per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

lunedì 11 giugno 2012

L'umanesimo: l'uomo padrone di se stesso



Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia e non sia stato manifestato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione, l'avversario, colui che s'innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando sé stesso e proclamandosi Dio." (2 Tessalonicesi 2:3-8)

L'Umanesimo è la seconda religione più vecchia del mondo. Ebbe inizio nella storia quando il tentatore disse:“Davvero Dio ha detto …? Certo non morirete: Perché Dio sa che il giorno che ne mangerete, vi si apriranno gli occhi e voi sarete come dèi, e conoscerete (o sarete capaci di determinare da voi stessi) il bene e il male” (Genesi 3,1; 4-5)
Una più accurata rappresentazione tuttavia, consiste nell'uomo che nobilmente cerca di realizzare il proprio destino e il proprio ambiente attraverso la propria determinazione. 
L'UMANESIMO  è il riconoscimento, o l'adorazione del desiderio che l'uomo ha insito in se stesso di essere signore e sovrano.
Non sempre l'UMANESIMO nega l'esistenza di Dio. In realtà il tentatore, il fondatore dell'umanesimo, non fece alcun tentativo di negare la realtà di Dio.
Asseriva invece che Dio cercava di impedire la realizzazione personale dell'uomo: l'uomo deve essere il signore e sovrano di se stesso e deve poter scegliere, determinare da solo ciò che costituisce il bene e il male nei termini del proprio interesse.
Giacomo 2,19 ci dice che tutti i diavoli credono in Dio, “e tremano”, ma ciò non significa che siano cristiani. Il solo credere in Dio, quindi, non ci rende affatto cristiani.
Il Dizionario Webster definisce così l'Umanesimo:
"Una dottrina, un atteggiamento o un modo di vivere centrato sugli interessi o sui valore umani. Part.: filosofia che asserisce la dignità e il valore dell'uomo e la sua capacità di realizzarsi per mezzo della ragione, e che spesso respinge o rifiuta il soprannaturale."
Le fondamenta della filosofia umanista sono state enumerate in due manifesti, o dichiarazioni, compilate da leader umanisti nel 1933, e poi nel 1973.
Questi due Manifesti sono indicati semplicemente come MANIFESTO UMANISTA N. 1 e MANIFESTO UMANISTA N. 2.
Due dichiarazioni che figurano nel secondo manifesto sono particolarmente interessanti per i credenti, per arrivare a capire le fondamenta della filosofia umanista. Innanzi tutto l'Umanista dichiara:
"Rileviamo una insufficiente evidenza per credere all'esistenza del soprannaturaleè cosa priva di significato o irrilevante per il problema della sopravvivenza o della realizzazione della razza umana. Come non-teisti, partiamo dall'uomo, non da Dio; dalla natura, non dal divino."
Definendosi NON-TEISTI anziché atei, essi non negano l'esistenza di Dio ma dichiarano semplicemente che se esiste o no, Egli è cosa irrilevante per l'esperienza umana.
La distinzione può apparire secondaria, e invece è importante perché lascia spazio all'Umanesimo Religioso, che crede in Dio, ma che si centra sull'uomo e sulle sue necessità
In secondo luogo, il Manifesto dichiara: "…. Le religioni dogmatiche tradizionali o autoritarie, chemettono Dio, i rituali o il credo, al di sopra delle necessità umane e dell'esperienza umana, fanno undisservizio alla specie umana."
Gli Umanisti stanno così dichiarando che NON vi è autorità alcuna al di sopra dell'uomo.
Ciò, in pratica, equivale ad un rovesciamento spirituale dell'autorità di Dio.
L'uomo e le sue necessità vengono posti sul trono quale centro dell'universo, e tutto il resto è costretto a fare dell'uomo il suo centro. Il problema è quindi diventato un problema di dominio. Lo spirito dell'Umanesimo
L'Umanesimo è la filosofia della natura umana caduta.
Non è certo lo sviluppo della moderna comunità intellettuale, bensì di una forza spirituale che risale alle epoche precedenti la creazioneLo spirito dell'uomo caduto è spesso rappresentato come una umanità degradata, che si rivela nella dissolutezza e nel peccato. Una rappresentazione più accurata tuttavia è quella dell'uomo che si protende nobilmente verso il raggiungimento del proprio fato ed ambiente mediante la propria determinazione.
Si tratta dello stesso principio che vediamo in Lucifero quando disse:
"Ascenderò al cielo; Innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio, e Mi siederò sul monte dell'assemblea nei recessi del settentrione. Salirò al di sopra delle altezze delle nubi;Mi farò simile all'Altissimo" (Isaia 14, 13-14).  

Il sincretismo
sincretismo
Il sincretismo è il tentativo di far combinare fedi estranee e di farne una sola.
Sin dai primissimi inizi la religione di Israele – il Regno Settentrionale – era sincretistica. Geroboamo, figlio di Nebat, che portò Israele a peccare, prese due vitelli d'oro e li identificò con Dio (1 Re 12,28), e questo fece sorgere la confusione. Elia definì questo sincretismo “stare tra due opinioni” e lanciò una sfida ad Israele dicendo:
“Fino a quando resterete divisi tra due opinioni? Se il Signore è Dio, seguiteLo, ma se è Baal, allora seguite lui. E il popolo non rispose una parola” (1 Re 18,21).

Quando Israele fu diviso in due regni, Giuda e Israele, Israele praticò il sincretismo fino all'ultimo, e come risultato il Signore li distrusse. Il sincretismo è una forma di tiepidezza, e il Signore lo condanna con estrema durezza (Apocalisse 3, 14-16). Giuda fu spesso apostata (anziché sincretistico), e così poté essere richiamato alla fede e liberato dalla schiavitù. Nell'apostasia  si riconosce la differenza tra Dio e Satana; mentre nel sincretismo ogni tentativo di riconoscere tale differenza è negato e ostacolato.

II sincretismo si può definire la religione fai-da-te. Una religione-puzzle, di cui ciascuno sceglie le tessere che preferisce e le combina a suo gusto. Elementi religiosi dell'Occidente e dell'Oriente vengono miscelati e omogeneizzati; il Dio di Gesù Cristo perde la sua fisionomia in un «Cristo cosmico» che è la somma di tutti i grandi uomini, da Buddha a Maometto; la reincarnazione viene frullata con la risurrezione; la morale cristiana si combina con la libertà sessuale del tantrismo, senza che se ne colgano ovviamente i significati culturali profondi, ecc. Il sincretismo può essere una scelta pericolosa perché crea un disorientamento profondo e apre la via al soggettivismo completo. Ma è soprattutto un fenomeno che interessa i nuovi movimenti religiosi, molte forme estreme del pentecostalismo, e le varie sette che proliferano nelle società occidentali, oltre che in antiche comunità, come quelle afro-americane e indio-andine, ma soprattutto  ha aperto le porte all'ecumenismo da quando il Concilio Vaticano II ha sdemonizzato le religioni non cristiane, indicando nelle grandi tradizioni religiose dell'Oriente, come il buddhismo e l'induismo, i «semi del Verbo», cioè i valori cristiani presenti in forma anonima in queste tradizioni, pur in mezzo a disvalori. Si parla di ecumenismo, di incontri come quello di Assisi, 1986, quando Giovanni Paolo II ha invitato gli esponenti di tutte le grandi religioni del mondo a pregare il loro Dio per la pace. Di qui l'equazione: ecumenismo = sincretismo. Se in tutte le religioni ci sono valori significativi perché non cogliere gli elementi a ciascuno più congeniali per dar vita a una religione «su misura» del singolo credente? Ed infine il sincretismo ecumenico ha dato il via alla New Age. Lo sforzo delle varie religioni oggi, infatti, è rivolto alla pace nel mondo. Fiaccolate, incontri, meeting tra cattolici, protestanti, induisti, buddhisti, taoisti... sono all'ordine del giorno. Del resto la storia ci insegna che troppe guerre e stragi hanno avuto moventi religiosi. Perché allora non accogliere ciò che le diverse religioni ci offrono di meglio, buttando a mare vecchi esclusivismi pericolosi? Non è contribuire alla pace nel mondo? 
«La New Age rinnova, nelle condizioni culturali della nostra epoca, una delle speranze più antiche dell'uomo: la speranza di una Nuova Era di pace, di armonia e di riconciliazione dell'uomo con se stesso, con gli altri e con la natura, realizzata attraverso la scoperta e lo sviluppo delle capacità "divine" dell'uomo stesso. È questa speranza religiosa, antica quanto l'umanità stessa, a conferirle il suo fascino segreto» (card. Paul Poupard).
L'Umanesimo e i suoi principi
umanesimo
L'Umanesimo oggi, come il culto di Baal nell'antichità, è entrato nelle Chiese mascherato da religione biblica. La condanna dell'Umanesimo ci fa insorgere forti ostilità tutt'intorno da parte dei sincretisti, orgogliosi del loro compromesso e della loro tiepidezza (da loro stessi considerata come mite ragionevolezza).

I principi dell’umanesimo
 

Il problema della Signoria o Sovranità è il primo da considerare.
La parola biblica “signore”, “Kurios”, significa sovrano, proprietario assoluto e Dio.
Sulla “signoria” e “dominio” vi sono oggi una varietà di dottrine umanistiche: gli anarchici credono che la sovranità debba risiedere nell'individuo e secondo loro, nessun potere umano, naturale o soprannaturale, ha un qualsiasi diritto legale o potere sull'uomo. Per loro l'UOMO È IL SIGNORE, il dio di se stesso, è legge a se stesso, è la fonte della moralità.
Gli Umanisti Statisti ritengono che lo Stato sia sovrano e che la potenza e l'autorità ultima risiedano nello Stato.
La crescente persecuzione nelle scuole cristiane è una manifestazione dello Stato che rivendica la propria sovranità. Lo Stato reclama il diritto di governare ogni cosa, quale vero signore su tutte le cose. L'Umanesimo degli Statisti può considerare sia lo Stato-Nazione, sia lo Stato-Mondiale come sovrano, ma in entrambi i casi esso vede, secondo la filosofia di Hegel, lo Stato nei panni di un dio che cammina sulla terra.
L'Umanesimo vede l'uomo come una proprietà dell'uomo stesso o dello Stato, mentre la Scrittura ci dice che noi siamo proprietà di Dio in virtù della creazione, e quindi non apparteniamo a noi stessi: siamo stati acquistati a caro prezzo, e Paolo ci dice: “glorificate  quindi Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio” (1 Corinzi 6, 19-20). Essere proprietà di Dio significa che non abbiamo diritti da rivendicare contro di Lui: Gli apparteniamo in tutto il nostro essere assieme alle nostre famiglie e al denaro, che vanno usati al Suo comando e tramite la Sua Parola.
Diventare proprietà dello Stato significa che noi, con tutto quello che abbiamo e che siamo, diventiamo una cosa che gli appartiene e che lo Stato può usare nel modo che più ritiene opportuno. Lo Stato Umanistico, ogni giorno, richiede sempre di più alle sue proprietà,  al suo popolo.


Oggi le chiese sono piene di umanisti 

Essi credono in Dio come una grande risorsa, ma non in Lui come Signore.
Si rivolgono a Dio per riceverne aiuto, proprio come ci si rivolge ad un agente per l'assicurazione contro il fuoco o per la vita.
A loro piace usare Dio come si usa una ruota di scorta, per i casi di emergenza, ma senza troppo piacere.
Gli Umanisti dell'ambito della Chiesa pongono la signoria o la sovranità sugli uomini.
Per la fiducia spirituale non dipendono dalla grazia e dalla giustificazione di Dio, ma dalla propria esperienza religiosa personale, o dalla capacità di capire dottrine solide.
Ma la salvezza non si trova nella religione intellettuale della mente, né nella mente stessa, bensì nell'opera salvifica e sacrificale, nell'opera di Gesù Cristo che ci giustifica, opera che viene imputata a noi. 
È LUI IL SIGNORE.

L'Umanesimo come Religione
religione dell'umanità
Molta gente non riesce a vedere l'Umanesimo come una religione.
Verso gli anni 60, i leader moderni di questo tipo di religione hanno cambiato il nome da “Religione dell'Umanità” a UMANESIMOEra più facile infiltrarsi nelle Chiese quando vi si arrivava non in veste di “religione”, ma come una filosofia e come umanitarismo,  “Religione”= fede in Dio, così molti che non vedono l'UMANESIMO come una RELIGIONE, perché identificano la religione col credere in Dio,  accettano l'Umanesimo. 


Influenza dell'umanesimo nella chiesa 
Il nostro eterno nemico, Satana, ha l'abitudine di "strisciare" ogni tanto verso di noi. Prima che abbiamo anche solo la consapevolezza di essere coinvolti in una battaglia, egli ci ha orientati verso la sconfitta!
"Se anche una sola volta venisse verso di me allo scoperto, all'aperto", è il nostro desiderio, "allora non sarei colto di sorpresa." Ma è una chance improbabile! Satana era maestro di guerriglia molto tempo prima che i Marxisti cominciassero anche solo a sognarsela. I cristiani, purtroppo, sono ancora troppo propensi a pensare in termini di trincee di guerra, con linee ben distinte tra buoni e cattivi!
La società - e pare una vasta parte della Chiesa - negli ultimi cinquant'anni hanno abbracciato, o per lo meno sono state influenzate con forza, dall'Umanesimo (satana), senza mai essere consapevoli di quanto questa filosofia ha afferrato profondamente il mondo nella sua presa. Quale aspetto sta assumendo, così, questa "nuova chiesa"? Un aspetto molto diverso da quella che un tempo era la "Chiesa", qualcosa che potrebbe meglio essere definito "Chiesa revisionista o umanista". Sarcasticamente la si può chiamare "Chiesa deformata"! La sua conformazione corrisponde non tanto al cristianesimo storico, ma a quella che si potrebbe definire una nuova religione civile.

  1. Funzione celebrativa. Si celebrano con delle cerimonie religiose con forte significato simbolico che accompagna le tappe più importanti della vita: nascita (battesimo), la fine dell'adolescenza (confermazione), matrimonio (nozze in chiesa), morte (funerale religioso). Questo tipo di chiesa è pronto a "benedire" e giustificare tutto ciò che la gente ritiene importante, per quanto si opponga alla verità cristiana (ma quest'ultima non è una categoria che essi comprendano): commercio, edifici, bestiame, avvenimenti sportivi, guerre, politica, matrimoni omosessuali, divorzi, aborto, eutanasia, ecc.
  2. Gestione /promozione di valori prettamente umanistici. Concetti come: pace, amore, tolleranza, inclusivismo (il peccato più grave è la "discriminazione") solidarietà, ecologia, vengono affidati agli “operatori religiosi” che così sono chiamati a svolgere funzione educativa a diversi livelli,  in appoggio (e non certo in concorrenza) a ciò che sono chiamati a svolgere gli insegnanti “laici” della scuola statale.
  3. Animazione sociale. Agli “operatori religiosi” ed alle strutture della “chiesa” viene affidata la promozione di valori sociali, ricreativi e culturali (nei limiti, però, di dove le iniziative “laiche” della società civile non riescono ad arrivare, e certamente mai in concorrenza con esse, che hanno comunque priorità).
  4. Funzione consolatoria. Si intende la “cura d’anime”, ovvero la presa in carico delle persone psicologicamente più deboli, i malati, gli anziani, i morenti, in appoggio, ma mai in sostituzione, e certo non in concorrenza, con gli “specialisti” rigorosamente “laici” di ogni campo. Questa chiesa, infatti, affida un ruolo primario agli "esperti delle scienze sociali": assistenza sociale e giuridica, medicina, psichiatria, per quanto operino su presupposti diversi da quelli cristiani, o addirittura si oppongano ad essi.

A questo livello le “illusioni della religione” possono anche essere tollerate (con moderazione), basta che non si trasmetta mai alcuno sgradito concetto biblico tradizionale, altrimenti sarebbe considerato "sfruttamento della credulità popolare". Ad esempio: i Dieci comandamenti, il peccato, l'inferno, il diavolo, l'unicità di Cristo e simili, cose che non dovrebbero essere menzionate se non per metterle in questione e "spiegarle" umanamente. Secondo questo "cristianesimo revisionista umanistico" (di fatto un cristianesimo contraffatto), la gente non dovrebbe essere"spaventata" ma rassicurata da un Dio buono, tollerante ed amorevole (ma non santo) che, alla fine, "certamente"salverà tutti (altrimenti questa sarebbe una "discriminazione", il vero peccato capitale di questa "religione").
 
Origine satanica dell'Umanesimo 
torre di Babele 
L'origine dell'Umanesimo è quindi satanica. È lo spirito dell'auto-esaltazione e dell'auto-determinazione.
La tentazione presentata ad Eva consisteva nel grido umanista: "Sarai come Dio …" La tendenza del peccato non è verso il basso, ma verso l'alto. Lo spirito dell'umanesimo è l'uomo che sale ad una posizione di governo e di autorità; è l'uomo che stabilisce il proprio regno per se stesso e per la creazione.
Il problema è che egli fa questo in nome di se stesso, e non come rappresentante del Signore dell'Universo. 
"La dichiarazione della natura caduta è questa: 'Venite, costruiamoci una città, e una torre la cui cima raggiunga il cielo, e FACCIAMOCI un nome…" (Genesi 11, 4). 
La grande frustrazione dell'uomo nei suoi nobili sforzi, tuttavia, è di non raggiungere mai gli scopi ai quali è proteso. I suoi progetti finiscono sempre in frustrazione e rovina.
Satana mirava al trono di Dio ed è finito con la bocca piena di polvere. Adamo ed Eva miravano alla saggezza ed alla conoscenza, e hanno scoperto la propria nudità. Gli uomini a Babele miravano ad un grande nome, e furono dispersi per tutta la terra - proprio quello che cercavano di evitare.
Quando l'uomo si fa delle mire proprie, si scontra sempre con le proprie necessità ed i propri limiti.
Anziché riconoscere che i propri limiti sono il risultato dell'interruzione della sua relazione con Dio, l'uomo cerca e si sforza di coprire e correggere da solo quei limiti, con le proprie forze. Quando Adamo ed Eva scoprirono di essere nudi, cucirono insieme delle foglie di fico per coprirsi - un povero sostituto delle pelli animali che poi il Signore fornì loro. 
Oggi la nostra società è piena di simili "foglie di fico" quali sostituti di ciò che Do vuole darci: i programmi per il benessere, la legislazione sociale, il socialismo e cose simili non sono altro che foglie di fico che cercano di coprire le nudità dell'uomo nella sua condizione di uomo caduto. L'uomo è incline a ricucire la vecchia natura per riguadagnare il suo posto di autorità e di governo sulla terra. Ma fare una cosa simile separatamente dalla potenza e dal governo di Dio è finire con un mazzo di foglie di fico secche.   

Storia dell'Umanesimo  
 
L'Umanesimo ha le sue radici nelle antiche società paganeLa sua espressione più chiara fu probabilmente in Grecia e a Roma, e quindi ha avuto una diretta influenza sul corso della moderna cultura Occidentale.
Il pensiero greco e romano si basava in primo luogo sulla ragione e sulla capacità personale dell'uomo di controllare il proprio destino. I loro dèi, in particolare delle società successive, cosa erano? Impersonali o personificazioni di forze naturali - e non esseri con i quali poteva esserci una relazione e comunione scambievole. Il risultato era una società centrata sull'uomo. Quando giunse l'epoca in cui Cristo visse in Palestina, l'Impero Romano che poi avrebbe finito col deificare lo Stato Romano, nel quale lo stesso Imperatore doveva essere adorato come un dio, si trovava in un momento di transizione.
Nel mondo romano questa supremazia ultima dello Stato era l'incoronazione dell'uomo e del suo personale modo di governare quale sovrano, separatamente da Dio. 
La Chiesa fece irruzione nel mondo Romano con la sua confessione radicale che "Gesù è il Signore!"
I Romani di quei tempi adoravano lo Stato e per legge dovevano offrire sacrifici e libagioni al culto dell'Imperatore. Nel farlo, dichiaravano: "Cesare è il Signore!" I Romani non avevano problemi se i cristiani adoravano Gesù, ma quando si rifiutavano di confessare che Cesare era il Signore erano considerati dei sovversivi - nemici dello Stato.
Il conflitto era più profondo delle ideologie politiche dell'epoca.
Il conflitto tra Cesare e Cristo era una specie di guerra spirituale tra le forze che portano l'uomo a ribellarsi contro Dio e lo stesso regno di Dio. Poiché i cristiani si rifiutavano di confessare la supremazia dello Stato,pagavano questo rifiuto con la vita. 
Nel 312 d.C. tuttavia la persecuzione ebbe fine con la venuta di Costantino, il primo Imperatore Romano che abbracciò il Cristianesimo.
Sotto di lui il Cristianesimo divenne la religione di Stato, e di conseguenza la società occidentale fu "cristianizzata".  


