per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

venerdì 6 luglio 2012

Cosa si intende per "Preconoscenza" nella Bibbia



Quali controversie sono state generate da questo argomento nel passato! Ma quale dottrina della Sacra Scrittura non è stata occasione di battaglie teologiche ed ecclesiastiche? La divinità di Cristo, la Sua nascita verginale, la Sua morte espiatoria, il Suo secondo avvento; la giustificazione, la santificazione, la sicurezza del credente; la chiesa e la sua organizzazione, uffici, disciplina; il battesimo, la cena del Signore e una serie di altre preziose verità potrebbero essere menzionate.
Tuttavia, le controversie intraprese a riguardo non hanno chiuso le bocche dei fedeli servitori di Dio; perché noi, allora, dovremmo evitare la vessante questione della preconoscenza di Dio, perché, in verità, ci sono alcuni che ci contrastano fomentando discordie? Contendano altri se vogliono, il nostro dovere è di dare una testimonianza in base alla luce che ci è stata accordata.
Ci sono due cose concernenti la preconoscenza di Dio sulle quali molti sono in ignoranza; il significato del termine, il suo scopo scritturale.
Poiché questa ignoranza è così diffusa, è facile per predicatori ed insegnanti propinare perversioni riguardo a questo argomento, anche tra il popolo di Dio. C’è solo un antidoto contro l’errore, e deve essere stabilito conformemente alla fede; e per questo, si deve essere in preghiera e studiare diligentemente, e bisogna ricevere con umiltà la Parola di Dio. Solo allora saremo fortificati contro gli attacchi di coloro che ci assalgono.
Ci sono quelli che, al giorno d’oggi, stanno usando male questa verità per screditare e negare l’assoluta sovranità di Dio nella salvezza dei peccatori. Proprio come i più acuti critici stanno ripudiando la divina ispirazione della Scrittura; gli evoluzionisti, l’opera di Dio nella creazione; così alcuni pseudo-insegnanti della Bibbia stanno pervertendo la sua preconoscenza per mettere da parte la Sua elezione incondizionata a vita eterna.
Quando il solenne e benedetto soggetto della divina preordinazione è esposto, quando l’eterna scelta di Dio di alcuni per essere conformi all’immagine del Suo Figlio è messa in evidenza, il nemico manda qualcuno ad argomentare che l’elezione è basata sulla preconoscenza di Dio, e questa "preconoscenza" è interpretata come a significare che Dio previde che alcuni sarebbero stati più arrendevoli di altri, che essi avrebbero risposto più prontamente agli sforzi dello Spirito, e che perché Dio sapeva che avrebbero creduto di conseguenza li predestinò a salvezza.
Ma una tale affermazione è radicalmente errata. Essa ripudia la verità della totale depravazione, perché afferma che c’è qualcosa di buono in qualche uomo. Porta via l’indipendenza di Dio, perché fa basare i Suoi decreti su ciò che Egli scopre nella creatura. Mette completamente le cose sottosopra, perché nel dire che Dio previde che certi peccatori avrebbero creduto in Cristo, e che a causa di ciò li predestinò a salvezza, è proprio la verità detta al contrario.
La Scrittura afferma che Dio, nella Sua alta sovranità, scelse certi individui per essere recipienti dei Suoi favori distintivi (Atti 13:48), e quindi determinò di accordare loro il dono della fede. La falsa teologia fa della preconoscenza di Dio del nostro credere la causa della Sua elezione a salvezza, mentre l’elezione di Dio è la causa, e il nostro credere in Cristo ne è l’effetto.
Andando avanti nella discussione di questo tema così mal interpretato, fermiamoci e definiamo alcuni termini.
Cosa è inteso per "preconoscenza"? "Conoscere prima, in anticipo" è la pronta risposta di molti. Ma non dobbiamo saltare alle conclusioni, né dobbiamo volgerci a qualche dizionario biblico come la corte d’appello finale, perché non è una questione di etimologia del termine impiegato. Ciò di cui abbiamo bisogno è di scoprire come la parola è usata nella Scrittura. L’uso dello Spirito Santo di un’espressione definisce sempre il suo significato e scopo. Fallire nell’applicare questa semplice regola sta alla base di così tanta confusione ed errore. Così tante persone credono che già conoscono il significato di una certa parola usata nella Scrittura, e quindi essi sono troppo dilatori nel verificare le loro assunzioni servendosi di una concordanza; ma amplifichiamo un pò questo punto.
Prendiamo la parola "carne". Il suo significato appare così ovvio che per molti sarebbe una perdita di tempo cercare le sue varie connessioni nella Scrittura. E’ frettolosamente creduto che la parola è sinonimo del corpo fisico, e così non è fatta alcuna ricerca a riguardo. Ma, in realtà, "carne" nella Scrittura frequentemente include molto di più di ciò che è corporeo; tutto ciò che abbraccia il significato di questo termine può essere appurato solo da una diligente comparazione di ogni occorrenza del termine e dallo studio di ogni separato contesto.
Prendiamo la parola "mondo". Il lettore medio della Bibbia immagina che questa parola è l’equivalente per "ogni singolo individuo della razza umana" e di conseguenza molti passaggi dove è usato questo termine sono interpretati in modo errato.
Prendiamo la parola "immortalità". Di sicuro essa non richiede alcuno studio! Ovviamente si riferisce all’indistruttibilità dell’anima. Ah, mio lettore... se il lettore della Bibbia si prendesse la briga di esaminare attentamente ogni passaggio dove "mortale" ed "immortale" si trovano, si vedrà che queste parole non sono mai applicate all’anima, ma sempre al corpo.
Ora ciò che è stato detto su "carne", "mondo", "immortalità", si deve applicare con eguale forza ai termini "conoscere" e "preconoscere". Invece di immaginare che queste parole significano non più che una semplice cognizione, i differenti passaggi in cui esse si trovano devono essere attentamente soppesati.
La parola "preconoscenza" non è usata nell’Antico Testamento. Ma "conoscere" invece la si trova frequentemente. Quando quel termine è usato in connessione a Dio, esso spesso significa riguardare con favore, denotando non mera cognizione, ma affezione per l’oggetto in vista. "Io ti conosco per nome" (Esodo 33:17), "voi siete stati ribelli al Signore dal giorno che vi conobbi" (Deuteronomio 9:24), "prima che ti formassi nel grembo di tua madre io ti ho conosciuto" (Geremia 1:5), "voi soli ho conosciuto fra tutte le famiglie della terra" (Amos 3:2), in questi passaggi conoscere significa o amare o costituire.
Allo stesso modo, la parola "conoscere" è frequentemente usata nel Nuovo Testamento, nello stesso senso dell’Antico Testamento. "Allora io dichiarerò loro: io non vi ho mai conosciuti" (Matteo 7:23), "io sono il buon pastore e conosco le mie pecore, e le mie pecore conoscono me" (Giovanni 10:14), "se qualcuno ama Dio, egli è conosciuto da Lui" (1 Corinzi 8:3), "il Signore conosce quelli che sono Suoi" (2 Timoteo 2:19).
Ora, la parola "preconoscenza", per come è usata nel N.T., è meno ambigua della sua forma più semplice "conoscere". Se ogni passaggio in cui è usata è studiato attentamente, si scoprirà che è discutibile se essa si riferisca mai ad una mera percezione di eventi che devono ancora avere luogo.
Il fatto è che la parola "preconoscenza" non è mai usata nella Scrittura in connessione con eventi o azioni, al contrario essa si riferisce sempre a persone. Sono persone quelle che Dio dice di "preconoscere", non le azioni di quelle persone. Per provare questo adesso citeremo ogni passaggio dove si trova questa espressione.
In Atti 2:23 leggiamo: "quest'uomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la preconoscenza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste". Se si presta attenzione a questo verso si vedrà che l’apostolo lì non stava parlando della preconoscenza di Dio dell’attodella crocifissione, ma della Persona crocifissa: "Lui [Cristo essendovi stato consegnato]…."
In Romani 8:29-30 leggiamo: "Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati". Si Esamini bene qui il pronome usato, non è quello che Egli ha preconosciuto, ma quelli. Non è l’arrendimento delle loro volontà, né la fede del loro cuore, ma le persone stesse, che sono in vista.
"Dio non ha ripudiato il suo popolo, che ha preconosciuto" Romani 11:2. Ancora una volta il chiaro riferimento è ancora a persone, e solo a persone.
L’ultima menzione è in 1 Pietro 1:2 "eletti secondo la preconoscenza di Dio Padre". Chi sono questi eletti secondo la preconoscenza di Dio Padre? Ce lo dice il verso precedente: il riferimento è ai forestieri dispersi, ai credenti Ebrei della diaspora. Anche qui, dunque, il riferimento è a persone, e non ai loro atti previsti.
Ora, sulla base di questi passaggi (non ce ne sono altri nella Scrittura) quale base scritturale ha qualcuno per dire che Dio preconobbe gli atti di alcuni, quali "il loro ravvedimento e fede", e che in base a questo li ha eletti a salvezza? La risposta è: proprio nessuna! La Scrittura non parla mai del ravvedimento e della fede come essendo previsti o preconosciuti da Dio. Di sicuro, Egli sa dall’eternità che alcuni si ravvedranno e crederanno, tuttavia non è questo l’oggetto della "preconoscenza" di Dio nella Scrittura. La parola si riferisce uniformemente al preconoscere di Dio di persone; allora prendiamo "come modello le sane parole" (2 Timoteo 1:13).
Un’altra cosa sulla quale vogliamo richiamare particolare attenzione è che i primi due passaggi sopra citati mostrano chiaramente ed insegnano implicitamente che la "preconoscenza" di Dio non è causativa, e che invece qualcos’altro c’è dietro, la precede, ed è il Suo sovrano decreto. Cristo fu "dato secondo il (1) determinato consiglio e (2) prescienza di Dio" (Atti 2:23). Il Suo "consiglio" o decreto stava alla base della Sua preconoscenza.
Così anche in Romani 8:29 questo verso comincia con la parola "poiché", il che ci suggerisce di guardare dietro a ciò che precede immediatamente. Cosa dice allora il verso precedente? Questo: "tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il Suo disegno". Quindi la "preconoscenza" di Dio è basata sul Suo proposito o decreto (vedi Salmo 2:7).
Dio preconosce ciò che accadrà perché Egli ha decretato ciò che accadrà. E’ dunque un rivoltare l’ordine della Scrittura, un mettere il carro davanti ai buoi, affermare che Dio elegge perché Egli preconosce persone. La verità è che Egli "preconosce" perché ha eletto. Ciò rimuove la base o la causa dell’elezione dalla creatura, e la pone nella volontà sovrana di Dio. Dio propose in se stesso di eleggere un certo popolo, non a causa di qualcosa di buono in o da parte loro che avrebbe previsto, ma soltanto perché così Gli è piaciuto.
Per quanto riguarda il perché Egli abbia eletto quelli che ha eletto, noi non lo sappiamo, e possiamo soltanto dire "perché così Padre ti è piaciuto." La chiara verità in Romani 8:29 è che Dio, prima della fondazione del mondo, scelse certi peccatori e li ordinò a salvezza (II Tessalonicesi 2:13). Ciò è chiaro dalle parole finali del verso "predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio Suo"; Dio non predestinò quelli che preconosceva che sarebbero stati conformi all’immagine del Figlio Suo, ma, al contrario, quelli che Egli "ha preconosciuto" (cioè amato ed eletto), Egli li ha predestinati "ad essereconformi". La loro conformità a Cristo non è la causa, ma l’effetto della preconoscenza e della predestinazione di Dio.
Dio non elesse alcun peccatore perché Egli preconosceva che avrebbe creduto, per la semplice e sufficiente ragione che nessun peccatore crede fino a che Dio non gli dona la fede, proprio come nessun uomo vede se Dio non gli dà prima la vista. La vista è il dono di Dio, e vedere è la conseguenza del mio usare il dono di Dio. Così la fede è il dono di Dio (Efesini 2:8), e credere è la conseguenza del mio usare il Suo dono.
Se fosse vero che Dio avesse eletto alcune persone perché nel tempo dovuto sapeva che avrebbero creduto, allora credere sarebbe un atto meritorio, e per quella fede il peccatore avrebbe di che vantarsi, cosa che invece la Scrittura nega enfaticamente (Efesini 2:9).
Di sicuro la Parola di Dio è chiara abbastanza nel dire che credere non è un atto meritorio. Essa afferma che i Cristiani sono persone che hanno "creduto mediante la grazia di Dio" (Atti 18:27). Se essi dunque hanno creduto "mediante la grazia" non c’è assolutamente niente di meritorio riguardo al "credere", e se non c’è niente di meritorio, non potrebbe essere la base o la causa che mosse Dio ad eleggerli.
No, la scelta di Dio non procede da nulla che si trova in noi, o che procede da noi, ma soltanto dal Suo proponimento e beneplacito sovrano.
Ancora una volta in Romani 11:5 noi leggiamo di un "residuo eletto per grazia". Qui è chiaro abbastanza: l’elezione stessa è per grazia, e la grazia è un favore immeritato, qualcosa su cui non abbiamo il diritto di dire che ci è dovuta.
Dunque è molto importante avere una visione chiara e spirituale della "preconoscenza" di Dio. Concezioni erronee su di essa conducono inevitabilmente a pensieri molto disonorevoli su di Lui. L’idea popolare di preconoscenza divina è completamente inadeguata. Dio non solo conosceva la fine sin dal principio, ma Egli pianificò, fissò, predestinò ogni cosa dal principio. E, come la causa sta all’effetto, così il proposito di Dio sta alla base della Sua prescienza.
Se dunque il lettore è un vero Cristiano, egli è tale perché Dio lo scelse in Cristo prima della fondazione del mondo (Efesini 1:4), e lo scelse non perché previde che egli avrebbe creduto, ma perché così semplicemente Gli piacque fare, ti scelse nonostante la tua naturale incredulità. Stando le cose così, tuttala gloria e la lode appartengono solo a Lui. 
di Arthur W. Pink

