per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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lunedì 3 novembre 2014

L'Israele di Dio

Introduzione

Identificare il popolo di Dio. Cosa s’intende per “Israele di Dio”? Soprattutto tale espressione suscita in noi alcune domande. Chi è per Dio un vero israelita? Iddio, chi considera veramente parte del popolo d’Israele?  Cosa ancora più importante, Yahvé reputa parte del popolo eletto gli israeliti secondo la carne, oppure bisogna soddisfare altre caratteristiche prima di essere definito da parte dell’Onnipotente un ebreo a tutti gli effetti?
Dalla Parola di Dio notiamo che il termine “Israele”, il quale ricorre nella prima volta nel libro della Genesi, significa: “colui che contende o persevera con Dio, oppure Dio contende”. Questo nome fu dato da Dio a Giacobbe e il perché lo possiamo vedere leggendo il brano di Genesi 32,22-32. In esso viene scritto che il patriarca lottò con un uomo che poi si rivelò essere Dio (Genesi 32,29-31) per tutta la notte e a causa di tale perseveranza, il Signore stesso lo benedisse cambiandogli il nome in Israele.
Tale nome gli fu poi confermato in seguito a Betel quando Iddio gli apparve nuovamente, secondo quanto leggiamo, sempre in Genesi: “Dio apparve un'altra volta a Giacobbe, quando tornava da Paddan-Aram, e lo benedisse. Dio gli disse: «Il tuo nome è Giacobbe. Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele sarà il tuo nome». Così lo si chiamò Israele” (Genesi 35,9-10).
Yahvé promise a Israele che da lui sarebbe nata una grande nazione.  Un popolo numeroso che avrebbe dato ai suoi discendenti il territorio corrispondente all’attuale Palestina (Genesi 35,11-12) e come sappiamo le cose andarono proprio così. Giacobbe fu quindi da quel momento in poi, chiamato spesse volte Israele.  Certo, bisogna comunque dire che in molti casi, quando nella scrittura si parla d’Israele, ci si riferisce ai posteri del patriarca, alla nazione ebraica (Esodo 5,1-2). I discendenti di Giacobbe infatti nella Parola di Dio vengono spesso chiamati “figli, casa, popolo, uomini e stato d’Israele (Genesi 32,32; Matteo 10,6; Atti 4,10; 5,35; Romani 9,4; Efesini 2,12).
Si, senza dubbio il popolo ebreo divenne veramente numeroso come la sabbia del mare. Ma bastava essere discendenti naturali di Giacobbe per diventare parte del popolo di Dio? Dei salvati? Era sufficiente appartenere ad una delle dodici tribù d’Israele per sfuggire all’ira divina ed ereditare quindi il Regno dei cieli? Questo studio affronterà proprio tali quesiti menzionati ora e all’inizio di questa introduzione.
Interrogativi da prendere in seria considerazione dato che è in gioco la salvezza stessa dell’individuo. Dopo tutto la medesima Bibbia più volte definisce Yahvé, Dio d’Israele (1Re 14,7) e gli stessi ebrei come il popolo di Yahvé (Esodo 18,1). Frasi, che tenendo conto di una semplice lettura superficiale delle stesse, sembrano sostenere che gli ebrei naturali siano stati eletti a salvezza da Dio solo per il fatto di essere nati tali. Eppure c’è altro da dire, molto altro.
Non ci resta allora che “perderci” nella Parola di Dio, scrutando a fondo e con l’aiuto divino il suo messaggio, senza mai dimenticare di tener conto dell’intera somma delle scritture ispirate perché solo così essa ci condurrà dove vuole lei e non dove vogliamo noi. Yahvé ci conduca allora per mano e passo dopo passo ci mostri la verità biblica sul soggetto “Israele”. Una questione che ha suscitato in passato tante polemiche e sono sicuro purtroppo, ne susciterà pure in futuro.
Israele e la Chiesa
Un argomento decisamente spinoso, al punto che la Chiesa da sempre ha cercato di comprendere il messaggio biblico su tale soggetto controverso. Ebbene anche noi cercheremo di dare una risposta esaustiva, evidenziando il pensiero di Dio a riguardo e incominceremo tale disamina esaminando il tipo di patto che Dio ha con il suo popolo.
Per caso le Sacre scritture ci parlando di due patti distinti, uno con il popolo d’Israele stipulato nell’antico testamento e un altro di differente tipo di patto stipulato questa volta con la Chiesa nel nuovo testamento? Due patti differenti fatti con due popoli differenti? Vi sono varie correnti i pensiero che cercano di dare una risposta esaustiva a tale domanda.
Il dispensazionalismo per esempio afferma che essendo Israele e la Chiesa due popoli distinti, il Creatore li avrebbe trattati in modo differente, promettendo cose diverse ad entrambi. Come se non bastasse, vi sono dispensazionalisti i quali addirittura arrivano a dire che Yahvé avrebbe deciso di salvare l’Israele carnale in un modo e la Chiesa in un altro.
Anche fra chi rigetta il dispensazionalismo, vi sono comunque credenti i quali non vedono Israele e la Chiesa come un popolo unico e che quindi sostengono un diverso tipo di sistema pattale stipulato con entrambi. Quello veterotestamentario in cui vi sarebbero alcune promesse che dovrebbero adempiersi sul questa terra a favore degli ebrei naturali e il patto neotestamentario il quale conterrebbe unicamente promesse divine con adempimento celeste.
Ebbene, le loro conclusioni sulla dottrina del “patto” possono essere condivisibili? Cosa ancora più importante sono suffragate dalla Parola di Dio? Assolutamente, no. Le Sacre scritture ci parlano di un solo patto stipulato da Dio con il suo popolo. Gli eletti di Dio esistono fin dagli inizi del “vecchio testamento”. Infatti si parla di essi dal libro della Genesi in cui troviamo credenti come Set, Noé, Abrahamo, Isacco, Giacobbe e l’elenco potrebbe continuare. Questo perché il popolo di Dio è uno e per una ragione molto valida. Quello che Dio considerava come vero Israele non era altro che la Chiesa la quale esisteva come abbiamo visto già dagli albori della storia dell’uomo.
A conferma di ciò, le Sacre scritture affermano che le parole viventi date da Dio ai suoi tramite Mosé durante il loro pellegrinaggio nella terra promessa, non le aveva donate unicamente a loro, ma pure ai credenti che sarebbero vissuti in seguito (Atti 7,37-38). Di conseguenza, avendo a che fare con un solo popolo è ovvio che con esso stipulò un solo patto. Esso consiste nell’osservanza di diversi suoi precetti fra cui, Il primo, il più importante di essi, riguarda la fede in Cristo, sola via di salvezza (Atti 2,38-39; 4,12). Poi vi è il secondo segno il quale invece rappresenta o simboleggia il ravvedimento e la conversione. Si, parliamo della circoncisione, poi sostituita dal battesimo. Due riti esteriori differenti, ma aventi il medesimo significato (Colossesi 2,11-12) e infine la medesima speranza condivisa da tutti gli eletti vissuti prima e dopo la nascita del Salvatore, il cielo (Ebrei 11,9-16).
Altri elementi che ci aiutano a identificare Israele e la Chiesa come un popolo unico sono i diversi appellativi   dati a entrambi. Per esempio sia Israele che la Chiesa vengono definiti da Dio un “regal sacerdozio e una nazione santa” (Esodo 19,16; 1Pietro 2,9), la vigna di Dio (Isaia 5,7; Giovanni 15,1-6), la sposa di Dio (Salmo 45,9; Apocalisse 21,9-10) e infine ad entrambi viene dato l’appellativo di “Chiesa” (Atti 7,38; Matteo 16,18).
Identificare la Chiesa e Israele come un “corpo unico” con nomi differenti, utilizzati per indicare e parlare sempre di una sola realtà, e cioè della famiglia di Dio è di fondamentale importanza per lo stesso cristiano e la ragione è molto semplice. Affermare che Israele è un qualcosa di distinto dalla Chiesa, e che ha quindi ben poco a che fare con lei, vuol dire guardare il vecchio testamento, il messaggio di Dio esposto nelle scritture ebraiche ed aramaiche come un qualcosa che quasi non lo riguardi. Ciò lo porterà a leggere quella parte della Parola di Dio con distacco, narrare gli avvenimenti esposti nella parte del consiglio di Dio accaduti prima dell’avvento del Messia con freddezza e ciò ovviamente sarebbe assurdo, dato che tutta la Bibbia è utile per il credente in Cristo (2Timoteo 3,16-17).
E’ da rigettare quindi la distinzione artificiosa che molti credenti influenzati dal sionismo, danno ad alcuni passi come Genesi 13,16 e 15,5; con lo scopo di sostenere l’esistenza di due popolo distinti, ebrei naturali e Chiesa, i quali sarebbero entrambi benedetti da Yahvé. Infatti quando Iddio promette ad Abrahamo che i suoi discendenti saranno numerosi come la sabbia del mare (Genesi 13), e le stelle del cielo (Genesi 15) non si riferisce a un Israele carnale e ad uno spirituale, ma si parla sempre del popolo ebreo secondo la carne (Genesi 22,17; Deuteronomio 1,10).
