per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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giovedì 7 luglio 2016

Tentazione o prova?


......voglio condividere questo insegnamento,scritto da un fratello in CRISTO GESU',
perchè DIO possa consolare,edificare e fortificare altri,come lo ha fatto con me....
La vita è piena di tante cose belle, ma la vita è anche piena di cose pesanti, di grandi dolori. La vita è piena di situazioni difficili, e affrontando queste situazioni, spesso cadiamo nel peccato. Ci sono prove che sono afflizioni, e spesso, ci portano allo scoraggiamento.
Oggi, voglio considerare le prove e le tentazioni della vita. Vorremo capire: qual è la differenza fra una prova e una tentazione? Vorremo capire da dove vengono le prove, e da dove vengono le tentazioni. Poi, a che cosa servono? Vogliamo capire come affrontarle, per poterle superare vittoriosamente, anziché cadendo.
Chiaramente, per considerare queste cose, non dobbiamo appoggiarci sul nostro intendimento, piuttosto dobbiamo andare alla Parola di Dio per scoprire ciò che Dio ci insegna in questo campo.
Prima di tutto, cosa intendiamo quando usiamo le parole “prova” e “tentazione”? È importante sapere che nel Nuovo Testamento, entrambe le parole derivano dalla stessa parola greca. La stessa situazione può essere vista come una prova o come una tentazione, in base alla prospettiva. Quindi, vogliamo imparare la prospettiva di Dio.
Spesso una prova o tentazione è una situazione difficile, che serve per verificare la vera condizione del cuore o del carattere di un uomo. Può anche essere un'opportunità di peccare.
Anche questo rivela il cuore dell'uomo. Se la persona non guarda a Dio, può rispondere alla prova peccando. Se invece guarda a Dio, quella prova fortifica la sua fede. Quindi, la prova è un qualcosa che rivela la condizione del cuore dell'uomo. Può essere un conflitto con un'altra persona, può essere un problema di salute, o un problema economico, o un'opportunità di peccare in qualsiasi modo.
Per capire meglio le prove e le tentazioni, e da dove originano e come servono, iniziamo considerando un brano importante, 2 Corinzi 12.
Nella prima parte di questo capitolo, Paolo descrive come ebbe il privilegio unico di essere rapito fino al terzo cielo, e anche in paradiso, per udire parole ineffabili, che non è lecito ad alcun uomo di proferire.
È importante cercare di comprendere l'immensità di questo privilegio enorme, che solitamente non viene dato mai agli uomini. Da ciò che sappiamo, in quel momento della storia, nessuno altro apostolo aveva ricevuto questo privilegio. Sappiamo che anni dopo la morte di Paolo, l'apostolo Giovanni fu anche lui portato in cielo in modo da poter trasmetterci il libro della Apocalisse. Quindi Paolo aveva ricevuto un privilegio che nessuno degli altri apostoli avevano ricevuto. Certamente sarebbe stato facile insuperbirsi. Perciò Dio, che aveva dato questo privilegio a Paolo, gli mandò anche una terribile sofferenza, per proteggerlo dalla superbia.
Notate attentamente ciò che Paolo descrive nel versetto 7. Ve lo leggo:
“inoltre, affinché non m’insuperbisca per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata data una spina nella carne, un angelo di Satana per schiaffeggiarmi affinché non m’insuperbisca.” (2Cor 12:7)
Notiamo attentamente i verbi. A Paolo è stata data una spina nella carne. Questa spina serviva per proteggerlo dalla superbia. Quindi, è chiarissimo che è stato Dio a dare questa spina a Paolo, perché è solo Dio che avrebbe voluto proteggerlo dalla superbia. Quindi Dio ha dato a Paolo una spina nella carne, per proteggerlo dal peccato.
Però, notate che questa spina era un angelo di Satana, che potremmo anche chiamare un demone, che serviva per schiaffeggiarlo per tenerlo lontano dalla superbia.
Questa spina era un grave e difficile problema fisico, che faceva soffrire molto Paolo. Il dolore veniva da Satana, in questo caso da un angelo di Satana. Però è stato mandato da Dio, per proteggere Paolo dalla superbia.
Chiaramente Satana non vuole proteggerci dalla superbia, anzi, la superbia è uno dei suoi peccati principali. Satana vuole farci cadere nel peccato, e perciò vuole che abbiamo superbia. Quindi, nonostante che Satana facesse soffrire Paolo, in realtà questa sofferenza aveva origine non in Satana, ma in Dio. Dio ha dato questa sofferenza per il bene di Paolo, Satana cercava di usare questa sofferenza per far cadere Paolo nel peccato. In altre parole, lo stessa avvenimento era una prova da parte di Dio per fortificare la fede di Paolo e per proteggerlo dal peccato, e da parte di Satana era una tentazione, per farlo cadere.
Paolo scelse di guardare a Dio in questa prova, e perciò anziché provocare il male nella sua vita, provocò un immenso bene, come leggiamo nei versetti 8-10.
“8 A questo riguardo ho pregato tre volte il signore che lo allontanasse da me. 9 Ma egli mi ha detto: "la mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza". Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. 10 Perciò io mi diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle avversità per amore di Cristo, perché quando io sono debole, allora sono forte.” (2Cor 12:8-10 LND)
Questa prova era così pesante che ha spinto Paolo a pregare in tre occasioni implorando Dio di toglierla. Ma Dio ha fatto un'opera molto più grande che togliere la prova. Tramite la sofferenza, Paolo imparò di più della potenza di Cristo in lui, che era più visibile nella sua debolezza. Avendo capito questo, Paolo trovava diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, e nelle distrette, perché in questo modo poteva conoscere la potenza di Cristo in lui.
Questo brano è estremamente importante per aiutarci a capire che ciò che Satana intende per male, Dio lo intende per bene. Il sovrano controllo di Dio è tale che perfino ciò che Satana intende per male è uno strumento per il bene nelle mani di Dio.
Giuseppe in Egitto
