Portale di impronta cristiana.Messaggi da Gesù. Preghiere,video,pensieri e ricerche sulla Parola di Dio
per capirci
Pagine
GIACOMO 1, 2-4
Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)
Emmanuel
sabato 9 giugno 2012
Se tu vuoi Pace
Pace! è anche un bel saluto.
Vorrei parlarvi di una particolare "pace", un tipo di "pace" che purtroppo io personalmente ho inteso solo all'età di 23 anni, una "pace" senza la quale io e tutti voi saremmo destinati al buio più nero per il resto dell'eternità: la "pace" con Dio.
Si parla tanto di pace nel mondo, visto che abbiamo tante guerre in giro, continue, tremende, apparentemente giuste, completamente sbagliate, etc. etc, ma anche se tali guerre cessassero, ne rimarrebbe comunque una "particolare" che l'uomo con tutta la sua forza di volontà ed escogitando chissà quale tregua non potrà mai debellare, perchè infatti gli è impossibile riuscire a sottrarvisi con i suoi sforzi: è una guerra che è iniziata nel giardino di Eden e non è mai cessata, dura e perdura, uomo dopo uomo, età dopo età, e anche se qualcuno prova a isolarsi da tutto e tutti, non riuscirà lo stesso a sottrarsi a tale guerra: quella verso Dio.
Risponde Dio alla normale ostilità dell'uomo? Diciamo che non risponde quasi mai subito, ma generalmente ci lascia fare, ma solo fino ad un certo punto, dopodichè scatterà inesorabile il contrattacco. Egli risponderà verso tutti con giustizia, la perfetta remunerazione non mancherà. Purtroppo per l'umanità, quella Sua risposta al nostro fuoco sarà inoltre definitiva, il Suo di fuoco infatti sarà di gran lunga più potente, e assolutamente incontrastabile, implacabile e... inesauribile.
Dirai tu: - Ma che stai dicendo? Ma nooo... Dio ci ama, ci ha creati! come puoi dire queste cose? - .
Ok, allora dimmi tu, se Dio ci ama, perchè un giorno morirai e te ne andrai all'inferno?
Tu andrai all'inferno, è la tua coscienza che te lo conferma, forse sei abbastanza forte psicologicamente da convincerti che dopo la morte non c'è niente, ma in ogni caso non potrai liberarti facilmente del dubbio sul "dopo" e della paura che hai pensando a come sarà l'attimo della dipartita che attende ognuno di noi.
Pensaci, pensaci pure, se ti sei convinto che Dio non esiste, sai allora che ti aspetta un gran bel sonno o un bel niente eterno, e non dovrebbe quindi preoccuparti, però tremi e ti sgomenti solo a questa idea, che un giorno cioè ti spegnerai per sempre, forse anche questa notte stessa. Oppure ti fai forza e stringi le spalle, e con risentimento proclami "quel che sarà, sarà" cercando di soffocare eventuali ripensamenti con le solite frasi del tipo "vivi e lascia vivere", sicuro di non aver fatto del male e che non devi render conto a nessuno.
Tu non lo sai, ma stai giocando con un fuoco che solo per adesso non puoi vedere.
Se invece pensi che Dio potrebbe esistere, allora ti è naturale credere che se Lui non vorrà aver misericordia di te precipiterai nell'inferno più nero, e un pianto interminabile ed una pena indicibile saranno tuoi compagni PER SEMPRE, NON POTRAI TORNARE INDIETRO, MAI. Fai bene a credere questo, perchè è la realtà, è Dio che lo dice nella Sua Parola.
A molti è stato detto che confessandosi ai sacerdoti non si va all'inferno... anche se probabilmente si dovrà prima soggiornare un pò nel purgatorio fino alla completa espiazione del peccato (a meno che esegui una qualche opera consigliata dalla chiesa che ti permette di ottenere indulgenza plenaria). Sappi che questo è un inganno, una religione falsa, pagana, che viene appioppata immancabilmente già in tenera età, generazione dopo generazione, a tutti quelli che nascono in paesi con tradizione cattolica.
Come faccio a dirlo? Semplice: ho letto la bibbia. Essa è la Parola eterna del nostro Dio Creatore e lì non vi è nessuna traccia di questo purgatorio e della confessione ai preti per scampare la condanna eterna (e tantomeno si parla di indulgenze). Si certo, si parla di confessione, ma non certo da fare ai preti, ma piuttosto a coloro a cui abbiamo fatto del male! Cioè al prossimo e a Dio, ma di suore e di preti... neanche l'ombra, cioè, non esistono proprio in tutta la bibbia.
Nell'inferno finirai per certo seguendo gli inganni che ti propongono con tanta convinzione, la stessa convinzione comune a tante religioni, anzi, alcune di esse, per quanto riguarda convinzione, zelo e numero di adepti superano di gran lunga il cattolicesimo (quindi quale è la giusta religione, forse la più numerosa?).
Ritornando a noi, qualcuno giustamente avrà osservato: - Perchè non parli anche per te? All'inferno ci devo andare solo io? - E' vero, io non andrò all'inferno, ma piuttosto in paradiso, il motivo? Ho avuto PACE con Dio.
Vedi, l'inferno è una pena eterna che secondo Dio spetta di dovere a tutti coloro che Lui ritiene orgogliosi, cioè tutti coloro che si inorgogliscono contro Lui (anche se apparentemente sembrano umili e addirittura pacati), questi vogliono fare a modo loro (Adamo ed Eva sono l'esempio primordiale) e stimano più importanti della Sua Parola gli insegnamenti ricevuti da uomini, religiosi o filosofi che siano, o che mettono in primo piano la propria volontà ritenendola migliore di quella di Dio. Gli orgogliosi sono quindi tutti coloro che non riconoscono l'esigenza e la bontà del Consiglio del Creatore, ma che preferiscono i mistumi degli uomini o ciò che il loro stesso ragionamento personale gli consiglia.
Anche tu sei così? Certo che lo sei, e anche io lo ero (e come ero bravo a rifugiarmi nelle parti finali dell'Ave Maria... prega per noi, adesso e nell'ora della nostra morte...).
E' probabile infatti che non conosci neanche la Scrittura, la Parola di Dio, fonte di vita e salvezza, e non conosci Gesù, così come me che ne avevo solo sentito parlare.
Magari tu consideri Gesù come un grande uomo e forse lo riconosci come Figlio di Dio incarnato, ma non hai la benchè minima idea del perchè Egli nel pieno della sua vita è morto, del perchè è stato ucciso nonostante potesse ordinare a schiere angeliche di sterminare i suoi nemici.
Egli, il Figlio di Dio, in accordo con il Padre, si è sostituito nella punizione che spetta a te e a me, quella santa, giusta e perfetta punizione al nostro lurido peccato. Ecco perciò l'amore di Dio verso le sue creature: lo ha mostrato non risparmiando il Figlio Suo. Riceviamo quindi PACE dalle Sue stesse mani che si è lasciato forare a causa del nostro peccato.
Io mi piego a Te, Signore Eterno che mi hai concesso la vita, mi pento amaramente dei miei peccati e della mia ribellione verso di Te. Fa di me, se vuoi, uno strumento per renderti gloria, per sempre, perchè davvero non son degno della tua clemenza, e l'eternità non mi sarà sufficiente per poterTi ringraziare per la salvezza che mi offri in Gesù, il Messia eterno.
Egli infatti è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, è stato stroncato a causa delle nostre iniquità e il CASTIGO, per cui abbiamo PACE, è caduto su di Lui! Ed è mediante le Sue lividure noi siamo stati guariti (Cfr. Isaia 53:5).
Giustificati dunque per fede, abbiamo PACE con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi e ci gloriamo quindi nella speranza della gloria di Dio. (Cfr. Romani 5:1-2)
Dio mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il Suo sangue, saremo per mezzo di Lui salvati dall'ira. (Romani 5:8-9)
Affidati dunque a Lui, e ottieni PACE... anche tu.
http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/se-tu-vuoi-pace
martedì 5 giugno 2012
Emozioni e sentimenti alla luce di Dio
Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a stimoli interni o esterni, naturali o appresi. Con il termine sentimento (derivato dal latino sentire, percepire con i sensi) si intende una condizione affettiva che dura più a lungo delle emozioni e che ha una minore incisività rispetto alle passioni. Per sentimento genericamente si indica ogni forma di affetto: sia quella soggettiva, cioè riguardante l'interiorità della propria individuale affettività, sia quella rivolta al mondo esterno. ( Tratto da Wikipedia).
Dalla Parola del Signore non riceviamo l’invito a reprimere le nostre emozioni e i nostri sentimenti, ma piuttosto a gestirli in modo tale da rivelare che il nostro cuore non è più “insanabilinente maligno”, perché in Cristo è stato rinnovato e trasformato. Cristo stesso, come uomo, ha provato emozioni e sentimenti: guardare al suo esempio ci sarà di grande aiuto.
Il discorso sui sentimenti e sulle emozioni è molto più profondo di quanto si creda, soprattutto per un credente. Egli infatti vive in una doppia sfera esistenziale: sia terrena che spirituale, e quasi sempre queste due sfere sono in opposizione fra loro, “perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste” (Galati 5:17).
Vorrei perciò ampliare un po’ il discorso tentando di dare alcune indicazioni per comprendere il valore delle emozioni e dei sentimenti e per capire l’importanza di imparare a gestirli, per un corretto equilibrio spirituale e psichico.
Il cuore dell’uomo

Vediamo alcuni esempi dall’Antico e dal Nuovo Testamento.
- “Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo” (Genesi 6:5).
- “Il cuore dell’uomo concepisce disegni malvagi fin dall’adolescenza” (Genesi 8:21).
- “Non andrete vagando dietro ai desideri del vostro cuore e dei vostri occhi che vi trascinano all’infedeltà” (Numeri 15:39b).
- “Sono duri di cuore a causa delle loro ricchezze, la loro bocca parla con arroganza” (Salmo 17:10).
- “Gli empi e i malfattori… parlano di pace con il prossimo, ma hanno la malizia nel cuore” (Salmo 28:3).