La scelta



Ognuno sarà responsabile della propria decisione!

scelta

Il problema è la scelta, non farti ingannare.

Non è qualcosa da prendere alla leggera o come un divertimento.

L'Anticristo non prenderà il potere con la forza.

Sarà qualcuno desiderato e adorato dalla folla. Lo stesso per il Marchio.

Sarà qualcosa che la gente vorrà, come pura sfida a Dio.

Il Marchio rappresenta l'ultima scelta dell'umanità, ma Dio si assicurerà che alla fine dei tempi tutti conoscano la posta in gioco:
E un altro, un terzo angelo, tenne dietro a quelli, dicendo con gran voce: Se qualcuno adora la bestia e la sua immagine e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, berrà anch’egli del vino dell’ira di Dio, mesciuto puro nel calice della sua ira: e sarà tormentato con fuoco e zolfo nel cospetto dei santi angeli e nel cospetto dell’Agnello. E il fumo del loro tormento sale ne’ secoli dei secoli; e non hanno requie né giorno né notte quelli che adorano la bestia e la sua immagine e chiunque prende il marchio del suo nome. Apocalisse 14:9-11

Accettare il Marchio porterà alla dannazione eterna e la gente del mondo lo saprà. Quindi perché la gente lo accetta?

Perché hanno deciso di credere alle menzogne dell'Anticristo piuttosto che della Parola di Dio.

L'Anticristo si presenterà come la soluzione dei problemi del mondo. Con un falso messaggio di speranza per l'umanità basato sul successo dell'uomo invece che nella fede in Dio. La scelta di accettare il Marchio sarà il punto di non ritorno per coloro che lo accetteranno.

L’identificazione ultima con Satana e la sua controparte, l’anticristo. Coloro che non accetteranno il Marchio verranno giustiziati dall'amministrazione dell'Anticristo.

Ma saranno ricompensati dal Signore:
E vidi come un mare di vetro e di fuoco e quelli che aveano ottenuta vittoria sulla bestia e sulla sua immagine e sul numero del suo nome, i quali stavano in piè sul mare di vetro avendo delle arpe di Dio. Apocalisse 15:2
Coloro che rifiuteranno il Marchio saranno anche ricompensati vivendo e regnando con Gesù Cristo durante il Suo regno millenario, che sarà fondato dopo la battaglia di Armageddon, dove l'Anticristo, il Falso Profeta e tutti i loro eserciti verranno distrutti dallo splendore della venuta di Gesù.
Poi vidi dei troni; e a coloro che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decollati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non aveano adorata la bestia né la sua immagine, e non aveano preso il marchio sulla loro fronte e sulla loro mano; ed essi tornarono in vita, e regnarono con Cristo mille anni. Apocalisse 20:4
É possibilissimo che le generazioni che ora vivono sulla Terra non conosceranno gli ultimi tempi, la Grande Tribolazione, l'Anticristo o il Marchio della Bestia. Magari saremo già tutti passati a miglior vita prima che qualsiasi parte di questo spettacolare periodo cominci. Ma questo non cambia il problema principale: la scelta.

Siamo ancora coinvolti in una guerra tra due regni: uno di luce e l'altro di tenebre. Il Regno di Dio e il Regno di Satana.

E noi siamo la posta in gioco!

Il Diavolo e i suoi scagnozzi stanno cercando di corrompere la società nel provare ad innalzare Satana e il Suo prodotto, l'Anticristo, nel ruolo di Dio, e finora stanno facendo notevoli progressi.

La società deve essere preparata e allontanata dalla giustizia di modo che desideri e adori apertamente il Falso Messia.

Satana lo farà usando il suo metodo preferito: l'inganno.

Prima della Sua crocifissione, i discepoli chiesero a Gesù riguardo agli ultimi tempi:
“E stando egli seduto sul monte degli Ulivi, i discepoli gli s’accostarono in disparte, dicendo: Dicci: Quando avverranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente? E Gesù, rispondendo, disse loro: Guardate che nessuno vi seduca.” Matteo 24:3-4
Il segno chiave dell’avvicinarsi degli ultimi tempi è l'inganno.
“Poiché molti verranno sotto il mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e ne sedurranno molti.” Matteo 24:5 - “Allora, se alcuno vi dice: "Il Cristo eccolo qui, eccolo là", non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno gran segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti [Cristiani nati di nuovo].” Mt 24:23-24
L'inganno di quei tempi sarà così persuasivo che se fosse possibile, pure i credenti Biblici cristiani, potrebbero essere ingannati. Ma non lo saranno perché le scritture ci dicono che l'Anticristo, una volta che sarà al potere esecutivo del governo mondiale, rivelerà la sua vera natura, chiedendo di essere adorato, e nel contempo la gente del mondo dovrà adorare anche Satana.
“e adorarono il dragone [Satana] perché avea dato il potere alla bestia; e adorarono la bestia dicendo: Chi è simile alla bestia?” Apocalisse 13:4
Per questo il Marchio sarà la scelta che letteralmente ti farà prendere un impegno con il diavolo. Non ci sono dubbi a riguardo.

La gente farà tutto questo volontariamente!

Ora può sembrare un pò assurdo, ma il diavolo ha usato tutto questo tempo per portare la società lontano da Dio, dalla Bibbia e dalla giustizia, per preparare il terreno al Falso Messia, e certamente sta entrando a far parte della cultura in modo subdolo.

Qui l'anteprima del film "In time" dove la moneta per l'intero mondo è controllata da un marchio nella tua mano:

In un futuro non troppo lontano il gene che causa l'invecchiamento è stato isolato ed estinto. Per evitare la sovrappopolazione, il tempo è diventato la valuta con cui la gente paga per le necessità ed i lussi. I ricchi possono vivere per sempre, mentre gli altri cercano di negoziare per la loro immortalità. In questo contesto, un giovane ragazzo, di modeste origini, dovrà fuggire da un organo di polizia corrotto: i Custodi del Tempo.



