per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

Visualizzazione post con etichetta ultimi tempi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ultimi tempi. Mostra tutti i post

giovedì 22 dicembre 2016

Il rifiuto del Ravvedimento

Se il vostro pastore non predica il ravvedimento e la conversione a Cristo per entrare nel regno di Dio e anche si rifiuta di chiamare il peccato con il suo vero nome, predicando e mettendo in guardia le persone da esso, sappiate che si tratta in realtà di un agente di Satana sotto mentite spoglie, incaricato dal diavolo in persona per sedurre quante più anime possibili, col fine ultimo di mandarle in perdizione per tutta l'eternità. Il ravvedimento è il cuore dell'evangelo. È infatti una dottrina fondamentale: “Perciò, lasciando l'insegnamento elementare intorno a Cristo, tendiamo a quello perfetto, e non stiamo a porre di nuovo il fondamento del ravvedimento dalle opere morte e della fede in Dio” (Ebrei 6:1). Purtroppo però, oggigiorno il ravvedimento costituisce il pezzo mancante del vangelo moderno, che è un altro vangelo, e coloro che lo predicano sono sotto la maledizione di Dio, secondo che è scritto: “Ma quand'anche noi, quand'anche un angelo del cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che v'abbiamo annunziato, sia egli anatema. Come l'abbiamo detto prima d'ora, torno a ripeterlo anche adesso: Se alcuno vi annunzia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema” (Galati 1:8-9).
La Scrittura ci ha messo più volte in guardia e ci ha anche esortati a vegliare sempre per non cadere vittime dei falsi profeti e dottori degli ultimi tempi. Il bisogno di avere discernimento spirituale è cruciale proprio perché costoro sorgeranno di mezzo a noi (Atti 20:30 ; 2 Pietro 2:1), avendo nell'esteriore l'apparenza di pecore ma essendo dentro dei lupi rapaci (Matteo 7:15), si sono intrusi in mezzo a noi (Giuda 1:4), per introdurre di soppiatto le loro eresie di perdizione (2 Pietro 2:1). Addirittura possono fare “gran segni e prodigî da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti” (Matteo 24:24). Costoro sono dei “falsi apostoli, degli operai fraudolenti, che si travestono da apostoli di Cristo. E non c'è da maravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque gran che se anche i suoi ministri si travestono da ministri di giustizia; la fine loro sarà secondo le loro opere” (2 Corinzi 11:13-15).
Il pericolo è aggravato dal fatto che negli ultimi tempi molti “non sopporteranno la sana dottrina; ma per prurito d'udire si accumuleranno dottori secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole” (2 Timoteo 4:3-4). Questa condizione è simile a quella vissuta dal profeta Geremia ai suoi tempi: “Cose spaventevoli e orride si fanno nel paese: i profeti profetano bugiardamente; i sacerdoti governano agli ordini de' profeti; e il mio popolo ha piacere che sia così. E che farete voi quando verrà la fine?” (Geremia 5:30-31). Sono veramente tanti oggi a spalancare le porte e dare il benvenuto, nonché ad abbracciare il messaggio falso ed ingannevole predicato dai falsi ministri del Vangelo.
Grazie a Dio, non solo il Signore ci mette in guardia dai falsi ministri (apostoli, profeti, pastori, evangelisti e dottori), ma ci mostra anche nella Sua Parola come riconoscerli e distinguerli dai veri ministri del Vangelo.
Innanzitutto i falsi ministri minimizzano e banalizzano il peccato, mentre quelli veri predicano il ravvedimento e condannano il peccato che è “la violazione della legge” (1 Giovanni 3:4). Esortare le persone a ravvedersi dai loro peccati e a tornare a Dio è parte integrale del messaggio che un uomo di Dio deve predicare. Prendiamo ad esempio il profeta Michea. Egli contrastò con il suo ministerio i falsi profeti e sacerdoti del suo tempo che amavano il male e avevano in odio il bene, sviando quindi il popolo da Dio: “Ma, quanto a me, io son pieno di forza, dello spirito dell'Eterno, di retto giudizio e di coraggio, per far conoscere a Giacobbe la sua trasgressione, e ad Israele il suo peccato” (Michea 3:8). Infatti non è un caso che tutti i profeti mandati da Dio predicassero il ravvedimento: “ho continuato a mandarvi ogni mattina tutti i miei servitori i profeti per dirvi: - Convertitevi dunque ciascuno dalla sua via malvagia, emendate le vostre azioni, non andate dietro ad altri dèi per servirli...” (Geremia 35:15) ed anche: “Eppure l'Eterno avea avvertito Israele e Giuda per mezzo di tutti i profeti e di tutti i veggenti, dicendo: 'Convertitevi dalle vostre vie malvage, e osservate i miei comandamenti e i miei precetti, seguendo in tutto la legge che io prescrissi ai vostri padri, e che ho mandata a voi per mezzo dei miei servi, i profeti'” (2 Re 17:13).
