per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

domenica 8 maggio 2011

La vera fede



I CINQUE ASPETTI DELLA VERA FEDE

fede(Testo iniziale di riferimento da leggere prima di continuare: Ebrei 11:1,6)

INTRODUZIONE

L’apostolo Paolo fornisce la miglior definizione di fede che si possa trovare: “Certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono”, una definizione che è di per sé un paradosso: 

1. “CERTEZZA e SPERANZA” sembrano essere due concetti opposti. Per esempio, uno studente dice all’inizio dell’anno scolastico: “Spero di essere promosso” proprio perché non ha l’assoluta certezza di questa promozione. Se, d’altra parte, ne è certo non ha più bisogno di sperare. Ma nella fede questi due concetti vanno insieme. 

2. Anche la seconda definizione è problematica per il mondo odierno, ormai abituato a credere solo in ciò che vede e può toccare. Paolo invece mette insieme DIMOSTRAZIONE e INVISIBILITÀ.

La fede ci viene presentata nella Bibbia come una NECESSITÀ (Ebrei 11:6) e, allo stesso tempo, come un DONO del cielo. Il famoso giornalista Indro Montanelli soleva dire: “Se la fede è un dono di Dio, allora è colpa sua se a me non l’ha dato!”. Quello che Montanelli non riusciva a capire è che questo dono è disponibile a tutti: si tratta solo di accettarlo o rifiutarlo.

Usando un’immagine moderna, potremmo dire che il Signore ha spedito un assegno in bianco a tutti: chi lo prende in parola, va in banca a riscuoterlo e mette la cifra di suo pugno. Ognuno di noi, in pratica, decide SE avere fede o no e QUANTA fede avere: sono due decisioni che competono all’uomo!

È dunque della massima importanza che noi capiamo bene che cosa vuol dire fede in tutte le sue sfaccettature. Oggi prenderemo in esame cinque aspetti fondamentali di una fede forte:

1. LA FEDE VERA NON HA BISOGNO DI PROVE

Noi crediamo per fede in cose che non richiedono per noi una controprova. Facciamo un paio di esempi.

a) L’ispirazione della Bibbia

Crediamo che le Sacre Scritture portino l’impronta di Colui che le ha ispirate ed abbiamo di questo fatto, molteplici “evidenze”, ma nessuna “prova”, nel senso scientifico del termine.

Il fatto che la Bibbia sia stata scritta durante l’arco di 1600 anni da autori di epoca, cultura ed estrazione completamente diverse e non cada mai in contraddizione con se stessa, per esempio, ci porta a pensare che ci sia stata una mente intelligente, precisamente quella di Dio, che abbia seguito la sua stesura. 

Il fatto che Mosè abbia scritto un complesso di leggi sull’igiene e l’alimentazione che sono state riconosciute come valide dalla scienza moderna e che medici illustri e ricercatori dichiarino che l’uomo ha perduto moltissimo nel lasciarle da parte, c’induce a pensare che la sua affermazione di aver ricevuto queste istruzioni direttamente da Dio sia plausibile, anche perché esse andavano in controtendenza con quella che era la scienza medica del suo tempo ed anche dei millenni a venire.

Il fatto che le profezie bibliche si siano avverate con una precisione millimetrica con anni, secoli e a volte millenni di anticipo, ci porta ad accettare il dono profetico che sta alla base di queste predizioni. Se i profeti che asserivano di aver ricevuto delle visioni, delle rivelazioni da Dio, erano dei pazzi visionari, come mai - diciamo - ci hanno sempre ed immancabilmente azzeccato?

Si comprende però come tutti questi ragionamenti costituiscano delle evidenze dell’ispirazione biblica, non delle prove del genere: 2+2=4. Senza la fede non è possibile credere al tocco divino nella stesura delle SS. Scritture.

b) La creazione

Altrettanto per fede noi crediamo che il racconto di Genesi cap. 1 sia attendibile e che all’origine della vita, nelle sue svariate forme, ci sia Iddio e non il caso. Anche di questo abbiamo molte evidenze, ma nessuna prova, perché - dopotutto - nessuno di noi è stato testimone di quanto è successo!

Un famoso scienziato francese un giorno ha detto: “Il calcolo delle probabilità ci dice che è assolutamente impossibile che la vita si sia prodotta per caso… Tuttavia - dal momento che Dio non esiste - vuol dire che questo pur remotissimo caso si è prodotto!”.

Voi capite che questo ragionamento non ha niente di scientifico, perché antepone alla tesi un’ipotesi di genere filosofico: “Dio non esiste:..”! Invece che chinarsi umilmente sui fatti ed ammettere che la scienza boccia senza appello la generazione spontanea della vita e che, quindi, i “fatti” ci indicano la necessità di una Intelligenza creatrice, si preferisce credere ciò che i fatti contraddicono. La premessa “Dio non esiste” inquina tutto il ragionamento seguente.

Ho letto in un libro scientifico l’esempio del branco di scimmie che scrive a macchina: che probabilità avrebbero, scrivendo per secoli e secoli, di far saltare fuori per caso un’opera complessa come “La Divina Commedia”? Nessuna ci dice la logica, nessuna ci dice il calcolo delle probabilità… E allora noi, come credenti, pensiamo che ci voglia più credulità a supporre la generazione spontanea della vita piuttosto che fede nel racconto biblico della creazione. Tuttavia, queste sono solo EVIDENZE, non PROVE.

Questa per noi è EVIDENZA che la nostra fede in una vita creata da un’Intelligenza superiore, che la Bibbia individua in un Dio personale, è ragionevole.

Tuttavia con questo non mi posso illudere di aver dimostrato matematicamente l’esistenza di Dio, perché la realtà di Dio sfugge alla mente umana ed ha sempre e comunque bisogno della fede per essere accettata.

2. LA FEDE GENUINA NON HA BISOGNO DI UN’ESPERIENZA PRECEDENTE

Noè

Finora abbiamo parlato di evidenze… Ma che evidenza aveva Noè che un giorno sarebbe piovuto sulla terra? Nessuna, perché ancora non era mai successo.

Giosuè

Si era mai sentito che le mura di una città fossero cadute girandoci intorno al suono di trombe suonate da sacerdoti? Eppure Giosuè e tutto il popolo d’Israele credettero che Gerico sarebbe stata presa in questo modo, perché avevano fede nella parola del Signore ed ottennero una strepitosa vittoria.

Pietro

Chi aveva mai sentito parlare che un uomo potesse camminare sull’acqua? Eppure Pietro credette che, all’ordine di Gesù, avrebbe potuto farlo e lo fece. Cominciò ad affondare nell’acqua solo dopo aver perso la fede e fu rimproverato per questo dal Maestro.

Naaman

Chi aveva mai sentito parlare che un lebbroso potesse essere guarito dalla sua terribile malattia tuffandosi per sette volte nel fiume Giordano? Neanche Naaman ne aveva mai sentito parlare, pure - dopo un primo momento di smarrimento - ci credette ed ottenne un grande miracolo.

3. LA VERA FEDE NON DIPENDE DALL’INCORAGGIAMENTO DELLA FAMIGLIA

Matteo 10:34-37 Con linguaggio provocatorio, Gesù descrive qui la possibilità che la fede sia causa di divisione nel cuore stesso della famiglia. Nessuno è più interessato di Dio all’unità della famiglia, ma NON a costo della fede di qualche membro della famiglia.

Nel Nord-Ovest degli Stati Uniti un giovane architetto di nome Randy aveva accettato Gesù come suo personale Salvatore ed era diventato avventista. Dopo sette anni dalla sua conversione, durante la visita di un predicatore nella sua chiesa, si sentì chiamato al ministero pastorale.

Aveva trent’anni ed era già milionario. Stava progettando una famosa catena di supermercati in quel momento. Abitava in una splendida casa sul golfo.

Appresa la sua decisione, la moglie gli chiese il divorzio, ma lui sentiva la chiamata del Signore e non volle recedere. Restituì i suoi attestati e divenne pastore; la moglie, divorziando, gli portò via quasi tutto il denaro e la casa. Lui ottenne la custodia dei due figli ed andò ad abitare in un piccolo appartamento vicino alla piccola chiesa che gli era stata affidata; si sentiva ricco e felice. La comunità che gli era stata affidata si trovava al centro della città, contava solo venti membri ed era in continua decrescita.

