per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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lunedì 28 marzo 2016

La completa armatura di Dio (parte I) : la Verità per cintura

Figlio mio, non dimenticare il mio insegnamento,
e il tuo cuore custodisca i miei comandamenti, 

perché ti procureranno lunghi giorni,
anni di vita e di prosperità.

Bontà e verità non ti abbandonino;
legatele al collo, scrivile sulla tavola del tuo cuore;
troverai così grazia e buon senso
agli occhi di Dio e degli uomini.

Proverbi 3:1-4 

1. LA LETTERA AGLI EFESINI 

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso e ai fedeli in Cristo Gesù. Grazia a voi e pace da Dio, nostro Padre, e dal Signore Gesù Cristo.
Efesini 1:1-2

Il libro degli Atti degli Apostoli (c.19) riporta che l'apostolo Paolo, durante il suo terzo viaggio missionario, raggiunse la città di Efeso. Qui egli trovò dei discepoli battezzati con il battesimo di Giovanni, ai quali predicò Cristo e impose le mani affinché potessero ricevere lo Spirito Santo. Paolo si fermò ad Efeso due anni e tre mesi intorno a metà degli anni 50 del I secolo.

Secondo la tradizione cristiana, la lettera agli Efesini fu scritta qualche anno più tardi, durante la prigionia di Paolo a Roma nel 60-62 d.C.:

E Paolo rimase due anni interi in una casa da lui presa in affitto, e riceveva tutti quelli che venivano a trovarlo, proclamando il regno di Dio e insegnando le cose relative al Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento.
Atti 28:30-31 

In due diversi momenti della lettera infatti (3:1 e 4:1), Paolo si definisce "prigioniero di Cristo" o "del Signore". Non essendoci particolari crisi o motivi per cui scrivere questa missiva, essa sembrerebbe redatta con l'intento di riprendere quanto già detto nella lettera ai Colossesi, ampliando però alcuni aspetti, come per esempio l'ecclesiologia1. Alla fine della lettera (6:21), apprendiamo che il collaboratore Tichico era stato destinato a far recapitare il documento alla comunità di Efeso, in accordo con quanto leggiamo anche nella seconda lettera a Timoteo:

2Timoteo 4:12 Tichico l'ho mandato a Efeso. 

La paternità paolina della lettera agli Efesini (assieme a quella ai Colossesi) non è mai stata messa in discussione fino a metà del XVIII secolo, quando iniziarono a sorgere una serie di obiezioni circa la sua autenticità2. Attualmente la questione rimane ancora aperta, dividendo di fatto i moderni esegeti tra coloro che sostengono la pseudoepigrafia della lettera e coloro che sostengono sia più probabile la sua autenticità3. Il presente studio si svilupperà allineandosi con quest'ultima posizione.  


2. LA COMPLETA ARMATURA DI DIO 

Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo; il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere.
Efesini 6:10-13

L'esortazione finale della lettera si compone di una prima parte di stampo apocalittico e piuttosto nuova (6:10-17) e di una seconda parte che invita a pregare (6:18-20), fortemente affine a Col. 4:2-44. Questa prima parte riguarda quella che Paolo chiama "la completa armatura di Dio", associabile probabilmente alle "armi della luce" da lui accennate nella lettera ai Romani (13:12). La vita cristiana è una vita di combattimento spirituale, in quanto immersa in un mondo di tenebre influenzato dalle forze spirituali della malvagità, e per restare in piedi dopo aver compiuto il proprio dovere è necessario vestire questa armatura. Questa consapevolezza e linea d'azione, sono fondamentali per il successo della missione cristiana. Nei versetti successivi a questo brano, vengono elencati i componenti di questa armatura, che riprendono l'immagine delle armi dei soldati romani5. Come apprendiamo dagli Atti stessi, la prigionia di Paolo a Roma consisteva in una forma di detenzione domiciliare: egli infatti viveva in una casa presa in affitto (28:30), convivendo con un soldato di guardia (28:16). Possiamo immaginare, se questa circostanza tradizionale di redazione fosse confermata, che proprio dalla costante presenza del soldato, l'apostolo possa aver preso ispirazione per la sua descrizione. Una descrizione semplice ed efficace degli aspetti spirituali da conoscere e vivere per combattere la guerra contro i malvagi esponenti spirituali di questo mondo di tenebre. Mentre i romani conquistavano e governavano territori immensi, l'apostolo Paolo pensava alla Chiesa, e a come istruire i credenti che conobbe ad Efeso ad un combattimento differente, un combattimento destinato a tutti coloro che hanno una cittadinanza non romana, ma celeste (Fil 3:20). 


