per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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martedì 27 novembre 2012

La vecchia e la nuova Croce



Tutta inattesa e prevalentemente non percepita ci è pervenuta, in epoca moderna, nei popolari circoli evangelici,una nuova croce. E' come la vecchia croce, ma diversa: le somiglianze sono superficiali, le differenze,fondamentali.

Da questa nuova croce è scaturita una nuova filosofia della vita cristiana, e da questa nuova filosofia è pervenuta,una nuova tecnica evangelicaun nuovo tipo di incontro e un nuovo tipo di predicazione. Questa nuova evangelizzazione utilizza lo stesso linguaggio della vecchia, ma il suo contenuto non è lo stesso e il suo tono nonè come prima.

La vecchia croce non avrebbe dovuto avere alcun rapporto con il mondoPer la carne orgogliosa di Adamosignificava la morte. Essa portava ad effetto la pena inflitta dalla legge del SinaiLa nuova croce non si contrappone al genere umano ma piuttostoè un' amica cordiale e, se ben compresaè fonte di un mare di sano divertimento e innocente piacere. Consente ad Adamo di vivere senza inibizioni.
  
Il suo scopo di vita è immutato, egli vive ancora per il proprio piacere, solo che ora si diletta a cantare in cori e aguardare film religiosi invece di cantare canzoni oscene e bere superalcolici. L'accento è ancora sul piacere, anche se il divertimento è ora su un piano più elevato moralmente, se non intellettualmente.

La nuova croce incoraggia un approccio evangelico nuovo e completamente diverso. L'evangelista non chiedeche si rinneghi la vecchia vita, prima che la nuova vita possa essere ricevuta. Egli non predica contrasti, masimilitudini. Egli cerca di andare alla chiave dell'interesse pubblico, mostrando che il cristianesimo non farichieste spiacevoli, anzi, offre le stesse cose che offre il mondo, solo ad un livello più alto. Di qualunque cosacui,  il mondo, corrotto dal peccato, sembri essere attualmente alla ricercachiedendolo ansiosamente,  èabilmente dimostrato di essere proprio quello che offre il Vangelo, soltanto che il prodotto religioso è migliore.
 
La nuova croce non uccide il peccatore, essa lo reindirizza. Lo prepara in una direzione di vita più pulita,  più allegra,  più meticolosa e salva il suo amor proprio. All'orgoglioso viene detto: "Vieni e afferma te stesso a favore di Cristo".  All'egoista viene detto: "Vieni e glorifica te stesso nel Signore". A colui che ricerca emozioni viene detto: "Vieni a godere il fremito della fratellanza cristiana". Il messaggio cristiano è deviato in direzione della moda corrente per renderlo accettabile al pubblico.

La filosofia che sta dietro a questo tipo di cose può essere sincera ma la sua sincerità non la salva dall'esserefalsa. È falsa, perché è cieca. Essa perde completamente di vista il significato integrale della croce.  Lavecchia croce è un simbolo di morteSi erge per la rude, e violenta morte di un uomoL' uomo che, in epoca romana prese la sua croce e si avviò su per la strada,  aveva già detto addio ai suoi amici. 

Egli non sarebbe tornato. Stava andando verso la sua morte. La croce non fece alcun compromesso, non modificò nulla, non risparmiò nulla; essa uccise tutto dell'uomo, completamente e per sempre. Non cercò di rimanere in buoni rapporti con la sua vittima. Colpì crudele e duro, e quando ebbe finito il suo lavoro, l'uomo non c'era più.

La razza di Adamo è sotto condanna a morte. Non vi è alcuna commutazione di pena e non c'è scampo.Dio non può approvare alcuno dei frutti del peccatoper quanto innocenti possano apparire o gradevoli agli occhi degli uominiDio quando salva l'individuo dall' ucciderlo poi lo eleva  a novità di vita.
 
Quell'evangelismo che suggerisce parallelismi amichevoli tra le vie di Dio e le vie degli uomini è falso per la Bibbia e spietato per le anime dei suoi uditori. La fede in Cristo non è in parallelo con il mondo, essa lo taglia di netto. Nell'andare a Cristo, non portiamo la nostra vecchia vita sollevata su un livello superiore, noi la abbandoniamo alla croce. Il chicco di grano deve cadere in terra e morire. Noi che predichiamo il vangelo non dobbiamo pensare a noi stessi come ad agenti di pubbliche relazioni inviati per dimostrare la benevolenza tra Cristo e il mondo.

