per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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martedì 5 aprile 2016

La completa armatura di Dio (parte IV) : lo scudo della Fede

Egli è pieno d'orgoglio, non agisce rettamente;
ma il giusto per la sua fede vivrà.
Abacuc 2:4 

1. LO SCUDO DELLA FEDE
[...] prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno.
Efesini 6:16


In questa serie di studi biblici abbiamo già visto i primi tre elementi della completa armatura di Dio descritta dall'apostolo Paolo nella lettera agli Efesini, un'armatura "spirituale" ispirata nella sua descrizione a quella dei soldati romani. Nello specifico, abbiamo approfondito la cintura della verità, la corazza della giustizia e i calzari dello zelo dato dal vangelo della pace. Il quarto componente descritto dall'apostolo invece è proprio lo scudo della fede, necessario per spegnere tutti i dardi infuocati del maligno.

Lo scudo romano del I secolo era di forma rettangolare, e di grandezza sufficiente a coprire interamente il corpo del fante1.
Lo scudo era utilizzato non solo come arma di difesa ma come vera e propria arma di attacco: l'umbone era utile per colpire i nemici, mentre il bordo, rinforzato, poteva essere utilizzato per colpi al volto. Tale sistema è significantemente descritto in alcune sculture che descrivono combattimenti gladiatori e nulla ci vieta di pensare, anzi, che lo stesso sistema fosse utilizzato dai legionari, anche per far perdere l'equilibrio al nemico, e permettere, quindi, una maggiore facilità nel colpirlo e nel penetrare le sue difese con il gladio2.
Esso era quindi fondamentale ai fini del combattimento, tanto per la difesa quanto per l'attacco. Similmente, anche la fede riveste nel contesto dell'armatura di Dio uno scopo analogo, avendo una funzione di difesa dai "dardi infuocati del maligno", ma anche di attacco inteso come avanzamento dei propositi di Dio per ogni credente. Un avanzamento iniziato al momento della conversione e portato avanti per tutti i successivi giorni della propria vita. 

2. SALVATI PER GRAZIA MEDIANTE LA FEDE


Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio.
Efesini 2:8

La salvezza di Dio è un dono offerto per grazia mediante la fede. Proprio la fede, infatti, consente di avvicinarsi a Dio e ricevere la sua grazia e giustizia. Il messaggio del vangelo ha la caratteristica di spostare il baricentro della relazione con il Signore, dalle opere (derivanti dalla legge) alla fede (e alle conseguenti opere di fede), dalla frustrazione della ricerca dell'approvazione di Dio alla gratitudine che scaturisce dal ricevere questa riconciliazione gratuitamente e immeritatamente. 

Che diremo dunque che il nostro antenato Abraamo abbia ottenuto secondo la carne? Poiché se Abraamo fosse stato giustificato per le opere, egli avrebbe di che vantarsi; ma non davanti a Dio; infatti, che dice la Scrittura? «Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia».

Romani 4:1-3


L'apostolo Paolo dimostra con le sue argomentazioni che la fede è stata da sempre lo strumento privilegiato da Dio per approvare gli uomini e stabilire con loro profondi legami. Nonostante l'importanza della legge data a Mosè, è grazie alla fede che al patriarca Abraamo fu precedentemente accordata la giustizia. In questo passo, l'espressione "messo in conto" traduce il verbo greco logizomai che possiede un significato di calcolo matematico. Abbiamo quindi questa unione paradossale tra la fede - un'attitudine immateriale e squisitamente personale e soggettiva - e il calcolo matematico - un'operazione di ferrea logica oggettiva - . La fede di Abraamo fu computata, fu calcolata da Dio come giustizia. Ed è così ancora oggi, tanto per i Giudei quanto per i Gentili. Entrambi infatti sono giustificati per la loro fede in Cristo, fede che viene "calcolata" da Dio come giustizia. La fede è l'elemento che agli occhi del Signore permette di unire i credenti con la giustizia di Cristo, facendoli raggiungere in questo modo grazia e riconciliazione. Ecco quindi come lo scudo della fede permette tanto di spegnere le accuse (a volte veritiere e a volte menzognere) di Satana, quanto di camminare in vittoria nella propria comunione e ubbidienza con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Lo scudo della fede rende inefficaci le accuse (nostre, di altre persone e di Satana) contro i nostri peccati (credendo nell'espiazione di Cristo) e permette di "attaccare" le forze spirituali della malvagità conseguendo le vittorie che scaturiscono da ogni singola liberazione dal peccato ottenuta durante le tentazioni che attraversiamo, credendo e invocando lo Spirito della vita in Cristo Gesù (Ro 8:11). Mediante la fede nel sacrificio di Cristo siamo perdonati dai nostri peccati e mediante la fede nella resurrezione di Cristo siamo rigenerati e allontanati sempre più dai nostri peccati.

Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono. Infatti, per essa fu resa buona testimonianza agli antichi. Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti. Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino; per mezzo di essa gli fu resa testimonianza che egli era giusto, quando Dio attestò di gradire le sue offerte; e per mezzo di essa, benché morto, egli parla ancora. Per fede Enoc fu rapito perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio lo aveva portato via; infatti prima che fosse portato via ebbe la testimonianza di essere stato gradito a Dio. Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano.
Ebrei 11:1-6


La fede porta chiunque si accosta a Dio a credere che egli ricompensa coloro che lo cercano, consentendo di raggiungere queste stesse ricompense! La fede nel sacrificio e nella resurrezione di Cristo è la dimostrazione di una realtà che ad oggi non si può toccare o vedere se non nelle persone che - per l'appunto - vi  credono e che hanno vissuto una tangibile trasformazione nella propria vita. La Chiesa stessa, composta da ogni singolo credente, è quindi la dimostrazione di una realtà che di per sé è invisibile e che sarà invece pienamente manifestata al ritorno del Signore.  
 
3. UN ESEMPIO DI FEDE IN AZIONE

Quando Gesù fu entrato in Capernaum, un centurione venne da lui, pregandolo e dicendo: «Signore, il mio servo giace in casa paralitico e soffre moltissimo». Gesù gli disse: «Io verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anche io sono uomo sottoposto ad altri e ho sotto di me dei soldati; e dico a uno: "Va'", ed egli va; e a un altro: "Vieni", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo", ed egli lo fa». Gesù, udito questo, ne restò meravigliato, e disse a quelli che lo seguivano: «Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato una fede così grande!
Matteo 8:5-10  
[...]
Gesù disse al centurione: «Va' e ti sia fatto come hai creduto». E il servitore fu guarito in quella stessa ora.

Matteo 8:13

Riflettendo su questo importante brano del vangelo di Matteo, possiamo trarre alcune considerazioni sull'azione della fede nella vita quotidiana di ogni credente. Come abbiamo visto, infatti, per fede si riceve la grazia di Dio nel momento della propria conversione, ma essa va esercitata ogni giorno per poter crescere nella maturità spirituale in modo sano e naturale. Il centurione di questo racconto incontra Gesù e lo prega di guarire il suo servo, sapendo per fede che una sua sola parola sarebbe bastata ad operare a distanza questa guarigione miracolosa. La caratteristica della fede di questo centurione, la caratteristica che la rende così "grande", è spiegata nel racconto stesso: egli sapeva con certezza che Gesù aveva potere sulla malattia esattamente come lui aveva potere militare sui suoi sottoposti. Era consapevole, cioè, che Gesù aveva potere regale di compiere qualsiasi opera sovrannaturale essendo il Figlio di Dio. La sua fede era basata sulla certezza (dimostrata nei fatti, non da una dichiarazione) della reale identità di Gesù come Figlio del Dio vivente. Questa rivelazione sarebbe arrivata a Pietro soltanto nel sedicesimo capitolo di questo vangelo, e da questo possiamo capire lo stupore di Gesù, che prima di questa confessione ha incontrato una fede così salda in un uomo romano che non apparteneva neanche al popolo di Israele! I capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo non capivano chi fosse realmente Gesù e da dove venisse la sua autorità, tanto che alla fine posero direttamente a lui queste domande, con animo incredulo (Mt 21:23). Ma questo centurione, che nel racconto evangelico compare e scompare nel giro di poche frasi, aveva capito bene chi fosse Gesù e quale autorità egli avesse. Per questo motivo, Gesù ha lodato la sua fede, accordandogli la guarigione richiesta pronunciando una singola frase. Dal mio punto di vista, questo racconto non intende sottolinare il potere della fede in sé, ma piuttosto della fede in Cristo. La vera fede infatti non ha un potere magico intrinseco, e non esistono parole più efficaci di altre. Quello che fa la differenza è la comprensione e l'esperienza che abbiamo della persona di Cristo. Leggendo la Scrittura e ascoltando la voce dello Spirito Santo, ogni cristiano cresce nella conoscenza del proprio Maestro divenendo sempre più simile a lui ed esercitando una fede sempre meno egoistica, sempre meno egocentrica e sempre più vicina al cuore stesso del Signore, accrescendo inoltre per esperienza la comprensione della sua autorità e superiorità assoluta (Col 1:13-20). Crescendo nella conoscenza del Signore si rimane saldi nella fede (2 Pt 3:17,18), dimostrando in modo sempre più completo la realtà invisibile del regno di Dio, esattamente come questo centurione poté dimostrare a tutti i presenti l'autorità assoluta di Gesù sopra ogni tipo di malattia.
 

Da questo racconto evangelico possiamo però imparare ancora qualcosa. Avendo definito le caratteristiche di questa "grande fede" infatti, possiamo ora identificare anche le attitudini più lontane dal comportamento di questo centurione. Definendo quindi "al contrario" cosa non contraddistingue una fede di questo tipo. Sicuramente ci sarebbero moltissimi fattori da tenere in considerazione, ma in questo contesto ho scelto di semplificare alcune dinamiche per sottolineare principalmente quattro attitudini molto pericolose, attualizzate al nostro contesto moderno. Questi sono i pericolosi dardi infuocati dal maligno, che cercano di penetrare lo scudo della fede.