Pensiamo alla storia di Giuseppe, il figlio di Giacobbe. Fu odiato dai suoi fratelli, e venduto come schiavo e portato in Egitto. Conosciamo la storia, e come Dio benedisse Giuseppe, ma poi fece sì che egli si trovasse ingiustamente in prigione, dove rimase per vari anni, per poi diventare secondo al comando in tutto l'Egitto. Nella provvidenza di Dio, tutte queste vicissitudini servivano per far arrivare i suoi fratelli in Egitto, per portare avanti il piano di Dio. Dopo che i suoi fratelli si furono trasferiti, e che il padre Giacobbe morì, i fratelli ebbero paura che Giuseppe avrebbe cercato di vendicarsi contro di loro. Vi leggo le parole di Giuseppe a loro che troviamo in Genesi 50:
19 Giuseppe disse loro: "non temete; sono io forse al posto di DIO? 20 Voi avete macchinato del male contro di me; ma DIO ha voluto farlo servire al bene, per compiere quello che oggi avviene: conservare in vita un popolo numeroso. ” (Gen 50:19-20)
Notate le parole di Giuseppe: voi avete macchinato del male contro di me, ma Dio ha voluto farlo servire al bene. Le situazioni brutte sono mandate da Satana per farci del male, ma Dio le usa per farci del bene. Le prove, perfino le cose più terribili, sono strumenti nelle mani di Dio per portare il bene ai suoi figli.
Romani 8:28-30
Passiamo ora a Romani 8:28-30. Questo brano dichiara in modo chiaro che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio. Chiaramente, non succede niente per caso, ma succede perché Dio è sovrano su tutte le cose. Leggo Romani 8:28-30.
“28 or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. 29 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo figlio affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati.” (Rom 8:28-30 LND)
Tutte le cose vuol dire tutte le cose! Dio controlla tutto in modo tale che tutte le cose, compresi il dolore e le difficoltà, che vengono usate per portare del vero bene nella vita di noi che siamo stati salvati. Abbiamo appena considerato come Dio ha usato la terribile sofferenza di Paolo per fortificare la sua fede, per fargli conoscere di più la potenza di Dio all'opera in lui, e per proteggerlo dalla superbia. Quindi anche ciò che Satana usa per cercare di far cadere nel peccato, Dio lo usa come strumento per il bene dei suoi figli.
Per poterci fidare del fatto che Dio fa cooperare tutto al bene, dobbiamo assolutamente capire e tenere in mente che solo il bene che Dio intende è il vero bene, non è vero il bene che è secondo il metro del mondo. Il mondo pensa al bene come una vita con poche difficoltà e poca sofferenza, una vita in cui tutti ci trattano con giustizia, e ci sono poche frustrazioni. Quello è il bene secondo il metro del mondo.
Dio intende tutta un'altra cosa per bene. Il bene che Dio produce in noi è il bene eterno di farci essere conformati all'immagine di Cristo.
Pensando all'esempio di Paolo, il bene che Dio ha prodotto nella sua prova non era di togliere il dolore, che evidentemente è rimasto, ma era di santificare Paolo e di fargli imparare una buona lezione che ricordava Gesù Cristo e la sua potenza in Paolo. Agli occhi del mondo, non c'era bene in quella prova, in quanto il dolore continuava. Agli occhi di Dio, e anche agli occhi di Paolo dopo che aveva capito, quella prova, quella sofferenza stava producendo un profondo bene. Quindi, quando pensiamo al fatto che Dio fa cooperare tutto per il bene di quelli che amano Dio, è essenziale ricordare che il bene non è una vita meno pesante, ma è una vita in cui conosciamo Dio di più.
1 Corinzi 10
Passiamo ora a considerare 1Corinzi 10. Questo capitolo inizia avvertendoci di non peccare come peccarono i figli di Israele. Leggiamolo insieme iniziando dal versetto 1. 1Corinzi 10:1-6.
“1 Ora, fratelli, non voglio che ignoriate che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola e tutti passarono attraverso il mare, 2 tutti furono battezzati per Mosé nella nuvola e nel mare, 3 tutti mangiarono il medesimo cibo spirituale, 4 e tutti bevvero la medesima bevanda spirituale, perché bevevano dalla roccia spirituale che li seguiva; or quella roccia era Cristo. 5 Ma Dio non gradì la maggior parte di loro; infatti furono abbattuti nel deserto, 6 Or queste cose avvennero come esempi per noi, affinché non desideriamo cose malvagie come essi fecero,” (1Cor 10:1-6 LND)
Non tutti coloro che sono usciti dall'Egitto appartenevano veramente a Dio. Similmente, non tutti coloro che si dichiarano credenti sono veramente salvati. Ciò che accadde ai figli d'Israele è un avvertimento per noi, per aiutarci a non cadere in quei peccati in cui loro sono caduti, e per cui furono abbattuti nel deserto.
Leggo alcuni di questi peccati dal versetto 7 a 10.
“7 e affinché non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: "il popolo si sedette per mangiare e per bere, e poi si alzò per divertirsi". 8 E non fornichiamo, come alcuni di loro fornicarono, per cui ne caddero in un giorno ventitremila. 9 E non tentiamo Cristo, come alcuni di loro lo tentarono, per cui perirono per mezzo dei serpenti, 10 E non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, per cui perirono per mezzo del distruttore.” (1Cor 10:7-10 LND)
Notate che questi peccati erano così gravi che Dio uccise tanti di loro. Questi peccati comprendevano anche i peccati di mormorare e di tentare Dio, lamentandosi di ciò che Egli aveva provveduto per loro, e mormorando quando non c'era cibo e non c'era acqua.
Attenzione: mancare cibo e acqua nel deserto è un problema gravissimo. Al popolo di Dio poteva sembrare che sarebbero morti. Però, il fatto che scelsero di mormorare per questo vero problema fu considerato da Dio come un grave peccato. Infatti, e Egli uccise vari di loro per questo motivo.
Nonostante che il problema fosse così grave, non avrebbero dovuto mormorare. Era stato Dio stesso a guidarli fino a quel punto. Avrebbero dovuto fidarsi di Dio. Egli aveva promesso che li avrebbe fatti arrivare nella terra promessa.