Promuovendo il Marchio della Bestia e il numero 666 nella cultura popolare, l'idea diventerà più gradevole e meno offensiva, e questo atteggiamento passerà alle nuove generazioni come se non fosse un "grande problema", mentre i personaggi di spicco ostentano il numero della Bestia nelle loro foto.

Questo cambiamento di atteggiamento nella società, l’allontanerà da Dio e imparerà ad accettare e godere della blasfemia e mancanza di rispetto per il Signore che ci ha creati.

La gente non prenderà seriamente Dio e lo stato della propria anima, ed è questo il pericolo dei giorni nostri.

Quanto più queste falsità verranno sparse tanto meno le persone cercheranno Dio come salvatore, anzi essa diverrà un’idea da rigettare.

La Bibbia ci dice che Satana è il padre della menzogna. Lui sa che il suo tempo è limitato e che lui e il suo Falso Messia saranno entrambi distrutti da Gesù alla Sua Seconda Venuta.

L'obiettivo del Diavolo è di distruggere l'umanità, non di liberarla!


Il Marchio sarà uno dei suoi più grandi inganni perché porterà a una dannazione garantita coloro che l'accetteranno.

Nel contempo, la sua divulgazione aiuterà a preparare il terreno al rifiuto del Vangelo di Gesù che porta alla vita eterna.

Ed è per questo che dovremmo scegliere Dio.

Sebbene noi potremmo non vedere mai vedere il Marchio, tutti dovremmo affrontare la scelta tra lo schierarci con il Signore e scegliere il perdono attraverso la fede in Gesù Cristo, o di schierarci con il mondo e l'ateismo, o quella che è la nostra idea di ciò che è "giusto" e che dovrebbe portarci alla salvezza.

Non farti ingannare, alla fine ci saranno solo due possibilità.


E come per coloro che saranno messi a confronto col sistema del Marchio della Bestia, la posta in gioco sarà altrettanto alta:

il destino eterno.

Elia si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando zoppicherete con i due piedi? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». 1Re 18:21
E se vi sembra sbagliato servire il SIGNORE, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il SIGNORE». Giosuè 24:15



domenica 1 luglio 2012

Gli ingredienti di una felicità autentica



Introduzione

Gesù disse un giorno ai Suoi discepoli: "Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli" o, come dice la versione in lingua corrente: "Siate lieti e contenti, perché Dio vi ha preparato una grande ricompensa" (Mt. 5:12).
Un’aspirazione universale. Il desiderio di essere felici è un’aspirazione congenita del cuore umano. Potremmo meglio ancora dire che si tratti di un desiderio che Dio stesso ha impiantato in noi. In ogni caso questa è la perenne ricerca del cuore umano: ciò che io e voi cerchiamo, la felicità. Ho investigato questo tema e vorrei condividerne con voi i risultati. Per i peanuts "La felicità è un cucciolo caldo", per un altro: "La felicità è una fetta di vita spalmata di marmellata" (Bernstein). In modo meno romantico un altro ha detto"Siamo su questa terra per cercare la felicità, non per trovarla" (Colette): è vero questo?
Possiamo affermare con certezza una cosa: secondo quanto Iddio ci ha rivelato attraverso la Bibbia, la felicità è la realizzazione ultima dei propositi di salvezza che Egli ha disposto per la creatura umana, perché la maggiore realizzazione, lo scopo ultimo, della vita umana è godere eternamente della comunione con Dio.
Contrariamente a quanto generalmente si crede, la fede cristiana non è cosa che voglia privare la vita di ogni piacere e gioia. Si tratta di una concezione falsata, promossa dalle menzogne di Satana. Certamente la Bibbia denuncia le gioie illusorie ed ingannevoli che provengono dal peccato, ma ciò che essa insegna non è nemico della gioia, non c’è nulla di aspro ed ascetico nella religione biblica.
Pensiamo all’antica festa della Pasqua ebraica. La cena pasquale comprendeva erbe amare. La loro presenza doveva inculcare al popolo di Dio il sapore amaro che ha il peccato in tutte le sue conseguenze. La fede cristiana prevede che noi si porti la nostra propria croce e si segua Cristo, però, le erbe amare non è il tutto della cena. L’agnello arrosto della Pasqua è il piatto forte della festa. Le celebrazioni pasquali sono una cena, e non un digiuno... L’Evangelo di Gesù Cristo è buona notizia, non tristi notizie. Un salmo dice: "Tu m'insegni la via della vita; vi son gioie a sazietà in tua presenza; alla tua destra vi son delizie in eterno" (Sl. 16:11). La felicità, o beatitudine (parole queste del tutto intercambiabili) è l’essenza stessa della vita cristiana. L’apostolo Paolo scrive"Rallegratevi del continuo nel Signore lo ripeto ancora: Rallegratevi" (Fl. 4:4).

La felicità è una conseguenza
vera gioia

 Una cosa però è chiara: la felicità è un frutto accessorio, una conseguenza, della vita. Lo conferma la sapienza umana:"La felicità è come il carbone coke, che si ottiene come sottoprodotto mentre si fabbrica qualche altra cosa" (A. Huxley). Se la rendiamo l’obiettivo principale della nostra vita, troveremo che essa ci sfuggirà sempre, in modo elusivo, come succedeva a quel ragazzo che andava alla ricerca della leggendaria pentola piena d’oro e che sapeva trovarsi alla base di un arcobaleno. Possiamo trovare la base di un arcobaleno? Allo stesso modo, sebbene una delle principali conseguenze della fede cristiana autentica sia la felicità, essa non è che il sottoprodotto del nostro dovere compiuto e del servizio, della giustizia e della santità. Coloro che la cercano indipendentemente dall’adempimento del proprio dovere davanti a Dio e del servizio verso di Lui, alla fine non troveranno altro che disillusione e scontentezza. Come il volto luminoso di Mosè era conseguenza della sua intima comunione con Dio sul monte, la felicità è il premio spesso inatteso dato alla fede ed al servizio. Non a caso il noto scrittore cristiano C. S. Lewis, volle intitolare la sua autobiografia: "Sorpreso dalla gioia".
Vi sono varie ricette per ottenere felicità. Esse possono essere graduate a seconda dell’età. Un bambino trova la felicitàquando si sente amato ed accettato, quando (almeno per breve tempo) i suoi desideri sono soddisfatti, nei suoi giocattoli, nei suoi giochi con gli amici, nei dolci. La gioventù la trova nel divertimento e nell’eccitazione, la cerca nel sesso o ballando su una pista da ballo o in discoteca. L’uomo in un lavoro sicuro e ben pagato, in una casa, nei suoi hobby. L’anziano, con limitazioni sempre più pronunciate di carattere fisico e spesso anche mentale, non trova molto davanti a sé che possa dargli gioia, se limita le sue prospettive a questo mondo. Quando il re Davide volle onorare l’anziano Barzillai per l’aiuto e l’appoggio che gli aveva dato, gli disse: "Vieni con me oltre il fiume; io provvederò al tuo sostentamento a casa mia, a Gerusalemme". Barzillai, però, saggiamente rispose: "Troppo pochi sono gli anni che mi restano da vivere perché io salga con il re a Gerusalemme. Adesso ho ottant'anni. Non posso discernere ciò che è buono da ciò che è cattivo. Non posso più assaporare ciò che mangio o ciò che bevo. Non posso più udire la voce dei cantanti e delle cantanti. Perché dunque il tuo servo sarebbe di peso al re mio signore?" (2 Sa. 19:34,35).
Dobbiamo ovviamente rivolgere altrove il nostro sguardo per trovare gli ingredienti di una felicità autentica e durevole. A queste ricette per la felicità manca un ingrediente, o piuttosto, hanno ingredienti sbagliati. Questi tipi di gioia possono dare soddisfazioni temporanee, possono svagarci un poco, ma non possono veramente soddisfare. Ci manca un ingrediente, l’ingrediente spirituale. Se si lascia Dio fuori dal conto non si potrà mai trovare vera felicità.

La divina ricetta
frutti veri
La Bibbia ci dà indicazioni preziose ed uniche a questo riguardo. La felicità, o beatitudine, comincia sempre con Dio. Si cita spesso, a questo riguardo, una frase del grande teologo del IV secolo, S. Agostino, nella prima pagina delle sue "Confessioni", frase che non dovremmo stancarci di ripetere per la profonda verità che contiene: "Tu sei che lo chiami in maniera che goda nel lodarti, perché ci hai creati per te e inquieto è il cuor nostro, finché non si riposa in te". Un commento dice così: "Nulla soddisfa a pieno il cuore umano; solo Dio appaga e riempie l’anima. Questo è il segno che una scintilla divina brilla in noi; infatti è insopprimibile l’esigenza dello spirito che tende sempre a riunire la misera creatura al Creatore, l’uomo a Dio… è il grido del mondo: mentre troppi uomini vivono nell’irrequietezza, stanchi della vita perché lontani da Dio". Nessun uomo, donna, o bambino è felice, veramente felice, se lascia fuori Dio, che non abbia spazio per Cristo nella casa della sua anima.
L’antico Israele veniva proclamato beato perché Dio era nel loro mezzo e faceva esperienza dei Suoi doni di grazia: "Te beato, Israele! Chi è pari a te, popolo salvato dal SIGNORE? Egli è lo scudo che ti protegge, e la spada che ti fa trionfare" (De. 33:29).

