Il perdono non è dimenticanza che spesso significa non voler guardare in
faccia la realtà.
Il perdono non è debolezza, e cioè non tener conto di un torto per paura
del più forte che l'ha commesso.
Il perdono non consiste nell'affermare senza importanza ciò che è grave
o bene ciò che è male.
Il perdono non è indifferenza.
Il perdono è un atto di volontà e di lucidità, quindi di libertà, che
consiste nell'accogliere il fratello e la sorella così com'è, nonostante il
male che ci ha fatto, come Dio accoglie noi peccatori, nonostante i nostri
difetti.
Il perdono consiste nel non rispondere all'offesa con l'offesa, ma nel
fare quanto Paolo dice: "Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il
bene il male" (Rm 12, 21) .
Il perdono consiste nell'aprire a chi ti fa del torto la possibilità d
un nuovo rapporto con te, la possibilità quindi per lui e per te di
ricominciare la vita, d'aver un avvenire in cui il male non abbia l'ultima
parola.
Davina
Portale di impronta cristiana.Messaggi da Gesù. Preghiere,video,pensieri e ricerche sulla Parola di Dio
per capirci
Pagine
GIACOMO 1, 2-4
Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)
Emmanuel
venerdì 12 novembre 2010
giovedì 11 novembre 2010
Ma come fai?
Ma come fai, Signore,
a non stancarti di me?
Non vedi quanto sono incoerente?
Non ha occhi per la mia ipocrisia?
Non ti vengono a nausea
le mie continue lamentele,
le mie preghiere miopi,
i miei continui “aiutami a”?
Come puoi sopportare ancora
le mie fughe,
i miei tradimenti,
le mie scorciatoie?
Mi smarrisco
e la tua mano
mi indica la via di casa.
Annego nel mio peccato
e la tua misericordia
mi riporta a galla.
Sei davvero un Dio ostinato.
O forse folle,
se davvero sei disposto a tutto
pur di non perdere uno come me.
Io, come me,
mi sarei già arreso da un pezzo.
Tu, invece, sei ancora qui.
Se muoio di fame
per me ti fai cibo.
Se muoio di sete,
per me ti fai acqua.
Se cado ne baratro,
scendi con me
per riportarmi a casa
sulle tue spalle.
Davvero non so come fai, Signore,
a non stancarti di me.
Per questo, ancora una volta,
ti corro incontro.
Almeno per dirti grazie.
E mi sembra il minimo.
Antonino Di Natale
a non stancarti di me?
Non vedi quanto sono incoerente?
Non ha occhi per la mia ipocrisia?
Non ti vengono a nausea
le mie continue lamentele,
le mie preghiere miopi,
i miei continui “aiutami a”?
Come puoi sopportare ancora
le mie fughe,
i miei tradimenti,
le mie scorciatoie?
Mi smarrisco
e la tua mano
mi indica la via di casa.
Annego nel mio peccato
e la tua misericordia
mi riporta a galla.
Sei davvero un Dio ostinato.
O forse folle,
se davvero sei disposto a tutto
pur di non perdere uno come me.
Io, come me,
mi sarei già arreso da un pezzo.
Tu, invece, sei ancora qui.
Se muoio di fame
per me ti fai cibo.
Se muoio di sete,
per me ti fai acqua.
Se cado ne baratro,
scendi con me
per riportarmi a casa
sulle tue spalle.
Davvero non so come fai, Signore,
a non stancarti di me.
Per questo, ancora una volta,
ti corro incontro.
Almeno per dirti grazie.
E mi sembra il minimo.
Antonino Di Natale
martedì 9 novembre 2010
Testi da "Una vita ascetica" di s.Antonio abate
1. Il cristianesimo è la conoscenza normativa che ha la sua scaturigine in Gesù Cristo, e comprende: il perfetto dominio di se stessi, raggiunto mediante la pratica dei comandamenti; la conoscenza della parola divina sepolta in ogni creatura materiale e immateriale; la conoscenza della pienezza del mistero dell'essere, creato ed increato, senza la mediazione delle immagini della molteplicità.
2. Il regno dei cieli è lo stato dell'anima libera dagli impulsi passionali, accompagnato dalla conoscenza oggettiva delle realtà create.
3. Il regno dei cieli è la conoscenza della Santissima Trinità. La latitudine di questa conoscenza è proporzionata allo sviluppo essenziale della mente singola, ed è segnata dalla vita eterna che le conferisce un senso di perfetta beatitudine.
continua...
Il Santo Abba Antonio, Padre del Deserto, Patriarca del Monachesimo.
a
2. Il regno dei cieli è lo stato dell'anima libera dagli impulsi passionali, accompagnato dalla conoscenza oggettiva delle realtà create.
3. Il regno dei cieli è la conoscenza della Santissima Trinità. La latitudine di questa conoscenza è proporzionata allo sviluppo essenziale della mente singola, ed è segnata dalla vita eterna che le conferisce un senso di perfetta beatitudine.
continua...
