per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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giovedì 7 luglio 2016

Tentazione o prova?


......voglio condividere questo insegnamento,scritto da un fratello in CRISTO GESU',
perchè DIO possa consolare,edificare e fortificare altri,come lo ha fatto con me....
La vita è piena di tante cose belle, ma la vita è anche piena di cose pesanti, di grandi dolori. La vita è piena di situazioni difficili, e affrontando queste situazioni, spesso cadiamo nel peccato. Ci sono prove che sono afflizioni, e spesso, ci portano allo scoraggiamento.
Oggi, voglio considerare le prove e le tentazioni della vita. Vorremo capire: qual è la differenza fra una prova e una tentazione? Vorremo capire da dove vengono le prove, e da dove vengono le tentazioni. Poi, a che cosa servono? Vogliamo capire come affrontarle, per poterle superare vittoriosamente, anziché cadendo.
Chiaramente, per considerare queste cose, non dobbiamo appoggiarci sul nostro intendimento, piuttosto dobbiamo andare alla Parola di Dio per scoprire ciò che Dio ci insegna in questo campo.
Prima di tutto, cosa intendiamo quando usiamo le parole “prova” e “tentazione”? È importante sapere che nel Nuovo Testamento, entrambe le parole derivano dalla stessa parola greca. La stessa situazione può essere vista come una prova o come una tentazione, in base alla prospettiva. Quindi, vogliamo imparare la prospettiva di Dio.
Spesso una prova o tentazione è una situazione difficile, che serve per verificare la vera condizione del cuore o del carattere di un uomo. Può anche essere un'opportunità di peccare.
Anche questo rivela il cuore dell'uomo. Se la persona non guarda a Dio, può rispondere alla prova peccando. Se invece guarda a Dio, quella prova fortifica la sua fede. Quindi, la prova è un qualcosa che rivela la condizione del cuore dell'uomo. Può essere un conflitto con un'altra persona, può essere un problema di salute, o un problema economico, o un'opportunità di peccare in qualsiasi modo.
Per capire meglio le prove e le tentazioni, e da dove originano e come servono, iniziamo considerando un brano importante, 2 Corinzi 12.
Nella prima parte di questo capitolo, Paolo descrive come ebbe il privilegio unico di essere rapito fino al terzo cielo, e anche in paradiso, per udire parole ineffabili, che non è lecito ad alcun uomo di proferire.
È importante cercare di comprendere l'immensità di questo privilegio enorme, che solitamente non viene dato mai agli uomini. Da ciò che sappiamo, in quel momento della storia, nessuno altro apostolo aveva ricevuto questo privilegio. Sappiamo che anni dopo la morte di Paolo, l'apostolo Giovanni fu anche lui portato in cielo in modo da poter trasmetterci il libro della Apocalisse. Quindi Paolo aveva ricevuto un privilegio che nessuno degli altri apostoli avevano ricevuto. Certamente sarebbe stato facile insuperbirsi. Perciò Dio, che aveva dato questo privilegio a Paolo, gli mandò anche una terribile sofferenza, per proteggerlo dalla superbia.
Notate attentamente ciò che Paolo descrive nel versetto 7. Ve lo leggo:
“inoltre, affinché non m’insuperbisca per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata data una spina nella carne, un angelo di Satana per schiaffeggiarmi affinché non m’insuperbisca.” (2Cor 12:7)
Notiamo attentamente i verbi. A Paolo è stata data una spina nella carne. Questa spina serviva per proteggerlo dalla superbia. Quindi, è chiarissimo che è stato Dio a dare questa spina a Paolo, perché è solo Dio che avrebbe voluto proteggerlo dalla superbia. Quindi Dio ha dato a Paolo una spina nella carne, per proteggerlo dal peccato.
Però, notate che questa spina era un angelo di Satana, che potremmo anche chiamare un demone, che serviva per schiaffeggiarlo per tenerlo lontano dalla superbia.
Questa spina era un grave e difficile problema fisico, che faceva soffrire molto Paolo. Il dolore veniva da Satana, in questo caso da un angelo di Satana. Però è stato mandato da Dio, per proteggere Paolo dalla superbia.
Chiaramente Satana non vuole proteggerci dalla superbia, anzi, la superbia è uno dei suoi peccati principali. Satana vuole farci cadere nel peccato, e perciò vuole che abbiamo superbia. Quindi, nonostante che Satana facesse soffrire Paolo, in realtà questa sofferenza aveva origine non in Satana, ma in Dio. Dio ha dato questa sofferenza per il bene di Paolo, Satana cercava di usare questa sofferenza per far cadere Paolo nel peccato. In altre parole, lo stessa avvenimento era una prova da parte di Dio per fortificare la fede di Paolo e per proteggerlo dal peccato, e da parte di Satana era una tentazione, per farlo cadere.
Paolo scelse di guardare a Dio in questa prova, e perciò anziché provocare il male nella sua vita, provocò un immenso bene, come leggiamo nei versetti 8-10.
“8 A questo riguardo ho pregato tre volte il signore che lo allontanasse da me. 9 Ma egli mi ha detto: "la mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza". Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. 10 Perciò io mi diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle avversità per amore di Cristo, perché quando io sono debole, allora sono forte.” (2Cor 12:8-10 LND)
Questa prova era così pesante che ha spinto Paolo a pregare in tre occasioni implorando Dio di toglierla. Ma Dio ha fatto un'opera molto più grande che togliere la prova. Tramite la sofferenza, Paolo imparò di più della potenza di Cristo in lui, che era più visibile nella sua debolezza. Avendo capito questo, Paolo trovava diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, e nelle distrette, perché in questo modo poteva conoscere la potenza di Cristo in lui.
Questo brano è estremamente importante per aiutarci a capire che ciò che Satana intende per male, Dio lo intende per bene. Il sovrano controllo di Dio è tale che perfino ciò che Satana intende per male è uno strumento per il bene nelle mani di Dio.
Giuseppe in Egitto
Pensiamo alla storia di Giuseppe, il figlio di Giacobbe. Fu odiato dai suoi fratelli, e venduto come schiavo e portato in Egitto. Conosciamo la storia, e come Dio benedisse Giuseppe, ma poi fece sì che egli si trovasse ingiustamente in prigione, dove rimase per vari anni, per poi diventare secondo al comando in tutto l'Egitto. Nella provvidenza di Dio, tutte queste vicissitudini servivano per far arrivare i suoi fratelli in Egitto, per portare avanti il piano di Dio. Dopo che i suoi fratelli si furono trasferiti, e che il padre Giacobbe morì, i fratelli ebbero paura che Giuseppe avrebbe cercato di vendicarsi contro di loro. Vi leggo le parole di Giuseppe a loro che troviamo in Genesi 50:
19 Giuseppe disse loro: "non temete; sono io forse al posto di DIO? 20 Voi avete macchinato del male contro di me; ma DIO ha voluto farlo servire al bene, per compiere quello che oggi avviene: conservare in vita un popolo numeroso. ” (Gen 50:19-20)
Notate le parole di Giuseppe: voi avete macchinato del male contro di me, ma Dio ha voluto farlo servire al bene. Le situazioni brutte sono mandate da Satana per farci del male, ma Dio le usa per farci del bene. Le prove, perfino le cose più terribili, sono strumenti nelle mani di Dio per portare il bene ai suoi figli.
Romani 8:28-30
Passiamo ora a Romani 8:28-30. Questo brano dichiara in modo chiaro che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio. Chiaramente, non succede niente per caso, ma succede perché Dio è sovrano su tutte le cose. Leggo Romani 8:28-30.
“28 or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. 29 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo figlio affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati.” (Rom 8:28-30 LND)