La felicità si fonda sulla riconciliazione con Dio
riconciliazione
Per l’essere umano che senta, come dovrebbe, tutto il peso del peccato che lo separa da Dio, uno degli ingredienti principali della felicità è il perdono. Nessuno può essere felice se non è in pace con Dio. Un uomo onesto che sfortunatamente sia caduto in molti debiti non avrà pace fintanto che quel debito non è saldato. Noi non possiamo essere felici ed al tempo stesso in debito verso la Legge di Dio, non avremo mai pace fintanto che verso Dio tutto non sia a posto. Quanti sensi di colpa ci tormenteranno fintanto che non lo faremo! Per questo il Salmista scrive: "Beato colui la cui trasgressione è perdonata, il cui peccato è coperto! Beato l'uomo a cui l'Eterno non imputa l'iniquità, e nel cui spirito non c'è inganno" (Sl. 32:1,2).
Lo scrittore John Bunyan, nel suo libro allegorico "Il pellegrinaggio del cristiano" rappresenta la condizione umana come quella di un uomo aggravato dal senso di colpa, il quale trova sollievo solo quando depone il suo fardello ai piedi della croce di Cristo. Ascoltate:
"Giunse così ad una salita. Li stava una Croce ed un po’ più in giù un sepolcro. Vidi allora che appena Cristiano giunse alla Croce, il fardello cadde dalle sue spalle e cominciò a rotolare giù fin dentro il sepolcro, e poi non lo vide più. Cristiano, allora, tutto felice e contento, disse: ‘M’ha dato riposo mediante il Suo dolore e la vita mediante la Sua morte’. Si fermò un poco, ancora sorpreso per quanto era avvenuto; infatti ancora non riusciva a capire come mai la sola vista della Croce avesse potuto liberarlo dal suo peso… Nel frattempo si fecero avanti tre esseri splendenti che lo salutarono dicendo: ‘Pace a te!’. Il primo gli disse: ‘I tuoi peccati sono stati perdonati’. Il secondo gli tolse gli stracci di dosso e lo rivestì di un abito nuovo. Il terzo gli fece un segno sulla fronte… Allora Cristiano cantò così: ‘Qui sono infine giunto, sotto il peso del mio peccato, capace nessun fin ora è stato, di liberarmi. Che luogo è dunque questo? Forse della felicità l’inizio? Libero sono del fardello e delle corde! Benedetta Croce! Sepolcro benedetto! Ma benedetto ancor più sia Colui che per me patì vergogna!".
Per il peccatore la felicità comincia con il perdono, e non solo perdono, ma giustificazione. L’uomo perdonato vede il suo debito cancellato, ma rimane povero. Non ha un solo centesimo a nome suo. Il peccatore giustificato, attraverso l’opera meritoria di Cristo che gli viene accreditata, è diventato milionario! Sul suo conto sono state depositate le indicibili ricchezze di giustizia di Cristo. Non sarà mai più povero.
Lo stesso John Bunyan parlando della personale sua esperienza, disse: "E’ stata per me una scoperta meravigliosa comprendere la ricchezza della grazia che Dio aveva in serbo per me. Noi andiamo in giro con pochi spiccioli nel borsellino e ci vantiamo come se fossero gran cosa, mentre a casa c’è un baule pieno d’oro che noi del tutto ignoriamo! In Cristo, il mio Signore e Salvatore ho trovato tutto: la mia sapienza, la mia giustizia, la mia soddisfazione e la mia redenzione". Scoprire tutto questo è fonte di grandissima gioia.

La felicità è connessa con la mancanza di egoismo

Un altro ingrediente indispensabile nella vera felicità è la mancanza di egoismo nel nostro comportamento. Certo è un modo negativo di esprimere questo, ma noi pure viviamo in un mondo piuttosto negativo. La virtù positiva, naturalmente, è l’amore. Nessun uomo che sia privo di amore potrebbe mai sperare di essere veramente felice. L’uomo egoista ha un insaziabile appetito a cui provvedere. Come dice la Scrittura: "La sanguisuga ha due figlie che dicono: "Dammi, dammi!" Ci sono tre cose che non saziano mai, anzi quattro, che non dicono mai: "Basta!". Il soggiorno dei morti, il grembo sterile, la terra che non si sazia d'acqua, e il fuoco che non dice mai: "Basta!"’ (Pr. 30:15,16). L’egoismo divora la felicità, consuma sé stesso in un orribile modo cannibalistico! L’amore, però, non pensa a sé stesso, pensa agli altri, serve gli altri, soffre per gli altri …e la felicità giunge come un vantaggio accessorio. Il nostro esempio in questo, come per molte altre cose, è Gesù stesso. Uomo di dolori, si, ma paradossalmente non poteva certo dirsi un uomo infelice. Era la Sua gioia fare la volontà di Dio Padre e di salvare il Suo popolo secondo quella Sua volontà. Egli amava Dio Padre. Egli amava i Suoi che erano nel mondo e sapeva che cosa fosse la felicità. Possiamo seguire così le sue orme e adempiere al Suo nuovo comandamento di amarci l’un l’altro"La felicità è una merce meravigliosa: più se ne dà, più se ne ha" (Pascal).

La felicità dipende da una vita cristiana coerente

La felicità, poi, è connessa ad una vita cristiana coerente. Il primo Salmo lo mette in chiara evidenza: "Beato l'uomo che non cammina nel consiglio degli empi, non si ferma nella via dei peccatori e non si siede in compagnia degli schernitori, ma il cui diletto è nella legge dell'Eterno, e sulla sua legge medita giorno e notte" (Sl. 1:1,2). E’ vero che noi non possiamo guadagnarci la salvezza osservando la Legge di Dio, ma certamente siamo salvati per poter osservare la Legge di Dio. Per chi cercava salvezza presso Dio cercando di osservare in modo sempre più zelante la legge di Dio, e non riuscendo mai completamente a farlo, è un grande sollievo quando l’Evangelo ci dice che siamo salvati per la grazia di Dio in Gesù Cristo mediante la fede.. Il credente però, salvato per grazia, troverà essere fonte di gioia seguire ciò che Dio ci ha comandato. "Fammi camminare nella via dei tuoi comandamenti, perché in essa trovo il mio diletto… la tua legge è il mio diletto… Se la tua legge non fosse stata il mio diletto, sarei già perito nella mia afflizione… Angoscia e affanno mi hanno colto, ma i tuoi comandamenti sono la mia gioia" (Sl. 119:35,77,92,143).
La fedeltà alla via indicata da Dio, per quanto difficile possa essere, è sempre quella che alla fine ci procura felicità ultima. Nel "Pellegrinaggio del Cristiano" troviamo ad un certo punto il nostro eroe con il suo compagno di strada che cominciano a sentirsi stanchi e scoraggiati. "Avrebbero voluto che la via fosse migliore". Ecco però che vedono al lato dell’aspro sentiero un bellissimo prato con un cammino più facile. Sembra costeggiare la strada maestra, e Cristiano viene persuaso a prendere quella che pare una scorciatoia. Vengono però ben presto portati lontano dalla giusta direzione e finiscono nel Castello del Dubbio del Gigante disperazione. E’ solo per grazia di Dio che riusciranno a fuggirne, solo dopo molte sofferenze. Dobbiamo poter dire con il Salmista: " I miei passi sono rimasti fermi nei tuoi sentieri e i miei piedi non hanno vacillato" (Sl. 17:5).

La felicità e la croce della salvezza

Gli ultimi ingredienti della felicità autentica che desidero menzionare, a prima vista potrebbero apparire del tutto paradossali. Le caratteristiche dell’uomo felice o beato vengono presentate dal Signore nell’apertura del grande sermone che Egli rivolge ai Suoi discepoli: il Sermone sul Monte. Gesù dichiara beati, o felici, i poveri in spirito, coloro che fanno cordoglio, i mansueti, coloro che sono affamati ed assetati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, coloro che si adoperano per la pace, coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, insultati e perseguitati. E’ strano perché tutto questo sembra militare oggettivamente contro la gioia e la felicità, infatti proprio questo cerchiamo di evitare con tutto noi stessi.
Secondo il Signore e Salvatore Gesù Cristo, però, non è così. E’ questo a dare sapore al pasto, come il sale e l’aceto. E’ vero, sale ed aceto solamente non costituiscono un pranzo, come le erbe amare da sole non sono la Cena pasquale. Gesù però dice: "Beati i poveri… beati coloro che fanno cordoglio… beati i mansueti… Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli" (Mt. 5:12). Tutto questo ci può sembrare strano, assurdo. Ascoltate però questo:
Se sembra che i poveri in spirito non siano beati, provate a chiedervi se siano invece beati gli arroganti nello spirito. Dite che coloro che fanno cordoglio non siano beati? Beh, chiedetevi se sia davvero felice quell’uomo che non conosca nessuna delle afflizioni di questo mondo. E’ forse l’uomo la cui vita non sa e non vuole sapere nulla delle sofferenze dei bambini e dei poveri di questo mondo? Dite che non suona bene dichiarare che i mansueti sono felici. Forse che lo sono gli orgogliosi? E’ forse felice colui che vuol sempre e solo difendere i suoi diritti, cercando di imporre la sua volontà contro tutto e tutti? Dite forse che l’uomo privo di passione per la giustizia sia felice? Si? E’ felice l’uomo che non si preoccupa affatto della giustizia? I misericordiosi non sarebbero felici? Felice è forse l’avaro chiuso in sé stesso nella sua sufficiente grettezza? Felice è forse chi è privo di compassione, pieno di amarezza?!".
Beati i perseguitati? Eppure questo era stato esemplificato dai primi cristiani, perseguitati a causa dell’Evangelo. Degli apostoli, oltraggiati e perseguitati, la Scrittura afferma"Così essi si allontanarono dal sinedrio, rallegrandosi di essere stati ritenuti degni di essere vituperati per il nome di Gesù" (At. 5:41). Paolo e Sila non solo pregavano, ma cantavano quando sedevano in quella prigione con la schiena dolente e sanguinante per le frustate ricevute e con i piedi nei cappi (At. 16:25). Altri prigionieri li udivano meravigliati, ma essi ripetevano semplicemente l’esperienza dell’"uomo di dolori" stesso (sebbene non in modo penale ed espiatorio), il quale pure è l’uomo della gioia! E’ così che il credente cristiano impara a "gloriarsi delle sue debolezze" (2 Co. 12:9), a "vantarsi anche delle afflizioni" (Ro. 5:3). Egli conosce il segreto della gioia proprio nel mezzo delle afflizioni, non dopo che esse sono terminate. Se però il credente conosce il segreto della gioia nel mezzo delle afflizioni, quanto maggiore sarà la sua gioia dopo che esse saranno terminate!

