per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

domenica 20 marzo 2016

Quando la gioia è lontana

Ho udito e le mie viscere fremettero, a quella voce le mie labbra tremarono; un tarlo entrò nelle mie ossa, e fui preso da gran paura dentro di me. Tuttavia rimarrò tranquillo nel giorno dell'avversità, che verrà contro il popolo che lo invade. Anche se il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti, anche se il lavoro dell'ulivo sarà deludente e i campi non daranno più cibo, anche se le greggi scompariranno dagli ovili e non ci saranno più buoi nelle stalle, esulterò nell'Eterno e mi rallegrerò nel DIO della mia salvezza. L'Eterno, il Signore, è la mia forza; egli renderà i miei piedi come quelli delle cerve e mi farà camminare sulle mie alture» (Abacuc 3.16-19) 


Prima o poi ognuno di noi affronta tempi difficili. Problemi in famiglia, una malattia grave.  Il lavoro va male, abbiamo problemi finanziari. Le nostre migliori speranze, i nostri sogni pian piano svaniscono. Ci sentiamo schiacciati dal peso di una delusione, le cose non stanno andando come ci aspettavamo e sembra che la situazione non migliorerà. Forse ricordi quando cose del genere sono successe a te; o è proprio quello che stai vivendo ora; o quello che ti aspetta tra qualche mese o tra qualche anno. La gioia è lontana! Quando viviamo nel buio più profondo tendiamo a respingere i consigli e gli incoraggiamenti, perché siamo convinti che vengano da persone che non hanno la minima idea di quello che stiamo vivendo. Come reagiresti se in mezzo a tali problemi qualcuno ti dicesse che devi gioire? Non solo suonerebbe inappropriato, ma sarebbe impossibile! Sarebbe l’ultima cosa che vorremmo sentirci dire. 

Perché dovrei gioire?

Lo scopo principale di Dio è glorificare se stesso e godere di stesso per sempre. E’ difficile da capire perché siamo abituati a pensare più a noi stessi che ai progetti di Dio. Quando parliamo dei progetti di Dio li descriviamo con noi stessi al centro delle sue attenzioni. Diciamo, ad esempio, che il suo scopo finale è la salvezza del mondo, la conversione dei peccatori, la restaurazione della creazione o cose simili.  Ma questi non sono gli scopi finali di Dio. Dio sta compiendo tutte queste cose per uno scopo ancora più grande: la sua gioia nel glorificare se stesso. 
Il fondamento più stabile per la nostra gioia non è la fedeltà di Dio verso di noi, ma verso se stesso. Se Dio non fosse costantemente impegnato nella conservazione, esposizione e nel godimento della Sua gloria, noi non avremmo alcuna speranza di poter gioire in Lui. Ma proprio perché sta impiegando tutto il Suo potere e la Sua saggezza per massimizzare il godimento della Sua gloria, io e te abbiamo una motivazione stabile per gioireE’ sconcertante, ma è quello che la Scrittura dice continuamente. La sovranità di Dio è il fondamento della Sua gioia e della nostra. "Il nostro Dio è nei cieli e fa tutto ciò che gli piace" (Salmo 115:3). Dio ha il diritto e il potere di fare tutto ciò che lo rende felice, in sole 3 parole: Dio è sovrano! Se Dio è sovrano e può fare tutto quello che gli piace, allora niente di ciò che decide di fare può fallire e nessuno può ostacolare i suoi progetti. “… Il piano dell’Eterno dimora per sempre e i disegni del suo cuore per ogni generazione” (Salmo 33:11) - "Io sono Dio, e non ce n'è alcun altro; sono Dio, e nessuno è simile a me. Io annuncio la fine sin dal principio, molto tempo prima dico le cose non ancora avvenute; io dico: Il mio piano sussisterà, e metterò a effetto tutta la mia volontà" (Isaia 46:9-10) - "non c’è nessuno può fermare la sua mano o dirgli: "Che hai fatto?" (Daniele 4:35). E se nessuno dei suoi progetti può fallire, allora Dio deve essere il più felice di tutti gli esseri. Ecco perché io devo gioire: perché Dio, il mio Dio, è un Dio che gioisce. Riuscite a immaginare come sarebbe se il Dio che ha creato il mondo e lo governa fosse un Dio infelice, continuamente scontento? Sarebbe come avere un padre che si lamenta sempre, depresso, mai contento. Se avessimo un padre del genere non lo cercheremmo, piuttosto faremmo attenzione a non disturbarlo per non farlo arrabbiare! Faremmo qualsiasi cosa per ottenere il suo favore ed evitare che ci punisca. Un figlio non riesce a godersi suo padre se è un padre infelice! Se Dio non fosse un Dio che gioisce, la tua gioia non avrebbe alcun fondamento. 
Dio è un Dio gioioso, ma vuole che anche tu lo sia. Gesù è venuto sulla terra per questo: Perché avessimo la vita e l’avessimo in abbondanza” (Giov. 10.10). Dio vuole per te una vita piena di gioia. La sera prima di morire, più volte Gesù parlò ai discepoli della gioia che voleva avessero nella loro vita.Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa” (Giov. 15.11) - “Sarete rattristati, ma la vostra tristezza sarà cambiata in gioia… Io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi toglierà la vostra gioia… Fino ad ora non avete chiesto nulla nel mio nome; chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa.” (Giov. 16.22,24). Nel contesto della Parola di Dio, la gioia non è un optional: non solo Gesù è venuto perché l’avessimo, ma la Sua Parola ci comanda di essere gioiosi: “Siate sempre allegri” (1Tess 5.16) – Rallegratevi del continuo … lo ripeto ancora: Rallegratevi“ (Fil. 4.4). Questo mi fa pensare che la gioia non può essere legata solo a come mi sento. Non può essere una semplice conseguenza delle circostanze, altrimenti Dio non mi avrebbe chiesto di rallegrarmi sempre, perché non tutte le circostanze mi portano naturalmente ad avere gioia. Rallegratevi sempre significa fatelo anche quando tutto intorno a voi vi spingerà a non farlo. Sicuramente non significa festeggiare per la morte di un nostro caro o fare finta che i problemi non esistono. Ma allora...