- “Il cuore dei figli degli uomini è pieno di malvagità e hanno la follia nel cuore mentre vivono” (Ecclesiaste 9:3).
- “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno” (Geremia 17:9).
- “E’ dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l’uomo” (Marco 7:21-13).
In questa prospettiva, il cuore dell’uomo è la base della sua personalità e della sua identità psichica e spirituale.
La visione pessimistica del cuore umano è dovuta al peccato che ha contaminato anche i nostri processi mentali, facendoci desiderare ciò che non onora Dio, ciò che è “inimicizia verso Dio” (Giacomo 4:4).
Dalla Parola di Dio possiamo perciò comprendere l’importanza di essere rinnovati da Cristo nella profondità della nostra mente: “siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente” (Romani 12:2).
In un altro passo viene fatta un’affermazione sconvolgente per il suo profondo significato, che testimonia la potente trasformazione operata dallo Spirito nel credente che si lascia plasmare dall’opera di Dio con umiltà e perseveranza:“noi abbiamo la mente di Cristo” (1 Corinzi 2:16b).
Il profeta Ezechiele aveva gia riportato le parole del Signore, che esprimono molto bene questo concetto: “Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne” (Ezechiele 36:26).
E’ perciò alla luce di questa trasformazione che il cuore dell’uomo, da “insanabilmente maligno”, può cambiare e diventare per azione di Dio:
- “volenteroso” (Esodo 35:5, 22, 29);
- “retto” (Salmo 119:7; Giobbe 1:1);
- “onesto e buono” (Luca 8:15);
- “puro” (Salmo 24:4; Matteo 5:8; 2 Timoteo 2:22);
- “giusto” (Proverbi 15:28; Matteo 1:19; 6:20; Luca 2:25; 23:50);
- “sincero” (Giosuè 14:7; Ebrei 10:22);
- “saggio e intelligente” (1 Re 3:9,12; Salmo 90:12; Proverbi 14:33a);
- “integro” (2 Re 20:3; 1 Cronache 28:9; 29:19; 2 Cronache 16:9);
- “ben disposto” (2 Cronache 29:31; 51 57:7);
- “fedele” (Neemia 9:8; Daniele 6:4);
- “generoso” (Salmo 54:6);
- “saldo e fiducioso” (Salmo 112:7; Ebrei 13:9);
- “tenace” (Salmo 112:8);
- “ardente” (Luca 24:32);
- “ubbidiente” (Romani 6:17);
- “credente” (Romani 10:9-10);
- “semplice” (Colossesi 3:22); ecc...
Dunque la Bibbia non parla del cuore dell’uomo esclusivamente in termini negativi, ma offre una panoramica ben più ampia al riguardo.
Anche se il cuore dell’uomo è portato al male a causa del peccato, il cuore del credente è stato rinnovato dall’opera di Cristo. Infatti, se il cuore dell’uomo avesse di mira solo cose malvagie, come potrebbe il Signore fare la seguente affermazione?
“Trova la tua gioia nel Signore, ed Egli appagherà i desideri del tuo cuore” (Salmo 37:4).
E’ chiaro che la condizione indispensabile è porsi prima in relazione intima con Dio, in modo di “trovare gioia” in Lui, lasciarsi consigliare da Lui (Salmo 16:7) e mantenere nel nostro cuore la Sua legge (Salmo 40:8) e solo dopo Egli interverrà nella nostra vita, appagando i desideri purificati del nostro cuore.
Il credente ha dunque un cuore nuovo (perciò il suo cuore non è più “insanabilmente maligno”), ma ciò non toglie che esso non venga costantemente tenuto sotto osservazione, perché “la Parola di Dio… giudica i sentimenti e i pensieri del cuore” (Ebrei 4:12).
Ecco perché siamo esortati a custodirlo con attenzione.
Le passioni e i forti sentimenti scaturiscono dal cuore e perciò siamo tenuti a vigilare su di esso: “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita” (Proverbi 4:23).
Emozioni o sentimenti?

Una delle emozioni più conosciute è la paura.
Essa è stata la prima emozione che ha colpito l’uomo subito dopo il peccato. “Dio il Signore chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?» Egli rispose: «Ho udito la Tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto»” (Genesi 3:9-10).
Un sentimento, invece, è una sensazione interiore profonda e duratura, che può essere positiva o negativa, che coinvolge la sfera emotiva, affettiva o passionale.
Un sentimento può essere o meno manifestato agli altri. Un sentimento positivo è l’amore, mentre uno negativo è il rancore.
Rispetto alle emozioni, che generalmente sono immediate e improvvise, i sentimenti possono essere più facilmente gestibili, perché durano nel tempo e perciò si possono coltivare, maturare, modificare.
Ambiguità delle emozioni
Ogni essere umano ha una vita emotiva. Le emozioni occupano una parte considerevole della vita umana, ma possono creare anche dei problemi.
Facciamo un esempio.
La paura ha una doppia valenza: può essere negativa, ma può anche essere positiva.
Quando è negativa?
Quando essa ci blocca, impedendoci di mettere a frutto le nostre capacità e i nostri doni. Quando non ci permette di affrontare determinate situazioni. Quando ci lega ad esperienze negative del passato che condizionano anche quelle presenti e future.
Quando invece la paura è positiva?
Quando ci impedisce di mettere a repentaglio la nostra vita, impedendoci di fare delle sciocchezze, come andare a trecento all’ora sull’autostrada o a camminare sul ciglio di un precipizio saltellando su una gamba sola. In questo caso la paura è positiva quando è in relazione con il nostro istinto di conservazione e di sopravvivenza.
Tuttavia, le emozioni sono spesso inaffidabili.
Quando la fede si basa sull’emotività, per esempio, è una fede a rischio, perché i suoi fondamenti sono effimeri e con scarsa sostanza.
Nella vita cristiana non c’è niente che possa sostituire lo studio diligente e sistematico della Scrittura per crescere con equilibrio nella nostra relazione con Dio. Le emozioni sono importanti, ma non possono costituire la norma per il nostro cammino spirituale.
La fede ha bisogno di sostanza e questa sostanza la si trova nella Parola di Dio e non nelle montagne russe delle nostre emozioni.
Con questo non voglio negare l’importanza della nostra vita emotiva, ma desidero porre l’accento sull’equilibrio che la Scrittura può dare all’emotività del credente.
Il credente non è un robot
Quando si parla del controllo delle emozioni a volte si pensa più alla loro repressione che alla loro gestione (questo si evince anche dalla lettera).
A mio avviso, ciò è sbagliato.
Poco sopra ho infatti parlato di equilibrio, non di repressione. Se da una parte il credente deve imparare a non fidarsi troppo delle sue emozioni, dall’altra non si può nemmeno pretendere di sopprimere ogni aspetto della sua vita emotiva.
Il credente è una “nuova creatura”, ma ciò non significa che sia diventato un robot, cioè un’arida e sterile macchina che non è più in grado di commuoversi di fronte ad un tramonto o di gioire con emozione nell’ascoltare un brano musicale particolarmente coinvolgente.
Ognuno di noi, interiormente, è il risultato di una complessa serie di elementi.
Ognuno di noi ha un suo temperamento, una sua personalità, una sua sensibilità.
Ognuno di noi ha modi diversi per esprimere gioia, affetto, dolore.
Nelle relazioni interpersonali dobbiamo tenere conto di queste variabili.
Pretendere che dalla conversione in poi si debba diventare una sorta di creature senza emozioni o con sentimenti standardizzati, cioè tutti uguali, fatti in serie, è una totale storpiatura di ciò che la Bibbia dice al riguardo. Addirittura, l’apostolo Paolo ci esorta a simpatizzare con le emozioni altrui, per manifestare una piena solidarietà fraterna: “Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono” (Romani 12:15).
La soppressione delle emozioni non è un insegnamento biblico, ma era un ideale filosofico già presente nel III sec. a.C. con la scuola Cinica e Stoica. I Cinici e gli Stoici insegnavano infatti l’apatia e l’atarassia come ideale di vita. Questi concetti costituivano il loro ideale morale.
Apatia significa propriamente insensibilità, e secondo gli Stoici l’uomo doveva raggiungere l’indifferenza verso tutte le emozioni e il disprezzo di esse.
Anche l’atarassia aveva come scopo l’imperturbabilità o la serenità dell’anima derivante dal dominio sulle passioni o dall’estirpazione di esse.
E’ vero che la Bibbia ci chiama a controllare i nostri impulsi carnali, poiché “quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri” (Galati 5:24). Però non dobbiamo far dire alla Bibbia ciò che in realtà non dice. In quel contesto, infatti, non si sta parlando di passioni in senso generale (se così fosse, non dovremmo neanche appassionarci allo studio della Bibbia!), ma di quelle passioni peccaminose che ci allontanano dalla via di Dio.
Sono queste le passioni che il credente ha crocifisso, non la sua capacità di entusiasmarsi, di emozionarsi o di provare forti sentimenti per la persona amata.
Le passioni peccaminose della carne sono quelle che inducono a compiere le opere descritte in Galati 5:19-21: “fornicazione, impurità., dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, orge”. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con le sane passioni che anche un credente può provare nei confronti di qualcosa che lo colpisce nel profondo, a livello spirituale, affettivo o emotivo.
E’, per esempio, la passione per l’Evangelo che ancora oggi motiva uomini e donne di Dio a intraprendere grandi opere per il regno dei cieli.
E’ la passione per le anime che spinge uomini e donne sulla via missionaria.
La Storia ci testimonia che solo chi si è votato anima e corpo alla causa in cui credeva, è riuscito a fare grandi cose.
Non voglio sembrare una persona romantica ed idealista, ma credo che il regno di Dio chiami uomini e donne che sappiano provare delle grandi passioni e che sappiano fare delle grandi rinunce. Solo chi è mosso da una grande passione può dire, come l’apostolo Paolo: “Non faccio nessun conto della mia vita, come se mi fosse preziosa, pur di condurre a termine con gioia la mia corsa e il servizio affida torni dal Signore Gesù, cioè di testimoniare del Vangelo della grazia di Dio” (Atti 20:24).