Conclusione
felicità
La felicità? Non è un’impossibilità nemmeno in un mondo dove molti pure dicono insieme con Giobbe: "l'uomo nasce per soffrire, come la favilla per volare in alto" (Gb. 5:7). Essa diventa una realtà per coloro che sono in Cristo riconciliati con Dio mediante il Suo sangue, sono conservati dalla Sua grazia, per tutti coloro che vivono nella fede in Cristo Gesù e sono ubbidienti alla visione celeste! Un giorno, preannunciando la Sua prossima partenza, i discepoli si erano rattristati, ma Lui aveva loro detto: "Così anche voi ora siete nel dolore, ma io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno vi toglierà la vostra gioia "(Gv. 16:22). Che voi possiate essere fra questi!I discepoli di Gesù trovano in Lui la loro gioia.

 di J. W. Fraser

Il metodo della Grazia



Essi curano alla leggera la ferita del mio popolo,
dicendo: "pace, pace" quando pace non c'è.
 (Geremia 6:14)

Come la benedizione più grande che Dio può mandare a un popolo è un ministro fedele, sincero ed integro, così non c'è maledizione maggiore che Dio lo abbandoni a guide cieche, carnali, tiepide, incapaci ed inconvertite.

Eppure, in ogni epoca, ci sono stati lupi rapaci travestiti da pecore, uomini che hanno costruito un muro e lo hanno intonacato con malta che non ha retto, persone che hanno profetizzato menzogne. Quello che è avvenuto nel passato, accade ancora oggi: molti corrompono la Parola di Dio non insegnandola rettamente. Questo è proprio ciò che si verificò nel periodo in cui visse Geremia; ed egli non vacillò, ma, fedele al suo Signore, e fedele alla chiamata che Egli gli rivolse, ammonì ripetutamente i falsi profeti, onorando Colui nel cui nome predicava.
Leggendo il libro di Geremia, vi accorgerete che nessuno più di lui denunciò questi falsi pastori, e in modo particolare nel capitolo da cui abbiamo tratto il testo della nostra meditazione, egli li ammonisce severamente ed elenca alcuni dei loro peccati.
Nel versetto 13 leggiamo: "Dal più piccolo al più grande, sono tutti avidi di guadagno; dal profeta al sacerdote, praticano tutti la menzogna" e, di seguito, il testo specifica la falsità con cui avevano agito verso il popolo di Dio: "Essi curano alla leggera la ferita del mio popolo, dicendo: "Pace, pace, quando pace non c'è".

Geremia, nel nome del Signore, aveva annunciato al popolo il giudizio di Dio e che la nazione sarebbe stata invasa e ridotta in desolazione. Al versetto 11 di questo stesso capitolo si legge: "Io sono pieno del furore dell'Eterno; sono stanco di contenerlo. Lo riverserò sui bambini per la strada e sui giovani riuniti insieme: perché saranno presi sia l'uomo che la donna, sia il vecchio che l'uomo carico d'anni. Le loro case passeranno ad altri, assieme ai loro campi e alle loro mogli, perché io stenderò la mia mano sugli abitanti del paese, dice l'Eterno".
Il messaggio di Geremia tuonava contro il popolo che aveva peccato, affinché si pentisse davanti a Dio.Tuttavia, i falsi profeti e i sacerdoti corrotti lo contrastavano cercando di sopprimere nella gente qualsiasi senso di colpa. Andavano dicendo che Geremia era un esaltato e che non ci sarebbe stata nessuna invasione da parte di un esercito straniero. I pastori infedeli gridavano "pace, pace", mentre il vero uomo di Dio aveva loro predetto che non ci sarebbe stata alcuna pace.

Le parole che stiamo considerando si riferiscono, dunque, alle circostanze esteriori del popolo di Dio, ma sono convinto che riguardino anche la loro condizione spirituale. Il profeta parla dei falsi dottori i quali, quando la gente cominciava ad essere convinta di peccato e a rivolgere il proprio sguardo verso il cielo, proclamavano un messaggio che contraddiceva la Parola del Signore, dicendo alle persone che stavano vivendo giustamente ed erano a posto con Dio. Il popolo, a sua volta, era contento di sentirsi dire tali cose, perché il cuore dell' uomo e ingannevole e insanabilmente maligno e solo il Dio d'eternità può scandagliare le profondità della sua corruzione.
Quanti di noi ripetono a se stessi "pace, pace" quando, in verità, non c'è pace con Dio! Quante persone, pur sprofondando nel fango del peccato, ritengono di essere cristiane e di avere vita eterna! Se dovessimo esaminare l'esperienza spirituale di costoro scopriremmo che la pace che dicono di avere non è altro che un artificio del diavolo e non la pace di Dio che trascende l'intelligenza umana. Carissimi, è una cosa molto importante sapere con certezza di essere in pace con Dio. La pace è una benedizione immensa. Tutti noi desideriamo averla: infatti, come si può vivere senza di essa? Quindi, è necessario che le persone sappiano cosa fare e cosa deve avvenire in loro, prima di poter dire che la vera pace dimora nel loro cuore.

Mi propongo, perciò, di annunciarvi tutto il consiglio di Dio e di liberare cosi la mia anima da questa responsabilità, affinché il vostro sangue non ricada su di me. Il testo della Scrittura che mi accingo ad esporre parla proprio di ciò che vi deve accadere e di ciò che deve essere operato in voi affinché possiate essere certi di possedere la vera pace.
Tuttavia, prima di addentrarmi nella spiegazione, lasciate che premetta un paio di cose. Prima di tutto, ritengo scontato che voi siate consapevoli che la vera religione è qualcosa di interioreQuesto significa che la fede dimora nel cuore dei credenti in virtù dell'opera potente dello Spirito Santo. Se non siete convinti di questo, significa che non avete alcun riguardo per quello che la Bibbia insegna e che, in realtà, siete nemici del Signore Gesù Cristo, perché la Scrittura dice che la vera religione è creata da Dio nel cuore dell'uomo. Il nostro Signore disse: "Il regno di Dio è dentro di voi" (Luca 17:21) e l'apostolo Paolo dichiara che"cristiano non è colui che è tale all'esterno, ma colui che lo è interiormente" (cfr. Romani 2:28-29). Se qualcuno tra voi crede che il cristianesimo sia fatto di rituali esteriori, probabilmente non sarà contento di quello che dirò questa mattina! In tal caso i discorsi che farò riguardo all'opera che Dio compie nel cuore dei peccatori saranno incomprensibili, come se parlassi in un linguaggio che vi è sconosciuto.

Vorrei anche premettere che Dio non agisce sempre e solo in un modo. Intendo dire che, nell'esperienza della conversione, la profondità del senso del proprio peccato e della propria colpa varia da persona a persona. Dio riconduce a casa i suoi figli in maniere diverse e lo Spirito Santo soffia quando, dove e come vuole! Tuttavia, sia ben chiaro che prima di ritenervi riconciliati con Dio deve essere operato in voi quello che sto per dirvi.
Innanzi tutto, prima di poter affermare di essere in pace con Dio dovete essere portati a vedere e a sentire il peso dei vostri peccati. Dovete piangere e fare cordoglio per le trasgressioni che avete commesso contro la legge di Dio. Secondo il cosiddetto patto delle opere - quello dell'Antico Testamento, che richiedeva un'ubbidienza perfetta da parte dell'uomo alle leggi di Dio - "l'anima che pecca morirà" (Ezechiele 18:20) ed è "maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per praticarle" (Galati 3:10). Non dobbiamo ubbidire a Dio solo in alcune cose, ma siamo chiamati ad osservare tutti i suoi comandamenti e a farlo continuamente. Questo significa che la minima mancanza da parte nostra nell'adempimento della legge morale, in parole, in opere o nei nostri pensieri, merita, secondo il patto delle opere, la condanna alla pena eterna. Se un pensiero iniquo, se una sola parola cattiva e se un'unica azione malvagia meritano il giudizio di Dio, quanti infermi attendono ciascuno di noi, la cui vita è stata una continua ribellione contro Dio?

Dunque, prima di ritenerci riconciliati con Dio, dobbiamo aver visto e creduto quanto sia terribile disubbidire al Dio vivente. Perciò, miei cari, esaminate voi stessi! Vi esorto in questo modo perché spero che siate venuti qui affinché il vostro cuore sia reso migliore. Lasciate che vi domandi, davanti a Dio: non vi è mai stato un tempo nella vostra vita nel quale siete stati convinti di essere dei trasgressori dei comandamenti del Signore? Quando il ricordo dei vostri peccati vi ha addolorato? Quando la vostra mente non riusciva più a sopportare il senso di colpa di fronte a Dio? Avete mai considerato che il Signore avrebbe potuto, giustamente, riversare la sua ira su voi a causa della vostra disubbidienza? Siete mai stati profondamente dispiaciuti a causa delle vostre trasgressioni? Avete mai detto a voi stessi che i vostri peccati erano diventati ormai un peso che non riuscivate più a sopportare? Avete mai sperimentato qualcosa del genere? Sono accadute queste cose tra voi e Dio? Se la risposta è negativa, ve lo dico per amore del Signore Gesù Cristo, non pensate di essere dei cristiani! Potete benissimo illudervi di esserlo, mentre in realtà non lo siete! Che il Signore voglia svegliarvi, convertirvi e, se è la sua volontà, darvi la sua pace prima che ritorniate alle vostre case.

Inoltre, potete essere convinti dei peccati che avete effettivamente commesso al punto da tremare, eppure rimanere completamente estranei a Gesù Cristo e all'opera della grazia divinaPrima di reputarvi riconciliati con Dio è necessario che abbiate una più profonda comprensione della corruzione della vostra natura. Non solo dovete essere convinti delle vostre effettive trasgressioni contro la legge di Dio, ma anche di quello che è alla radice di esse. Perché l'uomo pecca? Qual è la fonte da cui sgorgano tutte le iniquità? Sto parlando del peccato originale, cioè della corruzione presente in noi sin dal giorno in cui siamo nati, che ci rende continuamente colpevoli davanti a Dio e meritevoli del suo giudizio.

Molte persone ritengono d'essere intelligenti e, seguendo i propri ragionamenti, rigettano questa dottrina accusando Dio d'essere ingiusto nell'imputare anche a noi il peccato di Adamo. Nonostante sia evidente che ciascuno è segnato col marchio del peccato e di satana, costoro affermano che l'uomo non è stato concepito nel peccato. Ma si guardino un po' intorno! Considerino i disordini presenti nel mondo e dicano ancora, se ne sono capaci, che questo è il paradiso in cui Dio pose l'uomo!Ogni cosa intorno a noi è nel caos! Ho spesso pensato che l'inimicizia delle belve feroci, quali la tigre o il lupo, e l'abbaiare dei cani contro l'uomo, sono già una prova sufficiente della realtà del peccato originale. Questi animali, infatti, non si sarebbero mai avventati contro di noi se il primo uomo non avesse peccato. In questo modo le creature difendono la causa del loro Creatore contro il quale l'uomo si è ribellato!

Se poi guardiamo dentro di noi, scopriremo di essere pieni di concupiscenze, di desideri e di sentimenti contrari a quelli di Dio. Possono l'orgoglio, la malizia e la cattiveria che sono in noi provenire da Dio? L'empietà che dimora in noi l'abbiamo ereditata dal nostro progenitore Adamo che, dopo essere decaduto davanti a Dio, è divenuto schiavo del diavolo. Quindi, anche se alcuni si ostinano a negare la depravazione dell'uomo, quando lo Spirito Santo rende un uomo consapevole della corruzione della propria natura, ogni ragionamento crolla ed il misero peccatore scopre, allora, qual è la sorgente contaminata da cui si sprigiona il torrente dell'iniquità! L'anima, scossa dal suo torpore, si domanda: "Come posso essere così pieno di corruzione"? A questo punto lo Spirito di Dio mostra al peccatore che in lui non vi è nulla di buono e che, per natura, è abominevole a Dio. La creatura, vedendosi perduta, si piega davanti al Creatore, riconosce che merita la condanna ed il giudizio di Dio, anche se nella sua vita non avesse mai commesso alcun peccato attuale.

Avete vissuto questa esperienza? Vi siete mai sentiti, per natura, figli d'ira, come tutti gli altri uomini? Se il vostro cuore è stato davvero infranto, avete senz'altro visto e sentito queste verità. Se non avete mai sentito il peso del peccato originale e compreso la sua gravità, non potete assolutamente chiamare voi stessi cristiani! Sono persuaso che la realtà di questa profonda corruzione interiore è ciò che più addolora colui che sperimenta una vera conversione. Il tormento più grande per l'anima rigenerata è la presenza del peccato in essa. Il vero cristiano grida giorno e notte: "Chi mi libererà da questo corpo di morte? Chi purificherà il mio cuore dalla presenza del peccato"? Quindi, se non siete stati schiacciati sotto il peso della corruzione che dimora in voi e se non avete riconosciuto che Dio avrebbe potuto, in qualsiasi momento, punirvi legittimamente a causa della vostra natura depravata, è inutile che vi illudiate di essere in pace con Dio, perché temo che per voi non ci sia alcuna pace.

E ancora: prima di potervi ritenere riconciliati col Padre, non dovete solo essere persuasi di avere peccato e di possedere una natura depravata. Oltre a queste cose, dovete anche aborrire le vostre opere buone e quella che presumete sia la vostra giustizia.
Quando il peccatore è reso consapevole del timore che si deve avere del Signore, la sua prima reazione è quella di affidarsi nuovamente al patto delle opere, cioè alla propria giustizia. Proprio come Adamo ed Eva si nascosero tra gli alberi del giardino facendosi delle cinture di foglie di fico per coprire la loro nudità, così il misero peccatore, quando vede qual è la sua condizione, si affida alle sue buone opere e all'osservanza di varie pratiche religiose, cercando di stabilire una giustizia propria. In questo modo egli spera, come i suoi progenitori, di riuscire a nascondere la propria corruzione al cospetto di Dio. Illudendosi,egli ripete a se stesso: "D'ora in poi mi comporterò diversamente. Cambierò modo di vivere. M'impegnerò al massimo per piacere a Dio e cosi, sicuramente, Cristo avrà misericordia di me".

Oh! Prima di reputarvi dei veri credenti dovete riconoscere che Dio può condannarvi anche a causa di quella che ritenete la vostra migliore preghiera! La vostra giustizia, come predicò un antico profeta, non è sufficiente a riconciliarvi con Dioanzi, davanti a lui essa non è altro che un panno sudicio che il Signore detesta (Isaia 64:6). Per quale motivo le nostre buone opere dovrebbero farci ottenere il favore di Dio? Dopo aver considerato qual è la misera condizione della nostra natura dal primo giorno della nostra vita, a cosa possono servire i nostri rituali religiosi? Noi uomini, da soli, non siamo in grado di compiere una sola opera buona! La Scrittura attesta che "quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio" (Romani 8:8). Apparentemente certe cose che fate vi sembrano buone, ma può una natura corrotta e depravata dalla presenza del peccato produrre di per sé qualcosa che sia gradito a Dio? È impossibile che una persona inconvertita possa fare una qualsiasi cosa alla gloria di Dio. Gli increduli, infatti, sono senza fede e la Bibbia afferma che tutto ciò che non viene dalla fede è peccato (Romani 14:23).

Quando un uomo nasce di nuovo, siccome in lui dimora ancora il peccato, continua a commettere errori e l'ubbidienza che rende a Dio è imperfetta. Quindi, anche dopo la conversione, se Cristo dovesse accettarci in base alle nostre buone opere, saremmo ugualmente trovati mancanti e meritevoli della pena eterna. La nostra ubbidienza rimarrà sempre lontana dalla perfezione che la legge morale esige. Non so cosa pensiate di voi stessi, ma per quanto mi riguarda sono ben consapevole del fatto che ogni volta che prego pecco, ogni volta che predico pecco e che non posso fare nulla senza peccare! Per questo, come disse qualcuno, devo pentirmi del mio pentimento e le mie stesse lacrime hanno bisogno di essere lavate dal prezioso sangue del mio amato Redentore!

Che cosa sono le nostre azioni migliori se non i nostri peccati più eleganti? Prima di pensare di essere in pace con Dio non basta che siate stati convinti del vostro peccato originale ed attuale, ma dovete anche sentirvi disgustati delle vostre opere buone e della vostra giustizia. Questo è l'ultimo idolo che deve essere abbattuto nei vostri cuori. Infatti, se non siamo resi consapevoli del fatto che non possediamo alcuna giustizia in noi stessi, non potremo mai andare a Cristo. Inoltre, teniamo presente che c'è una grande differenza tra il parlare di queste realtà ed averle, invece, sentite e sperimentate. Avete mai sentito il bisogno di un Redentore? Avete mai sentito di aver bisogno del Salvatore Gesù Cristo? Vi siete resi conto che non potete assolutamente essere considerati giusti davanti a Dio? Potete rivolgervi a Dio dicendo in tutta sincerità "Signore, anche quelle opere che io consideravo buone e giuste meritano il tuo giudizio e la tua condanna"? Se non siete ancora arrivati a questo punto, non potete ritenervi figli di Dio.
Oltre a tutto questo, prima di reputare di essere in pace con Dio dovete avere la convinzione d'essere colpevoli di un altro peccato. Temo che pochi tra voi sappiano a cosa faccio riferimento. Questo peccato domina le nazioni cosiddette cristiane, eppure le persone non si ritengono assolutamente colpevoli di questa mancanza. Ma qual è questo peccato? È quello di cui la maggior parte di voi pensa di non essere colpevole: l'incredulità!

Ma come? E possibile supporre che qualcuno in questo cortile davanti alla chiesa, nato in una nazione evangelica come la Scozia, che ogni domenica va in chiesa, sia un incredulo? È mai possibile che qualcuno di voi, pur partecipando alla Cena del Signore una volta l'anno (oh, se fosse amministrata più spesso!), è mai possibile, dico, che coloro i quali sono partecipi delle ordinanze del Signore e celebrano regolarmente il culto di famiglia, nascondano in loro un cuore che non crede veramente nel Signore Gesù Cristo? Non pensate che io sia troppo duro e intollerante. Sono fermamente convinto che se foste esaminati accuratamente, si scoprirebbe che molti di voi hanno lo stesso tipo di fede che ha il diavolo! Satana crede nella Bibbia più di molti di noi. Crede nella divinità di Gesù Cristo e trema davanti a lui, mentre molti di coloro che pensano d'essere cristiani dimostrano il contrario. Non dobbiamo confondere una fede puramente mentale con quella vera e genuina che è comunicata al cuore dell'uomo per opera dello Spirito Santo. Non pensate di credere veramente solo perché possedete la Bibbia o perché andate in chiesa. Credere che Gesù Cristo sia esistito e credere che la Bibbia sia il libro di Dio, è come credere alla storia di Alessandro Magno e Giulio Cesare. Quale senso di gratitudine dovremmo nutrire verso Dio per gli oracoli viventi della Scrittura! Eppure, quanti non credono veramente in Gesù Cristo!

Miei cari, se vogliamo veder sorgere in noi la vera fede, è assolutamente necessario che lo Spirito Santo porti la vita di Dio nei nostri cuori. Se vi domandassi da quanto tempo credete in Cristo, molti di voi mi risponderebbero di aver creduto in lui da sempre e di non ricordarvi di un tempo quando non credevate. Ebbene, non c'è prova maggiore di questa per dimostrare che non avete ancora creduto in Cristo! Tutti coloro che hanno davvero creduto sanno bene che c'è stato un tempo quando erano senza fede.Se mi dite che amate Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza, io vi risponderò chiedendovi quando avete cominciato ad amare Dio. Se mi risponderete che non vi ricordate di un tempo quando avete odiato Dio, ma che lo avete sempre amato, questo significa che in realtà non avete mai amato Dio.