La voce si sparse, tutti volevano andare a sentire l’ex-milionario architetto che aveva scelto di predicare la salvezza in Cristo; dopo un anno la chiesa che dirigeva contava 150 membri. Ecco un esempio di fede che porta molto frutto, facendo a meno dell’incoraggiamento della famiglia, anzi della persona più vicina: il coniuge.

4. LA FEDE AUTENTICA NON DIPENDE DALL’INCORAGGIAMENTO DEI FRATELLI

Succede di passare attraverso questa disarmante esperienza… Succede che i fratelli, non solo manchino d’incoraggiarci, ma addirittura ci scoraggino, magari con la critica, con il pettegolezzo, con la mancanza d’amore. A volte ci scoraggiano senza nemmeno rendersene conto.

Ma se ci succede che la nostra fede dipenda dall’approvazione e dall’affetto dei fratelli, vuol dire che non abbiamo dimorato abbastanza in Cristo. Noi abbiamo bisogno di una fede che non richieda incoraggiamenti esterni, altrimenti che ne sarà di noi se dovessimo vedere l’apostasia di fratelli che stimavamo, o se dovessimo vivere gli anni precedenti il ritorno di Cristo quando potremmo essere chiamati a testimoniare della nostra fede, totalmente separati dai nostri fratelli? Le più grandi sconfitte e delusioni, se vissute con fede, possono trasformarsi in poderose vittorie.

Oltre due secoli fa, un giovane di venticinque anni, William Carey partecipò ad un’assemblea della chiesa alla quale apparteneva. Alla domanda del presidente Ryland se vi fossero altre questioni da sottoporre all’assemblea, William balzò in piedi dicendo: “Mi stavo chiedendo se l'ordine del Signore dato agli apostoli di predicare in tutte le nazioni, è valido anche per noi oggi!”

“Si sieda, giovanotto - ordinò il Dott. Ryland - Quando Dio vorrà convertire i pagani, potrà farlo senza il suo aiuto!”

Carey ubbidì e si sedette, ma non smetteva di pensare all’ordine del Signore. Andò a casa a studiare la Bibbia e lesse tutto ciò che poté trovare riguardo alle varie nazioni. Fece una mappa del mondo, che attaccò alla parete della sua bottega di calzolaio. Lì sopra scrisse qualche appunto sulle popolazioni che vivevano in ogni nazione. Più studiava e più si convinceva che i tempi fossero maturi per portare l'Evangelo in tutto il mondo.

Nel 1792 chiesero a William di predicare ad un incontro dell'Associazione Battista. Egli scelse il testo di Isaia 54:2 : “Allarga il luogo della tua tenda.”

«Il Signore ci sta chiamando per portare la buona novella della Sua grazia salvifica ai pagani che sono nelle tenebre - tuonò Carey - Dobbiamo guardare al di là della nostra cerchia ristretta verso i punti più lontani della terra, dove milioni non hanno mai nemmeno sentito nominare Cristo. Non dobbiamo solo aspettarci grandi cose da parte di Dio, ma dobbiamo tentare grandi cose per Lui!.»

Qua e là gli uomini annuivano approvando, ma la riunione si concluse senza che fosse presa alcuna decisione di agire. Ma William si rifiutò di farsi scoraggiare da questo atteggiamento e, dietro sua insistenza, dopo quell'incontro, fu fondata una Società Missionaria e lui stesso partì per l’India. Restò laggiù quarant'anni e tradusse la Bibbia in quaranta lingue diverse.

Pensiamo a quante anime sarebbe stata negata la possibilità di conoscere il Signore nella propria lingua, se questo giovane fosse dipeso dall’incoraggiamento dei suoi fratelli, che avevano della missione affidataci da Cristo una visione estremamente più miope della sua!

5. LA FEDE DEVE SUSSISTERE ANCHE SENZA L’APPARENTE INCORAGGIAMENTO DI DIO

Matteo 15:22-28 C’è un esempio biblico che illustra questo concetto: la donna siro-fenicia. Gesù prova la sua fede fino al midollo. Egli sa che i Giudei chiamano i pagani “cani” e, anche per impartire una lezione ai Suoi discepoli, sembra scoraggiarla dal continuare a chiedere. Come avremmo reagito noi?

La nostra fiducia nelle promesse di Dio dev’essere tanto radicata da non mollare la presa nemmeno di fronte ad un Suo silenzio. Per poter crescere, la nostra fede ha bisogno di essere provata fino al punto di rottura, poi - al momento opportuno - Dio saprà dare il Suo incoraggiamento straordinario.

Altro esempio biblico: Dio chiede ad Abramo di offrirgli in sacrificio Isacco. Il silenzio di Dio dura tutto il tempo del viaggio: tre lunghi giorni durante i quali il patriarca si arrovella il cervello con ogni domanda possibile e chiede conferme, senza tuttavia riceverle.

Resta solo il primo terribile ordine divino: “Prendi il tuo figliuolo, il tuo unico, ed offrimelo in sacrificio sul Monte Moriah!”.

Solo quando la sua fede riesce a superare il silenzio di Dio, quel terribile fardello gli viene tolto dalle spalle: il Signore gli parla, fermando la sua mano che si era alzata munita di coltello per stroncare la vita del giovane figlio.

In quell’occasione Dio gli rivela il grande piano di salvezza concepito dal cielo per l’umanità. Abramo capisce, come nessun altro uomo sulla terra potrà mai, la grandezza del sacrificio del Padre celeste nell’offrire il Figlio per la salvezza dell’uomo peccatore.

CONCLUSIONE

Dunque decido di fidarmi di Dio ora per ora, giorno per giorno, senza occuparmi del peso del domani e senza occuparmi di come mi sento e degli incoraggiamenti che ricevo o non ricevo:

LA FEDE È UNA DECISIONE VOLONTARIA, NON HA NULLA A CHE VEDERE CON LE MIE EMOZIONI.


da: Soldati di Cristo Gesù

FERMATI E RICONOSCI



David Wilkerson

Dopo che la Parola ci dice che è Dio che fa cessare le guerre, troviamo:“Fermatevi e riconoscete che io sono Dio…” (Salmo 46:10). Il termine ebraico per “fermatevi” è raphah, che significa cessare; lasciar solo; diventare debole, fievole; Deriva dalla radice rapha, che significa aggiustare e essere minuziosamente guariti per mano di un dottore. Quanto minuziosamente precisa è la Parola di Dio. Egli fa cessare le guerre, e finché Egli non termina la Sua opera, noi dobbiamo far cessare i nostri sforzi di auto-giustizia, affidare ogni cosa nelle Sue mani, confessare la nostra debolezza e stanchezza ed affidare il nostro futuro e la nostra restaurazione nelle mani di Cristo, il nostro Grande Dottore.

Amato credente, il tuo conflitto interiore ti sta dilaniando? Forse sei avversato da Satana, ma egli non può ferirti, né distruggerti. Molto probabilmente sei in un processo di spogliamento, in preparazione per una rivelazione maggiore della croce, affinché tu possa essere pronto per un servizio maggiore a Dio. Sei come Pietro, che venne spogliato di tutto prima di arrivare alla Pentecoste.

Guarda questo grande uomo di Dio vagare senza méta per le colline della Giudea, giunto a toccare il fondo. Pietro aveva camminato sulle acque e aveva aiutato a cibare moltitudini in modo miracoloso. Egli sperimentò la vera gloria di Dio ed era un servo che amava Cristo, benedetto, prominente, utile.

Ma peccò gravemente, venendo meno nei confronti del Signore come pochi altri, e inseguito, pianse e soffrì, pensando di aver perso la salvezza e il ministero. “Che c’è che non va in me?” dev’essersi chiesto continuamente. “Perché non ho avuto potenza o forza nella tentazione? Perché non ho avuto riserve morali, né alcuna volontà di resistere al nemico? Perché dovevo essere io quello che è caduto? Come ha potuto un uomo di Dio fare una cosa talmente orrenda al Suo Signore? Come ho potuto predicare ad altri quando io non ho potenza nel momento di crisi?”.

