per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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lunedì 8 ottobre 2012

Segni della fine



Introduzione

Ogni volta che, come è purtroppo la regola, nel nostro mondo scoppiano guerre, carestie, epidemie, oppure avvengono terremoti, molti cominciano a parlare di tutto ciò come di "segni" della prossima fine del mondo.
L'idea di una disastrosa fine del mondo in cui viviamo è radicata dentro di noi, e fa parte della nostra cultura. Sarebbe interessante scoprirne le motivazioni psicologiche e sociologiche, ma non lo possiamo fare ora.
Alimenta queste paure chi fa un gran parlare delle profezie (vere, presunte, o pretese) sia della Bibbia che di maghi ed astrologi del passato o di oggi.
Spesso queste profezie vengono strumentalizzate da chi vuole attirare la gente alla propria sétta o gruppo religioso che pretende essere l'unico strumento di salvezza, oppure da chi prende un perverso gusto a diffondere notizie allarmistiche.
Il meccanismo psicologico della sétta lo si può smascherare, ma più spesso chi diffonde notizie allarmistiche lo fa per attirare l'attenzione su di sé, per il gusto di sensazionalismo, per sadica rivalsa contro un mondo che non gli ha dato quello che pensa essergli dovuto, oppure per demoralizzare la gente e a farle credere inutile ogni concreto impegno a far si che tutto questo non avvenga.
E' riprovevole per me che si creda a maghi, chiaroveggenti ed astrologi, e dobbiamo condannare tutto questo con fermezza. Quello che mi preoccupa di più come cristiano, però, è che spesso si parli delle profezie della Bibbia solo per sentito dire, senza che in effetti queste profezie le si abbia di fatto lette ed interpretate correttamente.
La Bibbia, è vero, parla della fine di questo mondo e io lo accetto come rivelazione di Dio, ed è molto più realista la persona che la contempla come reale possibilità, piuttosto che sognare irrealizzabili utopie umanistiche, ma è importante sapere come la Bibbia ne parla, e perché e quale risposta o atteggiamento essa, parlandone, si aspetta da noi.
E' forse per terrorizzarci e per farci rinunciare ad ogni speranza ed impegno concreto, oppure per suscitare in noi una risposta positiva e costruttiva?
Vorrei oggi esaminare un discorso profetico di Gesù riportato al capitolo 24 di Matteo. E' un discorso che ritengo illuminante, in grado non solo di correggere concezioni falsate che possiamo avere, ma pure al fine di farci assumere, di fronte a tutta questa faccenda, un atteggiamento corretto e costruttivo.

Il contesto di Matteo 24
fine
Gesù sta per lasciare l'area del tempio quando i suoi discepoli richiamano con ammirazione ed orgoglio la sua attenzione sulla maestà degli edifici che lo compongono. Con grande loro sorpresa, però, Gesù predice loro che un giorno, di tutti quelli, non ne rimarrà più pietra su pietra, perché tutto verrà abbattuto. Gesù è il profeta per eccellenza perché è in costante comunione con Dio Padre e conosce i propositi che Dio ha stabilito per ogni cosa. In Gesù Iddio si compiace di comunicare una parte del segreto consiglio della Sua volontà a coloro che Egli sceglie di rivelarlo.
L'affermazione di Gesù sul tempio di Gerusalemme lascia i suoi discepoli sconvolti, perplessi, senza parole e, giunti sul monte degli Ulivi, essi non resistono alla tentazione di chiedere a Gesù di dare loro ulteriori spiegazioni su quanto ha loro rivelato e gli fanno così due domande:
(1) Quando avverranno queste cose?
(2) Quale sarà il segno della tua venuta [parousia] e della fine dell'età presente [synteleia tou aionos]?

Nella loro mente probabilmente essi associavano la distruzione di Gerusalemme con il ritorno preannunciato di Cristo nella gloria di Suo Padre, come pure la fine dei tempi, il compimento ultimo di questa epoca e il passaggio ad una nuova fase della realtà secondo i piani prestabiliti da Dio.
La distruzione di Gerusalemme, infatti, e del suo tempio, avverrà, come ribadito da Gesù, nell'anno 70 d.C.
Allora Gesù risponde non confondendo, ma mescolando gli avvenimenti ed i moniti dell'una come dell'altra situazione. Il discorso si muove così sulle seguenti linee:

