per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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mercoledì 23 marzo 2016

Dove Dio sta portando la chiesa


La nascita di Gesù da una vergine significa che la “progenie della donna” è venuta al mondo senza l’ausilio dell’uomo. La stessa cosa è vera per quanto riguarda la resurrezione dei morti e la creazione ex nihilo (dal nulla). Queste sono le metafore usate dalla Bibbia per descrivere il concetto di rigenerazione. In tutti questi esempi (creazione, nascita e resurrezione) il soggetto è passivo. Non sta compiendo l’azione, ma l’azione si compie su di esso. La salvezza di Dio è manifesta ovunque come atto supremo di Dio “a prescindere dalle opere”.

L’unica opera deve essere quella di Dio, perché una divisione del lavoro implicherebbe una divisione della gloria. Benché la salvezza di Dio sia compiuta “nell’uomo” e manifesta “attraverso l’uomo”, non è qualcosa che appartiene “all’uomo”. Questo è precisamente ciò che separa la fede in Cristo da qualsiasi sistema religioso. È ciò che rese Paolo un nemico non solo per la sua nazione, ma anche per molti all’interno della Chiesa stessa. La loro obiezione non riguardava la concezione cristologica di Paolo, ma la sua soteriologia monergista, ossia la concezione di salvezza non tramite azioni umane, ma per la sola azione di Dio.

Così come la nascita da una vergine permise di “svincolare” la riproduzione naturale, lo stesso vale per ogni aspetto della salvezza di Dio. Dio è un Dio sommamente geloso e intransigente sul fatto che a Lui solo debba andare tutta la gloria. La croce indica il totale rifiuto di Dio per qualsiasi elemento mortale che possa presumere di contribuire alla propria resurrezione. “Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti …” (Efesini 2:1). Ciò significa che la vita dello Spirito può iniziare solo nel momento della completa morte di ogni sostegno naturale. È per questo che la promessa salvezza escatologica di Israele viene sempre descritta al momento della fine della sua potenza terrena (Deuteronomio 32:36; Levitico 26:29; Geremia 30:6-7; Daniele 12:7).

Se questo principio vale per Israele nel giorno della venuta del Signore, allora vale anche per la Chiesa di quest’era. Infatti è questo che rende la Chiesa ciò che è. Attraverso la potenza trasformatrice della rivelazione dell’Evangelo, il credente riceve la salvezza degli ultimi giorni in anticipo. La Chiesa è, per definizione, la primizia della futura salvezza di Israele. La Chiesa è tale solo perché ha ricevuto lo stesso Spirito che verrà dato alla rimanenza pentita di Israele alla fine della grande tribolazione.

Possiamo dire che la Chiesa è il prodotto di un’escatologia parzialmente “realizzata”. In quanto tale, essa NON rappresenta la negazione dell’escatologia di Israele ma, in quanto popolo dello Spirito attraverso la rivelazione del segreto messianico (Marco 4:11; 8:30; 9:9; Romani 16:25-26; 1 Corinzi 2:7-8; Efesini 6:19; 1 Pietro 1:11.12; Apocalisse 10:7), la Chiesa è la primizia dell’Israele millenario. Poiché vive nel periodo compreso tra le venute del Signore, la Chiesa rappresenta il popolo della tribolazione, chiamato ad istruire molti (Daniele 11:33; 12:3). Perciò, cosa dovrebbe essere la Chiesa? Cosa è chiamata a dimostrare la Chiesa, oggi, davanti agli uomini e agli angeli in attesa del giorno della resurrezione?

Ovviamente, la cosiddetta Chiesa che professa il “Cristianesimo” cade miseramente ben al di sotto degli standard stabiliti da Dio per la Sua Chiesa. La domanda “A che punto sei?” trova vergognosamente distratta ed impreparata la gran parte di quella che si definisce Chiesa. Ciò lascia molti ancora con il dubbio: Cos’è la Chiesa? Dov’è la Chiesa? La grandezza del piano di Dio per la Chiesa, con particolare riferimento a ciò che Egli ha promesso di mostrare e compiere attraverso di essa, lascia la Chiesa con la stessa perplessità manifestata da Maria al momento dell’annunciazione: “Come sarà possibile?”
Credo che anche la Chiesa di oggi debba fare sua la promessa biblica: “Con Dio ogni cosa è possibile.” Si ha l’impressione che quest’epoca sia in attesa di qualcosa che deve compiersi all’interno della Chiesa, qualcosa che la Chiesa non potrà mai raggiungere se non attraverso i vincoli e gli incentivi che Dio fornirà attraverso la crisi di Israele.
La crisi di Israele, in particolare per quanto riguarda il patto inerente la Terra e la controversia di Gerusalemme (Isaia 34:8; Zaccaria 12:2), costituirà lo spartiacque finale che evocherà tutti i grandi temi della fede. In sintesi, Dio spingerà le nazioni a provocarlo, poiché sarà solo quando le nazioni attaccheranno Israele che la furia del Signore si manifesterà (Ezechiele 38:18; Gioele 3:2). Dopo questa grande provocazione dell’ira di Dio, non vi saranno più ritardi.

La questione di Israele si tramuterà in una grande prova del cuore, che determinerà una spaccatura non solo nelle nazioni, ma anche nella Chiesa, anche perché lo stesso popolo che fornisce il pretesto per un simile tumulto, non è affatto amico dell’Evangelo. Perciò la questione di Israele metterà alla prova il cuore di molti, soprattutto perché questo popolo, benché di per sé non sia esente da biasimo, è nonostante tutto predestinato ad essere reso giusto nel momento stabilito, così come fu per Paolo sulla via di Damasco. Quindi, ciò che la Chiesa crede riguardo ad Israele dimostra quanto ne abbia capito della natura della grazia di cui lei stessa usufruisce.