Tutte le cose vuol dire tutte le cose! Dio controlla tutto in modo tale che tutte le cose, compresi il dolore e le difficoltà, che vengono usate per portare del vero bene nella vita di noi che siamo stati salvati. Abbiamo appena considerato come Dio ha usato la terribile sofferenza di Paolo per fortificare la sua fede, per fargli conoscere di più la potenza di Dio all'opera in lui, e per proteggerlo dalla superbia. Quindi anche ciò che Satana usa per cercare di far cadere nel peccato, Dio lo usa come strumento per il bene dei suoi figli.
Per poterci fidare del fatto che Dio fa cooperare tutto al bene, dobbiamo assolutamente capire e tenere in mente che solo il bene che Dio intende è il vero bene, non è vero il bene che è secondo il metro del mondo. Il mondo pensa al bene come una vita con poche difficoltà e poca sofferenza, una vita in cui tutti ci trattano con giustizia, e ci sono poche frustrazioni. Quello è il bene secondo il metro del mondo.
Dio intende tutta un'altra cosa per bene. Il bene che Dio produce in noi è il bene eterno di farci essere conformati all'immagine di Cristo.
Pensando all'esempio di Paolo, il bene che Dio ha prodotto nella sua prova non era di togliere il dolore, che evidentemente è rimasto, ma era di santificare Paolo e di fargli imparare una buona lezione che ricordava Gesù Cristo e la sua potenza in Paolo. Agli occhi del mondo, non c'era bene in quella prova, in quanto il dolore continuava. Agli occhi di Dio, e anche agli occhi di Paolo dopo che aveva capito, quella prova, quella sofferenza stava producendo un profondo bene. Quindi, quando pensiamo al fatto che Dio fa cooperare tutto per il bene di quelli che amano Dio, è essenziale ricordare che il bene non è una vita meno pesante, ma è una vita in cui conosciamo Dio di più.
1 Corinzi 10
Passiamo ora a considerare 1Corinzi 10. Questo capitolo inizia avvertendoci di non peccare come peccarono i figli di Israele. Leggiamolo insieme iniziando dal versetto 1. 1Corinzi 10:1-6.
“1 Ora, fratelli, non voglio che ignoriate che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola e tutti passarono attraverso il mare, 2 tutti furono battezzati per Mosé nella nuvola e nel mare, 3 tutti mangiarono il medesimo cibo spirituale, 4 e tutti bevvero la medesima bevanda spirituale, perché bevevano dalla roccia spirituale che li seguiva; or quella roccia era Cristo. 5 Ma Dio non gradì la maggior parte di loro; infatti furono abbattuti nel deserto, 6 Or queste cose avvennero come esempi per noi, affinché non desideriamo cose malvagie come essi fecero,” (1Cor 10:1-6 LND)
Non tutti coloro che sono usciti dall'Egitto appartenevano veramente a Dio. Similmente, non tutti coloro che si dichiarano credenti sono veramente salvati. Ciò che accadde ai figli d'Israele è un avvertimento per noi, per aiutarci a non cadere in quei peccati in cui loro sono caduti, e per cui furono abbattuti nel deserto.
Leggo alcuni di questi peccati dal versetto 7 a 10.
“7 e affinché non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: "il popolo si sedette per mangiare e per bere, e poi si alzò per divertirsi". 8 E non fornichiamo, come alcuni di loro fornicarono, per cui ne caddero in un giorno ventitremila. 9 E non tentiamo Cristo, come alcuni di loro lo tentarono, per cui perirono per mezzo dei serpenti, 10 E non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, per cui perirono per mezzo del distruttore.” (1Cor 10:7-10 LND)
Notate che questi peccati erano così gravi che Dio uccise tanti di loro. Questi peccati comprendevano anche i peccati di mormorare e di tentare Dio, lamentandosi di ciò che Egli aveva provveduto per loro, e mormorando quando non c'era cibo e non c'era acqua.
Attenzione: mancare cibo e acqua nel deserto è un problema gravissimo. Al popolo di Dio poteva sembrare che sarebbero morti. Però, il fatto che scelsero di mormorare per questo vero problema fu considerato da Dio come un grave peccato. Infatti, e Egli uccise vari di loro per questo motivo.
Nonostante che il problema fosse così grave, non avrebbero dovuto mormorare. Era stato Dio stesso a guidarli fino a quel punto. Avrebbero dovuto fidarsi di Dio. Egli aveva promesso che li avrebbe fatti arrivare nella terra promessa.
Similmente per noi, dobbiamo ricordare che Dio è sovranamente in controllo degli avvenimenti della nostra vita, e quando arrivano situazioni difficili, è perché sono state ordinate così da Dio. Queste situazioni, queste prove, non dovrebbero farci cadere nel peccato, piuttosto dovrebbero servire per stimolare la nostra fede, in modo che possiamo vedere più l'opera di Dio.
Infatti, vi faccio una domanda. Che cosa fortifica di più la fede? Quando Dio provvede tutto per noi in modo che non ci sono prove, oppure, quando Dio ci manda le profonde prove, ma poi provvede la via di uscita in modo visibile, come vediamo tante volte nella Bibbia, e anche nella vita?
Chiaramente, è quando ci sono gravi prove che riconosciamo di più la provvisione di Dio, e questo aumenta la nostra fede. Quindi, l'opera di Dio nella nostra vita non è per darci una vita comoda con pochi problemi, piuttosto l'opera più grande di Dio è di aumentare la nostra fede, in modo da santificarci.
Vado avanti, e leggo il versetto 11:
“or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età.” (1Cor 10:11 LND)
Il racconto dei figli d'Israele serve per il nostro avvertimento. Serve per farci capire che il nostro modo di rispondere alle circostanze trasforma la stessa situazione in una prova che fortifica la nostra fede, o in una tentazione che ci porta a peccare. Non è la situazione che ci fa peccare, ma è come noi viviamo quella situazione. Questo è il messaggio di questo brano.
E perciò dobbiamo tenere in mente che se non guardiamo a Dio, peccheremo. Infatti, il prossimo versetto, il versetto 12, ci avverte del pericolo di cadere nel peccato come loro. Leggo il versetto 12.
“perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere.” (1Cor 10:12 LND)
Chi pensa di stare in piedi, ovvero chi si ritiene forte, può facilmente cadere nel peccato. Perciò, dobbiamo considerare ogni difficoltà ed ogni prova come un'opportunità di guardare a Dio con fede.
Un versetto chiave
Infatti, ora arriviamo al versetto 13, un versetto molto importante per quanto riguarda il comprendere le prove della vita. Ho detto all'inizio di questo sermone che nel Nuovo Testamento, la parola “prova” è la parola “tentazione” derivano dalla stessa parola greca. Per esempio, qui in 1Corinzi 10:13 troviamo questa parola greca tradotta con “tentazione”, mentre in Giacomo 1 troviamo la stessa parola tradotta con “prova”. Tenete in mente questo mentre leggo ora il versetto 13.
“nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana, or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate
Nel leggere questo versetto, è indifferente che diciamo tentazione o prova. Il senso è uguale. Tutte le prove, tutte le cosiddette tentazioni, che arrivano nella nostra vita sono umane. Non succede nulla a noi che non succede anche ad altri. Questo è una verità importante da ricordare, perché molto facilmente crediamo alla menzogna che le nostre prove, le nostre difficoltà sono più dure di quelle degli altri. Non è vero! Tutte le nostre tentazioni sono umane!
Poi troviamo la meravigliosa e preziosa verità che Dio è fedele. Dio è fedele, Egli non cambia mai, Egli mantiene sempre la sua parola. Dio è fedele, e non permetterà che siamo tentati oltre le nostre forze. Satana non ha il potere di mandarci una prova o una tentazione se non è quella stabilita da Dio. Vediamo questa realtà più volte nella Bibbia, come nell'esempio di Giobbe e di Paolo. Satana non può decidere quale prova mandarci. Questa è una decisione che Dio tiene sempre per sé.
Dio sa quante forze ci ha dato, e sa dosare la prova in modo esatto e preciso. Egli non permette che arrivi una prova oltre le nostre forze. È vero che spesso a noi sembra che una prova sia troppo pesante, ma questo è perché Dio conosce le nostre forze meglio di quanto le conosciamo noi.
Se ricordiamo questa verità, non diremo mai di non farcela più. Certamente, può facilmente sembrare che non ce la facciamo, però quel pensiero è una menzogna, nega questa promessa da parte di Dio. Dio è fedele, e anche se sembra che non ce la facciamo più, in realtà possiamo superare qualunque prova che Dio ci dà, perché Egli, essendo fedele, non permette che siamo provati oltre le nostre forze.
Con ogni tentazione, ci dà anche la via di uscirne. La via di uscire da una prova non è una via di evitare la prova, ma è la via per passare la prova e uscire dall'altra parte. Infatti, Dio non ci fa evitare le prove perché le prove sono gli strumenti che Egli usa per fortificare la nostra fede e per conformarci all'immagine di Gesù Cristo.
Il versetto conclude dicendo "affinché la possiate sostenere". Ciò che ci permette di superare la prova vittoriosamente è il fatto di sapere che Dio è in controllo, e che ci farà superare la prova. La chiave per superare le prove è di tenere i nostri occhi su Dio, e ricordare le sue promesse, e che Dio è fedele, ed è con noi! Se dimentichiamo queste cose, allora a noi potrà sembrare impossibile sostenere la prova.
Alla luce di questo, vi esorto e vi incoraggio a tenere in mente in ogni prova e tentazione che Dio, il nostro Padre celeste, è in controllo, ha disegnato questa prova per te, e sta usando questa prova per portare buon frutto nella tua vita. Non dobbiamo mai disperarci nelle prove, non dobbiamo mai credere la menzogna che non riusciamo più a sopportarne il peso, perché Dio è fedele, e non permetterà una prova troppo pesante per noi. Dio è sempre in pieno controllo delle nostre prove.
Giacomo 1:2-18
La chiave è nel capire e ricordare che non è la prova in sé che produce la gioia, è piuttosto ciò che la prova produce in noi che ci dà gioia. La gioia sta nel ricordare che Dio sta usando quella prova per produrre un bene eterno in noi.
Notate qui che la prova viene chiamata “la prova della nostra fede”. Le prove sono strumenti che Dio usa per mettere alla prova la nostra fede, per raffinarla e rinforzarla. Abbiamo visto che il terribile dolore di Paolo aveva creato in lui una fede più grande, per cui egli era grato a Dio. Vediamo questa realtà volta dopo volta nella Bibbia, e anche nella vita di oggi osservando tanti credenti.
Notiamo ciò che la prova della nostra fede produce. Prima di tutto, produce costanza, che è costanza della fede. Questa costanza compie in noi un'opera perfetta. Tramite le prove Dio opera per renderci perfetti e completi, in nulla mancanti. In altre parole, senza le prove siamo molto mancanti ed imperfetti, e siamo incompleti. La nostra fede non è matura, non è perfetta. Sono proprio le prove che Dio usa per maturare e purificare e rinforzare la nostra fede.
Caro credenti(e), è vero che le prove sono difficili al momento, ma sono strumenti nelle mani di Dio per prepararti per l'eternità con Lui.
Andando avanti, dal versetto 5 a 8 leggiamo che se abbiamo bisogno di sapienza, la possiamo chiedere con fede a Dio, ed Egli ce la darà. Leggo dal versetto 5:
“5 ma se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio che dona a tutti liberamente senza rimproverare, e gli sarà data. 6 Ma la chieda con fede senza dubitare, perché chi dubita è simile all’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. 7 Non pensi infatti un tal uomo di ricevere qualcosa dal Signore, 8 perché è un uomo dal cuore doppio instabile in tutte le sue vie.” (Giacomo 1:5-8 LND)
Spesso, in mezzo alle prove profonde, al dolore difficile, alle afflizioni ardue, abbiamo bisogno di chiedere a Dio la sapienza, per capire come procedere. Quando chiediamo fidandoci che Dio ama rispondere a questa preghiera, Egli risponderà, e ci darà la sapienza che serve. Non ci spiegherà il perché di ogni prova, perché quello Dio non ce lo rivela. Piuttosto, ci ricorderà che Egli è in controllo, e che sta facendo tutto per portare avanti la sua buona opera in noi.
Saltiamo giù e leggiamo il versetto 12.
“beato l’uomo che persevera nella prova, perché, uscendone approvato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a coloro che l’amano.” (Giacomo 1:12 LND)
Qua, Dio ci ricorda che chi persevera nella prova, ovvero chi continua a guardare a Dio, sarà beato, e riceverà la corona della vita. Qua troviamo una chiave per superare le prove. Dobbiamo perseverare, dobbiamo continuare a guardare a Dio, fidandoci che Egli è in controllo, non perché
Bibbia, e ci fidiamo della sua Parola!
Quando siamo tentati, nessuno deve dire che è stato Dio a tentarlo. Dio non tenta nessuno, ovvero, Dio non spinge mai qualcuno a peccare. Eppure, tendiamo ad accusare Dio, anche in modo indiretto, accusando la provvidenza di Dio. Quando Adamo ed Eva peccarono, e Dio chiese ad Adamo che cosa avesse fatto, Adamo rispose accusando indirettamente Dio, dicendo che era stata la donna che Dio gli aveva messo al fianco che gli aveva dato da mangiare il frutto proibito. Però in realtà, Dio non ci spinge mai a peccare.
Piuttosto, questo brano ci spiega che siamo tentati a causa della nostra propria concupiscenza. Non sono le cose al di fuori di noi che ci portano a peccare, ma piuttosto è la concupiscenza dentro di noi. La nostra concupiscenza utilizza le opportunità che le prove e le tentazioni danno, per spingerci al peccato. Il peccato quando è consumato, genera la morte.
Vediamo tanti esempi di questa verità nella Bibbia, come anche nella vita. Per esempio in Matteo 5 Gesù insegna che anche se un uomo guarda una donna con desiderio ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Il desiderio è nel cuore. In Matteo 15 Gesù spiega che ciò che contamina l'uomo è ciò che esce dal suo cuore. Il peccato è dentro di noi, non è una tentazione esterna che ci porta a peccare.
In Giacomo 4, leggiamo che pecchiamo perché abbiamo passioni sbagliate, che sono le nostre concupiscenze. Leggo Giacomo 4:1-3.
“1 Da dove vengono le guerre e le contese fra voi? Non provengono forse dalle passioni che guerreggiano nelle vostre membra? 2 Voi desiderate e non avete, voi uccidete e portate invidia, e non riuscite ad ottenere; voi litigate e combattete, e non avete, perché non domandate. 3 voi domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.” (Giacomo 4:1-3 LND)
Ciò che in questo brano viene chiamato “le passioni” non sono altro che le nostre concupiscenze. Quindi, ricordate che Dio non tenta mai nessuno, e non è ciò che succede intorno a noi che ci fa peccare. Piuttosto il peccato è dovuto a causa della nostra concupiscenza, che ci porta a desiderare ciò Dio non ci ha dato.
Dio non tenta nessuno. Dio ci manda le prove che ci portano del bene se guardiamo a Lui. È la nostra concupiscenza che trasforma quella prova, che dovrebbe portarci del bene, in una tentazione in cui cadiamo. La colpa non è mai di Dio, la colpa è della nostra concupiscenza.
In realtà, ogni buona donazione e ogni dono perfetto vengono dall'alto, vengono da Dio. Dio è la fonte di ogni buon dono che riceviamo in tutta la vita. Ed è per questo che è importante abbondare nel ringraziamento.
Ricordati che le prove servono per proteggerti dal peccato, non per farti peccare. Dio sapeva esattamente ciò che serviva a Paolo per proteggerlo dalla superbia. E Dio sa quali sofferenze servono a noi, per proteggerci dai nostri peccati.
Tramite le prove, Dio sta portando a compimento la sua buona opera in noi, fino al giorno di Cristo.
Quindi, la chiave per superare le nostre prove è di tenere gli occhi su Dio, di ricordare le sue promesse, e di fidarci di Lui. Quando facciamo così, ciò che prima ci affliggeva e ci faceva stare molto male può essere motivo di grande gioia, perché ricorderemo ciò che Dio sta facendo tramite le prove della nostra fede.
E quando cadiamo in tentazione, non dobbiamo mai attribuire la nostra caduta alle circostanze intorno a noi. Piuttosto dobbiamo riconoscere che abbiamo peccato a causa della concupiscenza dentro di noi. Perciò confessiamo ogni peccato, e riposiamoci in Cristo mentre aspettiamo il suo ritorno.
Ringrazio Dio che Egli è in controllo. Prego che possiamo tenere in mente le preziose promesse di Dio.