Il Santo Abba Antonio, Padre del Deserto, Patriarca del Monachesimo.
a
Pensiero
“Sii felice qui e ora, è sufficiente. Quel che ci serve è il singolo momento
non abbiamo bisogno d’altro. Sii felice ora, e se attraverso le tue azioni
climostrerai di amare gli altri, compreso chi è più povero dite, darai
felicità anche a loro. Non ci vuole molto, può bastare un sorriso. Il mondo
sarebbe un posto assai migliore se sorridessimo di più. Perciò sorridi, sii
allegro, contento che Dio ti ami”.
m.Teresa di Calcutta
non abbiamo bisogno d’altro. Sii felice ora, e se attraverso le tue azioni
climostrerai di amare gli altri, compreso chi è più povero dite, darai
felicità anche a loro. Non ci vuole molto, può bastare un sorriso. Il mondo
sarebbe un posto assai migliore se sorridessimo di più. Perciò sorridi, sii
allegro, contento che Dio ti ami”.
m.Teresa di Calcutta
Riflessione
"Nulla di tutto questo vi sfuggirà, se avete perfettamente la fede e la
carità in Gesù Cristo, che sono il principio e lo scopo della vita. il
principio è la fede, il fine la carità. L'una e l'altra insieme riunite sono
Dio, e tutto il resto segue la grande bontà. Nessuno che professi la fede
pecca, nessuno che abbia la carità odia" (Ignazio di Antiochia, Agli efesini
XIV, 1-2)
Davina
carità in Gesù Cristo, che sono il principio e lo scopo della vita. il
principio è la fede, il fine la carità. L'una e l'altra insieme riunite sono
Dio, e tutto il resto segue la grande bontà. Nessuno che professi la fede
pecca, nessuno che abbia la carità odia" (Ignazio di Antiochia, Agli efesini
XIV, 1-2)
Davina
domenica 7 novembre 2010
Posso disturbare Signore?
Posso disturbare, Signore?
Posso rubarti un attimo di eternità?
E' una piccola creatura che ti cerca,
una foglia di betulla,
un fiore di campo,
uno scarabocchio di vita.
E non ti chiede ricchezza,
non ti chiede miracoli,
non ti chiede nemmeno sapienza.
Soltanto domanda un extra di attenzione,
un soffio di energia,
un sorso di Spirito.
Se barcolla, rimettila in piedi,
se ti chiama di notte,
rassicurala.
Custodiscila come una gemma preziosa,
proteggila come si protegge un bambino.
E la tua creatura non piangerà più,
acciambellata come un gatto sulle tue ginocchia,
starà a guardarti,
perduta in Te.
Sarà sazia del tuo sguardo.
Inebriata dalla tua presenza.
Emily Shenker
Posso rubarti un attimo di eternità?
E' una piccola creatura che ti cerca,
una foglia di betulla,
un fiore di campo,
uno scarabocchio di vita.
E non ti chiede ricchezza,
non ti chiede miracoli,
non ti chiede nemmeno sapienza.
Soltanto domanda un extra di attenzione,
un soffio di energia,
un sorso di Spirito.
Se barcolla, rimettila in piedi,
se ti chiama di notte,
rassicurala.
Custodiscila come una gemma preziosa,
proteggila come si protegge un bambino.
E la tua creatura non piangerà più,
acciambellata come un gatto sulle tue ginocchia,
starà a guardarti,
perduta in Te.
Sarà sazia del tuo sguardo.
Inebriata dalla tua presenza.
Emily Shenker
sabato 6 novembre 2010
Lo Spirito di fuoco
Quante miriadi sono i demoni e come innumerevoli le loro volontà cangianti! Ci urgono a dir male gli uni degli altri; a nascondere il veleno del cuore con parole dolci; a criticare l'esteriore apparenza del nostro fratello, mentre ospitiamo in noi bestie selvagge; a litigare e a contrastarci reciprocamente, suggestionandoci col pensiero di avere una via personale e superiore (Lettera 6, 2- collezione).
Prego che vi sia concesso il grande Spirito di fuoco che è stato donato a me.
Se avete il desiderio di riceverlo ed ospitarlo, cominciate con l'offerta dell'impegno ascetico e dell'umiltà del cuore, poi dischiudendo, giorno e notte, il vostro pensiero alle realtà celesti, cercate con cuore puro questo Spirito;
vi sarà concesso... Quando lo Spirito scenderà in voi, vi dischiuderà i misteri più alti, dissiperà dal vostro cuore la paura per qualunque essere, uomo o belva, e la gioia celeste sarà vostro possesso inalienabile, giorno e notte (Lett. 8).
S.Antonio abate
Prego che vi sia concesso il grande Spirito di fuoco che è stato donato a me.
Se avete il desiderio di riceverlo ed ospitarlo, cominciate con l'offerta dell'impegno ascetico e dell'umiltà del cuore, poi dischiudendo, giorno e notte, il vostro pensiero alle realtà celesti, cercate con cuore puro questo Spirito;
vi sarà concesso... Quando lo Spirito scenderà in voi, vi dischiuderà i misteri più alti, dissiperà dal vostro cuore la paura per qualunque essere, uomo o belva, e la gioia celeste sarà vostro possesso inalienabile, giorno e notte (Lett. 8).
S.Antonio abate
Meditazione: "il silenzio"
Si dice che gli abitanti delle Ande ,
quando si spostano da un posto all' altro nella foresta,
camminano con passo veloce,
ma , ogni tanto.. si fermano per aspettare
che la loro anima li raggiunga !