La passione che può animare un credente può essere una grande risorsa quando è orientata verso un fine secondo la volontà di Dio, ma è un pericolo quando si trasforma in un veicolo che porta a qualche forma di idolatria, come per esempio una passione esagerata per le cose di questo mondo.
La Parola ci mette in guardia proprio nei confronti di questo aspetto, quando dice: “Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla” (1 Corinzi 6:12).
Le emozioni di Gesù
Il Signore Gesù, attraverso la Sua vita terrena, ci dà un ottimo insegnamento sulle emozioni e sui sentimenti.
Nella rivelazione biblica non possiamo considerare soltanto il Gesù-Dio, prescindendo dal Gesù-uomo. La coesistenza in Cristo della natura umana e di quella divina è infatti un aspetto fondamentale per il nostro rapporto con Dio, perché Dio ha scelto quel modo per avvicinarsi all’uomo, entrando nella Storia, e ha permesso così all’uomo di entrare in contatto con il Dio fattosi carne.
Perciò, gettare uno sguardo sulla vita emotiva del Signore Gesù ci aiuta a sentire Dio ancora più vicino all’uomo. Ci aiuta a capire quanto Dio — in Cristo — si sia identificato con gli uomini, in modo che “non abbiamo un Sommo Sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché Egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato” (Ebrei 4:15).
Infatti, dalla Scrittura vediamo che Gesù provò una vasta gamma di emozioni. Tuttavia non ci è dato di sapere fino a che punto la Sua natura divina influenzò la gestione di quelle emozioni della Sua natura umana, così da non farle mai diventare peccaminose. Questo è infatti un soggetto che ha sempre suscitato accesi dibattiti teologici.
Egli manifestò:
Quando invece la paura è positiva?
Quando ci impedisce di mettere a repentaglio la nostra vita, impedendoci di fare delle sciocchezze, come andare a trecento all’ora sull’autostrada o a camminare sul ciglio di un precipizio saltellando su una gamba sola. In questo caso la paura è positiva quando è in relazione con il nostro istinto di conservazione e di sopravvivenza.
Tuttavia, le emozioni sono spesso inaffidabili.
Quando la fede si basa sull’emotività, per esempio, è una fede a rischio, perché i suoi fondamenti sono effimeri e con scarsa sostanza.
Nella vita cristiana non c’è niente che possa sostituire lo studio diligente e sistematico della Scrittura per crescere con equilibrio nella nostra relazione con Dio. Le emozioni sono importanti, ma non possono costituire la norma per il nostro cammino spirituale.
La fede ha bisogno di sostanza e questa sostanza la si trova nella Parola di Dio e non nelle montagne russe delle nostre emozioni.
Con questo non voglio negare l’importanza della nostra vita emotiva, ma desidero porre l’accento sull’equilibrio che la Scrittura può dare all’emotività del credente.
Il credente non è un robot
Quando si parla del controllo delle emozioni a volte si pensa più alla loro repressione che alla loro gestione (questo si evince anche dalla lettera).
A mio avviso, ciò è sbagliato.
Poco sopra ho infatti parlato di equilibrio, non di repressione. Se da una parte il credente deve imparare a non fidarsi troppo delle sue emozioni, dall’altra non si può nemmeno pretendere di sopprimere ogni aspetto della sua vita emotiva.
Il credente è una “nuova creatura”, ma ciò non significa che sia diventato un robot, cioè un’arida e sterile macchina che non è più in grado di commuoversi di fronte ad un tramonto o di gioire con emozione nell’ascoltare un brano musicale particolarmente coinvolgente.
Ognuno di noi, interiormente, è il risultato di una complessa serie di elementi.
Ognuno di noi ha un suo temperamento, una sua personalità, una sua sensibilità.
Ognuno di noi ha modi diversi per esprimere gioia, affetto, dolore.
Nelle relazioni interpersonali dobbiamo tenere conto di queste variabili.
Pretendere che dalla conversione in poi si debba diventare una sorta di creature senza emozioni o con sentimenti standardizzati, cioè tutti uguali, fatti in serie, è una totale storpiatura di ciò che la Bibbia dice al riguardo. Addirittura, l’apostolo Paolo ci esorta a simpatizzare con le emozioni altrui, per manifestare una piena solidarietà fraterna: “Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono” (Romani 12:15).
La soppressione delle emozioni non è un insegnamento biblico, ma era un ideale filosofico già presente nel III sec. a.C. con la scuola Cinica e Stoica. I Cinici e gli Stoici insegnavano infatti l’apatia e l’atarassia come ideale di vita. Questi concetti costituivano il loro ideale morale.
Apatia significa propriamente insensibilità, e secondo gli Stoici l’uomo doveva raggiungere l’indifferenza verso tutte le emozioni e il disprezzo di esse.
Anche l’atarassia aveva come scopo l’imperturbabilità o la serenità dell’anima derivante dal dominio sulle passioni o dall’estirpazione di esse.
E’ vero che la Bibbia ci chiama a controllare i nostri impulsi carnali, poiché “quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri” (Galati 5:24). Però non dobbiamo far dire alla Bibbia ciò che in realtà non dice. In quel contesto, infatti, non si sta parlando di passioni in senso generale (se così fosse, non dovremmo neanche appassionarci allo studio della Bibbia!), ma di quelle passioni peccaminose che ci allontanano dalla via di Dio.
Sono queste le passioni che il credente ha crocifisso, non la sua capacità di entusiasmarsi, di emozionarsi o di provare forti sentimenti per la persona amata.
Le passioni peccaminose della carne sono quelle che inducono a compiere le opere descritte in Galati 5:19-21: “fornicazione, impurità., dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, orge”. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con le sane passioni che anche un credente può provare nei confronti di qualcosa che lo colpisce nel profondo, a livello spirituale, affettivo o emotivo.
E’, per esempio, la passione per l’Evangelo che ancora oggi motiva uomini e donne di Dio a intraprendere grandi opere per il regno dei cieli.
E’ la passione per le anime che spinge uomini e donne sulla via missionaria.
La Storia ci testimonia che solo chi si è votato anima e corpo alla causa in cui credeva, è riuscito a fare grandi cose.
Non voglio sembrare una persona romantica ed idealista, ma credo che il regno di Dio chiami uomini e donne che sappiano provare delle grandi passioni e che sappiano fare delle grandi rinunce. Solo chi è mosso da una grande passione può dire, come l’apostolo Paolo: “Non faccio nessun conto della mia vita, come se mi fosse preziosa, pur di condurre a termine con gioia la mia corsa e il servizio affida torni dal Signore Gesù, cioè di testimoniare del Vangelo della grazia di Dio” (Atti 20:24).
La passione che può animare un credente può essere una grande risorsa quando è orientata verso un fine secondo la volontà di Dio, ma è un pericolo quando si trasforma in un veicolo che porta a qualche forma di idolatria, come per esempio una passione esagerata per le cose di questo mondo.
La Parola ci mette in guardia proprio nei confronti di questo aspetto, quando dice: “Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla” (1 Corinzi 6:12).
Le emozioni di Gesù
Il Signore Gesù, attraverso la Sua vita terrena, ci dà un ottimo insegnamento sulle emozioni e sui sentimenti.
Nella rivelazione biblica non possiamo considerare soltanto il Gesù-Dio, prescindendo dal Gesù-uomo. La coesistenza in Cristo della natura umana e di quella divina è infatti un aspetto fondamentale per il nostro rapporto con Dio, perché Dio ha scelto quel modo per avvicinarsi all’uomo, entrando nella Storia, e ha permesso così all’uomo di entrare in contatto con il Dio fattosi carne.
Perciò, gettare uno sguardo sulla vita emotiva del Signore Gesù ci aiuta a sentire Dio ancora più vicino all’uomo. Ci aiuta a capire quanto Dio — in Cristo — si sia identificato con gli uomini, in modo che “non abbiamo un Sommo Sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché Egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato” (Ebrei 4:15).
Infatti, dalla Scrittura vediamo che Gesù provò una vasta gamma di emozioni. Tuttavia non ci è dato di sapere fino a che punto la Sua natura divina influenzò la gestione di quelle emozioni della Sua natura umana, così da non farle mai diventare peccaminose. Questo è infatti un soggetto che ha sempre suscitato accesi dibattiti teologici.
Egli manifestò:
- la compassione (Matteo 9:36; 14:14);
- la pietà (Matteo 15:32; Marco 1:41; Luca 7:13);
- l’amore (Marco 10:21; Giovanni 15:9, 12; 11:5, 36);
- l’indignazione (Marco 10:14; 3:5a);
- la tristezza (Marco 3:5b; Matteo 26:37; Giovanni 11:35);
- il turbamento (Giovanni 11:33,38);
- lo spavento (Marco 14:33); l’angoscia (Matteo 26:38; Marco 14:33-34; Luca 22:44).
In tutte queste emozioni, però, Gesù non travalicò mai il limite del peccato. Egli seppe gestirle contemplando il Padre e ubbidendo alla Sua Volontà. Il Suo agire ci insegna a fare altrettanto. Non possiamo impedire alle emozioni di agitarci, ma dobbiamo imparare a controllarle per impedire che ci facciano cadere nel peccato o che blocchino quelle risorse che potremmo invece investire per il regno di Dio.
L’opera di rinnovamento, prodotta dallo Spirito Santo in noi, deve manifestarsi nel controllo al quale sottoponiamo le nostre emozioni e nell’equilibrio fra le indicazioni generali della volontà di Dio e quelle personali, che mai devono essere in disaccordo fra di loro.
Gestire le emozioni
In senso generale, ogni individuo cerca di gestire le sue emozioni in base al suo vissuto personale e a seconda di come nel passato certe emozioni l’hanno fatto soffrire o meno. Per esempio, chi ha subito certi traumi continuati nell’infanzia a causa di un genitore irascibile e violento, anche nella vita adulta potrebbe avere difficoltà a relazionarsi con chi alza la voce facilmente.
La paura di rivivere certe esperienze negative del passato può infatti influenzare una giusta e obiettiva percezione del presente. Le emozioni, però, non possono essere soppresse.
Non si deve pensare di arrivare all’abulia e all’atarassia dei filosofi Stoici.
