per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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martedì 5 aprile 2016

La completa armatura di Dio (parte IV) : lo scudo della Fede

Egli è pieno d'orgoglio, non agisce rettamente;
ma il giusto per la sua fede vivrà.
Abacuc 2:4 

1. LO SCUDO DELLA FEDE
[...] prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno.
Efesini 6:16


In questa serie di studi biblici abbiamo già visto i primi tre elementi della completa armatura di Dio descritta dall'apostolo Paolo nella lettera agli Efesini, un'armatura "spirituale" ispirata nella sua descrizione a quella dei soldati romani. Nello specifico, abbiamo approfondito la cintura della verità, la corazza della giustizia e i calzari dello zelo dato dal vangelo della pace. Il quarto componente descritto dall'apostolo invece è proprio lo scudo della fede, necessario per spegnere tutti i dardi infuocati del maligno.

Lo scudo romano del I secolo era di forma rettangolare, e di grandezza sufficiente a coprire interamente il corpo del fante1.
Lo scudo era utilizzato non solo come arma di difesa ma come vera e propria arma di attacco: l'umbone era utile per colpire i nemici, mentre il bordo, rinforzato, poteva essere utilizzato per colpi al volto. Tale sistema è significantemente descritto in alcune sculture che descrivono combattimenti gladiatori e nulla ci vieta di pensare, anzi, che lo stesso sistema fosse utilizzato dai legionari, anche per far perdere l'equilibrio al nemico, e permettere, quindi, una maggiore facilità nel colpirlo e nel penetrare le sue difese con il gladio2.
Esso era quindi fondamentale ai fini del combattimento, tanto per la difesa quanto per l'attacco. Similmente, anche la fede riveste nel contesto dell'armatura di Dio uno scopo analogo, avendo una funzione di difesa dai "dardi infuocati del maligno", ma anche di attacco inteso come avanzamento dei propositi di Dio per ogni credente. Un avanzamento iniziato al momento della conversione e portato avanti per tutti i successivi giorni della propria vita. 

2. SALVATI PER GRAZIA MEDIANTE LA FEDE


Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio.
Efesini 2:8

La salvezza di Dio è un dono offerto per grazia mediante la fede. Proprio la fede, infatti, consente di avvicinarsi a Dio e ricevere la sua grazia e giustizia. Il messaggio del vangelo ha la caratteristica di spostare il baricentro della relazione con il Signore, dalle opere (derivanti dalla legge) alla fede (e alle conseguenti opere di fede), dalla frustrazione della ricerca dell'approvazione di Dio alla gratitudine che scaturisce dal ricevere questa riconciliazione gratuitamente e immeritatamente. 

Che diremo dunque che il nostro antenato Abraamo abbia ottenuto secondo la carne? Poiché se Abraamo fosse stato giustificato per le opere, egli avrebbe di che vantarsi; ma non davanti a Dio; infatti, che dice la Scrittura? «Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia».