da una riflessione della sorella Rosa Chiara Anna Pascuzzi

domenica 20 marzo 2016

Dove riponete la speranza?


All'inizio dell'anno la nostra attenzione è sempre rivolta al futuro, a ciò che ci si potrà attendere da esso, alle nostre speranze. Il testo biblico e la riflessione che su di esso faremo ci potrà aiutare a focalizzare la nostra attenzione sul contenuto della speranza che l'Evangelo di Gesù Cristo ci annuncia, al contenuto del nostro futuro, al contenuto delle nostre aspirazioni. A che cosa noi aspiriamo nella vita più di ogni altra cosa? E soprattutto: ne vale la pena? L'Apostolo Pietro, nella sua prima lettera, scrive:
"Perciò, avendo cinti i lombi della vostra mente, siate vigilanti, e riponete piena speranza nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo. Come figli ubbidienti, non conformatevi alle concupiscenze del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza, ma come colui che vi ha chiamati è santo, voi pure siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: "Siate santi, perché io sono santo"" (1 Pi. 1:13-16).

Qualcosa in cui sperare

Un’esclamazione che si sente spesso, senz’altro vera e giustificata, è: "La vita è dura". Anche se, a udire questo, qualcuno subito penserà che la vita può essere dura per alcuni ma che per altri è comoda e piena di contestabili ed invidiabili privilegi, il fatto che la vita sia piena di frustrazioni, insoddisfazioni e vanità, lo affermava amaramente anche il ricco e privilegiato re Salomone. Egli, come riporta il libro biblico dell’Ecclesiaste, pur avendo avuto tutto ciò che nel mondo si può comprare, ne conclude pessimisticamente: "Poi mi volsi a considerare tutte le opere che le mie mani avevano fatto, e la fatica che avevo impiegato a compierle; ed ecco tutto era vanità e un cercare di afferrare il vento; non c’era alcun vantaggio sotto il sole. Sapienza e follia sono entrambe vanità ... Perciò ho preso in odio la vita, perché tutto ciò che si fa sotto il sole mi è divenuto disgustoso, perché tutto è vanità e un cercare di afferrare il vento" (Ec. 2:11,17).
Qualunque siano le condizioni oggettive in cui uno viva, c’è un solo modo con il quale chiunque possa continuare a vivere nonostante tutte le pene, le frustrazioni e le insoddisfazioni della sua vita: averequalcosa in cui sperare. Quella speranza, qualunque essa possa essere, è ciò che dà ad una persona ragioni per continuare.

Discernere le speranze

I più pessimisti potrebbero osservare come ogni speranza non sia altro che una pia illusione, un inganno operato verso noi stessi solo per poter "tirare avanti". Non è però ragionevole fare queste generalizzazioni perché uno non potrebbe certo dimostrare che ogni speranza sia davvero infondata.Bisogna saper discernere: esistono, è vero, speranze infondate, ma altre possono essere ben fondate.
In questo mondo vi sono molte speranze in competizione l’una con l’altra. Permettetemi che menzioni tre tipi di speranza che, in qualche modo sono rappresentativi:

1. Speranza in noi stessi

La prima speranza è la speranza in noi stessi. Nella nostra cultura sono molti ad avere questo tipo di speranza. Il fine che si propongono è una certa qual misura di prosperità, una vita piacevole e soddisfacente. Le virtù che vengono associate a questo tipo di speranza sono responsabilità e impegno nel proprio lavoro. Così, quando la vita diventa difficile, quando incontrano ostacoli sul loro cammino verso una vita piacevole e soddisfacente, siano essi fastidi minori come arrivare tardi sul lavoro o qualcosa di più traumatico come la perdita del lavoro, la soluzione, per questo tipo di persone è di assumersi le proprie responsabilità nella situazione e, attraverso uno strenuo impegno, risolvere i problemi. Questa è la loro speranza.
Sebbene però il senso di responsabilità e la diligenza siano valori importanti, non si può sperare totalmente su di essi come se fosse la chiave per aprire ogni porta. Spesso il senso di responsabilità non basta a risolvere i mali che possono sopravvenire ad una persona. Anche il lavoro fatto con grande diligenza e dedizione ha i suoi limiti. Il problema è che questo tipo di speranza non regge quando è Dio a valutare la nostra vita. Contando molto su sé stesso e sulle proprie risorse, qualcuno potrebbe anche pensare: "Se mi dovessi presentare davanti al giudizio di Dio, saprò sicuramente come uscirne, come giustificarmi, come cavarmela. Non me ne preoccupo…". Davvero? Ci siamo mai premurati di esaminare quali siano i valori che Dio ritiene importanti e sulla base dei quali verremo giudicati? Non siamo noi a stabilire questi criteri. 
Egli potrebbe ben dichiarare, quando ci presenteremo a Lui, che l’obiettivo ultimo che abbiamo avuto nella nostra vita era sbagliato, che i mezzi per perseguirlo erano sbagliati, che la nostra speranza era mal riposta. Aver perseguito esclusivamente il nostro benessere terreno come valore ultimo (e per di più per così pochi anni) potrebbe risultare in un’eterna e terribile separazione da Dio. Queste sono le speranze di un mondo perduto.