Il problema non è dunque quello di sopprimere le proprie emozioni, ma di gestirle e
incanalarle verso qualcosa di costruttivo. Per un credente, il modo migliore per gestire le sue emozioni è quello di comprendere pienamente l’opera di trasformazione e di rigenerazione dello Spirito Santo.
E’ importante avere molto chiari in mente i seguenti concetti biblici:
L’opera di rinnovamento, prodotta dallo Spirito Santo in noi, deve manifestarsi nel controllo al quale sottoponiamo le nostre emozioni e nell’equilibrio fra le indicazioni generali della volontà di Dio e quelle personali, che mai devono essere in disaccordo fra di loro.
Gestire le emozioni
In senso generale, ogni individuo cerca di gestire le sue emozioni in base al suo vissuto personale e a seconda di come nel passato certe emozioni l’hanno fatto soffrire o meno. Per esempio, chi ha subito certi traumi continuati nell’infanzia a causa di un genitore irascibile e violento, anche nella vita adulta potrebbe avere difficoltà a relazionarsi con chi alza la voce facilmente.
La paura di rivivere certe esperienze negative del passato può infatti influenzare una giusta e obiettiva percezione del presente. Le emozioni, però, non possono essere soppresse.
Non si deve pensare di arrivare all’abulia e all’atarassia dei filosofi Stoici.
Il problema non è dunque quello di sopprimere le proprie emozioni, ma di gestirle e
incanalarle verso qualcosa di costruttivo. Per un credente, il modo migliore per gestire le sue emozioni è quello di comprendere pienamente l’opera di trasformazione e di rigenerazione dello Spirito Santo.
E’ importante avere molto chiari in mente i seguenti concetti biblici:
“Se perseverate nella Mia Parola, siete veramente Miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (...) Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:31-32, 36).
La predicazione e lo studio della Parola di Dio costituiscono il fondamento di una vera libertà interiore, perché in Essa ci viene presentata la causa delle nostre paure e dei nostri fallimenti (il peccato) e ci viene offerta la soluzione. Oltre a ciò, la Scrittura ci presenta il carattere di Dio e i termini della nostra relazione con Lui. Questo ci fa comprendere il valore del rapporto personale che possiamo stabilire con Lui, che è tutt’altra cosa che professare una sterile religione.La Bibbia parla ampiamente anche dell’Amore di Dio per l’uomo e del Suo desiderio di liberarlo dalla condizione di schiavitù (spirituale, emotiva e intellettuale) in cui il peccato lo vuole tenere prigioniero.
“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, son diventate nuove” (2 Corinzi 5:17).
Questa è un’affermazione molto profonda, che ci presenta la più grande possibilità della nostra vita: ricominciare daccapo!
Ciò significa che Cristo ci offre di ricostruire la nostra identità interiore. A livello spirituale la “nuova nascita” ha effetto immediato; da quando ci ravvediamo e chiediamo perdono al Signore, diventiamo infatti spiritualmente “nuove creature”, cioè “figli di Dio”. La nostra identità spirituale davanti a Dio viene reintegrata in un attimo.
A livello psicologico-emotivo, invece, il processo può essere più lungo. La nostra identità psichica ha bisogno di più tempo per essere “riprogrammata” dall’azione dello Spirito.
“Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura (...) In questo è l’amore: che camminiamo secondo i Suoi comandamenti” (1 Giovanni 4:18; 2 Giovanni 6).
Essere certi dell’amore di Dio verso di noi, indipendentemente dalle circostanze in cui veniamo a trovarci, ci aiuta ad affrontare i momenti di scoraggiamento e di paura. Nello stesso modo, se ci impegniamo a coltivare il nostro amore per il Signore e cresciamo nella relazione “affettiva” con Lui, mediante l’osservanza della Sua Parola, allora anche le nostre emozioni vengono sostenute dalla pace che il Signore ci mette nel cuore.
La predicazione e lo studio della Parola di Dio costituiscono il fondamento di una vera libertà interiore, perché in Essa ci viene presentata la causa delle nostre paure e dei nostri fallimenti (il peccato) e ci viene offerta la soluzione. Oltre a ciò, la Scrittura ci presenta il carattere di Dio e i termini della nostra relazione con Lui. Questo ci fa comprendere il valore del rapporto personale che possiamo stabilire con Lui, che è tutt’altra cosa che professare una sterile religione.La Bibbia parla ampiamente anche dell’Amore di Dio per l’uomo e del Suo desiderio di liberarlo dalla condizione di schiavitù (spirituale, emotiva e intellettuale) in cui il peccato lo vuole tenere prigioniero.
“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, son diventate nuove” (2 Corinzi 5:17).
Questa è un’affermazione molto profonda, che ci presenta la più grande possibilità della nostra vita: ricominciare daccapo!
Ciò significa che Cristo ci offre di ricostruire la nostra identità interiore. A livello spirituale la “nuova nascita” ha effetto immediato; da quando ci ravvediamo e chiediamo perdono al Signore, diventiamo infatti spiritualmente “nuove creature”, cioè “figli di Dio”. La nostra identità spirituale davanti a Dio viene reintegrata in un attimo.
A livello psicologico-emotivo, invece, il processo può essere più lungo. La nostra identità psichica ha bisogno di più tempo per essere “riprogrammata” dall’azione dello Spirito.
“Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura (...) In questo è l’amore: che camminiamo secondo i Suoi comandamenti” (1 Giovanni 4:18; 2 Giovanni 6).
Essere certi dell’amore di Dio verso di noi, indipendentemente dalle circostanze in cui veniamo a trovarci, ci aiuta ad affrontare i momenti di scoraggiamento e di paura. Nello stesso modo, se ci impegniamo a coltivare il nostro amore per il Signore e cresciamo nella relazione “affettiva” con Lui, mediante l’osservanza della Sua Parola, allora anche le nostre emozioni vengono sostenute dalla pace che il Signore ci mette nel cuore.
“Voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio” (Colossesi 3:3).
La consapevolezza di questa realtà spirituale, cioè che la nostra vita è “nascosta” con Cristo in Dio (cioè protetta nel luogo più sicuro che esista) e che niente e nessuno ci può rapire dalla Sua mano (Giovanni 10:28), ci dà grande consolazione e sicurezza interiore. Ciò ci permette di affrontare e gestire le nostre emozioni negative (paura, scoramento, ansia, colpa, ecc.) con una prospettiva diversa: la prospettiva celeste.
L’amore: un sentimento per crescere
L’amore è uno di quei sentimenti che si arricchisce anche di mille emozioni.
Quando si è innamorati non si capisce più nulla e tutto ci appare diverso. Ci sentiamo invasi da piacevoli sensazioni e dal desiderio di stare sempre con la persona amata.
A volte c’è qualcosa di inspiegabile nell’innamoramento: può capitare infatti di innamorarci di una persona che, a livello razionale, non presenta alcunché di attraente. Eppure, senza sapere perché, ne veniamo attratti.
Questa è una fase delicata, perché bisognerebbe non lasciarsi trascinare dalle ondate di emozioni che si provano. L’innamoramento, molte volte, è infatti un subire queste emozioni, piuttosto che la loro gestione attraverso un sentimento amoroso più maturo.
Molti giovani che si trovano in questa situazione chiedono: “Come faccio a sapere se è la persona giusta per me?”
In questa fase è molto importante imparare a gestire questi forti sentimenti, per non lasciarsi travolgere dalle emozioni connesse e prendere decisioni affrettate.
Non voglio assolutamente negare l’importanza ed il valore dei sentimenti. Secondo me, innamorarsi è una delle più belle e significative esperienze per un individuo. Tuttavia è saggio, soprattutto per i giovani, consigliarsi con qualcuno più maturo nella fede e nella vita, prima di fare delle scelte incaute.
Troppo spesso ci scontriamo con dei veri e propri drammi familiari, dove giovani sposi si separano dopo poco tempo per la loro presunta incompatibilità.
Può darsi che in quei casi i forti sentimenti abbiano offuscato certi altri aspetti più importanti per una relazione sentimentale.
Il dialogo, la compatibilità reciproca, gli interessi comuni, la fede, la visione della vita, le aspettative, gli ideali, i valori, sono tutti aspetti che hanno un grande peso in un rapporto tra due persone. Lasciare eccessivo spazio alle emozioni e ai sentimenti potrebbe impedire una crescita equilibrata della relazione. Non è sempre vero, infatti, che l’amore coprirà tutte le lacune tra due persone.
Ecco dunque l’importanza di coltivare e far crescere l’amore, per farlo diventare un sentimento maturo e duraturo. Esso diventa tale quando segue il modello biblico. L’amore, infatti, non è passività, ma è qualcosa di straordinariamente attivo.
Il passo biblico per eccellenza al riguardo è 1 Corinzi 13:4-7: “L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non si inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa”. Come si può vedere, ogni caratteristica del vero amore esprime qualcosa di attivo. Ci vuole infatti un atto della volontà per non invidiare, per non inasprirsi, per sopportare, ecc. L’amore è dunque un sentimento bellissimo, un sentimento che ci fa volare tra le nuvole, ma deve essere educato per crescere e dare il meglio di sé.
Ragione, volontà e sentimento
L’essere umano è costituito sia da emotività che da razionalità. Cuore e cervello. Platone parlava di una biga trainata da due cavalli che vogliono andare in due direzioni diverse. Se a entrambi i cavalli si consente di fare ciò che vogliono, la biga si sfascerebbe in un momento. E’ perciò compito di chi la guida far sì che i cavalli seguano i suoi comandi, in modo da arrivare alla giusta destinazione. Questa immagine presa in prestito dalla filosofia ci permette di capire un fatto: entrambi i cavalli hanno una loro specifica potenzialità, ma se non vengono guidati nella stessa direzione, tutta la loro forza è inutile. Così è per i sentimenti: essi hanno un gran valore, ma il Signore ci chiama ad esercitare l’autocontrollo, poiché “chi ha autocontrollo vale più di chi espugna città” (Proverbi 16:32).
L’ardore del sentimento, associato ad una volontà esercitata dalla ragione, invece di essere una contraddizione diventa un potenziale enorme per un credente.