Dio non ha causato il fallimento di Pietro, ma da questo è giunto un grande bene. È stata parte dello spogliamento dell’uomo di Dio, permesso per rivelare ciò che era radicato in profondità nell’uomo interiore. Solo il fallimento avrebbe esposto l’orgoglio e l’auto-sufficienza. Il fallimento spezzò Pietro e gli rivelò il bisogno di una dipendenza assoluta dal Suo Signore per tutto, inclusa la sua purezza e la sua giustizia. È all’ombra della croce che affrontiamo la più grande tentazione e i più grandi fallimenti, per poi arrivare alla svolta della resurrezione!

venerdì 6 maggio 2011

"Osserva e ascolta tutte queste cose che ti comando, affinché tu sia felice...".(Deuteronomio 12:28)


Tempo fa ho seguito in tv l'intervista a un noto cantautore italiano. Al conduttore che gli chiedeva se la sua vita, come la sua musica, fosse divisa fra il sacro e il profano, ha risposto pressappoco così: "Ci sono persone che prendono delle cantonate, esagerano a voler fare il bene o il male; è meglio non essere né troppo santi né troppo peccatori". Questo modo di pensare è assai diffuso, però il Signore ordinò di rispettare le Sue leggi con lo scopo di renderci felici e affinché prosperassimo. Se decidiamo di non ubbidirGli, ci troveremo prima o poi ad affrontare delle difficoltà. Anche se le conseguenze delle nostre scelte non sono sempre prevedibili e immediate, sicuramente nel tempo causeranno sofferenze emotive, spirituali o fisiche. Il peccato, anche quello nascosto, non è mai una faccenda privata e finisce per aver conseguenze anche sugli altri. La Bibbia promette: "Chi Mi (la sapienza di Dio) ascolta starà al sicuro, vivrà tranquillo, senza paura di nessun male" (Proverbi 1:33). 


da: Soldati di Cristo

Disguidi sull'amore di Dio


(foto flickr: Redeo)

Espressioni come “Dio ti ama ed ha un piano meraviglioso per la tua vita” oppure “Dio ti ama così come sei o qualsiasi cosa tu faccia” sono oramai il cavallo di battaglia di molte “evangelizzazioni” moderne. Studiando le modalità adottate da Gesù e dagli Apostoli nell’esporre l’Evangelo ai perduti, noteremo senz’altro la piena assenza di questo approccio. Ciò non è da ricondursi all’uso di espressioni differenti, ma alla totale inesattezza di queste alla luce della Parola di Dio. L’approccio moderno verso i perduti è il prodotto della nostra cultura traboccante d’umanesimo che ha come obbiettivo quello di estirpare Dio dal trono per metterci l’uomo.
Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui” (Giovanni 3:36). Dio ama come Padre solo coloro che sono Suoi figli, i quali sono stati resi liberi dal peccato e santificati in virtù dei meriti di Gesù Cristo. Ad essi, e solo ad essi, fanno capo le parole dell’Apostolo Paolo “E perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: «Abbà, Padre»” (Galati 4:6) e quindi solo chi è reso figlio da Dio ha la certezza di essere pienamente amato in Cristo Gesù.


DA UN ESTREMO ALL’ALTROCome per chi non volendo cadere da un lato del cavallo finisce per cadere dall’altro, così alcuni, per il giusto dissenso verso questo modo errato di portare il vangelo, sono caduti nell’esatto opposto al punto tale di affermare che Dio non ama affatto i peccatori.
Entrambi i pensieri sono fallaci e non staremo di certo qui a discutere su quale dei due lo sia di più, ma una cosa è certa, alla luce dell’affermazione citata prima “non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui” ci riesce difficile affermare che Dio possa in qualche modo amare delle persone sulle quali grava la Sua stessa ira. Lasciate che ve lo spieghi con un’illustrazione, forse non perfetta ma senz’altro efficace.
Possiamo paragonare l’ira di Dio alle tonnellate d’acqua frenate da una diga, e paragonare l’amore di Dio alla diga stessa. La diga ha la funzione di fermare l’acqua affinché questa non si schianti nella vallata sottostante. Lo stesso vale per l’ira e l’amore di Dio. Di fatto la Sua ira incombe sugli uomini, ma SE NON FOSSE PER IL SUO STESSO AMORE CHE LA FRENA, questi sarebbero già stati spazzati via tutti. Solo alla fine dei tempi il Suo amore e la Sua pazienza che frenano la Sua collera saranno definitivamente tolti, e il furore di Dio sarà scaraventato sul mondo.Tutti coloro che non sono Suoi figli saranno travolti con una forza tale che l’acqua di una diga che travolge ogni cosa che sta a valle non sarà nulla a confronto.

Anche solo il nostro respirare o stare in piedi sono atti di misericordia di un Dio buono verso un mondo malvagio, o come dice Paolo:

Egli, nelle generazioni passate, ha lasciato che ogni popolo seguisse la propria via, senza però lasciare se stesso privo di testimonianza, facendo del bene, mandandovi dal cielo pioggia e stagioni fruttifere, dandovi cibo in abbondanza, e letizia nei vostri cuori” (Atti 14:16-17)

Come vedete Dio fa del bene verso i peccatori, d’altronde come può dirci di amare il prossimo se Lui stesso è il primo a non farlo? Come può dirci di amare i nostri nemici, se Lui stesso si dimostra mancante in questo? NO! Dio è “buono verso tutti, pieno di compassioni per tutte le sue opere” (Salmo 145:9) e ci è di esempio in ciò che ci comanda:

Ma amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro.” (Luca 6:35-36)

Possiamo così integrare queste due realtà nell’ambito dell’evangelizzazione esponendo la bontà di Dio in un modo simile a questo: “Che grande amore Dio ha manifestato verso di noi dandoci la vita e facendo morire Gesù sulla croce a motivo dei nostri peccati”. Ma non si può evitare di richiamare al ravvedimento ed evitare di istruire sulla necessità di credere in modo totale in Gesù, perché altrimenti non ci potrà mai essere il passaggio dallo stato di semplici creature a quello di figli. Potremmo ad esempio dire: “Non rigettare più il Tuo creatore, pentiti di tutti i tuoi peccati e affidati a Lui per avere vita eterna, perché altrimenti la Sua giusta ira sarà riversata su di te.”

È importante che la nostra concezione di Dio provenga dalle Scritture e non dall’umanesimo e tanto meno da un atteggiamento contrario a ciò che ci è avverso. La Parola di Dio è l’unico metro che abbiamo per conoscerlo per ciò che Lui è. La Sua rivelazione, è un profondo atto d’amore con il quale Egli si fa conoscere ad un mondo che, a motivo della propria ribellione e dei propri peccati, non avrebbe alcun diritto di conoscerlo.


NOI NE SIAMO L’ESEMPIOI cristiani sono la prova più grande del fatto che Dio ama i peccatori “Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Romani 5:8). Come chi ama il suo offensore prima ancora di averne ricevuto le scuse, allo stesso modo Dio ha amato noi quando eravamo ancora Suoi nemici.
Il semplice respiro come la vita di tutti i giorni, sono un atto di misericordia di Dio verso l’umanità, essa può gustare le meraviglie del creato e godere dei piaceri che questa vita offre, anche se effimeri e privi di valore eterno, ma pur sempre piacevoli. Cose che di certo non meritiamo, come è scritto in Lamentazioni 3:22 “è una grazia del SIGNORE che non siamo stati completamente distrutti le sue compassioni infatti non sono esaurite” Egli come Giudice e Sovrano dell’universo ha il pieno diritto di distruggere ognuno di noi, eppure le Sue compassioni non sono esaurite, Egli è lento all’ira e grande in bontà (Numeri 14:18).
Liberiamo la mente da ogni nostro preconcetto affinché Dio, mediante l’illuminazione dello Spirito Santo nel comprendere la Sua Parola, ci metta in grado di conoscerlo per ciò che Lui è “Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Giovanni 17:3).

da: Soldati di Cristo Gesù

Il potere positivo della lode



lodeQuando il tuo cuore è oppresso dalle preoccupazioni, dal timore, dai dispiaceri e dal dolore, invece di pensare a quello che hai perso e ai tuoi problemi, devi pensare a Gesù e al suo amore. Devi contare le tue benedizioni, devi pensare all'amore della tua famiglia e dei tuoi amici. Se non riesci a pensare ad altro per cui essere grato, puoi almeno essere contento per tutti i problemi, le difficoltà e i dolori che avresti potuto avere, ma che non hai avuto perchè Dio te li ha risparmiati! 