A - VERGOGNA: "Io sono troppo peccatore per chiedere qualsiasi cosa al Signore. Egli ha cose più importanti da fare che ascoltarmi."


Lo scudo della fede si contrappone con vigore a questo tipo di pensiero. La sua potenza infatti non trae origine dalle virtù umane, ma dalle virtù di Cristo. Grazie al suo sacrificio, non c'è peccato troppo grande che Dio non possa perdonarci.


Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall'ira.

Romani 5:8,9 

Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno.
Ebrei 4:16

B - ORGOGLIO: "Io ho raggiunto un livello di maturità spirituale tale da riuscire ad affrontare da solo i problemi personali e ministeriali, potendo trascurare il mio tempo personale di preghiera."

Persistere in questo pensiero significa lasciare cadere lo scudo della fede restando di conseguenza completamente inermi. Questa infatti è fede in sé stessi non in Dio, e costituisce in realtà un atto di ribellione. Gesù stesso, nel suo ministero terreno, passava lunghe notti in preghiera per restare in comunione con il Padre e compiere durante le giornate la sua perfetta volontà (P. es. Mt 14:23). Nessuno può essere nella condizione di indipendenza dal Signore, ma anzi, chi è più maturo nella fede non può far altro di essere ancora più zelante nella preghiera e comunione con lo Spirito Santo. 


[...] non cessate mai di pregare [...]
1Tessalonicesi 5:17 

Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore; ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
Efesini 5:18-21

C - INCREDULITA': "Tanto il Signore non opererà."

La genuina fiducia nel Signore, è radicata nella conoscenza del suo carattere e nella consapevolezza che ogni cosa coopera al bene di chi lo ama e serve (Ro 8:28). Possono sorgere pensieri di incredulità, ma la fede li spegne ristabilendo le verità bibliche come verità fondamentali ancora più stabili di quelle che possono percepire i nostri sensi naturali. La Parola di Dio è eterna e il nostro Signore è lo stesso ieri, oggi e in eterno.

Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia

Giacomo 5:16 

D - FATALISMO
"Tutto quel che succede è secondo la sua volontà quindi non ha senso pregare."

Sebbene il Signore sia sovrano sopra ogni aspetto del creato, egli insegna ed esorta ripetutamente a pregare, tanto con preghiere di richiesta (Mt c. 7, Gv 16:24) quanto con preghiere di ringraziamento (Ef 5:4), di guarigione (Gc 5:16) e fortificazione spirituale (Ef 3:16).

[...] pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi [...]
Efesini 6:18 

La preghiera sincera è espressione dell'amore per Dio e dell'amore per il prossimo. La preghiera è parte fondamentale della propria fede e devozione, ed elemento indispensabile per la propria crescita spirituale. Pregare non cambia la volontà di Dio, ma allinea la nostra volontà alla sua, rendendoci più sensibili e maturi. Il Signore, in modo incomprensibile, riesce a costruire il futuro coinvolgendo le preghiere che egli stesso suscita nel cuore dei credenti, realizzando in questo modo la sua piena volontà (Dan 9:2).

4. CONCLUSIONE












Lo scudo della fede è un componente fondamentale nella completa armatura di Dio. E' la fede infatti che consente di raggiungere la grazia di Dio, e con essa la salvezza. E' la fede che consente di vincere le proprie battaglie contro il peccato e crescere in modo sano. E' la fede che spegne ogni pensiero e ogni accusa del diavolo, ristabilendo la verità di Dio sopra ogni cosa. Come lo scudo romano proteggeva tutto il corpo del soldato, allo stesso modo la fede difende ogni aspetto della vita del credente. Come lo scudo poteva essere usato con scopo offensivo nel combattimento, in modo simile la fede è utile ad avanzare nei propositi di Dio, sottomettere i propri pensieri a Cristo, e manifestare il regno di Dio attraverso la propria vita.

Un'armatura senza scudo porterebbe a soffrire immediatamente per ogni singolo colpo subìto, e a soccombere a causa di una difesa inadeguata. Analogamente, una vita cristiana priva di fede è in completa balìa del proprio peccato e delle forze spirituali della malvagità. Ma dobbiamo ringraziare il Signore per lo scudo di fede che egli dona a tutti i suoi figli, uno scudo che dobbiamo impugnare e ricercare sempre più spesso per poter infine resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il nostro dovere.

da davidegalliani.com 

mercoledì 23 marzo 2016

Dove Dio sta portando la chiesa


La nascita di Gesù da una vergine significa che la “progenie della donna” è venuta al mondo senza l’ausilio dell’uomo. La stessa cosa è vera per quanto riguarda la resurrezione dei morti e la creazione ex nihilo (dal nulla). Queste sono le metafore usate dalla Bibbia per descrivere il concetto di rigenerazione. In tutti questi esempi (creazione, nascita e resurrezione) il soggetto è passivo. Non sta compiendo l’azione, ma l’azione si compie su di esso. La salvezza di Dio è manifesta ovunque come atto supremo di Dio “a prescindere dalle opere”.