Al momento esiste una Chiesa che è più che mai viva e nascosta con Dio in Cristo. Tuttavia, Dio ha stabilito un giorno di separazione e di manifestazione attraverso gli eventi e i giudizi che avranno luogo nella tribolazione. Certo, l’essenza di ciò che la Chiesa incontrerà nella tribolazione finale non è senza precedenti. Sara solo l’ultima concreta e massima manifestazione del conflitto che ha accompagnato la Chiesa per tutta la sua storia. Ma allo stesso tempo questa costituirà la prova che renderà palese la distinzione tra il grano e le zizzanie, anche prima dell’effettivo ritorno di Cristo.

Perciò, l’attuale condizione della Chiesa non rappresenta la fine. Dio sa come condurci da qui a lì.Fedele è Colui che vi chiama, ed Egli farà anche questo” (1 Tessalonicesi 5:24). Alleluia! Questo versetto, di così grande significato, ci conferma che ciò che Dio ha stabilito di fare “per” e “nel” Suo popolo, e certamente lo farà. Che parole di conforto! Quando penso allo stato attuale della Chiesa ed, ovviamente, al mio stato attuale, mi ricordo delle parole che il Signore ha detto a Pietro in Giovanni 21:18: “In verità, in verità ti dico che quand’eri più giovane ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti.”

Perciò cosa è richiesto alla Chiesa per poter raggiungere l’apice della sua statura escatologica prima che quest’era ceda il testimone alla gloria millenaria? È richiesto un potere non inferiore a quello che discese sopra a Maria. Quella “cosa santa” così concepita è tanto santa e separata dall’opera dell’uomo quanto lo è stata quella che venne concepita nel ventre di Maria, cioè la progenie della donna, la Parola fatta carne. Sappiamo anche che l’opera di quella potenza richiede quella divina umiltà di fede che emerge solamente quando ci si trova alla fine delle proprie forze. Dio è in grado di condurre la Chiesa ad un simile esito.


L’esito della Chiesa


Proporre un’uscita di scena pre-tribolazionista della Chiesa, che è “colonna e sostegno della verità” (1 Timoteo 3:15), equivale a scegliere un anti-climax, indegno ed estraneo rispetto a tutto ciò che la Bibbia rivela sul percorso cruciforme che rappresenta il rapporto di Dio con il Suo popolo, espresso nel corso di tutta la storia (“Non doveva Cristo soffrire …?”). I sofferenti santi della tribolazione non sono mai descritti come bersagli dell’ira divina, ma solo della persecuzione umana. Alcuni di essi saranno nascosti e nutriti (Isaia 26:20; Apocalisse 12:6); molti saranno tenuti in vita fino alla fine.

Possiamo dunque presumere che Dio stia aspettando la Chiesa? O è la Chiesa che sta aspettando di vedere la manifestazione della gloria di Dio? C’è un ordine necessario, ma Dio non si aspetta che la Chiesa raggiunga la propria posizione, così come non si aspetta che lo faccia Israele. Dio non si aspetta l’aiuto dell’uomo!

Se la storia ci ha insegnato qualcosa è che se Dio avesse dovuto aspettare un gesto da parte di Israele, avrebbe aspettato per sempre. No, mentre la sovranità del piano di Dio non annulla mai la responsabilità umana di soddisfare i necessari requisiti di giustizia, in base all’escatologia di Israele, la volontà e l’obbedienza del popolo attendono la manifestazione pratica della potenza divina. “Il tuo popolo si offre volenteroso quando raduni il tuo esercito” (Salmo 110:3; Geremia 31:18; Galati 1:15). E, straordinariamente, a quel giorno fatidico seguirà l’umiliazione della nazione con il castigo dell’Anticristo (Isaia 10:5; Geremia 30:14).

Certo, la Chiesa ha già in qualche misura raggiunto la sua divina “abilitazione” grazie al dono dello Spirito Santo; in caso contrario non sarebbe la Chiesa. Tuttavia, la potenza della Pentecoste non è caduta nel vuoto e possiamo essere sicuri che la volontà di Dio di manifestare la potenza di Cristo attraverso la Chiesa deve ancora vedere un crescendo di gloria, fino alla testimonianza del martirio finale, in amore e obbedienza, che si imprimerà potentemente nella coscienza di Israele, muovendo molti all’ira ed altri alla santa emulazione. Ma che si tratti di ira o emulazione, una Chiesa che si consideri giunta al suo status finale deve essere una Chiesa capace di provocare.

Così come la progenie della donna non è apparsa fino alla “pienezza dei tempi” (Galati 4:4), anche il compimento del piano di Dio per la Chiesa ha il suo tempo stabilito e noi siamo convinti che quel tempo coinciderà con il “lamento di Giacobbe” (Geremia 30:7; Daniele 12:1; Matteo 24:21). La Chiesa deve capire il momento e la natura di quel momento di crisi finale, cosa la provocherà e che cosa vi sarà in ballo al suo interno. Noi crediamo che questa “comprensione” (Daniele 9:25; 11:33; 12:3, 10) sia fondamentale e che avrà un ruolo trasformante per la Chiesa. Crediamo che la prima metà della settantesima settimana di Daniele avrà a che fare con il mettere la Chiesa in posizione per la sua testimonianza finale, che non a caso coinciderà con il momento in cui Michele getterà Satana sulla terra perché abbia inizio la grande tribolazione, il “poco tempo” del furore del diavolo (Daniele 12:7; Apocalisse 12:12; 17:10).

Teologicamente parlando, la Chiesa è la progenie della donna attraverso lo Spirito di Cristo, che risiede in tutto il popolo rigenerato di Dio sin dall’inizio (1 Pietro 1:11), così come Cristo in persona è la progenie della donna. Nata dal miracoloso concepimento della Parola (1 Pietro 1:23), la Chiesa è la pienezza di Cristo nel Suo popolo, attraverso il Suo Spirito (Efesini 1:23: Colossesi 1:18-19). Nella sua essenza, la Chiesa è miracolosamente concepita e venuta alla luce, come il Suo asceso Signore. Nessuno se non Cristo stesso, la Chiesa e ogni membro vivente che la compone, è nato dall’alto: “Non da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma da Dio” (Giovanni 1:13).