3. LA VERITA' PER CINTURA 

Efesini 6:14a State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi [...]


I componenti della completa armatura di Dio non rappresentano lo scopo ultimo della vita cristiana, ma piuttosto gli strumenti necessari per restare in piedi dopo aver compiuto tutto il proprio dovere. Ne consegue che è possibile cercare di compiere il proprio dovere senza vivere questi aspetti spirituali, ma non si sa se sia possibile restare in piedi dopo averlo compiuto. L'apostolo Paolo era un uomo molto disciplinato, che viveva rigidamente per evitare di essere squalificato dopo aver predicato a molti (1 Co 9:27), sapendo che ogni sua caduta sarebbe stata utilizzata da Satana per distruggere lui, bestemmiare Dio e scandalizzare la Chiesa. E tutto questo non era accettabile. Il suo apostolato, ricevuto non per mezzo di uomini ma per mezzo di Gesù Cristo e Dio Padre (Gal 1:1), necessitava di essere svolto in modo irreprensibile ed efficiente per amore degli eletti, affinché anch'essi potessero conseguire la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna (2 Tim 2:10). La risolutezza e il sacrificio necessari, erano paragonabili a quelli di un soldato, un atleta o un lavoratore (2 Tim 2:4-6), ma se in questi casi quello che faceva la differenza era la sola abnegazione dell'individuo, nel suo (e nel nostro) caso questo aspetto doveva (e deve ancora oggi) essere vissuto per mezzo della fede nella grazia di Dio, sostenuto dall'amore del Padre sparso nei cuori mediante lo Spirito Santo (Ro 5:1-5), al fine di faticare non tanto con forze umane ma con la grazia di Dio in sé (1 Co 15:10). 

Con questa attitudine, egli raccomanda agli efesini di restare saldi, prendendo prima di tutto per i loro fianchi la cintura della verità. Questo è il primo strumento spirituale, la prima arma della luce che Paolo descrive. Nell'armatura romana, il cinturone sorreggeva il fodero del pugnale ed era ricoperto con placche di bronzo o stagno6. Analogamente, per ogni cristiano la verità è proprio ciò che sostiene ogni altro aspetto spirituale, essendone il presupposto fondamentale. La verità è ciò che divide la realtà dall'apparenza, ed è arrivata in modo completo grazie a Gesù Cristo (Gv 1:17). Egli è il Veritiero (Ap 3:14, 19:11), e durante tutto il suo ministero terreno (descritto nei vangeli) ha presentato le verità più profonde circa l'uomo, Dio, il regno di Dio ed il futuro ultimo di ogni cosa. Per questo, prima di insegnare, Gesù iniziava ogni frase con l'espressione "in verità", traduzione del termine ebraico "amen". La fede cristiana si appoggia quindi su Cristo stesso, come "via, verità e vita" (Gv 14:6) , e di conseguenza sui suoi insegnamenti, oltre che sulla sua morte e resurrezione. Gesù è la verità, le sue parole sono verità, e tanto lui quanto i suoi insegnamenti sostengono ogni credente proprio come il cinturone romano sosteneva le armi e le protezioni dei soldati al tempo dell'apostolo Paolo. 

Sicuramente, la cintura della verità rappresenta anche l'attitudine di sincerità con cui deve vivere ogni cristiano. L'amore gioisce con la verità (1 Co 13:6), ed è impossibile camminare nell'amore di Dio e contemporaneamente essere bugiardi. La sincerità procura una coscienza pura, il primo requisito per il servizio cristiano, necessario per piacere a colui che scruta le reni e i cuori (Ap 2:23). Ma la sincerità non è solo un requisito importante per il Signore, infatti lo è anche per la Chiesa nel suo insieme, in quanto corpo di Cristo:

Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri.
Efesini 4:25 

Siamo membra gli uni degli altri, e mentire, sarebbe di danno reciproco. Siamo membra gli uni degli altri e per avanzare, per combattere questa guerra spirituale, è necessario essere uniti e compatti, proprio come le coorti romane. 

da Davide Galliani.com

mercoledì 25 settembre 2013

Chi schiaccerà il capo al serpente?