1. Attenzione ai falsi allarmi!
rumori
Gesù ci mette prima di tutto in guardia contro dei segni apparenti ed ingannevoli della fine, ma che tali, almeno direttamente, non sono. Egli parla de:
a. La seduzione di falsi cristi e falsi profeti. Molti in futuro verranno e si approprieranno dell'autorità e del nome che spetta solo a Gesù, dicendo di essere il Messia che ritorna, e, ingannandoli, ne travieranno [planese] molti. Verranno molti falsi profeti [pseudoprophetes] e ne sedurranno molti, condurranno molti su strade sbagliate. Quanti ieri, oggi, ed anche domani, si presentano nel nome di Cristo, dicono di essere suoi unici rappresentanti, oppure Lui stesso di ritorno! E poi quanti falsi profeti attirano attenzione su di sé attraverso i mass-media. Rifiutiamo di ascoltarli e di farcene intimidire!
Sono anche i vv. 23 e 24 che ritornano su questo punto ammonendoci a non farci trascinare qui e là da questa gente, quand'anche facessero grandi segni e prodigi così convincenti che pure gli eletti sarebbero tentati di cascarci. Il ritorno di Cristo, però, sarà "come il lampo che esce da levante e si vede fino a ponente" [v.27], sarà cioè di straordinaria visibilità universale e non sarà limitato a "deserti" e luoghi privati.
b. La presenza di guerre, carestie e terremoti. Queste cose non devono turbarci [me throeisthe, non siate preoccupati, spaventati, allarmati] perché esse sono una purtroppo un dato purtroppo tipico [dei panta genesthai,una necessità] inerente all'ordine delle cose (la corruzione dell'animo umano, l'imprevidenza umana e l'instabilità della terra).
Queste cose non segnano necessariamente la fine [to telos] anche se ne sono funzionali.
Tutto questo, infatti, non è che il preannuncio, il principio [arché odînon], di una situazione più grave. La parola qui è la stessa di quella che si riferisce alle prime dolorose contrazioni di un parto. 

2. Gli eventi della fine sono altri
persecuzione
Gesù però non tace su quelli che costituiranno sicuri segni della fine. Sono di tipo diverso da quelli prima citati. Gesù parla di:
a. Persecuzioni "a cagione del mio nome". Non è mai stato facile essere cristiani in modo coerente, vivere, pensare, parlare ed agire come Cristo ha insegnato. Chi lo fa sa di andare incontro a difficoltà che possono essere anche gravi. Questa è la vera "croce" del cristiano. Negli ultimi tempi, però, pare dire Gesù, si assisterà ad una straordinaria recrudescenza di persecuzioni fatta di tribolazione, uccisioni, odio contro i cristiani che intendono essere coerenti nella parola e nei fatti con Cristo e la dottrina rivelata.
b. Apostasia . Molta gente abbandonerà la fede e le chiese. Molti "saranno scandalizzati", perderanno ogni fiducia nel cristianesimo, cominceranno, quel che è più grave, a non avere più fiducia e ad abbandonare Colui nel quale dovrebbero riporre fede ed obbedire: Gesù Cristo, le sue parole, le sue promesse, le sue azioni, il valore della sua opera. Molti cosiddetti cristiani si tradiranno e si odieranno a vicenda.
c. Aumento della iniquità. L'amore della maggioranza della gente si raffredderà a causa della crescente [plethuno il moltiplicarsi, l'incremento] illegalità (norme, principi e leggi ignorate, atteggiamenti sempre di più privi di scrupoli). La nostra civiltà è arrivata a redigere magnifici codici di condotta e di moralità personale, civile, di gruppo, magnifici ideali, ma essi verranno sempre di più ignorati. Ci sarà un ritorno alla barbarie, in presenza stessa di questi codici.
Un arabo in Occidente ha dichiarato con delusione: "Sono venuto in Occidente attirato dalla nobiltà e dal progresso delle idee morali e spirituali della vostra civiltà, ma voi nei fatti rinnegate tutto ciò che i vostri letterati e maestri hanno così mirabilmente teorizzato".
d. L'opportunità dell'Evangelo offerta a tutti. Un segno in positivo sarà però anche un altro. L'universale diffusione dell'Evangelo di Gesù Cristo. Gesù pare dire: quando il numero di coloro che Dio, nel suo insondabile giudizio, ha eletto a salvezza sarà completo e quando la verità sarà stata inequivocabilmente testimoniata a tutti, onde tutti siano resi inescusabili, allora verrà la fine. Il Vangelo di Gesù Cristo ha raggiunto oggi il mondo intero, ma non ancora tutti l'hanno udito, e molti non l'hanno ancora udito correttamente. Quest'epoca avrà fine quando l'opera di evangelizzazione sarà completata. 