Volgi lo sguardo verso la luce. Pensa alle cose positive.
“tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui vi è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri”. (Filippesi 4:8)
Ringrazia Dio per tutto ciò che ha fatto, caccia via il diavolo e tutte le sue ombre della notte facendo entrare la luce: la luce positiva di Dio, delle scritture, della Parola, della preghiera, della lode.

Dobbiamo fare tutto il possibile per mantenere la nostra mente completamente occupata da pensieri positivi! È una terapia di preghiera e di lode. E' una terapia delle scritture che caccia via le ombre della notte!

Se pensi al Signore e lo metti nel punto focale della tua concentrazione e della tua coscienza, allora questo spingerà fuori il diavolo e tutti i suoi dubbi, le sue bugie e le sue paure. Non possiamo essere positivi e negativi allo stesso tempo. Dobbiamo riempire la nostra mente e la nostra bocca della luce che viene dalla lode a Dio e questo eliminerà l'oscurità.



mercoledì 4 maggio 2011

Quello che non viene detto di Giovanni 3:16



Amici, conoscete tutti a memoria questa frase biblica, magari non vi ricordate il numero del capitolo e versetto, ma sicuramente avete sentito dire e proclamare questo: "poichè Iddio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo unigenito Figlio affinchè chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna".
Ho sentito dire da qualcuno che se tutte le bibbie del mondo fossero perse o bruciate, basterebbe solo che rimanesse in giro questo versetto per fare in modo che il messaggio biblico continui ad essere conosciuto e proclamato (un pò come il versetto "Dio è amore").
Questi versetti sono bellissimi, sono una delle realtà su Dio, ma se l'asserzione di poco fa è giusta, mi viene spontaneo chiedermi a che cosa servono tutte le altre numerose pagine della Bibbia...

No no no no... tranquilli, non voglio fare un'elencazione di tutte le altre verità della Bibbia, nè un compendio dei messaggi principali contenuti in essa, ma, vorrei invece esaminare un pochino il versetto di Giov. 3:16 menzionato, che, forse, dopo una lettura più attenta, non apparirà più così bello come sembra, anzi, apparirà molto duro, e per alcuni forse diventerà una sorta di pietra d'inciampo, o quantomeno, apparirà come una nuova verità difficile da accettare...
Iniziamo a stringere un pò meno lo zoom su di esso per vedere che cosa c'è intorno.

1. IL CONTESTO

Immediatamente troviamo: Giovanni 3:14-17
14 E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, 15 affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. 16 Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.
17 Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.


Adesso forse riusciamo a intravedere il senso di quel"poichè" o di quel "perchè" posto all'inizio della frase che tutti conoscono a memoria, la C.E.I. riporta:
16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.

Qui leggiamo un "infatti", che ci fa comprendere ancora di più che il verso 16 non è una frase con un senso compiuto già da se stessa, ma è un accodamento, una spiegazione di un'altra frase che la precede.

Volendo potremmo riallacciarci alle precedenti parole di Gesù con Nicodemo, cosa che sarebbe utile fare, infatti qui Gesù sta rispondendo ai dubbi che tale maestro della Legge riconosce di non comprendere durante il loro dialogo notturno (leggere da Giovanni 3:1), ma, fermiamoci alla frase misteriosa in questione, è questa:
14 E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, 15 affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna.
ecco quindi che la frase trova un senso finalmente compiuto, parafrasando potrei proseguire dicendo: "INFATTI"allo stesso modo Dio ha amato il mondo da offrire il suo figlio unigenito Gesù affinchè chi crede in Lui NON MUOIA, ma abbia la vita eterna. Le parole "allo stesso modo" non sono mie, ma sono ricavate dal greco originale.

Qualcuno avrà già iniziato a chiedersi che c'entra Mosè e quel serpente innalzato secoli e secoli prima con il contenuto del nostro versetto così meraviglioso e foriero di vivida speranza... andiamo a leggere:

2. UNA PREFIGURAZIONE

NUMERI cap.21 versi da 5 a 9
5 Il popolo parlò contro Dio e contro Mosè, e disse: «Perché ci avete fatti salire fuori d'Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c'è né pane né acqua, e siamo nauseati di questo cibo tanto leggero». 6 Allora il SIGNORE mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e gran numero d'Israeliti morirono. 7 Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il SIGNORE e contro di te; prega il SIGNORE che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo. 8 Il SIGNORE disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un'asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita». 9 Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un'asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita.

Adesso è più chiaro, il serpente di rame era una delle prefigurazioni di Gesù, il Salvatore del mondo.
Come fu innalzato tale serpente su di un palo, per essere visto da coloro che stavano morendo a causa di una maledizione-punizione inviata da Dio, allo STESSO MODO Iddio ha fatto innalzare Gesù su di un palo affinchè chiunque lo guardi (cioè si affiderà a Lui) otterrà misericordia dall'ira di Dio che incombe sull'umanità peccatrice.

Come noterete, i toni si stanno facendo più cupi, ma questo è il vero senso di quei versetti, delle parole di Gesù. Immagino che gli studiosi e i traduttori del greco all'italiano (e non solo in italiano) abbiano volutamente smorzato la portata di tale paragone fatto da Gesù con quel "TANTO", riferendo tale avverbio all'amore di Dio: "talmente tanto Dio ha amato il mondo che ha dato Gesù..."
ma non è così, l'avverbio "tanto" nel greco non esiste, ma vi è un: COSI' (ALLO STESSO MODO) Dio ha amato il mondo da dare il suo figlio Gesù, così allo stesso modo di che? allo stesso modo dell'innalzamento del serpente!!

Vorrei che notaste che Iddio, seppur potendo, dopo la preghiera del popolo e di Mosè, non tolse di mezzo quei serpenti da Lui inviati, ma li lasciò lì, vivi e vegeti, ben operanti nel continuare a incutere timore contro tali ribelli e sempre forniti di quel veleno letale. Ma... Iddio, nella Sua grande misericordia e compassione, ha provveduto una via di uscita, una SALVEZZA da quella morte certa, per chi ovviamente si fosse prodigato a mirare quel serpente, simbolo rispecchiante la maledizione stessa.

Ecco infatti il motivo delle parole che troviamo al verso 17 che sembra posto lì a confermare invece la falsa linea interpretativa che sopratutto negli ultimi decenni sembra che vada per la maggiore:
17 Infatti Dio NON ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui.
Amen! è proprio così, Gesù è venuto nel mondo affinchè esso sia salvato per mezzo di LUI, allo stesso modo di come il serpente di rame salvava dalla morte coloro che lo avrebbero "guardato".

3. IL GIUDIZIO IN CORSO

E se qualcuno punto dal veleno mortifero del peccato non guarda a Gesù? che succede?
Succede quello che è descritto al versetto seguente:
18 Chi crede in lui non è giudicato; ma chi non crede E' GIA' giudicato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

Purtroppo, devo constatare che molti credenti, nelle loro condivisioni, messaggi telematici, ed evangelizzazioni a tu per tu, si fermano sempre al versetto 17, dopo aver menzionato le parole contenute nel versetto 16, ed evitano (spero in buona fede) di riportare sia i versetti successivi sia quelli precedenti:
per favore leggiamo tutta la Parola, e cerchiamo di capirla tutta, affinchè possiamo costruire su solide basi, alla gloria di Dio, se Egli ci ha voluto rendere noto un messaggio, esaminiamolo per intero, non prendendolo a pezzetti e scartando quello che pare poco affettuoso, perchè rischiamo di far dire a Dio quello che invece non vorrebbe, a scapito della nostra persona e a scapito delle anime che ci ascoltano.

Riprendiamo quindi il versetto 18 "molto meno famoso", 18 Chi crede in lui non è giudicato; ma chi non crede E' GIA' giudicato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio... mentre nel verso precedente è dichiarato che la venuta di Gesù NON è avvenuta per giudicare, ma per liberare, qui parla invece esplicitamente di un GIUDIZIO, già in corso. Tale giudizio per alcuni non ci sarà, perchè credono o crederanno al Suo nome, ma per tutti gli altri è un giudizio già in corso, e sarà irrevocabile, a prescindere da qualsiasi atto di bene riescano umanamente a compiere. Rinnegare Gesù, sarà letale.

Ecco quindi l'amore di DIO per il mondo: chi crederà in GESU' sarà SALVO: non avrà più timore, Iddio che tutto può, farà in modo che i suoi prediletti scamperanno per misericordia al giusto giudizio che li attende.

La condanna è invece necessaria affinchè il peccato sia punito, non potrà infatti passare al vaglio della SANTITA' e GIUSTIZIA incommensurabili di DIO, e la condanna, come dichiarato più volte nella Sua Parola, è la remunerazione stabilita dall'inizio dei tempi come conseguenza del peccato. Perciò, chi non crede all'unico Salvatore, è "già" giudicato, se rifiuta la Buona notizia, sarà condannato, sicuro.

Dio è l'amore PERFETTO, senza affezioni, senza sentimenti di sorta, senza simpatia o favoritismo, ma consistente in una decisione presa da Lui con gran dolore: lo scambio della pena giustamente a noi spettante addossata sul Figlio Suo prediletto anzichè su di noi.
E questa, caro lettore, è una grande opportunità, non renderla vana, ne va della tua vita eterna.

4. UN EVANGELO DISTORTO

Come poco fa accennato, sembra che talvolta venga presentato un Dio Padre che ama TALMENTE TANTO il mondo, che ha dimostrato il suo amore donando Suo Figlio, e che tutti QUINDI possono rilassarsi e ringraziare Dio in quanto Suo Figlio è riuscito a compiere l'opera Sua: è morto per i nostri peccati, ed è risorto per la nostra giustificazione; QUINDI alla luce di questo, non si può che concludere che Dio ci ha amato e ci ama incondizionatamente in forza del sacrificio già compiuto in Gesù.

NO NO, non è così, questo NON è il vangelo, il messaggio di salvezza voluto da Dio, questa è un'esasperazione umana al positivo! assomiglia all'Evangelo, è un mistume condito con amore ingannatore e ignorante e immaturo, ma di sicuro non è il messaggio della Verità.
La salvezza è per chi CREDE, non per tutti. Iddio non sta amando il peccatore che vuole rimanere tale! Lo vogliono capire alcuni?

Se tu sei un peccatore, oppure pensi di aver accettato la salvezza ma ti comporti come se la Signoria di Gesù sia un optional, sappi che Dio ti dà la possibilità di redimerti, SE guarderai finalmente a Gesù, con pentimento, fede (termine biblico che preclude sia fiducia sia ubbidienza) e ringraziamento, allora sarai salvato, altrimenti... l'ira di Dio continuerà a incombere su di te!
Ti è stato detto che sei un figlio di Dio? Se nel tuo cuore non nasce un vero RAVVEDIMENTO, e non agirai di conseguenza, sappi che la sentenza di Dio non verrà rimossa da te, proprio come quando Dio non rimosse i serpenti velenosi che continuarono a piagare con la paura e la morte gli Israeliti, il suo popolo "prediletto"!!

5. LA SOSTITUZIONE

Vorrei chiudere questo messaggio con una riflessione riguardo al simbolo della maledizione che diviene per volontà di Dio soluzione e salvezza, infatti non vi nascondo la mia sorpresa quando 14 anni fa lessi questi passi riguardo a Gesù e al serpente di rame (o di bronzo), chiaramente molto digiuno della Parola di Dio, andavo per "sentito dire" soprattutto in quei frangenti annoiati delle messe a cui partecipavo occasionalmente, tutto questo prima che il Signore mi concedesse di rinascere a una nuova vita in Lui.
Sinceramente non capivo come mai Gesù veniva paragonato al serpente, la mia mente trovava molta più confacente la similitudine con il pastore, il leone, l'agnello!! docile docile, che, senza recalcitrare, si lascia condurre al macello. Ma il serpente no! ma non era quello il simbolo del diavolo? ma che c'entra dicevo io... è così brutto! ma più avanti, la comprensione aumentò, finchè non mi imbattei in questi passi che mi tolsero ogni dubbio:

2Corinzi 5:21 Colui che non ha conosciuto peccato, Egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in Lui.

Galati 3:13 Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi, poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno».

Isaia 53
non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi,
né aspetto tale da piacerci.
3 Disprezzato e abbandonato dagli uomini,
uomo di dolore, familiare con la sofferenza,
pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia,
era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.
4 Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,
erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;
ma noi lo ritenevamo colpito,
percosso da Dio e umiliato!
5 Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
stroncato a causa delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di Lui
e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.
6 Noi tutti eravamo smarriti come pecore,
ognuno di noi seguiva la propria via;
ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di Lui l'iniquità di noi tutti.


Non ho parole, mio Dio, per commentare quanto leggo... non posso fare altro che prostrarmi a Te.
Come posso ringraziarti, Signore mio, per ciò che hai fatto? Sì, io mi abbandono a Te!

da: Voce che grida,  di Pierluigi.

lunedì 2 maggio 2011

Rapporto tra i vivi e i morti (purgatorio? no grazie!)