Tra i moltissimi articoli presenti in rete che propongono commenti alla narrazione di Genesi cap.3 (ovvero, il brano biblico che parla della caduta dei nostri progenitori), è possibile trovarne diversi che offrono interpretazioni più o meno bizzarre sulla figura della quale viene detto che avrebbe «schiacciato il capo al serpente» (Ge.3:15). Ultimamente ho letto un commento, di matrice cattolica, che collegava tale profezia veterotestamentaria al personaggio di Maria, dipingendola quindi sotto una luce che la vedrebbe nientemeno che vincitrice sul nemico di Dio. Ma è proprio così? Il personaggio di cui parla questo scorcio di Genesi può essere ricondotto a Maria, oppure si tratta di qualcun altro? Analizzare una questione del genere può sembrare un inutile passatempo filosofico, qualcosa senza nessuna ricaduta pratica, ma, se ci fermiamo a riflettere, comprenderemo che avere un parere piuttosto che un altro su questo tema può influenzare molto il nostro approccio dottrinale, e farci arrivare a conclusioni decisamente distanti, a seconda della nostra posizione. Se desideriamo essere dei cristiani biblici, ovvero dei cristiani che hanno a cuore di capire cosa Dio abbia voluto rivelarci nella sua Parola, non possiamo accontentarci di cogliere una tra le tante opinioni che si sentono in giro: dobbiamo andare alla fonte, per capire come stanno le cose secondo l’Eterno.
Iniziamo con la lettura del versetto in oggetto: rivolto al serpente, Dio pronuncia la seguente dichiarazione. «Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno» (Ge.3:15). Per un’analisi più approfondita riguardo all’identità del serpente, si veda il nostro articolo Considerazioni su Genesi, cap.3.
Come detto poco sopra, alcuni interpreti, utilizzando criteri ermeneutici poco ortodossi, tracciano un parallelo tra la «donna» del versetto e la figura di Maria, che viene considerata quindi «progenie della donna». Se tale parallelo risultasse vero, ne dovremo dedurre che Maria è in qualche modo attualmente vivente (contrariamente all’insegnamento biblico riguardante chi abita l’eternità), e che occupa un ufficio di assoluto primo piano, perché addirittura deputata all’abbattimento del primo essere spirituale creato, quest’ultimo tanto potente da essere additato come la causa scatenante dello stato di miseria del genere umano. Insomma, un compito decisamente arduo per una semplice donna ebrea vissuta circa duemila anni fa. Volendo conoscere l’identità della progenie della donna, siamo chiamati ad investigare il testo ebraico: non dimentichiamo infatti che la resa italiana del versetto è una traduzione, e che confrontandoci con la lingua originale potremmo cogliere dei particolari interessanti.
In effetti, in ebraico notiamo che il riferimento alla progenie che schiaccia la testa del serpente è reso come « האו ישפך ראש», «hu ishufka rosh». Nel passo viene utilizzato il pronome personale singolare maschile «hu» per definire la discendenza della donna, ed il brano assume quindi il senso letterale di «Egli ti schiaccerà la testa». Si tratta di un chiaro segnale ad escludere riferimenti femminili, e di conseguenza qualsivoglia indicazione verso Maria. Nel brano analizzato, Dio sta chiaramente parlando di una discendenza maschile. Ad ogni modo, se tale interpretazione è corretta, è necessario che la Bibbia avvalli questa tesi, fornendo dettagli attraverso i quali identificare correttamente la «discendenza della donna». Dunque, dobbiamo vedere cosa hanno scritto gli autori biblici, e ci rifaremo soprattutto all’apostolo Paolo, che nel periodo immediatamente successivo alla sua conversione analizzò da capo tutto ciò che sapeva sulle Scritture, per trovare conferme sulla sua fede.
Nel salutare i lettori italiani, Paolo scrisse nella chiosa della sua epistola ai Romani un invito a guardare oltre le sofferenze momentanee, fissando lo sguardo verso il giorno in cui Gesù sarebbe tornato a giudicare il mondo e prendere con Sé i suoi. L’apostolo affermò: «Il Dio della pace stritolerà presto Satana sotto i vostri piedi» (Ro.16:20). In molte lettere paoline troviamo richiami alla Genesi, ad esempio quando Paolo intende far riflettere sull’istituzione divina del matrimonio. Anche nel nostro caso, il lettore è portato a considerare la prima promessa di salvezza che viene fatta al genere umano, ovvero il passo di Genesi 3:15. In gergo tecnico, tale versetto è definito «proto-evangelo»,  ovvero un’enunciazione ante-litteram della buona notizia (dal greco «eu aggelion») della salvezza per l’umanità. In Genesi 3:15, appena dopo la ribellione dei nostri progenitori e l’ingresso del peccato nel mondo, Dio promette la disfatta di Satana, e l’avvento di un liberatore, che ora sappiamo essere maschio.