 3. Un'esplosione fatale
corruzione
Gli eventi della fine non sarebbero così tanto dei fatti, ma l'aggravamento fatale di un'atmosfera spirituale sempre più corrotta, tanto che l'intera situazione al v. 28 viene definita "un carname", o "un cadavere" solo pronto per gli uccelli da preda, le aquile. E' l'esplodere di una pentola a pressione quando il vapore non trova più modo di liberarsi. Quando ormai scoppia una situazione non più contenibile, quando si è giunti al punto di non ritorno, quando si è fatto l'errore fatale che sconvolge definitivamente tutto il sistema. Quando la corruzione morale e spirituale dei più è diventata così grave che Dio è costretto a pronunziare il suo "adesso basta!".
La crisi che noi stiamo vivendo dovrebbe almeno insegnarci una lezione: si raccoglie quel che si semina, le contraddizioni di un mondo immerso nel peccato prima o poi scoppiano e dobbiamo pagare!
Questo mi pare possa essere intravisto nell'elemento del v. 15.
a. Gli eventi del 30 e del 70 d.C. Gesù parla del segno decisivo della "abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta in luogo santo". Si tratta dello "sconvolgente sacrilegio". In che cosa consiste? Il profeta Daniele parla della soppressione del Cristo di Dio, della profanazione del tempio e della cessazione dei sacrifici continui [Da. 9:26,27; 11:31; 12:11]. Questo è avvenuto, e questo è considerato il massimo dell'aberrazione.
Allora si comprende il perché Gesù dia istruzioni nei vv. 17-20 per poter essere pronti e mettersi in salvo contro questi avvenimenti che avranno poi luogo.
b. Gli eventi degli ultimi tempi.  Questo evento però è come la prefigurazione di qualcos'altro ancora distante nel futuro "una grande afflizione tale, che non v'è stata l'uguale dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà" [v.21]. Per quanto terribile questa "grande tribolazione" certo non poteva essere ciò che è avvenuto nel 70 d.C. e certamente, per quest'ultimo avvenimento servirebbe a poco "fuggire ai monti".
Interessante notare che a questo evento "nessuno scamperebbe" se, per amore di coloro che Dio ha eletto a salvezza "a cagione degli eletti"quei giorni saranno (da Dio) abbreviati.
Questa afflizione sarà seguita da sconvolgenti eventi cosmici (sole, luna, stelle "scrollate", v. 29), quindi qualcosa che va oltre la strumentalità umana (cataclismi cosmici ce ne sono sempre nell'universo ed anche la terra nella preistoria li ha già subiti, come confermano gli scienziati).
Allora "apparirà nel cielo il segno del Figliolo dell'uomo", e Cristo tornerà dal cielo con gran potenza e gloria, per radunare da tutto il mondo e prenderli con sé tutti gli eletti.

