per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

domenica 10 luglio 2016

Un unico eletto

Chi sono le persone che costituiscono “l’eletto” di Dio?


La Bibbia ci parla di un unico eletto o popolo scelto da Dio. Esso appartiene a YHVH-Dio, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Nel corso della storia, Egli ha costituito una singola compagnia di persone e continua a chiamare il Suo eletto o popolo prescelto.

Dio opera sempre nei cuori dei Suoi prescelti. Egli li corteggia e li guida nella fede di Abramo. In Cristo, il Messia, essi divengono seme di Abramo ed eredi secondo promessa (Galati 3:29).

Attraverso il sangue di Cristo, essi entrano in una relazione  basata su un patto di sangue con il Redentore di Israele.

Facendo una ricerca sulla parola “eletto” in tutta la Scrittura, possiamo vedere che il messaggio di un singolo popolo eletto di Dio è ben stabilito nella Bibbia.

Ricercando, allo steso modo, il termine “prescelto” e quello di “popolo”, ci si rivela la presenza di un “popolo prescelto”.

Questi stessi studi, applicati ai termini in greco, ci mostrano che Dio considera l’eletto un “unico” essere.

Non ci sono, dunque, due eletti o due popoli distinti. Le Scritture mostrano che Dio costituisce una singola compagnia di persone nel corso del tempo storico. Dio guida il Suo eletto da Giuda e dalla casa perduta di Israele (Matteo 15:24) e i pagani gentili da tutte le nazioni vengono a loro volta inclusi nel Suo patto.

Quando i pagani vengono salvati tramite il Messia di Israele, Egli li porta nel Suo patto eterno. Così, nella nuova nascita, essi assumono una nuova identità in Israele (Efesini 2:11-13).

Nella nuova nascita, i cristiani non sono più estranei alla cittadinanza di Israele e non devono più essere considerati goyim o pagani gentili.

Non vi è nulla di intrinsecamente sacro nella parola “chiesa” per se stessa. Essa è semplicemente la traduzione della parola greca ekklesia, che significa “assemblea dei chiamati fuori” o “congregazione”. Perciò, il punto è solo uno: a chi siamo chiamati fuori noi, in quanto congregazione?

Come credenti cristiani siamo stati chiamati fuori verso Gesù Cristo/Yeshua Hamashiach.Rispondendo alla buona notizia del vangelo siamo giunti al Messia di Israele per la nostra salvezza. Ci siamo pentiti del nostro peccato e siamo cambiati dal nostro egoismo luciferino. Abbiamo chiesto al Santo di Israele di entrare nelle nostre vite come Signore e Salvatore. E Lui l’ha fatto!

La nostra redenzione viene dal nuovo patto e dal piano evangelico di salvezza. Quest’ultimo, a sua volta, proviene dai patti di Israele (Efesini 2:11-13).

Le persone vengono salvate dalla grazia, mediante la fede nel sangue espiatorio dell’Agnello sacrificale promesso di Israele. Non c’è nessun altro piano di salvezza che Dio ci offra, né ci sarà mai.

Il nostro Signore e Salvatore è il Santo di Israele (Atti 4:12).

Noi siamo condotti alla salvezza tramite il sangue del nostro Messia ebreo privo di peccato.

La cosiddetta chiesa è radicata e fondata nella vera e genuina fede di Abramo (Galati 3:29). La chiesa non ha mai sostituito Israele, né mai lo farà.

Da nessuna parte, nelle Scritture, Dio parla di due popoli scelti. Da nessuna parte leggiamo di un piano di salvezza per il Israele e uno per la chiesa. Tutti coloro che sono stati salvati, o lo saranno, sono salvati per lo stesso piano di salvezza, cioè per grazia attraverso la fede nell’Agnello di Israele.

Ma questo errore dei “due patti” si è fatto strada e ha dominato i nostri pensieri. Esso risale ai primi padri della chiesa ed è dovuto alla profonda e duratura spaccatura politico-religiosa tra i cristiani salvati, tra i gentili e coloro che provenivano dal giudaismo.

La storia di Israele e quella della chiesa ci testimonia del fatto che i capi religiosi hanno sempre trovato degli espedienti per mantenere lo status quo. Essi, insieme ai re, ai principi e ai mercanti, guardano con estremo sospetto tutto ciò che possa costituire anche il più piccolo disturbo alla “loro pace”. Ciò è ancor più sentito quando questa loro pace serve da copertura per una profonda corruzione, ingiustizia ed empietà. Ma la vera e duratura pace viene costantemente offerta dal Principe di Pace. Egli chiama a sé il Suo popolo eletto perché aspiri ad una più santa e divina ekklesia/congregazione/assemblea, basata sulla Sua pace, la pace che supera ogni comprensione. Questa è fondata sulla fede nel Principe di Pace, ma il mondo e i suoi sistemi, politici e religiosi, non vogliono arrendervisi. Così Dio ha deliberatamente separato la chiesa e “chiama fuori” solo coloro che desiderano rispondergli.

Gesù ha detto che il mondo non lo avrebbe ricevuto. Egli non sprecò mai tempo a cercare di assecondare le folle come i religiosi oggi tentano di fare. Era impegnato a “chiamare fuori” i Suoi discepoli ed essi si sarebbero uniti al Suo eletto, la compagnia di fede che proviene fin dal giardino dell’Eden.

Si, i sistemi del mondo vogliono mantenere le cose come sono, perciò rigettano la chiamata del Messia. Per come la vedono loro, Egli porta la distruzione del modo in cui essi sono abituati a vivere e costituisce un affronto al loro orgoglio. Ma il Suo Santo Spirito sussiste per portare rinnovamento ai loro popoli e una più profonda pace e prosperità alle loro terre. Triste a dirsi, nel bloccare tale rinnovamento i capi di stato e di chiesa annientano la stessa pace che loro stessi vorrebbero ottenere e bloccano le benedizioni che il rinnovamento divino porterebbe nelle loro chiese e nei loro regni. Questo fatto è stato particolarmente visibile nella storia della Francia.

I governanti cercano sempre di mantenere la pace, ma per farlo spesso finiscono per chiudere Dio fuori. Lo abbiamo visto quando i farisei, Erode e Pilato hanno avuto a che fare con la distruzione del loro status quo durante la Pasqua dell’anno della Passione. Il Messia stesso si trovò dinanzi a loro ed essi lo considerarono un problema, un’ulteriore sfida alla loro pace. Egli era uno che rimproverava i cambiavalute, insultava i sacerdoti e minacciava lo status quo. Perciò bisognava che fosse eliminato.

Abbiamo visto il medesimo comportamento anche nella chiesa occidentale moderna, in molte occasioni. I religiosi d’Inghilterra reagirono assai malamente all’uscita della Bibbia in inglese. Durante il regno di Enrico VIII, l’arcivescovo Wolsey e il vescovo di Londra furono messi a dura prova. Essi cospirarono per la cattura di William Tyndale, che stava traducendo il testo sacro, e lo bruciarono sul rogo.

La stessa generazione di capi religiosi è tuttora tra noi. Essi continuano ad insistere sul mantenimento dello status quo e sull’importanza della loro pace e della loro comodità personale contro il messaggio biblico e il volto del Messia di Israele. Questi è Colui che solo può portare la pace tra loro e sanare la breccia di Geroboamo. Ma cosa abbiamo visto fare finora? Nulla. Non abbiamo visto alcun tentativo, da parte dei capi di alcuna fazione, di ricercare il Messia e accettare la Sua pace per colmare quella tremenda spaccatura che iniziò quasi tremila anni fa con il terribile divorzio di Israele, la breccia di Geroboamo. Cosa hanno fatto, dunque, i nostri moderni dispensazionalisti evangelici a questo riguardo? Hanno tenuto per sé il problema per creare una eterna divisione teologica tra Israele e la chiesa, basata sulla biblicamente scorretta impostazione di “noi e loro”.

Cari santi, questa è una dottrina pericolosa e, a meno che non venga corretta e allontanata da noi, si rivelerà foriera di eventi vergognosi e perfino anti-semiti nei tempi futuri. Costituisce, né più né meno, una “apartheid dell’eletto”.

Ma noi siamo davvero in una dimensione diversa rispetto ad Israele? E i nostri fratelli ebrei non saranno davvero mai salvati? (Vedi Zaccaria 12:7-13:1). Cosa ci dice la Bibbia riguardo alla nostra identità nazionale?

Andiamo a dare un’occhiata. In Cristo, nostro Salvatore, diventiamo nuove creature (2 Corinzi 5:17), siamo identificati nel seme di Abramo (Galati 3:29) ed, entrando in un patto di sangue con il nostro Messia ebreo e Re dei re, otteniamo la nuova identità della cittadinanza di Israele. I patti di Israele si aprono anche a noi, così come alla casa ebraica che ha fede nel Messia. In tal modo diventiamo eredi secondo promessa.