Abbiamo bisogno di fermarci un momento !
Nel vocabolario della spiritualità c' è una bellissima parola :
" RACCOGLIMENTO ".
Esprime il momento in cui ci si ferma per raccogliere i pezzi di noi
che la giornata, densa di impegni, ha disperso !
Allora...
nel silenzio, diamo ascolto alla nostra profonda inquietudine
che possa farci intraprendere un cammino di regressione nella nostra interiorità .
E come affermava il beneamato Giovanni Paolo II,
"il nostro tempo ha bisogno di riscoprire
la fecondità del silenzio
per superare la dissipazione dei suoni , delle immagini,
delle chiacchere che troppo spesso impediscono di sentire la voce di Dio".
Sentire la Voce di Dio affina la capacità all' ascolto, induce alla condivisione,
trascinando alla partecipazione e predisponendo alla solidarietà .
Il silenzio è linguaggio del cielo e fa bene all' anima .
Allora, oggi... scegliamoci un angolo tranquillo
e lasciamoci cullare dal silenzio,
dal silenzio orante !
Un silenzio inteso come deserto interiore della persona che ci consente di divenire luogo di pace,
di riflessione e di contemplazione .
Signore, vogliamo percepire la Tua parola, quella parola che si ode solo nel silenzio.
Crea nei nostri cuori questo spazio di silenzio e di accoglienza !
Cacciapaglia
quando si spostano da un posto all' altro nella foresta,
camminano con passo veloce,
ma , ogni tanto.. si fermano per aspettare
che la loro anima li raggiunga !
Abbiamo bisogno di fermarci un momento !
Nel vocabolario della spiritualità c' è una bellissima parola :
" RACCOGLIMENTO ".
Esprime il momento in cui ci si ferma per raccogliere i pezzi di noi
che la giornata, densa di impegni, ha disperso !
Allora...
nel silenzio, diamo ascolto alla nostra profonda inquietudine
che possa farci intraprendere un cammino di regressione nella nostra interiorità .
E come affermava il beneamato Giovanni Paolo II,
"il nostro tempo ha bisogno di riscoprire
la fecondità del silenzio
per superare la dissipazione dei suoni , delle immagini,
delle chiacchere che troppo spesso impediscono di sentire la voce di Dio".
Sentire la Voce di Dio affina la capacità all' ascolto, induce alla condivisione,
trascinando alla partecipazione e predisponendo alla solidarietà .
Il silenzio è linguaggio del cielo e fa bene all' anima .
Allora, oggi... scegliamoci un angolo tranquillo
e lasciamoci cullare dal silenzio,
dal silenzio orante !
Un silenzio inteso come deserto interiore della persona che ci consente di divenire luogo di pace,
di riflessione e di contemplazione .
Signore, vogliamo percepire la Tua parola, quella parola che si ode solo nel silenzio.
Crea nei nostri cuori questo spazio di silenzio e di accoglienza !
Cacciapaglia
mercoledì 3 novembre 2010
La storia dell'arcobaleno
UESTA E' LA STORIA DEI COLORI DELL'ARCOBALENO
TEMPO FA I COLORI FECERO UNA LITE FURIBONDA.
TUTTI SI PROCLAMAVANO IL MIGLIORE IN ASSOLUTO,
IL PIU' IMPORTANTE, IL PIU' UTILE, IL FAVORITO.
IL VERDE DISSE :
"CHIARAMENTE SONO IO IL PIU' IMPORTANTE.
IO SONO IL SEGNO DELLA VITA E DELLA SPERANZA.
IO SONO STATO SCELTO DALL'ERBA,DAGLI ALBERI,
DALLE PIANTE.
IL BLU LO INTERRUPPE:
"TU PENSI SOLO ALLA TERRA, MA NON CONSIDERI IL
CIELO E IL MARE?
E' L' ACQUA LA BASE DELLA VITA .
SENZA DI ME VOI NON SARESTE NIENTE."
IL GIALLO RILANCIO' :
VOI SIETE TUTTI COSI' SERI.
IO PORTO SORRISO E CALDO NEL MONDO.
IL SOLE E' GIALLO, LA LUNA E' GIALLA, LE STELLE
SONO GIALLE, I GIRASOLI SONO GIALLI
IL MONDO INTERO CON ME SEMBRA SORRIDERE.
L' ARANCIONE
SI FECE LARGO:
" IO SONO IL COLORE DELLA SALUTE E DELLA FORZA.
SONO PREZIOSO PERCHE' PORTO CON ME LE PIU'
IMPORTANTI VITAMINE.
PENSATE ALLE CAROTE ,
ALLE ZUCCHE, ALLE ARANCE.
IO SONO COSI' BELLO CHE NESSUNO PENSA
PIU' A VOI
IL ROSSO POCO DISTANTE URLO' :
" IO SONO IL RE DI TUTTI VOI.
IO SONO IL COLORE DELLA PASSIONE, DELL'AMORE ,
DELLA ROSA, DEL PAPAVERO."
IL PORPORA
SI ALZO' IN TUTTA LA SUA ALTEZZA E
PARLO' CON VOCE IN POMPA MAGNA :
" IO SONO IL COLORE DEI RE E DEL POTERE.
