per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

mercoledì 16 novembre 2011

Un altro evangelo?


calpestare

"Ascoltate la parola dell'Eterno, o figli d'Israele, perché l'Eterno ha una contesa con gli abitanti del paese: «Non c'è infatti né verità né misericordia né conoscenza di DIO nel paese."(Osea 4:1)

Lo scopo principale di Satana nell'opporsi a Dio non è quello di promuovere l'ateismo, ma la religione; non gli interessa provare che non c'è alcun Dio, ma piuttosto essere adorato come Dio.

Satana non è "originale" nelle sue opere: egli è essenzialmente uno che imita e falsifica quelle altrui.
Nella Bibbia troviamo i "figli di Dio", ma vi sono anche i "figli del maligno". Da una parte leggiamo come Dio operi nei primi sia il volere che l'operare secondo il Suo beneplacito, ma ci viene pure detto che Satana "al presente opera nei figli della disubbidienza" (Ef. 2:2). Se da una parte c'è "il mistero della pietà" (1 Ti. 3:16), dall'altra c'è anche "il mistero dell'empietà" (1 Ts. 2:7). 
Ci vien detto che Dio, tramite i Suoi angeli, "segna" sulla fronte i servi di Dio (Ap. 7:3), così pure apprendiamo che Satana, per mezzo dei suoi agenti, pone un marchio sulla mano destra o sulla fronte dei suoi devoti (Ap. 3:16). 
Cristo ha una Chiesa, e Satana ha la propria "sinagoga" (Ap. 2:19). Se Cristo è la luce del mondo, così anche Satana "si trasforma in angelo di luce" (2 Co. 11:14). Come Cristo aveva nominato degli apostoli, così fa Satana scegliendosene di propri (2 Co. 11:13).
Ecco così che tutto ciò ci porta a considerare "l'evangelo" di Satana.
Satana è all'opera nello stesso campo in cui il Signore ha seminato buon seme. Egli cerca di impedire la crescita del grano con un'altra pianta, la zizzania, che assomiglia al grano stesso. In altre parole, egli cerca di neutralizzare l'opera di Cristo per mezzo di un processo di imitazione. Quindi, allo stesso modo in cui Cristo ha un Evangelo, Satana ne possiede uno in proprio, un'abile contraffazione del primo. L'evangelo di Satana assomiglia così tanto a quello del quale egli fa la parodia, che intere moltitudini di perduti ne sono ingannati.
È a questo evangelo di Satana che l'apostolo fa riferimento quando dice ai Galati: "Mi meraviglio che da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, passiate così presto ad un altro evangelo; il quale non è un altro evangelo; ma vi sono alcuni che vi turbano e vogliono pervertire l'evangelo di Cristo" (Gal. 1:6,7).
Questo falso evangelo veniva annunciato fin dai tempi dell'apostolo, ed era stata persino pronunciata la più terribile delle maledizioni verso coloro che lo predicavano. L'apostolo così prosegue: «Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto» (Ga.1:8).


Cercheremo ora di spiegare, anzi, di esporre questo falso vangelo

ecumenismo

L'evangelo di Satana non è un sistema di principi rivoluzionari, né un programma di anarchia. Non promuove lotte e guerre, ma persegue la pace e l'unità. Non cerca di mettere la madre contro la figlia né il padre contro il figlio, ma promuove quello spirito fraterno per cui l'umanità viene considerata come un'unica e grande "fratellanza". Esso non cerca di umiliare l'uomo naturale, anzi, di migliorarlo e di elevarlo. Esalta l'educazione e la cultura e fa appello "al meglio che c'è in noi". Esso mira a fare del mondo un habitat congeniale e confortevole in cui l'assenza di Cristo non sarebbe neppure notata, né sentito alcun bisogno di Dio. Aspira a far si che l'uomo si occupi così tanto di questo mondo da non aver più tempo né inclinazione per occuparsi del mondo a venire. Propaga il principio del sacrifizio di sé stessi, della carità e della benevolenza, e ci insegna a vivere per l'altrui bene, come pure ad essere gentili con tutti. Fa un forte appello alla mente carnale ed è popolare fra le masse perché ignora i solenni fatti che per natura l'uomo è una creatura decaduta, estranea alla vita di Dio, e morta nelle trasgressioni e nei peccati, e che la sua unica speranza risiede nella rigenerazione.
In contrapposizione all'Evangelo di Cristo, l'evangelo di Satana insegna la salvezza per opere. Esso inculca la giustificazione davanti a Dio sulla base dei propri meriti. La sua frase sacramentale è "Sii buono e fa del bene", ma non vuole riconoscere che nella carne non dimora alcun bene.
Annuncia la salvezza tramite un buon carattere, invertendo l'ordine della Parola di Dio - cioè il buon carattere come risultato e frutto della salvezza. Le sue ramificazioni ed organizzazioni sono molteplici: associazioni, partiti, club, ecc. Coltivare l'uomo vecchio viene considerato più pratico che creare un uomo nuovo in Cristo Gesù, e si aspira alla pace ignorando del tutto il Principe della pace.
Gli apostoli di Satana non sono tanto individui notoriamente riprovevoli, spacciatori di droga, tenutarie di bordelli e trafficanti di schiavi, ma possono essere benissimo ministri di culto regolarmente ordinati. Migliaia fra coloro che occupano i pulpiti d'oggi non si considerano più tenuti a presentare i tratti fondamentali della fede cristiana, avendo distolto le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole. Invece di mettere in evidenza quanto grande sia la nostra condizione di peccatori davanti a Dio e le sue eterne spaventevoli conseguenze, essi lo minimizzano dichiarando che il peccato è semplice ignoranza oppure l'assenza di bene. Invece di ammonire i loro uditori a "fuggire dall'ira a venire", essi rendono Dio un bugiardo dichiarando come Egli sia troppo amorevole per mandare qualcuna delle Sue creature al tormento eterno. Invece di dichiarare che "senza spargimento di sangue non c'è perdono dei peccati" (Eb. 9:22), essi semplicemente esaltano Cristo come "un grande esempio" ed esortano i loro ascoltatori a "seguirne le orme". Di loro si può dire: "Poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio" (Ro. 10:3). Il loro messaggio può anche sembrare molto plausibile e i loro propositi possono apparire molto degni di lode, di loro però leggiamo: "Tali falsi apostoli, infatti, sono degli operai fraudolenti, che si trasformano in apostoli di Cristo, e non c'è da meravigliarsi, perché Satana stesso si trasforma in angelo di luce. Non è dunque gran cosa se anche i suoi ministri si trasformano in ministri di giustizia, la cui fine sarà secondo le loro opere" (2 Cor. 11:13-15).

pecore

Oltre al fatto che oggi centinaia di comunità cristiane sono prive di un conduttore che dichiari l'intero consiglio di Dio e presenti la Sua via di salvezza, dobbiamo pure constatare come sia improbabile che la maggioranza della gente in queste chiese apprenda la verità da sola. Il culto di famiglia, laddove si legge in casa insieme ai propri cari una porzione della Parola di Dio, anche nelle case dei cristiani di nome, appare in larga parte una cosa del passato. Non si espone fedelmente la Bibbia dal pulpito e non la si legge nei banchi. Le esigenze di quest'epoca affannosa sono così tante che c'è sempre meno tempo e minor inclinazione a prepararsi per incontrare Dio. Per cui la maggioranza è troppo indolente per prendere l'iniziativa, e viene lasciata alla mercé di coloro che vengono pagati appunto per interessarsi loro di queste cose, e molti dei quali tradiscono la loro fiducia studiando ed esponendo problemi sociali ed economici piuttosto che gli Oracoli di Dio.
In Proverbi 14:12 leggiamo: "C'è una via che all'uomo sembra diritta, ma la sua fine sfocia in vie di morte". Questa "via" che "sfocia nella morte" è l'inganno del Diavolo, la via della salvezza attraverso ciò che l'uomo stesso può conseguire. È una via che "sembra diritta", cioè, che viene presentata in modo tanto plausibile da compiacere l'uomo naturale; essa viene presentata in modo così sottile ed attraente, che si raccomanda da sola all'intelligenza di quanti l'odono. Proprio perché si appropria della terminologia religiosa, qualche volta fa appello alla Bibbia alla ricerca di un sostegno (quando questo si presti al caso), essa mette in bella mostra nobili ideali, e viene proclamata da persone che possono vantare alti titoli di studio conseguiti in istituzioni teologiche, ed ecco che intere moltitudini ci cascano come pesci davanti ad un amo luccicante.

