per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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giovedì 1 gennaio 2015

Il vangelo di satana





Lo scopo principale di Satana nell'opporsi a Dio non è quello di promuovere l'ateismo, ma di promuovere sempre più religione; non gli interessa provare che non c'è alcun Dio, ma piuttosto essere adorato lui stesso come dio. Satana non è originale nelle sue opere ma imita e falsifica quelle di Dio.


Nella Bibbia troviamo i "figli di Dio", ma vi sono anche i "figli del maligno".

Da una parte leggiamo come "Dio produce nei primi sia il volere che l'operare secondo il Suo beneplacito" (Filippesi 2:13), ma ci viene detto che anche Satana "al presente opera nei figli della disubbidienza" (Efesini 2:2).
Se da una parte c'è "il mistero della pietà" (1 Timoteo 3:16), dall'altra c'è anche "il mistero dell'empietà" (2 Tessalonicesi 2:7).  
Ci viene detto che Dio, tramite i Suoi angeli, "segna" sulla fronte i servi di Dio (Apocalisse 7:3), così pure apprendiamo che Satana, per mezzo dei suoi agenti, pone un marchio sulla mano destra o sulla fronte dei suoi devoti (Apocalisse 3:16).  
Cristo ha una Chiesa, e Satana ha la propria "sinagoga" (Apocalisse 2:19).
Se Cristo è la luce del mondo, così anche Satana "si trasforma in angelo di luce" (2 Corinti 11:14). Come Cristo aveva nominato degli apostoli, così fa Satana scegliendo i propri (2 Corinti 11:13).


Tutto ciò ci permette di considerare un "evangelo" di Satana.

Egli è all'opera nello stesso campo in cui il Signore ha seminato buon seme. Cerca di impedire la crescita del grano con un'altra pianta, la zizzania, che assomiglia al grano stesso. In altre parole, si applica a neutralizzare l'opera di Cristo per mezzo di un processo di "imitazione".
L'evangelo di Satana è un'abile contraffazione e assomiglia così tanto a quello di Dio, che ne sono ingannati intere moltitudini.
È a questo evangelo di Satana che l'apostolo fa riferimento quando dice ai Galati:
"Mi meraviglio che da Colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, passiate così presto ad un altro evangelo; il quale non è un altro evangelo; ma vi sono alcuni che vi turbano e vogliono pervertire l'evangelo di Cristo" (Galati 1:6,7).
Questo falso evangelo veniva annunciato fin dai tempi dell'apostolo, ed era stata persino pronunciata la più terribile delle maledizioni verso coloro che lo predicavano.
Infatti così l'apostolo prosegue: «Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto» (Galati 1:8).


Cercheremo ora di esporre questo falso vangelo.

L'evangelo di Satana non è un sistema di principi rivoluzionari, né un programma di anarchia, non promuove lotte e guerre, ma persegue pace e unità.
Non cerca di mettere la madre contro la figlia né il padre contro il figlio, ma promuove quello spirito fraterno per cui l'umanità viene considerata come un'unica e grande fratellanza.
Non cerca di umiliare l'uomo naturale, anzi, ma cerca di migliorarlo e di elevarlo, esalta l'educazione e la cultura e fa appello al meglio che c'è in noi.
Mira a fare del mondo un habitat congeniale e confortevole in cui l'assenza di Cristo non sarebbe neppure notata, né sarebbe sentito alcun bisogno di Dio.
Aspira a far sì che l'uomo si occupi così tanto di questo mondo da non aver più tempo né inclinazione per occuparsi del mondo a venire.
Propaga il principio del sacrifizio di sé stessi, della carità e della benevolenza, e ci insegna a vivere per l'altrui bene, come pure ad essere gentili con tutti.
Fa un forte appello alla mente carnale ed è popolare fra le masse perché ignora la solenne realtà che l'uomo è una creatura decaduta per natura, estranea alla vita di Dio, ed è morta nelle trasgressioni e nei peccati, e ovviamente ignora l'unica speranza per l'uomo risiede nella rigenerazione che solo Dio può compiere.
In contrapposizione all'Evangelo di Cristo, l'evangelo di Satana insegna perciò una presunta salvezza per opere.
Esso inculca la giustificazione davanti a Dio sulla base dei propri meriti. La sua frase sacramentale è "sii buono e fa del bene", ma non vuole riconoscere che nella carne non dimora alcun bene.
Annuncia la salvezza tramite un buon carattere, invertendo l'ordine della Parola di Dio - cioè il buon carattere come risultato e frutto della salvezza.
Le sue ramificazioni ed organizzazioni sono molteplici: associazioni, partiti, club, ecc. Coltivare l'uomo vecchio viene considerato più pratico che creare un uomo nuovo in Cristo Gesù, e si aspira alla pace ignorando del tutto il Principe della pace.


Gli apostoli di Satana.

Gli apostoli di Satana non sono tanto individui notoriamente riprovevoli, spacciatori di droga, tenutari di bordelli e trafficanti di schiavi, ma possono essere benissimo ministri di culto, regolarmente ordinati. Migliaia fra coloro che occupano i pulpiti d'oggi non si considerano più tenuti a presentare i tratti fondamentali della fede cristiana, avendo distolto le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole.
Invece di mettere in evidenza quanto grande sia la nostra condizione di peccatori davanti a Dio e le sue eterne spaventevoli conseguenze, essi lo minimizzano dichiarando che il peccato è semplice ignoranza oppure l'assenza di bene.
Invece di ammonire i loro uditori a "fuggire dall'ira a venire", essi rendono Dio un bugiardo dichiarando come sia troppo amorevole per mandare qualcuna delle Sue creature al tormento eterno. Invece di dichiarare che senza spargimento di sangue non c'è perdono dei peccati (Ebrei 9:22), essi semplicemente esaltano Cristo come "un grande esempio" ed esortano i loro ascoltatori a "seguirne le orme". Di loro si può dire questo: poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio (Romani 10:3).
Il loro messaggio può anche sembrare molto plausibile e i loro propositi possono apparire molto degni di lode, di loro però leggiamo che tali falsi apostoli, infatti, sono degli operai fraudolenti, che si trasformano in apostoli di Cristo, e non c'è da meravigliarsi, perché Satana stesso si trasforma in angelo di luce. Non è dunque gran cosa se anche i suoi ministri si trasformano in ministri di giustizia, la cui fine sarà secondo le loro opere (2 Corinti 11:13-15)
Oltre al fatto che oggi centinaia di comunità cristiane sono prive di un conduttore che dichiari l'intero consiglio di Dio e presenti l'unica Via di salvezza, dobbiamo pure constatare come sia improbabile che la maggioranza della gente in queste chiese apprenda la verità da sola.
Il culto di famiglia, laddove si legge in casa insieme ai propri cari una porzione della Parola di Dio, anche nelle case dei cristiani di nome, appare in larga parte una cosa del passato.
Non si espone fedelmente la Bibbia dal pulpito e non la si legge nei banchi. Le esigenze di quest'epoca affannosa sono così tante che c'è sempre meno tempo e sempre minore inclinazione a prepararsi per incontrare Dio.
Per cui la maggioranza è troppo indolente per prendere l'iniziativa, e viene lasciata alla mercé di coloro che vengono pagati appunto per interessarsi loro di queste cose, e molti dei quali tradiscono la loro fiducia studiando ed esponendo problemi sociali ed economici piuttosto che gli Oracoli di Dio.


La via che sembra diritta.

In Proverbi 14:12 leggiamo: c'è una via che all'uomo sembra diritta, ma la sua fine sfocia in vie di morte.
Questa "via" che "sfocia nella morte" è l'inganno del Diavolo, la via della presunta salvezza attraverso ciò che l'uomo stesso può conseguire. È una via che "sembra diritta", cioè, che viene presentata in modo tanto plausibile da compiacere l'uomo naturale; essa viene presentata in modo così sottile ed attraente, che si raccomanda da sola all'intelligenza di quanti l'odono.
Proprio perché si appropria della terminologia religiosa, qualche volta fa appello alla Bibbia alla ricerca di un sostegno (quando questo si presti al caso), essa mette in bella mostra nobili ideali, viene proclamata anche da persone che vantano alti titoli di studio teologici, ed ecco che intere moltitudini abboccano come pesci davanti ad un'amo luccicante.
Il successo di un falso dipende in larga parte da quanto si avvicini all'originale. L'eresia non è mai una negazione totale della verità, ma piuttosto la sua perversione.
Ecco perché una mezza bugia è sempre più pericolosa di una palese. Quando il padre della menzogna sale sul pulpito, non nega mai palesemente le verità fondamentali del cristianesimo, ma le riconosce tacitamente, procedendo poi a darne un'interpretazione erronea ed una falsa applicazione.


Facciamo degli esempi.