La potenza dei sentimenti e la guida del discernimento, uniti in equilibrio dalla saggezza della Parola. Sia il cuore che il cervello al servizio di Dio!
Gesù ordina di amare Dio “con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tuo, e con tutta la forza tua” (Marco 12:30). Se noi amassimo Dio solo col cuore, il nostro sarebbe un amore emotivo. Se l’amassimo solo con la mente, sarebbe un amore sterile e accademico. Cuore e mente uniti rappresentano invece l’insieme della nostra interiorità. Anche l’apostolo Paolo esprime un concetto analogo riguardo la preghiera e la lode: “pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza” (1 Corinzi 14:15).
Sentimenti e volontà di Dio
La consapevolezza di questa realtà spirituale, cioè che la nostra vita è “nascosta” con Cristo in Dio (cioè protetta nel luogo più sicuro che esista) e che niente e nessuno ci può rapire dalla Sua mano (Giovanni 10:28), ci dà grande consolazione e sicurezza interiore. Ciò ci permette di affrontare e gestire le nostre emozioni negative (paura, scoramento, ansia, colpa, ecc.) con una prospettiva diversa: la prospettiva celeste.
L’amore: un sentimento per crescere
L’amore è uno di quei sentimenti che si arricchisce anche di mille emozioni.
Quando si è innamorati non si capisce più nulla e tutto ci appare diverso. Ci sentiamo invasi da piacevoli sensazioni e dal desiderio di stare sempre con la persona amata.
A volte c’è qualcosa di inspiegabile nell’innamoramento: può capitare infatti di innamorarci di una persona che, a livello razionale, non presenta alcunché di attraente. Eppure, senza sapere perché, ne veniamo attratti.
Questa è una fase delicata, perché bisognerebbe non lasciarsi trascinare dalle ondate di emozioni che si provano. L’innamoramento, molte volte, è infatti un subire queste emozioni, piuttosto che la loro gestione attraverso un sentimento amoroso più maturo.
Molti giovani che si trovano in questa situazione chiedono: “Come faccio a sapere se è la persona giusta per me?”
In questa fase è molto importante imparare a gestire questi forti sentimenti, per non lasciarsi travolgere dalle emozioni connesse e prendere decisioni affrettate.
Non voglio assolutamente negare l’importanza ed il valore dei sentimenti. Secondo me, innamorarsi è una delle più belle e significative esperienze per un individuo. Tuttavia è saggio, soprattutto per i giovani, consigliarsi con qualcuno più maturo nella fede e nella vita, prima di fare delle scelte incaute.
Troppo spesso ci scontriamo con dei veri e propri drammi familiari, dove giovani sposi si separano dopo poco tempo per la loro presunta incompatibilità.
Può darsi che in quei casi i forti sentimenti abbiano offuscato certi altri aspetti più importanti per una relazione sentimentale.
Il dialogo, la compatibilità reciproca, gli interessi comuni, la fede, la visione della vita, le aspettative, gli ideali, i valori, sono tutti aspetti che hanno un grande peso in un rapporto tra due persone. Lasciare eccessivo spazio alle emozioni e ai sentimenti potrebbe impedire una crescita equilibrata della relazione. Non è sempre vero, infatti, che l’amore coprirà tutte le lacune tra due persone.
Ecco dunque l’importanza di coltivare e far crescere l’amore, per farlo diventare un sentimento maturo e duraturo. Esso diventa tale quando segue il modello biblico. L’amore, infatti, non è passività, ma è qualcosa di straordinariamente attivo.
Il passo biblico per eccellenza al riguardo è 1 Corinzi 13:4-7: “L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non si inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa”. Come si può vedere, ogni caratteristica del vero amore esprime qualcosa di attivo. Ci vuole infatti un atto della volontà per non invidiare, per non inasprirsi, per sopportare, ecc. L’amore è dunque un sentimento bellissimo, un sentimento che ci fa volare tra le nuvole, ma deve essere educato per crescere e dare il meglio di sé.
Ragione, volontà e sentimento
L’essere umano è costituito sia da emotività che da razionalità. Cuore e cervello. Platone parlava di una biga trainata da due cavalli che vogliono andare in due direzioni diverse. Se a entrambi i cavalli si consente di fare ciò che vogliono, la biga si sfascerebbe in un momento. E’ perciò compito di chi la guida far sì che i cavalli seguano i suoi comandi, in modo da arrivare alla giusta destinazione. Questa immagine presa in prestito dalla filosofia ci permette di capire un fatto: entrambi i cavalli hanno una loro specifica potenzialità, ma se non vengono guidati nella stessa direzione, tutta la loro forza è inutile. Così è per i sentimenti: essi hanno un gran valore, ma il Signore ci chiama ad esercitare l’autocontrollo, poiché “chi ha autocontrollo vale più di chi espugna città” (Proverbi 16:32).
L’ardore del sentimento, associato ad una volontà esercitata dalla ragione, invece di essere una contraddizione diventa un potenziale enorme per un credente.
La potenza dei sentimenti e la guida del discernimento, uniti in equilibrio dalla saggezza della Parola. Sia il cuore che il cervello al servizio di Dio!
Gesù ordina di amare Dio “con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tuo, e con tutta la forza tua” (Marco 12:30). Se noi amassimo Dio solo col cuore, il nostro sarebbe un amore emotivo. Se l’amassimo solo con la mente, sarebbe un amore sterile e accademico. Cuore e mente uniti rappresentano invece l’insieme della nostra interiorità. Anche l’apostolo Paolo esprime un concetto analogo riguardo la preghiera e la lode: “pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza” (1 Corinzi 14:15).
Sentimenti e volontà di Dio
Uno degli ambiti in cui i sentimenti giocano spesso un ruolo determinante è nella ricerca della volontà di Dio per la nostra vita. Sappiamo che c’è una volontà generale di Dio (espressa dalla Bibbia), che riguarda tutti i credenti: santificazione, evangelizzazione, preghiera, crescita, ecc. Oltre a questa, c’è poi una volontà personale, che riguarda solo l’individuo: scelta del partner, lavoro, spostamenti, ecc. La prima è facile da capire, mentre la seconda presenta qualche difficoltà in più. Anche in questo caso, bisogna imparare a non lasciarsi fuorviare dai sentimenti.
“Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento... Non ti stimare saggio da te stesso” (Proverbi 3:5,7).
Spesso capita che decidiamo di fare una determinata scelta perché “sentiamo” che quella è la volontà di Dio. Credo che questo modo di procedere, se si limita a ciò che “sentiamo”, non sia biblico. Infatti, se noi facessimo solo ciò che ci sentiamo di fare, molto presto le nostre attività diminuirebbero drasticamente. Quante volte abbiamo fatto delle scelte avventate solo perché ci siamo auto-convinti che era la volontà di Dio, mentre invece stavamo solo seguendo i nostri desideri? Quante volte abbiamo interpretato qualche piccolo segnale — magari molto aleatorio e ambiguo, che poteva venire interpretato in mille modi diversi — come una conferma di Dio ai nostri progetti?
Dobbiamo fare attenzione ai sentimenti.
Dobbiamo sottoporre le nostre scelte al vaglio della Scrittura e affidarci ai criteri biblici.
In ogni scelta personale ci sono infatti degli elementi soggettivi (la nostra volontà, i nostri pensieri, i nostri sentimenti, i nostri desideri) e degli elementi oggettivi (la Parola di Dio, le circostanze in cui ci troviamo, le conseguenze di una scelta, ecc.). Nelle nostre scelte di credenti, non possiamo andare “dove ci porta il cuore”, ma gli elementi soggettivi devono essere confermati da quelli oggettivi. Potremmo indicare una procedura biblica per le scelte personali. Di fronte a qualunque scelta dovremmo prima di tutto analizzare le motivazioni del nostro cuore.
Chiediamoci: “Perché desidero fare questo o quest’altro? Quali sono i veri motivi che mi spingono a fare questa scelta piuttosto che un’altra?” Dobbiamo essere onesti con noi stessi e con Dio.
Per avere una giusta percezione delle motivazioni del nostro cuore, dobbiamo verificare quali sono le nostre condizioni spirituali.
Per avere una giusta percezione delle motivazioni del nostro cuore, dobbiamo verificare quali sono le nostre condizioni spirituali.
Chiediamoci: “Quanto tempo dedico alla preghiera? E alla lettura della Bibbia? Quanto curo la mia relazione con Dio?”
Dobbiamo poi verificare se siamo disposti ad accettare la volontà di Dio nelle nostre scelte personali. A volte dobbiamo imparare a fare delle cose che non ci piacciono (cfr. le parole di Gesù a Pietro in Giovanni 21:18). Dio si rivela progressivamente anche sulla base di come gli rispondiamo (Luca 16:10,11).
In Romani 12:2 leggiamo che possiamo comprendere la volontà di Dio “per esperienza”, cioè camminando con Lui e mettendo in pratica i Suoi insegnamenti. Non possiamo pretendere di capire la volontà particolare di Dio se non stiamo vicini a Lui. Dobbiamo camminare in modo intelligente, chiedendo al Signore la saggezza (Giacomo 1:5-8) e in modo spirituale (Galati 5:16).
Dobbiamo poi verificare se siamo disposti ad accettare la volontà di Dio nelle nostre scelte personali. A volte dobbiamo imparare a fare delle cose che non ci piacciono (cfr. le parole di Gesù a Pietro in Giovanni 21:18). Dio si rivela progressivamente anche sulla base di come gli rispondiamo (Luca 16:10,11).
In Romani 12:2 leggiamo che possiamo comprendere la volontà di Dio “per esperienza”, cioè camminando con Lui e mettendo in pratica i Suoi insegnamenti. Non possiamo pretendere di capire la volontà particolare di Dio se non stiamo vicini a Lui. Dobbiamo camminare in modo intelligente, chiedendo al Signore la saggezza (Giacomo 1:5-8) e in modo spirituale (Galati 5:16).
Dobbiamo porci delle domande specifiche, riguardo a una determinata scelta o decisione.