Il ravvedimento rimane sempre un elemento essenziale anche negli scritti del Nuovo Testamento. Giovanni Battista predicava il ravvedimento (Matteo 3:1-2). Gesù predicava il ravvedimento (Matteo 4:17). Pietro e Paolo predicavano il ravvedimento (Atti 2:38 ; 3:19 ; 26:20). Nelle sette lettere indirizzate alle Chiese dell'Asia Minore, Gesù continuò ad evidenziare l'importanza del ravvedimento (Apocalisse 2:5,16,21-22 ; 3:3,19). Chi è davvero pio e devoto non eluderà il problema reale del peccato, ma continuerà a battere sull'argomento, esortando duramente le persone a ravvedersi dai loro peccati, ad abbandonare le loro vie malvagie e a convertirsi dalle loro opere infruttuose.
Invece i falsi profeti e dottori attenuano la gravità del peccato. Di loro dice il Signore: “Dicono del continuo a quei che mi sprezzano: 'L'Eterno ha detto: Avrete pace'; e a tutti quelli che camminano seguendo la caparbietà del proprio cuore: 'Nessun male v'incoglierà'” (Geremia 23:17) ed anche: “La mia mano sarà contro i profeti dalle visioni vane e dalle divinazioni menzognere; essi non saranno più nel consiglio del mio popolo, non saranno più iscritti nel registro della casa d'Israele, e non entreranno nel paese d'Israele; e voi conoscerete che io sono il Signore, l'Eterno. Giacché, sì, giacché sviano il mio popolo, dicendo: Pace! quando non v'è alcuna pace, e giacché quando il popolo edifica un muro, ecco che costoro lo intònacano di malta che non regge, di' a quelli che lo intònacano di malta che non regge, ch'esso cadrà” (Ezechiele 13:9-11). Anziché condannare il peccato e riprendere coloro che si danno ad esso, loro fortificano le mani dell'empio perché non si converta dalla sua via malvagia per ottenere la vita (Ezechiele 13:22).
Il ravvedimento biblico è composto da tre elementi base: una tristezza genuina verso Dio (2 Corinzi 7:9-10), una separazione radicale dal peccato (Ebrei 6:1 ; Atti 26:20) ed una vera e propria sottomissione alla volontà di Dio (Atti 9:6 ; 1 Tessalonicesi 1:9). In altre parole, il ravvedimento comporta un cambiamento radicale nella vita di una persona: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie son passate: ecco, son diventate nuove” (2 Corinzi 5:17). Esso è necessario ai fini della salvezza. Una persona non potrà mai credere se prima non si è ravveduta dei suoi peccati.
Le Chiese oggi sono piene di persone che non si sono mai ravvedute dai loro peccati e non hanno mai sperimentato la nuova nascita. La colpa è da ricercare nella negligenza dei pastori e anche nella loro ignoranza biblica. Riguardo alle persone loro sembrano ragionare in questi termini: "se riusciamo a portarle prima al locale di culto, dopo sarà più facile lavorare sulla loro salvezza" o anche: "non diciamo niente che possa turbarli, men che meno spaventarli". Naturalmente la parola "ravvedimento" e "peccato" provocano entrambi questi sentimenti nella persona perduta e morta spiritualmente. Ma Dio non lascerà impuniti coloro che pur sapendo fare il bene, non lo fanno e commettono quindi peccato (Giacomo 4:17). Di costoro il Signore avverte chiaramente che dovranno rispondere direttamente a Lui del sangue dell'empio: “Quando io dirò all'empio: - Certo morrai, - se tu non l'avverti, e non parli per avvertire quell'empio di abbandonar la sua via malvagia, e salvargli così la vita, quell'empio morrà per la sua iniquità; ma io domanderò conto del suo sangue alla tua mano” (Ezechiele 3:18).
Pastori e voi tutti che temete Iddio siete quindi avvisati. Fate tesoro di queste parole e studiatevi di predicare tutto il consiglio di Dio senza tralasciare la dottrina del ravvedimento. Non limitatevi a dire alle persone: “Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato tu e la casa tua” (Atti 16:31). Questo passo è successivo all'annuncio del Vangelo all'incredulo e quindi anche all'esortazione a ravvedimento. Cristo predicò: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete all'evangelo” (Marco 1:15). In altre parole Egli voleva dire: "prima ravvedetevi e poi credete". Altrimenti come potrebbe una persona credere se non ha prima la consapevolezza di essere perduto a causa del suo peccato? Non possiamo far credere alla gente di essere guarita dal peccato quando non sa neppure di essere malata. Mettiamo loro le vesti della giustizia quando non conoscono neppure il bisogno che hanno di credere. Questa gente finisce per pensare: "Non può essere sconveniente aggiungere Gesù alla mia vita".
Mi piace
Commenta