Non dobbiamo immaginare noi stessi incaricati di creare un Cristo accettabile per le grandi imprese, per la stampaper il mondo dello sport o per l'educazione modernaNoi non siamo diplomatici, ma profetie il nostro messaggio non è un compromesso, ma è un ultimatum.

Dio offre la vita, ma non la vita vecchia migliorata. La vita che Egli offre è la vita che rinasce  dalla morte. Essa si erge sempre sul lato lontano della croce. Colui che vuole possederla deve passare prima sotto la verga di Dio. Egli deve ripudiare se stesso e approvare la giusta sentenza di Dio contro di lui.

Che cosa significa questo per l'individuo, l'uomo condannato che vorrebbe trovare la vita in Cristo Gesù? Come può questa teologia essere tradotta in vita? Semplicemente, egli deve pentirsi e credere. Egli deve prima abbandonare i suoi peccati e poi procedere ad abbandonare se stesso. Non deve nascondere nulla, difendere nulla, scusare nulla. Non deve cercare di negoziare condizioni con Dio, ma deve chinare il capo sotto il severo giudizio di Dio e riconoscersi meritevole di morte.

Fatto questo deve fissare lo sguardo con fede semplice sul Salvatore risorto, e da Lui verrà la vita e la rinascita, la purificazione e la potenzaLa croce che pose fine alla vita terrena di Gesù pone oggi fine al peccatore, e la potenza che risuscitò Cristo dai mortioggi fa rinascere il peccatore morto ad una nuova vita insieme a Cristo.

Chiunque possa opporsi a questa visione o faccia affidamento,  semplicemente, su una visione ristretta e privata ​​della veritàmi lasci dire che Dio ha messo il suo marchio di approvazione su questo messaggio dal giorno di Paolo ad oggi. Se pur asserito con queste parole esatte o no, questo è stato il contenuto di tutta la predicazioneche ha portato la vita e la potenza al mondo attraverso i secoli. I misticii riformatorii revivalisti  hanno messoqui la loro enfasi, e segni, prodigi e operazioni potenti dello Spirito Santo hanno dato testimonianza dell'approvazione di Dio.

Osiamo noi, gli eredi di un tale patrimonio di potenza, manomettere la verità?
Osiamo noi con le nostre matite tozze cancellare le linee del piano o alterare il disegno mostratoci sul Monte?Che Dio non voglia. 

Cerchiamo di predicare la vecchia croce e conosceremo il vecchio potere.
"Signore, non è popolare oggi di essere 'vecchio stile'. Ma mi impegno oggi alla vecchia croce. Aiutami oggi a negare me stesso, a prendere la mia croce, e seguirti. Amen ".


Traduzione di Consapevoli nella Parola 
da "Man, the Dwelling Place of God, 1966" di A.W. Tozer





"Ma quanto a me, non avvenga mai che io mi vanti all'infuori della croce del Signor nostro Gesú Cristo, per la quale il mondo è crocifisso a me e io al mondo."
(Galati 6,14) 

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2012/11/sermone-tozer-vecchiacroce-verovangelo.html

martedì 18 settembre 2012

Discernere le voci che risuonano intorno a noi



 "Perché tumultuano le nazioni, e i popoli tramano cose vane? I re della terra si ritrovano, e i principi si consigliano insieme contro l'Eterno e contro il suo Unto, dicendo: «Rompiamo i loro legami, e sbarazziamoci delle loro funi». Colui che siede nei cieli riderà, il Signore si farà beffe di loro. Allora parlerà loro nella sua ira, e nel suo grande sdegno li spaventerà, e dirà: «Ho insediato il mio re sopra Sion, il mio monte santo. Dichiarerò il decreto dell'Eterno. Egli mi ha detto: 'Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato'. Chiedimi, e io ti darò le nazioni come tua eredità, e le estremità della terra per tua possessione. Tu le spezzerai con una verga di ferro, le frantumerai come un vaso d'argilla». Ora dunque, o re, siate savi; accettate la correzione o giudici della terra. Servite l'Eterno con timore, e gioite con tremore. Sottomettetevi al Figlio, perché non si adiri e non periate per via, perché la sua ira può accendersi in un momento. Beati tutti coloro che si rifugiano in Lui"
 (Salmo 2).