Il vero Israele
Fino ad ora abbiamo cercato di dimostrare con argomentazioni varie come Israele e la Chiesa siano una realtà unica. Vi è però altro da aggiungere. Prove, le quali dimostrano in modo ancora più schiacciante, come Israele e la Chiesa sono una medesima cosa. Incominciamo col dire come la Parola di Dio ci parla di due tipi d’Israele. Di coloro che sono giudei per nascita (Galati 2,15), ossia gli “ebrei carnali”, secondo quanto troviamo scritto in 1Corinzi: “Guardate Israele secondo la carne: quelli che mangiano i sacrifici non hanno essi parte dell'altare?” (1Corinzi 10,18) e l’Israele di Dio (Galati 6,16). Tale popolo è formato da tutti coloro, giudei e gentili, che hanno “circonciso” il loro cuore credendo nel Cristo (Romani 2,28-29; Galati 3,29; Filippesi 3,3).
“Non tutto Israele è Israele”
Questa frase di Paolo fa veramente riflettere. Essa è una parte di un passo che troviamo proprio nella lettera ai romani e precisamente nel capitolo nove, in cui l’apostolo fa una chiara distinzione tra il falso e il vero Israele. Fra gli autentici e i falsi giudei. Leggiamo come: “Tuttavia non è che la parola di Dio sia caduta a terra, poiché non tutti quelli che sono d'Israele sono Israele. né per il fatto di essere stirpe d'Abraamo, sono tutti figli d'Abraamo; anzi: «É in Isacco che ti sarà riconosciuta una discendenza». Cioè, non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli della promessa sono considerati come discendenza” (Romani 9,6-8).
Il concetto ispirato di Paolo è chiarissimo. Non è la discendenza naturale a rendere un giudeo, un vero israelita, un figlio di Dio, bensì i figli della promessa. Ebbene qual’ è il significato di tale affermazione? Cosa ha voluto dirci “l’apostolo dei gentili” con: figli della promessa”?  Nell’epistola ai galati troviamo la risposta a tale quesito. E’ Paolo stesso che ce ne spiega il significato: “sappiate pure che coloro che sono dalla fede sono figli di Abrahamo” (Galati 3,7-9). Si, Iddio riconosce come suoi figli e figli del padre Abrahamo unicamente coloro che come lui ebbe fede nelle promesse del Creatore. Nella sua Parola benedetta (Romani 4,12).
Essi ci sono sempre stati nella nazione israelita, fin dall’inizio, anche se come ha affermato Paolo non tutti avevano fede in Lui e nel suo Messia predetto fin dall’inizio e poi manifestatosi sulla terra nella pienezza dei tempi. Dopo di che ha incominciato a trarre da questa umanità degradata, un popolo per il suo nome, soprattutto tra i gentili. Ormai già da tempo Iddio aveva decretato di rigettare Israele in quanto nazione, pur continuando ad avere un residuo eletto fra il medesimo popolo ebraico e in maniera decisamente maggiore tra i gentili in seguito (Isaia 65,15; Matteo 21,43). Questo dimostra quanto fosse fallace la pretesa dei giudei quando pretendevano di essere parte del popolo di Dio solo perché dicevano di discendere da Abrahamo, di essere discendenti naturali del patriarca (Matteo 3,9).
Qual è la vera circoncisione?
Credo che arrivati a questo punto abbiamo tutti capito come la Parola di Dio consideri gli “ebrei spirituali”. Ossia tutti coloro che hanno creduto in Gesù Cristo. Essi sono il vero Israele. A loro vanno le promesse di Dio, e non certamente a un popolo carnale e di discendenza naturale. D'altronde Iddio può promettere le sue benedizioni unicamente ai “figli della promessa” (Romani 9,8; Galati 4,22-23) per questo motivo vengono definiti tali. Costoro, come afferma Paolo nel capitolo quarto dell’epistola ai cristiani della Galazia, sono simboleggiati da Isacco, il figlio nato dalla donna libera, Sara. Accostamento più che appropriato dato che essi essendo stati liberati dal peccato grazie all’opera del Cristo possono senza dubbio definirsi liberi. I nemici della grazia invece sono rappresentati d Ismaele, figlio della serva di Abrahamo, Agar. Costoro infatti essendo invece schiavi dei loro peccati non possono certamente definirsi liberi, ma servi del loro padrone, Satana.
Paolo parando ai cristiani di Filippi poté dire senza tema di smentita di essere loro la vera circoncisione: “veri circoncisi infatti siamo noi che serviamo Dio nello Spirito e ci gloriamo in Cristo Gesú senza confidarci nella carne” (Filippesi 3,3). La precisazione dell’apostolo a tale riguardo era senza dubbio necessaria. Infatti nella Chiesa del primo secolo alcuni ritenevano che il rito della circoncisione dovesse essere ancora praticato. Saulo di Tarso però mette in guardia i propri conservi da queste persone sostenendo giustamente che a contare fosse la circoncisione del cuore e non un rito a causa del quale si mutilava una parte del proprio corpo (Filippesi 3,2).
Certo, la circoncisione fu ordinata da Dio già ai tempi di Abrahamo (Giovanni 17,9-12). Esso come qualsiasi altro rituale aveva un significato spirituale. E’ Dio stesso ad esporcerlo proprio nel libro del Deuteronomio: “Circonciderete perciò il prepuzio del vostro cuore e non indurite piú il vostro collo” (Deuteronomio 10,16). In pratica il circoncidere il prepuzio del membro rappresentava la “circoncisione del cuore”. Si, la sua conversione (Deuteronomio 30,6). Il rendere un cuore di pietra in uno di carne, cosa che solo Iddio poteva fare mediante la rigenerazione (Ezechiele 36,26). Questo significato lo ha poi ereditato il battesimo, sacramento che ha preso il posto della circoncisione sostituendola in tutto e per tutto, tranne che nel rito esteriore (Confrontare Genesi 17,9-13; Deuteronomio 10,16; e Geremia 4,4; con Colossesi 2,11-12; Atti 2,38; 3,19; 22,16).
Avere il cuore circonciso è quindi un tratto caratteristico dei veri israeliti, i cristiani. Un popolo il quale, contrariamente a quanto afferma il dispensazionalismo, è esistito fin dagli inizi della storia umana. Una storia salvifica che ha avuto sempre il Cristo come centro, la sola via che poteva e può portare al Padre, alla vita eterna (Giovanni 14,6). Non due popoli, quindi, uno veterotestamentario (Israele) e un altro neotestamentario (la Chiesa), bensì una folla immensa la quale risale dalla notte dei tempi e il cui numero si completerà con il ritorno del Salvatore. Questa gente eletta ha un solo fondamento. Infatti, Gesù Cristo rispondendo all’apostolo Pietro, dopo la dichiarazione di fede di quest’ultimo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, affermò che su quella “pietra”, si sull’affermazione di Simone, avrebbe edificato la sua Chiesa composta da persone di ogni sorta (Matteo 16,16-18). Una promessa quella del Redentore già espressa nel primissimo libro della Genesi da Yahvé in persona. Leggiamo le sue parole: “E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno” (Genesi 3,15). Quel seme è il Messia. Colui che avrebbe liberato il suo popolo dai peccati schiacciando la testa del serpente, grazie la sua opera redentrice.
A conferma di quanto sto affermando lo possiamo trovare nel termine greco “ekklesia” (Chiesa) presente in Ebrei 2,12;  il quale viene attribuito al popolo di Dio neotestamentario. Ebbene tale espressione è utilizzata anche nelle scritture ebraiche sia pur nella sua forma ebraica “qahal”, sempre con il fine di identificare i santi di Dio: “annunzierò il tuo nome ai miei fratelli; ti loderò in mezzo all'assemblea” (Salmo 22,22). Si, la Chiesa di Dio esisteva ancor prima della venuta del Messia in questo mondo.
Il Cristo non appartiene quindi solamente alla dispensazione neotestamentaria. Basta leggere quello che disse ai giudei, quando si discuteva sulla sua identità per capirlo: “Abrahamo, vostro padre, giubilò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò” (Giovanni 8,56). Il Cristo è di tutti coloro che hanno creduto, senza distinzione di epoca. Anche Abrahamo credette nel Messia e ottenne la salvezza mediante la fede in Lui. Non solo, con la salvezza il patriarca divenne pure erede delle promesse del Salvatore, le medesime di cui sono diventati eredi tutti coloro che come lui hanno creduto.
Possiamo trovare molteplici esempi che lo confermano. Abele, Enoc, Isacco, Giacobbe, Giuseppe (Ebrei 11,4-26). Tutti costoro intrapresero lo stesso cammino di Abrahamo. Come lui credettero nel Messia ottenendo la redenzione. Si, anch’essi avevano conosciuto e posto fede nel Cristo. Di conseguenza diventarono eredi pure loro delle medesime promesse compresa quella evidenziata dallo scrittore agli ebrei, sempre nel capitolo undicesimo: “Coloro infatti che dicono tali cose dimostrano che cercano una patria.E se avessero veramente avuto in mente quella da cui erano usciti, avrebbero avuto il tempo per ritornarvi.Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, perché ha preparato loro una città” (Ebrei 11,15-16).
