverà che Cristo non è venuto a portare la pace sulla terra, ma la spada (cfr. Matteo 10:34 e seguenti). Il padre sarà contro suo figlio, la figlia contro sua madre, e "i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua", ora come nei tempi andati; e se viviamo con devozione in Cristo Gesù, subiremo, ora come allora, persecuzioni e saremo ostacolati e respinti proprio da amici e parenti carnali.

Ma il diavolo ha anche un sesto mezzo, non meno pericoloso degli altri, che consiste nel non tentarci affatto, o meglio, nell'allontanarsi da noi per un po', in modo da poterci piombare addosso con le sue tentazioni quando meno ce lo aspettiamo. Infatti è scritto che quando tentò Gesù Cristo, "il diavolo, dopo aver finito ogni tentazione, si allontanò da lui fino a un momento determinato" (Luca 4:13); e il nostro benedetto Signore ci ha comandato di essere attenti e di pregare sempre, affinché non entriamo in tentazione; implicando quindi che Satana, anche quando non ce lo aspettiamo, cerca sempre il modo di poterci divorare (cfr. 1 Pietro 5:8).
Se dunque vogliamo comportarci come buoni soldati di Gesù Cristo, dobbiamo stare sempre in guardia, e mai deporre le nostre armi spirituali che sono la preghiera e la sobria vigilanza, fino a quando il combattimento avrà termine con la morte; poiché, se deponiamo le nostre armi spirituali, ovvero, se manchiamo nella preghiera e nella sobria vigilanza, in breve tempo il nostro nemico spirituale prevarrà su di noi, come Amalek prevalse sugli Israeliti. Ci ha lasciato stare? È solo per un periodo; ma tra un po', come un leone ruggente, tornerà con maggior furia per cercare di abbatterci. Poiché il diavolo è un tale codardo che raramente ci lascia dopo il primo attacco. Come con il nostro benedetto Signore, fece seguire una tentazione dopo l'altra, allo stesso modo tratterà i servi di Cristo. E la ragione per la quale egli non torna all'attacco è, a volte, che Dio sa che siamo ancora troppo deboli per fronteggiarlo, e altre volte, che il nostro avversario pensa di assalirci in un momento più conveniente per lui.

Bada con attenzione al tuo cuore, Cristiano; e se ti accorgi che la tua anima sta sprofondando in un sonno spirituale, dille, come Cristo ai Suoi discepoli, "Perché dormi? Alzati e prega" (cfr. Luca 22:46). Svegliati, svegliati; sii vigilante e prega, o i Filistei saranno su di te, e ti porteranno verso un luogo dove non vorresti andare. È forse questa vita un periodo per riposarsi e sonnecchiare? Alzati, e invoca il tuo Dio; il tuo nemico spirituale non è morto, ma si nasconde in luoghi segreti, in attesa dell'opportunità migliore per tradirti. Se smetti di sforzarti di combatterlo, smetti di essere un amico di Dio; smetti di seguire quella via stretta che porta alla vita.

Ho cercato dunque di tentare di elencarvi alcuni dei mezzi che il nemico è solito utilizzare per ottenere un vantaggio su di noi; senza dubbio, ne esistono molti altri usati altrettanto spesso. Ma di questi, a causa della mia giovane età e mancanza di esperienza, non posso ancora parlarvi; coloro che sono stati al servizio del Signore per molti anni, e hanno combattuto sotto il Suo vessillo contro il nostro Amalek spirituale, potranno scoprire altri dei suoi artifici; ed essendo tentati in ogni cosa come il resto della nostra fratellanza, possono consigliare e soccorrere quelli che sono tentati.

deserto
E ora, lasciatemi esortare i miei fratelli e soldati di Cristo più giovani che, come me, sono da poco giunti sul campo di battaglia, e per amore dei quali ho scritto queste parole, affinché non si scoraggino per la dura prova per la quale devono passare, che serve a provare la loro fedeltà quali servitori di Gesù Cristo. Vedete, miei cari e amati fratelli e sorelle, la via che dobbiamo seguire attraverso il deserto di questo mondo verso la Canaan celeste è ricoperta di spine ed è abitata dagli Anachiti (cfr. Deuteronomio 1:28). Ma non lasciate che queste cose vi scoraggino dal proseguire nelle battaglie del Signore, ma come Caleb e Giosuè, andate avanti e dite:"il Signore è con noi; non li temete" (Numeri 14:9). Gesù Cristo, il grande capitano della nostra salvezza, ha al posto nostro, e come nostro rappresentante, sconfitto il gran nemico dell'umanità, e noi non dobbiamo fare altro che combattere coraggiosamente sotto il Suo stendardo, e andare avanti di vittoria in vittoria. La nostra gloria non consiste nell'essere esentati dalle tentazioni, ma nel vincerle. "Beato l'uomo", dice l'apostolo, "che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita" (Giacomo 1:12); e ancora, "Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate" (Giacomo 1:2). E nella preghiera che ci ha insegnato, il nostro benedetto Signore Gesù ci ha insegnato non tanto chiedere di essere liberati dalla tentazione in sé, ma dal male, che essa può causare (cfr. Matteo 6:13). Mentre viviamo la nostra vita in questo mondo, è necessario che le tentazioni soggiungano; e, senza dubbio, "Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano" (Luca 22:31). Ma chi temeremo? Perché Colui che è con noi è molto più potente di colui che è contro di noi. Gesù Cristo, il nostro Gran Sacerdote, è esaltato alla destra di Dio, dove è seduto per intercedere per noi, affinché la nostra fede non venga meno.

Poiché Cristo sta pregando per noi, chi dovremmo temere? E dal momento che ha promesso di renderci più che vincitori, di chi dovremmo avere paura? No, sebbene un'armata di demoni si assediassero, non temiamo; se anche si verificasse la più feroce persecuzione contro di noi, teniamoci stretti a Dio e abbiamo piena fiducia in Lui. Anche se Satana e il resto dei suoi spiriti apostati sono potenti in confronto a noi, comparati all'Onnipotente sono deboli come i vermi più vili. Dio li ha custoditi "nelle tenebre e in catene eterne, per il gran giorno del giudizio" (Giuda 6). Essi potranno agire fino al limite stabilito dal Signore, ma non oltre; e quando Egli deciderà, tutti i loro piani perversi e malvagi saranno annientati.