Una persona pagana e gentile che scopre che Gesù Cristo è il Messia di Israele e apre il suo cuore e la sua vita a Lui, viene salvata come tutti gli altri. Senza saperlo, in questo modo il suo cuore è stato circonciso e, nella caduta di tutto ciò che è carne e sangue, questa persona si ritrova con una nuova identità in Israele. Può anche essere stata ebrea di nascita, ma questo fatto, da solo, non assicura la salvezza. Ora qualcosa di diverso accade, che è al di sopra di qualsiasi cosa si sia mai vista prima. Il seme di Abramo viene posto da Lui e dà inizio ad una nuova esistenza!

La vera identità della cristianità nell’ambito della cittadinanza di Israele è resa invisibile e celata da re e mercanti del mondo. Questa informazione viene pesantemente controllata. 
La congregazione di Israele è uscita dai confini della sua terra duemila anni fa e la chiesa è divenuta una compagnia globale nel grande giorno di Pentecoste.

Il nuovo patto è stato promesso da Dio fin dall’Antico Testamento (vedi Isaia 49:6 e Geremia 31:31-33).Tramite il Messia, il nuovo patto con i singoli individui e nella congregazione di Israele provvede e assicura un rinnovamento del vecchio patto con la nazione di Israele. Certo, la nazione di Israele sarà restaurata alla fine dei tempi e diverrà un sacerdozio regale e una nazione santa, così come pure vedremo le dodici tribù di Israele ai cancelli della Nuova Gerusalemme discendente dal cielo (vedi Apocalisse 21). Con il vangelo, il nuovo patto ha rotto gli argini del paese di Israele negli ultimi duemila anni e continuerà a farlo fino al “giorno della mietitura” e alla fine dell’era, durante il revival della fine dei tempi.

Quando i gentili si pentono e sono salvati non sono più gentili. Non sono più stranieri incirconcisi e pagani (goyim), né sono alienati dalla promessa del patto e dalla cittadinanza di Israele (Efesini 2:11-13).

Attraverso il sangue del Messia essi sono nuove creature e vengono innestati nell’olivo di Israele.

Le scritture parlano di un solo popolo eletto di Dio ed esso si identifica in Israele.

Israele è stato diviso in due regni nel 900 a.C. e oggi abbiamo, proprio come i due regni e le due case di Israele, una “chiesa” e un “Israele” distinti.

Ma Dio non ha mai acconsentito a questo né ha mai menzionato nelle Scritture che sarebbe durato per sempre. La Bibbia non parla mai nemmeno di una presunta “apartheid dell’eletto”.

Quindi, la presente situazione di divisione è temporanea e destinata alla restaurazione. L’attuale muro di separazione non riflette la volontà di Dio né il Suo piano.

Il movimento messianico tra gli ebrei ci ha mostrato ciò che Dio farà: egli intende svelare e restaurare Israele all’apice dei tempi (Zaccaria 13:1).

La separazione o rottura della tribù reale di Giuda dalla congregazione di Israele non è definitiva.

Ciò che vediamo oggi è solamente la nostra pragmatica, ecclesiastica e giudaica, assuefazione alla breccia di Geroboamo.

La presente divisione tra Israele e la chiesa è certamente parte del non ancora concluso patto.

Dio si prenderà cura di questa ferita aperta nel momento in cui si aprirà la settantesima settimana, alla fine dei tempi

Egli è già ora all’opera per la restaurazione di Israele e lo radunerà nella settantesima settimana di Daniele. Tutte le sue pecore perdute saranno ritrovate e ognuna di esse sarà ricondotta a casa.

Attraverso la storia di Israele e la chiesa, Dio ha “chiamato fuori” un eletto. Tutti coloro che sono stati salvati sono stati radunati tramite la Sua grazia, attraverso la fede e sono conosciuti di persona da Dio.

Tutti gli eletti di Dio, dal giusto Abele all’ultimo santo della tribolazione, saranno radunati e la fine dei tempi li vedrà tutti glorificati insieme nella resurrezione-rapimento (Matteo 24:31).

Ma i più saggi giudeo-cristiani rivelano un popolo diviso e caotico. Il regni di Nord e Sud di Israele hanno sofferto una lunga e dolorosa separazione.

Le due case di Israele sono state divorziate per quasi tremila anni. Ora, a causa del peccato e della parziale cecità, Israele e la chiesa riescono a malapena a riconoscersi tra loro.

La breccia di Geroboamo ha spezzato Israele in due regni. Le dieci tribù disperse sono giunte fino ai confini della terra. Molti di essi sono ancora lì fuori a stringere trattati di protezione con i principi e le nazioni. Essi sono perduti e hanno perso la memoria, proprio come Gomer.

Ma centinaia di milioni di loro sono già stati ritrovati. Molti del perduto Israele stanno entrando nel nuovo patto (Geremia 31:31-33). Essi stanno portando con sé anche una moltitudine di compagni (Ezechiele 37:16) dalle nazioni. Il ministero mondiale del vangelo sta portando alla grande mietitura di Israele.

Certamente, il vangelo trascende la razza e i legami nazionali. Per ragioni politiche, l’identità della chiesa in Israele viene tenuta nascosta e resta sotto una coltre di fumo religiosa per colpa di principati e potestà. E anche perché lo Spirito Santo di Dio ha ancora molto lavoro da svolgere nei cuori degli uomini.

Qui, dunque, giace la vera base per la pace nel mondo. Non vi può essere, né vi sarà mai, pace nel mondo senza un cambiamento nei cuori degli uomini.

Questo può essere ottenuto solo grazie a Cristo e alla venuta personale del Principe di Pace. Quest’era sarà sommersa dalla Sua venuta internazionale.

La casa reale di Giuda non può essere dimenticata e non lo sarà (Zaccaria 12:7-13:1).

La ribellione e la mancanza di legge nella chiesa saranno eliminate dalla cittadinanza di Israele (Efesini 2:12-13). Tutto ciò accadrà sotto i legami dell’amore, quando la totalità degli stranieri verrà portata in Israele (Romani 11). Poiché nel nuovo patto la legge di Dio, la Torah, è scritta nei cuori (Geremia 31:31-33).

Il nuovo patto e la salvezza sono giunti nel mondo tramite il Messia di Israele (Atti 4:12). La Sua grande salvezza è la luce che è stata mandata ai gentili (Isaia 42:6; 49:6; 60:3). Cristo ci ha fornito il sangue dell’espiazione, la sola via di riconciliazione con Dio (1 Giovanni 1:7).

La sola salvezza che questo pianeta vedrà mai giunge attraverso il sangue dell’Agnello di Israele.
La breccia di Geroboamo ha separato Israele e il caos risultante continua a tenere il Suo popolo diviso anche oggi. La spaccatura tra la nazione degli ebrei e la cristianità occidentale è molto profonda e oscura.

La frattura di Israele in due parti è storia antica, ma coinvolge anche la chiesa. Questa relazione spezzata è la ragione di tanta gelosia e vessazione (Isaia 11:13).

Questo è il “cattivo sangue” che ci ha portati alle crociate. Purtroppo e con grande vergogna, gran parte dell’antisemitismo è tutt’oggi sponsorizzato dalla chiesa. L’apostasia ha alienato entrambe le case di Israele dal loro Messia e il peccato continua ad alienare la chiesa da Israele e viceversa.

Oggi, il popolo giudeo-cristiano resta una famiglia profondamente divisa e disfunzionale. Tale è la nostra presente realtà politica e religiosa. Essa affonda le radici nella grande separazione di Israele nel 900 a.C., quando le due grandi luci presero strade separate.

Quando tutto Israele vide che il re non gli dava ascolto, rispose al re, dicendo:
«Che abbiamo da fare con Davide? Noi non abbiamo nulla in comune con il figlio d’Isai! Alle tue tende, o Israele! Provvedi ora tu alla tua casa, o Davide!».
E Israele se ne andò alle sue tende. 
(1 Re 12:16)

Questo fu il grande divorzio di Israele, la terribile “breccia di Geroboamo”. Israele fu spezzato in due case: uno crebbe nella legge e l’altro andò in cerca della grazia.

L’oggetto di odio e rifiuto è ben chiaro qui. Veleno e ribellione furono diretti contro il trono di Davide. Così, a causa di un fraintendimento, la faida è andata avanti e l’animosità continua ancora ai giorni nostri.

Ma nel Messia c’è la riconciliazione tra legge e grazia. In Lui giungono grazia e pace e ognuno dei due lati si specchia nell’altro.

 La bontà e la verità si sono incontrate, la giustizia e la pace si sono baciate.
(Salmo 85:10)

La totalità degli stranieri sarà portata dentro (Romani 11:25), la breccia di Geroboamo sarà sanata e Giuda sarà salvato (Zaccaria 12:7-13:1). I rami dell’olivo domestico saranno reinnestati (Romani 11).

Il popolo delle dieci tribù disperse porta con se un melo-hagoyim, una moltitudine di compagni dalle nazioni. Negli ultimi due millenni centinaia di milioni di persone sono entrate nella congregazione di Israele.

Metà dell’eletto di Dio è addormentato e l’altra metà è vivo e vegeto tutt’ora su questo pianeta.

La chiesa è parzialmente cieca riguardo alle sue radici in Israele (Romani 11.25), come anche Giuda lo è riguardo al suo Messia.

La chiesa è pertanto estraniata dalla tribù di Giuda e dalla nazione ebraica. Essa non riconosce i suoi fratelli ebrei, ma vede al loro posto due compagnie: “Israele” e “la chiesa”.

Purtroppo essa le vede come due distinti eletti, separati per sempre.

Ma questo divario non è permanente. Dalla prospettiva eterna di Dio risulta solo una aberrazione temporanea. Esso non era tale nella chiesa del primo secolo, composta soprattutto di ebrei, e di certo non corrisponde al piano finale di Dio per il Suo popolo.

La rottura presente e lo stato di divisione di Israele non dureranno per sempre. Le Scritture mostrano una gloriosa restaurazione all’apice della storia sacra


Il muro di separazione tra Israele e la chiesa è una ferita aperta. È un ponte spezzato, una divisione artificiale nella famiglia di Dio. Esiste a causa del peccato e della ribellione di Israele e anche a causa del rifiuto di Giuda a ricevere la grazia di Dio.

Il piano redentore di Dio ripristinerà questa comunicazione interrotta. Questo e altro accadrà all’apice della storia sacra, nel crogiolo degli ultimi giorni. I misteri saranno svelati quando la profezia biblicasarà compiuta.

La breccia di Geroboamo deve essere sanata e lo sarà. Le due case di Israele saranno di certo riunite. I due rami si uniranno come un unico popolo eletto, così come ha profetizzato Ezechiele (37:15-28).

Il profeta Zaccaria vide due olivi versare olio in una vasca d’oro. L’olio fluiva attraverso due tubi dorati fino ad un candelabro a sette braccia (Zaccaria 4:7).

Due candele vengono poste sulle nostre tavole in occidente per i pasti comunitari. E due testimoni vengono presentati nel dramma della fine dei tempi (Apocalisse 11:3).

Due offici e due unzioni vengono viste, allo stesso modo, nell’ordine di Melchisedec: Re di Salem e Sommo Sacerdote dell’Altissimo.

Questi sono i due ruoli del nostro Messia.

I due offici di Melchisedec, il regno e il sacerdozio, possono essere visti come la legge e la grazia. La prima rappresenta la giustizia e i precetti di Dio e la seconda il ministero di sacerdozio divino per la salvezza di quelli che vanno a Lui.

Entrambe le unzioni e le autorità sono in Israele ed entrambe sono svolte dal Messia. Egli conduce a Sé “un sacerdozio regale e una nazione santa” (Esodo 19:6; 1 Pietro 2:9).

E alla fine dell’era il Messia radunerà il Suo eletto (Matteo 24:31).

Noi abbiamo già visto il ministero sacerdotale del Messia. Esso è stato mostrato nella Sua prima venuta.Il Messia venne sacrificato a Pasqua, sepolto durante la festa degli Azzimi ed è risorto durante la festa delle Primizie.

L’estate di quell’anno ha visto la festa di Pentecoste compiuta: quello fu il giorno del calendario ebraico in cui Mosè portò la legge, o Torah, giù dal monte Sinai. Il compleanno della nazione di Israele. E il compimento del nuovo patto, a Pentecoste, vide anche la nascita della chiesa.

Le feste autunnali di Israele sono vicine e la rivelazione vedrà la venuta del Suo regno. L’autorità reale del Messia giungerà sulla terra e il Suo regno sarà stabilito nella seconda venuta.

Il Messia compirà la storia di quest’era: non lo faranno né le risoluzioni ecumeniche, né le iniziative di unificazione religiosa, né i movimenti dei dominionisti ecclesiastici. Solo il ritorno del Messia potrà compiere la storia e solo Lui lo farà.

Il Messia libererà la città santa, Gerusalemme, ad Armageddon. Egli sarà il Liberatore che giungerà alla liberazione di Bosra. Radunerà gli esuli di Israele da ogni luogo in cui si siano dispersi. Raffinerà, ristorerà e riunirà tutto Israele nel crogiolo della fine dei tempi.

La settantesima settimana di Daniele è stata scritta e determinata da Dio. Rappresenta un momento certo e stabilito del futuro. Sette anni sono stati stabiliti perché Dio possa trattare con il Suo popolo eletto, in cui Egli sistemerà tutte le faccende inerenti le due case di Israele.

Il Signore terrà udienza durante la rivelazione e si occuperà anche delle nazioni riguardo alla Sua città santa e al Suo eletto. Tutto ciò è già stato determinato e la settantesima settimana è pronta. Tutte queste cose devono essere predisposte prima che quest’era giunga al suo glorioso apice.

Un solo piano di salvezza – Un solo popolo eletto


La restaurazione di tutto Israele alla fine dei tempi


Torniamo alle nozioni basilari. La nostra salvezza non è una faccenda per i gentili, per gli ecclesiastici o anche per la chiesa. La nostra redenzione è nel sangue espiatorio dell’Agnello di Israele. Questa è la nostra grande salvezza e si annida nei patti di Israele. Non ce n’è un’altra. Il Messia di Israele è l’unica fonte di tutte le cose eterne. Quando veniamo salvati diventiamo nuove creature in Cristo, nostro Messia (2 Corinzi 5:17). Il nostro Salvatore Gesù Cristo è l’unico Santo di Israele. È l’unto, la pietra angolare, il fondamento per un tempio che non è fatto da mano d’uomo (Efesini 2).

Quindi, la nostra cittadinanza come cristiani evangelici non è solo una bandiera nazionale. Poiché, quando i misteri saranno svelati, noi vedremo la gloria delle nazioni come riflesso della luce che emana dalle dodici porte di Israele. La nostra cittadinanza eterna è la devozione a qualcosa di più alto dello stato di Israele (Efesini 2:11-13). È una devozione del cuore, non nei legami della legge nazionale, ma in quelli dell’amore. Il nostro Messia scrive la Sua legge nei nostri cuori (Geremia 31:31-33) e questo, come una divina serendipicità, diventa il nostro zelo e la nostra devozione.

Le religioni profane sanno ben poco di queste cose divine. La vita di chiesa negli stati occidentali è stata soppiantata dall’interesse economico e si ovvia a questo fatto con i migliori sacerdoti che la moderna psicologia antinomica può fornire. Gli insegnamenti della chiesa post-moderna sono spesso un guazzabuglio di elementi motivazionali economici e psico-chiacchiere auto glorificanti.

Ma il “successo nella vita” e la “migliore vita ora” che essa vende sono solo un’illusione. Il senso della nostra vita e la sua soddisfazione non si possono trovare in noi stessi. Né la vita è fatta per essere spesa nel conseguimento del piacere e della felicità personale. Il nostro valore individuale non si può realizzare con questi sistemi carnali e la nostra “autostima” potrà anche essere accresciuta da una momentanea scarica di religiosità, ma in genere non dura molto. Tutto questo inganno narcisistico interno alla chiesa è una trappola che conduce in basso, all’egoismo luciferino, all’abisso, al pianto e stridor di denti.

Gli psicologi non possono darci l’autostima, né possono generare in noi il rispetto personale. Esso giunge solo quando entriamo in un vero e reale patto di sangue con qualcuno o qualcosa molto più grande e valente di noi. Anche la Legione Straniera, la Mafia e le bande di strada lo sanno. Se la chiesa continuerà a coccolare i cristiani in questo vano e narcisistico egoismo, impedirà loro di giungere alla vera cristianità del patto di sangue e solo due tristi esiti ci si prospetteranno: da un lato il nostro presente male continuerà e dall’altro saremo guidati dai pifferai magici nel dominionismo. Il secondo ci porterà dritti ad una tragica crociata e alla fine del tempo.

Entrambe queste strade sono molto basse e conducono lontano dalla via della santità (Isaia 35).Porteranno i cristiani al delitto di sangue, alla vergogna e alla tragedia personale.

Dunque, la politica cristiana non è la risposta. Il nostro destino non deve essere cercato nella presente situazione governativa. La nostra via di casa è una strada stretta e diritta che giace nella fede e nei patti d’Abramo. E il Dio d’Abramo sta guidando il suo popolo a casa, passo dopo passo.

Se siamo in Cristo siamo progenie di Abramo (Galati 3:29).

Il nostro Salvatore non è semplicemente qualcuno che ci dà un biglietto per il paradiso e poi ci lascia andare per la nostra strada. Noi siamo in una relazione di sangue con Lui ed Egli ci chiama a prendere la nostra croce e seguirlo.

In questo è riposta la nostra devozione. Noi siamo chiamati ad essere bravi cittadini nella nostra nazione, ma il nostro destino non è a Parigi, Berlino, Londra o Washington. Quando la grande moltitudine sarà radunata davanti al “mare di vetro” non si canteranno gli inni nazionali. L’eletto canterà il cantico di Mosè (Apocalisse 15:1-4).

Ci sono state promesse molte dimore ed esse si troveranno nella Nuova Gerusalemme, una città non costruita da mano d’uomo. Giovanni vide la città santa, la Sposa dell’Agnello, che scendeva dal cielo presso Dio (Apocalisse 21). Tutto il popolo eletto di Dio sarà lì, radunato da Israele e da tutte le nazioni.

Il popolo eletto di Dio come un unico sacerdozio, una nazione santa


L’eletto è guidato verso il regno del Messia, un regno di legge divina e giustizia. Questo fu, e rimane tutt’oggi, il peso della tribù reale, la casa di Giuda del regno del Sud.

L’eletto è guidato allo stesso modo  verso il sacerdozio del Messia, un sacerdozio di grazia divina, di espiazione e perdono dei peccati. Questo fu il peso del sacerdozio di Dio nel condurre gli uomini a Lui.Non si vede nel sacerdozio levita, ma in quello di Melchisedec (Ebrei 7).

La grazia è anche ciò che il regno del Nord andava cercando nel 900 a.C. Allora il popolo andò dal re Roboamo in cerca di grazia. Essi cercavano sollievo dal duro lavoro e dalla schiavitù in Giuda e chiedevano di essere sollevati dalle pesanti tasse dovute al debito lasciato dal declino della gloria di Salomone.

I profeti prevedono all’unanimità la totale restaurazione di Israele. Il regno abbraccia la casa e il trono di Davide, cioè la tribù di Giuda. I sacerdozio, che unisce Dio all’uomo, viene amministrato in modo potente nel nuovo patto. Il vangelo, la buona notizia della salvezza di Dio, ha superato i confini di Israele nel giorno di Pentecoste. Cinquanta giorni dopo la resurrezione del Messia, la congregazione di Israele, la chiesa, iniziò ad essere stabilita tra le nazioni.

I due grandi ministeri di Dio devono ancora riunirsi. Tale ineffabile unione di regno e sacerdozio, legge e grazia, Israele e la chiesa, è una gloriosa realtà futura. La riunificazione e restaurazione di tutto Israele avverrà di certo e le Scritture ci danno prove abbondanti che sarà così, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento.

La promessa restaurazione di Israele vedrà il regno e il sacerdozio riuniti: questo è piano di Dio per il Suo eletto, stabilito per il popolo di Dio fin dal monte Sinai. Allora, con Mosè, Dio lanciò ai figli di Israele un’esortazione e una sfida:

Dunque, se ubbidite davvero alla mia voce e osservate il mio patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare; poiché tutta la terra è mia; 
e mi sarete un regno di sacerdoti, una nazione santa.
(Esodo 19:5-6)

Si noti che Dio non parla di un “regno” e un “sacerdozio” così come faremmo noi oggi, poiché Egli non usa dei concetti inscatolati come facciamo noi. È piuttosto per un libero scambio tra i due offici ed intreccia le due virtù  di regalità e santità, ricollegandole ai due ministeri di regno e sacerdozio.

La virtù sacerdotale della santità viene applicata al regno e la virtù reale della regalità viene applicata al sacerdozio. Così abbiamo un sacerdozio regale e una nazione santa.

L’apostolo Pietro ci porta lo stesso messaggio nel Nuovo Testamento, lo stesso identico che Mosè portò tre millenni e mezzo fa.

Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
(1 Pietro 2:9)

Cari santi, dobbiamo disimparare il dispensazionalismo che ci è stato inculcato. Gli uomini di chiesa non avrebbero mai dovuto erigere queste mura massoniche nel nostro tempo e nella nostra dottrina. Non avrebbero mai dovuto imporre la loro artificiosa divisione alle Sacre Scritture, né negare la profetizzata restaurazione dell’eletto di Dio.

Ciò è molto triste da osservare. Riceviamo gli insegnamenti della cosiddetta “età della grazia”, un periodo di tempo che si estende dal Calvario all’inizio della settantesima settimana di Daniele. Questa età è l’età della chiesa e non si dovrebbe estendere agli ultimi sette anni di quest’era. Infatti, ci viene detto, Dio avrebbe un piano a parte per Israele nella settantesima settimana e, poiché il tempo della grazia dovrebbe terminare all’inizio degli ultimi sette anni, Israele dovrà “mantenere la legge” per essere salvato! Da dove avranno mai preso questa nozione di salvezza attraverso la legge? Qualcuno si è mai salvato per essersi attenuto alla legge? Esiste una minima prova nelle Scritture che sostenga questa ecclesiastica “apartheid dell’eletto di Dio”?
Da dove arriva questa idea dei dispensazionalisti di un’età della grazia che si interrompe alla settantesima settimana? Chi sono loro per porre limiti alla divina grazia di Dio? Chi ha dato loro l’autorità di chiudere la grazia di Dio in una scatola, in un periodo arbitrario che soddisfi il loro piano ecclesiastico e politico?
La risposta è chiara. Dei massoni, infiltrati nella chiesa attraverso il reverendo Darby, C.S. Scofield e altri ancora, avevano un piano e un lavoro da svolgere. La chiesa occidentale è stata abbindolata. Essi erano determinati ad impiantare la loro dottrina pre-tribolazionista nelle Sacre Scritture, ma ovviamente essa non c’entra nulla. Il risultante pasticcio escatologico non è un bel vedere. La dottrina del rapimento prima della tribolazione è una enorme confusione e molti cristiani vengono spinti a credere erroneamente che sia “qualcosa che solo gli esperti possono capire”. Che tristezza! Un simile puzzle non potrà mai essere messo insieme e ne resta un ammasso di pezzetti confusi e appiccicati insieme con la forza.
Questa è una situazione assai preoccupante. Tale dottrina di eterna separazione tra la chiesa ed Israele è cattiva teologia e di certo diffonderà delle pesanti conseguenze politiche. I dispensazionalisti dicono di non stare promuovendo una teologia della sostituzione, eppure la loro fortuita dipartita e la glorificazione della chiesa si adattano perfettamente alla dottrina pre-tribolazionista e giungono alla stessa conclusione: separazione dalla nazione ebraica e dai santi della tribolazione. Questi, infatti non entrerebbero nella gloria! Così la gloria di Dio viene inscatolata e messa da parte solo per la chiesa precedente il rapimento, una sorta di “patto speciale” o “paracadute dorato” che si sono costruiti per se stessi. Ma c’è un problema: chiudendo Israele fuori dalla grazia, essi hanno chiuso la nazione di Israele fuori dalla chiesa. Questo è grave quanto una teologia della sostituzione, perché la nazione di Israele viene esclusa come se fosse un eletto di serie B. I dispensazionalisti dicono che la nazione ebraica non si unirà alla chiesa alla fine dei tempi. Il loro “treno della gloria” può partire da un momento all’altro ed essi non aspetteranno Israele. La chiesa occidentale si è procurata il suo biglietto e la gran parte dei suoi membri sono attualmente certissimi che toglieranno le tende sette anni prima della fine del tempo.
Le Scritture si oppongono esplicitamente a questa politica di separazione. La Bibbia ci mostra che un solo eletto sarà radunato all’apice della storia, ma il dispensazionalismo non desidera che questo venga ribadito. I suoi esponenti sono determinati a vedere le cose a modo loro.
Questo non è l’unico errore che notiamo nella cristianità occidentale. I dispensazionalisti dipingono la fine dei tempi come una zona infernale e buia, senza grazia, senza Spirito Santo e senza chiesa. Essi negano la verità concernente il risveglio della fine dei tempi (Gioele 2:28-32).
Gioele vide lo spargimento dello Spirito Santo e i prodigi ad esso inerenti, come il sole mutato in tenebre e la luna in sangue. Vide la fine dei tempi! Queste sono buone notizie, perché vi sarà un’enorme spinta per la chiesa, se i suoi ministri si decideranno a fare il loro dovere e a dirlo alle persone. Questa è la base per l’epica salvezza nazionale di Israele (Zaccaria 12:7-13:1; Gioele 2:28-32). Lo Spirito Santo sarà per forza presente  all’interno del grande dramma finale e la Sua presenza è assolutamente necessaria perché avvenga l’enorme mietitura internazionale dei santi della tribolazione di cui leggiamo in Apocalisse 7. Ma i dispensazionalisti pre-tribolazionisti si rifiutano di accettare l’idea di un risveglio durante la tribolazione.
Cosa sta succedendo? Gli insegnanti attuali hanno erroneamente identificato colui che trattiene l’Anticristo, di cui si parla in 2 Tessalonicesi 2, con lo Spirito Santo. Hanno stabilito che il Consolatore se ne andrà, privandoci della Sua divina onnipresenza. Lascerà il pianeta e il popolo eletto di Dio per sette anni, abbandonerà i santi durante i tre anni e mezzo della Prostituta e i tre e mezzo della grande tribolazione. Questo si accorda con le Scritture? Si accorda con ciò che sappiamo del nostro Dio e Spirito Santo?
La dottrina di Israele contro la chiesa suscita una escatologia molto strana e complicata, che potrà avere molte conseguenza politiche assai negative. Abbiamo già visto ciò che è stato causato dalla teologia tedesca della sostituzione e ora questo tipo di dispensazionalismo americano potrebbe porre le basi teologiche per portare ancora sofferenza alla nazione di Israele da parte di tutta la chiesa occidentale. I carnali fondamentalisti cristiani potranno dire:
“Questi ebrei ci stanno mettendo troppo a ravvedersi! Probabilmente non ce la faranno ad arrivare alla gloria. Perché, allora, la chiesa dovrebbe preoccuparsene? Io ho già il mio biglietto per la gloria. Io sarò presto fuori da qui!”.
Questa egoistica e irresponsabile escatologia ha escluso gli ebrei. Ma quando il rapimento pre-tribolazione non si verificherà, allora saranno veri dolori! I fondamentalisti cristiani potranno anche arrabbiarsi a morte con Dio per un’immaginaria “promessa infranta” e questa dottrina potrebbe innescare una nuova e più tremenda ondata di antisemitismo.
Molte vergognose manovre politiche nascono dal seme della cattiva teologia. Ricordiamo ciò che la storia ci insegna, quello che abbiamo visto accadere all’inizio della storia delle nazioni europee, e preghiamo che ciò non accada anche oggi in America.
I credenti cristiani devono tornare alla Bibbia e vedere la confluenza finale di Israele e chiesa nell’unico eletto. Dio ha chiamato solo un unico popolo prescelto, un’unica famiglia di Dio. Se oggi vediamo due gruppi distinti che dichiarano di essere eletti di Dio, ciò non vuol dire che la loro separazione debba rimanere tale per sempre. Nel discorso sul monte degli Olivi, il Messia ha detto che Egli radunerà il suo eletto, singolo, alla fine dei tempi (Matteo 24:31). Lo radunerà e glorificherà nell’ultimo giorno della resurrezione-rapimento. Radunerà tutti coloro che sono in Cristo alla Sua venuta (1 Corinzi 15:22-23).
Questo è il meraviglioso piano di Dio e richiede che sia completato il grande mandato, richiede la salvezza della nazione ebraica (Zaccaria 12) e la restaurazione di entrambe le case di Israele. Tutte verranno radunate l’ultimo giorno, come un unico eletto, un’unica grande famiglia felice. È un concetto semplice ed elegante, una verità biblica.

Il popolo eletto nel dramma della fine dei tempi: il travaglio della donna di Apocalisse 12

Una domanda  che spesso si fa è questa: chi è la donna che Giovanni vede in Apocalisse 12? Cosa rappresenta? Se ha una corona con dodici stelle, dobbiamo pensare che esse rappresentino tutto il popolo eletto di Dio, ebrei e non ebrei. Tale popolo entrerà nel crogiolo della fine dei tempi e, il rimanente, emergerà vittorioso all’apice della storia.
Si, questo sarà il tempo dell’angoscia di Giacobbe (Geremia 30:7) e comprenderà di certo la chiesa. La donna di Apocalisse 12 è una rappresentazione dell’eletto. Rappresenta ogni credente che è morto nella fede di Abramo e che ha creduto nel sangue dell’Agnello di Israele. In questo passo la vediamo compiere il suo magnifico destino indossando la corona con dodici stelle: entrerà nella gloria all’apice dell’era.
Quando contempliamo questa immagine, dobbiamo pensare che essa non rappresenta solo Israele come nazione ebraica. Ciò è vero, ma è anche molto di più. 

Vediamo la donna la prima volta nell’Eden, quando avrebbe portato il seme che schiaccerà la testa al serpente. Fu poi nella famiglia di Noè, che fu l’unico retto della sua generazione. Dopo ancora la vediamo lasciare Ur con Abramo, padre di tutti coloro che, per fede, videro una città con fondamenta eterne costruita e progettata da Dio. La vediamo divenire una nazione presso il monte Sinai dopo l’esodo. La donna di Israele è la “congregazione nel deserto”, che doveva entrare nella terra promessa (Atti 7:38). È l’Israele che diede i natali al Messia, duemila anni fa. La vediamo nella chiesa che emerse a Pentecoste e Giovanni la vide alla gloriosa fine dei tempi. La donna del destino che vediamo nelle Scritture è solo un’ulteriore immagine del popolo eletto di Dio.
La donna di Israele che Giovanni vide in Apocalisse 12 ha un diadema con dodici stelle. Questa non può essere una rappresentazione della casa di Giuda o della nazione ebraica solamente. Se vi sono dodici stelle sulla sua corona devono rappresentare l’Israele completamente restaurato e completato. È una ghirlanda di vittoria: la donna è vestita di sole, la gloria del Padre.
Il travaglio della donna non è limitato alla nascita di Gesù duemila anni fa. Dai rifermenti di Apocalisse 12 sappiamo che l’esilio della donna dura 1260 giorni o tre anni e mezzo (Apocalisse 12:6 e 12:14). Questa è un’immagine del popolo eletto di Dio nell’ultima metà della settantesima settimana di Daniele. È il tempo dell’angoscia di Giacobbe negli ultimi giorni.
Ahimè, perché quel giorno è grande; non ce ne fu mai altro di simile; è un tempo di angoscia per Giacobbe; ma tuttavia egli ne sarà salvato.
(Geremia 30:7)
Giovanni ci dice che alla donna saranno date grandi ali d’aquila e fuggirà alla sua dimora: non si parla qui forse dell’esilio di Bosra?
La donna sarà nutrita spiritualmente per 1260 giorni: i tre anni e mezzo della grande tribolazione.
Una di quelle dodici stelle è la reale tribù di Giuda. E le altre? Beniamino è con Giuda, quindi ne mancano dieci. Che ne è di loro? Dobbiamo pensare che tutte le dieci tribù disperse emergeranno da una nebbia misteriosa. Tutte e dodici ci saranno e porteranno con sé una moltitudine di compagni dal loro soggiorno nelle nazioni. Tutti i santi, di ogni razza, tribù ed etnia, saranno innestati nell’olivo di Israele (Romani 11). Nella donna di Apocalisse 12 vediamo l’Israele unificato. Il popolo eletto è uno solo, alla fine!
Quindi Dio non ha ordinato né immaginato una “apartheid del suo eletto”. Il popolo che vediamo radunato alla fine dei tempi viene dalla storia umana. Il popolo di Dio, ebrei e non ebrei, sarà unito alla fine della storia e una singola congregazione perverrà a Sion (Isaia 35).
Sono in viaggio per un’unica festa ad un’unica tavola con un unico Messia. La grande occasione sarà la Cena delle Nozze dell’Agnello.
I riscattati del Signore torneranno, verranno con canti di gioia a Sion; letizia eterna coronerà il loro capo, otterranno felicità e gioia; il dolore e il gemito fuggiranno.
(Isaia 51:11)
Grazia e pace siano su tutto l’eletto del signore.
di Gavin Finley

Per gentile concessione di Sequenza Profetica

 

"Beato il popolo che conosce il grido di giubilo, o Eterno, perché esso camminerà alla luce del tuo volto;  si rallegrerà tutto il giorno nel tuo nome ed esulterà nella tua giustizia. Sì, tu sei il vanto della loro forza, e col tuo favore accresci la nostra potenza. Poiché il nostro scudo appartieneall'Eterno e il nostro re al Santo d'Israele."
(Salmi 89:15-18) 

http://consapevolinellaparola.blogspot.com/2016/06/un-unico-eletto.html

giovedì 7 luglio 2016

Tentazione o prova?


......voglio condividere questo insegnamento,scritto da un fratello in CRISTO GESU',
perchè DIO possa consolare,edificare e fortificare altri,come lo ha fatto con me....
La vita è piena di tante cose belle, ma la vita è anche piena di cose pesanti, di grandi dolori. La vita è piena di situazioni difficili, e affrontando queste situazioni, spesso cadiamo nel peccato. Ci sono prove che sono afflizioni, e spesso, ci portano allo scoraggiamento.
Oggi, voglio considerare le prove e le tentazioni della vita. Vorremo capire: qual è la differenza fra una prova e una tentazione? Vorremo capire da dove vengono le prove, e da dove vengono le tentazioni. Poi, a che cosa servono? Vogliamo capire come affrontarle, per poterle superare vittoriosamente, anziché cadendo.
Chiaramente, per considerare queste cose, non dobbiamo appoggiarci sul nostro intendimento, piuttosto dobbiamo andare alla Parola di Dio per scoprire ciò che Dio ci insegna in questo campo.
Prima di tutto, cosa intendiamo quando usiamo le parole “prova” e “tentazione”? È importante sapere che nel Nuovo Testamento, entrambe le parole derivano dalla stessa parola greca. La stessa situazione può essere vista come una prova o come una tentazione, in base alla prospettiva. Quindi, vogliamo imparare la prospettiva di Dio.
Spesso una prova o tentazione è una situazione difficile, che serve per verificare la vera condizione del cuore o del carattere di un uomo. Può anche essere un'opportunità di peccare.
Anche questo rivela il cuore dell'uomo. Se la persona non guarda a Dio, può rispondere alla prova peccando. Se invece guarda a Dio, quella prova fortifica la sua fede. Quindi, la prova è un qualcosa che rivela la condizione del cuore dell'uomo. Può essere un conflitto con un'altra persona, può essere un problema di salute, o un problema economico, o un'opportunità di peccare in qualsiasi modo.
Per capire meglio le prove e le tentazioni, e da dove originano e come servono, iniziamo considerando un brano importante, 2 Corinzi 12.
Nella prima parte di questo capitolo, Paolo descrive come ebbe il privilegio unico di essere rapito fino al terzo cielo, e anche in paradiso, per udire parole ineffabili, che non è lecito ad alcun uomo di proferire.
È importante cercare di comprendere l'immensità di questo privilegio enorme, che solitamente non viene dato mai agli uomini. Da ciò che sappiamo, in quel momento della storia, nessuno altro apostolo aveva ricevuto questo privilegio. Sappiamo che anni dopo la morte di Paolo, l'apostolo Giovanni fu anche lui portato in cielo in modo da poter trasmetterci il libro della Apocalisse. Quindi Paolo aveva ricevuto un privilegio che nessuno degli altri apostoli avevano ricevuto. Certamente sarebbe stato facile insuperbirsi. Perciò Dio, che aveva dato questo privilegio a Paolo, gli mandò anche una terribile sofferenza, per proteggerlo dalla superbia.
Notate attentamente ciò che Paolo descrive nel versetto 7. Ve lo leggo:
“inoltre, affinché non m’insuperbisca per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata data una spina nella carne, un angelo di Satana per schiaffeggiarmi affinché non m’insuperbisca.” (2Cor 12:7)
Notiamo attentamente i verbi. A Paolo è stata data una spina nella carne. Questa spina serviva per proteggerlo dalla superbia. Quindi, è chiarissimo che è stato Dio a dare questa spina a Paolo, perché è solo Dio che avrebbe voluto proteggerlo dalla superbia. Quindi Dio ha dato a Paolo una spina nella carne, per proteggerlo dal peccato.
Però, notate che questa spina era un angelo di Satana, che potremmo anche chiamare un demone, che serviva per schiaffeggiarlo per tenerlo lontano dalla superbia.
Questa spina era un grave e difficile problema fisico, che faceva soffrire molto Paolo. Il dolore veniva da Satana, in questo caso da un angelo di Satana. Però è stato mandato da Dio, per proteggere Paolo dalla superbia.
Chiaramente Satana non vuole proteggerci dalla superbia, anzi, la superbia è uno dei suoi peccati principali. Satana vuole farci cadere nel peccato, e perciò vuole che abbiamo superbia. Quindi, nonostante che Satana facesse soffrire Paolo, in realtà questa sofferenza aveva origine non in Satana, ma in Dio. Dio ha dato questa sofferenza per il bene di Paolo, Satana cercava di usare questa sofferenza per far cadere Paolo nel peccato. In altre parole, lo stessa avvenimento era una prova da parte di Dio per fortificare la fede di Paolo e per proteggerlo dal peccato, e da parte di Satana era una tentazione, per farlo cadere.
Paolo scelse di guardare a Dio in questa prova, e perciò anziché provocare il male nella sua vita, provocò un immenso bene, come leggiamo nei versetti 8-10.
“8 A questo riguardo ho pregato tre volte il signore che lo allontanasse da me. 9 Ma egli mi ha detto: "la mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza". Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. 10 Perciò io mi diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle avversità per amore di Cristo, perché quando io sono debole, allora sono forte.” (2Cor 12:8-10 LND)
Questa prova era così pesante che ha spinto Paolo a pregare in tre occasioni implorando Dio di toglierla. Ma Dio ha fatto un'opera molto più grande che togliere la prova. Tramite la sofferenza, Paolo imparò di più della potenza di Cristo in lui, che era più visibile nella sua debolezza. Avendo capito questo, Paolo trovava diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, e nelle distrette, perché in questo modo poteva conoscere la potenza di Cristo in lui.
Questo brano è estremamente importante per aiutarci a capire che ciò che Satana intende per male, Dio lo intende per bene. Il sovrano controllo di Dio è tale che perfino ciò che Satana intende per male è uno strumento per il bene nelle mani di Dio.
Giuseppe in Egitto
Pensiamo alla storia di Giuseppe, il figlio di Giacobbe. Fu odiato dai suoi fratelli, e venduto come schiavo e portato in Egitto. Conosciamo la storia, e come Dio benedisse Giuseppe, ma poi fece sì che egli si trovasse ingiustamente in prigione, dove rimase per vari anni, per poi diventare secondo al comando in tutto l'Egitto. Nella provvidenza di Dio, tutte queste vicissitudini servivano per far arrivare i suoi fratelli in Egitto, per portare avanti il piano di Dio. Dopo che i suoi fratelli si furono trasferiti, e che il padre Giacobbe morì, i fratelli ebbero paura che Giuseppe avrebbe cercato di vendicarsi contro di loro. Vi leggo le parole di Giuseppe a loro che troviamo in Genesi 50:
19 Giuseppe disse loro: "non temete; sono io forse al posto di DIO? 20 Voi avete macchinato del male contro di me; ma DIO ha voluto farlo servire al bene, per compiere quello che oggi avviene: conservare in vita un popolo numeroso. ” (Gen 50:19-20)
Notate le parole di Giuseppe: voi avete macchinato del male contro di me, ma Dio ha voluto farlo servire al bene. Le situazioni brutte sono mandate da Satana per farci del male, ma Dio le usa per farci del bene. Le prove, perfino le cose più terribili, sono strumenti nelle mani di Dio per portare il bene ai suoi figli.
Romani 8:28-30
Passiamo ora a Romani 8:28-30. Questo brano dichiara in modo chiaro che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio. Chiaramente, non succede niente per caso, ma succede perché Dio è sovrano su tutte le cose. Leggo Romani 8:28-30.
“28 or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. 29 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo figlio affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati.” (Rom 8:28-30 LND)
Tutte le cose vuol dire tutte le cose! Dio controlla tutto in modo tale che tutte le cose, compresi il dolore e le difficoltà, che vengono usate per portare del vero bene nella vita di noi che siamo stati salvati. Abbiamo appena considerato come Dio ha usato la terribile sofferenza di Paolo per fortificare la sua fede, per fargli conoscere di più la potenza di Dio all'opera in lui, e per proteggerlo dalla superbia. Quindi anche ciò che Satana usa per cercare di far cadere nel peccato, Dio lo usa come strumento per il bene dei suoi figli.
Per poterci fidare del fatto che Dio fa cooperare tutto al bene, dobbiamo assolutamente capire e tenere in mente che solo il bene che Dio intende è il vero bene, non è vero il bene che è secondo il metro del mondo. Il mondo pensa al bene come una vita con poche difficoltà e poca sofferenza, una vita in cui tutti ci trattano con giustizia, e ci sono poche frustrazioni. Quello è il bene secondo il metro del mondo.
Dio intende tutta un'altra cosa per bene. Il bene che Dio produce in noi è il bene eterno di farci essere conformati all'immagine di Cristo.
Pensando all'esempio di Paolo, il bene che Dio ha prodotto nella sua prova non era di togliere il dolore, che evidentemente è rimasto, ma era di santificare Paolo e di fargli imparare una buona lezione che ricordava Gesù Cristo e la sua potenza in Paolo. Agli occhi del mondo, non c'era bene in quella prova, in quanto il dolore continuava. Agli occhi di Dio, e anche agli occhi di Paolo dopo che aveva capito, quella prova, quella sofferenza stava producendo un profondo bene. Quindi, quando pensiamo al fatto che Dio fa cooperare tutto per il bene di quelli che amano Dio, è essenziale ricordare che il bene non è una vita meno pesante, ma è una vita in cui conosciamo Dio di più.
1 Corinzi 10
Passiamo ora a considerare 1Corinzi 10. Questo capitolo inizia avvertendoci di non peccare come peccarono i figli di Israele. Leggiamolo insieme iniziando dal versetto 1. 1Corinzi 10:1-6.
“1 Ora, fratelli, non voglio che ignoriate che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola e tutti passarono attraverso il mare, 2 tutti furono battezzati per Mosé nella nuvola e nel mare, 3 tutti mangiarono il medesimo cibo spirituale, 4 e tutti bevvero la medesima bevanda spirituale, perché bevevano dalla roccia spirituale che li seguiva; or quella roccia era Cristo. 5 Ma Dio non gradì la maggior parte di loro; infatti furono abbattuti nel deserto, 6 Or queste cose avvennero come esempi per noi, affinché non desideriamo cose malvagie come essi fecero,” (1Cor 10:1-6 LND)
Non tutti coloro che sono usciti dall'Egitto appartenevano veramente a Dio. Similmente, non tutti coloro che si dichiarano credenti sono veramente salvati. Ciò che accadde ai figli d'Israele è un avvertimento per noi, per aiutarci a non cadere in quei peccati in cui loro sono caduti, e per cui furono abbattuti nel deserto.
Leggo alcuni di questi peccati dal versetto 7 a 10.
“7 e affinché non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: "il popolo si sedette per mangiare e per bere, e poi si alzò per divertirsi". 8 E non fornichiamo, come alcuni di loro fornicarono, per cui ne caddero in un giorno ventitremila. 9 E non tentiamo Cristo, come alcuni di loro lo tentarono, per cui perirono per mezzo dei serpenti, 10 E non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, per cui perirono per mezzo del distruttore.” (1Cor 10:7-10 LND)
Notate che questi peccati erano così gravi che Dio uccise tanti di loro. Questi peccati comprendevano anche i peccati di mormorare e di tentare Dio, lamentandosi di ciò che Egli aveva provveduto per loro, e mormorando quando non c'era cibo e non c'era acqua.
Attenzione: mancare cibo e acqua nel deserto è un problema gravissimo. Al popolo di Dio poteva sembrare che sarebbero morti. Però, il fatto che scelsero di mormorare per questo vero problema fu considerato da Dio come un grave peccato. Infatti, e Egli uccise vari di loro per questo motivo.
Nonostante che il problema fosse così grave, non avrebbero dovuto mormorare. Era stato Dio stesso a guidarli fino a quel punto. Avrebbero dovuto fidarsi di Dio. Egli aveva promesso che li avrebbe fatti arrivare nella terra promessa.
Similmente per noi, dobbiamo ricordare che Dio è sovranamente in controllo degli avvenimenti della nostra vita, e quando arrivano situazioni difficili, è perché sono state ordinate così da Dio. Queste situazioni, queste prove, non dovrebbero farci cadere nel peccato, piuttosto dovrebbero servire per stimolare la nostra fede, in modo che possiamo vedere più l'opera di Dio.
Infatti, vi faccio una domanda. Che cosa fortifica di più la fede? Quando Dio provvede tutto per noi in modo che non ci sono prove, oppure, quando Dio ci manda le profonde prove, ma poi provvede la via di uscita in modo visibile, come vediamo tante volte nella Bibbia, e anche nella vita?
Chiaramente, è quando ci sono gravi prove che riconosciamo di più la provvisione di Dio, e questo aumenta la nostra fede. Quindi, l'opera di Dio nella nostra vita non è per darci una vita comoda con pochi problemi, piuttosto l'opera più grande di Dio è di aumentare la nostra fede, in modo da santificarci.
Vado avanti, e leggo il versetto 11:
“or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età.” (1Cor 10:11 LND)
Il racconto dei figli d'Israele serve per il nostro avvertimento. Serve per farci capire che il nostro modo di rispondere alle circostanze trasforma la stessa situazione in una prova che fortifica la nostra fede, o in una tentazione che ci porta a peccare. Non è la situazione che ci fa peccare, ma è come noi viviamo quella situazione. Questo è il messaggio di questo brano.
E perciò dobbiamo tenere in mente che se non guardiamo a Dio, peccheremo. Infatti, il prossimo versetto, il versetto 12, ci avverte del pericolo di cadere nel peccato come loro. Leggo il versetto 12.
“perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere.” (1Cor 10:12 LND)
Chi pensa di stare in piedi, ovvero chi si ritiene forte, può facilmente cadere nel peccato. Perciò, dobbiamo considerare ogni difficoltà ed ogni prova come un'opportunità di guardare a Dio con fede.
Un versetto chiave
Infatti, ora arriviamo al versetto 13, un versetto molto importante per quanto riguarda il comprendere le prove della vita. Ho detto all'inizio di questo sermone che nel Nuovo Testamento, la parola “prova” è la parola “tentazione” derivano dalla stessa parola greca. Per esempio, qui in 1Corinzi 10:13 troviamo questa parola greca tradotta con “tentazione”, mentre in Giacomo 1 troviamo la stessa parola tradotta con “prova”. Tenete in mente questo mentre leggo ora il versetto 13.
“nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana, or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate
Nel leggere questo versetto, è indifferente che diciamo tentazione o prova. Il senso è uguale. Tutte le prove, tutte le cosiddette tentazioni, che arrivano nella nostra vita sono umane. Non succede nulla a noi che non succede anche ad altri. Questo è una verità importante da ricordare, perché molto facilmente crediamo alla menzogna che le nostre prove, le nostre difficoltà sono più dure di quelle degli altri. Non è vero! Tutte le nostre tentazioni sono umane!
Poi troviamo la meravigliosa e preziosa verità che Dio è fedele. Dio è fedele, Egli non cambia mai, Egli mantiene sempre la sua parola. Dio è fedele, e non permetterà che siamo tentati oltre le nostre forze. Satana non ha il potere di mandarci una prova o una tentazione se non è quella stabilita da Dio. Vediamo questa realtà più volte nella Bibbia, come nell'esempio di Giobbe e di Paolo. Satana non può decidere quale prova mandarci. Questa è una decisione che Dio tiene sempre per sé.
Dio sa quante forze ci ha dato, e sa dosare la prova in modo esatto e preciso. Egli non permette che arrivi una prova oltre le nostre forze. È vero che spesso a noi sembra che una prova sia troppo pesante, ma questo è perché Dio conosce le nostre forze meglio di quanto le conosciamo noi.
Se ricordiamo questa verità, non diremo mai di non farcela più. Certamente, può facilmente sembrare che non ce la facciamo, però quel pensiero è una menzogna, nega questa promessa da parte di Dio. Dio è fedele, e anche se sembra che non ce la facciamo più, in realtà possiamo superare qualunque prova che Dio ci dà, perché Egli, essendo fedele, non permette che siamo provati oltre le nostre forze.
Con ogni tentazione, ci dà anche la via di uscirne. La via di uscire da una prova non è una via di evitare la prova, ma è la via per passare la prova e uscire dall'altra parte. Infatti, Dio non ci fa evitare le prove perché le prove sono gli strumenti che Egli usa per fortificare la nostra fede e per conformarci all'immagine di Gesù Cristo.
Il versetto conclude dicendo "affinché la possiate sostenere". Ciò che ci permette di superare la prova vittoriosamente è il fatto di sapere che Dio è in controllo, e che ci farà superare la prova. La chiave per superare le prove è di tenere i nostri occhi su Dio, e ricordare le sue promesse, e che Dio è fedele, ed è con noi! Se dimentichiamo queste cose, allora a noi potrà sembrare impossibile sostenere la prova.
Alla luce di questo, vi esorto e vi incoraggio a tenere in mente in ogni prova e tentazione che Dio, il nostro Padre celeste, è in controllo, ha disegnato questa prova per te, e sta usando questa prova per portare buon frutto nella tua vita. Non dobbiamo mai disperarci nelle prove, non dobbiamo mai credere la menzogna che non riusciamo più a sopportarne il peso, perché Dio è fedele, e non permetterà una prova troppo pesante per noi. Dio è sempre in pieno controllo delle nostre prove.
Giacomo 1:2-18
La chiave è nel capire e ricordare che non è la prova in sé che produce la gioia, è piuttosto ciò che la prova produce in noi che ci dà gioia. La gioia sta nel ricordare che Dio sta usando quella prova per produrre un bene eterno in noi.
Notate qui che la prova viene chiamata “la prova della nostra fede”. Le prove sono strumenti che Dio usa per mettere alla prova la nostra fede, per raffinarla e rinforzarla. Abbiamo visto che il terribile dolore di Paolo aveva creato in lui una fede più grande, per cui egli era grato a Dio. Vediamo questa realtà volta dopo volta nella Bibbia, e anche nella vita di oggi osservando tanti credenti.
Notiamo ciò che la prova della nostra fede produce. Prima di tutto, produce costanza, che è costanza della fede. Questa costanza compie in noi un'opera perfetta. Tramite le prove Dio opera per renderci perfetti e completi, in nulla mancanti. In altre parole, senza le prove siamo molto mancanti ed imperfetti, e siamo incompleti. La nostra fede non è matura, non è perfetta. Sono proprio le prove che Dio usa per maturare e purificare e rinforzare la nostra fede.
Caro credenti(e), è vero che le prove sono difficili al momento, ma sono strumenti nelle mani di Dio per prepararti per l'eternità con Lui.
Andando avanti, dal versetto 5 a 8 leggiamo che se abbiamo bisogno di sapienza, la possiamo chiedere con fede a Dio, ed Egli ce la darà. Leggo dal versetto 5:
“5 ma se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio che dona a tutti liberamente senza rimproverare, e gli sarà data. 6 Ma la chieda con fede senza dubitare, perché chi dubita è simile all’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. 7 Non pensi infatti un tal uomo di ricevere qualcosa dal Signore, 8 perché è un uomo dal cuore doppio instabile in tutte le sue vie.” (Giacomo 1:5-8 LND)
Spesso, in mezzo alle prove profonde, al dolore difficile, alle afflizioni ardue, abbiamo bisogno di chiedere a Dio la sapienza, per capire come procedere. Quando chiediamo fidandoci che Dio ama rispondere a questa preghiera, Egli risponderà, e ci darà la sapienza che serve. Non ci spiegherà il perché di ogni prova, perché quello Dio non ce lo rivela. Piuttosto, ci ricorderà che Egli è in controllo, e che sta facendo tutto per portare avanti la sua buona opera in noi.
Saltiamo giù e leggiamo il versetto 12.
“beato l’uomo che persevera nella prova, perché, uscendone approvato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a coloro che l’amano.” (Giacomo 1:12 LND)
Qua, Dio ci ricorda che chi persevera nella prova, ovvero chi continua a guardare a Dio, sarà beato, e riceverà la corona della vita. Qua troviamo una chiave per superare le prove. Dobbiamo perseverare, dobbiamo continuare a guardare a Dio, fidandoci che Egli è in controllo, non perché
Bibbia, e ci fidiamo della sua Parola!
Quando siamo tentati, nessuno deve dire che è stato Dio a tentarlo. Dio non tenta nessuno, ovvero, Dio non spinge mai qualcuno a peccare. Eppure, tendiamo ad accusare Dio, anche in modo indiretto, accusando la provvidenza di Dio. Quando Adamo ed Eva peccarono, e Dio chiese ad Adamo che cosa avesse fatto, Adamo rispose accusando indirettamente Dio, dicendo che era stata la donna che Dio gli aveva messo al fianco che gli aveva dato da mangiare il frutto proibito. Però in realtà, Dio non ci spinge mai a peccare.
Piuttosto, questo brano ci spiega che siamo tentati a causa della nostra propria concupiscenza. Non sono le cose al di fuori di noi che ci portano a peccare, ma piuttosto è la concupiscenza dentro di noi. La nostra concupiscenza utilizza le opportunità che le prove e le tentazioni danno, per spingerci al peccato. Il peccato quando è consumato, genera la morte.
Vediamo tanti esempi di questa verità nella Bibbia, come anche nella vita. Per esempio in Matteo 5 Gesù insegna che anche se un uomo guarda una donna con desiderio ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Il desiderio è nel cuore. In Matteo 15 Gesù spiega che ciò che contamina l'uomo è ciò che esce dal suo cuore. Il peccato è dentro di noi, non è una tentazione esterna che ci porta a peccare.
In Giacomo 4, leggiamo che pecchiamo perché abbiamo passioni sbagliate, che sono le nostre concupiscenze. Leggo Giacomo 4:1-3.
“1 Da dove vengono le guerre e le contese fra voi? Non provengono forse dalle passioni che guerreggiano nelle vostre membra? 2 Voi desiderate e non avete, voi uccidete e portate invidia, e non riuscite ad ottenere; voi litigate e combattete, e non avete, perché non domandate. 3 voi domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.” (Giacomo 4:1-3 LND)
Ciò che in questo brano viene chiamato “le passioni” non sono altro che le nostre concupiscenze. Quindi, ricordate che Dio non tenta mai nessuno, e non è ciò che succede intorno a noi che ci fa peccare. Piuttosto il peccato è dovuto a causa della nostra concupiscenza, che ci porta a desiderare ciò Dio non ci ha dato.
Dio non tenta nessuno. Dio ci manda le prove che ci portano del bene se guardiamo a Lui. È la nostra concupiscenza che trasforma quella prova, che dovrebbe portarci del bene, in una tentazione in cui cadiamo. La colpa non è mai di Dio, la colpa è della nostra concupiscenza.
In realtà, ogni buona donazione e ogni dono perfetto vengono dall'alto, vengono da Dio. Dio è la fonte di ogni buon dono che riceviamo in tutta la vita. Ed è per questo che è importante abbondare nel ringraziamento.
Ricordati che le prove servono per proteggerti dal peccato, non per farti peccare. Dio sapeva esattamente ciò che serviva a Paolo per proteggerlo dalla superbia. E Dio sa quali sofferenze servono a noi, per proteggerci dai nostri peccati.
Tramite le prove, Dio sta portando a compimento la sua buona opera in noi, fino al giorno di Cristo.
Quindi, la chiave per superare le nostre prove è di tenere gli occhi su Dio, di ricordare le sue promesse, e di fidarci di Lui. Quando facciamo così, ciò che prima ci affliggeva e ci faceva stare molto male può essere motivo di grande gioia, perché ricorderemo ciò che Dio sta facendo tramite le prove della nostra fede.
E quando cadiamo in tentazione, non dobbiamo mai attribuire la nostra caduta alle circostanze intorno a noi. Piuttosto dobbiamo riconoscere che abbiamo peccato a causa della concupiscenza dentro di noi. Perciò confessiamo ogni peccato, e riposiamoci in Cristo mentre aspettiamo il suo ritorno.
Ringrazio Dio che Egli è in controllo. Prego che possiamo tenere in mente le preziose promesse di Dio.