Quella patria è la Gerusalemme celeste (Ebrei 12,22: Apocalisse 21,2). La casa futura di tutti i santi di Dio, (Salmo 89,7; 1Corinzi 1,2) e noi sappiamo come vi sia un solo modo per essere santi. Quello di essere beneficiati dell’opera del Redentore (1Corinzi 6,9-11; Ebrei 2,9-11). Un Salvatore il quale non ha mai cessato la sua opera di mediatore come chiaramente ci fa comprendere il profeta Zaccaria: “Allora l'angelo dell'Eterno prese a dire: «O Eterno degli eserciti, fino a quando continuerai a non avere compassione di Gerusalemme e delle città di Giuda, contro le quali sei stato adirato durante questi settant'anni?». Quindi all'angelo che parlava con me, l'Eterno rivolse parole buone, parole di conforto” (Zaccaria 1,12-13). L’Angelo dell’Eterno, il Figlio di Dio ha esercitato da sempre e in modo incessante la sua opera di mediatore fra Dio e il suo popolo, anche durante il periodo di Zaccaria!
Quale meraviglioso privilegio per i santi di Dio di ogni tempo, sapere di avere ricevuto tale grazia. Un intercessore il quale nel continuo intercede per loro e tutto questo perché rimanga viva quella promessa, quella speranza di cui abbiamo parlato pure in precedenza e che i credenti in Cristo di ogni tempo hanno sempre coltivato nel loro cuore. Ci riferiamo ovviamente all’eredità che l’Altissimo ha promesso di elargire ai suoi. Leggiamo cosa ha da dirci il profeta Daniele a riguardo: “Poi il regno, il dominio e la grandezza dei regni sotto tutti i cieli saranno dati al popolo dei santi dell'Altissimo; il suo regno è un regno eterno, e tutti i domini lo serviranno e gli ubbidiranno” (Daniele 7,27). Il Regno di cui parla Daniele è lo stesso descritto dall’apostolo Giovanni nel libro di Apocalisse: “Poi il settimo angelo suonò la tromba e si fecero grandi voci nel cielo, che dicevano: «I regni del mondo sono divenuti il regno del Signor nostro e del suo Cristo, ed egli regnerà nei secoli dei secoli” (Apocalisse 11,15). Un regno dato per l’appunto ai santi (Salmo 85,8; 1Corinzi 14,33). Alla famiglia di Dio la quale ha sempre fondato le sue certezze sul fondamento sia degli apostoli che dei profeti. Fondamento che a sua volta poggia sul Cristo, la pietra angolare e fondamento universale dell’intera Chiesa (Efesini 2,19-22).
Non credo vi siano dubbi di sorta. La teoria dispensazionalista e la sua dottrina dei due popoli è veramente priva di fondamento biblico. Eppure a tutt’oggi si continua a trovare credenti che si ostinano a distinguere Israele dalla Chiesa. Continuano a dire che Israele è un popolo terreno mentre la Chiesa è un popolo celeste. Che le promesse di Dio riguardanti l’Israele naturale sono differenti da quelle fatte alla Chiesa. Dimostrano veramente di essere prigionieri di questa falsa dottrina. Continuano a “comprendere” la Bibbia leggendola e inquadrandola secondo l’ottica dispensazionalista, travisando in modo sistematico l’insegnamento in essa contenuto. Purtroppo fino a quando non si libereranno di questi schemi e preconcetti dottrinali, non riusciranno mai a vedere la verità. Quale?
Dio non guarda, la razza, l’aspetto, le distinzioni naturali, sociali e culturali di un qualsiasi popolo, ma come affermò Pietro: “In verità io comprendo che Dio non usa alcuna parzialità; ma in qualunque nazione chi lo teme e opera giustamente, gli è gradito” (Atti 10,34-35). Pietro pensava che Dio voleva salvare solo gli ebrei, che avesse un occhio di riguardo unicamente per loro. Il Signore invece fece capire come davanti a Lui non ci sono né giudei e né greci (Galati 3,28). La sola cosa che guarda Iddio è il cuore della persona (Salmo 73,1). E’ quello il “metro di misura” da Lui utilizzato per distinguere i suoi eletti dai reprobi.
La legge scritta nei propri cuori
Anticamente Yahvé quando si manifestò all’Israele naturale, fece scrivere la sua legge su tavole di pietra. Non sarebbe sempre stato così però. Infatti già tramite il profeta Geremia, Iddio rivelò agli israeliti: “Ecco, verranno i giorni», dice l'Eterno, «nei quali stabilirò un nuovo patto con la casa d'Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che ho stabilito con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese di Egitto, perché essi violarono il mio patto, benché io fossi loro Signore», dice l'Eterno. «Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d'Israele dopo quei giorni», dice l'Eterno: «Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo”. (Geremia 31,31-33).
     Quando il profeta parla di “quei giorni” si riferisce proprio agli “ultimi giorni” al periodo che va dalla prima alla seconda venuta del Messia (2Timoteo 3,1). Anticamente i regni d’Israele e di Giuda si erano separati per poi riunirsi dopo il ritorno dall’esilio babilonese. Analogamente, giudei e gentili, un tempo separati furono poi uniti in Cristo come promesso dal redentore medesimo in Giovanni 10:16: “Io ho anche delle altre pecore che non sono di quest'ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge e un solo pastore”. Prima della venuta del Salvatore, il Creatore riuniva i suoi eletti entro i “confini” dell’Israele naturale, dopo l’opera redentrice del Figlio, il Padre celeste volse poi la sua attenzione anche ai gentili (Atti capitoli 10 e 11).
      L’attenzione che Dio avrebbe posto al popolo gentile col fine di salvarlo fu profetizzata persino nelle scritture del “vecchio testamento” e precisamente nel libro del profeta Osea: “Tuttavia il numero dei figli d'Israele sarà come la sabbia del mare, che non si può misurare né contare. E avverrà che invece di essere detto loro: "Voi non siete mio popolo", sarà loro detto: "Siete figli del Dio vivente" (Osea 1,10). Costoro ai quali Iddio si riferisce definendoli non “parte del suo popolo” ossia l’Israele naturale, bensì suoi figli, sono per l’appunto i gentili.
Che questo sia il pensiero ispirato di Osea, ne abbiamo conferma proprio l’apostolo Paolo nell’epistola ai Romani:  “e ciò per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria, cioè verso di noi, che egli ha chiamato non soltanto fra i Giudei ma anche fra gli stranieri? Così egli dice appunto in Osea: «Io chiamerò "mio popolo" quello che non era mio popolo e "amata" quella che non era amata»; e «Avverrà che nel luogo dov'era stato detto: "Voi non siete mio popolo", là saranno chiamati "figli del Dio vivente" (Romani 9,23-26).
Ebbene, tale profezia si adempì proprio quando incominciò l’annuncio del vangelo. Mediante la predicazione della “Buona notizia”. Testimoniando il Cristo giudei e gentili di ogni sorta entrarono a far parte del Regno del Salvatore, parte del suo popolo, la Chiesa. Si, ebrei e pagani convertiti al Messia, poterono realmente definirsi figliuoli di Abrahamo perché come lui credettero nell’Unto di Yahvé (Romani 4,11-12; Galati 3,26-29). Diventando quindi un popolo unico senza distinzione di razza o di altro.
Il profeta Osea però non era l’unico che per grazia di Dio rivolse la sua attenzione ai gentili. Anche il profeta Amos profetizzò a loro riguardo. Infatti nel capitolo nove del suo libro troviamo scritto: “Quel giorno io rialzerò la capanna di Davide che è caduta,ne riparerò i danni, ne rialzerò le rovine,la ricostruirò com'era nei giorni antichi,affinché possegga il resto di Edom e tutte le nazionisulle quali è invocato il mio nome»,dice il SIGNORE che farà questo” (Amos 9,11-12). In pratica quando Amos parla della “capanna” o “tabernacolo” di Davide, egli non fa altro che riferirsi alla Chiesa. Un edificio spirituale che alla pienezza dei tempi, grazie alla persona e all’opera del Cristo, sarebbe stato riedificato riedificato in modo da accogliere anche ogni sorta di persone provenienti da tutto il mondo.
Per tale motivo, l’apostolo Paolo potè testimoniare tale sacrosanta verità ai cristiani di Efeso:  “e per riconciliare ambedue con Dio in un sol corpo per mezzo della croce, avendo ucciso l'inimicizia in se stesso. Ed egli venne per annunziare la pace a voi che eravate lontani e a quelli che erano vicini, poiché per mezzo di lui abbiamo entrambi accesso al Padre in uno stesso Spirito. Voi dunque non siete più forestieri né ospiti, ma concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Gesù Cristo stesso la pietra angolare, su cui tutto l'edificio ben collegato cresce per essere un tempio santo nel Signore, nel quale anche voi siete insieme edificati per essere una dimora di Dio nello Spirito” (Efesini 2,16-22).
Grazie al Cristo, non solo gli ebrei convertiti, ma anche i gentili rigenerati hanno libero accesso al Padre per mezzo del Signore Gesù e mediante lo Spirito di Dio. Infatti entrambi i gruppi diventati per la potenza di Dio un popolo unico hanno in comune un unico fondamento, Gesù Cristo il giusto.

                                                                    “Tutto Israele sarà salvato”
     Vi è un brano presente nell’epistola ai romani, il quale è stato spesso oggetto di discussione fra teologi e semplici credenti. Esso si trova nel capitolo undicesimo e precisamente nel verso ventiseiesimo. Leggiamolo insieme: “Perché non voglio, fratelli, che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi in voi stessi, che ad Israele è avvenuto un indurimento parziale finché sarà entrata la pienezza dei gentili, e così tutto Israele sarà salvato” (Romani 11,25-26).