“E lecito? Mi è utile? (1 Corinzi 6:12; 10:23,24). Mi rende schiavo? Dove mi porterà questa scelta? E’ in accordo con la signoria di Cristo nella mia vita? E’ di aiuto ad altri? E’ in armonia con gli esempi biblici? E’ una scelta che glorifica Dio?”
Ricordiamoci che la nostra priorità di credenti è quella di onorare e glorificare Dio con la nostra vita.
Infine, dobbiamo maturare un atteggiamento di pazienza (Salmo 37:7-8; Isaia 8:17). Non dobbiamo essere precipitosi né lasciarci schiacciare dalle nostre ansie. Anche se in certe circostanze può essere difficile, dobbiamo imparare ad aver sempre fiducia in Dio.
Conclusione
Dio ci ha creati in modo ricco e stupendo, perciò i sentimenti e le emozioni sono una componente molto importante di ogni essere umano. Non si possono e non si devono reprimere, perché rischieremmo di diventare degli individui aridi.Anche le passioni sono una forte motivazione all’agire, quasi una spinta che ci porta a fare delle cose che normalmente non faremmo, mettendo in gioco notevoli risorse. Tuttavia, le emozioni e i sentimenti da soli potrebbero diventare pericolosi, se non sono guidati dalla ragione e dalla volontà. Quest’ultima può essere fortificata grazie all’autocontrollo datoci dallo Spirito Santo (uno degli aspetti del frutto dello Spirito è proprio questo, Galati 5:22).
“La mia bocca dirà parole sagge, il mio cuore mediterà pensieri intelligenti” (Salmo 49:3).
“E lecito? Mi è utile? (1 Corinzi 6:12; 10:23,24). Mi rende schiavo? Dove mi porterà questa scelta? E’ in accordo con la signoria di Cristo nella mia vita? E’ di aiuto ad altri? E’ in armonia con gli esempi biblici? E’ una scelta che glorifica Dio?”
Ricordiamoci che la nostra priorità di credenti è quella di onorare e glorificare Dio con la nostra vita.
Infine, dobbiamo maturare un atteggiamento di pazienza (Salmo 37:7-8; Isaia 8:17). Non dobbiamo essere precipitosi né lasciarci schiacciare dalle nostre ansie. Anche se in certe circostanze può essere difficile, dobbiamo imparare ad aver sempre fiducia in Dio.
Conclusione
Dio ci ha creati in modo ricco e stupendo, perciò i sentimenti e le emozioni sono una componente molto importante di ogni essere umano. Non si possono e non si devono reprimere, perché rischieremmo di diventare degli individui aridi.Anche le passioni sono una forte motivazione all’agire, quasi una spinta che ci porta a fare delle cose che normalmente non faremmo, mettendo in gioco notevoli risorse. Tuttavia, le emozioni e i sentimenti da soli potrebbero diventare pericolosi, se non sono guidati dalla ragione e dalla volontà. Quest’ultima può essere fortificata grazie all’autocontrollo datoci dallo Spirito Santo (uno degli aspetti del frutto dello Spirito è proprio questo, Galati 5:22).
“La mia bocca dirà parole sagge, il mio cuore mediterà pensieri intelligenti” (Salmo 49:3).
Nella vita di fede dobbiamo basarci sulla verità biblica e non sull’altalena delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti. Il fondamento della nostra crescita cristiana è la Parola di Dio, non le eventuali esperienze emotive che possiamo fare. Una fede che si nutre di emotività è una fede debole che ha continuamente bisogno di nuovi stimoli, mentre invece una fede che si ciba della Parola del Signore è una fede stabile, perché le parole di Cristo non passeranno (Matteo 24:35).
Nella vita di relazione occorre imparare a gestire i sentimenti e non a lasciarci guidare da essi. Li possiamo vivere con un “ardore equilibrato”, valutandone le giuste priorità e orientandoli verso la costruzione di sane relazioni sociali, per una testimonianza concreta e coerente. Nelle scelte essi costituiscono un elemento soggettivo valido solo se si accorda con gli elementi oggettivi che li possono confermare o meno. Il nostro cuore deve dunque essere continuamente trasformato dallo Spirito e motivato dal desiderio di piacere al Signore, così che i nostri sentimenti siano resi puri e coerenti con il nostro stato di nuove creature. In quel caso potrebbe valere anche per noi la seguente preghiera: “Ti dia Egli quel che il tuo cuore desidera, faccia riuscire ogni tuo progetto” (Salmo 20:4).
sabato 26 maggio 2012
Il culto della madonna
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=t0-4fqOQ_dI#t=2s
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=t0-4fqOQ_dI#t=2s
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=t0-4fqOQ_dI#t=2s
La tromba sta suonando, ma nessuno si mette in allarme
Tra tutti i profeti del vecchio testamento è Amos quello che parla più chiaramente ai nostri tempi. La profezia che dà si focalizza sulla nostra generazione, come se fosse presa da un titolo di giornale; ma effettivamente il messaggio di Amos è una doppia profezia: non era soltanto per il popolo di Dio dei suoi giorni, ma anche per la chiesa di oggi, dei nostri tempi.
Amos descrive Dio come un leone ruggente, pronto a colpire Israele con i Suoi giudizi: “Il leone ruggisce, chi non temerà? Il Signore, DIO, parla, chi non profetizzerà?” (Amos 3:8), il profeta dichiara: “Dio ha fatto sorgere un leone ruggente, pronto a ghermire la sua preda e quando odo il ruggito di tale leone, devo mettermi in allarme.”
Il Signore stava usando Amos per risvegliare Israele. Qual’era il suo messaggio? Dio stava per mandare il Suo giudizio sul Suo popolo a causa del loro traboccante male e della loro corruzione.
Naturalmente il Signore non avrebbe mai giudicato il Suo popolo senza prima aver fatto elevare una voce profetica che li avvertisse: “Poiché il Signore, DIO, non fa nulla senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti.” (Amos 3:7). Ora Amos stava vedendo le nubi del giudizio addensarsi, per cui era impellente per lui parlare: “Squilla forse la tromba in una città, senza che il popolo tremi? Piomba forse una sciagura sopra una città, senza che il SIGNORE ne sia l'autore?” (Amos 3:6). Qui il messaggio di Amos è raggelante: “Dio ha suonato un tromba d’ammonimento per il Suo popolo, ma nessuno si è messo in allarme”.
Anche in questi giorni soltanto pochi vogliono ascoltare un messaggio che ci parla di giudizio; la nostra nazione è già piena di paura e ci aspettiamo un altro attacco terroristico ad ogni minuto, mentre l’economia sembra essere più che mai in recessione. Le persone dicono: “Non so più come fare”.
Ma il Signore parla quando Lui vuole ed il Suo Spirito ci da la forza per udire la Sua Parola, così come viene data dai Suoi servi ripieni di unzione. Con fedeltà il nostro Signore dà potenza al Suo popolo per resistere a qualunque cosa possa venire.
Amos diresse le profezie principalmente al popolo di Dio, la chiesa contaminata.
Quando Amos profetizzò si rivolse alle nazioni Gentili che circondavano Gerusalemme. Certamente questi pagani sarebbero caduti sotto l’ira di Dio. Essi stavano insidiando i confini d’Israele, muovendogli guerra ed uccidendo i loro figli.
Ma ora Amos dice: “Ascoltate questa parola che il SIGNORE pronunzia contro di voi, o figli d'Israele …” (Amos 3:1). Il ruggito del leone era contro Israele stesso; il popolo di Dio stava per essere punito per aver corrotto la pura adorazione del Signore: “Voi soli ho conosciuto fra tutte le famiglie della terra; perciò vi castigherò per tutte le vostre trasgressioni.” (Amos 3:2).
C’è una legge divina che echeggia attraverso le Scritture e che in sostanza dice: “Più è grande la misura di grazia versata sopra un popolo, più sarà grande il giudizio che cadrà su quel popolo, se la grazia di Dio viene disprezzata”. Se ad un popolo è stata data molta verità, ne è più responsabile; se la corrompono il loro giudizio verrà raddoppiato.
Attualmente Dio sta giudicando l’America per la sua malvagità. Penso a quanti modi la nostra nazione sta utilizzando per infangare il Suo nome in pubblico. Mentre crescevo mi veniva insegnato che l’America era una nazione cristiana, fondata da uomini pii che cercavano libertà di adorare il Signore in verità. Naturalmente il Sud Africa ed altre nazioni reclamano la stessa origine.
Non ho alcun dubbio che Dio abbia benedetto alcune nazioni come l’America, per aiutarli ad evangelizzare il mondo. Nella sua infanzia questa nazione è stata la più grande ad inviare missionari in tutta la terra. L’America ha mandato pastori, insegnanti ed evangelisti in tutto il globo, ma nel frattempo delle persone sante sono tornate indietro travolte da una ondata di iniquità. Pii conduttori, predicatori devoti e congregazioni zelanti però restano fermi per onorare il nome del Signore.
Ma l’iniquità comincia ad abbondare, il nome di Dio viene bestemmiato e la nostra nazione diviene fanatica verso il piacere. Ci stiamo volgendo verso gli idoli di ricchezza, prosperità, guadagno materiale, perdendo rapidamente il nostro zelo e la compassione per i perduti. Non siamo più la grande nazione che inviava i missionari. Invece stiamo esportando l’evangelo della prosperità e della bramosia.
Nel Suo grande amore e sapienza, il Signore sta cercando di purificare la nostra nazione con castighi severi, Egli ha permesso delle siccità, alluvioni, collassi finanziari, tornado, uragani, cambiamenti drastici del clima; sta suonando fragorosamente la tromba, ma nessuno si mette in allarme.
Molti ministri proclamano: “Questo non è da parte di Dio, Egli non è dietro alcuno di queste tragedie; è opera del diavolo”. Non vi posso dire quanto questi predicatori possano esasperarmi; essi non conoscono la loro Bibbia. Considerate le seguenti parole di Amos (Amos 4:6-10):
“«… vi ho fatto mancare il pane in tutti i vostri villaggi; ma voi non siete tornati a me», dice il SIGNORE.” (Amos 4:6). Dio sta dicendo chiaramente al Suo popolo che causerà un collasso economico nel loro mezzo.