L’unica opera deve essere quella di Dio, perché una divisione del lavoro implicherebbe una divisione della gloria. Benché la salvezza di Dio sia compiuta “nell’uomo” e manifesta “attraverso l’uomo”, non è qualcosa che appartiene “all’uomo”. Questo è precisamente ciò che separa la fede in Cristo da qualsiasi sistema religioso. È ciò che rese Paolo un nemico non solo per la sua nazione, ma anche per molti all’interno della Chiesa stessa. La loro obiezione non riguardava la concezione cristologica di Paolo, ma la sua soteriologia monergista, ossia la concezione di salvezza non tramite azioni umane, ma per la sola azione di Dio.

Così come la nascita da una vergine permise di “svincolare” la riproduzione naturale, lo stesso vale per ogni aspetto della salvezza di Dio. Dio è un Dio sommamente geloso e intransigente sul fatto che a Lui solo debba andare tutta la gloria. La croce indica il totale rifiuto di Dio per qualsiasi elemento mortale che possa presumere di contribuire alla propria resurrezione. “Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti …” (Efesini 2:1). Ciò significa che la vita dello Spirito può iniziare solo nel momento della completa morte di ogni sostegno naturale. È per questo che la promessa salvezza escatologica di Israele viene sempre descritta al momento della fine della sua potenza terrena (Deuteronomio 32:36; Levitico 26:29; Geremia 30:6-7; Daniele 12:7).

Se questo principio vale per Israele nel giorno della venuta del Signore, allora vale anche per la Chiesa di quest’era. Infatti è questo che rende la Chiesa ciò che è. Attraverso la potenza trasformatrice della rivelazione dell’Evangelo, il credente riceve la salvezza degli ultimi giorni in anticipo. La Chiesa è, per definizione, la primizia della futura salvezza di Israele. La Chiesa è tale solo perché ha ricevuto lo stesso Spirito che verrà dato alla rimanenza pentita di Israele alla fine della grande tribolazione.

Possiamo dire che la Chiesa è il prodotto di un’escatologia parzialmente “realizzata”. In quanto tale, essa NON rappresenta la negazione dell’escatologia di Israele ma, in quanto popolo dello Spirito attraverso la rivelazione del segreto messianico (Marco 4:11; 8:30; 9:9; Romani 16:25-26; 1 Corinzi 2:7-8; Efesini 6:19; 1 Pietro 1:11.12; Apocalisse 10:7), la Chiesa è la primizia dell’Israele millenario. Poiché vive nel periodo compreso tra le venute del Signore, la Chiesa rappresenta il popolo della tribolazione, chiamato ad istruire molti (Daniele 11:33; 12:3). Perciò, cosa dovrebbe essere la Chiesa? Cosa è chiamata a dimostrare la Chiesa, oggi, davanti agli uomini e agli angeli in attesa del giorno della resurrezione?

Ovviamente, la cosiddetta Chiesa che professa il “Cristianesimo” cade miseramente ben al di sotto degli standard stabiliti da Dio per la Sua Chiesa. La domanda “A che punto sei?” trova vergognosamente distratta ed impreparata la gran parte di quella che si definisce Chiesa. Ciò lascia molti ancora con il dubbio: Cos’è la Chiesa? Dov’è la Chiesa? La grandezza del piano di Dio per la Chiesa, con particolare riferimento a ciò che Egli ha promesso di mostrare e compiere attraverso di essa, lascia la Chiesa con la stessa perplessità manifestata da Maria al momento dell’annunciazione: “Come sarà possibile?”
Credo che anche la Chiesa di oggi debba fare sua la promessa biblica: “Con Dio ogni cosa è possibile.” Si ha l’impressione che quest’epoca sia in attesa di qualcosa che deve compiersi all’interno della Chiesa, qualcosa che la Chiesa non potrà mai raggiungere se non attraverso i vincoli e gli incentivi che Dio fornirà attraverso la crisi di Israele.
La crisi di Israele, in particolare per quanto riguarda il patto inerente la Terra e la controversia di Gerusalemme (Isaia 34:8; Zaccaria 12:2), costituirà lo spartiacque finale che evocherà tutti i grandi temi della fede. In sintesi, Dio spingerà le nazioni a provocarlo, poiché sarà solo quando le nazioni attaccheranno Israele che la furia del Signore si manifesterà (Ezechiele 38:18; Gioele 3:2). Dopo questa grande provocazione dell’ira di Dio, non vi saranno più ritardi.

La questione di Israele si tramuterà in una grande prova del cuore, che determinerà una spaccatura non solo nelle nazioni, ma anche nella Chiesa, anche perché lo stesso popolo che fornisce il pretesto per un simile tumulto, non è affatto amico dell’Evangelo. Perciò la questione di Israele metterà alla prova il cuore di molti, soprattutto perché questo popolo, benché di per sé non sia esente da biasimo, è nonostante tutto predestinato ad essere reso giusto nel momento stabilito, così come fu per Paolo sulla via di Damasco. Quindi, ciò che la Chiesa crede riguardo ad Israele dimostra quanto ne abbia capito della natura della grazia di cui lei stessa usufruisce.