4. La risposta che Dio si attende da noi
bibbia
Davanti all'annuncio di tutto questo, qual è la risposta più convenevole che il Signore Gesù si attende da ciascuno di noi?
a. La certezza. Il primo insegnamento da trarre da tutto questo riguarda la sovranità e la fedeltà di Dio. "Io ve l'ho predetto", dice Gesù, io vi ho avvertiti. Il Dio santo, giusto e buono che Gesù annunzia ha fatto dei piani che verranno immancabilmente a compimento, sia in negativo, per le cose diciamo "brutte", sia in positivo rispetto al piano di salvezza che Dio, in questo quadro ha predisposti. "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno" [v.35]. Gesù pare dirci: siete ammoniti, non fatevi illusioni, le cose stanno esattamente come ve l'ho dette, se volete salvarvi adottate le misure che io vi ho consigliato.
b. La vigilanza. Gesù pare dirci: "Tenete gli occhi bene aperti a quello che accade. Come le gemme degli alberi annunciano la primavera""così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che Egli è vicino, proprio alle porte" [v.33]. Notate che qui non dice "sappiate che la fine è vicina", come se questo fosse motivo di disperazione, ma "sappiate che Egli è vicino", cioè Gesù sta per tornare nella gloria come Salvatore di coloro che si sono affidati a Lui, e questo è motivo di grande gioia. Certo il ritorno di Gesù non sarà motivo di gioia per coloro che lo hanno ignorato o rifiutato, perché allora Egli tornerà come giusto loro giudice. Al v. 43 Gesù fa l'esempio del ladro di notte che viene inatteso. Il padrone di casa, però, si premunisce e vigila.
c. Perseveranza. Così abbiamo la perseveranza, già citata al v. 13. Sarà salvato chi, nonostante tutto questo avrà perseverato nella fede e nell'obbedienza verso il Signore e Salvatore Gesù Cristo.
Perseveranza significa anche fedeltà nell'adempiere nonostante tutto, ai compiti che il Signore ci affida, nel testimoniare con coraggio comunione con Dio, pace, giustizia, rispetto per il creato. Questo aspetto è particolarmente sottolineato alla fine del capitolo dalla parabola del servitore fedele e prudente. Iddio ci ha affidato un compito da svolgere, e "Beato quel servitore che il padrone, arrivando, troverà così occupato"Chi però, dichiarandosi cristiano, e quindi servitore di Cristo, verrà trovato inadempiente ai suoi doveri, si vedrà assegnata alla fine "la sorte degli ipocriti".
d. Un giorno ed un'ora non rivelati. Interessante che Gesù ci inviti poi a non occuparci con troppa curiosità del giorno e dell'ora in cui tutto questo avverrà, perché è qualcosa che Dio non vuole rivelarci! Anzi, quel momento verrà quando meno ce lo aspettiamo! Altro che "segni premonitori! Quel giorno tutti allegramente ed irresponsabilmente "mangeranno e berranno", ma sarà come ai giorni di Noè"Di nulla si avvide la gente, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti. Così avverrà alla venuta del Figliolo dell'uomo" [v. 39]. Solo Noè e la sua famiglia avevano prestato attenzione agli avvertimenti di Dio, ed avevano preso tutte le necessarie contromisure che Dio aveva per loro stabilito, e gli altri continuavano ignari a fare come se niente fosse. "Vegliate, dunque, perché non sapete, in qual giorno il vostro Signore sta per venire... state pronti; perché nell'ora che non pensate in Figliolo dell'uomo verrà".

Conclusione

Di fronte alle paure apocalittiche che accompagnano ogni crisi storica dell'umanità siamo chiamati ad un'atteggiamento realistico, lucido e costruttivo.
Attenzione ai falsi allarmi, dice Gesù: occhi aperti sui falsi cristi ed ai falsi profeti, a chi ti vuole manipolare facendo leva sulle tue paure. Per quanto riguarda poi guerre, carestie, terremoti, beh, purtroppo questa è una costante della condizione umana che dovrebbe farci solo prendere coscienza del nostro peccato e spingerci al ravvedimento.
La fine dei tempi, però, sarà caratterizzata dalle persecuzioni generalizzate contro chi è fedele a Cristo, dal tradimento della fede cristiana da parte dei più, dall'immoralità generalizzata, e dalla fine delle opportunità di ricevere salvezza tramite l'Evangelo di Cristo. La fine dei tempi sarà segnata dall'esplosioni delle contraddizioni create dall'uomo, da eventi cosmici, come pure dal ritorno di Cristo come Salvatore e come Giudice.
Infine di fronte a tutto ciò il giusto atteggiamento che siamo chiamati ad avere è quello della certezza della Parola di Dio, della vigilanza, della perseveranza, e dell'essere pronti, sempre.
Di fronte a questi ed altri avvenimenti sapremo mantenere e testimoniare il giusto atteggiamento di persone che vivono alla luce della verità rivelata, da loro ben conosciuta e vissuta con coerenza?
 di P. Castellina

"Quel che dico a voi, lo dico a tutti: “Vegliate”"
(Marco 13:37)

martedì 18 settembre 2012

Discernere le voci che risuonano intorno a noi



 "Perché tumultuano le nazioni, e i popoli tramano cose vane? I re della terra si ritrovano, e i principi si consigliano insieme contro l'Eterno e contro il suo Unto, dicendo: «Rompiamo i loro legami, e sbarazziamoci delle loro funi». Colui che siede nei cieli riderà, il Signore si farà beffe di loro. Allora parlerà loro nella sua ira, e nel suo grande sdegno li spaventerà, e dirà: «Ho insediato il mio re sopra Sion, il mio monte santo. Dichiarerò il decreto dell'Eterno. Egli mi ha detto: 'Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato'. Chiedimi, e io ti darò le nazioni come tua eredità, e le estremità della terra per tua possessione. Tu le spezzerai con una verga di ferro, le frantumerai come un vaso d'argilla». Ora dunque, o re, siate savi; accettate la correzione o giudici della terra. Servite l'Eterno con timore, e gioite con tremore. Sottomettetevi al Figlio, perché non si adiri e non periate per via, perché la sua ira può accendersi in un momento. Beati tutti coloro che si rifugiano in Lui"
 (Salmo 2).