“Vi ho anche rifiutato la pioggia, quando mancavano ancora tre mesi alla mietitura; ho fatto piovere sopra una città e non ho fatto piovere sull'altra; una parte del campo ha ricevuto la pioggia e la parte su cui non ha piovuto è inaridita.” (Amos 4:7). Il Signore ha chiaramente il pieno controllo del tempo atmosferico, sia buono che cattivo.
“Due, tre città si trascinavano verso un'altra città per bere acqua, e non potevano dissetarsi” (4:8). Il Signore controlla anche le siccità; proprio in questi giorni interi stati devono razionare l’acqua, perché è molto scarsa.
“Vi ho colpito con ruggine e carbonchio; le locuste hanno divorato i vostri numerosi giardini, le vostre vigne, i vostri fichi, i vostri ulivi” (4:9). Nei mesi scorsi New York è stata invasa da scarafaggi giapponesi; questi insetti nocivi stanno uccidendo gli alberi di Central Park e distruggendo vasti acri di foresta nella parte settentrionale dello stato.
“Vi ho colpito” (4:9). Chi è il responsabile per tutte queste cose? Dio vuole che sia assolutamente chiaro nelle nostre menti: Egli sta dietro ognuna di queste cose.
“Ho mandato la peste in mezzo a voi come in Egitto; ho ucciso i vostri giovani con la spada e ho catturato i vostri cavalli; vi ho fatto salire al naso il fetore dei vostri accampamenti; ma voi non siete tornati a me», dice il SIGNORE.” (4:10).
Non ditemi che il Signore non è dietro tutti i giudizi che stiamo attraversando; molti ministri presentano Dio come fosse un nonno affabile ma un po’ svanito. Certamente il Signore è misericordioso e pietoso, ma ciò che questi pastori non comprendono è che i giudizi di Dio sono la Sua misericordia e la Sua grazia. Egli dice:“Tornate a Me. Ho dovuto mandare questi castighi per purificare la vostra nazione ed avere la vostra attenzione, avete peccato così profondamente, vi siete resi ciechi ed ora il giudizio è l’unico linguaggio che comprendete. Questo è il Mio amore verso di voi.”
Amos profetizzò un doppio giudizio
sulle nazioni e simultaneamente sulla chiesa
sulle nazioni e simultaneamente sulla chiesa
Amos parla del giudizio di Dio come: “… grandi disordini ci sono in essa…” (Amos 3:9). La parola disordine significa uno stato di confusione; in altre parole, la nazione sarebbe stata volta al caos ed allo scompiglio da grandi attacchi di violenza e terrore.
“Essi non sanno fare ciò che è retto», dice il SIGNORE; «accumulano nei loro palazzi i frutti della loro violenza e della rapina.” (Amos 3:10). Cosa vuole intendere Amos quando si riferisce ai palazzi? Sta parlando di ciò che noi chiameremmo grandi affari o grandi società.
Pensate a tutti gli eventi che si stanno svelando nella nostra nazione in questo momento. Un gran numero delle più rispettabili imprese nelle storia vengono svelate per le loro “rapine nei loro palazzi”; i direttori di istituzioni di fiducia hanno frodato gli azionisti attraverso disoneste pratiche contabili. Hanno licenziato migliaia di impiegati e nello stesso tempo si sono accumulati un enorme gruzzolo per se stessi. E mentre buttavano gli altri sul lastrico, si sono assicurati delle ricchezze per la loro fuga.
Amos dichiara: “…i tuoi palazzi saranno saccheggiati” (Amos 3:11). Queste società incrollabili stanno ora andando in bancarotta; Wall street sta tremando. E cosa più tremenda di tutte, Amos sta predicendo una piaga di paura a causa di attacchi di terrore da costa a costa: “Ecco il nemico è tutt'attorno al paese; egli abbatterà la tua forza…” (3:11). Potrebbero mai essere più attuali le parole del profeta? Sta avvertendo che “un nemico sta scagliando a terra la tua corona di splendore. Quei palazzi del potere e ricchezza di cui ti sei gloriato saranno rasi al suolo”.
Dopo di ciò un leone di economia apparirà divorando la ricchezza e la prosperità di coloro che sono diventati ricchi per le loro rapine: “Come il pastore strappa dalle fauci del leone due zampe o un pezzo d'orecchio, così scamperanno i figli d'Israele che in Samaria stanno ora seduti sull'angolo di un divano o su un letto di damasco.” Amos 3:12
Quando un leone divora la sua preda, la mangia fino a che non rimane altro che le ossa; questo è esattamente ciò che Amos dice che tale nemico farà ai ricchi lussuriosi. Non lascerà null’altro che delle vuote spoglie delle loro ricchezze male acquistate. Amos dice loro: “Tu pensi di essere al sicuro a motivo dei milioni che ti sei messo da parte; ma un leone ruggente ti divorerà tutto e quando avrà finito non ti rimarrà altro che una carcassa.”
Miei cari, la stessa tromba di avvertimento sta suonando ancora per l’America di oggi, ma molta poca gente ne avverte l’allarme.
Dio dice che mentre visiterà le nazioni con il Suo giudizio,
nello stesso tempo visiterà la chiesa
nello stesso tempo visiterà la chiesa
Le Scritture affermano che il giudizio comincia dalla casa di Dio; in verità prima che il Signore colpisca qualunque nazione, rivelerà la Sua collera verso la Sua chiesa: “Ascoltate questo e testimoniatelo alla casa di Giacobbe …Il giorno che io punirò Israele per le sue trasgressioni, colpirò anche gli altari di Betel…” (Amos 3:13-14). Qui la casa di Giacobbe rappresenta la chiesa, il popolo di Dio.
Pensate a quanto ha profetizzato Amos al riguardo: Dio avrebbe certamente giudicato ogni nazione che gli aveva voltato le spalle, permettendo che degli empi avversari le saccheggiassero e terrorizzassero. Anche ogni persona rivolta a piaceri e dissolutezze malvagie, sarebbe stata umiliata ed atterrata. Eppure in mezzo a tutto questo la preoccupazione primaria di Dio continua a conservare la Sua chiesa. È preoccupato del Suo popolo, di coloro che vengono chiamati con il Suo nome.
Non importa se il nostro governo rimuove il nome di Dio dalle nostre monete (nei dollari statunitensi è scritta la frase “In God we trust” cioè: “in Dio confidiamo” – NdT), dalle aule di giustizia, dalle scuole e dalle assemblee pubbliche;niente di tutto questo addolora il Signore, quanto la malvagità nella Sua chiesa. Dio se ne ride dei folli tentativi degli empi di buttarlo fuori dalla società. Il loro giorno del giudizio è già cominciato, già da ora sono raggiunti dalla Sua ira. Ma le persone che più feriscono Dio sono proprio nella Sua famiglia. Egli è ferito ancora più profondamente dalla malvagità dei Suoi figlioli.
Ma ora il Signore ha fissato la Sua attenzione su cosa sta accadendo sugli altari d’Israele. Il nome Bethel significa “casa di Dio, luogo della pura adorazione”. Fu detto di questi altari: “il SIGNORE è in questo luogo” (Genesi 28:16). In verità Giacobbe chiamò Bethel: un luogo tremendo (vedi 28.17); in tale modo volle significare che era un luogo di riverenza, perché Dio manifestò qui la Sua presenza.
Bethel fu il luogo dove Giacobbe vide la scala che saliva verso il cielo; era un luogo santo di adorazione, dove Dio incontrava chi Lo ricercava nella purezza. Spesso attraverso la storia di Israele, il Signore si riferisce a se stesso come : “il Dio di Bethel”. Ad un certo punto egli diede ordine a Giacobbe di tornare a Bethel per ristabilirvi gli altari.
In breve Dio stava dicendo ad Israele: “Sto per giudicare la vostra empia nazione, il mondo tremerà a causa della guerra e violenza che vi verrà addosso; vi manderò inondazioni, siccità, pestilenze, muffe in abbondanza. La vostra economia sarà scossa e la vostra ricchezza divorata, ma nello stesso tempo che compirò tali cose, andrò a visitare Bethel. Sto per riversare il giudizio sul Mio popolo, perché hanno contaminato i Miei altari; sto per punirli per la loro corrotta adorazione”.
Ciò era già accaduto a Bethel. Quando Geroboamo divenne re, egli pose la corruzione nell’adorazione in questo luogo:“Il re, quindi, dopo essersi consigliato, fece due vitelli d'oro e disse al popolo: «Siete ormai saliti abbastanza a Gerusalemme! O Israele, ecco i tuoi dèi, che ti hanno fatto uscire dal paese d'Egitto!» E ne mise uno a Betel, e l'altro a Dan. Questo diventò un'occasione di peccato; perché il popolo andava fino a Dan per presentarsi davanti a uno di quei vitelli. Egli fece anche dei santuari di alti luoghi, e creò dei sacerdoti, presi qua e là dal popolo, che non erano dei figli di Levi.” (1Re 12:28-31).
Per prima cosa Geroboamo eresse degli idoli nei luoghi di adorazione, quindi prese gli elementi criminali della società, persone che non avevano il cuore verso Dio e li nominò sacerdoti. L’adorazione d’Israele era totalmente corrotta perché proveniva da cuori empi e peccaminosi. Quindi dalle decisioni di Geroboamo fino ai giorni di Amos, Dio disprezzò Bethel come un luogo di compromesso. E finalmente giudicò questa falsa adorazione, buttando giù gli altari e facendoli a pezzi.
Ai giorni nostri c’è uno spirito come quello di Bethel nella chiesa, è una condizione spirituale di sviamento la cui principale caratteristica è un’adorazione di compromesso che serve ad attirare le folle.È una manifestazione della carne, piena di zelo ed esuberanza, ma senza alcun tipo di santificazione, che però intrappola molte persone in questi ultimi giorni. Più essi credono che tale adorazione venga da Dio, più diventano cieche spiritualmente. Ma il Signore sta preparandosi a giudicare ogni cosa. Ed avverte: “Se sei coinvolto in questa adorazione corrotta, stai soltanto moltiplicando i tuoi peccati”.