Perché non ho la gioia?

Esiste una tristezza legittima. La Bibbia dice di gioire con chi gioisce ma anche di essere tristi con chi è triste. Il fatto che Dio sia un Dio gioioso non significa che non provi mai tristezza. La tristezza e uno stato d’animo abbattuto sono parte del nostro essere umani e la Bibbia non ci nega questi sentimenti. A volte, ma non è di questo che sto parlando. Mi riferisco all’incapacità cronica di gioire indipendentemente dalle circostanze e al continuo essere insoddisfatti di ciò che accade nella vita. La mancanza di gioia credo sia da ricercare principalmente in noi stessi. E’ possibile che la nostra condizione di buio spirituale sia in parte causata da abitudini peccaminose che non siamo disposti a confessare e abbandonare. 
Il grande re Davide può essere ricordato come un re gioioso. Tanti dei suoi salmi rivelano la sua gioia; era un musicista, perciò aveva il grande privilegio di poterla esprimere attraverso la musica, il canto e la lode. Un giorno il grande re, passeggiando sulla terrazza del suo palazzo, vide da lontano una donna bellissima che faceva il bagno. Si chiamava Batseba. Davide la desidera e manda un suo servo a chiamarla. Era il re, poteva avere tutto ciò che voleva e chiunque voleva. La donna fu portata nel palazzo reale, i due trascorsero una notte insieme e Davide appagò i suoi desideri. Guarda caso, Batseba rimane incinta e cominciano i guai: il re non poteva permettersi un tale scandalo, perciò studia un piano per non far circolare la notizia e quando si accorge che non funziona, fa il possibile per far morire Uria, il marito di Batseba. Ordina al capitano dell’esercito di metterlo al fronte, dove la battaglia è più dura, in modo che rimanga solo di fronte al nemico. Ovviamente Uria muore, lo scandalo è scongiurato e Davide può dormire sonni tranquilli.
Dopo circa un anno il profeta Nathan fa visita a Davide, che nel frattempo ha avuto un figlio da Batseba. “Carissimo Nathan, come va?” Nathan gli disse (2Sam. 12.1-4): «C’erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l'altro povero. Il ricco aveva un gran numero di greggi e mandrie; ma il povero non aveva nulla, se non una piccola agnella che egli aveva comprato e nutrito; essa era cresciuta insieme a lui e ai suoi figli, mangiando il suo cibo, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. Un viandante giunse a casa dell'uomo ricco; questi rifiutò di prendere [un animale] dal suo gregge … per preparare da mangiare al viandante … ma prese l'agnella di quel povero e la fece preparare per l'uomo venuto da lui». Da buon re, Davide reagisce dicendo: “Quell’uomo deve morire!” – “Sei tu quell’uomo, caro Davide. Tu ti sei reso colpevole di adulterio e di omicidio” e così Nathan gli ricorda quello che ha fatto con Batseba e le conseguenze del suo peccato. Davide si pente ma nel Salmo 51, scritto dopo queste cose, c’è una frase che colpisce. Davide dice: Rendimi la gioia della tua salvezza” (Sl.51.12). Per un anno intero da quando aveva peccato, Davide non ha avuto la vera gioia. Chissà quante battaglie vinte, quante circostanze che avrebbero potuto dargli gioia. Era il re e aveva tutto, come non avere buoni motivi per essere gioioso? Ma probabilmente non è stato così: per un anno intero la vera gioia si allontanò dal cuore di Davide a causa del suo peccato!
La gioia è fondamentalmente una questione di buoni rapporti. Il peccato toglie la gioia perché rovina i tuoi buoni rapporti con Dio. La ricerca della gioia deve implicare necessariamente odio per il peccato. Nella lotta per la gioia è vitale prenderlo sul serio, odiarlo e rinnegarlo. Uno dei motivi per cui molti credenti non hanno gioia è perché non sono disposti ad abbandonare un determinato peccato nel quale trovano grande piacereFinché ho taciuto le mie ossa si consumavano, tra i lamenti che facevo tutto il giorno” (Sl. 32.3): è la descrizione che fa Davide dello stato d’animo causato dal suo peccato. Se ti stai chiedendo perché non hai la gioia, non continuare a fare la pace con i tuoi peccati, comincia a fargli guerra! 
Altre volte il senso di insoddisfazione si nutre delle nostre abitudini egocentriche, abitudini di vita non proprio peccaminose, nel senso stretto del termine, ma comunque egoistiche. Siamo totalmente concentrati su noi stessi, da non curarci degli altri. La nostra è una visione ristretta della vita, il nostro mondo siamo noi, nostra moglie o nostro marito e i nostri figli. Facciamo in modo di mettere da parte più tempo possibile per noi, evitando ulteriori responsabilità. Non ce ne rendiamo conto, ma in questo modo creiamo un muro, diventando indifferenti ai bisogni degli altri, ai dolori e le sofferenze del mondo. L’obiettivo potrebbe essere legittimo: “voglio curare me stesso, dedicare del tempo alla famiglia e non trascurarla”. Ma quando diventa un obiettivo esclusivo, entriamo in un vortice che ci porta poco a poco all’insoddisfazione e divora pian piano la nostra gioia. 
La Bibbia dice che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At. 20.35). In Isaia 58.10,11 è scritto: Se provvedi ai bisogni dell'affamato e sazi l'anima afflitta, allora la tua luce sorgerà nelle tenebre e la tua oscurità sarà come il mezzogiorno. L'Eterno ti guiderà del continuo, sazierà la tua anima nei luoghi aridi e darà vigore alle tue ossa; tu sarai come un giardino annaffiato e come una sorgente d'acqua le cui acque non vengono meno”. Se ci adoperiamo per gli altri, Dio promette di renderci simili a “un giardino ben annaffiato”… e un giardino così è un giardino felice, perché ha sempre l’acqua di cui ha bisogno. Saremo “come una sorgente la cui acqua non manca mai”… e una sorgente così rende felice chi è assetato. Il modo con cui Dio allontana da noi il buio dell’insoddisfazione trasformandolo in luce è “provvedere al bisogno dell’affamato” e “saziare l’anima afflitta”. Dio ci ha creati per prosperare e gioire adoperandoci per gli altri e per quel ministero di servizio che impegna, stanca e ci toglie tutte le energie.
La maggior parte dei nostri sacrifici si concentra sul lavoro, sulla nostra intensa vita familiare e su noi stessi. Ben poco siamo disposti a sacrificare energie per servirci gli uni gli altri. E col passare del tempo, queste abitudini egocentriche ci tolgono la gioia, questa visione limitata della vita cristiana rende a sua volta limitata la nostra gioia. Essere continuamente al centro delle tue attenzioni non ti darà la gioia che ti manca. Ci sarà sempre più gioia nel dare che nel ricevere.
Dobbiamo ammettere, però, che a volte questa gioia diventa un sogno. Siamo convinti di essere figli di un Dio gioioso e siamo d’accordo con Lui che dovremmo gioire sempre. Ma prima o poi arrivano i tempi difficili. Le persone ci deludono. Credevamo di poter spaccare il mondo e non doverci preoccupare per la nostra salute, ma all’improvviso siamo devastati dalla notizia di una grave malattia. I nostri problemi finanziari ci schiacciano e ci riempiono la mente per tutto il giorno e per tutta la notte. Abbiamo investito tempo e denaro per la nostra famiglia e forse stiamo vivendo problemi che mai avremmo immaginato di dover affrontare. Quando la gioia è lontana, cosa posso fare?

