per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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giovedì 24 marzo 2016

Vicini alla fine

In vista dell’attuale crisi mediorientale, le seguenti osservazioni registrate da Derek Prince nel suo diario di preghiera (n° 60 del novembre 1990), costituiscono delle ottime indicazioni per l’intercessione a favore del Medio Oriente. Siamo grati del fatto che questi frammenti siano incredibilmente pertinenti alla situazione attuale. Infatti, nonostante l’autore si riferisca in modo particolare all’invasione irachena del Kuwait nell’agosto del 1990, le sue osservazioni sono applicabili perfettamente all’attuale situazione che attraversa tutto il Medio Oriente.

 Uno sguardo indietro


Suppongo che tutti siano d’accordo sul fatto che il punto focale delle notizie dal mondo, oggigiorno, sia il Medio Oriente. Questo fatto è molto significativo, poiché rappresenta il totale cambiamento che ha avuto luogo nelle ultime quattro, cinque o sei decadi.
Essendo cresciuto in Inghilterra tra le due guerre mondiali, ricordo che ai miei tempi si poteva leggere il giornale ogni giorno per una settimana intera senza trovare alcuna menzione dei paesi mediorientali, né alcun nome delle nazioni menzionate nella Bibbia. Ma oggi la situazione è molto diversa e, come ho detto, il fulcro delle notizie e dell’attenzione mondiale si trova nel Medio Oriente.
Questo fatto, di per sé, è molto interessante, infatti si allinea totalmente con il quadro degli ultimi tempi che viene descritto nelle Scritture, il cui centro è appunto il Medio Oriente, l’Europa e il bacino del Mediterraneo. Perciò, questo spostamento del perno dell’attenzione, è un modo che Dio sta usando per dirci che siamo ormai giunti presso la fine dei tempi.

 Comprendere l’Islam


Il potere spirituale dominante in Medio Oriente è l’Islam, la religione dei musulmani, a proposito della quale è importante conoscere alcuni fatti cruciali. Sfortunatamente, la maggior parte dei cristiani occidentali è molto ignorante a proposito della vera natura dell’Islam che rappresenta, senza dubbio, il naturale nemico sia di Israele, che della chiesa di Cristo. La sua ostilità si concentra, in questo momento, principalmente su Israele, poiché quest’ultimo vanta una sconfitta su di esso. Inoltre, esso non prende sul serio la chiesa, poiché la ritiene inconsistente e facile da sottomettere, mentre invece Israele si è rivelato un ostacolo molto duro. In ogni caso, l’obiettivo ultimo dell’Islam è quello di imporsi, con la sua religione, sul mondo intero.
Dobbiamo comprendere un fatto molto importante ed interessante a proposito del dominio e dell’influenza spirituale dell’Islam nel Medio Oriente oggi. Perché? Perché c’è un’importantissima lezione che noi, come cristiani, dobbiamo imparare. Voglio esporla semplicemente, ma senza implicare che sia semplice di per sé. La base del potere spirituale dell’Islam nel Medio Oriente e nel nord Africa è riassumibile in una sola parola: proclamazione. Gli arabi, consciamente o inconsciamente, hanno compreso il tremendo potere spirituale di una persistente proclamazione.
Io credo che questa sia la vera base del tremendo dominio spirituale islamico. È questa costante, inesauribile proclamazione delle forze spirituali che essi tentano di stabilire. Come cristiani, questo fatto costituisce una sfida poiché, personalmente, io credo che la risposta alla proclamazione sia la contro-proclamazione. Credo che noi, nella chiesa cristiana, abbiamo tristemente fallito nell’apprezzare e praticare il potere e il valore della proclamazione.
In Luca 11, Gesù dice: “Quando l’uomo forte, ben armato, guarda l’ingresso della sua casa, ciò che egli possiede è al sicuro; ma quando uno più forte di lui sopraggiunge e lo vince, gli toglie tutta l’armatura nella quale confidava e ne divide il bottino”. Io credo che, in un certo senso, noi possiamo invocare Colui che è più forte dell’Islam, cioè Gesù, a smuovere questa situazione, aprire la fortezza e liberare i prigionieri, mettendoci in grado di conquistare il bottino. Questo è il soggetto delle mie preghiere, e vorrei sottolineare il fatto che io prego serbando nel cuore una profonda pena e compassione per il popolo musulmano.
Lasciatemi dire che io non sono contro i musulmani. Io li compatisco sinceramente. Ho vissuto personalmente in vari paesi musulmani e conosco l’oscurità, la miseria e la schiavitù che l’Islam impone su uomini e donne, e soprattutto sulle donne. Il desiderio, il grido e la preghiera del mio cuore a Dio è che Egli intervenga e distrugga la fortezza dell’Islam, che tiene prigionieri gli uomini, e crei una via di liberazione per tutti loro.

 Proclamazione


Mentre osservate la situazione nel Medio Oriente, vi voglio esortare e incoraggiare, come cristiani, a non restare passivi, come semplici spettatori, senza sapere cosa fare. Voglio incoraggiarvi a rispondere con la proclamazione – preghiera, intercessione e lode – in qualsiasi modo riteniate opportuno.
Prima di tutto, proclamiamo il futuro di Israele. Proclamiamo che Israele sarà protetto da tutti i suoi nemici dalla grazia e dal potere soprannaturale di Dio, e che Israele tornerà a Dio. In Geremia 31 c’è un piccolo esempio di questo ed è indirizzato a noi credenti. Geremia 31:7 dice: “Infatti così parla il Signore: «Innalzate canti di gioia per Giacobbe, prorompete in grida, per il capo delle nazioni; proclamate le vostre lodi, e dite: Signore, salva il tuo popolo, il residuo d’Israele!»”.
Si noti il termine proclamare. Quale dovrebbe essere la nostra risposta a ciò che sta accadendo in Israele? Dovremmo pregare, ma dovremmo anche proclamare. Nel versetto 10 dello stesso capitolo è scritto: “Voi nazioni, ascoltate la parola del Signore, e proclamatela alle isole lontane; dite: Colui che ha disperso Israele lo raccoglie, lo custodisce come fa il pastore con il suo gregge”.
Questo è il messaggio di Dio alle nazioni, ma io credo che, in qualche modo, sia nostro dovere proclamarlo. Proclamarlo alla nostra nazione e alle nazioni di tutto il mondo. Quello che dobbiamo proclamare è molto semplice: “Colui che ha disperso Israele lo raccoglie, lo custodisce come fa il pastore con il suo gregge”. È Dio che ha disperso Israele 19 secoli fa ed è Dio che lo sta raccogliendo oggi.
Dio non dice solo che Egli raccoglierà Israele, ma anche che lo custodirà. Egli proteggerà Israele. Questa è una verità che dovremmo proclamare regolarmente. Lo stesso Dio che ha disperso Israele lo sta ora radunando.
Il Dio che ha radunato Israele lo custodirà, veglierà su di lui e lo proteggerà. In un certo senso, Dio garantisce la sicurezza e il futuro di Israele, anche se non privo di minacce, pericoli o tempi di crisi. Eppure, da ultimo, Dio dice: “Io li custodirò”. E noi dobbiamo proclamare queste cose in un’atmosfera spirituale, senza sosta.