Non sarebbe tanto stupido da annunciare baldanzosamente la sua mancanza di fede in un Dio personale; ma ne dà per scontata l'esistenza, fornendo poi una falsa descrizione del Suo carattere; annuncia che Dio è il Padre spirituale di tutta l'umanità, mentre la Scrittura dice chiaramente che noi siamo solo creature, e che possiamo essere figli di Dio per mezzo della fede in Cristo Gesù (Galati 3:26) e che a tutti coloro che l'hanno ricevuto, ha dato l'autorità di diventare figli di Dio (Giovanni 1:12).
Inoltre dichiara che Dio è troppo misericordioso per mandare all'inferno un membro qualsiasi della razza umana, proprio quando Dio stesso ha detto: se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco (Apocalisse 20:15).  
Ancora: Satana non sarebbe così sciocco da ignorare la figura centrale della storia umana - il Signore Gesù Cristo; al contrario, il suo evangelo Lo riconosce come l'uomo migliore mai vissuto. Attira l'attenzione sulle Sue opere di compassione e di misericordia, sulla bellezza del Suo carattere e la nobiltà del Suo insegnamento. Fa grandi lodi della Sua vita, ma viene del tutto ignorata la Sua morte vicaria, l'opera fondamentale di espiazione sulla croce è messa in secondo piano, così come la Sua trionfante risurrezione corporea dalla tomba.
È un evangelo senza sostanza, quello di Satana, che presenta spesso un Cristo impotente e sofferente, non certo Dio il Figlio manifesto nella carne per compiere l'espiazione per degli immeritevoli peccatori, ma semplicemente un "uomo ideale".
In 2 Corinti 4:3 troviamo un testo che dà molta luce all'argomento in questione: se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio.
Satana acceca le menti degli increduli nascondendo loro la luce dell'Evangelo di Cristo, e sostituendolo con il proprio evangelo. È quanto mai appropriato, infatti, che egli venga definito: diavolo e Satana che seduce tutto il mondo (Apocalisse 12:9).
Facendo semplicemente appello "al meglio che c'è nell'uomo" e nell'esortarlo semplicemente a diventare un "uomo migliore", egli crea una piattaforma generale in cui può riconoscersi ogni sfumatura d'opinione per proclamare uno stesso messaggio.


La via che "sembra giusta".

Citiamo ancora Proverbi 14:12: C'è una via che all'uomo sembra diritta, ma la sua fine sfocia in vie di morte.
È stato affermato con considerevole veracità che la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni. Vi saranno molti nello Stagno di Fuoco che avrebbero potuto essere lodati per le loro buone intenzioni, risoluzioni oneste e nobili ideali - coloro che erano giusti nei loro affari, onesti nelle transazioni commerciali e caritatevoli in tutte le loro vie; uomini che si vantavano della loro integrità ma che davanti a Dio cercavano di giustificare sé stessi con la loro presunta giustizia; uomini che erano morali, misericordiosi e magnanimi, ma che non avrebbero mai considerato sé stessi colpevoli, perduti, peccatori che meritavano solo l'inferno e bisognosi di un Salvatore. Tale è la via che "sembra giusta". Tale è la via che raccomanda sé stessa alla mente carnale ed a moltitudini di gente ingannata. L'inganno del diavolo è che noi possiamo essere salvati con le nostre proprie opere; laddove Iddio ci dice nella Sua Parola: voi, infatti, siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori (Efesini 2:8,9).


L'evangelizzazione che "sembra giusta".

Qualche anno fa ho conosciuto un fratello, un entusiasta "operaio cristiano". Per anni quest'uomo si era impegnato nella predicazione pubblica e in attività religiose, ma da certe frasi ed espressioni che usava, dubitavo che quest'uomo fosse davvero "nato di nuovo". Nel porgli delle domande, trovavo che la sua conoscenza biblica difettava su molti punti e che avesse solo una vaga concezione dell'opera di Cristo in favore dei peccatori.
Per un certo tempo, avevo cercato di presentargli la via della salvezza in modo semplice ed impersonale e di incoraggiarlo a studiare la Parola per sé stesso, nella speranza che, se egli si trovasse ancora in condizione di non-salvezza, Dio si fosse compiaciuto di rivelargli il Salvatore di cui aveva bisogno.
Una sera, con mia grande gioia, quella persona che aveva predicato l'Evangelo (?) per così tanti anni, confessò di aver trovato Cristo solo la sera precedente. Egli riconobbe (erano le sue stesse parole) che fino ad allora aveva presentato solo "l'ideale di Cristo", ma non il Cristo della croce.
Sono convinto che, come quest'uomo, vi siano pure migliaia di altri evangelisti che, forse, sono stati educati alle scuole domenicali, ai quali è stato insegnato la nascita, la vita e gli insegnamenti di Gesù Cristo, che credono nella storicità della Sua persona, che spasmodicamente si impegnano a seguire i Suoi precetti, e che pensano che questo sia tutto ciò che è necessario alla loro salvezza.
Frequentemente, questa classe di persone, raggiungendo l'età adulta, entra nel mondo ed incontra gli attacchi degli atei e degli infedeli, e viene loro detto che la persona di Gesù Cristo sia in realtà mai esistita. Le impressioni della gioventù, però, non possono tanto facilmente essere sradicate, ed essi rimangono fedeli alla loro dichiarazione che essi "credono in Gesù Cristo". Ciononostante, quando si esamina meglio la loro fede, troppo spesso si trova che, seppure essi abbiano creduto a molte cose su Gesù Cristo, essi non credono in realtà in Lui.

Credono con la testa che un certo Gesù sia vissuto (e proprio perché credono questo pensano di essere salvati), ma in realtà non hanno mai deposto le armi della loro battaglia contro di Lui, non si sono mai abbandonati a Lui, né veramente creduto col cuore in Lui.

La semplice accettazione di una dottrina ortodossa sulla persona di Cristo senza che il proprio cuore sia stato conquistato da Lui e l'intera vita sia dedicata a Lui, non è altro che un'altra fase di quella via che "sembra giusta", ma che sfocia nella morte.
Un semplice assenso intellettuale alla realtà della persona di Cristo, e nulla di più, è un'altra fase di quella via che "sembra giusta" all'uomo, ma che in realtà sfocia nella morte: in altre parole, è un altro aspetto dell'evangelo di Satana.


Ed ora, su quale via stai camminando tu?

Sei forse sulla via che "sembra giusta", ma che sfocia nella morte; oppure, sei sulla "via stretta" che conduce alla vita? Hai mai veramente abbandonato la via larga che conduce alla morte? L'amore di Cristo ha creato in te avversione ed orrore per tutto quello che dispiace a Lui? Desideri veramente che Egli regni su di te? (Luca 19:14).
Ti appoggi completamente sulla Sua giustizia e sul Suo sangue per essere gradito a Dio?

Coloro che ripongono la loro fiducia in una forma esteriore di pietà, come il battesimo o la confermazione, o coloro che cercano di essere religiosi perché sarebbe un segno di rispettabilità; coloro che frequentano una chiesa solo perché è buono farlo, oppure coloro che aderiscono ad una determinata denominazione perché pensano così di divenire cristiani... Tutto questo è la via che "sfocia nella morte" - morte spirituale ed eterna.
Per quanto pure siano le motivazioni, per quanto nobili siano le nostre intenzioni, per quanto in buona fede siano i nostri propositi, per quanto sinceri siano i nostri sforzi, Iddio non ci riconoscerà come Suoi figli, fintanto che non accettiamo davvero la Signoria di Suo Figlio.


Ancora un altro tipo di pericoloso vangelo.

Una forma ancor più pericolosa dell'evangelo di Satana è quella di indurre i predicatori a presentare il sacrificio espiatorio di Cristo e poi dire ai loro uditori che tutto ciò che Dio richiede da loro è di professare di "credere" nel Suo Figlio.
In questo modo migliaia di anime impenitenti vengono ingannate, perchè vengono portate a pensare di essere state salvate.
Ma Cristo Gesù disse: Se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo (Luca 13:3). "Ravvedersi" significa odiare il peccato, essere rattristati per esso, abbandonarlo. È il risultato dello Spirito che opera contrizione del nostro cuore davanti a Dio. Nessun'altra persona se non quella che ha un cuore spezzato può credere nel Signore Gesù ai fini della salvezza.

Ancora, migliaia di persone vengono ingannate supponendo di "aver accettato Cristo" come loro "personale Salvatore", senza però averLo prima ricevuto come loro SIGNORE.
Il Figlio di Dio non è venuto infatti a salvare il Suo popolo nei loro peccati, ma dai loro peccati (Matteo 1:21).
Essere salvati dai peccati, significa essere salvati dall'ignorare e dal disprezzare l'autorità di Dio, significa abbandonare il nostro egocentrismo e la nostra caparbietà, significa "lasciare la nostra via" (Isaia 55:7). Significa arrendersi all'autorità di Dio, abbandonarci al Suo dominio, rassegnare il controllo di noi stessi per essere governati da Lui.
Colui che non ha mai portato il "giogo" di Cristo su di sé, colui che non desidera compiacerGli in ogni dettaglio della vita, e ciononostante supponga di basarsi "sull'opera compiuta di Cristo", è ingannato dal diavolo.


Due avvertimenti.

Nel settimo capitolo di Matteo vi sono due brani che ci forniscono in modo approssimato i risultati dell'Evangelo di Cristo e della contraffazione di Satana.
Dapprima, nei versetti 13 e 14: Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. Quanto è stretta invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono coloro che la trovano!
Il secondo è nei versetti 22 e 23: Molti mi diranno in quel giorno: 'Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni, e fatte nel tuo nome molte opere potenti?' E allora dichiarerò loro: 'Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me voi tutti, operatori di iniquità'.