Voglio chiarire i termini della questione su ciò che riguarda il rapporto tra vivi e morti, perché gli equivoci nascono giocando intorno alle preposizioni.
Esisterebbero infatti:
1) la preghiera per i morti, come preghiera che i vivi rivolgono al Signore per dare ai morti un posto migliore rispetto a quello che si sono meritati con le opere della loro fede in vita.
2) La preghiera ai morti, come preghiera che si rivolge a coloro che, essendo morti, si crede che possano influire sulla vita dei vivi
3) la preghiera dei morti, come preghiera che i morti rivolgono al Signore, per qualche scopo particolare
IN NESSUNO DEI TRE CASI ABBIAMO RIFERIMENTI BIBLICI A SOSTEGNO, E RITENGO PRETESTUOSO QUALUNQUE APPIGLIO SCRITTURALE, ATTO A FORZARNE IL SIGNIFICATO.
Dai sostenitori di una qualunque delle tre tesi viene richiamata alla memoria la parabola di Lazzaro: nulla di più inutile a sostegno di una qualsiasi delle tre tesi, poiché né il ricco può fare qualcosa per i suoi fratelli, essendo stoppato qualunque contatto da Abrahamo, né Lazzaro dice alcunché a favore di chicchessia, poiché Lazzaro non viene mai chiamato in causa. "HANNO LA LEGGE E I PROFETI": questa è la risposta a qualsiasi tentativo di contatto con i vivi, per i vivi e tra vivi.
Ora, sappiamo che le tre tesi sfociano in tre eresie cattoliche, quelle delle preghiere per i morti (che però stanno in purgatorio) quella delle preghiere ai morti (adorazione o venerazione al posto di Dio) e quelle dei morti al Signore (per intercedere per i vivi).
LA PREGHIERA PER I MORTI, CREDENTI E NON CREDENTI combattuta già nel primo secolo dagli apostoli, fu ripresa verso l'anno 310 e ufficialmente adottata intorno al 500 dopo Cristo. Il Vangelo dice che non c'è nessuna possibilità di intervenire nel mondo dei morti e né per questi di intervenire nella vita reale: "E' stabilito che gli uomini muoiano una sola volta e dopo ciò viene il giudizio" (Ebrei 9:27). "Lasciate i morti seppellire i loro morti" (Matteo 8:22; Luca 9:60) In tutte le culture pagane, cioè senza Gesù Cristo, la filosofia della vita ha prodotto folcloristiche e pericolose tradizioni di attaccamento alle persone care, sedute spiritiche comprese: in tali occasioni però non sono i morti che parlano, ma i demoni che si spacciano per essi. La Bibbia PROIBISCE tali pratiche demoniache, sia pur camuffate da "innocenti" sentimenti di pietà, di amore o di affetto.
Quando l'uomo muore, sono finite le possibilità dare un senso alla sua vita: il "gioco" dell'esistenza terrena è finito e, come dicono i croupiers del tavolo verde, "rien ne va plus", il gioco è chiuso! Non valgono candele, messe in suffragio, fioretti, fiori, corone, preghiere, cerimonie e neppure "battezzarsi" per i morti. E' solo una pia illusione, sulla quale persone senza scrupoli speculano per carpire soldi o credibilità. Attenzione a non cadere nelle trappole della seduzione e dell'illusione, nella falsa offerta di ossequiare i legami di affetto e dei sentimenti umani.
Dopo la vita terrena, c'è la morte terrena.
Dopo la morte terrena, cosa c'è? C'è il giudizio di Dio! "E come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola, per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l'aspettano per la loro salvezza" (Ebrei 9:27-28)
Dopo il giudizio c'è... la resurrezione dei corpi. La resurrezione è una dottrina cristiana, proclamata da Gesù Cristo e da Lui attuata su se stesso, per primo. Egli è infatti chiamato "Risorto d'infra i morti" (2 Timoteo 2:8), Primizia dei risorti (1 Corinzi 15:23), Resurrezione e vita (Giovanni 11:25) "Così pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile, e risuscita incorruttibile; è seminato ignobile, e risuscita glorioso; è seminato debole, e risuscita potente; è seminato corpo naturale, e risuscita corpo spirituale; Se c'è un corpo naturale, c'è anche un corpo spirituale...Or questo dico, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né la corruzione può ereditare la incorruttibilità. Ecco, io vi dico un mistero: Non tutti morremo, ma tutti saremo mutati, in un momento, in un batter d'occhio, al suon dell'ultima tromba. Perché la tromba sonerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo mutati... allora sarà adempiuta la parola che è scritta: La morte è stata sommersa nella vittoria... O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo dardo? Ora la freccia della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge; ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo. Perciò, fratelli miei diletti, state saldi, incrollabili, abbondanti sempre nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore." (1 Corinzi 15:42-44, 50-52,55-58)
Il giudizio è proiettato verso l'eternità, sia nel bene che nel male, sia avendo ottenuto la vita eterna, sia avendo ricevuto l'eterna perdizione: "Poichè dobbiamo tutti comparire davanti al TRIBUNALE DI CRISTO (Romani 14:10; Apocalisse 22:12) affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte quand'era nel corpo, secondo quello che avrà operato, o bene, o male. (2 Corinzi 5:10; vedi anche Atti 17:31; Romani 2:5,16; 2 Corinzi 14:10; Galati 6:7)
I CREDENTI vanno col Signore, perché passano dalla vita alla vita e non vengono giudicati, perché l'Agnello ha già pagato per loro col Suo Sangue. "Beati i morti che muoiono nel Signore" (Apocalisse 14:13)
I NON-CREDENTI attendono il giudizio e non potranno mai essere beati, perché sono già morti e non hanno accettato il Signore quando erano in vita... Quando si è morti, non è più possibile effettuare scelte: è troppo tardi! Gli empi, morti tali, "sono come la pula che il vento disperde. Perciò gli empi non reggeranno nel giudizio" (Salmo 1:4-5) La Bibbia li chiama "empi", cioè ribelli e refrattari alla Parola di Dio: hanno un diverso trattamento per l'eternità: nessuna preghiera potrà mai sconvolgere questo piano e questa promessa di Dio! Per onestà di discorso si riporta l'intero passo che afferma tutto ciò: "Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? NON V'ILLUDETE; né i cinedi (prostituti maschi), né gl'idolatri, né gli adulteri, né gli omosessuali passivi (gli effeminati), né gli omosessuali attivi (i sodomiti), né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erediteranno il regno di Dio" (1 Corinzi 6:9-10)
Occorre allora al più presto, quando si è in vita, credere in Gesù Cristo e nella Sua capacità di dare la vita eterna, essendo Egli il vero Messia abilitato allo scopo! Leggi il Nuovo Testamento, chiedendo allo Spirito Santo di aiutarti e Lo troverai. Poi cerca la vera comunione fraterna con i veri credenti in Gesù Cristo.
Purtroppo quindi la Bibbia non offre nessuna speranza per quelli che hanno sprecato la loro vita dietro le loro passioni insane. Pregare per essi è una pia illusione!
LA VENERAZIONE DI SANTI MORTI E DI ANGELI fu consentita a partire dall'anno 375.
La distinzione tra venerazione (rispetto) e adorazione è subdola e non corrispondente alla pratica religiosa che, nella realtà, confonde le due cose in una. La venerazione allora è l'alibi che consente di adorare, sia pure in tono minore, tutto ciò che non deve essere neppure oggetto dei nostri pensieri! Il verbo latino "vénero-véneras" significa "adorare, rispettare" ma anche "pregare, chiedere, supplicare" (Vocab. Castiglione-Mariotti, 1994); la parola latina "veneratio" (pron. "venerazio") significa "rendere omaggio all'importanza dell'immagine" e veniva usata nei confronti dell' "autorità" (la radice del nome ricorda la dea Venere!)
Inoltre la venerazione ha per scopo principale l'esaudimento delle preghiere e ciò contrasta categoricamente con quanto la Bibbia ci dice: "Signore, insegnaci a pregare: Padre nostro che sei nei cieli..." (Luca 11:1-2; Matteo 6:9) Il Padre Nostro è l'UNICA preghiera che Gesù ci ha insegnato... Va allora pregato, "venerato" e adorato solo il Signore: "Non avrai altri dei all'infuori di Me", dice il primo comandamento che Dio stesso diede a Mosè... (Esodo 34:14) "Tu non adorerai (ADORAZIONE) e non ti prostrerai (VENERAZIONE) ad altro dio, perché l'Eterno, il cui nome è Il Geloso, è un Dio Geloso " (Esodo 34:14)
Nessuno intercede e può intercedere per noi, se non Gesù Cristo: "Gesù Cristo è Colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche INTERCEDE PER NOI" (Romani 8:34; Ebrei 7:25) Quando Giovanni si prostrò davanti all'angelo per adorarlo, l'angelo rispose: "GUARDATI DAL FARLO! Io sono un tuo conservo e dei tuoi fratelli che hanno la testimonianza di Gesù. Adora Dio!"(Apocalisse 19:10)
Lo Spirito Santo, mandato da Gesù (Giovanni 14:15), ci aiuta a pregare: "Allo stesso modo ancora, lo Spirito ci aiuta nella nostra debolezza, perché noi non sappiamo pregare come si conviene, ma lo Spirito Santo intercede per noi con sospiri ineffabili; e Colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché Egli INTERCEDE PER I SANTI secondo il VOLERE di Dio" (Romani 8:26-27)
Occorre evitare che la più antica e primitiva religione del mondo, l'animismo nelle sue più svariate forme e credenze, sopravviva nel cuore del cristiano. Le religioni del passato, da quella egiziana a quella greco-romana, etc. avevano conservato molto della tendenza umana a spiritualizzare ogni essere dotato di movimento, e a conferirgli una vita che potesse sopravvivere alla morte, a pro dei vivi o solamente per se stessa. Gli antichi Romani "veneravano", considerandoli come "PROTETTORI", i "sacri Penati",, cioè gli antenati "conservati" in urne cinerarie o in statuine. Ci si rivolgevano in sedute spiritiche (la cosiddetta "negromanzia") e ricevevano risposte dai DEMONI, che si spacciavano (e si spacciano ancora) per i morti! Nella Bibbia ricordiamo Rachele, la sposa di Giacobbe, la quale lascia suo padre Labano, portandosi dietro gli antenati paterni (Genesi 31:30-34). Per questo lei fu punita, morendo nel partorire Beniamino! (Genesi 35:16-20)
Perfino gli ANGELI non hanno alcun potere di mediazione, né di salvezza e tantomeno di risposta alle preghiere: "difatti, non è ad angeli che Dio ha sottoposto il mondo futuro del quale parliamo" (Ebrei 2:5) Anzi, "... Egli (Dio) ora salva anche voi (la maggioranza dei manoscritti greci riporta "noi") mediante la resurrezione di Gesù Cristo, che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio dove angeli, principati e potenze Gli sono sottoposti" (1 Pietro 3:21-22) Adorare, venerare, osannare, lodare, o altro, un angelo, un santo o chicchessia, non ha senso in un culto "riservato" a Dio! Non c'è nessun plausibile motivo a distogliere l'attenzione da Colui che è il SOLO AD ESSERE MORTO IN CROCE PER NOI PER AMORE. Infatti sta scritto: "Nessuno a suo talento vi defraudi del vostro premio per via d'umiltà e di culto degli angeli affidandosi alle proprie visioni, gonfiato di vanità dalla sua mente carnale, e non attenendosi al Capo (Gesù Cristo), dal quale tutto il corpo, ben fornito e congiunto insieme per via delle giunture e articolazioni, prende l'accrescimento che viene da Dio" (Colossesi 2:18-19) Ci possono essere anche angeli finti! (1 Re 13:18) Dio allora, attraverso la Sua Parola, ci avverte e non ci approva, se disubbidiamo. I MORTI invece, non hanno nessun potere di intervenire nella vita terrena, né ci guardano o ci inviano angeli: un angelo di Dio è inviato da Dio! Se viene un angelo mandato da qualcun altro, quell'angelo NON è di Dio ma... di Satana!
Dobbiamo quindi provare sempre gli spiriti! La tentazione di idolatrare il ricordo dei propri cari è fortissima, specie se i legami affettivi sono stati molto significativi: ciò può spingerci a trasformare un semplice, affettuoso e doveroso ricordo in un qualcosa di morboso e di sublime che esalti gli uomini anziché Dio! Se poi il desiderio di un contatto diventa forte, possiamo anche illuderci di parlare al morto come se parlassimo a Dio, oppure cercare un canale privilegiato con l'aldilà mediante le sedute spiritiche, nelle quali "demoni beffardi", chiamati bonariamente "spiriti burloni", rispondono spacciandosi per i defunti evocati (negromanzia)
La Bibbia su questo è severissima: "Se vi si dice: <Consultate i medium e i maghi, che sussurrano e bisbigliano>, rispondete: <Non deve un popolo consultare il suo Dio? Deve forse rivolgersi ai morti per conto dei vivi?> Se un popolo non parla in questo modo, è perché in esso non c'è luce" (Isaia 8:19-20) Inoltre IL NUOVO TESTAMENTO prende in considerazione solo i SANTI "vivi", non i "morti"! I morti sono presso Dio in attesa del giudizio se non credenti, oppure già in paradiso se credenti in Cristo. Il vero credente è egli stesso "santo": "infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: Abba! Padre! Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito che siamo figliuoli di Dio; se siamo figliuoli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con Lui, per essere glorificati con Lui" (Romani 8:14-17)
Dio ci ha tutti chiamati alla salvezza per il tramite di Gesù Cristo: prendere o rifiutare!
Se rifiutiamo, abbiamo rifiutato l'unica offerta di salvezza e abbiamo offeso l'Amorevole Donatore. Se accettiamo, rientriamo nel piano di salvezza predestinato da Gesù Cristo. "Or sappiamo che TUTTE LE COSE COOPERANO AL BENE DI QUELLI CHE AMANO DIO, i quali sono chiamati secondo il Suo disegno. Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio Suo, affinché sia il primogenito fra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati" (Romani 8:28-30)
Ognuno che rivolge atti di culto a santi, angeli, morti o altri, è fuori dalla dottrina cristiana, con grande soddisfazione di Satana, il nemico di Dio, "bugiardo" e ladro della loro salvezza! "In nessun altro è la salvezza, perché non c'é sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi possiamo essere salvati" (Atti 4:12) I MORTI E GLI ANGELI sono, come tutti i credenti cristiani, i destinatari dell'Amore di Dio, ma non sono (e non lo potranno mai essere) i dispensatori di tale Amore. Inoltre non possono essere oggetto dell'amore nostro perché essi non sono compresi nei due comandamenti di Gesù Cristo: "Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua e con tutta la mente tua e con tutta la forza tua. Il secondo è questo: Ama il tuo prossimo come te stesso" (Marco 12:28-34; Matteo 22:37-40; Luca 10:25) "Come il Padre mi ha amato, così anch'io ho amato voi; DIMORATE nel MIO amore! Se osservate i MIEI comandamenti, dimorerete nel MIO amore; com'io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel Suo amore. Questo vi ho detto, affinché la MIA allegrezza dimori in voi" (Giov. 15:9-10) "Questo è il mio comandamento: Che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi" (Giov. 15:12) "Questo io comando a voi: Che vi amiate gli uni gli altri" (Giov. 15:16)
I MORTI e GLI ANGELI non sono né Dio, né noi, né il nostro prossimo! Non devono dunque essere oggetto di amore, di preghiera, di devozione, di venerazione, e tanto peggio di adorazione. Il ricordo è più che sufficiente!
Verso i morti o gli angeli:
- l'amore è sintomo di attaccamento a ciò che non si potrà più avere e rientra fra le patologie della psiche, come rifiuto alla vita. Amare un morto, o ciò che lo rappresenta, è la prova che dentro di noi NON c'è la VITA!
- la preghiera è vietata dalla Bibbia, con la conseguenza che nessuna preghiera sale a Dio; - la devozione non può andare oltre la stima ad imitare il bene che il morto ci ha lasciato, prima fra tutte le cose, la fede in Gesù Cristo, nostro "personale Salvatore";
- la venerazione è vietata dalla Bibbia, con la conseguenza di offendere Dio "al quale solo rendi omaggio";
- l'adorazione è vietata, con la conseguenza di incorrere nell'ira punitrice di un Dio "Geloso"
Se non sei convinto di tutto questo, rivolgi ad alta voce, questa preghiera a Dio: Gesù Cristo, Figlio Unigenito dell'Iddio Altissimo, mandami lo Spirito Santo a liberarmi da ogni falsa dottrina e fammi da Lui guidare, come mi hai promesso in Giovanni capitolo 16 versetti 13, 14 e 15. Metti dentro di me l'amore per la verità e fammi odiare la menzogna. Amen.
LA DOTTRINA DEL PURGATORIO fu istituita da Gregorio Magno verso l'anno 593 e confermata dal Concilio di Trento nel 1545 ma nessun passo della Bibbia autorizza a pensare a un luogo di punizione "provvisorio"! Il premio o la punizione sono "eterni", a consolazione eterna dei credenti, a dannazione "eterna" dei non credenti in Cristo e a gloria "eterna" di Dio. L'inferno è il luogo, preparato da Dio per Satana, gli angeli ribelli e per tutti coloro sui quali si è scatenata l'ira di Dio: si consiglia la lettura personale di Romani 1:18-32. L'inferno è comunque tanto grande da poter accogliere tutti (compresi quelli che credono nel purgatorio!), senza problemi di spazio. "Ci son tre cose che non si saziano mai, anzi quattro, che non dicono mai -Basta!- Lo Sceol, cioè il soggiorno dei morti,...“(Proverbi 30.15-16) "Perciò lo Sceol ha dilatato le sue fauci e ha aperto in modo smisurato la sua bocca e in esso scenderanno la sua gloria, LA SUA FOLLA, il suo frastuono e chi in essa festeggia" (Isaia 5:14)
Fra l'inferno del ricco della parabola e il paradiso di Lazzaro c'è la "voragine" (Luca 16:26). Il purgatorio dantesco è pura fantasia, che consola i peccatori che non si vogliono convertire a Cristo! Essi pensano erroneamente: "Dopo morti, col tempo, anche noi... entreremo in paradiso!" Gesù Cristo avverte nell'Evangelo di Matteo al cap. 25:31-46, che il giudizio distinguerà DUE sole categorie di persone: i GIUSTI destinati alla VITA eterna (Isaia 45:17; 61:7) e gli EMPI a PUNIZIONE eterna (Daniele 12:2). A questi ultimi EGLI dirà: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!" (Matteo 25:41) "E niente d'immondo e nessuno che commetta abominazione o falsità, v'entreranno; ma quelli soltanto che sono scritti nel libro della vita dell'Agnello"(Apocalisse 21:27)
Dopo la prima morte terrena, lo spirito continua a vivere e "torna a Dio che l'ha dato": come torna? salvato dal Sangue di Gesù o condannato per il peccato non cancellato? Tutti finiremo davanti al Giudice Divino nel Tribunale di Cristo: o avremo già la SALVEZZA per la GRAZIA di Gesù, nostro Agnello, o non l’avremo. Cercarla dopo la morte è troppo tardi e questo satana lo sa! Chi verrà trovato senza "l'abito di Cristo", costituito dalla SALVEZZA, sarà "muto" e cacciato per l'eternità dalla presenza di Dio! Quella sarà la morte seconda.
I sadducei dell'epoca di Gesù e tutti coloro che non credono nell'aldilà, compresi i moderni Testimoni di Geova, negano che ci sia la morte seconda e che tutto finisce quando il corpo muore: errore gravissimo! L'Evangelo ci assicura che nella GEENNA, ci andranno i dannati con tutti i loro vermi! "E se l'occhio tuo ti fa intoppare, cavalo; meglio è per te entrare con un occhio solo nel regno di Dio, che aver due occhi ed esser gettato nella geenna, dove il verme loro non muore ed il fuoco non si spegne" (Marco 9:47-48)
La "sana dottrina" cattolica del Purgatorio (così fu chiamata dal Concilio Tridentino!) porta l'uomo alla perdizione!
Perché tanto accanimento cattolico nel proclamare e difendere il Purgatorio e a far addirittura pregare "per le anime sante del Purgatorio"?
Lo SCOPO è di LUCRO. Il guadagno principale della Chiesa Cattolica sta proprio nelle "messe in suffragio" per i defunti! Sfruttando la pia illusione dei viventi, la Chiesa cattolica riesce a farsi pagare sia da vivi che da morti! Una frase che il confessore usava dire al moribondo era: "cosa lasci per la tua anima?" E con questo sistema il moribondo lasciava nel testamento alla Chiesa... case e terreni! Se poi gli eredi volevano bene al defunto, lasciava la "pia speranza" che con qualche messa "pagata", il caro estinto poteva "accorciare il tempo" della sua permanenza in Purgatorio, nel quale la Chiesa ne assicurava l'ingresso e la permanenza... solo il morto e Dio avrebbero potuto smentire una tale "utile" menzogna! Il morto non l'avrebbe potuto fare di sicuro, Dio invece lo farà nel giorno della SUA IRA, quando il SUO GIUDIZIO DI CONDANNA cadrà su tutti i malvagi e i bestemmiatori!
La Chiesa Cattolica, come il biblico Diotrefe (1 Giovanni 9-10), non entra e non fa entrare in paradiso! Ma subirà la stessa sorte di satana di cui ha accettato il potere (la bestia apocalittica che siede sul dragone satanico). Non illudiamoci e non amiamo la menzogna proposta da satana: non esiste un "inferno a tempo" (purgatorio). Chi sarà gettato fuori, "dove c'è il pianto e lo stridor dei denti", lo sarà per l'eternità, perché Dio è eterno e anche la CONDANNA che Lui dà è eterna, ad eterna dimostrazione della sua eterna giustizia nel dare eterna SALVEZZA a chi ha creduto nel Suo Unigenito Figlio Gesù Cristo, Signore e Salvatore. Non crediamo alle menzogne di satana: Gesù è la Verità! Egli non può mentire! Satana invece è "il padre della menzogna". A chi vogliamo credere? "Fuori i cani (gli uomini-cane), gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri, e chiunque ama e pratica la menzogna" (Apocalisse 22:15)
LE PREGHIERE RIVOLTE AI SANTI ebbero origine dopo il 600.
La Bibbia insegna che le preghiere devono essere rivolte a Dio e a LUI SOLTANTO. Dio nella Sua SANTA Parola, considera "santi" tutti quelli che sono "santificati" dallo Spirito Santo, perché Gli appartengono: tutto ciò che Dio tocca è santo! "Se la primizia è santa, anche la massa è santa; se la radice è santa, anche i rami sono santi" (Romani 11:16) "Ma come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta" (1 Pietro 1:15)
In poche parole Dio rende santi: la Chiesa Cattolica invece si è "sostituita" a Dio. L'etichetta di "santo" è stata da lei attribuita a personaggi molto discutibili sotto il profilo morale e spirituale, ma "utili" alla chiesa Cattolica. La preghiera ai santi ha una nota connotazione storica, perché doveva conseguire il risultato di contrapporre i più disparati santi della Bibbia agli dèi pagani greco-romani: fu così che a Diana fu contrapposta Maria cosiddetta madre di Dio, a Giove S. Pietro, a Venere S.Barbara, ad Apollo S. Paolo, ecc. Le statue degli dèi furono riciclate ed aggiunte, tanto che alla fine esse risultarono di numero maggiori di quelle pagane. Furono però riutilizzati i templi pagani per "costruirci sopra" le chiese "cattoliche".
Il proporre una preghiera ai santi costituisce la più grave offesa ad un Dio che non vuole mediatori di sorta, ma che, per il tramite di Suo Figlio Gesù Cristo, si fa chiamare familiarmente "Padre nostro"! Il pregare i santi allora è una bestemmia e un'idolatria agli occhi di Dio. "Allora Gesù gli disse: Vattene Satana, poiché sta scritto <Adora il Signore Iddio tuo e a Lui solo rendi il culto!>" (Matteo 4:10; Deut. 6:13)
I "santi" apostoli rifiutarono categoricamente di essere riveriti, venerati o pregati: "Mentre Pietro entrava, Cornelio, andandogli incontro, si inginocchiò davanti a lui. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: " àlzati, anch'io sono uomo!" (Atti 10: 25-26) Paolo e Barnaba, non solo rifiutarono, ma addirittura si strapparono i vestiti di dosso per cercare di convincere la gente a non adorarli: "e con queste parole riuscirono a stento ad impedire che la folla offrisse loro un sacrificio" (Atti 14:18)
Un concetto sia ben chiaro: i MORTI non possono diventare santi, ma, o lo erano in vita o non lo potranno più essere dopo la vita terrena. LA BIBBIA infatti parla di "santi-vivi", non tratta mai l'argomento dei "santi-morti". Quando il credente è vivente, non deve aspettare 50 anni per essere riconosciuto tale: egli è subito santo, quando nasce di nuovo, santificato dal Sangue di Gesù Cristo! Ciò è dimostrato da tantissimi passi: I santi si santificano ancora: - "i santi si santifichino ancora". (Apocalisse 22:11; Salmo 16:3) Non ci si potrebbe santificare ancora se non si è ovviamente ancora vivi. I santi ricevono saluti: - "a quanti sono in Roma, chiamati ad esser santi, grazia a voi" (Romani 1:7; 1 Corinzi 1:2; Ebrei 13:24; Romani 16:15-16) "Salutate ognuno dei santi in Cristo Gesù" (Filippesi 4:21) I santi salutano: - "Paolo... alla chiesa in Corinto, con tutti i santi" (2 Corinzi 1:1; 2 Corinzi 13:12) Qui addirittura i santi sono invitati a salutarsi con un santo bacio, dopo aver ricevuto la lettera dell'apostolo! (Vedi anche Filippesi 4:22) "Tutti i santi vi salutano" (Filippesi 4:21) I santi ricevono lettere: - "Paolo, ai santi che sono in Efeso" (Efesini 1:1; Filippesi 1:1) I santi vanno perfezionati: - "Ed è lui che ha dato gli uni, come apostoli gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi" (Efesini 4:11-12) "Poiché il vescovo bisogna che sia... santo" (Tito 1:7-9) I santi ringraziano: - "Ma come si conviene a dei santi,... rendimento di grazie" (Efesini 5:3) I santi si comportano da santi: - "Vestitevi dunque, come eletti di Dio, santi ed amati" (Colossesi 3:12-13) I santi hanno ricevuto male da Saulo: "Ma Anania rispose: Signore, io ho udito quanti mali abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme" (Atti 9:12-13) I santi abitano: "Pietro venne anche ai santi che abitavano in Lidda" (Atti 9:32) "Tutti i santi... e specialmente quelli della casa di Cesare" (Filippesi 4:21) I santi presenziano: "e chiamati i santi e le vedove, la presentò loro in vita" (Atti 9:41) I santi vanno in prigione: "serrai nelle prigioni molti dei santi" (Atti 26:10) I santi hanno bisogno: "Provvedete alle necessità dei santi" (Romani 12:13) "Per ora vado a Gerusalemme, a rendere un servizio ai santi... a fare una colletta per i poveri che sono tra i santi di Gerusalemme" (Romani 15:25-26) I santi hanno figli santi: "i vostri figliuoli sarebbero impuri, mentre ora sono santi" (1 Corinzi 7:14) I santi hanno concittadini: "ma siete concittadini dei santi" (Efesini 2:19-21) I santi sono capaci "di abbracciare con tutti i santi qual sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo" (Efesini 3:18) I santi servono: "sarà un vaso nobile, santificato" (2 Timoteo 2:21) Le sante donne si adornano e si vestono: "E così infatti si adornavano le sante donne speranti in Dio" (1 Pietro 3:5) I santi esercitano l'ubbidienza: "Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù" (Apocalisse 14:12)
Cosa ci vuole allora per accettare una SANTA VERITÀ'? Dopo tutte queste chiarificazioni, permetti una domanda: Sei tu santo? Non ti scandalizzare: puoi diventarlo facilmente! Basta che tu sia "santificato" dal Sangue Santo di Gesù, tuo "Signore e Salvatore"! Se non sai come si fa, mettiti alla ricerca di coloro che sono già "santi": loro ti aiuteranno, intanto prega così: Gesù Cristo, aiutami e chiamami alla salvezza!
scritto di Donato Trovarelli 

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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