Al momento esiste una Chiesa che è più che mai viva e nascosta con Dio in Cristo. Tuttavia, Dio ha stabilito un giorno di separazione e di manifestazione attraverso gli eventi e i giudizi che avranno luogo nella tribolazione. Certo, l’essenza di ciò che la Chiesa incontrerà nella tribolazione finale non è senza precedenti. Sara solo l’ultima concreta e massima manifestazione del conflitto che ha accompagnato la Chiesa per tutta la sua storia. Ma allo stesso tempo questa costituirà la prova che renderà palese la distinzione tra il grano e le zizzanie, anche prima dell’effettivo ritorno di Cristo.

Perciò, l’attuale condizione della Chiesa non rappresenta la fine. Dio sa come condurci da qui a lì.Fedele è Colui che vi chiama, ed Egli farà anche questo” (1 Tessalonicesi 5:24). Alleluia! Questo versetto, di così grande significato, ci conferma che ciò che Dio ha stabilito di fare “per” e “nel” Suo popolo, e certamente lo farà. Che parole di conforto! Quando penso allo stato attuale della Chiesa ed, ovviamente, al mio stato attuale, mi ricordo delle parole che il Signore ha detto a Pietro in Giovanni 21:18: “In verità, in verità ti dico che quand’eri più giovane ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti.”

Perciò cosa è richiesto alla Chiesa per poter raggiungere l’apice della sua statura escatologica prima che quest’era ceda il testimone alla gloria millenaria? È richiesto un potere non inferiore a quello che discese sopra a Maria. Quella “cosa santa” così concepita è tanto santa e separata dall’opera dell’uomo quanto lo è stata quella che venne concepita nel ventre di Maria, cioè la progenie della donna, la Parola fatta carne. Sappiamo anche che l’opera di quella potenza richiede quella divina umiltà di fede che emerge solamente quando ci si trova alla fine delle proprie forze. Dio è in grado di condurre la Chiesa ad un simile esito.


L’esito della Chiesa


Proporre un’uscita di scena pre-tribolazionista della Chiesa, che è “colonna e sostegno della verità” (1 Timoteo 3:15), equivale a scegliere un anti-climax, indegno ed estraneo rispetto a tutto ciò che la Bibbia rivela sul percorso cruciforme che rappresenta il rapporto di Dio con il Suo popolo, espresso nel corso di tutta la storia (“Non doveva Cristo soffrire …?”). I sofferenti santi della tribolazione non sono mai descritti come bersagli dell’ira divina, ma solo della persecuzione umana. Alcuni di essi saranno nascosti e nutriti (Isaia 26:20; Apocalisse 12:6); molti saranno tenuti in vita fino alla fine.

Possiamo dunque presumere che Dio stia aspettando la Chiesa? O è la Chiesa che sta aspettando di vedere la manifestazione della gloria di Dio? C’è un ordine necessario, ma Dio non si aspetta che la Chiesa raggiunga la propria posizione, così come non si aspetta che lo faccia Israele. Dio non si aspetta l’aiuto dell’uomo!

Se la storia ci ha insegnato qualcosa è che se Dio avesse dovuto aspettare un gesto da parte di Israele, avrebbe aspettato per sempre. No, mentre la sovranità del piano di Dio non annulla mai la responsabilità umana di soddisfare i necessari requisiti di giustizia, in base all’escatologia di Israele, la volontà e l’obbedienza del popolo attendono la manifestazione pratica della potenza divina. “Il tuo popolo si offre volenteroso quando raduni il tuo esercito” (Salmo 110:3; Geremia 31:18; Galati 1:15). E, straordinariamente, a quel giorno fatidico seguirà l’umiliazione della nazione con il castigo dell’Anticristo (Isaia 10:5; Geremia 30:14).

Certo, la Chiesa ha già in qualche misura raggiunto la sua divina “abilitazione” grazie al dono dello Spirito Santo; in caso contrario non sarebbe la Chiesa. Tuttavia, la potenza della Pentecoste non è caduta nel vuoto e possiamo essere sicuri che la volontà di Dio di manifestare la potenza di Cristo attraverso la Chiesa deve ancora vedere un crescendo di gloria, fino alla testimonianza del martirio finale, in amore e obbedienza, che si imprimerà potentemente nella coscienza di Israele, muovendo molti all’ira ed altri alla santa emulazione. Ma che si tratti di ira o emulazione, una Chiesa che si consideri giunta al suo status finale deve essere una Chiesa capace di provocare.

Così come la progenie della donna non è apparsa fino alla “pienezza dei tempi” (Galati 4:4), anche il compimento del piano di Dio per la Chiesa ha il suo tempo stabilito e noi siamo convinti che quel tempo coinciderà con il “lamento di Giacobbe” (Geremia 30:7; Daniele 12:1; Matteo 24:21). La Chiesa deve capire il momento e la natura di quel momento di crisi finale, cosa la provocherà e che cosa vi sarà in ballo al suo interno. Noi crediamo che questa “comprensione” (Daniele 9:25; 11:33; 12:3, 10) sia fondamentale e che avrà un ruolo trasformante per la Chiesa. Crediamo che la prima metà della settantesima settimana di Daniele avrà a che fare con il mettere la Chiesa in posizione per la sua testimonianza finale, che non a caso coinciderà con il momento in cui Michele getterà Satana sulla terra perché abbia inizio la grande tribolazione, il “poco tempo” del furore del diavolo (Daniele 12:7; Apocalisse 12:12; 17:10).