Quindi, la vita incarnata di Dio nel popolo di Dio è la caratteristica di base. Molti si affannano a ricercare prove di questa realtà in manifestazioni tangibili, in modo particolare nella manifestazione della potenza dello Spirito Santo. Qui dobbiamo metterci in guardia da un elemento davvero perverso della natura umana. Si tratta dello spirito di pretesa. Ma è anche una questione legata alla purezza dei motivi che ci spingono a ricercare prove schiaccianti dell’opera manifesta di Dio.

Un puro e sincero desiderio di vedere l’immensa gloria di Dio nella Chiesa potrà insegnare a contare sull’umiltà e sulla segretezza delle vie del Signore nei confronti del Suo popolo. Tranne che per motivi di giudizio, Dio tende di solito a tenere nascoste le maggiori manifestazioni della Sua potenza. Dio preferisce far venire “qualcosa di buono da Nazareth” (Giovanni 1:46) e nascondere la Sua gloria sotto una pelle di tasso. Come il Signore, anche la Chiesa è priva di bellezza esteriore o di attrattive agli occhi del mondo. La sua bellezza è nascosta e nota solo a Dio e a coloro che sono nati da Lui.

La Chiesa è forte solo quando è debole. È piena solo quando è vuota. La Chiesa dimostra la saggezza della croce nel suo rifiuto di tutte le false forme di potere, attraverso una rassegnata fede nel “Dio che risuscita i morti”. Una fede simile non può essere scossa da nessuna potenza terrena. È tanto libera di vivere che di morire. Se il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:36). La libertà vera è la libertà dell’amore che spazza via la paura (1 Giovanni 4:8).

È molto significativo il fatto che solo una Chiesa che è perfetta nell’amore può essere impavida di fronte alla morte, e questo è esattamente il modo in cui il libro di Daniele e l’Apocalisse dipingono i santi della tribolazione. Come Gesù imparò l’obbedienza dalle cose che dovette soffrire, così anche la Chiesa degli ultimi tempi sarà perfezionata attraverso la sofferenza. È un principio inviolabile della fede (Atti 14:22). Che si sia trattato di Giuseppe o di Davide (ma ci sono forse delle eccezioni?), le afflizioni dei figli di Dio hanno stabilito il percorso che Cristo, il Figlio Unigenito, ha compiuto definitivamente (“Non doveva Cristo soffrire …?”). Come Israele dovrà essere, e sarà, condotto alla fine della sua potenza terrena in preparazione della rivelazione di Cristo, così anche la Chiesa sarà portata all’esaurimento della sua forza. Il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio” (1 Pietro 4:17).

La domanda che segue è: che mezzo utilizzerà Dio per condurre la Chiesa alla sua destinata pienezza? In che modo ci porterà da qui a lì, come corpo? Possiamo credere a questa gloria “manifesta” per Israele, alla fine della sua tribolazione, ma non credere ad un simile esito per la Chiesa?

Se fossi un insegnante che deve assegnare un compito, mi piacerebbe raccogliere le impressioni collettive su ciò che la Bibbia dice riguardo a come Dio intende condurre la Sua Chiesa al compimento del suo destino escatologico in preparazione del ritorno di Israele.

Si noti che, nel momento stesso in cui la Chiesa viene glorificata, Israele viene convertito. La salvezza di Israele non avviene gradualmente, ma improvvisamente, tutta insieme e tutta in un unico momento (Isaia 59:21; 66:8; Ezechiele 39:22; Zaccaria 3:9; 12:10; Matteo 23:29; Atti 3:21; Romani 11:26; Apocalisse 1:7), al momento stabilito (Salmi 102:13; Daniele 9:24; 11:35). La salvezza di Israele nel giorno del Signore può essere paragonata alla divina e improvvisa conversione di Paolo sulla via di Damasco.

Si noti anche come la salvezza di Israele è collegata alla potenza del ritorno di Cristo e alla prigionia millenaria di Satana. Molto significativamente, la fine del mistero di Dio (Apocalisse 10:7) coincide con la distruzione del “velo che copre la faccia di tutti i popoli” (Isaia 25:7), e con il tempo di Satana, che inizia con la rivelazione del mistero dell’iniquità nell’incarnazione dell’Uomo di Peccato.

di Reggie Kelly – traduzione  a cura di Sequenza Profetica


"Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
E guardatevi dagli uomini; perché vi metteranno in man de’ tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe;
 
e sarete menati davanti a governatori e re per cagion mia, per servir di testimonianza dinanzi a loro ed ai Gentili."
(Matteo 10:16-18)

http://consapevolinellaparola.blogspot.com/2016/03/dove-dio-sta-portando-la-chiesa.html

