per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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lunedì 21 marzo 2016

Profezia Biblica, importante o marginale?



Nella seconda lettera di Pietro si trova un termine unico. Al capitolo 2:3 sta scritto che gli uomini saranno sedotti con parole “false” (alla lettera “fabbricate”). Plastois è la parola che si trova nel testo originale, essa compare soltanto in questo passo del Nuovo Testamento e ricorda la plastica avendone la stessa radice linguistica. Oggi esistono molti oggetti, piante, fiori o generi alimentari che vengono imitati molto abilmente. In molte vetrine è esposta della frutta di plastica, lucida e attraente, che fa venire l’acquolina in bocca. Eppure il suo valore nutritivo è nullo e la delusione sarebbe grande se si cadesse nell’inganno. Per quanto riguarda il nutrimento spirituale, la frutta di plastica equivale approssimativamente a quello che il mondo ha da offrire con le sue sette, filosofie e ideologie. Esse lasciano l’anima dell’uomo vuota e affamata, offrono un surrogato indigesto del cibo vitale. Talvolta il loro consumo è persino letale.
Tanto più impressionante il contrasto con la vera parola di Dio, che la stessa lettera definisce “profetica” (2 Pietro 1:19). Profetico significa vivente, efficace, che si realizza tanto nel giudizio quanto nella grazia. E’ proprio questo meraviglioso fenomeno della profezia che convince molti scettici e dubbiosi e li porta alla fede vivente in Gesù.

Esempi di profezie che si sono avverate


Un cristiano americano testimoniò a un ebreo del Messia risorto. Insieme studiarono ciò che sta scritto nella Bibbia. Nel profeta Daniele lessero alcuni particolari della venuta del Messia e della sua morte, e il fatto che dopo il supplizio, il santuario sarebbe stato distrutto (Daniele 9:26). Il tempio, il santuario, era in macerie ormai da quasi due millenni. Il Messia quindi doveva essere venuto prima della sua distruzione, ma il popolo ebraico continuava ad aspettare la venuta dell’Unto. C’era qualcosa che non tornava.

Lentamente quel figlio di Abraamo iniziò a capire che soltanto una persona apparve prima della distruzione del tempio affermando di essere il Messia, e fu rifiutato proprio come sta scritto nella stessa profezia di Daniele: Gesù di Nazaret. Quando il cristiano americano gli mostrò la profezia di Zaccaria, dove si legge che gli ebrei aspetteranno il Dio vivente che hanno trafitto (Zaccaria 12:10), egli riconobbe il vero Salvatore vivente, affidò la sua vita a quel Gesù Cristo risorto e confessò come Tommaso: Mio Signore e mio Dio!“.

Esistono numerosi altri esempi di persone alla ricerca della verità, che hanno trovato la fede grazie alla parola profetica; fra gli altri anche l’autore di queste righe. Il suo ateismo è crollato di fronte alle profezie che si riferiscono al popolo d’Israele.

Quanto sia attuale e vivente la profezia biblica lo dimostra, per esempio, il Salmo 83. “O Dio, non restare silenzioso! Non rimanere impassibile e inerte, o Dio! Poiché ecco, i tuoi nemici si agitano, i tuoi avversari alzano la testa. Tramano insidie contro il tuo popolo e congiurano contro quelli che tu proteggi. Dicono -Venite, distruggiamoli come nazione e il nome d’Israele non sia più ricordato!-” (v. 1-4). Sebbene risalgano a a. 3.000 anni fa, queste parole sembrano essere una citazione dei discorsi di Hezbollah, Hamas o di Ahmadinejad. Si potrebbe persino pensare che il presidente dell’Iran abbia meditato il Salmo 83!

Nella sua ricchezza profetica, la Bibbia è unica. Nessun altro libro religioso al mondo presenta una profezia dettagliata, né il Corano, né la Bhagavadgita, né gli Edda, né altri. La Bibbia è l’unico libro di tutta la storia dell’umanità che scrive la storia anticipando il futuro e non guardando al passato: un fatto senza precedenti e irripetuto.

Se per esempio si confronta Deuteronomio 28 con la storia del popolo d’Israele, bisogna riconoscere, se si vuole essere intellettualmente onesti, che deve essere stato scritto da un Dio onnisciente, o comunque da qualcuno che conosce il futuro. Fra l’altro, in questo che è il passo profetico più ampio della Bibbia, sono anticipate le due grandi catastrofi della storia del popolo ebraico. Il versetto 36 predice la prima deportazione, il versetto 64 la successiva diaspora in tutto il mondo. E’ da notare che nel versetto 36, quando si parla del primo esilio, si nomina anche un re. In effetti, quando Israele fu deportato nell’esilio babilonese fra un popolo straniero, era governato da un re, come è scritto esplicitamente in Deuteronomio. Si trattava di Sedechia, l’ultimo re di Gerusalemme.

Nella seconda diaspora, a cui accenna il versetto 64, non si parla più di un re. In realtà, quando Israele fu disperso in tutto il mondo dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C, gli ebrei non avevano più re. Gesù di Nazaret, il vero re degli ebrei, era stato rifiutato nella generazione precedente. Dio esige proprio questa prova di fronte alle pretese di un mondo pagano multireligioso: “Annunziateci quel che succederà più tardi e sapremo che siete degli dei” (Isaia 41:23).