2. …con la benedizione di Dio

Un secondo tipo di speranza che è oggi molto popolare è una variazione del primo. Si tratta di una speranza più religiosa. Essa inizia con obiettivi simili alla prima, una certa misura di prosperità ed una vita piacevole e soddisfacente. I mezzi per raggiungere questo obiettivo, però, sono leggermente emendati. C’è si il senso di responsabilità ed il lavoro diligente. Quello che alcuni aggiungono, però, è l’aspettare per questo la benedizione di Dio. Così, quando a questa persona capita un incidente di percorso, quando incontra sulla sua strada un ostacolo significativo, la soluzione è chiara: prendersi le responsabilità del caso e, attraverso il proprio diligente impegno risolvere il problema e poi pregare Dio che benedica i propri sforzi.
Nella prospettiva della nostra salvezza eterna essa implica che Dio sia "buono" e che sicuramente ci salverà perché avrà apprezzato i nostri sforzi e la nostra buona volontà, chiudendo magari un occhio di fronte alle nostre inadempienze "minori". In ogni caso, ci si aspetta qui che la faccenda sia in qualche modo risolta. In alcuni casi ci vorrà maggiore tempo, ma l’obiettivo di una vita piacevole e soddisfacente sarà raggiunto. Questa speranza comporta tutte le debolezze della prima e forse di più.

3. La speranza biblica

Il terzo tipo di speranza è la speranza della quale testimoniano le Sacre Scritture, la speranza cristiana. Questo tipo di speranza parte da un punto molto diverso delle prime due. 
In primo luogo, il suo obiettivo è diverso. L’obiettivo che si prefigge non è quello di avere una certa misura di prosperità. Non si tratta tanto di voler godere una vita piacevole e soddisfacente. L’obiettivo è quello di voler condurre una vita che porti onore a Cristo. Ora questa vita potrebbe anche essere molto piacevole e soddisfacente, ma non necessariamente. Le persone alle quali l’apostolo Pietro scriveva la lettera, una porzione della quale abbiamo letto, non godevano di prosperità. Soffrivano con grandi prove. La vita per loro era eccezionalmente dura. Stranamente, però, questo a loro non importava. L’obiettivo era diverso, e questo rendeva loro possibile di rallegrarsene grandemente. Qual era la speranza che proponeva loro Pietro, sebbene essi dovessero affrontare molte prove ed ostacoli nel loro cammino verso il vivere una vita che portasse onore a Cristo?
"Perciò, avendo cinti i lombi della vostra mente, siate vigilanti, e riponete piena speranza nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo" (1 Pi. 1:13).
Questa è la vera speranza, la speranza che non fallisce. Essa non fallisce perché è una speranza che non è radicata nell'oggi, ma nel mondo a venire.

Nella prospettiva dell'eternità

Il mondo a venire… Solo ad usare questa espressione oggi si incontra solo scetticismo e derisione. Viviamo infatti in una cultura fortemente incentrata sul qui ed ora, una cultura che vede la morte come la fine di ogni cosa e quindi la necessità di godersi a fondo tutto ciò che questo mondo può offrire finché se ne è in tempo. Chi crede nell'eternità viene considerato solo uno stupido che si perderà "tutto il bello della vita".
La dimensione dell'esistenza che noi conosciamo, però, non esaurisce tutto ciò che esiste. Esiste una dimensione diversa, un'età a venire, un'eternità. La Bibbia ci dice che l'unico modo per comprendere, usare e, certamente, godere di questa vita è proprio quello di vederla nel contesto della vita a venire, vederla nel contesto di quelle cose fuori moda, di cui oggi si preferisce non parlare, che sono paradiso ed inferno.
La speranza cristiana è radicata nella dimensione dell'eternità. Per comprendere meglio la cosa, dovremmo porci tre domande: In primo luogo: Qual è la speranza cristiana? Che cosa noi speriamo? In secondo luogo: Quando verrà realizzata questa speranza? E in terzo luogo, in che modo noi perseguiamo questa speranza? In tutto questo, il mio obiettivo è quello di rammentarvi che nessuno sarà in grado di vivere, e persino di comprendere questa vita, fintanto che non lo vedremo nella prospettiva del tempo a venire.

1. Che cosa speriamo? 

La nostra prima domanda è "Che cosa speriamo?". Il nostro testo ci dice: ".. nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo". Che cos'è questa grazia? Pietro ce lo dice in questa stessa sua lettera:
"Benedetto sia il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, a una viva speranza per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per un'eredità incorruttibile, incontaminata e immarcescibile, conservata nei cieli per voi" (1 Pi. 1:3,4).
Siamo stati rigenerati ad una viva speranza e questa viva speranza è un'eredità da ricevere da Dio. 
Come si può immaginare questa speranza celeste? Potreste iniziare prendendo tutte le cose che vi causano frustrazione, che vi fanno inciampare nel cammino della vita, ed immaginarle tutte svanite. Iniziate la vostra giornata dopo una notte di buon riposo. Uscite e vi godete la colazione mentre un sole glorioso comincia a far sentire la sua presenza. Fate una lista delle cose che dovete fare quel giorno senza alcun senso di pressione o peso imposto dal dovere, e eseguite tutto ciò che la lista indica senza mai essere frustrati. Avendo terminato la vostra lista, invitate i vostri amici e vi godete la cena, chiacchierando su tutto ciò che la vostra fantasia vi suggerisce. Finite la serata facendo una piacevole passeggiata sotto le stelle e poi andate a letto. Siete stanchi, ma è una buona stanchezza. Chiudendo gli occhi per dormire pensate: "Domani potrò godermi un'altra bella giornata come quella che oggi ho passato". Aggiungete a tutto questo il punto forte dell'eternità. Giungerete a vedere Gesù, vedrete Colui per il quale avete lottato contro il peccato per tutti questi anni. Sentirete quel Suo sguardo, tenero ma penetrante. Vedrete il sorriso che potevate percepire quando vi mettevate a pregare. Giungerete ad udire quella voce che tanto avevate amato. Questa è la grazia che ci sarà conferita. Questa è la nostra speranza.

2. Quando verrà realizzata questa speranza?  

Domanda numero due: quando verrà realizzata questa speranza? La nostra speranza non è qualcosa che ci verrà data in questo tempo. Essa verrà realizzata quando Gesù tornerà da noi, ciò che Pietro chiama: "la rivelazione di Gesù Cristo". Dobbiamo attenerci strettamente a questo perché ci rammenta che la risoluzione di tutti i nostri problemi non avverrà durante questa vita. Era Gesù stesso che diceva ai Suoi discepoli: "Nel mondo avrete tribolazioni". 
Perché sottolineo tutto questo? Lo sottolineo perché ciò che ci attendiamo ha un'importanza critica. Se vi aspettate il giorno in cui tutte le vostre frustrazioni e difficoltà verranno appianate, due cose vi accadranno. In primo luogo, quel punto della vita diventerà il vostro obiettivo primario. Farete tutto ciò che è in vostro potere fare per raggiungere quell'obiettivo. Raggiungere quel punto sarà la vostra speranza. La seconda cosa che accadrà è che ne rimarreste delusi, forse anche amareggiati, perché vi renderete conto di non poter mai arrivare a quel punto. Ora certo questa vita ha le sue gioie, e noi dovremmo godercele tutte. Queste gioie, però, non sono la nostra speranza. La nostra speranza è l'eredità, la grazia che Gesù Cristo ci conferirà quando tornerà al termine di quest'era e all'inizio della prossima. Vedete così come questa vita non sia il tentativo di arrivare alla beatitudine in questa vita. Essa è un viaggio verso una speranza che risiede nel tempo a venire. Alcuni diranno: "Questo è pessimistico". Non si tratta, però, di pessimismo. È il realismo della vita cristiana. Il nostro punto focale è questo: la gioia non la si potrà trovare nel dire che si potrà avere una vita senza problemi e preoccupazioni. La gioia la si può avere anche nel mezzo di problemi e preoccupazioni, rammentando a noi stessi che Gesù ci ama anche ora e che un giorno Egli ritornerà per mostrarci che tutte le pene di questa vita non saranno state prive di significato.

