per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

venerdì 14 dicembre 2012

Il Natale è una festa cristiana?


natale
Per la maggior parte della gente, chiedersi se il Natale sia una festa cristiana, è privo di senso. Che ci potrebbe essere di più cristiano del Natale? Non è forse il compleanno di Gesù? Eppure molti cristiani si sentono sempre più a disagio con le celebrazioni natalizie. Quando vedono tutti i baccanali che avvengono intorno alle festività natalizie, essi non possono evitare di domandarsi se non vi sia qualcosa di sbagliato in tutto questo. Così continuano a chiedersi: "Non è forse il Natale il compleanno di Gesù? Il mondo ha corrotto il vero senso del Natale, ma si tratta pur sempre di una "festa bellissima", e così anno dopo anno essi lottano per "restituire il Natale a Gesù".
Quanto affermo, per alcuni potrà essere scioccante, ma dopo aver ora per molti anni ben riflettuto sulla questione e fatto ricerche nella Bibbia e nella storia della Chiesa, sono giunto alla conclusione che non v'è nulla di cristiano nel Natale, che sia come viene ora celebrato, come pure nell'origine di questa festa, il Natale non è che fondamentalmente ed essenzialmente pagano. Se questo pensiero per voi è nuovo e sorprendente, vi invito a considerare la possibilità che il Natale sia per voi un angolo oscuro che debba essere riesplorato mettendolo in luce.
Non intendo dire che tutto il romanticismo dello "spirito natalizio" mi lasci del tutto indifferente. Certo c'è un fascino particolare in questa festività: il pensiero delle riunioni di famiglia, le canzoni e le melodie natalizie tradizionali, le città illuminate di luci multicolori, le strade ed i negozi piene di gente che acquista regali... Nessuno che abbia del sentimento può sfuggire al fascino dello spirito natalizio. Anche il cinico più indurito non può evitare quei sentimenti che inducono ad "essere buoni" e a rinvangare la nostalgia della fanciullezza anche solo per pochi giorni.
Ho provato quell'approccio che ci fa dire: "restituiamo il Natale a Gesù", ma mi sono convinto sempre di più che sia Cristo a non voler essere "restituito" al Natale. Se parliamo contro la commercializzazione del Natale e cerchiamo di mettere in rilievo "il vero significato del Natale", la maggior parte certamente sarebbe d'accordo. La gente è cosciente che a Natale spesso si eccede in senso materialistico, e gradisce sermoni sul "vero" significato del Natale. Mi chiedo però: "Qual è il vero significato del Natale?". Quando giungi proprio alla sua essenza, che cos'è il Natale? Da dove è venuta questa festa? Com'è sorta? Che cosa rappresenta ora per la gente?La vera questione riguarda la natura stessa di questa istituzione.
Credo che sareste scioccati se vi metteste a sondare realisticamente l'istituzione del Natale. Quello che vi chiedo è di mettere da parte pregiudizi e preferenze culturali, e di affrontare la questione con mente aperta. Certo è difficile farlo. Siamo così sommersi da un secolo di tradizioni e di nostalgie, che è quasi impossibile per qualcuno considerare oggettivamente la faccenda. Vi chiedo di mettere da parte le vostre idee preconcette, almeno temporaneamente e considerare onestamente questa istituzione che chiamiamo Natale. Francamente l'intenzione di questo articolo è quella di mettervi in questione, di farvi pensare, di fare si che si produca in voi un cambiamento nel vostro comportamento se si trovasse il Natale non conforme alla verità dell'Evangelo.
  
1. L'origine delle festività natalizie
Sol Invictus
Qual è l'origine del Natale? Come iniziarono le feste natalizie? Al principio si trattava di una festa pagana oppure cristiana? Non c'è indicazione alcuna nel Nuovo Testamento che i primi cristiani celebrassero il Natale. Può essere dimostrato dalla storia della Chiesa che, probabilmente per i primi 300 anni dopo la nascita di Cristo, i cristiani non sapessero nulla delle feste natalizie. Fu soltanto quando la Chiesa cominciò ad allontanarsi dalla dottrina e dalla pratica apostolica ed a corrompersi sempre di più che iniziano le celebrazioni natalizie.
Da dov'è venuto allora il Natale? Da dove ha preso le idee e le usanze associate oggi al Natale la Chiesa in fase di allontanamento dalle sue origini? La fonte della maggior parte delle forme basilari di paganesimo nel mondo antico può essere fatta risalire ai "misteri" babilonesi. Tutte le culture antiche: Egitto, Grecia, Roma, e persino India e Cina, avevano credenze, tradizioni, pratiche dei e dee collegate in qualche modo a quelle di Babilonia. I nomi usati erano diversi, e furono aggiunte ad esse diverse modifiche, fondamentalmente, però, le religioni antiche erano collegate e trovano la loro "forma più pura" a Babilonia. Nell'Antico Testamento Babilonia è considerata l'incarnazione di tutto ciò che è empio e perverso. La più grossa vergogna sofferta dal popolo di Dio a causa dei loro peccati fu quella di essere portata forzosamente in esilio nel cuore stesso del mondo pagano.
Nel Nuovo Testamento Babilonia diventa tutto ciò che da quel tempo incarna le credenze e le pratiche pagane dell'antica Babilonia, e difatti viene considerata come il nemico n° uno del popolo di Dio. Essa viene descritta così: "Poi uno dei sette angeli che avevano le sette coppe venne e mi disse: "Vieni, io ti mostrerò il giudizio della grande meretrice, che siede sopra molte acque, con la quale hanno fornicato i re della terra, e gli abitanti della terra sono stati inebriati col vino della sua fornicazione". Quindi egli mi trasportò in spirito in un deserto, e vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e che aveva sette teste e dieci corna. La donna era vestita di porpora e di scarlatto, era tutta adorna d'oro, di pietre preziose e di perle, e aveva in mano una coppa d'oro piena di abominazioni e delle immondezze della sua fornicazione. Sulla sua fronte era scritto un nome: "Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra". E vidi la donna ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. E, quando la vidi, mi meravigliai di grande meraviglia" (Ap. 17:1-6).
Qual era l'atteggiamento del popolo di Dio verso questa "Babilonia" dei loro tempi?":"Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe" (Ap. 18:4). Naturalmente essi non potevano separarsene fisicamente per cui l'appello era per una separazione spirituale dai suoi atteggiamenti e pratiche. Però, il popolo di Dio aveva ben udito questi ammonimenti tanto da separarsi da Babilonia? No, anzi, fecero proprio l'opposto. Fecero dei compromessi con essa e si contaminarono corrompendo sé stessi. Nell'anno 313 a. D. l'imperatore romano Costantino affermò di essersi convertito al cristianesimo e dichiarò la fede cristiana religione ufficiale del suo regno. Il fatto che lui avesse abbracciato il cristianesimo si comprovò estremamente nocivo per il vero cristianesimo. Costantino conservò i tradizionali titoli pagani, e le sue monete continuarono a portare l'effigie ed i nomi delle figure dei vecchi déi di Roma.
La Chiesa divenne "la Chiesa cattolica romana" ed i suoi metodi operarono un compromesso con il Paganesimo. Da allora il metodo della Chiesa cattolica romana di convertire i pagani al suo stile di culto è stato quello di assorbirli gradualmente, insieme alle loro osservanze idolatriche. La Chiesa si compiacque di aumentare il numero dei suoi membri includendo cristiani nominali e incontrando il paganesimo a metà strada. Vi furono valenti voci di protesta che amaramente lamentavano l'incoerenza di un simile approccio, ma le loro voci furono elevate invano.
La Chiesa cattolica romana ha continuato fino ad oggi questo tipo di approccio. Esso può essere rilevato molto bene nell'America centrale e meridionale, dove le statue degli idoli sono state semplicemente sostituite con quelle dei santi. Alcuni dei loro nomi e tradizioni si sono persino combinati. In quei paesi le chiese cattoliche si aprono spesso alla gente del luogo per celebrarvi i loro riti per il culto di divinità animiste.
Come dunque abbiamo ricevuto le nostre feste con le loro usanze e tradizioni (Natale, Pasqua, Ognissanti, e lo stesso carnevale)? Ciascuna di esse ha origine in Babilonia e prima attraverso Roma e poi grazie alla Chiesa cattolica romana diventa ufficiale. (nota personale: La festività del Natale fu scelta per soppiantare del Natale del Sole, paragonando Cristo al Sole nascente o Sol-Invictus.)
Era per questa stessa ragione che nella Ginevra di Calvino si poteva essere multati e persino messi in prigione per aver celebrato il Natale. Fu per richiesta dell'Assemblea di Westminster che il Parlamento inglese proibì l'osservanza del Natale, chiamandolo una festa pagana. In un'appendice al loro "Direttorio per il Culto pubblico di Dio", i teologi di Westminster dicono: "Non c'è comando alcuno nelle Scritture a santificare sotto il Nuovo Patto, altri giorni se non il giorno del Signore. Altre cosiddette "feste comandate' di tipo religioso, non avendo convalida alcuna nelle Scritture, devono essere abolite" (vedi pure James Bannerman, The Church of Christ, Vol. i, pagine 406-420).
Quando i cristiani riformati soprannominati puritani, andarono in America, stabilirono questa stessa legge. Gli abitanti della Nuova Inghilterra, il 25 dicembre 1620, lavorarono più del solito quel giorno, affinché la festività stessa fosse, sottoposta ad una "negligenza studiata". 40 anni più tardi la Corte civile e penale del Massachusetts decretò persino delle punizioni per chiunque avesse osservato le festività natalizie: "…chiunque venga trovato ad osservare, astenendosi dal lavoro e festeggiando, tali giorni come il cosiddetto Natale, pagherà per questa trasgressione 5 scellini".
Fino al 19° secolo il Natale non aveva rilevanza alcuna nelle chiese riformate. Nella Chiesa presbiteriana del sud degli USA, fino al 1900, nel giorno di Natale nemmeno si tenevano dei culti. La Chiesa presbiteriana degli Stati Uniti, nel 1899, dichiarava: "Non c'è alcuna giustificazione biblica a che si debbano osservare come feste il Natale e la Pasqua, al contrario (vedi Ga. 4:9-11; Cl. 2:16-21) queste osservanze sono contrarie ai principi della Chiesa riformata, conducono ad un culto non prescritto e non sono in armonia con la semplicità dell'Evangelo di Gesù Cristo".
Il riformatore John Knox ed i suoi colleghi, nel loro Primo Libro di Disciplina (1560) vi includeva questa affermazione:
  • Noi affermiamo che "Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia". Affermiamo che i libri dell'Antico come del Nuovo Testamento contengono e ivi sono sufficientemente espresse tutte le cose necessarie all'istruzione della Chiesa e che possono rendere di nulla mancante l'uomo di Dio. Per questo noi vi leggiamo la condanna di tutte quelle leggi, decreti conciliari o costituzioni imposte sulle coscienze degli uomini prive di chiara convalida da parte della Parola di Dio, come: voti di castità, cerimonie di fidanzamento, il vincolare uomini e donne a vestirsi in un determinato modo, l'osservanza superstiziosa di giorni di digiuno, fare differenza fra le carni da mangiare per scrupolo di coscienza, la preghiera per i morti, l'osservanza di giorni festivi in onore di certi santi stabiliti come tali dall'uomo ed inventati dai papisti, come le cosiddette feste degli Apostoli, dei Martiri, delle Vergini, del Natale, della Circoncisione, dell'Epifania, della Purificazione, ed altre popolari feste in onore della Madonna. Proprio perché queste cose, nelle divine Scritture, non vengono in alcun modo né comandate né raccomandate, sentenziamo che esse vengano del tutto abolite da questo Regno. Affermiamo infine che coloro che si ostinano a mantenere ed insegnare tali abominazioni non dovranno sfuggire al castigo che infliggerà loro il Magistrato civile.
Qual è dunque la storia del Natale? Esso fu introdotto nella Chiesa secoli dopo il Nuovo Testamento, fu condannato dalla Riforma, ed è solo in questo secolo che esso è tornato ad insinuarsi nella Chiesa riformata.Quel che voglio dire, così, è che il vero Natale è sempre stato pagano, e renderlo una celebrazione cristiana significa aggiungere Cristo od altri elementi biblici ad una festa essenzialmente pagana.