lunedì 26 gennaio 2015

La vittoria della Croce di Cristo

Era la notte prima della crocifissione di Cristo. Gesù aveva riunito i suoi discepoli in una sala posta in alto per prepararli alla sua dipartita dalla terra; dopo aver condiviso insieme la cena, il Signore prese un asciugatoio e si mise a lavare i loro piedi.
Quella sera Gesù disse a questi devoti seguaci che stava per essere “innalzato” (intendendo crocifisso) dalle mani di uomini malvagi. Quando lo disse loro, Egli stava preavvisandoli di quanto stava per accadere.
Gesù terminò questo messaggio, diretto a loro, dicendo; “Io son proceduto dal Padre, e son venuto nel mondo; di nuovo io lascio il mondo, e vo al Padre.” (Giovanni 16:28).
A questo i discepoli risposero: “Ecco, tu parli ora apertamente, e non dici alcuna similitudine. Or noi sappiamo che tu sai ogni cosa, e non hai bisogno che alcun ti domandi; perciò crediamo che tu sei proceduto da Dio.” (Giovanni 16:29-30).
I discepoli volevano far sapere a Gesù che avevano compreso chiaramente quanto egli aveva detto loro. Ma più significativamente, prendete nota delle loro parole nell’ultimo verso: “Or noi sappiamo … perciò crediamo …”.
Sembra che una grande fede abbia preso posto nelle loro anime; questi uomini stavano dichiarando a Gesù: “Ora vediamo, Gesù. Ora sappiamo. Ora crediamo!”
Tutto ciò sembra suggerire che i discepoli erano pronti per i dolorosi e cruenti giorni che sarebbero venuti.
Gesù rispose ai suoi discepoli con una domanda: “Ora credete voi?” (Giovanni 16:31).Quando Cristo fece questa domanda, in altre parole stava chiedendo ai suoi discepoli:
“Comprendete ora cosa avete davanti a voi? Sarete capaci di bere dalla coppa che io sto per bere? Siete pronti a credere, quando domani mi vedrete pendere dalla croce come se fossi indifeso?”
“Crederete ancora quando sembrerà che Io non abbia alcun potere sugli uomini o sul diavolo? La vostra fede rimarrà stabile quando vedrete mio Padre lasciarmi nelle mani dei nemici per un tempo? La vostra fede rimarrà incrollabile in quel momento?”
“La vostra fede sopporterà di vedere il mio viso sfigurato in modo da non essere riconosciuto? Cosa accadrà alla vostra fede in quell’ora quando il vostro Salvatore sembrerà non avere alcun potere da salvare nemmeno sé stesso?”
“Ditemi, credete ora? Veramente credete?”
“Ecco, l’ora viene, e già è venuta, che sarete dispersi, ciascuno in casa sua, e mi lascerete solo …” (Giovanni 16:32).
L’ora della prova è venuta.Questa è l’ora della prova, che segue molte dolci ore di amorevole comunione. Pensate a questo: soltanto qualche ora prima Gesù aveva teneramente lavato i piedi ai suoi discepoli, appena poche ore prima li aveva avvisati della sofferenza e del dolore che lo aspettavano con la sua crocifissione.
Ma durante l’ora della prova divenne subito chiaro che i discepoli non avevano compreso quello che Gesù aveva insegnato loro. Che gioia deve esserci stata nell’inferno quando quest’ora arrivò; in un tempo brevissimo , Pietro passò dal vantarsi della propria fede a rinnegare Cristo e maledirlo. Tutti i discepoli abbandonarono Gesù, proprio come aveva predetto: “… sarete dispersi, ciascuno in casa sua…” (Giovanni 16:32), fuggendo verso un rifugio.
Comunque prima di giudicare questi uomini, immaginatevi di essere stati vicini a quella croce in que giorno; cosa avreste fatto udendo Gesù gridare: “Padre perché mi hai abbandonato?”. Quali pensieri sarebbero passati nella vostra mente? Sospetto che avreste avuto gli stessi pensieri che ebbero i discepoli; come loro anche voi vi sareste chiesti:
“Dov’è la mano di Dio in tutta questa sofferenza e dolore? Dov’è ora il Padre? Perché permette che accada una così terribile cosa, dopo che Gesù ha promesso ogni cosa per il Suo regno?”
Furono questi tipi di pensieri che portarono i discepoli diritti in una fossa di disperazione, devono aver tremato, pensando: “Pensavamo che fosse la nostra speranza”. Ora vedevano la loro speranza frantumata davanti a loro.
È in questa ora di apparente perdita di speranza che vediamo una fugace visione della vittoria della croce.Satana probabilmente si sentiva soddisfatto in quel momento; deve aver pensato che stava vedendo un schema di comportamento, a suo vantaggio, in mezzo al popolo di Dio. Lo immagino mentre pensa: “Questa è un quadro di quanto verrà in seguito; i seguaci di Cristo si piegheranno quando dovranno sopportare dolore e sofferenza; cadranno non appena i problemi li colpiranno, quando dovranno prendere la loro croce, rigetteranno la loro fede”.
Infatti la scena al Calvario non sembrava certo una vittoria; ma in quel giorno qualcosa era all’opera, di cui Satana non sapeva nulla. Era qualcosa che il diavolo non capirà mai sul nostro benedetto Salvatore; sto parlando dell’incommensurabile misericordia di Dio in Cristo!
Qualcosa di incredibile accade quando una persona riceve Gesù come Signore. Una volta che abbandona il mondo per seguirlo, sono per sempre legati al Signore con corde d’amore. Considerate la descrizione di Paolo della sua incommensurabile misericordia:
“Chi ci separerà dall’amore di Cristo? …Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Romani 8:35,38-39).
Malgrado il vergognoso fallimento dei discepoli, la misericordia di Dio era interamente all’opera in loro attraverso lo Spirito Santo; quella misericordia determinò la vittoria dopo gli oscuri giorni della croce. Un seme di fede era stato piantato nei seguaci di Gesù e le loro case erano state costruite sulla roccia. Esse erano state scosse, ovviamente, da una tempesta satanica contro le loro mura e poderose onde colpivano le fondamenta, ma quando la tempesta passò queste case erano ancora in piedi.
Il seme di fede non era morto, era completamente vivo! Le preghiere di Gesù avevano prevalso; la fede di questi seguaci non era crollata.
Vorrei focalizzarmi su una delle molte vittorie della croce.Nessuno può enumerare le compassioni di Cristo e le molte benedizioni del Suo sangue versato; ma voglio particolarmente glorificarLo in una vittoria: il perdono di tutti i peccati passati.
“Ma se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. … Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.” (1Giovanni 1:7,9).
È imperativo che ogni seguace di Gesù dimori in questa gloriosa verità; appropriarsi di questo ha a che fare se riusciremo a mantenere una fede vittoriosa nel mezzo di terribili afflizioni. In verità, in tempi di incertezza il problema di rimanere nel perdono di Cristo è cruciale.
Molti di noi che per anni hanno servito Gesù fedelmente, sono cresciuti confidando che la nostra fede può resistere a qualunque fornace ardente. Come i discepoli, testimoniamo : “Ora vedo, Signore. Ora credo”. Ringraziamo Dio che Cristo ha aperto i nostri occhi al Suo scopo eterno.
Spesso inaspettatamente dobbiamo affrontare una crisi tremenda, sopraffacente. Realizziamo di essere entrati in una fornace arroventata sette volte di più di quanto nessuno di noi abbia saputo. Siamo arrivati al faccia a faccia con una battaglia così dolorosa, un combattimento così logorante che la nostra casa comincia a tremare, per essere subito inondata da paure e problemi.
Considerate la testimonianza di un retto predicatore Puritano della storia.Questo predicatore aveva avuto una grande esperienza di sofferenza nella propria vita; egli parlò per una moltitudine di cristiani quando scrisse: “La prima cosa che molti chiedono è: ‘Cosa ho fatto? Dio, ho sbagliato verso di te?’”
Ciò è illustrato anche da una lettera che ho ricevuto da una cara sorella in Cristo. Mi ha scritto quanto segue della sua grande sofferenza:
“Sembra che le prove non cessino mai, neanche per un periodo di riposo; non comprendo se questo è il castigo del Signore.”
“Mi sono chiesta se i problemi della mia famiglia siano dovuti alla mia vita prima di essere salvata; me lo chiedo sempre. Ho chiesto al Padre più e più volte se fosse questa la causa, perché proprio non lo so.”
“A volte mi sento che se questo è il mio castigo, la punizione è più di quanto possa sopportare. Preferirei che la pena della punizione per i miei precedenti peccati facesse soffrire solo me invece che anche i membri della mia famiglia”.
“Amo il Signore e sviarmi da Lui non è qualcosa che possa considerare. Egli è la mia vita, ma recentemente mi sentivo che sarebbe stato meglio se non fossi mai nata, così i miei figli non sarebbero stati qui a soffrire”.
“Certe volte ho anche sentito dentro me che sarei voluto andare a stare con Gesù. Ma questo è egoistico, perché i miei figli hanno bisogno di me”.
“Per favore se hai da darmi qualche spiegazione che possa chiarirmi la mente, lo apprezzerei moltissimo”.
Vi dico la stessa cosa che dissi a questa donna: Ascoltate le parole dell’apostolo Paolo. Egli scrive: “Ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza[pazienza] verso i peccati commessi in passato” (Romani 3:24-25, il corsivo è mio).
Attraverso la fede nel sangue sparso di Cristo, tutti i peccati passati sono coperti.Siamo resi puri agli occhi di Dio attraverso il suo perdono immeritato. Tutta la colpa, paura e condanna sono tolti, tutti i carichi passati sono spazzati via!
In breve, Dio non tiene più conto contro di voi dei vecchi peccati; Egli vi ha riconciliato a Se Stesso, senza alcuna alienazione da parte Sua. Sorprendentemente il Signore ha previsto tale riconciliazione mentre eravate ancora nel peccato. Vi chiedo, quanto di più ancora questa riconciliazione può applicarsi adesso rispetto al momento in cui avevate creduto nella vittoria della croce?
Secondo Paolo: “Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di Lui salvati dall’ira. Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.” (Romani 5:10).
Alla fine Paolo ci dice: “Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Romani 8:1). Il peccato ha perso ogni suo potere per condannare; ciò è accaduto alla croce di Cristo.
Il problema è che rimangono delle conseguenze al peccato.Alcune conseguenze del peccato possono essere causate da passate abitudini; allo stesso modo le correzioni del Signore spesso accompagnano il peccato. Ma come figlio di Dio devi fissare nella mente una volta per tutte: Dio non corregge i Suoi figlioli nell’ira.
Perché il Signore corregge quelli che egli ama,e punisce tutti coloro che riconosce come figli». Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga?” (Ebrei 12:6-7).
Non sarete mai così amati rispetto a quando siete puniti o corretti dal Signore, infatti l’intero processo della correzione ha a che fare con il desiderio di Dio per voi; ogni cosa è diretta per farvi afferrare la conoscenza e la gloria Sua.
Ma non errate: la Bibbia chiama dolorosi questi periodi, non ci troverete gioia in nessuna maniera. “È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recare gioia …” (Ebrei 12:11). Nondimeno ci viene detto: “… in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa.” (stesso verso).
Nel corso degli anni ho dovuto spegnere molte frecce e bugie di Satana. Oggi io proclamo con certezza: “Dio non è adirato con me e, cari seguaci di Gesù, non lo è neanche con voi. Perciò zittite tutto quello che invece il diavolo dice!”.
Questa è la vittoria della croce: pace con Dio e la reale pace di Dio.Alla croce, la misericordia e la pace prendono un volto, è il volto di un uomo, Gesù Cristo. Nella storia ogni volta che un figlio di Dio ha pienamente creduto nella potenza purificante e guarente del sangue di Cristo, gli è stata promessa pace. Essa è la pace di Cristo, quella pace che regna nel paradiso.
Le parole di Paolo su questo argomento sono rivolte affinché ogni credente le applichi nel suo cammino
E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.” (Colossesi 3:15, il corsivo è mio).
Cari santi questa è la nostra speranza in tutte le nostre battaglie: che la pace regni nei vostri cuori, riposando nelle promesse di Dio. “Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera. Il Signore sia con tutti voi.” (2Tessalonicesi 3:16).
Possa la seguente preghiera di Paolo diventare nostra in questi giorni di incertezza:
“Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.” (Romani 15:13).
Grazie a Dio per la Sua gioia e pace! Amen.
da: w.w.w.notizievangeliche.com