Similmente per noi, dobbiamo ricordare che Dio è sovranamente in controllo degli avvenimenti della nostra vita, e quando arrivano situazioni difficili, è perché sono state ordinate così da Dio. Queste situazioni, queste prove, non dovrebbero farci cadere nel peccato, piuttosto dovrebbero servire per stimolare la nostra fede, in modo che possiamo vedere più l'opera di Dio.
Infatti, vi faccio una domanda. Che cosa fortifica di più la fede? Quando Dio provvede tutto per noi in modo che non ci sono prove, oppure, quando Dio ci manda le profonde prove, ma poi provvede la via di uscita in modo visibile, come vediamo tante volte nella Bibbia, e anche nella vita?
Chiaramente, è quando ci sono gravi prove che riconosciamo di più la provvisione di Dio, e questo aumenta la nostra fede. Quindi, l'opera di Dio nella nostra vita non è per darci una vita comoda con pochi problemi, piuttosto l'opera più grande di Dio è di aumentare la nostra fede, in modo da santificarci.
Vado avanti, e leggo il versetto 11:
“or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età.” (1Cor 10:11 LND)
Il racconto dei figli d'Israele serve per il nostro avvertimento. Serve per farci capire che il nostro modo di rispondere alle circostanze trasforma la stessa situazione in una prova che fortifica la nostra fede, o in una tentazione che ci porta a peccare. Non è la situazione che ci fa peccare, ma è come noi viviamo quella situazione. Questo è il messaggio di questo brano.
E perciò dobbiamo tenere in mente che se non guardiamo a Dio, peccheremo. Infatti, il prossimo versetto, il versetto 12, ci avverte del pericolo di cadere nel peccato come loro. Leggo il versetto 12.
“perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere.” (1Cor 10:12 LND)
Chi pensa di stare in piedi, ovvero chi si ritiene forte, può facilmente cadere nel peccato. Perciò, dobbiamo considerare ogni difficoltà ed ogni prova come un'opportunità di guardare a Dio con fede.
Un versetto chiave
Infatti, ora arriviamo al versetto 13, un versetto molto importante per quanto riguarda il comprendere le prove della vita. Ho detto all'inizio di questo sermone che nel Nuovo Testamento, la parola “prova” è la parola “tentazione” derivano dalla stessa parola greca. Per esempio, qui in 1Corinzi 10:13 troviamo questa parola greca tradotta con “tentazione”, mentre in Giacomo 1 troviamo la stessa parola tradotta con “prova”. Tenete in mente questo mentre leggo ora il versetto 13.
“nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana, or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate
Nel leggere questo versetto, è indifferente che diciamo tentazione o prova. Il senso è uguale. Tutte le prove, tutte le cosiddette tentazioni, che arrivano nella nostra vita sono umane. Non succede nulla a noi che non succede anche ad altri. Questo è una verità importante da ricordare, perché molto facilmente crediamo alla menzogna che le nostre prove, le nostre difficoltà sono più dure di quelle degli altri. Non è vero! Tutte le nostre tentazioni sono umane!
Poi troviamo la meravigliosa e preziosa verità che Dio è fedele. Dio è fedele, Egli non cambia mai, Egli mantiene sempre la sua parola. Dio è fedele, e non permetterà che siamo tentati oltre le nostre forze. Satana non ha il potere di mandarci una prova o una tentazione se non è quella stabilita da Dio. Vediamo questa realtà più volte nella Bibbia, come nell'esempio di Giobbe e di Paolo. Satana non può decidere quale prova mandarci. Questa è una decisione che Dio tiene sempre per sé.
Dio sa quante forze ci ha dato, e sa dosare la prova in modo esatto e preciso. Egli non permette che arrivi una prova oltre le nostre forze. È vero che spesso a noi sembra che una prova sia troppo pesante, ma questo è perché Dio conosce le nostre forze meglio di quanto le conosciamo noi.
Se ricordiamo questa verità, non diremo mai di non farcela più. Certamente, può facilmente sembrare che non ce la facciamo, però quel pensiero è una menzogna, nega questa promessa da parte di Dio. Dio è fedele, e anche se sembra che non ce la facciamo più, in realtà possiamo superare qualunque prova che Dio ci dà, perché Egli, essendo fedele, non permette che siamo provati oltre le nostre forze.
Con ogni tentazione, ci dà anche la via di uscirne. La via di uscire da una prova non è una via di evitare la prova, ma è la via per passare la prova e uscire dall'altra parte. Infatti, Dio non ci fa evitare le prove perché le prove sono gli strumenti che Egli usa per fortificare la nostra fede e per conformarci all'immagine di Gesù Cristo.
Il versetto conclude dicendo "affinché la possiate sostenere". Ciò che ci permette di superare la prova vittoriosamente è il fatto di sapere che Dio è in controllo, e che ci farà superare la prova. La chiave per superare le prove è di tenere i nostri occhi su Dio, e ricordare le sue promesse, e che Dio è fedele, ed è con noi! Se dimentichiamo queste cose, allora a noi potrà sembrare impossibile sostenere la prova.
Alla luce di questo, vi esorto e vi incoraggio a tenere in mente in ogni prova e tentazione che Dio, il nostro Padre celeste, è in controllo, ha disegnato questa prova per te, e sta usando questa prova per portare buon frutto nella tua vita. Non dobbiamo mai disperarci nelle prove, non dobbiamo mai credere la menzogna che non riusciamo più a sopportarne il peso, perché Dio è fedele, e non permetterà una prova troppo pesante per noi. Dio è sempre in pieno controllo delle nostre prove.
Giacomo 1:2-18
La chiave è nel capire e ricordare che non è la prova in sé che produce la gioia, è piuttosto ciò che la prova produce in noi che ci dà gioia. La gioia sta nel ricordare che Dio sta usando quella prova per produrre un bene eterno in noi.
Notate qui che la prova viene chiamata “la prova della nostra fede”. Le prove sono strumenti che Dio usa per mettere alla prova la nostra fede, per raffinarla e rinforzarla. Abbiamo visto che il terribile dolore di Paolo aveva creato in lui una fede più grande, per cui egli era grato a Dio. Vediamo questa realtà volta dopo volta nella Bibbia, e anche nella vita di oggi osservando tanti credenti.
Notiamo ciò che la prova della nostra fede produce. Prima di tutto, produce costanza, che è costanza della fede. Questa costanza compie in noi un'opera perfetta. Tramite le prove Dio opera per renderci perfetti e completi, in nulla mancanti. In altre parole, senza le prove siamo molto mancanti ed imperfetti, e siamo incompleti. La nostra fede non è matura, non è perfetta. Sono proprio le prove che Dio usa per maturare e purificare e rinforzare la nostra fede.
Caro credenti(e), è vero che le prove sono difficili al momento, ma sono strumenti nelle mani di Dio per prepararti per l'eternità con Lui.
Andando avanti, dal versetto 5 a 8 leggiamo che se abbiamo bisogno di sapienza, la possiamo chiedere con fede a Dio, ed Egli ce la darà. Leggo dal versetto 5:
“5 ma se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio che dona a tutti liberamente senza rimproverare, e gli sarà data. 6 Ma la chieda con fede senza dubitare, perché chi dubita è simile all’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. 7 Non pensi infatti un tal uomo di ricevere qualcosa dal Signore, 8 perché è un uomo dal cuore doppio instabile in tutte le sue vie.” (Giacomo 1:5-8 LND)
Spesso, in mezzo alle prove profonde, al dolore difficile, alle afflizioni ardue, abbiamo bisogno di chiedere a Dio la sapienza, per capire come procedere. Quando chiediamo fidandoci che Dio ama rispondere a questa preghiera, Egli risponderà, e ci darà la sapienza che serve. Non ci spiegherà il perché di ogni prova, perché quello Dio non ce lo rivela. Piuttosto, ci ricorderà che Egli è in controllo, e che sta facendo tutto per portare avanti la sua buona opera in noi.
Saltiamo giù e leggiamo il versetto 12.
“beato l’uomo che persevera nella prova, perché, uscendone approvato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a coloro che l’amano.” (Giacomo 1:12 LND)
Qua, Dio ci ricorda che chi persevera nella prova, ovvero chi continua a guardare a Dio, sarà beato, e riceverà la corona della vita. Qua troviamo una chiave per superare le prove. Dobbiamo perseverare, dobbiamo continuare a guardare a Dio, fidandoci che Egli è in controllo, non perché
Bibbia, e ci fidiamo della sua Parola!
Quando siamo tentati, nessuno deve dire che è stato Dio a tentarlo. Dio non tenta nessuno, ovvero, Dio non spinge mai qualcuno a peccare. Eppure, tendiamo ad accusare Dio, anche in modo indiretto, accusando la provvidenza di Dio. Quando Adamo ed Eva peccarono, e Dio chiese ad Adamo che cosa avesse fatto, Adamo rispose accusando indirettamente Dio, dicendo che era stata la donna che Dio gli aveva messo al fianco che gli aveva dato da mangiare il frutto proibito. Però in realtà, Dio non ci spinge mai a peccare.
Piuttosto, questo brano ci spiega che siamo tentati a causa della nostra propria concupiscenza. Non sono le cose al di fuori di noi che ci portano a peccare, ma piuttosto è la concupiscenza dentro di noi. La nostra concupiscenza utilizza le opportunità che le prove e le tentazioni danno, per spingerci al peccato. Il peccato quando è consumato, genera la morte.
Vediamo tanti esempi di questa verità nella Bibbia, come anche nella vita. Per esempio in Matteo 5 Gesù insegna che anche se un uomo guarda una donna con desiderio ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Il desiderio è nel cuore. In Matteo 15 Gesù spiega che ciò che contamina l'uomo è ciò che esce dal suo cuore. Il peccato è dentro di noi, non è una tentazione esterna che ci porta a peccare.
In Giacomo 4, leggiamo che pecchiamo perché abbiamo passioni sbagliate, che sono le nostre concupiscenze. Leggo Giacomo 4:1-3.
“1 Da dove vengono le guerre e le contese fra voi? Non provengono forse dalle passioni che guerreggiano nelle vostre membra? 2 Voi desiderate e non avete, voi uccidete e portate invidia, e non riuscite ad ottenere; voi litigate e combattete, e non avete, perché non domandate. 3 voi domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.” (Giacomo 4:1-3 LND)
Ciò che in questo brano viene chiamato “le passioni” non sono altro che le nostre concupiscenze. Quindi, ricordate che Dio non tenta mai nessuno, e non è ciò che succede intorno a noi che ci fa peccare. Piuttosto il peccato è dovuto a causa della nostra concupiscenza, che ci porta a desiderare ciò Dio non ci ha dato.
Dio non tenta nessuno. Dio ci manda le prove che ci portano del bene se guardiamo a Lui. È la nostra concupiscenza che trasforma quella prova, che dovrebbe portarci del bene, in una tentazione in cui cadiamo. La colpa non è mai di Dio, la colpa è della nostra concupiscenza.
In realtà, ogni buona donazione e ogni dono perfetto vengono dall'alto, vengono da Dio. Dio è la fonte di ogni buon dono che riceviamo in tutta la vita. Ed è per questo che è importante abbondare nel ringraziamento.
Ricordati che le prove servono per proteggerti dal peccato, non per farti peccare. Dio sapeva esattamente ciò che serviva a Paolo per proteggerlo dalla superbia. E Dio sa quali sofferenze servono a noi, per proteggerci dai nostri peccati.
Tramite le prove, Dio sta portando a compimento la sua buona opera in noi, fino al giorno di Cristo.
Quindi, la chiave per superare le nostre prove è di tenere gli occhi su Dio, di ricordare le sue promesse, e di fidarci di Lui. Quando facciamo così, ciò che prima ci affliggeva e ci faceva stare molto male può essere motivo di grande gioia, perché ricorderemo ciò che Dio sta facendo tramite le prove della nostra fede.
E quando cadiamo in tentazione, non dobbiamo mai attribuire la nostra caduta alle circostanze intorno a noi. Piuttosto dobbiamo riconoscere che abbiamo peccato a causa della concupiscenza dentro di noi. Perciò confessiamo ogni peccato, e riposiamoci in Cristo mentre aspettiamo il suo ritorno.
Ringrazio Dio che Egli è in controllo. Prego che possiamo tenere in mente le preziose promesse di Dio.