Introduzione 

Scrivendo ai cristiani di Corinto, l'apostolo Paolo dice: «Vi sono tante varietà di voci nel mondo, e nessuna di esse è senza significato» (1 Co. 14:10). Se noi accendiamo la radio sulla modulazione di frequenza, rimaniamo impressionati dall'incredibile quantità di stazioni che trasmettono: quante voci, quanta musica, ...quanta confusione. Se ci sintonizziamo poi sulle onde corte troveremo centinaia di altre voci in tante e tante lingue diverse, molte delle quali noi non conosciamo: eppure tutte queste hanno un significato, anche se non lo comprendiamo, anche se è vero che spesso il senso dei contenuti di questi discorsi lasci piuttosto a desiderare...
Il mondo è pieno di voci, e nessuna porzione della Parola di Dio illustra questo fenomeno più di questo salmo. Dobbiamo imparare a distinguere queste voci ed a valutarne il valore, come pure dobbiamo "leggere fra le righe" dei discorsi che udiamo, valutare il senso profondo delle parole del nostro tempo. Dobbiamo farlo per noi stessi, perché vi sono messaggi che sono "per noi", ma anche messaggi che sono "contro di noi".

Il Salmo 2 ci aiuta a distinguere il valore ultimo delle voci che udiamo. Lasciamo che esso ci insegni.

I. La voce delle nazioni

tumulti
"Perché tumultuano le nazioni, e i popoli tramano cose vane? I re della terra si ritrovano, e i principi si consigliano insieme contro l'Eterno e contro il suo Unto, dicendo: Rompiamo i loro legami, e sbarazziamoci delle loro funi».

L'immagine presentata qui dal nostro salmo è quella di una cospirazione ai danni di un legittimo sovrano. Fra i suoi avversari c'è un certo movimento, un vociare di gente che prepara una rivolta generalizzata contro il governo stabilito. Siamo ai preludi della rivolta, nella fase del complotto al fine di liberarsi dal giogo del re, una cospirazione che finirà con un appello aperto e audace alla ribellione.
Non si tratta però della rivolta contro un dittatore ingiusto e cattivo, ma della rivolta contro un giusto governo da parte di forze che vogliono stabilire il proprio potere, il proprio arbitrio, i propri interessi. In questo caso i malvagi sono coloro che stanno tramando una rivolta, i malvagi sono "le nazioni", "i popoli", "i pagani".
Ecco allora che il messaggio biblico prende forma davanti a noi: il legittimo sovrano è Dio ed i ribelli che stanno macchinando di rovesciarne il potere e di prendere loro il controllo della situazione non è altri che l'umanità, l'essere umano, un quadro purtroppo famigliare nella nostra realtà.

1. L'umana ribellione

"Perché tumultuano le nazioni, e i popoli tramano cose vane? I re della terra si ritrovano, e i principi si consigliano insieme contro l'Eterno" .
Fin dal tempo in cui Adamo aveva dato retta alla voce del peccato personificato ed aveva così causato una maledizione sulla natura che Dio aveva creato, sulla razza umana sono state scritte tre parole con caratteri chiari e grandi: ribellioneapostasia e trasgressione. Se abbiamo orecchie per ascoltare riconosciamo queste parole molto bene che, da ogni parte della terra si alzano per sfidare Dio.
Talvolta il suono di queste voci l'udiamo da una sola fonte, ma più spesso è un concerto di voci che cantano la ribellione, l'apostasia e la trasgressione!
C'è infatti un aperto spirito di antagonismo contro Dio nelle pulsioni umane. Paolo ci dice che «Per questo la mente controllata dalla carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomessa alla legge di Dio e neppure può esserlo». Una fondamentale ed ingiusta ribellione ad un legittimo Signore. E' lo spirito diffuso nel mondoe non è forse lo spirito che troviamo in noi stessi se onestamente consideriamo i nostri pensieri, le nostre pulsioni, i nostri gesti. Non è una ribellione positiva: è la causa di tutti i nostri mali. La Bibbia dice: «Chi vuol essere amico del mondo, si rende nemico di Dio» (Gm. 4:4). In ultima analisi a chi vanno veramente le nostre simpatie: allo spirito del mondo o allo Spirito di Dio. Si tratta però di un antagonismo di cui solo noi avremo la peggio, a meno che noi non accogliamo l'offerta di grazia che Dio ci fa in Gesù Cristo.