Saulo di Tarso, scrivendo ai cristiani di Roma, rivela loro che Iddio ha parzialmente indurito il cuore degli israeliti naturali e che esso continuerà fino a quando il numero degli eletti presenti nel popolo gentile raggiungerà la pienezza. Solo allora Yahvé salverà tutto Israele dopo aver ovviamente cessato di indurire parzialmente il loro cuore.
Ebbene, cosa ha voluto dire l’apostolo quando ha scritto che sarebbe stato salvato “tutto Israele”? Come affermato sopra vi sono diverse tesi a riguardo. Cercheremo di elencarle tutte.
Una parte di cristiani applicano tale avvenimento, la salvezza dell’intero popolo israelita, come un qualcosa che deve accadere in futuro. Non solo, costoro affermano che si tratta unicamente di giudei naturali, i quali successivamente si convertiranno al Signore. Una seconda serie di credenti invece afferma che la salvezza di “tutto Israele” è un qualcosa che sta avvenendo già al presente, così come si sta realizzando fin dal passato e si completerà in futuro. Essi pensano che l’espressione presente in Romani 11,26; si riferisca non solo ai giudei naturali ma anche ai gentili.
Certo, Paolo quando parla di tutto Israele non si riferisce certamente ad ogni ebreo senza eccezione alcuna, dato che vi sono stati e ci sono tutt’ora purtroppo, israeliti naturali che non si convertono al Cristo. D’altronde lo stesso apostolo sempre nell’epistola ai romani ci tiene a precisare come non tutto l’Israele naturale è il vero Israele (Romani 9,6).  Oltretutto già in precedenza ho affermato abbondantemente quale sia per Dio il vero Israele e come fare per diventarlo e cioè credere in Gesù Cristo.
Di conseguenza, non dobbiamo certo aspettarci la salvezza d’Israele in quanto nazione dato che davanti a Dio, come sappiamo, non vi sono ne giudei e ne gentili e che il suo progetto è semplicemente quello di formare un popolo composto da persone di ogni sorta (Apocalisse 7,9-14). Un popolo che si sta formando fin dagli arbori del genere umano e che continuerà fino a quando, come dice Paolo, “tutto Israele sarà salvato”. Tutto ciò non si riferisce quindi unicamente a un adempimento futuro, bensì riguarda anche il passato e presente.

Ebbene, quale sarebbe allora la giusta interpretazione da dare al passo di Romani 11,26? A mio avviso l’apostolo Paolo in quel caso si riferisce sia ai gentili che ai giudei. A persone di tutte le nazioni le quali, secondo il decreto eterno di Dio, entreranno a far parte del numero degli eletti. La scrittura stessa secondo me, porta a tale conclusione, l’abbiamo visto abbondantemente. Cristo e unicamente Lui è il metro di misura per riconoscere un vero israelita. Chi appartiene al Figlio di Dio fa parte d’Israele, altrimenti non viene riconosciuto da Dio come tale. 
di Gaetano Rizzo

sabato 23 marzo 2013

La restaurazione e la conversione dei giudei



Sermone N. 582
Predicato la sera del giovedì 16 giugno 1864,
dal Reverendo C. H. Spurgeon
al Tabernacolo Metropolitano di Londra, Newington
 a sostegno dei Fondi della Società Britannica per la Propagazione del Vangelo tra i Giudei.

 “La mano del Signore fu su di me e mi trasportò nello Spirito del Signore, e mi fece sedere nel mezzo della valle, che era piena di ossa, e mi fece passare vicino ad esse, tutt’attorno: ed ecco, ce n’erano tantissime nella aperta valle. Ed ecco, erano molto secche. Ed Egli mi disse, Figlio d’uomo, possono rivivere queste ossa? Ed io risposi, O Signore Dio, Tu lo sai. Di nuovo Egli mi disse, Profetizza su queste ossa e dì loro, O voi ossa secche, ascoltate la parola del Signore. Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, Io farò entrare il respiro in voi e voi rivivrete: Io stenderò dei tendini e farò crescere della carne su di voi e vi ricoprirò con della pelle, e metterò il respiro in voi e voi rivivrete. E conoscerete che Io sono il Signore. Così profetizzai come mi era stato comandato: e come io profetizzavo, ci fu un rumore ed ecco uno scuotimento e le ossa si accostarono, l’una all’altra. E quando guardai, ecco, i tendini e la carne vennero su di esse e la pelle le ricoprì: ma non c’era respiro in loro. Allora Egli mi disse, Profetizza al vento, profetizza Figlio d’uomo e dì al vento, Così dice il Signore Dio: Vieni dai quattro venti, O Respiro e alita sopra a questi uccisi, cosicché possano riprendere vita. Così profetizzai come Egli mi comandò e il respiro entrò in essi e tornarono in vita e si rizzarono in piedi, un esercito estremamente grande.” Ezechiele 37:1-10.
 
Questa visione è stata usata, dal tempo di Gerolamo in avanti, come una descrizione della resurrezione e certamente potrebbe essere adattata in tal modo con grande effetto. Che visione del gran giorno le parole rappresentano davanti all’occhio della mente! Il grande esercito dei vivi, che un tempo era morto, sembra rimettersi in moto dal momento che leggiamo. Qui, pure, abbiamo una domanda opportuna ed appropriata che ci si deve porre in un sepolcro - “Figlio d’uomo, possono rivivere queste ossa?” Abbassando lo sguardo nella fossa tenebrosa, o guardando il becchino che tira su le reliquie decomposte, un tempo infuse di vita, l’incredulità può ben suggerire la richiesta - “Possono rivivere queste ossa?” La fede non può, in ogni momento, dare una risposta più soddisfacente di questa - “O Signore, Tu lo sai.” Ma, mentre questa interpretazione della visione può essere assai confacente come adattamento, deve essere piuttosto evidente ad ogni persona ragionevole che questo non è il significato del passo. Non c’è alcuna allusione da parte di Ezechiele alla resurrezione dei morti e un tale soggetto sarebbe stato del tutto lontano dal proposito del discorso del Profeta. Credo che egli non stesse pensando alla resurrezione dei morti più che alla costruzione di S. Pietro a Roma, o all' emigrazione dei Padri Pellegrini! Questo soggetto è completamente estraneo all’argomento a portata di mano e non ci potrebbe essere alcuna possibilità che si sia insinuato nella mente del Profeta. Egli stava parlando del popolo d’Israele e profetizzando riguardo a loro. E in modo evidente la visione, secondo l’interpretazione di Dio stesso, riguardava loro e solo loro, perché “queste ossa sono l’intera casa d’Israele”. Non era una visione che riguardava tutti gli uomini, né, davvero, riguardava ogni uomo quanto alla resurrezione dei morti - essa aveva un rapporto diretto e speciale con il popolo giudaico. 

Questo passo, d'altra parte, è stato usato molto frequentemente, e oserei dire molto convenientemente, per descrivere il risveglio di una Chiesa decaduta. Questa visione potrebbe essere vista come descrittiva di uno stato di tiepidità e letargia spirituale in una Chiesa quando si venga penosamente a porre la domanda - “Possono rivivere queste ossa?” Può quel fiacco ministro risvegliarsi a potenza vivente? Possono questi freddi diaconi infuocarsi di santo fervore? Possono quei membri non spirituali risorgere a qualcosa di simile ad ardente, santa abnegazione? È possibile che la sonnolenta Chiesa formalista si avvii a un vero ardore? Tali suggerimenti mentali possono ben essere venuti a molte menti del tempo della Riforma. Sembrava davvero impossibile, quando il Cattolicesimo era nella sua potenza, che la vita spirituale dovesse mai ritornare di nuovo alla Chiesa. La pietà sembrava essere morta e sepolta e il convento, il clero, la superstizione e l’inganno, come dei grandi sepolcri, avevano inghiottito tutto ciò che vi era di buono. Ma il Signore apparve al Suo popolo e riportò fuori dal sepolcro la sepolta Verità di Dio, e ancora una volta, in ogni parte del mondo conosciuto, il nome di Gesù Cristo fu innalzato e la sana dottrina venne predicata! Così avvenne anche nel nostro paese. Quando sia la Chiesa Anglicana che i dissidenti erano caduti nella morte spirituale avremmo potuto ben dire - “ Possono rivivere queste ossa? ” Ma Whitfield e Wesley vennero fatti sorgere da Dio ed essi profetizzarono alle ossa secche, ed esse si rizzarono in piedi - ripiene dello Spirito di Dio - “un esercito estremamente grande”. Che le folle di Kingsdown e le moltitudini al Kennington Common raccontino della vivificante potenza del nome di Gesù! Chiese decadute possono molto certamente essere rianimate per mezzo della predicazione della Parola accompagnata dalla venuta del “respiro” celeste dai quattro venti. O Signore, mandaci tali risvegli adesso, perché molte delle Tue Chiese ne hanno bisogno - esse sono pressoché morte come i cadaveri che dormono attorno a loro nel cimitero. Ma, pur ammettendo che questo sia un adattamento molto calzante del nostro testo, tuttavia siamo del tutto convinti che non sia a questo che si riferisca il passo. Sarebbe completamente estraneo al tipo di pensiero del Profeta il pensare al ristabilimento d’uno zelo precipitato e alla riaccensione d’un amore che sta cessando. Egli non stava considerando né la Riforma di Lutero o di Whitfield, né il risveglio di una Chiesa o di un’altra. No, stava parlando del suo popolo, della sua stirpe e della sua tribù. Egli deve aver sicuramente conosciuto la sua mente e, condotto dallo Spirito Santo, ci dà come una spiegazione della visione. Non - Così dice il Signore, la Mia Chiesa morente sarà restaurata ”, ma - “Io trarrò fuori il Mio popolo dai loro sepolcri e li porterò nella terra d’Israele”. Con grandissima proprietà, questo passo, pure, è stato usato per la consolazione dei Credenti nei loro giorni bui e nuvolosi. Quando essi hanno perso le loro consolazioni, quando le loro gioie spirituali si sono afflosciate come fiori appassiti, quando non sono stati più in grado di 