Si, caro lettore, è possibile fare opere nel nome di Cristo, e persino predicare nel Suo nome, e seppure il mondo ci conosca, e le chiese ci conoscano, essere del tutto sconosciuti al Signore!
Quanto è necessario, dunque, scoprire dove si è veramente, esaminare noi stessi per vedere se siamo nella fede, misurare noi stessi con il metro della Parola di Dio e verificare se per caso siamo stati ingannati dal nostro sottile nemico, scoprire se per caso abbiamo edificato la nostra casa sulla sabbia, oppure se è stata eretta sulla roccia che è Cristo Gesù.
Possa lo Spirito Santo investigare i nostri cuori, spezzare la nostra caparbietà, eliminare la nostra inimicizia contro il vero Dio, ed operare un vero e profondo ravvedimento in noi, faccia volgere il nostro sguardo all'Agnello di Dio, l'Unico che può togliere i peccati del mondo.

di A.W.Pink
 
http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/un-altro-evangelo

sabato 21 giugno 2014

Gesù venuto per causare un conflitto

"Dio è venuto sulla terra nella Persona di Gesù di Nazareth": questa è l'affermazione di base della fede cristiana. Per qual motivo, però, Gesù, il Cristo, è venuto, e con le modalità specificate dal Nuovo Testamento? Gesù stesso ce ne dà la risposta. Se noi, infatti, scorriamo nel Nuovo Testamento, con l'aiuto di una concordanza biblica, dove ricorre l'espressione: "Io sono venuto per..." troveremo delle risposte che hanno ancora la capacità di sorprenderci. Oggi esamineremo una delle motivazioni della Sua venuta che, in sé stessa, è parecchio "scottante" e va contro il nostro comune sentire. A molti non piacerà udirla, ma, per amore di verità, la dobbiamo pure dire e prendere molto sul serio, come tutte le altre: "Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada" (Matteo 10:34). Che cosa vuol dire Gesù con questa affermazione? E' la nostra riflessione per questa domenica.

Introduzione

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"Dio è venuto sulla terra nella Persona di Gesù di Nazareth": questa è l'affermazione di base della fede cristiana. Per qual motivo, però, Gesù, il Cristo, è venuto, e con le modalità specificate dal Nuovo Testamento? È superfluo speculare sul "perché", in quanto Gesù stesso ce ne dà la risposta. Se noi, infatti, scorriamo nel Nuovo Testamento, con l'aiuto di una concordanza biblica, dove ricorre l'espressione: "Io sono venuto per..." troveremo delle risposte che hanno ancora la capacità di sorprenderci.
Oggi esamineremo una delle motivazioni della Sua venuta che, in sé stessa, è parecchio "scottante" e va contro il nostro comune sentire. A molti non piacerà udirla, ma, per amore di verità, la dobbiamo pure dire e prendere molto sul serio, come tutte le altre, d'altronde.
Ascoltate che cosa dice Gesù, com'è riportato dal vangelo secondo Matteo, al capitolo 10:
"Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre, tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell'uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. E chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la ritroverà" (Matteo 10:34-39).

Il contesto: istruzioni prima della missione

"Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada" Si, avete sentito bene. Per comprendere questa sorprendente affermazione del Signore Gesù, vediamo prima il contesto in cui la fa. In Matteo 10 Gesù invia i Dodici al loro primo giro missionario. Dato che questa è la prima volta che essi "escono allo scoperto" da soli, Gesù dà loro dettagliate istruzioni su come dovranno comportarsi e li prepara a ciò che essi dovranno affrontare.
Nella prima sezione, nei versetti da 5 a 15 Gesù dice loro dove essi dovranno andare e dove essi non dovranno andare. In quella circostanza essi dovevano limitare il loro raggio d'azione al popolo di Israele. Egli pure dice loro che portare con sé e che cosa non portare con sé, e che cosa dovranno portare è ben poco. Più tardi Gesù cambierà queste limitate dotazioni.
Nella seconda sezione, versetti da 16 a 23, Gesù li avverte dei pericoli che essi inevitabilmente dovranno affrontare nel corso della loro missione. Essi non saranno sempre ricevuti a braccia aperte. In alcuni casi, proprio a causa della loro missione, essi saranno trascinati davanti a re e tribunali. Glielo fa quindi sapere in anticipo.
Nella terza sezione, versetti da 24 a 33, Gesù dice loro di non essere sopraffatti dalla paura, di non temere l'uomo, perché questi potrà solo distruggere il corpo. Al contrario, essi devono temere Dio, che potrebbe distruggere sia corpo che anima.
Così, prima di terminare le Sue istruzioni con alcune parole di incoraggiamento, nella quarta sezione, Gesù pronuncia le parole che abbiamo udito prima, i versetti da 34 a 39. Qui Gesù riassume tutto ciò che fin ora ha detto sull'essere missionari e la ragione per cui Egli è venuto.
Queste Sue parole senza dubbio sorprendono anche quei Suoi discepoli. Infatti Gesù dice loro, lo ripetiamo: "Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada" e nel caso che non avessero ancora capito bene, Gesù prosegue con queste parole: "Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell'uomo saranno quelli di casa sua".

Un conflitto necessario

Abbiamo qui, così, una delle ragioni per la venuta di Gesù. Egli è venuto per produrre una sorta di conflitto. E' venuto per mettere gli uomini in una sorta di disaccordo l'uno con l'altro. Una guerra forse?
Come si spiegano queste sorprendenti affermazioni di Gesù? Una contraddizione? Ora, evidentemente, qui abbiamo un problema: Come può essere che Gesù, nel nostro testo, dica di non essere venuto per portare la pace, ma la spada? Eppure in molti altri luoghi della Scrittura non sembra Egli forse dire l'esatto opposto, che Egli sia cioè venuto a portare la pace? Dopo tutto, che dicevano gli angeli in risposta alla nascita di Gesù? "Pace in terra". Allora, come possiamo mettere insieme le due cose? Come può essere che Gesù sia nato per portare la pace e sia nato per portare una spada, una divisione?
È bene arrivare a problemi come questo, quando si tratta di comprendere la Bibbia. È ovvio che Dio vuole che qui noi si veda qualcosa che di solito superficialmente non vediamo. Qui c'è un aspetto della venuta di Cristo con il quale non abbiamo così tanta familiarità come quello che parla della Sua venuta come portatrice di pace.

La pace di Gesù

Prima però di condurvi in questo, penso che sarebbe bene rammentarvi i diversi modi in cui Gesù porta pace, perché la pace che Gesù ci porta è molto preziosa e particolare. E' proprio quella pace che distingue il popolo di Dio dal resto dell'umanità. La pace di Cristo è una preziosa eredità della Chiesa.
Pace con Dio. In primo luogo, Gesù è venuto per portarci in pace con Dio. Per poter apprezzare pienamente questa verità dobbiamo crescere nella nostra comprensione di ciò che significa essere in questo mondo senza Cristo. Vi è una grande ostilità fra la creatura umana decaduta e Dio. La creatura umana decaduta ha un odio profondamente radicato per Dio. L'Apostolo Paolo dice: "la mente controllata dalla carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomessa alla legge di Dio e neppure può esserlo" (Romani 8:7).
A volte abbiamo difficoltà a comprenderlo perché non ci pare che molti nostri vicini "non religiosi" di fatto odino Dio. Sembrano persone così ammodo! Non ci sembra che in loro vi sia un'ostilità apparente verso Dio. Cerchiamo però di guardare le cose più a fondo. Non è forse vero che di fatto essi ignorino Dio? Magari partecipano a qualche cerimonia religiosa, ma non si tratta di un'espressione di amore per il Dio vero e vivente. Partecipano "perché devono", ma fondamentalmente sono indifferenti a Dio, in realtà non ne vogliono sapere, non hanno intenzione alcuna che Egli governi la loro vita. Il loro eventuale formale rispetto per Dio nasconde, in realtà, un'inimicizia verso di Lui. Dio vede benissimo che, in realtà essi gli sono ostili.
Non è tutto: tutta l'ostilità fra Dio ed uomo non emana solo dalla parte dell'uomo. Pure Dio è loro ostile. La Bibbia dice che Dio nutre un santo odio verso gli empi e i peccatori.
Ascoltiamo ancora alcune espressioni della lettera ai Romani: "l'ira di Dio si rivela dal cielo sopra ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell'ingiustizia" (Romani 1:18). Non possiamo ignorare che Dio, nella Bibbia, Dio manifesta la Sua giusta ira e la giusta Sua indignazione verso chi commette ciò che Egli ha stabilito essere peccato. Certo, il messaggio dell'Evangelo è un messaggio di grazia e di amore. Esso è l'offerta di perdono che Dio offre in Gesù Cristo a tutti coloro che si ravvedono dei loro peccati e si affidano a Lui. Tutto questo però è solo temporaneo. La Bibbia parla del tempo in cui questa possibilità di salvezza sarà terminata. A chi non avrà colto la salvezza in Cristo quando ne aveva la possibilità non verrà risparmiata la giusta manifestazione dell'ira di Dio verso il suo peccato. La giustizia di Dio avrà il suo corso. Non illudiamoci, Dio non solo è amore, ma è anche giusto. C'è una grande ostilità fra l'uomo decaduto e il Dio santo. L'uomo odia Dio e Dio non "passerà sopra" alla sua giusta retribuzione. Dobbiamo fare i conti con la giustizia di Dio, ed essa sarà inesorabile se non avremo colto oggil'unica via di scampo che ci sia concessa, l'opera di Cristo accolta con fede, la quale sola potrà operare riconciliazione e pace fra noi e Dio.
Pensiamo ad un cielo estivo pieno di nere nubi temporalesche. C'è fra queste nuvole una tremenda carica elettrica che deve scaricarsi. Dove si scaricherà? Se la nostra casa è provvista di parafulmine, esso la attirerà e l'assorbirà scaricandola nel terreno e risparmiando la nostra casa dal fuoco e dalla distruzione. Possiamo bene immaginare la tremenda "carica elettrica" accumulata dai peccati nostri e dell'umanità intera. La tensione è grandissima. Quei fulmini rappresentano l'ira di Dio. Per il momento tutto sembra tranquillo ma prima o poi, giunti al culmine, la tensione si scaricherà. Dove si scaricheranno quei fulmini? Su di noi, "incenerendoci", oppure su Cristo Gesù rappresentato dal parafulmine della nostra illustrazione? Non vorremmo fornirci di un tale "parafulmine"? Quando tutta quell'enorme tensione si è scaricata torna il sereno e la pace. Ecco cosa significa che Gesù ristabilisce la nostra pace con Dio. La giusta ira di Dio verso il nostro peccato è stata propiziata dal sacrificio di Cristo sulla croce.
Non solo questo, però. Dio si occupa anche del nostro odio verso di Lui. Con la potenza dello Spirito Santo Egli ci trasforma da persone che odiano Dio a persone che Lo amano. Ecco così che invece di una rabbiosa ostilità noi in Cristo troviamo pace con Dio. Ascoltate che cosa dice la Scrittura: "perché è piaciuto al Padre di far abitare in lui tutta la pienezza, e, avendo fatta la pace per mezzo del sangue della sua croce, di riconciliare a sé, per mezzo di lui, tutte le cose, tanto quelle che sono sulla terra come quelle che sono nei cieli. E voi stessi, che un tempo eravate estranei e nemici nella mente con le vostre opere malvagie, ora vi ha riconciliati nel corpo della sua carne, mediante la morte, per farvi comparire davanti a sé santi, irreprensibili e senza colpa" (Colossesi. 1:19-22).
Pace interiore. Abbiamo dunque pace con Dio. Non si tratta però del solo tipo di pace che Gesù ci porta. Egli ci porta pure pace interiore. Lo spirito dei perduti è pieno di paure, di confusione e di disperazione. Potranno anche avere momenti di tregua da questi sentimenti, quando sono più calmi, sentimenti respinti con metodi differenti, ma non potranno avere una pace duratura. La paura, la confusione, e persino la disperazione torneranno una volta o l'altra. A colui o colei che si affida a Cristo, però, viene offerta la pace duratura di Dio per ogni situazione. L'Apostolo scrive:"Rallegratevi del continuo nel Signore lo ripeto ancora: Rallegratevi. La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini; il Signore è vicino. Non siate in ansietà per cosa alcuna, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica, con ringraziamento. E la pace di Dio, che sopravanza ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù" (Fl. 4:4-7). Pure questa è la pace che Gesù ci porta.
Pace nel corpo di Cristo. C'è però ancora un altro tipo di pace che Gesù porta. La creatura umana decaduta nutre ostilità nei confronti dei propri simili. Guardate a che cosa avviene oggi in un tipico posto di lavoro. Che accade fra colleghi? Competizione, invidia, "si fa lo scaricabarili", "ci si fa le scarpe" a vicenda. Tutto va bene fintanto che il capo non è arrabbiato e qualcuno deve prendersi la colpa. Cristo è venuto pure a portare pace nei rapporti umani, pace fra i membri del Suo corpo, la Sua Chiesa. Al posto del conflitto vi è opportunità per un santo amore. Invece di divisione, vi può essere per noi unità con tutto il cuore. "Vestitevi dunque come eletti di Dio santi e diletti, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di mansuetudine e di pazienza, sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi, se uno ha qualche lamentela contro un altro, e come Cristo vi ha perdonato, così fate pure voi. E sopra tutte queste cose, rivestitevi dell'amore, che è il vincolo della perfezione. E la pace di Dio, alla quale siete stati chiamati in un sol corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti" (Colossesi 3:12-15).
La venuta di Gesù ci porta pace. È soprattutto quando ne vediamo le alternative che possiamo apprezzare la pace che Cristo porta al Suo popolo.

Quale conflitto allora?

Il nostro testo, però, è chiaro. C'è un senso nel quale Gesù non è venuto per portare la pace, ma la spada. Che cos'è questa "spada"? In quali aree non è bene che ci sia pace? Qui Gesù sta parlando del rapporto intercorrente fra il Suo popolo, la Sua Chiesa in questo mondo e la massa dell'umanità che è ancora in ribellione contro Dio, che pure l'ha creata. In questo non ci può essere pace ed armonia. Di fronte ai compromessi che vede operati nella Chiesa, l'Apostolo Giacomo scrive: "Adulteri e adultere, non sapete che l'amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio" (Gm. 4:4).
Una scelta. Qui Giacomo mette davanti ai suoi lettori una scelta: Essi possono essere amici del mondo. Ma se scelgono di essere amici del mondo, si renderanno nemici di Dio. D'altro canto, essi possono scegliere di essere amici di Dio. Se scelgono questo allora si renderanno nemici del mondo. Si tratta dell'uno o dell'altro. Cercare di essere amici del mondo e voler essere cristiani fedeli è un'assoluta impossibilità. È come cercare di dare l'impressione di essere moralmente retti mentre di nascosto abbiamo una relazione con la nostra vicina di casa... Per il cristiano fedele non vi può essere pace con il mondo.
Paolo esorta i cristiani di Corinto in questi termini: "Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo diverso, perché quale relazione c'è tra la giustizia e l'iniquità? E quale comunione c'è tra la luce e le tenebre? E quale armonia c'è fra Cristo e Belial? O che parte ha il fedele con l'infedele? E quale accordo c'è tra il tempio di Dio e gli idoli? Poiché voi siete il tempio del Dio vivente, come Dio disse: "Io abiterò in mezzo a loro, e camminerò fra loro; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo". Perciò "uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'immondo, ed io vi accoglierò" (2 Corinzi 6:14-17).
Dovrebbe essere chiaro: non vi può essere pace con il mondo. Conflitto come espressione di grazia. Con tutto questo ben presente, possiamo tornare al nostro testo e guardarlo meglio. Notate quello che Gesù non dice ai Dodici. Non dice: "Ascoltare ora. Ricordate, quando uscirete in avanscoperta nel mondo, tutti vi odieranno. Ci saranno problemi fra voi e loro. Che ci volete però fare? Tutto questo fa parte della difficoltà di essere Miei discepoli". Gesù non dice questo. Sarebbe stato solo una ripetizione di che cosa aveva già detto nei versetti 16-23. Egli piuttosto dice loro: "Ricordate, io sono venuto con lo scopo esplicito di creare ostilità fra voi e loro, non pace, ma una spada". Non è forse ciò che dice il testo? Perché mai, però, Gesù vorrebbe creare ostilità? È un'espressione della Sua grazia verso di noi che siamo la Sua Chiesa.
Ritorniamo al giardino di Eden. Li troviamo Satana che parla ad Eva. Il racconto lo conoscete. Eva viene ingannata e poi disubbidisce alla sola proibizione che aveva ricevuto da Dio.
Comprendete però, vi prego, la strategia di Satana. Saremmo solo ingenui se pensassimo che Satana sia solo interessato a far peccare una persona. È molto più astuto. Di fatto Satana sta cercando di reclutare sempre più truppe per la sua rivolta contro Dio. Ha riportato una certa misura di successo reclutando, perché lo seguissero, degli angeli. Ora però cerca alleati umani. Se potrà reclutare il primo della razza, tutti gli altri saranno pure suoi. Così la domanda di Satana ad Eva è di più una questione di fedeltà. Satana sta di fatto chiedendole a chi vorrà credere, chi seguirà. Dio vi ha detto di non mangiare. Non vi potete però fidare di Lui. Ascoltate me. Mangiate il frutto". Più tardi, quando Dio parlerà ad Eva, Egli parlerà ad una ribelle. Parlerà a una che si è unita ad un atto di sovversione contro di Lui, qualcuno che ha deciso né di aver fiducia in Lui né di seguirlo, ma di confidare in Satana e di seguirlo. È qui però che Dio fa un atto di grazia.
Ascoltate che cosa Dio dice in Genesi 3:14:15: "Allora l'Eterno DIO disse al serpente: "Poiché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame e fra tutte le fiere dei campi! Tu camminerai sul tuo ventre e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita. E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno".
Avete notato che cosa ha fatto Dio come atto di clemenza? Ha dichiarato una guerra fra Eva e Satana. Mettendo inimicizia, ostilità, fra la donna e Satana, Egli ha infranto l'alleanza stabilita contro di Lui. I complotti di Satana sono falliti. Dio ha rivendicato per Sé stesso un altro ribelle e la chiama ancora di nuovo uno dei Suoi leali sudditi.
Tutto questo non era che una figura profetica di ciò che Gesù è venuto a compiere: Egli è venuto per dare inizio ad una guerra nel campo stesso dei ribelli. Egli è venuto con una spada per porre inimicizia fra "il seme della donna" e "il seme del serpente". Così facendo, Egli rivendica a Sé stesso un certo numero di ex ribelli, li torna a rendere leali sudditi Suoi e li mette in opposizione al resto del mondo che persevera nella sua folle ribellione contro il Re.
Avete notato che cos'ha fatto Dio come atto di clemenza? Ha dato inizio ad una guerra. In Matteo 10 Gesù pone tutto il conflitto che i Dodici dovranno affrontare in questo contesto: "Sarete come pecore in mezzo ai lupi. Vi attaccheranno in vari modi. Comprendete però che questo riflette semplicemente la guerra che io sono venuto a stabilire. Per me non è una sorpresa né un problema. Fa tutto parte del piano. Non pensate che io sia venuto sulla terra a portare pace, ma una spada".
Riconoscete in questo la grazia di Cristo? Per natura noi siamo ribelli. E ogni pensiero del ribelle è un atto di sovversione. Così, che fa un re normalmente con coloro che gli sono ribelli? Arriva con le sue truppe e ne fa strage fino a che pure l'ultimo non ne sia eliminato. Non così il nostro Re. Con grande clemenza Egli fa grazia ad un certo numero, cioè noi, e poi infrange la nostra alleanza con il maligno. Egli innesca una guerra fra noi ed il resto del mondo per poterci liberare dai complotti e dal regno di Satana, per riportarci nel Suo regno di amore. Ecco dove Gesù vuole farci arrivare nel nostro testo: "Sono venuto per dare inizio ad una guerra, e voi ve ne dovreste rallegrare".

Conclusione

Che fare così con verità come queste? Dovremmo davvero rallegrarcene. Ci rallegriamo e godiamo della pace che Cristo è venuto a portare: pace con Dio, pace interiore, pace l'uno con l'altro. Questi sono doni dell'Evangelo, riservati al Suo popolo, doni che dobbiamo sempre più apprezzare. Facciamolo il più possibile. Possiamo però pure rallegrarci della spada che Gesù è venuto a portare. Anche questo è espressione della Sua grazia. Se Egli non avesse prodotto questa ostilità, noi saremmo ancora tutti alleati di Satana, noi tutti non ci prefiggeremmo altro che rivolta e sovversione. Alla fine, però, dovremmo subire la sorte in cui cadrà ogni sciocco ribelle, la santa ira del Re.
Quello però non deve essere il nostro destino. Per grazia siamo stati resi fedeli sudditi del Re Gesù. Quando a Natale aprirete i vostri doni, rammentatevi così di questi doni dell'Evangelo: pace con Dio ed ostilità verso il mondo.
(Paolo Castellina, 19 giugno 2014, riproposizione della predicazione del 19 dicembre 1998)

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venerdì 14 dicembre 2012

Il Natale è una festa cristiana?


natale
Per la maggior parte della gente, chiedersi se il Natale sia una festa cristiana, è privo di senso. Che ci potrebbe essere di più cristiano del Natale? Non è forse il compleanno di Gesù? Eppure molti cristiani si sentono sempre più a disagio con le celebrazioni natalizie. Quando vedono tutti i baccanali che avvengono intorno alle festività natalizie, essi non possono evitare di domandarsi se non vi sia qualcosa di sbagliato in tutto questo. Così continuano a chiedersi: "Non è forse il Natale il compleanno di Gesù? Il mondo ha corrotto il vero senso del Natale, ma si tratta pur sempre di una "festa bellissima", e così anno dopo anno essi lottano per "restituire il Natale a Gesù".
Quanto affermo, per alcuni potrà essere scioccante, ma dopo aver ora per molti anni ben riflettuto sulla questione e fatto ricerche nella Bibbia e nella storia della Chiesa, sono giunto alla conclusione che non v'è nulla di cristiano nel Natale, che sia come viene ora celebrato, come pure nell'origine di questa festa, il Natale non è che fondamentalmente ed essenzialmente pagano. Se questo pensiero per voi è nuovo e sorprendente, vi invito a considerare la possibilità che il Natale sia per voi un angolo oscuro che debba essere riesplorato mettendolo in luce.
Non intendo dire che tutto il romanticismo dello "spirito natalizio" mi lasci del tutto indifferente. Certo c'è un fascino particolare in questa festività: il pensiero delle riunioni di famiglia, le canzoni e le melodie natalizie tradizionali, le città illuminate di luci multicolori, le strade ed i negozi piene di gente che acquista regali... Nessuno che abbia del sentimento può sfuggire al fascino dello spirito natalizio. Anche il cinico più indurito non può evitare quei sentimenti che inducono ad "essere buoni" e a rinvangare la nostalgia della fanciullezza anche solo per pochi giorni.
Ho provato quell'approccio che ci fa dire: "restituiamo il Natale a Gesù", ma mi sono convinto sempre di più che sia Cristo a non voler essere "restituito" al Natale. Se parliamo contro la commercializzazione del Natale e cerchiamo di mettere in rilievo "il vero significato del Natale", la maggior parte certamente sarebbe d'accordo. La gente è cosciente che a Natale spesso si eccede in senso materialistico, e gradisce sermoni sul "vero" significato del Natale. Mi chiedo però: "Qual è il vero significato del Natale?". Quando giungi proprio alla sua essenza, che cos'è il Natale? Da dove è venuta questa festa? Com'è sorta? Che cosa rappresenta ora per la gente?La vera questione riguarda la natura stessa di questa istituzione.
Credo che sareste scioccati se vi metteste a sondare realisticamente l'istituzione del Natale. Quello che vi chiedo è di mettere da parte pregiudizi e preferenze culturali, e di affrontare la questione con mente aperta. Certo è difficile farlo. Siamo così sommersi da un secolo di tradizioni e di nostalgie, che è quasi impossibile per qualcuno considerare oggettivamente la faccenda. Vi chiedo di mettere da parte le vostre idee preconcette, almeno temporaneamente e considerare onestamente questa istituzione che chiamiamo Natale. Francamente l'intenzione di questo articolo è quella di mettervi in questione, di farvi pensare, di fare si che si produca in voi un cambiamento nel vostro comportamento se si trovasse il Natale non conforme alla verità dell'Evangelo.
  
1. L'origine delle festività natalizie
Sol Invictus
Qual è l'origine del Natale? Come iniziarono le feste natalizie? Al principio si trattava di una festa pagana oppure cristiana? Non c'è indicazione alcuna nel Nuovo Testamento che i primi cristiani celebrassero il Natale. Può essere dimostrato dalla storia della Chiesa che, probabilmente per i primi 300 anni dopo la nascita di Cristo, i cristiani non sapessero nulla delle feste natalizie. Fu soltanto quando la Chiesa cominciò ad allontanarsi dalla dottrina e dalla pratica apostolica ed a corrompersi sempre di più che iniziano le celebrazioni natalizie.
Da dov'è venuto allora il Natale? Da dove ha preso le idee e le usanze associate oggi al Natale la Chiesa in fase di allontanamento dalle sue origini? La fonte della maggior parte delle forme basilari di paganesimo nel mondo antico può essere fatta risalire ai "misteri" babilonesi. Tutte le culture antiche: Egitto, Grecia, Roma, e persino India e Cina, avevano credenze, tradizioni, pratiche dei e dee collegate in qualche modo a quelle di Babilonia. I nomi usati erano diversi, e furono aggiunte ad esse diverse modifiche, fondamentalmente, però, le religioni antiche erano collegate e trovano la loro "forma più pura" a Babilonia. Nell'Antico Testamento Babilonia è considerata l'incarnazione di tutto ciò che è empio e perverso. La più grossa vergogna sofferta dal popolo di Dio a causa dei loro peccati fu quella di essere portata forzosamente in esilio nel cuore stesso del mondo pagano.
Nel Nuovo Testamento Babilonia diventa tutto ciò che da quel tempo incarna le credenze e le pratiche pagane dell'antica Babilonia, e difatti viene considerata come il nemico n° uno del popolo di Dio. Essa viene descritta così: "Poi uno dei sette angeli che avevano le sette coppe venne e mi disse: "Vieni, io ti mostrerò il giudizio della grande meretrice, che siede sopra molte acque, con la quale hanno fornicato i re della terra, e gli abitanti della terra sono stati inebriati col vino della sua fornicazione". Quindi egli mi trasportò in spirito in un deserto, e vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e che aveva sette teste e dieci corna. La donna era vestita di porpora e di scarlatto, era tutta adorna d'oro, di pietre preziose e di perle, e aveva in mano una coppa d'oro piena di abominazioni e delle immondezze della sua fornicazione. Sulla sua fronte era scritto un nome: "Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra". E vidi la donna ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. E, quando la vidi, mi meravigliai di grande meraviglia" (Ap. 17:1-6).
Qual era l'atteggiamento del popolo di Dio verso questa "Babilonia" dei loro tempi?":"Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe" (Ap. 18:4). Naturalmente essi non potevano separarsene fisicamente per cui l'appello era per una separazione spirituale dai suoi atteggiamenti e pratiche. Però, il popolo di Dio aveva ben udito questi ammonimenti tanto da separarsi da Babilonia? No, anzi, fecero proprio l'opposto. Fecero dei compromessi con essa e si contaminarono corrompendo sé stessi. Nell'anno 313 a. D. l'imperatore romano Costantino affermò di essersi convertito al cristianesimo e dichiarò la fede cristiana religione ufficiale del suo regno. Il fatto che lui avesse abbracciato il cristianesimo si comprovò estremamente nocivo per il vero cristianesimo. Costantino conservò i tradizionali titoli pagani, e le sue monete continuarono a portare l'effigie ed i nomi delle figure dei vecchi déi di Roma.
La Chiesa divenne "la Chiesa cattolica romana" ed i suoi metodi operarono un compromesso con il Paganesimo. Da allora il metodo della Chiesa cattolica romana di convertire i pagani al suo stile di culto è stato quello di assorbirli gradualmente, insieme alle loro osservanze idolatriche. La Chiesa si compiacque di aumentare il numero dei suoi membri includendo cristiani nominali e incontrando il paganesimo a metà strada. Vi furono valenti voci di protesta che amaramente lamentavano l'incoerenza di un simile approccio, ma le loro voci furono elevate invano.
La Chiesa cattolica romana ha continuato fino ad oggi questo tipo di approccio. Esso può essere rilevato molto bene nell'America centrale e meridionale, dove le statue degli idoli sono state semplicemente sostituite con quelle dei santi. Alcuni dei loro nomi e tradizioni si sono persino combinati. In quei paesi le chiese cattoliche si aprono spesso alla gente del luogo per celebrarvi i loro riti per il culto di divinità animiste.
Come dunque abbiamo ricevuto le nostre feste con le loro usanze e tradizioni (Natale, Pasqua, Ognissanti, e lo stesso carnevale)? Ciascuna di esse ha origine in Babilonia e prima attraverso Roma e poi grazie alla Chiesa cattolica romana diventa ufficiale. (nota personale: La festività del Natale fu scelta per soppiantare del Natale del Sole, paragonando Cristo al Sole nascente o Sol-Invictus.)
Era per questa stessa ragione che nella Ginevra di Calvino si poteva essere multati e persino messi in prigione per aver celebrato il Natale. Fu per richiesta dell'Assemblea di Westminster che il Parlamento inglese proibì l'osservanza del Natale, chiamandolo una festa pagana. In un'appendice al loro "Direttorio per il Culto pubblico di Dio", i teologi di Westminster dicono: "Non c'è comando alcuno nelle Scritture a santificare sotto il Nuovo Patto, altri giorni se non il giorno del Signore. Altre cosiddette "feste comandate' di tipo religioso, non avendo convalida alcuna nelle Scritture, devono essere abolite" (vedi pure James Bannerman, The Church of Christ, Vol. i, pagine 406-420).
Quando i cristiani riformati soprannominati puritani, andarono in America, stabilirono questa stessa legge. Gli abitanti della Nuova Inghilterra, il 25 dicembre 1620, lavorarono più del solito quel giorno, affinché la festività stessa fosse, sottoposta ad una "negligenza studiata". 40 anni più tardi la Corte civile e penale del Massachusetts decretò persino delle punizioni per chiunque avesse osservato le festività natalizie: "…chiunque venga trovato ad osservare, astenendosi dal lavoro e festeggiando, tali giorni come il cosiddetto Natale, pagherà per questa trasgressione 5 scellini".
Fino al 19° secolo il Natale non aveva rilevanza alcuna nelle chiese riformate. Nella Chiesa presbiteriana del sud degli USA, fino al 1900, nel giorno di Natale nemmeno si tenevano dei culti. La Chiesa presbiteriana degli Stati Uniti, nel 1899, dichiarava: "Non c'è alcuna giustificazione biblica a che si debbano osservare come feste il Natale e la Pasqua, al contrario (vedi Ga. 4:9-11; Cl. 2:16-21) queste osservanze sono contrarie ai principi della Chiesa riformata, conducono ad un culto non prescritto e non sono in armonia con la semplicità dell'Evangelo di Gesù Cristo".
Il riformatore John Knox ed i suoi colleghi, nel loro Primo Libro di Disciplina (1560) vi includeva questa affermazione:
  • Noi affermiamo che "Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia". Affermiamo che i libri dell'Antico come del Nuovo Testamento contengono e ivi sono sufficientemente espresse tutte le cose necessarie all'istruzione della Chiesa e che possono rendere di nulla mancante l'uomo di Dio. Per questo noi vi leggiamo la condanna di tutte quelle leggi, decreti conciliari o costituzioni imposte sulle coscienze degli uomini prive di chiara convalida da parte della Parola di Dio, come: voti di castità, cerimonie di fidanzamento, il vincolare uomini e donne a vestirsi in un determinato modo, l'osservanza superstiziosa di giorni di digiuno, fare differenza fra le carni da mangiare per scrupolo di coscienza, la preghiera per i morti, l'osservanza di giorni festivi in onore di certi santi stabiliti come tali dall'uomo ed inventati dai papisti, come le cosiddette feste degli Apostoli, dei Martiri, delle Vergini, del Natale, della Circoncisione, dell'Epifania, della Purificazione, ed altre popolari feste in onore della Madonna. Proprio perché queste cose, nelle divine Scritture, non vengono in alcun modo né comandate né raccomandate, sentenziamo che esse vengano del tutto abolite da questo Regno. Affermiamo infine che coloro che si ostinano a mantenere ed insegnare tali abominazioni non dovranno sfuggire al castigo che infliggerà loro il Magistrato civile.
Qual è dunque la storia del Natale? Esso fu introdotto nella Chiesa secoli dopo il Nuovo Testamento, fu condannato dalla Riforma, ed è solo in questo secolo che esso è tornato ad insinuarsi nella Chiesa riformata.Quel che voglio dire, così, è che il vero Natale è sempre stato pagano, e renderlo una celebrazione cristiana significa aggiungere Cristo od altri elementi biblici ad una festa essenzialmente pagana.