2. L'umana apostasia

«e i popoli tramano cose vane? ...e i principi si consigliano insieme contro l'Eterno».
La parola qui tradotta con "tramare" è la stessa di "immaginare", fantasticare, ed è usata nel senso di chi ribellandosi a Dio ed alla verità stabilita, si costruisce razionalmente un Dio secondo la propria immaginazione ed una verità di comodo a proprio uso e consumo, come chi tesse una tela, un ordito per fornirsi di un manufatto di proprio gusto.
Si, l'umanità non può stare senza un qualche Dio, una qualche filosofia che dia senso alla propria vita, ad una legge di comportamento da seguire, e se non può essere il vero Dio e la legge di Dio, allora ci costruiamo noi qualcosa che ci possa tornare comodo.
Non è forse vero che, non sopportando la verità che Dio ha rivelato su sé stesso nella Bibbia e in Cristo, ci siamo costruiti divinità a nostra propria immagine, leggi, filosofie di vita e morali che ci tornassero comodo, e talora anche fatte passare falsamente come cristianesimo? Apostasia significa rinnegare la verità rivelata per seguire altre strade.
...e non è illuminante vedere come in effetti lo spirito di ribellione conduca progressivamente ad alterare la verità o a relativizzarla, fintanto che si giunge al suo completo abbandono?
Succede anche oggi che si cerchi di piegare la Bibbia allo spirito del nostro tempo, costringendola ad affermare quello che a noi fa più piacere, solo per accorgersi ben presto che questo lo possiamo fare solo fino ad un certo punto, ed allora si butta via la Bibbia ritenendola non utile ai propri fini. Lo si vede nella radicalizzazione di certo femminismo, o di certo spirito sincretista d'oggi che vorrebbe fare di ogni religione un fascio all'insegna di un vago umanesimo.

3. L'umana trasgressione  

«Rompiamo i loro legami, e sbarazziamoci delle loro funi».
 Ed ecco così che la trama ordita nel segreto esce allo scoperto ed incita alla palese rivolta. Il "legame" di cui qui si parla è quello che viene usato per tenere a bada un animale indocile, cocciuto e recalcitrante. La ribellione conduce all'apostasia come pure a liberarsi dai freni, dagli impedimenti che Dio usa per tenere sotto controllo l'indisciplina umana che altrimenti, senza alcun ritegno, controllo ed inibizione farebbe danni enormi: le leggi e le norme morali che Lui ha stabilito.
Anzi, l'apostolo Paolo, in Romani afferma che Dio in effetti lascia che si liberino da questi legami, "li abbandona al loro destino", affinché si rendano conto che, così facendo in realtà non ci guadagnano nulla, anzi... Paolo osserva che la depravazione della condotta che caratterizza il paganesimo è una conseguenza del divino atto giudiziale di rimuovere quei freni che in verità sono autentici segni della misericordia di Dio.

II. La voce di Dio Padre
giudizio
 «Colui che siede nei cieli riderà, il Signore si farà beffe di loro. Allora parlerà loro nella sua ira, e nel suo grande sdegno li spaventerà, e dirà: «Ho insediato il mio re sopra Sion, il mio monte santo». Nonostante la temibile e terrificante voce delle nazioni che si ribellano al legittimo sovrano, l'uomo di Dio, il cui orecchio è sintonizzato con il cielo, ode una voce ancora più significativa che tuona al di sopra del rumore e della confusione che regna tutt'intorno: è Dio che parla. Si tratta di una voce chiara: Dio parla in tutta la Sua gloria, con ogni parte di sé stesso. La voce è triplice, come triplice è la sua essenza trinitaria. Che cosa dice questa triplice voce di Dio?
Si ode dapprima:

1) Una risata di scherno

«Colui che siede nei cieli riderà, il Signore si farà beffe di loro» . Se lasciamo per un attimo da parte il fatto che in realtà si tratta di tragedia, c'è qui qualcosa di davvero comico. Non è ridicolo per delle creature di questo mondo, che tutto debbono al loro Creatore, asserire la propria indipendenza rispetto a Dio e cercare di rovesciare il Suo dominio?
Dio guarda giù sull'umanità ribelle e ride. Con infinita pazienza ed amore Egli continua a vestire e a nutrire le nazioni della terra, nella speranza che la Sua infinita bontà li possa condurre al ravvedimento; un giorno però la sua risata si trasformerà in uno sguardo di severo ed implacabile giudizio, e poveretto chi persisterà a respingere laSua legittima e giusta autorità!