“ leggere chiari i loro titoli 
alle dimore nei cieli ” 
gli è stato ricordato che Dio poteva ritornare a loro in Grazia e misericordia, che le ossa secche potevano vivere e dovevano vivere! Allora si sono ricordati che lo Spirito di Dio poteva nuovamente venire sul Suo popolo - che persino al tempo in cui erano pronti a rinunciare a ogni speranza e a giacere distesi nella disperazione, Egli poteva venire e ridar così loro vita, affinché i poveri codardi tremanti venissero trasformati in soldati di Dio e rimanesse in piedi un esercito estremamente grande! Nessun sepolcro di dolore può trattenere la gioia immortale di un Credente - il terzo giorno essa risorgerà di nuovo, poiché, come il Signore che la diede, non vedrà mai la corruzione! Le tue consolazioni si accosteranno come fanno le ossa l’una all’altra e un esercito di gioie vivrà nella tua anima. Il passo, certamente, può essere usato senza strappi violenti e ciò potrebbe rendere molta consolazione al popolo di Dio. Ma ci prendiamo tuttavia la libertà di dire che questo non è il succo del discorso del Profeta e che non crediamo che egli stesse pensando a nulla del genere. Noi pensiamo che egli stesse parlando solo del proprio popolo, dei propri “parenti secondo la carne”. Ancora una volta. Non c’è dubbio che abbiamo in questo passo un quadro assai notevole del ristabilimento di anime morte a vita spirituale. Gli uomini per natura sono proprio come queste ossa secche esposte nell’aperta valle. L’intero scheletro spirituale è slogato. La linfa e il midollo della vita spirituale sono stati fatti seccare dall’umanità dell’uomo. La natura umana non è solo morta, ma, come quelle ossa sbiancanti che sono a lungo impallidite al sole, essa ha perso ogni traccia di vita Divina. Volontà e forza se ne sono entrambe andate. La morte spirituale regna indisturbata. Ciononostante, le ossa secche possono rivivere! Con la predicazione della Parola i più vili peccatori possono essere redenti, le più caparbie volontà possono essere conquistate, le più empie vite possono essere santificate! Quando il santo “respiro” viene dai quattro venti, quando lo Spirito Divino discende a possedere la Parola, allora le moltitudini dei peccatori come al giorno consacrato di Pentecoste, si rizzano in piedi - un esercito estremamente grande - per lodare il Signore loro Dio. Ma, badate, questa non è l’interpretazione primaria e propria del testo. È, in verità, nulla più che un caso molto singolare di paragone a quello davanti a noi. Non è il caso stesso. È solamente simile, poiché il modo in cui Dio ristabilisce una nazione è, praticamente, il modo in cui Egli ristabilisce un individuo. Il modo in cui Israele verrà salvato è lo stesso per mezzo del quale ciascun peccatore individuale verrà salvato. Non è, comunque, il caso al quale il Profeta sta puntando. Egli sta guardando alla vasta massa di casi - le moltitudini di esempi, che si troveranno in mezzo al popolo giudeo, di misericordiosa rianimazione e santa resurrezione. La prima e primaria intenzione di Ezeechiele era di parlare di loro e sebbene sia giusto e legittimo prendere un passo nel suo significato più esteso possibile, dato che “nessuna Scrittura procede da personale interpretazione”, tuttavia io ritengo sia un tradimento verso la Parola di Dio trascurare il suo significato primario e dire costantemente - “Tale è il significato primario, ma non ha importanza alcuna ed io userò le parole per un altro soggetto.” Il predicatore della Verità di Dio non dovrebbe rinunciare al significato dello Spirito Santo! Egli dovrebbe aver cura di non metterlo addirittura in disparte. Il primo significato di un testo, il significato dello Spirito, è quello che dovrebbe essere proposto prima e sebbene il resto possa ragionevolmente scaturire da esso, tuttavia il senso primario dovrebbe avere il posto supremo. Abbia il posto più importante nella sinagoga. Sia considerato almeno come non inferiore, sia in interesse che in importanza, a nessun altro significato che possa affiorare dal testo. Il significato del nostro testo, se le parole significano qualcosa, è molto chiaramente come dischiuso dal contesto, in primo luogo, che dev’esserci un ristabilimento politico dei Giudei nella loro terra e alla loro nazionalità. E poi, in secondo luogo, c’è nel testo e nel contesto una dichiarazione molto evidente che dev’esserci un ristabilimento spirituale - di fatto una conversione - delle tribù d’Israele. 
I. Primo, DEV’ESSERCI UN RISTABILIMENTO POLITICO DEI GIUDEI. 
Israele è ora cancellato dalla mappa delle nazioni. I suoi figli sono dispersi in lungo e in largo. Le sue figlie piangono presso tutti i fiumi della terra. Il loro canto sacro è ammutolito - nessun re regna a Gerusalemme! Essa non genera nessun sovrano in mezzo alle sue tribù. Ma essa dev’essere ristabilita! Dev’essere ristabilita “come dai morti”. Quando i propri figli rinunceranno ad ogni speranza in lei, allora Dio apparirà in suo favore. Essa dev’essere riorganizzata - le sue ossa disperse dovranno essere riaccostate assieme. Ci sarà di nuovo un governo autoctono. Ci sarà nuovamente la forma di un nucleo politico. Uno Stato sarà incorporato e un re regnerà. Israele è ora diventato alienato dalla propria terra. I suoi figli, sebbene non possano dimenticare mai la sabbia sacra della Palestina, tuttavia muoiono ad irrimediabile distanza dai suoi consacrati lidi. Ma non sarà così per sempre, poiché i suoi figli gioiranno nuovamente in lei - la sua terra sarà chiamata Beulah - poiché come un giovane sposa una vergine così i suoi figli la sposeranno. “Io vi porrò sulla vostra terra” è la promessa di Dio per loro. Essi cammineranno di nuovo sui suoi monti, ancora una volta si siederanno sotto le sue vigne e gioiranno sotto i suoi fichi! E devono essere anche riuniti. Non ce ne saranno due, né dodici, ma uno - un solo Israele che loderà un solo Dio - che servirà un solo re e quell’unico Re, il Figlio di Davide, il disceso Messia! Essi avranno una prosperità nazionale che li renderà famosi. Anzi, essi saranno così gloriosi che l’Egitto e Tiro e la Grecia e Roma dimenticheranno tutte la loro gloria nello splendore più grande del trono di Davide! Il giorno deve ancor arrivare in cui tutte le alture sussulteranno d’invidia perché questa è la collina che Dio ha scelto! Il tempo verrà in cui il santuario di Sion verrà di nuovo visitato dai piedi perseveranti del pellegrino - quando le sue valli echeggeranno di canti e le sue sommità stilleranno vino ed olio. Se vi è un significato nelle parole questo dev’essere il significato di questo capitolo! Mi auguro di non imparare mai a strappare via il significato di Dio dalle Sue personali Parole. Se vi è qualcosa di chiaro ed evidente, il senso e il significato letterale di questo passo - un significato che non dev’essere fatto sparir via o spiritualizzato - dev’essere evidente che sia le due che le dieci tribù di Israele devono essere ristabilite alla propria terra e che un re deve governare su di esse. “Così dice il Signore Dio: Ecco, Io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni pagane dove sono andati e li radunerò da tutte le parti e li porterò nella loro terra; ed Io farò di loro una sola nazione, nella terra sui monti d’Israele. E un solo re sarà re di tutti loro. E non saranno più due nazioni, né saranno più divisi in due regni.” Non sto entrando ora in teorie milleniali, o in una qualche speculazione quanto a date. Non so assolutamente nulla di tali cose e non sono sicuro che sia chiamato a spendere il mio tempo in tale ricerca. Io sono chiamato a ministrare il Vangelo più che a schiudere la profezia. Coloro che sono saggi in tali cose indubbiamente apprezzano la loro saggezza, ma io non ho il tempo di acquisirla, né ho alcuna inclinazione ad abbandonare l’inseguimento per la conquista di anime per temi meno stimolanti. Credo sia molto meglio lasciare molte di queste promesse e di queste graziose visioni di Credenti alla loro piena efficacia sulle nostre menti senza privarle della loro semplice gloria con l’adoperarsi per scoprire date e numeri. Lasciate fissato stabilmente questo, comunque, che, se vi è un significato nelle parole, Israele deve ancor essere ristabilito.
“ Ma non in vano - sulla terra d’Israele 
la Gloria ancor risplenderà. 
Ed Egli, il tuo Re un tempo rigettato, 
il Messia, sarà tuo. 
La Sua Sposa eletta, destinata con Lui 
a regnare su tutta la terra, 
verrà prima disposta, e tu conoscerai 
l’incomparabile merito del tuo Salvatore. 
Allora tu, sotto il regno di pace 
di Gesù e della Sua Sposa, 
farai risuonare la Sua Grazia e la Sua Gloria 
a tutta la terra accanto. 