Introduzione 

Scrivendo ai cristiani di Corinto, l'apostolo Paolo dice: «Vi sono tante varietà di voci nel mondo, e nessuna di esse è senza significato» (1 Co. 14:10). Se noi accendiamo la radio sulla modulazione di frequenza, rimaniamo impressionati dall'incredibile quantità di stazioni che trasmettono: quante voci, quanta musica, ...quanta confusione. Se ci sintonizziamo poi sulle onde corte troveremo centinaia di altre voci in tante e tante lingue diverse, molte delle quali noi non conosciamo: eppure tutte queste hanno un significato, anche se non lo comprendiamo, anche se è vero che spesso il senso dei contenuti di questi discorsi lasci piuttosto a desiderare...
Il mondo è pieno di voci, e nessuna porzione della Parola di Dio illustra questo fenomeno più di questo salmo. Dobbiamo imparare a distinguere queste voci ed a valutarne il valore, come pure dobbiamo "leggere fra le righe" dei discorsi che udiamo, valutare il senso profondo delle parole del nostro tempo. Dobbiamo farlo per noi stessi, perché vi sono messaggi che sono "per noi", ma anche messaggi che sono "contro di noi".

Il Salmo 2 ci aiuta a distinguere il valore ultimo delle voci che udiamo. Lasciamo che esso ci insegni.

I. La voce delle nazioni

tumulti
"Perché tumultuano le nazioni, e i popoli tramano cose vane? I re della terra si ritrovano, e i principi si consigliano insieme contro l'Eterno e contro il suo Unto, dicendo: Rompiamo i loro legami, e sbarazziamoci delle loro funi».

L'immagine presentata qui dal nostro salmo è quella di una cospirazione ai danni di un legittimo sovrano. Fra i suoi avversari c'è un certo movimento, un vociare di gente che prepara una rivolta generalizzata contro il governo stabilito. Siamo ai preludi della rivolta, nella fase del complotto al fine di liberarsi dal giogo del re, una cospirazione che finirà con un appello aperto e audace alla ribellione.
Non si tratta però della rivolta contro un dittatore ingiusto e cattivo, ma della rivolta contro un giusto governo da parte di forze che vogliono stabilire il proprio potere, il proprio arbitrio, i propri interessi. In questo caso i malvagi sono coloro che stanno tramando una rivolta, i malvagi sono "le nazioni", "i popoli", "i pagani".
Ecco allora che il messaggio biblico prende forma davanti a noi: il legittimo sovrano è Dio ed i ribelli che stanno macchinando di rovesciarne il potere e di prendere loro il controllo della situazione non è altri che l'umanità, l'essere umano, un quadro purtroppo famigliare nella nostra realtà.

1. L'umana ribellione

"Perché tumultuano le nazioni, e i popoli tramano cose vane? I re della terra si ritrovano, e i principi si consigliano insieme contro l'Eterno" .
Fin dal tempo in cui Adamo aveva dato retta alla voce del peccato personificato ed aveva così causato una maledizione sulla natura che Dio aveva creato, sulla razza umana sono state scritte tre parole con caratteri chiari e grandi: ribellioneapostasia e trasgressione. Se abbiamo orecchie per ascoltare riconosciamo queste parole molto bene che, da ogni parte della terra si alzano per sfidare Dio.
Talvolta il suono di queste voci l'udiamo da una sola fonte, ma più spesso è un concerto di voci che cantano la ribellione, l'apostasia e la trasgressione!
C'è infatti un aperto spirito di antagonismo contro Dio nelle pulsioni umane. Paolo ci dice che «Per questo la mente controllata dalla carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomessa alla legge di Dio e neppure può esserlo». Una fondamentale ed ingiusta ribellione ad un legittimo Signore. E' lo spirito diffuso nel mondoe non è forse lo spirito che troviamo in noi stessi se onestamente consideriamo i nostri pensieri, le nostre pulsioni, i nostri gesti. Non è una ribellione positiva: è la causa di tutti i nostri mali. La Bibbia dice: «Chi vuol essere amico del mondo, si rende nemico di Dio» (Gm. 4:4). In ultima analisi a chi vanno veramente le nostre simpatie: allo spirito del mondo o allo Spirito di Dio. Si tratta però di un antagonismo di cui solo noi avremo la peggio, a meno che noi non accogliamo l'offerta di grazia che Dio ci fa in Gesù Cristo.