Il passo di Romani, così come redatto da Paolo, mostra uno sviluppo del discorso, dato dal conoscere l’identità del liberatore. Egli asserisce che sarebbe stato «il Dio della pace» a stritolare Satana. Ma se è Dio a compiere questa salvezza, come può Egli essere discendenza (o progenie) della donna? Nel Salmo 132, al versetto 11, vediamo come ci venga ricordata la promessa di Dio al re Davide: «Il SIGNORE ha fatto a Davide questo giuramento di verità, e non lo revocherà: "Io metterò sul tuo trono un tuo discendente» (Sal.132:11), ed il profeta Isaia asserì: «il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele» (Is.7:14). Come abbiamo già avuto modo di vedere in altre occasioni, il termine «Emmanuele» si rende come «im anu el», letteralmente «con noi Dio». Dunque, questo discendente davidico (umano, e pertanto discendenza della donna in quanto discendente di Eva), avrebbe avuto in sé – in modo misterioso – la caratteristica della divinità.
Nel presentarsi a Maria per informarla della sua gravidanza, l’angelo Gabriele le disse: «Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù.  Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine» (Lc.1:31-33). In tale dichiarazione vediamo congiungersi quanto detto fin qui: Gesù era un uomo, ma è altresì Dio incarnato, e per discendenza davidica sappiamo che a Lui era destinato il trono di Israele. Non solo: notiamo come «il suo regno non avrà mai fine», ossia abbia la caratteristica di eternità propria della sfera divina.
Paolo parla però del «Dio della pace»: in che modo possiamo considerare tale Gesù? Della sua natura divina abbiamo parlato in modo molto breve (e, per approfondimenti, rimandiamo all’articolo La divinità di Cristo in Apocalisse), ma che dire dell’aspetto legato alla «pace»? Nel suo profetizzare, vedendo anticipatamente la nascita di Cristo, Isaia continuò dicendo: «Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, per dare incremento all'impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora e per sempre: questo farà lo zelo del SIGNORE degli eserciti» (Is.9:6-7).
È lampante come tale profezia tracci il parallelo con le dichiarazioni dell’angelo a Maria, e vediamo come in essa si parli delle caratteristiche del Messia in termini della pace che avrebbe portato al popolo di Israele. Tuttavia, un limite della profezia veterotestamentaria è data dal fatto che i profeti non potevano discernere con precisione i momenti storici in cui si sarebbero verificati certi avvenimenti, e dunque spesso riportano i propri vaticini con un notevole «appiattimento temporale», dove sembra esserci una soluzione di continuità senza interruzioni dal momento della profezia al suo adempimento definitivo. Isaia, nell’ottavo secolo prima di Cristo, parla della figura di Gesù in termini che paiono imminenti; Paolo, nel suo scrivere posteriormente alla prima venuta di Cristo, enuncia come il giudizio finale sia relativamente vicino, ma in ogni caso  ancora futuro.
Senza volerci dilungare ora sulle questioni legate ai tempi e modi dell’escatologia, vediamo comunque il palese parallelo tra la figura di Gesù e la progenie della donna di Genesi 3:15. Abbiamo visto che tale progenie è dichiaratamente maschile, dunque parliamo di un liberatore; abbiamo considerato brevemente come il giudizio finale sarà eseguito da Dio stesso, e come in Gesù sia presente la natura divina, e la regalità della stirpe davidica. Rimane da chiarire il senso dello «schiacciamento della testa del serpente»: in che modo Gesù farà questo? Che cosa significherà questa azione? Ed in ultimo, dal momento che Paolo afferma che Dio schiaccerà Satana sotto i nostri piedi, in che modo i cristiani hanno parte in questo? Vediamolo brevemente.
Riguardo al modo, sappiamo dalle Scritture che l’opera di Cristo occupa due momenti specifici nel tempo: uno nel passato – parlando dal nostro punto di vista – ed uno che ci è futuro. Nel passato, la sua morte di croce ha costituito il modo in cui il perdono di Dio è potuto giungere a tutti coloro che, in ogni epoca, mettono la propria fede in Gesù. Infatti «Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe» (2Co.5:19), bensì facendo in modo che Gesù, l’Agnello sacrificale di Dio, caricasse su di Sé la nostra ribellione verso l’Eterno, e pagasse per l’umanità impotente, offrendosi al giudizio divino al posto nostro. Paolo ricorderà che «Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui» (2Co.5:21), ovvero che era necessario – per la nostra salvezza – che venisse compiuto uno scambio: noi, reietti e impossibilitati a guadagnarci il perdono di Dio, con Gesù, Dio incarnato e venuto al mondo per appianare la distanza che ci separava dall’Altissimo. In quest’opera grandiosa vi è già una vittoria devastante sul serpente antico, su