per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

Visualizzazione post con etichetta speranza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta speranza. Mostra tutti i post

domenica 20 marzo 2016

Dove riponete la speranza?


All'inizio dell'anno la nostra attenzione è sempre rivolta al futuro, a ciò che ci si potrà attendere da esso, alle nostre speranze. Il testo biblico e la riflessione che su di esso faremo ci potrà aiutare a focalizzare la nostra attenzione sul contenuto della speranza che l'Evangelo di Gesù Cristo ci annuncia, al contenuto del nostro futuro, al contenuto delle nostre aspirazioni. A che cosa noi aspiriamo nella vita più di ogni altra cosa? E soprattutto: ne vale la pena? L'Apostolo Pietro, nella sua prima lettera, scrive:
"Perciò, avendo cinti i lombi della vostra mente, siate vigilanti, e riponete piena speranza nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo. Come figli ubbidienti, non conformatevi alle concupiscenze del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza, ma come colui che vi ha chiamati è santo, voi pure siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: "Siate santi, perché io sono santo"" (1 Pi. 1:13-16).

Qualcosa in cui sperare

Un’esclamazione che si sente spesso, senz’altro vera e giustificata, è: "La vita è dura". Anche se, a udire questo, qualcuno subito penserà che la vita può essere dura per alcuni ma che per altri è comoda e piena di contestabili ed invidiabili privilegi, il fatto che la vita sia piena di frustrazioni, insoddisfazioni e vanità, lo affermava amaramente anche il ricco e privilegiato re Salomone. Egli, come riporta il libro biblico dell’Ecclesiaste, pur avendo avuto tutto ciò che nel mondo si può comprare, ne conclude pessimisticamente: "Poi mi volsi a considerare tutte le opere che le mie mani avevano fatto, e la fatica che avevo impiegato a compierle; ed ecco tutto era vanità e un cercare di afferrare il vento; non c’era alcun vantaggio sotto il sole. Sapienza e follia sono entrambe vanità ... Perciò ho preso in odio la vita, perché tutto ciò che si fa sotto il sole mi è divenuto disgustoso, perché tutto è vanità e un cercare di afferrare il vento" (Ec. 2:11,17).
Qualunque siano le condizioni oggettive in cui uno viva, c’è un solo modo con il quale chiunque possa continuare a vivere nonostante tutte le pene, le frustrazioni e le insoddisfazioni della sua vita: averequalcosa in cui sperare. Quella speranza, qualunque essa possa essere, è ciò che dà ad una persona ragioni per continuare.

Discernere le speranze

I più pessimisti potrebbero osservare come ogni speranza non sia altro che una pia illusione, un inganno operato verso noi stessi solo per poter "tirare avanti". Non è però ragionevole fare queste generalizzazioni perché uno non potrebbe certo dimostrare che ogni speranza sia davvero infondata.Bisogna saper discernere: esistono, è vero, speranze infondate, ma altre possono essere ben fondate.
In questo mondo vi sono molte speranze in competizione l’una con l’altra. Permettetemi che menzioni tre tipi di speranza che, in qualche modo sono rappresentativi:

1. Speranza in noi stessi

La prima speranza è la speranza in noi stessi. Nella nostra cultura sono molti ad avere questo tipo di speranza. Il fine che si propongono è una certa qual misura di prosperità, una vita piacevole e soddisfacente. Le virtù che vengono associate a questo tipo di speranza sono responsabilità e impegno nel proprio lavoro. Così, quando la vita diventa difficile, quando incontrano ostacoli sul loro cammino verso una vita piacevole e soddisfacente, siano essi fastidi minori come arrivare tardi sul lavoro o qualcosa di più traumatico come la perdita del lavoro, la soluzione, per questo tipo di persone è di assumersi le proprie responsabilità nella situazione e, attraverso uno strenuo impegno, risolvere i problemi. Questa è la loro speranza.
Sebbene però il senso di responsabilità e la diligenza siano valori importanti, non si può sperare totalmente su di essi come se fosse la chiave per aprire ogni porta. Spesso il senso di responsabilità non basta a risolvere i mali che possono sopravvenire ad una persona. Anche il lavoro fatto con grande diligenza e dedizione ha i suoi limiti. Il problema è che questo tipo di speranza non regge quando è Dio a valutare la nostra vita. Contando molto su sé stesso e sulle proprie risorse, qualcuno potrebbe anche pensare: "Se mi dovessi presentare davanti al giudizio di Dio, saprò sicuramente come uscirne, come giustificarmi, come cavarmela. Non me ne preoccupo…". Davvero? Ci siamo mai premurati di esaminare quali siano i valori che Dio ritiene importanti e sulla base dei quali verremo giudicati? Non siamo noi a stabilire questi criteri
Egli potrebbe ben dichiarare, quando ci presenteremo a Lui, che l’obiettivo ultimo che abbiamo avuto nella nostra vita era sbagliato, che i mezzi per perseguirlo erano sbagliati, che la nostra speranza era mal riposta. Aver perseguito esclusivamente il nostro benessere terreno come valore ultimo (e per di più per così pochi anni) potrebbe risultare in un’eterna e terribile separazione da Dio. Queste sono le speranze di un mondo perduto.