Teologicamente parlando, la Chiesa è la progenie della donna attraverso lo Spirito di Cristo, che risiede in tutto il popolo rigenerato di Dio sin dall’inizio (1 Pietro 1:11), così come Cristo in persona è la progenie della donna. Nata dal miracoloso concepimento della Parola (1 Pietro 1:23), la Chiesa è la pienezza di Cristo nel Suo popolo, attraverso il Suo Spirito (Efesini 1:23: Colossesi 1:18-19). Nella sua essenza, la Chiesa è miracolosamente concepita e venuta alla luce, come il Suo asceso Signore. Nessuno se non Cristo stesso, la Chiesa e ogni membro vivente che la compone, è nato dall’alto: “Non da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma da Dio” (Giovanni 1:13).

Quindi, la vita incarnata di Dio nel popolo di Dio è la caratteristica di base. Molti si affannano a ricercare prove di questa realtà in manifestazioni tangibili, in modo particolare nella manifestazione della potenza dello Spirito Santo. Qui dobbiamo metterci in guardia da un elemento davvero perverso della natura umana. Si tratta dello spirito di pretesa. Ma è anche una questione legata alla purezza dei motivi che ci spingono a ricercare prove schiaccianti dell’opera manifesta di Dio.

Un puro e sincero desiderio di vedere l’immensa gloria di Dio nella Chiesa potrà insegnare a contare sull’umiltà e sulla segretezza delle vie del Signore nei confronti del Suo popolo. Tranne che per motivi di giudizio, Dio tende di solito a tenere nascoste le maggiori manifestazioni della Sua potenza. Dio preferisce far venire “qualcosa di buono da Nazareth” (Giovanni 1:46) e nascondere la Sua gloria sotto una pelle di tasso. Come il Signore, anche la Chiesa è priva di bellezza esteriore o di attrattive agli occhi del mondo. La sua bellezza è nascosta e nota solo a Dio e a coloro che sono nati da Lui.

La Chiesa è forte solo quando è debole. È piena solo quando è vuota. La Chiesa dimostra la saggezza della croce nel suo rifiuto di tutte le false forme di potere, attraverso una rassegnata fede nel “Dio che risuscita i morti”. Una fede simile non può essere scossa da nessuna potenza terrena. È tanto libera di vivere che di morire. Se il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:36). La libertà vera è la libertà dell’amore che spazza via la paura (1 Giovanni 4:8).

È molto significativo il fatto che solo una Chiesa che è perfetta nell’amore può essere impavida di fronte alla morte, e questo è esattamente il modo in cui il libro di Daniele e l’Apocalisse dipingono i santi della tribolazione. Come Gesù imparò l’obbedienza dalle cose che dovette soffrire, così anche la Chiesa degli ultimi tempi sarà perfezionata attraverso la sofferenza. È un principio inviolabile della fede (Atti 14:22). Che si sia trattato di Giuseppe o di Davide (ma ci sono forse delle eccezioni?), le afflizioni dei figli di Dio hanno stabilito il percorso che Cristo, il Figlio Unigenito, ha compiuto definitivamente (“Non doveva Cristo soffrire …?”). Come Israele dovrà essere, e sarà, condotto alla fine della sua potenza terrena in preparazione della rivelazione di Cristo, così anche la Chiesa sarà portata all’esaurimento della sua forza. Il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio” (1 Pietro 4:17).

La domanda che segue è: che mezzo utilizzerà Dio per condurre la Chiesa alla sua destinata pienezza? In che modo ci porterà da qui a lì, come corpo? Possiamo credere a questa gloria “manifesta” per Israele, alla fine della sua tribolazione, ma non credere ad un simile esito per la Chiesa?

Se fossi un insegnante che deve assegnare un compito, mi piacerebbe raccogliere le impressioni collettive su ciò che la Bibbia dice riguardo a come Dio intende condurre la Sua Chiesa al compimento del suo destino escatologico in preparazione del ritorno di Israele.

Si noti che, nel momento stesso in cui la Chiesa viene glorificata, Israele viene convertito. La salvezza di Israele non avviene gradualmente, ma improvvisamente, tutta insieme e tutta in un unico momento (Isaia 59:21; 66:8; Ezechiele 39:22; Zaccaria 3:9; 12:10; Matteo 23:29; Atti 3:21; Romani 11:26; Apocalisse 1:7), al momento stabilito (Salmi 102:13; Daniele 9:24; 11:35). La salvezza di Israele nel giorno del Signore può essere paragonata alla divina e improvvisa conversione di Paolo sulla via di Damasco.