II. La sua istituzione
dio babilonese
Consideriamo così alcune fra le usanze più familiari del Natale ed il loro significato. Ne prenderò solo alcune, ma vi assicuro che ciò che dirò di queste è vero pure di tutte le usanze natalizie, e vi incoraggio a verificarlo in qualsiasi enciclopedia.
Si prenda per esempio la data stessa del Natale, il 25 dicembre. Come probabilmente già saprete, nessuno conosce veramente quando nacque Gesù, e il 25 dicembre è molto improbabile. Perché allora il 25 dicembre? Perché è il periodo dell'anno in cui i giorni cominciano ad allungarsi di nuovo e quello in cui i Babilonesi celebravano la vittoria del loro dio Sole. (nota personale: Al 3000 A.C. risalgono le feste di celebrazione del Dio del Sole Babilonese Shamash, nel giorno corrispondente al nostro 25 dicembre. Il dio Sole Shamash, Utu in sumerico e Shamas in accadico, è una divinità popolare in tutta la storia della Mesopotamia; il suo nome si riferisce al Sole. Shamas è rappresentato da un disco solare. In Babilonia comparve successivamente il culto della Regina del Cielo (Isthar) e di suo figlio Tammuz, il dio creduto la reincarnazione del Sole. La nascita di questo Dio avveniva proprio durante il solstizio d’inverno: in questa veste di bambino a Babilonia il dio Sole Tammuz prendeva il nome di Yule e il Giorno di Yule veniva festeggiato il 25 dicembre. La dea Ishtar veniva rappresentata anch’essa avente tra le braccia il suo “unico figlio” con una aureola di dodici stelle intorno al capo, i 12 segni zodiacali. Il culto di Tammuz/Yule era talmente forte e diffuso che nella stessa Bibbia troviamo il profeta Ezechiele , nel VI secolo a.C, rimproverare le donne  di Gerusalemme perche’ piangevano la morte di Tammuz. "Allora mi condusse all'ingresso della porta della casa dell'Eterno, che è verso il nord; ed ecco, là sedevano donne che piangevano Tammuz. Quindi mi disse: «Hai visto, figlio d'uomo? Tu vedrai abominazioni ancora piú grandi di queste»" Ezechiele 8:14-15).  La copia romana di questa usanza babilonese veniva chiamata "Saturnali", la festa della nascita di Sole (Sol-Invictus). Per secoli agli occhi dei cristiani questa era stata un'abominazione. Questa celebrazione avveniva con feste ed orge sfrenate. La Chiesa cattolica, però, invece di contrapporsi fermamente al paganesimo, cominciò a fare compromessi con esso. Desiderava "aiutare" i deboli giovani cristiani che non volevano abbandonare i divertimenti e l'allegria che caratterizzava questo solstizio di inverno. La chiesa, così, diceva loro: "Divertitevi pure in questa stagione, se volete. Soltanto ora la considereremo la celebrazione della nascita del Figlio di Dio. Invece di perdere la gente in favore del paganesimo, combineremo le due celebrazioni e gradualmente conquisteremo dei pagani al cristianesimo. Non costringiamo la gente a fare una scelta fra le due cose".

Consideriamo poi la stretta associazione che sussiste per la Chiesa cattolica romana fra il Natale e la tradizionale "messa di mezzanotte", usanza che affascina pure molti che non sono cattolici-romani. Gli antichi pagani attendevano la nascita del dio Sole in una simile veglia notturna. Nella lingua inglese il nostro "Natale" viene espresso con un termine che ricorda proprio questa speciale messa, il "Christmas", la messa ("mass") speciale in onore di Cristo. In tedesco si dice "Weinacht", la notte santa, il concetto è identico. Qual è il significato della messa? Nel cuore stesso della messa, secondo la concezione cattolica-romana, c'è una palese negazione della sufficienza dell'espiazione sacrificale compiuta da Cristo. Nella messa si rinnoverebbe il sacrificio di Cristo per i peccati. Tutto questo, però, non è nulla di meno che rinnegare l'Evangelo (cfr. Eb. 9:12,24-26; 10:10,12,14). La Chiesa cattolica-romana ha molte di queste messe speciali, come quella della festa di S. Michele, ma è quella di Natale che ,molti protestanti sembrano avere conservato.
Che vi potrebbe poi essere di più innocente degli alberi di Natale decorati e luccicanti che troneggiano nelle case e persino in certe chiese durante la festa di Natale? Sapete perché noi abbiamo questa tradizione? Dai tempi più antichi gli alberi hanno giocato un ruolo importante nella religione pagana, ed erano persino adorati. I normanni, i celti ed i sassoni usavano gli alberi per tenere lontane le streghe, gli spiriti malvagi ed i fantasmi. In Egitto le palme erano prominenti, a Roma erano gli abeti. A causa di queste associazioni si intagliavano con cura degli idoli da questi alberi. Geremia così ammoniva il popolo di Dio: "Così dice l'Eterno: "Non imparate a seguire la via delle nazioni e non abbiate paura dei segni del cielo, perché sono le nazioni che ne hanno paura. Poiché i costumi dei popoli sono vanità: infatti uno taglia un albero dal bosco, il lavoro delle mani di un operaio con l'ascia. Lo adornano d'argento e d'oro, lo fissano con chiodi e martelli perché non si muova" (Gr. 10:2-4).
natività
 Persino la scena della natività, il tradizionale "presepio", che alcuni considerano come "il più cristiano" dei simboli di Natale, è contaminato di influenze pagane. Quasi ogni forma di culto pagano che si conosca, derivata dai misteri babilonesi, focalizza l'attenzione dei fedeli su una dea madre e sulla nascita del suo bambino. Le diverse culture utilizzano nomi diversi, ma il concetto è uniformemente lo stesso. In Babilonia era il culto della Regina del cielo e del suo figlio Tammuz, il dio che si credeva incarnazione del Sole. La nascita di questo dio avveniva proprio durante il solstizio di inverno. Yule era il nome che in Babilonia portava questo bambino, e il giorno di Yule veniva celebrato il 25 dicembre, molto prima della nascita di Cristo. La prossima volta che vedrete una cartolina di Natale con su la scena del presepio, Maria e Gesù con un aureola sulla testa, ricordate che questo concetto cattolico-romano è stato preso a prestito dai misteri babilonesi, ed anche l'iconografia pagana antica presenta impressionanti somiglianze proprio con questa usanza "cristiana". Ricordate, inoltre, che al credente viene fatta proibizione di farsi immagini religiose scolpite: "Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra" (Es. 20:4). Prendiamo seriamente questi comandamenti di Dio o pensiamo che siano superati o che possano venire "spiegati" facilmente? 
Babbo Natale
 Che dire poi di Babbo Natale, o S. Nicolao? Forse che qualcuno potrebbe negare che è questi che rappresenta "il vero significato del Natale" per la grande maggioranza della gente in occidente?Non mi addentrerò ora nelle molte storie che fanno risalire questa figura ad un santo cattolico-romano, ma che cosa rappresenta oggi? Egli è un inoffensivo, grasso e gioioso elfo, oppure è diventato il simbolo anti-cristiano dell'avidità, del materialismo, dell'egoismo, un espressione di "qualcosa per nulla", "che ce ne ricavo io?".
I genitori che raccontano ai loro bambini il mito di S. Nicolao mettono così in questione la loro propria credibilità di fronte ai loro bambini. Quando essi vi chiedono: "Babbo Natale può vedermi attraverso queste pareti?" Che rispondete? I nostri bambini dovrebbero essere in grado di sapere che possono aver fiducia di noi in tutto ciò che diciamo loro senza questione. Come potremmo aspettarci che ci credano quando insegniamo loro fin dall'infanzia "le sacre Scritture, le quali ti possono rendere savio a salvezza, per mezzo della fede che è in Cristo Gesù" (2 Ti. 3:15), e "il mistero della pietà: Dio è stato manifestato in carne" (1 Ti. 3:16)?
Tutto ciò che la nostra cultura crede di Dio è condensato in S. Nicolao! Egli è impegnato in un'attività bella ma piuttosto priva di significato per tutto l'anno. Egli esiste in qualche luogo là nel nord o nei boschi come un vecchio innocuo e amichevole con una lunga barba bianca. Egli visita la gente una volta l'anno, passando 364 giorni nell'oscurità. Un bambino potrebbe scrivergli al Polo Nord, ma la comunicazione è strettamente a senso unico. S. Nicolao non ha nulla a che fare con la vita di tutti i giorni. Il modo in cui un bambino può essergli gradito è quello di "essere buono". S. Nicolao ci ammonisce sulle conseguenze dell'essere "cattivi", ma quello che ci dice, in fondo, non avverrà mai. Il bambino sa di non essere stato perfetto, e sebbene incontrando questa figura, può avere una qualche ansia, egli si ricorda dell'anno passato e sa che non importa che cosa dirà S. Nicolao, alla fine egli sempre gli darà buone cose. S. Nicolao rappresenta un dio che minaccia l'uomo dell'inferno solo per "tenerlo buono" in questa vita, ma che alla fine, bene o male, accetterà poi tutti benevolmente. Se insegnate ai bambini il mito di S. Nicolao, senza saperlo date loro del materiale per far si che essi sviluppino un concetto non biblico del Trascendente.
Non è interessante che i giapponesi abbiano elevato S. Nicolao al rango di divinità e gli abbiano dato un posto uguale alle loro altre divinità della buona fortuna? Fa meraviglia che recentemente un teologo liberale abbia suggerito che S. Nicolao potrebbe ben essere considerato il primo santo veramente ecumenico? Questi afferma che una tale figura potrebbe riscuotere il consenso del pagano medio, del cattolico-romano medio, come pure del protestante: "Anche i buddisti ed i mussulmani che onorano questo vecchietto, potrebbero con lui e con noi fare un buon tratto di strada insieme… egli ha fatto molto per diffondere l'insegnamento che 'è meglio dare che ricevere' più di quanto mai abbia fatto un qualsiasi ecclesiastico nei passati mille anni!" Una simile affermazione la dice lunga, non è vero?
Non è forse molto positivo ricordarsi della nascita del Salvatore scambiandosi doni? Certamente non c'è nulla di non-cristiano nello scambio dei doni, ma non è forse vero che non c'è nessun altro aspetto del cristianesimo che abbia subito più di questo maggior perversione? "Spendiamo del denaro che non abbiamo per comprare doni di cui non abbiamo bisogno per fare impressione su gente che non amiamo". Che presa in giro e che follia tutta questa frenesia per fare compere! Potrebbe forse qualcuno onestamente suggerire che ciò che avviene nelle nostre città intorno al 25 dicembre onora Gesù Cristo, colui che visse una vita di semplicità, umiltà e rinnegamento di sé stesso, che condannò l'ostentazione e l'auto-indulgenza, che ci insegnò che: "Fate attenzione …la vita di uno non consiste nell'abbondanza delle cose che possiede" (Lu. 12:15)? Eppure gente che afferma di essere cristiana spende cifre grandissime per i loro Natali, ed al tempo stesso offre molto poco per l'opera dell'Evangelo nel nostro paese o per le missioni. Non è forse vero che per il vero cristiano donare dovrebbe essere qualcosa che avviene per tutto l'anno e dovrebbe scaturire da un cuore che veramente ama, e non per dovere e aspettandoci qualcosa in cambio?
Che dire dei pranzi e delle cene "natalizie", della baldoria, delle dissolutezze che avvengono in questo periodo dell'anno, apparentemente in connessione con la nascita di Gesù Cristo? Come mai gli alcolici sembrano scorrere a fiumi in questo periodo dell'anno? Perché vi sono più incidenti stradali in questo periodo che in tutti gli altri messi assieme? Potremmo pure cavillare sull'origine dell'albero di Natale e del presepio, ma una cosa è certa: se usate l'Incarnazione del nostro Signore come scusa per fare baldoria e dissolutezze di ogni genere, potrete star sicuri che a suo tempo raccoglierete la ferma ed inappellabile sentenza di condanna da parte di Dio. Ora la questione è questa: tutte queste parodie che circondano la stagione natalizia sono incoerenti con il vero significato del Natale, oppure è proprio questo il vero significato del Natale come è derivato dalla sua origine e storia.
Davvero poi le tradizioni che circondano il Natale sono così innocue? Sono poi così innocenti? Mah. Com'è che Satana potrebbe tentarci più efficacemente? Forse mettendoci di fronte a immagini orribili e grottesche che ci ripugnerebbero? Forse che ci assale in vicoli bui vestito di rosso, con la cosa ed il forcone dicendoci: "Ehi, sono il diavolo. Sono venuto per ingannarti e por portarti con me all'inferno?". Naturalmente no. I mezzi che Satana usa sono sottili: si traveste da "angelo di luce" (2 Co. 11:14). Egli ci mette di fronte cose "innocenti", "innocue", "solo per divertimento", cose che "così fan tutti". I cristiani sinceri spesso senza che se ne accorgano sono trascinati nell'idolatria attraverso le tradizioni umane.

III. Le implicazioni

Da questa massa di materiale (e ne abbiamo solo grattato la superficie), tiriamone qualche conclusione. Come dobbiamo reagire come cristiani a tutto questo "Natale" con le sue tradizioni multiformi? Come io la vedo, abbiamo solo tre alternative:

  1. Possiamo fare del nostro meglio per "restituire Cristo al Natale"continuare a combattere la battaglia perduta per ricuperare qualcosa di remotamente cristiano da questa festa del tutto pagana.Dobbiamo però chiederci: "Voglio mettere Cristo in una celebrazione pagana?". Dobbiamo allora affrontare la questione di base: "Che cos'è il Natale?", che cos'è veramente? Quando è iniziato e che cos'è stato storicamente?
  2. Possiamo cercare di separare interamente il Natale da Cristo. Possiamo considerarlo come una sorta di festa cultural-popolare, osservando che gli elementi pagani in esso siano così remoti storicamente, che queste tradizioni sono state in qualche modo purgate dalla loro idolatria. Questo sarebbe più coerente, ma c'è ancora un problema: i vostri amici non cristiani e la società ancora vagamente associano il Natale con la nascita di Cristo e presumono che, dato che siete cristiani, voi partecipate a questa celebrazione della nascita di Gesù. I cristiani nelle culture primitive hanno avuto questo problema per anni. Essi vengono esortati a partecipare ai riti pagani come una sorta di retaggio culturale, distanziandosi però dalle loro origini idolatriche. Però: riescono ancora a conservare una testimonianza cristiana in tutto questo?
  3. La sola altra alternativa è di abbandonare interamente il Natale. Io sono convinto che questa sia l'unica via coerente che possa essere presa. Ho sentito più volte dire: "Nessuno è sempre coerente". Certo, nessuno è sempre coerente con i propri punti di vista. Questo fatto, però, non ci solleva dall'obbligo di essere coerenti il più possibile, ubbidire ad ogni comando scritturale che noi comprendiamo."Questo però non è forse una presa di posizione troppo drastica?". Si, molto drastica, ma se vogliamo contrapporci alla marea sempre più invadente del paganesimo moderno, lanciarci una sfida, sono necessarie misure drastiche. "Ma non è una proposta un po' troppo radicale?"Si, ma la fede cristiana è una fede radicale.