II. La sua istituzione
dio babilonese
Consideriamo così alcune fra le usanze più familiari del Natale ed il loro significato. Ne prenderò solo alcune, ma vi assicuro che ciò che dirò di queste è vero pure di tutte le usanze natalizie, e vi incoraggio a verificarlo in qualsiasi enciclopedia.
Si prenda per esempio la data stessa del Natale, il 25 dicembre. Come probabilmente già saprete, nessuno conosce veramente quando nacque Gesù, e il 25 dicembre è molto improbabile. Perché allora il 25 dicembre? Perché è il periodo dell'anno in cui i giorni cominciano ad allungarsi di nuovo e quello in cui i Babilonesi celebravano la vittoria del loro dio Sole. (nota personale: Al 3000 A.C. risalgono le feste di celebrazione del Dio del Sole Babilonese Shamash, nel giorno corrispondente al nostro 25 dicembre. Il dio Sole Shamash, Utu in sumerico e Shamas in accadico, è una divinità popolare in tutta la storia della Mesopotamia; il suo nome si riferisce al Sole. Shamas è rappresentato da un disco solare. In Babilonia comparve successivamente il culto della Regina del Cielo (Isthar) e di suo figlio Tammuz, il dio creduto la reincarnazione del Sole. La nascita di questo Dio avveniva proprio durante il solstizio d’inverno: in questa veste di bambino a Babilonia il dio Sole Tammuz prendeva il nome di Yule e il Giorno di Yule veniva festeggiato il 25 dicembre. La dea Ishtar veniva rappresentata anch’essa avente tra le braccia il suo “unico figlio” con una aureola di dodici stelle intorno al capo, i 12 segni zodiacali. Il culto di Tammuz/Yule era talmente forte e diffuso che nella stessa Bibbia troviamo il profeta Ezechiele , nel VI secolo a.C, rimproverare le donne  di Gerusalemme perche’ piangevano la morte di Tammuz. "Allora mi condusse all'ingresso della porta della casa dell'Eterno, che è verso il nord; ed ecco, là sedevano donne che piangevano Tammuz. Quindi mi disse: «Hai visto, figlio d'uomo? Tu vedrai abominazioni ancora piú grandi di queste»" Ezechiele 8:14-15).  La copia romana di questa usanza babilonese veniva chiamata "Saturnali", la festa della nascita di Sole (Sol-Invictus). Per secoli agli occhi dei cristiani questa era stata un'abominazione. Questa celebrazione avveniva con feste ed orge sfrenate. La Chiesa cattolica, però, invece di contrapporsi fermamente al paganesimo, cominciò a fare compromessi con esso. Desiderava "aiutare" i deboli giovani cristiani che non volevano abbandonare i divertimenti e l'allegria che caratterizzava questo solstizio di inverno. La chiesa, così, diceva loro: "Divertitevi pure in questa stagione, se volete. Soltanto ora la considereremo la celebrazione della nascita del Figlio di Dio. Invece di perdere la gente in favore del paganesimo, combineremo le due celebrazioni e gradualmente conquisteremo dei pagani al cristianesimo. Non costringiamo la gente a fare una scelta fra le due cose".