Romani 4:1-3


L'apostolo Paolo dimostra con le sue argomentazioni che la fede è stata da sempre lo strumento privilegiato da Dio per approvare gli uomini e stabilire con loro profondi legami. Nonostante l'importanza della legge data a Mosè, è grazie alla fede che al patriarca Abraamo fu precedentemente accordata la giustizia. In questo passo, l'espressione "messo in conto" traduce il verbo greco logizomai che possiede un significato di calcolo matematico. Abbiamo quindi questa unione paradossale tra la fede - un'attitudine immateriale e squisitamente personale e soggettiva - e il calcolo matematico - un'operazione di ferrea logica oggettiva - . La fede di Abraamo fu computata, fu calcolata da Dio come giustizia. Ed è così ancora oggi, tanto per i Giudei quanto per i Gentili. Entrambi infatti sono giustificati per la loro fede in Cristo, fede che viene "calcolata" da Dio come giustizia. La fede è l'elemento che agli occhi del Signore permette di unire i credenti con la giustizia di Cristo, facendoli raggiungere in questo modo grazia e riconciliazione. Ecco quindi come lo scudo della fede permette tanto di spegnere le accuse (a volte veritiere e a volte menzognere) di Satana, quanto di camminare in vittoria nella propria comunione e ubbidienza con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Lo scudo della fede rende inefficaci le accuse (nostre, di altre persone e di Satana) contro i nostri peccati (credendo nell'espiazione di Cristo) e permette di "attaccare" le forze spirituali della malvagità conseguendo le vittorie che scaturiscono da ogni singola liberazione dal peccato ottenuta durante le tentazioni che attraversiamo, credendo e invocando lo Spirito della vita in Cristo Gesù (Ro 8:11). Mediante la fede nel sacrificio di Cristo siamo perdonati dai nostri peccati e mediante la fede nella resurrezione di Cristo siamo rigenerati e allontanati sempre più dai nostri peccati.

Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono. Infatti, per essa fu resa buona testimonianza agli antichi. Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti. Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino; per mezzo di essa gli fu resa testimonianza che egli era giusto, quando Dio attestò di gradire le sue offerte; e per mezzo di essa, benché morto, egli parla ancora. Per fede Enoc fu rapito perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio lo aveva portato via; infatti prima che fosse portato via ebbe la testimonianza di essere stato gradito a Dio. Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano.
Ebrei 11:1-6


La fede porta chiunque si accosta a Dio a credere che egli ricompensa coloro che lo cercano, consentendo di raggiungere queste stesse ricompense! La fede nel sacrificio e nella resurrezione di Cristo è la dimostrazione di una realtà che ad oggi non si può toccare o vedere se non nelle persone che - per l'appunto - vi  credono e che hanno vissuto una tangibile trasformazione nella propria vita. La Chiesa stessa, composta da ogni singolo credente, è quindi la dimostrazione di una realtà che di per sé è invisibile e che sarà invece pienamente manifestata al ritorno del Signore.  
 
3. UN ESEMPIO DI FEDE IN AZIONE

Quando Gesù fu entrato in Capernaum, un centurione venne da lui, pregandolo e dicendo: «Signore, il mio servo giace in casa paralitico e soffre moltissimo». Gesù gli disse: «Io verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anche io sono uomo sottoposto ad altri e ho sotto di me dei soldati; e dico a uno: "Va'", ed egli va; e a un altro: "Vieni", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo", ed egli lo fa». Gesù, udito questo, ne restò meravigliato, e disse a quelli che lo seguivano: «Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato una fede così grande!
Matteo 8:5-10  
[...]
Gesù disse al centurione: «Va' e ti sia fatto come hai creduto». E il servitore fu guarito in quella stessa ora.