"Ma non corro il rischio di essere così considerato un fanatico?". Probabilmente. Quella sarebbe un'esperienza nuova, non è vero? A nessuno piace essere considerati fanatici. C'è qualcosa di sbagliato nel fanatismo. A nessuno piace la persecuzione. Pensate però quanta poca persecuzione noi si debba affrontare come cristiani. Non è forse perché non siamo coerenti? Non c'è forse qualcosa di sbagliato quando la nostra fede e la nostra condotta non disturba il mondo più di quel tanto? Se facciamo compromessi a questo punto, perché non facciamo compromessi anche in altri campi, ed in altri ancora? Noi cristiani spesso ci domandiamo perché oggi non siamo perseguitati. La conclusione a cui spesso raggiungiamo è che saremmo perseguitati, se fossimo veramente fedeli. Perché il mondo non ci odia? È perché non sfidiamo più il suo modo di essere e di pensare, perché non presentiamo più che cosa invece dovrebbe essere il cristianesimo. Il mondo ha sostituito l'Evangelo con una religione cultural-popolare.
Martin Lutero disse: "Se io professo con voce alta ed esposizione chiara ogni porzione della verità di Dio eccetto precisamente quel punto che il mondo ed il diavolo in questo momento stanno attaccando, io non confesso Cristo, per quanto arditamente possa professare Cristo. Là dove infuria la battaglia è proprio là che si prova quanto il soldato sia valente, ed essere coerente nelle retrovie soltanto significa sfuggire dalle nostre responsabilità".
"È difficile fare questo veramente!". Si, lo è, senza alcun dubbio. La tradizione natalizia è così radicata nella nostra società - e anche nel nostro cuore - da rendere particolarmente difficile nuotare contro corrente. La questione non è però: "È difficile?", ma "È giusto?". Le cose giuste non sono sempre facili. Cristo ci ha promesso che seguirlo non sarebbe stato facile. Quando la vita cristiana è facile come la nostra, è inevitabile che in qualche punto essa sia sbagliata.
Quali sono allora le ragioni positive per volere cancellare del tutto la festa del Natale? La prima è che i nostri antenati nella fede, i primi cristiani, cercavano accuratamente di evitare di essere coinvolti nelle celebrazioni natalizie. Era così perché si attenevano alla Parola di Dio come unica regola infallibile di fede e di pratica. La Confessione di Fede di Westminster dice: "L'intero consiglio di Dio riguardo alle cose necessarie alla propria gloria, la salvezza dell'uomo, la fede, e la vita, è o espressamente presentato nelle Scritture, o può essere da esse dedotto come conseguenza buona e necessaria. Ad esse non si dovrà aggiungere nulla, né per rivelazioni dello Spirito, o per tradizione umana" (1,6). "Il modo accettevole per rendere culto a Dio è stato stabilito da Dio stesso, e così limitato dalla Sua propria volontà rivelata, che Egli non potrà essere adorato secondo le immaginazioni e gli artifici dell'uomo, o i suggerimenti di Satana, sotto una qualsiasi rappresentazione visibile, o in modi non prescritti dalle Sacre Scritture" (21:1).
Gesù disse dei Farisei: "Trascurando infatti il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini: lavatura di brocche e di coppe; e fate molte altre cose simili... annullando così la parola di Dio con la vostra tradizione, che voi avete tramandata. E fate molte altre cose simili" (Mr. 7:8,13). Paolo tristemente così scriveva ai Galati: "Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni. Io temo di essermi affaticato invano per voi" (Ga. 4:10,11). Egli non li condannava per seguire quelle istituzioni comandate da Dio, ma per osservare quelle di fattura umana, contrarie alla legge di Dio. Per molti oggi la festa principale delle osservanze religiose è una celebrazione senza alcun supporto biblico.
Pensate che mi piaccia tanto dire queste cose? A nessuno piace essere come Ebenezer Scrooge del racconto di Dickens oppure come quello gnomo malvagio che faceva di tutto pur di privare la gente …della gioia del Natale. La vera questione è solo questa: È biblico ciò che ho detto fin ora? È coerente con la Parola di Dio? Se non lo è, allora potete anche non considerarlo. Se però lo è, allora dovreste considerarlo attentamente e metterlo in pratica. Potreste, è vero, a questo punto, non concordare con la mia interpretazione delle Scritture, potreste non essere d'accordo con la mia valutazione del contesto storico e dell'attuale situazione. Potrei anche sbagliarmi. Non sono infallibile. Ciò che però dovete fare con un messaggio come questo è ciò che fecero i cristiani di Berea nel libro degli Atti: "Or costoro erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica e ricevettero la parola con tutta prontezza, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se queste cose stavano così" (At. 17:11). Dovete valutare apertamente, onestamente e realisticamente queste argomentazioni da voi stessi e giungere ad una conclusione. Non siete responsabili verso il predicatore, ma verso Dio.
Le Scritture mettono in evidenza il contrasto che ci deve essere fra il cristiano ed il mondo. Oggi largamente non lo si tiene più in considerazione. "Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui" (1 Gv. 2:15)"Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'immondo, ed io vi accoglierò" (2 Co. 6:17)."E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio" (Ro. 12:2). L'idea è: non lasciate che il mondo vi imponga la sua lista, non lasciate che il mondo vi dica a quale passo andare o che stabilisca lui i criteri di giudizio. Il cristiano è nel mondo, ma non deve essere del mondo. Egli è cittadino di un altro paese, uno straniero ed un pellegrino quaggiù. Non tiene il passo con i suoi compagni, perché ascolta il ritmo indicato da un altro comandante.
Ciò che voglio mettere in evidenza è il fatto che non potete avere un Natale cristiano. Gli aspetti religiosi sono laparte peggiore del Natale. Non c'è illustrazione più appropriata nel Natale del contrasto esistente fra la religione cultural-popolare e la fede biblica. Il Natale propone un'imitazione dell'Evangelo che di fatto impedisce al mondo di comprendere che cosa sia veramentel'Evangelo. Il Natale presenta un Evangelo alternativo con il quale il mondo può ben convivere. Per il mondo il messaggio cristiano è semplicemente "amore, pace, lo spirito del donare, il sentimento di buona volontà". Questo "Evangelo" spogliato è in grado di fornire al mondo la sua dose di pseudoreligione che non gli permetterà di comprendere il vero Evangelo.
Il mondo ama il Natale perché il Natale promuove un'immagine sentimentale di un bambino in una mangiatoia. Il Natale non rappresenta veramente chi è Gesù. Il Natale è l'unico momento in cui una persona fondamentalmente empia possa sentirsi per un po' religiosa. La maggior parte della gente ama fare di tanto in tanto qualcosa di religioso per mettersi in pace la coscienza e convincere sé stessi che in fondo non sono dopo tutto delle cattive persone. Il Natale concede loro l'opportunità per pensarlo. Alla maggior parte dei pagani non disturba partecipare per un po' allo spirito natalizio. Questo perchè è possibile avere lo spirito natalizio ma senza avere lo Spirito Santo, senza avere realmente la mente di Cristo.
La stessa popolarità acquisita dal Natale dovrebbe far drizzare le antenne al cristiano e metterlo in guardia contro di esso. Tutti possono celebrare il Natale con cuor contento! I pagani confessi, i cristiani nominali, persino i buddisti possono associarsi a questa celebrazione. Se, in realtà, il 25 dicembre fosse una data stabilita da Dio affinché la osservassimo, potete stare sicuri che il mondo non vorrebbe osservarla. Dopo tutto Dio ha comandato affinché si osservasse come festivo un giorno su sette. Il mondo lo osserva forse? Naturalmente non ne vuole sapere di osservarlo come Dio richiede. Il mondo lo ignora totalmente. Non dovrebbe il cristiano avere dei sospetti su una celebrazione che il mondo peccatore accetta senza farsi problema alcuno? Vi sono moltitudini di persone che continuamente infangano il Giorno del Signore, ma in qualche modo hanno grande zelo nell'essere in Chiesa a Natale.
La questione cruciale per un cristiano è la Signoria di Gesù Cristo. "Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio, e che voi non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio" (1 Co. 6:19,20). Siete disposti sinceramente a pensare su questa questione tutto ciò che Dio desidera che voi pensiate? Siete disposti, se necessario, a fare un drastico cambiamento nel vostro modo di pensare e di agire? È a questo punto che insorge il vero conflitto.
Ho udito molte persone che su questo argomento dicono: "No, non voglio leggere nulla al riguardo. Non ne voglio parlare. Voglio avere il mio Natale qualunque cosa se ne possa pensare. Mi piace e nessuno me lo porterà via" (Dio incluso). È allora che il Natale diventa un idolo. Un idolo è qualunque cosa venga fra voi e Dio; qualunque cosa vi rifiutate di rinunciare, anche con il Suo comando. Esortazioni generiche alla rinuncia non incidono tanto sulla nostra vita. Il discepolato concreto, però, è l'unica cosa che conti perché tocca proprio le cose che ci importano. La questione reale è: potete sinceramente dire al Signore Iddio: "Sia fatta la Tua volontà sulla terra com'è fatta in cielo, la Tua volontà, oh Signore!

tratto da: http://www.riforma.net/

Rielaborato da: Consapevoli nella Parola


"E se vi pare cattiva cosa servire l'Eterno, scegliete oggi chi volete servire, o gli dèi che servirono i vostri padri di là dal fiume, o gli dèi degli Amorei, nel cui paese voi abitate; quanto a me e alla mia casa, serviremo l'Eterno»."
(Giosué 24:15)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2012/12/Natale-festa-cristiani-pagani.html

lunedì 3 dicembre 2012

La strada maestra


La strada maestra che ci riporta a casa

strada
Cacciati via

Essere esclusi, cacciati via, espulsi, allontanati, estromessi, banditi, deportati, esiliati... Quali immagini, sentimenti o persino esperienze personali questi termini suscitano in voi? L'idea di poter essere scacciati, buttati fuori, causa in molti di noi una profonda ansia, l'angoscia. La paura di essere lasciati fuori è spesso quella che, per evitarlo, causa in molti il conformismo e la disponibilità a fare compromessi.Quanta paura vi è di dover seguire un cammino solitario che nessuno ha mai calcato prima, con nessuno al fianco che ci accompagni!
La paura dell'esclusione è radicata in noi per la stessa condizione in cui ci troviamo. Secondo la Bibbia, la condizione umana, la nostra situazione esistenziale, potrebbe essere descritta come un esilio. E' un segnale che ci rammenta quello che è accaduto quando Adamo, con sua moglie, dopo aver infranto le regole che Dio aveva stabilito per la loro vita, ricevono la loro sentenza: "Perciò Dio il SIGNORE mandò via l'uomo dal giardino d'Eden" (Ge. 3:23). Esclusi dal quel Giardino, dov'erano in comunione con Dio e dove Egli aveva loro provveduto tutto ciò di cui avevano bisogno, la vita sarebbe stata molto difficile. Inoltre, "là fuori", la morte, in tutti i suoi aspetti, sarebbe stato il loro destino. La Bibbia lo mette in questo modo: "Ad Adamo disse: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall'albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l'erba dei campi; mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai» (Ge. 3:17-19).
Peggio ancora, quando il male diventa sempre più sfrenato e Caino commette il primo omicidio, la punizione sarebbe stata: "Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra" (Ge. 4:12). Il suo angoscioso grido continua ad echeggiare anche nella nostra vita: "Il mio castigo è troppo grande perché io possa sopportarlo. Tu oggi mi scacci da questo suolo e io sarò nascosto lontano dalla tua presenza, sarò vagabondo e fuggiasco per la terra, così chiunque mi troverà, mi ucciderà" (Ge. 4:13,14).
Lo stesso sentimento di angoscia pervadeva l'antico Israele quando esso aveva infranto patto che lo legava a Dio come Suo popolo. Essendo allo stesso modo caduto nella tentazione che avrebbero potuto vivere meglio senza Dio e le Sue leggi, essi sono espulsi dalla Terra Promessa e letteralmente portati con la forza in esilio, lontani migliaia di chilometri. Dio aveva permesso che degli stranieri si impossessassero della loro terra e dei loro beni e fossero deportati in Babilonia.
Chiediamoci ora: forse che l'umanità ha perduto ogni possibilità di ritornare nella sua felice e sicura condizione precedente? Siamo noi condannati a rimanere per sempre "nel deserto di questo mondo" dominato da frustrazioni e dalla morte? L'antico Israele si era pregiudicata la prospettiva di ritornare nella propria terra? Era forse la loro (e la nostra) una condanna all'ergastolo, la prigione a vita? Beh, sì, eccetto che per una sola cosa: la possibilità di ricevere la grazia, di "essere graziati".
Di fatto la grazia era già stata annunziata da Dio subito dopo le Sue stesse parole di condanna. Egli, infatti, aveva detto a Satana: "Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno" (Ge. 3:15). Sono parole enigmatiche, ma erano già Evangelo, buona notizia. Esse proclamavano che Dio avrebbe provveduto la grazia attraverso un futuro Liberatore e Salvatore.
Anche all'antico popolo di Israele, esiliato in Babilonia, era stata annunciata, per bocca dei profeti, la grazia: un residuo fedele fra essi sarebbe ritornato nella Terra Promessa. Entrambe queste promesse di grazia, verso l'umanità in generale e ad Israele in particolare, sono fuse assieme nelle parole dei profeti d'Israele.