2) Un espressione di rammarico

«Allora parlerà loro nella sua ira, e nel suo grande sdegno li spaventerà». Qualcuno ha detto che il silenzio del cielo è la speranza dell'umanità, perché se Dio vorrà alla fine parlare sarà solo nella sua giusta ira:«Poiché Egli ha stabilito un giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia per mezzo di quell'uomo che Egli ha stabilito» (At. 17:31). Sorprende forse che lo scrittore di Ebrei dichiari: «E' cosa spaventevole cadere nelle mani del Dio vivente» (Eb. 10:31). "Dio non c'è", dice qualcuno, "o forse è muto". Al che si potrebbe rispondere: "E' meglio per te che stia in silenzio, perché se parlasse, se dicesse su di te quello che dovrebbe pur dire, tu non sussisteresti!".
Ripensate al giudizio di Dio ai giorni dell'arca di Noé e di Sodoma e Gomorra fa testo a questo riguardo.

3) Un'affermazione di intenti

«Ho insediato il mio re sopra Sion, il mio monte santo». Ecco la risposta che Dio dà alle nazioni ribelli. Esse immaginano vanamente che il Suo eterno proposito possa essere frustrato e che essi avranno successo nell'impedirgli di stabilire il Suo Figlio sul trono dell'impero universale come Re dei re e Signore dei signori; nulla però è più certo di questo. La Parola di Dio ci dice che il trono di Davide sarà il trono del Figlio di Dio: «...e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine» (Lc. 1:33). L'ultima parola di Dio è stata pronunciata nel Suo Figlio, Gesù Cristo. Oggi il tono che Egli assume nella sua voce è quello della grazia, domani però sarà la voce della sua ira"Sta pur certo", dice il Signore, "a suo tempo io farò prevalere i miei giusti diritti di Dio".

III. La voce di Dio il Figlio 

«Dichiarerò il decreto dell'Eterno. Egli mi ha detto: 'Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato'. Chiedimi, e io ti darò le nazioni come tua eredità, e le estremità della terra per tua possessione. Tu le spezzerai con una verga di ferro, le frantumerai come un vaso d'argilla». In perfetta concordanza con Dio Padre, Gesù Cristo, il Figlio, parla con sovrana autorità al riguardo di tre fatti impressionanti che tutti dovrebbero conoscere:

1) La dichiarazione del Suo proposito.

«Dichiarerò il decreto dell'Eterno». La parola qui tradotta con "decreto" nell'originale deriva da "incidere, imprimere" ed è usata per definire ogni accordo formale. Questo decreto è il patto che Dio ha stabilito con Suo Figlio al riguardo della redenzione dell'umanità. Non è meraviglioso il solo pensare che seppure Dio sapeva come l'uomo si sarebbe ribellato, Egli pure aveva stabilito con Suo Figlio di redimere, di salvare, tutti coloro che si fossero pentiti ed avessero creduto all'Evangelo. Questo non è altro che il messaggio centrale delle Scritture.

2. La rivelazione della Sua Persona

«Egli mi ha detto: 'Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato'». Sebbene la Bibbia insegni che Gesù è l'eterno Figlio di Dio, è interessante osservare come sia solo attraverso la Sua risurrezione che questo fatto sia finalmente dimostrato. Paolo lo dice chiaramente quando scrive: «Suo Figlio... dichiarato Figlio di Dio in potenza, secondo lo Spirito di santità, mediante la risurrezione dai morti" (Ro. 1:3,4).
Gesù è respinto dal mondo a causa del peccato umano, e fatto morire sulla croce. Tutto questo egli lo aveva permesso, ma solo per manifestare la Sua potenza sulla morte stessa, e se sconfigge la morte, "l'ultimo nemico", non schiaccerà forse completamente ogni manifestazione di peccato?

3. La dimostrazione del Suo potere

«Chiedimi, e io ti darò le nazioni come tua eredità, e le estremità della terra per tua possessione»Il Signore Gesù venne nel mondo per rivendicare per sé la legittima proprietà "ereditaria" anche sulle nazioni, come pure le parti più remote della terra per regnarvi per sempre (Is. 9:6,7). L'autorità del Figlio di Dio viene esercitata per grazia su coloro che accettano la Sua signoria e dominio, ma sarà pure espressa con il Suo giudizio di condanna verso tutti coloro che la respingono (Sl. 2:9). Dio, in Gesù, rimane Signore, sia che lo accettiamo, ed allora sperimenteremo il suo favore, sia che lo respingiamo, ed allora sperimenteremo la forza del suo giusto giudizio su di noi. Egli è il Signore! 