2. L'umana apostasia

«e i popoli tramano cose vane? ...e i principi si consigliano insieme contro l'Eterno».
La parola qui tradotta con "tramare" è la stessa di "immaginare", fantasticare, ed è usata nel senso di chi ribellandosi a Dio ed alla verità stabilita, si costruisce razionalmente un Dio secondo la propria immaginazione ed una verità di comodo a proprio uso e consumo, come chi tesse una tela, un ordito per fornirsi di un manufatto di proprio gusto.
Si, l'umanità non può stare senza un qualche Dio, una qualche filosofia che dia senso alla propria vita, ad una legge di comportamento da seguire, e se non può essere il vero Dio e la legge di Dio, allora ci costruiamo noi qualcosa che ci possa tornare comodo.
Non è forse vero che, non sopportando la verità che Dio ha rivelato su sé stesso nella Bibbia e in Cristo, ci siamo costruiti divinità a nostra propria immagine, leggi, filosofie di vita e morali che ci tornassero comodo, e talora anche fatte passare falsamente come cristianesimo? Apostasia significa rinnegare la verità rivelata per seguire altre strade.
...e non è illuminante vedere come in effetti lo spirito di ribellione conduca progressivamente ad alterare la verità o a relativizzarla, fintanto che si giunge al suo completo abbandono?
Succede anche oggi che si cerchi di piegare la Bibbia allo spirito del nostro tempo, costringendola ad affermare quello che a noi fa più piacere, solo per accorgersi ben presto che questo lo possiamo fare solo fino ad un certo punto, ed allora si butta via la Bibbia ritenendola non utile ai propri fini. Lo si vede nella radicalizzazione di certo femminismo, o di certo spirito sincretista d'oggi che vorrebbe fare di ogni religione un fascio all'insegna di un vago umanesimo.

3. L'umana trasgressione  

«Rompiamo i loro legami, e sbarazziamoci delle loro funi».
 Ed ecco così che la trama ordita nel segreto esce allo scoperto ed incita alla palese rivolta. Il "legame" di cui qui si parla è quello che viene usato per tenere a bada un animale indocile, cocciuto e recalcitrante. La ribellione conduce all'apostasia come pure a liberarsi dai freni, dagli impedimenti che Dio usa per tenere sotto controllo l'indisciplina umana che altrimenti, senza alcun ritegno, controllo ed inibizione farebbe danni enormi: le leggi e le norme morali che Lui ha stabilito.
Anzi, l'apostolo Paolo, in Romani afferma che Dio in effetti lascia che si liberino da questi legami, "li abbandona al loro destino", affinché si rendano conto che, così facendo in realtà non ci guadagnano nulla, anzi... Paolo osserva che la depravazione della condotta che caratterizza il paganesimo è una conseguenza del divino atto giudiziale di rimuovere quei freni che in verità sono autentici segni della misericordia di Dio.

II. La voce di Dio Padre
giudizio
 «Colui che siede nei cieli riderà, il Signore si farà beffe di loro. Allora parlerà loro nella sua ira, e nel suo grande sdegno li spaventerà, e dirà: «Ho insediato il mio re sopra Sion, il mio monte santo». Nonostante la temibile e terrificante voce delle nazioni che si ribellano al legittimo sovrano, l'uomo di Dio, il cui orecchio è sintonizzato con il cielo, ode una voce ancora più significativa che tuona al di sopra del rumore e della confusione che regna tutt'intorno: è Dio che parla. Si tratta di una voce chiara: Dio parla in tutta la Sua gloria, con ogni parte di sé stesso. La voce è triplice, come triplice è la sua essenza trinitaria. Che cosa dice questa triplice voce di Dio?
Si ode dapprima:

1) Una risata di scherno

«Colui che siede nei cieli riderà, il Signore si farà beffe di loro» . Se lasciamo per un attimo da parte il fatto che in realtà si tratta di tragedia, c'è qui qualcosa di davvero comico. Non è ridicolo per delle creature di questo mondo, che tutto debbono al loro Creatore, asserire la propria indipendenza rispetto a Dio e cercare di rovesciare il Suo dominio?
Dio guarda giù sull'umanità ribelle e ride. Con infinita pazienza ed amore Egli continua a vestire e a nutrire le nazioni della terra, nella speranza che la Sua infinita bontà li possa condurre al ravvedimento; un giorno però la sua risata si trasformerà in uno sguardo di severo ed implacabile giudizio, e poveretto chi persisterà a respingere laSua legittima e giusta autorità!