2. …con la benedizione di Dio

Un secondo tipo di speranza che è oggi molto popolare è una variazione del primo. Si tratta di una speranza più religiosa. Essa inizia con obiettivi simili alla prima, una certa misura di prosperità ed una vita piacevole e soddisfacente. I mezzi per raggiungere questo obiettivo, però, sono leggermente emendati. C’è si il senso di responsabilità ed il lavoro diligente. Quello che alcuni aggiungono, però, è l’aspettare per questo la benedizione di Dio. Così, quando a questa persona capita un incidente di percorso, quando incontra sulla sua strada un ostacolo significativo, la soluzione è chiara: prendersi le responsabilità del caso e, attraverso il proprio diligente impegno risolvere il problema e poi pregare Dio che benedica i propri sforzi.
Nella prospettiva della nostra salvezza eterna essa implica che Dio sia "buono" e che sicuramente ci salverà perché avrà apprezzato i nostri sforzi e la nostra buona volontà, chiudendo magari un occhio di fronte alle nostre inadempienze "minori". In ogni caso, ci si aspetta qui che la faccenda sia in qualche modo risolta. In alcuni casi ci vorrà maggiore tempo, ma l’obiettivo di una vita piacevole e soddisfacente sarà raggiunto. Questa speranza comporta tutte le debolezze della prima e forse di più.

3. La speranza biblica

Il terzo tipo di speranza è la speranza della quale testimoniano le Sacre Scritture, la speranza cristiana. Questo tipo di speranza parte da un punto molto diverso delle prime due. 
In primo luogo, il suo obiettivo è diverso. L’obiettivo che si prefigge non è quello di avere una certa misura di prosperità. Non si tratta tanto di voler godere una vita piacevole e soddisfacente. L’obiettivo è quello di voler condurre una vita che porti onore a Cristo. Ora questa vita potrebbe anche essere molto piacevole e soddisfacente, ma non necessariamente. Le persone alle quali l’apostolo Pietro scriveva la lettera, una porzione della quale abbiamo letto, non godevano di prosperità. Soffrivano con grandi prove. La vita per loro era eccezionalmente dura. Stranamente, però, questo a loro non importava. L’obiettivo era diverso, e questo rendeva loro possibile di rallegrarsene grandemente. Qual era la speranza che proponeva loro Pietro, sebbene essi dovessero affrontare molte prove ed ostacoli nel loro cammino verso il vivere una vita che portasse onore a Cristo?
"Perciò, avendo cinti i lombi della vostra mente, siate vigilanti, e riponete piena speranza nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo" (1 Pi. 1:13).
Questa è la vera speranza, la speranza che non fallisce. Essa non fallisce perché è una speranza che non è radicata nell'oggi, ma nel mondo a venire.

Nella prospettiva dell'eternità

Il mondo a venire… Solo ad usare questa espressione oggi si incontra solo scetticismo e derisione. Viviamo infatti in una cultura fortemente incentrata sul qui ed ora, una cultura che vede la morte come la fine di ogni cosa e quindi la necessità di godersi a fondo tutto ciò che questo mondo può offrire finché se ne è in tempo. Chi crede nell'eternità viene considerato solo uno stupido che si perderà "tutto il bello della vita".
La dimensione dell'esistenza che noi conosciamo, però, non esaurisce tutto ciò che esiste. Esiste una dimensione diversa, un'età a venire, un'eternità. La Bibbia ci dice che l'unico modo per comprendere, usare e, certamente, godere di questa vita è proprio quello di vederla nel contesto della vita a venire, vederla nel contesto di quelle cose fuori moda, di cui oggi si preferisce non parlare, che sono paradiso ed inferno.
La speranza cristiana è radicata nella dimensione dell'eternità. Per comprendere meglio la cosa, dovremmo porci tre domande: In primo luogo: Qual è la speranza cristiana? Che cosa noi speriamo? In secondo luogo: Quando verrà realizzata questa speranza? E in terzo luogo, in che modo noi perseguiamo questa speranza? In tutto questo, il mio obiettivo è quello di rammentarvi che nessuno sarà in grado di vivere, e persino di comprendere questa vita, fintanto che non lo vedremo nella prospettiva del tempo a venire.