giudizio

Il successo di un falso dipende in larga parte da quanto si avvicini all'originale. L'eresia non è tanto una negazione totale della verità, quanto la sua perversione. Ecco perché una mezza bugia è sempre più pericolosa di una palese. Ecco allora perché quando il padre della menzogna sale sul pulpito, non è sua abitudine negare palesemente le verità fondamentali del cristianesimo, ma le riconosce tacitamente, procedendo poi a darne un'interpretazione erronea ed una falsa applicazione. Per esempio: non sarebbe tanto stupido da annunciare baldanzosamente la sua mancanza di fede in un Dio personale; ne prende per scontata l'esistenza e poi fornisce una falsa descrizione del Suo carattere. Egli annuncia che Dio è il Padre spirituale di tutta l'umanità, mentre la Scrittura dice chiaramente che noi siamo creature, ma possiamo essere "figli di Dio per mezzo della fede in Cristo Gesù" (Ga. 3:26) e che a "tutti coloro che l'hanno ricevuto, egli ha dato l'autorità di diventare figli di Dio" (Gv. 1:12).
Inoltre egli dichiara che Dio è troppo misericordioso per mandare all'Inferno un membro qualsiasi della razza umana, proprio quando Dio stesso ha detto: "E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco" (Ap. 20:15)
Ancora: Satana non sarebbe così sciocco da ignorare la figura centrale della storia umana - il Signore Gesù Cristo; al contrario, il suo evangelo Lo riconosce come l'uomo migliore che mai visse. Si attira l'attenzione sulle Sue opere di compassione e di misericordia, sulla bellezza del Suo carattere e la nobiltà del Suo insegnamento. Fa grandi lodi della Sua vita, ma viene del tutto ignorata la Sua morte vicaria, l'opera fondamentale di espiazione sulla croce non viene mai menzionata, mentre la Sua trionfante risurrezione corporea dalla tomba viene considerata come una favola superstiziosa per creduloni. È un evangelo senza sostanza, quello di Satana, che presenta solamente un Cristo impotente e sofferente che non viene accolto come Dio manifesto nella carne, ma semplicemente come l'Uomo ideale.
In 2 Co. 4:3 troviamo un testo che dà molta luce all'argomento in questione. Esso dice: "Ma se il nostro Evangelo è ancora velato, esso lo è per quelli che periscono, nei quali il dio di questo secolo ha accecato le menti di quelli che non credono, affinché non risplenda loro la luce dell'Evangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio". Satana acceca le menti degli increduli nascondendo loro la luce dell'Evangelo di Cristo, e sostituendolo con il proprio evangelo. È quanto mai appropriato, infatti, che egli venga definito: "diavolo e Satana che seduce tutto il mondo" (Ap. 12:9). Facendo semplicemente appello "al meglio che c'è nell'uomo" e nell'esortarlo semplicemente a"diventare un uomo migliore", egli crea una piattaforma generale in cui può riconoscersi ogni sfumatura d'opinione per proclamare uno stesso messaggio.
Citiamo ancora Pr. 14:12: "C'è una via che all'uomo sembra diritta, ma la sua fine sfocia in vie di morte". È stato affermato con considerevole veracità che la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni. Vi saranno molti nello Stagno di Fuoco che avrebbero potuto essere lodati per le loro buone intenzioni, risoluzioni oneste e nobili ideali - coloro che erano giusti nei loro affari, onesti nelle transazioni commerciali e caritatevoli in tutte le loro vie; uomini che si vantavano della loro integrità ma che davanti a Dio cercavano di giustificare sé stessi con la loro presunta giustizia; uomini che erano morali, misericordiosi e magnanimi, ma che non avrebbero mai considerato sé stessi colpevoli, perduti, peccatori che meritavano  solo l'inferno il bisogno di un Salvatore. Tale è la via che "sembra giusta". Tale è la via che raccomanda sé stessa alla mente carnale ed a moltitudini di gente ingannata.
L'inganno del diavolo è che noi possiamo essere salvati con le nostre proprie opere; laddove Iddio ci dice nella Sua Parola: "Voi, infatti, siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori" (Ef. 2:8,9).
Qualche anno fa ho conosciuto un fratello, un entusiasta "operaio cristiano". Per anni quest'uomo si era impegnato nella predicazione pubblica e in attività religiose, ma da certe frasi ed espressioni che usava, dubitavo che quest'uomo fosse davvero "nato di nuovo". Nel porgli delle domande, trovavo che la sua conoscenza biblica difettava su molti punti e che avesse solo una vaga concezione dell'opera di Cristo in favore dei peccatori. Per un certo tempo, così, avevo cercato di presentargli la via della salvezza in modo semplice ed impersonale e di incoraggiarlo a studiare la Parola per sé stesso, nella speranza che, se egli si trovasse ancora in condizione di non-salvezza, Dio si fosse compiaciuto di rivelargli il Salvatore di cui aveva bisogno. Una sera, con mia grande gioia, colui che aveva predicato l'Evangelo (?) per così tanti anni, confessò di aver trovato Cristo solo la sera precedente. Egli riconobbe (erano le sue stesse parole) che fino ad allora aveva presentato solo "l'ideale di Cristo", ma non il Cristo della croce. Sono convinto che, come quest'uomo, vi siano pure migliaia di altri predicatori che, forse, sono stati educati alle Scuole Domenicali,  ai quali è stato insegnato la nascita, la vita e gli insegnamenti di Gesù Cristo, che credono nella storicità della Sua persona, che spasmodicamente si impegnano a seguire i Suoi precetti, e che pensano che questo sia tutto ciò che è necessario alla loro salvezza. Frequentemente, questa classe di persone, raggiungendo l'età adulta, entra nel mondo ed incontra gli attacchi degli atei e degli infedeli, e viene loro detto che la persona di Gesù Cristo sia in realtà mai esistita. Le impressioni della gioventù, però, non possono tanto facilmente essere sradicate, ed essi rimangono fedeli alla loro dichiarazione che essi "credono in Gesù Cristo". Ciononostante, quando si esamina meglio la loro fede, troppo spesso si trova che, seppure essi abbiano creduto a molte cose su Gesù Cristo, essi non credono in realtà in Lui. Credono con la testa che una tale persona sia vissuta (e, proprio perché credono questo essi si immaginano di essere salvati), ma in realtà non hanno mai deposto le armi della loro battaglia contro di Lui, non si sono mai abbandonati a Lui, né veramente creduto col cuore in Lui. La semplice accettazione di una dottrina ortodossa sulla persona di Cristo senza che il proprio cuore sia stato conquistato da Lui e l'intera vita sia dedicata a Lui, non è altro che un'altra fase di quella via che "sembra giusta" ad un uomo, e che sfocia in ogni caso nella morte. Un semplice assenso intellettuale alla realtà della persona di Cristo, e nulla di più, è un'altra fase di quella via che "sembra giusta" all'uomo, ma che in realtà sfocia nella morte: in altre parole, è un altro aspetto dell'evangelo di Satana.
Ed ora, su quale via tu stai camminando? Sei forse sulla via che "sembra giusta", ma che sfocia nella morte; oppure, sei sulla Via Stretta che conduce alla vita? Hai mai veramente abbandonato la Via Larga che conduce alla morte? L'amore di Cristo ha creato in te avversione ed orrore per tutto quello che spiace a Lui? Desideri veramente che Egli regni su di te? (Lu. 19:14). Ti appoggi completamente sulla Sua giustizia e sul Suo sangue per essere gradito a Dio?
Coloro che ripongono la loro fiducia in una forma esteriore di pietà, come il battesimo o la "confermazione" (!), coloro che sono religiosi perché lo considerano un segno di rispettabilità; coloro che frequentano una chiesa solo perché è di moda farlo, oppure coloro che aderiscono ad una determinata denominazione perché ritengono che far così li metta in grado di divenire cristiani... tutto questo è la via che "sfocia nella morte" - morte spirituale ed eterna. Per quanto pure siano buone  le motivazioni, per quanto nobili siano le nostre intenzioni, per quanto in buona fede siano i nostri propositi, per quanto sinceri siano i nostri sforzi, Iddio non ci riconoscerà come Suoi figli, fintanto che non accettiamo davvero Suo Figlio.
Una forma ancor più pericolosa dell'evangelo di Satana è quella di indurre i predicatori a presentare il sacrificio espiatorio di Cristo e poi dire ai loro uditori che tutto ciò che Dio richiede da loro è di dire di "credere" nel Suo Figlio. In questo modo migliaia di anime impenitenti vengono ingannate e portate a pensare di essere state salvate. Cristo però disse: "Se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo" (Lu. 13:3)"Ravvedersi" significa odiare il peccato, essere rattristati per esso, abbandonarlo. È il risultato dello Spirito che opera contrizione del nostro cuore davanti a Dio. Nessun'altra persona se non quella che ha un cuore spezzato può credere nel Signore Gesù Cristo ai fini della salvezza.
Ancora, migliaia di persone vengono ingannate supponendo di "aver accettato Cristo" come loro "Salvatore personale", senza però averLo prima ricevuto come loro SIGNORE. Il Figlio di Dio non è venuto infatti a salvare il Suo popolo nei loro peccati, ma dai loro peccati (Mt. 1:21). Essere salvati dai peccati, significa essere salvati dall'ignorare e dal disprezzare l'autorità di Dio, significa abbandonare il nostro egocentrismo e la nostra caparbietà, significa "lasciare la nostra via" (Is. 55:7). Significa arrendersi all'autorità di Dio, abbandonarci al Suo dominio, rassegnare il controllo di noi stessi per essere governati da Lui. Colui che non ha mai portato il "giogo" di Cristo su di sé, colui che non cerca veracemente e diligentemente di compiacere a Lui in ogni dettaglio della sua vita, e ciononostante supponga di basarsi "sull'opera compiuta di Cristo", è ingannato dal diavolo.
Nel settimo capitolo di Matteo vi sono due brani che ci forniscono in modo approssimato i risultati dell'Evangelo di Cristo e della contraffazione di Satana. Dapprima, nei vv. 13 e 14, "Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. Quanto è stretta invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono coloro che la trovano!", il secondo è nei vv. 22,23: "Molti mi diranno in quel giorno: 'Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni, e fatte nel tuo nome molte opere potenti?'. E allora dichiarerò loro: 'Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me voi tutti, operatori di iniquità'". Si, caro lettore, è possibile fare opere nel nome di Cristo, e persino predicare nel Suo nome, e seppure il mondo ci conosca, e la Chiesa ci conosca, essere del tutto sconosciuti al Signore!
Quanto è necessario, dunque, scoprire dove si è veramente, esaminare noi stessi per vedere se siamo nella fede, misurare noi stessi con il metro della Parola di Dio e verificare se per caso siamo stati ingannati dal nostro sottile Nemico, scoprire se per caso abbiamo edificato la nostra casa sulla sabbia, oppure se è stata eretta sulla roccia che è Cristo. Possa lo Spirito Santo investigare i nostri cuori, spezzare la nostra caparbietà, eliminare la nostra inimicizia contro Dio, ed operare in noi un vero e profondo ravvedimento, facendo volgere il nostro sguardo  quell'Unico Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