Satana. Infatti, nello scrivere ai credenti della città di Colosse, Paolo dirà loro: «Voi, che eravate morti nei peccati e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con lui, perdonandoci tutti i nostri peccati; egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l'ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce.» (Col.2:13-15). Principati e potenze sono gli spiriti asserviti a Satana, che assieme al loro padrone lavorano incessantemente affinché l’uomo rimanga lontano da Dio e ben immerso nei propri peccati, permanendo sotto giudizio. Ma Gesù, con il suo sacrificio vicario, offre all’umanità la via di uscita, la rottura delle nostre catene, e di fatto rende impotenti queste forze spirituali. In parole povere: una volta che un uomo si consegna a Cristo per essere perdonato, egli sfugge al destino a cui l’antica seduzione del serpente aveva condannato la specie umana.
Il definitivo compimento della vittoria di Cristo avverrà in un futuro sconosciuto, del quale, per non sapendone con precisione il momento, abbiamo delle indicazioni scritturali che sono utili non tanto a determinare l’istante in cui Gesù comparirà una seconda volta (come dalla promessa di At.1:11), ma a comprendere lo «spirito del tempo» che caratterizzerà il ritorno di Cristo. Per esempio, scrivendo al discepolo Timoteo, Paolo avvertirà che «negli ultimi giorni verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l'apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza» (2Ti.3:1-5), mentre l’apostolo Giovanni, identifica l’avvicinarsi del ritorno di Gesù mettendolo in relazione con la crescente apostasia della fede, quando asserisce «ragazzi, è l'ultima ora. Come avete udito, l'anticristo deve venire, e di fatto già ora sono sorti molti anticristi. Da ciò conosciamo che è l'ultima ora» (1G.2:18). Al di là delle circostanze che caratterizzano la seconda venuta di Cristo, vediamo che sarà proprio in quel contesto che si adempirà ciò che Paolo dice salutando i credenti di Roma, e che colui che fin dal principio seduce e distrugge l’uomo troverà la sua fine per mano del Signore dei signori.
«Allora sarà manifestato l'empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con l'apparizione della sua venuta» (2Ts.2:8)
In ultimo, ci siamo chiesti come mai l’apostolo, nel brano di Ro.16:20, affermi che il Dio della pace stritolerà Satana sotto i piedi dei credenti. In che modo i credenti hanno parte in questo piano di liberazione? Essi sono compartecipanti alla vittoria di Cristo: avendo messo in Lui la propria fiducia, ed avendo fatto di Lui il proprio Signore, desiderando seguirne gli insegnamenti in attesa del suo ritorno, Gesù eleva alla dignità di collaboratori – e addirittura di «fratelli» – tutti coloro che gli si affidano. È ovvio che nessun essere umano potrebbe vincere definitivamente questa battaglia, ma ciascun credente condividerà con Gesù la vittoria che Egli riporterà sul seduttore e sui suoi servitori.
Dice infatti l’epistola agli Ebrei: «Per condurre molti figli alla gloria, era giusto che colui, a causa del quale e per mezzo del quale sono tutte le cose, rendesse perfetto, per via di sofferenze, l'autore della loro salvezza. Sia colui che santifica sia quelli che sono santificati, provengono tutti da uno; per questo egli non si vergogna di chiamarli fratelli,  dicendo: "Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli; in mezzo all'assemblea canterò la tua lode". E di nuovo: "Io metterò la mia fiducia in lui". E inoltre: "Ecco me e i figli che Dio mi ha dati". Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita» (Eb.2:10-15)
In conclusione, vediamo che fin dalla prima caduta dell’uomo, Dio aveva in mente il piano salvifico rivelatosi poi in Gesù Cristo, ossia in Dio fattosi uomo per il nostro beneficio. Ogni pagina delle Scritture guarda al momento della sua manifestazione definitiva, e ogni parola rende testimonianza del suo essere l’Unico intercessore e Signore, il solo che possa risollevare l’uomo dalla polvere per rivestirlo di grazia, vincendo una volta per tutte il nemico di Dio, e donando all’umanità fedele un’eternità di pace. Certo, le deviazioni dottrinali che creano dei veri e propri «pantheon devozionali» hanno tutto l’interesse nel non affermare l’assoluta ed unica maestà del Figlio di Dio.
A costoro, basti la dichiarazione che Dio stesso ci lascia per bocca del profeta Isaia: «Io sono il SIGNORE; questo è il mio nome; io non darò la mia gloria a un altro, né la lode che mi spetta agli idoli» (Is.42:8)


Emiliano Musso Data: 30/05/2013 18:22:23
Autore:  

 
 http://www.solovangelo.it/dettaglio.php?id=266&t=Chi_schiaccera_il_capo_al_serpente

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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