IV. La voce di Dio lo Spirito Santo

«Ora dunque, o re, siate savi; accettate la correzione o giudici della terra. Servite l'Eterno con timore, e gioite con tremore. Sottomettetevi al Figlio, perché non si adiri e non periate per via, perché la sua ira può accendersi in un momento. Beati tutti coloro che si rifugiano in Lui"». Notate come in questi versetti finali del salmo appaia tutto un tono diverso della voce, una voce più simile all'amore e alla supplica.
E' la voce dello Spirito Santo, il quale si assume proprio questo compito, quello di persuadere, come dice Giovanni:«convincere il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio» (Gv. 16:8).  
1) La Sua Parola di esortazione  
«Ora dunque, o re, siate savi; accettate la correzione o giudici della terra. Servite l'Eterno con timore, e gioite con tremore». Questa esortazione è rivolta ai re della terra e a coloro che governano la terra, ai quali si faceva riferimento nei primi versetti di questo salmo. In breve: questo è l'Evangelo, la buona notizia«che ci può rendere savî a salvezza» (2 Ti. 3:15).

Inoltre ora è il tempo della salvezza, domani potrebbe già essere troppo tardi. Tocca sia a nazioni che a individui il cessare da ogni ribellione e rendere il culto che a Dio è dovuto con il massimo rispetto, ma anche con gioia.

2. La Sua Parola di invito

«Sottomettetevi al Figlio». Il che si potrebbe anche tradurre: "Abbracciate il Figliolo". E' forse il più dolce invito che la Bibbia fa. Ricordatevi per altro, che questo invito è rivolto a coloro che sono attivamente in ribellione contro Dio ed il Suo cristo. Questa è la più bella offerta di riconciliazione, perché "abbracciare il Figlio", significa altresì "abbracciare il Padre". Non vi ricorda forse questo la parabola del Figliolo prodigo che pretende di dare a meno del Padre e che se ne va lontano sperperandone i beni, ma che -ravvedendosi- poi ritorna al Padre per incontrarne non il castigo, ma il bacio e l'abbraccio dell'accoglienza e del perdono? Per questo la Scrittura così ci esorta: «Siate riconciliati con Dio» (2 Co. 7:5).

3. La Sua Parola di ammonimento 

«Ora dunque, o re, siate savi; accettate la correzione o giudici della terra. Servite l'Eterno con timore, e gioite con tremore». Abbiamo già notato che l'amore di Dio in Cristo si esprime allo stesso modo nella sua grazia come pure nella sua giusta ira. Se una persona insiste nell'aggrapparsi ostinatamente al suo peccato, essa dovrà inevitabilmente essere giudicata con il suo peccato e perire. Qualcuno ha detto "E' meglio piegarsi che spezzarsi".
Il salmista allora così conclude il suo salmo: «Beati tutti coloro che si rifugiano in Lui"». Al di fuori da questo rifugio c'è pericolo, morte e dannazione; in Cristo c'è sicurezza, certezza e gioia.

Conclusione

Finiamo allora come avevamo iniziato. Nel mondo: «Vi sono tante varietà di voci nel mondo, e nessuna di esse è senza significato» (1 Co. 14:10).
Facciamo in modo, allora, come popolo cristiano, di percepire queste voci ed interpretarle correttamente.
Una cosa è certa: questa triplice testimonianza parla all'unisono: non c'è contraddizione fra il messaggio del Padre, del Figliolo, e dello Spirito Santo. Come disse Gesù: «Chiunque è per la verità, ascolta la mia voce» (Gv. 18:37).
Solo quando ascolteremo questa voce ed ubbidiremo ad essa, saremo in grado di respingere le voci che ci incitano alla ribellione, all'apostasia ed alla trasgressione in un mondo che velocemente sta andando verso l'esecuzione del giusto giudizio di condanna che Dio ha pronunziato su di esso. 

di  Paolo Castellina


"Infatti la parola del re è potente; 
e chi gli può dire: «Che cosa fai?». Chi osserva il suo comando non proverà alcun male; 
il cuore dell'uomo saggio sa infatti discernere 
il tempo e il giudizio, perché per ogni cosa c'è un tempo e un giudizio, e la malvagità dell'uomo pesa grandemente su di lui." 

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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