di A. W. Pink

domenica 6 novembre 2011

Negli ultimi giorni verranno tempi difficili


tempo

Introduzione

Dio ha preannunciato che le condizioni dell'umanità peggioreranno al punto che Egli interverrà con i terribili giudizi descritti nell'Apocalisse.
La nostra società è invasa da un'ondata di sporcizia e degenerazione morale. Ciò che è perverso agli occhi di Dio diventa sempre più accettato dal mondo. Gli ambienti religiosi non sono da meno; esistono delle associazioni di preti e pastori omosessuali, e in molti ambienti le relazioni prematrimoniali non vengono più definite come fornicazione. Gesù predisse che al suo ritorno la situazione sulla terra sarebbe stata come nei giorni prima del diluvio(Matteo 24:37).
È doloroso che dopo tanto progresso in tutti i campi l'uomo sia moralmente a questo livello. Se sfogliamo le pagine della storia rimaniamo inorriditi nel considerare le atrocità commesse per falsi ideali.
A questo riguardo è la stessa Parola di Dio a venire in nostro soccorso. Essa infatti non si limita solo a predire i tempi difficili, ma fa qualcosa che altri veri o presunti profeti non fanno, cioè guidarci a prendere le misure necessarie non tanto per evitare queste sofferenze, ma ad alleviarle, ad attraversarle nel modo migliore.

"Or sappi questo: che negli ultimi giorni verranno tempi difficili, perché gli uomini saranno amanti di se stessi, avidi di denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, scellerati, senza affetto, implacabili, calunniatori, intemperanti, crudeli, senza amore per il bene, traditori, temerari, orgogliosi, amanti dei piaceri invece che amanti di Dio, aventi l'apparenza della pietà, ma avendone rinnegato la potenza; da costoro allontanati".  (Timoteo 3:1-5)           

Il Signore Iddio ci avverte nella Sua Parola dicendoci: "Or sappi questo: che negli ultimi giorni verranno tempi difficili" (2 Ti. 3:1). In effetti, pur non amando io speculare sulle predizioni apocalittiche, non posso fare a meno di osservare come proprio ora, vi sia una "strana" concentrazione di minacce a livello planetario che gravano su tutti noi (guerre, fenomeni astronomici e geologici, crisi economiche, sanitarie e informatiche, come pure una grave crisi spirituale). Ho l'impressione che ancora "ne vedremo delle belle", per così dire, che però tanto "belle" non saranno…

apocalisse

Il mondo fisico non finirà così presto come certi falsi profeti predicono, però la società, in contrasto con il pensiero di Dio, verrà radicalmente abbattuta. "Il Signore Gesù apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza, in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono al vangelo del nostro Signore Gesù. Essi saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza" (II Tess. 1:7-9; cfr. Apoc. 19:11-15).

"Quando diranno: Pace e sicurezza, allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno" (I Tess. 5:3).

Molto probabilmente non siamo "alla fine", ma davanti a noi non ci sono tempi facili e faremmo bene a non prendere la cosa alla leggera, anzi, di fronte ad una probabile emergenza, dobbiamo responsabilmente disporci a premunircene, organizzando le nostre risorse materiali e spirituali!

Nessun avvenimento di grande importanza, o castigo (il diluvio, la distruzione di Sodoma, la caduta di Babilonia, quella di Gerusalemme, ecc.) si è verificato nella storia senza che Dio non lo avesse predetto molto tempo prima, per dare agli uomini il tempo di ravvedersi della loro condotta e sfuggire così al suo giusto giudizio.
Anche oggi, prima della manifestazione della Sua ira, Dio avverte l'umanità per mezzo della Sua Parola di ravvedersi, e invita a convertirsi a Gesù e a riceverLo come Salvatore e Signore (Atti 17:30-31)

1. Tempi difficili

pesci morti

Negli ultimi tempi, così dice la Bibbia, verranno "tempi difficili". La parola greca qui tradotta con "difficili" sottintende concetti come "duri, dolorosi, difficili da sopportare, violenti, pericolosi, selvaggi, pieni di afflizioni e di guai".

Non per minimizzare l'attuale crisi, ma dobbiamo pur dire che questo testo biblico, come altri simili, è stato usato dai cristiani sempre prima di ogni maggiore crisi che si è succeduta nel corso di questi millenni. E' stata usato ai tempi della caduta dell'Impero romano guardandone l'estrema corruzione e la minaccia delle incursioni barbariche, ma non era quella la fine del mondo, semmai di "quel" mondo. E' stata usata all'avvento dell'anno 1000, ma quello non era il momento della fine. E' stata usato in corrispondenza della prima guerra mondiale, e poi della seconda, ma il mondo, sebbene allora afflitto da inenarrabili sofferenze, non sarebbe giunto alla fine. Questo testo biblico lo si usa ora, e dico questo non per sottovalutare la crisi attuale o per smentire i profeti di sventura, ma perché dobbiamo vedere le crisi globali in una giusta prospettiva.

Molti prendono l'espressione "gli ultimi giorni" come ad indicare il periodo immediatamente precedente il ritorno di Cristo e quindi la fine del mondo. In realtà la Bibbia usa quest'espressione per indicare l'intero periodo intercorrente fra la prima e la seconda venuta del Signore Gesù Cristo. In altre parole, per tutti questi 2000 anni siamo vissuti negli"ultimi giorni". Quando infatti l'apostolo Pietro, nel giorno di Pentecoste, spiega alla folla il senso dell'effusione di Spirito Santo che era sopravvenuta alla comunità cristiana di allora, egli ne parla come dell'adempimento della profezia di Gioele che, predicendolo, lo rimanda agli "ultimi giorni". Pietro vede il suo tempo come "gli ultimi giorni" (At. 2:17). Lo scrittore dell'epistola agli Ebrei dice che il tempo in cui Dio ha parlato nella persona di Cristo, sono gli "ultimi giorni". E' chiaro così che "gli ultimi giorni" sono un periodo che è cresciuto fino a comprendere 2000 anni.

L'apostolo Paolo così dice che entro questo esteso periodo di tempo vi saranno cicli ripetuti di afflizione, grande tensione a livello globale, tempi pericolosi, in cui si manifesteranno le condizioni descritte con quelle sue raggelanti parole. Infatti, se guardiamo indietro a questi 2000 anni passati, vediamo proprio come questo sia stato vero. Si sono succeduti nel nostro mondo periodi di relativa pace e prosperità, solo per essere interrotti da terribili periodi di tensione e di sofferenze indicibili. Queste parole, così, non sono necessariamente una predizione degli ultimi giorni di questo mondo, ma il riconoscimento del ciclo ricorrente di giorni come questi. Naturalmente, uno di questi sarà l'ultimo.

E' difficile dire se siamo noi a vivere "l'ultima crisi" o se l'attuale ultimo ciclo sia quello immediatamente precedente il ritorno di Cristo. Come nel passato, le nuvole nere potrebbero disperdersi, e il sole tornare a brillare. Potrebbero tornare per il mondo periodi di pace e prosperità. Non si tratta però di una scusa per "prendere le cose sotto gamba"e dire: "O beh, allora, perché preoccuparsene…", no, le sofferenze sono e saranno autentiche e devastanti. Quello che la Parola di Dio vuole rilevare è che esse non avvengono mai per caso, ma sono il logico risultato dell'infrazione dei principi etici e morali che Dio ha stabilito per il benessere dell'umanità. E' come se dicesse: "Volete risparmiarvi queste sofferenze? Allora seguite i principi di vita che io ho stabilito! Non li volete seguire? Allora pagatene le conseguenze!".

2. Una conseguenza ineluttabile

ambizione

Si, queste cose non avvengono "per caso". Noi raccogliamo quello che seminiamo. Infatti il nostro testo biblico descrive con esattezza quale sia la causa di queste difficoltà: l'elenco è impressionante. Questo testo, come altri è un invito, a chi è saggio, al ravvedimento, a tornare a volgersi a Dio ed alla Sua legge come l'unica cosa che davvero può garantire il meglio per noi stessi.

1. L'elenco che fa l'apostolo Paolo può essere diviso in quattro sezioni. La prima fluisce dal primo termine, "amanti di sé stessi". Si tratta del peccato di base dell'umanità. L'amore esagerato di sé stessi, il culto di un altro dio, noi stessi, è la forma più bassa di idolatria. Esso priva Dio del culto dovuto al Suo nome, e mette al suo posto un dio rivale, noi stessi, sul trono della vita. E' soprattutto oggi che si vive nell'epoca del culto di sé stessi. Tutto viene focalizzato sul "me", i miei diritti, i miei bisogni, le mie idee… Che cosa succede quando si serve soltanto il proprio "io" a scapito degli altri? La guerra civile, ad ogni livello, sia di popoli, di etnie come a livello locale e familiare.

2. Di tutto questo ne è espressione primaria le parole: "avidi di denaro". Non vi sembra che questo, lo sfrenato materialismo, sia lo stile di vita prevalente oggi? L'avidità del denaro è quella che ci permette di calpestare tutto e tutti, di ignorare qualsiasi etica e scrupolo, di giustificare qualunque crimine. Il denaro è uno strumento buono che va acquisito nei modi che la Legge di Dio stabilisce e per gli usi che Dio indica, e certamente non in modo egocentrico, anzi, pure come mezzo di condivisione e solidarietà. Ci sorprendono forse le tragiche conseguenze dell'acquisizione egoistica e della mancanza di solidarietà? Esempi di questo sono sotto i nostri occhi ogni giorno.

3. A questo segue gli aggettivi "vanagloriosi" e "superbi", per descrivere cioè quella vita impostata a presuntuosa ambizione, quel sentimento smodato e vano di orgoglio di chi si gloria per meriti inesistenti. E' la megalomania di chi mette sé stesso sul trono che non gli spetta. Potrebbe essere il sentimento di chi vanta la superiorità della propria razza, nazione, civiltà o intelligenza e per questo è pronto a schiacciare chi vede "inferiore", oppure l'arroganza dell'intelligenza umana quando pretende di poter fare qualunque cosa senza limiti o regole alcune, mettendosi al posto stesso di Dio, come quella di certa scienza pronta a manipolare la vita stessa sfruttando per fini egoistici la conoscenza e le capacità.

4. La parola "bestemmiatori" descrive gente che non ha timore di deridere ed insultare con le loro parole e comportamento tutto ciò che è sacro: prima di tutto Dio stesso, e poi la Sua buona creazione. È l'empietà moderna: si sfida Dio e si ritiene di rimanerne impuniti. Si pretende di essere dio e legge a sé stessi, ma pure di potere impunemente insultare la sacralità della vita e del creato, sfruttandolo senza ritegno, abusando delle ricchezze che dovrebbero invece essere saggiamente amministrate. La nostra società più che mai nega e si prende gioco di Dio, ma potrà continuare a pretendere di non subirne poi delle conseguenze, la Sua ira e giusto giudizio?

5. Una seconda sezione di questa lista ha a che fare con la vita familiare. Menziona: "disubbidienti ai genitori". Include l'attuale disprezzo per ogni autorità che si vede palese nella nostra società: disprezzo della famiglia come Dio l'ha voluta fin dall'inizio, disprezzo ed insubordinazione a padre e madre, agli insegnanti, alle autorità sia politiche che di giustizia e polizia. E' una società fondamentalmente anarchica, la nostra, dove non solo ogni regola viene distorta e disprezzata, ma dove pure i rapporti di giusta subordinazione vengono ignorati e disonorati. Potrebbe sussistere a lungo una società così?

6. A questo il nostro testo aggiunge "ingrati". Oggi infatti si pretende tutto ma non si sa debitamente riconoscere e ringraziare chi ti fornisce ciò che hai, ad ogni livello, e certamente ci si dimentica di ringraziare Dio, da cui proviene ogni migliore dono del quale possiamo godere.

7. L'aggettivo "scellerati" significa empi, irreligiosi, infami. È il contrario di "santo". Questa parola significa l'indisponibilità ad osservare persino la minima umana decenza. Descrive chi si vanta di azioni che Dio condanna, il fare cose senza alcuna vergogna per il solo piacere di provocare e scandalizzare con cose scioccanti che sfidano il senso comune ritenuto da essi discutibile. A questo è collegata l'espressione "senza affetto", cioè la mancanza di affetti comuni, brutalità, bestialità. E poi l'aggettivo "implacabile", indicando ciò che è persino contro la ragione, l'atteggiamento spietato ed accanito che niente e nessuno può ostacolare. Lo vediamo non solo nei conflitti bellici contemporanei dove si privilegia la logica militare e le vittime innocenti si definiscono come "inevitabili effetti collaterali", ma anche, per esempio, quando negli ospedali i pazienti vengono considerati solo numeri, trattati come fonte di profitto o oggetto del proprio lavoro, senza compassione e umanità.

8. La nostra lista, direi molto "moderna" si muove poi in quelle aree che toccano i rapporti interpersonali. La parola che segue è: "calunniatori", letteralmente "gente diabolica" nel commettere il male; poi "intemperanti", persone cioè senza il minimo autocontrollo, che devono solo soddisfare le loro passioni e voglie immediatamente; "crudeli", cioè senza nessuno scrupolo a far del male e a causare sofferenza; "senza amore per il bene": questo era ciò di cui Gesù accusava i Farisei i quali, sebbene moralmente rispettabili, dentro di sé si opponevano a Dio ed odiavano il bene, e lo provarono mettendo a morte il miglior uomo che mai fosse esistito. L'aggettivo "traditori" viene usato per Giuda, Colui che tradì il Maestro e il Salvatore del mondo per motivi di opportunità o convenienza. Abbiamo poi "temerari", gente a cui non importa ciò che accade, che si buttano a fare qualcosa d'impulso, senza pensare alle conseguenze. Abbiamo poi "orgogliosi", letteralmente gente "gonfia", che ha un'opinione di sé più alta di quella che si dovrebbe avere.

9. L'ultima espressione di questa lista è "amanti dei piaceri invece che amanti di Dio": anche di questa non servono molte spiegazioni. La nostra epoca, infatti, priva di valori eterni ed ideali, ha un solo obiettivo: "godersi la vita" il più possibile, perché questo sarebbe l'unico valore rimasto, l'unica "soddisfazione" di una vita per altro vuota e priva di significato. Non descrive forse questo benissimo lo spirito della nostra epoca ed i comportamenti corrispondenti?

3. Una curiosa connessione


apostasia

L'elenco che la Parola di Dio ci fornisce è chiaro e illuminante, come d'altronde lo è sempre stata. Ho lasciato apposta, fuori dall'elenco, un'altra espressione, perché vorrei dedicarle uno spazio a parte. In tutta questa lista mi colpisce particolarmente una delle ragioni per cui tali condizioni diventeranno prevalenti negli "ultimi tempi": si trova nelle parole "aventi l'apparenza della pietà, ma avendone rinnegato la potenza", tradotta pure: "con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore" (CEI), "Conserveranno l'apparenza esterna della fede, ma avranno rifiutato la sua forza interiore" (TILC), "aventi le forme della pietà, ma avendone rinnegata la potenza" (Riv.).

Violenza, egoismo, avidità, intemperanza… sono cose gravi, ma avete notato come stia nello stesso elenco e vada di pari passo il formalismo religioso? Ci troviamo davvero in pericolo quando si professa una forma esteriore di religiosità e al tempo stesso si tollera e si giustifica ciò che chiaramente Dio considera peccato. Vorremmo non subirne le conseguenze?

Giustificare ciò che è male. In altre parole, la cosa che dovrebbe tenere a freno il male e sanarlo è diventata quella stessa che lo incoraggia e persino lo giustifica. Pensate che oggi c'è persino chi vorrebbe che la Chiesa benedicesse aberrazioni morali, come tutta l'area che gira attorno all'omosessualità. Un tempo volevano che si benedicessero armi ed eserciti! Vorrebbero una Chiesa che volentieri accogliesse e benedicesse tutto e tutti, svuotandola della sua carica polemica e di denuncia contro ciò che Dio considera peccato! È questo perché? In nome di un non meglio precisato "amore", in nome di una "accogliente" chiesa di popolo che diventerebbe tutto meno che la Chiesa di Gesù Cristo!

  • Privi di consistenza. Attenersi ad una "apparenza di pietà" significa semplicemente che molti si atteggeranno falsamente a religiosità, dicendo di volerla promuovere, ma essendo però di fatto privi della sua realtà essenziale, persone che vantano di amare "la religione" a cui però è totalmente estranea, sconosciuta e persino avversata la realtà della potenza dell'Evangelo di Gesù. Vorrebbero l'apparenza esteriore della religiosità, negando che possa esistere una vita autenticamente in armonia con la volontà di Dio. Vorrebbero essere "religiosi", ma al tempo stesso liberi di essere "avidi di denaro, vanagloriosi superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, scellerati, senza affetto, implacabili, calunniatori, intemperanti, crudeli, senza amore per il bene, traditori, temerari, orgogliosi, amanti dei piaceri ecc.". Non è una contraddizione?
  • Sale e luce. Gesù mette in evidenza come i Suoi seguaci debbano essere sale e luce di questo mondo. La luce rivela il peccato, il sale frena l'influenza del peccato. Quando la Chiesa cessa di denunciare il peccato e di ritardare l'influenza del male, essa cessa di essere vera Chiesa del Signore Gesù Cristo. Se non denuncia ciò che Dio nella Sua Parola considera peccato attingendo poi alle risorse della sua guarigione, se non reprime l'influenza del male, diventa complice di coloro che pur dicendo di professare la fede cristiana, continuano allegramente a praticare ciò che è peccato.
Un elenco simile a quello citato (in cui vengono incluse pure aberrazioni di tipo sessuale) lo troviamo in Romani 1, che termina dicendo: "essi, pur avendo riconosciuto il decreto di Dio secondo cui quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non solo le fanno, ma approvano anche coloro che le commettono" (Ro. 1:32).
  • Svuotare la Bibbia. E come fanno a giustificare il peccato sotto l'apparenza di religiosità? Nel modo più logico, negando la base normativa della fede cristiana, svuotando la Bibbia della sua autorevolezza. Scrive Gary North: "…con poche eccezioni, le facoltà di teologia sono ripieni di professori di letteratura, più che professanti di Cristo. Essi hanno adottato la concezione che dice che i testi biblici rivelano grossolani errori da parte degli scrittori ed editori della Bibbia. Questi critici considerano la Bibbia come un libro pieno di miti. Questi scettici eruditi e presuntuosi … hanno trafficato per più di un secolo per estirpare la fiducia dei cristiani nell'accuratezza della Bibbia. Il loro obiettivo personale, al di sopra di ogni altro, è quello di vanificare il giudizio finale del Dio che ha rivelato Sé stesso chiaramente. Essi si consolano con lo stesso sillogismo che serve a sbalestrare la fede che i loro studenti hanno nella Bibbia e che dice: 'Nessuna Bibbia permanente, nessuna legge permanente, nessun giudizio permanente'".
  • Accumulo. Se non si denuncia e non ci si oppone prendendo le dovute misure alla diffusione nella società di ciò che Dio considera peccato, solo si aumenta la reale possibilità del giudizio di Dio su quella società: ce ne sorprendiamo? La Scrittura dice: "tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d'ira, per il giorno dell'ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio" (Ro. 2:5). E' vero che dovremo affrontare molti problemi, ma non dobbiamo mai dimenticarci che il problema di fondo che li genera è il peccato. Ciascuno dei problemi che dobbiamo affrontare può essere fatto risalire ad una o più infrazioni della Legge che Dio ha stabilito sul comportamento umano.
Conclusione

distruzione

Il Signore, dunque, nella Sua Parola, predice per noi "tempi difficili". Questo davvero è un esercizio di realismo! Non lo fa per angosciarci ma per permetterci di prendere misure atte a proteggerci prevenendo questi mali, alleviandoli, e affinché di essi noi non si sia corresponsabili. Questi prossimi "tempi difficili" non saranno forse quelli "finali", ma una cosa il Signore vuole che noi abbiamo ben chiara: essi non avvengono mai per caso, ma sono il logico risultato dell'infrazione dei principi etici e morali che Dio ha stabilito per il benessere dell'umanità. La cosa peggiore, però, lo abbiamo rilevato, è pretendere di essere religiosi e amici di Dio pur commettendo, tollerando e giustificando ciò che Dio chiaramente ha condannato! Di tutto questo dobbiamo ravvedercene e tornare a Dio, invocando la Sua misericordia e la Sua opera di guarigione prima che per noi diventi troppo tardi!

Che possono fare i cristiani degni di questo nome nei "giorni difficili" che verranno?Impegnarsi per la causa dell'Evangelo e testimoniare con coerenza la verità tanto che, se cadremo sempre più in basso, almeno non sia per causa nostra. Probabilmente i più non ascolteranno e continueranno a prendersi gioco di noi, ma non potranno poi dirci che non erano stati avvertiti!

giovedì 3 novembre 2011

Non sprecare le tue afflizioni



paolo

"Desidero che voi sappiate, fratelli, che quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del vangelo" (Filippesi 1:12).
In questo versetto Paolo dice ai cristiani di Filippi di non preoccuparsi per le cose che hanno udito che gli erano capitate. Queste "cose" comprendevano grandi afflizioni e infermità!
Paolo scrisse questa epistola mentre era imprigionato a Roma. A quel punto egli era un soldato addestrato del vangelo, avendo sopportato ogni immaginabile difficoltà e afflizione umana. Se hai studiato la vita di Paolo, saprai quali sono le cose che ha affrontato: naufragi, percosse, oltraggi, scherno, persecuzioni, fame, sete, nudità, diffamazioni.
Le peggiori afflizioni di Paolo venivano da coloro che chiamavano se stessi "credenti nati di nuovo". Alcuni suoi oppositori erano responsabili di chiese, invidiosi di Paolo, che portavano intere comunità a rivoltarsi contro di lui. Ridicolizzavano il suo stile di vita, deridevano la sua predicazione, interpretavano in modo errato i suoi messaggi, e mettevano in questione la sua autorità. Sembrava che ovunque Paolo si recasse, andava incontro ad afflizioni, problemi esofferenza.
Eppure Paolo afferma: "...non faccio nessun conto della mia vita..." (Atti 20:24).Inoltre aggiunge: "... affinché nessuno fosse scosso in mezzo a queste tribolazioni; infatti voi stessi sapete che a questo siamo destinati... anche quando eravamo tra di voi, vi preannunciavamo che avremmo dovuto soffrire..." (1 Tessalonicesi 3:3-4).

Paolo rassicurava quei credenti dicendo: "Ve l'ho sempre detto: se volete camminare con Gesù, dovrete affrontare afflizioni. Perché, dunque, siete sorpresi adesso che devo sostenere queste afflizioni? È questa la nostra sorte nella vita."
Ai filippesi Paolo ripete questa realtà in modo ancora più tangibile:
"Vi è stata concessa la grazia, rispetto a Cristo, non soltanto di credere in Lui, ma anche di soffrire per lui" (Filippesi 1:29).
Nella chiesa americana contemporanea c'è una certa teologia che dice: "Se la tua fede è giusta, non dovrai soffrire. Avrai prosperità e non dovrai preoccuparti di alcun problema." Non è vero, nella Bibbia queste parole non si trovano! Al contrario, Paolo afferma che siamo chiamati a soffrire per amore di Cristo.
Paolo scrive inoltre che ogni giorno si svegliava "...senza sapere le cose che là mi accadranno. So soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni" (Atti 20:22-23).
Cerca un po' di immaginarti la situazione. Ecco un uomo santo, chiamato da Dio a portare il vangelo alle nazioni. E a ogni nuovo incarico lo Spirito Santo gli sussurra: "Paolo, alla prossima fermata non sarà facile, dovrai nuovamente affrontare opposizione. Troverai ulteriori afflizioni, altre prove."
Trovo la vita di quest'uomo assolutamente straordinaria. Riesci a immaginartelo? Paolo che affrontava in ogni momento guai e afflizioni. Lo Spirito Santo gli disse di prendere una certa nave per un viaggio missionario – e la nave colò a picco; Paolo scampò a nuoto. Poi l'apostolo si mise in viaggio per la meta successiva, a piedi – e venne rapinato per strada. Finalmente Paolo raggiunse la seguente fermata missionaria – e la gente, invece di ascoltare il suo messaggio, lo derise, lo percosse e lo gettò in prigione.
Dio liberò Paolo da quella cella di prigione. Quando venne scarcerato, scosse la polvere dai suoi piedi e partì per l'incarico seguente. A questo punto lo Spirito Santo gli disse: "Paolo, preparati, perché ritornerai in cella. E poi verrai lapidato. Io so che ne hai passate parecchie, ma ti aspettano altre afflizioni. Rallegrati Paolo, poiché sei stato trovato degno di soffrire per amore di Cristo!"
Paolo continuò fino al posto successivo, ed ecco che veramente venne lapidato e abbandonato come morto. Eppure Dio lo riportò in vita. Allora, sostenendosi a quei pochi che lo avevano accompagnato, continuò zoppicando fino all'appuntamento successivo.
La fermata missionaria seguente era una chiesa che lui stesso aveva fondato. Ma all'arrivo trovò che Alessandro il ramaio era diventato il loro capo. Alessandro gli disse: "Paolo, non abbiamo più bisogno di te." Quest'uomo trascinò tutta la chiesa contro Paolo, che l'aveva fondata: un pastore che per vederla aveva percorso miglia zoppicando.
Cosi Paolo proseguì per l'incarico successivo. Nuovamente lo Spirito Santo gli disse: "Non è tutto, Paolo. Altre afflizioni ti aspettano."
A questo punto forse dirai: "Aspetta un momento! Stai parlando della vita di Paolo, non della mia. Lui è stato chiamato da Dio per soffrire afflizioni. Io non ho la chiamata per questo tipo di vita." Sbagliato! La Bibbia afferma:
"Molte sono le afflizioni del giusto; ma il SIGNORE lo libera da tutte" (Salmo 34:19).

sofferenza

La frase "molte sono le afflizioni" non si riferisce esclusivamente a Paolo, ma anche a noi. E io credo che più siamo giusti, più afflizioni dovremo affrontare. Amiamo ascoltare l'ultima parte di quel versetto: "...il Signore lo libera da tutte." Ma ci rallegriamo anche della prima parte? "Molte sono le afflizioni del giusto..."?
Io dico con Paolo: perché siamo cosi sorpresi quando le afflizioni ci vengono addosso una dopo l'altra? Ci è stato detto di aspettarcele – e anche molte. Eppure in mezzo ad esse, spesso piagnucoliamo: "O Dio, ne ho abbastanza! Non capisco perché devo sopportare tutte queste cose! Tu sai che io ti amo, ti sono stato fedele. Perché allora mi capita tutto questo? Tu hai detto che non mi avresti dato più di quanto potessi sopportare; io non ce la faccio più. Ti prego, falla finita con queste prove!"
Noi vogliamo una liberazione facile e all'istante. Ma le nostre afflizioni non servono assolutamente a niente se non comprendiamo la ragione per cui Dio le permette. La verità è che nella nostra vita ogni afflizione, prova, guaio, difficoltà, e delusione è permessa dal Signore. E lui ha un fine ben preciso dietro ognuno di essi. Perché? Poiché vuole condurci a una meta, egli vuole compiere qualcosa in noi e tramite noi.
Sappiamo tutti che per Dio sarebbe altrettanto facile preservarci da ogni afflizione. Gesù intendeva questo quando chiese ai farisei "Che cosa è più facile, dire: ‘I tuoi peccati ti sono perdonati', oppure dire: ‘Alzati e cammina?'" (Luca 5:23). In altre parole egli diceva "Io ho la potenza per fare sia l'uno che l'altro." E allora, non sarebbe altrettanto facile per lui proteggerci dalle afflizioni come lo sarebbe di lasciarci attraversarle? Con una sola parola lui potrebbe liberarci! Ma non lo fa. Invece permette che attraversiamo le nostre afflizioni – e ha uno scopo divino.
Se nella nostra vita il Signore non permettesse problemi, sarebbe la peggior forma di rigetto. Significherebbe che Dio dice: "Non ho alcun incarico particolare per questo credente. Non ho progetti per usare la sua vita come una testimonianza. Perciò non ho bisogno di creare alcunché in lui. Rimanga cosi come è, non esercitato, non formato, un uomo con una mente da bambino. Non abbondi in grazia divina. Non impari per mezzo di afflizioni, cosi da poter insegnare ad altri. Lasciamolo semplicemente esistere e morire nel suo stato infantile."
Conosco dei cristiani che rifiutano di imparare dalle loro afflizioni. Dopo un po', quando Dio vede che non c'è più scopo di permettere difficoltà, le toglie. Questi cristiani vagano attraverso la loro vita, apparentemente senza alcun problema nel mondo. Ma è perché non stanno andando da nessuna parte! Nel piano di Dio non c'è futuro per loro. Sono come i figli d'Israele che vagavano attraverso il deserto per quarant'anni. Dio li mise continuamente alla prova, ma infine ci rinunciò.
Permettimi di darti la chiave per comprendere le tue afflizioni.

Ogni afflizione che sopportiamo è un investimento che Dio opera in noi!