1. Che cosa speriamo? 

La nostra prima domanda è "Che cosa speriamo?". Il nostro testo ci dice: ".. nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo". Che cos'è questa grazia? Pietro ce lo dice in questa stessa sua lettera:
"Benedetto sia il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, a una viva speranza per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per un'eredità incorruttibile, incontaminata e immarcescibile, conservata nei cieli per voi" (1 Pi. 1:3,4).
Siamo stati rigenerati ad una viva speranza e questa viva speranza è un'eredità da ricevere da Dio. 
Come si può immaginare questa speranza celeste? Potreste iniziare prendendo tutte le cose che vi causano frustrazione, che vi fanno inciampare nel cammino della vita, ed immaginarle tutte svanite. Iniziate la vostra giornata dopo una notte di buon riposo. Uscite e vi godete la colazione mentre un sole glorioso comincia a far sentire la sua presenza. Fate una lista delle cose che dovete fare quel giorno senza alcun senso di pressione o peso imposto dal dovere, e eseguite tutto ciò che la lista indica senza mai essere frustrati. Avendo terminato la vostra lista, invitate i vostri amici e vi godete la cena, chiacchierando su tutto ciò che la vostra fantasia vi suggerisce. Finite la serata facendo una piacevole passeggiata sotto le stelle e poi andate a letto. Siete stanchi, ma è una buona stanchezza. Chiudendo gli occhi per dormire pensate: "Domani potrò godermi un'altra bella giornata come quella che oggi ho passato". Aggiungete a tutto questo il punto forte dell'eternità. Giungerete a vedere Gesù, vedrete Colui per il quale avete lottato contro il peccato per tutti questi anni. Sentirete quel Suo sguardo, tenero ma penetrante. Vedrete il sorriso che potevate percepire quando vi mettevate a pregare. Giungerete ad udire quella voce che tanto avevate amato. Questa è la grazia che ci sarà conferita. Questa è la nostra speranza.

2. Quando verrà realizzata questa speranza?  

Domanda numero due: quando verrà realizzata questa speranza? La nostra speranza non è qualcosa che ci verrà data in questo tempo. Essa verrà realizzata quando Gesù tornerà da noi, ciò che Pietro chiama: "la rivelazione di Gesù Cristo". Dobbiamo attenerci strettamente a questo perché ci rammenta che la risoluzione di tutti i nostri problemi non avverrà durante questa vita. Era Gesù stesso che diceva ai Suoi discepoli: "Nel mondo avrete tribolazioni". 
Perché sottolineo tutto questo? Lo sottolineo perché ciò che ci attendiamo ha un'importanza critica. Se vi aspettate il giorno in cui tutte le vostre frustrazioni e difficoltà verranno appianate, due cose vi accadranno. In primo luogo, quel punto della vita diventerà il vostro obiettivo primario. Farete tutto ciò che è in vostro potere fare per raggiungere quell'obiettivo. Raggiungere quel punto sarà la vostra speranza. La seconda cosa che accadrà è che ne rimarreste delusi, forse anche amareggiati, perché vi renderete conto di non poter mai arrivare a quel punto. Ora certo questa vita ha le sue gioie, e noi dovremmo godercele tutte. Queste gioie, però, non sono la nostra speranza. La nostra speranza è l'eredità, la grazia che Gesù Cristo ci conferirà quando tornerà al termine di quest'era e all'inizio della prossima. Vedete così come questa vita non sia il tentativo di arrivare alla beatitudine in questa vita. Essa è un viaggio verso una speranza che risiede nel tempo a venire. Alcuni diranno: "Questo è pessimistico". Non si tratta, però, di pessimismo. È il realismo della vita cristiana. Il nostro punto focale è questo: la gioia non la si potrà trovare nel dire che si potrà avere una vita senza problemi e preoccupazioni. La gioia la si può avere anche nel mezzo di problemi e preoccupazioni, rammentando a noi stessi che Gesù ci ama anche ora e che un giorno Egli ritornerà per mostrarci che tutte le pene di questa vita non saranno state prive di significato.

3. in che modo noi perseguiamo questa speranza?  

La nostra terza domanda è: In che modo noi perseguiamo questa speranza? Il nostro testo ci dice di mantenere il nostro sguardo fisso sulla speranza del ritorno di Gesù. Come possiamo farlo? Vorrei mettere qui in rilievo tre cose. Notate dapprima del nostro testo l'espressione: "riponete piena speranza". La versione interconfessionale della Bibbia dice: "Tutta la vostra speranza sia rivolta verso quel dono che riceverete da Cristo Gesù", o ancora meglio: "Fissate completamente la vostra speranza".
Se siete in buona forma, correre è un divertimento. Una volta acquisito un certo ritmo, di fatto ci si sente bene correndo. Per questo per i corridori, il correre è qualcosa di bello. Quando fate una corsa a lunga distanza, il vostro corpo ogni tanto sentirà stanchezza, ma il corridore di esperienza spinge con forza le sue gambe sapendo che il suo corpo ricupererà, che le forze ritorneranno. Il corridore esperto, quindi, non si fermerà fintanto che non taglierà il traguardo. Solo allora potrà considerare conclusa la sua corsa. Essere cristiani è come correre una corsa di lunga distanza. Ci sono delle volte in cui le forze spirituali sembrano cedere. Il cristiano esperto, però, sa perseverare per fede. Il cristiano d'esperienza sa che Dio continuerà a rinnovargli lo spirito per metterlo in grado di continuare. Il cristiano esperto persevererà fino al traguardo finale. Egli sa che la corsa non sarà conclusa fino a che Cristo non darà inizio ad una nuova era. Nel nostro testo lo Spirito ci dice di non mollare la presa fino alla fine, di non abbandonare la gara ma di continuarla fino alla fine, fintanto che Gesù arriverà. Non dobbiamo riporre la nostra fede in altro che non sia il traguardo finale. 
Questo significa fissare fermamente la nostra speranza sulla grazia a venire di Cristo. Vi sono molte tentazioni a questo mondo che vorrebbero farci soffermare l'attenzione in qualcosa di meno che il traguardo finale. In che cosa speri quando hai più conti da pagare che denaro? Non dici mai a te stesso che le cose andranno meglio quando riceverai l'aumento che ti hanno promesso? Oppure quando la tua carriera avrà una svolta decisiva? Che succede però quando la tua carriera non giunge al punto che speravi? Che accade se lo sperato aumento è minore di quanto tu ti aspettavi? Che accade se quando ricevi l'aumento, anche i conti che devi pagare aumentano? O, tanto per prendere una prospettiva diversa, che fai quando, ricevuto l'aumento e pagati i conti, ti rimane ancora del denaro? Quando ricevi ciò che avevi sperato? Forse che la vita finalmente non avrà più problemi per te? Le cose andranno bene, realmente bene, solo quando Cristo ritornerà. Nel frattempo dobbiamo perseverare verso il traguardo di condurre una vita che porti onore a Lui, e sempre pregando per la grazia di poterlo fare."Riponete piena speranza nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo"

Indicazioni supplementari

Il nostro testo ci dice di più su come perseguire questa speranza. Nel versetto 13 vi è solo un verbo principale indipendente: "riponete piena speranza". Le altre parole sono tradotte come verbi indipendenti, ma in realtà sono participi che di fatto meglio precisano il senso del verbo principale.

1. Pronti all'azione.  

Così, il primo participio è "avendo cinti i lombi della vostra mente". È un'espressione dell'Antico Testamento. Nell'Antico Testamento gli uomini indossavano lunghe vesti. Quando dovevano lavorare si tiravano su la veste alla vita fissandola con una cintura, affinché essa non ingombrasse. 
In 1 Re 18:46 troviamo scritto: "La mano dell'Eterno fu sopra Elia, che si cinse i lombi e corse davanti ad Achab fino all'ingresso di Jezreel". Questo vuol dire che Elia si era preparato all'azione. Ciò che nel nostro testo è interessante è che veniamo istruiti a "cingerci i lombi" della nostra mente. L'appello qui è di disporre la nostra mente all'azione. Il versetto 14 ci aiuta a spiegarlo con una contrapposizione:
"Come figli ubbidienti, non conformatevi alle concupiscenze del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza".
Pietro qui rammenta ai quei credenti ciò che essi erano stati prima. Essi erano stati "nell'ignoranza". Ecco perché Pietro li chiama a rendere pronta la loro mente. Questo non è un appello a tornare a scuola. Questo è un appello a comprendere, un appello a guardare il mondo attorno a loro e a vederlo per quello che è realmente.
Conoscevo una volta un giovanotto che viveva in funzione del giorno in cui avrebbe potuto possedere e guidare l'automobile. Avrebbe comprato un auto elegante, veloce e sportiva che lo avrebbe fatto apparire elegante, veloce e sportivo. Quando si cresce, però, ci si rende conto che possedere un'auto non è "il massimo della vita". La realtà di doverla mantenere e riparare non è poi così esaltante.
Una visione annebbiata e irrealistica della vita non è però dominio esclusivo ad appannaggio dei giovani. Vi sono alcuni oggi che pensano che il massimo nella vita sia salire al vertice della loro ditta tanto da dirigerla come essi vorrebbero. Altri pensano che il massimo nella vita sia andare in pensione con tanti soldi in banca. Per alcune donne l'ideale della vita è quello di avere una fattoria propria con tanti animali, cucire loro stesse i vestiti dei famigliari, farsi il proprio pane, ecc. Poi ci sono altri che vorrebbero realizzare l'ideale di quell'adesivo per le auto che dice: "Chiunque muore con più giocattoli di tutti, vince". Queste sono le speranze di chi vive nell'ignoranza. Non è che siano stupidi o poco istruiti, ma non capiscono. Essi non vedono il mondo nel modo in cui lo fa  Dio. Se dobbiamo essere in grado di fissare la nostra speranza completamente su Gesù, allora dobbiamo comprendere bene la realtà. Abbiamo bisogno di discernimento. Abbiamo bisogno della sapienza che solo Iddio ci può dare e questo Egli ce lo dà attraverso la Sua Parola.