da una riflessione della sorella Rosa Chiara Anna Pascuzzi

sabato 11 maggio 2013

Spirito, Anima e Corpo



Uno dei maggiori problemi che i cristiani che credono nella Grazia hanno nel capire come possiamo essere pienamente giusti (perché non sempre ci "sentiamo" giusti), è il concetto di spirito, anima e corpo.

La Bibbia dice chiaramente che abbiamo tutti e tre:

"Ora il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l'intero vostro spirito, anima e corpo siano conservati irreprensibili per la venuta del Signor nostro Gesú Cristo." (1 Ts 5:23 )

Abbiamo lo spirito, abbiamo un'anima, e viviamo in un corpo. Questo è di gran lunga opposto a quanto il mondo creda e cioè che abbiamo solo un corpo e una mente.

Li esamineremo quindi uno per uno.
I. Lo spirito
Quando nasciamo di nuovo, il nostro spirito diventa vivo per Dio.. In precedenza il nostro spirito era in uno stato di morte nei confronti di Dio, ma vivo al peccato (eravamo nel peccato):

"anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia)" (Ef 2, 5 )

Quando mettiamo la nostra fede in Gesù, questa vecchia natura peccaminosa è crocifissa (e sepolta) nella morte di Cristo:

"sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui" (Rom. 6:6)

"perché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio." (Col. 3:3)

Ora il nostro spirito diviene vivente a Dio:

"Allo stesso modo anche voi, fate conto di essere morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore."   (Rom 6:11)

Ed ecco la parte più sorprendente: Nel momento in cui mettiamo la nostra fede in Gesù Cristo, il nostro spirito rinato viene creato altrettanto giusto come Gesù, perfettamente santo e glorioso, e ha la stessa natura di Gesù Cristo stesso! Il Padre ha fatto sì che Gesù divenisse peccato al nostro posto, così abbiamo potuto ricevere la Sua giustizia come un dono gratuito!

"Egli ha fatto Colui che non aveva conosciuto peccato essere peccato per noi, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in Lui." (2 Corinzi 5:21)

Il nostro spirito rinato è talvolta chiamato anche il "nuovo uomo" o "uomo interiore"
.
" e per essere rivestiti dell'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità della verità." (Ef 4,24 )

Questa parte di noi non potrà mai cambiare, ma è resa giusta per sempre!

II. L'Anima
Questo è il regno della psiche e comprende la mente, la volontà, l'intelletto, la personalità e le emozioni.
Questa parte non cambia immediatamente quando siamo nati di nuovo.
Sì abbiamo fatto una scelta per Cristo, ma questa parte di noi ha ancora i vecchi modelli di pensiero e le abitudini della nostra vita prima della fede in Cristo.
Queste abitudini possono essere state formate dal semplice istinto di auto- conservazione, oppure da noi stessi, avendo ceduto ai desideri della nostra vecchia natura peccaminosa.  Anche se noi non desideriamo peccare più, ancora cadiamo e commettiamo errori.
Questo è ciò di cui Paolo parla in Romani 7:15-23:
"Giacché non capisco quel che faccio, perché non faccio quello che vorrei, ma faccio quello che odio. 16 Ora, se faccio ciò che non voglio, io riconosco che la legge è buona. 17 Quindi non sono piú io ad agire, ma è il peccato che abita in me. 18 Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene, poiché ben si trova in me la volontà di fare il bene, ma io non trovo il modo di compierlo. 19 Infatti il bene che io voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. 20 Ora, se faccio ciò che non voglio, non sono piú io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. 21 Io scopro dunque questa legge: che volendo fare il bene, in me è presente il male. 22 Infatti io mi diletto nella legge di Dio secondo l'uomo interiore, 23 ma vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra."

La nostra anima / mente è la parte di noi che passeremo il resto della nostra vita a rinnovare.
Dobbiamo allenare la nostra mente ad essere in accordo con quello che è successo nel nostro spirito. Come possiamo fare questo? Con passare tempo in comunione con Dio, lo studio della parola, pregare, andare in chiesa, etc..