Leggiamo nel Vangelo che sebbene una legione di demoni possedeva un uomo, essi non riuscirono a distruggerlo; e non poterono neppure entrare in un branco di porci lì vicino, senza prima chiedere il permesso al Signore. È vero che spesso ci sentiamo abbattuti quando subiamo un loro attacco; ma siamo forti, e molto coraggiosi; perché, sebbene essi feriscano il nostro calcagno, presto noi schiacceremo loro il capo (cfr. Genesi 3:15). "Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà" (Ebrei 10:37); e allora tutti i nostri nemici spirituali saranno schiacciati sotto i nostri piedi (cfr. Romani 16:20). Quand'anche venissero contro di noi come tanti possenti Golia, se andiao avanti come il giovane Davide, nel nome e per la potenza del Signore degli eserciti, potremo dire, "O Satana, dov'è la tua forza? O spiriti caduti, dov'è la vostra vittoria?".

Ancora una volta, perciò, e per concludere, siate forti, e molto coraggiosi, e "rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo" (Efesini 6:11). Rinunciamo a noi stessi e al mondo, e toglieremo all'avversario l'armatura in cui ha fiducia, e non troverà niente in noi su cui fare leva per tentarci. Allora preverremo i suoi piani malvagi; ed essendo noi stessi disposti a soffrire, ci saranno risparmiate altre sofferenze. Cingiamoci i fianchi con la cintura della verità, e mettiamo l'elmo della salvezza donataci da Cristo (cfr. Efesini 6:14 e seguenti), pregando "in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica". E più di tutto, prendete "la spada dello Spirito, che è la parola di Dio" e "lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno" (stesso verso), e "tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio" (Ebrei 12:2).
E in quel felice luogo, possa Dio nella Sua infinita misericordia portarci tutti, per i meriti del nostro Signore Gesù Cristo; al quale, con il Padre e lo Spirito Santo, tre Persone e un solo eterno Dio, va tutto l'onore e la gloria, ora e per sempre. 


di George Whitefield

domenica 15 gennaio 2012

La pazzia di Dio



preghiera

Pregate incessantemente e predicate la fedele Parola il più chiaramente possibile!
«Ergiti, o Dio, difendi la Tua causa!»

Quando la pazzia è sapienza

«Nessuno s’inganni. Se qualcuno tra di voi presume di essere un saggio in questo secolo, diventi pazzo per diventare saggio; perché la sapienza di questo mondo è pazzia davanti a Dio» (1 Corinzi 3:18-19).

E’ folle ricercare l’approvazione della sapienza dell’uomo; si tratta di un obiettivo di per se incompatibile con l’integrità richiesta dalla Scrittura.
L’apostolo Paolo affrontò estesamente questo problema nella sua prima epistola ai Corinzi.
Consapevole del fatto che il inondo considera la verità biblica come i pura follia, Paolo scrisse: «La pazzia di Dio è più saggia degli uomini» (1 Corinzi 1:25).
Il solo parlare di “pazzia di Dio” è sconvolgente, ma Paolo usa questa espressione proprio per gettare luce sul conflitto che esiste tra la filosofia umana e la verità biblica.
La sapienza umana non sempre appare saggia dati punto di vista umano.
In un’epoca come la nostra, ciò che è vero può anche essere in contrasto con ciò che funziona e ciò che è giusto può anche differire profondamente da ciò che il mondo considera accettabile. Anzi, spesso è così!
Tuttavia, questo non significa che vi sia qualche difetto nel Vangelo. Piuttosto, è la deficienza della sapienza umana ad essere smascherata.
Paolo difendeva il Vangelo dall’accusa di essere inferiore alla sapienza del mondo. Non tentò mai di dimostrare l’intelletto del messaggio di Cristo, né ricercò l’apprezzamento e la stima dei cosiddetti sapienti di questo mondo.

 Riconobbe, invece, che il Vangelo è pazzia agli occhi della sapienza umana. Egli scrisse:
“Infatti Cristo non mi ha mandato a battezzare ma a evangelizzare; non con sapienza di parola, perché la croce di Cristo non sia resa vana. Poiché la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono, ma per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio; infatti sta scritto: «Io farò perire la sapienza dei saggi e annienterò l’intelligenza degli intelligenti». Dov’è. il sapiente? Dov’è lo scriba? Dov’è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo? Poiché il mondo non ha conosciuto mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella Sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione. I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati: tanto Giudèi quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, poiché la pazzia di Dio e più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini. Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, ne molti potenti, ne molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio ed è grazie a Lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione; affinché com’è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore».
E io, fratelli, quando venni da voi, non venni ad annunziarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e Lui crocifisso. Io sono stato presso di voi con debolezza, con timore e con gran tremore; la mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio” (1 Corinzi 1:17; 2:5).