Consideriamo poi la stretta associazione che sussiste per la Chiesa cattolica romana fra il Natale e la tradizionale "messa di mezzanotte", usanza che affascina pure molti che non sono cattolici-romani. Gli antichi pagani attendevano la nascita del dio Sole in una simile veglia notturna. Nella lingua inglese il nostro "Natale" viene espresso con un termine che ricorda proprio questa speciale messa, il "Christmas", la messa ("mass") speciale in onore di Cristo. In tedesco si dice "Weinacht", la notte santa, il concetto è identico. Qual è il significato della messa? Nel cuore stesso della messa, secondo la concezione cattolica-romana, c'è una palese negazione della sufficienza dell'espiazione sacrificale compiuta da Cristo. Nella messa si rinnoverebbe il sacrificio di Cristo per i peccati. Tutto questo, però, non è nulla di meno che rinnegare l'Evangelo (cfr. Eb. 9:12,24-26; 10:10,12,14). La Chiesa cattolica-romana ha molte di queste messe speciali, come quella della festa di S. Michele, ma è quella di Natale che ,molti protestanti sembrano avere conservato.
Che vi potrebbe poi essere di più innocente degli alberi di Natale decorati e luccicanti che troneggiano nelle case e persino in certe chiese durante la festa di Natale? Sapete perché noi abbiamo questa tradizione? Dai tempi più antichi gli alberi hanno giocato un ruolo importante nella religione pagana, ed erano persino adorati. I normanni, i celti ed i sassoni usavano gli alberi per tenere lontane le streghe, gli spiriti malvagi ed i fantasmi. In Egitto le palme erano prominenti, a Roma erano gli abeti. A causa di queste associazioni si intagliavano con cura degli idoli da questi alberi. Geremia così ammoniva il popolo di Dio: "Così dice l'Eterno: "Non imparate a seguire la via delle nazioni e non abbiate paura dei segni del cielo, perché sono le nazioni che ne hanno paura. Poiché i costumi dei popoli sono vanità: infatti uno taglia un albero dal bosco, il lavoro delle mani di un operaio con l'ascia. Lo adornano d'argento e d'oro, lo fissano con chiodi e martelli perché non si muova" (Gr. 10:2-4).
natività
 Persino la scena della natività, il tradizionale "presepio", che alcuni considerano come "il più cristiano" dei simboli di Natale, è contaminato di influenze pagane. Quasi ogni forma di culto pagano che si conosca, derivata dai misteri babilonesi, focalizza l'attenzione dei fedeli su una dea madre e sulla nascita del suo bambino. Le diverse culture utilizzano nomi diversi, ma il concetto è uniformemente lo stesso. In Babilonia era il culto della Regina del cielo e del suo figlio Tammuz, il dio che si credeva incarnazione del Sole. La nascita di questo dio avveniva proprio durante il solstizio di inverno. Yule era il nome che in Babilonia portava questo bambino, e il giorno di Yule veniva celebrato il 25 dicembre, molto prima della nascita di Cristo. La prossima volta che vedrete una cartolina di Natale con su la scena del presepio, Maria e Gesù con un aureola sulla testa, ricordate che questo concetto cattolico-romano è stato preso a prestito dai misteri babilonesi, ed anche l'iconografia pagana antica presenta impressionanti somiglianze proprio con questa usanza "cristiana". Ricordate, inoltre, che al credente viene fatta proibizione di farsi immagini religiose scolpite: "Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra" (Es. 20:4). Prendiamo seriamente questi comandamenti di Dio o pensiamo che siano superati o che possano venire "spiegati" facilmente? 
Babbo Natale
 Che dire poi di Babbo Natale, o S. Nicolao? Forse che qualcuno potrebbe negare che è questi che rappresenta "il vero significato del Natale" per la grande maggioranza della gente in occidente?Non mi addentrerò ora nelle molte storie che fanno risalire questa figura ad un santo cattolico-romano, ma che cosa rappresenta oggi? Egli è un inoffensivo, grasso e gioioso elfo, oppure è diventato il simbolo anti-cristiano dell'avidità, del materialismo, dell'egoismo, un espressione di "qualcosa per nulla", "che ce ne ricavo io?".
I genitori che raccontano ai loro bambini il mito di S. Nicolao mettono così in questione la loro propria credibilità di fronte ai loro bambini. Quando essi vi chiedono: "Babbo Natale può vedermi attraverso queste pareti?" Che rispondete? I nostri bambini dovrebbero essere in grado di sapere che possono aver fiducia di noi in tutto ciò che diciamo loro senza questione. Come potremmo aspettarci che ci credano quando insegniamo loro fin dall'infanzia "le sacre Scritture, le quali ti possono rendere savio a salvezza, per mezzo della fede che è in Cristo Gesù" (2 Ti. 3:15), e "il mistero della pietà: Dio è stato manifestato in carne" (1 Ti. 3:16)?
Tutto ciò che la nostra cultura crede di Dio è condensato in S. Nicolao! Egli è impegnato in un'attività bella ma piuttosto priva di significato per tutto l'anno. Egli esiste in qualche luogo là nel nord o nei boschi come un vecchio innocuo e amichevole con una lunga barba bianca. Egli visita la gente una volta l'anno, passando 364 giorni nell'oscurità. Un bambino potrebbe scrivergli al Polo Nord, ma la comunicazione è strettamente a senso unico. S. Nicolao non ha nulla a che fare con la vita di tutti i giorni. Il modo in cui un bambino può essergli gradito è quello di "essere buono". S. Nicolao ci ammonisce sulle conseguenze dell'essere "cattivi", ma quello che ci dice, in fondo, non avverrà mai. Il bambino sa di non essere stato perfetto, e sebbene incontrando questa figura, può avere una qualche ansia, egli si ricorda dell'anno passato e sa che non importa che cosa dirà S. Nicolao, alla fine egli sempre gli darà buone cose. S. Nicolao rappresenta un dio che minaccia l'uomo dell'inferno solo per "tenerlo buono" in questa vita, ma che alla fine, bene o male, accetterà poi tutti benevolmente. Se insegnate ai bambini il mito di S. Nicolao, senza saperlo date loro del materiale per far si che essi sviluppino un concetto non biblico del Trascendente.
Non è interessante che i giapponesi abbiano elevato S. Nicolao al rango di divinità e gli abbiano dato un posto uguale alle loro altre divinità della buona fortuna? Fa meraviglia che recentemente un teologo liberale abbia suggerito che S. Nicolao potrebbe ben essere considerato il primo santo veramente ecumenico? Questi afferma che una tale figura potrebbe riscuotere il consenso del pagano medio, del cattolico-romano medio, come pure del protestante: "Anche i buddisti ed i mussulmani che onorano questo vecchietto, potrebbero con lui e con noi fare un buon tratto di strada insieme… egli ha fatto molto per diffondere l'insegnamento che 'è meglio dare che ricevere' più di quanto mai abbia fatto un qualsiasi ecclesiastico nei passati mille anni!" Una simile affermazione la dice lunga, non è vero?
Non è forse molto positivo ricordarsi della nascita del Salvatore scambiandosi doni? Certamente non c'è nulla di non-cristiano nello scambio dei doni, ma non è forse vero che non c'è nessun altro aspetto del cristianesimo che abbia subito più di questo maggior perversione? "Spendiamo del denaro che non abbiamo per comprare doni di cui non abbiamo bisogno per fare impressione su gente che non amiamo". Che presa in giro e che follia tutta questa frenesia per fare compere! Potrebbe forse qualcuno onestamente suggerire che ciò che avviene nelle nostre città intorno al 25 dicembre onora Gesù Cristo, colui che visse una vita di semplicità, umiltà e rinnegamento di sé stesso, che condannò l'ostentazione e l'auto-indulgenza, che ci insegnò che: "Fate attenzione …la vita di uno non consiste nell'abbondanza delle cose che possiede" (Lu. 12:15)? Eppure gente che afferma di essere cristiana spende cifre grandissime per i loro Natali, ed al tempo stesso offre molto poco per l'opera dell'Evangelo nel nostro paese o per le missioni. Non è forse vero che per il vero cristiano donare dovrebbe essere qualcosa che avviene per tutto l'anno e dovrebbe scaturire da un cuore che veramente ama, e non per dovere e aspettandoci qualcosa in cambio?
Che dire dei pranzi e delle cene "natalizie", della baldoria, delle dissolutezze che avvengono in questo periodo dell'anno, apparentemente in connessione con la nascita di Gesù Cristo? Come mai gli alcolici sembrano scorrere a fiumi in questo periodo dell'anno? Perché vi sono più incidenti stradali in questo periodo che in tutti gli altri messi assieme? Potremmo pure cavillare sull'origine dell'albero di Natale e del presepio, ma una cosa è certa: se usate l'Incarnazione del nostro Signore come scusa per fare baldoria e dissolutezze di ogni genere, potrete star sicuri che a suo tempo raccoglierete la ferma ed inappellabile sentenza di condanna da parte di Dio. Ora la questione è questa: tutte queste parodie che circondano la stagione natalizia sono incoerenti con il vero significato del Natale, oppure è proprio questo il vero significato del Natale come è derivato dalla sua origine e storia.
Davvero poi le tradizioni che circondano il Natale sono così innocue? Sono poi così innocenti? Mah. Com'è che Satana potrebbe tentarci più efficacemente? Forse mettendoci di fronte a immagini orribili e grottesche che ci ripugnerebbero? Forse che ci assale in vicoli bui vestito di rosso, con la cosa ed il forcone dicendoci: "Ehi, sono il diavolo. Sono venuto per ingannarti e por portarti con me all'inferno?". Naturalmente no. I mezzi che Satana usa sono sottili: si traveste da "angelo di luce" (2 Co. 11:14). Egli ci mette di fronte cose "innocenti", "innocue", "solo per divertimento", cose che "così fan tutti". I cristiani sinceri spesso senza che se ne accorgano sono trascinati nell'idolatria attraverso le tradizioni umane.

III. Le implicazioni

Da questa massa di materiale (e ne abbiamo solo grattato la superficie), tiriamone qualche conclusione. Come dobbiamo reagire come cristiani a tutto questo "Natale" con le sue tradizioni multiformi? Come io la vedo, abbiamo solo tre alternative:

  1. Possiamo fare del nostro meglio per "restituire Cristo al Natale"continuare a combattere la battaglia perduta per ricuperare qualcosa di remotamente cristiano da questa festa del tutto pagana.Dobbiamo però chiederci: "Voglio mettere Cristo in una celebrazione pagana?". Dobbiamo allora affrontare la questione di base: "Che cos'è il Natale?", che cos'è veramente? Quando è iniziato e che cos'è stato storicamente?
  2. Possiamo cercare di separare interamente il Natale da Cristo. Possiamo considerarlo come una sorta di festa cultural-popolare, osservando che gli elementi pagani in esso siano così remoti storicamente, che queste tradizioni sono state in qualche modo purgate dalla loro idolatria. Questo sarebbe più coerente, ma c'è ancora un problema: i vostri amici non cristiani e la società ancora vagamente associano il Natale con la nascita di Cristo e presumono che, dato che siete cristiani, voi partecipate a questa celebrazione della nascita di Gesù. I cristiani nelle culture primitive hanno avuto questo problema per anni. Essi vengono esortati a partecipare ai riti pagani come una sorta di retaggio culturale, distanziandosi però dalle loro origini idolatriche. Però: riescono ancora a conservare una testimonianza cristiana in tutto questo?
  3. La sola altra alternativa è di abbandonare interamente il Natale. Io sono convinto che questa sia l'unica via coerente che possa essere presa. Ho sentito più volte dire: "Nessuno è sempre coerente". Certo, nessuno è sempre coerente con i propri punti di vista. Questo fatto, però, non ci solleva dall'obbligo di essere coerenti il più possibile, ubbidire ad ogni comando scritturale che noi comprendiamo."Questo però non è forse una presa di posizione troppo drastica?". Si, molto drastica, ma se vogliamo contrapporci alla marea sempre più invadente del paganesimo moderno, lanciarci una sfida, sono necessarie misure drastiche. "Ma non è una proposta un po' troppo radicale?"Si, ma la fede cristiana è una fede radicale.