Matteo 8:13

Riflettendo su questo importante brano del vangelo di Matteo, possiamo trarre alcune considerazioni sull'azione della fede nella vita quotidiana di ogni credente. Come abbiamo visto, infatti, per fede si riceve la grazia di Dio nel momento della propria conversione, ma essa va esercitata ogni giorno per poter crescere nella maturità spirituale in modo sano e naturale. Il centurione di questo racconto incontra Gesù e lo prega di guarire il suo servo, sapendo per fede che una sua sola parola sarebbe bastata ad operare a distanza questa guarigione miracolosa. La caratteristica della fede di questo centurione, la caratteristica che la rende così "grande", è spiegata nel racconto stesso: egli sapeva con certezza che Gesù aveva potere sulla malattia esattamente come lui aveva potere militare sui suoi sottoposti. Era consapevole, cioè, che Gesù aveva potere regale di compiere qualsiasi opera sovrannaturale essendo il Figlio di Dio. La sua fede era basata sulla certezza (dimostrata nei fatti, non da una dichiarazione) della reale identità di Gesù come Figlio del Dio vivente. Questa rivelazione sarebbe arrivata a Pietro soltanto nel sedicesimo capitolo di questo vangelo, e da questo possiamo capire lo stupore di Gesù, che prima di questa confessione ha incontrato una fede così salda in un uomo romano che non apparteneva neanche al popolo di Israele! I capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo non capivano chi fosse realmente Gesù e da dove venisse la sua autorità, tanto che alla fine posero direttamente a lui queste domande, con animo incredulo (Mt 21:23). Ma questo centurione, che nel racconto evangelico compare e scompare nel giro di poche frasi, aveva capito bene chi fosse Gesù e quale autorità egli avesse. Per questo motivo, Gesù ha lodato la sua fede, accordandogli la guarigione richiesta pronunciando una singola frase. Dal mio punto di vista, questo racconto non intende sottolinare il potere della fede in sé, ma piuttosto della fede in Cristo. La vera fede infatti non ha un potere magico intrinseco, e non esistono parole più efficaci di altre. Quello che fa la differenza è la comprensione e l'esperienza che abbiamo della persona di Cristo. Leggendo la Scrittura e ascoltando la voce dello Spirito Santo, ogni cristiano cresce nella conoscenza del proprio Maestro divenendo sempre più simile a lui ed esercitando una fede sempre meno egoistica, sempre meno egocentrica e sempre più vicina al cuore stesso del Signore, accrescendo inoltre per esperienza la comprensione della sua autorità e superiorità assoluta (Col 1:13-20). Crescendo nella conoscenza del Signore si rimane saldi nella fede (2 Pt 3:17,18), dimostrando in modo sempre più completo la realtà invisibile del regno di Dio, esattamente come questo centurione poté dimostrare a tutti i presenti l'autorità assoluta di Gesù sopra ogni tipo di malattia.
 

Da questo racconto evangelico possiamo però imparare ancora qualcosa. Avendo definito le caratteristiche di questa "grande fede" infatti, possiamo ora identificare anche le attitudini più lontane dal comportamento di questo centurione. Definendo quindi "al contrario" cosa non contraddistingue una fede di questo tipo. Sicuramente ci sarebbero moltissimi fattori da tenere in considerazione, ma in questo contesto ho scelto di semplificare alcune dinamiche per sottolineare principalmente quattro attitudini molto pericolose, attualizzate al nostro contesto moderno. Questi sono i pericolosi dardi infuocati dal maligno, che cercano di penetrare lo scudo della fede.

A - VERGOGNA: "Io sono troppo peccatore per chiedere qualsiasi cosa al Signore. Egli ha cose più importanti da fare che ascoltarmi."


Lo scudo della fede si contrappone con vigore a questo tipo di pensiero. La sua potenza infatti non trae origine dalle virtù umane, ma dalle virtù di Cristo. Grazie al suo sacrificio, non c'è peccato troppo grande che Dio non possa perdonarci.


Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall'ira.

Romani 5:8,9 

Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno.
Ebrei 4:16

B - ORGOGLIO: "Io ho raggiunto un livello di maturità spirituale tale da riuscire ad affrontare da solo i problemi personali e ministeriali, potendo trascurare il mio tempo personale di preghiera."

Persistere in questo pensiero significa lasciare cadere lo scudo della fede restando di conseguenza completamente inermi. Questa infatti è fede in sé stessi non in Dio, e costituisce in realtà un atto di ribellione. Gesù stesso, nel suo ministero terreno, passava lunghe notti in preghiera per restare in comunione con il Padre e compiere durante le giornate la sua perfetta volontà (P. es. Mt 14:23). Nessuno può essere nella condizione di indipendenza dal Signore, ma anzi, chi è più maturo nella fede non può far altro di essere ancora più zelante nella preghiera e comunione con lo Spirito Santo. 


[...] non cessate mai di pregare [...]
1Tessalonicesi 5:17 

Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore; ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
Efesini 5:18-21

C - INCREDULITA': "Tanto il Signore non opererà."