L’inferiorità della sapienza umana

filosofo

Ricordiamoci che Paolo si trovava a predicare in una civiltà che, ai tempi dell’imperialismo Greco, aveva avuto un passato glorioso e che adesso, sotto il governo Romano, stava godendo di un brillante risveglio culturale.
Gli antichi Greci consideravano la filosofia come la più alta delle attività, umane e attorno ad essa ruotò tutta la loro civiltà.
I colti greci consideravano la loro filosofia molto seriamente.
Alcune scuole filosofiche avevano una tendenza religiosa e spiegavano l’origine dell’uomo, la moralità, le relazioni sociali ed il destino umano, ricorrendo a miti varie loro divinità. Queste scuole filosofiche erano estremamente complesse ed influenzavano ogni rapporto sociale, economico, politico ed educativo ed erano completamente in contrasto con la verità. rivelata dalla Scrittura.
Evidentemente, ritenevano che la sapienza umana potesse aggiungere valore alla rivelazione divina, o migliorare ciò che già avevano in Cristo.
Il brano  riportato sopra, fu scritto da Paolo proprio per correggere questi credenti.
Paolo rivolse un ammonimento simile anche nell’epistola ai Colossesi: «Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo» (Colossesi 2:8).
Ciò che gli premeva sottolineare, era che i cristiani non hanno nulla a che spartirecon la sapienza umana. Essa, dal punto di vista spirituale, non può garantire niente di buono ai non credenti e non può aggiungere nulla a ciò che i credenti possiedono. La sapienza umana, infatti, non ha niente da offrire oltre alla confusione e alla divisione.
E’ importante notare come Paolo non condanni le realtà naturali o la verità razionale.
Egli non assume un atteggiamento insensato ed anti-intellettuale. Al contrario, Paolo stesso fa spesso appello alla mente dei discepoli: «Siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente» (Romani 12:2)«Rinnovati nello spirito della vostra mente» (Efesini 4:23)«Pensate alle cose di sopra» (Colossesi 3:2)«Siate ricolmi della profonda conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale» (Colossesi 1:9).
L’apostolo non era affatto anti-intellettuale!
Per Paolo, tutta la verità era oggettiva, stabilita, infallibilmente rivelata da Dio mediante la Bibbia. Per conoscere la verità occorreva studio e diligenza (2 Timoteo 2:15). Si trattava di comprensione, non di sentimento (1 Corinzi 14:14-20).
Paolo non sottovalutava l’importanza della mente.
L’apostolo non stava attaccando nemmeno la tecnologia e la scienza.
All’epoca di Paolo, proprio come oggi, la medicina, l’architettura, l’ingegneria, la matematica e le altre scienze, avevano fatto grandi passi avanti. Paolo non stava condannando nessuno di questi settori della conoscenza.
I cristiani possono e devono ringraziare Dio per tutte le benedizioni che derivano da queste scienze. Se usate in modo appropriato, cioè se non diventano base per speculare su Dio, su ciò che è giusto e sbagliato, sul bene e sul male o sul significato spirituale della vita, le vere scienze non rappresentano affatto una minaccia per la verità del Vangelo.

Ciò cui Paolo si opponeva era la sapienza umana che stava dietro alla filosofia mondana«Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo?” (1 Corinzi 1:20).
Altrove, Paolo scrive: «Questo infatti, è il nostro vanto: la testimonianza della nostra coscienza di esserci comportati nel mondo, e specialmente verso di voi, con la semplicità e la sincerità di Dio, non con sapienza carnale ma con la grazia di Dio» (2 Corinzi 1:12).

Al contrario di Paolo, molti cosiddetti cristiani di oggi hanno elevato la sapienza umana, mondana e carnale, ad un ruolo che non le compete.
Troppo spesso questi cristiani, per andare dietro a queste cose, che sono incompatibili con la Bibbia e con la semplicità del Vangelo, sono stati disposti a torcere ed a rimodellare la verità divina per cercare di renderla più presentabile al mondo. In questo modo, migliaia di credenti hanno abbracciato la sapienza umana, perdendo il loro sincero attaccamento alla dottrina biblica.
Nello sforzo di perseguire questo falso obiettivo, la chiesa ha acquisito la mentalità del mondo, imitando tutte le sue mode e assumendo le sue mentalità. I cristiani che credono davvero nella Bibbia, quindi, hanno sempre dovuto sostenere una guerra spietata contro l’opinione comune degli uomini.
Questa volontà di combattere potrebbe, forse, venire meno oggi, quando un numero sempre crescente di chiese si conforma al mondo.
E’ prassi comune, fra i principali gruppi cristiani, quella di prendere a prestito dal mondo la psicologia e la metodologia.
Alcuni credono che sia sufficiente condire la Scrittura con considerazioni di ordine umano, per poter ribattezzare la sapienza mondana come sapienza “cristiana”. Paolo, al contrario, non aveva alcuna intenzione di mescolare la verità con la sapienza umana. Invece, l’attaccò frontalmente, come fosse un nemico odiato: “Infatti Cristo non mi ha mandato a battezzare ma a evangelizzare; non con. sapienza di parola, perché la croce di Cristo non sia resa vana” (1 Corinzi 1:17).

Il compito di Paolo, dunque, era quello di predicare la Parola di Dio !

Potrebbe essere opportuno, a questo punto, domandare se richiamarsi alla sapienza umana sia sempre sbagliato, anche nel contesto di un’evangelizzazione.
Se il nostro dovere è quello di raggiungere il mondo con il messaggio del Vangelo, perché non tentare di comunicarlo in modo tale da accattivare l’intelletto?
Paolo risponde a questa domanda sostenendo che un approccio del genere rende vana la croce di Cristo. Per due ragioni.
Prima di tutto, il messaggio della croce “è pazzia per quelli che periscono” (1 Corinzi 1:18). Non è possibile prescindere dal messaggio rimanendo fedeli al messaggio!
In secondo luogo, è impossibile esaltare la sapienza umana senza abbassare, allo stesso tempo, la verità di Dio.
La sapienza umana alimenta la superbia intellettuale e sociale, le concupiscenze carnali e il desiderio d’indipendenza da Dio.
La sapienza umana e il Vangelo sono due realtà costituzionalmente inconciliabili!
Secondo Paolo, se proverete ad unirle, annullerete il Vangelo e lo renderete vano!

La vera ragione per cui la gente ama la religione sofisticata e la moralità di tipo cerebrale, è che queste cose deliziano l’ego umano!
Allo stesso tempo, la sapienza mondana deride il Vangelo proprio perché questo ultimo sfida la vanità umana. Il Vangelo esige che gli uomini riconoscano il proprio peccato e la propria impotenza spirituale; li umilia, li convince e li chiama peccatori! Inoltre, presenta la salvezza come un’opera esclusiva della grazia di Dio e non come qualcosa che l’uomo possa ottenere, in qualche modo, mediante l’ausilio totale o parziale delle proprie forze.
La croce schiaccia la testa dell’orgoglio umano!