Il ritorno dell’Umanesimo 
 
Verso il 1200 d.C., non appena gli esperti della Chiesa cominciarono a rivivere e a studiare gli scritti dei classici Greci e Romani,  l'UMANESIMO cominciò a riemergere.
I semi di questo periodo di "classicismo", com'era allora chiamato, germogliarono nel periodo noto come "Rinascimento". Il Rinascimento si centrava su questo mondo, sulla natura e sull'esaltazione della vita umana. Gli uomini del Rinascimento non avevano eliminato la Scrittura e la Legge di Dio dalla loro vita;misero semplicemente il loro pensiero personale, ed in particolare quello degli scrittori classici, sullo stesso piano con Dio e con la Scrittura.
Tipico degli uomini di questa specie fu Michelangelo, che nell'Oracolo dei Delfi, nella Cappella Sistina, in Vaticano, dipinse il profeta del Vecchio Testamento Geremia assieme ai profeti pagani. Verso la fine del Rinascimento, il pensiero cristiano e non cristiano erano allo stesso livello.  

La Riforma 
 
Poco dopo l'inizio del Rinascimento, la Riforma nell'Europa centrale e settentrionale infuse nella cultura occidentale una nuova corrente di vita che si centrava sulla Parola di Dio e sulla fedeltà alla Sua volontà rivelata per l'uomo e per la società.
Immediatamente dopo la Riforma tuttavia, servendosi di un movimento chiamato ILLUMINISMO, l'UMANESIMO rinnovò i suoi assalti sulla cultura intellettuale dell'Occidente.
Durante questo periodo (verso il 1600-1800), l'Umanesimo del Rinascimento fu secolarizzato.
In quel periodo, intellettuali con posizioni di leadership possono aver creduto in "Dio", ma Egli era considerato solo come un Essere che aveva creato l'universo, ma che poi se ne era allontanato.
Dio era il Dio della creazione naturalema in Lui non vi era niente di soprannaturale.
Il che portò a dare per scontato ogni fatto soprannaturale, visto che Dio non si considerava più come un Dio che interviene  negli affari e nei problemi degli uomini. In conseguenza a ciò, miracoli, azioni dello Spirito Santo e la Fede furono ridotti ad essere collocati  esclusivamente nella mente dei pensatori dell'epoca (diventarono cioè un fatto intellettuale e teorico che nessuno si aspettava più). Questi pensatori non erano atei, ma erano non-teisti. Dio per loro non aveva più alcuna importanza pratica, né alcuna influenza. 
All'apice dell'Illuminismo tuttavial'uomo si trovò ancora una volta davanti alla sua foglia di fico secca.
Senza un Dio personale, che Si prendesse cura di lui, l'uomo si trovò in balìa del fatalismo e della disperazione. Voltaire, detto il "Padre dell'Illuminismo", descrisse l'uomo così:  "Atomi tormentati su questa palla di argilla, lo sport della morte, la preda dei colpi del destino e del caso… che brancola nel buio alla ricerca di una luce che lo guidi".
Ma l'uomo dell'Illuminismo non considerò questa esigenza dell'uomo, e si adoperò per porre le basi del moderno Umanesimo, preparando la strada al pensiero materialistico e pragmatico del mondo moderno, che escludeva  Dio dal quadro e lasciava che fosse l'uomo a portare ordine e guarigione nella creazione. 
Così oggi ci ritroviamo con un miscuglio di due correnti di pensiero: una ha la sua origine nel Nuovo Testamento e nella Parola di Dio rivelata all'uomo.
Ci giunge attraverso la Riforma, ed oggi è la corrente principale di ciò che Dio sta facendo sulla terra per mezzo della Sua Chiesa.
La seconda corrente ha origine dalla Grecia classica e scorre attraverso il Rinascimento e l'Illuminismo, per diventare poi l'Umanesimo Moderno o filosofia secolare.
Purtroppo la divisione tra le due correnti non è così chiara come dovrebbe. 
Il pensiero cristiano assume infatti svariate forme: conservatore, fondamentalista, evangelico, carismatico, riformato e tradizionale. 
L'Umanesimo, allo stesso modo, si esprime in varie forme: Umanesimo religioso, Comunismo, Socialismo, Liberalismo, Umanesimo scientifico e Umanesimo democratico. Le due correnti si mescolano e scorrono insieme in vari punti, a dire il vero in molti punti, e la sfida per il cristianesimo che desideri vivere secondo la Parola di Dio consiste nel liberarsi  dall'influenza umanistica, e affinché ciò possa realizzarsi è necessario vedere e capire il miscuglio in cui siamo immersi e viviamo.

Cristianesimo contro Umanesimo 
umanocentrico 
Voglio ora mettere a confronto gli insegnamenti dell'Umanesimo e del Cristianesimo in sei punti fondamentali:  

1.  Il modo di considerare il mondo
Per il cristiano l'universo si centra in Dio e nella Sua volontà. Il Regno di Dio esisteva sin da prima della creazione, e lo scopo di Dio nel tempo è quello di ristabilire il Suo Regno riportandolo nel giusto ordine nell'Universo.
Il ministero di Gesù è stato quello di portare a compimento la volontà del Padre. Lo scopo principale della venuta di Gesù sulla terra e della Sua morte sulla Croce è stato quello di portare a compimento la volontà del Padre, di fare la volontà del Padre, e non  quello di salvare il mondoIl Suo punto focale era il Padre, non l'uomoEd ora Egli ha uno scopo nel regnare: quello di vedere che sulla terra è stato portato il Regno di Dio, affinché possa essere fatta la volontà del Padre. 
L'Umanesimo invece centra la vita e il suo scopo sulle necessità dell'uomo. È interessante rilevare come la prima cosa di cui Adamo ed Eva furono consapevoli dopo aver spezzato la loro relazione con Dio fosse quella di essere nudi.
Ogni opinione da parte del mondo, o teologica, che si centri sul far fronte alle necessità umane è umanistica alla radice, anche se nella terminologia e nell'applicazione appare cristiana. Ciò non significa affatto che il venire incontro alle necessità umane non debba esser parte del ministero cristiano. Significa invece che quello non deve essere il centro del suo orientamento. Il nostro centro focale deve essere sempre nella volontà del Padre.
 
2. La Fonte della Verità
Per il Cristiano la Verità è rivelata da una fonte superiore alle proprie esperienze.
Il Cristiano vive secondo la rivelazione obiettiva della Parola di Dio e sotto la guida soggettiva dello Spirito Santo. Per il Cristiano la verità è assoluta. La verità in cui viviamo nel 20° secolo è la stessa vissuta da Paolo nel 1° secolo. È la stessa per la società giapponese o americana, per l'uomo primitivo o colto.
È una verità unica per l'uomo del ghetto e per quello che abita in un palazzo.
È una verità unica, assolutaperché viene da Dio che è assoluto e non cambia mai. 
Per l'Umanista la verità è empirica, pragmatica.
In altre parole, solo ciò che può essere misurato con l'esperienza può essere chiamato verità - ovvero, solo se la cosa può essere misurata o sperimentata. Questo toglie ogni spazio alla Fede intesa alla maniera cristiana.
L'Umanesimo Moderno da una parte può accettare la verità di Cristo, e poi voltarsi ed accettare allo stesso tempo anche la "verità" di Hare Krishna.
Per l'Umanista non vi è contraddizione alcuna, poiché per lui tutto ciò che funziona può essere vero, ma non esiste una verità in senso ultimo o assoluto. Ed è proprio questo il punto in cui si è perduto gran parte del "Jesus Movement". I giovani accettavano Gesù, ma in realtà per loro Gesù rappresentava solo un altro "viaggio", non troppo diverso dall'esperienza della droga o della "Meditazione Orientale". E sebbene molte delle loro esperienze in Cristo fossero genuine, spesso mancava loro ogni capacità di capire la verità in senso assoluto, ossia che la Verità del Vangelo è vera, indipendentemente da cosa essi hanno sperimentato.
Per il fatto che la loro comprensione si basava solo su ciò che potevano sperimentare, e non sugli assoluti della Parola di Dio, quando l'esperienza mancava, la fede spariva.   
 
3. Morale, Etica e Legge
Come il Cristiano ha nella Scrittura la rivelazione della verità sulla vita, la stessa cosa vale per la verità sulle leggi morali, l'etica e la legge.
Dio ha parlato chiaramente: "Non fare …" e per il credente ciò risolve definitivamente il problema. Dio non dà mai statistiche o ragioni a sostegno dei Suoi Comandamenti; e non dice neppure: "Fai questo, perché è la via migliore." Egli dice: "Fai questo perché Io sono Dio." Per il credente un atto immorale è male non perché distrugge la sua vita personale o ferisce qualcun altro, ma perché offende DioPer noi la morale e l'etica sono degli assoluti.
Il Manifesto Umanista n. 2 invece dichiara:
"I valori morali hanno origine dall'esperienza dell'uomo. L'etica è autonoma e relativa, e non necessità di alcuna sanzione teologica o ideologica."
In altre parole, niente al di fuori dell'uomo può giudicare un'azione o una situazione e dire se è giusta o sbagliata. La moralità di una situazione è stabilita dal bisogno del momento. Così l'adulterio può essere un male se ferisce qualcuno, ma un bene se aiuta il matrimonio. Questa si chiama Etica Relativa o Etica delle Situazioni.
Questo modo di accostarsi all'etica deve infine influire sulla legge e sul sistema legale di una società. Poiché lalegge si basa su un codice morale, la stessa legge diventerà relativa. 
La nostra società sta scoprendo che le sue leggi non si adeguano più a ciò che la gente capisce come bene e male, e cioè la punizione capitale, le leggi sulla marijuana, le leggi contro la sodomia, le leggi che definiscono le responsabilità coniugali, eccetera.

4. L'uomo
La  Scrittura insegna che l'uomo si trova nella posizione di uomo cadutoe che la sua naturale inclinazione è fare il male e ribellarsi contro Dio.
La sola risposta dell'uomo per giungere alla vita è attraverso la redenzione di Gesù Cristo e la santificazione tramite lo Spirito SantoL'uomo separato da Dio è in una condizione senza speranza. 
La Filosofia Umanista considera l'uomo come il prodotto del suo ambiente.
L'umanista ritiene che l'uomo risulterà benissimo se gli sarà concesso di svilupparsi fuori dalla corruzione sociale e tradizionale che hanno bloccato la sua nobiltà. L'effetto di un simile pensiero è risultato nella proliferazione della legislazione sociale e cioè, in realtà, il cercare di correggere i difetti dell'uomo cercando di correggere l'ambiente.
Il criminale diventa allora la vittima della società, essendo stata la società a creare l'ambiente che lo ha costretto al comportamento criminale.
La società, secondo il pensiero umanista, è obbligata a riabilitarlo e a correggere l'ambiente e i difetti che in esso si trovano e di cui è responsabile. I movimenti dei "dirittisono un derivato di questo tipo di pensiero. L'eguaglianza nella società, come oggi viene proclamato, è un concetto umanisticoche in realtà afferma:"Nessuno, uomo o donna, può essere al di sopra di nessun altro, poiché ciò li renderebbe meno di una persona."
L'Egualitarismo è il prodotto dell'Umanesimodell'adorazione di un nuovo idolo, l'uomo, ed una nuova immagine estratta dall'immaginazione di un uomo.
 
5. L'Istruzione 
Per il cristiano l'istruzione dovrebbe essere l'addestramento per le vie di Dio. Si tratta di imparare a vivere: "Alleva un figlio sulla via che deve percorrere…" è l'avvertimento.
La Scrittura dichiara con chiarezza che esiste il modo in cui dovrebbe essere allevato il bambino: secondo la Legge di Dio. La maggior parte della gente non se ne rende conto, le scuole statali sono in massima parteinteramente umanistiche nel modo in cui affrontano il problema dell'istruzione.
John Dewey, il "padre dell'istruzione progressiva", che è stato uno dei più influenti educatori di questo secolo, nel 1933 è stato anche uno dei firmatari del Manifesto Umanista N.1.
Nelle scuole statali il problema non è tanto la mancannza di preghiera, della Bibbia e della sua lettura, o l'educazione sessuale: queste cose sono come il mal di testa in paragone al tumore al cervello. Il problema è che i bambini sono indottrinati dall'Umanesimo per un sempre maggior numero di ore.
Nel 1961 nel processo di Torcaso contro Watkins,  la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò che l’Umanesimo era una Religioneproprio come il Buddismo, il Taoismo e altre.
Se l'Umanesimo Secolare è la Filosofia alla base delle nostre scuole statali, allora, considerato da una prospettiva cristiana, vi è poca differenza tra l'addestramento ricevuto nelle scuole dominate dagli umanisti e quello che si riceverebbe sotto una religione pagana.
L'istruzione moderna sta cucendo foglie di fico, e le unisce per coprire la nudità dell'uomo. Vuole che un bambino si sviluppi "naturalmente", libero dai freni inibitori della religione e della tradizione.
Lo sviluppo dell'EGOin luogo della guida e dell'addestramento ad apprendere, è il metodo umanista per risolvere il problema.
 
6. Il Governo (La posizione dell'autorità) 
"Non vi è altra autorità al di fuori di Dio", dichiara la Scrittura, e quelle che esistono sono stabilite da Lui" (Romani 13, 1).
Il Governo (posizione di autorità), secondo il concetto cristiano del mondo, riceve dall'alto la sua autorità: Dio ha dato ai governi il diritto di governare.
In questa lucei capi dei popoli e quanti hanno incarichi pubblici devono rispondere a Dio, più che al popolo, per il modo in svolgono la loro funzione. Nelle Chiese le guide devono rendere conto a Dio delle loro azioni, e nella famiglia il marito deve rispondere a Dio, non alla moglie o ai figli, per il modo in cui li guida.
Il Governo Umanista riceve la sua autorità dal popolo.
I Romani avevano questo standard: SPOR = Senatus Populusque Romanus = "Il Senato del Popolo Romano". Era questa la base da cui emanava e operava il Governo Romano - il POPOLO.
Oggi il nostro Governo è in massima parte condotto dal consenso popolare, da ciò che il popolo vuole. È la legge del 51%. I funzionari eletti per prendere le loro decisioni non guardano  alla Legge di Dio, ma all'opinione della folla.
La regola del 51% si estende anche alla nostra vita privata. Se Rossi e Bianchi affermano che oggi la maggior parte della gente ha rapporti sessuali prima del matrimonio, allora deve essere giusto così, perché poi la gente agisce di conseguenza. 
La maggioranza diventa la norma, la regola-base. Ciò significa che se i Cristiani su una certa questionesono in minoranza, non saranno più considerati semplicemente dei "diversi", ma saranno degli "anormali".
Gli estremi di questo fatto li abbiamo potuti osservare nei paesi Comunisti, dove i Cristiani spesso sono stati mandati nei manicomi perché non concordavano con la "gente", e quindi sono stati condsiderati dei "deviati".
L'altra alternativa è la reclusione come sovversivi politici, visto che il Cristiano non può confessare la signoria dello Stato - una situazione non troppo diversa da quella dell'antica Roma.
Sono questi i danni di una società regolata in base alla voce del 51%.

Le tre forme dell'Umanesimo
new age
1. La forma OTTIMISTA - Il Manifesto N. 2 dichiara:
"Usando con saggezza la tecnologia, possiamo controllare l'ambiente, conquistare la povertà, ridurre notevolmente la malattia, estendere la durata della vita, modificare notevolmente il comportamento, alterare il corso dell'evoluzione umana e dello sviluppo culturale, dischiudere vasti, nuovi poteri e dare all'umanità una opportunità ineguagliata di raggiungere una vita abbondante e ricca di significato." L'Umanista ottimista intravede il sorgere di una NUOVA ERA (New Age) per mezzo della scienza e della tecnologia. Sarà l'utopia di un nuovo mondo. Nel suo libro "Beyond Freedom and Dignity" B.F. Skinner afferma: "Ancora non abbiamo visto cosa l'uomo può fare dell'uomo."
L'Umanesimo Ottimista intravede finalmente l'uomo che afferra il premio del dominio: ha mangiato il frutto ed è diventato saggio; si è fatto per se stesso un nome nella creazione ed ha coperto la propria nudità. 
 
2. La forma PESSIMISTA è tuttavia la seconda forma di umanesimo.
Vede l'uomo com'è in realtà. Capisce che le foglie di fico si sono seccate e che l'uomo è ancora nudo. Arthur Koestler ha riassunto benissimo questo punto di vista pessimistico quando ha affermato: "La natura ci ha lasciati in basso, pare che Dio abbia lasciato staccato il ricevitore, e il tempo sta trascorrendo".
Per l'Umanesimo Pessimista esiste solo il buio vuoto della nuda realtà senza Dio.
La risposta? "Emarginati! Fai quello che ti pare! Sfogati - mangia, bevi e divertiti!"  

3. Una forma di UMANESIMO RELIGIOSO è la terza forma  di Umanesimo.
Questo va da un liberalismo estremo e del Vangelo sociale, fino a forme di umanesimo carismaticoincentrato sull'uomo, e sul dovere di Dio di far fronte alle sue necessità. Per la Chiesa moderna il pericolo maggiore non è l'Umanesimo ateo, ma proprio  l'Umanesimo Religioso, che è pieno di attività religiosa, ma vuoto di contenuti, di sacrificio e di rinuncia. 

La società Cristiana tradizionale come noi l'abbiamo conosciuta è sul suo letto di morte.
La nostra società non solo è  secolare nello stile di vita e nel modo di considerare il mondo, ma anche nel pensiero e nella filosofia.
E mentre la società, e la Chiesasi scuotono di dosso gli indumenti di una tradizione validasi aprono - e sono già aperte - solo due alternative:
  1. Abbracciare e vivere nella forma dell'Umanesimo;
  2. Rientrare sotto il mandato del Regno di Dio.
“Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe, perché i suoi peccati si sono accumulati e sono giunti final cielo, e Dio si è ricordato delle sue iniquità” (Apocalisse 18:4,5). 

Conclusioni

La sola alternativa all'Umanesimo è la realtà del Regno di Dio
La sfida vera posta oggi davanti alla Chiesa è quella di diventare la dimostrazione visibile di una realtà invisibile che si centra su Dio, sulla Sua Legge e sulla Sua volontà.   Il nostro messaggio deve essere qualcosa di più delle sole parole e della predicazione, perché nel mondo moderno le parole hanno perso la loro potenza.
Dobbiamo poter dire: "Vieni con me, e ti farò vedere cosa significa essere cristiani!". 
Il Sangue dei martiri del 20° secolo di molte chiese orientali è stato sparso nella lotta contro le forze di sistemi e ideologie umanistiche. Per la Chiesa della società occidentale la prova non è lontana.
Dio sta scuotendo tutto quanto può essere scosso: l'umanesimo viene esposto, e la foglia di fico è secca.
La nostra chance è essere vestiti di rettitudineed essere una dimostrazione vivente del Regno di Dio.
Stiamo affrontando una battaglia paragonabile a quella combattuta contro la nostra fede dall'Impero Romano, dai Francesi e poi dalla Rivoluzione RussaNon dobbiamo lasciarci fuorviare dal fatto che labattaglia è meno aperta, e che è mascherata dalla preoccupazione per il pubblico benessere. È ugualmente una guerra, pienamente consapevole e totale.  E non sarà il caso di voltare le spalle a questa situazione, a meno che non vogliamo il Signore volti le spalle a noi.
Egli infatti ci richiama così: “Chi dunque Mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'Io lo riconoscerò davanti al Padre Mio che è in cielo; chi invece Mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'Io lo rinnegherò davanti al Padre Mio che è nei cieli” (Matteo 10, 32-33).