martedì 24 febbraio 2015

Cristo è presente!


Una futile opposizione

Non c’è nulla nella storia del mondo che sia più ostinatamente odiato, osteggiato e votato alla distruzione del popolo di Dio nelle sue espressioni prima ebraica e poi cristiana. ...e c'é persino chi li critica quando "osano" difendersi! Le vittime di quest’odio si contano a milioni e a tutt’oggi il solo fatto di identificarsi con il Nazareno può condurre alla morte immediata e nel modo più crudele. La maggior parte di questi martiri è disposto a rinunciare alla propria vita, ma non rinnegherà mai Gesù Cristo come suo Signore e Salvatore, e muore invocando il Suo nome. Minacce di qualunque tipo non intimidiscono in alcun modo i seguaci del Cristo che non solo perseguitati non diminuiscono, ma aumentano! Confermano così quanto già diceva l’antico Tertulliano: "Il sangue dei martiri è seme di cristiani".
Vana e futile è l’ostinazione ad opporsi al Signore Gesù Cristo e a coloro che Gli appartengono, qualunque sia il metodo che escogitano a quel fine. A Giovanni, confinato sull’isola di Patmos a motivo della sua fede, nel pure vano tentativo di impedire il suo ministero, il Signore Gesù apparve rivolgendogli queste parole: “Non temere, io sono il primo e l'ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell'Ades” (Apocalisse 1:17-18).

Una presenza costante

Immaginatevi un appello fatto nelle circostanze più diverse, in ogni ora e tempo. Quando il Suo nome viene pronunciato, Egli non manca mai. Gesù, il Cristo? Presente! Potremmo veramente dire che Egli è “il presente” per eccellenza, così come Lui stesso ha rivelato, ha promesso e mantiene. “Io sarò con voi”, dice Gesù ai Suoi discepoli prima di uscire fisicamente dalla scena di questo mondo.
Come esplicitamente ci rivela il prologo del vangelo secondo Giovanni, la Parola, anche identificata come l’eterno Figlio di Dio, è una presenza costante nell’Essere stesso di Dio come pure si rileva in vari momenti della nostra storia.
La Parola era presente ed operante nell’atto della Creazione e diventa uomo in Gesù di Nazareth. Benché fondamentali, non si tratta, però, delle sole due espressioni dell’attiva presenza della Parola di Dio. La troviamo in diversi episodi dell’Antico Testamento nelle apparizioni rivelatorie di quel che va sotto il nome di “Angelo del Signore”.
Il Cristo era pure presente quando il patriarca Noè, “predicatore di giustizia”, denunciava il peccato della sua generazione e la chiamava al ravvedimento. Allo stesso modo il Cristo è presente quando l'Evangelo è annunciato oggi e vediamo che i peccatori prendono coscienza dei loro peccati, li confessano e invocano con fiducia la salvezza che viene loro annunciata nella persona e nell'opera di Cristo. Cristo non solo è presente nell'annuncio della Parola, ma è presente con il pane e il vino della Cena del Signore, memoria efficace del Suo sacrificio sulla croce per la nostra redenzione. Cristo è pure efficacemente presente con l'acqua del Battesimo, quando esso suggella le promesse dell'Evangelo.

Il testo biblico

Cristo, Parola di Dio, era presente, è presente e sarà presente, questo è ciò di cui parla l'apostolo Pietro nel seguente testo biblico. In particolare evidenza egli pone la presenza salvifica della Parola di Dio al tempo di Noè e quella che si manifesta al momento del Battesimo, due momenti che collega attraverso il segno dell'acqua. Leggiamolo ed esaminiamolo punto per punto.
“(18) Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito. (19) E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere, (20) che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l'arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l'acqua. (21) Quest'acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo, (22) che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti” (1 Pietro 3:18-22).

Presenza trans-temporale

La prima affermazione che il testo fa è quella della sostanza dell’Evangelo che noi annunciamo: il ministero e l’opera compiuta dal Cristo ha valore ed efficacia trans-temporale. "Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito" (18).
Quando Gesù di Nazareth, il Cristo di Dio, è morto sulla croce, è avvenuto, una volta per sempre, quel sacrificio attraverso il quale è stato espiato il peccato di coloro che Dio ha destinato alla salvezza. E' su quella base che essi possono essere condotti a Dio. Gesù, il Cristo, il Giusto per eccellenza, ha preso su di sé la condanna, espiandola completamente per loro, che essi, ingiusti, meritavano, e ne sono stati liberati. L'eterno Figlio di Dio, dalla morte, però, non poteva essere trattenuto ed, espiata quella pena, risorge dai morti nella potenza dello Spirito Santo manifestandosi come il Vivente. In comunione con Lui, coloro che Gli sono stati affidati, peccatori credenti di ogni tempo, tipo e paese, condividono la Sua vittoria e saranno per sempre alla presenza di Dio.
Questa è la sostanza stessa dell'annuncio dell'Evangelo cristiano: l'opera del Cristo, insostituibile, unica nel suo genere, la cui efficacia attraversa ogni tempo e paese. Ecco perché la fede cristiana non può essere equiparabile ad alcuna religione o filosofia di vita. Chi lo comprende sa che a quel livello, nessun "ecumenismo" è possibile. "Non c'è nessun altro nome...".

Presenza sincronica

La Parola di Dio, che precede il tempo, entra nel tempo in Gesù di Nazareth, e opera efficacemente in maniera trans-temporale, opera pure in maniera sincronica tanto da potersi dire che “andò a predicare” alla generazione di Noè: “E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere”.
Il Cristo non è mai rimasto inattivo: prima, durante, dopo il Suo ministero palestinese Egli è Colui che va e che predica. E’ lo stesso che denuncia il peccato, rivolge il suo appello al ravvedimento e proclama la grazia a quell’antica umanità.
Ai tempi del patriarca Noè l'umanità si manifestava con gli stessi tratti di oggi: “La malvagità degli uomini era grande sulla terra e ... il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo” (Genesi 6:5). Allora come oggi, aspirava alla libertà da Dio e da ogni vincolo morale, senza rendersi conto di essere “pieni di amarezza e prigionieri di iniquità” (Atti 8:23), di fatto “trattenuti in carcere” e asserviti al peccato. La vera libertà, infatti, è quella che si vive in comunione con Dio ed in armonia con le Sue leggi, tutto il resto è schiavitù. Gesù dice: “In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato” (Giovanni 8:34).
Di fronte a tutto questo, né allora né oggi, Dio non è indifferente. Inevitabilmente dal cielo Egli reagisce in conformità al Suo carattere. Esprime la Sua giustizia manifestando la Sua giusta ira ed indignazione, come pure la Sua misericordia, inviando la Sua Parola con l'appello al ravvedimento ed alla salvezza portato dai Suoi servitori. L'Apostolo scrive: “Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna a quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria, onore e immortalità; ma ira e indignazione a quelli che, per spirito di contesa, invece di ubbidire alla verità ubbidiscono all'ingiustizia” (Romani 2:6-8).
In ogni epoca ed anche nelle peggiori fra le circostanze, per grazia, Dio si riserva un popolo che gli sia fedele, che testimoni della verità e denunci il male. E' così che Dio rende inescusabile il mondo che gli è ribelle e che riceverà il Suo giusto castigo. In quella generazione Iddio aveva manifestato la Sua grazia rendendo Noè e la sua famiglia un’eccezione all’andazzo di quel mondo: “Noè trovò grazia agli occhi del SIGNORE. (…) Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio" (Genesi 6:5-9).
Amplifica tutto questo lo stesso Pietro, nella sua seconda epistola: "... se non risparmiò il mondo antico ma salvò, con altre sette persone, Noè, predicatore di giustizia, quando mandò il diluvio su un mondo di empi; se condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, perché servissero da esempio a quelli che in futuro sarebbero vissuti empiamente; e se salvò il giusto Lot che era rattristato dalla condotta dissoluta di quegli uomini scellerati (quel giusto, infatti, per quanto vedeva e udiva, quando abitava tra di loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta a motivo delle loro opere inique), ciò vuol dire che il Signore sa liberare i pii dalla prova e riservare gli ingiusti per la punizione nel giorno del giudizio; e soprattutto quelli che vanno dietro alla carne nei suoi desideri impuri e disprezzano l'autorità" (2 Pietro 2:4-10).
La Parola di Dio non ha soltanto risuonato al tempo di Noè e di Lot. Il diluvio universale e la distruzione di Sodoma e Gomorra servono per ammonire quelli che in futuro sarebbero vissuti in modo empio, per ammonire anche noi. La Parola di giudizio e di salvezza di Dio si era manifestata loro non meno di quanto si manifesta oggi nella predicazione fedele dell'Evangelo ed in essa si rende presente il Cristo. Cristo era “andato a predicare” e “viene a predicare” ancora oggi, rendendosi vivo ed efficace.