La strada del ritorno
via
Una di queste profezie di grazia, è contenuta nel testo biblico di Isaia 35. Essa si sarebbe avverata per l'antico popolo d'Israele e continua ad essere rilevante per noi oggi. Essa proclama che la via del ritorno, la via del ritorno a Dio, del ritorno alla comunione con Lui ed alle Sue benedizioni, può diventare per noi realtà quando ci affidiamo completamente al Liberatore e Salvatore promesso: il Signore Gesù Cristo.
Leggiamo, allora, ciò che troviamo nel libro del profeta Isaia, capitolo 35 dal versetto 1. Il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa; si coprirà di fiori, festeggerà con gioia e canti d'esultanza; le sarà data la gloria del Libano, la magnificenza del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del SIGNORE, la magnificenza del nostro Dio. Fortificate le mani infiacchite, rafforzate le ginocchia vacillanti! Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: «Siate forti, non temete! Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta, la retribuzione di Dio; verrà egli stesso a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturati gli orecchi dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto canterà di gioia; perché delle acque sgorgheranno nel deserto e dei torrenti nei luoghi solitari; il terreno riarso diventerà un lago, e il suolo assetato si muterà in sorgenti d'acqua; nel luogo dove dimorano gli sciacalli vi sarà erba, canne e giunchi. Là sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata la Via Santa; (nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto; quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi. In quella via non ci saranno leoni; nessuna bestia feroce vi metterà piede o vi apparirà; ma vi cammineranno i redenti.  I riscattati dal SIGNORE torneranno, verranno a Sion con canti di gioia; una gioia eterna coronerà il loro capo; otterranno gioia e letizia; il dolore e il gemito scompariranno" (Is. 35:1-10).
oasi
Ecco la scena di un deserto. Siete mai stati in un deserto? Io no, ma ho udito chi vi è stato raccontarne l'esperienza. La vita di molti, anche se non vi sono fisicamente, può essere come un deserto. C'è sabbia bruciante, caldo torrido, sete, poca vegetazione... E' quasi impossibile orientarsi in un deserto perché non vi sono punti di riferimento. Chi vi si è perduto è disorientato e la disperazione lo coglie. Dopo tanto camminare si diventa estenuati, le ginocchia si indeboliscono. Ci si vorrebbe fermare e riposare, ma fermarsi sotto quel sole può essere peggio ancora. Gli occhi sono abbagliati dalla forte luce e irritati dalla sabbia. Si hanno persino miraggi, allucinazioni che ci fanno vedere cose inesistenti. Anche le orecchie è come se diventino sorte. Non si ha nemmeno più voglia di parlare ai compagni che sono con noi e che non ci possono aiutare. Si ha paura di incontrare bestie feroci, sciacalli... Come siamo potuti finire in una situazione del genere – ci si chiede? Potremo mai uscire da questo deserto oppure diventerà la nostra tomba? Se solo potessimo trovare la via per tornare a casa, alla nostra confortevole e fresca casa, insieme ai nostri cari... Improvvisamente, però, proprio quando pensiamo di aver perduto ormai ogni speranza, scorgiamo laggiù un beduino su un cammello. Un miraggio? No, è proprio qualcuno che ci potrebbe aiutare. Lui conosce il deserto e ci potrebbe aiutare ad uscirne. Non ne siete proprio sicuri perché potrebbe essere un brigante, un assassino...Vi avvicinate... Lui capisce la vostra situazione. E' amichevole. Vi porge la sua borraccia d'acqua. E' disposto ad accompagnarvi, compassionevolmente sulla via di casa. Vi fa salire sul cammello. Dopo un po' ecco una strada, una strada nel deserto, ben curata e segnalata. La percorrete. Dopo un po' il panorama cambia, comincia ad esserci più verde, dei torrenti e delle fonti d'acqua. Ora energia e gioia ravviva il vostro stanco corpo e la vostra mente. "Che fortuna abbiamo avuto!", dite. No, non si tratta della fortuna. E' la compassione e la provvidenza di Dio, la Sua grazia. Presto sarete a casa, nel luogo a cui appartenete.

Le caratteristiche della strada maestra
deserto
Sì, voi non appartenete a quel deserto, così come Israele non apparteneva a Babilonia. Israele apparteneva alla terra che Dio aveva loro provveduto, "paese dove scorrono il latte e il miele, il più splendido di tutti i paesi" (Ez. 20:15). Là avrebbero goduto di tutto ciò di cui hanno bisogno, in comunione con Dio. Perché si erano allontanati da quello splendido paese? Perché di quel paese, col tempo, si erano dimostrati ingrati, privi di apprezzamento. Avevano col tempo cominciato a disprezzare Colui che aveva dato loro quella terra. Avevano cominciato ad essere pretenziosi, a volere di più. Che cosa avrebbero mai potuto avere di più? Era stato il loro peccato a far si che ne fossero scacciati e finissero nel deserto. Anche noi apparteniamo a Dio. Siamo stati creati proprio per essere in comunione con Lui. Senza di Lui la nostra vita non può che diventare un deserto, morale, spirituale, in ogni senso, una desolazione. Perché siamo finiti in questo deserto? Perché abbiamo pensato di poter fare a meno di Dio, la fonte di ogni bene.
Mosso a compassione, però, attraverso l'intervento del santo e giusto Figlio di Dio, Dio offre di ricondurci indietro. Ravvedendoci e confidando in Cristo, il nostro Liberatore e Salvatore, una strada maestra si apre davanti a noi. Allora, come Dio disse attraverso il profeta Ezechiele: "Io mi compiacerò di voi come di un profumo di odore soave, quando vi avrò condotti fuori dai popoli e vi avrò radunati dai paesi dove sarete stati dispersi; io sarò santificato in voi davanti alle nazioni; voi conoscerete che io sono il SIGNORE, quando vi avrò condotti nella terra d'Israele, paese che giurai di dare ai vostri padri. Là vi ricorderete della vostra condotta e di tutte le azioni con le quali vi siete contaminati; sarete disgustati di voi stessi, per tutte le malvagità che avete commesse; conoscerete che io sono il SIGNORE, quando avrò agito con voi per amor del mio nome e non secondo la vostra condotta malvagia, né secondo le vostre azioni corrotte, o casa d'Israele! dice DIO, il Signore" (Ez. 20:41-44). Per grazia di Dio ci è offerta una via d'uscita, una strada maestra, che riporta al conforto ed alla sicurezza. E' una strada specifica, chiara, non ambigua. Potremmo scorgere altre strade, ma dobbiamo fare attenzione, sono ingannevoli, vicoli ciechi. E' Dio che ci mostra con precisione la strada che dobbiamo percorrere e le cose che dovremmo fare. Quali sono le caratteristiche di questa strada maestra? Essa è:

1. La strada maestra di Dio 

La prima e più ovvia caratteristica di questa strada è che è di Dio, appartiene a Lui, è Lui "il gestore" di questa strada. Il testo dice: " Là sarà una strada maestra". Questo vuol dire che questa strada non è stata né progettata né costruita dall'uomo. Non ha nulla a che fare con le futili religioni e progetti di riforma sociale ideati in questo mondo. Questa strada maestra è stata progettata e tracciata da Dio da ogni eternità, costruita da Lui e ad un costo molto elevato, per la Sua gloria e per il nostro beneficio. La Bibbia dice che per essa Dio non ha risparmiato neanche Suo Figlio, ma l'ha dato per la nostra salvezza. In altre parole, questa strada maestra è stata costruita con il Suo sangue, con il Suo sudore e con le Sue lacrime. "Egli ha dato sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone" (Tt. 2:14). Noi che siamo invitati a camminare per essa, sappiamo che "...non con cose corruttibili, con argento o con oro, siamo stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai nostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia" (1 Pi. 1:18,19).

2. La strada maestra conduce a Sion

Questa strada maestra è quella che conduce dalla città del peccato ("La fiera delle vanità") a Sion, la città di Dio. E' la via che esce dall'Egitto ed attraverso il deserto giunge in "un paese dove scorre il latte ed il miele". Come la scala che vede Giacobbe e che dalla terra raggiunge il cielo, così questa strada maestra parte dalle profondità del nostro peccato e raggiunge l'elevato e puro cielo. Isaia 11:16 ci dice: "Ci sarà una strada per il residuo del suo popolo rimasto in Assiria, come ce ne fu una per Israele il giorno che uscì dal paese d'Egitto" (Is. 11:16). Questa strada parte dall'Egitto e dall'Assiria, cioè dall'inferno del nostro esilio. Dio ha mandato Suo Figlio fin giù dove noi siamo e ha posto i nostri piedi sulla via che porta alla comunione con Dio, in questo mondo e per l'eternità.

3. Gesù è la via maestra 

Dov'è questa strada maestra che ci condurrà a casa? Non dovremmo chiedere "dove sia" questa strada, ma "chi è" questa via. Il Signore Gesù Cristo in Giovanni 14:6 dice: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". Magari oggi non è "politicamente corretto" dire questo, ma dobbiamo avere il coraggio di dire: non esiste altra via che porta a Dio che questa. Tutte le altre vie sono solo illusioni e vane speranze, frutto della immaginazione umana. Un vecchio proverbio dice: "Tutte le strade conducono a Roma". Poteva certamente essere vero per la rete di strade che congiungeva ogni regione dell'impero a Roma, la capitale, per promuovere la loro potenza e profitti, ma non è vero spiritualmente. Gesù Cristo solo è Dio con noi, la via che porta a Dio Padre, al Cielo, alla vita eterna.
In atti 4:12 l'apostolo Pietro dice: "In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati". Gesù Cristo "...da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione" (1 Co. 1:30). Il Suo sacrificio sulla croce è l'unico che ci possa far conseguire il perdono dei nostri peccati e la riconciliazione con Dio. Egli è il solo che abbia per noi dato l'intera Sua vita. Gesù disse che ogni altro preteso salvatore non è che un ladro ed un brigante, ciechi che conducono altri ciechi a cadere nel fosso dell'eterna disperazione.