C'è una guerra in corso, e quindi che ti piaccia o no, vi sei coinvolto anche tu.
La sola questione è: DA CHE PARTE ti METTICol Signoreo con il grande Umanista, il Tentatore?
 
Chi è il tuo Signore e padrone? Dirai come Giosuè: “Quanto a me, e alla mia casa, noi serviremo il Signore”? (Giosuè 24,15)
Oppure seguirai ciecamente la maggioranza?

Oh terra, terra, terra, ascolta la Parola del Signore!” (Geremia 22,29)


Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia e non sia stato manifestato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione, l'avversario, colui che s'innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando sé stesso e proclamandosi Dio." (2 Tessalonicesi 2:3-8)

L'Umanesimo è la seconda religione più vecchia del mondo. Ebbe inizio nella storia quando il tentatore disse:“Davvero Dio ha detto …? Certo non morirete: Perché Dio sa che il giorno che ne mangerete, vi si apriranno gli occhi e voi sarete come dèi, e conoscerete (o sarete capaci di determinare da voi stessi) il bene e il male” (Genesi 3,1; 4-5)
Una più accurata rappresentazione tuttavia, consiste nell'uomo che nobilmente cerca di realizzare il proprio destino e il proprio ambiente attraverso la propria determinazione. 
L'UMANESIMO  è il riconoscimento, o l'adorazione del desiderio che l'uomo ha insito in se stesso di essere signore e sovrano.
Non sempre l'UMANESIMO nega l'esistenza di Dio. In realtà il tentatore, il fondatore dell'umanesimo, non fece alcun tentativo di negare la realtà di Dio.
Asseriva invece che Dio cercava di impedire la realizzazione personale dell'uomo: l'uomo deve essere il signore e sovrano di se stesso e deve poter scegliere, determinare da solo ciò che costituisce il bene e il male nei termini del proprio interesse.
Giacomo 2,19 ci dice che tutti i diavoli credono in Dio, “e tremano”, ma ciò non significa che siano cristiani. Il solo credere in Dio, quindi, non ci rende affatto cristiani.
Il Dizionario Webster definisce così l'Umanesimo:
"Una dottrina, un atteggiamento o un modo di vivere centrato sugli interessi o sui valore umani. Part.: filosofia che asserisce la dignità e il valore dell'uomo e la sua capacità di realizzarsi per mezzo della ragione, e che spesso respinge o rifiuta il soprannaturale."
Le fondamenta della filosofia umanista sono state enumerate in due manifesti, o dichiarazioni, compilate da leader umanisti nel 1933, e poi nel 1973.
Questi due Manifesti sono indicati semplicemente come MANIFESTO UMANISTA N. 1 e MANIFESTO UMANISTA N. 2.
Due dichiarazioni che figurano nel secondo manifesto sono particolarmente interessanti per i credenti, per arrivare a capire le fondamenta della filosofia umanista. Innanzi tutto l'Umanista dichiara:
"Rileviamo una insufficiente evidenza per credere all'esistenza del soprannaturaleè cosa priva di significato o irrilevante per il problema della sopravvivenza o della realizzazione della razza umana. Come non-teisti, partiamo dall'uomo, non da Dio; dalla natura, non dal divino."
Definendosi NON-TEISTI anziché atei, essi non negano l'esistenza di Dio ma dichiarano semplicemente che se esiste o no, Egli è cosa irrilevante per l'esperienza umana.
La distinzione può apparire secondaria, e invece è importante perché lascia spazio all'Umanesimo Religioso, che crede in Dio, ma che si centra sull'uomo e sulle sue necessità
In secondo luogo, il Manifesto dichiara: "…. Le religioni dogmatiche tradizionali o autoritarie, chemettono Dio, i rituali o il credo, al di sopra delle necessità umane e dell'esperienza umana, fanno undisservizio alla specie umana."
Gli Umanisti stanno così dichiarando che NON vi è autorità alcuna al di sopra dell'uomo.
Ciò, in pratica, equivale ad un rovesciamento spirituale dell'autorità di Dio.
L'uomo e le sue necessità vengono posti sul trono quale centro dell'universo, e tutto il resto è costretto a fare dell'uomo il suo centro. Il problema è quindi diventato un problema di dominio. Lo spirito dell'Umanesimo
L'Umanesimo è la filosofia della natura umana caduta.
Non è certo lo sviluppo della moderna comunità intellettuale, bensì di una forza spirituale che risale alle epoche precedenti la creazioneLo spirito dell'uomo caduto è spesso rappresentato come una umanità degradata, che si rivela nella dissolutezza e nel peccato. Una rappresentazione più accurata tuttavia è quella dell'uomo che si protende nobilmente verso il raggiungimento del proprio fato ed ambiente mediante la propria determinazione.
Si tratta dello stesso principio che vediamo in Lucifero quando disse:
"Ascenderò al cielo; Innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio, e Mi siederò sul monte dell'assemblea nei recessi del settentrione. Salirò al di sopra delle altezze delle nubi;Mi farò simile all'Altissimo" (Isaia 14, 13-14).  

Il sincretismo
sincretismo
Il sincretismo è il tentativo di far combinare fedi estranee e di farne una sola.
Sin dai primissimi inizi la religione di Israele – il Regno Settentrionale – era sincretistica. Geroboamo, figlio di Nebat, che portò Israele a peccare, prese due vitelli d'oro e li identificò con Dio (1 Re 12,28), e questo fece sorgere la confusione. Elia definì questo sincretismo “stare tra due opinioni” e lanciò una sfida ad Israele dicendo:
“Fino a quando resterete divisi tra due opinioni? Se il Signore è Dio, seguiteLo, ma se è Baal, allora seguite lui. E il popolo non rispose una parola” (1 Re 18,21).

Quando Israele fu diviso in due regni, Giuda e Israele, Israele praticò il sincretismo fino all'ultimo, e come risultato il Signore li distrusse. Il sincretismo è una forma di tiepidezza, e il Signore lo condanna con estrema durezza (Apocalisse 3, 14-16). Giuda fu spesso apostata (anziché sincretistico), e così poté essere richiamato alla fede e liberato dalla schiavitù. Nell'apostasia  si riconosce la differenza tra Dio e Satana; mentre nel sincretismo ogni tentativo di riconoscere tale differenza è negato e ostacolato.

II sincretismo si può definire la religione fai-da-te. Una religione-puzzle, di cui ciascuno sceglie le tessere che preferisce e le combina a suo gusto. Elementi religiosi dell'Occidente e dell'Oriente vengono miscelati e omogeneizzati; il Dio di Gesù Cristo perde la sua fisionomia in un «Cristo cosmico» che è la somma di tutti i grandi uomini, da Buddha a Maometto; la reincarnazione viene frullata con la risurrezione; la morale cristiana si combina con la libertà sessuale del tantrismo, senza che se ne colgano ovviamente i significati culturali profondi, ecc. Il sincretismo può essere una scelta pericolosa perché crea un disorientamento profondo e apre la via al soggettivismo completo. Ma è soprattutto un fenomeno che interessa i nuovi movimenti religiosi, molte forme estreme del pentecostalismo, e le varie sette che proliferano nelle società occidentali, oltre che in antiche comunità, come quelle afro-americane e indio-andine, ma soprattutto  ha aperto le porte all'ecumenismo da quando il Concilio Vaticano II ha sdemonizzato le religioni non cristiane, indicando nelle grandi tradizioni religiose dell'Oriente, come il buddhismo e l'induismo, i «semi del Verbo», cioè i valori cristiani presenti in forma anonima in queste tradizioni, pur in mezzo a disvalori. Si parla di ecumenismo, di incontri come quello di Assisi, 1986, quando Giovanni Paolo II ha invitato gli esponenti di tutte le grandi religioni del mondo a pregare il loro Dio per la pace. Di qui l'equazione: ecumenismo = sincretismo. Se in tutte le religioni ci sono valori significativi perché non cogliere gli elementi a ciascuno più congeniali per dar vita a una religione «su misura» del singolo credente? Ed infine il sincretismo ecumenico ha dato il via alla New Age. Lo sforzo delle varie religioni oggi, infatti, è rivolto alla pace nel mondo. Fiaccolate, incontri, meeting tra cattolici, protestanti, induisti, buddhisti, taoisti... sono all'ordine del giorno. Del resto la storia ci insegna che troppe guerre e stragi hanno avuto moventi religiosi. Perché allora non accogliere ciò che le diverse religioni ci offrono di meglio, buttando a mare vecchi esclusivismi pericolosi? Non è contribuire alla pace nel mondo? 
«La New Age rinnova, nelle condizioni culturali della nostra epoca, una delle speranze più antiche dell'uomo: la speranza di una Nuova Era di pace, di armonia e di riconciliazione dell'uomo con se stesso, con gli altri e con la natura, realizzata attraverso la scoperta e lo sviluppo delle capacità "divine" dell'uomo stesso. È questa speranza religiosa, antica quanto l'umanità stessa, a conferirle il suo fascino segreto» (card. Paul Poupard).
L'Umanesimo e i suoi principi
umanesimo
L'Umanesimo oggi, come il culto di Baal nell'antichità, è entrato nelle Chiese mascherato da religione biblica. La condanna dell'Umanesimo ci fa insorgere forti ostilità tutt'intorno da parte dei sincretisti, orgogliosi del loro compromesso e della loro tiepidezza (da loro stessi considerata come mite ragionevolezza).

I principi dell’umanesimo
 

Il problema della Signoria o Sovranità è il primo da considerare.
La parola biblica “signore”, “Kurios”, significa sovrano, proprietario assoluto e Dio.
Sulla “signoria” e “dominio” vi sono oggi una varietà di dottrine umanistiche: gli anarchici credono che la sovranità debba risiedere nell'individuo e secondo loro, nessun potere umano, naturale o soprannaturale, ha un qualsiasi diritto legale o potere sull'uomo. Per loro l'UOMO È IL SIGNORE, il dio di se stesso, è legge a se stesso, è la fonte della moralità.
Gli Umanisti Statisti ritengono che lo Stato sia sovrano e che la potenza e l'autorità ultima risiedano nello Stato.
La crescente persecuzione nelle scuole cristiane è una manifestazione dello Stato che rivendica la propria sovranità. Lo Stato reclama il diritto di governare ogni cosa, quale vero signore su tutte le cose. L'Umanesimo degli Statisti può considerare sia lo Stato-Nazione, sia lo Stato-Mondiale come sovrano, ma in entrambi i casi esso vede, secondo la filosofia di Hegel, lo Stato nei panni di un dio che cammina sulla terra.
L'Umanesimo vede l'uomo come una proprietà dell'uomo stesso o dello Stato, mentre la Scrittura ci dice che noi siamo proprietà di Dio in virtù della creazione, e quindi non apparteniamo a noi stessi: siamo stati acquistati a caro prezzo, e Paolo ci dice: “glorificate  quindi Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio” (1 Corinzi 6, 19-20). Essere proprietà di Dio significa che non abbiamo diritti da rivendicare contro di Lui: Gli apparteniamo in tutto il nostro essere assieme alle nostre famiglie e al denaro, che vanno usati al Suo comando e tramite la Sua Parola.
Diventare proprietà dello Stato significa che noi, con tutto quello che abbiamo e che siamo, diventiamo una cosa che gli appartiene e che lo Stato può usare nel modo che più ritiene opportuno. Lo Stato Umanistico, ogni giorno, richiede sempre di più alle sue proprietà,  al suo popolo.


Oggi le chiese sono piene di umanisti 

Essi credono in Dio come una grande risorsa, ma non in Lui come Signore.
Si rivolgono a Dio per riceverne aiuto, proprio come ci si rivolge ad un agente per l'assicurazione contro il fuoco o per la vita.
A loro piace usare Dio come si usa una ruota di scorta, per i casi di emergenza, ma senza troppo piacere.
Gli Umanisti dell'ambito della Chiesa pongono la signoria o la sovranità sugli uomini.
Per la fiducia spirituale non dipendono dalla grazia e dalla giustificazione di Dio, ma dalla propria esperienza religiosa personale, o dalla capacità di capire dottrine solide.
Ma la salvezza non si trova nella religione intellettuale della mente, né nella mente stessa, bensì nell'opera salvifica e sacrificale, nell'opera di Gesù Cristo che ci giustifica, opera che viene imputata a noi. 
È LUI IL SIGNORE.

L'Umanesimo come Religione
religione dell'umanità
Molta gente non riesce a vedere l'Umanesimo come una religione.
Verso gli anni 60, i leader moderni di questo tipo di religione hanno cambiato il nome da “Religione dell'Umanità” a UMANESIMOEra più facile infiltrarsi nelle Chiese quando vi si arrivava non in veste di “religione”, ma come una filosofia e come umanitarismo,  “Religione”= fede in Dio, così molti che non vedono l'UMANESIMO come una RELIGIONE, perché identificano la religione col credere in Dio,  accettano l'Umanesimo. 


Influenza dell'umanesimo nella chiesa 
Il nostro eterno nemico, Satana, ha l'abitudine di "strisciare" ogni tanto verso di noi. Prima che abbiamo anche solo la consapevolezza di essere coinvolti in una battaglia, egli ci ha orientati verso la sconfitta!
"Se anche una sola volta venisse verso di me allo scoperto, all'aperto", è il nostro desiderio, "allora non sarei colto di sorpresa." Ma è una chance improbabile! Satana era maestro di guerriglia molto tempo prima che i Marxisti cominciassero anche solo a sognarsela. I cristiani, purtroppo, sono ancora troppo propensi a pensare in termini di trincee di guerra, con linee ben distinte tra buoni e cattivi!
La società - e pare una vasta parte della Chiesa - negli ultimi cinquant'anni hanno abbracciato, o per lo meno sono state influenzate con forza, dall'Umanesimo (satana), senza mai essere consapevoli di quanto questa filosofia ha afferrato profondamente il mondo nella sua presa. Quale aspetto sta assumendo, così, questa "nuova chiesa"? Un aspetto molto diverso da quella che un tempo era la "Chiesa", qualcosa che potrebbe meglio essere definito "Chiesa revisionista o umanista". Sarcasticamente la si può chiamare "Chiesa deformata"! La sua conformazione corrisponde non tanto al cristianesimo storico, ma a quella che si potrebbe definire una nuova religione civile.

  1. Funzione celebrativa. Si celebrano con delle cerimonie religiose con forte significato simbolico che accompagna le tappe più importanti della vita: nascita (battesimo), la fine dell'adolescenza (confermazione), matrimonio (nozze in chiesa), morte (funerale religioso). Questo tipo di chiesa è pronto a "benedire" e giustificare tutto ciò che la gente ritiene importante, per quanto si opponga alla verità cristiana (ma quest'ultima non è una categoria che essi comprendano): commercio, edifici, bestiame, avvenimenti sportivi, guerre, politica, matrimoni omosessuali, divorzi, aborto, eutanasia, ecc.
  2. Gestione /promozione di valori prettamente umanistici. Concetti come: pace, amore, tolleranza, inclusivismo (il peccato più grave è la "discriminazione") solidarietà, ecologia, vengono affidati agli “operatori religiosi” che così sono chiamati a svolgere funzione educativa a diversi livelli,  in appoggio (e non certo in concorrenza) a ciò che sono chiamati a svolgere gli insegnanti “laici” della scuola statale.
  3. Animazione sociale. Agli “operatori religiosi” ed alle strutture della “chiesa” viene affidata la promozione di valori sociali, ricreativi e culturali (nei limiti, però, di dove le iniziative “laiche” della società civile non riescono ad arrivare, e certamente mai in concorrenza con esse, che hanno comunque priorità).
  4. Funzione consolatoria. Si intende la “cura d’anime”, ovvero la presa in carico delle persone psicologicamente più deboli, i malati, gli anziani, i morenti, in appoggio, ma mai in sostituzione, e certo non in concorrenza, con gli “specialisti” rigorosamente “laici” di ogni campo. Questa chiesa, infatti, affida un ruolo primario agli "esperti delle scienze sociali": assistenza sociale e giuridica, medicina, psichiatria, per quanto operino su presupposti diversi da quelli cristiani, o addirittura si oppongano ad essi.

A questo livello le “illusioni della religione” possono anche essere tollerate (con moderazione), basta che non si trasmetta mai alcuno sgradito concetto biblico tradizionale, altrimenti sarebbe considerato "sfruttamento della credulità popolare". Ad esempio: i Dieci comandamenti, il peccato, l'inferno, il diavolo, l'unicità di Cristo e simili, cose che non dovrebbero essere menzionate se non per metterle in questione e "spiegarle" umanamente. Secondo questo "cristianesimo revisionista umanistico" (di fatto un cristianesimo contraffatto), la gente non dovrebbe essere"spaventata" ma rassicurata da un Dio buono, tollerante ed amorevole (ma non santo) che, alla fine, "certamente"salverà tutti (altrimenti questa sarebbe una "discriminazione", il vero peccato capitale di questa "religione").
 
Origine satanica dell'Umanesimo 
torre di Babele 
L'origine dell'Umanesimo è quindi satanica. È lo spirito dell'auto-esaltazione e dell'auto-determinazione.
La tentazione presentata ad Eva consisteva nel grido umanista: "Sarai come Dio …" La tendenza del peccato non è verso il basso, ma verso l'alto. Lo spirito dell'umanesimo è l'uomo che sale ad una posizione di governo e di autorità; è l'uomo che stabilisce il proprio regno per se stesso e per la creazione.
Il problema è che egli fa questo in nome di se stesso, e non come rappresentante del Signore dell'Universo. 
"La dichiarazione della natura caduta è questa: 'Venite, costruiamoci una città, e una torre la cui cima raggiunga il cielo, e FACCIAMOCI un nome…" (Genesi 11, 4). 
La grande frustrazione dell'uomo nei suoi nobili sforzi, tuttavia, è di non raggiungere mai gli scopi ai quali è proteso. I suoi progetti finiscono sempre in frustrazione e rovina.
Satana mirava al trono di Dio ed è finito con la bocca piena di polvere. Adamo ed Eva miravano alla saggezza ed alla conoscenza, e hanno scoperto la propria nudità. Gli uomini a Babele miravano ad un grande nome, e furono dispersi per tutta la terra - proprio quello che cercavano di evitare.
Quando l'uomo si fa delle mire proprie, si scontra sempre con le proprie necessità ed i propri limiti.
Anziché riconoscere che i propri limiti sono il risultato dell'interruzione della sua relazione con Dio, l'uomo cerca e si sforza di coprire e correggere da solo quei limiti, con le proprie forze. Quando Adamo ed Eva scoprirono di essere nudi, cucirono insieme delle foglie di fico per coprirsi - un povero sostituto delle pelli animali che poi il Signore fornì loro. 
Oggi la nostra società è piena di simili "foglie di fico" quali sostituti di ciò che Do vuole darci: i programmi per il benessere, la legislazione sociale, il socialismo e cose simili non sono altro che foglie di fico che cercano di coprire le nudità dell'uomo nella sua condizione di uomo caduto. L'uomo è incline a ricucire la vecchia natura per riguadagnare il suo posto di autorità e di governo sulla terra. Ma fare una cosa simile separatamente dalla potenza e dal governo di Dio è finire con un mazzo di foglie di fico secche.   

Storia dell'Umanesimo  
 
L'Umanesimo ha le sue radici nelle antiche società paganeLa sua espressione più chiara fu probabilmente in Grecia e a Roma, e quindi ha avuto una diretta influenza sul corso della moderna cultura Occidentale.
Il pensiero greco e romano si basava in primo luogo sulla ragione e sulla capacità personale dell'uomo di controllare il proprio destino. I loro dèi, in particolare delle società successive, cosa erano? Impersonali o personificazioni di forze naturali - e non esseri con i quali poteva esserci una relazione e comunione scambievole. Il risultato era una società centrata sull'uomo. Quando giunse l'epoca in cui Cristo visse in Palestina, l'Impero Romano che poi avrebbe finito col deificare lo Stato Romano, nel quale lo stesso Imperatore doveva essere adorato come un dio, si trovava in un momento di transizione.
Nel mondo romano questa supremazia ultima dello Stato era l'incoronazione dell'uomo e del suo personale modo di governare quale sovrano, separatamente da Dio. 
La Chiesa fece irruzione nel mondo Romano con la sua confessione radicale che "Gesù è il Signore!"
I Romani di quei tempi adoravano lo Stato e per legge dovevano offrire sacrifici e libagioni al culto dell'Imperatore. Nel farlo, dichiaravano: "Cesare è il Signore!" I Romani non avevano problemi se i cristiani adoravano Gesù, ma quando si rifiutavano di confessare che Cesare era il Signore erano considerati dei sovversivi - nemici dello Stato.
Il conflitto era più profondo delle ideologie politiche dell'epoca.
Il conflitto tra Cesare e Cristo era una specie di guerra spirituale tra le forze che portano l'uomo a ribellarsi contro Dio e lo stesso regno di Dio. Poiché i cristiani si rifiutavano di confessare la supremazia dello Stato,pagavano questo rifiuto con la vita. 
Nel 312 d.C. tuttavia la persecuzione ebbe fine con la venuta di Costantino, il primo Imperatore Romano che abbracciò il Cristianesimo.
Sotto di lui il Cristianesimo divenne la religione di Stato, e di conseguenza la società occidentale fu "cristianizzata".  


Il ritorno dell’Umanesimo 
 
Verso il 1200 d.C., non appena gli esperti della Chiesa cominciarono a rivivere e a studiare gli scritti dei classici Greci e Romani,  l'UMANESIMO cominciò a riemergere.
I semi di questo periodo di "classicismo", com'era allora chiamato, germogliarono nel periodo noto come "Rinascimento". Il Rinascimento si centrava su questo mondo, sulla natura e sull'esaltazione della vita umana. Gli uomini del Rinascimento non avevano eliminato la Scrittura e la Legge di Dio dalla loro vita;misero semplicemente il loro pensiero personale, ed in particolare quello degli scrittori classici, sullo stesso piano con Dio e con la Scrittura.
Tipico degli uomini di questa specie fu Michelangelo, che nell'Oracolo dei Delfi, nella Cappella Sistina, in Vaticano, dipinse il profeta del Vecchio Testamento Geremia assieme ai profeti pagani. Verso la fine del Rinascimento, il pensiero cristiano e non cristiano erano allo stesso livello.  

La Riforma 
 
Poco dopo l'inizio del Rinascimento, la Riforma nell'Europa centrale e settentrionale infuse nella cultura occidentale una nuova corrente di vita che si centrava sulla Parola di Dio e sulla fedeltà alla Sua volontà rivelata per l'uomo e per la società.
Immediatamente dopo la Riforma tuttavia, servendosi di un movimento chiamato ILLUMINISMO, l'UMANESIMO rinnovò i suoi assalti sulla cultura intellettuale dell'Occidente.
Durante questo periodo (verso il 1600-1800), l'Umanesimo del Rinascimento fu secolarizzato.
In quel periodo, intellettuali con posizioni di leadership possono aver creduto in "Dio", ma Egli era considerato solo come un Essere che aveva creato l'universo, ma che poi se ne era allontanato.
Dio era il Dio della creazione naturalema in Lui non vi era niente di soprannaturale.
Il che portò a dare per scontato ogni fatto soprannaturale, visto che Dio non si considerava più come un Dio che interviene  negli affari e nei problemi degli uomini. In conseguenza a ciò, miracoli, azioni dello Spirito Santo e la Fede furono ridotti ad essere collocati  esclusivamente nella mente dei pensatori dell'epoca (diventarono cioè un fatto intellettuale e teorico che nessuno si aspettava più). Questi pensatori non erano atei, ma erano non-teisti. Dio per loro non aveva più alcuna importanza pratica, né alcuna influenza. 
All'apice dell'Illuminismo tuttavial'uomo si trovò ancora una volta davanti alla sua foglia di fico secca.
Senza un Dio personale, che Si prendesse cura di lui, l'uomo si trovò in balìa del fatalismo e della disperazione. Voltaire, detto il "Padre dell'Illuminismo", descrisse l'uomo così:  "Atomi tormentati su questa palla di argilla, lo sport della morte, la preda dei colpi del destino e del caso… che brancola nel buio alla ricerca di una luce che lo guidi".
Ma l'uomo dell'Illuminismo non considerò questa esigenza dell'uomo, e si adoperò per porre le basi del moderno Umanesimo, preparando la strada al pensiero materialistico e pragmatico del mondo moderno, che escludeva  Dio dal quadro e lasciava che fosse l'uomo a portare ordine e guarigione nella creazione. 
Così oggi ci ritroviamo con un miscuglio di due correnti di pensiero: una ha la sua origine nel Nuovo Testamento e nella Parola di Dio rivelata all'uomo.
Ci giunge attraverso la Riforma, ed oggi è la corrente principale di ciò che Dio sta facendo sulla terra per mezzo della Sua Chiesa.
La seconda corrente ha origine dalla Grecia classica e scorre attraverso il Rinascimento e l'Illuminismo, per diventare poi l'Umanesimo Moderno o filosofia secolare.
Purtroppo la divisione tra le due correnti non è così chiara come dovrebbe. 
Il pensiero cristiano assume infatti svariate forme: conservatore, fondamentalista, evangelico, carismatico, riformato e tradizionale. 
L'Umanesimo, allo stesso modo, si esprime in varie forme: Umanesimo religioso, Comunismo, Socialismo, Liberalismo, Umanesimo scientifico e Umanesimo democratico. Le due correnti si mescolano e scorrono insieme in vari punti, a dire il vero in molti punti, e la sfida per il cristianesimo che desideri vivere secondo la Parola di Dio consiste nel liberarsi  dall'influenza umanistica, e affinché ciò possa realizzarsi è necessario vedere e capire il miscuglio in cui siamo immersi e viviamo.

Cristianesimo contro Umanesimo 
umanocentrico 
Voglio ora mettere a confronto gli insegnamenti dell'Umanesimo e del Cristianesimo in sei punti fondamentali:  

1.  Il modo di considerare il mondo
Per il cristiano l'universo si centra in Dio e nella Sua volontà. Il Regno di Dio esisteva sin da prima della creazione, e lo scopo di Dio nel tempo è quello di ristabilire il Suo Regno riportandolo nel giusto ordine nell'Universo.
Il ministero di Gesù è stato quello di portare a compimento la volontà del Padre. Lo scopo principale della venuta di Gesù sulla terra e della Sua morte sulla Croce è stato quello di portare a compimento la volontà del Padre, di fare la volontà del Padre, e non  quello di salvare il mondoIl Suo punto focale era il Padre, non l'uomoEd ora Egli ha uno scopo nel regnare: quello di vedere che sulla terra è stato portato il Regno di Dio, affinché possa essere fatta la volontà del Padre. 
L'Umanesimo invece centra la vita e il suo scopo sulle necessità dell'uomo. È interessante rilevare come la prima cosa di cui Adamo ed Eva furono consapevoli dopo aver spezzato la loro relazione con Dio fosse quella di essere nudi.
Ogni opinione da parte del mondo, o teologica, che si centri sul far fronte alle necessità umane è umanistica alla radice, anche se nella terminologia e nell'applicazione appare cristiana. Ciò non significa affatto che il venire incontro alle necessità umane non debba esser parte del ministero cristiano. Significa invece che quello non deve essere il centro del suo orientamento. Il nostro centro focale deve essere sempre nella volontà del Padre.
 
2. La Fonte della Verità
Per il Cristiano la Verità è rivelata da una fonte superiore alle proprie esperienze.
Il Cristiano vive secondo la rivelazione obiettiva della Parola di Dio e sotto la guida soggettiva dello Spirito Santo. Per il Cristiano la verità è assoluta. La verità in cui viviamo nel 20° secolo è la stessa vissuta da Paolo nel 1° secolo. È la stessa per la società giapponese o americana, per l'uomo primitivo o colto.
È una verità unica per l'uomo del ghetto e per quello che abita in un palazzo.
È una verità unica, assolutaperché viene da Dio che è assoluto e non cambia mai. 
Per l'Umanista la verità è empirica, pragmatica.
In altre parole, solo ciò che può essere misurato con l'esperienza può essere chiamato verità - ovvero, solo se la cosa può essere misurata o sperimentata. Questo toglie ogni spazio alla Fede intesa alla maniera cristiana.
L'Umanesimo Moderno da una parte può accettare la verità di Cristo, e poi voltarsi ed accettare allo stesso tempo anche la "verità" di Hare Krishna.
Per l'Umanista non vi è contraddizione alcuna, poiché per lui tutto ciò che funziona può essere vero, ma non esiste una verità in senso ultimo o assoluto. Ed è proprio questo il punto in cui si è perduto gran parte del "Jesus Movement". I giovani accettavano Gesù, ma in realtà per loro Gesù rappresentava solo un altro "viaggio", non troppo diverso dall'esperienza della droga o della "Meditazione Orientale". E sebbene molte delle loro esperienze in Cristo fossero genuine, spesso mancava loro ogni capacità di capire la verità in senso assoluto, ossia che la Verità del Vangelo è vera, indipendentemente da cosa essi hanno sperimentato.
Per il fatto che la loro comprensione si basava solo su ciò che potevano sperimentare, e non sugli assoluti della Parola di Dio, quando l'esperienza mancava, la fede spariva.   
 
3. Morale, Etica e Legge
Come il Cristiano ha nella Scrittura la rivelazione della verità sulla vita, la stessa cosa vale per la verità sulle leggi morali, l'etica e la legge.
Dio ha parlato chiaramente: "Non fare …" e per il credente ciò risolve definitivamente il problema. Dio non dà mai statistiche o ragioni a sostegno dei Suoi Comandamenti; e non dice neppure: "Fai questo, perché è la via migliore." Egli dice: "Fai questo perché Io sono Dio." Per il credente un atto immorale è male non perché distrugge la sua vita personale o ferisce qualcun altro, ma perché offende DioPer noi la morale e l'etica sono degli assoluti.
Il Manifesto Umanista n. 2 invece dichiara:
"I valori morali hanno origine dall'esperienza dell'uomo. L'etica è autonoma e relativa, e non necessità di alcuna sanzione teologica o ideologica."
In altre parole, niente al di fuori dell'uomo può giudicare un'azione o una situazione e dire se è giusta o sbagliata. La moralità di una situazione è stabilita dal bisogno del momento. Così l'adulterio può essere un male se ferisce qualcuno, ma un bene se aiuta il matrimonio. Questa si chiama Etica Relativa o Etica delle Situazioni.
Questo modo di accostarsi all'etica deve infine influire sulla legge e sul sistema legale di una società. Poiché lalegge si basa su un codice morale, la stessa legge diventerà relativa. 
La nostra società sta scoprendo che le sue leggi non si adeguano più a ciò che la gente capisce come bene e male, e cioè la punizione capitale, le leggi sulla marijuana, le leggi contro la sodomia, le leggi che definiscono le responsabilità coniugali, eccetera.

4. L'uomo
La  Scrittura insegna che l'uomo si trova nella posizione di uomo cadutoe che la sua naturale inclinazione è fare il male e ribellarsi contro Dio.
La sola risposta dell'uomo per giungere alla vita è attraverso la redenzione di Gesù Cristo e la santificazione tramite lo Spirito SantoL'uomo separato da Dio è in una condizione senza speranza. 
La Filosofia Umanista considera l'uomo come il prodotto del suo ambiente.
L'umanista ritiene che l'uomo risulterà benissimo se gli sarà concesso di svilupparsi fuori dalla corruzione sociale e tradizionale che hanno bloccato la sua nobiltà. L'effetto di un simile pensiero è risultato nella proliferazione della legislazione sociale e cioè, in realtà, il cercare di correggere i difetti dell'uomo cercando di correggere l'ambiente.
Il criminale diventa allora la vittima della società, essendo stata la società a creare l'ambiente che lo ha costretto al comportamento criminale.
La società, secondo il pensiero umanista, è obbligata a riabilitarlo e a correggere l'ambiente e i difetti che in esso si trovano e di cui è responsabile. I movimenti dei "dirittisono un derivato di questo tipo di pensiero. L'eguaglianza nella società, come oggi viene proclamato, è un concetto umanisticoche in realtà afferma:"Nessuno, uomo o donna, può essere al di sopra di nessun altro, poiché ciò li renderebbe meno di una persona."
L'Egualitarismo è il prodotto dell'Umanesimodell'adorazione di un nuovo idolo, l'uomo, ed una nuova immagine estratta dall'immaginazione di un uomo.
 
5. L'Istruzione 
Per il cristiano l'istruzione dovrebbe essere l'addestramento per le vie di Dio. Si tratta di imparare a vivere: "Alleva un figlio sulla via che deve percorrere…" è l'avvertimento.
La Scrittura dichiara con chiarezza che esiste il modo in cui dovrebbe essere allevato il bambino: secondo la Legge di Dio. La maggior parte della gente non se ne rende conto, le scuole statali sono in massima parteinteramente umanistiche nel modo in cui affrontano il problema dell'istruzione.
John Dewey, il "padre dell'istruzione progressiva", che è stato uno dei più influenti educatori di questo secolo, nel 1933 è stato anche uno dei firmatari del Manifesto Umanista N.1.
Nelle scuole statali il problema non è tanto la mancannza di preghiera, della Bibbia e della sua lettura, o l'educazione sessuale: queste cose sono come il mal di testa in paragone al tumore al cervello. Il problema è che i bambini sono indottrinati dall'Umanesimo per un sempre maggior numero di ore.
Nel 1961 nel processo di Torcaso contro Watkins,  la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò che l’Umanesimo era una Religioneproprio come il Buddismo, il Taoismo e altre.
Se l'Umanesimo Secolare è la Filosofia alla base delle nostre scuole statali, allora, considerato da una prospettiva cristiana, vi è poca differenza tra l'addestramento ricevuto nelle scuole dominate dagli umanisti e quello che si riceverebbe sotto una religione pagana.
L'istruzione moderna sta cucendo foglie di fico, e le unisce per coprire la nudità dell'uomo. Vuole che un bambino si sviluppi "naturalmente", libero dai freni inibitori della religione e della tradizione.
Lo sviluppo dell'EGOin luogo della guida e dell'addestramento ad apprendere, è il metodo umanista per risolvere il problema.
 
6. Il Governo (La posizione dell'autorità) 
"Non vi è altra autorità al di fuori di Dio", dichiara la Scrittura, e quelle che esistono sono stabilite da Lui" (Romani 13, 1).
Il Governo (posizione di autorità), secondo il concetto cristiano del mondo, riceve dall'alto la sua autorità: Dio ha dato ai governi il diritto di governare.
In questa lucei capi dei popoli e quanti hanno incarichi pubblici devono rispondere a Dio, più che al popolo, per il modo in svolgono la loro funzione. Nelle Chiese le guide devono rendere conto a Dio delle loro azioni, e nella famiglia il marito deve rispondere a Dio, non alla moglie o ai figli, per il modo in cui li guida.
Il Governo Umanista riceve la sua autorità dal popolo.
I Romani avevano questo standard: SPOR = Senatus Populusque Romanus = "Il Senato del Popolo Romano". Era questa la base da cui emanava e operava il Governo Romano - il POPOLO.
Oggi il nostro Governo è in massima parte condotto dal consenso popolare, da ciò che il popolo vuole. È la legge del 51%. I funzionari eletti per prendere le loro decisioni non guardano  alla Legge di Dio, ma all'opinione della folla.
La regola del 51% si estende anche alla nostra vita privata. Se Rossi e Bianchi affermano che oggi la maggior parte della gente ha rapporti sessuali prima del matrimonio, allora deve essere giusto così, perché poi la gente agisce di conseguenza. 
La maggioranza diventa la norma, la regola-base. Ciò significa che se i Cristiani su una certa questionesono in minoranza, non saranno più considerati semplicemente dei "diversi", ma saranno degli "anormali".
Gli estremi di questo fatto li abbiamo potuti osservare nei paesi Comunisti, dove i Cristiani spesso sono stati mandati nei manicomi perché non concordavano con la "gente", e quindi sono stati condsiderati dei "deviati".
L'altra alternativa è la reclusione come sovversivi politici, visto che il Cristiano non può confessare la signoria dello Stato - una situazione non troppo diversa da quella dell'antica Roma.
Sono questi i danni di una società regolata in base alla voce del 51%.

Le tre forme dell'Umanesimo
new age
1. La forma OTTIMISTA - Il Manifesto N. 2 dichiara:
"Usando con saggezza la tecnologia, possiamo controllare l'ambiente, conquistare la povertà, ridurre notevolmente la malattia, estendere la durata della vita, modificare notevolmente il comportamento, alterare il corso dell'evoluzione umana e dello sviluppo culturale, dischiudere vasti, nuovi poteri e dare all'umanità una opportunità ineguagliata di raggiungere una vita abbondante e ricca di significato." L'Umanista ottimista intravede il sorgere di una NUOVA ERA (New Age) per mezzo della scienza e della tecnologia. Sarà l'utopia di un nuovo mondo. Nel suo libro "Beyond Freedom and Dignity" B.F. Skinner afferma: "Ancora non abbiamo visto cosa l'uomo può fare dell'uomo."
L'Umanesimo Ottimista intravede finalmente l'uomo che afferra il premio del dominio: ha mangiato il frutto ed è diventato saggio; si è fatto per se stesso un nome nella creazione ed ha coperto la propria nudità. 
 
2. La forma PESSIMISTA è tuttavia la seconda forma di umanesimo.
Vede l'uomo com'è in realtà. Capisce che le foglie di fico si sono seccate e che l'uomo è ancora nudo. Arthur Koestler ha riassunto benissimo questo punto di vista pessimistico quando ha affermato: "La natura ci ha lasciati in basso, pare che Dio abbia lasciato staccato il ricevitore, e il tempo sta trascorrendo".
Per l'Umanesimo Pessimista esiste solo il buio vuoto della nuda realtà senza Dio.
La risposta? "Emarginati! Fai quello che ti pare! Sfogati - mangia, bevi e divertiti!"  

3. Una forma di UMANESIMO RELIGIOSO è la terza forma  di Umanesimo.
Questo va da un liberalismo estremo e del Vangelo sociale, fino a forme di umanesimo carismaticoincentrato sull'uomo, e sul dovere di Dio di far fronte alle sue necessità. Per la Chiesa moderna il pericolo maggiore non è l'Umanesimo ateo, ma proprio  l'Umanesimo Religioso, che è pieno di attività religiosa, ma vuoto di contenuti, di sacrificio e di rinuncia. 

La società Cristiana tradizionale come noi l'abbiamo conosciuta è sul suo letto di morte.
La nostra società non solo è  secolare nello stile di vita e nel modo di considerare il mondo, ma anche nel pensiero e nella filosofia.
E mentre la società, e la Chiesasi scuotono di dosso gli indumenti di una tradizione validasi aprono - e sono già aperte - solo due alternative:
  1. Abbracciare e vivere nella forma dell'Umanesimo;
  2. Rientrare sotto il mandato del Regno di Dio.
“Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe, perché i suoi peccati si sono accumulati e sono giunti final cielo, e Dio si è ricordato delle sue iniquità” (Apocalisse 18:4,5). 