La genuina fiducia nel Signore, è radicata nella conoscenza del suo carattere e nella consapevolezza che ogni cosa coopera al bene di chi lo ama e serve (Ro 8:28). Possono sorgere pensieri di incredulità, ma la fede li spegne ristabilendo le verità bibliche come verità fondamentali ancora più stabili di quelle che possono percepire i nostri sensi naturali. La Parola di Dio è eterna e il nostro Signore è lo stesso ieri, oggi e in eterno.

Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia

Giacomo 5:16 

D - FATALISMO
"Tutto quel che succede è secondo la sua volontà quindi non ha senso pregare."

Sebbene il Signore sia sovrano sopra ogni aspetto del creato, egli insegna ed esorta ripetutamente a pregare, tanto con preghiere di richiesta (Mt c. 7, Gv 16:24) quanto con preghiere di ringraziamento (Ef 5:4), di guarigione (Gc 5:16) e fortificazione spirituale (Ef 3:16).

[...] pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi [...]
Efesini 6:18 

La preghiera sincera è espressione dell'amore per Dio e dell'amore per il prossimo. La preghiera è parte fondamentale della propria fede e devozione, ed elemento indispensabile per la propria crescita spirituale. Pregare non cambia la volontà di Dio, ma allinea la nostra volontà alla sua, rendendoci più sensibili e maturi. Il Signore, in modo incomprensibile, riesce a costruire il futuro coinvolgendo le preghiere che egli stesso suscita nel cuore dei credenti, realizzando in questo modo la sua piena volontà (Dan 9:2).

4. CONCLUSIONE












Lo scudo della fede è un componente fondamentale nella completa armatura di Dio. E' la fede infatti che consente di raggiungere la grazia di Dio, e con essa la salvezza. E' la fede che consente di vincere le proprie battaglie contro il peccato e crescere in modo sano. E' la fede che spegne ogni pensiero e ogni accusa del diavolo, ristabilendo la verità di Dio sopra ogni cosa. Come lo scudo romano proteggeva tutto il corpo del soldato, allo stesso modo la fede difende ogni aspetto della vita del credente. Come lo scudo poteva essere usato con scopo offensivo nel combattimento, in modo simile la fede è utile ad avanzare nei propositi di Dio, sottomettere i propri pensieri a Cristo, e manifestare il regno di Dio attraverso la propria vita.

Un'armatura senza scudo porterebbe a soffrire immediatamente per ogni singolo colpo subìto, e a soccombere a causa di una difesa inadeguata. Analogamente, una vita cristiana priva di fede è in completa balìa del proprio peccato e delle forze spirituali della malvagità. Ma dobbiamo ringraziare il Signore per lo scudo di fede che egli dona a tutti i suoi figli, uno scudo che dobbiamo impugnare e ricercare sempre più spesso per poter infine resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il nostro dovere.

da davidegalliani.com 

venerdì 1 aprile 2016

La completa armatura di Dio (parte III) : per calzari, lo zelo dato dal Vangelo

Quanto sono belli, sui monti,
i piedi del messaggero di buone notizie,
che annuncia la pace,
che è araldo di notizie liete,
che annuncia la salvezza,
che dice a Sion:
«Il tuo Dio regna!»

Isaia 52:7


I CALZARI DELLO ZELO DATO DAL VANGELO DELLA PACE



[...] mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace [...]
Efesini 6:15  