I CAPI HANNO SEMPRE SCELTO ME PERCHE' SON IL
SEGNO DELL' AUTORITA'.
LE PERSONE MI ASCOLTANO E MI OBBEDISCONO! "
INFINE IL VIOLA DISSE :
"PENSATE A ME, IO SONO IL COLORE DEL SILENZIO,
RAPPRESENTO IL PENSIERO E LA PACE."
E COSI' CONTINUARONO A DISCUTERE OGNUNO
CONVINTO DI ESSERE IL PIU' BELLO ,
IL PIU' UTILE, IL PREFERITO.
LITIGARONO SEMPRE DI PIU', MA IMPROVVISAMENTE...
UN LAMPO SQUARCIO' IL CIELO SEGUITO DA UN
RUMORE FORTISSIMO.
IL TUONO E LA PIOGGIA CHE SEGUI' VIOLENTA
IMPAURI' I COLORI A TAL PUNTO CHE SI STRINSERO
TUTTI ASSIEME PER CONFORTARSI E NON AVERE PAURA
NEL MEZZO DEL CLAMORE LA PIOGGIA INIZIO' A PARLARE :
"VOI SCIOCCHI COLORI LITIGATE TRA VOI E OGNUNO
CERCA DI DOMINARE GLI ALTRI.
NON SAPETE CHE OGNUNO DI VOI HA UN PRECISO SCOPO
UNICO E DIFFERENTE ?
TENETEVI PER MANO E VENITE CON ME ".
DOPO CHE EBBERO FATTO PACE ,
SI PRESERO TUTTI PER MANO.
LA PIOGGIA CONTINUO':
"D' ORA IN POI QUANDO PIOVERA' OGNUNO DI VOI SI
DISTENDERA' ATTRAVERSO IL CIELO IN UN GRANDE
ARCO DI COLORE PER RICORDARE CHE SIETE TUTTI
AMICI E VIVETE IN PACE."
L'ARCOBALENO
E' UN SEGNO DI SPERANZA,DI
AMICIZIA E DI AMORE.
E COSI' QUANDO SCENDE LA PIOGGIA E
L'ARCOBALENO
APPARE NEL CIELO,RICORDIAMOCI DI
"VOLERCI BENE E APPREZZARCI
L'UNO CON L'ALTRO!"
L 'immagine dell'arcobaleno è da sempre sinonimo di pluralismo,
varietà di colori provenienti da un'unica fonte nonché immagine di tranquillità,
del ritorno del sole dopo la tempesta.
Don Tonino Bello, un grande vescovo italiano, amava definire la Pace come la "convivialità delle differenze",
ovvero mettere tutto insieme sul tavolo della stessa umanità.
" La Pace è mangiare il nostro pane a tavola insieme con i nostri fratelli".
Era solito collegare le differenze dell'umanità (colore, razza, religione) con i colori dell'arcobaleno .
I colori dell'arcobaleno hanno la caratteristica fisica di ripristinare la luce bianca se fatti girare velocemente,
quasi in sinergia per dar vita alla Luce .
Tuttavia, pensiamo che è nella Bibbia che possiamo trovare la prima vera origine dell'arcobaleno come simbolo di pace.
Nel primo libro dell'Antico Testamento c' é un passo che può essere considerato,
per il suo significato, l'origine della bandiera dei sette colori.
In esso Dio, appena passato il Diluvio Universale, pone un arcobaleno sulle nubi come segno della sua alleanza
con gli uomini e la natura, e promette che non ci sarà mai un altro Diluvio Universale sulla Terra.
Questa alleanza stabilisce la Pace tra la Terra e il Cielo e, di conseguenza, tra tutto il popolo .
Secondo le indicazioni di Dio, nelle rappresentazioni medievali del Giudizio Finale,
vediamo che i salvati sono circondati da un arcobaleno, simbolo della pace definitiva tra Dio e l'uomo.
Libro della Genesi - 9, 8-17
8 Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: 9 «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi;
10 con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca.
11 Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra».
l2 Dio disse:
«Questo è il segno dell'alleanza,
che io pongo tra me e voi
e tra ogni essere vivente che è con voi
per le generazioni eterne. ,
13 Il mio arco pongo sulle nubi
ed esso sarà il segno dell'alleanza tra me e la terra.
14 Quando radunerò le nubi sulla terra e apparirà l'arco sulle nubi
15 ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi
e tra ogni essere che vive in ogni carne
e non ci saranno più le acque
per il diluvio, per distruggere ogni carne.
16 L 'arco sarà sulle nubi
e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna
tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne
che è sulla terra».
17 Disse Dio a Noè: "Questo è il segno dell'alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra».
L'arcobaleno è menzionato anche nel Libro della Rivelazione come segno della Gloria di Dio.
Il passo seguente ci rivela che un arcobaleno circonda il trono di Dio.
Pace e Gloria di Dio:
questo è il significato che diamo ai colori dell'arcobaleno
per ricordare alla gente di vivere in pace.
TEMPO FA I COLORI FECERO UNA LITE FURIBONDA.
TUTTI SI PROCLAMAVANO IL MIGLIORE IN ASSOLUTO,
IL PIU' IMPORTANTE, IL PIU' UTILE, IL FAVORITO.