A riguardo del peccato dell'incredulità voglio cercare di essere il più preciso possibile, perché sono molti coloro che sono ingannati e si illudono di possedere la vera fede. Il fratello Marshall, narrando le vicissitudini del suo cammino spirituale, racconta della sua abitudine di annotare le sue trasgressioni in colonne corrispondenti ai dieci comandamenti. Un giorno decise di andare a parlare con un pastore per chiedergli il motivo per cui non riusciva ad avere pace. Il predicatore osservò l'elenco delle sue confessioni e gli disse:"Caro mio, nella tua lista non vedo nessun riferimento al peccato dell'incredulità". La convinzione a proposito dell'incredulità del nostro cuore è un aspetto particolare dell'opera dello Spirito Santo. Gesù disse:"Quando sarà venuto (il Consolatore), convincerà il mondo di peccato... perché non credono in me" (Giovanni 16:7-9). Ascoltate: non vi ha mai mostrato Dio che nel vostro cuore non c'è fede? Siete mai stati angosciati a motivo della vostra incredulità? Avete mai pregato Dio chiedendogli di sovvenire alla vostra incredulità? Avete mai supplicato Cristo di aiutarvi ad invocarlo con vera fede chiamandolo mio Signore e mio Dio? Se non potete rispondere di sì a queste domande, allora non siete in pace con Dio. Voglia il Signore concedervi di essere riconciliati con lui e di possedere la vera pace, prima che ve ne andiate per non tornare mai più!

Infine, prima di potervi ritenere riconciliati con Dio, oltre alle cose che abbiamo già considerato, dovete anche essere resi capaci di fare vostra la perfetta giustizia del Signore Gesù Cristo. La vera pace si ottiene solo ricevendo la giustizia di Cristo mediante la fede. Gesù disse: "Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo". Queste parole sono molto incoraggianti per tutti coloro che sono 'stanchi ed aggravati', ma il riposo è promesso soltanto a chi va a Cristo credendo in lui e riconoscendolo quale Salvatore e Signore della propria vita. Dunque, prima di godere della pace con Dio dobbiamo essere giustificati per fede attraverso Gesù Cristo. I meriti che Cristo ha acquistato alla croce del Calvario devono esserci imputati in modo che la sua giustizia diventi anche la nostra.

Miei cari, vi siete uniti a Cristo per fede? Avete mai sentito la presenza di Cristo nel vostro cuore? Avete mai udito la sua voce parlare di pace all'anima vostra? Sgorga pace come un fiume in voi? Voglia il Signore Gesù Cristo dire anche a voi quelle parole che ripeté spesso ai discepoli: "Pace a voi". Queste sono le cose che dovete sperimentare. Sto parlando di realtà invisibili che riguardano un altro mondo. Sto parlando della vera religione, quella che parte dall'intimo del nostro essere e che sorge in noi in virtù dell'opera di Dio nella nostra anima. Sto parlando di cose veramente importanti, che riguardano il destino eterno della vostra anima! Forse vi sentite in pace, ma è possibile che la vostra pace sia opera di satana che vi ha cullati rendendovi spiritualmente insensibili e facendovi scivolare dolcemente in uno stato di sicurezza carnale che, se continuasse, vi porterebbe all'inferno dove, allora, vi risvegliereste.Purtroppo, sarebbe una sorpresa molto amara scoprire di essersi sbagliati solo quando sarà impossibile tornare indietro, quando non si potrà oltrepassare la grande voragine, quando, per tutta l'eternità, griderete invano affinché qualcuno venga a rinfrescarvi le labbra.

Lasciate che adesso mi rivolga specificamente ai diversi tipi di persone che, tra voi, mi stanno ascoltando. Voglia Dio, nella sua infinita misericordia, benedire queste esortazioni! Forse tra voi alcuni possono effettivamente testimoniare di essere stati convinti del proprio peccato attuale ed originale, di essere divenuti consapevoli dell'inutilità della propria giustizia e dell'incredulità del proprio cuore e di aver, inoltre, creduto in Cristo per essere resi partecipi della sua giustizia. Se questo è il vostro caso, allora vi dirò che siete beati e avete ottenuto pace con Dio. Qualunque circostanza dovrete affrontare, state certi che tutte le cose coopereranno al vostro bene e saranno la manifestazione dell'amore di Dio per voi. Perciò, se siete riconciliati con Dio, non temete. Avete creduto in Cristo? È Dio vostro amico? È Cristo vostro amico? Allora elevate i vostri capi; tutto vi appartiene, tutto è vostro e voi siete di Cristo e Cristo è di Dio! State sereni, perché chi tocca voi tocca la pupilla dell'occhio del Signore.

Tuttavia, voglio mettervi in guardia contro il pericolo di vivere nel ricordo della vostra conversione. È necessario che non edifichiate su ciò che è stato operato in voi, ma esclusivamente sull'opera compiuta da Cristo e sulla sua giustizia. Non rinchiudetevi in voi stessi! Rivolgetevi continuamente a Cristo come la prima volta, come peccatori che desiderano attingere l'acqua della vita! Dimenticate le cose che stanno dietro e protendetevi verso quelle che vi sono davanti. Molti tra noi sono privati della pace perché non curano opportunamente il loro cammino spirituale. Ad un certo punto, qualcosa o qualcuno si intromette tra noi e Cristo e, per questo, veniamo avvolti dalle tenebre. In tali momenti, il nostro cuore è distratto dalla comunione con Dio e contristiamo lo Spirito Santo che, infine, lascia che seguiamo le nostre vie.

Vorrei, dunque, esortare coloro che sono riconciliati con Dio: non lasciatevi derubare di questa pace! È vero che una volta uniti a Cristo non potete essere più separati da lui, in quanto non c'è più alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù (Romani 8:1). Tuttavia, anche se la vostra anima è sicura in mano di Cristo, potreste cadere rovinosamente e trascinarvi a stento lungo tutto il vostro pellegrinaggio terreno. Badate a non sviarvi! Per amore di Cristo: non contristate lo Spirito Santo! Sappiate che potreste anche non recuperare più la benedizione e la pace che avete conosciuto nel principio della vostra vita cristiana. È molto facile sviarsi. I nostri cuori, infatti, sono così malvagi che se non vigiliamo su noi stessi con attenzione e diligenza, la corruzione che c'è in noi alla fine prevarrà e ci allontanerà da Dio. Sarà poi una triste esperienza essere disciplinati dal Padre celeste. Pensiamo alla storia di Giobbe, di Davide e di tanti altri credenti che sono stati corretti da Dio.

Vi esorto ancora a mantenere un'intima comunione con Cristo e a tenervi stretti a lui. Sono molto rattristato dal cammino disordinato di molti cristiani. A volte, vi è veramente poco che li distingue da coloro che non conoscono Dio. Ci sono credenti che hanno paura di annunciare l'Evangelo e seguono la corrente parlando lo stesso linguaggio degli inconvertiti. Discutono degli stessi argomenti e sembra quasi che il mondo sia il loro ambiente naturale. Ma era questo il tuo atteggiamento quando, nel principio, hai incontrato il Signore? Allora parlavi solo di Dio e dell'amore di Cristo, ma adesso tieni la bocca chiusa e nascondi la tua fede perché hai paura che gli altri si beffino di te. Molti sono diventati conformisti nel senso peggiore del termine. Costoro, infatti, da un lato contestano giustamente i rituali della chiesa Anglicana, mentre dall'altro si conformano al modo di vivere del mondo, e questa seconda forma di conformismo è molto più grave della precedente. Non conformatevi a questo mondo! Che cosa c'è in comune tra i cristiani e il mondo? I credenti devono potersi distinguere dagli inconvertiti per la loro santità e per il loro zelo, affinché la gente riconosca che essi sono stati con Gesù (Atti 4:13).

Vi incoraggio a dimorare in Cristo per crescere nella sua grazia e nella sua conoscenza. Solo così avrete una profonda certezza di fede e, nella pace, sarete edificati e camminerete nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo. Spesso Gesù Cristo è disprezzato "nella casa dei suoi amici" (Zaccaria 13:6). Perdonatemi se sono così schietto, ma mi fa più male quando Cristo è oltraggiato dai suoi amici piuttosto che dai suoi nemici. Dai deisti non possiamo aspettarci che indifferenza e incredulità, ma se coloro che sono stati rigenerati da Cristo cadono e vivono contrariamente alla vocazione che è stata loro rivolta, essi disonorano il nome del loro Salvatore davanti agli increduli. Se avete conosciuto Cristo, per amore del Signore, camminate uniti a lui! Se Dio ha portato la sua pace nel vostro cuore, mantenetevi saldi in essa tenendo continuamente il vostro sguardo fisso su Gesù. Non temete le prove e le tentazioni che dovete sostenere: il Dio della pace guarderà i vostri cuori e farà sì che ogni cosa cooperi al vostro bene.

Ma cosa dirò a coloro che non hanno pace con Dio? Probabilmente questa assemblea è formata, in gran parte, proprio da queste persone e questo pensiero mi fa piangere. Molti di voi, se esaminate sinceramente i vostri cuori, devono confessare di non essere riconciliati con Dio. E se Cristo non è in voi, siete progenie del diavolo ed estranei alla pace di Dio! Oh, poveri voi! Quale misera condizione è la vostra! Anche se mi fossero offerti migliaia e migliaia di mondi, non accetterei mai di tornare nello stato in cui voi, ora, vi trovate! Qualcuno potrebbe chiedere: "Perché"? Perché state per essere condannati all'inferno! Quale potrebbe essere la vostra pace se Dio è vostro nemico e la sua ira è su di voi? Svegliatevi dunque! La pace nella quale riposate è falsa! Svegliatevi credenti nominali e carnali!