laurea

Quando dei genitori mandano un figlio in una scuola superiore, compiono un grande investimento. Quei genitori sperano che il loro figlio si sottoponga ai rigori della scuola. Perché? Sperano forse che prenda una laurea, torni a casa, l'appenda al muro e si sieda in giro per la casa a guardare la TV? No! Quei genitori sperano che il figlio faccia fruttare il loro investimento e inizi una buona carriera.
Allo stesso modo, quando l'esercito americano offre una formazione gratuita a un soldato arruolato, gli anni di formazione vengono considerati un investimento. Al soldato vien detto: "Quando avrai terminato la formazione, la tua nazione e il tuo governo vogliono una parte del tuo tempo." Dal soldato che è stato formato ci si aspetta che serva nell'esercito per alcuni anni al fine di giustificare l'investimento.
La stessa cosa è con il Signore e le nostre afflizioni! Ogni prova che attraversi come cristiano è un esercizio di allenamento per il quale Dio ha uno scopo divino. Egli non ti ha salvato affinché potessi prendere una crociera di lusso per andare in paradiso. Ti ha salvato per prepararti ad esser utile nel suo regno. Nel momento in cui sei nato di nuovo ti ha arruolato nella sua scuola della sofferenza. E ogni afflizione, ogni tribolazione, è una lezione del suo programma.
Alcuni cristiani sono nel giardino d'infanzia. Le loro afflizioni non sono difficili da comprendere e le loro prove sono molto facili da sopportare. Altri sono nella scuola elementare. Si rendono conto rapidamente che le loro prove sono diventate un po' più ardue da affrontare e difficili da comprendere. Altri sono nella scuola superiore, e le loro afflizioni sono molto più severe e molto difficili da capire. Altri ancora sono all'università, con anni di tremende afflizioni alle loro spalle e molte difficili prove che ancora incombono. Le loro afflizioni sono le più dolorose della vita, e loro si rendono conto di aver bisogno della forza dello Spirito Santo per affrontarle.
Ciò che voglio dire è che Dio cerca dei soldati esperti nella battaglia spirituale – persone che hanno attraversato molte afflizioni – per dimostrare alla prossima generazione la sua fedeltà. Ogni nostra afflizione è un investimento che lui compie in noi, suoi veterani!
Magari ti chiederai se questo significa che Dio affligge i suoi propri figli. Ascolta la risposta del salmista:
"Poiché tu ci hai messi alla prova, o Dio, ci hai passati al crogiuolo come l'argento. Ci hai fatti cadere nella rete, hai posto un grave peso ai nostri fianchi. Hai fatto cavalcare uomini sul nostro capo; siamo passati attraverso il fuoco e l'acqua, ma poi ci hai tratti fuori in un luogo di refrigerio" (Salmo 66:10-12).
Da dove dice il salmista che proveniva la sua afflizione? Veniva direttamente dalla mano di Dio! Egli afferma: "Signore, tu mi hai messo in acque profonde e pensavo di annegare. Tu mi hai messo nel fuoco per saggiarmi come si saggia l'argento. Tu mi hai fatto cadere nella rete, hai posto afflizioni ai miei fianchi, hai fatto che uomini mi percuotessero!"
Perché Dio permetteva queste afflizioni? Perché stava portando il suo figlio amato in un "posto ricco". In questa frase l'originale ebraico dice "un posto di abbondante fecondità". Dio sta dicendo: "Ti sto conducendo attraverso tutti questi posti difficili al fine di renderti fecondo per il mio regno!"
Ma non tutte le afflizioni provengono dalla mano di Dio. Molte tribolazioni vengono daldiavolo stesso, direttamente dalle voragini dell'inferno. "Poiché non è volentieri che egli umilia e affligge i figli dell'uomo" (Lamentazioni 3:33).
Dio dice: "Io non provo alcuna gioia dall'afflizione dei miei figli. Non è questo il mio scopo quando permetto tribolazioni." No. Il Signore acconsente alle nostre afflizioni soltanto per i suoi scopi santi ed eterni. Egli ci vuole condurre in un "posto ricco"!
Io non sono un apostolo, paragonato a Paolo sono solo un novizio. Ma sono abbastanza anziano nel Signore da considerarmi un veterano della fede. Guardando indietro negli anni posso dirti di aver passato una vita di problemi, afflizioni, avversità e delusioni. Ho scritto alcuni libri a riguardo, ma quei libri toccano soltanto i momenti più salienti.
Mi umilio con stupore ricordando tutte le sofferenze, le prove, le acqua profonde, le fiamme brucianti e le potenti afflizioni. E normalmente, quando le afflizioni venivano, non erano una alla volta, ma a mazzi. Molte volte pensavo: "Questa volta non c'è scampo." Perfino i ricordi di queste afflizioni sono dolorosi – ricordi di diffamazione, correzioni del Signore, prove nel ministero, colpi avversi, problemi di famiglia, dolori e malattie fisiche. Eppure, ricordando questi anni di sofferenza, posso affermare con convinzione che "La parola di Dio è verità! Egli mi ha liberato da ogni afflizione che mi è venuta addosso. Io lo lodo!"
Quasi tutti i cristiani che leggono questo messaggio potrebbero scrivere un libro sulle avversità e le afflizioni che hanno passato. Se hai servito il Signore per un certo tempo, io so che hai qualcosa da raccontare. Come sarebbe il racconto? Forse qualcosa di questo genere:"Io ho sempre la pace e il riposo dello Spirito Santo. E ho una meravigliosa comunione con Gesù. Ma giorno per giorno nel mio cammino – in questa carne che mi veste – c'è stata una sofferenza incredibile, rigetto, dolore, lacrime. È stata una vita di afflizioni!"
Se ami Gesù con tutto il tuo cuore, la tua testimonianza sarà: "Dio mi ha sempre portato liberazione. Non sono mai perito. Sono ancora qui, e lodo il Signore. Quelle afflizioni sono ormai alle mie spalle. Anche se ora mi trovassi in una nuova afflizione, tutte le altre sono sotto il suo sangue. Sono vittorioso perché Gesù mi accompagna fino alla liberazione!"
Forse c'erano dei momenti dove quasi venivi meno. Magari eri talmente debole e logorato da pensare che non avresti potuto fare un altro passo. Ma ora, da dove ti trovi, puoi dire: "No, non vorrei più attraversare tutto quello – però Dio mi ha condotto fuori. È stato fedele. Sia lodato il Signore!"
Ma Dio non si accontenta di un sincero "grazie" da parte nostra. Egli dice piuttosto: "Aspetta un momento, figlio mio. Io non ti ho condotto attraverso queste tribolazioni e afflizioni semplicemente per fare di te un vincitore riconoscente. No. Io ho compiuto un grande investimento in te! Ho consacrato anni per formarti, per condurti attraverso tutte queste cose – con uno scopo. E non ti permetterò di sprecarle adesso. Ho intenzione di far fruttare il mio investimento. Ti assicuro che il meglio del tuo lavoro deve ancora venire!"
Ora, quando esci dalle afflizioni universitarie, Dio ti apre gli occhi sui tuoi amici che si dimenano nel giardino d'infanzia. Questi cari non credono di essere in grado di farcela. Che cosa fai dunque con le tue esperienze nel campo delle afflizioni?
Dio ti suggerisce: "Ho bisogno di veterani provati – gente che proviene da acque profonde e fiamme tremende, che sono stati purificati dalla sofferenza. Voglio delle persone capaci di dimostrare la mia fedeltà a questa generazione!"
Il salmista scrive:
"...perché possiate dire alla generazione futura: ‘Questo è Dio'" (Salmo 48:13-14)
"E ora che son giunto alla vecchiaia e alla canizie, o Dio, non abbandonarmi, finché non abbia raccontato i prodigi del tuo braccio a questa generazione e la tua potenza a quelli che verranno" (Salmo 71:18).
Paolo riassume in modo molto bello:
"Desidero che voi sappiate, fratelli, che quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del vangelo" (Filippesi 1:12).
Questa si che è un'affermazione! Quando Paolo scrisse queste parole, egli era ormai vecchio, con anni di esperienza, e si trovava in mezzo a una delle prove più tremende della sua vita. Parlava ai suoi amici di quello che gli stava più a cuore:
"Sarebbe la cosa più meravigliosa se potessi finalmente andare a casa per essere con il mio Signore. Questo è il mio più grande desiderio. Ma sono un veterano, ho attraversato afflizioni e prove, e so che c'è bisogno di me quaggiù. Questa generazione ha bisogno di vedere qualcuno che soffre, in grado di sopravvivere e di rallegrarsi in ogni afflizione. Mio figlio Timoteo dovrà affrontare tutto quello che ho affrontato io, e ha bisogno di sapere che Dio lo condurrà attraverso tutto ciò. Perciò è meglio che io rimanga ancora qui e sopporti queste intense afflizioni. Guardate a me: non solo sono scampato, ma ho anche una vera speranza. Non sono abbattuto o depresso. Io mi rallegro nel Signore per tutto ciò che mi ha fatto attraversare!"
"...rimarrò e starò con tutti voi per il vostro progresso e per la vostra gioia nella fede" (Filippesi 1:25). Paolo dice: "Voi sapete che sono passato attraverso il fuoco, attraverso infermità, rapine, naufragi. Certe volte dubitavo perfino di scampare. Ma Dio mi ha liberato da tutte queste cose. E ora starò con voi e continuerò assieme a voi per potervi incoraggiare e dar gioia alla vostra fede. Voglio insegnarvi che nessuna avversità deve atterrirvi!"
Miei cari, vi pongo una domanda; non importa da quanto tempo siete in cammino con Gesù – avete sicuramente conosciuto sofferenze, prove e afflizioni. Dunque, come ti sei comportato in quelle circostanze? Qual è stato l'esito, il risultato, delle tue esperienze? Le tue afflizioni sono state tutte inutili? Oppure hai imparato a riconoscere l'amore e la fedeltà di Dio in mezzo ad esse?

Il nostro modo di comportarci durante i tempi d'afflizione è decisivo per i risultati!

preghiera

Ammettiamo che tu sia un credente devoto e che hai dato la tua vita a Gesù. Hai un peso per il mondo che sta andando verso la morte, piangi per i perduti, e hai un incarico esplicito di portare la buona notizia per vincere delle anime. Allora vai e dici a tutti i tuoi amici che vuoi andare in una determinata città per testimoniare della grazia di Dio.
Ma dopo esser giunto in quella città, i tuoi amici a casa vengono informati che Dio non ti sta usando per niente. Non è sorta nessuna chiesa, come avevi sperato. In effetti il tuo servizio è defunto. Malgrado i tuoi sforzi non riesci a mostrare alcun risultato. E invece di aver mosso la città per Gesù, finisci in prigione!
Quale sarebbe la tua reazione se tutto quello che potresti mostrare come risultato del tuo lavoro, sacrificio e dedizione, non fosse che un misero fallimento? Come ti comporteresti se Dio ti imprigionasse, ti legasse le mani, e ti lasciasse completamente inerme?
Alcuni cristiani farebbero il broncio. Dubiterebbero della parola data loro da Dio e metterebbero in questione la guida dello Spirito Santo. Volterebbero le spalle a Gesù, piagnucolando, dubitando, e lamentandosi con gli amici. Cosi tutta la prova della loro fede – l'afflizione che aveva lo scopo di condurli nelle braccia di Gesù – sarebbe sprecata, senza alcun effetto.
Ma altri cristiani reagirebbero, come fece Paolo: si rallegrerebbero di esser stati reputati degni di soffrire per amore di Cristo.
Paolo non cercava di comprendere la ragione delle sue afflizioni. Ma vi rispondeva con gioia, fede e speranza, perché sapeva che era in formazione per diventare un testimone di Dio!
Dalla prigione scrisse ai suoi amici: "La mia situazione è diventata un argomento di discussione nel palazzo di Cesare. A Roma tutti parlano di ciò che mi sta accadendo. Sono in prigione per Gesù!" Deve esser stato uno spettacolo in quella cella: un ebreo pelle e ossa che incoraggia tutti quelli che gli stanno attorno: "Rallegratevi nelle vostre afflizioni, Dio è fedele!"
Paolo non sprecò nessuna delle sue afflizioni. Sapeva che ognuna di esse aveva un fine divino. Il Signore osserva anche noi per vedere come reagiamo nelle nostre prove.