4. La strada antica delle Scritture

Questa strada maestra è pure chiamata: "il sentiero antico", quello certo e sicuro dove che tanti già hanno percorso e non sono stati delusi. Come disse il profeta Geremia: "Fermatevi sulle vie e guardate, domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; voi troverete riposo alle anime vostre! Ma quelli rispondono: "Non c'incammineremo per essa!" (Gr. 6:16). C'è tanta gente oggi che, con tutta la loro istruzione, pretende di essere superiore ed odia questo sentiero antico di Dio. Essi chiedono: "Dov'è il sentiero più recente e moderno? Voglio camminare per esso". Qui però ci è detto: "State ad un bivio e non sapete in quale direzione andare. Dovreste chiedere informazioni a qualcuno che conosce la via giusta". A chi dovremmo domandare? Dovremmo domandare ai fedeli ministri dell'Evangelo.
Dite loro: "Voglio sapere quale sia il sentiero antico, dove sia il vecchio sentiero, quello più sicuro".
"Domandate qual è il sentiero antico", dice Dio, "e quando lo trovate incamminatevi per esso. In esso solo troverete riposo per la vostra anima". Al tempo di Isaia tanta gente "cercava lumi" per la loro vita in oroscopi ed in medium. Il profeta, però, li sfida con queste parole:"Se vi si dice: «Consultate quelli che evocano gli spiriti e gli indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano», rispondete: «Un popolo non deve forse consultare il suo Dio? Si rivolgerà forse ai morti in favore dei vivi? Alla legge! Alla testimonianza!» Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui nessuna aurora! Andrà peregrinando per il paese, affranto, affamato; quando avrà fame, si irriterà, maledirà il suo re e il suo Dio; volgerà lo sguardo in alto, lo volgerà verso terra, ed ecco, non vedrà che difficoltà, tenebre, oscurità piena d'angoscia; sarà sospinto in mezzo a fitte tenebre" (Is. 8:19-22).

 5. Una via chiaramente tracciata

Questa strada maestra è pure una via riconoscibile, tracciata con chiarezza, che non inganna. E' così chiara che non abbiamo bisogno di essere particolarmente istruiti e sofisticati per trovarla e incamminarci per essa. Il nostro testo dice: "...anche gli insensati, non potranno smarrirvisi". La Bibbia ci dice che a seguire Gesù era soprattutto la gente comune. Lo ascoltava con gioia. "Pubblicani e peccatori" si rallegravano del Suo insegnamento. 1 Corinzi 1 ci dice, difatti, che non molte persone d'istruzione elevata, non molte persone influenti e nobili di nascita avevano trovato questa via, nonostante i vantaggi che essa offre. Coloro che camminano per essa sono gente ordinaria, ma è proprio la gente che Dio ha scelto. "Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti" (1 Co. 1:27).

6. La via santa

Il nostro testo dice che questa strada maestra è pure "la via santa" disegnata e costruita dal Dio tre volte santo. Per questo: "Nessun impuro vi passerà". Perché tanti anche oggi non vogliono incamminarsi su questa strada? Perché non vogliono separarsi dai loro peccati favoriti, nonostante le conseguenze negative che comportano! Ostinatamente vi vogliono rimanere attaccati! La strada maestra è la via della santità, cioè una via che si eleva al di sopra della confusione, del disordine, dello sporco, della spazzatura di questo mondo. Coloro che vi camminano sono chiamati ad elevarsi moralmente, a concentrare la loro attenzione su ciò che sta in alto, non ciò che sta in basso. Certo, nessuno da solo può ripulirsi dal peccato che lo contamina. Ma nessuno potrà camminare sulla via di Dio se non è pulito. L'apostolo Pietro scrive: "come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo»" (1 Pi. 1:15,16). Dio, che ci dice: "Siate santi", è pure Colui che ci può rendere santi. Egli ci tira su dal fango del nostro peccato, ci lava e ci purifica con il sangue di Cristo. Quando Dio ci purifica, la nostra colpevolezza viene rimossa, i nostri peccati sono espiati, e noi siamo giustificati, santificati e presto glorificati. Gesù è venuto a salvare il Suo popolo dai loro peccati. Coloro che fanno fatica ad accettare di camminare sulla via maestra di Dio, amano il peccato più di quanto amino Gesù Cristo.

7. Una strada sicura

Si tratta, infine di una strada sicura: "In quella via non ci saranno leoni; nessuna bestia feroce vi metterà piede o vi apparirà". Non ci saranno là leoni pronti a sbranarci. Sì, possiamo anche udire dei ruggiti, ma non dobbiamo avere paura. Possiamo vincere questi "leoni" per la fede in Colui che è venuto per distruggere le opere del diavolo. Il Signore sarà come un muro che ci protegge dal fuoco. Potremmo anche attraversare "la valle dell'ombra della morte", come dice il Salmo 23, ma non abbiamo paura. L'ombra dei leoni non ci morde, l'ombra di una spada non può ferirci, l'ombra della morte non può ucciderci! Esclamiamo allora, con Paolo: "«O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo dardo?». Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge; ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo" (1 Co. 15:55-57). Attraverso la vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo otteniamo vita eterna. Siamo sicuri nella potente mano di Dio, non periremo per la via... Quando così, camminando sulla via di Cristo, siamo tentati ad abbandonarla, abbiamo la garanzia che Dio stesso ci darà modo di resisterle e, se cadiamo in essa, di venirne fuori.

La strada maestra che ci riporta a casa
strada maestra
Abbiamo iniziato riflettendo sul fatto che a nessuno piace essere esclusi, respinti, allontanati, ignorati e mandati via. Questa è un'indicazione, come abbiamo osservato, della nostra condizione esistenziale, fatta di costanti tensioni e di rapporti spezzati con il nostro prossimo e con Dio. Vivere nel deserto e nella desolazione della miseria e della frustrazione è il risultato, la conseguenza inevitabile, di ciò che la Bibbia chiama peccato, ad ogni livello. Di conseguenza, viviamo come l'antico Israele, esiliati in una terra straniera. Sogniamo la nostra patria ed i suoi tratti, col passare del tempo, diventano, nella nostra mente, sempre più indistinti. Perdiamo allora la speranza di poterci tornare e cerchiamo di adattarci "quaggiù", sapendo che la nostra vita è veramente simile ad un ergastolo. Un giorno, però, ecco che ci viene annunziata la grazia. Quello stesso Dio che giustamente ci condanna a causa del nostro peccato, è lo stesso che provvede a noi un Salvatore in Gesù Cristo. Il profeta Isaia Lo proclama come "la strada maestra" che ci può ricondurre "a casa", là dove noi apparteniamo. Egli disse: "Io sono la via, la verità e la vita". Questa è la strada antica e sicura che ci porta a Dio e che la Bibbia continua a mostrarci, nonostante le tante moderne, ma ingannevoli "strade alternative". La via maestra, però, è chiara, distinta ed onesta. E' la via della santità di Gesù Cristo, del quale la Bibbia dice: "Egli non commise peccato e  nella sua bocca non si è trovato inganno" (1 Pi. 1:22).
Potremmo paragonare Cristo al moderno "navigatore satellitare" che è oggi sempre più comune nelle automobili. E' un piccolo apparecchio elettronico in costante contatto con un satellite in cielo e che permette di localizzare la nostra posizione e di mostrarci come arrivare passo passo alla nostra destinazione attraverso le strade migliori e più sicure. Usare un navigatore satellitare dà un meraviglioso senso di sicurezza tanto che non ci perdiamo più quando non conosciamo la via per giungere ad un determinato luogo. Di un navigatore satellitare possiamo avere completa fiducia, anche quando sembra farci passare in zone sconosciute che ci rendono perplessi e ci fanno chiedere: "Ma sarà la via giusta?". Seguiamo, però, le sue indicazioni e ci arriviamo senza ritardo. Lo stesso possiamo dire quando ci affidiamo al Signore e Salvatore Gesù Cristo, di cui la Bibbia dice: "Egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro... Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno" (Eb. 7:25; 13:8).

tratto da: http://www.riforma.net/
Rielaborato da: Consapevoli nella Parola


 “Facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. 
O Eterno, DIO degli eserciti, ristoraci; fa' risplendere il tuo volto e saremo salvati” 
(Salmi 80:18-19)