È tempo di pregare


Quello che sta accadendo nel Medio Oriente, dunque, è emozionante, drammatico e cruciale. Sulla base di quanto sta accadendo, io voglio spronare i cristiani, come ho già detto, a non restare passivi. A non restare semplicemente seduti a guardare i notiziari dicendo: “Non posso farci molto”; oppure “Speriamo che le cose si sistemino”. Se siete veri cristiani e sapete pregare e conoscete la potenza della Parola di Dio e l’autorità del nome di Gesù, allora potete avere un ruolo decisivo negli eventi che si stanno verificando in Medio Oriente.

 di Derek Prince

per gentile concessione di Sequenza profetica


"Ora, quando queste cose cominceranno ad accadere, guardate in alto e alzate le vostre teste, perché la vostra redenzione è vicina
(Luca 21:28)
http://consapevolinellaparola.blogspot.com/2016/03/vicini-alla-fine.html

domenica 6 dicembre 2015

L'importanza di pregare al mattino


"Preferisco insegnare ad un uomo a pregare che a dieci uomini a predicare."
- Charles Spurgeon
Sono molti i Cristiani che nel corso della storia hanno testimoniato l'importanza della preghiera del mattino, e penso che ogni Cristiano capisca che dovrebbe iniziare la giornata ricercando il volto di Dio, conoscendoLo nella Sua Parola, spandendo il suo cuore a Lui nella preghiera.
Se il nostro Signore Gesù Cristo pregava mentre gli altri dormivano, perché dobbiamo fare di meno? (Marco 1:35). Perché non dedicare al Signore più pienamente le ore in cui siamo più vigili e attenti?
- VERITA' SULLA PREGHIERA PER INIZIARE LA GIORNATA -
Pregare la mattina non è sempre facile. O almeno non per me. Comprendo le persone che mi hanno detto: "Fratello Josué, trovo difficile pregare presto la mattina".
Personalmente, penso che la mia carne non mi dia tanto fastidio quando sto imparando, attraverso la lettura, come quando ho voglia di gridare a Dio, umiliarmi davanti a Lui in preghiera (perché la conoscenza può farmi orgoglioso se non penetra nel mio cuore). Ho visto predicatori testimoniare la stessa cosa, questo è un fatto molto comune! Pregare non è molto confortevole per la nostra carne!
Ciò che è peggio, è che quando di rado non prego la mattina perché mi sveglio tardi e ho impegni, e dico "pregherò più tardi" di solito non lo faccio o mi risulta davvero difficile.
 
Sicuramente al diavolo non importa quanto io voglia pregare, a patto che il mio proposito sia quello di farlo "più tardi". Egli è disposto a tutto, anche a distrarmi con cose buone cercando di persuadermi a "pregare più tardi".
Inoltre, il mondo ci chiama ad affannarci per fare molte cose presto e il prima possibile così da essere persone "produttive". Tuttavia, una grande quantità di attività non è sempre sinonimo di reale produttività. Io stesso ho potuto sperimentare che ogni volta che mi prendo del tempo per pregare la mattina, poi Dio si prende cura che tutto il resto della mia giornata sia produttiva come a Lui piace.
"E 'inutile fare un milione di cose se non facciamo ciò che Dio vuole che noi facciamo".
 
Non importa ciò che il mondo, il diavolo e la nostra carne dicano, la preghiera è fondamentale, ed avere il nostro tempo devozionale giornaliero è la cosa più produttiva che possiamo fare. E 'inutile fare un milione di cose se non facciamo ciò che Dio vuole che noi facciamo e quello che più necessitiamo. Non possiamo vivere per la gloria di Dio senza pregare.
Umiliarci davanti a Dio al risveglio è fondamentale per mortificare in noi qualsiasi idea di indipendenza da Dio. Quando preghiamo per iniziare la giornata, il Signore modella il nostro modo di pensare per le ore successive e fissa in noi la centralità di ciò che è veramente prezioso e necessario. In altre parole, con la preghiera mattutina testimoniamo a noi stessi che la cosa più importante e degna della nostra attenzione è Dio, e quindi vivere in adorazione a Lui in tutto ciò che facciamo, e ciò viene utilizzato dal Signore per portarci a distrarci di meno. Inoltre, anticipiamo molte tentazioni della giornata che sta per venire prima che bussino alle porte della nostra mente con più forza.
 
- MA PERCHÉ ALLORA MOLTI NON PREGANO DI MATTINO? -
Dio mi ha portato a capire che approfondire la nostra comunione con Lui è una questione che richiede una pianificazione.
Se voglio iniziare la giornata di domani da solo con Dio, devo iniziare già da stasera ed andare a dormire prima (di solito non è facile per i nottambuli come me). Quando si tratta di leggere la Bibbia e pregare, è infinitamente meglio avere un piano che non averne nessuno.
Inoltre, devo pregare il Signore che di mattina inclini il mio cuore alla Sua Parola più che al mio cuscino o Facebook, e che inclini di più i miei affetti a Lui che ai compiti quotidiani del giorno (cfr Salmi 119:36).
John Piper mi ha aiutato a comprendere questo. Egli scrive:
"A meno che mi stia completamente sbagliando, uno dei motivi principali per cui i figli di Dio non hanno una significativa vita di preghiera non è tanto che non la vogliamo, quanto il fatto che non la pianifichiamo. Se desideri fare una vacanza di quattro settimane, non puoi semplicemente limitarti ad alzarti una mattina d'estate e dire: Andiamo! Non avrai nulla di preparato. Non saprai dove andare. Non hai programmato nulla. Ma è così che molti di noi trattano la preghiera. Ci alziamo giorno dopo giorno, ci rendiamo conto che momenti importanti di preghiera dovrebbero essere parte della nostra vita, ma non abbiamo preparato niente. Non sai dove andare. Non abbiamo pianificato nulla. Né il momento né il procedimento. E sappiamo tutti che l'opposto del pianificare non è un meraviglioso fluire di esperienze profonde e spontanee nella preghiera. L'opposto della pianificazione è la routine. Se non pianifichi una vacanza, probabilmente te ne starai in casa e vedere la TV. Il flusso naturale e non pianificato della vita spirituale, conduce al decadimento totale della vitalità. C'è una gara da correre e una lotta da combattere. Se desideri un rinnovamento nella tua vita di preghiera la devi pianificare".
In Daniele vedo l'intenzione di condurre una vita di preghiera (Daniele 6:7-10). Lo vedo anche nel salmista (Salmo 119:164). Loro pregavano al mattino perché erano disciplinati, e la disciplina porta alla naturalità.
E 'un paradosso: Quanto più sono disciplinato nel cercare di pregare al mattino, tanto più mi diventa naturale farlo nonostante le opposizioni che mi si presentano davanti. Smette di essere solo un'abitudine per diventare parte della mia vita.
 