Parlo a voi, ipocriti che andate in chiesa, che ricevete la santa cena e che conoscete la Bibbia, ma non avete mai sperimentato la sua realtà nei vostri cuori! La vostra è pura formalità ed anche se siete stati battezzati siete come i pagani! Svegliatevi, svegliatevi! Smettetela di appoggiarvi su una falsa sicurezza! Non vi irritate con me, perché vi dico queste cose mosso dall'amore. Vedo che vivete tranquilli a Sodoma e vengo a voi prendendovi per mano come quell'angelo che disse a Lot: "Fuggi per salvare la tua vita" (Genesi 19:16-17). Uscite da questa città, fuggite ed andate a Cristo! Rivolgetevi a colui che può purificarvi col suo sangue, prostratevi davanti al trono della grazia! Invocate il nome del Signore affinché pieghi i vostri cuori convincendovi delle vostre trasgressioni, del vostro peccato originale, dell'inutilità della vostra giustizia. Supplicate il Signore affinché vi conceda il dono della fede e unisca il vostro cuore al Salvatore Gesù Cristo.

A voi che avete una falsa speranza devo parlare con forza, con veemenza, per scuotervi dal vostro torpore. Ma sappiate che è con amore che mi rivolgo a voi. Infatti, conosco per esperienza cosa significhi appoggiarsi e riposare su una falsa pace. Per molto tempo anch'io mi sono illuso di essere un vero cristiano, mentre in realtà Gesù Cristo per me era un estraneo. Digiunavo due volte alla settimana, pregavo fino a nove volte al giorno, partecipavo alla santa cena ogni domenica, eppure ero lontano da Dio e non sapevo che dovevo nascere di nuovo per vedere il regno dei cieli. La mia religione era fatta di regole e precetti esteriori e non sapevo nulla della fede del cuore. Probabilmente molti di voi si trovano proprio in questo stato e parlo in questo modo, dicendo queste cose, per l'amore che ho per voi! Se non vegliate, la religiosità esteriore vi porterà alla perdizione perché, invece di affidarvi a Cristo, vi illuderete d'essere giusti davanti a Dio. Il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede (Romani 10:4). Svegliatevi, dunque, voi tutti che siete adagiati su una falsa sicurezza! Svegliatevi credenti nominali e carnali! Svegliatevi voi che avete fama di vivere, ma siete morti! Svegliatevi voi che dite d'essere ricchi e di non aver bisogno di niente, voi che invece siete poveri, ciechi e nudi! Andate a Cristo e supplicatelo che vi doni il suo oro, delle vesti bianche e del collirio (Apocalisse 3:17-18).

Spero che ci siano alcuni toccati da Dio e che la mia predicazione non sia vana. Spero che Dio raggiunga le vostre anime preziose svegliandovi e liberandovi dalla vostra sicurezza carnale. Spero che alcuni si siano resi conto di aver edificato su un fondamento incapace di sostenerli e che siano disposti a venire a Cristo. Può darsi che satana vi tenti, sussurrandovi che per voi non c'è né salvezza né misericordia, ma non temete: ciò che vi ho detto scaturisce dal mio amore per voi, perché desideravo destarvi e mostrarvi i pericoli che correte. Se qualcuno tra voi desidera essere riconciliato con Dio sappiate che anche Dio, a sua volta, desidera essere riconciliato con voi personalmente. Anche se per ora non avete pace, rivolgetevi a Gesù Cristo: egli è la nostra pace, colui che può riconciliarci con Dio. Volete ottenere pace con Dio? Andate a lui per mezzo di Gesù Cristo che col suo sangue l'ha acquistata. Cristo è morto, risorto ed asceso al cielo proprio per questo ed ora intercede alla destra del Padre.

Forse pensate che non ci sia pace per voi. Per quale motivo? Perché siete dei peccatori? Perché il vostro peccato ha causato la morte di Cristo? Perché avete calpestato e considerato profano il sangue del patto? Ma io vi dico che c'è pace! Cosa disse Gesù ai suoi discepoli quando si presentò a loro il primo giorno della settimana? La prima cosa che disse fu: "Pace a voi". Mostrò loro le mani e i piedi come per dire: "Guardate, sono stati forati per amor vostro, perciò non temete". Cosa fece sapere Gesù ai suoi tramite l'angelo? Di andare a dire ai suoi discepoli e in particolare al povero Pietro (Marco 16:7) che Cristo è risorto, che è seduto alla destra del Padre suo e del Padre vostro, del Dio suo e del Dio vostro. Dopo essere risorto. Cristo predicò l'Evangelo della pace ai suoi discepoli. Ma chi erano i suoi discepoli? Come noi erano peccatori e come noi avevano rinnegato Cristo. Forse c'è qualcuno tra voi che, tempo fa, si è sviato tornando nel mondo, perdendo la pace di Cristo e forse pensa di non poterla più riavere. Ma Dio vi guarirà dal vostro sviamento e vi renderà ancora partecipi del suo amore gratuito.

Oh! Voi che siete stati trafitti nel cuore dalla Parola di Dio, venite! Voi che per grazia di Dio siete disposti ad affidarvi a Cristo, venite! Smettetela di nascondervi dietro la vostra presunta giustizia, perché agli occhi di Dio è solo un panno sporco! Sbarazzatevi dei vostri stracci e venite a Cristo. Qualcuno dirà di avere un cuore troppo duro, ma sappiate che non diventerà tenero se prima non sarete uniti a Cristo! Solo lui può togliere il vostro cuore di pietra e darvi un cuore di carne! Solo Cristo può farvi ottenere pace con Dio ed anche se nel passato lo avete rinnegato, se credete, egli sarà la vostra pace! Riuscirò a persuadere qualcuno a venire a Cristo questa mattina? Che moltitudine è radunata qui! In breve tempo tutti quanti voi dovrete morire e sarete giudicati da Dio. Forse prima di stasera o di domani sera qualcuno di voi sarà sepolto nel cimitero di questa chiesa e cosa farete se non siete in pace con Dio e se Gesù Cristo non vi avrà riconciliati al Padre? Volete essere dannati per l'eternità? Non ingannate voi stessi! Vi sto dicendo la verità: non pensate che stia esagerando. Non voglio andarmene da qui senza essere riuscito a persuadervi. Desidero che Dio mi usi come uno strumento per spingervi a rivolgervi a Cristo. Oh, se poteste conoscere la pace che possiedono coloro che amano il Signore Gesù! Il salmista dice: "Grande pace hanno quelli che amano la tua legge e non c'è nulla che li possa far cadere" (Salmi 119:165).

Tuttavia, voglio dirvi ancora che non c'è alcuna pace per gli empi. So molto bene cosa vuol dire vivere nel peccato; infatti per resistere alla convinzione di peccato io stesso ero costretto a peccare ancora di più. Sono sicuro che questa è la via che molti di voi stanno percorrendo, perciò vi esorto a prendere piena coscienza della vostra perdizione. Il male che è in voi deve essere assolutamente guarito, altrimenti sarete condannati. Se si fosse trattato di una questione di scarsa rilevanza, non avrei speso neanche una parola a riguardo, ma senza Cristo siete destinati alla pena eterna. Cristo è la via, la verità, la vita e non voglio che siate condannati all'inferno. Come vivrete nel fuoco eterno? Come potrete stare insieme a satana per tutta l'eternità? Non è meglio affrontare la propria condizione spirituale oggi, piuttosto che essere separati da Cristo per l'eternità? Cos'è l'inferno se non la separazione da Dio? Ed anche se non ci fosse stato altro inferno, questo sarebbe di per sé sufficiente.

Avvicinatevi a Dio e siate riconciliati con lui. Vi supplico come un misero ambasciatore di Cristo: siate riconciliati con Dio! La mia responsabilità questa mattina è dirvi che Cristo è disposto a donarvi la pace. C'è qualcuno che vuole essere riconciliato con lui? Se c'è qualcuno, Cristo perdonerà tutti i suoi peccati e cancellerà ogni sua trasgressione. Coloro che invece continueranno a respingere l'offerta della grazia di Dio in Cristo, saranno giudicati e su loro Dio riverserà la sua ira. Non ci si può beffare di Dio; ciò che un uomo semina, quello raccoglierà. Dunque, se voi non sarete in pace con Dio, egli non sarà in pace con voi. Chi può resistere all'ira di Dio? È terribile cadere nelle mani di Dio quando è adirato! Quando Gesù rispose 'Io sono' ai soldati venuti per arrestarlo, questi caddero per terra. E se costoro non poterono resistere alla presenza di Cristo nel suo stato d'umiliazione, come potranno sussistere davanti alla sua gloria, quando verrà per giudicare il mondo?

Mi sembra di vederli, trascinati all'inferno da satana! Li vedo che, tremando, gridano ai monti e alle rocce 'cadeteci addosso', quando davanti a Cristo ascolteranno dalle sue labbra l'irrevocabile sentenza: "Andate via da me maledetti, nel fuoco eterno" (Matteo 25:41). Li sento supplicare il Signore che sia qualcun altro, magari un angelo, a pronunciare quelle terribili parole. Invece no, sarà proprio Gesù Cristo, il Dio d'amore, a dirle! Non credete a queste cose? Guardate che non sto parlando a caso, quello che dico è scritto nella Bibbia. Se invece siete persuasi, allora determinate nei vostri cuori di credere alla verità e, con l'aiuto di Dio, di seguire Cristo con tutto voi stessi. E che il vostro cuore non trovi pace fino a quando non sarete uniti al Salvatore!

Potrei continuare ancora a parlare di queste cose, perché è meraviglioso annunciare l'Evangelo di Cristo. Non desiderate che giunga il tempo quando avrete un corpo nuovo, immortale e simile a quello di Gesù? Allora potremo parlare del Signore della gloria per sempre! Ma adesso è giunto il momento di lasciarci e, dunque, non voglio trattenervi ulteriormente. Lo scopo che desidero raggiungere è portare peccatori penitenti ai piedi di Cristo. Oh, che Dio vi attiri a sé! Voglia il caro Redentore benedirvi grandemente e convincervi ad abbandonare la vostra vita empia! E possa il grande amore di Dio, che sorpassa ogni conoscenza, riempire i vostri cuori. Concedici quello che ti chiediamo o Padre, per amore di Gesù Cristo, al quale, con te e con lo Spirito Santo, siano onore e gloria, ora e in eterno.
 di George Whitefield

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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