IL VERDE DISSE :
"CHIARAMENTE SONO IO IL PIU' IMPORTANTE.
IO SONO IL SEGNO DELLA VITA E DELLA SPERANZA.
IO SONO STATO SCELTO DALL'ERBA,DAGLI ALBERI,
DALLE PIANTE.
IL BLU LO INTERRUPPE:
"TU PENSI SOLO ALLA TERRA, MA NON CONSIDERI IL
CIELO E IL MARE?
E' L' ACQUA LA BASE DELLA VITA .
SENZA DI ME VOI NON SARESTE NIENTE."
IL GIALLO RILANCIO' :
VOI SIETE TUTTI COSI' SERI.
IO PORTO SORRISO E CALDO NEL MONDO.
IL SOLE E' GIALLO, LA LUNA E' GIALLA, LE STELLE
SONO GIALLE, I GIRASOLI SONO GIALLI
IL MONDO INTERO CON ME SEMBRA SORRIDERE.
L' ARANCIONE
SI FECE LARGO:
" IO SONO IL COLORE DELLA SALUTE E DELLA FORZA.
SONO PREZIOSO PERCHE' PORTO CON ME LE PIU'
IMPORTANTI VITAMINE.
PENSATE ALLE CAROTE ,
ALLE ZUCCHE, ALLE ARANCE.
IO SONO COSI' BELLO CHE NESSUNO PENSA
PIU' A VOI
IL ROSSO POCO DISTANTE URLO' :
" IO SONO IL RE DI TUTTI VOI.
IO SONO IL COLORE DELLA PASSIONE, DELL'AMORE ,
DELLA ROSA, DEL PAPAVERO."
IL PORPORA
SI ALZO' IN TUTTA LA SUA ALTEZZA E
PARLO' CON VOCE IN POMPA MAGNA :
" IO SONO IL COLORE DEI RE E DEL POTERE.
I CAPI HANNO SEMPRE SCELTO ME PERCHE' SON IL
SEGNO DELL' AUTORITA'.
LE PERSONE MI ASCOLTANO E MI OBBEDISCONO! "
INFINE IL VIOLA DISSE :
"PENSATE A ME, IO SONO IL COLORE DEL SILENZIO,
RAPPRESENTO IL PENSIERO E LA PACE."
E COSI' CONTINUARONO A DISCUTERE OGNUNO
CONVINTO DI ESSERE IL PIU' BELLO ,
IL PIU' UTILE, IL PREFERITO.
LITIGARONO SEMPRE DI PIU', MA IMPROVVISAMENTE...
UN LAMPO SQUARCIO' IL CIELO SEGUITO DA UN
RUMORE FORTISSIMO.
IL TUONO E LA PIOGGIA CHE SEGUI' VIOLENTA
IMPAURI' I COLORI A TAL PUNTO CHE SI STRINSERO
TUTTI ASSIEME PER CONFORTARSI E NON AVERE PAURA
NEL MEZZO DEL CLAMORE LA PIOGGIA INIZIO' A PARLARE :
"VOI SCIOCCHI COLORI LITIGATE TRA VOI E OGNUNO
CERCA DI DOMINARE GLI ALTRI.
NON SAPETE CHE OGNUNO DI VOI HA UN PRECISO SCOPO
UNICO E DIFFERENTE ?
TENETEVI PER MANO E VENITE CON ME ".
DOPO CHE EBBERO FATTO PACE ,
SI PRESERO TUTTI PER MANO.
LA PIOGGIA CONTINUO':
"D' ORA IN POI QUANDO PIOVERA' OGNUNO DI VOI SI
DISTENDERA' ATTRAVERSO IL CIELO IN UN GRANDE
ARCO DI COLORE PER RICORDARE CHE SIETE TUTTI
AMICI E VIVETE IN PACE."
L'ARCOBALENO
E' UN SEGNO DI SPERANZA,DI
AMICIZIA E DI AMORE.
E COSI' QUANDO SCENDE LA PIOGGIA E
L'ARCOBALENO
APPARE NEL CIELO,RICORDIAMOCI DI
"VOLERCI BENE E APPREZZARCI
L'UNO CON L'ALTRO!"
L 'immagine dell'arcobaleno è da sempre sinonimo di pluralismo,
varietà di colori provenienti da un'unica fonte nonché immagine di tranquillità,
del ritorno del sole dopo la tempesta.
Don Tonino Bello, un grande vescovo italiano, amava definire la Pace come la "convivialità delle differenze",
ovvero mettere tutto insieme sul tavolo della stessa umanità.
" La Pace è mangiare il nostro pane a tavola insieme con i nostri fratelli".
Era solito collegare le differenze dell'umanità (colore, razza, religione) con i colori dell'arcobaleno .
I colori dell'arcobaleno hanno la caratteristica fisica di ripristinare la luce bianca se fatti girare velocemente,
quasi in sinergia per dar vita alla Luce .
Tuttavia, pensiamo che è nella Bibbia che possiamo trovare la prima vera origine dell'arcobaleno come simbolo di pace.
Nel primo libro dell'Antico Testamento c' é un passo che può essere considerato,
per il suo significato, l'origine della bandiera dei sette colori.