"Ma non corro il rischio di essere così considerato un fanatico?". Probabilmente. Quella sarebbe un'esperienza nuova, non è vero? A nessuno piace essere considerati fanatici. C'è qualcosa di sbagliato nel fanatismo. A nessuno piace la persecuzione. Pensate però quanta poca persecuzione noi si debba affrontare come cristiani. Non è forse perché non siamo coerenti? Non c'è forse qualcosa di sbagliato quando la nostra fede e la nostra condotta non disturba il mondo più di quel tanto? Se facciamo compromessi a questo punto, perché non facciamo compromessi anche in altri campi, ed in altri ancora? Noi cristiani spesso ci domandiamo perché oggi non siamo perseguitati. La conclusione a cui spesso raggiungiamo è che saremmo perseguitati, se fossimo veramente fedeli. Perché il mondo non ci odia? È perché non sfidiamo più il suo modo di essere e di pensare, perché non presentiamo più che cosa invece dovrebbe essere il cristianesimo. Il mondo ha sostituito l'Evangelo con una religione cultural-popolare.
Martin Lutero disse: "Se io professo con voce alta ed esposizione chiara ogni porzione della verità di Dio eccetto precisamente quel punto che il mondo ed il diavolo in questo momento stanno attaccando, io non confesso Cristo, per quanto arditamente possa professare Cristo. Là dove infuria la battaglia è proprio là che si prova quanto il soldato sia valente, ed essere coerente nelle retrovie soltanto significa sfuggire dalle nostre responsabilità".
"È difficile fare questo veramente!". Si, lo è, senza alcun dubbio. La tradizione natalizia è così radicata nella nostra società - e anche nel nostro cuore - da rendere particolarmente difficile nuotare contro corrente. La questione non è però: "È difficile?", ma "È giusto?". Le cose giuste non sono sempre facili. Cristo ci ha promesso che seguirlo non sarebbe stato facile. Quando la vita cristiana è facile come la nostra, è inevitabile che in qualche punto essa sia sbagliata.
Quali sono allora le ragioni positive per volere cancellare del tutto la festa del Natale? La prima è che i nostri antenati nella fede, i primi cristiani, cercavano accuratamente di evitare di essere coinvolti nelle celebrazioni natalizie. Era così perché si attenevano alla Parola di Dio come unica regola infallibile di fede e di pratica. La Confessione di Fede di Westminster dice: "L'intero consiglio di Dio riguardo alle cose necessarie alla propria gloria, la salvezza dell'uomo, la fede, e la vita, è o espressamente presentato nelle Scritture, o può essere da esse dedotto come conseguenza buona e necessaria. Ad esse non si dovrà aggiungere nulla, né per rivelazioni dello Spirito, o per tradizione umana" (1,6). "Il modo accettevole per rendere culto a Dio è stato stabilito da Dio stesso, e così limitato dalla Sua propria volontà rivelata, che Egli non potrà essere adorato secondo le immaginazioni e gli artifici dell'uomo, o i suggerimenti di Satana, sotto una qualsiasi rappresentazione visibile, o in modi non prescritti dalle Sacre Scritture" (21:1).
Gesù disse dei Farisei: "Trascurando infatti il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini: lavatura di brocche e di coppe; e fate molte altre cose simili... annullando così la parola di Dio con la vostra tradizione, che voi avete tramandata. E fate molte altre cose simili" (Mr. 7:8,13). Paolo tristemente così scriveva ai Galati: "Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni. Io temo di essermi affaticato invano per voi" (Ga. 4:10,11). Egli non li condannava per seguire quelle istituzioni comandate da Dio, ma per osservare quelle di fattura umana, contrarie alla legge di Dio. Per molti oggi la festa principale delle osservanze religiose è una celebrazione senza alcun supporto biblico.
Pensate che mi piaccia tanto dire queste cose? A nessuno piace essere come Ebenezer Scrooge del racconto di Dickens oppure come quello gnomo malvagio che faceva di tutto pur di privare la gente …della gioia del Natale. La vera questione è solo questa: È biblico ciò che ho detto fin ora? È coerente con la Parola di Dio? Se non lo è, allora potete anche non considerarlo. Se però lo è, allora dovreste considerarlo attentamente e metterlo in pratica. Potreste, è vero, a questo punto, non concordare con la mia interpretazione delle Scritture, potreste non essere d'accordo con la mia valutazione del contesto storico e dell'attuale situazione. Potrei anche sbagliarmi. Non sono infallibile. Ciò che però dovete fare con un messaggio come questo è ciò che fecero i cristiani di Berea nel libro degli Atti: "Or costoro erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica e ricevettero la parola con tutta prontezza, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se queste cose stavano così" (At. 17:11). Dovete valutare apertamente, onestamente e realisticamente queste argomentazioni da voi stessi e giungere ad una conclusione. Non siete responsabili verso il predicatore, ma verso Dio.
Le Scritture mettono in evidenza il contrasto che ci deve essere fra il cristiano ed il mondo. Oggi largamente non lo si tiene più in considerazione. "Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui" (1 Gv. 2:15)"Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'immondo, ed io vi accoglierò" (2 Co. 6:17)."E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio" (Ro. 12:2). L'idea è: non lasciate che il mondo vi imponga la sua lista, non lasciate che il mondo vi dica a quale passo andare o che stabilisca lui i criteri di giudizio. Il cristiano è nel mondo, ma non deve essere del mondo. Egli è cittadino di un altro paese, uno straniero ed un pellegrino quaggiù. Non tiene il passo con i suoi compagni, perché ascolta il ritmo indicato da un altro comandante.
Ciò che voglio mettere in evidenza è il fatto che non potete avere un Natale cristiano. Gli aspetti religiosi sono laparte peggiore del Natale. Non c'è illustrazione più appropriata nel Natale del contrasto esistente fra la religione cultural-popolare e la fede biblica. Il Natale propone un'imitazione dell'Evangelo che di fatto impedisce al mondo di comprendere che cosa sia veramentel'Evangelo. Il Natale presenta un Evangelo alternativo con il quale il mondo può ben convivere. Per il mondo il messaggio cristiano è semplicemente "amore, pace, lo spirito del donare, il sentimento di buona volontà". Questo "Evangelo" spogliato è in grado di fornire al mondo la sua dose di pseudoreligione che non gli permetterà di comprendere il vero Evangelo.
Il mondo ama il Natale perché il Natale promuove un'immagine sentimentale di un bambino in una mangiatoia. Il Natale non rappresenta veramente chi è Gesù. Il Natale è l'unico momento in cui una persona fondamentalmente empia possa sentirsi per un po' religiosa. La maggior parte della gente ama fare di tanto in tanto qualcosa di religioso per mettersi in pace la coscienza e convincere sé stessi che in fondo non sono dopo tutto delle cattive persone. Il Natale concede loro l'opportunità per pensarlo. Alla maggior parte dei pagani non disturba partecipare per un po' allo spirito natalizio. Questo perchè è possibile avere lo spirito natalizio ma senza avere lo Spirito Santo, senza avere realmente la mente di Cristo.
La stessa popolarità acquisita dal Natale dovrebbe far drizzare le antenne al cristiano e metterlo in guardia contro di esso. Tutti possono celebrare il Natale con cuor contento! I pagani confessi, i cristiani nominali, persino i buddisti possono associarsi a questa celebrazione. Se, in realtà, il 25 dicembre fosse una data stabilita da Dio affinché la osservassimo, potete stare sicuri che il mondo non vorrebbe osservarla. Dopo tutto Dio ha comandato affinché si osservasse come festivo un giorno su sette. Il mondo lo osserva forse? Naturalmente non ne vuole sapere di osservarlo come Dio richiede. Il mondo lo ignora totalmente. Non dovrebbe il cristiano avere dei sospetti su una celebrazione che il mondo peccatore accetta senza farsi problema alcuno? Vi sono moltitudini di persone che continuamente infangano il Giorno del Signore, ma in qualche modo hanno grande zelo nell'essere in Chiesa a Natale.
La questione cruciale per un cristiano è la Signoria di Gesù Cristo. "Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio, e che voi non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio" (1 Co. 6:19,20). Siete disposti sinceramente a pensare su questa questione tutto ciò che Dio desidera che voi pensiate? Siete disposti, se necessario, a fare un drastico cambiamento nel vostro modo di pensare e di agire? È a questo punto che insorge il vero conflitto.
Ho udito molte persone che su questo argomento dicono: "No, non voglio leggere nulla al riguardo. Non ne voglio parlare. Voglio avere il mio Natale qualunque cosa se ne possa pensare. Mi piace e nessuno me lo porterà via" (Dio incluso). È allora che il Natale diventa un idolo. Un idolo è qualunque cosa venga fra voi e Dio; qualunque cosa vi rifiutate di rinunciare, anche con il Suo comando. Esortazioni generiche alla rinuncia non incidono tanto sulla nostra vita. Il discepolato concreto, però, è l'unica cosa che conti perché tocca proprio le cose che ci importano. La questione reale è: potete sinceramente dire al Signore Iddio: "Sia fatta la Tua volontà sulla terra com'è fatta in cielo, la Tua volontà, oh Signore!

tratto da: http://www.riforma.net/

Rielaborato da: Consapevoli nella Parola


"E se vi pare cattiva cosa servire l'Eterno, scegliete oggi chi volete servire, o gli dèi che servirono i vostri padri di là dal fiume, o gli dèi degli Amorei, nel cui paese voi abitate; quanto a me e alla mia casa, serviremo l'Eterno»."
(Giosué 24:15)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2012/12/Natale-festa-cristiani-pagani.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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