Il trionfo della sapienza di Dio

sapienza

La sapienza umana liquida la verità divina definendola “pazzia”.
Coloro che sono sapienti secondo il mondo, spesso descrivono il Vangelo ricorrendo ad espressioni come “semplicistico”, “irrilevante”, “ingenuo”, “rozzo” o anche “folle” ed è proprio così che appare ai loro occhi.
Il fatto che Cristo fu inchiodato ad un pezzo di legno su una collina lontana, in un’arida zona del mondo, duemila anni fa, come potrebbe avere una qualche rilevanza realistica per l’umanità oggi o per il nostro destino eterno?
E’ proprio vero che agli occhi di Dio la realizzazione personale, la bontà umana, la filantropia o i meriti religiosi non hanno valore?
Davvero Dio è così severo da punire i peccatori?
Siamo davvero dei peccatori così spregevoli?
Ecco come ragiona l’uomo decaduto.
Ecco perché la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono.
Quando Paolo parla della “predicazione della croce”, sta certamente pensando al messaggio del Vangelo.
La croce è il centro di tutto ciò che noi crediamo e proclamiamo!
Ricordiamoci di come, prima che la gente iniziasse a fare della croce un oggetto di gioielleria e ad indossarla come ornamento, essa non fosse altro che un infame strumento di morte!
Era un mezzo di tortura per i peggiori criminali!
Cosa poteva esserci di più spregevole?
Il discorso di Paolo, tuttavia, non si limita a quella parte del messaggio che riguarda la croce, ma abbraccia tutta la verità salvifica di Dio. La croce, essendo il cuore della rivelazione di Dio, è l’oggetto principale del disprezzo umano, ma è la verità nel suo insieme ad essere considerata “pazzia” dal mondo e ad essere disprezzata dalla sapienza carnale.
Paolo aveva sfidato la sapienza umana nell’ Areòpago di Atene, proprio prima di giungere a Corinto (Atti 17:18-21).
I filosofi di Atene si fecero beffe di lui a proposito della risurrezione (Atti 17:32).
Eppure, come ben sapeva, a Corinto, città nota per il suo attaccamento alla filosofia mondana, ai piaceri terreni e agli appetiti carnali, avrebbe dovuto affrontare maggiori opposizioni.
Un esperto di marketing avrebbe suggerito a Paolo di modificare il suo approccio, di adeguare il messaggio, di non calcare troppo la mano sui punti caldi che avrebbero indispettito la gente, di parlar loro di cose più attinenti alla loro vita e ai loro interessi.
Tuttavia, l’apostolo si propose “di non sapere altro fra [loro] fuorché Gesù Cristo e Lui crocifisso” (1 Corinzi 2:2).
Non avrebbe mai modificato il suo messaggio per accontentare i Corinzi!
Di opinioni umane e di filosofia terrena ne avevano già a sufficienza, senza bisogno che Paolo ne aggiungesse ancora!
Ciò di cui i Corinzi avevano veramente bisogno, era il messaggio della croce, profondamente semplice, ma anche semplicemente profondo!
Sebbene la mente naturale trovi la croce scandalosa, “per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio”.
La croce è il culmine della sapienza divina e la prova della sua superiorità.
La sapienza di Dio è infinitamente migliore della sapienza umana sotto molti punti di vista.

La sapienza umana è effimera, la sapienza divina è eterna

“lo farò perire la sapienza dei saggi e annienterò l’intelligenza degli intelligenti”( Isaia 29:14).

In 1 Corinzi Paolo pone tutta una serie di domande allo scopo di ironizzare sulla sapienza umana: «Dov’è il sapiente? Dov’è lo scriba? Dov’è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazzia la sapienza di questo mondo?» (1 Corinzi 1:20).

In sostanza, Paolo sta chiedendo: «Dove sono quelli che hanno raffinato tanto la sapienza umana da potersi ritenere superiori a Dio?».
La sapienza umana è forse riuscita ad eliminare le guerre, la fame, il crimine, la povertà o l’immoralità?
Dove sono riusciti a condurre l’umanità gli Illuministi e gli oratori virtuosi?
La gente è forse migliore, o semplicemente più soddisfatta di se stessa e più gratificata, grazie ad essi?
La sapienza umana non ha cambiato nulla!
La vita è ancora piena di tutti quei problemi e di tutti quei dilemmi che hanno sempre afflitto l’uomo!
Le opinioni umane sono spesso contraddittorie, sempre mutevoli e, a volte, passano di moda per poi ricomparire nella generazione successiva. Avendo rigettato l’autorità divina, la sapienza “riciclata” di questo mondo non ha più alcuno scoglio al quale aggrapparsi saldamente.

La sapienza umana è debole, la sapienza divina è potente

potenza


Nei versetti 21-25, l’apostolo mette in evidenza come la sapienza mondana sia spiritualmente impotente. Essa non è in grado di migliorare la natura umana, ne di avvicinare gli uomini a Dio.
La chiesa di oggi ha un disperato bisogno di comprendere questa verità.
Tutti i filosofi, gli intellettuali, i sociologi, gli antropologi, gli psicologi, i politici e tutti gli altri sapienti messi insieme, non sono mai riusciti a trovare una soluzione al problema del peccato, né hanno mai portato l’umanità più vicina a Dio anche di un passo!
La nostra “razza”, infatti, è spiritualmente peggiore oggi di quanto non sia mai stata!
I tassi dei suicidi sono più elevati, la minaccia di una guerra nucleare, di epidemie, il livello di frustrazione, confusione, depressione e dissolutezza hanno raggiunto una vetta spaventosa.
La sapienza umana, ai nostri giorni, è fallita, proprio come tutte le filosofie dell’antica Corinto e, forse, ancor peggio!
La verità è che la sapienza e la filosofia umana peggiorano lo stato dell’uomo e non lo migliorano.
Problemi attuali come la guerra, il razzismo, l’alcolismo, il crimine, il divorzio, la tossicodipendenza e la povertà lo attestano. Tali realtà, universalmente considerate “mali”, continuano a svilupparsi e a diffondersi sempre di più, in modo sempre più grave, senza che si riesca a trovare alcun rimedio. Anzi, più il mondo si affida alla sapienza umana, più questi problemi si accentuano.