In esso Dio, appena passato il Diluvio Universale, pone un arcobaleno sulle nubi come segno della sua alleanza
con gli uomini e la natura, e promette che non ci sarà mai un altro Diluvio Universale sulla Terra.
Questa alleanza stabilisce la Pace tra la Terra e il Cielo e, di conseguenza, tra tutto il popolo .
Secondo le indicazioni di Dio, nelle rappresentazioni medievali del Giudizio Finale,
vediamo che i salvati sono circondati da un arcobaleno, simbolo della pace definitiva tra Dio e l'uomo.
Libro della Genesi - 9, 8-17
8 Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: 9 «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi;
10 con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca.
11 Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra».
l2 Dio disse:
«Questo è il segno dell'alleanza,
che io pongo tra me e voi
e tra ogni essere vivente che è con voi
per le generazioni eterne. ,
13 Il mio arco pongo sulle nubi
ed esso sarà il segno dell'alleanza tra me e la terra.
14 Quando radunerò le nubi sulla terra e apparirà l'arco sulle nubi
15 ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi
e tra ogni essere che vive in ogni carne
e non ci saranno più le acque
per il diluvio, per distruggere ogni carne.
16 L 'arco sarà sulle nubi
e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna
tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne
che è sulla terra».
17 Disse Dio a Noè: "Questo è il segno dell'alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra».
L'arcobaleno è menzionato anche nel Libro della Rivelazione come segno della Gloria di Dio.
Il passo seguente ci rivela che un arcobaleno circonda il trono di Dio.
Pace e Gloria di Dio:
questo è il significato che diamo ai colori dell'arcobaleno
per ricordare alla gente di vivere in pace.
lunedì 1 novembre 2010
Le sette parole dalla croce
Era veramente necessario che ogni parola pronunciata dal Signore Gesù Cristo sulla croce venisse raccolta e preservata. Nessun osso del Suo corpo doveva essere rotto, e nessuna delle Sue parole doveva andare perduta. Lo Spirito Santo ha fatto ricorso ad una cura del tutto particolare nel riportare le parole che il Salvatore pronunciò sulla croce. Queste espressioni, come sappiamo, sono state sette, il numero che assomma il tre, figura dell’Iddio infinito e il quattro, simbolo della creazione completa.
Il Signore Gesù, nella Sua agonia ha dimostrato, una volta di più, la perfezione che Lo ha sempre caratterizzato. In ogni frase che ebbe a pronunciare possiamo riscontrare un’incomparabile profondità di significato, e quando le singole espressioni vengono unite, nessun ragionamento umano può sfiorare la loro altezza. In questo, come in ogni altro caso, ci sentiamo spinti ad ammettere che: «Nessuno parlò mai come quest’uomo» (Giovanni 7:46). Le ultime parole di Cristo ci parlano, dell’angoscia del Suo spirito, della Sua piena lucidità mentale, dimostrata nella coerenza della Sua natura tesa al perdono, della fedeltà alla Sua missione, della relazione costante col Padre, dell'amore per la Parola, della Sua opera gloriosa, e infine, della completa fiducia nel Suo Padre celeste. Non c’è da meravigliarsi che tali frasi siano state oggetto di devota meditazione da parte di pastori, credenti, predicatori e teologi. Tutti costoro si sono compiaciuti nel porre la dovuta attenzione ad ogni sillaba di queste impareggiabili espressioni. Frasi solenne, che risplendono alla stessa maniera dei sette candelabri d’oro o delle sette stelle dell'Apocalisse e che in ogni tempo hanno guidato uomini e donne verso Colui che le ha pronunciate. Chiunque mediti su queste parole sarà in grado, tramite la guida dello Spirito Santo, di farne risaltare vari aspetti estremamente significativi. Da parte mia, non potrò offrire più che un assaggio in riferimento ad un argomento così profondo. In particolare, il mio tentativo si concreterà nel mettere in connessione queste espressioni con alcuni canoni importanti della nostra fede
1. «Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno»
In questo punto possiamo osservare il gratuito perdono dei peccati, come conseguenza della giustificazione offerta dal nostro Salvatore. Egli si presenta come il Mediatore nell’atto di intercedere nel cospetto del Padre per il peccatore.
2. «Oggi stesso sarai meco in paradiso»
Questa frase offre sicurezza al credente nell’ora del suo trapasso garantendo la sua ammissione nella presenza del Signore. È una dichiarazione che spazza via con forza la favola, del Purgatorio! Il Signore Gesù, nella pienezza del Suo potere regale, ha potuto aprire con la chiave di Davide una porta che nessuno avrebbe potuto chiudere, ammettendo in paradiso l’anima di un miserabile e indegno ma ora conscio della Sovranità e della Signoria di Cristo.
O Eterno, Re del cielo, che ammetti nel Tuo paradiso chiunque gradisci; non hai stabilito un tempo di attesa per i Tuoi rendenti, ma istantaneamente spalanchi per loro le porte di perle (cfr.Apocalisse 21:21); ogni potere tanto in terra quanto in cielo ti appartiene!