2) Un espressione di rammarico

«Allora parlerà loro nella sua ira, e nel suo grande sdegno li spaventerà». Qualcuno ha detto che il silenzio del cielo è la speranza dell'umanità, perché se Dio vorrà alla fine parlare sarà solo nella sua giusta ira:«Poiché Egli ha stabilito un giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia per mezzo di quell'uomo che Egli ha stabilito» (At. 17:31). Sorprende forse che lo scrittore di Ebrei dichiari: «E' cosa spaventevole cadere nelle mani del Dio vivente» (Eb. 10:31). "Dio non c'è", dice qualcuno, "o forse è muto". Al che si potrebbe rispondere: "E' meglio per te che stia in silenzio, perché se parlasse, se dicesse su di te quello che dovrebbe pur dire, tu non sussisteresti!".
Ripensate al giudizio di Dio ai giorni dell'arca di Noé e di Sodoma e Gomorra fa testo a questo riguardo.

3) Un'affermazione di intenti

«Ho insediato il mio re sopra Sion, il mio monte santo». Ecco la risposta che Dio dà alle nazioni ribelli. Esse immaginano vanamente che il Suo eterno proposito possa essere frustrato e che essi avranno successo nell'impedirgli di stabilire il Suo Figlio sul trono dell'impero universale come Re dei re e Signore dei signori; nulla però è più certo di questo. La Parola di Dio ci dice che il trono di Davide sarà il trono del Figlio di Dio: «...e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine» (Lc. 1:33). L'ultima parola di Dio è stata pronunciata nel Suo Figlio, Gesù Cristo. Oggi il tono che Egli assume nella sua voce è quello della grazia, domani però sarà la voce della sua ira"Sta pur certo", dice il Signore, "a suo tempo io farò prevalere i miei giusti diritti di Dio".

III. La voce di Dio il Figlio 

«Dichiarerò il decreto dell'Eterno. Egli mi ha detto: 'Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato'. Chiedimi, e io ti darò le nazioni come tua eredità, e le estremità della terra per tua possessione. Tu le spezzerai con una verga di ferro, le frantumerai come un vaso d'argilla». In perfetta concordanza con Dio Padre, Gesù Cristo, il Figlio, parla con sovrana autorità al riguardo di tre fatti impressionanti che tutti dovrebbero conoscere:

1) La dichiarazione del Suo proposito.

«Dichiarerò il decreto dell'Eterno». La parola qui tradotta con "decreto" nell'originale deriva da "incidere, imprimere" ed è usata per definire ogni accordo formale. Questo decreto è il patto che Dio ha stabilito con Suo Figlio al riguardo della redenzione dell'umanità. Non è meraviglioso il solo pensare che seppure Dio sapeva come l'uomo si sarebbe ribellato, Egli pure aveva stabilito con Suo Figlio di redimere, di salvare, tutti coloro che si fossero pentiti ed avessero creduto all'Evangelo. Questo non è altro che il messaggio centrale delle Scritture.

2. La rivelazione della Sua Persona

«Egli mi ha detto: 'Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato'». Sebbene la Bibbia insegni che Gesù è l'eterno Figlio di Dio, è interessante osservare come sia solo attraverso la Sua risurrezione che questo fatto sia finalmente dimostrato. Paolo lo dice chiaramente quando scrive: «Suo Figlio... dichiarato Figlio di Dio in potenza, secondo lo Spirito di santità, mediante la risurrezione dai morti" (Ro. 1:3,4).
Gesù è respinto dal mondo a causa del peccato umano, e fatto morire sulla croce. Tutto questo egli lo aveva permesso, ma solo per manifestare la Sua potenza sulla morte stessa, e se sconfigge la morte, "l'ultimo nemico", non schiaccerà forse completamente ogni manifestazione di peccato?

3. La dimostrazione del Suo potere

«Chiedimi, e io ti darò le nazioni come tua eredità, e le estremità della terra per tua possessione»Il Signore Gesù venne nel mondo per rivendicare per sé la legittima proprietà "ereditaria" anche sulle nazioni, come pure le parti più remote della terra per regnarvi per sempre (Is. 9:6,7). L'autorità del Figlio di Dio viene esercitata per grazia su coloro che accettano la Sua signoria e dominio, ma sarà pure espressa con il Suo giudizio di condanna verso tutti coloro che la respingono (Sl. 2:9). Dio, in Gesù, rimane Signore, sia che lo accettiamo, ed allora sperimenteremo il suo favore, sia che lo respingiamo, ed allora sperimenteremo la forza del suo giusto giudizio su di noi. Egli è il Signore! 

IV. La voce di Dio lo Spirito Santo

«Ora dunque, o re, siate savi; accettate la correzione o giudici della terra. Servite l'Eterno con timore, e gioite con tremore. Sottomettetevi al Figlio, perché non si adiri e non periate per via, perché la sua ira può accendersi in un momento. Beati tutti coloro che si rifugiano in Lui"». Notate come in questi versetti finali del salmo appaia tutto un tono diverso della voce, una voce più simile all'amore e alla supplica.
E' la voce dello Spirito Santo, il quale si assume proprio questo compito, quello di persuadere, come dice Giovanni:«convincere il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio» (Gv. 16:8).  
1) La Sua Parola di esortazione  
«Ora dunque, o re, siate savi; accettate la correzione o giudici della terra. Servite l'Eterno con timore, e gioite con tremore». Questa esortazione è rivolta ai re della terra e a coloro che governano la terra, ai quali si faceva riferimento nei primi versetti di questo salmo. In breve: questo è l'Evangelo, la buona notizia«che ci può rendere savî a salvezza» (2 Ti. 3:15).

Inoltre ora è il tempo della salvezza, domani potrebbe già essere troppo tardi. Tocca sia a nazioni che a individui il cessare da ogni ribellione e rendere il culto che a Dio è dovuto con il massimo rispetto, ma anche con gioia.

2. La Sua Parola di invito

«Sottomettetevi al Figlio». Il che si potrebbe anche tradurre: "Abbracciate il Figliolo". E' forse il più dolce invito che la Bibbia fa. Ricordatevi per altro, che questo invito è rivolto a coloro che sono attivamente in ribellione contro Dio ed il Suo cristo. Questa è la più bella offerta di riconciliazione, perché "abbracciare il Figlio", significa altresì "abbracciare il Padre". Non vi ricorda forse questo la parabola del Figliolo prodigo che pretende di dare a meno del Padre e che se ne va lontano sperperandone i beni, ma che -ravvedendosi- poi ritorna al Padre per incontrarne non il castigo, ma il bacio e l'abbraccio dell'accoglienza e del perdono? Per questo la Scrittura così ci esorta: «Siate riconciliati con Dio» (2 Co. 7:5).

3. La Sua Parola di ammonimento 

«Ora dunque, o re, siate savi; accettate la correzione o giudici della terra. Servite l'Eterno con timore, e gioite con tremore». Abbiamo già notato che l'amore di Dio in Cristo si esprime allo stesso modo nella sua grazia come pure nella sua giusta ira. Se una persona insiste nell'aggrapparsi ostinatamente al suo peccato, essa dovrà inevitabilmente essere giudicata con il suo peccato e perire. Qualcuno ha detto "E' meglio piegarsi che spezzarsi".
Il salmista allora così conclude il suo salmo: «Beati tutti coloro che si rifugiano in Lui"». Al di fuori da questo rifugio c'è pericolo, morte e dannazione; in Cristo c'è sicurezza, certezza e gioia.

Conclusione

Finiamo allora come avevamo iniziato. Nel mondo: «Vi sono tante varietà di voci nel mondo, e nessuna di esse è senza significato» (1 Co. 14:10).
Facciamo in modo, allora, come popolo cristiano, di percepire queste voci ed interpretarle correttamente.
Una cosa è certa: questa triplice testimonianza parla all'unisono: non c'è contraddizione fra il messaggio del Padre, del Figliolo, e dello Spirito Santo. Come disse Gesù: «Chiunque è per la verità, ascolta la mia voce» (Gv. 18:37).
Solo quando ascolteremo questa voce ed ubbidiremo ad essa, saremo in grado di respingere le voci che ci incitano alla ribellione, all'apostasia ed alla trasgressione in un mondo che velocemente sta andando verso l'esecuzione del giusto giudizio di condanna che Dio ha pronunziato su di esso. 

di  Paolo Castellina


"Infatti la parola del re è potente; 
e chi gli può dire: «Che cosa fai?». Chi osserva il suo comando non proverà alcun male; 
il cuore dell'uomo saggio sa infatti discernere 
il tempo e il giudizio, perché per ogni cosa c'è un tempo e un giudizio, e la malvagità dell'uomo pesa grandemente su di lui." 

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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