Di nuovo il Signore sprona: “Fate fumare sacrifici di ringraziamento con lievito! Bandite delle offerte volontarie, proclamatele! …” (Amos 4:5). Perché dice queste cose? Perché la legge proibiva qualunque tipo di lievito nelle offerte che dovevano essere consumate con il fuoco (vedi Levitico 2:11). Inoltre il pane lievitato era rivolto solamente ai sacerdoti; nello stesso modo qualunque offerta di ringraziamento fatta con il pane doveva essere“di focacce azzime intrise con olio, gallette senza lievito unte con olio e fior di farina cotto in forma di focacce intrise d'olio” (Levitico 7:12)
Queste offerte non lievitate erano intese come una illustrazione; significava che la lode doveva essere pura. Attraverso le Scritture il lievito è visto come un tipo di peccato della carne, a volte viene usato in riferimento alla lebbra. Qui il messaggio di Dio è chiaro: “Le vostre offerte di lode sono piene della vostra carnalità; Io accetterò solo quei sacrifici che sono santificati ed offerti con mani nette e cuori puri. Non ci dovrà essere lievito, nessuna indulgenza della carne, alla Mia presenza”. “Chi salirà al monte del SIGNORE? Chi potrà stare nel suo luogo santo? L'uomo innocente di mani e puro di cuore, che non eleva l'animo a vanità e non giura con il proposito di ingannare.” (Salmi 24:3-4).
Apparentemente coloro che adorano in Bethel sono molto religiosi. Fanno con zelo dei sacrifici ogni mattina e sono fedeli nel dare la decima e nelle offerte. Ma ancora una volta Dio li mette in guardia: “…Portate ogni mattina i vostri sacrifici e ogni tre giorni le vostre decime!” (Amos 4:4). Egli vede queste persone che iniziano ogni giorno con lode ed adorazione, sono felici di andare alle riunioni di adorazione. Effettivamente il movimento dell’adorazione di Bethel divenne molto popolare, si estese dalle città attraverso le regioni, da Bethel a Ghilgal fino a Beer-Sceba.
Ma il Signore avvisa tutti loro: “Non cercate Betel, non andate a Ghilgal, non giungete sino a Beer-Sceba; perché Ghilgal andrà certamente in esilio, e Betel sarà ridotto a nulla».” (Amos 5:5). Dio sta per far crollare ogni cosa; sta per distruggere tutte le loro offerte lievitate di lode ed adorazione. Perché? Perché “Voi … gettate a terra la giustizia!” (Amos 5:7).
Ringraziato sia Iddio per l’accettevole, santa,
sublime lode che sale verso Lui
sublime lode che sale verso Lui
Dio ha ancora un santo, separato rimanente i cui sacrifici di lode sono puri. Questi pii santi non sono catturati dalla ricerca mondana; la loro lode ha il suono di acque potenti e che scorrono velocemente. Essi hanno il cuore rotto di fronte a Dio, hanno una santa riverenza verso Lui, da essa fuoriescono grida di gloria e lode.
Ma moltitudini all’interno delle chiese sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. Vogliono nuove ed eccitanti vie per adorare Dio; per cui vanno in cerca degli altari di Bethel dove le lodi sembrano più forti e gioiose. Ma l’adorazione in questi luoghi è guidata dagli uomini che non si fanno scrupolo dei peccati all’interno della casa di Dio. Le loro lodi possono sembrare esuberanti e variopinte, ma non c’è la vera presenza di Cristo e non c’è la protezione contro la frode della carne.
Probabilmente era eccitante prendere parte delle riunioni di lode a Bethel, ma questi adoratori non avevano il senso delle cose di Dio, non aiutavano i poveri o i bisognosi; le loro lodi erano piene di carnalità e lievito. Amos avverte:“Cercate il SIGNORE e vivrete, affinché egli non si avventi come un fuoco sulla casa di Giuseppe …” (Amos 5:6). Allo stesso modo lasciate che vi offra questo avviso da parte del Signore: il vostro pastore non predica una parola che sveli i peccati? Non c’è una pia riprensione, nessuna chiamata verso il pentimento, nessun avviso a lasciare il peccato? Probabilmente state adorando presso un altare di Bethel e siete in grande pericolo di essere ingannati.
Dio ha dichiarato: “Il giorno che Io punirò Israele per le sue trasgressioni, colpirò anche gli altari di Betel; i corni dell'altare saranno spezzati e cadranno a terra.” (Amos 3:14). Questa è una parola devastante; nel Vecchio Testamento, l’altare di legno che era nel tempio, aveva quattro corni intagliati attaccati ai suoi angoli. Questi corni erano ricoperti di ottone ed avevano la forma di corna di montone. I corni rappresentavano il diritto d’asilo, afferrando uno di essi, un trasgressore si poneva sotto la protezione della salvifica e vigilante grazia di Dio. Quando ero un ragazzo ascoltavo dei pii anziani che dicevano: “Io sono al sicuro Signore. Mi sono afferrato ai corni dell’altare”.
Possiamo vedere illustrato questo tipo di asilo nella vita di Adonia, il figlio di Davide. Quest’uomo ribelle aveva cercato di usurpare il trono d’Israele, ma Salomone, un altro figlio di Davide, emanò una condanna a morte per Adonia. Nel panico, Adonia corse al tempio e afferrò i corni dell’altare e la sua vita fu risparmiata.
Ora Dio sta dicendo ad Amos che avrebbe eliminato questi imponenti corni di protezione. Il Signore stava per togliere i corni dall’altare per gettarli a terra, questo significava che il popolo non sarebbe più stato sotto la Sua protezione, invece, si sarebbero aperti ad un grande inganno; non avrebbero avuto garanzie contro le false dottrine o la falsa adorazione.
Ho visto i terribili risultati dell’adorazione
presso un altare senza i corni
presso un altare senza i corni
In Africa ci sono moltitudini che stanno arrivando da tutto il mondo, per udire un uomo, il quale proclama che Dio gli ha dato una profezia mentre era ancora nel grembo di sua madre. Tra le centinaia di persone che stanno viaggiando ci sono specialmente Americani, per ricevere una “profezia personale” da quest’ uomo, ma il messaggio che propone è totalmente non biblico ed è blasfemo. Questi stolti cercatori stanno per essere raggirati.
In uno stato dei Balcani una profetessa pretende di guidare le persone attraverso un viaggio verso l’inferno. Questa donna era una fattucchiera e racconta di essere già stata all’inferno. Lei da istruzioni alla gente di stendersi per terra e rilassare la propria mente mentre li guida in un viaggio immaginario attraverso quello che ha sperimentato. Le persone accorrono a frotte da lei per fare tale esperienza, ma tutto ciò è antiscritturale ed è una totale confusione, in verità c’è qualcosa di malvagio al di sotto di queste opere.
In Brasile un evangelista promette guarigione dal cancro per 1000 $ e compie anche degli esorcismi dietro compenso. Si è creato un notevole seguito, diventando ricco per quello che proclama che è assolutamente non biblico, una totale frode.
L’America stessa è diventata la peggiore spacciatrice di evangelo ingannatore, come? I cristiani sono diventati analfabeti della Bibbia, non si danno pena di leggere la Parola di Dio, non hanno alcun desiderio di digiunare o spendere del tempo in preghiera. Al contrario corrono qua e la cercando l’insegnamento piacevole alla carne di alcuni evangelisti così compromessi.
Come possono moltitudini di credenti cadere in tali inganni? Come possono andare così facilmente fuori strada? Come fanno tali masse di persone a diventare cieche per non vedere ciò che è prodotto dalla carnalità? Amos ci dice il perché: le loro mura di protezione sono crollate a causa del peccato; Dio ha rimosso i corni dall’altare ed il popolo ha perso il discernimento. Alcuni credenti saranno tra i primi ad accogliere l’antiCristo.
Dio ci avverte che quando visiterà la Sua chiesa
espellerà qualunque cosa sia contaminata
espellerà qualunque cosa sia contaminata
“«In tutte le vigne [chiese] si alzeranno lamenti, perché io passerò in mezzo a te», dice il SIGNORE. Guai a voi che desiderate il giorno del SIGNORE! Che vi aspettate dal giorno del SIGNORE? Sarà un giorno di tenebre, non di luce. Voi sarete come uno che fugge davanti a un leone e s'imbatte in un orso; come uno che entra in casa, appoggia la mano alla parete, e lo morde un serpente. Il giorno del SIGNORE non è forse tenebre e non luce? Oscurissimo e senza splendore? «Io odio, disprezzo le vostre feste, non prendo piacere nelle vostre assemblee solenni. Se mi offrite i vostri olocausti e le vostre offerte, io non le gradisco; e non tengo conto delle bestie grasse che mi offrite in sacrifici di riconoscenza. Allontana da me il rumore dei tuoi canti! Non voglio più sentire il suono delle tue cetre! Scorra piuttosto il diritto come acqua e la giustizia come un torrente perenne!” (Amos 5.17-24)
Il messaggio di Dio è chiaro: fino a che la Sua giustizia non cominci a scorrere nel nostro mezzo, nettando i nostri cuori, non saremo capaci di darGli un vero sacrificio di adorazione. La lode che fuoriesce dal nostro cuore ripieno di lussuria e bramosia è come un rumore fastidioso alle Sue orecchie, Egli non potrà accettare l’adorazione da coloro che cercano solo il piacere o rifiutano di perdonare gli altri.
In mezzo a tali profetici avvisi, Amos trasmette queste parole di speranza: “Cercate il bene e non il male, affinché viviate, e il SIGNORE, Dio degli eserciti, sia con voi, come dite. Odiate il male, amate il bene e, nei tribunali, stabilite saldamente il diritto. Forse il SIGNORE, Dio degli eserciti, avrà pietà del resto di Giuseppe.” (Amos 5:14-15).
Vi sprono a fare attenzione al messaggio di Amos, cercate il Signore con tutto il vostro cuore. Lasciate che voi stessi siate giudicati dalla Sua parola, confessate ed abbandonate il vostro peccato. Quindi Dio vi benedirà con il discernimento e saprete se state adorando presso un altare di Bethel, potendoLo così adorare in Spirito e verità.
di David Wilkerson
Iscriviti a:
Post (Atom)
ciao
per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere
