per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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lunedì 23 dicembre 2013

E' il Natale una festa cristiana?


Per la maggior parte della gente, chiedersi se il Natale sia una festa cristiana, è privo di senso. Che ci potrebbe essere di più cristiano del Natale? Non è forse il compleanno di Gesù? Eppure molti cristiani si sentono sempre più a disagio con le celebrazioni natalizie. Quando vedono tutti i baccanali che avvengono intorno alle festività natalizie, essi non possono evitare di domandarsi se non vi sia qualcosa di sbagliato in tutto questo. Così continuano a chiedersi: "Non è forse il Natale il compleanno di Gesù? Il mondo ha corrotto il vero senso del Natale, ma si tratta pur sempre di una "festa bellissima", e così anno dopo anno essi lottano per "restituire il Natale a Gesù".
Quanto affermo, per alcuni potrà essere scioccante, ma dopo aver ora per molti anni ben riflettuto sulla questione e fatto ricerche nella Bibbia e nella storia della Chiesa, sono giunto alla conclusione che non v'è nulla di cristiano nel Natale, che sia come viene ora celebrato, come pure nell'origine di questa festa, il Natale non è che fondamentalmente ed essenzialmente pagano. Se questo pensiero per voi è nuovo e sorprendente, vi invito a considerare la possibilità che il Natale sia per voi un angolo oscuro che debba essere riesplorato mettendolo in luce.
Non intendo dire che tutto il romanticismo dello "spirito natalizio" mi lasci del tutto indifferente. Certo c'è un fascino particolare in questa festività: il pensiero delle riunioni di famiglia, le canzoni e le melodie natalizie tradizionali, le città illuminate di luci multicolori, le strade ed i negozi piene di gente che acquista regali...Nessuno che abbia del sentimento può sfuggire al fascino dello spirito natalizio. Anche il cinico più indurito non può evitare quei sentimenti che inducono ad "essere buoni" e a rinvangare la nostalgia della fanciullezza anche solo per pochi giorni.
Ho provato quell'approccio che ci fa dire: "restituiamo il Natale a Gesù", ma mi sono convinto sempre di più che sia Cristo a non voler essere "restituito" al Natale. Se parliamo contro la commercializzazione del Natale e cerchiamo di mettere in rilievo "il vero significato del Natale", la maggior parte certamente sarebbe d'accordo. La gente è cosciente che a Natale spesso si eccede in senso materialistico, e gradisce sermoni sul "vero" significato del Natale. Mi chiedo però: "Qual è il vero significato del Natale?". Quando giungi proprio alla sua essenza, che cos'è il Natale? Da dove è venuta questa festa? Com'è sorta? Che cosa rappresenta ora per la gente? La vera questione riguarda la natura stessa di questa istituzione.
Credo che sareste scioccati se vi metteste a sondare realisticamente l'istituzione del Natale. Quello che vi chiedo è di mettere da parte pregiudizi e preferenze culturali, e di affrontare la questione con mente aperta. Certo è difficile farlo. Siamo così sommersi da un secolo di tradizioni e di nostalgie, che è quasi impossibile per qualcuno considerare oggettivamente la faccenda. Vi chiedo di mettere da parte le vostre idee preconcette, almeno temporaneamente e considerare onestamente questa istituzione che chiamiamo Natale. Francamente l'intenzione di questo articolo è quella di mettervi in questione, di farvi pensare, di fare si che si produca in voi un cambiamento nel vostro comportamento se si trovasse il Natale non conforme alla verità dell'Evangelo.
  
1. L'origine delle festività natalizie
Sol Invictus
Qual è l'origine del Natale? Come iniziarono le feste natalizie? Al principio si trattava di una festa pagana oppure cristiana? Non c'è indicazione alcuna nel Nuovo Testamento che i primi cristiani celebrassero il Natale. Può essere dimostrato dalla storia della Chiesa che, probabilmente per i primi 300 anni dopo la nascita di Cristo, i cristiani non sapessero nulla delle feste natalizie. Fu soltanto quando la Chiesa cominciò ad allontanarsi dalla dottrina e dalla pratica apostolica ed a corrompersi sempre di più che iniziano le celebrazioni natalizie.
Da dov'è venuto allora il Natale? Da dove ha preso le idee e le usanze associate oggi al Natale la Chiesa in fase di allontanamento dalle sue origini? La fonte della maggior parte delle forme basilari di paganesimo nel mondo antico può essere fatta risalire ai "misteri" babilonesi. Tutte le culture antiche: Egitto, Grecia, Roma, e persino India e Cina, avevano credenze, tradizioni, pratiche dei e dee collegate in qualche modo a quelle di Babilonia. I nomi usati erano diversi, e furono aggiunte ad esse diverse modifiche, fondamentalmente, però, le religioni antiche erano collegate e trovano la loro "forma più pura" a Babilonia. Nell'Antico Testamento Babilonia è considerata l'incarnazione di tutto ciò che è empio e perverso. La più grossa vergogna sofferta dal popolo di Dio a causa dei loro peccati fu quella di essere portata forzosamente in esilio nel cuore stesso del mondo pagano.
Nel Nuovo Testamento Babilonia diventa tutto ciò che da quel tempo incarna le credenze e le pratiche pagane dell'antica Babilonia, e difatti viene considerata come il nemico n° uno del popolo di Dio. Essa viene descritta così: "Poi uno dei sette angeli che avevano le sette coppe venne e mi disse: "Vieni, io ti mostrerò il giudizio della grande meretrice, che siede sopra molte acque, con la quale hanno fornicato i re della terra, e gli abitanti della terra sono stati inebriati col vino della sua fornicazione". Quindi egli mi trasportò in spirito in un deserto, e vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e che aveva sette teste e dieci corna. La donna era vestita di porpora e di scarlatto, era tutta adorna d'oro, di pietre preziose e di perle, e aveva in mano una coppa d'oro piena di abominazioni e delle immondezze della sua fornicazione. Sulla sua fronte era scritto un nome: "Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra". E vidi la donna ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. E, quando la vidi, mi meravigliai di grande meraviglia" (Ap. 17:1-6).
Qual era l'atteggiamento del popolo di Dio verso questa "Babilonia" dei loro tempi?":"Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe" (Ap. 18:4). Naturalmente essi non potevano separarsene fisicamente per cui l'appello era per una separazione spirituale dai suoi atteggiamenti e pratiche. Però, il popolo di Dio aveva ben udito questi ammonimenti tanto da separarsi da Babilonia? No, anzi, fecero proprio l'opposto. Fecero dei compromessi con essa e si contaminarono corrompendo sé stessi. Nell'anno 313 a. D. l'imperatore romano Costantino affermò di essersi convertito al cristianesimo e dichiarò la fede cristiana religione ufficiale del suo regno. Il fatto che lui avesse abbracciato il cristianesimo si comprovò estremamente nocivo per il vero cristianesimo. Costantino conservò i tradizionali titoli pagani, e le sue monete continuarono a portare l'effigie ed i nomi delle figure dei vecchi déi di Roma.
La Chiesa divenne "la Chiesa cattolica romana" ed i suoi metodi operarono un compromesso con il Paganesimo. Da allora il metodo della Chiesa cattolica romana di convertire i pagani al suo stile di culto è stato quello di assorbirli gradualmente, insieme alle loro osservanze idolatriche. La Chiesa si compiacque di aumentare il numero dei suoi membri includendo cristiani nominali e incontrando il paganesimo a metà strada. Vi furono valenti voci di protesta che amaramente lamentavano l'incoerenza di un simile approccio, ma le loro voci furono elevate invano.
La Chiesa cattolica romana ha continuato fino ad oggi questo tipo di approccio. Esso può essere rilevato molto bene nell'America centrale e meridionale, dove le statue degli idoli sono state semplicemente sostituite con quelle dei santi. Alcuni dei loro nomi e tradizioni si sono persino combinati. In quei paesi le chiese cattoliche si aprono spesso alla gente del luogo per celebrarvi i loro riti per il culto di divinità animiste.
Come dunque abbiamo ricevuto le nostre feste con le loro usanze e tradizioni (Natale, Pasqua, Ognissanti, e lo stesso carnevale)? Ciascuna di esse ha origine in Babilonia e prima attraverso Roma e poi grazie alla Chiesa cattolica romana diventa ufficiale. (nota personale: La festività del Natale fu scelta per soppiantare del Natale del Sole, paragonando Cristo al Sole nascente o Sol-Invictus.)
Era per questa stessa ragione che nella Ginevra di Calvino si poteva essere multati e persino messi in prigione per aver celebrato il Natale. Fu per richiesta dell'Assemblea di Westminster che il Parlamento inglese proibì l'osservanza del Natale, chiamandolo una festa pagana. In un'appendice al loro "Direttorio per il Culto pubblico di Dio", i teologi di Westminster dicono: "Non c'è comando alcuno nelle Scritture a santificare sotto il Nuovo Patto, altri giorni se non il giorno del Signore. Altre cosiddette "feste comandate' di tipo religioso, non avendo convalida alcuna nelle Scritture, devono essere abolite" (vedi pure James Bannerman, The Church of Christ, Vol. i, pagine 406-420).
Quando i cristiani riformati soprannominati puritani, andarono in America, stabilirono questa stessa legge. Gli abitanti della Nuova Inghilterra, il 25 dicembre 1620, lavorarono più del solito quel giorno, affinché la festività stessa fosse, sottoposta ad una "negligenza studiata". 40 anni più tardi la Corte civile e penale del Massachusetts decretò persino delle punizioni per chiunque avesse osservato le festività natalizie: "…chiunque venga trovato ad osservare, astenendosi dal lavoro e festeggiando, tali giorni come il cosiddetto Natale, pagherà per questa trasgressione 5 scellini".
Fino al 19° secolo il Natale non aveva rilevanza alcuna nelle chiese riformate. Nella Chiesa presbiteriana del sud degli USA, fino al 1900, nel giorno di Natale nemmeno si tenevano dei culti. La Chiesa presbiteriana degli Stati Uniti, nel 1899, dichiarava: "Non c'è alcuna giustificazione biblica a che si debbano osservare come feste il Natale e la Pasqua, al contrario (vedi Ga. 4:9-11; Cl. 2:16-21) queste osservanze sono contrarie ai principi della Chiesa riformata, conducono ad un culto non prescritto e non sono in armonia con la semplicità dell'Evangelo di Gesù Cristo".
Il riformatore John Knox ed i suoi colleghi, nel loro Primo Libro di Disciplina (1560) vi includeva questa affermazione:
  • Noi affermiamo che "Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia". Affermiamo che i libri dell'Antico come del Nuovo Testamento contengono e ivi sono sufficientemente espresse tutte le cose necessarie all'istruzione della Chiesa e che possono rendere di nulla mancante l'uomo di Dio. Per questo noi vi leggiamo la condanna di tutte quelle leggi, decreti conciliari o costituzioni imposte sulle coscienze degli uomini prive di chiara convalida da parte della Parola di Dio, come: voti di castità, cerimonie di fidanzamento, il vincolare uomini e donne a vestirsi in un determinato modo, l'osservanza superstiziosa di giorni di digiuno, fare differenza fra le carni da mangiare per scrupolo di coscienza, la preghiera per i morti, l'osservanza di giorni festivi in onore di certi santi stabiliti come tali dall'uomo ed inventati dai papisti, come le cosiddette feste degli Apostoli, dei Martiri, delle Vergini, del Natale, della Circoncisione, dell'Epifania, della Purificazione, ed altre popolari feste in onore della Madonna. Proprio perché queste cose, nelle divine Scritture, non vengono in alcun modo né comandate né raccomandate, sentenziamo che esse vengano del tutto abolite da questo Regno. Affermiamo infine che coloro che si ostinano a mantenere ed insegnare tali abominazioni non dovranno sfuggire al castigo che infliggerà loro il Magistrato civile.
Qual è dunque la storia del Natale? Esso fu introdotto nella Chiesa secoli dopo il Nuovo Testamento, fu condannato dalla Riforma, ed è solo in questo secolo che esso è tornato ad insinuarsi nella Chiesa riformata.Quel che voglio dire, così, è che il vero Natale è sempre stato pagano, e renderlo una celebrazione cristiana significa aggiungere Cristo od altri elementi biblici ad una festa essenzialmente pagana.


II. La sua istituzione
dio babilonese
Consideriamo così alcune fra le usanze più familiari del Natale ed il loro significato. Ne prenderò solo alcune, ma vi assicuro che ciò che dirò di queste è vero pure di tutte le usanze natalizie, e vi incoraggio a verificarlo in qualsiasi enciclopedia.
Si prenda per esempio la data stessa del Natale, il 25 dicembre. Come probabilmente già saprete, nessuno conosce veramente quando nacque Gesù, e il 25 dicembre è molto improbabile. Perché allora il 25 dicembre? Perché è il periodo dell'anno in cui i giorni cominciano ad allungarsi di nuovo e quello in cui i Babilonesi celebravano la vittoria del loro dio Sole. (nota personale: Al 3000 A.C. risalgono le feste di celebrazione del Dio del Sole Babilonese Shamash, nel giorno corrispondente al nostro 25 dicembre. Il dio Sole Shamash, Utu in sumerico e Shamas in accadico, è una divinità popolare in tutta la storia della Mesopotamia; il suo nome si riferisce al Sole. Shamas è rappresentato da un disco solare. In Babilonia comparve successivamente il culto della Regina del Cielo (Isthar) e di suo figlio Tammuz, il dio creduto la reincarnazione del Sole. La nascita di questo Dio avveniva proprio durante il solstizio d’inverno: in questa veste di bambino a Babilonia il dio Sole Tammuz prendeva il nome di Yule e il Giorno di Yule veniva festeggiato il 25 dicembre. La dea Ishtar veniva rappresentata anch’essa avente tra le braccia il suo “unico figlio” con una aureola di dodici stelle intorno al capo, i 12 segni zodiacali. Il culto di Tammuz/Yule era talmente forte e diffuso che nella stessa Bibbia troviamo il profeta Ezechiele , nel VI secolo a.C, rimproverare le donne  di Gerusalemme perche’ piangevano la morte di Tammuz. "Allora mi condusse all'ingresso della porta della casa dell'Eterno, che è verso il nord; ed ecco, là sedevano donne che piangevano Tammuz. Quindi mi disse: «Hai visto, figlio d'uomo? Tu vedrai abominazioni ancora piú grandi di queste»" Ezechiele 8:14-15).  La copia romana di questa usanza babilonese veniva chiamata "Saturnali", la festa della nascita di Sole (Sol-Invictus). Per secoli agli occhi dei cristiani questa era stata un'abominazione. Questa celebrazione avveniva con feste ed orge sfrenate. La Chiesa cattolica, però, invece di contrapporsi fermamente al paganesimo, cominciò a fare compromessi con esso. Desiderava "aiutare" i deboli giovani cristiani che non volevano abbandonare i divertimenti e l'allegria che caratterizzava questo solstizio di inverno. La chiesa, così, diceva loro: "Divertitevi pure in questa stagione, se volete. Soltanto ora la considereremo la celebrazione della nascita del Figlio di Dio. Invece di perdere la gente in favore del paganesimo, combineremo le due celebrazioni e gradualmente conquisteremo dei pagani al cristianesimo. Non costringiamo la gente a fare una scelta fra le due cose".


Consideriamo poi la stretta associazione che sussiste per la Chiesa cattolica romana fra il Natale e la tradizionale "messa di mezzanotte", usanza che affascina pure molti che non sono cattolici-romani. Gli antichi pagani attendevano la nascita del dio Sole in una simile veglia notturna. Nella lingua inglese il nostro "Natale" viene espresso con un termine che ricorda proprio questa speciale messa, il "Christmas", la messa ("mass") speciale in onore di Cristo. In tedesco si dice "Weinacht", la notte santa, il concetto è identico. Qual è il significato della messa? Nel cuore stesso della messa, secondo la concezione cattolica-romana, c'è una palese negazione della sufficienza dell'espiazione sacrificale compiuta da Cristo. Nella messa si rinnoverebbe il sacrificio di Cristo per i peccati. Tutto questo, però, non è nulla di meno che rinnegare l'Evangelo (cfr. Eb. 9:12,24-26; 10:10,12,14). La Chiesa cattolica-romana ha molte di queste messe speciali, come quella della festa di S. Michele, ma è quella di Natale che ,molti protestanti sembrano avere conservato.
Che vi potrebbe poi essere di più innocente degli alberi di Natale decorati e luccicanti che troneggiano nelle case e persino in certe chiese durante la festa di Natale? Sapete perché noi abbiamo questa tradizione? Dai tempi più antichi gli alberi hanno giocato un ruolo importante nella religione pagana, ed erano persino adorati. I normanni, i celti ed i sassoni usavano gli alberi per tenere lontane le streghe, gli spiriti malvagi ed i fantasmi. In Egitto le palme erano prominenti, a Roma erano gli abeti. A causa di queste associazioni si intagliavano con cura degli idoli da questi alberi. Geremia così ammoniva il popolo di Dio: "Così dice l'Eterno: "Non imparate a seguire la via delle nazioni e non abbiate paura dei segni del cielo, perché sono le nazioni che ne hanno paura. Poiché i costumi dei popoli sono vanità: infatti uno taglia un albero dal bosco, il lavoro delle mani di un operaio con l'ascia. Lo adornano d'argento e d'oro, lo fissano con chiodi e martelli perché non si muova" (Gr. 10:2-4).
natività
 Persino la scena della natività, il tradizionale "presepio", che alcuni considerano come "il più cristiano" dei simboli di Natale, è contaminato di influenze pagane. Quasi ogni forma di culto pagano che si conosca, derivata dai misteri babilonesi, focalizza l'attenzione dei fedeli su una dea madre e sulla nascita del suo bambino. Le diverse culture utilizzano nomi diversi, ma il concetto è uniformemente lo stesso. In Babilonia era il culto della Regina del cielo e del suo figlio Tammuz, il dio che si credeva incarnazione del Sole. La nascita di questo dio avveniva proprio durante il solstizio di inverno. Yule era il nome che in Babilonia portava questo bambino, e il giorno di Yule veniva celebrato il 25 dicembre, molto prima della nascita di Cristo. La prossima volta che vedrete una cartolina di Natale con su la scena del presepio, Maria e Gesù con un aureola sulla testa, ricordate che questo concetto cattolico-romano è stato preso a prestito dai misteri babilonesi, ed anche l'iconografia pagana antica presenta impressionanti somiglianze proprio con questa usanza "cristiana". Ricordate, inoltre, che al credente viene fatta proibizione di farsi immagini religiose scolpite: "Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra" (Es. 20:4). Prendiamo seriamente questi comandamenti di Dio o pensiamo che siano superati o che possano venire "spiegati" facilmente? 
Babbo Natale
 Che dire poi di Babbo Natale, o S. Nicolao? Forse che qualcuno potrebbe negare che è questi che rappresenta "il vero significato del Natale" per la grande maggioranza della gente in occidente? Non mi addentrerò ora nelle molte storie che fanno risalire questa figura ad un santo cattolico-romano, ma che cosa rappresenta oggi? Egli è un inoffensivo, grasso e gioioso elfo, oppure è diventato il simbolo anti-cristiano dell'avidità, del materialismo, dell'egoismo, un espressione di "qualcosa per nulla", "che ce ne ricavo io?".
I genitori che raccontano ai loro bambini il mito di S. Nicolao mettono così in questione la loro propria credibilità di fronte ai loro bambini. Quando essi vi chiedono: "Babbo Natale può vedermi attraverso queste pareti?" Che rispondete? I nostri bambini dovrebbero essere in grado di sapere che possono aver fiducia di noi in tutto ciò che diciamo loro senza questione. Come potremmo aspettarci che ci credano quando insegniamo loro fin dall'infanzia "le sacre Scritture, le quali ti possono rendere savio a salvezza, per mezzo della fede che è in Cristo Gesù" (2 Ti. 3:15), e "il mistero della pietà: Dio è stato manifestato in carne" (1 Ti. 3:16)?
Tutto ciò che la nostra cultura crede di Dio è condensato in S. Nicolao! Egli è impegnato in un'attività bella ma piuttosto priva di significato per tutto l'anno. Egli esiste in qualche luogo là nel nord o nei boschi come un vecchio innocuo e amichevole con una lunga barba bianca. Egli visita la gente una volta l'anno, passando 364 giorni nell'oscurità. Un bambino potrebbe scrivergli al Polo Nord, ma la comunicazione è strettamente a senso unico. S. Nicolao non ha nulla a che fare con la vita di tutti i giorni. Il modo in cui un bambino può essergli gradito è quello di "essere buono". S. Nicolao ci ammonisce sulle conseguenze dell'essere "cattivi", ma quello che ci dice, in fondo, non avverrà mai. Il bambino sa di non essere stato perfetto, e sebbene incontrando questa figura, può avere una qualche ansia, egli si ricorda dell'anno passato e sa che non importa che cosa dirà S. Nicolao, alla fine egli sempre gli darà buone cose. S. Nicolao rappresenta un dio che minaccia l'uomo dell'inferno solo per "tenerlo buono" in questa vita, ma che alla fine, bene o male, accetterà poi tutti benevolmente. Se insegnate ai bambini il mito di S. Nicolao, senza saperlo date loro del materiale per far si che essi sviluppino un concetto non biblico del Trascendente.
Non è interessante che i giapponesi abbiano elevato S. Nicolao al rango di divinità e gli abbiano dato un posto uguale alle loro altre divinità della buona fortuna? Fa meraviglia che recentemente un teologo liberale abbia suggerito che S. Nicolao potrebbe ben essere considerato il primo santo veramente ecumenico? Questi afferma che una tale figura potrebbe riscuotere il consenso del pagano medio, del cattolico-romano medio, come pure del protestante: "Anche i buddisti ed i mussulmani che onorano questo vecchietto, potrebbero con lui e con noi fare un buon tratto di strada insieme… egli ha fatto molto per diffondere l'insegnamento che 'è meglio dare che ricevere' più di quanto mai abbia fatto un qualsiasi ecclesiastico nei passati mille anni!"Una simile affermazione la dice lunga, non è vero?
Non è forse molto positivo ricordarsi della nascita del Salvatore scambiandosi doni? Certamente non c'è nulla di non-cristiano nello scambio dei doni, ma non è forse vero che non c'è nessun altro aspetto del cristianesimo che abbia subito più di questo maggior perversione? "Spendiamo del denaro che non abbiamo per comprare doni di cui non abbiamo bisogno per fare impressione su gente che non amiamo". Che presa in giro e che follia tutta questa frenesia per fare compere! Potrebbe forse qualcuno onestamente suggerire che ciò che avviene nelle nostre città intorno al 25 dicembre onora Gesù Cristo, colui che visse una vita di semplicità, umiltà e rinnegamento di sé stesso, che condannò l'ostentazione e l'auto-indulgenza, che ci insegnò che: "Fate attenzione …la vita di uno non consiste nell'abbondanza delle cose che possiede" (Lu. 12:15)? Eppure gente che afferma di essere cristiana spende cifre grandissime per i loro Natali, ed al tempo stesso offre molto poco per l'opera dell'Evangelo nel nostro paese o per le missioni. Non è forse vero che per il vero cristiano donare dovrebbe essere qualcosa che avviene per tutto l'anno e dovrebbe scaturire da un cuore che veramente ama, e non per dovere e aspettandoci qualcosa in cambio?
Che dire dei pranzi e delle cene "natalizie", della baldoria, delle dissolutezze che avvengono in questo periodo dell'anno, apparentemente in connessione con la nascita di Gesù Cristo? Come mai gli alcolici sembrano scorrere a fiumi in questo periodo dell'anno? Perché vi sono più incidenti stradali in questo periodo che in tutti gli altri messi assieme? Potremmo pure cavillare sull'origine dell'albero di Natale e del presepio, ma una cosa è certa: se usate l'Incarnazione del nostro Signore come scusa per fare baldoria e dissolutezze di ogni genere, potrete star sicuri che a suo tempo raccoglierete la ferma ed inappellabile sentenza di condanna da parte di Dio. Ora la questione è questa: tutte queste parodie che circondano la stagione natalizia sono incoerenti con il vero significato del Natale, oppure è proprio questo il vero significato del Natale come è derivato dalla sua origine e storia.
Davvero poi le tradizioni che circondano il Natale sono così innocue? Sono poi così innocenti? Mah. Com'è che Satana potrebbe tentarci più efficacemente? Forse mettendoci di fronte a immagini orribili e grottesche che ci ripugnerebbero? Forse che ci assale in vicoli bui vestito di rosso, con la cosa ed il forcone dicendoci: "Ehi, sono il diavolo. Sono venuto per ingannarti e por portarti con me all'inferno?". Naturalmente no. I mezzi che Satana usa sono sottili: si traveste da "angelo di luce" (2 Co. 11:14). Egli ci mette di fronte cose "innocenti", "innocue", "solo per divertimento", cose che "così fan tutti". I cristiani sinceri spesso senza che se ne accorgano sono trascinati nell'idolatria attraverso le tradizioni umane.

III. Le implicazioni

Da questa massa di materiale (e ne abbiamo solo grattato la superficie), tiriamone qualche conclusione. Come dobbiamo reagire come cristiani a tutto questo "Natale" con le sue tradizioni multiformi? Come io la vedo, abbiamo solo tre alternative:

  1. Possiamo fare del nostro meglio per "restituire Cristo al Natale"continuare a combattere la battaglia perduta per ricuperare qualcosa di remotamente cristiano da questa festa del tutto pagana. Dobbiamo però chiederci: "Voglio mettere Cristo in una celebrazione pagana?". Dobbiamo allora affrontare la questione di base: "Che cos'è il Natale?", che cos'è veramente? Quando è iniziato e che cos'è stato storicamente?
  2. Possiamo cercare di separare interamente il Natale da Cristo. Possiamo considerarlo come una sorta di festa cultural-popolare, osservando che gli elementi pagani in esso siano così remoti storicamente, che queste tradizioni sono state in qualche modo purgate dalla loro idolatria. Questo sarebbe più coerente, ma c'è ancora un problema: i vostri amici non cristiani e la società ancora vagamente associano il Natale con la nascita di Cristo e presumono che, dato che siete cristiani, voi partecipate a questa celebrazione della nascita di Gesù. I cristiani nelle culture primitive hanno avuto questo problema per anni. Essi vengono esortati a partecipare ai riti pagani come una sorta di retaggio culturale, distanziandosi però dalle loro origini idolatriche. Però: riescono ancora a conservare una testimonianza cristiana in tutto questo?
  3. La sola altra alternativa è di abbandonare interamente il Natale. Io sono convinto che questa sia l'unica via coerente che possa essere presa. Ho sentito più volte dire: "Nessuno è sempre coerente". Certo, nessuno è sempre coerente con i propri punti di vista. Questo fatto, però, non ci solleva dall'obbligo di essere coerenti il più possibile, ubbidire ad ogni comando scritturale che noi comprendiamo. "Questo però non è forse una presa di posizione troppo drastica?". Si, molto drastica, ma se vogliamo contrapporci alla marea sempre più invadente del paganesimo moderno, lanciarci una sfida, sono necessarie misure drastiche. "Ma non è una proposta un po' troppo radicale?"Si, ma la fede cristiana è una fede radicale.

"Ma non corro il rischio di essere così considerato un fanatico?". Probabilmente. Quella sarebbe un'esperienza nuova, non è vero? A nessuno piace essere considerati fanatici. C'è qualcosa di sbagliato nel fanatismo. A nessuno piace la persecuzione. Pensate però quanta poca persecuzione noi si debba affrontare come cristiani. Non è forse perché non siamo coerenti? Non c'è forse qualcosa di sbagliato quando la nostra fede e la nostra condotta non disturba il mondo più di quel tanto? Se facciamo compromessi a questo punto, perché non facciamo compromessi anche in altri campi, ed in altri ancora? Noi cristiani spesso ci domandiamo perché oggi non siamo perseguitati. La conclusione a cui spesso raggiungiamo è che saremmo perseguitati, se fossimo veramente fedeli. Perché il mondo non ci odia? È perché non sfidiamo più il suo modo di essere e di pensare, perché non presentiamo più che cosa invece dovrebbe essere il cristianesimo. Il mondo ha sostituito l'Evangelo con una religione cultural-popolare.
Martin Lutero disse: "Se io professo con voce alta ed esposizione chiara ogni porzione della verità di Dio eccetto precisamente quel punto che il mondo ed il diavolo in questo momento stanno attaccando, io non confesso Cristo, per quanto arditamente possa professare Cristo. Là dove infuria la battaglia è proprio là che si prova quanto il soldato sia valente, ed essere coerente nelle retrovie soltanto significa sfuggire dalle nostre responsabilità".
"È difficile fare questo veramente!". Si, lo è, senza alcun dubbio. La tradizione natalizia è così radicata nella nostra società - e anche nel nostro cuore - da rendere particolarmente difficile nuotare contro corrente. La questione non è però: "È difficile?", ma "È giusto?". Le cose giuste non sono sempre facili. Cristo ci ha promesso che seguirlo non sarebbe stato facile. Quando la vita cristiana è facile come la nostra, è inevitabile che in qualche punto essa sia sbagliata.
Quali sono allora le ragioni positive per volere cancellare del tutto la festa del Natale? La prima è che i nostri antenati nella fede, i primi cristiani, cercavano accuratamente di evitare di essere coinvolti nelle celebrazioni natalizie. Era così perché si attenevano alla Parola di Dio come unica regola infallibile di fede e di pratica. La Confessione di Fede di Westminster dice: "L'intero consiglio di Dio riguardo alle cose necessarie alla propria gloria, la salvezza dell'uomo, la fede, e la vita, è o espressamente presentato nelle Scritture, o può essere da esse dedotto come conseguenza buona e necessaria. Ad esse non si dovrà aggiungere nulla, né per rivelazioni dello Spirito, o per tradizione umana" (1,6). "Il modo accettevole per rendere culto a Dio è stato stabilito da Dio stesso, e così limitato dalla Sua propria volontà rivelata, che Egli non potrà essere adorato secondo le immaginazioni e gli artifici dell'uomo, o i suggerimenti di Satana, sotto una qualsiasi rappresentazione visibile, o in modi non prescritti dalle Sacre Scritture" (21:1).
Gesù disse dei Farisei: "Trascurando infatti il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini: lavatura di brocche e di coppe; e fate molte altre cose simili... annullando così la parola di Dio con la vostra tradizione, che voi avete tramandata. E fate molte altre cose simili" (Mr. 7:8,13). Paolo tristemente così scriveva ai Galati: "Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni. Io temo di essermi affaticato invano per voi" (Ga. 4:10,11). Egli non li condannava per seguire quelle istituzioni comandate da Dio, ma per osservare quelle di fattura umana, contrarie alla legge di Dio. Per molti oggi la festa principale delle osservanze religiose è una celebrazione senza alcun supporto biblico.
Pensate che mi piaccia tanto dire queste cose? A nessuno piace essere come Ebenezer Scrooge del racconto di Dickens oppure come quello gnomo malvagio che faceva di tutto pur di privare la gente …della gioia del Natale. La vera questione è solo questa: È biblico ciò che ho detto fin ora? È coerente con la Parola di Dio? Se non lo è, allora potete anche non considerarlo. Se però lo è, allora dovreste considerarlo attentamente e metterlo in pratica. Potreste, è vero, a questo punto, non concordare con la mia interpretazione delle Scritture, potreste non essere d'accordo con la mia valutazione del contesto storico e dell'attuale situazione. Potrei anche sbagliarmi. Non sono infallibile. Ciò che però dovete fare con un messaggio come questo è ciò che fecero i cristiani di Berea nel libro degli Atti: "Or costoro erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica e ricevettero la parola con tutta prontezza, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se queste cose stavano così" (At. 17:11). Dovete valutare apertamente, onestamente e realisticamente queste argomentazioni da voi stessi e giungere ad una conclusione. Non siete responsabili verso il predicatore, ma verso Dio.
Le Scritture mettono in evidenza il contrasto che ci deve essere fra il cristiano ed il mondo. Oggi largamente non lo si tiene più in considerazione. "Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui" (1 Gv. 2:15)"Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'immondo, ed io vi accoglierò" (2 Co. 6:17). "E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio" (Ro. 12:2). L'idea è: non lasciate che il mondo vi imponga la sua lista, non lasciate che il mondo vi dica a quale passo andare o che stabilisca lui i criteri di giudizio. Il cristiano è nel mondo, ma non deve essere del mondo. Egli è cittadino di un altro paese, uno straniero ed un pellegrino quaggiù. Non tiene il passo con i suoi compagni, perché ascolta il ritmo indicato da un altro comandante.
Ciò che voglio mettere in evidenza è il fatto che non potete avere un Natale cristiano. Gli aspetti religiosi sono laparte peggiore del Natale. Non c'è illustrazione più appropriata nel Natale del contrasto esistente fra la religione cultural-popolare e la fede biblica. Il Natale propone un'imitazione dell'Evangelo che di fatto impedisce al mondo di comprendere che cosa sia veramentel'Evangelo. Il Natale presenta un Evangelo alternativo con il quale il mondo può ben convivere. Per il mondo il messaggio cristiano è semplicemente "amore, pace, lo spirito del donare, il sentimento di buona volontà". Questo "Evangelo" spogliato è in grado di fornire al mondo la sua dose di pseudoreligione che non gli permetterà di comprendere il vero Evangelo.
Il mondo ama il Natale perché il Natale promuove un'immagine sentimentale di un bambino in una mangiatoia. Il Natale non rappresenta veramente chi è Gesù. Il Natale è l'unico momento in cui una persona fondamentalmente empia possa sentirsi per un po' religiosa. La maggior parte della gente ama fare di tanto in tanto qualcosa di religioso per mettersi in pace la coscienza e convincere sé stessi che in fondo non sono dopo tutto delle cattive persone. Il Natale concede loro l'opportunità per pensarlo. Alla maggior parte dei pagani non disturba partecipare per un po' allo spirito natalizio. Questo perchè è possibile avere lo spirito natalizio ma senza avere lo Spirito Santo, senza avere realmente la mente di Cristo.
La stessa popolarità acquisita dal Natale dovrebbe far drizzare le antenne al cristiano e metterlo in guardia contro di esso. Tutti possono celebrare il Natale con cuor contento! I pagani confessi, i cristiani nominali, persino i buddisti possono associarsi a questa celebrazione. Se, in realtà, il 25 dicembre fosse una data stabilita da Dio affinché la osservassimo, potete stare sicuri che il mondo non vorrebbe osservarla. Dopo tutto Dio ha comandato affinché si osservasse come festivo un giorno su sette. Il mondo lo osserva forse? Naturalmente non ne vuole sapere di osservarlo come Dio richiede. Il mondo lo ignora totalmente. Non dovrebbe il cristiano avere dei sospetti su una celebrazione che il mondo peccatore accetta senza farsi problema alcuno? Vi sono moltitudini di persone che continuamente infangano il Giorno del Signore, ma in qualche modo hanno grande zelo nell'essere in Chiesa a Natale.
La questione cruciale per un cristiano è la Signoria di Gesù Cristo. "Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio, e che voi non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio" (1 Co. 6:19,20). Siete disposti sinceramente a pensare su questa questione tutto ciò che Dio desidera che voi pensiate? Siete disposti, se necessario, a fare un drastico cambiamento nel vostro modo di pensare e di agire? È a questo punto che insorge il vero conflitto.
Ho udito molte persone che su questo argomento dicono: "No, non voglio leggere nulla al riguardo. Non ne voglio parlare. Voglio avere il mio Natale qualunque cosa se ne possa pensare. Mi piace e nessuno me lo porterà via" (Dio incluso). È allora che il Natale diventa un idolo. Un idolo è qualunque cosa venga fra voi e Dio; qualunque cosa vi rifiutate di rinunciare, anche con il Suo comando. Esortazioni generiche alla rinuncia non incidono tanto sulla nostra vita. Il discepolato concreto, però, è l'unica cosa che conti perché tocca proprio le cose che ci importano. La questione reale è: potete sinceramente dire al Signore Iddio: "Sia fatta la Tua volontà sulla terra com'è fatta in cielo, la Tua volontà, oh Signore!


tratto da: http://www.riforma.net/




"E se vi pare cattiva cosa servire l'Eterno, scegliete oggi chi volete servire, o gli dèi che servirono i vostri padri di là dal fiume, o gli dèi degli Amorei, nel cui paese voi abitate; quanto a me e alla mia casa, serviremo l'Eterno»."
(Giosué 24:15)

sabato 18 maggio 2013

Il mistero più grande



Non c'è da stupirsi se le persone riflessive trovano che l'Evangelo di Gesù Cristo sia difficile da credersi, perché la realtà di cui si occupa va al di là della comprensione umana. Ma è triste il fatto che tanti rendono la fede ancor più ardua di quanto sia in realtà, trovando delle difficoltà nei punti sbagliati.
Prendiamo l'espiazione ad esempio. Molti hanno problemi a riguardo. Come si fa a credere, essi chiedono, che la morte di Gesù di Nazaret - un uomo solo, che spirò su una forca romana - fece piazza pulita dei peccati di tanti? Come può quella morte avere una valenza oggi per il perdono di Dio dei nostri peccati?
Oppure, prendiamo la risurrezione, che pare essere un vera pietra d'inciampo per molti. Come si può credere, essi domandano, che Gesù risuscitò fisicamente dai morti? D'accordo, è difficile negare che la tomba fosse vuota - ma non è ancor più difficile credere che Gesù ne uscì con una vita corporale eterna? Non è più facile dar credito a teorie tipo un temporaneo ritorno alla vita dopo una perdita di sensi o il trafugamento del corpo, anziché alla dottrina cristiana della risurrezione?
O ancora, prendiamo la nascita verginale, che fra i protestanti di questo secolo è stata ampiamente negata, la gente chiede come si fa a credere a una simile anomalia biologica.
Oppure prendiamo i miracoli riportati negli Evangeli; sono in molti a trovare delle difficoltà in questo aspetto. Ammesso, dicono, che Gesù abbia operato delle guarigioni (di fronte all'evidenza dei fatti è difficile dubitarne, e in ogni modo la storia ha conosciuto altri guaritori), come si può però credere che Egli abbia camminato sull'acqua, o dato da mangiare a cinquemila persone, o risuscitato dei morti? Storie del genere sono certamente a dir poco incredibili. A causa di questi e altri simili problemi, molte menti ai margini della fede si sentono oggi profondamente perplesse.




DIO INCARNATO


In realtà, la vera difficoltà, il mistero supremo che l'Evangelo ci presenta, non si trova affatto in queste cose accennate sopra. Risiede, non nel messaggio di espiazione del tradizionale "venerdì santo" né nel messaggio di risurrezione del giorno di Pasqua, ma piuttosto nel messaggio natalizio dell'incarnazione. La dichiarazione cristiana veramente sconvolgente è che Gesù di Nazareth era Dio fattosi uomo — che la seconda persona della Divinità divenne "il secondo uomo" (I Corinzi 15:47), determinando il destino umano, il secondo capostipite rappresentativo della razza, e che Egli rivestì l'umanità senza perdere la deità, così che Gesù di Nazareth era veramente e completamente divino nella stessa misura in cui era umano.
Ecco due misteri in uno: la pluralità delle persone all'interno dell'unità di Dio, e l'unione della divinità e dell'umanità nella persona di Gesù. È qui, in ciò che avvenne in quel primo Natale, che risiedono le profondità più abissali e insondabili della rivelazione cristiana.
"E la Parola divenne carne" (Giovanni 1:14); Dio divenne uomo; il Figlio di Dio diventò un ebreo; l'Onnipotente apparve sulla terra sotto le spoglie di un bimbo umano indifeso, incapace di fare altro che stare coricato, sgranare gli occhi, agitarsi e far sentire la propria voce; un neonato bisognoso di essere nutrito, cambiato, ammaestrato come un qualsiasi altro bambino. E in questo non c'erano né illusione né inganno: l'infanzia del Figlio di Dio fu una realtà. Più ci si pensa, più la cosa diventa sconvolgente.
Ecco la vera "pietra d'inciampo" del Cristianesimo. È qui che hanno fallito ebrei, musulmani, unitariani (o anti-trinitariani), testimoni di Geova, e molti di coloro che provano le difficoltà succitate (vale a dire, la nascita verginale, i miracoli, l'espiazione e la risurrezione). È dalla miscredenza o da una fede come minimo inadeguata intorno all' incarnazione che di solito sorgono difficoltà anche su altri punti del racconto evangelico.
Ma una volta che l'incarnazione è capita come una realtà, queste altre difficoltà scompaiono. Se Gesù non fosse stato altro che un uomo fuori del comune e particolarmente pio, la difficoltà a credere in ciò che il Nuovo Testamento ci dice della Sua vita incredibile e delle Sue opere straordinarie sarebbe davvero enorme.
Ma se Gesù era effettivamente la Parola eterna, l'agente del Padre nella creazione, "mediante il quale ha pure creato l'universo" (Ebrei 1:2), non c'è da stupirsi se nuovi atti di potenza creativa contrassegnarono la Sua venuta su questa terra, la Sua vita su di essa, e la Sua uscita da essa. Non è cosa strana che Egli, l'autore della vita, risorgesse dai morti. Se Gesù era effettivamente Dio Figlio, è ben più sorprendente il fatto che Egli dovesse morire, piuttosto che risuscitare. E' un vero mistero! L'immortale muore...
E se l'immortale Figlio di Dio accettò davvero di gustare la morte, non è strano che tale morte avesse un significato di salvezza per una razza destinata alla perdizione. Una volta ammessa la divinità di Gesù, diventa irragionevole trovare difficoltà in una di queste cose; c'è una coerenza completa, tutto combacia perfettamente. L'incarnazione è di per sé un mistero insondabile, ma dà un senso a tutto il resto che è contenuto nel Nuovo Testamento.
CHI È QUESTO BAMBINO?
Gli Evangeli di Matteo e Luca ci dicono abbastanza dettagliatamente come il Figlio di Dio venne in questo mondo. Egli nacque fuori da alberghi in un oscuro paesino della Giudea nei giorni gloriosi dell'Impero Romano. Di solito la storia riceve qualche abbellimento quando la si racconta a Natale; in realtà, è piuttosto terribile e crudele. Il motivo per cui Gesù nacque fuori dell'albergo è che esso era pieno, e nessuno era disposto a offrire un letto a una donna partoriente; così, Maria fu costretta a far nascere il bambino in una stalla e a deporlo in una mangiatoia. La storia è narrata spassionatamente e senza commenti, ma nessun lettore attento può fare a meno di rabbrividire di fronte alla descrizione d'insensibilità e di degradazione che essa tratteggia.
Tuttavia, gli Evangelisti non riferiscono il racconto per trarne degli insegnamenti morali. Per loro, il punto centrale di questa storia non consiste nelle circostanze della nascita (se si eccettua il fatto che, essendo avvenuta a Betleem, essa adempì la profezia, vedi Matteo 2:1-6), ma è piuttosto nell'identità del neonato.
A questo riguardo, il Nuovo Testamento ci comunica due pensieri. Li abbiamo già accennati, ora esaminiamoli più dettagliatamente.
1. Il bimbo nato a Betleem era Dio
Più precisamente, per usare il linguaggio biblico, Egli era il Figlio di Dio, o, come regolarmente ne parla la teologia cristiana, Dio Figlio. Il Figlio, si noti, non un Figlio: Giovanni, per accertarsi che i suoi lettori capiscano l'unicità di Gesù, afferma per ben quattro volte nei primi tre capitoli del suo Evangelo che Egli era l'unigenito o l'unico Figlio di Dio (vedi Giovanni 1:14,18; 3:16,18). Di conseguenza, la Chiesa cristiana fa questa confessione: "Credo in Dio Padre... e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore".
Un momento, l'affermazione che Gesù è il Figlio di Dio significa forse che in realtà vi sono due dèi? Il Cristianesimo è dunque politeistico, come sostengono ebrei e maomettani? O forse l'espressione "Figlio di Dio" implica che Gesù, benché in una categoria tutta Sua fra gli esseri creati, non fosse personalmente divino nello stesso senso del Padre? Nella chiesa primitiva, gli ariani erano di questo ultimo avviso; ai giorni nostri, gli unitariani, i Testimoni di Geova e altri ancora sono sulla stessa linea. Ma è giusto? Che cosa intende dire veramente la Bibbia quando chiama Gesù il Figlio di Dio?
Queste domande hanno suscitato delle perplessità in alcuni, ma il Nuovo Testamento non ci lascia nel dubbio per quanto riguarda le risposte da dare. A livello di principio, queste domande furono tutte poste e risolte dall'apostolo Giovanni nel prologo del suo Evangelo. Egli scriveva, a quanto pare, per lettori di estrazione tanto ebraica quanto greca. E Giovanni ci dice che "queste cose sono state scritte, affinché crediate che Gesù è il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome" (Giovanni 20:31). Per tutto l'Evangelo, l'apostolo presenta Gesù come Figlio di Dio.
Tuttavia, Giovanni sapeva che l'espressione "Figlio di Dio" era danneggiata da associazioni fuorvianti nella mente dei suoi lettori. La teologia ebraica l'adoperava come appellativo per l'atteso Messia (umano). La mitologia greca parlava di molti "figli di dèi", ovvero super-uomini nati dall'unione fra un dio e una donna. In nessuno dei due casi l'espressione comunicava l'idea di deità personale; anzi, la escludevano entrambi. Giovanni voleva essere certo che, quando scriveva di Gesù come Figlio di Dio, non sarebbe stato capito (o mal capito) in questi due sensi, e voleva che fosse chiaro fin dall'inizio che la condizione di Figlio che Gesù reclamava, e che i cristiani gli attribuivano, era proprio una questione di deità personale e nulla di meno.
Osserviamo quanto accurata e convincente sia la spiegazione di questo tema da parte di Giovanni. Nelle prime frasi del suo Vangelo egli non usa il termine "Figlio", ma parla innanzi tutto di “Parola”. Non c'era pericolo che nascessero dei malintesi; i lettori dell'Antico Testamento avrebbero colto subito il riferimento. La Parola di Dio nell'Antico Testamento è la Sua espressione creativa, la Sua potenza in azione, che adempie il Suo disegno. L'Antico Testamento descriveva la Parola di Dio, cioè l'effettiva dichiarazione del Suo proposito, come avente potenza in sé stessa per realizzare la cosa determinata. Genesi 1 ci dice come all'atto della creazione Dio disse: "Sia... e... fu" (Genesi 1:3). "I cieli furono fatti dalla parola del Signore... Egli parlò, e la cosa fu" (Salmo 33:6,9). La Parola di Dio è dunque Dio all'opera.
Giovanni riprende questa figura e procede dicendoci sette cose intorno alla Parola divina.
  1. "Nel principio era la Parola" (v. 1). Ecco l'eternità della Parola. Non ebbe un inizio; quando altre cose ebbero inizio, la Parola era.
  2. "La Parola era con Dio" (v. 1). Ecco la personalità della Parola. La potenza che adempie i disegni di Dio è la potenza di un essere personale distinto, che sta in un eterno rapporto di attiva comunione con Dio (questo è il significato della frase).
  1. "E la Parola era Dio" (v. 1). Qui abbiamo la deità della Parola. Benché distinta personalmente dal Padre, la Parola non è una creatura; è di per Sé divina, come il Padre è divino. Il mistero che questo versetto ci pone davanti è dunque il mistero delle distinzioni personali all'interno dell'unità della Divinità.
  2. "Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei" (v. 3). Qui la Parola crea, in quanto agente del Padre in ogni atto creativo operato dal Padre. Tutto ciò che fu creato, fu creato per mezzo di lei. (Ecco, a proposito, un'ulteriore prova che la Parola creatrice non appartiene alla categoria delle cose create, come non vi appartiene il Padre).
  3. "In lei era la vita" (v. 4). Ecco la Parola che dà vita. Non c'è vita fisica nel regno delle cose create, se non in, e tramite, lei. Abbiamo qui la risposta biblica al problema dell'origine e della continuità della vita, in tutte le sue forme: la vita è data e mantenuta dalla Parola. Le cose create non hanno vita in sé stesse, ma hanno vita nella Parola, la seconda persona della Divinità.
  4. "E la vita era la luce degli uomini" (v. 4). Qui abbiamo la Parola che rivela. Nel dare la vita, essa dà anche la luce; cioè, ogni essere umano riceve delle indicazioni di Dio dal fatto stesso di essere vivo nel mondo di Dio, e ciò, oltre al fatto di essere vivo, è dovuto all'opera della Parola
  5. "E la Parola è diventata carne" (v. 14). Qui la Parola è incarnata. Il neonato nella mangiatoia di Betleem era l'eterna Parola di Dio.
E ora, dopo averci mostrato chi e che cosa è la Parola (cioè, una Persona divina, autrice di tutte le cose), Giovanni ne dà un'identificazione. La Parola, egli dice, fu rivelata attraverso l'incarnazione come Figlio di Dio. "E noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre" (v. 14). L'identificazione è confermata dal v. 18: "L'unigenito Figliuolo, che è nel seno del Padre..." (Versione Riveduta). Così, Giovanni stabilisce il punto a cui mirava fin dall'inizio: ora ha reso ben chiaro ciò che vuol dire chiamare Gesù il Figlio di Dio. Il Figlio di Dio è la Parola di Dio; noi intendiamo che cosa sia la Parola; bene, ecco che cos'è il Figlio. Questo è il messaggio del Prologo.
Perciò, quando la Bibbia proclama Gesù come Figlio di Dio, l'affermazione è intesa come un'asserzione della Sua distinta, personale deità. Il messaggio del Natale poggia sul fatto sconvolgente che il bambino nella mangiatoia era Dio. Ma questa non è che la metà della storia.
2. Il bimbo nato a Betleem era Dio fatto uomo
La Parola era diventata carne: un vero bimbo umano. Egli non aveva cessato di essere Dio; non era meno Dio di quanto lo fosse prima; ma aveva cominciato a essere uomo.
Egli ora non era Dio meno alcuni elementi della Sua deità, bensì Dio più tutto ciò che aveva fatto proprio, rivestendosi dell'umanità. Colui che aveva creato l'uomo imparava adesso che cosa si prova a essere uomini. Colui che aveva creato l'angelo che poi divenne il diavolo, si trovava ora nella condizione — inevitabile — di essere tentato dal diavolo; e la perfezione della Sua vita umana fu raggiunta soltanto mediante il conflitto con il diavolo. La Lettera agli Ebrei, guardando a Lui nella Sua gloria dopo l'ascensione, trae grande consolazione da questo fatto. "Egli doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa... Infatti, poiché egli stesso ha sofferto la tentazione, può venire in aiuto di quelli che sono nella prova... Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli stesso è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia e così essere soccorsi al momento opportuno" (Ebrei 2:17 e seguenti; 4:15 e seguenti).
Il mistero dell'incarnazione è insondabile. Non possiamo spiegarlo; possiamo soltanto formularlo. E forse non è mai stato espresso tanto bene quanto nelle parole del Credo Atanasiano: "Il nostro Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è ugualmente Dio e uomo... perfettamente Dio e perfettamente uomo... Benché egli sia Dio e anche uomo, è un Cristo solo, non due. Egli è uno, tuttavia, non per mezzo di una conversione in carne della sua deità, ma piuttosto attraverso l'assunzione della sua forma umana". La nostra mente non può andare oltre. Quel che vediamo nella mangiatoia è, per usare le parole di C. Wesley: Our God contracted to a span; incomprehensibly made man (Il nostro Dio ridotto a una spanna, incomprensibilmente fatto uomo).
"Incomprehensibly", cioè, incomprensibilmente: faremo bene a ricordarci di questo, evitando speculazioni e adorando con gioia.
NATO PER MORIRE
Che cosa pensare dell'incarnazione? Il Nuovo Testamento c'incoraggia ad adorare Dio per l'amore dimostrato nel farsi uomo. Questo fu infatti un grande atto di condiscenden-za e auto-umiliazione. "Colui che per natura era sempre stato Dio", scrive Paolo, "non si aggrappò alle Sue prerogative di essere uguale a Dio, ma si spogliò di tutti i Suoi privilegi, acconsentendo a essere schiavo per natura e nascendo come un comune mortale. E, diventato uomo, umiliò Sé stesso vivendo in assoluta obbedienza, fino alla morte e alla morte di croce come un criminale" (Filippesi 2:6 e seguenti - parafrasi). E tutto questo, per la nostra salvezza.
Il significato cruciale della culla di Betleem risiede nella sua collocazione all'interno delle tappe che condussero il Figlio di Dio alla croce sul Calvario, e non riusciremo a capirlo finché non lo considereremo in questo contesto. Il testo chiave nel Nuovo Testamento per interpretare l'incarnazione non è, quindi, la semplice affermazione contenuta in Giovanni 1:14 "La Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo tra di noi", ma è piuttosto l'asserzione più esauriente di II Corinzi 8:9 "Infatti voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per amor vostro, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventar ricchi".
RESO INFERIORE A DIO?
Qui, però, dobbiamo fare una pausa per esaminare un uso diverso che alcuni fanno dei testi paolini che abbiamo citato prima. In Filippesi 2:7 nella parafrasi di prima "si spogliò di tutti i Suoi privilegi" oppure secondo altre traduzioni "si privò di ogni reputazio-ne" oppure "annichilì sé stesso", come nelle versioni italiane Diodati e Riveduta o "spogliò sé stesso" della Nuova Riveduta vuol dire letteralmente "si svuotò". Questa espressione, si chiede, accanto all'affermazione di II Corinzi 8:9, secondo cui Gesù "si è fatto povero", non getta forse un po' di ombra sulla natura dell'incarnazione stessa? Non implica che, nel Suo farsi uomo, era compresa una certa diminuzione della deità del Figlio?
Questa è la cosiddetta "teoria della kénosis"; kénosis è un termine greco, che significa "svuotamento". L'idea che sta dietro questa teoria in tutte le sue forme è che, per poter essere completamente umano, il Figlio dovette rinunciare ad alcune delle Sue qualità divine, altrimenti non avrebbe potuto partecipare all'esperienza di essere limitato nello spazio, nel tempo, nella conoscenza e nella consapevolezza, il che è essenziale per una vita veramente umana.
La teoria è stata formulata in modi diversi.
Alcuni hanno asserito che il Figlio si spogliò soltanto dei Suoi attributi "metafisici" (onnipotenza, onnipresenza, onniscienza), conservando quelli "morali" (giustizia, santità, veracità, amore).
Altri hanno sostenuto che, nel farsi uomo, Egli rinunciò a tutti i suoi poteri specificamente divini e anche alla Sua autocoscienza divina (che, poi, ri-acquisì nel corso della Sua esistenza terrena).
In Inghilterra, chi per primo accennò alla "teoria della kénosis" fu il vescovo Gore nel 1889, ma la "teoria della kénosis" non durerà. Prima di tutto, perché è una speculazione alla quale i testi presi a sostegno non sono sufficienti a supportarla: quando Paolo parla del Figlio che spogliò Sé stesso e si fece povero, risulta dal contesto che si tratta di una deposizione, ma non dei poteri e degli attributi divini, bensì della gloria e della dignità divine, "la gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse" - dirà Gesù nella famosa “preghiera sacerdotale” in Giovanni 17:5. Le versioni di Filippesi 2:7 che figurano in varie traduzioni sono quindi interpretazioni corrette del pensiero di Paolo e non c'è appoggio scritturale all'idea del Figlio che rinuncia a un qualche aspetto della Sua deità.
Il Nuovo Testamento è chiaro ed enfatico nel sottolineare l'onnipotenza, l'onnipresenza e l'onniscienza del Cristo risorto (Matteo 28:18,20; Giovanni 21:17; Efesini 4:10).
Inoltre, Cristo dichiarò in termini esaurienti e categorici che tutto il Suo insegnamento era da Dio, e che Egli era il messaggero di Suo Padre. "La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato... Dico queste cose come il Padre mi ha insegnato... Io non ho parlato di mio; ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha comandato Lui quello che devo dire... Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me" (Giovanni 7:16; 8:28; 12:49,50).
È vero anche che la conoscenza di Gesù delle cose umane e divine era talvolta limitata, infatti in alcune occasioni Egli chiese delle informazioni del tipo "Chi mi ha toccato le vesti?... Quanti pani avete?" (Marco 5:30; 6:38) e dichiarò d'ignorare, alla pari degli angeli, il giorno stabilito per il Suo ritorno (Marco 13:32). Ma in altre circostanze mani-festò una conoscenza soprannaturale. Egli conosceva il torbido passato della donna samaritana (Giovanni 4:17e seguenti). Sapeva che quando Pietro sarebbe andato a pescare, il primo pesce catturato avrebbe avuto una moneta in bocca (Matteo 17:27). Sapeva pure, senza che nessuno Lo avesse informato, che Lazzaro era morto (Giovanni 11:11-13). Similmente, di tanto in tanto mostrò di possedere una potenza soprannatura-le operando miracoli di guarigione, sfamando le folle, risuscitando i morti.
L'impressione che gli Evangeli dànno di Gesù non è che Egli fosse interamente spoglio di conoscenza e di potenza divine, ma piuttosto che attingesse da entrambe in maniera saltuaria, accontentandosi di non farlo per gran parte del tempo. In altri termini, l'impressione che se ne ricava è, non tanto quella di una deità ridotta, quanto piuttosto di capacità divine volutamente non usate.
Come considerare questo "contenersi" di Gesù? Certamente, nei termini della verità a cui l'Evangelo di Giovanni dà molta importanza: la completa sottomissione del Figlio alla volontà del Padre. Sappiamo bene che negli Evangeli il Figlio appare come una persona divina non indipendente, ma dipendente, una persona che pensa e agisce soltanto e interamente secondo le direttive del Padre. "Il Figlio non può da sé stesso far cosa alcuna... Io non posso far nulla da me stesso" (Giovanni 5:19 e 30), "Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato" (Giovanni 6:38), "Non faccio nulla da me... faccio sempre le cose che Gli piacciono" (Giovanni 8:28,29).
EGLI SI È FATTO POVERO
Ora capiamo che cosa volle dire per il Figlio di Dio spogliare Sé stesso e farsi povero.
Significò accantonamento della gloria (la vera "kénosis"); volontaria limitazione di potenza; accettazione di privazioni, isolamento, maltrattamenti, astio e incomprensioni; e, da ultimo, una morte che comportava un'angoscia - più spirituale che fisica - tale che la sua mente, al solo pensiero, ne era quasi sopraffatta (vedi Luca 12:50 e il racconto del Getsemani).
Significò amore fino all'estremo per uomini per nulla amabili, affinché, “mediante la sua povertà, [essi potessero] diventar ricchi”. Il messaggio del Natale è che c'è speranza per un'umanità rovinata - una speranza di perdono, di pace con Dio, di gloria - perché, secondo la volontà del Padre, Gesù Cristo si fece povero e nacque in una stalla, per essere appeso a una croce trent'anni dopo.
È il messaggio più meraviglioso che il mondo abbia mai udito, o mai udrà.
Noi parliamo con facilità dello "spirito del Natale", raramente intendendo qualcosa di più di una letizia sentimentale a livello familiare. Ma ciò che abbiamo detto mette in chiaro che la suddetta espressione dovrebbe in realtà convogliare una straordinaria densità di significato. Dovrebbe voler dire la riproduzione, all'interno di vite umane, del carattere di Colui che, per amor nostro, si fece povero in quel primo Natale. E lo spirito stesso del Natale dovrebbe essere il segno di ogni cristiano, tutto l'anno.
Lo spirito del Natale è lo spirito di quelli che, come il loro Maestro, vivono la loro intera esistenza sul principio di farsi poveri - di spendere e di essere spesi - per arricchire i loro simili, dando tempo, fatiche, cure e interessamento, per fare del bene agli altri - e non soltanto agli amici - in qualunque modo si renda necessario.

Tratto da: 
Conoscendo DIO - dispensa n° 5

http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/il-mistero-piu-grande

venerdì 14 dicembre 2012

Il Natale è una festa cristiana?


natale
Per la maggior parte della gente, chiedersi se il Natale sia una festa cristiana, è privo di senso. Che ci potrebbe essere di più cristiano del Natale? Non è forse il compleanno di Gesù? Eppure molti cristiani si sentono sempre più a disagio con le celebrazioni natalizie. Quando vedono tutti i baccanali che avvengono intorno alle festività natalizie, essi non possono evitare di domandarsi se non vi sia qualcosa di sbagliato in tutto questo. Così continuano a chiedersi: "Non è forse il Natale il compleanno di Gesù? Il mondo ha corrotto il vero senso del Natale, ma si tratta pur sempre di una "festa bellissima", e così anno dopo anno essi lottano per "restituire il Natale a Gesù".
Quanto affermo, per alcuni potrà essere scioccante, ma dopo aver ora per molti anni ben riflettuto sulla questione e fatto ricerche nella Bibbia e nella storia della Chiesa, sono giunto alla conclusione che non v'è nulla di cristiano nel Natale, che sia come viene ora celebrato, come pure nell'origine di questa festa, il Natale non è che fondamentalmente ed essenzialmente pagano. Se questo pensiero per voi è nuovo e sorprendente, vi invito a considerare la possibilità che il Natale sia per voi un angolo oscuro che debba essere riesplorato mettendolo in luce.
Non intendo dire che tutto il romanticismo dello "spirito natalizio" mi lasci del tutto indifferente. Certo c'è un fascino particolare in questa festività: il pensiero delle riunioni di famiglia, le canzoni e le melodie natalizie tradizionali, le città illuminate di luci multicolori, le strade ed i negozi piene di gente che acquista regali... Nessuno che abbia del sentimento può sfuggire al fascino dello spirito natalizio. Anche il cinico più indurito non può evitare quei sentimenti che inducono ad "essere buoni" e a rinvangare la nostalgia della fanciullezza anche solo per pochi giorni.
Ho provato quell'approccio che ci fa dire: "restituiamo il Natale a Gesù", ma mi sono convinto sempre di più che sia Cristo a non voler essere "restituito" al Natale. Se parliamo contro la commercializzazione del Natale e cerchiamo di mettere in rilievo "il vero significato del Natale", la maggior parte certamente sarebbe d'accordo. La gente è cosciente che a Natale spesso si eccede in senso materialistico, e gradisce sermoni sul "vero" significato del Natale. Mi chiedo però: "Qual è il vero significato del Natale?". Quando giungi proprio alla sua essenza, che cos'è il Natale? Da dove è venuta questa festa? Com'è sorta? Che cosa rappresenta ora per la gente?La vera questione riguarda la natura stessa di questa istituzione.
Credo che sareste scioccati se vi metteste a sondare realisticamente l'istituzione del Natale. Quello che vi chiedo è di mettere da parte pregiudizi e preferenze culturali, e di affrontare la questione con mente aperta. Certo è difficile farlo. Siamo così sommersi da un secolo di tradizioni e di nostalgie, che è quasi impossibile per qualcuno considerare oggettivamente la faccenda. Vi chiedo di mettere da parte le vostre idee preconcette, almeno temporaneamente e considerare onestamente questa istituzione che chiamiamo Natale. Francamente l'intenzione di questo articolo è quella di mettervi in questione, di farvi pensare, di fare si che si produca in voi un cambiamento nel vostro comportamento se si trovasse il Natale non conforme alla verità dell'Evangelo.
  
1. L'origine delle festività natalizie
Sol Invictus
Qual è l'origine del Natale? Come iniziarono le feste natalizie? Al principio si trattava di una festa pagana oppure cristiana? Non c'è indicazione alcuna nel Nuovo Testamento che i primi cristiani celebrassero il Natale. Può essere dimostrato dalla storia della Chiesa che, probabilmente per i primi 300 anni dopo la nascita di Cristo, i cristiani non sapessero nulla delle feste natalizie. Fu soltanto quando la Chiesa cominciò ad allontanarsi dalla dottrina e dalla pratica apostolica ed a corrompersi sempre di più che iniziano le celebrazioni natalizie.
Da dov'è venuto allora il Natale? Da dove ha preso le idee e le usanze associate oggi al Natale la Chiesa in fase di allontanamento dalle sue origini? La fonte della maggior parte delle forme basilari di paganesimo nel mondo antico può essere fatta risalire ai "misteri" babilonesi. Tutte le culture antiche: Egitto, Grecia, Roma, e persino India e Cina, avevano credenze, tradizioni, pratiche dei e dee collegate in qualche modo a quelle di Babilonia. I nomi usati erano diversi, e furono aggiunte ad esse diverse modifiche, fondamentalmente, però, le religioni antiche erano collegate e trovano la loro "forma più pura" a Babilonia. Nell'Antico Testamento Babilonia è considerata l'incarnazione di tutto ciò che è empio e perverso. La più grossa vergogna sofferta dal popolo di Dio a causa dei loro peccati fu quella di essere portata forzosamente in esilio nel cuore stesso del mondo pagano.
Nel Nuovo Testamento Babilonia diventa tutto ciò che da quel tempo incarna le credenze e le pratiche pagane dell'antica Babilonia, e difatti viene considerata come il nemico n° uno del popolo di Dio. Essa viene descritta così: "Poi uno dei sette angeli che avevano le sette coppe venne e mi disse: "Vieni, io ti mostrerò il giudizio della grande meretrice, che siede sopra molte acque, con la quale hanno fornicato i re della terra, e gli abitanti della terra sono stati inebriati col vino della sua fornicazione". Quindi egli mi trasportò in spirito in un deserto, e vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e che aveva sette teste e dieci corna. La donna era vestita di porpora e di scarlatto, era tutta adorna d'oro, di pietre preziose e di perle, e aveva in mano una coppa d'oro piena di abominazioni e delle immondezze della sua fornicazione. Sulla sua fronte era scritto un nome: "Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra". E vidi la donna ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. E, quando la vidi, mi meravigliai di grande meraviglia" (Ap. 17:1-6).
Qual era l'atteggiamento del popolo di Dio verso questa "Babilonia" dei loro tempi?":"Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe" (Ap. 18:4). Naturalmente essi non potevano separarsene fisicamente per cui l'appello era per una separazione spirituale dai suoi atteggiamenti e pratiche. Però, il popolo di Dio aveva ben udito questi ammonimenti tanto da separarsi da Babilonia? No, anzi, fecero proprio l'opposto. Fecero dei compromessi con essa e si contaminarono corrompendo sé stessi. Nell'anno 313 a. D. l'imperatore romano Costantino affermò di essersi convertito al cristianesimo e dichiarò la fede cristiana religione ufficiale del suo regno. Il fatto che lui avesse abbracciato il cristianesimo si comprovò estremamente nocivo per il vero cristianesimo. Costantino conservò i tradizionali titoli pagani, e le sue monete continuarono a portare l'effigie ed i nomi delle figure dei vecchi déi di Roma.
La Chiesa divenne "la Chiesa cattolica romana" ed i suoi metodi operarono un compromesso con il Paganesimo. Da allora il metodo della Chiesa cattolica romana di convertire i pagani al suo stile di culto è stato quello di assorbirli gradualmente, insieme alle loro osservanze idolatriche. La Chiesa si compiacque di aumentare il numero dei suoi membri includendo cristiani nominali e incontrando il paganesimo a metà strada. Vi furono valenti voci di protesta che amaramente lamentavano l'incoerenza di un simile approccio, ma le loro voci furono elevate invano.
La Chiesa cattolica romana ha continuato fino ad oggi questo tipo di approccio. Esso può essere rilevato molto bene nell'America centrale e meridionale, dove le statue degli idoli sono state semplicemente sostituite con quelle dei santi. Alcuni dei loro nomi e tradizioni si sono persino combinati. In quei paesi le chiese cattoliche si aprono spesso alla gente del luogo per celebrarvi i loro riti per il culto di divinità animiste.
Come dunque abbiamo ricevuto le nostre feste con le loro usanze e tradizioni (Natale, Pasqua, Ognissanti, e lo stesso carnevale)? Ciascuna di esse ha origine in Babilonia e prima attraverso Roma e poi grazie alla Chiesa cattolica romana diventa ufficiale. (nota personale: La festività del Natale fu scelta per soppiantare del Natale del Sole, paragonando Cristo al Sole nascente o Sol-Invictus.)
Era per questa stessa ragione che nella Ginevra di Calvino si poteva essere multati e persino messi in prigione per aver celebrato il Natale. Fu per richiesta dell'Assemblea di Westminster che il Parlamento inglese proibì l'osservanza del Natale, chiamandolo una festa pagana. In un'appendice al loro "Direttorio per il Culto pubblico di Dio", i teologi di Westminster dicono: "Non c'è comando alcuno nelle Scritture a santificare sotto il Nuovo Patto, altri giorni se non il giorno del Signore. Altre cosiddette "feste comandate' di tipo religioso, non avendo convalida alcuna nelle Scritture, devono essere abolite" (vedi pure James Bannerman, The Church of Christ, Vol. i, pagine 406-420).
Quando i cristiani riformati soprannominati puritani, andarono in America, stabilirono questa stessa legge. Gli abitanti della Nuova Inghilterra, il 25 dicembre 1620, lavorarono più del solito quel giorno, affinché la festività stessa fosse, sottoposta ad una "negligenza studiata". 40 anni più tardi la Corte civile e penale del Massachusetts decretò persino delle punizioni per chiunque avesse osservato le festività natalizie: "…chiunque venga trovato ad osservare, astenendosi dal lavoro e festeggiando, tali giorni come il cosiddetto Natale, pagherà per questa trasgressione 5 scellini".
Fino al 19° secolo il Natale non aveva rilevanza alcuna nelle chiese riformate. Nella Chiesa presbiteriana del sud degli USA, fino al 1900, nel giorno di Natale nemmeno si tenevano dei culti. La Chiesa presbiteriana degli Stati Uniti, nel 1899, dichiarava: "Non c'è alcuna giustificazione biblica a che si debbano osservare come feste il Natale e la Pasqua, al contrario (vedi Ga. 4:9-11; Cl. 2:16-21) queste osservanze sono contrarie ai principi della Chiesa riformata, conducono ad un culto non prescritto e non sono in armonia con la semplicità dell'Evangelo di Gesù Cristo".
Il riformatore John Knox ed i suoi colleghi, nel loro Primo Libro di Disciplina (1560) vi includeva questa affermazione:
  • Noi affermiamo che "Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia". Affermiamo che i libri dell'Antico come del Nuovo Testamento contengono e ivi sono sufficientemente espresse tutte le cose necessarie all'istruzione della Chiesa e che possono rendere di nulla mancante l'uomo di Dio. Per questo noi vi leggiamo la condanna di tutte quelle leggi, decreti conciliari o costituzioni imposte sulle coscienze degli uomini prive di chiara convalida da parte della Parola di Dio, come: voti di castità, cerimonie di fidanzamento, il vincolare uomini e donne a vestirsi in un determinato modo, l'osservanza superstiziosa di giorni di digiuno, fare differenza fra le carni da mangiare per scrupolo di coscienza, la preghiera per i morti, l'osservanza di giorni festivi in onore di certi santi stabiliti come tali dall'uomo ed inventati dai papisti, come le cosiddette feste degli Apostoli, dei Martiri, delle Vergini, del Natale, della Circoncisione, dell'Epifania, della Purificazione, ed altre popolari feste in onore della Madonna. Proprio perché queste cose, nelle divine Scritture, non vengono in alcun modo né comandate né raccomandate, sentenziamo che esse vengano del tutto abolite da questo Regno. Affermiamo infine che coloro che si ostinano a mantenere ed insegnare tali abominazioni non dovranno sfuggire al castigo che infliggerà loro il Magistrato civile.
Qual è dunque la storia del Natale? Esso fu introdotto nella Chiesa secoli dopo il Nuovo Testamento, fu condannato dalla Riforma, ed è solo in questo secolo che esso è tornato ad insinuarsi nella Chiesa riformata.Quel che voglio dire, così, è che il vero Natale è sempre stato pagano, e renderlo una celebrazione cristiana significa aggiungere Cristo od altri elementi biblici ad una festa essenzialmente pagana.