3. in che modo noi perseguiamo questa speranza?  

La nostra terza domanda è: In che modo noi perseguiamo questa speranza? Il nostro testo ci dice di mantenere il nostro sguardo fisso sulla speranza del ritorno di Gesù. Come possiamo farlo? Vorrei mettere qui in rilievo tre cose. Notate dapprima del nostro testo l'espressione: "riponete piena speranza". La versione interconfessionale della Bibbia dice: "Tutta la vostra speranza sia rivolta verso quel dono che riceverete da Cristo Gesù", o ancora meglio: "Fissate completamente la vostra speranza".
Se siete in buona forma, correre è un divertimento. Una volta acquisito un certo ritmo, di fatto ci si sente bene correndo. Per questo per i corridori, il correre è qualcosa di bello. Quando fate una corsa a lunga distanza, il vostro corpo ogni tanto sentirà stanchezza, ma il corridore di esperienza spinge con forza le sue gambe sapendo che il suo corpo ricupererà, che le forze ritorneranno. Il corridore esperto, quindi, non si fermerà fintanto che non taglierà il traguardo. Solo allora potrà considerare conclusa la sua corsa. Essere cristiani è come correre una corsa di lunga distanza. Ci sono delle volte in cui le forze spirituali sembrano cedere. Il cristiano esperto, però, sa perseverare per fede. Il cristiano d'esperienza sa che Dio continuerà a rinnovargli lo spirito per metterlo in grado di continuare. Il cristiano esperto persevererà fino al traguardo finale. Egli sa che la corsa non sarà conclusa fino a che Cristo non darà inizio ad una nuova era. Nel nostro testo lo Spirito ci dice di non mollare la presa fino alla fine, di non abbandonare la gara ma di continuarla fino alla fine, fintanto che Gesù arriverà. Non dobbiamo riporre la nostra fede in altro che non sia il traguardo finale. 
Questo significa fissare fermamente la nostra speranza sulla grazia a venire di Cristo. Vi sono molte tentazioni a questo mondo che vorrebbero farci soffermare l'attenzione in qualcosa di meno che il traguardo finale. In che cosa speri quando hai più conti da pagare che denaro? Non dici mai a te stesso che le cose andranno meglio quando riceverai l'aumento che ti hanno promesso? Oppure quando la tua carriera avrà una svolta decisiva? Che succede però quando la tua carriera non giunge al punto che speravi? Che accade se lo sperato aumento è minore di quanto tu ti aspettavi? Che accade se quando ricevi l'aumento, anche i conti che devi pagare aumentano? O, tanto per prendere una prospettiva diversa, che fai quando, ricevuto l'aumento e pagati i conti, ti rimane ancora del denaro? Quando ricevi ciò che avevi sperato? Forse che la vita finalmente non avrà più problemi per te? Le cose andranno bene, realmente bene, solo quando Cristo ritornerà. Nel frattempo dobbiamo perseverare verso il traguardo di condurre una vita che porti onore a Lui, e sempre pregando per la grazia di poterlo fare."Riponete piena speranza nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo"

Indicazioni supplementari

Il nostro testo ci dice di più su come perseguire questa speranza. Nel versetto 13 vi è solo un verbo principale indipendente: "riponete piena speranza". Le altre parole sono tradotte come verbi indipendenti, ma in realtà sono participi che di fatto meglio precisano il senso del verbo principale.

1. Pronti all'azione.  

Così, il primo participio è "avendo cinti i lombi della vostra mente". È un'espressione dell'Antico Testamento. Nell'Antico Testamento gli uomini indossavano lunghe vesti. Quando dovevano lavorare si tiravano su la veste alla vita fissandola con una cintura, affinché essa non ingombrasse. 
In 1 Re 18:46 troviamo scritto: "La mano dell'Eterno fu sopra Elia, che si cinse i lombi e corse davanti ad Achab fino all'ingresso di Jezreel". Questo vuol dire che Elia si era preparato all'azione. Ciò che nel nostro testo è interessante è che veniamo istruiti a "cingerci i lombi" della nostra mente. L'appello qui è di disporre la nostra mente all'azione. Il versetto 14 ci aiuta a spiegarlo con una contrapposizione:
"Come figli ubbidienti, non conformatevi alle concupiscenze del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza".
Pietro qui rammenta ai quei credenti ciò che essi erano stati prima. Essi erano stati "nell'ignoranza". Ecco perché Pietro li chiama a rendere pronta la loro mente. Questo non è un appello a tornare a scuola. Questo è un appello a comprendere, un appello a guardare il mondo attorno a loro e a vederlo per quello che è realmente.
Conoscevo una volta un giovanotto che viveva in funzione del giorno in cui avrebbe potuto possedere e guidare l'automobile. Avrebbe comprato un auto elegante, veloce e sportiva che lo avrebbe fatto apparire elegante, veloce e sportivo. Quando si cresce, però, ci si rende conto che possedere un'auto non è "il massimo della vita". La realtà di doverla mantenere e riparare non è poi così esaltante.
Una visione annebbiata e irrealistica della vita non è però dominio esclusivo ad appannaggio dei giovani. Vi sono alcuni oggi che pensano che il massimo nella vita sia salire al vertice della loro ditta tanto da dirigerla come essi vorrebbero. Altri pensano che il massimo nella vita sia andare in pensione con tanti soldi in banca. Per alcune donne l'ideale della vita è quello di avere una fattoria propria con tanti animali, cucire loro stesse i vestiti dei famigliari, farsi il proprio pane, ecc. Poi ci sono altri che vorrebbero realizzare l'ideale di quell'adesivo per le auto che dice: "Chiunque muore con più giocattoli di tutti, vince". Queste sono le speranze di chi vive nell'ignoranza. Non è che siano stupidi o poco istruiti, ma non capiscono. Essi non vedono il mondo nel modo in cui lo fa  Dio. Se dobbiamo essere in grado di fissare la nostra speranza completamente su Gesù, allora dobbiamo comprendere bene la realtà. Abbiamo bisogno di discernimento. Abbiamo bisogno della sapienza che solo Iddio ci può dare e questo Egli ce lo dà attraverso la Sua Parola.

2. Vigilanti. 

 Nel testo originale, poi, c'è un altro participio: "essendo vigilanti", quasi come se dicesse "state all'occhio"! Ancora una volta il contrasto del versetto 14 ci può aiutare a comprendere questo.
"Come figli ubbidienti, non conformatevi alle concupiscenze del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza".
Il contrario della vigilanza qui è abbandonarsi a soddisfare le concupiscenze di questo mondo. Molti pensano che "concupiscenze" siano le cose che in sé stesse sono sbagliate, ed al primo posto mettono l'immoralità sessuale. In realtà, questo concetto nemmeno si avvicina a queste cose. Una "concupiscenza" è un intenso desiderio, una forte attrazione verso qualcosa che ci assorbe del tutto. Il peccato non sta nella cosa in sé stessa, sta nel fatto di desiderarla intensamente. La nostra cultura è fondata in gran parte sul desiderio di possedere. Essa incoraggia il desiderio di possedere. Pensate alle moderne concupiscenze. C'è chi desidera ardentemente una nuova auto ogni due anni, il desiderio di avere l'apparecchiatura più aggiornata con tutti i suoi lustrini. La concupiscenza dei giovani è quella di acquisire popolarità fra i propri compagni e fra gli anziani quella della sicurezza economica. Queste cose non sono di per sé stesse peccaminose. È del desiderio intenso e bruciante ciò di cui parliamo. Per questo lo Spirito Santo, nel nostro testo, ci esorta ad essere "vigilanti", o forse, meglio tradotto, "sobri", dotati di autocontrollo. Siamo chiamati a controllare noi stessi, Segno di una persona sobria che sa controllarsi non è che essa guidi carcasse d'auto, non sia popolare e finanziariamente traballante. Segno di una persona "sobria" è quello di non essere distratta dall'obiettivo di condurre una vita che renda onore a Cristo dalle molte concupiscenze che ci attraggono intorno a noi. In questo modo, quando un cristiano sviluppa una mente che realmente comprende questa vita, e sviluppa una personalità che sa autocontrollarsi (il che è l'opera della grazia dello Spirito Santo) allora questi sarà in grado di fissare completamente la sua attenzione su Gesù.

