per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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giovedì 7 luglio 2016

Tentazione o prova?


......voglio condividere questo insegnamento,scritto da un fratello in CRISTO GESU',
perchè DIO possa consolare,edificare e fortificare altri,come lo ha fatto con me....
La vita è piena di tante cose belle, ma la vita è anche piena di cose pesanti, di grandi dolori. La vita è piena di situazioni difficili, e affrontando queste situazioni, spesso cadiamo nel peccato. Ci sono prove che sono afflizioni, e spesso, ci portano allo scoraggiamento.
Oggi, voglio considerare le prove e le tentazioni della vita. Vorremo capire: qual è la differenza fra una prova e una tentazione? Vorremo capire da dove vengono le prove, e da dove vengono le tentazioni. Poi, a che cosa servono? Vogliamo capire come affrontarle, per poterle superare vittoriosamente, anziché cadendo.
Chiaramente, per considerare queste cose, non dobbiamo appoggiarci sul nostro intendimento, piuttosto dobbiamo andare alla Parola di Dio per scoprire ciò che Dio ci insegna in questo campo.
Prima di tutto, cosa intendiamo quando usiamo le parole “prova” e “tentazione”? È importante sapere che nel Nuovo Testamento, entrambe le parole derivano dalla stessa parola greca. La stessa situazione può essere vista come una prova o come una tentazione, in base alla prospettiva. Quindi, vogliamo imparare la prospettiva di Dio.
Spesso una prova o tentazione è una situazione difficile, che serve per verificare la vera condizione del cuore o del carattere di un uomo. Può anche essere un'opportunità di peccare.
Anche questo rivela il cuore dell'uomo. Se la persona non guarda a Dio, può rispondere alla prova peccando. Se invece guarda a Dio, quella prova fortifica la sua fede. Quindi, la prova è un qualcosa che rivela la condizione del cuore dell'uomo. Può essere un conflitto con un'altra persona, può essere un problema di salute, o un problema economico, o un'opportunità di peccare in qualsiasi modo.
Per capire meglio le prove e le tentazioni, e da dove originano e come servono, iniziamo considerando un brano importante, 2 Corinzi 12.
Nella prima parte di questo capitolo, Paolo descrive come ebbe il privilegio unico di essere rapito fino al terzo cielo, e anche in paradiso, per udire parole ineffabili, che non è lecito ad alcun uomo di proferire.
È importante cercare di comprendere l'immensità di questo privilegio enorme, che solitamente non viene dato mai agli uomini. Da ciò che sappiamo, in quel momento della storia, nessuno altro apostolo aveva ricevuto questo privilegio. Sappiamo che anni dopo la morte di Paolo, l'apostolo Giovanni fu anche lui portato in cielo in modo da poter trasmetterci il libro della Apocalisse. Quindi Paolo aveva ricevuto un privilegio che nessuno degli altri apostoli avevano ricevuto. Certamente sarebbe stato facile insuperbirsi. Perciò Dio, che aveva dato questo privilegio a Paolo, gli mandò anche una terribile sofferenza, per proteggerlo dalla superbia.
Notate attentamente ciò che Paolo descrive nel versetto 7. Ve lo leggo:
“inoltre, affinché non m’insuperbisca per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata data una spina nella carne, un angelo di Satana per schiaffeggiarmi affinché non m’insuperbisca.” (2Cor 12:7)
Notiamo attentamente i verbi. A Paolo è stata data una spina nella carne. Questa spina serviva per proteggerlo dalla superbia. Quindi, è chiarissimo che è stato Dio a dare questa spina a Paolo, perché è solo Dio che avrebbe voluto proteggerlo dalla superbia. Quindi Dio ha dato a Paolo una spina nella carne, per proteggerlo dal peccato.
Però, notate che questa spina era un angelo di Satana, che potremmo anche chiamare un demone, che serviva per schiaffeggiarlo per tenerlo lontano dalla superbia.
Questa spina era un grave e difficile problema fisico, che faceva soffrire molto Paolo. Il dolore veniva da Satana, in questo caso da un angelo di Satana. Però è stato mandato da Dio, per proteggere Paolo dalla superbia.
Chiaramente Satana non vuole proteggerci dalla superbia, anzi, la superbia è uno dei suoi peccati principali. Satana vuole farci cadere nel peccato, e perciò vuole che abbiamo superbia. Quindi, nonostante che Satana facesse soffrire Paolo, in realtà questa sofferenza aveva origine non in Satana, ma in Dio. Dio ha dato questa sofferenza per il bene di Paolo, Satana cercava di usare questa sofferenza per far cadere Paolo nel peccato. In altre parole, lo stessa avvenimento era una prova da parte di Dio per fortificare la fede di Paolo e per proteggerlo dal peccato, e da parte di Satana era una tentazione, per farlo cadere.
Paolo scelse di guardare a Dio in questa prova, e perciò anziché provocare il male nella sua vita, provocò un immenso bene, come leggiamo nei versetti 8-10.
“8 A questo riguardo ho pregato tre volte il signore che lo allontanasse da me. 9 Ma egli mi ha detto: "la mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza". Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. 10 Perciò io mi diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle avversità per amore di Cristo, perché quando io sono debole, allora sono forte.” (2Cor 12:8-10 LND)
Questa prova era così pesante che ha spinto Paolo a pregare in tre occasioni implorando Dio di toglierla. Ma Dio ha fatto un'opera molto più grande che togliere la prova. Tramite la sofferenza, Paolo imparò di più della potenza di Cristo in lui, che era più visibile nella sua debolezza. Avendo capito questo, Paolo trovava diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, e nelle distrette, perché in questo modo poteva conoscere la potenza di Cristo in lui.
Questo brano è estremamente importante per aiutarci a capire che ciò che Satana intende per male, Dio lo intende per bene. Il sovrano controllo di Dio è tale che perfino ciò che Satana intende per male è uno strumento per il bene nelle mani di Dio.
Giuseppe in Egitto
Pensiamo alla storia di Giuseppe, il figlio di Giacobbe. Fu odiato dai suoi fratelli, e venduto come schiavo e portato in Egitto. Conosciamo la storia, e come Dio benedisse Giuseppe, ma poi fece sì che egli si trovasse ingiustamente in prigione, dove rimase per vari anni, per poi diventare secondo al comando in tutto l'Egitto. Nella provvidenza di Dio, tutte queste vicissitudini servivano per far arrivare i suoi fratelli in Egitto, per portare avanti il piano di Dio. Dopo che i suoi fratelli si furono trasferiti, e che il padre Giacobbe morì, i fratelli ebbero paura che Giuseppe avrebbe cercato di vendicarsi contro di loro. Vi leggo le parole di Giuseppe a loro che troviamo in Genesi 50:
19 Giuseppe disse loro: "non temete; sono io forse al posto di DIO? 20 Voi avete macchinato del male contro di me; ma DIO ha voluto farlo servire al bene, per compiere quello che oggi avviene: conservare in vita un popolo numeroso. ” (Gen 50:19-20)
Notate le parole di Giuseppe: voi avete macchinato del male contro di me, ma Dio ha voluto farlo servire al bene. Le situazioni brutte sono mandate da Satana per farci del male, ma Dio le usa per farci del bene. Le prove, perfino le cose più terribili, sono strumenti nelle mani di Dio per portare il bene ai suoi figli.
Romani 8:28-30
Passiamo ora a Romani 8:28-30. Questo brano dichiara in modo chiaro che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio. Chiaramente, non succede niente per caso, ma succede perché Dio è sovrano su tutte le cose. Leggo Romani 8:28-30.
“28 or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. 29 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo figlio affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati.” (Rom 8:28-30 LND)