"E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio."  (Rm 12,2)

Questo è il motivo per cui ci viene detto "Abbiate in mente le cose di lassú, non quelle che sono sulla terra" (Col 3,2), perché più si pensa ai pensieri di Dio, più velocemente le nostre menti saranno trasformate. I nostri vecchi modelli di pensiero peccaminosi moriranno di fame, e la nostra mente entrerà in accordo con il nostro spirito rinato.
La nostra anima è la parte di noi che deve essere santificata.

Ricordate il nostro spirito è già santificato e santo: "Perché con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati." Eb 10:14


III. Il corpo:
Quando Gesù morì, Egli ti ha acquistato mediante il Suo sangue. Il tuo spirito è diventato vivo verso Dio, e il tuo corpo ora è un tempio di Dio.

"19 Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio, e che voi non appartenete a voi stessi? 20 Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio."  (1 Cor 6,19-20)

Il nostro corpo tenderà a seguire o lo spirito o la mente. Se cediamo controllo alla mente (e la nostra mente non è stata ancora rinnovata), allora camminiamo secondo la carne, e il frutto di questo è la morte (la morte nel senso che raccoglieremo i risultati delle nostre azioni empie).

"Quale frutto dunque avevate allora dalle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché la loro fine è la morte." (Rom 6:21)

Ma ora, dal momento che siamo stati resi vivi nello spirito (nato di nuovo), camminiamo secondo lo spirito! Se la nostra vecchia natura peccaminosa ora è stata crocifissa con Cristo, perché abbiamo ancora voglia di camminare in base ad essa? Man mano che la nostra mente diventa sempre più rinnovata il nostro corpo e la nostra mente (anima) cammineranno sempre più in linea con quanto già accaduto nel nostro spirito, diventando più impegnati a fini giusti di Dio.

"Perché, come un tempo prestaste le vostre membra per essere serve dell'impurità e dell'iniquità per commettere l'iniquità, così ora prestate le vostre membra per essere serve della giustizia, per la santificazione." (Rom 6:19)

"Or io dico: Camminate secondo lo Spirito e non adempirete i desideri della carne, 17 la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; e queste cose sono opposte l'una all'altra, cosicché voi non fate quel che vorreste." (Galati 5,16-17)

Ricordate che siete uno spirito, avete un'anima e vivete in un corpo. Il vostro spirito è del tutto giusto e santo, così siete diventati la giustizia di Dio!

Andre van der Merwe

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domenica 31 marzo 2013

Custodire il cuore nelle avversità

Custodire il Cuore nelle Avversità

cuore
“Custodisci il tuo cuore più d’ogni altra cosa, poiché da esso procedono le sorgenti della vita.” – Pro. 4:23


Il momento nella vita di un Cristiano che richiede una diligenza più che comune nel custodire il cuore, è il tempo dell'avversità. Quando la Provvidenza ti disapprova, e abbatte i tuoi conforti esteriori, allora guarda al tuo cuore; custodiscilo con ogni diligenza dal crucciarsi contro Dio, o dal venir meno sotto la sua mano; perché le sventure, sebbene santificate, sono comunque sventure. Giona era un uomo buono, eppure quanto miserabile fu il suo cuore nell’afflizione! Giobbe era lo specchio della pazienza, eppure come fu turbato il suo cuore dalla sventura! Scoprirai com’è difficile mantenere uno spirito composto sotto le grandi afflizioni. Oh quante ansie e tumulti queste causano anche nei cuori migliori. Lasciate che vi mostri, quindi, come un Cristiano sotto grandi afflizioni possa custodire il cuore dal crucciarsi o sconfortarsi, sotto la mano di Dio.

Offrirò qui diversi contributi per custodire il cuore in questa condizione.

1. Con queste spiacevoli provvidenze Dio sta fedelmente portando avanti il grande disegno dell’amore elettivo per le anime del suo popolo, e ordina tutte queste afflizioni come strumenti santificati per quel fine. Le afflizioni non sopraggiungono per caso, ma secondo un proposito. Con questo proposito di Dio esse sono ordinate come strumenti di abbondante bene spirituale per i santi. “In questo modo adunque sarà purgata l’iniquità di Giacobbe…”; “per util nostro…”; “tutte le cose cooperano al bene...” Sono gli operai di Dio al lavoro nel nostro cuore, per abbatterne l’orgoglio e la sicurezza carnale; e in questo modo, la loro natura viene mutata: divengono benedizioni e benefici. “È stato buono per me, che io sono stato afflitto”, dice Davide. Certamente quindi non hai motivo di discutere con Dio, ma piuttosto di stupirti che Egli debba preoccuparsi così tanto del tuo bene da usare ogni strumento per realizzarlo. Paolo benediceva Dio se in qualsiasi modo avesse potuto raggiungere la risurrezione dei morti. “Fratelli miei”, dice Giacomo, “reputate compiuta allegrezza quando sarete caduti in diverse tentazioni”. Mio Padre ha un proposito d’amore per la mia anima, e io invece sono adirato con Lui? Tutto ciò che fa, è in relazione con, e per realizzare, un qualche eterno, glorioso fine per la mia anima. È la mia ignoranza del disegno di Dio che mi fa disputare con Lui”. Egli dice a te in questo caso, come disse a Pietro, “Tu non sai ora quel ch’io fo, ma lo saprai appresso”.

2. Sebbene Iddio si sia riservato la libertà di affliggere il suo popolo, tuttavia egli ha vincolato le proprie mani alla promessa di non ritrarre mai la sua amorevole benevolenza da essi. Come posso contemplare questa scrittura con uno spirito rammaricato, malcontento: “Io gli sarò per padre, ed egli mi sarà per figliuolo; e, se pur commette iniquità, io lo castigherò con verga d’uomo, e con battiture di figliuoli d’uomini. Ma la mia benignità non si dipartirà da lui”. Oh cuore mio, superbo cuore mio! Puoi veramente essere scontento, quando Dio ti ha dato tutto l’albero su cui crescono i grappoli del conforto, solo perché Egli permette che un po’ di vento faccia cadere qualche foglia? I cristiani hanno due tipi di beni, i beni del trono e i beni dello sgabello, immobili e mobili. Se Dio ha assicurato i primi, il mio cuore non sia turbato dalla perdita dei secondi. Se Egli avesse ritratto il suo amore o sciolto la mia anima dal patto, allora veramente avrei ragione di essere abbattuto; ma non ha fatto questo, né può farlo.