3. «Donna, ecco tuo figlio»
Questa frase dichiara l’autentica umanità di Cristo, il quale riconosce il Suo legame con Maria, Sua madre terrena. Questa dichiarazione non ci autorizza ad innalzare l’oggetto di tale amore; piuttosto ci spinge ad amare Colui che nel mezzo della Sua agonia si dà pensiero del dolore e dei bisogni di Sua madre e con lei, di tutta la Sua gente; poiché tutti quelli che fanno la volontà del Padre sono per Lui madri, sorelle e fratelli. (Matteo 12:50).
4. «Elì, Elì, lamà sabactanì?»
Questa è la quarta frase; espressione del peso e della sofferenza che Gesù, il nostro Sostituto, ebbe a patire nel momento in cui si stava caricando dei nostri peccati. Come conseguenza estrema del Suo sacrificio volontario, Cristo dovette subire il momentaneo abbandono da parte di Dio.
L’acutezza di questa espressione non potrà mai essere descritta in maniera adeguata. La parte umana del nostro Signore Gesù appare in queste parole angosciata, tutti i Suoi sentimenti interiori risultano avviluppati dallo sconforto: l’Eterno Iddio stava nascondendoGli il Suo volto. Sono parole che mettono in evidenza una sofferenza simile a quella causata dall’estremità aguzza di una spada che trafigga un cuore senza pietà.
5. «Ho sete»
Siamo al quinto grido di Gesù, grido che conferma ulteriormente e minuziosamente la verità della Scrittura in ogni suo aspetto. La parola di Dio rimane la base della nostra fede, essendo stabilita e confermata da ogni azione e da ogni parola del nostro Redentore. A questo punto possiamo osservare il modo in cui il Suo corpo, sfinito dalla sofferenza, condivida l’agonia dello spirito.
6. «È compiuto»
Questa è la sesta esclamazione, espressione della completa giustificazione del credente, dal momento che l’opera per mezzo della quale era possibile ottenerla era stata ormai, pienamente attuata. Il Perfetto Salvatore, il Capitano della nostra salvezza, aveva completato la Sua impresa, aveva distrutto il peccato e aveva stabilito su di esso la Sua eterna vittoria. Queste parole, tratte dalle Scritture, mostrano l’attaccamento di Gesù alla Parola di Dio. Solo dopo averle pronunciate e dopo averle gridate a voce spiegata, Cristo potè chinare la testa, che aveva mantenuta eretta per tutto il periodo della Sua lunga agonia, a testimonianza della Sua determinazione e della Sua tenacia.
7. «Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito»
Finalmente la riconciliazione con Dio. Gesù era rimasto al nostro posto fino alla fine della Sua missione; il Suo spirito poteva ormai tornare al Padre e presentare al Suo cospetto la nostra giustificazione. Questa espressione racchiude anche gli elementi di certezza su cui può fare affidamento ogni credente. Infatti, quando Gesù si è abbandonato nelle mani del Padre, tutti coloro che hanno posto fede in Lui sono stati avvicinati a Dio. Da quel momento in poi, noi tutti siamo nella mano di Gesù e nessuno potrà rapirci da essa (Giovanni 10:28). Come ci si potrà facilmente rendere conto, ogni parola conferma i canoni della nostra fede. «Chi ha orecchi da udire, oda» (Matteo 13:9).
Non sono forse queste espressioni un fertile campo di meditazione? Possa lo Spirito Santo guidarci mentre vi spigoliamo. Queste parole si prestano a molte altre interpretazioni, tutte colme di fruttuosi insegnamenti. Come i gradini di una scala o gli anelli di una catena d’oro, così ogni espressione può essere posta in mutua dipendenza con l’altra. Ad ogni modo, separatamente o in connessione, le Parole del nostro Maestro saranno fonte di insegnamento per ogni cuore che si accosterà ad esse con attenzione e riverenza.
Charles Haddon Spurgeon
Il Signore Gesù, nella Sua agonia ha dimostrato, una volta di più, la perfezione che Lo ha sempre caratterizzato. In ogni frase che ebbe a pronunciare possiamo riscontrare un’incomparabile profondità di significato, e quando le singole espressioni vengono unite, nessun ragionamento umano può sfiorare la loro altezza. In questo, come in ogni altro caso, ci sentiamo spinti ad ammettere che: «Nessuno parlò mai come quest’uomo» (Giovanni 7:46). Le ultime parole di Cristo ci parlano, dell’angoscia del Suo spirito, della Sua piena lucidità mentale, dimostrata nella coerenza della Sua natura tesa al perdono, della fedeltà alla Sua missione, della relazione costante col Padre, dell'amore per la Parola, della Sua opera gloriosa, e infine, della completa fiducia nel Suo Padre celeste. Non c’è da meravigliarsi che tali frasi siano state oggetto di devota meditazione da parte di pastori, credenti, predicatori e teologi. Tutti costoro si sono compiaciuti nel porre la dovuta attenzione ad ogni sillaba di queste impareggiabili espressioni. Frasi solenne, che risplendono alla stessa maniera dei sette candelabri d’oro o delle sette stelle dell'Apocalisse e che in ogni tempo hanno guidato uomini e donne verso Colui che le ha pronunciate. Chiunque mediti su queste parole sarà in grado, tramite la guida dello Spirito Santo, di farne risaltare vari aspetti estremamente significativi. Da parte mia, non potrò offrire più che un assaggio in riferimento ad un argomento così profondo. In particolare, il mio tentativo si concreterà nel mettere in connessione queste espressioni con alcuni canoni importanti della nostra fede
1. «Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno»
In questo punto possiamo osservare il gratuito perdono dei peccati, come conseguenza della giustificazione offerta dal nostro Salvatore. Egli si presenta come il Mediatore nell’atto di intercedere nel cospetto del Padre per il peccatore.