Tutte le cose vuol dire tutte le cose! Dio controlla tutto in modo tale che tutte le cose, compresi il dolore e le difficoltà, che vengono usate per portare del vero bene nella vita di noi che siamo stati salvati. Abbiamo appena considerato come Dio ha usato la terribile sofferenza di Paolo per fortificare la sua fede, per fargli conoscere di più la potenza di Dio all'opera in lui, e per proteggerlo dalla superbia. Quindi anche ciò che Satana usa per cercare di far cadere nel peccato, Dio lo usa come strumento per il bene dei suoi figli.
Per poterci fidare del fatto che Dio fa cooperare tutto al bene, dobbiamo assolutamente capire e tenere in mente che solo il bene che Dio intende è il vero bene, non è vero il bene che è secondo il metro del mondo. Il mondo pensa al bene come una vita con poche difficoltà e poca sofferenza, una vita in cui tutti ci trattano con giustizia, e ci sono poche frustrazioni. Quello è il bene secondo il metro del mondo.
Dio intende tutta un'altra cosa per bene. Il bene che Dio produce in noi è il bene eterno di farci essere conformati all'immagine di Cristo.
Pensando all'esempio di Paolo, il bene che Dio ha prodotto nella sua prova non era di togliere il dolore, che evidentemente è rimasto, ma era di santificare Paolo e di fargli imparare una buona lezione che ricordava Gesù Cristo e la sua potenza in Paolo. Agli occhi del mondo, non c'era bene in quella prova, in quanto il dolore continuava. Agli occhi di Dio, e anche agli occhi di Paolo dopo che aveva capito, quella prova, quella sofferenza stava producendo un profondo bene. Quindi, quando pensiamo al fatto che Dio fa cooperare tutto per il bene di quelli che amano Dio, è essenziale ricordare che il bene non è una vita meno pesante, ma è una vita in cui conosciamo Dio di più.
1 Corinzi 10
Passiamo ora a considerare 1Corinzi 10. Questo capitolo inizia avvertendoci di non peccare come peccarono i figli di Israele. Leggiamolo insieme iniziando dal versetto 1. 1Corinzi 10:1-6.
“1 Ora, fratelli, non voglio che ignoriate che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola e tutti passarono attraverso il mare, 2 tutti furono battezzati per Mosé nella nuvola e nel mare, 3 tutti mangiarono il medesimo cibo spirituale, 4 e tutti bevvero la medesima bevanda spirituale, perché bevevano dalla roccia spirituale che li seguiva; or quella roccia era Cristo. 5 Ma Dio non gradì la maggior parte di loro; infatti furono abbattuti nel deserto, 6 Or queste cose avvennero come esempi per noi, affinché non desideriamo cose malvagie come essi fecero,” (1Cor 10:1-6 LND)
Non tutti coloro che sono usciti dall'Egitto appartenevano veramente a Dio. Similmente, non tutti coloro che si dichiarano credenti sono veramente salvati. Ciò che accadde ai figli d'Israele è un avvertimento per noi, per aiutarci a non cadere in quei peccati in cui loro sono caduti, e per cui furono abbattuti nel deserto.
Leggo alcuni di questi peccati dal versetto 7 a 10.
“7 e affinché non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: "il popolo si sedette per mangiare e per bere, e poi si alzò per divertirsi". 8 E non fornichiamo, come alcuni di loro fornicarono, per cui ne caddero in un giorno ventitremila. 9 E non tentiamo Cristo, come alcuni di loro lo tentarono, per cui perirono per mezzo dei serpenti, 10 E non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, per cui perirono per mezzo del distruttore.” (1Cor 10:7-10 LND)
Notate che questi peccati erano così gravi che Dio uccise tanti di loro. Questi peccati comprendevano anche i peccati di mormorare e di tentare Dio, lamentandosi di ciò che Egli aveva provveduto per loro, e mormorando quando non c'era cibo e non c'era acqua.
Attenzione: mancare cibo e acqua nel deserto è un problema gravissimo. Al popolo di Dio poteva sembrare che sarebbero morti. Però, il fatto che scelsero di mormorare per questo vero problema fu considerato da Dio come un grave peccato. Infatti, e Egli uccise vari di loro per questo motivo.
Nonostante che il problema fosse così grave, non avrebbero dovuto mormorare. Era stato Dio stesso a guidarli fino a quel punto. Avrebbero dovuto fidarsi di Dio. Egli aveva promesso che li avrebbe fatti arrivare nella terra promessa.
Similmente per noi, dobbiamo ricordare che Dio è sovranamente in controllo degli avvenimenti della nostra vita, e quando arrivano situazioni difficili, è perché sono state ordinate così da Dio. Queste situazioni, queste prove, non dovrebbero farci cadere nel peccato, piuttosto dovrebbero servire per stimolare la nostra fede, in modo che possiamo vedere più l'opera di Dio.
Infatti, vi faccio una domanda. Che cosa fortifica di più la fede? Quando Dio provvede tutto per noi in modo che non ci sono prove, oppure, quando Dio ci manda le profonde prove, ma poi provvede la via di uscita in modo visibile, come vediamo tante volte nella Bibbia, e anche nella vita?
Chiaramente, è quando ci sono gravi prove che riconosciamo di più la provvisione di Dio, e questo aumenta la nostra fede. Quindi, l'opera di Dio nella nostra vita non è per darci una vita comoda con pochi problemi, piuttosto l'opera più grande di Dio è di aumentare la nostra fede, in modo da santificarci.
Vado avanti, e leggo il versetto 11:
“or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età.” (1Cor 10:11 LND)
Il racconto dei figli d'Israele serve per il nostro avvertimento. Serve per farci capire che il nostro modo di rispondere alle circostanze trasforma la stessa situazione in una prova che fortifica la nostra fede, o in una tentazione che ci porta a peccare. Non è la situazione che ci fa peccare, ma è come noi viviamo quella situazione. Questo è il messaggio di questo brano.
E perciò dobbiamo tenere in mente che se non guardiamo a Dio, peccheremo. Infatti, il prossimo versetto, il versetto 12, ci avverte del pericolo di cadere nel peccato come loro. Leggo il versetto 12.
“perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere.” (1Cor 10:12 LND)
Chi pensa di stare in piedi, ovvero chi si ritiene forte, può facilmente cadere nel peccato. Perciò, dobbiamo considerare ogni difficoltà ed ogni prova come un'opportunità di guardare a Dio con fede.
Un versetto chiave
Infatti, ora arriviamo al versetto 13, un versetto molto importante per quanto riguarda il comprendere le prove della vita. Ho detto all'inizio di questo sermone che nel Nuovo Testamento, la parola “prova” è la parola “tentazione” derivano dalla stessa parola greca. Per esempio, qui in 1Corinzi 10:13 troviamo questa parola greca tradotta con “tentazione”, mentre in Giacomo 1 troviamo la stessa parola tradotta con “prova”. Tenete in mente questo mentre leggo ora il versetto 13.
“nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana, or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate
Nel leggere questo versetto, è indifferente che diciamo tentazione o prova. Il senso è uguale. Tutte le prove, tutte le cosiddette tentazioni, che arrivano nella nostra vita sono umane. Non succede nulla a noi che non succede anche ad altri. Questo è una verità importante da ricordare, perché molto facilmente crediamo alla menzogna che le nostre prove, le nostre difficoltà sono più dure di quelle degli altri. Non è vero! Tutte le nostre tentazioni sono umane!
Poi troviamo la meravigliosa e preziosa verità che Dio è fedele. Dio è fedele, Egli non cambia mai, Egli mantiene sempre la sua parola. Dio è fedele, e non permetterà che siamo tentati oltre le nostre forze. Satana non ha il potere di mandarci una prova o una tentazione se non è quella stabilita da Dio. Vediamo questa realtà più volte nella Bibbia, come nell'esempio di Giobbe e di Paolo. Satana non può decidere quale prova mandarci. Questa è una decisione che Dio tiene sempre per sé.
Dio sa quante forze ci ha dato, e sa dosare la prova in modo esatto e preciso. Egli non permette che arrivi una prova oltre le nostre forze. È vero che spesso a noi sembra che una prova sia troppo pesante, ma questo è perché Dio conosce le nostre forze meglio di quanto le conosciamo noi.