“E’ piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione”!
Questa parola enfatizza tanto il messaggio quanto il metodo che Dio ha scelto per essere lo strumento fondamentale nel salvare il peccatore: il semplice annuncio del Vangelo.
Lo strumento stabilito da Dio per la salvezza è, letteralmente, una pazzia agli occhi della sapienza umana. Eppure, è l’unico modo che abbiamo a disposizione.
«Per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio».
Coloro che rifiuteranno la sapienza umana in favore della pazzia di Dio, otterranno vita eterna.
Questa “pazzia” è la nostra sola speranza.
Il semplice Vangelo, in questo modo, provvede tutto ciò che la contorta sapienza umana ha sempre ricercato: «Se qualcuno tra di voi presume di essere un saggio in questo secolo, diventi pazzo per diventare saggio» (1 Corinzi 3:18).
Notate come Dio non supponga nemmeno che gli uomini giungano ad una comprensione salvifica della verità, mediante il loro ingegno. No, è Lui a scegliere la pazzia della predicazione!
Questo è il Suo piano, stabilito secondo la “sapienza di Dio”.
Gli uomini non possono giungere a Dio percorrendo la via che a loro sembra migliore.
Paolo certo non incoraggiava una predicazione folle. Stava semplicemente mettendo in evidenza che la predicazione del Vangelo è pazzia per la sapienza del mondo.
Chi promuove i principi del marketing nel ministero pastorale, suggerisce che, se la gente non vuole la predicazione, allora dovremmo dare loro ciò che vogliono.
Qual era l’opinione di Paolo in proposito?
Inequivocabilmente: «I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia».
I Giudei vogliono un miracolo, perché non darglielo?
I Greci amano la filosofia, perché non presentare il Vangelo sotto forma dialettica filosofica? Dopo tutto, non fu lo stesso apostolo a dire: «Mi sono fatto ogni cosa a tutti»? Ma qui vediamo ancora una volta che, sebbene Paolo desiderasse diventare servo di tutti, non era disposto a modificare il Vangelo o ad alterare il piano stabilito da Dio per la sua predicazione. Egli non avrebbe mai appagato le preferenze della sapienza umana compiendo, platealmente, prodigi e miracoli per accontentare coloro che cercavano qualcosa di sensazionale, oppure presentando il messaggio sotto forma di confronto filosofico per piacere a coloro che avevano gusti più intellettuali!
Paolo, invece, predicò Cristo crocifisso, pietra d’inciampo per i Giudei increduli, pazzia per i Greci filosofi.
I Giudei volevano vedere la potenza, i Greci volevano ascoltare la sapienza, ma solo coloro che risposero alla pazzia della predicazione trovarono entrambe le cose: «Per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio».
Paradossalmente e tragicamente, ciò che la sapienza umana considera pazza e debole è proprio l’espressione più chiara possibile della potenza e della sapienza di Dio: «La [cosiddetta] pazzia di Dio è più saggia degli uomini, e la [presunta] debolezza di Dio è più forte degli uomini».

Paolo conosceva molto bene i membri della chiesa di Corinto. Per questo ricordò loro, che erano in pochi quelli che avevano raggiunto una buona posizione nel mondo: «Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti». Insistendo sul contrasto fra sapiente e pazzo e fra debole e forte, Paolo mette in evidenza che c’erano davvero pochi cristiani a Corinto ad essere colti, potenti, ricchi o famosi.
Di certo, quelli che lo erano, dovevano aver perso gran parte del loro prestigio sociale nel momento stesso in cui si erano convertiti.
La potenza di Dio si dimostra perfetta nella debolezza dell’ uomo (2 Corinzi 12:9).
Noi tendiamo a pensare che Dio debba usare gli intellettuali per conquistare altri intellettuali!
Il fatto è che nessuno si converte a causa dell’abilità o della profondità intellettuale!
Al contrario, quelli che hanno sondato le profondità della sapienza mondana e le hanno trovate vuote, non hanno bisogno di grandi ragionamenti per essere convinti del Vangelo.
Conosco degli accademici e dei docenti universitari che sono stati salvati dai bidelli e dalle donne delle pulizie.
Il Signore ha voluto che il Vangelo fosse tale “perché nessuno si vanti di fronte a Dio”.

La sapienza umana esalta l’uomo, la sapienza divina glorifica Dio

nullità umana

«Ed è grazie a Lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia. santificazione e redenzione; affinché com’è scritto: “Chi si vanta, si vanti nel Signore”. La salvezza è interamente opera di Dio: “In fatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio: Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera Sua”».
La sapienza umana vorrebbe escogitare una via di salvezza che dipenda, in qualche modo, dai meriti umani.
Se proprio non possono avere tutto il merito, ne potranno accumulare almeno un pò!
...ma secondo il piano di Dio nessuno di coloro che saranno salvati, potrà vantarsi!
Il motivo è che Dio compie tutto ciò di cui c’è bisogno affinché il peccatore sia salvato!
E il Signore che li sceglie, li chiama, lì attira e li rende capaci di credere!
Tutto è “opera sua”!
«Cristo Gesù...da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione»!
Dio, nella Sua volontà sovrana, ci unisce a Cristo, in modo tale che tutto ciò che Egli è diventa nostro!
Considerate la perfezione dell’opera salvifica di Dio.
Ogni tentativo di aumentare ciò che Dio ha fatto per noi, non fa altro che annullare la Sua grazia (Galati 2:21).
Ogni sforzo di aggiungere qualcosa al Suo dono perfetto, non fa altro che sminuirlo (Giacomo 1:17).
Ogni tendenza ad amplificare la sapienza divina con ragionamenti terreni, non fa altro che deturpare la sua armoniosa bellezza.
Come potremmo mai migliorare Cristo e la Sua Parola?
A differenza della sapienza umana, che esalta il peccatore, la sapienza divina glorifica Dio, Paolo scrive: «Non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la qua1e il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo» (Galati 6:14).
Non fa meraviglia il fatto che Paolo si propose di non sapere altro, fuorché Gesù Cristo crocifisso.
Perché avrebbe dovuto discutere di filosofia o di altri argomenti umani?
Tutte queste cose non hanno nulla da offrire!
Gesù Cristo, invece, il Salvatore crocifisso, risorto e redentore, offre la sola vera speranza per il mondo!
Il predicatore fedele, anzi, ogni vero discepolo, deve presentare ad un mondo incredulo Gesù Cristo come l’unica via, l’unica verità e l’unica vera vita (Giovanni 14:6).
Se cercheremo di conquistare i peccatori con l’intrattenimento, con ragionamenti brillanti, con le nostre credenziali accademiche o con la sapienza mondana, falliremo miseramente e finiremo con il perderli!
Paolo disse ai Corinzi: «La mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio».
Ricordate che Paolo era giunto a Corinto dopo essere stato picchiato ed incarcerato a Filippi, dopo aver dovuto fuggire da Tessalonica e da Berea e dopo esser stato schernito ad Atene (Atti 16:22-24; 17:10,13,14,32).
Sapeva che Corinto era una città moralmente corrotta, un centro di dissolutezza e di prostituzione. La città era la “quintessenza” dello stile di vita pagano. Paolo, forse, fu tentato di attenuare i suoi toni, di svolgere diversamente il suo ministero, di alleviare lo scandalo della croce. Tuttavia, egli afferma esplicitamene di aver determinato fermamente in se stesso di non fare niente di tutto ciò. La sua “parola e la [sua] predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana”.
A lui non interessava cambiare il pensiero delle persone.
Voleva che Dio trasformasse la loro vita.
Non aveva alcun messaggio proprio da predicare.
Era stato chiamato a predicare il Vangelo e ciò rese potente il suo ministero!

Nella storia, Dio ha ripetutamente reso pazza la sapienza del mondo.
Tuttavia, la chiesa è stata più volte ammaliata dall’idea che la sapienza mondana abbia un certo valore, una sua utilità peculiare che dovremmo conoscere a fondo per avere un ministero efficace.
Paolo la pensava diversamente!
Gli uomini di Dio, nel corso dei secoli, l’hanno sempre pensata diversamente!

mercoledì 11 gennaio 2012

La Babilonia degli ultimi tempi



Nel 18° capitolo dell'ultimo libro della Bibbia ci viene delineato uno scenario a estensione mondiale. A livello economico e sociale, sarà presente il dominio di un sistema totalitario che investirà tutta l'esistenza. Il livellamento e l'unità si manifesteranno anche in ambito religioso. Il carattere di questa immagine è a livello cittadino. L'immoralità e la bestemmia saranno di casa, come anche l'occultismo e l'esoterismo, accoppiati a un' indescrivibile superbia. Da un lato ci sarà favolosa ricchezza, dall'altro estrema miseria. Questo quadro, descritto molto dettagliatamente dalla Bibbia, alla fine dei tempi dominerà la scena mondiale e il motore che spinge questi sviluppi è costituito dalla superba ribellione contro Dio. Si vuole essere uguali a Dio. Ma questa scena tramonterà nel giro di pochissimo tempo:

"E si getteranno della polvere sul capo e grideranno, piangeranno e faranno cordoglio dicendo: "Ahi! ahi! La gran città nella quale tutti quelli che avevano navi in mare si erano arricchiti con la sua opulenza! In un attimo è stata ridotta a un deserto". …Così, con violenza, sarà precipitata Babilonia, la gran città, e non sarà più trovata." (Ap 18,19.21).

Vogliamo esaminare più da vicino questa Babilonia degli ultimi tempi e chiederci se non ci troviamo già nel mezzo degli eventi in cui potrebbe verificarsi la fine di questa Babilonia di cui si parla in Apocalisse 18. 

Babilonia come civiltà urbana

globalizzazione
Per prima cosa salta agli occhi che questa Babilonia degli ultimi tempi viene descritta come una grande e potente città. Troviamo più volte espressioni quali "Babilonia, la gran città, la potente città".
Con questa città non sembra essere indicato un luogo in particolare, non un insediamento isolato di uomini ma una civiltà urbana, che si estende intorno al globo terracqueo:"Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino della sua prostituzione furente, e i re della terra hanno fornicato con lei, (la città di Babilonia) e i mercanti della terra si sono arricchiti con gli eccessi del suo lusso" (Ap 18,3). Da ciò possiamo concludere che Babilonia non sembra essere una singola città ma piuttosto una civiltà urbana. Alla conferenza mondiale "Urban 21", svoltasi a giugno del 2000 a Berlino, il segretario generale dell'ONU Kofi Annan ha dichiarato: "Siamo entrati nel millennio delle città." Due terzi dell'umanità entro venticinque anni vivranno nelle città, pronostica Annan. Alla domanda: quanto è reale la globalizzazione? Franz Jäger scrive nel libro Mega-Fusionen (Megafusioni): "Il processo di globalizzazione della rete economica e comunicativa non procede affatto coprendo le superfici ma si muove soprattutto fra gli agglomerati urbani delle aree economiche progredite."
Agglomerati urbani, ovvero concentrazioni di quartieri cittadini. In quest'ambito notiamo al momento una tendenza interessante. Le città si uniscono in cosiddette zone metro e cominciano a condurre una specie di vita propria. Così la regione di confine nordorientale degli USA viene definita "Portcouver". Si tratta della regione delle città americane di Portland e Seattle e di quella canadese Vancouver. Queste zone metro vengono di regola dominate da gruppi multinazionali che sono insediati lì. I loro abitanti si sentono eccelsi cosmopoliti, una specie di élite di cittadini del mondo, i cui collegamenti ad amici e colleghi all'estero, che vivono in altre zone analoghe, sono molto più forti dei rapporti con gli abitanti delle zone più povere. Una caratteristica peculiare dello sviluppo globale sociale dei nostri giorni è l'inurbamento, la civiltà urbana e la nascita di élite di cittadini del mondo che sono impiegati in cosiddette Spa mondiali.
L'Apocalisse di Giovanni come descrive la civiltà urbana? Il fulcro e cardine di questaBabilonia degli ultimi tempi è costituito dal commercio. Le figure centrali di questo impero mondiale degli ultimi giorni non sono i politici o gli ingegneri, ma i mercanti. I politici vengono citati in soli due punti del versetto 24 nel diciottesimo capitolo, mentre i mercanti in vari passaggi: "… i mercanti della terra si sono arricchiti con gli eccessi del suo lusso. … I mercanti di queste cose che sono stati arricchiti da lei se ne staranno lontani … perché i tuoi mercanti erano i prìncipi della terra …" (v 3.15.23) ecc.
Qui si parla del fatto che i mercanti saranno una specie di stirpe principesca.