Conclusione

Quali sono per noi le conseguenze pratiche di tutto questo? Beh, vi dovrà essere in primo luogo un accurato esame di noi stessi. Ciascuno si chieda dove ripone la sua speranza. A che cosa guardate per essere liberati quando la vita diventa frustrante e opprimente? Che cos'è che vi fa continuare a tenere duro nella vita? Qual è la vostra speranza? 
Ditemi se sbaglio, ma io credo che tutti noi abbiamo qualcosa di cui ravvedercene. Quante volte siamo stati distratti dal perseguire il nostro obiettivo? Quante volte abbiamo riposto la nostra speranza su cose sbagliate? Di fronte alla proclamazione di questa verità, però, non dobbiamo scoraggiarci. L'Evangelo è per peccatori come noi. Gesù ci ha chiamato ad una vita intera di ravvedimento e di fede.
È così che oggi, inizio dell'anno nuovo, è un'altra opportunità in cui abbiamo bisogno di ravvederci dai nostri peccati e a ritornare a Lui per ricevere la grazia di perseguire fedelmente la corsa. E quando ritorniamo in pista, rammentiamoci che cosa ci aspetta al traguardo. Gesù ci aspetta proprio là con un'eredità così meravigliosa che va al di là di qualsiasi nostra capacità di descriverla. Corriamo fedelmente questa gara. Impegnamoci a vivere una vita che rechi onore e gloria a Cristo. Fissiamo la nostra speranza completamente sull'eredità che ci aspetta nell'età a venire.

 Paolo Castellina


  
“Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria 
del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù…”
  
(Tito 2:13)

http://consapevolinellaparola.blogspot.com/2016/01/dove-riponete-la-vostra-speranza.html