2. «Oggi stesso sarai meco in paradiso»
Questa frase offre sicurezza al credente nell’ora del suo trapasso garantendo la sua ammissione nella presenza del Signore. È una dichiarazione che spazza via con forza la favola, del Purgatorio! Il Signore Gesù, nella pienezza del Suo potere regale, ha potuto aprire con la chiave di Davide una porta che nessuno avrebbe potuto chiudere, ammettendo in paradiso l’anima di un miserabile e indegno ma ora conscio della Sovranità e della Signoria di Cristo.
O Eterno, Re del cielo, che ammetti nel Tuo paradiso chiunque gradisci; non hai stabilito un tempo di attesa per i Tuoi rendenti, ma istantaneamente spalanchi per loro le porte di perle (cfr.Apocalisse 21:21); ogni potere tanto in terra quanto in cielo ti appartiene!
3. «Donna, ecco tuo figlio»
Questa frase dichiara l’autentica umanità di Cristo, il quale riconosce il Suo legame con Maria, Sua madre terrena. Questa dichiarazione non ci autorizza ad innalzare l’oggetto di tale amore; piuttosto ci spinge ad amare Colui che nel mezzo della Sua agonia si dà pensiero del dolore e dei bisogni di Sua madre e con lei, di tutta la Sua gente; poiché tutti quelli che fanno la volontà del Padre sono per Lui madri, sorelle e fratelli. (Matteo 12:50).
4. «Elì, Elì, lamà sabactanì?»
Questa è la quarta frase; espressione del peso e della sofferenza che Gesù, il nostro Sostituto, ebbe a patire nel momento in cui si stava caricando dei nostri peccati. Come conseguenza estrema del Suo sacrificio volontario, Cristo dovette subire il momentaneo abbandono da parte di Dio.
L’acutezza di questa espressione non potrà mai essere descritta in maniera adeguata. La parte umana del nostro Signore Gesù appare in queste parole angosciata, tutti i Suoi sentimenti interiori risultano avviluppati dallo sconforto: l’Eterno Iddio stava nascondendoGli il Suo volto. Sono parole che mettono in evidenza una sofferenza simile a quella causata dall’estremità aguzza di una spada che trafigga un cuore senza pietà.
5. «Ho sete»
Siamo al quinto grido di Gesù, grido che conferma ulteriormente e minuziosamente la verità della Scrittura in ogni suo aspetto. La parola di Dio rimane la base della nostra fede, essendo stabilita e confermata da ogni azione e da ogni parola del nostro Redentore. A questo punto possiamo osservare il modo in cui il Suo corpo, sfinito dalla sofferenza, condivida l’agonia dello spirito.
6. «È compiuto»
Questa è la sesta esclamazione, espressione della completa giustificazione del credente, dal momento che l’opera per mezzo della quale era possibile ottenerla era stata ormai, pienamente attuata. Il Perfetto Salvatore, il Capitano della nostra salvezza, aveva completato la Sua impresa, aveva distrutto il peccato e aveva stabilito su di esso la Sua eterna vittoria. Queste parole, tratte dalle Scritture, mostrano l’attaccamento di Gesù alla Parola di Dio. Solo dopo averle pronunciate e dopo averle gridate a voce spiegata, Cristo potè chinare la testa, che aveva mantenuta eretta per tutto il periodo della Sua lunga agonia, a testimonianza della Sua determinazione e della Sua tenacia.
7. «Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito»
Finalmente la riconciliazione con Dio. Gesù era rimasto al nostro posto fino alla fine della Sua missione; il Suo spirito poteva ormai tornare al Padre e presentare al Suo cospetto la nostra giustificazione. Questa espressione racchiude anche gli elementi di certezza su cui può fare affidamento ogni credente. Infatti, quando Gesù si è abbandonato nelle mani del Padre, tutti coloro che hanno posto fede in Lui sono stati avvicinati a Dio. Da quel momento in poi, noi tutti siamo nella mano di Gesù e nessuno potrà rapirci da essa (Giovanni 10:28). Come ci si potrà facilmente rendere conto, ogni parola conferma i canoni della nostra fede. «Chi ha orecchi da udire, oda» (Matteo 13:9).
Non sono forse queste espressioni un fertile campo di meditazione? Possa lo Spirito Santo guidarci mentre vi spigoliamo. Queste parole si prestano a molte altre interpretazioni, tutte colme di fruttuosi insegnamenti. Come i gradini di una scala o gli anelli di una catena d’oro, così ogni espressione può essere posta in mutua dipendenza con l’altra. Ad ogni modo, separatamente o in connessione, le Parole del nostro Maestro saranno fonte di insegnamento per ogni cuore che si accosterà ad esse con attenzione e riverenza.
Charles Haddon Spurgeon
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ciao
per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere
