per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

domenica 14 febbraio 2016

Cittadini di Israele



Legge e grazia: la grazia del Messia, sommo sacerdote, e il suo regno di giustizia. 

La doppia unzione dai due olivi: i due testimoni di Zaccaria 4 e Apocalisse 11; le luci delle due candele di sabbath ; i due offici del Messia come sommo sacerdote e re nell’ordine di Melchisedec (vedi Salmo 110:1-4)

[In questo articolo l’autore utilizza il termine “Commonwealth”, un concetto tutto anglosassone, per sottolineare l’idealità del regno di Israele, cioè il regno del Messia come “congregazione di Israele” e differenziarlo dal più comune concetto terreno di “stato” nazionale, ndt].
Due olivi forniscono l’olio per la menorah, che è il vero emblema di Israele, indicando la doppia unzione del Messia, sommo sacerdote e re di Salem nell’ordine di Melchisedec.
Sembra che il ruolo principale della chiesa sia il vangelo della grazia e il peso principale della casa reale di Giuda, in Israele, sia la legge di Dio. Attualmente, questi due gruppi non si apprezzano né si comprendono molto bene reciprocamente. Questo fatto è destinato a cambiare in futuro? Sicuramente! I credenti cristiani non apprezzano molto la legge di Dio al momento. Sono inclini a bollarla come “legge di Mosè” e ad insistere con il fatto che essa è stata ormai “abolita”. Quindi si rivolgono esclusivamente alla grazia. Dopotutto, è questa che Dio ci ha fornito, nella sua misericordia, o no?
Però qui giace il problema. Il concetto di “grazia”, nella mentalità di molti, si trova fin troppo in prossimità della totale mancanza di legge. Molte persone che si definiscono cristiane vengono spinte ad una vita priva di Dio dalla mera dialettica hegeliana e scivolano lungo il sentiero della distruzione. Come leggiamo nel Salmo 2, l’indulgenza verso il peccato è proprio quello che i pagani gentili vorrebbero. E, se ci guardiamo intorno, vediamo che la chiesa occidentale di oggi sta diventando sempre più accomodante nei riguardi del catastrofico declino morale che avanza.
Ma il Dio dei cristiani è il Santo di Israele. È il Dio della giustizia. La sua legge, la sua Torah, è parte integrante del suo piano divino. Il profeta Geremia parlò del nuovo patto e sembra che in esso la legge non venga affatto “abolita”. Egli dichiara chiaramente che, con il progresso della storia sacra, la legge è destinata ad essere scritta nei cuori (Geremia 31:31-33).
La legge comprende l’unzione di un re che porterà avanti un giusto regno: il regno di YHVH-Dio è un trono di giustizia. Egli stabilisce e fonda la sua legge nel cuore del suo popolo attraverso la persona di Cristo. Ma questo è solo l’inizio. Il futuro millennio del Messia vedrà il regno andare oltre i confini della città santa, Gerusalemme. Sia l’unzione della legge nel ruolo di re, che quella della grazia nel ruolo di sommo sacerdote, appartengono al nostro Messia, che regnerà come sacerdote-re nell’ordine di Melchisedec. Il Messia stesso rappresenterà la perfetta unione dei due offici ed è proprio questa unione che determinerà tale doppia unzione, che sarà a sua volta la base per il risveglio degli ultimi tempi, mirante alla restaurazione delle dodici tribù di Israele.
Questa doppia unzione è al momento divisa. La porzione del regno dell’unzione messianica, nell’ordine di Melchisedec, è attualmente separata dalla chiesa e posta per la gran parte nella casa di Israele. La porzione sacerdotale dell’unzione, invece, è nel vangelo e affidata ad un’entità che noi chiamiamo “la chiesa”. La parola “chiesa” significa “assemblea” e proviene dalla parola greca ekklesia, che vuol dire, semplicemente, “chiamati fuori”. Ma queste due parti hanno in comune un’unzione combinata, focalizzata sul Messia. Ed è in Lui che il giusto regno e il misericordioso sommo sacerdozio sono destinati a scorrere insieme, in perfetta armonia.
Così, quando avrà luogo la restaurazione effettiva di Israele, non si tratterà solo di una faccenda teologica. Questo rivivere e questa riunione sotto il Messia sarà la meraviglia delle meraviglie. Cambierà la storia di questo mondo per sempre. La restaurazione di Israele stabilirà la lungamente attesa “pace in terra agli uomini che Egli gradisce”.

Questa straordinaria sequenza di eventi, come avrà luogo?

Durante le nozze di Cana, il Messia mostra che Dio agisce in modo diverso dalle vie di questo mondo e riserva le cose migliori per la fine. Il Dio di Israele sta per svelare il completo mistero della cittadinanza di Israele e del suo eletto, unificato durante gli ultimi giorni. È una grossa impresa, ma Dio ha promesso nella sua Parola che compirà la restaurazione di Israele (Romani 11). Questo, chiaramente, non è ancora avvenuto, ma l’apice della storia arriverà presto o tardi e, in base all’unanime consenso delle Sacre Scritture, arriverà durante l’Apocalisse.
Entrambe le case di Israele saranno radunate “e così tutto Israele sarà salvato” (Romani 11).
Gesù pregò il Padre per questo, dicendo: “Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno” (vedi Giovanni 17:20-22).
Il popolo eletto di Dio non sarà più in stato di divisione e contesa. Non ci saranno più due regni estranei, uno per la “legge” e uno per la “grazia”. Essi si uniranno nel Messia, così come, sia Mosè che l’apostolo Pietro hanno dichiarato. Essi diverranno un singolo, indivisibile, “sacerdozio regale e una nazione santa”.
La regalità del regno sarà applicata al sacerdozio e la santità del sacerdozio sarà applicata al regno: così la breccia di Geroboamo sarà sanata. I due gruppi che abbiamo oggi diverranno, secondo profezia, un unico popolo scelto ed eletto.
Come vediamo, il piano di Dio è lungi dall’essere compiuto. La lunga saga dei figli di Abramo va ancora avanti e un gran numero di elementi è ancora lì fuori, avvolto nel mistero. Ma la grande avventura di Dio è anche un romanzo divino che avrà l’apice nell’Apocalisse, in un’esplosione di gloria.

Siamo salvati e abbiamo il via libera per il paradiso. Apparteniamo alla chiesa, cioè alla “congregazione dei chiamati fuori”. Ma chiamati a cosa, da chi e, soprattutto, perché?

I cristiani occidentali sono indulgenti verso il mondo pagano. Essi ricevono i loro insegnamenti per lo più dalla chiesa dei mercanti. Siamo salvati e nati di nuovo. Molti di noi sono stati convinti che “Gesù l’ha già fatto” e che la loro salvezza è ormai stabilita e dunque non c’è più nulla da aggiungere, da parte della chiesa, prima che Cristo torni. E questo evento, essi credono, avverrà sette anni prima della fine di quest’era.
Come cristiani, siamo soddisfatti. Andiamo in chiesa la domenica e inseguiamo la nostra felicità personale il resto della settimana, avendo relativamente poche preoccupazioni. Abbiamo il biglietto per il paradiso in tasca e le valige pronte per un convenientissimo "rapimento", stranamente scollegato dalla resurrezione dei giusti. Ci hanno insegnato che il treno per la gloria potrebbe passare a prenderci in “qualsiasi momento”. Non dobbiamo fare più nulla per quanto riguarda il patto eterno.
Noi crediamo in tutto ciò che ci viene insegnato e la gran parte di noi non si premura di controllarlo nella Bibbia. Come pecore, siamo guidati soprattutto dalla pressione dei nostri pari. Crediamo che “tutto è sistemato” e non ci sia bisogno di preparazione, né pazienza o forza, per sopportare fino alla fine la tribolazione. La Pax Americana ha preparato la storia per il trionfo della cristianità, che si prepara a ricevere fin da ora la sua ricompensa, in “qualunque momento”. La nostra dipartita tramite il rapimento è “imminente”, come pure l’apice della storia sacra. Quando l’ultima tromba suonerà, e molti credono che ciò accadrà all’inizio degli ultimi sette anni di quest’era, noi saremo, come ci viene detto, “fuori dai giochi”!
Tutto ciò suona bene, ma fermiamoci un momento a riflettere. Noi apparteniamo alla chiesa, cioè alla “congregazione dei chiamati fuori”. Chiamati a chi, da chi e perché? Che vi sia un’altra storia, un’altra strada che si snoda al di là della Pax Americana? C’è dell’altro, oltre a ciò che ci hanno insegnato, nell’essere un cristiano biblico?

Noi apparteniamo alla chiesa, che assume un ruolo sacerdotale presso Dio. Ma come si collegano i cristiani biblici al regno di Dio? E come dobbiamo chiamare la politica del regno della fine dei tempi?

Come cristiani, apparteniamo al regno di Dio. Ma esso è una “faccenda” solo inerente la chiesa? E se fossimo stati chiamati a gestire altri “affari” del regno prima del nostro rapimento? Apparteniamo, allora, a una compagnia più ampia di quel che pensiamo? E la congregazione di Israele? E il suo Stato? L’apostolo Paolo parla della fine di quest’ultimo in Efesini 2:12-13.
Il Messia sarà stabilito nei cuori umani di tutti attraverso il vangelo. Eppure si verificano eventi catastrofici e straordinari mutamenti nella storia mentre il suo regno si avvicina (Matteo 11:12). Il regno di Dio soffre e sopporta la violenza, che avanza mentre il Messia guida il suo popolo. Il suo nome, il nome del Messia che viene, è Perez, “Colui che fa breccia” (vedi Matteo 11:12 e, soprattutto, Michea 2:12-13). Allora, perché stiamo facendo le valige? Non è possibile che, come Ester, anche noi siamo stati “chiamati per tempi come questi”?
Non dobbiamo avere paura. Il treno per la gloria arriverà comunque a prenderci, senza tardare un minuto! Perciò fermiamoci un istante e riflettiamo in preghiera. Può essere che noi, cristiani biblici, abbiamo un ruolo vitale di testimoni, che dobbiamo ancora attuare, come popolo eletto di Dio? Se siamo noi la futura Sposa di Cristo su questa terra, è forse strano che come Sposa, e non come passiva concubina, siamo ora al bivio?
Le Sacre Scritture sono chiare, così come il messaggio. Yeshua-Gesù ci dice che noi siamo i suoi agenti. Che siamo stati “chiamati fuori” per essere dei testimoni davanti, e contro, re e principati (vedi Luca 21:12-19). Perciò, abbiamo o no una responsabilità precisa a cui ottemperare nella fine dei tempi? Cosa dichiara al riguardo il nostro  mandato? Non siamo stati forse “chiamati fuori” per correre la corsa fino alla linea di arrivo? Vediamo questo glorioso traguardo schiudersi per tutti i santi in Ebrei 12:1.
Abbiamo letto Apocalisse 7:9-17 e visto la grande moltitudine dei santi radunarsi davanti al gran trono di Dio. Essi hanno una forte connessione con Israele e sono mostrati nello stesso contesto e capitolo delle dodici tribù. Allora perché i nostri insegnanti ci dicono che i santi della tribolazione non appartengono alla chiesa? Queste persone hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello e sono morte per la testimonianza. Allora perché non sarebbero degne di far parte della chiesa?
Questo atteggiamento della chiesa occidentale è assai stano. Alcune chiese sono contente di aprirsi a stili di vita neo-pagani come quello gay, eppure non vogliono ammettere nella chiesa i santi della tribolazione! Che cosa abbiamo che non va?
Il nostro Signore si siederà in giudizio, e quest’ultimo sarà riservato per prima cosa alla casa di Dio. È sempre stato così. Dio chiamerà alla sbarra i suoi testimoni e cercherà chi saprà testimoniare del suo Messia.
Se ci sarà davvero un’epica “testimonianza finale” dei santi, all’apertura del quinto sigillo, questo cosa comporterà per i freddi cristiani di Laodicea di quest’era?

La testimonianza dei cristiani davanti a re e principati e la nostra chiamata in Cristo, il Messia di Israele e futuro Re dei re nel regno millenario

L’Apocalisse è lo svelamento di Cristo, dove i misteri saranno risolti con l’arrivo all’apice dell’era. Giovanni venne rapito e portato in cielo, in un luogo nell’eternità chiamato “giorno del Signore”, e si vide davanti una visione spettacolare: una corte celeste presieduta da Dio. Egli è il sovrano regnante sul nostro cosmo. Giovanni vide i quattro cavalieri e i quattro sistemi politici terreni terminare la loro corsa al quinto sigillo. Dopodiché, Egli chiama i Suoi testimoni, i testimoni di Cristo, il Messia.
I santi della chiesa, la congregazione allargata di Israele, saranno dunque chiamati a recare la testimonianza in questo tempo? O tutto sarà gestito dai 144.000 ebrei neo-cristiani, come ci dicono i nostri insegnanti?
Gesù stesso disse ai suoi discepoli quello che stava per accadere nel discorso sul Monte degli Olivi e, insieme, diede anche degli ammonimenti personali. Ma a noi viene spesso insegnato che quel discorso di Gesù fosse rivolto “solo agli ebrei”. Non è questa, forse, disinformazione?
Ed ecco un’altra questione importante. Quand’è, esattamente, che scade il nostro mandato in Cristo? Dovremmo portarlo a far valutare da un avvocato per sapere a che punto saremo sciolti dall’impegno? E se vi fossero altre trombe prima dell’ultima? Sette anni prima, magari? Non dovremmo aprire le nostre Bibbie e controllare questo fatto di persona?
Siamo certi che la Bibbia ci riveli uno speciale rapimento della chiesa? Che alla chiesa venga riservato un trattamento di favore? Che ci parli di una glorificazione separata per i santi della chiesa e per quelli di Israele? O del fatto che alla chiesa sia concesso un rapimento precedente la settantesima settimana e i fatti seguenti siano relativi al solo Israele? Il nostro Dio, il Dio di Israele, presiede tutti e due gli eletti o solo uno? Vi sono due salvezze diverse nei cieli? Il Santo dei santi esercita forse una sporca e vile politica di apartheid?
L’apostolo Paolo ci dà la risposta in Efesini 2:12-13. Quando i credenti cristiani vengono salvati, essi entrano in intima comunione  con Cristo, che è il seme di Abramo (vedi Galati 3:29). E, sotto il Suo sangue, il seme di Israele, essi adottano una nuova identità nazionale, non secondo il DNA, ma come adozione spirituale, in Israele. Così, in Lui, coloro che sono salvati diventano “nuove creature”. Come tali, in Cristo, il seme di Abramo risiede in loro, dando vita all’uomo nuovo con un glorioso destino nel regno della vita eterna. In Cristo, essi ricevono una nuova identità spirituale, l’appartenenza ad una nuova casa spirituale e ad una nuova nazione, che si aggiunge all’identità nazionale che essi già hanno. Tutto ciò è dato da Cristo che risiede in loro, con la potenza dello Spirito Santo. È così che i credenti cristiani entrano nella cittadinanza di Israele.
Il fatto di avere due passaporti è ignoto a molto cristiani. Uno di essi è un mistero, ancora nascosto nella Parola di Dio, che essi finora non hanno conosciuto né potuto apprezzare. È il passaporto per il regno di Dio, una cittadinanza impartita spiritualmente che va oltre la nazione, la razza e la tribù. È una compagnia dalle molte bandiere e colori, come la veste che venne donata a Giuseppe da suo padre. La benedizione di Giacobbe a Giuseppe in Genesi 49:22 fu: “Giuseppe è un albero fruttifero, un albero fruttifero vicino ad una sorgente; i suoi rami si stendono sopra il muro”.
La cittadinanza nello Stato di Israele non è legata alla razza. Spesso accompagna lo scorrere del DNA nelle generazioni, specie nei tempi più antichi, ma dopo la Pentecoste le benedizioni di Israele si sono estese oltre i legami nazionali, così come il fiume Giordano rompe i suoi argini durante il tempo della raccolta. È vero che il promesso seme di donna di cui si parla nella Genesi è rintracciato storicamente lungo la linea di sangue di Abramo, Isacco e Giacobbe, ma quello fu solo l’inizio della storia.
La luce di Israele sulle nazioni, sta risplendendo ancor di più ora che ci si avvicina alla fine dell’era. Questo è ciò di cui parla Isaia (49:6). Le fonti della salvezza sono sgorgate nel nuovo patto portando acqua nel deserto e Israele sta benedicendo le nazioni come il Giordano erompe fuori dai suoi argini nelle terre circostanti.

Politica e religione alla fine dell’era: il vangelo del regno è svelato

Strano ma vero. Abbiamo questa falsa dicotomia sui due presunti diversi piani di salvezza e di resurrezione-rapimento: uno per Israele e uno per la chiesa. Ma Dio ha mai parlato di una cosa simile nelle sue Scritture? Ha mai detto che l’attuale divisione nel suo eletto andrà avanti nell’eternità? Dio non voglia che ci attardiamo ancora su un simile pensiero!
C’è solo un unico patto eterno e un singolo eletto e prescelto popoloC’è una sola compagnia, composta da persone provenienti da tutte le nazioni, razze e tribù, inclusa la casa di Israele. Tutti costoro, da entrambi i lati del Calvario, i giusti vivi e morti, risorgeranno in gloria alla fine di quest’era. Il patto eterno con Dio deve essere trovato in un solo piano d salvezza. Che sia il giusto Abele, i santi della tribolazione, o qualunque persona si trovi nel mezzo, la salvezza viene solo dalla grazia mediante la fede nel sangue espiatorio dell’Agnello promesso di Israele.
Dopo la salvezza, alla fine realizzeremo che siamo in un patto eterno con il nostro Messia ebreo. Ma questo è solo l’inizio. Una enorme epifania attende i santi di Dio comprati dal sangue, che attualmente si considerano “cristiani gentili”. Tale dicitura significa, letteralmente, “pagani dell’Unto” ed è, di fatto, una contraddizione in termini. Questa verità apparirà, alla fine, ai cristiani nati di nuovo come un’onda collettiva e ciò accadrà quando i principi di questo mondo, in cui essi credono, si rivolteranno contro di loro, così come Gomer venne abbandonata e maltrattata dai suoi amanti. Quest’onda di comprensione spazzerà la chiesa all’inizio della settantesima settimana e delle prove degli ultimi giorni. Finalmente realizzeremo che apparteniamo allo Stato o cittadinanza di Israele, fatto del quale molti cristiani sono, tuttora, allo scuro. Perché?
Sappiamo che i principati e le potestà angeliche sono le gerarchie nascoste che dirigono i passi dei re, dei presidenti, dei mercanti, dei banchieri, degli idoli hollywoodiani e anche della chiesa di stato. Essi e le persone profane di questo mondo non amano Israele né gioiscono all’idea di un Messia ebreo-cristiano che torni a rovinare la loro festa di peccato. I re insistono nel conferire la loro lealtà ad essi soltanto e non ammettono nemmeno per un istante l’identità di Israele.
Ovviamente, i re e i principati di questo mondo permettono un minimo grado di ritualismo religioso nei loro regni e pagano degli ecclesiastici assunti apposta perché rendano loro conto e tengano sotto controllo qualunque risveglio, riforma o revival dei cristiani. La storia del cristianesimo occidentale è molto chiara. I re non vogliono vedere i loro sudditi essere leali nei confronti di altri regni, anche di quello del Re dei re! Per loro questo è troppo e, ai loro occhi, tale “entusiasmo” o “fanatismo religioso” equivale a slealtà o addirittura tradimento nei loro confronti. William Tyndale scoprì queste cose, come fecero molti altri santi e martiri che finirono bruciati sul rogo.
Ma perché i nostri capi di chiesa sono così soggetti a queste influenze del mondo? Di certo questi uomini di chiesa sono più che semplici agenti religiosi assunti da re, mercanti e simili. Perché la segretezza? Perché i cristiani non possono sapere della loro vitale connessione con Israele tramite il Messia? Esiste una “correttezza ecclesiastica”? E chi è che ne tiene le fila? Stiamo forse vedendo solo un’altra parte del più ampio mosaico globale di “correttezza politica”? Questa “cospirazione del silenzio” è forse parte della cospirazione tramata dalle nazioni di cui canta il re Davide nel suo Salmo? È forse l’antisemitismo che alimenta questa negazione teologica e getta un’ombra sulla verità?
Per fare un esempio. Dov’è posta l’israelologia nell’ambito dei vari settori della teologia sistematica? Esiste?
Senza dubbio le potenze mondiali, angeliche e umane, disprezzano e temono la venuta del Messia di Israele. E così il loro atteggiamento, man mano che il tempo si avvicina, non è inaspettato. Essi si sollevano contro di Lui. Quando non ottengono ciò che vogliono con l’ira, essi adottano la strategia di Fabiano, un generale romano che sceglieva il regno che doveva essere abbattuto e si accampava in silenzio alle porte delle sue città. Lì iniziava un “dialogo” con cui tentava di influenzare il commercio e le notizie che arrivavano alla popolazione. Questo è il metodo che le potenze delle tenebre adottano per infiltrarsi nella chiesa. Con esso, riescono a manovrare le informazioni e le comunicazioni delle persone all’interno e, sopra ogni cosa, essi cospirano contro il messaggio del ritorno di Cristo. Essi cercano di bloccare, diluire e distorcere la Parola di Dio e la verità relativa alla seconda venuta e all’unificazione dei santi nello Stato di Israele (congregazione o cittadinanza di Israele). Questo è ciò che chiamiamo disinformazione.
I principati e le potestà sono la chiave per comprendere queste cose. Questi regnanti angelici hanno un sacro terrore della venuta del Messia e i pagani, le nazioni gentili, sono sotto il loro controllo (vedi Salmo 2).
Ci troviamo in una grande, mondiale, cospirazione ecumenica di “chiesa e stato”, contro il Messia e il suo popolo eletto. Il loro piano principale sembra essere questo: da un lato bloccare i nostri fratelli ebrei dal riconoscere il Messia e non far rendere loro conto che Egli è già venuto una prima volta come servo sofferente, circa duemila anni fa (vedi Isaia 53); dall’altro lato, bloccare i cristiani dal riconoscere la loro responsabilità ed identità nello Stato di Israele (congregazione o cittadinanza di Israele).

Il travaglio della “donna vestita di sole” e l’identità della chiesa della fine dei tempi in Israele

Il libro dell’Apocalisse è la storia di due donne, due gruppi di persone che affermano di conoscere Dio. Giovanni vide la prostituta di Apocalisse 17 e la “donna vestita di sole” del capitolo 12, con le dodici stelle di Israele sulla sua corona. La prima siede come una regina, dicendo: “Io non vedrò sofferenza”; l’altra è in travaglio mentre è avvolta dalla gloria del Padre. Queste due sono i personaggi principali che vediamo sul palco della futura storia sacra.
L’Apocalisse è anche una corte celeste che sarà presieduta, negli ultimi giorni, da Dio. Egli chiamerà i suoi testimoni e alcuni si presenteranno, mentre altri si troveranno a “combattere il sistema” o a nascondersi nelle caverne. I principati e le potestà sanno tutto di questa finale testimonianza dei santi e del fatto che, quando avrà luogo, sarà la loro fine. Per questo tentano di ingannare i cristiani e di tenerli allo scuro sulla loro chiamata in Cristo.
Il profeta Zaccaria ci dice che ci sarà un pentimento nazionale e una salvezza generale della nazione ebraica alla fine dei tempi (vedi Zaccaria 12:9-14). Come cristiani evangelici, spesso pensiamo ai nostri fratelli ebrei e alla loro “parziale cecità” riguardo all’identità del Messia (Romani 11).
Ma un momento! Se la parziale cecità ha colpito Israele e se noi, credenti cristiani, siamo parte dello Stato di Israele e non lo sappiamo, cosa si deve dire di noi stessi? Noi siamo sotto il sangue del Messia di Israele e, in base ad Efesini 2:11-13, siamo nello Stato, nella cittadinanza e nella congregazione di Israele. E non siamo anche noi in stato di “parziale cecità”?
Certo, siamo sotto un incantesimo, soggetti ad una profonda e duratura stregoneria religiosa. Perché non possiamo vedere la nostra vitale connessione con Israele? Siamo certo affetti da amnesia e abbiamo dimenticato a chi apparteniamo. Perché, a dispetto di tutte le evidenze bibliche, siamo così decisamente ciechi di fronte alle nostre radici ebraiche? Le nostre radici spirituali in Israele sono un dato di fatto. Abbiamo visto lo Spirito Santo inondare Israele e il vangelo raggiungere i pagani gentili dal giorno di Pentecoste. Senza contare che le radici familiari di molti occidentali affondano, di fatto, nelle dieci tribù disperse di Israele.
Perciò qual è il problema? Anche noi cristiani siamo affetti da cecità parziale?
Cosa significa realmente la nostra identificazione di cristiani nello Stato di Israele? Ci definiamo cristiani di ogni nazione, sappiamo che siamo sotto il nostro Messia ebreo della casa di Davide, il “leone della tribù di Giuda”, ma che ne è della nostra identificazione con la cittadinanza di Israele?

La chiesa, l’identità nazionale e lo Stato di Israele

Qui sta la domanda cruciale. Nell’identificare noi stessi, come cristiani, con Israele, non ci rendiamo troppo poco patriottici nei confronti della nostra nazione?
Ecco la realtà sulla cristianità occidentale. Dal Concilio di Nicea, nel IV secolo, le nazioni occidentali hanno combattuto e versato sangue per “Dio e la patria”. Per millesettecento anni il Dio della cristianità occidentale non è mai stato messo in questione: Egli è il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Perciò anche sotto la persecuzione, la nostra devozione di cristiani alla nostra patria resta ferma. La devozione di tutte le nazioni, pagane e non, è dovuta a Lui.
Perciò in Cristo, il Messia di Israele, la nostra identità nazionale non è in questione. Nella chiesa, la congregazione di Israele, conosceremo un potere sovrano più grande di quanto si sia mai visto. E nello studio della storia scopriamo che Egli è Colui che ha dato alla nostra nazione qualunque gloria abbia mai raggiunto. Perciò se la nostra nazione, attualmente sottoposta ai principati di questo mondo, ci portasse in tribunale come testimoni nella tribolazione, come risponderemmo? Fuggiremmo via? Se la nostra testimonianza di Gesù Cristo ci causerà sofferenza davanti ai magistrati, sarà una “beata sofferenza”, perché la nostra testimonianza del Dio di Israele non sarà invano. Attraverso essa, Dio sta chiamando le nazioni ad un livello più alto. E noi stessi, come credenti cristiani, siamo “chiamati fuori” all’impegno del patto di sangue. Questo è vero patriottismo: portare la nostra nazione ad un livello più alto e a una maggior gloria!
Stiamo parlando degli ultimi giorni, dove il “vangelo del regno” viene predicato, nel libro dell’Apocalisse. Il Signore Gesù (Yeshua Hamashiach) è il nostro sovrano supremo, il Messia. Ricordate che ogni volta che il Messia di Handel veniva suonato in Europa, tutti i re e i nobili si alzavano in piedi!
Perciò, come credenti cristiani noi siamo collegati ad Israele e, di certo, non siamo chiamati a ripetere le sanguinose azioni delle crociate. Piuttosto, siamo chiamati ad essere testimoni del Messia che viene. Questa è l’essenza del nuovo patto di cui parla Geremia (vedi Geremia 31:31-33).
La nostra testimonianza degli ultimi tempi, sarà la prova della legge scritta nei cuori e la vera e pura cristianità del patto di sangue.

Storia futura, cambiamento e una nuova sovranità globale. Ci saranno prove e tribolazioni per Israele e la chiesa: un rapimento permetterà di evitarle?

Non importa se la storia sacra procede e noi vediamo un significativo conflitto mondiale coinvolgere il Medio Oriente. Le potenze mondiali, che si dividono i bottini, si divideranno forse la terra santa di Dio? E tenteranno anche di dividersi la città santa? Se voleranno dei missili nucleari, il mondo sarà gettato nel panico. Ma il nostro orgoglio nazionale sarà forse criticato come politica del sangue e della vergogna? E in questa atmosfera di paura e rabbia, le nazioni occidentali saranno convinte a cedere la loro sovranità? Porteremo i nostri standard a quelli di un nuovo ordine mondiale e di un pacificatore globale che promette “pace e sicurezza”?
E se ci risvegliassimo, in un ignoto futuro, al suono delle trombe? Come reagiremmo se scoprissimo che siamo andati oltre l’attuale schermo protettivo della Pax Americana? E se i sette anni del “patto con molti” ci portassero dritti in un nuovo ordine mondiale? Ci guarderemmo intorno dandoci dei pizzicotti e ci renderemmo conto di non essere stati rapiti.
E allora?
Siamo preparati a questo? Abbiamo l’olio per le nostre lampade, per opporci alla notte che viene? Ci siamo preparati nella devozione e nello Spirito Santo per un eventuale e più tardo rapimento post-tribolazione? Possiamo affrontare questa possibilità a testa alta? I nostri ministri ci hanno dato qualche avviso di queste cose? Ci hanno detto che sarebbe meglio che preparassimo i nostri cuori per la testimonianza durante la futura persecuzione?

La cittadinanza di Israele e la nostra chiamata alla testimonianza, negli ultimi sette anni di quest’era, sotto la doppia unzione di Giuseppe e Giuda

Stiamo ascoltando? E come risponderemo? Stiamo unendo i punti? Oppure siamo ancora legati ai nostri schemi?
“Questo messaggio di avviso ed esortazione alla preparazione spirituale per la testimonianza della fine dei tempi riguarda solo gli ebrei”…
“Questa è roba da Vecchio Testamento”…
“Ci troviamo in una diversa dispensazione”…
“Noi siamo la chiesa del Nuovo Testamento”…
“La preparazione riguarda le opere, noi siamo il popolo della grazia”…
Cari santi, potremmo essere in grave errore e non sappiamo quanto tempo ci rimane prima che giunga la prova. Perciò è adesso il tempo di dare un serio sguardo al nostro comportamento di testimoni cristiani. Dio ci sta dando tempo per una riflessione pacifica e per la preparazione nello Spirito Santo. E quel tempo è ora!
Un vero pastore sa che le pecore bevono solo acqua pura. Dio ci ha dato questo tempo di pace per uno scopo. Questo è il momento di abbandonare il perseguimento dei nostri piaceri e delle cose materiali. È il momento di lasciarci guidare in silenzio nel profondo del cuore dal Pastore e sentire la Sua voce (vedi Giovanni 10:3-4). Un giorno buio e nuvoloso sta arrivando (vedi Ezechiele 34:12) e i veri credenti avranno bisogno di stare molto vicini al pastore di Israele.
Uniamoci all’apostolo Paolo e confermiamo la nostra fede fino alla fine.
 “È anche per questo motivo che soffro queste cose;
ma non me ne vergogno,
perché so in chi ho creduto,
e sono convinto che egli ha il poter e
di custodire il mio deposito
fino a quel giorno”.
(2 Timoteo 1:12)
 La strada per la santificazione conduce sempre avanti e in alto, verso le porte di splendore.
Grazia e pace siano con tutti i santi.

di Gavin Finley
Per gentile concessione di Sequenza Profetica

"Io ho anche delle altre pecore che non sono di quest'ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge e un solo pastore."
(Giovanni 10:16)

"L'Eterno, il loro DIO, li salverà in quel giorno, come il gregge del suo popolo, perché saranno come le pietre preziose di una corona, che saranno innalzate come una bandiera sulla sua terra.
(Zaccaria 9:16)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2016/02/la-cittadinanza-di-israele.html

venerdì 11 dicembre 2015

Perfettamente conosciuti

Salmi 139:6 La conoscenza che hai di me è meravigliosa,
troppo alta perché io possa arrivarci.
  

 
1Corinzi 13:12 Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto.

Come afferma la Scrittura, ciascuno di noi è conosciuto dal Signore in modo perfetto e meraviglioso. Non c'è nessuno che ci conosca meglio di Lui, neanche noi stessi. Per questo motivo possiamo avvicinarci a Dio, stare alla sua presenza, e chiedergli di mostrarci parte di questa conoscenza che ha di noi. Questo è utile e buono per riconoscere i peccati che abbiamo commesso e ravvederci, ma anche per crescere nella nostra vera identità in Cristo. Questa attitudine, manifesta inoltre il rapporto di esclusività che ciascuno di noi ha con il Signore: ascoltare ciò che lo Spirito dice a noi personalmente, vivere questo aspetto di Dio che è solamente nostro. Come nel matrimonio ci sono degli aspetti della vita di coppia conosciuti dai parenti e dagli amici, ma altri aspetti conosciuti solo dai coniugi, allo stesso modo nella nostra relazione personale con il Signore ci sono aspetti conosciuti dalla società ma altri riservati per il tempo di intima preghiera.
 
Nella prima lettera ai Corinzi, c'è un tema che è predominante su tutti gli altri: il tema della crescita. Leggendo gli scritti paolini, traspare con chiarezza l'analisi di una realtà che è in via di sviluppo: un tempo eravamo prigionieri, ora siamo liberi, ma anche in questa libertà possiamo essere bambini in Cristo oppure uomini maturi cresciuti a sua immagine. Anche chi è maturo però sente una profonda sofferenza, perché al tempo presente non vive nella nuova creazione, non vive con un corpo di resurrezione. Solo nella nuova creazione infatti potremo essere liberi da ogni fardello e conoscere pienamente, come anche siamo stati perfettamente conosciuti. C'è dunque questo processo che porta dal mondo delle tenebre al regno del Figlio, e dall'immaturità nel regno del Figlio alla maturità. In questo processo, noi possiamo soltanto intravedere quello che sarà. Possiamo conoscere e profetizzare in parte, ma sappiamo che il Signore conosce già ora tutto pienamente. Noi infatti siamo stati perfettamente conosciuti (al passato!), siamo conosciuti con tutte le nostre debolezze e tutti i nostri punti forti, siamo conosciuti con il nostro carattere e con i cambiamenti che assumiamo mentre il tempo scorre e le esperienze si accumulano, siamo conosciuti nelle limitatezze del nostro corpo soggetto al peccato, e siamo conosciuti nella forma che raggiungeremo al tempo della completezza. Questa conoscenza di Dio non deve spaventarci, ma al contrario deve far crescere in noi la fede nell'azione e nella direzione del Signore nella nostra vita. La conoscenza che il Signore ha di noi è meravigliosa, è una conoscenza che non nasce da un' osservazione esterna ma piuttosto da una consapevolezza interna. Questa è l'onniscienza di Dio: una conoscenza di noi che Lui trova in lui e non in noi o in qualunque altro posto. Per conoscere meglio noi stessi, dunque, la cosa migliore non è quella di guardarci allo specchio, e neanche meditare su noi stessi, ma piuttosto portare il nostro cuore al Signore, e chiedere a Lui chi siamo, chi siamo davvero. Da questa intimità potremo comporre canti al Signore come ha fatto il salmista, potremo vedere le cose da una nuova prospettiva come ha fatto l'apostolo Paolo, potremo continuare a correre la corsa cristiana che ci è posta davanti con rinnovata forza....il tutto alla sola gloria del Suo Nome.
 Davide Galliani.com

Fede o accomodamento (Il pane, il circo e il Colosseo)



Tranquilli, cristiani: non siete in pericolo perché non costituite un pericolo. Basta che accettiate anche solo formalmente le regole che vi vengono imposte, non mettiate in questione il sistema, stiate buoni, non diate fastidio, e poi, in privato, potete credere e fare tutto quel che volete.

Per molto tempo, nell’Impero romano, sono stati tanti i cristiani che sono morti martiri a causa della loro fede. Sottolineo “della loro fede” perché temo che non sia più la nostra. Perché? In primo luogo dobbiamo comprendere perché il potere politico di Roma ce l’avesse tanto con i cristiani. L’impero romano, in fondo, eccelleva per la sua “apertura mentale”. Non erano dei “barbari distruttori”. Il genio del loro dominio era la loro abitudine di assimilare. Come avevano fatto con i Farisei in Palestina, con loro essi facevano un patto: domineremo su di voi, ma voi potrete in larga misura continuare a fare quel che fate. Tenetevi il vostro tempio e praticatevi il vostro culto. Conservate le vostre tradizioni, la vostra maniera di vivere. Tutto ciò che vi chiediamo è di pagarci le imposte, riconoscere la nostra autorità e, sì, c’è ancora un’altra cosa: dovete riconoscere che Cesare è il signore. Bruciate in suo onore un pizzico di incenso, fategli un inchino. Non dovete neanche crederci, basta che lo facciate e poi ritornate pure a fare ciò che stavate facendo.

Il problema dei cristiani era più politico che strettamente teologico. Il primissimo Credo della Chiesa era lungo appena tre parole, ma riusciva a colpire Roma al cuore. I cristiani erano quelli che confessavano che Gesù Cristo è il Signore. Morivano a migliaia perché rifiutavano di confessare che Cesare è il Signore.

Il che ci porta alla nostra fede. Noi siamo più simili a quei Farisei che a quei cristiani. Abbiamo i nostri culti, le nostre persuasioni private e lì è dove termina la nostra fede. Per il resto della nostra vita siamo sottomessi al sistema, all’autorità dello stato, e ai divertimenti e distrazioni che ci fornisce la cultura più ampia in cui viviamo. Non siamo in pericolo perché non costituiamo un pericolo.
Quando il mondo chiama “odio” le nostre persuasioni, noi semplicemente le cambiamo, insistendo che la nostra risposta al sovvertimento dell’ordinamento creato da Dio è semplicemente più amore, maggiore conciliazione, maggiori assicurazioni che noi non costituiamo un pericolo. Alcuni fra noi interpretano la Bibbia in modo tale da conciliarla allo spirito dei tempi. Dobbiamo “aggiornare” la nostra fede. Quando la Bibbia ci imbarazza, noi semplicemente guardiamo da un’altra parte. 
Assimiliamo la nozione biblica che ogni peccato è ribellione contro il Dio vivente e che merita il suo giudizio di condanna con la nozione molto più prudente che tutti i peccati si equivalgono, rendendoli così innocui, non degni di essere menzionati. Quando le istituzioni sanciscono ufficialmente ciò che sovverte l’ordine creato naturale, noi lo ignoriamo. Quando finalmente ci svegliamo, troviamo dei modi sicuri, ragionevoli, approvati da “Roma”, per “lottare” contro questi problemi. Con l’aborto, per esempio, avvengono ogni giorno migliaia di omicidi legali e noi siamo più interessati alla nostra squadra di calcio. 

Rendiamo culto ad un Gesù che ci salva dai nostri peccati, ma il cui regnare noi siamo disposti a negoziare per conciliarlo con ben altri signori. Adoriamo un sistema, un “ordinamento civile”, che semplicemente richiede che noi ce stiamo buoni e che teniamo per noi stessi le nostre persuasioni. Adoriamo le nostre distrazioni così da non dover mai affrontare la nostra idolatria. Adoriamo l’accettazione della più vasta cultura in cui viviamo e per essa sacrifichiamo tutto il resto. Non siamo come i cristiani del passato che morivano per Gesù, ma siamo più simili a coloro che hanno ucciso Lui ed i profeti che Dio ci ha mandato per chiamarci al ravvedimento, perché essi, come noi, adoravano il dio di questa età.

Fintanto che non cesseremo di sottometterci benevolmente al dio di questo mondo ed inchinarci ad esso, saremo sempre messi sotto le scarpe. Fintanto che noi non faremo cordoglio per i nostri peccati, togliamo via dagli altari gli dei stranieri e gli alti luoghi, abbattiamo le statue e gli idoli di questa nostra epoca, fintanto che noi non cessiamo di affidare i nostri figli a Moloch, continueremo a bruciare il nostro incenso agli dei ed ai signori di “Roma”. Signore, abbi pietà d noi peccatori.
Traduzione di Paolo Castellina

[Adattamento di R. C. Sproul Jr. “Bread, Circuses and the Coliseum” 



"Come udii queste parole, mi posi a sedere e piansi, quindi feci cordoglio per vari giorni, e digiunai e pregai davanti al DIO del cielo."
Neemia 1:4)

domenica 6 dicembre 2015

L'importanza di pregare al mattino


"Preferisco insegnare ad un uomo a pregare che a dieci uomini a predicare."
- Charles Spurgeon
Sono molti i Cristiani che nel corso della storia hanno testimoniato l'importanza della preghiera del mattino, e penso che ogni Cristiano capisca che dovrebbe iniziare la giornata ricercando il volto di Dio, conoscendoLo nella Sua Parola, spandendo il suo cuore a Lui nella preghiera.
Se il nostro Signore Gesù Cristo pregava mentre gli altri dormivano, perché dobbiamo fare di meno? (Marco 1:35). Perché non dedicare al Signore più pienamente le ore in cui siamo più vigili e attenti?
- VERITA' SULLA PREGHIERA PER INIZIARE LA GIORNATA -
Pregare la mattina non è sempre facile. O almeno non per me. Comprendo le persone che mi hanno detto: "Fratello Josué, trovo difficile pregare presto la mattina".
Personalmente, penso che la mia carne non mi dia tanto fastidio quando sto imparando, attraverso la lettura, come quando ho voglia di gridare a Dio, umiliarmi davanti a Lui in preghiera (perché la conoscenza può farmi orgoglioso se non penetra nel mio cuore). Ho visto predicatori testimoniare la stessa cosa, questo è un fatto molto comune! Pregare non è molto confortevole per la nostra carne!
Ciò che è peggio, è che quando di rado non prego la mattina perché mi sveglio tardi e ho impegni, e dico "pregherò più tardi" di solito non lo faccio o mi risulta davvero difficile.
 
Sicuramente al diavolo non importa quanto io voglia pregare, a patto che il mio proposito sia quello di farlo "più tardi". Egli è disposto a tutto, anche a distrarmi con cose buone cercando di persuadermi a "pregare più tardi".
Inoltre, il mondo ci chiama ad affannarci per fare molte cose presto e il prima possibile così da essere persone "produttive". Tuttavia, una grande quantità di attività non è sempre sinonimo di reale produttività. Io stesso ho potuto sperimentare che ogni volta che mi prendo del tempo per pregare la mattina, poi Dio si prende cura che tutto il resto della mia giornata sia produttiva come a Lui piace.
"E 'inutile fare un milione di cose se non facciamo ciò che Dio vuole che noi facciamo".
 
Non importa ciò che il mondo, il diavolo e la nostra carne dicano, la preghiera è fondamentale, ed avere il nostro tempo devozionale giornaliero è la cosa più produttiva che possiamo fare. E 'inutile fare un milione di cose se non facciamo ciò che Dio vuole che noi facciamo e quello che più necessitiamo. Non possiamo vivere per la gloria di Dio senza pregare.
Umiliarci davanti a Dio al risveglio è fondamentale per mortificare in noi qualsiasi idea di indipendenza da Dio. Quando preghiamo per iniziare la giornata, il Signore modella il nostro modo di pensare per le ore successive e fissa in noi la centralità di ciò che è veramente prezioso e necessario. In altre parole, con la preghiera mattutina testimoniamo a noi stessi che la cosa più importante e degna della nostra attenzione è Dio, e quindi vivere in adorazione a Lui in tutto ciò che facciamo, e ciò viene utilizzato dal Signore per portarci a distrarci di meno. Inoltre, anticipiamo molte tentazioni della giornata che sta per venire prima che bussino alle porte della nostra mente con più forza.
 
- MA PERCHÉ ALLORA MOLTI NON PREGANO DI MATTINO? -
Dio mi ha portato a capire che approfondire la nostra comunione con Lui è una questione che richiede una pianificazione.
Se voglio iniziare la giornata di domani da solo con Dio, devo iniziare già da stasera ed andare a dormire prima (di solito non è facile per i nottambuli come me). Quando si tratta di leggere la Bibbia e pregare, è infinitamente meglio avere un piano che non averne nessuno.
Inoltre, devo pregare il Signore che di mattina inclini il mio cuore alla Sua Parola più che al mio cuscino o Facebook, e che inclini di più i miei affetti a Lui che ai compiti quotidiani del giorno (cfr Salmi 119:36).
John Piper mi ha aiutato a comprendere questo. Egli scrive:
"A meno che mi stia completamente sbagliando, uno dei motivi principali per cui i figli di Dio non hanno una significativa vita di preghiera non è tanto che non la vogliamo, quanto il fatto che non la pianifichiamo. Se desideri fare una vacanza di quattro settimane, non puoi semplicemente limitarti ad alzarti una mattina d'estate e dire: Andiamo! Non avrai nulla di preparato. Non saprai dove andare. Non hai programmato nulla. Ma è così che molti di noi trattano la preghiera. Ci alziamo giorno dopo giorno, ci rendiamo conto che momenti importanti di preghiera dovrebbero essere parte della nostra vita, ma non abbiamo preparato niente. Non sai dove andare. Non abbiamo pianificato nulla. Né il momento né il procedimento. E sappiamo tutti che l'opposto del pianificare non è un meraviglioso fluire di esperienze profonde e spontanee nella preghiera. L'opposto della pianificazione è la routine. Se non pianifichi una vacanza, probabilmente te ne starai in casa e vedere la TV. Il flusso naturale e non pianificato della vita spirituale, conduce al decadimento totale della vitalità. C'è una gara da correre e una lotta da combattere. Se desideri un rinnovamento nella tua vita di preghiera la devi pianificare".
In Daniele vedo l'intenzione di condurre una vita di preghiera (Daniele 6:7-10). Lo vedo anche nel salmista (Salmo 119:164). Loro pregavano al mattino perché erano disciplinati, e la disciplina porta alla naturalità.
E 'un paradosso: Quanto più sono disciplinato nel cercare di pregare al mattino, tanto più mi diventa naturale farlo nonostante le opposizioni che mi si presentano davanti. Smette di essere solo un'abitudine per diventare parte della mia vita.
 
- COS'É CHE RAVVIVA IL NOSTRO CUORE AL MATTINO? -
 
"Ma fratello Josué, ho provato molte volte a pregare la mattina e non sento il mio cuore ravvivato per questo." Questo lo capisco. Come ho detto prima, anch'io sto combattendo con la carne. Non tutti i giorni mi sveglio con il desiderio di umiliarmi davanti a Dio e riconoscere quanto dipendo da Lui. Ma per la Sua grazia ho imparato molte cose.
In primo luogo, il classico detto puritano è vero: "Pregate fino a quando pregate". Dobbiamo pregare sufficientemente in una sessione, con sincerità, in modo da poter superare la barriera della superficialità nel rivolgerci a Dio. Se "preghiamo fino a quando preghiamo", entreremo in momenti di maggiore devozione spirituale nel nostro grido verso Dio.
In secondo luogo, è bene pregare per le nostre preghiere. Dio ha promesso di ascoltarci. Quando è stata l'ultima volta che hai pregato Dio di farti una persona di preghiera sincera?
E in terzo luogo, ciò che ravviva il nostro cuore è la Parola di Dio (cfr. Salmo 19:17). Posso testimoniare che quendo di mattina leggo la Bibbia chiedendo a Dio di aprire i miei occhi per vedere le meraviglie della Sua legge (Salmo 119:18), ciò mi porta naturalmente all'adorazione, alle azioni di grazie e all'intercessione. Mi guida nella preghiera.
Questa è stata una grande scoperta per me, George Müller testimonia a riguardo:
 
"Vidi più chiaramente che mai che il compito principale e più grande al quale dovevo partecipare ogni giorno era di mantenere la mia anima felice nel Signore. La prima cosa di cui mi dovevo preoccupare non era quanto potevo servire il Signore o come avrei potuto glorificarLo, ma come potevo mantenere la mia anima in uno stato di felicità e come potevo sfamare il mio uomo interiore. Perché potevo pretendere di mostrare la verità ai non salvati, essere utile ai credenti, liberare gli afflitti, trovare altre maniere di comportarmi come un figlio di Dio in questo mondo, eppure, se non ero felice nel Signore e non mi alimentavo e mi rafforzavo nell'uomo interiore giorno dopo giorno, non mi sarei preso cura di tutte quelle cose con lo spirito giusto.
In precedenza, era stata mia abitudine, almeno durante i primi dieci anni, quella di darmi alla preghiera come al solito dopo essermi vestito al mattino. Ma poi vidi che la cosa più importante che dovevo fare era darmi alla lettura della Parola di Dio e la sua meditazione, in modo che il mio cuore fosse confortato, incoraggiato, avvertito, rimproverato, istruito; e così, durante la meditazione, il mio cuore poteva essere portato a sperimentare la comunione con il Signore. Così cominciai a meditare leggendo il Nuovo Testamento fin da subito, nelle prime ore del mattino.
 
La prima cosa che iniziai a fare, dopo aver chiesto con poche parole la benedizione del Signore sulla sua preziosa Parola, era quella di iniziare a meditare la Parola di Dio, cercando di estrapolare qualche benedizione da ogni versetto, non per il ministero pubblico della Parola, né per predicare ciò che avevo meditato, ma per ottenere cibo per la mia anima. Il risultato ottenuto è quasi sempre stato questo: che dopo pochi minuti la mia anima è stata portata alla confessione, alla gratitudine, alla intercessione o alla supplica; così, anche se non mi ero proposto di darmi alla preghiera, ma alla meditazione, quasi immediatamente ero portato più o meno nella preghiera.
... La differenza tra ciò che è stato prima e quello che faccio ora è questo: Prima, quando mi svegliavo, cominciavo a pregare il più presto possibile, e di solito investendo tutto o quasi tutto il mio tempo fino all'ora di colazione in preghiera. Tutte le cose le iniziavo sempre con la preghiera ... Ma qual'è stato il risultato? Spesso spendevo un quarto d'ora, o mezz'ora o anche un'ora in ginocchio prima di essere consapevole di ricevere conforto, incoraggiamento, l'umiliazione della mia anima, ecc, e, spesso, dopo aver sofferto molto, perché la mia mente volava da un luogo all'altro durante i primi dieci minuti o un quarto d'ora, o anche mezz'ora, quando realmente iniziavo a pregare.
Ora mi succede raramente. Perché il mio cuore si nutre della verità ed è portato a sperimentare la comunione con Dio. Parlo al Padre mio e al mio amico (pur essendo peccatore e indegno di esso) riguardo alle cose che mi ha posto davanti nella Sua preziosa Parola.
 
.... Come sono differenti le cose quando l'anima trova refrigerio e felicità di primo mattino, rispetto a quando ci addentriamo nel servizio, nelle prove e nelle tentazioni della giornata senza preparazione spirituale!"
La mia preghiera è che queste confessioni e consigli siano di beneficio per te, quanto e più di quello che sono stati per me. Che il Signore ci conceda di dilettarci in Lui, così che possiamo pianificare con gioia il tempo per pregare al mattino.
Josué Barrios

sabato 17 ottobre 2015

Sulla formazione del canone del Nuovo Testamento e l'autorità della chiesa


Propongo a tutti i fratelli di questo nostro spazio, una riflessione riguardo la formazione del canone del Nuovo Testamento e il ruolo che la chiesa primitiva ebbe in tale circostanza.
Sappiamo bene che questo è solo uno dei numerosi motivi di scontro con i credenti cattolici. Secondo l'insegnamento cattolico infatti, il canone sarebbe stato fissato dalla Chiesa primitiva, l'unica che poteva stabilire se un libro fosse ispirato o meno. Quindi il Nuovo Testamento sarebbe il prodotto delle decisioni prese dalla comunità cristiana. In altre parole, l'autorità delle Scritture deriverebbe dall'autorità della Chiesa. La fissazione ufficiale del canone, sia dell'Antico Testamento che del Nuovo, risalirebbe al Concilio di Trento (dal 1545 al 1563).
Secondo l'insegnamento riformato invece, l'autorità delle Scritture è interna a loro stesse, ovvero non deriva dal riconoscimento di soggetti terzi, ma deriva direttamente da Dio e dal suo autore: lo Spirito Santo. Perciò alla comunità cristiana spetta il solo compito di "riconoscere" quali siano i libri divinamente ispirati.
Con lo scopo di riflettere su questo tema, che spero possa risultare interessante, e al tempo stesso rispondere all'accusa che viene rivolta ai cristiani riformati, ovvero che non possiamo non riconoscere l'autorità della chiesa (cattolica) se non vogliamo rigettare il Nuovo Testamento (che secondo loro oggi abbiamo grazie a loro), riporto quanto scrisse Calvino nell'opera Istituzioni di Religione Cristiana. Buona lettura.
P.S. Spero che si possa sviluppare una discussione pacata e mansueta, come lo Spirito richiede, specie se vorranno intervenire credenti cattolici.