Se ricordiamo questa verità, non diremo mai di non farcela più. Certamente, può facilmente sembrare che non ce la facciamo, però quel pensiero è una menzogna, nega questa promessa da parte di Dio. Dio è fedele, e anche se sembra che non ce la facciamo più, in realtà possiamo superare qualunque prova che Dio ci dà, perché Egli, essendo fedele, non permette che siamo provati oltre le nostre forze.
Con ogni tentazione, ci dà anche la via di uscirne. La via di uscire da una prova non è una via di evitare la prova, ma è la via per passare la prova e uscire dall'altra parte. Infatti, Dio non ci fa evitare le prove perché le prove sono gli strumenti che Egli usa per fortificare la nostra fede e per conformarci all'immagine di Gesù Cristo.
Il versetto conclude dicendo "affinché la possiate sostenere". Ciò che ci permette di superare la prova vittoriosamente è il fatto di sapere che Dio è in controllo, e che ci farà superare la prova. La chiave per superare le prove è di tenere i nostri occhi su Dio, e ricordare le sue promesse, e che Dio è fedele, ed è con noi! Se dimentichiamo queste cose, allora a noi potrà sembrare impossibile sostenere la prova.
Alla luce di questo, vi esorto e vi incoraggio a tenere in mente in ogni prova e tentazione che Dio, il nostro Padre celeste, è in controllo, ha disegnato questa prova per te, e sta usando questa prova per portare buon frutto nella tua vita. Non dobbiamo mai disperarci nelle prove, non dobbiamo mai credere la menzogna che non riusciamo più a sopportarne il peso, perché Dio è fedele, e non permetterà una prova troppo pesante per noi. Dio è sempre in pieno controllo delle nostre prove.
Giacomo 1:2-18
La chiave è nel capire e ricordare che non è la prova in sé che produce la gioia, è piuttosto ciò che la prova produce in noi che ci dà gioia. La gioia sta nel ricordare che Dio sta usando quella prova per produrre un bene eterno in noi.
Notate qui che la prova viene chiamata “la prova della nostra fede”. Le prove sono strumenti che Dio usa per mettere alla prova la nostra fede, per raffinarla e rinforzarla. Abbiamo visto che il terribile dolore di Paolo aveva creato in lui una fede più grande, per cui egli era grato a Dio. Vediamo questa realtà volta dopo volta nella Bibbia, e anche nella vita di oggi osservando tanti credenti.
Notiamo ciò che la prova della nostra fede produce. Prima di tutto, produce costanza, che è costanza della fede. Questa costanza compie in noi un'opera perfetta. Tramite le prove Dio opera per renderci perfetti e completi, in nulla mancanti. In altre parole, senza le prove siamo molto mancanti ed imperfetti, e siamo incompleti. La nostra fede non è matura, non è perfetta. Sono proprio le prove che Dio usa per maturare e purificare e rinforzare la nostra fede.
Caro credenti(e), è vero che le prove sono difficili al momento, ma sono strumenti nelle mani di Dio per prepararti per l'eternità con Lui.
Andando avanti, dal versetto 5 a 8 leggiamo che se abbiamo bisogno di sapienza, la possiamo chiedere con fede a Dio, ed Egli ce la darà. Leggo dal versetto 5:
“5 ma se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio che dona a tutti liberamente senza rimproverare, e gli sarà data. 6 Ma la chieda con fede senza dubitare, perché chi dubita è simile all’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. 7 Non pensi infatti un tal uomo di ricevere qualcosa dal Signore, 8 perché è un uomo dal cuore doppio instabile in tutte le sue vie.” (Giacomo 1:5-8 LND)
Spesso, in mezzo alle prove profonde, al dolore difficile, alle afflizioni ardue, abbiamo bisogno di chiedere a Dio la sapienza, per capire come procedere. Quando chiediamo fidandoci che Dio ama rispondere a questa preghiera, Egli risponderà, e ci darà la sapienza che serve. Non ci spiegherà il perché di ogni prova, perché quello Dio non ce lo rivela. Piuttosto, ci ricorderà che Egli è in controllo, e che sta facendo tutto per portare avanti la sua buona opera in noi.
Saltiamo giù e leggiamo il versetto 12.
“beato l’uomo che persevera nella prova, perché, uscendone approvato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a coloro che l’amano.” (Giacomo 1:12 LND)
Qua, Dio ci ricorda che chi persevera nella prova, ovvero chi continua a guardare a Dio, sarà beato, e riceverà la corona della vita. Qua troviamo una chiave per superare le prove. Dobbiamo perseverare, dobbiamo continuare a guardare a Dio, fidandoci che Egli è in controllo, non perché
Bibbia, e ci fidiamo della sua Parola!
Quando siamo tentati, nessuno deve dire che è stato Dio a tentarlo. Dio non tenta nessuno, ovvero, Dio non spinge mai qualcuno a peccare. Eppure, tendiamo ad accusare Dio, anche in modo indiretto, accusando la provvidenza di Dio. Quando Adamo ed Eva peccarono, e Dio chiese ad Adamo che cosa avesse fatto, Adamo rispose accusando indirettamente Dio, dicendo che era stata la donna che Dio gli aveva messo al fianco che gli aveva dato da mangiare il frutto proibito. Però in realtà, Dio non ci spinge mai a peccare.
Piuttosto, questo brano ci spiega che siamo tentati a causa della nostra propria concupiscenza. Non sono le cose al di fuori di noi che ci portano a peccare, ma piuttosto è la concupiscenza dentro di noi. La nostra concupiscenza utilizza le opportunità che le prove e le tentazioni danno, per spingerci al peccato. Il peccato quando è consumato, genera la morte.
Vediamo tanti esempi di questa verità nella Bibbia, come anche nella vita. Per esempio in Matteo 5 Gesù insegna che anche se un uomo guarda una donna con desiderio ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Il desiderio è nel cuore. In Matteo 15 Gesù spiega che ciò che contamina l'uomo è ciò che esce dal suo cuore. Il peccato è dentro di noi, non è una tentazione esterna che ci porta a peccare.
In Giacomo 4, leggiamo che pecchiamo perché abbiamo passioni sbagliate, che sono le nostre concupiscenze. Leggo Giacomo 4:1-3.
“1 Da dove vengono le guerre e le contese fra voi? Non provengono forse dalle passioni che guerreggiano nelle vostre membra? 2 Voi desiderate e non avete, voi uccidete e portate invidia, e non riuscite ad ottenere; voi litigate e combattete, e non avete, perché non domandate. 3 voi domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.” (Giacomo 4:1-3 LND)
Ciò che in questo brano viene chiamato “le passioni” non sono altro che le nostre concupiscenze. Quindi, ricordate che Dio non tenta mai nessuno, e non è ciò che succede intorno a noi che ci fa peccare. Piuttosto il peccato è dovuto a causa della nostra concupiscenza, che ci porta a desiderare ciò Dio non ci ha dato.
Dio non tenta nessuno. Dio ci manda le prove che ci portano del bene se guardiamo a Lui. È la nostra concupiscenza che trasforma quella prova, che dovrebbe portarci del bene, in una tentazione in cui cadiamo. La colpa non è mai di Dio, la colpa è della nostra concupiscenza.
In realtà, ogni buona donazione e ogni dono perfetto vengono dall'alto, vengono da Dio. Dio è la fonte di ogni buon dono che riceviamo in tutta la vita. Ed è per questo che è importante abbondare nel ringraziamento.
Ricordati che le prove servono per proteggerti dal peccato, non per farti peccare. Dio sapeva esattamente ciò che serviva a Paolo per proteggerlo dalla superbia. E Dio sa quali sofferenze servono a noi, per proteggerci dai nostri peccati.
Tramite le prove, Dio sta portando a compimento la sua buona opera in noi, fino al giorno di Cristo.
Quindi, la chiave per superare le nostre prove è di tenere gli occhi su Dio, di ricordare le sue promesse, e di fidarci di Lui. Quando facciamo così, ciò che prima ci affliggeva e ci faceva stare molto male può essere motivo di grande gioia, perché ricorderemo ciò che Dio sta facendo tramite le prove della nostra fede.
E quando cadiamo in tentazione, non dobbiamo mai attribuire la nostra caduta alle circostanze intorno a noi. Piuttosto dobbiamo riconoscere che abbiamo peccato a causa della concupiscenza dentro di noi. Perciò confessiamo ogni peccato, e riposiamoci in Cristo mentre aspettiamo il suo ritorno.
Ringrazio Dio che Egli è in controllo. Prego che possiamo tenere in mente le preziose promesse di Dio.