La strada maestra che ci riporta a casa

strada
Cacciati via

Essere esclusi, cacciati via, espulsi, allontanati, estromessi, banditi, deportati, esiliati... Quali immagini, sentimenti o persino esperienze personali questi termini suscitano in voi? L'idea di poter essere scacciati, buttati fuori, causa in molti di noi una profonda ansia, l'angoscia. La paura di essere lasciati fuori è spesso quella che, per evitarlo, causa in molti il conformismo e la disponibilità a fare compromessi.Quanta paura vi è di dover seguire un cammino solitario che nessuno ha mai calcato prima, con nessuno al fianco che ci accompagni!
La paura dell'esclusione è radicata in noi per la stessa condizione in cui ci troviamo. Secondo la Bibbia, la condizione umana, la nostra situazione esistenziale, potrebbe essere descritta come un esilio. E' un segnale che ci rammenta quello che è accaduto quando Adamo, con sua moglie, dopo aver infranto le regole che Dio aveva stabilito per la loro vita, ricevono la loro sentenza: "Perciò Dio il SIGNORE mandò via l'uomo dal giardino d'Eden" (Ge. 3:23). Esclusi dal quel Giardino, dov'erano in comunione con Dio e dove Egli aveva loro provveduto tutto ciò di cui avevano bisogno, la vita sarebbe stata molto difficile. Inoltre, "là fuori", la morte, in tutti i suoi aspetti, sarebbe stato il loro destino. La Bibbia lo mette in questo modo: "Ad Adamo disse: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall'albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l'erba dei campi; mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai» (Ge. 3:17-19).
Peggio ancora, quando il male diventa sempre più sfrenato e Caino commette il primo omicidio, la punizione sarebbe stata: "Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra" (Ge. 4:12). Il suo angoscioso grido continua ad echeggiare anche nella nostra vita: "Il mio castigo è troppo grande perché io possa sopportarlo. Tu oggi mi scacci da questo suolo e io sarò nascosto lontano dalla tua presenza, sarò vagabondo e fuggiasco per la terra, così chiunque mi troverà, mi ucciderà" (Ge. 4:13,14).
Lo stesso sentimento di angoscia pervadeva l'antico Israele quando esso aveva infranto patto che lo legava a Dio come Suo popolo. Essendo allo stesso modo caduto nella tentazione che avrebbero potuto vivere meglio senza Dio e le Sue leggi, essi sono espulsi dalla Terra Promessa e letteralmente portati con la forza in esilio, lontani migliaia di chilometri. Dio aveva permesso che degli stranieri si impossessassero della loro terra e dei loro beni e fossero deportati in Babilonia.
Chiediamoci ora: forse che l'umanità ha perduto ogni possibilità di ritornare nella sua felice e sicura condizione precedente? Siamo noi condannati a rimanere per sempre "nel deserto di questo mondo" dominato da frustrazioni e dalla morte? L'antico Israele si era pregiudicata la prospettiva di ritornare nella propria terra? Era forse la loro (e la nostra) una condanna all'ergastolo, la prigione a vita? Beh, sì, eccetto che per una sola cosa: la possibilità di ricevere la grazia, di "essere graziati".
Di fatto la grazia era già stata annunziata da Dio subito dopo le Sue stesse parole di condanna. Egli, infatti, aveva detto a Satana: "Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno" (Ge. 3:15). Sono parole enigmatiche, ma erano già Evangelo, buona notizia. Esse proclamavano che Dio avrebbe provveduto la grazia attraverso un futuro Liberatore e Salvatore.
Anche all'antico popolo di Israele, esiliato in Babilonia, era stata annunciata, per bocca dei profeti, la grazia: un residuo fedele fra essi sarebbe ritornato nella Terra Promessa. Entrambe queste promesse di grazia, verso l'umanità in generale e ad Israele in particolare, sono fuse assieme nelle parole dei profeti d'Israele.

La strada del ritorno
via
Una di queste profezie di grazia, è contenuta nel testo biblico di Isaia 35. Essa si sarebbe avverata per l'antico popolo d'Israele e continua ad essere rilevante per noi oggi. Essa proclama che la via del ritorno, la via del ritorno a Dio, del ritorno alla comunione con Lui ed alle Sue benedizioni, può diventare per noi realtà quando ci affidiamo completamente al Liberatore e Salvatore promesso: il Signore Gesù Cristo.
Leggiamo, allora, ciò che troviamo nel libro del profeta Isaia, capitolo 35 dal versetto 1. Il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa; si coprirà di fiori, festeggerà con gioia e canti d'esultanza; le sarà data la gloria del Libano, la magnificenza del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del SIGNORE, la magnificenza del nostro Dio. Fortificate le mani infiacchite, rafforzate le ginocchia vacillanti! Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: «Siate forti, non temete! Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta, la retribuzione di Dio; verrà egli stesso a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturati gli orecchi dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto canterà di gioia; perché delle acque sgorgheranno nel deserto e dei torrenti nei luoghi solitari; il terreno riarso diventerà un lago, e il suolo assetato si muterà in sorgenti d'acqua; nel luogo dove dimorano gli sciacalli vi sarà erba, canne e giunchi. Là sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata la Via Santa; (nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto; quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi. In quella via non ci saranno leoni; nessuna bestia feroce vi metterà piede o vi apparirà; ma vi cammineranno i redenti.  I riscattati dal SIGNORE torneranno, verranno a Sion con canti di gioia; una gioia eterna coronerà il loro capo; otterranno gioia e letizia; il dolore e il gemito scompariranno" (Is. 35:1-10).
oasi
Ecco la scena di un deserto. Siete mai stati in un deserto? Io no, ma ho udito chi vi è stato raccontarne l'esperienza. La vita di molti, anche se non vi sono fisicamente, può essere come un deserto. C'è sabbia bruciante, caldo torrido, sete, poca vegetazione... E' quasi impossibile orientarsi in un deserto perché non vi sono punti di riferimento. Chi vi si è perduto è disorientato e la disperazione lo coglie. Dopo tanto camminare si diventa estenuati, le ginocchia si indeboliscono. Ci si vorrebbe fermare e riposare, ma fermarsi sotto quel sole può essere peggio ancora. Gli occhi sono abbagliati dalla forte luce e irritati dalla sabbia. Si hanno persino miraggi, allucinazioni che ci fanno vedere cose inesistenti. Anche le orecchie è come se diventino sorte. Non si ha nemmeno più voglia di parlare ai compagni che sono con noi e che non ci possono aiutare. Si ha paura di incontrare bestie feroci, sciacalli... Come siamo potuti finire in una situazione del genere – ci si chiede? Potremo mai uscire da questo deserto oppure diventerà la nostra tomba? Se solo potessimo trovare la via per tornare a casa, alla nostra confortevole e fresca casa, insieme ai nostri cari... Improvvisamente, però, proprio quando pensiamo di aver perduto ormai ogni speranza, scorgiamo laggiù un beduino su un cammello. Un miraggio? No, è proprio qualcuno che ci potrebbe aiutare. Lui conosce il deserto e ci potrebbe aiutare ad uscirne. Non ne siete proprio sicuri perché potrebbe essere un brigante, un assassino...Vi avvicinate... Lui capisce la vostra situazione. E' amichevole. Vi porge la sua borraccia d'acqua. E' disposto ad accompagnarvi, compassionevolmente sulla via di casa. Vi fa salire sul cammello. Dopo un po' ecco una strada, una strada nel deserto, ben curata e segnalata. La percorrete. Dopo un po' il panorama cambia, comincia ad esserci più verde, dei torrenti e delle fonti d'acqua. Ora energia e gioia ravviva il vostro stanco corpo e la vostra mente. "Che fortuna abbiamo avuto!", dite. No, non si tratta della fortuna. E' la compassione e la provvidenza di Dio, la Sua grazia. Presto sarete a casa, nel luogo a cui appartenete.

Le caratteristiche della strada maestra
deserto
Sì, voi non appartenete a quel deserto, così come Israele non apparteneva a Babilonia. Israele apparteneva alla terra che Dio aveva loro provveduto, "paese dove scorrono il latte e il miele, il più splendido di tutti i paesi" (Ez. 20:15). Là avrebbero goduto di tutto ciò di cui hanno bisogno, in comunione con Dio. Perché si erano allontanati da quello splendido paese? Perché di quel paese, col tempo, si erano dimostrati ingrati, privi di apprezzamento. Avevano col tempo cominciato a disprezzare Colui che aveva dato loro quella terra. Avevano cominciato ad essere pretenziosi, a volere di più. Che cosa avrebbero mai potuto avere di più? Era stato il loro peccato a far si che ne fossero scacciati e finissero nel deserto. Anche noi apparteniamo a Dio. Siamo stati creati proprio per essere in comunione con Lui. Senza di Lui la nostra vita non può che diventare un deserto, morale, spirituale, in ogni senso, una desolazione. Perché siamo finiti in questo deserto? Perché abbiamo pensato di poter fare a meno di Dio, la fonte di ogni bene.
Mosso a compassione, però, attraverso l'intervento del santo e giusto Figlio di Dio, Dio offre di ricondurci indietro. Ravvedendoci e confidando in Cristo, il nostro Liberatore e Salvatore, una strada maestra si apre davanti a noi. Allora, come Dio disse attraverso il profeta Ezechiele: "Io mi compiacerò di voi come di un profumo di odore soave, quando vi avrò condotti fuori dai popoli e vi avrò radunati dai paesi dove sarete stati dispersi; io sarò santificato in voi davanti alle nazioni; voi conoscerete che io sono il SIGNORE, quando vi avrò condotti nella terra d'Israele, paese che giurai di dare ai vostri padri. Là vi ricorderete della vostra condotta e di tutte le azioni con le quali vi siete contaminati; sarete disgustati di voi stessi, per tutte le malvagità che avete commesse; conoscerete che io sono il SIGNORE, quando avrò agito con voi per amor del mio nome e non secondo la vostra condotta malvagia, né secondo le vostre azioni corrotte, o casa d'Israele! dice DIO, il Signore" (Ez. 20:41-44). Per grazia di Dio ci è offerta una via d'uscita, una strada maestra, che riporta al conforto ed alla sicurezza. E' una strada specifica, chiara, non ambigua. Potremmo scorgere altre strade, ma dobbiamo fare attenzione, sono ingannevoli, vicoli ciechi. E' Dio che ci mostra con precisione la strada che dobbiamo percorrere e le cose che dovremmo fare. Quali sono le caratteristiche di questa strada maestra? Essa è:

1. La strada maestra di Dio 

La prima e più ovvia caratteristica di questa strada è che è di Dio, appartiene a Lui, è Lui "il gestore" di questa strada. Il testo dice: " Là sarà una strada maestra". Questo vuol dire che questa strada non è stata né progettata né costruita dall'uomo. Non ha nulla a che fare con le futili religioni e progetti di riforma sociale ideati in questo mondo. Questa strada maestra è stata progettata e tracciata da Dio da ogni eternità, costruita da Lui e ad un costo molto elevato, per la Sua gloria e per il nostro beneficio. La Bibbia dice che per essa Dio non ha risparmiato neanche Suo Figlio, ma l'ha dato per la nostra salvezza. In altre parole, questa strada maestra è stata costruita con il Suo sangue, con il Suo sudore e con le Sue lacrime. "Egli ha dato sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone" (Tt. 2:14). Noi che siamo invitati a camminare per essa, sappiamo che "...non con cose corruttibili, con argento o con oro, siamo stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai nostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia" (1 Pi. 1:18,19).