Conclusioni

La sola alternativa all'Umanesimo è la realtà del Regno di Dio
La sfida vera posta oggi davanti alla Chiesa è quella di diventare la dimostrazione visibile di una realtà invisibile che si centra su Dio, sulla Sua Legge e sulla Sua volontà.   Il nostro messaggio deve essere qualcosa di più delle sole parole e della predicazione, perché nel mondo moderno le parole hanno perso la loro potenza.
Dobbiamo poter dire: "Vieni con me, e ti farò vedere cosa significa essere cristiani!". 
Il Sangue dei martiri del 20° secolo di molte chiese orientali è stato sparso nella lotta contro le forze di sistemi e ideologie umanistiche. Per la Chiesa della società occidentale la prova non è lontana.
Dio sta scuotendo tutto quanto può essere scosso: l'umanesimo viene esposto, e la foglia di fico è secca.
La nostra chance è essere vestiti di rettitudineed essere una dimostrazione vivente del Regno di Dio.
Stiamo affrontando una battaglia paragonabile a quella combattuta contro la nostra fede dall'Impero Romano, dai Francesi e poi dalla Rivoluzione RussaNon dobbiamo lasciarci fuorviare dal fatto che labattaglia è meno aperta, e che è mascherata dalla preoccupazione per il pubblico benessere. È ugualmente una guerra, pienamente consapevole e totale.  E non sarà il caso di voltare le spalle a questa situazione, a meno che non vogliamo il Signore volti le spalle a noi.
Egli infatti ci richiama così: “Chi dunque Mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'Io lo riconoscerò davanti al Padre Mio che è in cielo; chi invece Mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'Io lo rinnegherò davanti al Padre Mio che è nei cieli” (Matteo 10, 32-33).

C'è una guerra in corso, e quindi che ti piaccia o no, vi sei coinvolto anche tu.
La sola questione è: DA CHE PARTE ti METTICol Signoreo con il grande Umanista, il Tentatore?
 
Chi è il tuo Signore e padrone? Dirai come Giosuè: “Quanto a me, e alla mia casa, noi serviremo il Signore”? (Giosuè 24,15)
Oppure seguirai ciecamente la maggioranza?

Oh terra, terra, terra, ascolta la Parola del Signore!” (Geremia 22,29)

Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia e non sia stato manifestato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione, l'avversario, colui che s'innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando sé stesso e proclamandosi Dio." (2 Tessalonicesi 2:3-8)

L'Umanesimo è la seconda religione più vecchia del mondo. Ebbe inizio nella storia quando il tentatore disse:“Davvero Dio ha detto …? Certo non morirete: Perché Dio sa che il giorno che ne mangerete, vi si apriranno gli occhi e voi sarete come dèi, e conoscerete (o sarete capaci di determinare da voi stessi) il bene e il male” (Genesi 3,1; 4-5)
Una più accurata rappresentazione tuttavia, consiste nell'uomo che nobilmente cerca di realizzare il proprio destino e il proprio ambiente attraverso la propria determinazione. 
L'UMANESIMO  è il riconoscimento, o l'adorazione del desiderio che l'uomo ha insito in se stesso di essere signore e sovrano.
Non sempre l'UMANESIMO nega l'esistenza di Dio. In realtà il tentatore, il fondatore dell'umanesimo, non fece alcun tentativo di negare la realtà di Dio.
Asseriva invece che Dio cercava di impedire la realizzazione personale dell'uomo: l'uomo deve essere il signore e sovrano di se stesso e deve poter scegliere, determinare da solo ciò che costituisce il bene e il male nei termini del proprio interesse.
Giacomo 2,19 ci dice che tutti i diavoli credono in Dio, “e tremano”, ma ciò non significa che siano cristiani. Il solo credere in Dio, quindi, non ci rende affatto cristiani.
Il Dizionario Webster definisce così l'Umanesimo:
"Una dottrina, un atteggiamento o un modo di vivere centrato sugli interessi o sui valore umani. Part.: filosofia che asserisce la dignità e il valore dell'uomo e la sua capacità di realizzarsi per mezzo della ragione, e che spesso respinge o rifiuta il soprannaturale."
Le fondamenta della filosofia umanista sono state enumerate in due manifesti, o dichiarazioni, compilate da leader umanisti nel 1933, e poi nel 1973.
Questi due Manifesti sono indicati semplicemente come MANIFESTO UMANISTA N. 1 e MANIFESTO UMANISTA N. 2.
Due dichiarazioni che figurano nel secondo manifesto sono particolarmente interessanti per i credenti, per arrivare a capire le fondamenta della filosofia umanista. Innanzi tutto l'Umanista dichiara:
"Rileviamo una insufficiente evidenza per credere all'esistenza del soprannaturaleè cosa priva di significato o irrilevante per il problema della sopravvivenza o della realizzazione della razza umana. Come non-teisti, partiamo dall'uomo, non da Dio; dalla natura, non dal divino."
Definendosi NON-TEISTI anziché atei, essi non negano l'esistenza di Dio ma dichiarano semplicemente che se esiste o no, Egli è cosa irrilevante per l'esperienza umana.
La distinzione può apparire secondaria, e invece è importante perché lascia spazio all'Umanesimo Religioso, che crede in Dio, ma che si centra sull'uomo e sulle sue necessità
In secondo luogo, il Manifesto dichiara: "…. Le religioni dogmatiche tradizionali o autoritarie, chemettono Dio, i rituali o il credo, al di sopra delle necessità umane e dell'esperienza umana, fanno undisservizio alla specie umana."
Gli Umanisti stanno così dichiarando che NON vi è autorità alcuna al di sopra dell'uomo.
Ciò, in pratica, equivale ad un rovesciamento spirituale dell'autorità di Dio.
L'uomo e le sue necessità vengono posti sul trono quale centro dell'universo, e tutto il resto è costretto a fare dell'uomo il suo centro. Il problema è quindi diventato un problema di dominio. Lo spirito dell'Umanesimo
L'Umanesimo è la filosofia della natura umana caduta.
Non è certo lo sviluppo della moderna comunità intellettuale, bensì di una forza spirituale che risale alle epoche precedenti la creazioneLo spirito dell'uomo caduto è spesso rappresentato come una umanità degradata, che si rivela nella dissolutezza e nel peccato. Una rappresentazione più accurata tuttavia è quella dell'uomo che si protende nobilmente verso il raggiungimento del proprio fato ed ambiente mediante la propria determinazione.
Si tratta dello stesso principio che vediamo in Lucifero quando disse:
"Ascenderò al cielo; Innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio, e Mi siederò sul monte dell'assemblea nei recessi del settentrione. Salirò al di sopra delle altezze delle nubi;Mi farò simile all'Altissimo" (Isaia 14, 13-14).  

Il sincretismo
sincretismo
Il sincretismo è il tentativo di far combinare fedi estranee e di farne una sola.
Sin dai primissimi inizi la religione di Israele – il Regno Settentrionale – era sincretistica. Geroboamo, figlio di Nebat, che portò Israele a peccare, prese due vitelli d'oro e li identificò con Dio (1 Re 12,28), e questo fece sorgere la confusione. Elia definì questo sincretismo “stare tra due opinioni” e lanciò una sfida ad Israele dicendo:
“Fino a quando resterete divisi tra due opinioni? Se il Signore è Dio, seguiteLo, ma se è Baal, allora seguite lui. E il popolo non rispose una parola” (1 Re 18,21).

Quando Israele fu diviso in due regni, Giuda e Israele, Israele praticò il sincretismo fino all'ultimo, e come risultato il Signore li distrusse. Il sincretismo è una forma di tiepidezza, e il Signore lo condanna con estrema durezza (Apocalisse 3, 14-16). Giuda fu spesso apostata (anziché sincretistico), e così poté essere richiamato alla fede e liberato dalla schiavitù. Nell'apostasia  si riconosce la differenza tra Dio e Satana; mentre nel sincretismo ogni tentativo di riconoscere tale differenza è negato e ostacolato.

II sincretismo si può definire la religione fai-da-te. Una religione-puzzle, di cui ciascuno sceglie le tessere che preferisce e le combina a suo gusto. Elementi religiosi dell'Occidente e dell'Oriente vengono miscelati e omogeneizzati; il Dio di Gesù Cristo perde la sua fisionomia in un «Cristo cosmico» che è la somma di tutti i grandi uomini, da Buddha a Maometto; la reincarnazione viene frullata con la risurrezione; la morale cristiana si combina con la libertà sessuale del tantrismo, senza che se ne colgano ovviamente i significati culturali profondi, ecc. Il sincretismo può essere una scelta pericolosa perché crea un disorientamento profondo e apre la via al soggettivismo completo. Ma è soprattutto un fenomeno che interessa i nuovi movimenti religiosi, molte forme estreme del pentecostalismo, e le varie sette che proliferano nelle società occidentali, oltre che in antiche comunità, come quelle afro-americane e indio-andine, ma soprattutto  ha aperto le porte all'ecumenismo da quando il Concilio Vaticano II ha sdemonizzato le religioni non cristiane, indicando nelle grandi tradizioni religiose dell'Oriente, come il buddhismo e l'induismo, i «semi del Verbo», cioè i valori cristiani presenti in forma anonima in queste tradizioni, pur in mezzo a disvalori. Si parla di ecumenismo, di incontri come quello di Assisi, 1986, quando Giovanni Paolo II ha invitato gli esponenti di tutte le grandi religioni del mondo a pregare il loro Dio per la pace. Di qui l'equazione: ecumenismo = sincretismo. Se in tutte le religioni ci sono valori significativi perché non cogliere gli elementi a ciascuno più congeniali per dar vita a una religione «su misura» del singolo credente? Ed infine il sincretismo ecumenico ha dato il via alla New Age. Lo sforzo delle varie religioni oggi, infatti, è rivolto alla pace nel mondo. Fiaccolate, incontri, meeting tra cattolici, protestanti, induisti, buddhisti, taoisti... sono all'ordine del giorno. Del resto la storia ci insegna che troppe guerre e stragi hanno avuto moventi religiosi. Perché allora non accogliere ciò che le diverse religioni ci offrono di meglio, buttando a mare vecchi esclusivismi pericolosi? Non è contribuire alla pace nel mondo? 
«La New Age rinnova, nelle condizioni culturali della nostra epoca, una delle speranze più antiche dell'uomo: la speranza di una Nuova Era di pace, di armonia e di riconciliazione dell'uomo con se stesso, con gli altri e con la natura, realizzata attraverso la scoperta e lo sviluppo delle capacità "divine" dell'uomo stesso. È questa speranza religiosa, antica quanto l'umanità stessa, a conferirle il suo fascino segreto» (card. Paul Poupard).
L'Umanesimo e i suoi principi
umanesimo
L'Umanesimo oggi, come il culto di Baal nell'antichità, è entrato nelle Chiese mascherato da religione biblica. La condanna dell'Umanesimo ci fa insorgere forti ostilità tutt'intorno da parte dei sincretisti, orgogliosi del loro compromesso e della loro tiepidezza (da loro stessi considerata come mite ragionevolezza).

I principi dell’umanesimo
 

Il problema della Signoria o Sovranità è il primo da considerare.
La parola biblica “signore”, “Kurios”, significa sovrano, proprietario assoluto e Dio.
Sulla “signoria” e “dominio” vi sono oggi una varietà di dottrine umanistiche: gli anarchici credono che la sovranità debba risiedere nell'individuo e secondo loro, nessun potere umano, naturale o soprannaturale, ha un qualsiasi diritto legale o potere sull'uomo. Per loro l'UOMO È IL SIGNORE, il dio di se stesso, è legge a se stesso, è la fonte della moralità.
Gli Umanisti Statisti ritengono che lo Stato sia sovrano e che la potenza e l'autorità ultima risiedano nello Stato.
La crescente persecuzione nelle scuole cristiane è una manifestazione dello Stato che rivendica la propria sovranità. Lo Stato reclama il diritto di governare ogni cosa, quale vero signore su tutte le cose. L'Umanesimo degli Statisti può considerare sia lo Stato-Nazione, sia lo Stato-Mondiale come sovrano, ma in entrambi i casi esso vede, secondo la filosofia di Hegel, lo Stato nei panni di un dio che cammina sulla terra.
L'Umanesimo vede l'uomo come una proprietà dell'uomo stesso o dello Stato, mentre la Scrittura ci dice che noi siamo proprietà di Dio in virtù della creazione, e quindi non apparteniamo a noi stessi: siamo stati acquistati a caro prezzo, e Paolo ci dice: “glorificate  quindi Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio” (1 Corinzi 6, 19-20). Essere proprietà di Dio significa che non abbiamo diritti da rivendicare contro di Lui: Gli apparteniamo in tutto il nostro essere assieme alle nostre famiglie e al denaro, che vanno usati al Suo comando e tramite la Sua Parola.
Diventare proprietà dello Stato significa che noi, con tutto quello che abbiamo e che siamo, diventiamo una cosa che gli appartiene e che lo Stato può usare nel modo che più ritiene opportuno. Lo Stato Umanistico, ogni giorno, richiede sempre di più alle sue proprietà,  al suo popolo.


Oggi le chiese sono piene di umanisti 

Essi credono in Dio come una grande risorsa, ma non in Lui come Signore.
Si rivolgono a Dio per riceverne aiuto, proprio come ci si rivolge ad un agente per l'assicurazione contro il fuoco o per la vita.
A loro piace usare Dio come si usa una ruota di scorta, per i casi di emergenza, ma senza troppo piacere.
Gli Umanisti dell'ambito della Chiesa pongono la signoria o la sovranità sugli uomini.
Per la fiducia spirituale non dipendono dalla grazia e dalla giustificazione di Dio, ma dalla propria esperienza religiosa personale, o dalla capacità di capire dottrine solide.
Ma la salvezza non si trova nella religione intellettuale della mente, né nella mente stessa, bensì nell'opera salvifica e sacrificale, nell'opera di Gesù Cristo che ci giustifica, opera che viene imputata a noi. 
È LUI IL SIGNORE.

L'Umanesimo come Religione
religione dell'umanità
Molta gente non riesce a vedere l'Umanesimo come una religione.
Verso gli anni 60, i leader moderni di questo tipo di religione hanno cambiato il nome da “Religione dell'Umanità” a UMANESIMOEra più facile infiltrarsi nelle Chiese quando vi si arrivava non in veste di “religione”, ma come una filosofia e come umanitarismo,  “Religione”= fede in Dio, così molti che non vedono l'UMANESIMO come una RELIGIONE, perché identificano la religione col credere in Dio,  accettano l'Umanesimo. 


Influenza dell'umanesimo nella chiesa 
Il nostro eterno nemico, Satana, ha l'abitudine di "strisciare" ogni tanto verso di noi. Prima che abbiamo anche solo la consapevolezza di essere coinvolti in una battaglia, egli ci ha orientati verso la sconfitta!
"Se anche una sola volta venisse verso di me allo scoperto, all'aperto", è il nostro desiderio, "allora non sarei colto di sorpresa." Ma è una chance improbabile! Satana era maestro di guerriglia molto tempo prima che i Marxisti cominciassero anche solo a sognarsela. I cristiani, purtroppo, sono ancora troppo propensi a pensare in termini di trincee di guerra, con linee ben distinte tra buoni e cattivi!
La società - e pare una vasta parte della Chiesa - negli ultimi cinquant'anni hanno abbracciato, o per lo meno sono state influenzate con forza, dall'Umanesimo (satana), senza mai essere consapevoli di quanto questa filosofia ha afferrato profondamente il mondo nella sua presa. Quale aspetto sta assumendo, così, questa "nuova chiesa"? Un aspetto molto diverso da quella che un tempo era la "Chiesa", qualcosa che potrebbe meglio essere definito "Chiesa revisionista o umanista". Sarcasticamente la si può chiamare "Chiesa deformata"! La sua conformazione corrisponde non tanto al cristianesimo storico, ma a quella che si potrebbe definire una nuova religione civile.

  1. Funzione celebrativa. Si celebrano con delle cerimonie religiose con forte significato simbolico che accompagna le tappe più importanti della vita: nascita (battesimo), la fine dell'adolescenza (confermazione), matrimonio (nozze in chiesa), morte (funerale religioso). Questo tipo di chiesa è pronto a "benedire" e giustificare tutto ciò che la gente ritiene importante, per quanto si opponga alla verità cristiana (ma quest'ultima non è una categoria che essi comprendano): commercio, edifici, bestiame, avvenimenti sportivi, guerre, politica, matrimoni omosessuali, divorzi, aborto, eutanasia, ecc.
  2. Gestione /promozione di valori prettamente umanistici. Concetti come: pace, amore, tolleranza, inclusivismo (il peccato più grave è la "discriminazione") solidarietà, ecologia, vengono affidati agli “operatori religiosi” che così sono chiamati a svolgere funzione educativa a diversi livelli,  in appoggio (e non certo in concorrenza) a ciò che sono chiamati a svolgere gli insegnanti “laici” della scuola statale.
  3. Animazione sociale. Agli “operatori religiosi” ed alle strutture della “chiesa” viene affidata la promozione di valori sociali, ricreativi e culturali (nei limiti, però, di dove le iniziative “laiche” della società civile non riescono ad arrivare, e certamente mai in concorrenza con esse, che hanno comunque priorità).
  4. Funzione consolatoria. Si intende la “cura d’anime”, ovvero la presa in carico delle persone psicologicamente più deboli, i malati, gli anziani, i morenti, in appoggio, ma mai in sostituzione, e certo non in concorrenza, con gli “specialisti” rigorosamente “laici” di ogni campo. Questa chiesa, infatti, affida un ruolo primario agli "esperti delle scienze sociali": assistenza sociale e giuridica, medicina, psichiatria, per quanto operino su presupposti diversi da quelli cristiani, o addirittura si oppongano ad essi.

A questo livello le “illusioni della religione” possono anche essere tollerate (con moderazione), basta che non si trasmetta mai alcuno sgradito concetto biblico tradizionale, altrimenti sarebbe considerato "sfruttamento della credulità popolare". Ad esempio: i Dieci comandamenti, il peccato, l'inferno, il diavolo, l'unicità di Cristo e simili, cose che non dovrebbero essere menzionate se non per metterle in questione e "spiegarle" umanamente. Secondo questo "cristianesimo revisionista umanistico" (di fatto un cristianesimo contraffatto), la gente non dovrebbe essere"spaventata" ma rassicurata da un Dio buono, tollerante ed amorevole (ma non santo) che, alla fine, "certamente"salverà tutti (altrimenti questa sarebbe una "discriminazione", il vero peccato capitale di questa "religione").
 
Origine satanica dell'Umanesimo 
torre di Babele 
L'origine dell'Umanesimo è quindi satanica. È lo spirito dell'auto-esaltazione e dell'auto-determinazione.
La tentazione presentata ad Eva consisteva nel grido umanista: "Sarai come Dio …" La tendenza del peccato non è verso il basso, ma verso l'alto. Lo spirito dell'umanesimo è l'uomo che sale ad una posizione di governo e di autorità; è l'uomo che stabilisce il proprio regno per se stesso e per la creazione.
Il problema è che egli fa questo in nome di se stesso, e non come rappresentante del Signore dell'Universo. 
"La dichiarazione della natura caduta è questa: 'Venite, costruiamoci una città, e una torre la cui cima raggiunga il cielo, e FACCIAMOCI un nome…" (Genesi 11, 4). 
La grande frustrazione dell'uomo nei suoi nobili sforzi, tuttavia, è di non raggiungere mai gli scopi ai quali è proteso. I suoi progetti finiscono sempre in frustrazione e rovina.
Satana mirava al trono di Dio ed è finito con la bocca piena di polvere. Adamo ed Eva miravano alla saggezza ed alla conoscenza, e hanno scoperto la propria nudità. Gli uomini a Babele miravano ad un grande nome, e furono dispersi per tutta la terra - proprio quello che cercavano di evitare.
Quando l'uomo si fa delle mire proprie, si scontra sempre con le proprie necessità ed i propri limiti.
Anziché riconoscere che i propri limiti sono il risultato dell'interruzione della sua relazione con Dio, l'uomo cerca e si sforza di coprire e correggere da solo quei limiti, con le proprie forze. Quando Adamo ed Eva scoprirono di essere nudi, cucirono insieme delle foglie di fico per coprirsi - un povero sostituto delle pelli animali che poi il Signore fornì loro. 
Oggi la nostra società è piena di simili "foglie di fico" quali sostituti di ciò che Do vuole darci: i programmi per il benessere, la legislazione sociale, il socialismo e cose simili non sono altro che foglie di fico che cercano di coprire le nudità dell'uomo nella sua condizione di uomo caduto. L'uomo è incline a ricucire la vecchia natura per riguadagnare il suo posto di autorità e di governo sulla terra. Ma fare una cosa simile separatamente dalla potenza e dal governo di Dio è finire con un mazzo di foglie di fico secche.   

Storia dell'Umanesimo  
 
L'Umanesimo ha le sue radici nelle antiche società paganeLa sua espressione più chiara fu probabilmente in Grecia e a Roma, e quindi ha avuto una diretta influenza sul corso della moderna cultura Occidentale.
Il pensiero greco e romano si basava in primo luogo sulla ragione e sulla capacità personale dell'uomo di controllare il proprio destino. I loro dèi, in particolare delle società successive, cosa erano? Impersonali o personificazioni di forze naturali - e non esseri con i quali poteva esserci una relazione e comunione scambievole. Il risultato era una società centrata sull'uomo. Quando giunse l'epoca in cui Cristo visse in Palestina, l'Impero Romano che poi avrebbe finito col deificare lo Stato Romano, nel quale lo stesso Imperatore doveva essere adorato come un dio, si trovava in un momento di transizione.
Nel mondo romano questa supremazia ultima dello Stato era l'incoronazione dell'uomo e del suo personale modo di governare quale sovrano, separatamente da Dio. 
La Chiesa fece irruzione nel mondo Romano con la sua confessione radicale che "Gesù è il Signore!"
I Romani di quei tempi adoravano lo Stato e per legge dovevano offrire sacrifici e libagioni al culto dell'Imperatore. Nel farlo, dichiaravano: "Cesare è il Signore!" I Romani non avevano problemi se i cristiani adoravano Gesù, ma quando si rifiutavano di confessare che Cesare era il Signore erano considerati dei sovversivi - nemici dello Stato.
Il conflitto era più profondo delle ideologie politiche dell'epoca.
Il conflitto tra Cesare e Cristo era una specie di guerra spirituale tra le forze che portano l'uomo a ribellarsi contro Dio e lo stesso regno di Dio. Poiché i cristiani si rifiutavano di confessare la supremazia dello Stato,pagavano questo rifiuto con la vita. 
Nel 312 d.C. tuttavia la persecuzione ebbe fine con la venuta di Costantino, il primo Imperatore Romano che abbracciò il Cristianesimo.
Sotto di lui il Cristianesimo divenne la religione di Stato, e di conseguenza la società occidentale fu "cristianizzata".  


Il ritorno dell’Umanesimo 
 
Verso il 1200 d.C., non appena gli esperti della Chiesa cominciarono a rivivere e a studiare gli scritti dei classici Greci e Romani,  l'UMANESIMO cominciò a riemergere.
I semi di questo periodo di "classicismo", com'era allora chiamato, germogliarono nel periodo noto come "Rinascimento". Il Rinascimento si centrava su questo mondo, sulla natura e sull'esaltazione della vita umana. Gli uomini del Rinascimento non avevano eliminato la Scrittura e la Legge di Dio dalla loro vita;misero semplicemente il loro pensiero personale, ed in particolare quello degli scrittori classici, sullo stesso piano con Dio e con la Scrittura.
Tipico degli uomini di questa specie fu Michelangelo, che nell'Oracolo dei Delfi, nella Cappella Sistina, in Vaticano, dipinse il profeta del Vecchio Testamento Geremia assieme ai profeti pagani. Verso la fine del Rinascimento, il pensiero cristiano e non cristiano erano allo stesso livello.  

La Riforma 
 
Poco dopo l'inizio del Rinascimento, la Riforma nell'Europa centrale e settentrionale infuse nella cultura occidentale una nuova corrente di vita che si centrava sulla Parola di Dio e sulla fedeltà alla Sua volontà rivelata per l'uomo e per la società.
Immediatamente dopo la Riforma tuttavia, servendosi di un movimento chiamato ILLUMINISMO, l'UMANESIMO rinnovò i suoi assalti sulla cultura intellettuale dell'Occidente.
Durante questo periodo (verso il 1600-1800), l'Umanesimo del Rinascimento fu secolarizzato.
In quel periodo, intellettuali con posizioni di leadership possono aver creduto in "Dio", ma Egli era considerato solo come un Essere che aveva creato l'universo, ma che poi se ne era allontanato.
Dio era il Dio della creazione naturalema in Lui non vi era niente di soprannaturale.
Il che portò a dare per scontato ogni fatto soprannaturale, visto che Dio non si considerava più come un Dio che interviene  negli affari e nei problemi degli uomini. In conseguenza a ciò, miracoli, azioni dello Spirito Santo e la Fede furono ridotti ad essere collocati  esclusivamente nella mente dei pensatori dell'epoca (diventarono cioè un fatto intellettuale e teorico che nessuno si aspettava più). Questi pensatori non erano atei, ma erano non-teisti. Dio per loro non aveva più alcuna importanza pratica, né alcuna influenza. 
All'apice dell'Illuminismo tuttavial'uomo si trovò ancora una volta davanti alla sua foglia di fico secca.
Senza un Dio personale, che Si prendesse cura di lui, l'uomo si trovò in balìa del fatalismo e della disperazione. Voltaire, detto il "Padre dell'Illuminismo", descrisse l'uomo così:  "Atomi tormentati su questa palla di argilla, lo sport della morte, la preda dei colpi del destino e del caso… che brancola nel buio alla ricerca di una luce che lo guidi".
Ma l'uomo dell'Illuminismo non considerò questa esigenza dell'uomo, e si adoperò per porre le basi del moderno Umanesimo, preparando la strada al pensiero materialistico e pragmatico del mondo moderno, che escludeva  Dio dal quadro e lasciava che fosse l'uomo a portare ordine e guarigione nella creazione. 
Così oggi ci ritroviamo con un miscuglio di due correnti di pensiero: una ha la sua origine nel Nuovo Testamento e nella Parola di Dio rivelata all'uomo.
Ci giunge attraverso la Riforma, ed oggi è la corrente principale di ciò che Dio sta facendo sulla terra per mezzo della Sua Chiesa.
La seconda corrente ha origine dalla Grecia classica e scorre attraverso il Rinascimento e l'Illuminismo, per diventare poi l'Umanesimo Moderno o filosofia secolare.
Purtroppo la divisione tra le due correnti non è così chiara come dovrebbe. 
Il pensiero cristiano assume infatti svariate forme: conservatore, fondamentalista, evangelico, carismatico, riformato e tradizionale. 
L'Umanesimo, allo stesso modo, si esprime in varie forme: Umanesimo religioso, Comunismo, Socialismo, Liberalismo, Umanesimo scientifico e Umanesimo democratico. Le due correnti si mescolano e scorrono insieme in vari punti, a dire il vero in molti punti, e la sfida per il cristianesimo che desideri vivere secondo la Parola di Dio consiste nel liberarsi  dall'influenza umanistica, e affinché ciò possa realizzarsi è necessario vedere e capire il miscuglio in cui siamo immersi e viviamo.

Cristianesimo contro Umanesimo 
umanocentrico 
Voglio ora mettere a confronto gli insegnamenti dell'Umanesimo e del Cristianesimo in sei punti fondamentali:  

1.  Il modo di considerare il mondo
Per il cristiano l'universo si centra in Dio e nella Sua volontà. Il Regno di Dio esisteva sin da prima della creazione, e lo scopo di Dio nel tempo è quello di ristabilire il Suo Regno riportandolo nel giusto ordine nell'Universo.
Il ministero di Gesù è stato quello di portare a compimento la volontà del Padre. Lo scopo principale della venuta di Gesù sulla terra e della Sua morte sulla Croce è stato quello di portare a compimento la volontà del Padre, di fare la volontà del Padre, e non  quello di salvare il mondoIl Suo punto focale era il Padre, non l'uomoEd ora Egli ha uno scopo nel regnare: quello di vedere che sulla terra è stato portato il Regno di Dio, affinché possa essere fatta la volontà del Padre. 
L'Umanesimo invece centra la vita e il suo scopo sulle necessità dell'uomo. È interessante rilevare come la prima cosa di cui Adamo ed Eva furono consapevoli dopo aver spezzato la loro relazione con Dio fosse quella di essere nudi.
Ogni opinione da parte del mondo, o teologica, che si centri sul far fronte alle necessità umane è umanistica alla radice, anche se nella terminologia e nell'applicazione appare cristiana. Ciò non significa affatto che il venire incontro alle necessità umane non debba esser parte del ministero cristiano. Significa invece che quello non deve essere il centro del suo orientamento. Il nostro centro focale deve essere sempre nella volontà del Padre.
 
2. La Fonte della Verità
Per il Cristiano la Verità è rivelata da una fonte superiore alle proprie esperienze.
Il Cristiano vive secondo la rivelazione obiettiva della Parola di Dio e sotto la guida soggettiva dello Spirito Santo. Per il Cristiano la verità è assoluta. La verità in cui viviamo nel 20° secolo è la stessa vissuta da Paolo nel 1° secolo. È la stessa per la società giapponese o americana, per l'uomo primitivo o colto.
È una verità unica per l'uomo del ghetto e per quello che abita in un palazzo.
È una verità unica, assolutaperché viene da Dio che è assoluto e non cambia mai. 
Per l'Umanista la verità è empirica, pragmatica.
In altre parole, solo ciò che può essere misurato con l'esperienza può essere chiamato verità - ovvero, solo se la cosa può essere misurata o sperimentata. Questo toglie ogni spazio alla Fede intesa alla maniera cristiana.
L'Umanesimo Moderno da una parte può accettare la verità di Cristo, e poi voltarsi ed accettare allo stesso tempo anche la "verità" di Hare Krishna.
Per l'Umanista non vi è contraddizione alcuna, poiché per lui tutto ciò che funziona può essere vero, ma non esiste una verità in senso ultimo o assoluto. Ed è proprio questo il punto in cui si è perduto gran parte del "Jesus Movement". I giovani accettavano Gesù, ma in realtà per loro Gesù rappresentava solo un altro "viaggio", non troppo diverso dall'esperienza della droga o della "Meditazione Orientale". E sebbene molte delle loro esperienze in Cristo fossero genuine, spesso mancava loro ogni capacità di capire la verità in senso assoluto, ossia che la Verità del Vangelo è vera, indipendentemente da cosa essi hanno sperimentato.
Per il fatto che la loro comprensione si basava solo su ciò che potevano sperimentare, e non sugli assoluti della Parola di Dio, quando l'esperienza mancava, la fede spariva.   
 
3. Morale, Etica e Legge
Come il Cristiano ha nella Scrittura la rivelazione della verità sulla vita, la stessa cosa vale per la verità sulle leggi morali, l'etica e la legge.
Dio ha parlato chiaramente: "Non fare …" e per il credente ciò risolve definitivamente il problema. Dio non dà mai statistiche o ragioni a sostegno dei Suoi Comandamenti; e non dice neppure: "Fai questo, perché è la via migliore." Egli dice: "Fai questo perché Io sono Dio." Per il credente un atto immorale è male non perché distrugge la sua vita personale o ferisce qualcun altro, ma perché offende DioPer noi la morale e l'etica sono degli assoluti.
Il Manifesto Umanista n. 2 invece dichiara:
"I valori morali hanno origine dall'esperienza dell'uomo. L'etica è autonoma e relativa, e non necessità di alcuna sanzione teologica o ideologica."
In altre parole, niente al di fuori dell'uomo può giudicare un'azione o una situazione e dire se è giusta o sbagliata. La moralità di una situazione è stabilita dal bisogno del momento. Così l'adulterio può essere un male se ferisce qualcuno, ma un bene se aiuta il matrimonio. Questa si chiama Etica Relativa o Etica delle Situazioni.
Questo modo di accostarsi all'etica deve infine influire sulla legge e sul sistema legale di una società. Poiché lalegge si basa su un codice morale, la stessa legge diventerà relativa. 
La nostra società sta scoprendo che le sue leggi non si adeguano più a ciò che la gente capisce come bene e male, e cioè la punizione capitale, le leggi sulla marijuana, le leggi contro la sodomia, le leggi che definiscono le responsabilità coniugali, eccetera.

4. L'uomo
La  Scrittura insegna che l'uomo si trova nella posizione di uomo cadutoe che la sua naturale inclinazione è fare il male e ribellarsi contro Dio.
La sola risposta dell'uomo per giungere alla vita è attraverso la redenzione di Gesù Cristo e la santificazione tramite lo Spirito SantoL'uomo separato da Dio è in una condizione senza speranza. 
La Filosofia Umanista considera l'uomo come il prodotto del suo ambiente.
L'umanista ritiene che l'uomo risulterà benissimo se gli sarà concesso di svilupparsi fuori dalla corruzione sociale e tradizionale che hanno bloccato la sua nobiltà. L'effetto di un simile pensiero è risultato nella proliferazione della legislazione sociale e cioè, in realtà, il cercare di correggere i difetti dell'uomo cercando di correggere l'ambiente.
Il criminale diventa allora la vittima della società, essendo stata la società a creare l'ambiente che lo ha costretto al comportamento criminale.
La società, secondo il pensiero umanista, è obbligata a riabilitarlo e a correggere l'ambiente e i difetti che in esso si trovano e di cui è responsabile. I movimenti dei "dirittisono un derivato di questo tipo di pensiero. L'eguaglianza nella società, come oggi viene proclamato, è un concetto umanisticoche in realtà afferma:"Nessuno, uomo o donna, può essere al di sopra di nessun altro, poiché ciò li renderebbe meno di una persona."
L'Egualitarismo è il prodotto dell'Umanesimodell'adorazione di un nuovo idolo, l'uomo, ed una nuova immagine estratta dall'immaginazione di un uomo.
 
5. L'Istruzione 
Per il cristiano l'istruzione dovrebbe essere l'addestramento per le vie di Dio. Si tratta di imparare a vivere: "Alleva un figlio sulla via che deve percorrere…" è l'avvertimento.
La Scrittura dichiara con chiarezza che esiste il modo in cui dovrebbe essere allevato il bambino: secondo la Legge di Dio. La maggior parte della gente non se ne rende conto, le scuole statali sono in massima parteinteramente umanistiche nel modo in cui affrontano il problema dell'istruzione.
John Dewey, il "padre dell'istruzione progressiva", che è stato uno dei più influenti educatori di questo secolo, nel 1933 è stato anche uno dei firmatari del Manifesto Umanista N.1.
Nelle scuole statali il problema non è tanto la mancannza di preghiera, della Bibbia e della sua lettura, o l'educazione sessuale: queste cose sono come il mal di testa in paragone al tumore al cervello. Il problema è che i bambini sono indottrinati dall'Umanesimo per un sempre maggior numero di ore.
Nel 1961 nel processo di Torcaso contro Watkins,  la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò che l’Umanesimo era una Religioneproprio come il Buddismo, il Taoismo e altre.
Se l'Umanesimo Secolare è la Filosofia alla base delle nostre scuole statali, allora, considerato da una prospettiva cristiana, vi è poca differenza tra l'addestramento ricevuto nelle scuole dominate dagli umanisti e quello che si riceverebbe sotto una religione pagana.
L'istruzione moderna sta cucendo foglie di fico, e le unisce per coprire la nudità dell'uomo. Vuole che un bambino si sviluppi "naturalmente", libero dai freni inibitori della religione e della tradizione.
Lo sviluppo dell'EGOin luogo della guida e dell'addestramento ad apprendere, è il metodo umanista per risolvere il problema.
 
6. Il Governo (La posizione dell'autorità) 
"Non vi è altra autorità al di fuori di Dio", dichiara la Scrittura, e quelle che esistono sono stabilite da Lui" (Romani 13, 1).
Il Governo (posizione di autorità), secondo il concetto cristiano del mondo, riceve dall'alto la sua autorità: Dio ha dato ai governi il diritto di governare.
In questa lucei capi dei popoli e quanti hanno incarichi pubblici devono rispondere a Dio, più che al popolo, per il modo in svolgono la loro funzione. Nelle Chiese le guide devono rendere conto a Dio delle loro azioni, e nella famiglia il marito deve rispondere a Dio, non alla moglie o ai figli, per il modo in cui li guida.
Il Governo Umanista riceve la sua autorità dal popolo.
I Romani avevano questo standard: SPOR = Senatus Populusque Romanus = "Il Senato del Popolo Romano". Era questa la base da cui emanava e operava il Governo Romano - il POPOLO.
Oggi il nostro Governo è in massima parte condotto dal consenso popolare, da ciò che il popolo vuole. È la legge del 51%. I funzionari eletti per prendere le loro decisioni non guardano  alla Legge di Dio, ma all'opinione della folla.
La regola del 51% si estende anche alla nostra vita privata. Se Rossi e Bianchi affermano che oggi la maggior parte della gente ha rapporti sessuali prima del matrimonio, allora deve essere giusto così, perché poi la gente agisce di conseguenza. 
La maggioranza diventa la norma, la regola-base. Ciò significa che se i Cristiani su una certa questionesono in minoranza, non saranno più considerati semplicemente dei "diversi", ma saranno degli "anormali".
Gli estremi di questo fatto li abbiamo potuti osservare nei paesi Comunisti, dove i Cristiani spesso sono stati mandati nei manicomi perché non concordavano con la "gente", e quindi sono stati condsiderati dei "deviati".
L'altra alternativa è la reclusione come sovversivi politici, visto che il Cristiano non può confessare la signoria dello Stato - una situazione non troppo diversa da quella dell'antica Roma.
Sono questi i danni di una società regolata in base alla voce del 51%.

Le tre forme dell'Umanesimo
new age
1. La forma OTTIMISTA - Il Manifesto N. 2 dichiara:
"Usando con saggezza la tecnologia, possiamo controllare l'ambiente, conquistare la povertà, ridurre notevolmente la malattia, estendere la durata della vita, modificare notevolmente il comportamento, alterare il corso dell'evoluzione umana e dello sviluppo culturale, dischiudere vasti, nuovi poteri e dare all'umanità una opportunità ineguagliata di raggiungere una vita abbondante e ricca di significato." L'Umanista ottimista intravede il sorgere di una NUOVA ERA (New Age) per mezzo della scienza e della tecnologia. Sarà l'utopia di un nuovo mondo. Nel suo libro "Beyond Freedom and Dignity" B.F. Skinner afferma: "Ancora non abbiamo visto cosa l'uomo può fare dell'uomo."
L'Umanesimo Ottimista intravede finalmente l'uomo che afferra il premio del dominio: ha mangiato il frutto ed è diventato saggio; si è fatto per se stesso un nome nella creazione ed ha coperto la propria nudità. 
 
2. La forma PESSIMISTA è tuttavia la seconda forma di umanesimo.
Vede l'uomo com'è in realtà. Capisce che le foglie di fico si sono seccate e che l'uomo è ancora nudo. Arthur Koestler ha riassunto benissimo questo punto di vista pessimistico quando ha affermato: "La natura ci ha lasciati in basso, pare che Dio abbia lasciato staccato il ricevitore, e il tempo sta trascorrendo".
Per l'Umanesimo Pessimista esiste solo il buio vuoto della nuda realtà senza Dio.
La risposta? "Emarginati! Fai quello che ti pare! Sfogati - mangia, bevi e divertiti!"  

3. Una forma di UMANESIMO RELIGIOSO è la terza forma  di Umanesimo.
Questo va da un liberalismo estremo e del Vangelo sociale, fino a forme di umanesimo carismaticoincentrato sull'uomo, e sul dovere di Dio di far fronte alle sue necessità. Per la Chiesa moderna il pericolo maggiore non è l'Umanesimo ateo, ma proprio  l'Umanesimo Religioso, che è pieno di attività religiosa, ma vuoto di contenuti, di sacrificio e di rinuncia. 

La società Cristiana tradizionale come noi l'abbiamo conosciuta è sul suo letto di morte.
La nostra società non solo è  secolare nello stile di vita e nel modo di considerare il mondo, ma anche nel pensiero e nella filosofia.
E mentre la società, e la Chiesasi scuotono di dosso gli indumenti di una tradizione validasi aprono - e sono già aperte - solo due alternative:
  1. Abbracciare e vivere nella forma dell'Umanesimo;
  2. Rientrare sotto il mandato del Regno di Dio.
“Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe, perché i suoi peccati si sono accumulati e sono giunti final cielo, e Dio si è ricordato delle sue iniquità” (Apocalisse 18:4,5). 

Conclusioni

La sola alternativa all'Umanesimo è la realtà del Regno di Dio
La sfida vera posta oggi davanti alla Chiesa è quella di diventare la dimostrazione visibile di una realtà invisibile che si centra su Dio, sulla Sua Legge e sulla Sua volontà.   Il nostro messaggio deve essere qualcosa di più delle sole parole e della predicazione, perché nel mondo moderno le parole hanno perso la loro potenza.
Dobbiamo poter dire: "Vieni con me, e ti farò vedere cosa significa essere cristiani!". 
Il Sangue dei martiri del 20° secolo di molte chiese orientali è stato sparso nella lotta contro le forze di sistemi e ideologie umanistiche. Per la Chiesa della società occidentale la prova non è lontana.
Dio sta scuotendo tutto quanto può essere scosso: l'umanesimo viene esposto, e la foglia di fico è secca.
La nostra chance è essere vestiti di rettitudineed essere una dimostrazione vivente del Regno di Dio.
Stiamo affrontando una battaglia paragonabile a quella combattuta contro la nostra fede dall'Impero Romano, dai Francesi e poi dalla Rivoluzione RussaNon dobbiamo lasciarci fuorviare dal fatto che labattaglia è meno aperta, e che è mascherata dalla preoccupazione per il pubblico benessere. È ugualmente una guerra, pienamente consapevole e totale.  E non sarà il caso di voltare le spalle a questa situazione, a meno che non vogliamo il Signore volti le spalle a noi.
Egli infatti ci richiama così: “Chi dunque Mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'Io lo riconoscerò davanti al Padre Mio che è in cielo; chi invece Mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'Io lo rinnegherò davanti al Padre Mio che è nei cieli” (Matteo 10, 32-33).

C'è una guerra in corso, e quindi che ti piaccia o no, vi sei coinvolto anche tu.
La sola questione è: DA CHE PARTE ti METTICol Signoreo con il grande Umanista, il Tentatore?
 
Chi è il tuo Signore e padrone? Dirai come Giosuè: “Quanto a me, e alla mia casa, noi serviremo il Signore”? (Giosuè 24,15)
Oppure seguirai ciecamente la maggioranza?

Oh terra, terra, terra, ascolta la Parola del Signore!” (Geremia 22,29)




sabato 9 giugno 2012

Se tu vuoi Pace


Pace
! è anche un bel saluto.
Vorrei parlarvi di una particolare "pace", un tipo di "pace" che purtroppo io personalmente ho inteso solo all'età di 23 anni, una "pace" senza la quale io e tutti voi saremmo destinati al buio più nero per il resto dell'eternità: la "pace" con Dio.

Si parla tanto di pace nel mondo, visto che abbiamo tante guerre in giro, continue, tremende, apparentemente giuste, completamente sbagliate, etc. etc, ma anche se tali guerre cessassero, ne rimarrebbe comunque una "particolare" che l'uomo con tutta la sua forza di volontà ed escogitando chissà quale tregua non potrà mai debellare, perchè infatti gli è impossibile riuscire a sottrarvisi con i suoi sforzi: è una guerra che è iniziata nel giardino di Eden e non è mai cessata, dura e perdura, uomo dopo uomo, età dopo età, e anche se qualcuno prova a isolarsi da tutto e tutti, non riuscirà lo stesso a sottrarsi a tale guerra: quella verso Dio.

Risponde Dio alla normale ostilità dell'uomo? Diciamo che non risponde quasi mai subito, ma generalmente ci lascia fare, ma solo fino ad un certo punto, dopodichè scatterà inesorabile il contrattacco. Egli risponderà verso tutti con giustizia, la perfetta remunerazione non mancherà. Purtroppo per l'umanità, quella Sua risposta al nostro fuoco sarà inoltre definitiva, il Suo di fuoco infatti sarà di gran lunga più potente, e assolutamente incontrastabile, implacabile e... inesauribile.

Dirai tu: - Ma che stai dicendo? Ma nooo... Dio ci ama, ci ha creati! come puoi dire queste cose? - .

Ok, allora dimmi tu, se Dio ci ama, perchè un giorno morirai e te ne andrai all'inferno?

Tu andrai all'inferno, è la tua coscienza che te lo conferma, forse sei abbastanza forte psicologicamente da convincerti che dopo la morte non c'è niente, ma in ogni caso non potrai liberarti facilmente del dubbio sul "dopo" e della paura che hai pensando a come sarà l'attimo della dipartita che attende ognuno di noi.

Pensaci, pensaci pure, se ti sei convinto che Dio non esiste, sai allora che ti aspetta un gran bel sonno o un bel niente eterno, e non dovrebbe quindi preoccuparti, però tremi e ti sgomenti solo a questa idea, che un giorno cioè ti spegnerai per sempre, forse anche questa notte stessa. Oppure ti fai forza e stringi le spalle, e con risentimento proclami "quel che sarà, sarà" cercando di soffocare eventuali ripensamenti con le solite frasi del tipo "vivi e lascia vivere", sicuro di non aver fatto del male e che non devi render conto a nessuno. 

Tu non lo sai, ma stai giocando con un fuoco che solo per adesso non puoi vedere.

Se invece pensi che Dio potrebbe esistere, allora ti è naturale credere che se Lui non vorrà aver misericordia di te precipiterai nell'inferno più nero, e un pianto interminabile ed una pena indicibile saranno tuoi compagni PER SEMPRE, NON POTRAI TORNARE INDIETRO, MAI. Fai bene a credere questo, perchè è la realtà, è Dio che lo dice nella Sua Parola.

A molti è stato detto che confessandosi ai sacerdoti non si va all'inferno... anche se probabilmente si dovrà prima soggiornare un pò nel purgatorio fino alla completa espiazione del peccato (a meno che esegui una qualche opera consigliata dalla chiesa che ti permette di ottenere indulgenza plenaria). Sappi che questo è un inganno, una religione falsa, pagana, che viene appioppata immancabilmente già in tenera età, generazione dopo generazione, a tutti quelli che nascono in paesi con tradizione cattolica.

Come faccio a dirlo? Semplice: ho letto la bibbia. Essa è la Parola eterna del nostro Dio Creatore e lì non vi è nessuna traccia di questo purgatorio e della confessione ai preti per scampare la condanna eterna (e tantomeno si parla di indulgenze). Si certo, si parla di confessione, ma non certo da fare ai preti, ma piuttosto a coloro a cui abbiamo fatto del male! Cioè al prossimo e a Dio, ma di suore e di preti... neanche l'ombra, cioè, non esistono proprio in tutta la bibbia.

Nell'inferno finirai per certo seguendo gli inganni che ti propongono con tanta convinzione, la stessa convinzione comune a tante religioni, anzi, alcune di esse, per quanto riguarda convinzione, zelo e numero di adepti superano di gran lunga il cattolicesimo (quindi quale è la giusta religione, forse la più numerosa?).

Ritornando a noi, qualcuno giustamente avrà osservato: - Perchè non parli anche per te? All'inferno ci devo andare solo io? - E' vero, io non andrò all'inferno, ma piuttosto in paradiso, il motivo? Ho avuto PACE con Dio.

Vedi, l'inferno è una pena eterna che secondo Dio spetta di dovere a tutti coloro che Lui ritiene orgogliosi, cioè tutti coloro che si inorgogliscono contro Lui (anche se apparentemente sembrano umili e addirittura pacati), questi vogliono fare a modo loro (Adamo ed Eva sono l'esempio primordiale) e stimano più importanti della Sua Parola gli insegnamenti ricevuti da uomini, religiosi o filosofi che siano, o che mettono in primo piano la propria volontà ritenendola migliore di quella di Dio. Gli orgogliosi sono quindi tutti coloro che non riconoscono l'esigenza e la bontà del Consiglio del Creatore, ma che preferiscono i mistumi degli uomini o ciò che il loro stesso ragionamento personale gli consiglia.

Anche tu sei così? Certo che lo sei, e anche io lo ero (e come ero bravo a rifugiarmi nelle parti finali dell'Ave Maria... prega per noi, adesso e nell'ora della nostra morte...). 
E' probabile infatti che non conosci neanche la Scrittura, la Parola di Dio, fonte di vita e salvezza, e non conosci Gesù, così come me che ne avevo solo sentito parlare. 
Magari tu consideri Gesù come un grande uomo e forse lo riconosci come Figlio di Dio incarnato, ma non hai la benchè minima idea del perchè Egli nel pieno della sua vita è morto, del perchè è stato ucciso nonostante potesse ordinare a schiere angeliche di sterminare i suoi nemici.

Egli, il Figlio di Dio, in accordo con il Padre, si è sostituito nella punizione che spetta a te e a me, quella santa, giusta e perfetta punizione al nostro lurido peccato. Ecco perciò l'amore di Dio verso le sue creature: lo ha mostrato non risparmiando il Figlio Suo. Riceviamo quindi PACE dalle Sue stesse mani che si è lasciato forare a causa del nostro peccato.

Io mi piego a Te, Signore Eterno che mi hai concesso la vita, mi pento amaramente dei miei peccati e della mia ribellione verso di Te. Fa di me, se vuoi, uno strumento per renderti gloria, per sempre, perchè davvero non son degno della tua clemenza, e l'eternità non mi sarà sufficiente per poterTi ringraziare per la salvezza che mi offri in Gesù, il Messia eterno.

Egli infatti è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, è stato stroncato a causa delle nostre iniquità e il CASTIGO, per cui abbiamo PACE, è caduto su di Lui! Ed è mediante le Sue lividure noi siamo stati guariti (Cfr. Isaia 53:5)

Giustificati dunque per fede, abbiamo PACE con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi e ci gloriamo quindi nella speranza della gloria di Dio. (Cfr. Romani 5:1-2)

Dio mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il Suo sangue, saremo per mezzo di Lui salvati dall'ira. (Romani 5:8-9)

Affidati dunque a Lui, e ottieni PACE... anche tu.


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martedì 5 giugno 2012

Emozioni e sentimenti alla luce di Dio



Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a stimoli interni o esterni, naturali o appresi. Con il termine sentimento (derivato dal latino sentire, percepire con i sensi) si intende una condizione affettiva che dura più a lungo delle emozioni e che ha una minore incisività rispetto alle passioni. Per sentimento genericamente si indica ogni forma di affetto: sia quella soggettiva, cioè riguardante l'interiorità della propria individuale affettività, sia quella rivolta al mondo esterno. ( Tratto da Wikipedia).

Dalla Parola del Signore non riceviamo l’invito a reprimere le nostre emozioni e i nostri sentimenti, ma piuttosto a gestirli in modo tale da rivelare che il nostro cuore non è più “insanabilinente maligno”, perché in Cristo è stato rinnovato e trasformato. Cristo stesso, come uomo, ha provato emozioni e sentimenti: guardare al suo esempio ci sarà di grande aiuto.
Il discorso sui sentimenti e sulle emozioni è molto più profondo di quanto si creda, soprattutto per un credente. Egli infatti vive in una doppia sfera esistenziale: sia terrena che spirituale, e quasi sempre queste due sfere sono in opposizione fra loro, “perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste” (Galati 5:17).
Vorrei perciò ampliare un po’ il discorso tentando di dare alcune indicazioni per comprendere il valore delle emozioni e dei sentimenti e per capire l’importanza di imparare a gestirli, per un corretto equilibrio spirituale e psichico.

Il cuore dell’uomo

cuore maligno
La Bibbia parla molto del cuore dell’uomo, presentandolo spesso nella sua luce negativa.
Vediamo alcuni esempi dall’Antico e dal Nuovo Testamento.
  •  “Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo” (Genesi 6:5).
  •  “Il cuore dell’uomo concepisce disegni malvagi fin dall’adolescenza” (Genesi 8:21).
  •  “Non andrete vagando dietro ai desideri del vostro cuore e dei vostri occhi che vi trascinano all’infedeltà” (Numeri 15:39b).
  •  “Sono duri di cuore a causa delle loro ricchezze, la loro bocca parla con arroganza” (Salmo 17:10).
  •  “Gli empi e i malfattori… parlano di pace con il prossimo, ma hanno la malizia nel cuore” (Salmo 28:3).
  •  “Il cuore dei figli degli uomini è pieno di malvagità e hanno la follia nel cuore mentre vivono” (Ecclesiaste 9:3).
  •  “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno” (Geremia 17:9).
  •  “E’ dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l’uomo” (Marco 7:21-13).
In senso generale, quando la Scrittura parla del cuore dell’uomo, intende parlare della sua interiorità, di ciò che motiva le sue scelte e le sue azioni.
In questa prospettiva, il cuore dell’uomo è la base della sua personalità e della sua identità psichica e spirituale.
La visione pessimistica del cuore umano è dovuta al peccato che ha contaminato anche i nostri processi mentali, facendoci desiderare ciò che non onora Dio, ciò che è “inimicizia verso Dio” (Giacomo 4:4).
Dalla Parola di Dio possiamo perciò comprendere l’importanza di essere rinnovati da Cristo nella profondità della nostra mente: “siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente” (Romani 12:2).
In un altro passo viene fatta un’affermazione sconvolgente per il suo profondo significato, che testimonia la potente trasformazione operata dallo Spirito nel credente che si lascia plasmare dall’opera di Dio con umiltà e perseveranza:“noi abbiamo la mente di Cristo” (1 Corinzi 2:16b).
Il profeta Ezechiele aveva gia riportato le parole del Signore, che esprimono molto bene questo concetto: “Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne” (Ezechiele 36:26).
E’ perciò alla luce di questa trasformazione che il cuore dell’uomo, da “insanabilmente maligno”, può cambiare e diventare per azione di Dio:
  •     “volenteroso” (Esodo 35:5, 22, 29);
  •     “retto” (Salmo 119:7; Giobbe 1:1);
  •     “onesto e buono” (Luca 8:15);
  •     “puro” (Salmo 24:4; Matteo 5:8; 2 Timoteo 2:22);
  •     “giusto” (Proverbi 15:28; Matteo 1:19; 6:20; Luca 2:25; 23:50);
  •     “sincero” (Giosuè 14:7; Ebrei 10:22);
  •     “saggio e intelligente” (1 Re 3:9,12; Salmo 90:12; Proverbi 14:33a);
  •     “integro” (2 Re 20:3; 1 Cronache 28:9; 29:19; 2 Cronache 16:9);
  •     “ben disposto” (2 Cronache 29:31; 51 57:7);
  •     “fedele” (Neemia 9:8; Daniele 6:4);
  •     “generoso” (Salmo 54:6);
  •     “saldo e fiducioso” (Salmo 112:7; Ebrei 13:9);
  •     “tenace” (Salmo 112:8);
  •     “ardente” (Luca 24:32);
  •     “ubbidiente” (Romani 6:17);
  •     “credente” (Romani 10:9-10);
  •     “semplice” (Colossesi 3:22); ecc...
Questi sono alcuni aspetti della personalità di un cuore rinnovato.
Dunque la Bibbia non parla del cuore dell’uomo esclusivamente in termini negativi, ma offre una panoramica ben più ampia al riguardo.
Anche se il cuore dell’uomo è portato al male a causa del peccato, il cuore del credente è stato rinnovato dall’opera di Cristo. Infatti, se il cuore dell’uomo avesse di mira solo cose malvagie, come potrebbe il Signore fare la seguente affermazione?
“Trova la tua gioia nel Signore, ed Egli appagherà i desideri del tuo cuore” (Salmo 37:4).

E’ chiaro che la condizione indispensabile è porsi prima in relazione intima con Dio, in modo di “trovare gioia” in Lui, lasciarsi consigliare da Lui (Salmo 16:7) e mantenere nel nostro cuore la Sua legge (Salmo 40:8) e solo dopo Egli interverrà nella nostra vita, appagando i desideri purificati del nostro cuore.
Il credente ha dunque un cuore nuovo (perciò il suo cuore non è più “insanabilmente maligno”), ma ciò non toglie che esso non venga costantemente tenuto sotto osservazione, perché “la Parola di Dio… giudica i sentimenti e i pensieri del cuore” (Ebrei 4:12).
Ecco perché siamo esortati a custodirlo con attenzione.
Le passioni e i forti sentimenti scaturiscono dal cuore e perciò siamo tenuti a vigilare su di esso: “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita” (Proverbi 4:23).

Emozioni o sentimenti?

emozioni
Quando parliamo di emozioni vogliamo significare un turbamento più o meno vivo dell’animo. Le emozioni hanno un’infinità di sfumature, adattandosi ai fenomeni più disparati che agiscono sull’animo umano.
Una delle emozioni più conosciute è la paura.
Essa è stata la prima emozione che ha colpito l’uomo subito dopo il peccato. “Dio il Signore chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?» Egli rispose: «Ho udito la Tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto»” (Genesi 3:9-10).
Un sentimento, invece, è una sensazione interiore profonda e duratura, che può essere positiva o negativa, che coinvolge la sfera emotiva, affettiva o passionale.
Un sentimento può essere o meno manifestato agli altri. Un sentimento positivo è l’amore, mentre uno negativo è il rancore.
Rispetto alle emozioni, che generalmente sono immediate e improvvise, i sentimenti possono essere più facilmente gestibili, perché durano nel tempo e perciò si possono coltivare, maturare, modificare.

Ambiguità delle emozioni


Ogni essere umano ha una vita emotiva. Le emozioni occupano una parte considerevole della vita umana, ma possono creare anche dei problemi.
Facciamo un esempio.
La paura ha una doppia valenza: può essere negativa, ma può anche essere positiva.
Quando è negativa? 
Quando essa ci blocca, impedendoci di mettere a frutto le nostre capacità e i nostri doni. Quando non ci permette di affrontare determinate situazioni. Quando ci lega ad esperienze negative del passato che condizionano anche quelle presenti e future.
Quando invece la paura è positiva?
Quando ci impedisce di mettere a repentaglio la nostra vita, impedendoci di fare delle sciocchezze, come andare a trecento all’ora sull’autostrada o a camminare sul ciglio di un precipizio saltellando su una gamba sola. In questo caso la paura è positiva quando è in relazione con il nostro istinto di conservazione e di sopravvivenza.
Tuttavia, le emozioni sono spesso inaffidabili.
Quando la fede si basa sull’emotività, per esempio, è una fede a rischio, perché i suoi fondamenti sono effimeri e con scarsa sostanza.
Nella vita cristiana non c’è niente che possa sostituire lo studio diligente e sistematico della Scrittura per crescere con equilibrio nella nostra relazione con Dio. Le emozioni sono importanti, ma non possono costituire la norma per il nostro cammino spirituale.
La fede ha bisogno di sostanza e questa sostanza la si trova nella Parola di Dio e non nelle montagne russe delle nostre emozioni.
Con questo non voglio negare l’importanza della nostra vita emotiva, ma desidero porre l’accento sull’equilibrio che la Scrittura può dare all’emotività del credente.

Il credente non è un robot

Quando si parla del controllo delle emozioni a volte si pensa più alla loro repressione che alla loro gestione (questo si evince anche dalla lettera).
A mio avviso, ciò è sbagliato.
Poco sopra ho infatti parlato di equilibrio, non di repressione. Se da una parte il credente deve imparare a non fidarsi troppo delle sue emozioni, dall’altra non si può nemmeno pretendere di sopprimere ogni aspetto della sua vita emotiva.
Il credente è una “nuova creatura”, ma ciò non significa che sia diventato un robot, cioè un’arida e sterile macchina che non è più in grado di commuoversi di fronte ad un tramonto o di gioire con emozione nell’ascoltare un brano musicale particolarmente coinvolgente.
Ognuno di noi, interiormente, è il risultato di una complessa serie di elementi.
Ognuno di noi ha un suo temperamento, una sua personalità, una sua sensibilità.
Ognuno di noi ha modi diversi per esprimere gioia, affetto, dolore.
Nelle relazioni interpersonali dobbiamo tenere conto di queste variabili.
Pretendere che dalla conversione in poi si debba diventare una sorta di creature senza emozioni o con sentimenti standardizzati, cioè tutti uguali, fatti in serie, è una totale storpiatura di ciò che la Bibbia dice al riguardo. Addirittura, l’apostolo Paolo ci esorta a simpatizzare con le emozioni altrui, per manifestare una piena solidarietà fraterna: “Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono” (Romani 12:15).
La soppressione delle emozioni non è un insegnamento biblico, ma era un ideale filosofico già presente nel III sec. a.C. con la scuola Cinica e Stoica. I Cinici e gli Stoici insegnavano infatti l’apatia e l’atarassia come ideale di vita. Questi concetti costituivano il loro ideale morale.
Apatia significa propriamente insensibilità, e secondo gli Stoici l’uomo doveva raggiungere l’indifferenza verso tutte le emozioni e il disprezzo di esse.
Anche l’atarassia aveva come scopo l’imperturbabilità o la serenità dell’anima derivante dal dominio sulle passioni o dall’estirpazione di esse.
E’ vero che la Bibbia ci chiama a controllare i nostri impulsi carnali, poiché “quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri” (Galati 5:24). Però non dobbiamo far dire alla Bibbia ciò che in realtà non dice. In quel contesto, infatti, non si sta parlando di passioni in senso generale (se così fosse, non dovremmo neanche appassionarci allo studio della Bibbia!), ma di quelle passioni peccaminose che ci allontanano dalla via di Dio.
Sono queste le passioni che il credente ha crocifisso, non la sua capacità di entusiasmarsi, di emozionarsi o di provare forti sentimenti per la persona amata.
Le passioni peccaminose della carne sono quelle che inducono a compiere le opere descritte in Galati 5:19-21: “fornicazione, impurità., dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, orge”. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con le sane passioni che anche un credente può provare nei confronti di qualcosa che lo colpisce nel profondo, a livello spirituale, affettivo o emotivo.
E’, per esempio, la passione per l’Evangelo che ancora oggi motiva uomini e donne di Dio a intraprendere grandi opere per il regno dei cieli.
E’ la passione per le anime che spinge uomini e donne sulla via missionaria.
La Storia ci testimonia che solo chi si è votato anima e corpo alla causa in cui credeva, è riuscito a fare grandi cose.
Non voglio sembrare una persona romantica ed idealista, ma credo che il regno di Dio chiami uomini e donne che sappiano provare delle grandi passioni e che sappiano fare delle grandi rinunce. Solo chi è mosso da una grande passione può dire, come l’apostolo Paolo: “Non faccio nessun conto della mia vita, come se mi fosse preziosa, pur di condurre a termine con gioia la mia corsa e il servizio affida torni dal Signore Gesù, cioè di testimoniare del Vangelo della grazia di Dio” (Atti 20:24).
La passione che può animare un credente può essere una grande risorsa quando è orientata verso un fine secondo la volontà di Dio, ma è un pericolo quando si trasforma in un veicolo che porta a qualche forma di idolatria, come per esempio una passione esagerata per le cose di questo mondo.
La Parola ci mette in guardia proprio nei confronti di questo aspetto, quando dice: “Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla” (1 Corinzi 6:12).

Le emozioni di Gesù


Il Signore Gesù, attraverso la Sua vita terrena, ci dà un ottimo insegnamento sulle emozioni e sui sentimenti.
Nella rivelazione biblica non possiamo considerare soltanto il Gesù-Dio, prescindendo dal Gesù-uomo. La coesistenza in Cristo della natura umana e di quella divina è infatti un aspetto fondamentale per il nostro rapporto con Dio, perché Dio ha scelto quel modo per avvicinarsi all’uomo, entrando nella Storia, e ha permesso così all’uomo di entrare in contatto con il Dio fattosi carne.
Perciò, gettare uno sguardo sulla vita emotiva del Signore Gesù ci aiuta a sentire Dio ancora più vicino all’uomo. Ci aiuta a capire quanto Dio — in Cristo — si sia identificato con gli uomini, in modo che “non abbiamo un Sommo Sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché Egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato” (Ebrei 4:15).
Infatti, dalla Scrittura vediamo che Gesù provò una vasta gamma di emozioni. Tuttavia non ci è dato di sapere fino a che punto la Sua natura divina influenzò la gestione di quelle emozioni della Sua natura umana, così da non farle mai diventare peccaminose. Questo è infatti un soggetto che ha sempre suscitato accesi dibattiti teologici.
Egli manifestò:
  •   la compassione (Matteo 9:36; 14:14);
  •   la pietà (Matteo 15:32; Marco 1:41; Luca 7:13);
  •   l’amore (Marco 10:21; Giovanni 15:9, 12; 11:5, 36); 
  •   l’indignazione (Marco 10:14; 3:5a);
  •   la tristezza (Marco 3:5b; Matteo 26:37; Giovanni 11:35);
  •   il turbamento (Giovanni 11:33,38); 
  •   lo spavento (Marco 14:33);   l’angoscia (Matteo 26:38; Marco 14:33-34; Luca 22:44).
In tutte queste emozioni, però, Gesù non travalicò mai il limite del peccato. Egli seppe gestirle contemplando il Padre e ubbidendo alla Sua Volontà. Il Suo agire ci insegna a fare altrettanto. Non possiamo impedire alle emozioni di agitarci, ma dobbiamo imparare a controllarle per impedire che ci facciano cadere nel peccato o che blocchino quelle risorse che potremmo invece investire per il regno di Dio. 
 L’opera di rinnovamento, prodotta dallo Spirito Santo in noi, deve manifestarsi nel controllo al quale sottoponiamo le nostre emozioni e nell’equilibrio fra le indicazioni generali della volontà di Dio e quelle personali, che mai devono essere in disaccordo fra di loro.


Gestire le emozioni

In senso generale, ogni individuo cerca di gestire le sue emozioni in base al suo vissuto personale e a seconda di come nel passato certe emozioni l’hanno fatto soffrire o meno. Per esempio, chi ha subito certi traumi continuati nell’infanzia a causa di un genitore irascibile e violento, anche nella vita adulta potrebbe avere difficoltà a relazionarsi con chi alza la voce facilmente.
La paura di rivivere certe esperienze negative del passato può infatti influenzare una giusta e obiettiva percezione del presente. Le emozioni, però, non possono essere soppresse.
Non si deve pensare di arrivare all’abulia e all’atarassia dei filosofi Stoici.
Il problema non è dunque quello di sopprimere le proprie emozioni, ma di gestirle e
incanalarle verso qualcosa di costruttivo. Per un credente, il modo migliore per gestire le sue emozioni è quello di comprendere pienamente l’opera di trasformazione e di rigenerazione dello Spirito Santo.
E’ importante avere molto chiari in mente i seguenti concetti biblici:
“Se perseverate nella Mia Parola, siete veramente Miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (...) Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:31-32, 36).
La predicazione e lo studio della Parola di Dio costituiscono il fondamento di una vera libertà interiore, perché in Essa ci viene presentata la causa delle nostre paure e dei nostri fallimenti (il peccato) e ci viene offerta la soluzione. Oltre a ciò, la Scrittura ci presenta il carattere di Dio e i termini della nostra relazione con Lui. Questo ci fa comprendere il valore del rapporto personale che possiamo stabilire con Lui, che è tutt’altra cosa che professare una sterile religione.La Bibbia parla ampiamente anche dell’Amore di Dio per l’uomo e del Suo desiderio di liberarlo dalla condizione di schiavitù (spirituale, emotiva e intellettuale) in cui il peccato lo vuole tenere prigioniero.

“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, son diventate nuove” (2 Corinzi 5:17).

Questa è un’affermazione molto profonda, che ci presenta la più grande possibilità della nostra vita: ricominciare daccapo!
Ciò significa che Cristo ci offre di ricostruire la nostra identità interiore. A livello spirituale la “nuova nascita” ha effetto immediato; da quando ci ravvediamo e chiediamo perdono al Signore, diventiamo infatti spiritualmente “nuove creature”, cioè “figli di Dio”. La nostra identità spirituale davanti a Dio viene reintegrata in un attimo.
A livello psicologico-emotivo, invece, il processo può essere più lungo. La nostra identità psichica ha bisogno di più tempo per essere “riprogrammata” dall’azione dello Spirito.
“Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura (...) In questo è l’amore: che camminiamo secondo i Suoi comandamenti” (1 Giovanni 4:18; 2 Giovanni 6).
Essere certi dell’amore di Dio verso di noi, indipendentemente dalle circostanze in cui veniamo a trovarci, ci aiuta ad affrontare i momenti di scoraggiamento e di paura. Nello stesso modo, se ci impegniamo a coltivare il nostro amore per il Signore e cresciamo nella relazione “affettiva” con Lui, mediante l’osservanza della Sua Parola, allora anche le nostre emozioni vengono sostenute dalla pace che il Signore ci mette nel cuore. 
“Voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio” (Colossesi 3:3).
La consapevolezza di questa realtà spirituale, cioè che la nostra vita è “nascosta” con Cristo in Dio (cioè protetta nel luogo più sicuro che esista) e che niente e nessuno ci può rapire dalla Sua mano (Giovanni 10:28), ci dà grande consolazione e sicurezza interiore. Ciò ci permette di affrontare e gestire le nostre emozioni negative (paura, scoramento, ansia, colpa, ecc.) con una prospettiva diversa: la prospettiva celeste.

L’amore: un sentimento per crescere


L’amore è uno di quei sentimenti che si arricchisce anche di mille emozioni.
Quando si è innamorati non si capisce più nulla e tutto ci appare diverso. Ci sentiamo invasi da piacevoli sensazioni e dal desiderio di stare sempre con la persona amata.
A volte c’è qualcosa di inspiegabile nell’innamoramento: può capitare infatti di innamorarci di una persona che, a livello razionale, non presenta alcunché di attraente. Eppure, senza sapere perché, ne veniamo attratti.
Questa è una fase delicata, perché bisognerebbe non lasciarsi trascinare dalle ondate di emozioni che si provano. L’innamoramento, molte volte, è infatti un subire queste emozioni, piuttosto che la loro gestione attraverso un sentimento amoroso più maturo.
Molti giovani che si trovano in questa situazione chiedono: “Come faccio a sapere se è la persona giusta per me?”
In questa fase è molto importante imparare a gestire questi forti sentimenti, per non lasciarsi travolgere dalle emozioni connesse e prendere decisioni affrettate.
Non voglio assolutamente negare l’importanza ed il valore dei sentimenti. Secondo me, innamorarsi è una delle più belle e significative esperienze per un individuo. Tuttavia è saggio, soprattutto per i giovani, consigliarsi con qualcuno più maturo nella fede e nella vita, prima di fare delle scelte incaute.
Troppo spesso ci scontriamo con dei veri e propri drammi familiari, dove giovani sposi si separano dopo poco tempo per la loro presunta incompatibilità.
Può darsi che in quei casi i forti sentimenti abbiano offuscato certi altri aspetti più importanti per una relazione sentimentale.
Il dialogo, la compatibilità reciproca, gli interessi comuni, la fede, la visione della vita, le aspettative, gli ideali, i valori, sono tutti aspetti che hanno un grande peso in un rapporto tra due persone. Lasciare eccessivo spazio alle emozioni e ai sentimenti potrebbe impedire una crescita equilibrata della relazione. Non è sempre vero, infatti, che l’amore coprirà tutte le lacune tra due persone. 
Ecco dunque l’importanza di coltivare e far crescere l’amore, per farlo diventare un sentimento maturo e duraturo. Esso diventa tale quando segue il modello biblico. L’amore, infatti, non è passività, ma è qualcosa di straordinariamente attivo.
Il passo biblico per eccellenza al riguardo è 1 Corinzi 13:4-7: “L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non si inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa”. Come si può vedere, ogni caratteristica del vero amore esprime qualcosa di attivo. Ci vuole infatti un atto della volontà per non invidiare, per non inasprirsi, per sopportare, ecc. L’amore è dunque un sentimento bellissimo, un sentimento che ci fa volare tra le nuvole, ma deve essere educato per crescere e dare il meglio di sé.

Ragione, volontà e sentimento


L’essere umano è costituito sia da emotività che da razionalità. Cuore e cervello. Platone parlava di una biga trainata da due cavalli che vogliono andare in due direzioni diverse. Se a entrambi i cavalli si consente di fare ciò che vogliono, la biga si sfascerebbe in un momento. E’ perciò compito di chi la guida far sì che i cavalli seguano i suoi comandi, in modo da arrivare alla giusta destinazione. Questa immagine presa in prestito dalla filosofia ci permette di capire un fatto: entrambi i cavalli hanno una loro specifica potenzialità, ma se non vengono guidati nella stessa direzione, tutta la loro forza è inutile. Così è per i sentimenti: essi hanno un gran valore, ma il Signore ci chiama ad esercitare l’autocontrollo, poiché “chi ha autocontrollo vale più di chi espugna città” (Proverbi 16:32).
L’ardore del sentimento, associato ad una volontà esercitata dalla ragione, invece di essere una contraddizione diventa un potenziale enorme per un credente.
La potenza dei sentimenti e la guida del discernimento, uniti in equilibrio dalla saggezza della Parola. Sia il cuore che il cervello al servizio di Dio!
Gesù ordina di amare Dio “con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tuo, e con tutta la forza tua” (Marco 12:30). Se noi amassimo Dio solo col cuore, il nostro sarebbe un amore emotivo. Se l’amassimo solo con la mente, sarebbe un amore sterile e accademico. Cuore e mente uniti rappresentano invece l’insieme della nostra interiorità. Anche l’apostolo Paolo esprime un concetto analogo riguardo la preghiera e la lode: “pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza” (1 Corinzi 14:15).

Sentimenti e volontà di Dio

Uno degli ambiti in cui i sentimenti giocano spesso un ruolo determinante è nella ricerca della volontà di Dio per la nostra vita. Sappiamo che c’è una volontà generale di Dio (espressa dalla Bibbia), che riguarda tutti i credenti: santificazione, evangelizzazione, preghiera, crescita, ecc. Oltre a questa, c’è poi una volontà personale, che riguarda solo l’individuo: scelta del partner, lavoro, spostamenti, ecc. La prima è facile da capire, mentre la seconda presenta qualche difficoltà in più. Anche in questo caso, bisogna imparare a non lasciarsi fuorviare dai sentimenti.

“Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento... Non ti stimare saggio da te stesso” (Proverbi 3:5,7).

Spesso capita che decidiamo di fare una determinata scelta perché “sentiamo” che quella è la volontà di Dio. Credo che questo modo di procedere, se si limita a ciò che “sentiamo”, non sia biblico. Infatti, se noi facessimo solo ciò che ci sentiamo di fare, molto presto le nostre attività diminuirebbero drasticamente. Quante volte abbiamo fatto delle scelte avventate solo perché ci siamo auto-convinti che era la volontà di Dio, mentre invece stavamo solo seguendo i nostri desideri? Quante volte abbiamo interpretato qualche piccolo segnale — magari molto aleatorio e ambiguo, che poteva venire interpretato in mille modi diversi — come una conferma di Dio ai nostri progetti?
Dobbiamo fare attenzione ai sentimenti.
Dobbiamo sottoporre le nostre scelte al vaglio della Scrittura e affidarci ai criteri biblici.
In ogni scelta personale ci sono infatti degli elementi soggettivi (la nostra volontà, i nostri pensieri, i nostri sentimenti, i nostri desideri) e degli elementi oggettivi (la Parola di Dio, le circostanze in cui ci troviamo, le conseguenze di una scelta, ecc.). Nelle nostre scelte di credenti, non possiamo andare “dove ci porta il cuore”, ma gli elementi soggettivi devono essere confermati da quelli oggettivi. Potremmo indicare una procedura biblica per le scelte personali. Di fronte a qualunque scelta dovremmo prima di tutto analizzare le motivazioni del nostro cuore. 
Chiediamoci: “Perché desidero fare questo o quest’altro? Quali sono i veri motivi che mi spingono a fare questa scelta piuttosto che un’altra?” Dobbiamo essere onesti con noi stessi e con Dio.
Per avere una giusta percezione delle motivazioni del nostro cuore, dobbiamo verificare quali sono le nostre condizioni spirituali. 
Chiediamoci: “Quanto tempo dedico alla preghiera? E alla lettura della Bibbia? Quanto curo la mia relazione con Dio?”
Dobbiamo poi verificare se siamo disposti ad accettare la volontà di Dio nelle nostre scelte personali. A volte dobbiamo imparare a fare delle cose che non ci piacciono (cfr. le parole di Gesù a Pietro in Giovanni 21:18).  Dio si rivela progressivamente anche sulla base di come gli rispondiamo (Luca 16:10,11).
In Romani 12:2 leggiamo che possiamo comprendere la volontà di Dio “per esperienza”, cioè camminando con Lui e mettendo in pratica i Suoi insegnamenti. Non possiamo pretendere di capire la volontà particolare di Dio se non stiamo vicini a Lui. Dobbiamo camminare in modo intelligente, chiedendo al Signore la saggezza (Giacomo 1:5-8) e in modo spirituale (Galati 5:16).
Dobbiamo porci delle domande specifiche, riguardo a una determinata scelta o decisione.
“E lecito? Mi è utile? (1 Corinzi 6:12; 10:23,24). Mi rende schiavo? Dove mi porterà questa scelta? E’ in accordo con la signoria di Cristo nella mia vita? E’ di aiuto ad altri? E’ in armonia con gli esempi biblici? E’ una scelta che glorifica Dio?”
Ricordiamoci che la nostra priorità di credenti è quella di onorare e glorificare Dio con la nostra vita.
Infine, dobbiamo maturare un atteggiamento di pazienza (Salmo 37:7-8; Isaia 8:17). Non dobbiamo essere precipitosi né lasciarci schiacciare dalle nostre ansie. Anche se in certe circostanze può essere difficile, dobbiamo imparare ad aver sempre fiducia in Dio.

Conclusione

Dio ci ha creati in modo ricco e stupendo, perciò i sentimenti e le emozioni sono una componente molto importante di ogni essere umano. Non si possono e non si devono reprimere, perché rischieremmo di diventare degli individui aridi.Anche le passioni sono una forte motivazione all’agire, quasi una spinta che ci porta a fare delle cose che normalmente non faremmo, mettendo in gioco notevoli risorse. Tuttavia, le emozioni e i sentimenti da soli potrebbero diventare pericolosi, se non sono guidati dalla ragione e dalla volontà. Quest’ultima può essere fortificata grazie all’autocontrollo datoci dallo Spirito Santo (uno degli aspetti del frutto dello Spirito è proprio questo, Galati 5:22).

“La mia bocca dirà parole sagge, il mio cuore mediterà pensieri intelligenti” (Salmo 49:3).

Nella vita di fede dobbiamo basarci sulla verità biblica e non sull’altalena delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti. Il fondamento della nostra crescita cristiana è la Parola di Dio, non le eventuali esperienze emotive che possiamo fare. Una fede che si nutre di emotività è una fede debole che ha continuamente bisogno di nuovi stimoli, mentre invece una fede che si ciba della Parola del Signore è una fede stabile, perché le parole di Cristo non passeranno (Matteo 24:35).
Nella vita di relazione occorre imparare a gestire i sentimenti e non a lasciarci guidare da essi. Li possiamo vivere con un “ardore equilibrato”, valutandone le giuste priorità e orientandoli verso la costruzione di sane relazioni sociali, per una testimonianza concreta e coerente. Nelle scelte essi costituiscono un elemento soggettivo valido solo se si accorda con gli elementi oggettivi che li possono confermare o meno. Il nostro cuore deve dunque essere continuamente trasformato dallo Spirito e motivato dal desiderio di piacere al Signore, così che i nostri sentimenti siano resi puri e coerenti con il nostro stato di nuove creature. In quel caso potrebbe valere anche per noi la seguente preghiera: “Ti dia Egli quel che il tuo cuore desidera, faccia riuscire ogni tuo progetto” (Salmo 20:4).

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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