da una riflessione della sorella Rosa Chiara Anna Pascuzzi

venerdì 25 marzo 2016

Perfettamente conosciuti

Salmi 139:6 La conoscenza che hai di me è meravigliosa,
troppo alta perché io possa arrivarci.
  

 
1Corinzi 13:12 Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto.


Come afferma la Scrittura, ciascuno di noi è conosciuto dal Signore in modo perfetto e meraviglioso. Non c'è nessuno che ci conosca meglio di Lui, neanche noi stessi. Per questo motivo possiamo avvicinarci a Dio, stare alla sua presenza, e chiedergli di mostrarci parte di questa conoscenza che ha di noi. Questo è utile e buono per riconoscere i peccati che abbiamo commesso e ravvederci, ma anche per crescere nella nostra vera identità in Cristo. Questa attitudine, manifesta inoltre il rapporto di esclusività che ciascuno di noi ha con il Signore: ascoltare ciò che lo Spirito dice a noi personalmente, vivere questo aspetto di Dio che è solamente nostro. Come nel matrimonio ci sono degli aspetti della vita di coppia conosciuti dai parenti e dagli amici, ma altri aspetti conosciuti solo dai coniugi, allo stesso modo nella nostra relazione personale con il Signore ci sono aspetti conosciuti dalla società ma altri riservati per il tempo di intima preghiera.
 

Nella prima lettera ai Corinzi, c'è un tema che è predominante su tutti gli altri: il tema della crescita. Leggendo gli scritti paolini, traspare con chiarezza l'analisi di una realtà che è in via di sviluppo: un tempo eravamo prigionieri, ora siamo liberi, ma anche in questa libertà possiamo essere bambini in Cristo oppure uomini maturi cresciuti a sua immagine. Anche chi è maturo però sente una profonda sofferenza, perché al tempo presente non vive nella nuova creazione, non vive con un corpo di resurrezione. Solo nella nuova creazione infatti potremo essere liberi da ogni fardello e conoscere pienamente, come anche siamo stati perfettamente conosciuti. C'è dunque questo processo che porta dal mondo delle tenebre al regno del Figlio, e dall'immaturità nel regno del Figlio alla maturità. In questo processo, noi possiamo soltanto intravedere quello che sarà. Possiamo conoscere e profetizzare in parte, ma sappiamo che il Signore conosce già ora tutto pienamente. Noi infatti siamo stati perfettamente conosciuti (al passato!), siamo conosciuti con tutte le nostre debolezze e tutti i nostri punti forti, siamo conosciuti con il nostro carattere e con i cambiamenti che assumiamo mentre il tempo scorre e le esperienze si accumulano, siamo conosciuti nelle limitatezze del nostro corpo soggetto al peccato, e siamo conosciuti nella forma che raggiungeremo al tempo della completezza. Questa conoscenza di Dio non deve spaventarci, ma al contrario deve far crescere in noi la fede nell'azione e nella direzione del Signore nella nostra vita. La conoscenza che il Signore ha di noi è meravigliosa, è una conoscenza che non nasce da un' osservazione esterna ma piuttosto da una consapevolezza interna. Questa è l'onniscienza di Dio: una conoscenza di noi che Lui trova in lui e non in noi o in qualunque altro posto. Per conoscere meglio noi stessi, dunque, la cosa migliore non è quella di guardarci allo specchio, e neanche meditare su noi stessi, ma piuttosto portare il nostro cuore al Signore, e chiedere a Lui chi siamo, chi siamo davvero. Da questa intimità potremo comporre canti al Signore come ha fatto il salmista, potremo vedere le cose da una nuova prospettiva come ha fatto l'apostolo Paolo, potremo continuare a correre la corsa cristiana che ci è posta davanti con rinnovata forza....il tutto alla sola gloria del Suo Nome.