Le nazioni alla tua luce gloriosa, 
O Sion, ancor s’affolleranno, 
e tutte le isole in ascolto attenderanno 
di cogliere il gioioso canto. ”
Ma c’è un secondo significato qui: ISRAELE DEVE AVERE UNA RESTAURAZIONE SPIRITUALE O UNA CONVERSIONE. 
Sia il testo che il contesto insegnano ciò. La promessa è che rinunceranno ai loro idoli ed, ecco, essi l’hanno già fatto! “Né si contamineranno più con i loro idoli.” Qualsiasi colpa il Giudeo possa avere, non ha certamente quella dell’idolatria. “Il Signore tuo Dio è l’unico Dio” è una Verità di gran lunga concepita più dal Giudeo che da qualunque altro uomo sulla terra, ad eccezione del Cristiano. Persa l’abitudine di adorare immagini di ogni sorta, la nazione giudaica è diventata ora infatuata di tradizioni o è ingannata dalla filosofia. Avrà, comunque, invece di queste illusioni, una religione spirituale - essa amerà il suo Dio. “Essi saranno Mio popolo ed Io sarò loro Dio”. L’invisibile ma Onnipotente Jehowah verrà adorato in spirito e verità dal Suo antico popolo. Verranno davanti a Lui nel modo da Lui stabilito, accettando il Mediatore che i loro antenati rigettarono. Entreranno nella relazione del Patto con Dio, perché così ci dice il nostro testo - “Io farò un Patto di pace con loro,” - e Gesù è la nostra pace - perciò deduciamo che Jehowah entrerà nel Patto della Grazia con loro - quel Patto di cui Cristo è il Capo federale, l’Essenza e la Garanzia. Essi cammineranno nelle leggi e negli statuti di Dio e così esibiranno gli effetti pratici dell’essere uniti a Cristo che avrà dato loro pace. Tutte queste promesse certamente implicano che il popolo d’Israele sarà convertito a Dio e che questa conversione sarà permanente. Il tabernacolo di Dio sarà con loro! L’Altissimo avrà, in una maniera speciale, il Suo santuario per sempre nel loro mezzo cosicché, qualsiasi nazione possa apostatare e voltarsi dal Signore in questi ultimi giorni, la nazione d’Israele non potrà mai farlo, perché essa sarà efficacemente e permanentemente convertita. I cuori dei padri si volgeranno con quelli dei figli verso il Signore loro Dio ed essi saranno il popolo di Dio, per l’eternità. Siamo impazienti, dunque, per queste due cose. Non sto per teorizzare quale di queste verrà prima - se saranno ristabiliti prima, e convertiti in seguito - o convertiti prima e poi ristabiliti. Essi saranno ristabiliti e saranno anche convertiti. Il Signore mandi queste benedizioni nel Suo ordine e saremo ben contenti in qualunque modo avverranno. La prendiamo come nostra gioia e nostra consolazione che questa cosa avverrà e che, sia nel trono spirituale che in quello temporale, il Re Messia siederà e regnerà gloriosamente in mezzo al Suo popolo. 
Ora arrivo,  alla parte pratica del mio sermone di questa sera.
III. IL MEZZO DI QUESTA RESTAURAZIONE. 
Guardando a questo fatto, siamo assai propensi a dire: “Come possono avvenire queste cose? Come possono i Giudei essere convertiti a Cristo? Come possono essere fatti una nazione? Veramente, il caso appare così senza speranza come quello delle ossa nella valle! Come desisteranno dalla mondanità o come rinunceranno al costante inseguimento delle ricchezze? Come perderanno l’abitudine al fanatico attaccamento alle loro tradizioni Talmudiche? Come saranno tratti fuori da quella durezza di cuore che fa loro odiare il Messia di Nazareth, il loro Signore e Re? Come possono avvenire queste cose?” Il Profeta non dice che non possano avvenire. La sua incredulità non è così grande, ma allo stesso tempo a stento s’arrischia a pensare che possa mai essere possibile. Egli, comunque, molto saggiamente rimette la domanda al suo Dio - “O Signore Dio, Tu lo sai.” Ora alcuni di voi stasera hanno una grande aspettativa riguardo a ciò, voi siete in attesa di vedere i Giudei convertirsi quanto prima, magari in un mese o due. Mi auguro che possiate vedere ciò non appena l’abbiano considerato i vostri desideri. Altri fra noi non sono così ottimisti ed hanno una veduta più cupa di un lungo futuro di sventure. Beh, veniamo entrambi assieme davanti a Dio stasera e diciamo: “O Signore Dio, Tu lo sai. E se Tu lo sai, Signore, saremo contenti di lasciare il segreto a Te! Dicci solamente quel che Tu vorresti facessimo. Non cerchiamo alimento alla speculazione, ma noi chiediamo di lavorare. Chiediamo qualcosa per il quale possiamo mostrare praticamente che amiamo davvero il Giudeo e che vogliamo portarlo a Cristo.” In risposta a questo, il Signore dice ai Suoi servitori: “Profetizza su queste ossa”, cosicché il nostro dovere stasera, come Cristiani, è di profetizzare su queste ossa e poi vedremo il proposito di Dio adempiuto - nel momento in cui obbediremo al precetto di Dio. Voglio che osserviate che ci sono due generi del ‘profetizzare’ di cui si parla qui. Primo, il Profeta profetizza alle ossa - ecco la predicazione. E poi, egli profetizza ai quattro venti - ecco la preghiera. La predicazione ha la sua parte nell’opera, ma è la preghiera che raggiunge il risultato - perché dopo che egli ebbe profetizzato ai quattro venti e non prima - le ossa iniziarono a rivivere. Tutto ciò che fece la predicazione fu di creare un movimento e di accostare le ossa assieme, ma fu la preghiera che compì l’opera, perché allora Dio, lo Spirito Santo venne a ridare loro vita! La predicazione e la preghiera, dunque, stasera sono i due nuclei di questa parte del mio sermone e parleremo di ciascuno brevemente. 
1. È il dovere e il privilegio della Chiesa Cristiana di predicare il Vangelo al Giudeo e ad ogni creatura . E, nel far ciò, può sicuramente prendere la visione che abbiamo davanti come guida. Può prenderla come guida, innanzitutto, quanto ad argomento. Cosa dobbiamo predicare? Il testo dice che noi dobbiamo profetizzare e certamente ogni missionario che va dai Giudei dovrebbe specialmente mantenere ben in prominenza le profezie di Dio davanti agli occhi di tutti. Mi sembra che un modo in cui possa essere catturata la mente giudaica sia quello di ricordare assai spesso ai Giudei di quello splendido futuro che sia l’Antico che il Nuovo Testamento predicono per Israele. Ognuno ha un lato sensibile e un cuore appassionato verso la propria nazione e se gli dici che nel tuo libro fondamentale c’è una rivelazione fatta nella quale quella nazione dovrà esercitare un grande ruolo nella storia dell’umanità e, anzi, prenderà il posto più eccelso nell’assemblea delle nazioni - allora il pregiudizio dell’uomo è dalla tua parte ed egli ti ascolterà con la più grande attenzione. Io non affiderei, come alcuni fanno, la predicazione eterna della profezia in ogni congregazione. Ma dovrebbe essere data una maggior prominenza alle profezie nell’insegnare ai Giudei che verso qualsiasi altro popolo. Ma tuttavia, la cosa principale che dobbiamo predicare è Cristo. Potete contarci cari fratelli, i migliori sermoni che mai predicheremo saranno quelli più ripieni di Cristo Gesù, il Figlio di Davide e il Figlio di Dio! Gesù il Salvatore sofferente per le cui ferite siamo guariti! Gesù in grado di salvare al massimo grado - ecco il soggetto più appropriato per i Gentili. Dio ha formato ogni cuore in modo simile e questo perciò è il tema più grandioso anche per i Giudei. Paolo amava i suoi compatrioti! Non fu un sempliciotto - egli sapeva qual'era l’arma migliore con la quale affrontare e vincere i loro pregiudizi e ciononostante egli poteva dire: “Io mi proposi di non saper nulla fra voi salvo Gesù Cristo e Lui crocifisso.”  Innalza il Messia, dunque, sia davanti al Giudeo che al Gentile. Digli del Figlio di Maria, l’eterno Figlio di Dio, l’Uomo di Nazareth che non è altri che la Parola Incarnata, Dio fatto carne e dimorante fra di noi! Predica la Sua vita santa - la rettitudine del Suo popolo. Dichiara la Sua morte dolorosa - la remissione di tutti i loro peccati. La Sua gloriosa Resurrezione! La giustificazione del Suo popolo. Digli della Sua ascensione. Il Suo trionfo sul mondo e sul peccato! Dichiara il Suo secondo avvento, la Sua gloriosa venuta per rendere il Suo popolo glorioso nella Gloria che Egli ha ottenuto per loro! E Cristo Gesù, quando sarà così predicato, sarà certamente il mezzo per il quale far rivivere queste ossa! Che risuoni questa predicazione con Somma misericordia! Si abbia sempre in essa il chiaro e distinto accento della Grazia Gratuita. Stavo pensando mentre leggevo questo capitolo proprio ora, che di tutti i sermoni che siano mai stati predicati, questo sermone alle ossa secche è il più Calvinistico, il più ripieno di Grazia Gratuita di qualsiasi sermone sia mai stato pronunciato. Se lo noterete troverete che non vi è un “se”, o un “ma”, o una condizione in esso! E quanto al libero arbitrio, non vi è nemmeno menzione d’esso. Risulta tutto in questo modo - “Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, Io farò entrare il respiro in voi e voi rivivrete: Io stenderò dei tendini e farò crescere della carne su di voi e vi ricoprirò con della pelle, e metterò il respiro in voi e voi rivivrete. E conoscerete che Io sono il Signore.” Vedete, è tutto un “farò”, e un “metterò”, e i propositi del Patto. Sono tutti decreti di Dio dichiarati e dichiarati, per di più, come se non ci fosse possibilità di resistenza dell’uomo ad essi. Egli non dice: “ Voi ossa