sabato 12 aprile 2014

Volontari per la sofferenza



Il Signore e Salvatore Gesù Cristo è il dono d'amore che Dio fa all'umanità affinché diventando ciascuno di noi Suoi discepoli e ricevendo i benefici della Sua Persona ed opera, noi si possa vederci ristabilita la perduta dignità di creature fatte ad immagine e somiglianza di Dio.
Questo obiettivo, naturalmente, non si realizza completamente e subito: la vita cristiana al seguito del Signore Gesù è un cammino che si percorre gradualmente e con diligenza, un cammino sicuro si, ma tutt'altro che facile. Molti, soprattutto oggi, hanno fretta: vorrebbero vedere realizzate subito e senza fatica tutte le loro aspettative e promesse. L'impegno costante e diligente per un lungo periodo di tempo è per loro intollerabile. Non sono disposti ad accettare la sofferenza e la scomodità di dover fare sacrifici per arrivare all'obiettivo prefissato.
E' un po' come quando partiamo per le vacanze, e dobbiamo viaggiare in auto per lunghe ore. Quante volte i bambini, costretti, è vero, nel sedile posteriore ci innervosiscono con quei loro: "...e quando arriviamo? Quando arriviamo? Quanto tempo c'è ancora da viaggiare?", chiedendocelo magari già dopo la prima mezz'ora di viaggio! La pazienza e il sacrificio non è il forte dei bambini, e forse neanche di tanti adulti.
Qualunque impresa che si voglia intraprendere richiede infatti impegno, sforzo, fatica e noi siamo persone di solito molto pigre che amano cose comode. Facilmente, però, non si otterrà mai nulla di veramente valido e duraturo.
L'apostolo Paolo, nella lettera ai Romani, al capitolo 8, dopo aver parlato delle benedizioni disponibili in Cristo, fa il seguente sorprendente discorso:
"E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati. 18Io ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano affatto da eguagliarsi alla gloria che sarà manifestata in noi. 19Infatti il desiderio intenso della creazione aspetta con bramosia la manifestazione dei figli di Dio.... 23E non solo esso, ma anche noi stessi che abbiamo le primizie dello Spirito; noi stessi, dico, soffriamo in noi stessi, aspettando intensamente l'adozione, la redenzione del nostro corpo. 24Perché noi siamo stati salvati in speranza; ora la speranza che si vede non è speranza, poiché ciò che uno vede, come può sperarlo ancora? 25Ma se aspettiamo ciò che non vediamo, l'aspettiamo con pazienza. ...28Ora noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. 29Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del suo Figlio, affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati, e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati".

Pronti a soffrire?

Nel testo della lettera ai Romani che abbiamo letto, Paolo descrive la vita cristiana come un cammino fatto anche di sacrificio e di sofferenza. Proprio quando parla delle benedizioni che i figli di Dio ricevono, egli introduce il tema della sofferenza: "E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati"(Ro. 8:17).
Certo come figli di Dio, noi attendiamo con fiducia di ricevere una gloriosa eredità dal nostro Padre celeste. Siamo coeredi con Cristo, e siamo chiamati a condividere con Lui le meravigliose ricchezze della Sua dignità. Siamo però anche eredi delle Sue sofferenze, per soffrire come Cristo ha sofferto!
Non è forse un colpo basso quello che Paolo qui pare darci? Fin ora abbiamo impostato la nostra serie di riflessioni su una dignità da riconquistare, non sulla sofferenza... Abbiamo visto come si sono sviluppati i progetti di Dio per liberare il Suo popolo dalla miseria verso il pieno ristabilimento come Sue gloriose immagini. Abbiamo imparato molto da personaggi come Adamo, Noè, Abrahamo, Mosè, Davide.
Il discorso non sarebbe però completo ed onesto se ora la Bibbia non ci dicesse che i cristiani pure ereditano le sofferenze di Gesù. Che cos'ha a che fare la sofferenza con i piani di Dio per ristabilirci alla nostra dignità perduta? Come si concilia tutto questo con quanto abbiamo detto?