Dopo la verità per cintura e la giustizia per corazza, l'apostolo Paolo identifica come calzari dell'armatura di Dio lo zelo dato dal vangelo della pace. Ispirato probabilmente dall'armatura dei soldati romani (la stessa che indossava il soldato di guardia durante la sua prigionia romana), egli sceglie queste immagini per istruire la chiesa di Efeso a vivere tutte queste realtà spirituali per poter resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il proprio dovere. Dalla cintura e corazza, si passa quindi direttamente ai piedi, come staccando lo sguardo dal centro dell'armatura per rivolgerlo ora alla parte terminale costituita appunto dai calzari. Per quanto possano sembrare dei componenti secondari, essi in realtà garantivano la possibilità di fare lunghe marce e raggiungere il fronte di guerra che spesso per i romani era quasi al limite del mondo conosciuto. Questa immagine è ancora una volta molto adatta, in quanto pure i cristiani hanno il comando di raggiungere tutti i popoli - fino all'estremità della terra - anche se per un motivo completamente diverso e per una guerra non contro uomini, ma contro il regno spirituale della malvagità.

Quelli dunque che erano riuniti gli domandarono: «Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?» Egli rispose loro: «Non spetta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato alla propria autorità. Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra».
Atti 1:6-8


Se la cintura e la corazza sono elementi principalmente di sostegno e difesa, i calzari sono invece dei componenti che hanno lo scopo di rendere adatti al movimento, e quindi alla conquista. Dopo la resurrezione, i vangeli testimoniano che Gesù comandò di fare suoi discepoli tra tutti i popoli (Mt 28:16-20), e gli Atti confermano questo incarico con le parole "mi sarete testimoni...fino all'estremità della terra". Questa urgenza è stata immediatamente compresa e vissuta dalle comunità cristiane, che dopo poco tempo dalla resurrezione di Cristo raggiunsero quasi i confini dello stesso Impero romano, come appare evidente nelle seguenti immagini.






Il cristianesimo "esplose" rapidamente in tutte le terre bagnate dal Mar Mediterraneo, ma si espanse più silenziosamente anche nel Vicino ed Estremo Oriente, con simile tempestività. Abbiamo infatti testimonianze di comunità cristiane in Armenia e Georgia nei primi secoli, e successivamente Asia Centrale, India ed infine Cina nella prima metà del VII secolo1. Con la potenza dello Spirito Santo, i cristiani si sono mossi immediatamente con lo zelo dato dal vangelo della pace, in ubbidienza al comandamento di Gesù. Senza più distinzione tra Giudeo e Greco, ora chiunque invochi il nome del Signore riceve salvezza unicamente mediante la fede in Cristo. Questa è la buona notizia: la riconciliazione dell'uomo con Dio Padre, attraverso il Figlio. Una notizia di pace che di per sé procura lo zelo necessario per la condivisione e l'annuncio. Uno zelo che Paolo conosceva molto bene.
 
Perché se evangelizzo, non debbo vantarmi, poiché necessità me n'è imposta; e guai a me, se non evangelizzo!
[...]
Poiché, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero; con i Giudei, mi sono fatto giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli che sono sotto la legge, mi sono fatto come uno che è sotto la legge (benché io stesso non sia sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che sono sotto la legge; con quelli che sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza legge (pur non essendo senza la legge di Dio, ma essendo sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che sono senza legge. Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. E faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri.
1Corinzi 9:16/19-23 

Al fine di partecipare al vangelo insieme ad altri, Paolo ha sofferto lapidazioni, naufragi, percosse, pericoli per le strade, veglie, fame e sete, freddo, nudità, preoccupazioni (2 Cor 11). Tutto al fine di condividere con altri il privilegio della pace con Dio, cercando di portare alla salvezza quante più persone possibili, di quanti più gruppi (etnici/sociali) possibili. Questo è lo zelo che raccomanda agli efesini di calzare. E, in quanto lettera nel canone neotestamentario, questo è lo zelo che il Signore stesso raccomanda ad ogni suo figlio e ad ogni sua figlia di calzare. C'è chi, forte di una conoscenza storica, vede questa missione come già interamente realizzata, insultando l'eterna Parola di Dio con un relativismo insensato. Certo, la Chiesa in duemila anni di storia ha raggiunto le estremità del mondo, ma ha anche visto il suo messaggio originario contaminarsi dalla comodità, dalla sete di potere, dal tradizionalismo e dalle correnti filosofiche secolari. Purtroppo, come è successo a Israele (Ro 10:2), anche alla Chiesa visibile può accadere di avere zelo per Dio ma senza una conoscenza esperienziale. E questo zelo senza conoscenza, non è sano. Non è il genuino zelo dato unicamente dal vangelo della pace. 