secche, rivivrete, se lo gradirete. Rivivrete, se lo vorrete. ” Non dice loro: “ Voi vi rizzerete in piedi e sarete un esercito estremamente grande, se vi piacerà di acconsentire al Mio potere. ” No, è invece: “ Io farò ” e “ Voi rivivrete ”. Quanto all’arbitrio, è del tutto estraneo alla domanda, perché come possono i morti avere una volontà in questa cosa? E dunque, cari Amici, io avrei predicato il Vangelo sia all’Giudeo che al Gentile con un tono molto chiaro e distinto di Onnipotente, Somma Grazia gratuita. L’uomo ha una volontà e Dio non ignora mai tale volontà - ma per mezzo della Sua onnipotente Grazia Egli la guida in modo benedetto in ceppi di seta. Egli non cessa di chiedere tale consenso della volontà quando va a raggiungere i Suoi scopi d’efficace Grazia. Egli vince tale consenso per mezzo di dolci persuasioni del proprio Onnipotente amore. Egli arriva abbigliato nelle vesti della Sua Onnipotente Grazia ed i più induriti dei ribelli vedono subito una tale forza attrattiva nell’amore di Dio in Cristo che essi, con pieno consenso contro i loro antichi desideri, si danno prigionieri alla Grazia di Dio! Non credo che i Giudei, o chiunque altri, saranno mai convertiti quale fatto usuale celando una qualsiasi delle Dottrine della Grazia. Dobbiamo disporre della Verità di Dio e della sua totalità. E sono necessari discorsi più chiari che trattino delle dottrine evangeliche e della Grazia di Dio sia per i Giudei che per i Gentili. Predica, predica, predica, dunque - ma che sia la predicazione di Cristo e la proclamazione della Grazia Gratuita. La Chiesa, dico, ha qui un modello quanto al fatto di predicare. E sono certo che essa abbia qui anche un modello quanto al suo modo di predicare. Come dovremo predicare il Vangelo? Ezechiele stava forse per far ciò che alcuni dei mie Fratelli iper-Calvinisti dicono che i predicatori dovrebbero fare - mettere in guardia il peccatore, ma non fargli mai un invito? Ezechiele stava per andare e parlare a quelle ossa, ma non dicendo mai loro una parola a mo’ di comando? Stava per spiegare la via della salvezza, ma non offrendo mai loro di camminare in essa? No! Dopo che ebbe dichiarato i propositi del Patto, egli stava poi per dire: “Così dice il Signore, voi ossa secche rivivete.” E dunque il messaggio del ministro del Vangelo, quando egli ha dichiarato i propositi della Grazia Divina, è quello di dire ai peccatori: “Così dice il Signore, credete nel Signore Gesù Cristo! Confidate in Cristo e sarete salvati!” Chiunque tu sia, Giudeo o Gentile. Che il tuo linguaggio sia quello della terra di Canaan o di una lingua Gentile. Che tu discenda da Sem, Cam o Giafet - confida in Cristo e sarai salvato! Confidate in Lui, dunque, voi ossa secche, e rivivrete! Rami inariditi, siate spiegati! Uomini storpi, balzate in piedi! Occhi ciechi, vedeteci! Voi ossa secche senza vita, rivivete! Il nostro modo di predicare dev’essere a mo’ di comando come pure a mo’ di insegnamento. Pentitevi e siate convertiti, ciascuno di voi. Afferrate la vita eterna. “Cercate e troverete. Bussate e vi sarà aperto.”, “Credete nel Signore Gesù e sarete salvati!”. Abbiamo qui, inoltre, un modello quanto al nostro uditorio. Non dobbiamo selezionare la nostra congregazione, ma andare dove Dio ci manda. E se Egli dovesse mandarci nell’aperta valle dove le ossa sono molto secche, là dovremmo predicare. Spero che i miei Fratelli della Società per la Propagazione del Vangelo tra i Giudei non limitino mai i loro lavori al buon Giudeo, al Giudeo rispettabile, al Giudeo illuminato - che lo ricerchino in mezzo agli altri! - ma mi aspetto che ricerchino anche l’ignorante, il degradato, il povero e il caduto. I raccolti migliori della Chiesa di solito sono stati mietuti in mezzo ai poveri. Per ogni chicco di grano che ha prodotto frutto sui fianchi delle colline del benessere, ne sono cresciuti migliaia producendo molto frutto nelle valli della povertà e dell’oscurità. “Ai poveri viene predicato il Vangelo” - questo è il vanto del Vangelo! I poveri ricevono il Vangelo - questo è il successo! Predica, quindi, alle ossa secche. Non dire: “Un tal uomo è troppo bigotto.” La situazione del suo caso non dipende da lui, né dal suo bigottismo, ma da Dio! Queste ossa erano molto secche, ma cionondimeno hanno ripreso vita. Vi è molta poca scelta, dopo tutto, tra un uomo ed un altro quando sono tutti morti! Una piccola differenza nell’aridità non è di molto conto quando sono tutti morti nel peccato. Che alcuni siano ebbri ed altri sobri, che alcuni siano corrotti ed altri virtuosi, fa una gran differenza in ambito morale e civile. Ma molta poca differenza, davvero, in ambito spirituale, poiché lì capitano loro i medesimi fatti. Se non credono, saranno perduti allo stesso modo. E se confidano in Gesù Cristo, saranno salvi allo stesso modo! Perciò, la maggiore immoralità di un popolo, o la loro maggior durezza di cuore, non si fermino nelle nostre vie - ma diciamo loro, issa secche come sono - “Voi ossa secche, rivivete.” E qui, ancora, abbiamo un’altra lezione quanto all’ autorità del predicatore. Se osservate vedrete il Profeta dire: “Ascoltate la Parola del Signore.” Non dobbiamo andare né al Giudeo né al Gentile con i nostri scopi, o portando le nostre parole. Non ho alcun diritto di ordinare ad uomo di credere a questo o quell’altro se io non sono un ambasciatore di Dio. E dunque, con l’autorità di Dio a dirigermi e a conferirmi pieni poteri, io parlo non più come un uomo che segue il proprio ingegno, ma come la bocca di Dio. Perciò, quando cerchiamo di salvare delle anime, ciascuno di noi vada sentendosi sopra la mano di Dio, con uno spirito pieno di desiderosi pensieri e fortemente palpitante di ardenti desideri. Parliamo - 
“ Come se non potessimo mai più parlare nuovamente, 
come uomini morenti a uomini morenti, ”
rimanendo stretti al braccio di Dio e implorandoLo di operare con noi e attraverso di noi per il bene degli uomini. Ricordati, Cristiano, per quanto umile tu possa essere - quando pronunci la Parola di Dio - quella Parola ha un’autorità sua che lascerà un uomo senza scusa se la rigetta. Presenta sempre al tuo simile la Verità di Dio che ti è cara - non come una cosa con la quale egli possa giocare o con la quale possa far ciò che vuole - o che sia a sua discrezione scegliere o trascurare come egli pensi sia opportuno. Ma esponigliela come è in verità - la Parola di Dio. E non essere soddisfatto se non quando l’avrai ammonito che è a proprio rischio e pericolo che egli rigetta l’invito e che sulla propria testa ricadrà il suo sangue se egli devierà dalla buona Parola del comando di Dio. Così, abbiamo, penso, tutte le direttive che ci necessitano per predicare. E ciò che questa Società e ogni altra Società che guarda alla conversione dei peccatori deve fare è di andare e predicare, predicare, predicare - non spendere troppo nella stampa, né in scuole, né in costruzioni ecclesiastiche - ma predicare la Parola di Dio! Perché dopo tutto, questo è il montone atterrante che farà vacillare le porte dell’Inferno e spezzerà le sbarre di ferro. Dio ha scelto “la pazzia della predicazione” affinché Egli possa, per mezzo di essa, salvare coloro che credono! La predicazione è lo squillo del corno di montone prestabilito per radere al suolo Gerico e il suono della tromba d’argento prescritto per annunciare il giubileo. È il carro di fuoco di Dio che porta le anime in Cielo e la Sua spada a doppio taglio per colpire le armate dell’Inferno. I Suoi servitori consacrati sono al medesimo tempo guerrieri e costruttori, e la Parola serve loro sia per trafiggere che per intonacare. Predica, quindi, dalla mattina alla sera - in ogni momento e in ogni occasione “le imperscrutabili ricchezze di Cristo” ed Israele ancor rivivrà! Non posso abbandonare questo punto senza notare come il Profeta descriva l’effetto della sua predicazione - vi fu una voce e vi fu un rumore. Questo rumore della voce di Dio s’accompagnava alla voce dell’uomo? Oppure questo rumore delle ossa stesse s’insinuava tra loro? Questo rappresenta l’opposizione da parte di coloro ai quali si è predicato? La vera opposizione è sempre un buon segno! Quando riesci a portare un uomo ad opporsi a te, puoi nutrire qualche speranza in lui. Se egli ha una opinione religiosa sufficiente a cercare di rifiutare quel che tu gli rechi davanti, puoi essere contento. Questo subbuglio, dunque, è un subbuglio d’opposizione o di ricerca? Il furtivo strisciare assieme delle ossa non rappresenta forse le persone che s’accostano per ascoltare, per parlare l’una all’altra, per ragionare delle cose Divine? Il momento in cui i vari muscoli e la carne vennero sulle ossa, rappresenta l’apparizione di certi convertiti destinati ad essere le guide di altri? Questi tendini e muscoli sono i rappresentanti simbolici di uomini che debbano stimolare di lì a poco il resto degli organi del corpo? Potrebbe essere così e potremmo aspettarci di vedere, come Cristo sia predicato fra Giudei o Gentili, sempre più subbuglio ed eccitazione - le persone che si accostano in maggior numero e l’intera massa che fermenta con la forza del lievito. Qualunque cosa è meglio che la stagnazione - io nutro ben più speranza in un persecutore che in un tranquillo dispregiatore. 