Come posso avere la gioia?

C’è un profeta nella Bibbia che forse la pensava come noi, si chiama Habacuc. E’ un contemporaneo di Nahum, Sofonia e Geremia. Quest’ultimo aveva profetizzato che Babilonia avrebbe invaso Giuda, distrutto Gerusalemme e il tempio e mandato in esilio l’intera nazione. Ciò avvenne dal 606 al 586 aC. Habacuc si chiede come mai un Dio santo possa usare una nazione pagana per castigare il suo popolo e perché permetta il declino morale e spirituale della nazione di Israele senza intervenire per fermarlo. Le circostanze che sta vivendo Habacuc sono tristi, il popolo è lontano da Dio e va incontro alla punizione. Desidererebbe vedere Israele rivivere (3.2) ma Dio non risponde alla sua preghiera. Tante domande, Habacuc non è convinto che Dio stia agendo bene, è pronto anche a discutere con Lui. 
Ma in mezzo a una tempesta di avvenimenti e sentimenti contrastanti, Habacuc reagisce con le parole che abbiamo ascoltato all’inizio di questo messaggio: “Ho udito e le mie viscere fremettero, a quella voce le mie labbra tremarono; un tarlo entrò nelle mie ossa, e fui preso da gran paura dentro di me. Tuttavia rimarrò tranquillo nel giorno dell'avversità, che verrà contro il popolo che lo invade. Anche se il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti, anche se il lavoro dell'ulivo sarà deludente e i campi non daranno più cibo, anche se le greggi scompariranno dagli ovili e non ci saranno più buoi nelle stalle, esulterò nell'Eterno e mi rallegrerò nel DIO della mia salvezza. 19 L'Eterno, il Signore, è la mia forza; egli renderà i miei piedi come quelli delle cerve e mi farà camminare sulle mie alture» (Hab. 3.16-19). 
Se vuoi avere gioia in mezzo alle tempeste della vita, prima di tutto devi sviluppare una visione realistica.Habacuc descrive nel dettaglio cosa potrebbe accadere: niente frutta, niente olio, niente grano, niente cibo per gli animali… quindi niente animali nelle stalle. Praticamente, un totale fallimento! E’ il risultato peggiore che ci si potrebbe aspettare ma Habacuc non lo nega, lo affronta in modo realistico. Spesso cerchiamo di alleviare la pesantezza delle circostanze minimizzando il problema. Diciamo: “guarda la tua situazione da un altro punto di vista, vedrai che non è poi così male”. Come se ci fosse sempre un modo semplice per risolvere i problemi, come se rendessimo i problemi più grandi di come sono realmente, quando invece spesso si tratta di problemi veramente gravi! Non è vero che tutto si risolverà, non va sempre così. Questo è fatalismo, non realismo e non aiuta a raggiungere la gioia che stiamo cercando. Può sembrare strano ma a volte è utile avere l’atteggiamento di Habacuc: aspettarsi il peggio e affrontare la realtà così com’è! 
 “Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadermi in questa situazione?” Verbalizzala, descrivila nei dettagli e non avere paura di affrontarla così com’è. “… il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti… il lavoro dell'ulivo sarà deludente e i campi non daranno più cibo… le greggi scompariranno dagli ovili e non ci saranno più buoi nelle stalle…" 
Una volta che hai davanti a te una visione reale di quello che ti sta accadendo, scegli di gioire. Si tratta di volontà più che di emozioni. Non capiremo mai la vera gioia fino a quando continueremo a considerarla solo una questione di sentimenti. Il NT ci esorta a gioire sempre. Supponiamo che significhi che dobbiamo “sentirci felici e gioiosi”. Sarebbe possibile? Ti senti felice dopo che hai accartocciato la tua auto contro un muro? Dopo che ti sei dato una martellata sul dito? Ti viene da sorridere quando il tuo capo dice che è costretto a licenziarti perché non ha più la possibilità di pagarti lo stipendio? No, non può essere una questione di come ti senti, altrimenti i comandamenti di Dio non avrebbero senso. Com’è possibile ordinare a qualcuno di gioire? Solo se la gioia è qualcosa che tu fai più che una cosa che ti senti di fare! Habacuc è determinato a gioire: “Io esulterò… io mi rallegrerò”.Non sono le circostanze che provocano la sua gioia, è la sua gioia che domina le circostanze. Ci sono situazioni che non sarai in grado di cambiare, è probabile che Dio non risponderà come ti aspetti ma ti chiede di gioire comunque. Habacuc ha deciso: “Accada quello che accada, io sono determinato a gioire”.
Ma è assurdo gioire in circostanze drammatiche, è umanamente impossibile. Se fosse qui Habacuc gli chiederemmo: “dicci qual è il tuo segreto!” “…esulterò nell'Eterno e mi rallegrerò nel DIO della mia salvezza…” – “Rallegratevi del continuo nel Signore…” Se vuoi gioire in mezzo ai problemi della vita sviluppa una visione realistica, scegli di gioire ma poi gioisci nel Signore. Nessuna tecnica psicologica, nessuna fiducia in se stessi ma gioia “nel Signore”. Vivere in questo mondo significa, prima o poi,avere a che fare con il dolore e la sofferenza. Ma non significa che non si può gioire. Non significa che non si può gioire nella sofferenza. Non si tratta di celebrare una morte, una sconfitta o una profonda delusione. Quello che celebriamo è il Signore, non il dolore che stiamo vivendo. La Bibbia non ti spingerà mai a rallegrarti perché il tuo corpo è tormentato dal dolore, o perché tua moglie ti è stata portata via dalla morte, o perché il lavoro di una vita svanisce in poche ore. Solo i demoni o i pazzi sono capaci di ridere dei disastri della vita. Gioire nel Signore è un’altra cosa, che solo i figli di Dio sono capaci di fare. L’espressione “nel Signore” indica la fonte dalla quale la gioia dipende. Paolo diceva: “Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” e questo include gioire in tempi difficili. È una gioia completamente scollegata dalle circostanze e interamente collegata alla persona di Dio. Fino a quando la faremo dipendere dalle nostre relazioni, dai nostri beni, dalla chiesa, dai nostri standard spirituali non avremo mai la gioia di cui Dio ci vuole riempire e per cui Gesù è venuto a morire. 
Forse sei frustrato perché non riesci a raggiungere le tue mete spirituali. Sei deluso dalle persone, perché ti aspetti che si comportino in modo diverso, come tu ti comporteresti. Non vedi in loro lo stesso impegno ed entusiasmo con i quali tu stai servendo Dio e la sua chiesa. Hai dato tutto te stesso per risolvere una situazione difficile a lavoro o nella tua famiglia, ma le cose non cambiano. Quanta delusione, quanto frustrazione e insoddisfazione. 
Un giorno Gesù mandò settanta dei suoi discepoli a predicare. Quando essi tornarono dalla missione erano pieni di gioia. “Signore, anche i demoni ci sono sottoposti nel tuo nome”. Gesù ripose: “Non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli. E’ probabile che non guarirai… la situazione che stai cercando di risolvere forse non si risolverà… la relazione che stai cercando di ricucire non si ristabilirà. Non far dipendere la tua gioia da queste cose, falla dipendere dalla presenza di Dio nella tua vita. Falla dipendere dalla verità che il tuo nome è stampato nel cielo. Solo così sarai in grado di gioire sempre, anche quando intorno a te non ci saranno motivi per farlo. Perché Dio è con te anche se non guarirai… Continuerà ad essere fedele anche se il tuo grande problema non si risolverà… Nessuno potrà separarti dal suo amore, anche se non dovessi ricevere amore da nessuno. 


 

"Esulterò nell'Eterno e mi rallegrerò nel DIO della mia salvezza. L'Eterno, il Signore, è la mia forza; egli renderà i miei piedi come quelli delle cerve e mi farà camminare sulle mie alture” 
(Abacuc 3:18-19)

Liberamente adattato da internet 

http://consapevolinellaparola.blogspot.com/2016/01/quando-la-gioia-e-lontana.html

Dove riponete la speranza?


All'inizio dell'anno la nostra attenzione è sempre rivolta al futuro, a ciò che ci si potrà attendere da esso, alle nostre speranze. Il testo biblico e la riflessione che su di esso faremo ci potrà aiutare a focalizzare la nostra attenzione sul contenuto della speranza che l'Evangelo di Gesù Cristo ci annuncia, al contenuto del nostro futuro, al contenuto delle nostre aspirazioni. A che cosa noi aspiriamo nella vita più di ogni altra cosa? E soprattutto: ne vale la pena? L'Apostolo Pietro, nella sua prima lettera, scrive:
"Perciò, avendo cinti i lombi della vostra mente, siate vigilanti, e riponete piena speranza nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo. Come figli ubbidienti, non conformatevi alle concupiscenze del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza, ma come colui che vi ha chiamati è santo, voi pure siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: "Siate santi, perché io sono santo"" (1 Pi. 1:13-16).

Qualcosa in cui sperare

Un’esclamazione che si sente spesso, senz’altro vera e giustificata, è: "La vita è dura". Anche se, a udire questo, qualcuno subito penserà che la vita può essere dura per alcuni ma che per altri è comoda e piena di contestabili ed invidiabili privilegi, il fatto che la vita sia piena di frustrazioni, insoddisfazioni e vanità, lo affermava amaramente anche il ricco e privilegiato re Salomone. Egli, come riporta il libro biblico dell’Ecclesiaste, pur avendo avuto tutto ciò che nel mondo si può comprare, ne conclude pessimisticamente: "Poi mi volsi a considerare tutte le opere che le mie mani avevano fatto, e la fatica che avevo impiegato a compierle; ed ecco tutto era vanità e un cercare di afferrare il vento; non c’era alcun vantaggio sotto il sole. Sapienza e follia sono entrambe vanità ... Perciò ho preso in odio la vita, perché tutto ciò che si fa sotto il sole mi è divenuto disgustoso, perché tutto è vanità e un cercare di afferrare il vento" (Ec. 2:11,17).
Qualunque siano le condizioni oggettive in cui uno viva, c’è un solo modo con il quale chiunque possa continuare a vivere nonostante tutte le pene, le frustrazioni e le insoddisfazioni della sua vita: averequalcosa in cui sperare. Quella speranza, qualunque essa possa essere, è ciò che dà ad una persona ragioni per continuare.

Discernere le speranze

I più pessimisti potrebbero osservare come ogni speranza non sia altro che una pia illusione, un inganno operato verso noi stessi solo per poter "tirare avanti". Non è però ragionevole fare queste generalizzazioni perché uno non potrebbe certo dimostrare che ogni speranza sia davvero infondata.Bisogna saper discernere: esistono, è vero, speranze infondate, ma altre possono essere ben fondate.
In questo mondo vi sono molte speranze in competizione l’una con l’altra. Permettetemi che menzioni tre tipi di speranza che, in qualche modo sono rappresentativi:

1. Speranza in noi stessi

La prima speranza è la speranza in noi stessi. Nella nostra cultura sono molti ad avere questo tipo di speranza. Il fine che si propongono è una certa qual misura di prosperità, una vita piacevole e soddisfacente. Le virtù che vengono associate a questo tipo di speranza sono responsabilità e impegno nel proprio lavoro. Così, quando la vita diventa difficile, quando incontrano ostacoli sul loro cammino verso una vita piacevole e soddisfacente, siano essi fastidi minori come arrivare tardi sul lavoro o qualcosa di più traumatico come la perdita del lavoro, la soluzione, per questo tipo di persone è di assumersi le proprie responsabilità nella situazione e, attraverso uno strenuo impegno, risolvere i problemi. Questa è la loro speranza.
Sebbene però il senso di responsabilità e la diligenza siano valori importanti, non si può sperare totalmente su di essi come se fosse la chiave per aprire ogni porta. Spesso il senso di responsabilità non basta a risolvere i mali che possono sopravvenire ad una persona. Anche il lavoro fatto con grande diligenza e dedizione ha i suoi limiti. Il problema è che questo tipo di speranza non regge quando è Dio a valutare la nostra vita. Contando molto su sé stesso e sulle proprie risorse, qualcuno potrebbe anche pensare: "Se mi dovessi presentare davanti al giudizio di Dio, saprò sicuramente come uscirne, come giustificarmi, come cavarmela. Non me ne preoccupo…". Davvero? Ci siamo mai premurati di esaminare quali siano i valori che Dio ritiene importanti e sulla base dei quali verremo giudicati? Non siamo noi a stabilire questi criteri
Egli potrebbe ben dichiarare, quando ci presenteremo a Lui, che l’obiettivo ultimo che abbiamo avuto nella nostra vita era sbagliato, che i mezzi per perseguirlo erano sbagliati, che la nostra speranza era mal riposta. Aver perseguito esclusivamente il nostro benessere terreno come valore ultimo (e per di più per così pochi anni) potrebbe risultare in un’eterna e terribile separazione da Dio. Queste sono le speranze di un mondo perduto.

2. …con la benedizione di Dio

Un secondo tipo di speranza che è oggi molto popolare è una variazione del primo. Si tratta di una speranza più religiosa. Essa inizia con obiettivi simili alla prima, una certa misura di prosperità ed una vita piacevole e soddisfacente. I mezzi per raggiungere questo obiettivo, però, sono leggermente emendati. C’è si il senso di responsabilità ed il lavoro diligente. Quello che alcuni aggiungono, però, è l’aspettare per questo la benedizione di Dio. Così, quando a questa persona capita un incidente di percorso, quando incontra sulla sua strada un ostacolo significativo, la soluzione è chiara: prendersi le responsabilità del caso e, attraverso il proprio diligente impegno risolvere il problema e poi pregare Dio che benedica i propri sforzi.
Nella prospettiva della nostra salvezza eterna essa implica che Dio sia "buono" e che sicuramente ci salverà perché avrà apprezzato i nostri sforzi e la nostra buona volontà, chiudendo magari un occhio di fronte alle nostre inadempienze "minori". In ogni caso, ci si aspetta qui che la faccenda sia in qualche modo risolta. In alcuni casi ci vorrà maggiore tempo, ma l’obiettivo di una vita piacevole e soddisfacente sarà raggiunto. Questa speranza comporta tutte le debolezze della prima e forse di più.