2. Vigilanti. 

 Nel testo originale, poi, c'è un altro participio: "essendo vigilanti", quasi come se dicesse "state all'occhio"! Ancora una volta il contrasto del versetto 14 ci può aiutare a comprendere questo.
"Come figli ubbidienti, non conformatevi alle concupiscenze del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza".
Il contrario della vigilanza qui è abbandonarsi a soddisfare le concupiscenze di questo mondo. Molti pensano che "concupiscenze" siano le cose che in sé stesse sono sbagliate, ed al primo posto mettono l'immoralità sessuale. In realtà, questo concetto nemmeno si avvicina a queste cose. Una "concupiscenza" è un intenso desiderio, una forte attrazione verso qualcosa che ci assorbe del tutto. Il peccato non sta nella cosa in sé stessa, sta nel fatto di desiderarla intensamente. La nostra cultura è fondata in gran parte sul desiderio di possedere. Essa incoraggia il desiderio di possedere. Pensate alle moderne concupiscenze. C'è chi desidera ardentemente una nuova auto ogni due anni, il desiderio di avere l'apparecchiatura più aggiornata con tutti i suoi lustrini. La concupiscenza dei giovani è quella di acquisire popolarità fra i propri compagni e fra gli anziani quella della sicurezza economica. Queste cose non sono di per sé stesse peccaminose. È del desiderio intenso e bruciante ciò di cui parliamo. Per questo lo Spirito Santo, nel nostro testo, ci esorta ad essere "vigilanti", o forse, meglio tradotto, "sobri", dotati di autocontrollo. Siamo chiamati a controllare noi stessi, Segno di una persona sobria che sa controllarsi non è che essa guidi carcasse d'auto, non sia popolare e finanziariamente traballante. Segno di una persona "sobria" è quello di non essere distratta dall'obiettivo di condurre una vita che renda onore a Cristo dalle molte concupiscenze che ci attraggono intorno a noi. In questo modo, quando un cristiano sviluppa una mente che realmente comprende questa vita, e sviluppa una personalità che sa autocontrollarsi (il che è l'opera della grazia dello Spirito Santo) allora questi sarà in grado di fissare completamente la sua attenzione su Gesù.

Conclusione

Quali sono per noi le conseguenze pratiche di tutto questo? Beh, vi dovrà essere in primo luogo un accurato esame di noi stessi. Ciascuno si chieda dove ripone la sua speranza. A che cosa guardate per essere liberati quando la vita diventa frustrante e opprimente? Che cos'è che vi fa continuare a tenere duro nella vita? Qual è la vostra speranza? 
Ditemi se sbaglio, ma io credo che tutti noi abbiamo qualcosa di cui ravvedercene. Quante volte siamo stati distratti dal perseguire il nostro obiettivo? Quante volte abbiamo riposto la nostra speranza su cose sbagliate? Di fronte alla proclamazione di questa verità, però, non dobbiamo scoraggiarci. L'Evangelo è per peccatori come noi. Gesù ci ha chiamato ad una vita intera di ravvedimento e di fede.
È così che oggi, inizio dell'anno nuovo, è un'altra opportunità in cui abbiamo bisogno di ravvederci dai nostri peccati e a ritornare a Lui per ricevere la grazia di perseguire fedelmente la corsa. E quando ritorniamo in pista, rammentiamoci che cosa ci aspetta al traguardo. Gesù ci aspetta proprio là con un'eredità così meravigliosa che va al di là di qualsiasi nostra capacità di descriverla. Corriamo fedelmente questa gara. Impegnamoci a vivere una vita che rechi onore e gloria a Cristo. Fissiamo la nostra speranza completamente sull'eredità che ci aspetta nell'età a venire.

 Paolo Castellina


  
“Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria 
del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù…”
  
(Tito 2:13)

http://consapevolinellaparola.blogspot.com/2016/01/dove-riponete-la-vostra-speranza.html

mercoledì 22 aprile 2015

L'Amore di Dio nei nostri cuori

Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l'esperienza speranza. Or la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato. 
Romani 5:1-5 

I primi anni del cristianesimo sono stati anni di tensione, nei quali portare a maturità la comprensione degli insegnamenti di Cristo e la loro applicazione nelle molte questioni che sorgevano all'interno delle chiese, soprattutto nel problema che sorgeva tra la comunione dei credenti di origine ebraica con quelli di origine gentile, ma anche tra i credenti di entrambe le estrazioni con i giudei che ancora non riconoscevano Gesù come Messia. Dio si era rivelato prima di tutto al popolo ebraico, ed in un primo momento non era chiara la relazione tra questa "primogenitura" e il popolo credente che stava nascendo al di fuori di questa grande famiglia abramitica. La lettera che Paolo scrisse alla comunità cristiana di Roma affronta in modo completo proprio questi temi, e lo fa dall'inizio, chiarendo immediatamente che tutti, Giudei e Greci, sono ugualmente sottoposti al peccato, ma entrambi sono anche giustificati gratuitamente per la grazia di Dio mediante la redenzione in Cristo Gesù. Per tutto il genere umano quindi, vi è un'unica strada per la salvezza eterna, rappresentata non dalla legge di Mosè ma piuttosto dalla grazia di Dio mediante la redenzione in Gesù Cristo.  

Nell'argomentazione dell'apostolo, tutta questa esposizione si appoggia su un punto particolare che troviamo al quarto capitolo: «Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia». Questa citazione del libro di Genesi (15:6) rappresenta infatti una vera e propria prova del fatto che anche nel tempo dell'antico patto la fede era sufficiente agli occhi di Dio per essere accreditata come giustizia. Il termine tradotto con messo in conto, nell'originale greco è riportato con il verbo logizomai, ed esprime proprio quel paradosso esistente tra l'atto interiore di credere e la computazione matematica di questo atto come giustizia personale. Abraamo credette e questo gli fu calcolato come giustizia. Ma allo stesso modo anche noi, sia che siamo di etnia ebraica o meno, possiamo credere, e questa nostra fede può essere a noi computata come atto come giustizia. Questa meravigliosa realtà spirituale è stata un fondamento della riforma protestante, e della relativa dottrina della giustificazione.

Avendo assodato questa salvezza comune disponibile mediante la fede, a questo punto l'apostolo Paolo sposta l'attenzione alle conseguenze di questo verdetto giuridico: per questo motivo, infatti, noi ora abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo. Questo è il cuore del Vangelo, questo è il motivo per cui ogni singolo credente ha potuto essere riconciliato con il Padre e ricevere il suo amore. Nei primi cinque versetti dei quinto capitolo della lettera, vengono descritte la pace e l'amore di Dio Padre, rese accessibili mediante Dio Figlio, grazie a Dio Spirito Santo. In due sole frasi, appaiono con splendida chiarezza l'armonia e la cooperazione delle persone della divinità nella manifestazione della salvezza del genere umano. Lo Spirito Santo sparge nei nostri cuori l'amore di Dio, lo stesso amore che ha portato il Figlio a morire sulla croce al posto dell'umanità, caricandosi dei nostri peccati e delle nostre iniquità (Is 53). E' un disegno perfetto, un amore condiviso, un proposito comune, quello che ha portato il Dio biblico all'azione per la salvezza dell'uomo. In questa grazia, possiamo gloriarci persino delle afflizioni, sapendo che sono ben poca cosa rispetto al futuro peso eterno di gloria (2 Co 4:17). Ogni afflizione infatti produce pazienza, la pazienza esperienza e l'esperienza speranza. Ogni afflizione accresce l'essere interiore e spirituale, fortificandoci e rendendoci sempre più simili a Cristo. Ogni afflizione ci unisce alle afflizioni che ha vissuto Cristo, unendoci però anche alla potenza della sua resurrezione. Per questo motivo, niente e nessuno può separarci dall'amore di Dio (Ro 8). Tanto la sofferenza quanto la gioia, nelle mani del Signore sono utilizzate per la crescita dei suoi figli, per la loro maturazione e per il loro avvicinamento al suo cuore. Nulla può separarci dall'amore di Dio, perché questo amore permea il creato e regna sovrano sopra ogni luogo, età e circostanza. E' un governo invisibile, spesso nascosto, e a volte compreso solo molto tempo dopo i singoli avvenimenti delle nostre vite. E' un governo che prende il disordine e la distruzione nati dai peccati dell'uomo e li lavora per convertirli in ordine e crescita nella vita delle persone. E' un governo soprannaturale, che agisce a volte in modo istantaneo, a volte in modo lento e progressivo. Per quanto poco possiamo capire di questo governo però, lo avvertiamo in modo sensibile nei nostri stessi cuori, attraverso lo Spirito Santo. Un amore reale, tangibile, presente. Un amore che ci parla della presenza di Dio, conducendoci fuori dalle nostre paure per afferrare il destino che il Signore ha pensato per noi. Un amore che copre e perdona molti peccati, un amore che ci spinge ad amare le altre persone, anche quelle meno amabili. Un amore che non ha fine e che desidera ripristinare la nostra identità di figli, e riscattare la nostra immagine, come immagine del Padre. 

di Davide Galliani - www.davidegalliani.com

domenica 31 marzo 2013

La natura della Fede


LA NATURA DELLA FEDE.



Secondo le Sacre Scritture la Fede cristiana si riconosce da due caratteristiche definite. Primo, la Fede sempre ha origine dalla Parola di Dio. Secondo, la Fede sempre sta in rapporto diretto con la Parola di Dio. La Fede è una delle poche parole di cui la Bibbia ci dà una definizione. Nel libro degli Ebrei cap. 11 vv 1 si trova questa definizione:



“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”.



LA FEDE E’ DIFFERENTE DALLA SPERANZA



Questo importante versetto esprime varie realtà intorno alla fede. Primo, indica una differenza tra la fede e la speranza. Ci sono due aspetti principali nei quali la fede differisce dalla speranza. Il primo è che la speranza si proietta verso il futuro, ma la fede si stabilisce nel presente.



La speranza è un atteggiamento di aspettativa relativo a ciò che ancora non è accaduto, ma la fede è una certezza, una fiducia ferma, qualcosa di reale e definito dentro di noi, che possediamo qui e ora.



La seconda differenza tra la fede e la speranza è che la speranza è una facoltà della mente, mentre la fede è una facoltà del cuore. Questo risulta molto evidente nella descrizione dell’armatura di Dio che deve indossare il soldato di Cristo. Leggiamo nella prima lettera ai Tessalonicesi cap. 5 vv 8 :



“Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza”.



Osserviamo che la fede,insieme all’amore, si trova nel petto; nella regione del cuore. Ma la speranza la si assomiglia all’elmo che si pone in testa, luogo della mente. Pertanto, la speranza è un’attitudine mentale di aspettativa relazionata col futuro; la fede invece è una condizione del cuore, che produce in noi qui e ora qualcosa di tanto reale che può descriversi con la parola certezza.



Molta gente si dichiara cristiana, può anche fare una sincera confessione della sua fede in Cristo, però troppe volte questa fede rimane soltanto sul piano mentale. È un’accettazione intellettuale di certi dogmi e dottrine. Questa non è la vera fede biblica, poiché non produce nessun cambiamento nella vita di coloro che la professano.





Invece la fede che viene dal cuore, sempre produce una svolta definitiva in coloro che la professano.



LA FEDE FONDATA SOLTANTO SULLA PAROLA DI DIO



Ritorniamo alla definizione di fede data in Ebrei 11:1



“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”.



Osserviamo un’altra importante realtà della fede.



Or la fede è … dimostrazione di realtà che non si vedono.



Ciò dimostra che la fede tratta di cose che non si vedono. La fede non si basa sull’evidenza dei nostri sensi, ma sulle verità e realtà invisibili ed eterne rivelate nella Parola di Dio. La fede si oppone alla vista. S.Paolo nella seconda lettera ai Corinti cap. 5 vv 7, scrive:



“poiché camminiamo per fede e non per visione”.



Perciò non basiamo la nostra fede su ciò che possiamo vedere o sentire, ma sulla Parola di Dio. Eppure abbiamo detto prima che la fede è dimostrazione di realtà che non si vedono. Certo, perché le cose non viste che abbiamo creduto per fede, anche le vedremo.



Prendiamo spunto dalla conversazione tra Gesù e Marta nel Vangelo di S.Giovanni cap. 11 vv 39-40:



39 Gesù disse: «Togliete la pietra!» Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»



Qui Gesù dimostra chiaramente che la fede consiste prima nel credere, poi nel vedere. No al contrario. Molta gente tende a invertire quest’ordine. Dicono: “Se solo potessi vedere qualcosa di soprannaturale, allora crederei”. Ma questo è un errore. Noi non abbiamo bisogno di nessuna fede per credere in ciò che vediamo. Non c’è bisogno di esercitare alcuna fede per credere in un albero, in una automobile, in una casa, o altro di visibile.



Però se qualcuno ci racconta una storia, noi possiamo scegliere di credere o non credere, secondo la credibilità che diamo a questa persona. Non potendo verificare con i sensi, saremmo chiamati a credere per fede. Ma la fede in Dio è qualcosa di molto diverso.



A volte possiamo incontrare un apparente conflitto tra l’evidenza dei nostri sensi e la rivelazione della Parola di Dio. Per esempio, possiamo sentire e vedere nel nostro corpo tutte le evidenze di un’infermità fisica. Tuttavia la Bibbia ci dice in Isaia cap. 53 :



4 Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,
erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;
ma noi lo ritenevamo colpito,
percosso da Dio e umiliato!
5 Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
stroncato a causa delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui
e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.



Isaia sta profetizzando di Gesù, circa settecento anni prima che queste cose avvenissero. La Scrittura profetica afferma che Egli si è caricato i nostri dolori e che mediante le sue lividure siamo stati guariti.



E qui si presenta un conflitto tra i sensi e la fede. I nostri sensi ci dicono che siamo infermi. La Parola di Dio ci dice che per le Sue lividure siamo stati guariti. Questo conflitto tra la testimonianza dei nostri sensi e quella della Parola di Dio mette il credente di fronte a due alternative.