di Davide Galliani.com

mercoledì 23 marzo 2016

Dove Dio sta portando la chiesa


La nascita di Gesù da una vergine significa che la “progenie della donna” è venuta al mondo senza l’ausilio dell’uomo. La stessa cosa è vera per quanto riguarda la resurrezione dei morti e la creazione ex nihilo (dal nulla). Queste sono le metafore usate dalla Bibbia per descrivere il concetto di rigenerazione. In tutti questi esempi (creazione, nascita e resurrezione) il soggetto è passivo. Non sta compiendo l’azione, ma l’azione si compie su di esso. La salvezza di Dio è manifesta ovunque come atto supremo di Dio “a prescindere dalle opere”.

L’unica opera deve essere quella di Dio, perché una divisione del lavoro implicherebbe una divisione della gloria. Benché la salvezza di Dio sia compiuta “nell’uomo” e manifesta “attraverso l’uomo”, non è qualcosa che appartiene “all’uomo”. Questo è precisamente ciò che separa la fede in Cristo da qualsiasi sistema religioso. È ciò che rese Paolo un nemico non solo per la sua nazione, ma anche per molti all’interno della Chiesa stessa. La loro obiezione non riguardava la concezione cristologica di Paolo, ma la sua soteriologia monergista, ossia la concezione di salvezza non tramite azioni umane, ma per la sola azione di Dio.

Così come la nascita da una vergine permise di “svincolare” la riproduzione naturale, lo stesso vale per ogni aspetto della salvezza di Dio. Dio è un Dio sommamente geloso e intransigente sul fatto che a Lui solo debba andare tutta la gloria. La croce indica il totale rifiuto di Dio per qualsiasi elemento mortale che possa presumere di contribuire alla propria resurrezione. “Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti …” (Efesini 2:1). Ciò significa che la vita dello Spirito può iniziare solo nel momento della completa morte di ogni sostegno naturale. È per questo che la promessa salvezza escatologica di Israele viene sempre descritta al momento della fine della sua potenza terrena (Deuteronomio 32:36; Levitico 26:29; Geremia 30:6-7; Daniele 12:7).

Se questo principio vale per Israele nel giorno della venuta del Signore, allora vale anche per la Chiesa di quest’era. Infatti è questo che rende la Chiesa ciò che è. Attraverso la potenza trasformatrice della rivelazione dell’Evangelo, il credente riceve la salvezza degli ultimi giorni in anticipo. La Chiesa è, per definizione, la primizia della futura salvezza di Israele. La Chiesa è tale solo perché ha ricevuto lo stesso Spirito che verrà dato alla rimanenza pentita di Israele alla fine della grande tribolazione.

Possiamo dire che la Chiesa è il prodotto di un’escatologia parzialmente “realizzata”. In quanto tale, essa NON rappresenta la negazione dell’escatologia di Israele ma, in quanto popolo dello Spirito attraverso la rivelazione del segreto messianico (Marco 4:11; 8:30; 9:9; Romani 16:25-26; 1 Corinzi 2:7-8; Efesini 6:19; 1 Pietro 1:11.12; Apocalisse 10:7), la Chiesa è la primizia dell’Israele millenario. Poiché vive nel periodo compreso tra le venute del Signore, la Chiesa rappresenta il popolo della tribolazione, chiamato ad istruire molti (Daniele 11:33; 12:3). Perciò, cosa dovrebbe essere la Chiesa? Cosa è chiamata a dimostrare la Chiesa, oggi, davanti agli uomini e agli angeli in attesa del giorno della resurrezione?

Ovviamente, la cosiddetta Chiesa che professa il “Cristianesimo” cade miseramente ben al di sotto degli standard stabiliti da Dio per la Sua Chiesa. La domanda “A che punto sei?” trova vergognosamente distratta ed impreparata la gran parte di quella che si definisce Chiesa. Ciò lascia molti ancora con il dubbio: Cos’è la Chiesa? Dov’è la Chiesa? La grandezza del piano di Dio per la Chiesa, con particolare riferimento a ciò che Egli ha promesso di mostrare e compiere attraverso di essa, lascia la Chiesa con la stessa perplessità manifestata da Maria al momento dell’annunciazione: “Come sarà possibile?”
Credo che anche la Chiesa di oggi debba fare sua la promessa biblica: “Con Dio ogni cosa è possibile.” Si ha l’impressione che quest’epoca sia in attesa di qualcosa che deve compiersi all’interno della Chiesa, qualcosa che la Chiesa non potrà mai raggiungere se non attraverso i vincoli e gli incentivi che Dio fornirà attraverso la crisi di Israele.
La crisi di Israele, in particolare per quanto riguarda il patto inerente la Terra e la controversia di Gerusalemme (Isaia 34:8; Zaccaria 12:2), costituirà lo spartiacque finale che evocherà tutti i grandi temi della fede. In sintesi, Dio spingerà le nazioni a provocarlo, poiché sarà solo quando le nazioni attaccheranno Israele che la furia del Signore si manifesterà (Ezechiele 38:18; Gioele 3:2). Dopo questa grande provocazione dell’ira di Dio, non vi saranno più ritardi.

La questione di Israele si tramuterà in una grande prova del cuore, che determinerà una spaccatura non solo nelle nazioni, ma anche nella Chiesa, anche perché lo stesso popolo che fornisce il pretesto per un simile tumulto, non è affatto amico dell’Evangelo. Perciò la questione di Israele metterà alla prova il cuore di molti, soprattutto perché questo popolo, benché di per sé non sia esente da biasimo, è nonostante tutto predestinato ad essere reso giusto nel momento stabilito, così come fu per Paolo sulla via di Damasco. Quindi, ciò che la Chiesa crede riguardo ad Israele dimostra quanto ne abbia capito della natura della grazia di cui lei stessa usufruisce.

Al momento esiste una Chiesa che è più che mai viva e nascosta con Dio in Cristo. Tuttavia, Dio ha stabilito un giorno di separazione e di manifestazione attraverso gli eventi e i giudizi che avranno luogo nella tribolazione. Certo, l’essenza di ciò che la Chiesa incontrerà nella tribolazione finale non è senza precedenti. Sara solo l’ultima concreta e massima manifestazione del conflitto che ha accompagnato la Chiesa per tutta la sua storia. Ma allo stesso tempo questa costituirà la prova che renderà palese la distinzione tra il grano e le zizzanie, anche prima dell’effettivo ritorno di Cristo.

Perciò, l’attuale condizione della Chiesa non rappresenta la fine. Dio sa come condurci da qui a lì.“Fedele è Colui che vi chiama, ed Egli farà anche questo” (1 Tessalonicesi 5:24). Alleluia! Questo versetto, di così grande significato, ci conferma che ciò che Dio ha stabilito di fare “per” e “nel” Suo popolo, e certamente lo farà. Che parole di conforto! Quando penso allo stato attuale della Chiesa ed, ovviamente, al mio stato attuale, mi ricordo delle parole che il Signore ha detto a Pietro in Giovanni 21:18: “In verità, in verità ti dico che quand’eri più giovane ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti.”

Perciò cosa è richiesto alla Chiesa per poter raggiungere l’apice della sua statura escatologica prima che quest’era ceda il testimone alla gloria millenaria? È richiesto un potere non inferiore a quello che discese sopra a Maria. Quella “cosa santa” così concepita è tanto santa e separata dall’opera dell’uomo quanto lo è stata quella che venne concepita nel ventre di Maria, cioè la progenie della donna, la Parola fatta carne. Sappiamo anche che l’opera di quella potenza richiede quella divina umiltà di fede che emerge solamente quando ci si trova alla fine delle proprie forze. Dio è in grado di condurre la Chiesa ad un simile esito.


L’esito della Chiesa


Proporre un’uscita di scena pre-tribolazionista della Chiesa, che è “colonna e sostegno della verità” (1 Timoteo 3:15), equivale a scegliere un anti-climax, indegno ed estraneo rispetto a tutto ciò che la Bibbia rivela sul percorso cruciforme che rappresenta il rapporto di Dio con il Suo popolo, espresso nel corso di tutta la storia (“Non doveva Cristo soffrire …?”). I sofferenti santi della tribolazione non sono mai descritti come bersagli dell’ira divina, ma solo della persecuzione umana. Alcuni di essi saranno nascosti e nutriti (Isaia 26:20; Apocalisse 12:6); molti saranno tenuti in vita fino alla fine.

Possiamo dunque presumere che Dio stia aspettando la Chiesa? O è la Chiesa che sta aspettando di vedere la manifestazione della gloria di Dio? C’è un ordine necessario, ma Dio non si aspetta che la Chiesa raggiunga la propria posizione, così come non si aspetta che lo faccia Israele. Dio non si aspetta l’aiuto dell’uomo!

Se la storia ci ha insegnato qualcosa è che se Dio avesse dovuto aspettare un gesto da parte di Israele, avrebbe aspettato per sempre. No, mentre la sovranità del piano di Dio non annulla mai la responsabilità umana di soddisfare i necessari requisiti di giustizia, in base all’escatologia di Israele, la volontà e l’obbedienza del popolo attendono la manifestazione pratica della potenza divina. “Il tuo popolo si offre volenteroso quando raduni il tuo esercito” (Salmo 110:3; Geremia 31:18; Galati 1:15). E, straordinariamente, a quel giorno fatidico seguirà l’umiliazione della nazione con il castigo dell’Anticristo (Isaia 10:5; Geremia 30:14).

Certo, la Chiesa ha già in qualche misura raggiunto la sua divina “abilitazione” grazie al dono dello Spirito Santo; in caso contrario non sarebbe la Chiesa. Tuttavia, la potenza della Pentecoste non è caduta nel vuoto e possiamo essere sicuri che la volontà di Dio di manifestare la potenza di Cristo attraverso la Chiesa deve ancora vedere un crescendo di gloria, fino alla testimonianza del martirio finale, in amore e obbedienza, che si imprimerà potentemente nella coscienza di Israele, muovendo molti all’ira ed altri alla santa emulazione. Ma che si tratti di ira o emulazione, una Chiesa che si consideri giunta al suo status finale deve essere una Chiesa capace di provocare.

Così come la progenie della donna non è apparsa fino alla “pienezza dei tempi” (Galati 4:4), anche il compimento del piano di Dio per la Chiesa ha il suo tempo stabilito e noi siamo convinti che quel tempo coinciderà con il “lamento di Giacobbe” (Geremia 30:7; Daniele 12:1; Matteo 24:21). La Chiesa deve capire il momento e la natura di quel momento di crisi finale, cosa la provocherà e che cosa vi sarà in ballo al suo interno. Noi crediamo che questa “comprensione” (Daniele 9:25; 11:33; 12:3, 10) sia fondamentale e che avrà un ruolo trasformante per la Chiesa. Crediamo che la prima metà della settantesima settimana di Daniele avrà a che fare con il mettere la Chiesa in posizione per la sua testimonianza finale, che non a caso coinciderà con il momento in cui Michele getterà Satana sulla terra perché abbia inizio la grande tribolazione, il “poco tempo” del furore del diavolo (Daniele 12:7; Apocalisse 12:12; 17:10).

Teologicamente parlando, la Chiesa è la progenie della donna attraverso lo Spirito di Cristo, che risiede in tutto il popolo rigenerato di Dio sin dall’inizio (1 Pietro 1:11), così come Cristo in persona è la progenie della donna. Nata dal miracoloso concepimento della Parola (1 Pietro 1:23), la Chiesa è la pienezza di Cristo nel Suo popolo, attraverso il Suo Spirito (Efesini 1:23: Colossesi 1:18-19). Nella sua essenza, la Chiesa è miracolosamente concepita e venuta alla luce, come il Suo asceso Signore. Nessuno se non Cristo stesso, la Chiesa e ogni membro vivente che la compone, è nato dall’alto: “Non da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma da Dio” (Giovanni 1:13).

Quindi, la vita incarnata di Dio nel popolo di Dio è la caratteristica di base. Molti si affannano a ricercare prove di questa realtà in manifestazioni tangibili, in modo particolare nella manifestazione della potenza dello Spirito Santo. Qui dobbiamo metterci in guardia da un elemento davvero perverso della natura umana. Si tratta dello spirito di pretesa. Ma è anche una questione legata alla purezza dei motivi che ci spingono a ricercare prove schiaccianti dell’opera manifesta di Dio.

Un puro e sincero desiderio di vedere l’immensa gloria di Dio nella Chiesa potrà insegnare a contare sull’umiltà e sulla segretezza delle vie del Signore nei confronti del Suo popolo. Tranne che per motivi di giudizio, Dio tende di solito a tenere nascoste le maggiori manifestazioni della Sua potenza. Dio preferisce far venire “qualcosa di buono da Nazareth” (Giovanni 1:46) e nascondere la Sua gloria sotto una pelle di tasso. Come il Signore, anche la Chiesa è priva di bellezza esteriore o di attrattive agli occhi del mondo. La sua bellezza è nascosta e nota solo a Dio e a coloro che sono nati da Lui.