2. La strada maestra conduce a Sion

Questa strada maestra è quella che conduce dalla città del peccato ("La fiera delle vanità") a Sion, la città di Dio. E' la via che esce dall'Egitto ed attraverso il deserto giunge in "un paese dove scorre il latte ed il miele". Come la scala che vede Giacobbe e che dalla terra raggiunge il cielo, così questa strada maestra parte dalle profondità del nostro peccato e raggiunge l'elevato e puro cielo. Isaia 11:16 ci dice: "Ci sarà una strada per il residuo del suo popolo rimasto in Assiria, come ce ne fu una per Israele il giorno che uscì dal paese d'Egitto" (Is. 11:16). Questa strada parte dall'Egitto e dall'Assiria, cioè dall'inferno del nostro esilio. Dio ha mandato Suo Figlio fin giù dove noi siamo e ha posto i nostri piedi sulla via che porta alla comunione con Dio, in questo mondo e per l'eternità.

3. Gesù è la via maestra 

Dov'è questa strada maestra che ci condurrà a casa? Non dovremmo chiedere "dove sia" questa strada, ma "chi è" questa via. Il Signore Gesù Cristo in Giovanni 14:6 dice: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". Magari oggi non è "politicamente corretto" dire questo, ma dobbiamo avere il coraggio di dire: non esiste altra via che porta a Dio che questa. Tutte le altre vie sono solo illusioni e vane speranze, frutto della immaginazione umana. Un vecchio proverbio dice: "Tutte le strade conducono a Roma". Poteva certamente essere vero per la rete di strade che congiungeva ogni regione dell'impero a Roma, la capitale, per promuovere la loro potenza e profitti, ma non è vero spiritualmente. Gesù Cristo solo è Dio con noi, la via che porta a Dio Padre, al Cielo, alla vita eterna.
In atti 4:12 l'apostolo Pietro dice: "In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati". Gesù Cristo "...da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione" (1 Co. 1:30). Il Suo sacrificio sulla croce è l'unico che ci possa far conseguire il perdono dei nostri peccati e la riconciliazione con Dio. Egli è il solo che abbia per noi dato l'intera Sua vita. Gesù disse che ogni altro preteso salvatore non è che un ladro ed un brigante, ciechi che conducono altri ciechi a cadere nel fosso dell'eterna disperazione.

4. La strada antica delle Scritture

Questa strada maestra è pure chiamata: "il sentiero antico", quello certo e sicuro dove che tanti già hanno percorso e non sono stati delusi. Come disse il profeta Geremia: "Fermatevi sulle vie e guardate, domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; voi troverete riposo alle anime vostre! Ma quelli rispondono: "Non c'incammineremo per essa!" (Gr. 6:16). C'è tanta gente oggi che, con tutta la loro istruzione, pretende di essere superiore ed odia questo sentiero antico di Dio. Essi chiedono: "Dov'è il sentiero più recente e moderno? Voglio camminare per esso". Qui però ci è detto: "State ad un bivio e non sapete in quale direzione andare. Dovreste chiedere informazioni a qualcuno che conosce la via giusta". A chi dovremmo domandare? Dovremmo domandare ai fedeli ministri dell'Evangelo.
Dite loro: "Voglio sapere quale sia il sentiero antico, dove sia il vecchio sentiero, quello più sicuro".
"Domandate qual è il sentiero antico", dice Dio, "e quando lo trovate incamminatevi per esso. In esso solo troverete riposo per la vostra anima". Al tempo di Isaia tanta gente "cercava lumi" per la loro vita in oroscopi ed in medium. Il profeta, però, li sfida con queste parole:"Se vi si dice: «Consultate quelli che evocano gli spiriti e gli indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano», rispondete: «Un popolo non deve forse consultare il suo Dio? Si rivolgerà forse ai morti in favore dei vivi? Alla legge! Alla testimonianza!» Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui nessuna aurora! Andrà peregrinando per il paese, affranto, affamato; quando avrà fame, si irriterà, maledirà il suo re e il suo Dio; volgerà lo sguardo in alto, lo volgerà verso terra, ed ecco, non vedrà che difficoltà, tenebre, oscurità piena d'angoscia; sarà sospinto in mezzo a fitte tenebre" (Is. 8:19-22).

 5. Una via chiaramente tracciata

Questa strada maestra è pure una via riconoscibile, tracciata con chiarezza, che non inganna. E' così chiara che non abbiamo bisogno di essere particolarmente istruiti e sofisticati per trovarla e incamminarci per essa. Il nostro testo dice: "...anche gli insensati, non potranno smarrirvisi". La Bibbia ci dice che a seguire Gesù era soprattutto la gente comune. Lo ascoltava con gioia. "Pubblicani e peccatori" si rallegravano del Suo insegnamento. 1 Corinzi 1 ci dice, difatti, che non molte persone d'istruzione elevata, non molte persone influenti e nobili di nascita avevano trovato questa via, nonostante i vantaggi che essa offre. Coloro che camminano per essa sono gente ordinaria, ma è proprio la gente che Dio ha scelto. "Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti" (1 Co. 1:27).

6. La via santa

Il nostro testo dice che questa strada maestra è pure "la via santa" disegnata e costruita dal Dio tre volte santo. Per questo: "Nessun impuro vi passerà". Perché tanti anche oggi non vogliono incamminarsi su questa strada? Perché non vogliono separarsi dai loro peccati favoriti, nonostante le conseguenze negative che comportano! Ostinatamente vi vogliono rimanere attaccati! La strada maestra è la via della santità, cioè una via che si eleva al di sopra della confusione, del disordine, dello sporco, della spazzatura di questo mondo. Coloro che vi camminano sono chiamati ad elevarsi moralmente, a concentrare la loro attenzione su ciò che sta in alto, non ciò che sta in basso. Certo, nessuno da solo può ripulirsi dal peccato che lo contamina. Ma nessuno potrà camminare sulla via di Dio se non è pulito. L'apostolo Pietro scrive: "come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo»" (1 Pi. 1:15,16). Dio, che ci dice: "Siate santi", è pure Colui che ci può rendere santi. Egli ci tira su dal fango del nostro peccato, ci lava e ci purifica con il sangue di Cristo. Quando Dio ci purifica, la nostra colpevolezza viene rimossa, i nostri peccati sono espiati, e noi siamo giustificati, santificati e presto glorificati. Gesù è venuto a salvare il Suo popolo dai loro peccati. Coloro che fanno fatica ad accettare di camminare sulla via maestra di Dio, amano il peccato più di quanto amino Gesù Cristo.

7. Una strada sicura

Si tratta, infine di una strada sicura: "In quella via non ci saranno leoni; nessuna bestia feroce vi metterà piede o vi apparirà". Non ci saranno là leoni pronti a sbranarci. Sì, possiamo anche udire dei ruggiti, ma non dobbiamo avere paura. Possiamo vincere questi "leoni" per la fede in Colui che è venuto per distruggere le opere del diavolo. Il Signore sarà come un muro che ci protegge dal fuoco. Potremmo anche attraversare "la valle dell'ombra della morte", come dice il Salmo 23, ma non abbiamo paura. L'ombra dei leoni non ci morde, l'ombra di una spada non può ferirci, l'ombra della morte non può ucciderci! Esclamiamo allora, con Paolo: "«O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo dardo?». Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge; ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo" (1 Co. 15:55-57). Attraverso la vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo otteniamo vita eterna. Siamo sicuri nella potente mano di Dio, non periremo per la via... Quando così, camminando sulla via di Cristo, siamo tentati ad abbandonarla, abbiamo la garanzia che Dio stesso ci darà modo di resisterle e, se cadiamo in essa, di venirne fuori.

La strada maestra che ci riporta a casa
strada maestra
Abbiamo iniziato riflettendo sul fatto che a nessuno piace essere esclusi, respinti, allontanati, ignorati e mandati via. Questa è un'indicazione, come abbiamo osservato, della nostra condizione esistenziale, fatta di costanti tensioni e di rapporti spezzati con il nostro prossimo e con Dio. Vivere nel deserto e nella desolazione della miseria e della frustrazione è il risultato, la conseguenza inevitabile, di ciò che la Bibbia chiama peccato, ad ogni livello. Di conseguenza, viviamo come l'antico Israele, esiliati in una terra straniera. Sogniamo la nostra patria ed i suoi tratti, col passare del tempo, diventano, nella nostra mente, sempre più indistinti. Perdiamo allora la speranza di poterci tornare e cerchiamo di adattarci "quaggiù", sapendo che la nostra vita è veramente simile ad un ergastolo. Un giorno, però, ecco che ci viene annunziata la grazia. Quello stesso Dio che giustamente ci condanna a causa del nostro peccato, è lo stesso che provvede a noi un Salvatore in Gesù Cristo. Il profeta Isaia Lo proclama come "la strada maestra" che ci può ricondurre "a casa", là dove noi apparteniamo. Egli disse: "Io sono la via, la verità e la vita". Questa è la strada antica e sicura che ci porta a Dio e che la Bibbia continua a mostrarci, nonostante le tante moderne, ma ingannevoli "strade alternative". La via maestra, però, è chiara, distinta ed onesta. E' la via della santità di Gesù Cristo, del quale la Bibbia dice: "Egli non commise peccato e  nella sua bocca non si è trovato inganno" (1 Pi. 1:22).
Potremmo paragonare Cristo al moderno "navigatore satellitare" che è oggi sempre più comune nelle automobili. E' un piccolo apparecchio elettronico in costante contatto con un satellite in cielo e che permette di localizzare la nostra posizione e di mostrarci come arrivare passo passo alla nostra destinazione attraverso le strade migliori e più sicure. Usare un navigatore satellitare dà un meraviglioso senso di sicurezza tanto che non ci perdiamo più quando non conosciamo la via per giungere ad un determinato luogo. Di un navigatore satellitare possiamo avere completa fiducia, anche quando sembra farci passare in zone sconosciute che ci rendono perplessi e ci fanno chiedere: "Ma sarà la via giusta?". Seguiamo, però, le sue indicazioni e ci arriviamo senza ritardo. Lo stesso possiamo dire quando ci affidiamo al Signore e Salvatore Gesù Cristo, di cui la Bibbia dice: "Egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro... Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno" (Eb. 7:25; 13:8).

tratto da: http://www.riforma.net/
Rielaborato da: Consapevoli nella Parola


 “Facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. 
O Eterno, DIO degli eserciti, ristoraci; fa' risplendere il tuo volto e saremo salvati” 
(Salmi 80:18-19)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2012/12/strada-Cristo-grazia-salvezza.html


ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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