Da una parte, possiamo accettare la testimonianza dei nostri sensi e così accettare anche l’infermità fisica. Oppure, possiamo afferrarci fermamente alla testimonianza della Parola di Dio che dice che siamo guariti. Se facciamo questo con sincerità di fede, anche la testimonianza dei nostri sensi si dovrà adeguare a concordare con la testimonianza della Parola di Dio, ed allora potremo dichiarare di essere guariti non solo per la fede sulla Parola di Dio, ma anche per l’evidenza della guarigione confermata dai nostri sensi. Una guarigione completa nel corpo e nello spirito.





La conferma biblica di questo tipo di fede la possiamo verificare nell’esperienza di Abramo. S.Paolo racconta che la fede di Abramo era sotto la direzione di Dio. Leggiamo nella lettera ai Romani al cap. 4:



18 Egli(Abramo), sperando contro speranza, credette, per diventare padre di molte nazioni, secondo quello che gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza». 19 Senza venir meno nella fede, egli vide che il suo corpo era svigorito (aveva quasi cent'anni) e che Sara non era più in grado di essere madre; 20 davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, ma fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio, 21 pienamente convinto che quanto Egli ha promesso, è anche in grado di compierlo.



La fede di Abramo considera come verità la Parola che Dio gli ha dato, nonostante che i sensi gli dicessero che è impossibile avere figli a 100 anni, considerando che la moglie Sara ne aveva 90 e per di più era sterile.



Abramo non aspettò la conferma dell’evidenza fisica, cioè la nascita di Isacco, prima di accettare con certezza la dichiarazione di Dio. Al contrario, egli accetto prima la dichiarazione di Dio come cosa certa, prima che questa fosse confermata dall’evidenza fisica della nascita di Isacco.



Questo è un esempio della fede spirituale. Abramo si rifiutò di credere alla testimonianza dei suoi sensi, che senza alcun dubbio gli dicevano che era impossibile che egli e Sara potessero avere un bambino.



Ma Abramo non accetto questa testimonianza perché essa non stava d’accordo con quello che Dio aveva detto: “Fra un anno avrai un figlio”.

Questo ci mostra che la fede spirituale consiste nell’agire come fece Abramo.



1. Abramo considerò vera la promessa di Dio, fin dal momento in cui fu pronunciata.

2. Abramo si rifiutò di accettare la testimonianza dei suoi sensi fintanto che non furono in accordo con la dichiarazione di Dio.

3. Come conseguenza al fatto che Abramo si afferrò a ciò che Dio aveva promesso, la testimonianza dei suoi sensi finì col concordare con la dichiarazione di Dio.

QUESTA E' LA FEDE DEL CUORE.LA FEDE CHE OPERA MIRACOLI! 
 
 http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/la-natura-della-fede

sabato 16 marzo 2013

La mia speranza è solo in Dio


“Anima mia, riposati in Dio solo, perché la mia speranza viene da Lui”
Salmo 62:5

Sperare, una tra le parole più belle del nostro vocabolario. Speranza: attesa viva e fiduciosa di un bene futuro. La speranza in Dio è quella che ti permette di sognare, di credere, di continuare, che ti proietta nel futuro. Oggigiorno, le persone si abbandonano alle situazioni difficili che vivono. I problemi sono troppi, mancanza di lavoro, affitto da pagare, mantenimento di una famiglia…
Oggi ce speranza per me e per te, perché Gesù Cristo morì duemila anni fa sulla croce. Il Suo sacrificio ha dato speranza all’intera umanità, per questo oggi io posso scrivere e tu puoi leggere queste righe perché il sangue di Cristo ci ha perdonati, donandoci speranza per un futuro migliore.
Metti la tua speranza solo in Dio, affida con speranza la tua vita, la tua famiglia, la tua economia, i tuoi figli nelle sue mani. Solo così vivrai la certezza che DIO nostro padre si prende cura di noi. C’e’ chi spera nei santi, nelle statue, nella politica, nelle istituzioni. Ma io grido con tutto il mio cuore alzando le mie mani al cielo perché l’aiuto mi viene solo dall’Eterno. Spera solo in colui che un giorno ti ha creato, per dirti "Ti amo figlio mio, spera in me, io non ti deluderò mai!" Dio non ci ha creati per essere disperati, Lui e la mia e la tua unica speranza.
Avere fede in Dio e sperare in lui non significa non avere piu' problemi, ma sapere a chi portarli, avere fede e sperare in lui anche se le tempeste della vita ci assalgono, credendo con tutto il cuore che ogni cosa coopera per il nostro bene anche se non comprendiamo.
Oggi con questo messaggio caro fratello o sorella o amico/a che leggi voglio incoraggiarti, come mi insegna il mio Gesù, che c'e' speranza per te, io non so quale sia o siano i tuoi problemi ma voglio presentarti colui a cui puoi portarli "Gesu' Cristo" .
Con amore in Cristo, Daniele. Pace a tutti.

 http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/speranza

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

contatori

Lettori fissi

Informazioni personali

La mia foto
Alla ricerca di me stesso con l'aiuto di Gesù

Badge di Facebook