La Chiesa è forte solo quando è debole. È piena solo quando è vuota. La Chiesa dimostra la saggezza della croce nel suo rifiuto di tutte le false forme di potere, attraverso una rassegnata fede nel “Dio che risuscita i morti”. Una fede simile non può essere scossa da nessuna potenza terrena. È tanto libera di vivere che di morire. “Se il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:36). La libertà vera è la libertà dell’amore che spazza via la paura (1 Giovanni 4:8).

È molto significativo il fatto che solo una Chiesa che è perfetta nell’amore può essere impavida di fronte alla morte, e questo è esattamente il modo in cui il libro di Daniele e l’Apocalisse dipingono i santi della tribolazione. Come Gesù imparò l’obbedienza dalle cose che dovette soffrire, così anche la Chiesa degli ultimi tempi sarà perfezionata attraverso la sofferenza. È un principio inviolabile della fede (Atti 14:22). Che si sia trattato di Giuseppe o di Davide (ma ci sono forse delle eccezioni?), le afflizioni dei figli di Dio hanno stabilito il percorso che Cristo, il Figlio Unigenito, ha compiuto definitivamente (“Non doveva Cristo soffrire …?”). Come Israele dovrà essere, e sarà, condotto alla fine della sua potenza terrena in preparazione della rivelazione di Cristo, così anche la Chiesa sarà portata all’esaurimento della sua forza. “Il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio” (1 Pietro 4:17).

La domanda che segue è: che mezzo utilizzerà Dio per condurre la Chiesa alla sua destinata pienezza? In che modo ci porterà da qui a lì, come corpo? Possiamo credere a questa gloria “manifesta” per Israele, alla fine della sua tribolazione, ma non credere ad un simile esito per la Chiesa?

Se fossi un insegnante che deve assegnare un compito, mi piacerebbe raccogliere le impressioni collettive su ciò che la Bibbia dice riguardo a come Dio intende condurre la Sua Chiesa al compimento del suo destino escatologico in preparazione del ritorno di Israele.

Si noti che, nel momento stesso in cui la Chiesa viene glorificata, Israele viene convertito. La salvezza di Israele non avviene gradualmente, ma improvvisamente, tutta insieme e tutta in un unico momento (Isaia 59:21; 66:8; Ezechiele 39:22; Zaccaria 3:9; 12:10; Matteo 23:29; Atti 3:21; Romani 11:26; Apocalisse 1:7), al momento stabilito (Salmi 102:13; Daniele 9:24; 11:35). La salvezza di Israele nel giorno del Signore può essere paragonata alla divina e improvvisa conversione di Paolo sulla via di Damasco.

Si noti anche come la salvezza di Israele è collegata alla potenza del ritorno di Cristo e alla prigionia millenaria di Satana. Molto significativamente, la fine del mistero di Dio (Apocalisse 10:7) coincide con la distruzione del “velo che copre la faccia di tutti i popoli” (Isaia 25:7), e con il tempo di Satana, che inizia con la rivelazione del mistero dell’iniquità nell’incarnazione dell’Uomo di Peccato.

di Reggie Kelly – traduzione  a cura di Sequenza Profetica


"Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
E guardatevi dagli uomini; perché vi metteranno in man de’ tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe;
 
e sarete menati davanti a governatori e re per cagion mia, per servir di testimonianza dinanzi a loro ed ai Gentili."
(Matteo 10:16-18)

http://consapevolinellaparola.blogspot.com/2016/03/dove-dio-sta-portando-la-chiesa.html

lunedì 21 marzo 2016

Profezia Biblica, importante o marginale?



Nella seconda lettera di Pietro si trova un termine unico. Al capitolo 2:3 sta scritto che gli uomini saranno sedotti con parole “false” (alla lettera “fabbricate”). Plastois è la parola che si trova nel testo originale, essa compare soltanto in questo passo del Nuovo Testamento e ricorda la plastica avendone la stessa radice linguistica. Oggi esistono molti oggetti, piante, fiori o generi alimentari che vengono imitati molto abilmente. In molte vetrine è esposta della frutta di plastica, lucida e attraente, che fa venire l’acquolina in bocca. Eppure il suo valore nutritivo è nullo e la delusione sarebbe grande se si cadesse nell’inganno. Per quanto riguarda il nutrimento spirituale, la frutta di plastica equivale approssimativamente a quello che il mondo ha da offrire con le sue sette, filosofie e ideologie. Esse lasciano l’anima dell’uomo vuota e affamata, offrono un surrogato indigesto del cibo vitale. Talvolta il loro consumo è persino letale.
Tanto più impressionante il contrasto con la vera parola di Dio, che la stessa lettera definisce “profetica” (2 Pietro 1:19). Profetico significa vivente, efficace, che si realizza tanto nel giudizio quanto nella grazia. E’ proprio questo meraviglioso fenomeno della profezia che convince molti scettici e dubbiosi e li porta alla fede vivente in Gesù.

Esempi di profezie che si sono avverate


Un cristiano americano testimoniò a un ebreo del Messia risorto. Insieme studiarono ciò che sta scritto nella Bibbia. Nel profeta Daniele lessero alcuni particolari della venuta del Messia e della sua morte, e il fatto che dopo il supplizio, il santuario sarebbe stato distrutto (Daniele 9:26). Il tempio, il santuario, era in macerie ormai da quasi due millenni. Il Messia quindi doveva essere venuto prima della sua distruzione, ma il popolo ebraico continuava ad aspettare la venuta dell’Unto. C’era qualcosa che non tornava.

Lentamente quel figlio di Abraamo iniziò a capire che soltanto una persona apparve prima della distruzione del tempio affermando di essere il Messia, e fu rifiutato proprio come sta scritto nella stessa profezia di Daniele: Gesù di Nazaret. Quando il cristiano americano gli mostrò la profezia di Zaccaria, dove si legge che gli ebrei aspetteranno il Dio vivente che hanno trafitto (Zaccaria 12:10), egli riconobbe il vero Salvatore vivente, affidò la sua vita a quel Gesù Cristo risorto e confessò come Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!“.

Esistono numerosi altri esempi di persone alla ricerca della verità, che hanno trovato la fede grazie alla parola profetica; fra gli altri anche l’autore di queste righe. Il suo ateismo è crollato di fronte alle profezie che si riferiscono al popolo d’Israele.