No, la missione non è conclusa, perché la nascita di ogni nuova generazione rinnova l'urgenza dell'annuncio con la potenza dello Spirito Santo. La missione non è conclusa perché folle di cristiani nominali non hanno ancora avuto la possibilità di comprendere il messaggio della salvezza e vivere la realtà della pace con Dio. La missione non è conclusa perché in cinquanta Paesi del mondo, i cristiani sono perseguitati, arrivando all'assurda cifra di 50-70.000 cristiani internati nei campi di concentramento nella sola Corea del Nord2. La missione non è conclusa perché "Ecclesia semper reformanda est", ossia la Chiesa ha sempre bisogno di essere riformata specchiandosi nella Parola di Dio per correggersi continuamente. Oggi, nel XXI secolo, il mondo ha ancora un disperato bisogno di ascoltare l'annuncio del vangelo per ravvedersi e seguire Cristo; e la Chiesa ha un disperato bisogno di trasformarsi mediante il rinnovamento della propria mente per conoscere per esperienza quale sia la buona, gradita e perfetta volontà di Dio (Rom 12:2).

Senza i calzari, i soldati romani potevano solo restare immobili, o camminare ferendosi i piedi. Senza lo zelo dato dal vangelo della pace, i cristiani possono solo restare immobili (senza aver alcuna influenza nella società e nelle proprie relazioni) oppure camminare e ferirsi a causa della fonte delle loro attività: azioni che non scaturiscono dal vangelo ma dal proprio orgoglio, attivismo, senso di inadeguatezza, etc. 

Riconoscete che il SIGNORE è Dio;
è lui che ci ha fatti, e noi siamo suoi;
siamo suo popolo e gregge di cui egli ha cura.

Salmo 100:3


Ogni credente (e ogni persona, in generale) ha il bisogno di fermarsi. Riconoscere anche oggi, in questo momento, che il Signore è Dio. Riconoscere che è lui che ci ha fatti e che noi siamo suoi. Noi, la Chiesa eletta unita all'Israele eletto, siamo il suo popolo e gregge di cui egli ha cura. Il Signore ha cura di noi, e persino i capelli del nostro capo sono contati (Mat 10:30). Per questo motivo, sostenuti dalla sua verità e protetti con la sua giustizia, possiamo e dobbiamo marciare nella guerra contro le forze spirituali della malvagità, indossare i calzari dello zelo dato dal vangelo della pace e predicare la Parola di Dio partendo dalle persone che ci stanno più vicino per raggiungere infine le più lontane. Fino all'estremità della terra.  

da davidegalliani.com 

lunedì 28 marzo 2016

La completa armatura di Dio (parte I) : la Verità per cintura

Figlio mio, non dimenticare il mio insegnamento,
e il tuo cuore custodisca i miei comandamenti, 

perché ti procureranno lunghi giorni,
anni di vita e di prosperità.

Bontà e verità non ti abbandonino;
legatele al collo, scrivile sulla tavola del tuo cuore;
troverai così grazia e buon senso
agli occhi di Dio e degli uomini.

Proverbi 3:1-4 

1. LA LETTERA AGLI EFESINI 

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso e ai fedeli in Cristo Gesù. Grazia a voi e pace da Dio, nostro Padre, e dal Signore Gesù Cristo.
Efesini 1:1-2

Il libro degli Atti degli Apostoli (c.19) riporta che l'apostolo Paolo, durante il suo terzo viaggio missionario, raggiunse la città di Efeso. Qui egli trovò dei discepoli battezzati con il battesimo di Giovanni, ai quali predicò Cristo e impose le mani affinché potessero ricevere lo Spirito Santo. Paolo si fermò ad Efeso due anni e tre mesi intorno a metà degli anni 50 del I secolo.