- COS'É CHE RAVVIVA IL NOSTRO CUORE AL MATTINO? -
 
"Ma fratello Josué, ho provato molte volte a pregare la mattina e non sento il mio cuore ravvivato per questo." Questo lo capisco. Come ho detto prima, anch'io sto combattendo con la carne. Non tutti i giorni mi sveglio con il desiderio di umiliarmi davanti a Dio e riconoscere quanto dipendo da Lui. Ma per la Sua grazia ho imparato molte cose.
In primo luogo, il classico detto puritano è vero: "Pregate fino a quando pregate". Dobbiamo pregare sufficientemente in una sessione, con sincerità, in modo da poter superare la barriera della superficialità nel rivolgerci a Dio. Se "preghiamo fino a quando preghiamo", entreremo in momenti di maggiore devozione spirituale nel nostro grido verso Dio.
In secondo luogo, è bene pregare per le nostre preghiere. Dio ha promesso di ascoltarci. Quando è stata l'ultima volta che hai pregato Dio di farti una persona di preghiera sincera?
E in terzo luogo, ciò che ravviva il nostro cuore è la Parola di Dio (cfr. Salmo 19:17). Posso testimoniare che quendo di mattina leggo la Bibbia chiedendo a Dio di aprire i miei occhi per vedere le meraviglie della Sua legge (Salmo 119:18), ciò mi porta naturalmente all'adorazione, alle azioni di grazie e all'intercessione. Mi guida nella preghiera.
Questa è stata una grande scoperta per me, George Müller testimonia a riguardo:
 
"Vidi più chiaramente che mai che il compito principale e più grande al quale dovevo partecipare ogni giorno era di mantenere la mia anima felice nel Signore. La prima cosa di cui mi dovevo preoccupare non era quanto potevo servire il Signore o come avrei potuto glorificarLo, ma come potevo mantenere la mia anima in uno stato di felicità e come potevo sfamare il mio uomo interiore. Perché potevo pretendere di mostrare la verità ai non salvati, essere utile ai credenti, liberare gli afflitti, trovare altre maniere di comportarmi come un figlio di Dio in questo mondo, eppure, se non ero felice nel Signore e non mi alimentavo e mi rafforzavo nell'uomo interiore giorno dopo giorno, non mi sarei preso cura di tutte quelle cose con lo spirito giusto.
In precedenza, era stata mia abitudine, almeno durante i primi dieci anni, quella di darmi alla preghiera come al solito dopo essermi vestito al mattino. Ma poi vidi che la cosa più importante che dovevo fare era darmi alla lettura della Parola di Dio e la sua meditazione, in modo che il mio cuore fosse confortato, incoraggiato, avvertito, rimproverato, istruito; e così, durante la meditazione, il mio cuore poteva essere portato a sperimentare la comunione con il Signore. Così cominciai a meditare leggendo il Nuovo Testamento fin da subito, nelle prime ore del mattino.
 
La prima cosa che iniziai a fare, dopo aver chiesto con poche parole la benedizione del Signore sulla sua preziosa Parola, era quella di iniziare a meditare la Parola di Dio, cercando di estrapolare qualche benedizione da ogni versetto, non per il ministero pubblico della Parola, né per predicare ciò che avevo meditato, ma per ottenere cibo per la mia anima. Il risultato ottenuto è quasi sempre stato questo: che dopo pochi minuti la mia anima è stata portata alla confessione, alla gratitudine, alla intercessione o alla supplica; così, anche se non mi ero proposto di darmi alla preghiera, ma alla meditazione, quasi immediatamente ero portato più o meno nella preghiera.
... La differenza tra ciò che è stato prima e quello che faccio ora è questo: Prima, quando mi svegliavo, cominciavo a pregare il più presto possibile, e di solito investendo tutto o quasi tutto il mio tempo fino all'ora di colazione in preghiera. Tutte le cose le iniziavo sempre con la preghiera ... Ma qual'è stato il risultato? Spesso spendevo un quarto d'ora, o mezz'ora o anche un'ora in ginocchio prima di essere consapevole di ricevere conforto, incoraggiamento, l'umiliazione della mia anima, ecc, e, spesso, dopo aver sofferto molto, perché la mia mente volava da un luogo all'altro durante i primi dieci minuti o un quarto d'ora, o anche mezz'ora, quando realmente iniziavo a pregare.
Ora mi succede raramente. Perché il mio cuore si nutre della verità ed è portato a sperimentare la comunione con Dio. Parlo al Padre mio e al mio amico (pur essendo peccatore e indegno di esso) riguardo alle cose che mi ha posto davanti nella Sua preziosa Parola.
 
.... Come sono differenti le cose quando l'anima trova refrigerio e felicità di primo mattino, rispetto a quando ci addentriamo nel servizio, nelle prove e nelle tentazioni della giornata senza preparazione spirituale!"
La mia preghiera è che queste confessioni e consigli siano di beneficio per te, quanto e più di quello che sono stati per me. Che il Signore ci conceda di dilettarci in Lui, così che possiamo pianificare con gioia il tempo per pregare al mattino.
Josué Barrios

martedì 24 febbraio 2015

Cristo è presente!


Una futile opposizione

Non c’è nulla nella storia del mondo che sia più ostinatamente odiato, osteggiato e votato alla distruzione del popolo di Dio nelle sue espressioni prima ebraica e poi cristiana. ...e c'é persino chi li critica quando "osano" difendersi! Le vittime di quest’odio si contano a milioni e a tutt’oggi il solo fatto di identificarsi con il Nazareno può condurre alla morte immediata e nel modo più crudele. La maggior parte di questi martiri è disposto a rinunciare alla propria vita, ma non rinnegherà mai Gesù Cristo come suo Signore e Salvatore, e muore invocando il Suo nome. Minacce di qualunque tipo non intimidiscono in alcun modo i seguaci del Cristo che non solo perseguitati non diminuiscono, ma aumentano! Confermano così quanto già diceva l’antico Tertulliano: "Il sangue dei martiri è seme di cristiani".
Vana e futile è l’ostinazione ad opporsi al Signore Gesù Cristo e a coloro che Gli appartengono, qualunque sia il metodo che escogitano a quel fine. A Giovanni, confinato sull’isola di Patmos a motivo della sua fede, nel pure vano tentativo di impedire il suo ministero, il Signore Gesù apparve rivolgendogli queste parole: “Non temere, io sono il primo e l'ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell'Ades” (Apocalisse 1:17-18).

Una presenza costante

Immaginatevi un appello fatto nelle circostanze più diverse, in ogni ora e tempo. Quando il Suo nome viene pronunciato, Egli non manca mai. Gesù, il Cristo? Presente! Potremmo veramente dire che Egli è “il presente” per eccellenza, così come Lui stesso ha rivelato, ha promesso e mantiene. “Io sarò con voi”, dice Gesù ai Suoi discepoli prima di uscire fisicamente dalla scena di questo mondo.
Come esplicitamente ci rivela il prologo del vangelo secondo Giovanni, la Parola, anche identificata come l’eterno Figlio di Dio, è una presenza costante nell’Essere stesso di Dio come pure si rileva in vari momenti della nostra storia.
La Parola era presente ed operante nell’atto della Creazione e diventa uomo in Gesù di Nazareth. Benché fondamentali, non si tratta, però, delle sole due espressioni dell’attiva presenza della Parola di Dio. La troviamo in diversi episodi dell’Antico Testamento nelle apparizioni rivelatorie di quel che va sotto il nome di “Angelo del Signore”.
Il Cristo era pure presente quando il patriarca Noè, “predicatore di giustizia”, denunciava il peccato della sua generazione e la chiamava al ravvedimento. Allo stesso modo il Cristo è presente quando l'Evangelo è annunciato oggi e vediamo che i peccatori prendono coscienza dei loro peccati, li confessano e invocano con fiducia la salvezza che viene loro annunciata nella persona e nell'opera di Cristo. Cristo non solo è presente nell'annuncio della Parola, ma è presente con il pane e il vino della Cena del Signore, memoria efficace del Suo sacrificio sulla croce per la nostra redenzione. Cristo è pure efficacemente presente con l'acqua del Battesimo, quando esso suggella le promesse dell'Evangelo.

Il testo biblico

Cristo, Parola di Dio, era presente, è presente e sarà presente, questo è ciò di cui parla l'apostolo Pietro nel seguente testo biblico. In particolare evidenza egli pone la presenza salvifica della Parola di Dio al tempo di Noè e quella che si manifesta al momento del Battesimo, due momenti che collega attraverso il segno dell'acqua. Leggiamolo ed esaminiamolo punto per punto.
“(18) Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito. (19) E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere, (20) che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l'arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l'acqua. (21) Quest'acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo, (22) che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti” (1 Pietro 3:18-22).

Presenza trans-temporale

La prima affermazione che il testo fa è quella della sostanza dell’Evangelo che noi annunciamo: il ministero e l’opera compiuta dal Cristo ha valore ed efficacia trans-temporale. "Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito" (18).
Quando Gesù di Nazareth, il Cristo di Dio, è morto sulla croce, è avvenuto, una volta per sempre, quel sacrificio attraverso il quale è stato espiato il peccato di coloro che Dio ha destinato alla salvezza. E' su quella base che essi possono essere condotti a Dio. Gesù, il Cristo, il Giusto per eccellenza, ha preso su di sé la condanna, espiandola completamente per loro, che essi, ingiusti, meritavano, e ne sono stati liberati. L'eterno Figlio di Dio, dalla morte, però, non poteva essere trattenuto ed, espiata quella pena, risorge dai morti nella potenza dello Spirito Santo manifestandosi come il Vivente. In comunione con Lui, coloro che Gli sono stati affidati, peccatori credenti di ogni tempo, tipo e paese, condividono la Sua vittoria e saranno per sempre alla presenza di Dio.
Questa è la sostanza stessa dell'annuncio dell'Evangelo cristiano: l'opera del Cristo, insostituibile, unica nel suo genere, la cui efficacia attraversa ogni tempo e paese. Ecco perché la fede cristiana non può essere equiparabile ad alcuna religione o filosofia di vita. Chi lo comprende sa che a quel livello, nessun "ecumenismo" è possibile. "Non c'è nessun altro nome...".

Presenza sincronica

La Parola di Dio, che precede il tempo, entra nel tempo in Gesù di Nazareth, e opera efficacemente in maniera trans-temporale, opera pure in maniera sincronica tanto da potersi dire che “andò a predicare” alla generazione di Noè: “E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere”.
Il Cristo non è mai rimasto inattivo: prima, durante, dopo il Suo ministero palestinese Egli è Colui che va e che predica. E’ lo stesso che denuncia il peccato, rivolge il suo appello al ravvedimento e proclama la grazia a quell’antica umanità.
Ai tempi del patriarca Noè l'umanità si manifestava con gli stessi tratti di oggi: “La malvagità degli uomini era grande sulla terra e ... il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo” (Genesi 6:5). Allora come oggi, aspirava alla libertà da Dio e da ogni vincolo morale, senza rendersi conto di essere “pieni di amarezza e prigionieri di iniquità” (Atti 8:23), di fatto “trattenuti in carcere” e asserviti al peccato. La vera libertà, infatti, è quella che si vive in comunione con Dio ed in armonia con le Sue leggi, tutto il resto è schiavitù. Gesù dice: “In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato” (Giovanni 8:34).
Di fronte a tutto questo, né allora né oggi, Dio non è indifferente. Inevitabilmente dal cielo Egli reagisce in conformità al Suo carattere. Esprime la Sua giustizia manifestando la Sua giusta ira ed indignazione, come pure la Sua misericordia, inviando la Sua Parola con l'appello al ravvedimento ed alla salvezza portato dai Suoi servitori. L'Apostolo scrive: “Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna a quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria, onore e immortalità; ma ira e indignazione a quelli che, per spirito di contesa, invece di ubbidire alla verità ubbidiscono all'ingiustizia” (Romani 2:6-8).
In ogni epoca ed anche nelle peggiori fra le circostanze, per grazia, Dio si riserva un popolo che gli sia fedele, che testimoni della verità e denunci il male. E' così che Dio rende inescusabile il mondo che gli è ribelle e che riceverà il Suo giusto castigo. In quella generazione Iddio aveva manifestato la Sua grazia rendendo Noè e la sua famiglia un’eccezione all’andazzo di quel mondo: “Noè trovò grazia agli occhi del SIGNORE. (…) Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio" (Genesi 6:5-9).
Amplifica tutto questo lo stesso Pietro, nella sua seconda epistola: "... se non risparmiò il mondo antico ma salvò, con altre sette persone, Noè, predicatore di giustizia, quando mandò il diluvio su un mondo di empi; se condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, perché servissero da esempio a quelli che in futuro sarebbero vissuti empiamente; e se salvò il giusto Lot che era rattristato dalla condotta dissoluta di quegli uomini scellerati (quel giusto, infatti, per quanto vedeva e udiva, quando abitava tra di loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta a motivo delle loro opere inique), ciò vuol dire che il Signore sa liberare i pii dalla prova e riservare gli ingiusti per la punizione nel giorno del giudizio; e soprattutto quelli che vanno dietro alla carne nei suoi desideri impuri e disprezzano l'autorità" (2 Pietro 2:4-10).
La Parola di Dio non ha soltanto risuonato al tempo di Noè e di Lot. Il diluvio universale e la distruzione di Sodoma e Gomorra servono per ammonire quelli che in futuro sarebbero vissuti in modo empio, per ammonire anche noi. La Parola di giudizio e di salvezza di Dio si era manifestata loro non meno di quanto si manifesta oggi nella predicazione fedele dell'Evangelo ed in essa si rende presente il Cristo. Cristo era “andato a predicare” e “viene a predicare” ancora oggi, rendendosi vivo ed efficace.

Presenza ed attesa

Cristo è sempre presente, ma spesso la sua presenza non si manifesta evidente a tutti perché “è in attesa”, come dice il versetto 20: “...che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l'arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l'acqua”.
Della generazione di Noè l’Apostolo mette prima di tutto in rilievo la sua ribellione. Si tratta della ribellione a Dio ed alla Sua Legge che caratterizza la condizione umana ed in cui persiste, nonostante i ripetuti giudizi di Dio che si sono già abbattuti sull’umanità e che alla massa non hanno insegnato nulla. L'apostolo Paolo così si esprime parlando di quando i suoi interlocutori, per grazia di Dio, hanno desistito dalla loro ribellione deponendo le armi: "Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri" (Efesini 2:1-13).
Il testo proclama, poi, la pazienza di Dio, quella che Egli esercitava “mentre si preparava l’arca”, predicazione vivente della grazia di Dio. La pazienza di Dio, però, giunge a termine, ha un limite, come deve avere un limite la pur necessaria tolleranza del peccato che deve avere come unico fine il “dare tempo” al ravvedimento. La pazienza di Dio dura fintanto che l’arca di salvezza è completata e vi è entrato chi vi deve entrare, e poi Dio ordina che le porte siano chiuse. Come dice Pietro stesso nella sua seconda epistola: "Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento" (2 Pietro 3:9). La pazienza di Dio è grande, ma peccatori impenitenti non entreranno nel regno di Dio (nessuno deve farsene illusione), “non eredireranno il regno di Dio”: "Non v'ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio. Or tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio" (1 Corinzi 6:10-11).
Quando ci si scontra con ostinati cuori impenitenti, quando si è concesso abbastanza tempo per riflettere e cambiare, anche la necessaria tolleranza della disciplina cristiana deve avere un limite oltre il quale non può andare senza trasformarsi in compiacenza ed ipocrisia. Gli impenitenti devono essere consapevoli di accumulare “massa di ira” che come quella che accumula un nuvolone nero pieno di pioggia che ad un certo punto esplode in un temporale. Il giudizio di Dio è pure una realtà che “esploderà” a suo tempo, e non vi sarà più la possibilità del ravvedimento. “Ma tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d'ira, per il giorno dell'ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio” (Romani 2:5).
Poche anime”, però, si rifugiano nell’arca e vi trovano salvezza. Il numero molto limitato dei salvati oggi “scandalizza” molte persone. Vorrebbero poter dire, se “solo otto persone” su milioni hanno hanno accolto la predicazione del giudizio e della grazia, vi deve essere “qualcosa che non va” nella predicazione! “Proviamo a fare in un altro modo! Cerchiamo di essere più tolleranti! Predichiamo un messaggio che sia più accettabile alla massa della popolazione. Rendiamogli ‘più facile’ la sua accoglienza, moderiamone i termini, magari molta più gente ‘entrerà nell’arca’. Intanto, ‘ritardiamo il diluvio’, ‘non c’è fretta’”. Convenientemente ci dimentichiamo troppo spesso quel che dice Gesù: "Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano" (Matteo 7:13-14).
Quelle poche persone vengono salvate “attraverso l’acqua”. Perché Dio non ha manifestato il Suo perdono indipendentemente dall’acqua del Suo giudizio? Perché non perdona “e basta”? Perché è stato necessario che Cristo Gesù morisse in croce perché questa salvezza potesse essere realizzata? Perché Dio non solo è misericordioso, ma anche giusto. Non sarebbe stato giusto se Egli avesse solo “passato un colpo di spugna” sui nostri peccati. La Sua legge à una cosa seria e va rispettata, come devono essere applicate le sanzioni che essa prevede per i suoi trasgressori. Il giudizio di Dio deve cadere sul trasgressore. Esso inevitabilmente cadrà su di te se non chiedi che valga per te l’espiazione che Cristo ha compiuto sulla croce. Si potrebbe dire: “Scegli: o il giudizio di Dio, quello che tu meriti, si abbatte su di te, oppure si abbatte per te su Cristo e tu ne sarai liberato. Non vi sono alternative: o te o Cristo. La salvezza è sempre “attraverso l’acqua”, attraverso il giusto giudizio di Dio, e mai senza di esso.
Cristo è presente durante la paziente attesa di Dio ed è presente nell’espressione del giudizio di Dio.

Presenza nell’atto del Battesimo

La presenza del Cristo si manifesta poi nell’atto del Battesimo allorché la Parola, di cui è segno, lo accompagna. “Quest'acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo” (21).
L’acqua del diluvio, espressione del giudizio di condanna che Dio esegue sull’umanità ribelle di quel tempo, diventa simbolo del giudizio stesso di Dio ed a sua volta del Battesimo cristiano.
L’acqua del Diluvio universale purifica il mondo dall’empietà, così come un giorno lo farà il fuoco eliminando i ribelli dalla faccia della terra. Attraverso quell’acqua Noè e la sua famiglia vengono salvati dalla grazia di Dio nel mezzo di salvezza che Dio ha loro provveduto, l’arca. La lettera agli Ebrei dice: “Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, con pio timore, preparò un'arca per la salvezza della sua famiglia; con la sua fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede” (Ebrei 11:7). Noè e la sua famiglia passano attraverso l’acqua del giudizio di Dio, così come l’antico Israele era passato attraverso le acque del Mar Rosso che si erano ritirate per lasciarli passare, ma in quelle stesse acque annega Faraone ed il suo esercito. La salvezza e la vita di alcuni attraverso le acque che sono la condanna e la morte di altri.
L’acqua del Battesimo cristiano, afferma Pietro, non ha a che fare con l’eliminazione di sporcizia dal corpo. Essa è segno ed annuncio dell’opera di Cristo che elimina la sporcizia morale e spirituale che ci separa da Dio. Chi chiede il Battesimo invoca Dio che, in Cristo, applichi alla vita sua e della sua famiglia l’efficacia purificatrice della Sua opera affinché la loro coscienza morale e spirituale sia ripulita dal peccato che la guasta, mettendola in grado così di discernere ciò che è gradito a Dio e di viverlo giorno per giorno, da quel momento in poi.
È così che il Battesimo diventa significativo non solo per l’individuo che lo chiede, ma anche per l’intero nostro nucleo familiare con tutti i suoi componenti. Quando il Nuovo Testamento parla del Battesimo non si tratta tanto, infatti, di un atto individualistico, ma include spesso l’intero nucleo familiare. Il battesimo di famiglia è il tipo di battesimo che la Scrittura descrive quando parla di coloro che dovrebbero essere battezzati. In Atti 16 la famiglia sia di Lidia che del carceriere di Filippi furono battezzate da Paolo (vv. 15, 33). Paolo parla in I Corinzi 1:16 di aver battezzato la famiglia di Stefana. Noi leggiamo in Atti 10:48 del battesimo della casa di Cornelio da parte di Pietro. Questo è il modello neotestamentario del battesimo. Il battesimo di case e famiglie segue dalla fede nel patto familiare di Dio: che Egli sovranamente, graziosamente, ed immutabilmente promette la salvezza a famiglie e case, promettendo di essere il Dio di credenti e dei loro figli (Genesi 17:7; Atti 2:39). La pratica di battezzare famiglie o case, seguendo il chiaro esempio della Scrittura stessa, ci ricorda il fatto che Dio Stesso è una famiglia, Padre, Figlio, e Spirito Santo, e che Egli magnifica la Sua grazia e rivela Se Stesso nel mandare la salvezza a famiglie. Egli è, in verità, il Dio di famiglie (Salmo 107:41).
È il Battesimo che “salva”? Alcuni pensano di sì e fanno riferimento (mozzandolo) a ciò che dice Pietro in questo testo. Pietro però dice: “Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo”. È Gesù Cristo che salva, non il Battesimo. Gesù salva attraverso la Sua opera efficace applicata dallo Spirito Santo ai credenti e che trova nella Sua risurrezione il fondamento. Il Battesimo ne è l’espressione simbolica in cui Cristo si compiace di manifestarsi allorché sia accompagnato dall’annuncio dell’Evangelo. Il Battesimo di per sé stesso, però, non ha alcuna sua potenza intrinseca che possa essere distaccato dalla fede di chi lo riceve e dall’annuncio della Parola che lo accompagna.
Che significa essere battezzati? Risponde molto bene la Confessione di fede elvetica che dice: “Essere battezzato nel nome di Gesù Cristo non è altro infatti che essere iscritto, in­trodotto e ricevuto nell’alleanza e nella famiglia, cioè nell’ere­dità dei figli di Dio, ed essere anche chiamato fin d’ora con il nome di Dio, cioè figlio di Dio, essendo stato purificato dalle sozzure del peccato e dotato di diverse grazie di Dio per con­durre una vita nuova e innocente. Il battesimo quindi ci ri­corda e ci rappresenta al vivo questo grande beneficio di Dio e questa grazia inestimabile fatta al genere umano. In effetti, noi nasciamo tutti con la macchia del peccato e siamo figli dell’ira, ma Dio, che è ricco di misericordia (Ef. 2:4), ci ripuli­sce e purifica gratuitamente dai nostri peccati mediante il san­gue del suo Figlio, adottandoci in lui per suoi figli, e ci unisce a sé con una santa e sacra alleanza, arricchendoci di diversi doni e grazie perché possiamo condurre una vita nuova (Ef. 1,:5). Ora tutte queste cose vengono a noi assicurate dal bat­tesimo. In esso, noi siamo infatti interiormente rigenerati, pu­rificati e rinnovati davanti a Dio mediante lo Spirito Santo, ri­cevendo esteriormente un sigillo e una testimonianza dei grandissimi doni ricevuti nell’acqua del battesimo, mediante la quale ci vengono rappresentati e come posti davanti agli occhi i grandissimi benefici del nostro Dio”.

Presenza alla destra di Dio

Il coronamento della presenza del Cristo è rappresentato dall’Ascensione di Cristo risorto alla destra della maestà di Dio. Pietro scrive: “...che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti” (22). È così che il Cristo, l’eterna Parola di Dio, viene posto sul trono accanto a Dio Padre, come autorità massima e impareggiabile. Il Cristo "svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre" (Filippesi 2:7-11).
Egli è l’eterno Re dei re e Signore dei Signori, il nostro Signore e Salvatore a cui nessuno può essere pari. Là su quel trono Egli è presente per noi. Il mondo potrà anche condannarci, ma abbiamo una certezza, insieme a tutto il popolo di Dio: “Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi” (Romani 8:34). Egli ci sostiene costantemente con la Sua intercessione. Non abbiamo più nulla da temere, neanche di fronte alla sorte peggiore di cui potrebbero farci oggetto la gente empia e ribelle di questo mondo, bugiardi ed assassini. Possiamo portare con fierezza il nome di Cristo sulle nostre labbra ed anche cantarlo in faccia ai nostri aguzzini. Come dice l’apostolo Paolo: "È anche per questo motivo che soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno" (2 Timoteo 1:12).
di Paolo Castellina


"Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato."
(1Pietro 4:14)
 

mercoledì 10 settembre 2014

Gesù Cristo è il Figlio di Dio


In che modo Dio ha volto il peccato dell’uomo a Sua gloria

Non sarebbe restato altro al mondo intero che andare alla rovina (Rom. 3:19). Ma Dio, essendo non solo giusto, ma anche misericordioso, aveva, secondo la sua infinita sapienza, stabilito dall’eternità una via per volgere tutti i mali alla Sua grande gloria e alla maggiore manifestazione della Sua infinita benevolenza (Rom. 3:21-25), verso coloro che Egli ha scelto dall’eternità per essere glorificati nella loro salvezza (Rom. 8:29; 9:23). E, d’altra parte, Egli ha volto il peccato dell’uomo alla manifestazione della Sua sovrana potenza e della Sua ira, mediante la giusta condanna dei vasi d’ira preparati per la distruzione (Rom. 9:22; Eso. 9:6).

Come ben dice S. Agostino: “Se tutti fossero salvati, il salario del peccato richiesto dalla giustizia sarebbe nascosto. Se nessuno fosse salvato, nessuno vedrebbe quale grazia Egli elargisce.”

Gesù Cristo è l’unico Mediatore scelto e promesso da Dio

Questa sola e unica via è il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con tutto ciò che da essa procede. Poco a poco questo fu promesso da Adamo a Giovanni Battista, fu pubblicato e predicato dai patriarchi e dai profeti, e fu anche tipizzato in vari modi sotto la Legge (Gen. 3:15; 12:3; 18:18; 22:18; Deu. 18:15-18; 2 Sam. 7:12; Rom. 1:2-3; ecc.) In questo modo, il Figlio fu pienamente incluso nei libri dell’Antico Testamento, così che gli uomini di quei tempi fossero salvati per fede in Gesù Cristo che doveva venire.