Una necessità

Per quanto misterioso questo possa sembrare, Dio ha stabilito che la sofferenza fosse una componente del nostro cammino verso la dignità perduta. Notate come l'apostolo lo dica chiaramente: "se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati". In breve: non potremo godere della gloria di Cristo senza partecipare alle Sue sofferenze.
Per comprendere il ruolo che le avversità e le sofferenze hanno nella vita cristiana dobbiamo chiarire a quali sofferenze l'Apostolo stava pensando quando faceva questo discorso. I credenti possono infatti trovarsi in difficoltà per molte ragioni. Possiamo distinguere almeno tre tipi di sofferenza:
1) Viviamo in un mondo corrotto. In primo luogo la nostra vita è crivellata da difficoltà semplicemente perché viviamo in un mondo decaduto e corrotto. Il cristiano è una persona che è stata riscattata dalle conseguenze eterne del peccato e, per grazia di Dio, sta riparando oggi la sua vita da molti mali. Dio però non toglie il cristiano dal mondo per portarlo immediatamente in paradiso. Rimanendo quaggiù, vivendo nel contesto di questo sistema di cose, continuiamo ad essere soggetti alle conseguenze della maledizione a cui Dio ha sottoposto il mondo dopo il peccato di Adamo ed Eva (Ge. 3:16-19). Se Cristo ci dovesse liberare dai condizionamenti negativi di questo mondo sulla nostra vita, dovrebbe subito portarci via di qui. Gesù però ha detto: "Io non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno"(Gv. 17:15). Cristo non ci ha liberato completamente dai guai che ci sono stati causati dai nostri progenitori.
I credenti rimangono anch'essi sottoposti a molte delle difficoltà comuni alla razza umana. Siamo anche noi vittima di ingiustizie; dobbiamo affrontare le devastazioni della guerra; soffriamo a causa di disastri naturali; diventiamo malati e moriamo. Questo tipo di problemi non ci sopraggiungono perché noi si abbia personalmente disubbidito a Dio, ma li dobbiamo affrontare proprio perché viviamo in un mondo maledetto dal peccato di Adamo.
2) Le conseguenze del nostro malfare. In secondo luogo, i credenti pur avendo ricevuto in sé stessi un principio di nuova vita, rimangono persone con molte contraddizioni. Lungi dall'essere perfetti, commettono errori, e devono oggi pagare per le conseguenze di loro eventuali scelte sbagliate. Come tutti anche i credenti possono soffrire come diretto risultato della loro propria ingiustizia. Violare lo standard morale stabilito da Dio comporta sempre delle conseguenze negative: è una legge ineluttabile. L'adulterio porta al divorzio; rubare porta al carcere, e questi non sono che esempi macroscopici. Possiamo causare squilibrio al nostro corpo se ne abusiamo, possiamo causare problemi alla nostra famiglia o alla nostra società quando non ci comportiamo come dovremmo. Soffriamo questo tipo di problemi perché sono conseguenza della nostra disubbidienza al Signore.
Oltre tutto i nostri peccati suscitano contro di noi una salutare azione disciplinare da parte di Dio. Egli permette che i suoi figli erranti subiscano delle avversità per farli ritornare sul sentiero della giustizia (Eb. 12:10). In entrambi i casi, sono i nostri personali peccati a farci soffrire.
3) L'avversione del mondo. Già queste cose rendono difficile la vita, ma Paolo non pensa tanto a questo quando dice: "soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati". Egli pensa ad un terzo tipo di sofferenza, 
problemi che Dio non ha taciuto esisteranno per i seguaci di Cristo. Facciamo l'esperienza delle difficoltà perché Dio ci ha chiamato a soffrire. Chiamati a soffrire, soffrire "apposta"? Si, soffrire per la causa dell'Evangelo al quale abbiamo dedicato tutta la nostra vita.

Chiamati alla sofferenza

Ogni cristiano è stato chiamato a soffrire almeno in due modi. Da un canto condividiamo le sofferenze di Cristo perché la nostra devozione verso di Lui, la nostra coerenza con la volontà del Signore il mondo non la tollera.
Il cristiano coerente fa immancabilmente esperienza di opposizione da parte del mondo. Gesù è chiaro su questo punto: "Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi" (Gv. 15:18), e ancora: "Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come neppure io sono del mondo"(Gv. 17:14)Si, il cristiano sta dalla parte di Colui che il mondo di tenebre odia. Di conseguenza, i non credenti lo perseguitano come hanno perseguitato lui.
La storia riporta quanto innumerevoli cristiani abbiano dovuto sopportare terribili prove per mano di non credenti. Ancora oggi cristiani soffrono terribili persecuzioni in alcune parti del mondo. Certo l'influenza dell'Evangelo nel mondo allevia molte sofferenze, ma ancora si manifesta l'odio del mondo contro persone che Dio ha rigenerato e che intendono pensare e vivere secondo la volontà di Dio. Organizzazioni professionali li respingono. Vicini e membri della loro famiglia li escludono. Pensate quante volte un cristiano coerente con il Suo Signore viene deriso o considerato fanatico o settario e per questo additato ed emarginato dalla maggioranza compiacente e persino da altri cosiddetti cristiani o "gente religiosa". Non c'è peggiore settario di chi è sempre pronto ad additare l'uno o l'altro come settario!
Gesù ha detto: "Vi ho detto queste cose, affinché non siate scandalizzati. Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi, l'ora viene che chiunque vi ucciderà penserà di rendere un servizio a Dio. E vi faranno queste cose, perché non hanno conosciuto né il Padre né me"(Gv. 16:1-3). E ancora: "Ora voi sarete traditi anche dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici; e faranno morire alcuni di voi. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma neppure un capello del vostro capo perirà. Nella vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre"(Lu. 21:16-19). In questi ed in molti altri modi, soffriamo per Cristo perché il mondo è deciso ad ostacolare l'avanzamento del regno di Dio.
Paolo ammoniva Timoteo che: "tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù, saranno perseguitati" (2 Ti. 3:12). Queste parole ci dovrebbero fare ben riflettere. Se io e voi non abbiamo alcun problema di questo genere da parte del mondo, dovremmo seriamente mettere in questione l'autenticità della nostra professione di fede cristiana. Blaise Pascal ha detto: "E' dai segni delle sue sofferenze che Cristo ha voluto farsi riconoscere dai suoi discepoli, ed è per mezzo delle sofferenze che riconosce coloro che sono i suoi discepoli". Coloro che seguono la vocazione di cristo si pongono in rotta di collisione con i non credenti. Conflitto e persecuzione sono inevitabili.