3. La speranza biblica

Il terzo tipo di speranza è la speranza della quale testimoniano le Sacre Scritture, la speranza cristiana. Questo tipo di speranza parte da un punto molto diverso delle prime due. 
In primo luogo, il suo obiettivo è diverso. L’obiettivo che si prefigge non è quello di avere una certa misura di prosperità. Non si tratta tanto di voler godere una vita piacevole e soddisfacente. L’obiettivo è quello di voler condurre una vita che porti onore a Cristo. Ora questa vita potrebbe anche essere molto piacevole e soddisfacente, ma non necessariamente. Le persone alle quali l’apostolo Pietro scriveva la lettera, una porzione della quale abbiamo letto, non godevano di prosperità. Soffrivano con grandi prove. La vita per loro era eccezionalmente dura. Stranamente, però, questo a loro non importava. L’obiettivo era diverso, e questo rendeva loro possibile di rallegrarsene grandemente. Qual era la speranza che proponeva loro Pietro, sebbene essi dovessero affrontare molte prove ed ostacoli nel loro cammino verso il vivere una vita che portasse onore a Cristo?
"Perciò, avendo cinti i lombi della vostra mente, siate vigilanti, e riponete piena speranza nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo" (1 Pi. 1:13).
Questa è la vera speranza, la speranza che non fallisce. Essa non fallisce perché è una speranza che non è radicata nell'oggi, ma nel mondo a venire.

Nella prospettiva dell'eternità

Il mondo a venire… Solo ad usare questa espressione oggi si incontra solo scetticismo e derisione. Viviamo infatti in una cultura fortemente incentrata sul qui ed ora, una cultura che vede la morte come la fine di ogni cosa e quindi la necessità di godersi a fondo tutto ciò che questo mondo può offrire finché se ne è in tempo. Chi crede nell'eternità viene considerato solo uno stupido che si perderà "tutto il bello della vita".
La dimensione dell'esistenza che noi conosciamo, però, non esaurisce tutto ciò che esiste. Esiste una dimensione diversa, un'età a venire, un'eternità. La Bibbia ci dice che l'unico modo per comprendere, usare e, certamente, godere di questa vita è proprio quello di vederla nel contesto della vita a venire, vederla nel contesto di quelle cose fuori moda, di cui oggi si preferisce non parlare, che sono paradiso ed inferno.
La speranza cristiana è radicata nella dimensione dell'eternità. Per comprendere meglio la cosa, dovremmo porci tre domande: In primo luogo: Qual è la speranza cristiana? Che cosa noi speriamo? In secondo luogo: Quando verrà realizzata questa speranza? E in terzo luogo, in che modo noi perseguiamo questa speranza? In tutto questo, il mio obiettivo è quello di rammentarvi che nessuno sarà in grado di vivere, e persino di comprendere questa vita, fintanto che non lo vedremo nella prospettiva del tempo a venire.

1. Che cosa speriamo? 

La nostra prima domanda è "Che cosa speriamo?". Il nostro testo ci dice: ".. nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo". Che cos'è questa grazia? Pietro ce lo dice in questa stessa sua lettera:
"Benedetto sia il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, a una viva speranza per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per un'eredità incorruttibile, incontaminata e immarcescibile, conservata nei cieli per voi" (1 Pi. 1:3,4).
Siamo stati rigenerati ad una viva speranza e questa viva speranza è un'eredità da ricevere da Dio. 
Come si può immaginare questa speranza celeste? Potreste iniziare prendendo tutte le cose che vi causano frustrazione, che vi fanno inciampare nel cammino della vita, ed immaginarle tutte svanite. Iniziate la vostra giornata dopo una notte di buon riposo. Uscite e vi godete la colazione mentre un sole glorioso comincia a far sentire la sua presenza. Fate una lista delle cose che dovete fare quel giorno senza alcun senso di pressione o peso imposto dal dovere, e eseguite tutto ciò che la lista indica senza mai essere frustrati. Avendo terminato la vostra lista, invitate i vostri amici e vi godete la cena, chiacchierando su tutto ciò che la vostra fantasia vi suggerisce. Finite la serata facendo una piacevole passeggiata sotto le stelle e poi andate a letto. Siete stanchi, ma è una buona stanchezza. Chiudendo gli occhi per dormire pensate: "Domani potrò godermi un'altra bella giornata come quella che oggi ho passato". Aggiungete a tutto questo il punto forte dell'eternità. Giungerete a vedere Gesù, vedrete Colui per il quale avete lottato contro il peccato per tutti questi anni. Sentirete quel Suo sguardo, tenero ma penetrante. Vedrete il sorriso che potevate percepire quando vi mettevate a pregare. Giungerete ad udire quella voce che tanto avevate amato. Questa è la grazia che ci sarà conferita. Questa è la nostra speranza.

2. Quando verrà realizzata questa speranza?  

Domanda numero due: quando verrà realizzata questa speranza? La nostra speranza non è qualcosa che ci verrà data in questo tempo. Essa verrà realizzata quando Gesù tornerà da noi, ciò che Pietro chiama: "la rivelazione di Gesù Cristo". Dobbiamo attenerci strettamente a questo perché ci rammenta che la risoluzione di tutti i nostri problemi non avverrà durante questa vita. Era Gesù stesso che diceva ai Suoi discepoli: "Nel mondo avrete tribolazioni". 
Perché sottolineo tutto questo? Lo sottolineo perché ciò che ci attendiamo ha un'importanza critica. Se vi aspettate il giorno in cui tutte le vostre frustrazioni e difficoltà verranno appianate, due cose vi accadranno. In primo luogo, quel punto della vita diventerà il vostro obiettivo primario. Farete tutto ciò che è in vostro potere fare per raggiungere quell'obiettivo. Raggiungere quel punto sarà la vostra speranza. La seconda cosa che accadrà è che ne rimarreste delusi, forse anche amareggiati, perché vi renderete conto di non poter mai arrivare a quel punto. Ora certo questa vita ha le sue gioie, e noi dovremmo godercele tutte. Queste gioie, però, non sono la nostra speranza. La nostra speranza è l'eredità, la grazia che Gesù Cristo ci conferirà quando tornerà al termine di quest'era e all'inizio della prossima. Vedete così come questa vita non sia il tentativo di arrivare alla beatitudine in questa vita. Essa è un viaggio verso una speranza che risiede nel tempo a venire. Alcuni diranno: "Questo è pessimistico". Non si tratta, però, di pessimismo. È il realismo della vita cristiana. Il nostro punto focale è questo: la gioia non la si potrà trovare nel dire che si potrà avere una vita senza problemi e preoccupazioni. La gioia la si può avere anche nel mezzo di problemi e preoccupazioni, rammentando a noi stessi che Gesù ci ama anche ora e che un giorno Egli ritornerà per mostrarci che tutte le pene di questa vita non saranno state prive di significato.

3. in che modo noi perseguiamo questa speranza?  

La nostra terza domanda è: In che modo noi perseguiamo questa speranza? Il nostro testo ci dice di mantenere il nostro sguardo fisso sulla speranza del ritorno di Gesù. Come possiamo farlo? Vorrei mettere qui in rilievo tre cose. Notate dapprima del nostro testo l'espressione: "riponete piena speranza". La versione interconfessionale della Bibbia dice: "Tutta la vostra speranza sia rivolta verso quel dono che riceverete da Cristo Gesù", o ancora meglio: "Fissate completamente la vostra speranza".
Se siete in buona forma, correre è un divertimento. Una volta acquisito un certo ritmo, di fatto ci si sente bene correndo. Per questo per i corridori, il correre è qualcosa di bello. Quando fate una corsa a lunga distanza, il vostro corpo ogni tanto sentirà stanchezza, ma il corridore di esperienza spinge con forza le sue gambe sapendo che il suo corpo ricupererà, che le forze ritorneranno. Il corridore esperto, quindi, non si fermerà fintanto che non taglierà il traguardo. Solo allora potrà considerare conclusa la sua corsa. Essere cristiani è come correre una corsa di lunga distanza. Ci sono delle volte in cui le forze spirituali sembrano cedere. Il cristiano esperto, però, sa perseverare per fede. Il cristiano d'esperienza sa che Dio continuerà a rinnovargli lo spirito per metterlo in grado di continuare. Il cristiano esperto persevererà fino al traguardo finale. Egli sa che la corsa non sarà conclusa fino a che Cristo non darà inizio ad una nuova era. Nel nostro testo lo Spirito ci dice di non mollare la presa fino alla fine, di non abbandonare la gara ma di continuarla fino alla fine, fintanto che Gesù arriverà. Non dobbiamo riporre la nostra fede in altro che non sia il traguardo finale. 
Questo significa fissare fermamente la nostra speranza sulla grazia a venire di Cristo. Vi sono molte tentazioni a questo mondo che vorrebbero farci soffermare l'attenzione in qualcosa di meno che il traguardo finale. In che cosa speri quando hai più conti da pagare che denaro? Non dici mai a te stesso che le cose andranno meglio quando riceverai l'aumento che ti hanno promesso? Oppure quando la tua carriera avrà una svolta decisiva? Che succede però quando la tua carriera non giunge al punto che speravi? Che accade se lo sperato aumento è minore di quanto tu ti aspettavi? Che accade se quando ricevi l'aumento, anche i conti che devi pagare aumentano? O, tanto per prendere una prospettiva diversa, che fai quando, ricevuto l'aumento e pagati i conti, ti rimane ancora del denaro? Quando ricevi ciò che avevi sperato? Forse che la vita finalmente non avrà più problemi per te? Le cose andranno bene, realmente bene, solo quando Cristo ritornerà. Nel frattempo dobbiamo perseverare verso il traguardo di condurre una vita che porti onore a Lui, e sempre pregando per la grazia di poterlo fare."Riponete piena speranza nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo"

Indicazioni supplementari

Il nostro testo ci dice di più su come perseguire questa speranza. Nel versetto 13 vi è solo un verbo principale indipendente: "riponete piena speranza". Le altre parole sono tradotte come verbi indipendenti, ma in realtà sono participi che di fatto meglio precisano il senso del verbo principale.

1. Pronti all'azione.  

Così, il primo participio è "avendo cinti i lombi della vostra mente". È un'espressione dell'Antico Testamento. Nell'Antico Testamento gli uomini indossavano lunghe vesti. Quando dovevano lavorare si tiravano su la veste alla vita fissandola con una cintura, affinché essa non ingombrasse. 
In 1 Re 18:46 troviamo scritto: "La mano dell'Eterno fu sopra Elia, che si cinse i lombi e corse davanti ad Achab fino all'ingresso di Jezreel". Questo vuol dire che Elia si era preparato all'azione. Ciò che nel nostro testo è interessante è che veniamo istruiti a "cingerci i lombi" della nostra mente. L'appello qui è di disporre la nostra mente all'azione. Il versetto 14 ci aiuta a spiegarlo con una contrapposizione:
"Come figli ubbidienti, non conformatevi alle concupiscenze del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza".
Pietro qui rammenta ai quei credenti ciò che essi erano stati prima. Essi erano stati "nell'ignoranza". Ecco perché Pietro li chiama a rendere pronta la loro mente. Questo non è un appello a tornare a scuola. Questo è un appello a comprendere, un appello a guardare il mondo attorno a loro e a vederlo per quello che è realmente.
Conoscevo una volta un giovanotto che viveva in funzione del giorno in cui avrebbe potuto possedere e guidare l'automobile. Avrebbe comprato un auto elegante, veloce e sportiva che lo avrebbe fatto apparire elegante, veloce e sportivo. Quando si cresce, però, ci si rende conto che possedere un'auto non è "il massimo della vita". La realtà di doverla mantenere e riparare non è poi così esaltante.
Una visione annebbiata e irrealistica della vita non è però dominio esclusivo ad appannaggio dei giovani. Vi sono alcuni oggi che pensano che il massimo nella vita sia salire al vertice della loro ditta tanto da dirigerla come essi vorrebbero. Altri pensano che il massimo nella vita sia andare in pensione con tanti soldi in banca. Per alcune donne l'ideale della vita è quello di avere una fattoria propria con tanti animali, cucire loro stesse i vestiti dei famigliari, farsi il proprio pane, ecc. Poi ci sono altri che vorrebbero realizzare l'ideale di quell'adesivo per le auto che dice: "Chiunque muore con più giocattoli di tutti, vince". Queste sono le speranze di chi vive nell'ignoranza. Non è che siano stupidi o poco istruiti, ma non capiscono. Essi non vedono il mondo nel modo in cui lo fa  Dio. Se dobbiamo essere in grado di fissare la nostra speranza completamente su Gesù, allora dobbiamo comprendere bene la realtà. Abbiamo bisogno di discernimento. Abbiamo bisogno della sapienza che solo Iddio ci può dare e questo Egli ce lo dà attraverso la Sua Parola.

2. Vigilanti. 

 Nel testo originale, poi, c'è un altro participio: "essendo vigilanti", quasi come se dicesse "state all'occhio"! Ancora una volta il contrasto del versetto 14 ci può aiutare a comprendere questo.
"Come figli ubbidienti, non conformatevi alle concupiscenze del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza".
Il contrario della vigilanza qui è abbandonarsi a soddisfare le concupiscenze di questo mondo. Molti pensano che "concupiscenze" siano le cose che in sé stesse sono sbagliate, ed al primo posto mettono l'immoralità sessuale. In realtà, questo concetto nemmeno si avvicina a queste cose. Una "concupiscenza" è un intenso desiderio, una forte attrazione verso qualcosa che ci assorbe del tutto. Il peccato non sta nella cosa in sé stessa, sta nel fatto di desiderarla intensamente. La nostra cultura è fondata in gran parte sul desiderio di possedere. Essa incoraggia il desiderio di possedere. Pensate alle moderne concupiscenze. C'è chi desidera ardentemente una nuova auto ogni due anni, il desiderio di avere l'apparecchiatura più aggiornata con tutti i suoi lustrini. La concupiscenza dei giovani è quella di acquisire popolarità fra i propri compagni e fra gli anziani quella della sicurezza economica. Queste cose non sono di per sé stesse peccaminose. È del desiderio intenso e bruciante ciò di cui parliamo. Per questo lo Spirito Santo, nel nostro testo, ci esorta ad essere "vigilanti", o forse, meglio tradotto, "sobri", dotati di autocontrollo. Siamo chiamati a controllare noi stessi, Segno di una persona sobria che sa controllarsi non è che essa guidi carcasse d'auto, non sia popolare e finanziariamente traballante. Segno di una persona "sobria" è quello di non essere distratta dall'obiettivo di condurre una vita che renda onore a Cristo dalle molte concupiscenze che ci attraggono intorno a noi. In questo modo, quando un cristiano sviluppa una mente che realmente comprende questa vita, e sviluppa una personalità che sa autocontrollarsi (il che è l'opera della grazia dello Spirito Santo) allora questi sarà in grado di fissare completamente la sua attenzione su Gesù.

Conclusione

Quali sono per noi le conseguenze pratiche di tutto questo? Beh, vi dovrà essere in primo luogo un accurato esame di noi stessi. Ciascuno si chieda dove ripone la sua speranza. A che cosa guardate per essere liberati quando la vita diventa frustrante e opprimente? Che cos'è che vi fa continuare a tenere duro nella vita? Qual è la vostra speranza? 
Ditemi se sbaglio, ma io credo che tutti noi abbiamo qualcosa di cui ravvedercene. Quante volte siamo stati distratti dal perseguire il nostro obiettivo? Quante volte abbiamo riposto la nostra speranza su cose sbagliate? Di fronte alla proclamazione di questa verità, però, non dobbiamo scoraggiarci. L'Evangelo è per peccatori come noi. Gesù ci ha chiamato ad una vita intera di ravvedimento e di fede.
È così che oggi, inizio dell'anno nuovo, è un'altra opportunità in cui abbiamo bisogno di ravvederci dai nostri peccati e a ritornare a Lui per ricevere la grazia di perseguire fedelmente la corsa. E quando ritorniamo in pista, rammentiamoci che cosa ci aspetta al traguardo. Gesù ci aspetta proprio là con un'eredità così meravigliosa che va al di là di qualsiasi nostra capacità di descriverla. Corriamo fedelmente questa gara. Impegnamoci a vivere una vita che rechi onore e gloria a Cristo. Fissiamo la nostra speranza completamente sull'eredità che ci aspetta nell'età a venire.

 Paolo Castellina


  
“Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria 
del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù…”
  
(Tito 2:13)

http://consapevolinellaparola.blogspot.com/2016/01/dove-riponete-la-vostra-speranza.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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