Da quando è vissuto Einstein, sappiamo che il tempo e lo spazio non sono delle dimensioni indipendenti bensì interdipendenti. Un creatore onnipresente nello spazio, secondo la definizione di Dio, deve essere anche onnipresente nel tempo, ossia eterno. Proprio questa prova ci viene offerta dall’autore della Bibbia. Egli è in grado di predire gli avvenimenti migliaia di anni prima che si realizzino perché per Dio la loro distanza temporale non rappresenta alcun problema: per lui mille anni sono come un giorno e un giorno è come mille anni (2 Pietro 3:8).

Esempi di dettagli profetici 


Davide, per esempio, descrive la crocifissione in modo sorprendentemente dettagliato (Salmo 22). Parla del fatto che le mani e i piedi sono forati (v. 17) in un’epoca in cui la pena della crocifissione ancora non esisteva. Ai suoi tempi, fra gli ebrei la pena di morte veniva inflitta con la lapidazione. Che i piedi di Gesù siano stati forati non sta scritto nero su bianco nel Nuovo bensì nell’Antico Testamento. Vorremmo nominare ancora un episodio nei nostri giorni è di sorprendente attualità. Nel libro dell’Apocalisse al capitolo 11, viene descritto un avvenimento particolare. Si parla dei due testimoni di Dio che muoiono per mano della bestia salita dall’abisso (v. 7), le cui salme restano sulla piazza di Gerusalemme per tre giorni e mezzo, e del fatto che il mondo intero si congratula per la fine di quei due profeti. In seguito essi tornano in vita (v. 11). Uno dei commentatori dell’ultimo libro della Bibbia, vissuto alla fine del XIX secolo, si chiese come sarebbe stato possibile che un avvenimento limitato a un periodo così breve, potesse essere noto al mondo intero. Quando fu scoperta l’America, trascorsero quasi sei mesi prima che la notizia raggiungesse il vecchio continente. La notizia dell’assassinio di Abramo Lincoln, nel 1865, giunse in Europa appena dieci giorni dopo. Nel frattempo, gli Usa avevano già eletto un nuovo presidente. Nel libro dell’Apocalisse sta scritto letteralmente che il mondo intero lo vedrà. “Gli uomini dei vari popoli e tribù e lingue e nazioni vedranno i loro cadaveri per tre giorni e mezzo …” (v. 9). Quando nel libro dell’Apocalisse si trovano questi quattro termini: popoli, tribù, lingue e nazioni, ciò non indica mai un gruppo limitato bensì tutto il mondo abitato. Il commentatore cui abbiamo accennato giunse alla conclusione che, nel tempo a cui si riferiva l’Apocalisse, il telegrafo (alla fine del XIX sec. non si conosce altro) sarebbe stato migliorato a tal punto che il mondo intero avrebbe potuto vedere con i propri occhi quell’avvenimento visibile soltanto per pochi giorni. Per noi la domanda non si pone più. Non appena succede qualcosa di straordinario o un grave incidente sul nostro pianeta, è possibile vederne le immagini il giorno stesso. Il libro dell’Apocalisse, però, fu scritto quasi duemila anni fa, quando le nostre tecniche di comunicazione globale non erano neanche immaginabili. Com’è possibile tale precisione? Soltanto l’Iddio vivente poteva saperlo! Ci sarebbe una lunga serie di esempi che dimostrano che soltanto una persona in possesso di una panoramica completa degli avvenimenti, ed esterna ai minestroni del passato, del presente e del futuro (ossia Dio), può essere in grado di rivelare questo tipo di cose. Dio è dunque il vero autore della Bibbia.

Una dimostrazione dell’esistenza di Dio? 


Anche dal punto di vista scientifico e fisico ciò rappresenta una prova chiara dell’esistenza di un’intelligenza trascendente. La profezia non è fisicamente spiegabile con qualche relazione immanente. Da un punto di vista scientifico, è semplicemente impensabile che un modello esistente (il presente) possa essere messo in relazione a un sistema che ancora non esiste (futuro). Qui, qualsiasi intelligente tentativo di spiegare e definire gli avvenimenti, limitandosi alle leggi del mondo visibile, è destinato a fallire. Se esiste una profezia dettagliata, essa è la prova che il vero Dio ha parlato, che vive, ha vinto la morte e non è un’invenzione dell’uomo. Questo vero Dio ritornerà, come è stato predetto dai profeti fin dall’antichità. Prepariamoci al suo ritorno!

di Alexander Seibel

per gentile concessione di Sequenza Profetica



"Nessuna profezia infatti è mai proceduta da volontà d'uomo, ma i santi uomini di Dio hanno parlato, perché spinti dallo Spirito Santo."
(2 Pietro 1:21)

http://consapevolinellaparola.blogspot.com/2016/02/profezia-biblica-importante-o-marginale.html

mercoledì 3 dicembre 2014

Sei preziosi rimedi contro gli inganni di satana

gettare i propri pesi su Cristo

Sebbene Satana non possa mai privare un credente della sua corona, tuttavia tale è la sua malizia e invidia, che non lascerà nessuna pietra non rivoltata, nessun mezzo non sperimentato, per privarlo del suo conforto e pace, per rendere la sua vita un peso e un inferno, per fare in modo che trascorra i suoi giorni nell’afflizione e nel tormento, sospirando e lamentandosi nei dubbi e negli interrogativi. “Certamente,” dirà, “non abbiamo alcuna parte in Cristo; le nostre grazie non sono vere, le nostre speranze sono le speranze degli ipocriti; la nostra fiducia è presunzione, il nostro godimento è un’illusione.”

Il beato John Bradford (il martire) in una delle sue epistole, dice così, “O Signore, a volte mi sembra di sentirmi come se non vi fosse differenza tra il mio cuore e quello del malvagio. La mia mente è cieca come la loro, il mio cuore è aspro, ostinato, ribelle e duro come il loro,” e così continua.