2. Ma ora arriviamo a parlare di ciò in cui voi tutti potete prendere parte. Forse non potrete prendere parte nel predicare la Parola, sebbene io mi auguri che voi tutti lo possiate fare. Ed io agogno per voi tutti i doni migliori. Ma nella seconda forma della profezia potete voi tutti fare la propria parte. Dopo che il Profeta ebbe profetizzato alle ossa, avrebbe profetizzato ai venti. Egli avrebbe detto al beato Spirito, al Donatore di Vita, al Dio di ogni Grazia: “Vieni dai quattro venti, O Respiro e alita su questi uccisi, cosicché possano riprendere vita.” La sola predicazione fa poco. Essa può produrre un subbuglio. Può accostare le persone. Vi è una attrattiva riguardo al Vangelo che attrarrà le persone ad ascoltarlo. E vi è, inoltre, una forza in esso che le ecciterà, poiché “la Parola di Dio è vivente ed efficace e più affilata di qualunque spada a due tagli”.  Ma non vi è potenza vivificante nel Vangelo in sé stesso, in modo indipendente dallo Spirito Santo! Il “Respiro” deve prima soffiare e poi queste ossa rivivranno! Facciamo largo ricorso a questa forma del profetizzare. Fratelli e Sorelle in Cristo, voi che avete cura d’Israele, andate davanti al Signore ora, e da ora in poi, in ardente e insistente preghiera! Sforzatevi d’essere più che mai consci dell’assoluta indispensabile necessità di questo fatto. Considerate che senza Cristo non potete far nulla! Inutili saranno la vostre società, il vostro apparato produttivo, i vostri comitati, i vostri segretari, i vostri amministratori delle offerte, i vostri contribuenti, i vostri missionari senza lo Spirito Santo! Suonate la tromba e proclamate ad alta voce quel che avete fatto - voi avete seminato molto! - ma mieterete poco se non confiderete nello Spirito di Dio! Vi è sempre questo pericolo al quale siamo esposti, sebbene alcuni, io so, pensino che sia un pericolo che non esiste - voglio dire il rischio di guardare alla forza o alla debolezza dei mezzi ed essere gonfi d’orgoglio a causa dell’una o abbattuti a causa dell’altra. Voi siete sufficienti per la vostra opera se Dio è con voi! E se siete solo una manciata di persone siete troppi per la vostra opera se Dio non è con voi. Dio non fa mai obiezioni alla debolezza umana - quando giunge ad operare Egli la preferisce - perché questa crea una base per la potenza Divina. Cosa disse Egli a Gedeone - “La gente è troppa per Me.” Non disse che erano troppo pochi. Non troverete mai un caso nella Scrittura in cui Dio dica che la gente era poca - invece era “La gente è troppa per Me.” La forza dell’uomo è forse un di più nella via di Dio che la debolezza dell’uomo? No, la debolezza umana, dal momento che crea spazio per la forza di Dio, è la strumento scelto di Dio! “Perciò mi glorierò nelle infermità”, diceva l’Apostolo, “affinché la potenza di Dio riposi su di me.” Riposate quindi, sullo Spirito Santo come indispensabile e andate a Dio con questo per vostro grido: “Vieni dai quattro venti, O Respiro e alita su questi morti, cosicché possano riprendere vita.” Osservate, Diletti, che questo secondo modo di profetizzare di Ezechiele è così ardito e pieno di fede proprio come il primo. Egli non sembra avere dubbi, ma parla come se potesse comandare il vento. “Vieni” egli dice e il vento viene. Abbiamo bisogno di più fede in Dio. Quando saremo impegnati in una qualche opera spirituale otterremo sempre successo in proporzione alla nostra fede. Poca fede, scarso raccolto! Molta fede, abbondanza di covoni! Pochi pesci vengono in scarso numero alla rete della Poca Fede. Ma la Forte Fiducia può contenere a fatica tutti i gran pesci che riempie la sua barca. Non chiederò alla vostra società, o a voi, alcun altro dono che una maggior fede, perché avendo una maggior fede avrete la forza Divina e un sicuro successo. Lo Spirito lavora sempre con uomini fedeli. Miei cari amici, lo Spirito di Dio è riversato! Egli dimora nella Sua Chiesa come l’onnipresente Consolatore. Non dobbiamo considerare le Sue influenze come un dono che non possiamo raggiungere perché Egli è qui che aspetta di darci tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Egli abita nel mezzo del Suo popolo e non abbiamo che da gridare a Lui ed Egli manifesterà la Sua potente autorità, ed otterrà anime salvate sia da Giudei che da Gentili! Siano, dunque, le vostre preghiere provviste di un senso di quanto voi ne necessitiate, ma tuttavia di una ferma convinzione che lo Spirito Santo verrà molto certamente in risposta alle vostre petizioni. E quindi che sia una ardente preghiera. Che “Vieni dai quattro venti, O Respiro” suoni in me come il grido, non di chi sia in disperazione, ma di chi è pieno di veemente desiderio gratificato da quel che vede, dato che le ossa si sono accostate e sono state misteriosamente rivestite di carne! Ed ora egli sta reclamando appassionatamente l’immediato completamento del miracolo - “Vieni dai quattro venti, O Respiro e alita su questi morti, cosicché possano riprendere vita.” Vi è, qui, una veemenza e una forza continua - ecco quel che rende davvero una preghiera prevalente. Oh, gridiamo con potenza a Dio! Non possiamo aspettarci di vedere grandi cose se non gridiamo a Lui - solo che saremo semplicemente limitati dalle nostre preghiere. In Lui noi non siamo ristretti! Siamo semplicemente ristretti in noi stessi. Potremmo vedere cose più grandi se solo credessimo. Tutte le cose sono possibili per chi crede ma, come in passato, il Signore Gesù non può fare molte opere potenti al giorno d’oggi a causa della nostra incredulità. Noi ostacoliamo il braccio della Grazia! Come avvenne un tempo, noi davvero freniamo l’energia Onnipotente. O, per una maggior fede, credere che le nazioni possano rinascere in un giorno! Che le moltitudini possano essere convertite a Dio in un istante - e eppure lo vedremo - vedremo quel che i nostri padri non videro mai e quel che le nostre immaginazioni non hanno mai sognato! Salteremo di vittoria in vittoria, marciando avanti da un trionfo ad un altro fino a che non incontreremo l’illimitatamente glorioso Salvatore! Attaccando nemico dopo nemico e sconfiggendo esercito dopo esercito, noi andremo avanti, vincenti e per essere vincitori finché non saluteremo Colui che viene sul cavallo bianco del trionfo seguito da tutti gli eserciti del Cielo! Fratelli, siate di gran coraggio nella vostra opera di fede e nel vostro faticoso lavoro d’amore poiché non è e non sarà invano nel Signore. Mi rivolgo ad alcuni stanotte che so che non hanno alcun interesse in quello che ho detto perché non si tratta di temi in sé stessi riguardanti il Messia. Ricordatevi, la fede è un segno della vostra obbedienza a Lui. Confidate in Cristo e sarete salvati! Confidate in Gesù Cristo e sarete liberati dall’ira Divina e dal potere delle vostre passioni naturali. Il Signore vi conceda una resurrezione stanotte, O voi che siete morti nel peccato, e il Suo nome avrà tutta la lode! I nostri amici, qui, per un certo breve tempo hanno assistito in piccola parte questa Società con le loro contribuzioni. Essi, perciò, sono bene al corrente di questo. Non ho tempo stasera di entrare nei dettagli riguardo a ciò, ma posso solo dire che questa Società ha svolto per tanto tempo una buona opera in mezzo al popolo giudaico. E vi chiedo di contribuire a questo, fra le altre buone opere, come vi sentite mossi a farlo, ogni volta che ne venga l’opportunità.
PREGHIAMO LO SPIRITO SANTO AFFINCHE' USI QUESTO SERMONE
PER  PORTARE MOLTI ALLA CONOSCENZA SALVIFICA DI GESU' CRISTO.

Traduzione di Consapevoli nella Parola



"«E spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di supplicazione; ed essi riguarderanno a me, a colui ch’essi hanno trafitto, e ne faran cordoglio come si fa cordoglio per un figliuolo unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito»"
(Zaccaria 12:10)
 
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/03/Spurgeon-Giudei-restaurazione-salvezza-Cristo-Regno.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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