Le somiglianze e le differenze tra l’Antico e il Nuovo Testamento

Quindi, non vi fu mai e mai vi sarà che un solo patto di salvezza tra Dio e gli uomini (Ebr. 13:8; Rom. 3:25; 1 Tim. 2:5-6; 1 Cor. 10:1-11; Efe. 1:7-10; vedi l’intera Epistola agli Ebrei). La sostanza di questo patto è Gesù Cristo. Ma, riguardo alle circostanze, esistono due Testamenti o ‘Patti’. Ne abbiamo gli autentici titoli e contenuti, che chiamiamo ‘Sacra Scrittura’ e la ‘Parola di Dio’. Uno è chiamato ‘Vecchio’ e l’altro ‘Nuovo’ (Ger. 31:31, 32; Ebr. 8:6). Il secondo è molto migliore del primo, perché il primo dichiarava Gesù Cristo, ma da molto lontano, e nascosto dietro le ombre e le immagini che svanirono alla Sua venuta; Egli stesso è il Sole della Giustizia (Giovanni 4:23, 24).

Perché era necessario che Gesù Cristo fosse vero uomo nella natura, nel Suo corpo e nella Sua anima, ma privo di qualsiasi peccato

Era necessario che il Mediatore di questo patto e di questa riconciliazione fosse vero uomo, ma privo di qualsiasi macchia di peccato originale o di altro tipo, per le seguenti ragioni:

Primo, poiché Dio è veramente giusto e l’uomo è l’oggetto della Sua ira, a causa della corruzione naturale (1 Tim. 2:5; Gv. 1:14; Rom. 1:3; Gal. 4:4; Rom. 8:2-4; 1 Cor. 1:30), per poter riconciliare gli uomini con Dio era necessario che vi fosse un vero uomo nel quale le rovine causate da questa corruzione fossero totalmente riparate.

Secondo, l’uomo è obbligato ad adempiere tutta la giustizia che Dio esige da lui per poter essere glorificato (Mat. 3:15; Rom. 5:18; 2 Cor. 5:21). Era dunque necessario che vi fosse un uomo che adempisse perfettamente tutta la giustizia per poter compiacere Dio.

Terzo, tutti gli uomini sono ricoperti da un’infinità di peccati, tanto interni quanto esterni; questo è il motivo per cui essi sono soggetti alla maledizione di Dio (Rom. 3:23-26; Isa. 53: 11, ecc.). Era dunque necessario che vi fosse un uomo che potesse soddisfare la giustizia di Dio per poterlo placare.

Infine, nessun uomo corrotto sarebbe stato capace, in alcun modo, neppure di intraprendere la realizzazione della minima di queste azioni. Egli prima di tutto avrebbe avuto bisogno di un Redentore per sé stesso (Rom. 8:2; 2 Cor. 5:21; Ebr. 4:15; 1 Pie. 2:22; 3:18; 1 Gv. 2:1-2). Tanto era necessario per sé prima che egli potesse riscattare gli altri, o potesse fare alcuna cosa per compiacere o soddisfare Dio (Rom. 14:23; Ebr. 11:6). Era dunque necessario che il Mediatore e Redentore degli uomini fosse vero uomo nel suo corpo e nella sua anima, e che egli fosse, nondimeno, interamente puro e libero da ogni peccato.

Perché era necessario che Gesù fosse vero Dio

Era necessario che questo stesso Mediatore fosse vero Dio e non solo un uomo (Gv. 1:14, ecc.); almeno per le seguenti ragioni:

Primo, se Egli non fosse stato vero Dio, non sarebbe stato affatto un Salvatore, ma avrebbe avuto bisogno Egli stesso di un Salvatore (Isa. 43:11; Os. 13:4; Ger. 17:5-8).

Secondo, era necessario, per la giustizia di Dio, che vi fosse una proporzione tra il crimine e la sua punizione. Il crimine è infinito, perché è commesso contro Colui la cui maestà è infinita. Quindi è necessario che vi sia qui una soddisfazione infinita; per la medesima ragione, era necessario che chi l’avesse realizzata come vero uomo fosse anch’egli infinito, come dire, vero Dio.

Terzo, essendo l’ira di Dio infinita, non esisteva alcuna forza umana o angelica nota che avrebbe potuto sopportare un tale peso senza esserne sopraffatta (Gv. 14:10, 12, 31; 16:32; 2 Cor. 5:19). Chi doveva vivere di nuovo, dopo aver conquistato il diavolo, il peccato, il mondo e la morte insieme all’ira di Dio, doveva quindi essere non solo un uomo perfetto, ma anche vero Dio.

Infine, per poter manifestare meglio questa illimitata bontà, Iddio non solo desiderava che la Sua grazia fosse pari al nostro crimine, ma voleva che dove il peccato abbondava, la grazia sovrabbondasse (Rom. 5:15-21). Per questa ragione, sebbene fosse creato ad immagine di Dio, il primo Adamo, autore del nostro peccato, era terreno, e la sua fragilità era ben visibile (1 Cor. 15:45-47). Gesù Cristo, al contrario, il secondo Adamo attraverso cui noi siamo salvati, pur essendo vero e perfetto uomo, è nondimeno il Signore dal Cielo, come dire, vero Dio. Perché, in sostanza, tutta la pienezza della deità abita in Lui (Col. 2:9). Se la disobbedienza di Adamo ci fece cadere, la giustizia di Gesù Cristo ci ha dato più sicurezza di quanta ne avessimo prima. Noi speriamo nella vita procurata da Gesù Cristo, migliore di quella che perdemmo in Adamo; tanto più quanto Gesù è superiore ad Adamo.

Come il mistero della nostra salvezza è stato realizzato in Gesù Cristo

Di conseguenza noi confessiamo che, per adempiere il patto promesso agli antichi padri e predetto per bocca dei profeti (Isa. 7:14; Lu. 1:31, 35, 55, 70), il vero, unico ed eterno Figlio di Dio Padre (Rom. 1:3; Gv. 17:5; 16:28; Fil. 2:6-7) prese, nel tempo stabilito dal Padre, la forma di un servo. Essendo concepito nel seno della beata vergine Maria, per la potenza dello Spirito Santo, e senza alcun intervento dell’uomo (Mat. 1:20; Lu. 1:28, 35), Egli prese la natura umana con tutte le sue debolezze, eccetto il peccato (Ebr. 4:15; 5:2).

Le due nature, quella di Dio e quella di uomo, sono unite in una sola Persona dal momento della concepimento della carne di Cristo.

Noi confessiamo che, dal momento di questo concepimento, la Persona del Figlio è stata inseparabilmente unita alla natura umana (Mat. 1:20; Lu. 1:31, 32, 35, 42, 43). Non vi sono due Figli di Dio, o due Gesù Cristo; ma Uno solo è propriamente il Figlio di Dio, Gesù Cristo. In ogni momento le proprietà di ognuna delle due nature rimangono intere e distinte. Perché la divinità separata dall’umanità, o l’umanità disgiunta dalla divinità, o l’una confusa con l’altra, non ci sarebbero di alcun profitto.