II. La sua istituzione
dio babilonese
Consideriamo così alcune fra le usanze più familiari del Natale ed il loro significato. Ne prenderò solo alcune, ma vi assicuro che ciò che dirò di queste è vero pure di tutte le usanze natalizie, e vi incoraggio a verificarlo in qualsiasi enciclopedia.
Si prenda per esempio la data stessa del Natale, il 25 dicembre. Come probabilmente già saprete, nessuno conosce veramente quando nacque Gesù, e il 25 dicembre è molto improbabile. Perché allora il 25 dicembre? Perché è il periodo dell'anno in cui i giorni cominciano ad allungarsi di nuovo e quello in cui i Babilonesi celebravano la vittoria del loro dio Sole. (nota personale: Al 3000 A.C. risalgono le feste di celebrazione del Dio del Sole Babilonese Shamash, nel giorno corrispondente al nostro 25 dicembre. Il dio Sole Shamash, Utu in sumerico e Shamas in accadico, è una divinità popolare in tutta la storia della Mesopotamia; il suo nome si riferisce al Sole. Shamas è rappresentato da un disco solare. In Babilonia comparve successivamente il culto della Regina del Cielo (Isthar) e di suo figlio Tammuz, il dio creduto la reincarnazione del Sole. La nascita di questo Dio avveniva proprio durante il solstizio d’inverno: in questa veste di bambino a Babilonia il dio Sole Tammuz prendeva il nome di Yule e il Giorno di Yule veniva festeggiato il 25 dicembre. La dea Ishtar veniva rappresentata anch’essa avente tra le braccia il suo “unico figlio” con una aureola di dodici stelle intorno al capo, i 12 segni zodiacali. Il culto di Tammuz/Yule era talmente forte e diffuso che nella stessa Bibbia troviamo il profeta Ezechiele , nel VI secolo a.C, rimproverare le donne  di Gerusalemme perche’ piangevano la morte di Tammuz. "Allora mi condusse all'ingresso della porta della casa dell'Eterno, che è verso il nord; ed ecco, là sedevano donne che piangevano Tammuz. Quindi mi disse: «Hai visto, figlio d'uomo? Tu vedrai abominazioni ancora piú grandi di queste»" Ezechiele 8:14-15).  La copia romana di questa usanza babilonese veniva chiamata "Saturnali", la festa della nascita di Sole (Sol-Invictus). Per secoli agli occhi dei cristiani questa era stata un'abominazione. Questa celebrazione avveniva con feste ed orge sfrenate. La Chiesa cattolica, però, invece di contrapporsi fermamente al paganesimo, cominciò a fare compromessi con esso. Desiderava "aiutare" i deboli giovani cristiani che non volevano abbandonare i divertimenti e l'allegria che caratterizzava questo solstizio di inverno. La chiesa, così, diceva loro: "Divertitevi pure in questa stagione, se volete. Soltanto ora la considereremo la celebrazione della nascita del Figlio di Dio. Invece di perdere la gente in favore del paganesimo, combineremo le due celebrazioni e gradualmente conquisteremo dei pagani al cristianesimo. Non costringiamo la gente a fare una scelta fra le due cose".

Consideriamo poi la stretta associazione che sussiste per la Chiesa cattolica romana fra il Natale e la tradizionale "messa di mezzanotte", usanza che affascina pure molti che non sono cattolici-romani. Gli antichi pagani attendevano la nascita del dio Sole in una simile veglia notturna. Nella lingua inglese il nostro "Natale" viene espresso con un termine che ricorda proprio questa speciale messa, il "Christmas", la messa ("mass") speciale in onore di Cristo. In tedesco si dice "Weinacht", la notte santa, il concetto è identico. Qual è il significato della messa? Nel cuore stesso della messa, secondo la concezione cattolica-romana, c'è una palese negazione della sufficienza dell'espiazione sacrificale compiuta da Cristo. Nella messa si rinnoverebbe il sacrificio di Cristo per i peccati. Tutto questo, però, non è nulla di meno che rinnegare l'Evangelo (cfr. Eb. 9:12,24-26; 10:10,12,14). La Chiesa cattolica-romana ha molte di queste messe speciali, come quella della festa di S. Michele, ma è quella di Natale che ,molti protestanti sembrano avere conservato.
Che vi potrebbe poi essere di più innocente degli alberi di Natale decorati e luccicanti che troneggiano nelle case e persino in certe chiese durante la festa di Natale? Sapete perché noi abbiamo questa tradizione? Dai tempi più antichi gli alberi hanno giocato un ruolo importante nella religione pagana, ed erano persino adorati. I normanni, i celti ed i sassoni usavano gli alberi per tenere lontane le streghe, gli spiriti malvagi ed i fantasmi. In Egitto le palme erano prominenti, a Roma erano gli abeti. A causa di queste associazioni si intagliavano con cura degli idoli da questi alberi. Geremia così ammoniva il popolo di Dio: "Così dice l'Eterno: "Non imparate a seguire la via delle nazioni e non abbiate paura dei segni del cielo, perché sono le nazioni che ne hanno paura. Poiché i costumi dei popoli sono vanità: infatti uno taglia un albero dal bosco, il lavoro delle mani di un operaio con l'ascia. Lo adornano d'argento e d'oro, lo fissano con chiodi e martelli perché non si muova" (Gr. 10:2-4).
natività
 Persino la scena della natività, il tradizionale "presepio", che alcuni considerano come "il più cristiano" dei simboli di Natale, è contaminato di influenze pagane. Quasi ogni forma di culto pagano che si conosca, derivata dai misteri babilonesi, focalizza l'attenzione dei fedeli su una dea madre e sulla nascita del suo bambino. Le diverse culture utilizzano nomi diversi, ma il concetto è uniformemente lo stesso. In Babilonia era il culto della Regina del cielo e del suo figlio Tammuz, il dio che si credeva incarnazione del Sole. La nascita di questo dio avveniva proprio durante il solstizio di inverno. Yule era il nome che in Babilonia portava questo bambino, e il giorno di Yule veniva celebrato il 25 dicembre, molto prima della nascita di Cristo. La prossima volta che vedrete una cartolina di Natale con su la scena del presepio, Maria e Gesù con un aureola sulla testa, ricordate che questo concetto cattolico-romano è stato preso a prestito dai misteri babilonesi, ed anche l'iconografia pagana antica presenta impressionanti somiglianze proprio con questa usanza "cristiana". Ricordate, inoltre, che al credente viene fatta proibizione di farsi immagini religiose scolpite: "Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra" (Es. 20:4). Prendiamo seriamente questi comandamenti di Dio o pensiamo che siano superati o che possano venire "spiegati" facilmente? 
Babbo Natale
 Che dire poi di Babbo Natale, o S. Nicolao? Forse che qualcuno potrebbe negare che è questi che rappresenta "il vero significato del Natale" per la grande maggioranza della gente in occidente?Non mi addentrerò ora nelle molte storie che fanno risalire questa figura ad un santo cattolico-romano, ma che cosa rappresenta oggi? Egli è un inoffensivo, grasso e gioioso elfo, oppure è diventato il simbolo anti-cristiano dell'avidità, del materialismo, dell'egoismo, un espressione di "qualcosa per nulla", "che ce ne ricavo io?".
I genitori che raccontano ai loro bambini il mito di S. Nicolao mettono così in questione la loro propria credibilità di fronte ai loro bambini. Quando essi vi chiedono: "Babbo Natale può vedermi attraverso queste pareti?" Che rispondete? I nostri bambini dovrebbero essere in grado di sapere che possono aver fiducia di noi in tutto ciò che diciamo loro senza questione. Come potremmo aspettarci che ci credano quando insegniamo loro fin dall'infanzia "le sacre Scritture, le quali ti possono rendere savio a salvezza, per mezzo della fede che è in Cristo Gesù" (2 Ti. 3:15), e "il mistero della pietà: Dio è stato manifestato in carne" (1 Ti. 3:16)?
Tutto ciò che la nostra cultura crede di Dio è condensato in S. Nicolao! Egli è impegnato in un'attività bella ma piuttosto priva di significato per tutto l'anno. Egli esiste in qualche luogo là nel nord o nei boschi come un vecchio innocuo e amichevole con una lunga barba bianca. Egli visita la gente una volta l'anno, passando 364 giorni nell'oscurità. Un bambino potrebbe scrivergli al Polo Nord, ma la comunicazione è strettamente a senso unico. S. Nicolao non ha nulla a che fare con la vita di tutti i giorni. Il modo in cui un bambino può essergli gradito è quello di "essere buono". S. Nicolao ci ammonisce sulle conseguenze dell'essere "cattivi", ma quello che ci dice, in fondo, non avverrà mai. Il bambino sa di non essere stato perfetto, e sebbene incontrando questa figura, può avere una qualche ansia, egli si ricorda dell'anno passato e sa che non importa che cosa dirà S. Nicolao, alla fine egli sempre gli darà buone cose. S. Nicolao rappresenta un dio che minaccia l'uomo dell'inferno solo per "tenerlo buono" in questa vita, ma che alla fine, bene o male, accetterà poi tutti benevolmente. Se insegnate ai bambini il mito di S. Nicolao, senza saperlo date loro del materiale per far si che essi sviluppino un concetto non biblico del Trascendente.
Non è interessante che i giapponesi abbiano elevato S. Nicolao al rango di divinità e gli abbiano dato un posto uguale alle loro altre divinità della buona fortuna? Fa meraviglia che recentemente un teologo liberale abbia suggerito che S. Nicolao potrebbe ben essere considerato il primo santo veramente ecumenico? Questi afferma che una tale figura potrebbe riscuotere il consenso del pagano medio, del cattolico-romano medio, come pure del protestante: "Anche i buddisti ed i mussulmani che onorano questo vecchietto, potrebbero con lui e con noi fare un buon tratto di strada insieme… egli ha fatto molto per diffondere l'insegnamento che 'è meglio dare che ricevere' più di quanto mai abbia fatto un qualsiasi ecclesiastico nei passati mille anni!" Una simile affermazione la dice lunga, non è vero?
Non è forse molto positivo ricordarsi della nascita del Salvatore scambiandosi doni? Certamente non c'è nulla di non-cristiano nello scambio dei doni, ma non è forse vero che non c'è nessun altro aspetto del cristianesimo che abbia subito più di questo maggior perversione? "Spendiamo del denaro che non abbiamo per comprare doni di cui non abbiamo bisogno per fare impressione su gente che non amiamo". Che presa in giro e che follia tutta questa frenesia per fare compere! Potrebbe forse qualcuno onestamente suggerire che ciò che avviene nelle nostre città intorno al 25 dicembre onora Gesù Cristo, colui che visse una vita di semplicità, umiltà e rinnegamento di sé stesso, che condannò l'ostentazione e l'auto-indulgenza, che ci insegnò che: "Fate attenzione …la vita di uno non consiste nell'abbondanza delle cose che possiede" (Lu. 12:15)? Eppure gente che afferma di essere cristiana spende cifre grandissime per i loro Natali, ed al tempo stesso offre molto poco per l'opera dell'Evangelo nel nostro paese o per le missioni. Non è forse vero che per il vero cristiano donare dovrebbe essere qualcosa che avviene per tutto l'anno e dovrebbe scaturire da un cuore che veramente ama, e non per dovere e aspettandoci qualcosa in cambio?
Che dire dei pranzi e delle cene "natalizie", della baldoria, delle dissolutezze che avvengono in questo periodo dell'anno, apparentemente in connessione con la nascita di Gesù Cristo? Come mai gli alcolici sembrano scorrere a fiumi in questo periodo dell'anno? Perché vi sono più incidenti stradali in questo periodo che in tutti gli altri messi assieme? Potremmo pure cavillare sull'origine dell'albero di Natale e del presepio, ma una cosa è certa: se usate l'Incarnazione del nostro Signore come scusa per fare baldoria e dissolutezze di ogni genere, potrete star sicuri che a suo tempo raccoglierete la ferma ed inappellabile sentenza di condanna da parte di Dio. Ora la questione è questa: tutte queste parodie che circondano la stagione natalizia sono incoerenti con il vero significato del Natale, oppure è proprio questo il vero significato del Natale come è derivato dalla sua origine e storia.
Davvero poi le tradizioni che circondano il Natale sono così innocue? Sono poi così innocenti? Mah. Com'è che Satana potrebbe tentarci più efficacemente? Forse mettendoci di fronte a immagini orribili e grottesche che ci ripugnerebbero? Forse che ci assale in vicoli bui vestito di rosso, con la cosa ed il forcone dicendoci: "Ehi, sono il diavolo. Sono venuto per ingannarti e por portarti con me all'inferno?". Naturalmente no. I mezzi che Satana usa sono sottili: si traveste da "angelo di luce" (2 Co. 11:14). Egli ci mette di fronte cose "innocenti", "innocue", "solo per divertimento", cose che "così fan tutti". I cristiani sinceri spesso senza che se ne accorgano sono trascinati nell'idolatria attraverso le tradizioni umane.