da una riflessione della sorella Rosa Chiara Anna Pascuzzi

lunedì 13 giugno 2016

La Consapevolezza Profetica


Siamo in un momento molto importante nella storia. E' un momento in cui la Chiesa è, francamente, in gran parte cieca a ciò che sta accadendo. Questo perché vi è una zona della Parola di Dio che la Chiesa non ha verificato costantemente con ogni mezzo di controllo e che è l'escatologia, o lo studio dei tempi. Questo è preoccupante considerando come gran parte della Bibbia è profezia dei tempi finali. 

Una ragione di ciò, è che nella Chiesa è stata creata una situazione per cui non crediamo che la  profezia possa essere comprensibile e così non ci preoccupiamo neanche di studiarla, ma Dio ci ha dato così tante profezie solo per farle rimanere incomprensibili? Non ci credo. Questo fatto sta facendo, sia ai salvati e che ai non salvati, un pessimo servizio in molti modi in quanto, semplicemente, non è vero. 

Un altro motivo, altrettanto distruttivo, è che crediamo, anche, che tutto sia stato ormai compreso da altri e così noi possiamo riposare su alcune interpretazioni tradizionali che ci sono state tramandate. Possiamo onestamente dire che tutto è stato ormai davvero compreso? Non ci credo. Considerate ciò che uno degli angeli che hanno contribuito a fornire la profezia di Daniele disse allo stesso Daniele:

"Ma tu, Daniele, tieni nascoste queste parole e sigilla il libro fino al tempo della fine, molti andranno avanti e indietro e la conoscenza aumenterà" [Daniele 12: 4]

Nel contesto adeguato, questo significa che la profezia del tempo della fine è stata sigillata per una piena comprensione fino al tempo della fine e, solo in quel tempo, molte persone saranno alla ricerca, per intuito profetico, delle pagine del libro di Daniele poichè la loro conoscenza verrà aumentata, ma la conoscenza di cosa? La conoscenza della storia e delle tendenze attuali del mondo e degli eventi. Questo può avvenire solo con il dispiegarsi del tempo finale, che rivelerà queste cose per noi che le studieremo.

 “Io udii, ma non compresi, perciò chiesi: «Mio signore, quale sarà la fine di queste cose?».Egli rispose: «Va Daniele, perché queste parole sono nascoste e sigillate fino al tempo della fine.”[Daniele 12: 8-9]

Si consideri, che questo significa come minimo che alcune interpretazioni della profezia del tempo della fine insegnate prima del momento in cui esse saranno dissigillate, necessariamente, saranno errate. In altre parole, la Bibbia dice quello che ha sempre detto, ma solo al giusto tempo saremo in grado di conoscere correttamente e identificare queste cose.

Vi annuncio che ora ci troviamo in quel tempo


E' mia costante preghiera, speranza e desiderio che gli occhi della Chiesa vengano aperti per la profezia in un modo in cui non sono stati mai aperti prima e che avremo in effetti risposte alle domande, piuttosto che un'ambigua e continua crescita di montagne di speculazioni, che non sembrano mai ottenere  qualcosa di specifico che possiamo accettare.

Di fatto, si consideri che, la ragione per cui abbiamo avuto da fare congetture su così tante cose, è perché abbiamo avuto le risposte sbagliate ed esse non ci sono sembrate affatto adeguate.Pensate che ciò è come cercare di aggiornare un nuovo computer con un vecchio sistema operativo. Non verrà affatto aggiornato correttamente su un qualcosa che non è stato progettato per farlo funzionare bene. Non sarà possibile ottenerne il massimo beneficio, perché non farà ciò che si ipotizzava dovesse fare.

Mantenete le cose sante semplici


Noi abbiamo bisogno di riprendere una parte da tutti i piccoli dettagli iniziando alla radice della profezia per ottenere il quadro più ampio, la storia più grande.
Una volta che fissiamo ogni cosa sulla sue proprie fondamenta e lasciamo che sia la storia che racconti la storia, saremo sorpresi di come il resto scatterà e cadrà al posto giusto. Vi chiederete perché non lo abbiamo mai visto prima.


La sfida


E 'qua dove desidero lanciare la sfida che è stata lanciata a me:

I profeti del Vecchio Testamento sono disseminati con i nomi delle nazioni che Cristo giudicherà al suo ritorno sulla terra. Potete trovare una nazione tra quelle elencate che non sia situata in Medio Oriente?

Nonostante quelle interpretazioni e tradizioni che potremmo portare al testo, la geografia non mente circa la posizione degli eventi profetici. 
L'ambientazione profetica della Bibbia nella sua corretta ambientazione geografica è assolutamente essenziale per comprendere il momento nel quale ci troviamo proprio adesso.  

Cristiani, pastori e insegnanti della profezia della Bibbia, volete prendere seriamente questa sfida? 

Essa potrebbe avere un effetto diretto su come interagite con le persone proprio adesso, oggi. La gente ha bisogno di conoscere Cristo o conoscerlo meglio, perché l'ora è molto più tarda di quanto ci rendiamo conto.

Tratto da: "Calling the Church to Prophetic Awareness"

Traduzione a cura di Consapevoli nella Parola 



"Mi gridano da Seir: «Sentinella, a che punto è giunta la notte? Sentinella, a che punto è giunta la notte?». 
La sentinella risponde: «Vien la mattina, poi anche la notte. Se volete interrogare interrogate pure; ritornate, venite»"
(Isaia 21:11-12)
http://consapevolinellaparola.blogspot.com/2016/06/chiamata-alla-consapevolezza-profetica.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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