Se il profeta Giovanni collega uno sviluppo degli ultimi tempi con i concetti "Babilonia" e "Babele", allora è appropriato dare uno sguardo alla storia. Nel VI e VII secolo a.C. Babilonia rappresentava il radioso centro del mondo. La città Babilonia, il cui nome significa"portoni degli dei", era leggendaria per il suo splendore e il suo lusso ma anche per la sua decadenza pagana. In un'esegesi sulla Babilonia degli ultimi tempi, il teologo Adolf Pohl, scrive:

"A Babele, i mercanti non solo erano potenti ma rappresentavano una forza che esercitava anche potere spirituale. La loro ideologia mercantile imbeveva qualsiasi cosa e abusava di tutto, trasformava tutto in utili e profitti … Tale ideologia rappresentava un'unica orgia di egoismo in cui la pura ricerca dell'interesse metteva da parte qualsiasi remora morale." (ndr. sembra quasi che stia parlando dei banchieri di oggi vero?).

Questa ideologia mercantile la constatiamo oggi con il motto "globalizzazione". Tutto viene trasformato in utile e profitto. Le imprese che "liquidano" la maggior parte dei dipendenti, come si dice oggi in modo tanto elegante, cercando di ottenere i massimi indici di Borsa.Ciò che conta è soltanto il profitto.
Nel 18° capitolo dell'Apocalisse, dal versetto 12 troviamo una lunga lista di merci. Fra di esse sono presenti trenta articoli con cui si commercerà nella Babilonia degli ultimi tempi, come ad esempio: oro, argento e pietre preziose; legno, metalli e ferro; fior di farina e olio, bestiame; profumi e mirra; corpi e anime delle persone. Si tratta di un'ampia gamma, che fondamentalmente rispecchia l'offerta completa delle merci di uso quotidiano. Adolf Pohl commenta nella Bibbia da studio Wuppertal:

"Per quanto la lista delle merci venga riportata senza commenti, essa parla chiaramente degli abusi sociali presenti a Babele. Indirettamente parla di persone raffinate, viziate, amanti del piacere, ma anche di persone cieche e confuse. Alla fine, l'accusa appare chiara. Questa cultura è una cultura mercantile, in cui tutto diventa oggetto di commercio. Ciò che è spirituale e ideale, ciò che è religioso, intimo, tutto viene manipolato, in modo da confluire alla fine negli interessi di singoli o di un gruppo."

Cose spirituali, religiose, intime, tutto diviene merce di scambio. Non è forse ciò che avviene oggi? Le nonne americane regalano alle loro nipoti di 14-15 anni, in occasione del ballo di fine anno, operazioni di chirurgia estetica al seno.Un'operazione di protesi per aumentare le dimensioni del seno costa circa 5 000 dollari. Il fotografo americano Ron Harris, tramite Internet, offre ovuli di fotomodelle a scopo di fecondazione artificiale che garantiscano bei bambini creati in laboratorio. Tutto diventa merce con cui guadagnare denaro e Internet diventa il grande magazzino in cui si offre qualsiasi cosa. "E si getteranno della polvere sul capo e grideranno, piangeranno e faranno cordoglio dicendo: "Ahi! ahi! La gran città nella quale tutti quelli che avevano navi in mare si erano arricchiti con la sua opulenza! In un attimo è stata ridotta a un deserto". Poi un potente angelo sollevò una pietra grossa come una grande macina, e la gettò nel mare dicendo: "Così, con violenza, sarà precipitata Babilonia, la gran città, e non sarà più trovata." (Ap 18,19.21). In un attimo tutto avrà fine?
Se scoppia un'unica bomba atomica all'altezza di 40 km al di sopra della terra, la cosiddetta "pulsazione elettromagnetica" (EMP) distruggerà o bloccherà tutti i sistemi elettronici sul pianeta terra nel giro di pochi secondi. Niente funzionerebbe più nel nostro mondo. Ma in Apocalisse non si parla di bombe atomiche. Al versetto 21 sta scritto: "Così, con violenza, sarà precipitata Babilonia, la gran città, e non sarà più trovata"Che cosa potrebbe significare? In un articolo intitolato "Tempeste dall'universo", all'inizio di ottobre del 1999, la rivista tedesca FOCUS ha preso in esame le esplosioni di gas sul sole. Nei prossimi mesi e anni, il sole emetterà massicce ed enormi nuvole di gas. In tal modo, si originerà una cosiddetta tempesta di particelle che possono alterare il campo magnetico terrestre e minacciare tutto ciò che funziona elettricamente ed elettronicamente, così come avverrebbe con la già citata EMP. A marzo del 1989, a causa di una tempesta di particelle causata dal sole, in Canada andò fuori uso una rete di alimentazione elettrica. Sei milioni di persone restarono senza corrente per quattro giorni. Il satellite televisivo Galaxy IV, sempre a causa della tempesta di particelle dall'universo, smise di funzionare lasciando senza collegamento i 45 milioni di clienti di servizi satellitari. Il produttore di computer IBM, durante la produzione di microchip, notò un tasso di errori triplicato.
Gli astrofisici per i prossimi anni attendono forti tempeste magnetiche, che saranno le più forti dall'inizio delle registrazioni. "Così, con violenza, sarà precipitata Babilonia, la gran città, e non sarà più trovata." Gli annunci della Bibbia sulla caduta di Babilonia non sono un prodotto della fantasia e neanche della fantascienza! Il Creatore del cielo e della terra è onnipotente, a differenza di noi uomini. In Apocalisse 18,11 leggiamo:"I mercanti della terra piangeranno e faranno cordoglio per lei (per Babilonia), perché nessuno compra più le loro merci." I mercanti sono ancora là, le loro merci sono ancora presenti, così come le persone che possono acquistarle. Solo Babilonia cadrà. Immaginiamoci che cosa succederebbe se tutti i sistemi elettronici del mondo si guastassero. Non funzionerebbe più alcuna cassa computerizzata, gli sportelli automatici delle banche sarebbero bloccati, l'auto non funzionerebbe più perché anch'essa conterrebbe sicuramente componenti elettroniche (ad es. l'antifurto), gli ascensori si fermerebbero, le porte automatiche non si aprirebbero più, sarebbe impossibile telefonare, ricevere o inviare fax. Il computer sicuramente regolerebbe quasi tutti gli ambiti della vita e anche le imprese operanti a livello globali sono collegate tramite connessioni per la trasmissione di dati. Questo riguarderà anche i già citati agglomerati urbani, i grossi quartieri cittadini. Soprattutto nel mondo occidentale, viviamo grazie al collegamento elettronico di tutto il globo. La Babele degli ultimi tempi è al contempo anche una Babilonia elettronica con una lingua unitaria mondiale, un codice elettronico che nel giro di pochi istanti nessuno comprenderà più? 