CAPITOLO VII - LA SCRITTURA CI DEVE ESSERE CONFERMATA DALLA TESTIMONIANZA DELLO SPIRITO SANTO, AFFINCHÉ NE TENIAMO PER CERTA L'AUTORITÀ: ED È STATA UNA EMPIETÀ MALEDETTA AFFERMARE CHE ESSA È FONDATA SUL GIUDIZIO DELLA CHIESA

1. Prima di continuare è necessario inserire a questo punto alcuni avvertimenti riguardo alla autorità della Scrittura, non solo per preparare i cuori a portarle riverenza, ma per togliere ogni incertezza e dubbio. Quando si dia per certo che la dottrina insegnata è parola di Dio, nessuno risulterà sì audace, a meno di essere del tutto insensato e addirittura dimentico di ogni umanità, da osar rigettarla come se non vi si dovesse prestar fede. Dio però non parla ogni giorno dal cielo e non ci sono che le Scritture in cui egli ha voluto manifestare la sua verità per farla conoscere fino in fondo; esse possono aver pieno valore presso i credenti se questi tengono per certo e sicuro che esse sono scese dal cielo, quasi vi ascoltassero Dio parlare per bocca propria. L'argomento è degno di essere trattato più a lungo e pesato più accuratamente; ma i lettori vorranno scusare se mi preoccupo di seguire il filo del discorso che mi son proposto anziché trarre tutte le deduzioni da questo argomento particolare. Errore comune e assai pericoloso è quello di attribuire alla Sacra Scrittura tanta autorità quanta gliene attribuisce la Chiesa per unanime consenso, quasi la verità eterna ed inviolabile di Dio fosse fondata sulla fantasia degli uomini. Questa è infatti la domanda che fanno, beffandosi dello Spirito Santo: chi ci renderà certi che questa dottrina sia proceduta da Dio; Chi ci garantisce che sia pervenuta sana e intera fino al nostro tempo? Chi ci persuaderà ad accettare un libro e respingerne un altro senza contraddizione, se la Chiesa non ne dà la regola infallibile? E così concludono che tutto il rispetto dovuto alla Scrittura e la facoltà di scegliere tra i libri apocrifi dipende dalla Chiesa. Questi sacrileghi infami aspirando in questo modo a creare una tirannia smodata sotto il nome di Chiesa, non si preoccupano di invischiare nelle assurdità se stessi e quelli che li vogliono ascoltare. Vogliono solo averla vinta su questo punto. la Chiesa può tutto. Ora se le cose stanno così, che accadrà alle povere coscienze alla ricerca di una certezza di vita eterna, se tutte le promesse datene hanno come sola base e garanzia il beneplacito degli uomini? Quando si dirà loro che la Chiesa ha così deciso, si potranno accontentare di questa risposta? D'altra parte a quali ironie e derisioni degli increduli sarà esposta la nostra fede e quanto dubbia sarà considerata se essa è ritenuta non avere altra autorità che quella prestatale dalla buona grazia degli uomini?
2. Questi imbrogli sono rimessi a posto da una sola parola dell'Apostolo allorché afferma che la Chiesa è fondata sogli Apostoli e sui Profeti (Ef. 2:20) . Se il fondamento della Chiesa è rappresentato dalla dottrina che ci hanno lasciata i profeti e gli apostoli, occorre che tale dottrina risulti certa prima che la Chiesa cominci ad esistere. Non si tratta di cavillare dicendo sebbene la Chiesa tragga la sua origine e la sua fonte dalla parola di Dio, permarrà, tuttavia, sempre il dubbio riguardo alla apostolicità e profeticità di una dottrina, fintantoché la Chiesa non sia intervenuta. Se la Chiesa cristiana in ogni tempo è stata fondata sulla predicazione degli Apostoli e sui libri dei Profeti ciò significa che la validità di questa dottrina ha preceduto la Chiesa, la quale su di essa è edificata; così come le fondamenta precedono l'edificio. È dunque vana fantasticheria attribuire alla Chiesa il diritto di giudizio sulla Scrittura, come se ci si dovesse tenere a quello che gli uomini hanno stabilito per sapere se è parola di Dio oppure no. La Chiesa, ricevendo la Sacra Scrittura e garantendola con il suo riconoscimento non la autentica, quasi fosse stata, prima di allora, dubbia o contestata; ma riconoscendola come pura verità del suo Dio la venera e la onora com'è necessario per dovere di pietà.
Riguardo alla domanda di quelle canaglie, da che cosa e come saremmo noi persuasi che la Scrittura è proceduta da Dio se non ci valiamo della decisione della Chiesa, è come se qualcuno ci chiedesse come facciamo a discernere la luce dalle tenebre, il bianco dal nero, il dolce dall'amaro. Infatti la Scrittura è in grado di farsi riconoscere per virtù potente e infallibile, così come le cose bianche o colorate mostrano il loro colore e le cose dolci o amare il loro sapore.
3. So bene che si ha l'abitudine di citare la parola di sant'Agostino, secondo cui egli non crederebbe all'Evangelo se l'autorità della Chiesa non ve lo inducesse. Ma dal contesto è facile comprendere quanto sia sciocca e perversa questa interpretazione. Il santo Dottore doveva combattere contro i Manichei i quali pretendevano che si prestasse fede ai loro sogni, senza discutere, in quanto possedevano la verità senza però dimostrarlo. Dato che per appoggiare il loro maestro Mani si servivano dell'Evangelo, sant'Agostino domanda loro che atteggiamento terrebbero se si trovassero a discutere con qualcuno che non credesse allo stesso Evangelo e quali argomenti utilizzerebbero per convincerlo. Poi aggiunge: "Quanto a me, non crederei affatto all'Evangelo senza esservi spinto dall'autorità della Chiesa ". Con questo egli vuol dire che quando era ancora pagano ed estraneo alla fede forse non sarebbe stato condotto ad abbracciare l'Evangelo, come verità certa di Dio se non fosse stato vinto dall'autorità della Chiesa. Ora non c'è da meravigliarsi se qualcuno, non avendo ancora conosciuto Gesù Cristo, tiene conto degli uomini. Sant'Agostino dunque non afferma che la fede dei figli di Dio sia fondata sull'autorità della Chiesa e non intende dire che la certezza dell'Evangelo dipenda da essa; vuol solo ricordare che gli increduli non potranno essere indotti a lasciarsi vincere da Gesù Cristo se non ne saranno spinti dal consenso della Chiesa. Lo conferma poco dopo dicendo: "Quando avrò lodato ciò che credo e mi sarò beffato di ciò che credete, o Manichei, cosa dovremmo fare se non abbandonare quanti ci invitano a conoscere cose certe ma poi vogliono si accetti quel che è incerto? Ci conviene piuttosto seguire quanti ci esortano a credere prima di tutto quel che possiamo anche comprendere, affinché essendo fortificati nella fede comprendiamo alla fine quello che avevamo creduto. E questo non per mezzo degli uomini ma in quanto Dio confermerà e illuminerà interiormente le nostre anime".
Ecco le parole esatte di sant'Agostino, da cui appare chiaramente che mai egli pensò di sottomettere la nostra fede ai desideri degli uomini stornandola dall'unico fondamento della Scrittura. Egli ha voluto solamente mostrare che quanti non sono ancora illuminati dallo Spirito di Dio sono indotti dal rispetto per la Chiesa ad una certa qual docilità, in vista di ricevere l'annuncio di Gesù Cristo attraverso l'Evangelo; e in tal modo l'autorità della Chiesa è come un'apertura per condurre gli ignoranti e prepararli alla fede nell'Evangelo; come anche noi affermiamo. E d'altronde vediamo che sant'Agostino pretende una ben altra fermezza nella fede, di quella che si potrebbe ricavare da una decisione umana.
Non nego del resto che egli spesso opponga ai Manichei l'autorità della Chiesa desiderando affermare la verità della Scrittura da essi negata. A questo tende il rimprovero rivolto a Fausto, appartenente a quella setta, perché non si sottomette alla verità evangelica, così ben fondata e salda, così famosa e accertata e accettata per continua successione dal tempo degli apostoli.
Ma mai e in nessun modo egli pretende che la venerazione per la Scrittura dipenda dal volere o dal giudizio degli uomini. Egli menziona il consenso universale della Chiesa solo per mostrare l'autorità che la parola di Dio ha sempre avuto. Se qualcuno ne desidera una più ampia esposizione legga il suo trattato: Dell'utilità del credere dove troverà che egli ci ordina di essere creduli, vale a dire facili ad accettare quanto gli uomini ci insegnano, solo per darci come una introduzione ad andare più avanti e ad informarci più a fondo, come lui stesso dice. Ma poi non vuole ci si limiti all'opinione così raggiunta, ma ci si fondi su una conoscenza certa e ferma della verità.