Vi mostrerò questo in alcuni particolari.

L'inganno di Satana


Un inganno di Satana consiste nel mantenere le anime in una condizione triste, dubbiosa e piena di interrogativi, e così rendere la loro vita un inferno, è di Fare in modo che essi siano assorti e concentrati sui propri peccati, che si occupino più dei propri peccati che del proprio Salvatore; si, di pensare tanto ai propri peccati da dimenticare, trascurare il loro Salvatore; che, come dice il Salmista, “Il Signore non sia in tutti i loro pensieri” (Sal. 10.4). I loro occhi sono così fissi sulla loro malattia, che non possono vederne il rimedio, sebbene sia vicino; e meditano così tanto sui loro debiti, che non hanno né la mente né il cuore di pensare al loro Garante. Un Cristiano dovrebbe portare Cristo sul suo petto come un fiore di diletto, perché egli è un paradiso intero di delizie. Chi non dedica i suoi pensieri a Cristo più che ai propri peccati, non può mai essere grato e fruttuoso come dovrebbe.
 

Rimedio 1


Il primo rimedio per i credenti deboli, è di considerare che sebbene Gesù Cristo non li abbia liberati dalla presenza del peccato, tuttavia li ha liberati dal potere di dannazione del peccato. È ben vero che peccato e grazia non sono mai nati insieme, né peccato e grazia moriranno insieme; tuttavia, finché un credente respira in questo mondo, essi devono vivere insieme, devono coabitare. Cristo in questa vita non libererà alcun credente dalla presenza del peccato, ma libera ogni credente del potere di dannazione di ogni peccato. “Non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito” (Rom. 8.1). La legge non può condannare un credente, perché Cristo l’ha adempiuta per lui; la giustizia divina non può condannarlo, perché Cristo l’ha soddisfatta; i suoi peccati non possono condannarlo, perché sono perdonati nel sangue di Cristo; e la sua coscienza, su retti fondamenti, non può condannarlo, perché Cristo, che è maggiore della sua coscienza, lo ha assolto.
I miei peccati non mi feriscono, se io non piaccio a loro. Il peccato è come l’albero di fico selvatico, o l’edere sul muro; taglia la base, il tronco, il fusto e i rami, eppure alcune radici spunteranno nuovamente, finché il muro non sarà abbattuto.
 

Rimedio 2


Il secondo rimedio contro questo inganno di Satana, è di considerare che sebbene Gesù Cristo non ti abbia liberato dal potere molesto e vessatorio del peccato, tuttavia egli ti ha liberato dal regno e dal dominio del peccato. Tu dici che il peccato ti molesta e ti tormenta tanto, che non riesci a pensare a Dio, né ad andare a Dio, né a parlare con Dio. Oh, ma ricorda che una cosa è che il peccato ti molesti e ti perseguiti, ed un’altra che il peccato regni e abbia il dominio su te. “Il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.” (Rom. 6.14). Il peccato può ribellarsi–ma non potrà mai regnare in un santo. Accade con il peccato nei rigenerati come con quelle bestie di cui parla Daniele, “Quanto alle altre bestie, il dominio fu loro tolto, ma fu loro concesso un prolungamento di vita per un periodo stabilito di tempo” (Dan. 7.12). I Cristiani primitivi scelsero di essere gettati ai leoni esteriormente, piuttosto che essere lasciati alle concupiscenze interiormente.
Ora, il peccato regna nell’anima quando l’anima vi obbedisce volontariamente e prontamente, e si sottomette ai suoi comandi, come i sudditi obbediscono attivamente e accolgono i comandi del loro principe. I comandi di un re sono prontamente accolti e obbediti dai suoi sudditi, ma i comandi di un tiranno sono accolti e obbediti controvoglia. Tutto il servizio che si rende ad un tiranno, è dovuto alla violenza, e non all’obbedienza amorevole. Una libera e spontanea sottomissione ai comandi del peccato dichiara che l’anima è sotto il regno e dominio del peccato; ma da questa piaga, da questo inferno, Cristo libera tutti i credenti. È un segno del fatto che il peccato non ha guadagnato il tuo assenso, ma che ha usato violenza alla tua anima, che tu invochi Dio. Sotto la legge, se la vergine abusata avesse chiamato aiuto, ella sarebbe stata innocente (Deu. 22.27); così quando il peccato agisce da tiranno sull’anima, e l’anima invoca aiuto, essa è senza colpa; quei peccati non saranno addebitati all’anima.
Il peccato non può dire di un credente come il centurione disse dei suoi servi, “se dico all'uno: ‘Va'’, egli va; e se dico all'altro: ‘Vieni’, egli viene; e se dico al mio servo: ‘Fa' questo’, egli lo fa” (Mat. 8.9). No! Il cuore di un santo insorge contro i comandi del peccato; e quando il peccato vorrebbe consegnare la sua anima al diavolo, egli odia il peccato, e invoca la giustizia. Signore! dice l’anima del credente, il peccato fa il tiranno, il diavolo in me; vorrebbe che facessi ciò che si scontra con la tua santità così come con la mia felicità; contro il tuo onore e la tua gloria, così come contro il mio conforto e la mia pace; rendimi dunque giustizia, O retto giudice del cielo e della terra, e fa’ che questo peccato tiranno ne muoia! “O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?”
 