Il "progetto di assalto al cielo"

torre
Al capitolo 11 del primo libro di Mosè, compare per la prima volta nella Bibbia il nome "Babilonia", e cioè nella storia della costruzione della torre di Babele. Gli uomini dell'epoca avevano un'unica lingua, così riporta la Bibbia. E poi cominciarono a costruire: "Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo; acquistiamoci fama, affinché non siamo dispersi sulla faccia di tutta la terra" (Ge 11,4). Babele divenne il "progetto di assalto al cielo"! Da questa prima citazione nella Bibbia, la storia di Babele pervade tutta la Sacra Scrittura, da Babilonia come grande conglomerato urbano del mondo fino alla superba ribellione contro Dio, Creatore del cielo e della terra, e così si potrebbe oggi descrivere anche la nostra moderna epoca.

governo globale
L'elite di questo mondo siede insieme allo stesso tavolo,  pone le basi per la nascita di una nuova civiltà globale ed elabora la prossima fase dello sviluppo umano. Le sedie di questo tavolo sono occupate dai rappresentanti dell'ideologia mercantile, che tramite il loro programma di globalizzazione, tengono sempre meglio in pugno tutto il mondo. Lì siedono rappresentanti della New Age, dell'esoterismo, del misticismo, che hanno scritto sulle loro bandiere che ogni uomo in realtà ha natura divina; con l'aiuto di tecniche esoteriche deve scoprire in sé questa scintilla divina. Lì siedono i rappresentanti della scienza, che con la decodifica dei fondamenti della vita si sentono già divini e con l'impiego delle manipolazioni genetica vogliono già diventare creatori di nuova vita, e tutti costoro non credono all'Iddio della Bibbia, al Dio di Abraamo, Isacco e Giacobbe, al Padre Celeste. Nessuna gratitudine e nessun onore tributano a questo Dio che ha creato il cielo, la terra, e tutto ciò che essa contiene. Perciò l'opera umana di "Babilonia" cadrà, non a causa dell'accumulo dei capitali, non a causa dell'invenzione di Internet, ma a causa dei motivi egoistici che la sottendono. In Apocalisse 18,7-8leggiamo: "Datele tormento e afflizione nella stessa misura in cui ha glorificato sé stessa e vissuto nel lusso. Poiché dice in cuor suo: "Io sono regina, non sono vedova e non vedrò mai lutto". Perciò in uno stesso giorno verranno i suoi flagelli: morte, lutto e fame, e sarà consumata dal fuoco; poiché potente è Dio, il Signore che l'ha giudicata." 

Il naufragio del Titanic - un avvertimento per noi

titanic

Quando nel 1912, la nave passeggeri Titanic, dichiarata inaffondabile, naufragò, questo evento rappresentò la prima grande catastrofe dell'era della tecnologia. Ci volle circa un'ora perché il "capolavoro opera di mano d'uomo" finisse nei flutti marini, opera della mano di Dio. L'ottimismo allora appena sbocciato, che voleva dare avvio a un mondo nuovo e migliore con l'aiuto della tecnologia, con l'affondamento del Titanic subì un durissimo colpo. Questa tragedia rappresentava un monito, un avvertimento contro la superbia umana.
All'inizio del XXI secolo, l'umanità fa enormi conquiste tecnologiche per costruire intorno a sé un paradiso, una bella vita sul vaporetto di lusso "Occidente", ma nessuno si accorge degli iceberg che silenziosamente si avvicinano minacciosi alla nave. E in una sola ora, tutto finirà! Quando nell'aprile del 1912, il Titanic affondò, a bordo c'era anche una certa Eva Hard. Lei sopravvisse alla tragedia e ricorda: "Quando mia madre lesse che la nave era stata definita inaffondabile, disse: ‹Nessun uomo deve fare simili affermazioni di ciò che ha inventato. Questo significa tentare Dio›." La giovane tenne addosso il cappotto per tutto il tempo in cui si trovava sulla nave, dormiva di giorno e vegliava di notte. Quando un urto spaventoso scosse la nave, capì subito: "Era successo qualcosa, fummo i primi a salire sul ponte." Eva Hard fu salvata, perché sua madre, con lo sguardo rivolto a Dio, non ebbe fiducia nell'opera umana e restò in guardia.
Chiunque legge questo articolo attentamente riceva dentro di sè il buon consiglio di ascoltare Dio, il Creatore del cielo e della terra. Ciò che Egli ci comunica è significativo e ha un fondamento. Tutto il resto, prima o poi, si infrangerà contro l'iceberg della storia.

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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