Si noti anche come la salvezza di Israele è collegata alla potenza del ritorno di Cristo e alla prigionia millenaria di Satana. Molto significativamente, la fine del mistero di Dio (Apocalisse 10:7) coincide con la distruzione del “velo che copre la faccia di tutti i popoli” (Isaia 25:7), e con il tempo di Satana, che inizia con la rivelazione del mistero dell’iniquità nell’incarnazione dell’Uomo di Peccato.

di Reggie Kelly – traduzione  a cura di Sequenza Profetica


"Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
E guardatevi dagli uomini; perché vi metteranno in man de’ tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe;
 
e sarete menati davanti a governatori e re per cagion mia, per servir di testimonianza dinanzi a loro ed ai Gentili."
(Matteo 10:16-18)

http://consapevolinellaparola.blogspot.com/2016/03/dove-dio-sta-portando-la-chiesa.html

lunedì 9 febbraio 2015

L'ornamento di un vero cristiano


1068417_635420666611982839_11_768x432di Dale Crowley – Cristiani, lasciate che Cristo si serva di voi in modo tale da rispecchiare in voi la sua natura divina affinché tutti possano rendersi conto che la vostra vita è stata rinnovata, che la vostra vecchia natura peccaminosa è stata trasformata e che siete rivestiti della vostra nuova natura divina.
I Cristiani che hanno veramente offerto la loro vita a Cristo risorto, vivono una vita nuova ed abbondante e sono, come lo furono i primi seguaci di Cristo, dei testimoni viventi della risurrezione del loro Redentore. Una confessione fatta solo con la bocca non è sufficiente. La vita cristiana non ha senso se non rispecchia anche la risurrezione del Signore.
Solo un Cristiano che è veramente nato di nuovo può fare questa esperienza divina. Paolo rammentò ai credenti di Colosse che la loro vita cristiana avrebbe dovuto essere una vita completamente rinnovata in Cristo. L’apostolo diede loro un consiglio, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo: “Se dunque voi siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di sopra dove Cristo è seduto alla destra di Dio” (Colossesi 3:1).
La nascita spirituale che rinnova la persona avviene attraverso lo Spirito Santo. Affinché Cristo diventi visibile in una vita umana è necessario fare due cose: “spogliarsi” di ogni forma di peccato, e indossare il nuovo modo di vivere cristiano. E’ necessario prendere in considerazione tutti i punti negativi citati nella Bibbia, come pure tutte le istruzioni di carattere positivo.
Meditate sulle parole che si trovano al versetto 5: Fate dunque morire le vostre membra che son sulla terra… Dobbiamo far morire queste membra! Le vecchie abitudini peccaminose come fornicazione, impurità, lussuria, dobbiamo considerarle morte.
Leggiamo ancora questi versi in un’altra traduzione: “Perciò fate morire in voi gli atteggiamenti che sono propri di questo mondo: immoralità, passioni, impurità, desideri maligni e quella voglia sfrenata di possedere, che è un tipo di idolatria. Un tempo anche voi eravate così, quando la vostra vita era in mezzo a quei vizi. Adesso invece buttate via tutto: l’ira, le passioni, la cattiveria, le calunnie e le parole volgari.”
Questo significa che quando siamo nati di nuovo ed abbiamo ricevuto una nuova vita in Cristo, dobbiamo anche metter definitivamente da parte i peccati e i vizi del nostro vecchio io. Chi continua a coltivare pensieri impuri nel proprio cuore, chi si lascia trascinare dall’avidità e dalle cose carnali non potrà mai rispecchiare la persona di Cristo nella sua vita.
Se c’è amarezza oppure odio nel nostro cuore, se dalla nostra bocca escono parole cattive o poco pulite, non riusciremo mai a convincere gli altri che siamo seguaci di Gesù Cristo.  La nostra vita rinnovata sia la testimonianza della nostra fede.
Per riuscire a vivere in tal modo, dobbiamo prenderci cura dei valori che il nostro nuovo io deve riflettere. Dobbiamo metterci a disposizione dello Spirito Santo in modo tale da abituarci alla Sua presenza affinché la grazia divina si renda manifesta in noi al punto da convincere anche gli scettici del grande cambiamento che è avvenuto nella nostra persona. Tutti devono poter vedere che non viviamo più secondo i principi della nostra vecchia natura, ma secondo nuovi principi che abbiamo ricevuto nel momento in cui siamo nati di nuovo nel regno dei cieli.
Siamo invitati ad indossare questi principi divini. Ascoltiamo quello che ci dice la Parola di Dio: “Vestitevi dunque, come eletti di Dio, santi ed amati….” a questo punto veniamo invitati ad indossare gli abiti della giustizia divina. Se li portate, coloro che vi vedono sapranno che siete Cristiani.
Quali sono questi abiti? Innanzitutto dobbiamo rivestirci di tenera compassione (Colossesi 3:12). Questa espressione ha un significato molto profondo. Letteralmente essa significa che dobbiamo avere in noi l’amore di Dio, che cerca costantemente di raggiungere gli esseri umani.