3. Per impedire che il cuore affondi sotto le afflizioni, è di grande efficacia richiamare alla mente che tuo Padre ne ha il controllo. Nessuna creatura muove la mano o la lingua contro di te se non con il suo permesso. Supponi che il calice sia amaro, tuttavia è il calice che tuo Padre ti ha dato; puoi forse sospettare che vi sia del veleno? Sciocco uomo, pensa se riguardasse il tuo cuore: daresti a tuo figlio qualcosa che possa nuocergli? No! Faresti del male a te stesso quanto a lui. “Se voi dunque, essendo malvagi, sapete dar buoni doni ai vostri figliuoli,” quanto più Dio! La considerazione stessa della sua natura come un Dio d’amore, di pietà e di tenere grazie, o della sua relazione con te come padre, marito, amico, può ben produrre abbastanza sicurezza, anche se non ti avesse detto una sola parola per quietarti in questo caso; eppure hai anche quella parola, per mezzo del profeta Geremia: “non vi farò male alcuno”. Riposi troppo vicino al suo cuore perché Egli possa nuocerti; nulla lo contrista di più dei tuoi infondati e indegni sospetti sui suoi piani. Non rattristerebbe un medico coscienzioso e di buon cuore se, avendo studiato il caso di un paziente e avendo preparato le medicine più eccellenti per salvargli la vita, lo udisse gridare, “Oh mi ha rovinato! Mi ha avvelenato!” a causa dei dolori dell’operazione? Oh quando ti fiderai?

4. Dio ha riguardo di te sia nella condizione bassa che in quella alta; e quindi non c’è motivo di essere tanto afflitto di trovarti in basso; anzi, Egli manifesta maggiormente il suo amore, la sua grazie e il suo affetto tanto nel momento dell’afflizione quanto in quello della prosperità. Come Dio non ti scelse in principio perché ti trovavi in alto, così non ti abbandonerà ora perché ti trovi in basso. Gli uomini possono guardarti con imbarazzo, e mutare i loro riguardi col mutare della tua condizione; quando la Provvidenza ha abbattuto il tuo stato, i tuoi amici estivi possono diventare strani, temendo che tu possa causare loro problemi; ma Dio farà così? No, no: “Io non ti lascerò, e non ti abbandonerò” dice. Se le avversità e la povertà potessero impedirti l’accesso a Dio, sarebbe davvero una condizione deplorevole: ma, lungi da ciò, tu puoi andare da lui nella massima libertà. “Il mio Dio mi ascolterà”, dice la chiesa. Il povero Davide, quando era privato di tutti i conforti terreni, poteva trovare incoraggiamento nel Signore suo Dio; e perché tu non puoi farlo? Immaginate che vostro marito o vostro figlio abbia perso tutto in mare, e venga da voi in miseria; potreste negare la relazione, o rifiutarvi di consolarlo? Se tu non puoi, tanto meno potrà Dio. Perché quindi sei così turbato? Anche se la tua condizione fosse mutata, l’amore di tuo Padre non è mutato.

5. Che dire se mediante la perdita dei conforti esteriori Dio preservasse la tua anima dal potere deleterio della tentazione? Allora sicuramente avresti scarsi motivi per sprofondare il tuo cuore con tali tristi pensieri. I piaceri terreni non fanno forse sviare e piegare gli uomini nel momento della prova? Per l’amore di queste cose molti hanno abbandonato Dio in quei momenti. Il giovane ricco “se ne andò contristato; perché egli avea molte ricchezze”. Se questo è il progetto di Dio, quanto è ingrato mormorare contro di Lui per questo! Noi vediamo che i marinai in una tempesta possono gettare fuori bordo i beni di maggior valore per salvare le loro vite. Sappiamo che è usuale per i soldati in una città assediata distruggere gli edifici più belli entro le cui mura i nemici potrebbero trovare rifugio, e nessuno dubita che questo sia fatto saggiamente. Coloro che hanno arti compromessi li stendono volontariamente perché siano amputati, e non solo ringraziano, ma pagano il chirurgo. Si deve dunque mormorare contro Dio perché getta via le cose che ci farebbero affondare in una tempesta? Perché abbatte ciò che potrebbe aiutare il tuo nemico nell’assedio della tentazione? Perché taglia via ciò che metterebbe a repentaglio la tua vita eterna? Oh sconsiderato, ingrato uomo! Non sono queste cose, per le quali ti dogli, le stesse cose che hanno rovinato migliaia di anime?