lunedì 26 gennaio 2015

La vittoria della Croce di Cristo

Era la notte prima della crocifissione di Cristo. Gesù aveva riunito i suoi discepoli in una sala posta in alto per prepararli alla sua dipartita dalla terra; dopo aver condiviso insieme la cena, il Signore prese un asciugatoio e si mise a lavare i loro piedi.
Quella sera Gesù disse a questi devoti seguaci che stava per essere “innalzato” (intendendo crocifisso) dalle mani di uomini malvagi. Quando lo disse loro, Egli stava preavvisandoli di quanto stava per accadere.
Gesù terminò questo messaggio, diretto a loro, dicendo; “Io son proceduto dal Padre, e son venuto nel mondo; di nuovo io lascio il mondo, e vo al Padre.” (Giovanni 16:28).
A questo i discepoli risposero: “Ecco, tu parli ora apertamente, e non dici alcuna similitudine. Or noi sappiamo che tu sai ogni cosa, e non hai bisogno che alcun ti domandi; perciò crediamo che tu sei proceduto da Dio.” (Giovanni 16:29-30).
I discepoli volevano far sapere a Gesù che avevano compreso chiaramente quanto egli aveva detto loro. Ma più significativamente, prendete nota delle loro parole nell’ultimo verso: “Or noi sappiamo … perciò crediamo …”.
Sembra che una grande fede abbia preso posto nelle loro anime; questi uomini stavano dichiarando a Gesù: “Ora vediamo, Gesù. Ora sappiamo. Ora crediamo!”
Tutto ciò sembra suggerire che i discepoli erano pronti per i dolorosi e cruenti giorni che sarebbero venuti.
Gesù rispose ai suoi discepoli con una domanda: “Ora credete voi?” (Giovanni 16:31).Quando Cristo fece questa domanda, in altre parole stava chiedendo ai suoi discepoli:
“Comprendete ora cosa avete davanti a voi? Sarete capaci di bere dalla coppa che io sto per bere? Siete pronti a credere, quando domani mi vedrete pendere dalla croce come se fossi indifeso?”
“Crederete ancora quando sembrerà che Io non abbia alcun potere sugli uomini o sul diavolo? La vostra fede rimarrà stabile quando vedrete mio Padre lasciarmi nelle mani dei nemici per un tempo? La vostra fede rimarrà incrollabile in quel momento?”
“La vostra fede sopporterà di vedere il mio viso sfigurato in modo da non essere riconosciuto? Cosa accadrà alla vostra fede in quell’ora quando il vostro Salvatore sembrerà non avere alcun potere da salvare nemmeno sé stesso?”
“Ditemi, credete ora? Veramente credete?”
“Ecco, l’ora viene, e già è venuta, che sarete dispersi, ciascuno in casa sua, e mi lascerete solo …” (Giovanni 16:32).
L’ora della prova è venuta.Questa è l’ora della prova, che segue molte dolci ore di amorevole comunione. Pensate a questo: soltanto qualche ora prima Gesù aveva teneramente lavato i piedi ai suoi discepoli, appena poche ore prima li aveva avvisati della sofferenza e del dolore che lo aspettavano con la sua crocifissione.
Ma durante l’ora della prova divenne subito chiaro che i discepoli non avevano compreso quello che Gesù aveva insegnato loro. Che gioia deve esserci stata nell’inferno quando quest’ora arrivò; in un tempo brevissimo , Pietro passò dal vantarsi della propria fede a rinnegare Cristo e maledirlo. Tutti i discepoli abbandonarono Gesù, proprio come aveva predetto: “… sarete dispersi, ciascuno in casa sua…” (Giovanni 16:32), fuggendo verso un rifugio.
Comunque prima di giudicare questi uomini, immaginatevi di essere stati vicini a quella croce in que giorno; cosa avreste fatto udendo Gesù gridare: “Padre perché mi hai abbandonato?”. Quali pensieri sarebbero passati nella vostra mente? Sospetto che avreste avuto gli stessi pensieri che ebbero i discepoli; come loro anche voi vi sareste chiesti:
“Dov’è la mano di Dio in tutta questa sofferenza e dolore? Dov’è ora il Padre? Perché permette che accada una così terribile cosa, dopo che Gesù ha promesso ogni cosa per il Suo regno?”
Furono questi tipi di pensieri che portarono i discepoli diritti in una fossa di disperazione, devono aver tremato, pensando: “Pensavamo che fosse la nostra speranza”. Ora vedevano la loro speranza frantumata davanti a loro.
È in questa ora di apparente perdita di speranza che vediamo una fugace visione della vittoria della croce.Satana probabilmente si sentiva soddisfatto in quel momento; deve aver pensato che stava vedendo un schema di comportamento, a suo vantaggio, in mezzo al popolo di Dio. Lo immagino mentre pensa: “Questa è un quadro di quanto verrà in seguito; i seguaci di Cristo si piegheranno quando dovranno sopportare dolore e sofferenza; cadranno non appena i problemi li colpiranno, quando dovranno prendere la loro croce, rigetteranno la loro fede”.
Infatti la scena al Calvario non sembrava certo una vittoria; ma in quel giorno qualcosa era all’opera, di cui Satana non sapeva nulla. Era qualcosa che il diavolo non capirà mai sul nostro benedetto Salvatore; sto parlando dell’incommensurabile misericordia di Dio in Cristo!
Qualcosa di incredibile accade quando una persona riceve Gesù come Signore. Una volta che abbandona il mondo per seguirlo, sono per sempre legati al Signore con corde d’amore. Considerate la descrizione di Paolo della sua incommensurabile misericordia:
“Chi ci separerà dall’amore di Cristo? …Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Romani 8:35,38-39).
Malgrado il vergognoso fallimento dei discepoli, la misericordia di Dio era interamente all’opera in loro attraverso lo Spirito Santo; quella misericordia determinò la vittoria dopo gli oscuri giorni della croce. Un seme di fede era stato piantato nei seguaci di Gesù e le loro case erano state costruite sulla roccia. Esse erano state scosse, ovviamente, da una tempesta satanica contro le loro mura e poderose onde colpivano le fondamenta, ma quando la tempesta passò queste case erano ancora in piedi.
Il seme di fede non era morto, era completamente vivo! Le preghiere di Gesù avevano prevalso; la fede di questi seguaci non era crollata.
Vorrei focalizzarmi su una delle molte vittorie della croce.Nessuno può enumerare le compassioni di Cristo e le molte benedizioni del Suo sangue versato; ma voglio particolarmente glorificarLo in una vittoria: il perdono di tutti i peccati passati.
“Ma se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. … Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.” (1Giovanni 1:7,9).
È imperativo che ogni seguace di Gesù dimori in questa gloriosa verità; appropriarsi di questo ha a che fare se riusciremo a mantenere una fede vittoriosa nel mezzo di terribili afflizioni. In verità, in tempi di incertezza il problema di rimanere nel perdono di Cristo è cruciale.
Molti di noi che per anni hanno servito Gesù fedelmente, sono cresciuti confidando che la nostra fede può resistere a qualunque fornace ardente. Come i discepoli, testimoniamo : “Ora vedo, Signore. Ora credo”. Ringraziamo Dio che Cristo ha aperto i nostri occhi al Suo scopo eterno.
Spesso inaspettatamente dobbiamo affrontare una crisi tremenda, sopraffacente. Realizziamo di essere entrati in una fornace arroventata sette volte di più di quanto nessuno di noi abbia saputo. Siamo arrivati al faccia a faccia con una battaglia così dolorosa, un combattimento così logorante che la nostra casa comincia a tremare, per essere subito inondata da paure e problemi.
Considerate la testimonianza di un retto predicatore Puritano della storia.Questo predicatore aveva avuto una grande esperienza di sofferenza nella propria vita; egli parlò per una moltitudine di cristiani quando scrisse: “La prima cosa che molti chiedono è: ‘Cosa ho fatto? Dio, ho sbagliato verso di te?’”
Ciò è illustrato anche da una lettera che ho ricevuto da una cara sorella in Cristo. Mi ha scritto quanto segue della sua grande sofferenza:
“Sembra che le prove non cessino mai, neanche per un periodo di riposo; non comprendo se questo è il castigo del Signore.”
“Mi sono chiesta se i problemi della mia famiglia siano dovuti alla mia vita prima di essere salvata; me lo chiedo sempre. Ho chiesto al Padre più e più volte se fosse questa la causa, perché proprio non lo so.”
“A volte mi sento che se questo è il mio castigo, la punizione è più di quanto possa sopportare. Preferirei che la pena della punizione per i miei precedenti peccati facesse soffrire solo me invece che anche i membri della mia famiglia”.
“Amo il Signore e sviarmi da Lui non è qualcosa che possa considerare. Egli è la mia vita, ma recentemente mi sentivo che sarebbe stato meglio se non fossi mai nata, così i miei figli non sarebbero stati qui a soffrire”.
“Certe volte ho anche sentito dentro me che sarei voluto andare a stare con Gesù. Ma questo è egoistico, perché i miei figli hanno bisogno di me”.
“Per favore se hai da darmi qualche spiegazione che possa chiarirmi la mente, lo apprezzerei moltissimo”.
Vi dico la stessa cosa che dissi a questa donna: Ascoltate le parole dell’apostolo Paolo. Egli scrive: “Ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza[pazienza] verso i peccati commessi in passato” (Romani 3:24-25, il corsivo è mio).
Attraverso la fede nel sangue sparso di Cristo, tutti i peccati passati sono coperti.Siamo resi puri agli occhi di Dio attraverso il suo perdono immeritato. Tutta la colpa, paura e condanna sono tolti, tutti i carichi passati sono spazzati via!
In breve, Dio non tiene più conto contro di voi dei vecchi peccati; Egli vi ha riconciliato a Se Stesso, senza alcuna alienazione da parte Sua. Sorprendentemente il Signore ha previsto tale riconciliazione mentre eravate ancora nel peccato. Vi chiedo, quanto di più ancora questa riconciliazione può applicarsi adesso rispetto al momento in cui avevate creduto nella vittoria della croce?
Secondo Paolo: “Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di Lui salvati dall’ira. Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.” (Romani 5:10).
Alla fine Paolo ci dice: “Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Romani 8:1). Il peccato ha perso ogni suo potere per condannare; ciò è accaduto alla croce di Cristo.
Il problema è che rimangono delle conseguenze al peccato.Alcune conseguenze del peccato possono essere causate da passate abitudini; allo stesso modo le correzioni del Signore spesso accompagnano il peccato. Ma come figlio di Dio devi fissare nella mente una volta per tutte: Dio non corregge i Suoi figlioli nell’ira.
“Perché il Signore corregge quelli che egli ama,e punisce tutti coloro che riconosce come figli». Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga?” (Ebrei 12:6-7).
Non sarete mai così amati rispetto a quando siete puniti o corretti dal Signore, infatti l’intero processo della correzione ha a che fare con il desiderio di Dio per voi; ogni cosa è diretta per farvi afferrare la conoscenza e la gloria Sua.
Ma non errate: la Bibbia chiama dolorosi questi periodi, non ci troverete gioia in nessuna maniera. “È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recare gioia …” (Ebrei 12:11). Nondimeno ci viene detto: “… in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa.” (stesso verso).
Nel corso degli anni ho dovuto spegnere molte frecce e bugie di Satana. Oggi io proclamo con certezza: “Dio non è adirato con me e, cari seguaci di Gesù, non lo è neanche con voi. Perciò zittite tutto quello che invece il diavolo dice!”.
Questa è la vittoria della croce: pace con Dio e la reale pace di Dio.Alla croce, la misericordia e la pace prendono un volto, è il volto di un uomo, Gesù Cristo. Nella storia ogni volta che un figlio di Dio ha pienamente creduto nella potenza purificante e guarente del sangue di Cristo, gli è stata promessa pace. Essa è la pace di Cristo, quella pace che regna nel paradiso.
Le parole di Paolo su questo argomento sono rivolte affinché ogni credente le applichi nel suo cammino
“E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.” (Colossesi 3:15, il corsivo è mio).
Cari santi questa è la nostra speranza in tutte le nostre battaglie: che la pace regni nei vostri cuori, riposando nelle promesse di Dio. “Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera. Il Signore sia con tutti voi.” (2Tessalonicesi 3:16).
Possa la seguente preghiera di Paolo diventare nostra in questi giorni di incertezza:
“Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.” (Romani 15:13).
Grazie a Dio per la Sua gioia e pace! Amen.
da: w.w.w.notizievangeliche.com

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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