Se voi amate le persone con lo stesso amore di Dio, non potrete mai provare disprezzo per alcuno. Se vi mettete nelle situazioni degli altri, rendendovi conto che Gesù è morto per ognuno di loro, così come è morto anche per voi stessi, se desiderate toccare il cuore di questa persona perché è Dio che lo desidera, dovrete anche lasciare da parte ogni traccia di cattiveria o di amarezza nei vostri rapporti umani. Deponete dunque questi sentimenti carnali e rivestitevi di tenera compassione.
Il secondo abito da indossare e quello della benignità. La benignità è amore in azione. Non sarete sgarbati o offensivi verso persone che amate. Se questa persona si comporta con voi in modo scorretto, potete passarci sopra e soprattutto non cercare di partire all’attacco usando le sue stesse armi. Non è necessario regolare ogni situazione facendo i conti immediatamente.
Se vi abituate a reagire in modo benigno e amichevole anche quando gli altri sono sgarbati o ingiusti con voi, non mancherete di raccogliere i frutti della vostra benignità. Pensate a quello che sarebbe il mondo se gli uomini avessero la benignità cristiana nel loro cuore! Questa visione di sogno può trasformarsi in realtà per me e per voi se decidiamo di reagire con benignità in ogni occasione indossando gli abiti che ci vengono offerti da Cristo.
Il prossimo abito nella lista è quello dell’umiltà – umiltà in Cristo. Uno dei peccati più gravi della vecchia natura umana è proprio la superbia. Quante persone oggigiorno sono superbe, caparbie e arroganti. Nel momento in cui avremo messo ordine nel nostro rapporto con Dio, il nostro spirito si farà umile. Lo spirito di Cristo ci aiuta a scendere dal nostro piedistallo.
La nostra nuova nascita ci procura anche un nuovo comportamento nei riguardi del nostro prossimo. Per la grazia che m’è stata data io dico quindi a ciascuno tra voi che non abbia di sè un concetto più alto di quel che deve avere, ma abbia di sè un concetto sobrio, secondo la misura della fede che Dio ha assegnato a ciascuno (Romani 12,3).
Quanto all’amor fraterno, siate pieni d’affezione gli uni per gli altri (v.10). Se ci comportiamo in questo modo come Cristiani dobbiamo anche indossare l’abito dell’umiltà.
Il prossimo abito di fattura divina è quello della dolcezza. Rivestitevi di dolcezza! Se siete circondati da gente superba che parla con odio, calunniando gli altri, non immischiatevi nei loro discorsi. La dolcezza era una delle caratteristiche di Cristo e, se la pratichiamo, possiamo far veder Cristo in noi a quelli che non lo conoscono. Il nostro comportamento cristiano viene cosi ’ messo in rilievo.
Seguendo la nostra lista siamo quindi invitati ad indossare l’abito della pazienza. Indossatelo! Pochi sono quelli che sono disposti ad attendere e a pregare!.
Mi sembra che tra tutti questi doni della grazia divina che sono a disposizione dei Cristiani, il dono della pazienza è proprio quello che dovrebbe essere maggiormente praticato. Abbiamo bisogno di tanta pazienza in questo tempo in cui tutto si muove in fretta, in mezzo a persecuzioni e preoccupazioni. Abbiamo anche bisogno di pazienza nei nostri rapporti umani, soprattutto con quelle persone che vediamo ogni giorno e con le quali i rapporti sono difficili.
La pazienza è una caratteristica dell’uomo rinnovato. Come le altre virtù, essa deve venir praticata. Il consiglio che ci viene dato in rapporto alla pazienza è di sopportarci gli uni gli altri.
Fate bene attenzione ora al prossimo abito da indossare, che è quello del perdono. …perdonandovi a vicenda come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi. Nessuna cosa ostacolerà la vostra testimonianza cristiana maggiormente del mancato perdono verso coloro che vi hanno ingiustamente offeso o fatto del male.
Come il Signore ci ha perdonato così anche dobbiamo perdonare. Dobbiamo farlo  per amore di Cristo. Il perdono ci riempirà di una pace soprannaturale che ci aiuterà a comprendere come Cristo ha saputo perdonare coloro che gli hanno fatto del male. Se avete Gesù nel vostro cuore, potrete anche perdonare a chiunque ogni sorta di colpa commessa a vostro danno.
Sopra tutte queste cose, vestitevi della carità. Questo è per noi il punto culminante. “Sopra tutte queste cose, vestitevi della carità che è il vincolo della perfezione.”
Un’altra traduzione ci dice: “Al di sopra di tutto ci sia sempre l’amore, perché è soltanto l’amore che tiene perfettamente uniti.”
L’amore è la risposta a tutti i problemi che possiamo avere nei nostri rapporti con gli altri. L’amore farà crollare tutti i nostri preconcetti. Esso spegnerà in noi ogni rabbia, ogni cattiveria e farà svanire le cattive intenzioni e i desideri insensati. Ecco dunque le tre cose che contano, fede, speranza, amore. Ma la più grande di tutte è l’amore.
Non dobbiamo preoccuparci per il nostro comportamento se siamo pronti ad indossare questi abiti della giustizia divina e se pratichiamo l’amore di Cristo, che è il coronamento della legge di Dio. Ornati di questi doni della grazia potremo convincere ognuno della realtà della nostra fede cristiana.
In tal modo Cristo, risorto e vivente nei nostri cuori, nella nostra persona e nella nostra vita diventerà visibile in noi.

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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