Vorrei ora indicarvi tre modi per sprecare le nostre afflizioni:
1. Sprechiamo afflizioni quando ci comportiamo in modo piagnucoloso, mormoriamo e protestiamo.
Questo genere di comportamento disturba il Signore. Era la ragione per cui ogni prova e afflizione sperimentata da Israele nel deserto era inutile per loro!
Il libro dei Numeri contiene un triste esempio di afflizione sprecata. Le cinque figlie di un uomo di nome Selofead vennero da Mosè chiedendo una parte nella Terra Promessa. Gli dissero: "Nostro padre morì nel deserto, e non stava in mezzo a coloro che si radunarono contro il SIGNORE, non era della gente di Core, ma morì a causa del suo peccato, e non ebbe figli maschi" (Numeri 27:3). Queste donne stavano dicendo: "Quando, assieme a Core, tutti sorsero contro di te, nostro padre non fu dalla loro parte. Non era un ribelle. È morto nel suo proprio peccato."
Quando ho letto questo, mi ha colpito l'ultima frase: "È morto nel suo proprio peccato." Questo significava che il loro padre, malgrado avesse visto dei miracoli incredibili – la liberazione dall'Egitto, l'acqua che sgorgò dalla roccia, la manna che discese dal cielo – malgrado tutto questo, egli morì nell'incredulità con il resto della sua generazione. Di quella generazione soltanto i fedeli Giosuè e Caleb sopravvissero al deserto.
Ovviamente queste cinque figlie erano nate nel deserto – ed erano cresciute in una famiglia piena di rancore contro Dio. Tutte le prove e le tentazioni di Israele avevano prodotto soltanto incredulità e indurimento nel cuore del loro padre. Mentre crescevano, queste giovani donne sentivano soltanto mormorii, lamentele e amarezza. A colazione, durante il pranzo, e a cena – un continuo lamento – mai una parola di fede o di fiducia in Dio.
Ora queste donne dovevano dire a Mosè: "Nostro padre non ci ha lasciato niente – nessuna speranza, nessuna proprietà, nessuna testimonianza. Ha passato questi quarant'anni lagnandosi, nell'amarezza perché la vita era cosi dura. È morto nel peccato. La sua vita è stata totalmente sprecata!" Quale terribile cosa da dire dei propri genitori.
Ora devo mettere in guardia tutti i genitori che leggono queste parole: i vostri figli vi osservano quando siete nell'afflizione; dal vostro comportamento vengono influenzati per tutta la vita! Come ti comporti dunque? Sprechi le tue afflizioni – non soltanto per te stesso, ma anche per la generazione futura? Oppure i tuoi discendenti vengono fortificati in Cristo quando ti sentono dire "Non mi piace quest'afflizione – ma benedetto sia il nome del Signore. Egli ci porterà sempre liberazione!"
Conosco molti cristiani che ad ogni afflizione sono diventati più amareggiati e irritabili. Si direbbe che il loro Dio è morto. Hanno un volto amaro che nel corso degli anni è diventato come una prugna secca. Le afflizioni che dovevano formarli e renderli mansueti – le prove ideate da Dio per rivelare la sua fedeltà – li hanno trasformati invece in brontoloni permanenti, sgradevoli e intrattabili. Quando li vedo penso: "Dov'è la loro fede e la loro fiducia nel Signore? Che cosa devono pensare i loro figli?"
Durante la mia vita ho fatto molti funerali e ho scoperto una tragica realtà: le persone che diventano amare e sgradevoli si rendono conto dell'allontanamento graduale dei loro cari e non possono far niente. I loro figli cominciano a distanziarsi, poi i loro nipoti e gli amici. Infine questi persone amareggiate finiscono per morire solitari. Ho fatto alcuni funerali dove c'era soltanto una persona presente. I defunti venivano quasi completamente dimenticati. Dio ha loro permesso di andarsene completamente soli!
Miei cari, non sprecate le vostre afflizioni! Permettetegli di produrre in voi il dolce profumo della fede e della fiducia nel vostro Signore. Tutte le vostre avversità sono concepite con l'obiettivo di spingervi nelle sue braccia e di portarvi al punto di affermare: "Io sono suo, e lui è mio. Lui mi condurrà anche attraverso questa afflizione!"

2. Sprechiamo afflizioni quando ne affrontiamo delle nuove senza ricordare le liberazioni di quelle già passate.
Abbiamo la tendenza di dimenticare ogni buona cosa che Dio ha fatto per noi!
Quando Davide si trovò davanti a Golia, ricordò tutte le sue vittorie passate per fortificare la sua fede. Rievocò: "Quando un leone mi veniva incontro, io lo facevo a pezzi. E quando un orso mi inseguiva, uccidevo anche quello. Lo stesso Dio che mi ha liberato dalle fauci del leone e dall'orso feroce, mi libererà anche da questo gigante!"
Mosè rammentò a Israele tutte le liberazioni passate. Egli li mise in guardia: "Soltanto, bada bene a te stesso e guardati dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste, ed esse non ti escano dal cuore finché duri la tua vita. Anzi, falle sapere ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli" (Deuteronomio 4:9).
Purtroppo la Bibbia dice di Israele: "Non osservarono il patto di Dio e rifiutarono di camminare secondo la sua legge; dimenticarono le sue opere e i prodigi che egli aveva mostrati loro" (Salmo 78:10-11).
Come gli israeliti, anche noi abbiamo la stessa tendenza ogniqualvolta affrontiamo una nuova prova o avversità. Diciamo: "O Dio, questa volta è troppo da affrontare per me." Ma Dio risponde: "Guarda semplicemente indietro e ricordati di me!"
Se è necessario, tieni un diario per ricordarti le grandi liberazioni che Dio ha compiuto nella tua vita. La sera, prima di andare a dormire, scrivi degli appunti. Fa' quello che è necessario per ricordarti di tutte le cose che lui ha fatto per te, tutte le avversità che hai attraversato, e dalle quali ti ha liberato. Poi, quando arriva la prossima afflizione, apri il tuo diario e di' al diavolo: "Stavolta non mi ingannerai. Il mio Dio mi ha liberato in passato e lo farà ancora!"
3. Sprechiamo le nostre afflizioni quando rifiutiamo di vedere che Dio ci aiuta ad attraversarle per insegnare ad altri.
Siamo chiamati a condividere le nostre esperienze con i nostri fratelli e sorelle per dimostrare che Dio è fedele con loro. Siamo chiamati a stare saldi e dire: "Grazie a Dio, sono un veterano. E posso dirti per esperienza che lui è fedele!"
In effetti Paolo si vantava delle sue afflizioni: "...nessuno mi dia molestia, perché io porto nel mio corpo il marchio di Gesù" (Galati 6:17). Egli sapeva che ogni cicatrice aveva un obiettivo eterno!

Per quale ragione pensi che Dio ti ha liberato da tutte le tue afflizioni passate?

fede

Davide scrisse:
"Nella mia angoscia invocai il SIGNORE, gridai al mio Dio. Egli udì la mia voce dal suo tempio, il mio grido giunse a lui, ai suoi orecchi. Egli tese dall'alto la mano e mi prese, mi trasse fuori dalle grandi acque. Mi liberò dal mio potente nemico, da quelli che mi odiavano, perch'eran più forti di me. Essi mi erano piombati addosso nel dì della mia calamità, ma il SIGNORE fu il mio sostegno. Egli mi trasse fuori al largo, mi liberò, perché mi gradisce" (Salmo 18:6, 16-19).
Caro santo, ti rassicuro, se sei afflitto è perché Dio ti gradisce. "Perché il Signore corregge quelli che egli ama..." (Ebrei 12:6). Le tue afflizioni sono un segno del suo amore!
Devi anche ricordarti che qualunque sia la prova che stai attraversando, passerà. Recentemente ho letto un passaggio in uno dei miei diari. L'avevo scritto mentre mi trovavo in una grande avversità. Durante tre mesi tutte le annotazioni terminavano con la stessa frase: "O Dio, quando sarà finito questo incubo?" Infine, su tutta la pagina, c'era scritto a caratteri cubitali: "È FINITA! MI HA LIBERATO!"
Devo dire onestamente di aver imparato di più nelle mie afflizioni che nei periodi buoni. La prosperità non c'insegna niente; le afflizioni invece si. Il filantropo Albert Schweitzer ha detto: "La felicità è buona salute e cattiva memoria." No – la felicità è ricordarsi tutte le vicissitudini dove Dio ci ha aiutati ad uscirne!
Ti chiedo di nuovo: come reagisci alle tue afflizioni? Le sprechi divenendo un diffidente e una lagna? Oppure edifichi la tua fede, sapendo che il tuo Dio libererà?
C'è soltanto un modo per sopportare le tue avversità presenti: ricorda che il tuo Padre celeste prova gioia per te! Egli ha un piano e ha investito molto in te. "E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù" (Filippesi 1:6)Il tuo Padre celeste sta formandoti per diventare un veterano nella battaglia spirituale, un esempio di fede e di fiducia per questa generazione.

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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