Secondo la tradizione cristiana, la lettera agli Efesini fu scritta qualche anno più tardi, durante la prigionia di Paolo a Roma nel 60-62 d.C.:

E Paolo rimase due anni interi in una casa da lui presa in affitto, e riceveva tutti quelli che venivano a trovarlo, proclamando il regno di Dio e insegnando le cose relative al Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento.
Atti 28:30-31 

In due diversi momenti della lettera infatti (3:1 e 4:1), Paolo si definisce "prigioniero di Cristo" o "del Signore". Non essendoci particolari crisi o motivi per cui scrivere questa missiva, essa sembrerebbe redatta con l'intento di riprendere quanto già detto nella lettera ai Colossesi, ampliando però alcuni aspetti, come per esempio l'ecclesiologia1. Alla fine della lettera (6:21), apprendiamo che il collaboratore Tichico era stato destinato a far recapitare il documento alla comunità di Efeso, in accordo con quanto leggiamo anche nella seconda lettera a Timoteo:

2Timoteo 4:12 Tichico l'ho mandato a Efeso. 

La paternità paolina della lettera agli Efesini (assieme a quella ai Colossesi) non è mai stata messa in discussione fino a metà del XVIII secolo, quando iniziarono a sorgere una serie di obiezioni circa la sua autenticità2. Attualmente la questione rimane ancora aperta, dividendo di fatto i moderni esegeti tra coloro che sostengono la pseudoepigrafia della lettera e coloro che sostengono sia più probabile la sua autenticità3. Il presente studio si svilupperà allineandosi con quest'ultima posizione.  


2. LA COMPLETA ARMATURA DI DIO 

Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo; il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere.
Efesini 6:10-13

L'esortazione finale della lettera si compone di una prima parte di stampo apocalittico e piuttosto nuova (6:10-17) e di una seconda parte che invita a pregare (6:18-20), fortemente affine a Col. 4:2-44. Questa prima parte riguarda quella che Paolo chiama "la completa armatura di Dio", associabile probabilmente alle "armi della luce" da lui accennate nella lettera ai Romani (13:12). La vita cristiana è una vita di combattimento spirituale, in quanto immersa in un mondo di tenebre influenzato dalle forze spirituali della malvagità, e per restare in piedi dopo aver compiuto il proprio dovere è necessario vestire questa armatura. Questa consapevolezza e linea d'azione, sono fondamentali per il successo della missione cristiana. Nei versetti successivi a questo brano, vengono elencati i componenti di questa armatura, che riprendono l'immagine delle armi dei soldati romani5. Come apprendiamo dagli Atti stessi, la prigionia di Paolo a Roma consisteva in una forma di detenzione domiciliare: egli infatti viveva in una casa presa in affitto (28:30), convivendo con un soldato di guardia (28:16). Possiamo immaginare, se questa circostanza tradizionale di redazione fosse confermata, che proprio dalla costante presenza del soldato, l'apostolo possa aver preso ispirazione per la sua descrizione. Una descrizione semplice ed efficace degli aspetti spirituali da conoscere e vivere per combattere la guerra contro i malvagi esponenti spirituali di questo mondo di tenebre. Mentre i romani conquistavano e governavano territori immensi, l'apostolo Paolo pensava alla Chiesa, e a come istruire i credenti che conobbe ad Efeso ad un combattimento differente, un combattimento destinato a tutti coloro che hanno una cittadinanza non romana, ma celeste (Fil 3:20). 


3. LA VERITA' PER CINTURA 

Efesini 6:14a State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi [...]