Rimedio 3


Il terzo rimedio contro questo inganno di Satana è di tenere costantemente in vista le promesse della remissione dei peccati, così come le opere interiori del peccato. Questa è una verità certa, che Dio per grazia perdona quei peccati che, in questa vita, non placa completamente nel suo popolo. Paolo prega tre volte (ossia, spesso) di essere liberato dalle spine della carne. Tutto ciò che può ottenere è “La mia grazia ti basta” (2 Cor. 12.9); Io ti perdonerò nella grazia ciò che non sottometterò in te, dice Dio. “Li purificherò di ogni loro iniquità con la quale hanno peccato contro di me e perdonerò tutte le loro iniquità con le quali hanno peccato e con le quali si sono ribellati contro di me; ... Io, proprio io, sono colui che per amore di me stesso cancello le tue trasgressioni e non ricorderò più i tuoi peccati.” (Ger. 33.8; Isa. 43.25).
Ah! Voi anime dolenti, che trascorrete i vostri giorni struggendovi e gemendo sotto la consapevolezza e il fardello dei vostri peccati, perché vi comportate in modo così ingrato con Dio, e così ingiuriosamente con le vostre anime, da non posare lo sguardo su quelle preziose promesse di remissione dei peccati che possono confortare e alleviare il vostro spirito nella notte più scura, e sotto il più gravoso fardello di peccati? Isa. 44.2; Mic. 7.18,19; Col. 2.13, 14. Le promesse di Dio sono un libro prezioso; ogni pagina emana mirra e misericordia. Anche se il debole Cristiano non può aprirlo, leggerlo e metterlo in pratica, Cristo può e certamente la applicherà alla sua anima. “Io, io ho cancellato le tue trasgressioni” oggi e domani (il testo Ebraico denota un atto di Dio continuato).


Rimedio 4


Il quarto rimedio contro questo inganno di Satana, è di considerare tutti i tuoi peccati come addebitati sul conto di Cristo, come debiti che il Signore Gesù ha pienamente assolto; e veramente, se fosse rimasto non pagato anche un solo centesimo di quel debito che Cristo si era impegnato a soddisfare, sarebbe stato impossibile per l’immacolata giustizia di Dio che gli fosse consentito di andare in cielo e sedersi alla sua destra. Ma poiché tutti i nostri debiti, con la sua morte, sono stati rimessi, noi siamo liberi, ed egli è esaltato nel sedersi alla destra di suo Padre, che è il culmine della sua gloria, e il massimo pegno della nostra felicità: “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.” (2 Cor. 5.21). Cristo fu il più grande dei peccatori per imputazione e reputazione.
Tutti i nostri peccati furono commessi per compiersi in Cristo, come dice il profeta evangelico: “Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.” (Isa. 53.3-6).
Nella legge, sappiamo che i debiti della moglie sono imputati al marito. Dice la moglie ad uno e all’altro, Se ti devo qualcosa, vai da mio marito. Allo stesso modo, un credente può dire così alla legge, e alla giustizia di Dio, Se ti devo qualcosa, vai dal mio Cristo, che garantisce per me. Non devo sedermi nello scoraggiamento, con la preoccupazione di quei debiti che Cristo, fino all’ultimo centesimo, ha pienamente soddisfatto. Non dimostrerebbe grande debolezza, e stavo per dire follia, se un debitore sedesse scoraggiato al pensiero di quei debiti che il suo garante ha prontamente, liberamente e pienamente assolto? La consapevolezza del suo amore dovrebbe indurre un uomo ad amare e onorare per sempre il suo garante, e a benedire quella mano che ha pagato il debito e cancellato i registri. Ma sedersi scoraggiati quando il debito è stato soddisfatto, è un peccato che richiede ravvedimento.
Cristo ha in sé il massimo valore e la più grande ricchezza. Come il valore di molti pezzi d’argento è in un solo pezzo d’oro, così tutte le eccellenze disperse nelle creature sono unite in Cristo. Tutto l’intero volume delle perfezioni che sono disperse tra cielo e terra sono condensate in lui.
Cristo ha cancellato tutti i conti tra Dio e noi. Ricorda il capro espiatorio. Sopra la sua testa, tutte le iniquità dei figli d’Israele, e tutte le loro trasgressioni in tutti i loro peccati, venivano confessati e deposti, e il capro portava su di sé tutte le loro iniquità (Lev. 16.21). Certo! Il Signore Gesù è quel capro benedetto, sul quale sono stati posti tutti i nostri peccati, e il quale da solo ha condotto i nostri peccati nella terra dell’oblio, dove non saranno più ricordati.
Cristo è il canale della grazia da Dio. Un credente, sotto la colpa del suo peccato, può guardare il Signore in volto, e invocarlo così: È vero, Signore, che ti devo molto, ma tuo Figlio fu il mio riscatto, la mia redenzione. Il suo sangue fu il prezzo; egli fu il mio garante e s’impegnò a rispondere dei miei peccati; io so che tu devi essere soddisfatto, e Cristo ti ha soddisfatto fino all’ultimo centesimo, non per sé stesso, perché quali peccati egli aveva di suo? Ma per me; essi sono il mio debito che egli ha assolto; puoi controllare il tuo libro, e troverai che è segnato dalla tua stessa mano proprio su questo conto, che Cristo ha sofferto e ha reso soddisfazione per essi.
I “sangui” di Abele, perché così si esprime il testo Ebraico, come se il sangue di un Abele avesse tanti rivoli quante gocce, grida vendetta contro il peccato; ma il sangue di Cristo grida ancora più alto per il perdono del peccato!
 