6. Sarebbe di grande sostegno per il tuo cuore nell’avversità, considerare che Dio con tali umilianti provvidenze forse realizza ciò per cui hai lungamente pregato e atteso. E dovresti esserne turbato? Dimmi, Cristiano, non hai posto innanzi a Dio molte preghiere di questo tipo: che voglia preservarti dal peccato; mostrarti la vacuità della creatura; che voglia mortificare e uccidere le tue concupiscenze; che il tuo cuore non possa trovare altro godimento che in Cristo? Con questi colpi umilianti e depauperanti Dio potrebbe realizzare i tuoi desideri. Vuoi essere preservato dal peccato? Ecco, Egli ha sbarrato la tua via con le spine. Vuoi vedere la vanità della creatura? La tua afflizione è una buona lente per scoprirla, perché la vanità della creatura non si scopre mai così efficacemente e consapevolmente se non per la nostra esperienza. Vuoi che le tue corruzioni siano mortificate? Questa è la maniera: rimuovere il sostentamento e il combustibile che le mantengono; perché come la prosperità le generò e le nutrì, così l’avversità, quando è santificata, è uno strumento per sopprimerle. Non vorresti che il tuo cuore si rifugiasse solo nel seno di Dio? Quale metodo migliore potrebbe usare la Provvidenza per realizzare i tuoi desideri che trarre da sotto la tua testa quel soffice cuscino di piaceri terreni su cui riposavi in passato? Eppure ti crucci per questo: figlio impertinente, come metti alla prova la pazienza di tuo Padre! Se Egli tarda a rispondere alle tue preghiere, sei pronto a dire che non si cura di te; se fa ciò che veramente risponde al loro fine, sebbene non nella maniera che ti aspetti, mormori contro di lui; come se, invece di rispondere, Egli stesse sbarrando tutte le tue speranze e propositi. Non è una cosa insensata? Non è abbastanza che Dio abbia mostrato tanta grazia da fare ciò che desideravi: devi essere così impudente da aspettarti che Lui lo faccia nel modo che tu prescrivi?

7. Può confortare il tuo cuore, considerare che in queste difficoltà Dio sta realizzando quell’opera di cui la tua anima si rallegrerebbe, se ne vedessi il disegno. Siamo annebbiati da molta ignoranza, e non siamo capaci di discernere quali particolari provvidenze tendono all’adempimento dei disegni di Dio; e quindi, come Israele nel deserto, spesso ci ritroviamo a lamentarci, perché la Provvidenza ci conduce in un deserto ventoso, dove siamo esposti alle difficoltà, sebbene sia stato Lui a condurli, e ora a condurre noi, per la via giusta ad una città di dimore. Se potessi solo vedere come Dio nel suo segreto consiglio ha steso esattamente il suo piano della tua salvezza, fino ai più minuti mezzi e circostanze, potresti discernere la mirabile armonia delle dispensazioni divine, le loro mutue relazioni, insieme al loro rapporto generale che hanno con il fine ultimo; se avessi la libertà di fare la tua scelta, fra tutte le condizioni del mondo, tu sceglieresti quella in cui ti trovi ora. La Provvidenza è come un curioso arazzo composto da migliaia di fili, che, presi singolarmente sembrano inutili, ma messi insieme, rappresentano innanzi ai nostri occhi una bella storia. Poiché Dio opera tutte le cose secondo il consiglio della Sua volontà, ovviamente questo fu ordinato come il mezzo migliore per realizzare la tua salvezza. Chi ha un cuore orgoglioso, avrà molte provvidenze umilianti ordinate per lui; chi ha un cuore mondano, vedrà molte provvidenze che lo impoveriscono. Se riesci a vedere questo, allora non ho bisogno di dire altro per confortare il cuore più rattristato.

8. Aiuterebbe molto a rasserenare il tuo cuore, considerare che con la tua ansia e scontentezza in realtà fai a te stesso più danni di quanto potrebbero fare tutte le tue afflizioni. Il tuo malcontento è ciò che arma i problemi con una punta acuminata; rendi il tuo carico più pesante divincolandoti sotto di esso. Se solo rimanessi quieto sotto la mano di Dio, la tua condizione sarebbe molto più semplice di ora. “L’impazienza nel malato provoca la severità del medico”. Questo fa che Dio affligga maggiormente, come fa un padre con un figlio caparbio che non vuole ricevere la correzione. Inoltre, non si addice all’anima di pregare sui propri problemi, o di ricevere il senso del bene che Dio intende con essi. L’afflizione è una pillola che, avvolta nella pazienza e nella quieta sottomissione, può essere ingerita facilmente; ma il malcontento fa masticare la pillola, e così rende amara l’anima. Dio getta via un po’ di conforto che ti avrebbe danneggiato, e tu vuoi gettare via anche la tua pace insieme ad esso; Egli scaglia una freccia che si conficca nei tuoi vestiti, e non avrebbe mai dovuto ferirti, ma solo allontanarti dal peccato, e tu invece vuoi spingerla più in profondità, fino a ferire il tuo stesso cuore, con lo scoraggiamento e il malcontento.

9. Se il tuo cuore (come quello di Rachele) ancora si rifiuta di essere confortato, allora fai un’altra sola cosa: confronta la condizione in cui ti trovi ora, e di cui sei così tanto insoddisfatto, con la condizione in cui si trovano altri, e che meriteresti. “Altri stanno gridando nelle fiamme, urlando sotto il flagello della punizione; e fra loro io merito di trovarmi. Oh anima mia, è questo l’inferno? La mia condizione è cattiva come quella dei dannati? Che cosa darebbero le migliaia che sono ora all’inferno per scambiare la loro situazione con me!” Ho letto (dice un autore) che quando il Duca di Conde si sottopose volontariamente agli inconvenienti della povertà, un giorno fu visto e compatito da un nobile Italiano, il quale per benevolenza desiderava che egli avesse più cura della sua persona. Il buon duca rispose, “Signore, non siate turbato, e non pensate che io soffra per la privazione; perché mando un araldo innanzi a me che prepara i miei appartamenti e si cura che io sia intrattenuto in maniera regale”. Il nobile chiese chi fosse il suo araldo. Egli rispose, “La conoscenza di me stesso, e la considerazione di ciò che merito per i miei peccati, che è il tormento eterno; quando giungerò con questa conoscenza al mio appartamento, per quanto sguarnito lo trovi, penso che comunque sia molto meglio di quanto io meriti.”

di John Flavel (1627–1691)



"Rafforzami e sarò salvato, e avrò sempre i tuoi statuti davanti agli occhi." 
(Salmi 119:117)
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/03/custodire-il-cuore-nelle-avversita.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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