III. Le implicazioni

Da questa massa di materiale (e ne abbiamo solo grattato la superficie), tiriamone qualche conclusione. Come dobbiamo reagire come cristiani a tutto questo "Natale" con le sue tradizioni multiformi? Come io la vedo, abbiamo solo tre alternative:

  1. Possiamo fare del nostro meglio per "restituire Cristo al Natale"continuare a combattere la battaglia perduta per ricuperare qualcosa di remotamente cristiano da questa festa del tutto pagana.Dobbiamo però chiederci: "Voglio mettere Cristo in una celebrazione pagana?". Dobbiamo allora affrontare la questione di base: "Che cos'è il Natale?", che cos'è veramente? Quando è iniziato e che cos'è stato storicamente?
  2. Possiamo cercare di separare interamente il Natale da Cristo. Possiamo considerarlo come una sorta di festa cultural-popolare, osservando che gli elementi pagani in esso siano così remoti storicamente, che queste tradizioni sono state in qualche modo purgate dalla loro idolatria. Questo sarebbe più coerente, ma c'è ancora un problema: i vostri amici non cristiani e la società ancora vagamente associano il Natale con la nascita di Cristo e presumono che, dato che siete cristiani, voi partecipate a questa celebrazione della nascita di Gesù. I cristiani nelle culture primitive hanno avuto questo problema per anni. Essi vengono esortati a partecipare ai riti pagani come una sorta di retaggio culturale, distanziandosi però dalle loro origini idolatriche. Però: riescono ancora a conservare una testimonianza cristiana in tutto questo?
  3. La sola altra alternativa è di abbandonare interamente il Natale. Io sono convinto che questa sia l'unica via coerente che possa essere presa. Ho sentito più volte dire: "Nessuno è sempre coerente". Certo, nessuno è sempre coerente con i propri punti di vista. Questo fatto, però, non ci solleva dall'obbligo di essere coerenti il più possibile, ubbidire ad ogni comando scritturale che noi comprendiamo."Questo però non è forse una presa di posizione troppo drastica?". Si, molto drastica, ma se vogliamo contrapporci alla marea sempre più invadente del paganesimo moderno, lanciarci una sfida, sono necessarie misure drastiche. "Ma non è una proposta un po' troppo radicale?"Si, ma la fede cristiana è una fede radicale.

"Ma non corro il rischio di essere così considerato un fanatico?". Probabilmente. Quella sarebbe un'esperienza nuova, non è vero? A nessuno piace essere considerati fanatici. C'è qualcosa di sbagliato nel fanatismo. A nessuno piace la persecuzione. Pensate però quanta poca persecuzione noi si debba affrontare come cristiani. Non è forse perché non siamo coerenti? Non c'è forse qualcosa di sbagliato quando la nostra fede e la nostra condotta non disturba il mondo più di quel tanto? Se facciamo compromessi a questo punto, perché non facciamo compromessi anche in altri campi, ed in altri ancora? Noi cristiani spesso ci domandiamo perché oggi non siamo perseguitati. La conclusione a cui spesso raggiungiamo è che saremmo perseguitati, se fossimo veramente fedeli. Perché il mondo non ci odia? È perché non sfidiamo più il suo modo di essere e di pensare, perché non presentiamo più che cosa invece dovrebbe essere il cristianesimo. Il mondo ha sostituito l'Evangelo con una religione cultural-popolare.
Martin Lutero disse: "Se io professo con voce alta ed esposizione chiara ogni porzione della verità di Dio eccetto precisamente quel punto che il mondo ed il diavolo in questo momento stanno attaccando, io non confesso Cristo, per quanto arditamente possa professare Cristo. Là dove infuria la battaglia è proprio là che si prova quanto il soldato sia valente, ed essere coerente nelle retrovie soltanto significa sfuggire dalle nostre responsabilità".
"È difficile fare questo veramente!". Si, lo è, senza alcun dubbio. La tradizione natalizia è così radicata nella nostra società - e anche nel nostro cuore - da rendere particolarmente difficile nuotare contro corrente. La questione non è però: "È difficile?", ma "È giusto?". Le cose giuste non sono sempre facili. Cristo ci ha promesso che seguirlo non sarebbe stato facile. Quando la vita cristiana è facile come la nostra, è inevitabile che in qualche punto essa sia sbagliata.
Quali sono allora le ragioni positive per volere cancellare del tutto la festa del Natale? La prima è che i nostri antenati nella fede, i primi cristiani, cercavano accuratamente di evitare di essere coinvolti nelle celebrazioni natalizie. Era così perché si attenevano alla Parola di Dio come unica regola infallibile di fede e di pratica. La Confessione di Fede di Westminster dice: "L'intero consiglio di Dio riguardo alle cose necessarie alla propria gloria, la salvezza dell'uomo, la fede, e la vita, è o espressamente presentato nelle Scritture, o può essere da esse dedotto come conseguenza buona e necessaria. Ad esse non si dovrà aggiungere nulla, né per rivelazioni dello Spirito, o per tradizione umana" (1,6). "Il modo accettevole per rendere culto a Dio è stato stabilito da Dio stesso, e così limitato dalla Sua propria volontà rivelata, che Egli non potrà essere adorato secondo le immaginazioni e gli artifici dell'uomo, o i suggerimenti di Satana, sotto una qualsiasi rappresentazione visibile, o in modi non prescritti dalle Sacre Scritture" (21:1).
Gesù disse dei Farisei: "Trascurando infatti il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini: lavatura di brocche e di coppe; e fate molte altre cose simili... annullando così la parola di Dio con la vostra tradizione, che voi avete tramandata. E fate molte altre cose simili" (Mr. 7:8,13). Paolo tristemente così scriveva ai Galati: "Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni. Io temo di essermi affaticato invano per voi" (Ga. 4:10,11). Egli non li condannava per seguire quelle istituzioni comandate da Dio, ma per osservare quelle di fattura umana, contrarie alla legge di Dio. Per molti oggi la festa principale delle osservanze religiose è una celebrazione senza alcun supporto biblico.
Pensate che mi piaccia tanto dire queste cose? A nessuno piace essere come Ebenezer Scrooge del racconto di Dickens oppure come quello gnomo malvagio che faceva di tutto pur di privare la gente …della gioia del Natale. La vera questione è solo questa: È biblico ciò che ho detto fin ora? È coerente con la Parola di Dio? Se non lo è, allora potete anche non considerarlo. Se però lo è, allora dovreste considerarlo attentamente e metterlo in pratica. Potreste, è vero, a questo punto, non concordare con la mia interpretazione delle Scritture, potreste non essere d'accordo con la mia valutazione del contesto storico e dell'attuale situazione. Potrei anche sbagliarmi. Non sono infallibile. Ciò che però dovete fare con un messaggio come questo è ciò che fecero i cristiani di Berea nel libro degli Atti: "Or costoro erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica e ricevettero la parola con tutta prontezza, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se queste cose stavano così" (At. 17:11). Dovete valutare apertamente, onestamente e realisticamente queste argomentazioni da voi stessi e giungere ad una conclusione. Non siete responsabili verso il predicatore, ma verso Dio.
Le Scritture mettono in evidenza il contrasto che ci deve essere fra il cristiano ed il mondo. Oggi largamente non lo si tiene più in considerazione. "Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui" (1 Gv. 2:15)"Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'immondo, ed io vi accoglierò" (2 Co. 6:17)."E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio" (Ro. 12:2). L'idea è: non lasciate che il mondo vi imponga la sua lista, non lasciate che il mondo vi dica a quale passo andare o che stabilisca lui i criteri di giudizio. Il cristiano è nel mondo, ma non deve essere del mondo. Egli è cittadino di un altro paese, uno straniero ed un pellegrino quaggiù. Non tiene il passo con i suoi compagni, perché ascolta il ritmo indicato da un altro comandante.
Ciò che voglio mettere in evidenza è il fatto che non potete avere un Natale cristiano. Gli aspetti religiosi sono laparte peggiore del Natale. Non c'è illustrazione più appropriata nel Natale del contrasto esistente fra la religione cultural-popolare e la fede biblica. Il Natale propone un'imitazione dell'Evangelo che di fatto impedisce al mondo di comprendere che cosa sia veramentel'Evangelo. Il Natale presenta un Evangelo alternativo con il quale il mondo può ben convivere. Per il mondo il messaggio cristiano è semplicemente "amore, pace, lo spirito del donare, il sentimento di buona volontà". Questo "Evangelo" spogliato è in grado di fornire al mondo la sua dose di pseudoreligione che non gli permetterà di comprendere il vero Evangelo.
Il mondo ama il Natale perché il Natale promuove un'immagine sentimentale di un bambino in una mangiatoia. Il Natale non rappresenta veramente chi è Gesù. Il Natale è l'unico momento in cui una persona fondamentalmente empia possa sentirsi per un po' religiosa. La maggior parte della gente ama fare di tanto in tanto qualcosa di religioso per mettersi in pace la coscienza e convincere sé stessi che in fondo non sono dopo tutto delle cattive persone. Il Natale concede loro l'opportunità per pensarlo. Alla maggior parte dei pagani non disturba partecipare per un po' allo spirito natalizio. Questo perchè è possibile avere lo spirito natalizio ma senza avere lo Spirito Santo, senza avere realmente la mente di Cristo.
La stessa popolarità acquisita dal Natale dovrebbe far drizzare le antenne al cristiano e metterlo in guardia contro di esso. Tutti possono celebrare il Natale con cuor contento! I pagani confessi, i cristiani nominali, persino i buddisti possono associarsi a questa celebrazione. Se, in realtà, il 25 dicembre fosse una data stabilita da Dio affinché la osservassimo, potete stare sicuri che il mondo non vorrebbe osservarla. Dopo tutto Dio ha comandato affinché si osservasse come festivo un giorno su sette. Il mondo lo osserva forse? Naturalmente non ne vuole sapere di osservarlo come Dio richiede. Il mondo lo ignora totalmente. Non dovrebbe il cristiano avere dei sospetti su una celebrazione che il mondo peccatore accetta senza farsi problema alcuno? Vi sono moltitudini di persone che continuamente infangano il Giorno del Signore, ma in qualche modo hanno grande zelo nell'essere in Chiesa a Natale.
La questione cruciale per un cristiano è la Signoria di Gesù Cristo. "Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio, e che voi non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio" (1 Co. 6:19,20). Siete disposti sinceramente a pensare su questa questione tutto ciò che Dio desidera che voi pensiate? Siete disposti, se necessario, a fare un drastico cambiamento nel vostro modo di pensare e di agire? È a questo punto che insorge il vero conflitto.
Ho udito molte persone che su questo argomento dicono: "No, non voglio leggere nulla al riguardo. Non ne voglio parlare. Voglio avere il mio Natale qualunque cosa se ne possa pensare. Mi piace e nessuno me lo porterà via" (Dio incluso). È allora che il Natale diventa un idolo. Un idolo è qualunque cosa venga fra voi e Dio; qualunque cosa vi rifiutate di rinunciare, anche con il Suo comando. Esortazioni generiche alla rinuncia non incidono tanto sulla nostra vita. Il discepolato concreto, però, è l'unica cosa che conti perché tocca proprio le cose che ci importano. La questione reale è: potete sinceramente dire al Signore Iddio: "Sia fatta la Tua volontà sulla terra com'è fatta in cielo, la Tua volontà, oh Signore!

tratto da: http://www.riforma.net/

Rielaborato da: Consapevoli nella Parola


"E se vi pare cattiva cosa servire l'Eterno, scegliete oggi chi volete servire, o gli dèi che servirono i vostri padri di là dal fiume, o gli dèi degli Amorei, nel cui paese voi abitate; quanto a me e alla mia casa, serviremo l'Eterno»."
(Giosué 24:15)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2012/12/Natale-festa-cristiani-pagani.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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