Rimedio 5


Il quinto rimedio contro questo inganno di Satana, di considerare solennemente i motivi per cui il Signore si compiace di fare in modo che il suo popolo sia provato, travagliato, e vessato con le opere della corruzione peccaminosa; e sono questi: in parte per conservarli umili e dimessi ai loro occhi; e in parte per volgere la loro attenzione all’uso di tutti gli ausili divini con i quali il peccato può essere sottomesso e mortificato; e in parte, affinché essi possano dipendere da Cristo per il perfezionamento dell’opera di santificazione; e in parte, per renderli meno legati alle cose inferiori, e più addolorati per la loro lontananza da Cristo, e per conservare in loro sentimenti di compassione verso coloro che sono soggetti alle loro stesse debolezze; e affinché essi possano distinguere tra uno stato di grazia ed uno stato di gloria, e affinché il cielo possa essere per loro più amabile quando infine vi giungono.
Ora, con questi seri motivi il Signore permette che il suo popolo sia provato e perseguitato con le opere delle corruzioni peccaminose? Oh, allora che nessun credente parli, scriva, o concluda amare cose contro la propria anima e le proprie consolazioni, perché il peccato travaglia e perseguita in tal modo la sua giusta anima. Ma dovrebbe portare la mano alla sua bocca e rimanere in silenzio, perché il Signore vuole così, con motivazioni così serie a cui l’anima non è capace di resistere.


Rimedio 6


Il sesto rimedio contro questo inganno di Satana, è di considerare solennemente che i credenti devono pentirsi di essere scoraggiati dai propri peccati. Il loro scoraggiamento per i propri peccati costerà loro molte preghiere, molte lacrime e molti gemiti; e questo perché tutto il loro scoraggiamento sotto il peccato proviene dall’ignoranza e dalla mancanza di fede. Proviene dalla loro ignoranza della ricchezza, della libertà, della pienezza e dell’eternità dell’amore di Dio; e dalla loro ignoranza della potenza, della gloria, della sufficienza e dell’efficacia della morte e delle sofferenze del Signore Gesù Cristo; e dalla loro ignoranza del merito, della gloria, della pienezza, dell’ampiezza, e della completezza della rettitudine di Gesù Cristo; e dalla loro ignoranza di quella vera, intima, spirituale, gloriosa e inseparabile unione che esiste tra Cristo e le loro preziose anime. Ah! Se le preziose anime conoscessero e credessero alla verità di queste cose come dovrebbero, essi non si sederebbero demoralizzati e sopraffatti dalla sensazione e dalle opere del peccato.
Dio non diede mai un cuore nuovo ad un credente perché fosse sempre ferito, e sempre spezzato e lacerato in pezzi per lo scoraggiamento.

di Thomas Brooks



 
"Perché le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere le fortezze" 
(2 Corinzi 10:4)
 
http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/11/preziosi-rimedi-contro-gli-inganni-di.html

domenica 17 agosto 2014

Ultimi Tempi: Amare Dio


Il profeta Daniele e l’apostolo Giovanni hanno apportato un immenso contributo alla nostra comprensione delle verità riguardanti gli ultimi tempi e il culmine di quest’epoca: a loro siamo debitori per i libri di Daniele e Apocalisse. Entrambi ricevettero la Parola di Dio attraverso visioni e un cielo aperto, ma perché ricevettero così tante benedizioni?
Le Scritture sono chiare nell’indicare che non erano soltanto intellettuali isolati dal mondo e che nessuno dei due giunse alla conoscenza della verità in seguito ad un lungo procedimento intellettuale. Allora cosa avevano di speciale da far si che a loro fossero affidate queste straordinarie e gloriose verità riguardanti gli ultimi tempi? Possiamo rintracciare qualche indizio nelle loro storie personali?
Le Scritture forniscono la risposta a questo interrogativo: entrambi avevano un profondo amore per Dio. Quest’amore si esprimeva in uno zelo nel vedere la rivelazione dei piani di Dio e dei suoi scopi qui sulla terra. Essi sentivano un forte peso per Gerusalemme e il popolo di Dio e a causa della loro dedizione per il patto divino si trovarono coinvolti in avventure straordinarie affrontando grandi prove. Dio, inoltre, aprì i cieli e rivelò loro i suoi segreti: al termine della loro esistenza avevano non solo visto l’ascesa e la caduta di regni e governanti ma la loro vista si era spinta attraverso i secoli, fino a permettergli di essere testimoni dei nostri giorni e della seconda venuta di Gesù, l’atteso Messia di Israele.
Sia il profeta Daniele, che l’Apostolo Giovanni ricevettero una speciale menzione nelle Scritture come amati da Dio. L’angelo Gabriele rivelò a Daniele, poco prima che egli ricevesse la profezia chiave delle settanta settimane, che egli era un uomo “molto amato”(vedi Da 9:23); quest’affermazione si ripetè di nuovo in un’altra visione in Danile 10:11, invece, per quel che riguarda l’apostolo Giovanni, egli era conosciuto come il discepolo che Gesù amava (vedi Gv 13:23, 19:26, 20:2 e 21:7).
Il rapporto basato sul patto divino era per loro una passione e uno studio fedele e accurato della sacra Parola di Dio. Entrambi affrontarono prove mortali e ricevettero miracoloso soccorso di fronte a terribili persecuzioni; Daniele trascorse una lunga notte al riparo da una fossa di leoni affamati e Giovanni (secondo la leggenda) uscì incolume da un calderone d’olio bollente. Quest’ultimo rimase con Gesù fino alla fine, era con lui al Golgota e fu testimone della sua crocifissione. La personale dedizione e la paziente sopportazione di questi due uomini era straordinaria e la loro fedeltà attraverso le prove e le tribolazioni confermò la loro passione per Dio. Probabilmente furono ritenuti degni di comunicare a noi la Parola di Dio riguardo gli ultimi tempi perché il loro rapporto d’amore con Dio era stato messo alla prova.
Nella società attuale, e a dire il vero nel passato, coloro che amano Dio sono stati spesso considerati dei “buonannulla”. Da molti che si definiscono cristiani, la passione per Dio è stata spesso considerata come un po’“esagerata”, un “extra” non essenziale riservato a coloro che hanno il tempo di tergiversare nel sentimentalismo religioso.
Ovviamente tutto può cambiare rapidamente e quando la storia bussa alla nostra porta è allora che riemergono le questioni eterne e che la passione per Dio sembra di nuovo essere all’ordine del giorno. L’esercito della Salvezza operò al fronte durante la terribile guerra di trincea della Prima Guerra Mondiale, un periodo in cui molti uomini s’interessarono alle cose di Dio. Durante la prima guerra del Golfo si convertirono talmente tanti soldati a Cristo che fu difficile trovare abbastanza acqua per battezzarli. Alla fine fu necessario battezzarli in delle bare: quale modo migliore per identificarsi con la morte di Gesù!
Nei momenti di prova i più grandi interrogativi della vita richiedono risposte ed è in quelle circostanze che l’uomo moderno ancora una volta ricorda che è uno spirito eterno che ha bisogno di salvezza. Gli esseri umani sono stati creati per avere un rapporto con Dio ed è lì che si trova la vera felicità. Alla croce, Gesù (il Dio della storia e dell’eternità), ha versato il suo sangue per i peccati del mondo ed è ravvedendosi e chiedendo a lui di entrare nella propria vita che sarà possibile trovare il vero significato della nostra esistenza e le risposte ai grandi interrogativi della vita.
Infatti, fu un uomo che amava Dio a scrivere il libro dell’ApocalisseConoscere e amare Gesù è la chiave per la comprensione degli ultimi tempi. Dio “sigilla” la verità degli ultimi tempi e la nasconde ad altri: lo fa forse per evitarne l’uso improprio da parte loro?Con l’avvicinarsi del giorno del Signore tutte le filosofie e gli sforzi umani falliranno ma la testimonianza di Gesù Cristo rimarrà. Fu l’amato Giovanni a portarci questa verità:
“……..la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia”. – Ap. 19:10
La storia sacra avanza in maniera teologica o lineare verso un apice. I cicli ipnotici del misticismo orientale, il freddo e impersonale ying e yang, il tetro e insignificante cerchio della vita e della morte, le droghe che annebbiano la mente e tutte queste tediose e inconcludenti filosofietrascinano le anime degli uomini nella polvere. Il vuoto misticismo esistenzialista in cui rimasero intrappolati i Beatles e la gioventù degli anni ’60 non condusse da nessuna parte, se non a letto con un estraneo nel vano tentativo di trovare “la pace” nell’eros senza un ritorno a Dio. La dottrina di Woodstock “fate l’amore, non fate la guerra” era solo un altro tentativo da parte del genere umano di tenere in equilibrio la pace e la guerra come un altro “ying e yang”. Rudyard Kipling disse: “L’est è l’est e l’ovest è l’ovest, i due non saranno mai conciliabili.” Aveva torto. L’uomo occidentale è ormai immerso nel misticismo; è veramente perduto e la sua mente annebbiata. Nell’Odissea di Omero il suo eroe fu detenuto su un’isola con la maga Circe per dieci anni: mangiando foglie di loto aveva dimenticato la sua identità e insieme ad essa la sua ricerca. Così anche l’uomo occidentale ha dimenticato la sua memoria e il suo destino e come l’equipaggio di Ulisse è stato anch’esso trasformato in un maiale. Ma la crisi dell’età presente arriverà, così, un bel giorno ci risveglieremo e ricorderemo la nostra identità (ciò che siamo stati) e come Ulisse ritorneremo alla nave, salperemo ancora una volta e riprenderemo il nostro viaggio. Ritorneremo come il figliol prodigo alla nostra casa spirituale, la casa del Padre, e da colui che veramente amiamo.