Quanto sia attuale e vivente la profezia biblica lo dimostra, per esempio, il Salmo 83. “O Dio, non restare silenzioso! Non rimanere impassibile e inerte, o Dio! Poiché ecco, i tuoi nemici si agitano, i tuoi avversari alzano la testa. Tramano insidie contro il tuo popolo e congiurano contro quelli che tu proteggi. Dicono -Venite, distruggiamoli come nazione e il nome d’Israele non sia più ricordato!-” (v. 1-4). Sebbene risalgano a a. 3.000 anni fa, queste parole sembrano essere una citazione dei discorsi di Hezbollah, Hamas o di Ahmadinejad. Si potrebbe persino pensare che il presidente dell’Iran abbia meditato il Salmo 83!

Nella sua ricchezza profetica, la Bibbia è unica. Nessun altro libro religioso al mondo presenta una profezia dettagliata, né il Corano, né la Bhagavadgita, né gli Edda, né altri. La Bibbia è l’unico libro di tutta la storia dell’umanità che scrive la storia anticipando il futuro e non guardando al passato: un fatto senza precedenti e irripetuto.

Se per esempio si confronta Deuteronomio 28 con la storia del popolo d’Israele, bisogna riconoscere, se si vuole essere intellettualmente onesti, che deve essere stato scritto da un Dio onnisciente, o comunque da qualcuno che conosce il futuro. Fra l’altro, in questo che è il passo profetico più ampio della Bibbia, sono anticipate le due grandi catastrofi della storia del popolo ebraico. Il versetto 36 predice la prima deportazione, il versetto 64 la successiva diaspora in tutto il mondo. E’ da notare che nel versetto 36, quando si parla del primo esilio, si nomina anche un re. In effetti, quando Israele fu deportato nell’esilio babilonese fra un popolo straniero, era governato da un re, come è scritto esplicitamente in Deuteronomio. Si trattava di Sedechia, l’ultimo re di Gerusalemme.

Nella seconda diaspora, a cui accenna il versetto 64, non si parla più di un re. In realtà, quando Israele fu disperso in tutto il mondo dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C, gli ebrei non avevano più re. Gesù di Nazaret, il vero re degli ebrei, era stato rifiutato nella generazione precedente. Dio esige proprio questa prova di fronte alle pretese di un mondo pagano multireligioso: “Annunziateci quel che succederà più tardi e sapremo che siete degli dei” (Isaia 41:23).

Da quando è vissuto Einstein, sappiamo che il tempo e lo spazio non sono delle dimensioni indipendenti bensì interdipendenti. Un creatore onnipresente nello spazio, secondo la definizione di Dio, deve essere anche onnipresente nel tempo, ossia eterno. Proprio questa prova ci viene offerta dall’autore della Bibbia. Egli è in grado di predire gli avvenimenti migliaia di anni prima che si realizzino perché per Dio la loro distanza temporale non rappresenta alcun problema: per lui mille anni sono come un giorno e un giorno è come mille anni (2 Pietro 3:8).

Esempi di dettagli profetici 


Davide, per esempio, descrive la crocifissione in modo sorprendentemente dettagliato (Salmo 22). Parla del fatto che le mani e i piedi sono forati (v. 17) in un’epoca in cui la pena della crocifissione ancora non esisteva. Ai suoi tempi, fra gli ebrei la pena di morte veniva inflitta con la lapidazione. Che i piedi di Gesù siano stati forati non sta scritto nero su bianco nel Nuovo bensì nell’Antico Testamento. Vorremmo nominare ancora un episodio nei nostri giorni è di sorprendente attualità. Nel libro dell’Apocalisse al capitolo 11, viene descritto un avvenimento particolare. Si parla dei due testimoni di Dio che muoiono per mano della bestia salita dall’abisso (v. 7), le cui salme restano sulla piazza di Gerusalemme per tre giorni e mezzo, e del fatto che il mondo intero si congratula per la fine di quei due profeti. In seguito essi tornano in vita (v. 11). Uno dei commentatori dell’ultimo libro della Bibbia, vissuto alla fine del XIX secolo, si chiese come sarebbe stato possibile che un avvenimento limitato a un periodo così breve, potesse essere noto al mondo intero. Quando fu scoperta l’America, trascorsero quasi sei mesi prima che la notizia raggiungesse il vecchio continente. La notizia dell’assassinio di Abramo Lincoln, nel 1865, giunse in Europa appena dieci giorni dopo. Nel frattempo, gli Usa avevano già eletto un nuovo presidente. Nel libro dell’Apocalisse sta scritto letteralmente che il mondo intero lo vedrà. “Gli uomini dei vari popoli e tribù e lingue e nazioni vedranno i loro cadaveri per tre giorni e mezzo …” (v. 9). Quando nel libro dell’Apocalisse si trovano questi quattro termini: popoli, tribù, lingue e nazioni, ciò non indica mai un gruppo limitato bensì tutto il mondo abitato. Il commentatore cui abbiamo accennato giunse alla conclusione che, nel tempo a cui si riferiva l’Apocalisse, il telegrafo (alla fine del XIX sec. non si conosce altro) sarebbe stato migliorato a tal punto che il mondo intero avrebbe potuto vedere con i propri occhi quell’avvenimento visibile soltanto per pochi giorni. Per noi la domanda non si pone più. Non appena succede qualcosa di straordinario o un grave incidente sul nostro pianeta, è possibile vederne le immagini il giorno stesso. Il libro dell’Apocalisse, però, fu scritto quasi duemila anni fa, quando le nostre tecniche di comunicazione globale non erano neanche immaginabili. Com’è possibile tale precisione? Soltanto l’Iddio vivente poteva saperlo! Ci sarebbe una lunga serie di esempi che dimostrano che soltanto una persona in possesso di una panoramica completa degli avvenimenti, ed esterna ai minestroni del passato, del presente e del futuro (ossia Dio), può essere in grado di rivelare questo tipo di cose. Dio è dunque il vero autore della Bibbia.

Una dimostrazione dell’esistenza di Dio? 


Anche dal punto di vista scientifico e fisico ciò rappresenta una prova chiara dell’esistenza di un’intelligenza trascendente. La profezia non è fisicamente spiegabile con qualche relazione immanente. Da un punto di vista scientifico, è semplicemente impensabile che un modello esistente (il presente) possa essere messo in relazione a un sistema che ancora non esiste (futuro). Qui, qualsiasi intelligente tentativo di spiegare e definire gli avvenimenti, limitandosi alle leggi del mondo visibile, è destinato a fallire. Se esiste una profezia dettagliata, essa è la prova che il vero Dio ha parlato, che vive, ha vinto la morte e non è un’invenzione dell’uomo. Questo vero Dio ritornerà, come è stato predetto dai profeti fin dall’antichità. Prepariamoci al suo ritorno!

di Alexander Seibel

per gentile concessione di Sequenza Profetica



"Nessuna profezia infatti è mai proceduta da volontà d'uomo, ma i santi uomini di Dio hanno parlato, perché spinti dallo Spirito Santo."
(2 Pietro 1:21)

http://consapevolinellaparola.blogspot.com/2016/02/profezia-biblica-importante-o-marginale.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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