La sofferenza del sacrificio

D'altro canto i cristiani soffrono perché Dio ci ha chiamati a dire no ai nostri propri desideri per adottare uno stile di vita impostato al sacrificio. Questo aspetto della vita cristiana diventa evidente in diversi brani del Nuovo Testamento. In 2 Co. 1:5 Paolo scrisse che "le sofferenze di Cristo abbondano in noi".
Umiliazione e servizio non erano riservati solo a Cristo, le sue sofferenze "traboccano" nell'esperienza della comunità cristiana. In modo simile, Paolo parla del suo ministero come di un'opportunità per "compiere nella sua carne" "ciò che manca ancora alle afflizioni di Cristo"(Cl. 1:24). Noi siamo chiamati ad essere, in un certo senso, il proseguimento delle sofferenze di Cristo seguendone i passi di servizio sacrificale.
Quando uomini e donne ripongono la loro fede in Cristo, Dio li associa in modo soprannaturale alla morte ed alla risurrezione di Cristo (Ro. 6:1-7). In effetti, quello che Gli è avvenuto duemila anni fa accade pure a noi. Noi "moriamo al peccato" (v. 2) e siamo fatti risorgere "in novità di vita"(v. 4). Vivendo però da questa parte della "staccionata", la nostra unione con Cristo pure comporta continuare in noi la Sua umiliazione in questo mondo. Cristo: "Non è venuto per essere servito, ma per servire" (Mr. 10:45). Cristo: "si è fatto povero per voi, affinché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà"(2 Co. 8:9). Egli ha trascurato il Suo proprio onore "per cercare e salvare ciò che era perduto"(Lu. 19:10). Egli "abbassò sé stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce." (Fl. 2:8)
Vivere per Cristo significa vivere come Lui ha vissuto. Noi non siamo qui per essere serviti, ma per servire; il nostro scopo per vivere non è arraffare tutti i beni di questo mondo, ma quello di perderli per Lui.
In questa luce dovrebbe essere evidente che Dio non ci ha chiesto semplicemente di sopportare delle sofferenze per lui, ma si aspetta che noi le andiamo a cercare! In che modo Gesù ci dice questo? Così: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua"(Lu. 9:23). Seguire Cristo significa andarseli a cercare i guai! Paolo esprimeva quel desiderio che dovrebbe pure essere nel nostro cuore in questi termini: "Voglio solo conoscere Cristo e la potenza della sua risurrezione. Voglio soffrire e morire in comunione con lui"(Fl. 3:10). I credenti non dovrebbero soffrire per Cristo cercandone il meno possibile di sofferenze, dovremmo anelare a condividere le Sue prove.
I volontari, per esempio, quelli della Croce Rossa che vanno in guerra, meritano tutto il nostro rispetto. Affrontano circostanze molto pericolose e spesso sacrificano la loro vita per gli altri. Dovremmo rendere onore al loro coraggio. Essi mettono da parte i loro interessi immediati e la loro sicurezza, rinnegano sé stessi e lasciano i propri cari per vivere e forse per morire per gli altri.
Se siamo onesti, la maggioranza dei cristiani vive come dei soldati di leva più che come volontari. Quando eventi al di là del nostro controllo ci costringono a fare dei sacrifici, ne sopportiamo il fardello il meglio che possiamo. Raramente però diciamo appositamente no ai nostri desideri per poter portare la croce di Cristo. Siamo troppo attaccati alla "vita pacifica" che annunciarci come volontari per la sofferenza. Come coeredi delle sofferenze di Cristo, però, dobbiamo mettere da parte i nostri obiettivi personali per servire il regno di Dio.
Naturalmente dobbiamo essere saggi amministratori di ciò che possediamo e del successo che Dio ci accorda in questo mondo. Però le persone il cui unico obiettivo è quello di accumulare proprietà e potere, non vivono come dovrebbero i veri seguaci di Cristo. Dio ci ha chiamato a condividere le sofferenze di Cristo.
Quanto Dio desidera che io e voi soffriamo per Cristo? Ogni persona lo deve decidere individualmente davanti al Signore. Dio chiama alcuni cristiani a sacrifici radicali: missioni all'estero, servizio dei poveri, e innumerevoli vocazioni di questo tipo implicano grandi sacrifici personali. Dio chiama altri cristiani a offrirsi volontari per la sofferenza in altri modi. Possiamo donare generosamente del nostro denaro per opere cristiane invece di tenerci ogni centesimo avanzato per noi stessi. Possiamo dare del nostro tempo per l'evangelizzazione ed il servizio, invece di riempire la nostra vita con i nostri propri progetti. Possiamo decidere di seguire una carriera professionale che onori Cristo, invece che una che onori soltanto noi stessi. Possiamo impegnarci duramente per ricostruire un matrimonio in crisi, piuttosto che cercare la comoda soluzione del divorzio. Possiamo aprire la nostra casa per coloro che sono nel bisogno, più che forse comprarci un'auto nuova. Possiamo visitare gli anziani ed i malati, invece di passare il nostro tempo a guardare la televisione o ad andare a spasso... Certo abbiamo le nostre "valide scusanti" per non farlo, ma come misuriamo noi il nostro sacrificio per Cristo? Le opportunità che potremmo avere sono infinite, basta cercarle.

Conclusione

Nel percorrere la strada che conduce al ristabilimento in Cristo della nostra dignità perduta di creature fatte ad immagine di Dio dovremmo tenere in debito conto la sofferenza e non solo come qualcosa purtroppo di inevitabile, ma come positivo strumento per contribuire al regno di Dio.
I credenti devono sopportare tutti i problemi che sono comuni all'umanità e pure le conseguenze del peccato. Più di questo, però, Dio ci chiama a soffrire volontariamente sopportando la persecuzione e sacrificando per Lui i nostri desideri. Con tutte queste vie di sofferenza davanti a noi, dovremmo farci la seria domanda: di quale tipo è il cristianesimo che io professo? Un cristianesimo formale e di comodo o quello che davvero significa seguire Cristo Gesù, in vita e in morte? Potrà anche non essere una prospettiva piacevole per qualcuno, ma soltanto il secondo ci potrà davvero salvare davanti a Dio.
Il cristiano deve essere pronto a tutto, perché c'è tutto da guadagnare e da perdere solo i nostri stracci nel seguire il Signore e Salvatore Gesù Cristo. Possiamo ripetere il detto che dice: Ne vale la pena! ed in questo caso è da intendersi letteralmente!

di Paolo Castellina


 Siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati con il mondo” 
(I Cor 11:32)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/04/volontari-per-la-sofferenza.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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