L’amore è un fuoco che brucia e le informazioni che Daniele ricevette dal trono di Dio in tre visioni non erano facili da accogliere. In Daniele 7:21 e 25, 8:24 e 12:7 è indicato che i santi perderanno il potere temporale e la protezione politica negli ultimi tempi; nei giorni del quinto sigillo della Grande Tribolazione essi subiranno un martirio di proporzioni sconcertanti. Quando la sua anima ascoltò queste verità concernenti gli ultimi tempi, queste erano di una gravità tale che Daniele svenne (come probabilmente faremo anche noi oggi)come si legge in Daniele 8:27. A lui non fu dato di capire come i santi degli ultimi tempi potessero perdere la lotta per il potere temporale e nonostante ciò ereditare il regno alla fine. Questo era per un lui un mistero tanto quanto lo è per noi oggi 2500 anni dopo. Il tema principale dei libro di Daniele e dell’apostolo Giovanni è la guerra spirituale (inevitabile e necessaria) che dovremo affrontare.
Come possiamo vedere, questo studio degli ultimi giorni è più che solo un esercizio accademico, ma è prima di tutto un passaggio che ha come fondamento l’amore e la passione per Dio. È un’avventura e una storia d’amore con Dio che supera i confini della morte e che si trasformerà col passare del tempo in una passione: essa sta crescendo dentro di noi ed è destinata ad affascinare e a consumare l’intero nostro essere. Questo viaggio con Dio ci porterà ad andare oltre le preoccupazioni del presente e le questioni di protezione politica e a sperimentare realtà che trascendono la mera sopravvivenza della carne. La Via ci condurrà al di là dei mandati della predominante vita egoista del presente e così, memori della moglie di Lot lasceremo alle spalle le nostre preoccupazioni e cammineremo senza guardarci indietro.
Questo pellegrinaggio è una passione; è la strada maestra della Santità (Is 35:8-10). Alla fine del percorso arriveremo nei pressi della Città Santa e una volta giunti in vista dei cancelli di splendore lasceremo alle spalle tutti i fardelli terreni che erano a noi cari entrando così nella città di Dio (Mt. 19:24-29) e in reami di gloria indicibile non ancora in vista.
Forse saremo disperse come pecore senza pastore” (1 Re 22:17, Mt 9:36), ma nessuno sarà perduto.
Forse saremi stati (o ancora saremo) esiliati tra i goyim (pagani) ma Dio farà di noi “una luce per i gentili”.
Forse saremo considerati come pecore da macello (Sl 44:22, Rm 8:36) ma noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati”(Ro 8:37).
Gesù disse: “Sarete traditi da genitori, fratelli, parenti e amici”. “Faranno morire parecchi di voi” confidò il nostro Signore ai suoi discepoli nel discorso sul monte degli Ulivi (Mt 24). “Ma neppure un capello del vostro capo perirà” (Luca 21:18).
“Con la vostra costanza salverete le vostre vite” (Luca 21:19). “Io sono con voi tutti i giorni, (il nostro Signore dice) sino alla fine dell’età presente” (Mt 28:20).
Cari santi noi siamo pellegrini in un viaggio epico verso il cuore di Dio e la questione centrale non sarà la nostra forza economica, materiale o militare, ma la nostra consacrazione, e a chi siamo consacrati. Il sipario sta per alzarsi sull’avvenimento più avvincente e sulla storia d’amore più accattivante che questo mondo e che gli angeli abbiano mai visto (Eb 12:1).
E questa è la conclusione di questa storia secondo le Scritture: il Messia ritornerà per una sposa senza macchia, ruga o imperfezione (Ef 5:27) e la rifinitura dei santi come oro sarà inevitabile (Apocalisse 3:18). La storia della presente epoca malvagia terminerà con la rivelazione del Messia quale Leone di Giuda che ruggirà da Sion (Gioele e Amos 1:2) e verrà in giudizio contro le schiere di Gog e i suoi alleati mentre queste cercheranno di assalire Israele dalle estremità del settentrione negli ultimi tempi (Ez 38). Egli difenderà Israele con il suo potente braccio e quando le nazioni circostanti si raduneranno con i loro eserciti sulla pianura di Armageddon, Dio esigerà una terribile retribuzione. Isaia, inoltre, vide il Messia ritornare calpestando l’uva dell’ira e Michea lo vide far breccia e liberare gli eletti dall’ovile di Bosra. “Poiché è il giorno della vendetta del Signore, l’anno di retribuzione per la causa di Sion” (Is 34:8).
Il fulcro della seconda venuta del Signore Gesù è la devozione. La liberazione finale dei santi è il giorno dell’ira e sarà anche il giorno del giudizio per gli empi. Dio agirà con amore e rabbia animata dalla gelosia e libererà i suoi santi, i quali saranno provati, dalle mani dei loro carcerieri. In quel giorno gli empi saranno radunati da tremendi angeli d’ira, saranno raccolti come erbacce da bruciare e il loro destino sarà un luogo di tormento eterno (Mt 13:30). Gli uomini, infatti, potranno farsi beffe della promessa della sua venuta, ma Dio non si lascia prendere in giro, né abbandona il suo popolo: egli lo libererà prontamente non appena ogni cosa sarà detta e fatta.
È molto importante sapere che il giusto giudizio arriverà, perché questo ci aiuterà personalmente ad affrontare la grandeTribolazione con pazienza. Questa conoscenza c’è data, infatti, affinché possiamo crescere in grazia e predicare il vangelo a quelle stesse persone che ci perseguiteranno. Ma indovina un pò? Non siamo noi a essere nei guai ma loro perché avranno osato perseguitare il popolo del patto di Dio.
L’ira di Dio non è solo rabbia vuota, nè è diretta al suo popolo in forma di “tribolazione” ma è uno zelo intenso e santo e una rabbia diretta in modo specifico a coloro che perseguiteranno il popolo del suo patto. Questa è una manifestazione del Suo amore.