Gesù Cristo è dunque vero Dio e vero uomo (Mat. 1:21-23; Lu. 1:35). Egli ha una vera anima umana, e un vero corpo umano formato dalla sostanza della vergine Maria, e per la potenza della Spirito Santo. In questo modo, egli fu concepito e nacque dalla vergine Maria, vergine, dico, prima e dopo la nascita. E tutto questo fu realizzato per la nostra redenzione.

Sintesi della realizzazione della nostra salvezza in Gesù Cristo

Egli quindi discese sulla terra per attirarci in Cielo (Efe. 2:6). Dal momento del Suo concepimento fino alla Sua risurrezione, Egli portò la pena per i nostri peccati per alleviarci di essi (Mat. 11:28; 1 Pie. 2:24; 3:18; Isa. 53:11). Egli adempì perfettamente ad ogni giustizia in modo da coprire la nostra ingiustizia (Rom. 5:19; Mat. 3:15). Egli ci ha rivelato l’intera volontà di Dio Suo Padre, con le Sue parole e con l’esempio della Sua vita, in modo da mostrarci la vera via di salvezza (Gv. 15:15; At. 1:1-2).

Infine, per coronare la soddisfazione per i nostri peccati che Egli prese su di Sé (Isa. 53:4-5), Egli fu imprigionato perché noi fossimo liberati, fu condannato perché noi potessimo essere assolti. Egli soffrì infinito sdegno per poter porre noi al riparo da ogni vergogna. Fu inchiodato alla croce perché i nostri peccati fossero là inchiodati (Col. 2:14). Morì portando la maledizione che noi meritavamo, in modo da placare per sempre l’ira di Dio mediante il compimento del Suo unico sacrificio (Gal. 3:13; 2 Cor. 5:21; Ebr. 10:10,14). Fu rinchiuso nel sepolcro per mostrarci la verità della Sua morte, e per sconfiggere la morte proprio nella sua casa, come dire, sin nella tomba; non vi sperimentò alcuna corruzione, per dimostrare che, anche nella morte, egli aveva conquistato la morte (Atti 2:31). Fu risuscitato vittorioso affinché, essendo tutta la corruzione morta e sepolta, noi potessimo essere rinnovati nella nuova vita spirituale ed eterna (Rom. 6; e quasi ovunque in S. Paolo). Con questi mezzi, la prima morte non è più per noi una punizione per il peccato e l’ingresso nella seconda morte, ma, al contrario, è la fine della nostra corruzione e l’ingresso nella vita eterna. Per ultimo, dopo esser risorto e aver parlato per quaranta giorni qui giù per fornire la prova della Sua risurrezione (Atti 1:3, 9-11), Egli ascese visibilmente e realmente nell’alto dei cieli, dove siede alla destra di Dio Suo Padre (Gv. 14:2). Avendo preso possesso per noi del Suo regno eterno, Egli è per noi anche il solo Mediatore e Avvocato (1 Tim. 2:5; Ebr. 1:3; 9:24), e governa la Sua chiesa mediante il Suo Spirito Santo, finché il numero degli eletti di Dio, Suo Padre, sia completo (Mat. 28:20, ecc.).

In che modo Gesù Cristo, dopo essere andato in cielo, è nondimeno qui giù insieme ai Suoi

Noi comprendiamo che la glorificazione recò l’immortalità al corpo di Gesù Cristo, oltre alla gloria sovrana; ma questo non cambiò in alcun modo la natura del Suo vero corpo, un corpo confinato ad un solo spazio e dotato di limiti (Lu. 24:39; Gv. 20:25; Atti 1:3). Per questa ragione, Egli condusse in Cielo, da mezzo a noi, la Sua natura umana, il Suo vero corpo (Atti 1:9-11; 3:21). Là Egli resterà fino alla Sua venuta per giudicare i vivi e i morti.

Ma, riguardo all’efficacia del Suo Spirito Santo, come alla Sua Divinità, (mediante il quale noi siamo resi partecipi non solo di metà di Cristo, ma di Lui intero e di tutti i Suoi beni, come sarà detto a breve), noi riconosciamo che Egli è e sarà con i Suoi fino alla fine del mondo (Mat. 28:20; Gv. 16:13; Efe. 4:8). Questo è ciò che Gesù disse riguardo a sé, “Sempre avete i poveri con voi; ma me non mi avete sempre,” (Mat. 26:11); ancora, dopo la Sua ascensione, gli angeli dissero agli Apostoli: “Gesù, il quale è stato accolto in cielo d’appresso voi, verrà nella medesima maniera che voi l’avete veduto andare in cielo” (Atti 1:11). E S. Pietro dice ai Giudei che il Cielo deve tenerlo accolto fino al tempo della restaurazione di tutte le cose (Atti 3:21). Per la stessa ragione, S. Agostino, seguendo la Scrittura, ha ben detto che è necessario guardarsi dall’enfatizzare la Divinità al punto tale da giungere a negare la verità del corpo; il corpo è in Dio, ma non è necessario trarre la conclusione che esso sia ovunque, come Dio è ovunque.

Non può esistere alcun’altra vera religione

In questo mistero della nostra redenzione, incomprensibile dalla ragione umana, Iddio ha rivelato sé stesso come vero Dio, come dire, perfettamente giusto e perfettamente misericordioso.

Perfettamente giusto, primo, perché Egli ha punito tutti i nostri peccati con piena severità (Rom. 3:25; 2 Cor. 5:21), nella Persona di Colui che si rese garante e sicurezza al posto nostro, ovvero, in Gesù Cristo (1 Tim. 2:6; 1 Pie. 2:24). In secondo luogo, Egli ci riceve e ci riconosce come Suoi se siamo coperti e rivestiti con l’innocenza, la santificazione e la perfetta rettitudine di Gesù Cristo (2 Cor. 5:21; Rom. 5:19; Col. 2:14).

D’altra parte, Egli si è rivelato come perfettamente misericordioso, perché, pur trovando in noi solo motivo di condanna, Egli volle che Suo Figlio prendesse la nostra natura al fine di trovare in Lui il rimedio che placasse la Sua giustizia (Rom. 5:8; 1 Cor. 1:30). Comunicandolo liberamente a noi, con tutti i tesori che Egli possiede (Rom. 8:32), Egli ci rende partecipi della vita eterna, unicamente per la Sua bontà e misericordia, a condizione che noi ci affidiamo a Gesù Cristo per fede.

Ma, al contrario, qualunque religione che oppone all’ira di Dio qualunque cosa diversa dalla sola innocenza, rettitudine e soddisfazione di Gesù Cristo, ricevute per fede, priva Dio della Sua perfetta giustizia e della Sua misericordia. Per questa ragione, una simile religione deve essere considerata come falsa e ingannevole.
Theodore Beza (1519–1605)

 
"Lui ha Dio preordinato per far l'espiazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare cosí la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio"
(Romani 3:25)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/09/gesu-cristo-il-figlio-di-dio.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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