4. Dobbiamo ricordarci quanto ho detto dianzi: mai avremo fede stabile nella dottrina finché non saremo convinti, senza ombra di dubbio che Dio ne è l'autore. Per questo la prova decisiva dell'autorità della Scrittura è comunemente tratta dalla persona di Dio che in essa parla. I profeti e gli apostoli non si vantano affatto del loro acume, del loro alto sapere, di tutto quanto procura credito agli uomini, né insistono su argomenti naturali; ma per sottomettere tutti gli uomini e renderli docili mettono avanti il nome sacro di Dio.
Resta ora da vedere come discernere, non in base ad opinioni superficiali ma alla verità, se il nome di Dio non è chiamato in causa erroneamente o alla leggera. Se vogliamo preoccuparci delle coscienze, e far sì che non siano travagliate continuamente da dubbi e questioni superficiali, né incespichino o siano turbate, è necessario che le garanzie di cui abbiam detto siano cercate più in alto delle ragioni, dei giudizi o delle congetture umane: vale a dire siano cercate nella testimonianza segreta dello Spirito Santo.
Quando volessi discutere questa causa con ragioni e argomentazioni potrei proporre parecchi motivi per dimostrare che se c'è un Dio in cielo, da lui provengono la Legge ed i Profeti. Quand'anche i più grandi e i più abili saggi del mondo si levassero contro e applicassero tutto il loro intelletto per sostenere il contrario, tuttavia, a meno di essere incalliti in una totale impudenza, si strapperà loro il riconoscimento di segni manifesti che mostrano come Dio parli attraverso la Scrittura e che di conseguenza la dottrina contenutavi è celeste. E vedremo che i libri della Sacra Scrittura superano di molto in eccellenza tutti gli altri scritti, tanto che se ci avviciniamo con occhi puri e sentimenti integri, subito ci apparirà la maestà di Dio e domerà ogni audacia nel contraddirla, costringendoci ad obbedirle.
Tuttavia quanti si sforzano di sostenere la fede nella Scrittura per mezzo di dispute invertono l'ordine. l: vero che ci sarà sempre di che sconfiggere i nemici: e per quanto mi riguarda, sebbene io non sia dotato di abilità e facondia quanto sarebbe desiderabile, tuttavia dovessi condurre questa disputa con i più abili spregiatori di Dio che desiderano essere considerati sottili ragionatori e polemisti tanto forti da rovesciare la Scrittura, penso che non mi sarebbe difficile abbattere il loro orgoglio. E se fosse utile refutare tutte le falsità e le malizie non avrei grande difficoltà a mostrare che tutte le vanterie preparate di nascosto sono solamente fumo.
Ma quand'anche avessimo mantenuto la sacra parola di Dio contro ogni critica e calunnia dei malvagi, non vuol dire che per questo avremmo impresso certezza di fede nei cuori, come la pietà richiede; perché i profani pensano la religione consista solamente in opinioni. E non volendo credere scioccamente e alla leggera domandano si provi loro per mezzo della ragione che Mosè e i Profeti sono stati ispirati da Dio a parlare. A questo io rispondo che la testimonianza dello Spirito Santo è più eccellente di ogni ragione e pur essendo Dio solo testimone di se stesso nella Parola, tuttavia questa Parola non otterrà fede alcuna nei cuori degli uomini se non sarà suggellata dalla testimonianza interiore dello Spirito. [i necessario dunque che lo stesso Spirito che ha parlato per bocca dei profeti entri nei nostri cuori e li tocchi al vivo onde persuaderli che i profeti hanno fedelmente esposto quanto era loro comandato dall'alto. Questo rapporto è espresso benissimo da Isaia quando dice: " Il mio spirito che riposa su te e le mie parole che ho messe nella tua bocca e nella bocca della tua progenie non verranno mai meno," (Is 51:16) . C'è della brava gente che vedendo gli increduli e i nemici di Dio blaterare contro la Parola sono dispiaciuti di non aver in mano una prova efficace per chiudere loro immediatamente la bocca. Ma sbagliano nel non considerare chiaramente che lo Spirito è chiamato " sigillo " e " arra " per confermare la nostra fede; mentre i nostri spiriti non fanno che ondeggiare nei dubbi e nelle inquietudini finché non siano illuminati.
5. Sia dunque chiaro questo punto: riposa sulla Scrittura con ferma sicurezza solo chi è stato illuminato dallo Spirito Santo. Sebbene essa rechi in se le sue credenziali per essere ricevuta senza contestazione e senza essere sottomessa a prove o discussioni, tuttavia essa ottiene il credito che merita per la testimonianza dello Spirito. Sebbene infatti essa abbia nella propria maestà di che essere venerata, tuttavia incomincia a toccarci veramente quando è suggellata nei nostri cuori dallo Spirito Santo.
Illuminati dalla virtù di lui, non più in base al nostro giudizio né a quello degli altri riteniamo la Scrittura essere da Dio; ma sopra ogni giudizio umano riteniamo per certo che essa ci è stata data dalla stessa bocca di Dio, attraverso il ministero degli uomini; come se contemplassimo in essa con i nostri occhi l'essenza di Dio. Non cerchiamo argomenti o verosimiglianze su cui fondare il nostro giudizio, ma ad essa sottomettiamo il nostro giudizio e la nostra intelligenza come ad una realtà che esula dalla necessità di essere giudicata. Non come gente abituata a ricevere con leggerezza cose che non conosce e che dopo averle conosciute se ne dispiace, ma certissimi di avere in essa la verità inoppugnabile. Non come gli ignoranti, abituati a lasciar vincolare il loro spirito dalle superstizioni, ma perché sentiamo apparire in essa la forza palese della divinità, dalla quale siamo attirati ed infiammati ad obbedire scientemente e volontariamente con maggior efficacia che in base alla volontà o alla scienza umana. A buon diritto dunque Dio afferma, per mezzo di Isaia, che i profeti con tutto il popolo gli sono testimoni sufficienti (Is. 54.13) lo perché essi sapevano che la dottrina loro annunciata veniva da lui e non lasciava posto a dubbi o discussioni.
Si tratta dunque di una convinzione che non chiede motivazioni e tuttavia di una conoscenza fondata su un'ottima ragione, cioè che il nostro spirito vi si riposa con fiducia e sicurezza maggiore che su ogni altro argomento; questo sentimento in definitiva non può che essere generato da una celeste rivelazione. Non dico nulla di diverso da quanto ciascun credente esperimenta in se: ma le parole sono molto inferiori alla dignità dell'argomento e non sono sufficienti per spiegarlo bene. Mi astengo dal trattarne più a lungo perché l'occasione si offrirà di parlarne di nuovo altrove. Per il momento accontentiamoci di sapere che non c'è vera fede all'infuori di quella che lo Spirito Santo suggella nei nostri cuori. Ogni uomo docile e modesto si accontenterà di questo.
Isaia promette a tutti i figli della Chiesa, quando essa sarà stata rinnovata, di essere discepoli di Dio. È un privilegio particolare che Dio ha preparato per discernere i suoi eletti tra il genere umano. Qual è infatti l'inizio della vera scienza se non una prontezza e un franco coraggio nel ricevere la parola di Dio? È necessario udirlo dalla bocca di Mosè, secondo quanto è scritto: " Chi salirà al cielo o scenderà negli abissi? La parola è nella tua bocca " (De 30.10) . Se Dio ha voluto riservare ai suoi figli questo tesoro di intelligenza nascosto, non bisogna stupirsi né trovare strano di vedere tanta stupidità e scempiaggine nel popolo comune: chiamo popolo comune i più esperti e intelligenti, fino a che non siano incorporati nella Chiesa. Per di più Isaia dopo aver affermato che la dottrina dei profeti sarà incredibile non solo per i pagani ma anche per i Giudei i quali pure volevano essere ritenuti famigliari con Dio, nello stesso tempo ne espone la causa: il braccio di Dio non sarà rivelato a tutti (Isa 53.1) . Così quando saremo turbati vedendo l'esiguità del numero dei credenti, ricordiamoci che i misteri di Dio non sono compresi che da coloro ai quali è dato.
G. Calvino, Istituzioni della  religione cristiana (1559). Libro I. Versione italiana

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ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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