Pensando all’amore e alla passione per Dio soffermiamoci a ricordare il nostro patriarca Giuseppe. Come vi ricorderete egli fu perseguitato dai suoi fratelli: alcuni di loro volevano ucciderlo. Eppure, in tempo di carestia egli elargì il pane della vita ai suoi fratelli in precedenza ostili e nutrì anche i popoli fuori dal patto e provenienti da vari angoli della terra durante quei terribili sette anni.
La storia di Giuseppe durante quei sette anni è un modello della storia della chiesa futura nella settantesima settimana. Questa grazia e pazienza nella tribolazione che Giuseppe ha esemplificato, saranno gloriosamente visibili ancora durante gli eventi degli ultimi tempi. Negli ultimi tempi tutto il popolo giudeo-cristiano composto da coloro che appartengono a Dio affronterà il tempo di angoscia di Giacobbe ed è al culmine di questa prova che molti si piegheranno finalmente e abbracceranno il Cristo che vedono nella vita dei loro fratelli perseguitati. A tal fine, un elemento chiave sarà la promessa rivolta a Giuda di fare da garante per la vita di Beniamino. La casa reale di Giuda sarà salvata, il trono di Davide stabilito sulla terra per mille anni (Za 12:7-13:1) e le case d’Israele e le dodici porte della città santa saranno destinate ad aprirsi gloriosamente negli ultimi giorni. I due pezzi di legno diventeranno uno nelle mani del Messia (Ez. 37), il quale sarà contemporaneamente re e sacerdote santo come il grande Melchisedec e in Lui essi si uniranno per formare un solo “sacerdozio reale e una nazione santa” (1 P 2:9). Questo sarà il regno/sacerdozio che ristabilirà questo mondo durante il millennio del Messia.
Molti misteri devono ancora essere svelati: una grande avventura ci è posta dinnazi. Questa santa ricerca è destinata a consumare i pellegrini degli ultimi tempi con una storia d’amore in Dio che toccherà ogni parte del loro essere.
Il pellegrinaggio è stato lungo: il percorso di fedeltà al patto è cominciato con il nostro patriarca Abramo. Egli partì ben 4000 anni fa da Ur, una città d’idoli, guidato dalla mano di Dio e 500 anni più tardi la famiglia di Abramo, Isacco e Giacobbe era diventata una nazione di un milione di persone. Questo popolo cantò il Cantico di Mosè mentre usciva dall’Egitto per mezzo di una potente liberazione, e, protetto dalla mano potente di Dio, fu condotto fuori da Mosè in un esodo di massa. Dio lo soccorse dall’assalto delle bighe del Faraone permettendogli di attraversare il Mar Rosso sulla terra asciutta.
Il pellegrinaggio del popolo di Dio va avanti e nel futuro ci aspetta un esodo di proporzioni ancora maggiori (Gr 16:14-15). Alla fine di quest’epoca l’enorme e grandioso esercito dei redenti arriverà nei regni celesti e lì canterà il Cantico di Mosè, nello stesso modo in cui fu cantato quando il popolo d’Israele attraversò il Mar Rosso. Questa volta sarà cantato in ricordo di una liberazione ancora più gloriosa e quell’enorme e glorioso esercito proveniente da tutte le nazioni starà in piedi di fronte al mare di vetro (Ap 15:1-3). Dio libera i suoi!
Il tempo incalza ora che ci stiamo avvicinando al premio della nostra grande chiamata. Gli eletti di Dio sono al centro della sacra storia: come potranno mai essere in grado di affrontare tutto questo? Come continueranno a lottare con l’Angelo durante la “notte oscura dell’anima”? La risposta si vedrà in azione e sarà la grazia divina di Dio che ci condurrà alla vittoria. L’imminente settantesima settimana di Daniele e i suoi tre anni e mezzo di Grande Tribolazione porteranno i santi sulla scena, i quali sopporteranno un periodo di prova senza precedenti nel bel mezzo delle impetuose tempeste della storia. Come mai potranno sopportare tale afflizione?
I santi degli ultimi tempi non saranno soli, né avranno dei corpi interamente corruttibili quando giungeranno “all’ora della tentazione”, ma in quel tempo penetreranno nel mistero della santità e saranno provvisti in maniera soprannaturale della grazia di Dio per le prove; i cristiani perseguitati nel mondo ne sono provvisti già ora. I santi saranno protetti o preservati dalla potenza di Dio in ogni istante dell’“ora della tentazione” (Ap 3:10) e troveranno rifugio nel “luogo segreto dell’Altissimo” (Salmo 91:1). Come Davide nella “valle dell’ombra della morte” troveranno una mensa imbandita apposta per loro, proprio alla presenza dei loro nemici (Salmo 23) sperimentando la meraviglia di una storia d’amore divina che trascende ogni altra.
Nel Cantico dei Cantici la Sulamita conduce finalmente a conclusione la sua storia d’amore dando testimonianza della sua dedizione totale e dell’amore basato su un patto di sangue per il suo sposo:
“Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; perché l’amore è forte come la morte, la gelosia è dura come il soggiorno dei morti. I suoi ardori sono ardori di fuoco, fiamma potente.”  Cantico dei Cantici 8:6
Dove troveranno i santi la forza per andare avanti in un periodo di straordinarie prove? Da dove verrà la grazia e la pazienza per sostenere tutte queste cose? E come saranno fortificati nel loro uomo interiore per testimoniare del patto fedelmente, anche fino alla morte?
Nell’ora della tentazione scopriranno una forza interiore che viene da dentro, proprio dal Cristo dimorante in noi (Salmo 91) e daranno la loro testimonianza davanti agli uomini, così come avevano fatto i santi di prima davanti a loro. Anche nei giorni cruciali della luna color sangue, la loro testimonianza andrà avanti e sarà essa, durante il quinto sigillo, a concludere questa epoca.
E perché faranno questo?
Lo faranno per Amore.
Concesso da: Sequenza Profetica




" Poiché egli ha riposto in me il suo amore io lo libererò e lo leverò in alto al sicuro perché conosce il mio nome.
Egli mi invocherà e io gli risponderò; sarò con lui nell'avversità; lo libererò e lo glorificherò.
Lo sazierò di lunga vita e gli farò vedere la mia salvezza." (Salmi 91:14-16)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/08/amare-dio-e-discernere-gli-ultimi-tempi.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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