I componenti della completa armatura di Dio non rappresentano lo scopo ultimo della vita cristiana, ma piuttosto gli strumenti necessari per restare in piedi dopo aver compiuto tutto il proprio dovere. Ne consegue che è possibile cercare di compiere il proprio dovere senza vivere questi aspetti spirituali, ma non si sa se sia possibile restare in piedi dopo averlo compiuto. L'apostolo Paolo era un uomo molto disciplinato, che viveva rigidamente per evitare di essere squalificato dopo aver predicato a molti (1 Co 9:27), sapendo che ogni sua caduta sarebbe stata utilizzata da Satana per distruggere lui, bestemmiare Dio e scandalizzare la Chiesa. E tutto questo non era accettabile. Il suo apostolato, ricevuto non per mezzo di uomini ma per mezzo di Gesù Cristo e Dio Padre (Gal 1:1), necessitava di essere svolto in modo irreprensibile ed efficiente per amore degli eletti, affinché anch'essi potessero conseguire la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna (2 Tim 2:10). La risolutezza e il sacrificio necessari, erano paragonabili a quelli di un soldato, un atleta o un lavoratore (2 Tim 2:4-6), ma se in questi casi quello che faceva la differenza era la sola abnegazione dell'individuo, nel suo (e nel nostro) caso questo aspetto doveva (e deve ancora oggi) essere vissuto per mezzo della fede nella grazia di Dio, sostenuto dall'amore del Padre sparso nei cuori mediante lo Spirito Santo (Ro 5:1-5), al fine di faticare non tanto con forze umane ma con la grazia di Dio in sé (1 Co 15:10). 

Con questa attitudine, egli raccomanda agli efesini di restare saldi, prendendo prima di tutto per i loro fianchi la cintura della verità. Questo è il primo strumento spirituale, la prima arma della luce che Paolo descrive. Nell'armatura romana, il cinturone sorreggeva il fodero del pugnale ed era ricoperto con placche di bronzo o stagno6. Analogamente, per ogni cristiano la verità è proprio ciò che sostiene ogni altro aspetto spirituale, essendone il presupposto fondamentale. La verità è ciò che divide la realtà dall'apparenza, ed è arrivata in modo completo grazie a Gesù Cristo (Gv 1:17). Egli è il Veritiero (Ap 3:14, 19:11), e durante tutto il suo ministero terreno (descritto nei vangeli) ha presentato le verità più profonde circa l'uomo, Dio, il regno di Dio ed il futuro ultimo di ogni cosa. Per questo, prima di insegnare, Gesù iniziava ogni frase con l'espressione "in verità", traduzione del termine ebraico "amen". La fede cristiana si appoggia quindi su Cristo stesso, come "via, verità e vita" (Gv 14:6) , e di conseguenza sui suoi insegnamenti, oltre che sulla sua morte e resurrezione. Gesù è la verità, le sue parole sono verità, e tanto lui quanto i suoi insegnamenti sostengono ogni credente proprio come il cinturone romano sosteneva le armi e le protezioni dei soldati al tempo dell'apostolo Paolo. 

Sicuramente, la cintura della verità rappresenta anche l'attitudine di sincerità con cui deve vivere ogni cristiano. L'amore gioisce con la verità (1 Co 13:6), ed è impossibile camminare nell'amore di Dio e contemporaneamente essere bugiardi. La sincerità procura una coscienza pura, il primo requisito per il servizio cristiano, necessario per piacere a colui che scruta le reni e i cuori (Ap 2:23). Ma la sincerità non è solo un requisito importante per il Signore, infatti lo è anche per la Chiesa nel suo insieme, in quanto corpo di Cristo:

Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri.
Efesini 4:25 

Siamo membra gli uni degli altri, e mentire, sarebbe di danno reciproco. Siamo membra gli uni degli altri e per avanzare, per combattere questa guerra spirituale, è necessario essere uniti e compatti, proprio come le coorti romane. 

da Davide Galliani.com

ciao

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