Presenza ed attesa

Cristo è sempre presente, ma spesso la sua presenza non si manifesta evidente a tutti perché “è in attesa”, come dice il versetto 20: “...che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l'arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l'acqua”.
Della generazione di Noè l’Apostolo mette prima di tutto in rilievo la sua ribellione. Si tratta della ribellione a Dio ed alla Sua Legge che caratterizza la condizione umana ed in cui persiste, nonostante i ripetuti giudizi di Dio che si sono già abbattuti sull’umanità e che alla massa non hanno insegnato nulla. L'apostolo Paolo così si esprime parlando di quando i suoi interlocutori, per grazia di Dio, hanno desistito dalla loro ribellione deponendo le armi: "Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri" (Efesini 2:1-13).
Il testo proclama, poi, la pazienza di Dio, quella che Egli esercitava “mentre si preparava l’arca”, predicazione vivente della grazia di Dio. La pazienza di Dio, però, giunge a termine, ha un limite, come deve avere un limite la pur necessaria tolleranza del peccato che deve avere come unico fine il “dare tempo” al ravvedimento. La pazienza di Dio dura fintanto che l’arca di salvezza è completata e vi è entrato chi vi deve entrare, e poi Dio ordina che le porte siano chiuse. Come dice Pietro stesso nella sua seconda epistola: "Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento" (2 Pietro 3:9). La pazienza di Dio è grande, ma peccatori impenitenti non entreranno nel regno di Dio (nessuno deve farsene illusione), “non eredireranno il regno di Dio”: "Non v'ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio. Or tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio" (1 Corinzi 6:10-11).
Quando ci si scontra con ostinati cuori impenitenti, quando si è concesso abbastanza tempo per riflettere e cambiare, anche la necessaria tolleranza della disciplina cristiana deve avere un limite oltre il quale non può andare senza trasformarsi in compiacenza ed ipocrisia. Gli impenitenti devono essere consapevoli di accumulare “massa di ira” che come quella che accumula un nuvolone nero pieno di pioggia che ad un certo punto esplode in un temporale. Il giudizio di Dio è pure una realtà che “esploderà” a suo tempo, e non vi sarà più la possibilità del ravvedimento. “Ma tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d'ira, per il giorno dell'ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio” (Romani 2:5).
“Poche anime”, però, si rifugiano nell’arca e vi trovano salvezza. Il numero molto limitato dei salvati oggi “scandalizza” molte persone. Vorrebbero poter dire, se “solo otto persone” su milioni hanno hanno accolto la predicazione del giudizio e della grazia, vi deve essere “qualcosa che non va” nella predicazione! “Proviamo a fare in un altro modo! Cerchiamo di essere più tolleranti! Predichiamo un messaggio che sia più accettabile alla massa della popolazione. Rendiamogli ‘più facile’ la sua accoglienza, moderiamone i termini, magari molta più gente ‘entrerà nell’arca’. Intanto, ‘ritardiamo il diluvio’, ‘non c’è fretta’”. Convenientemente ci dimentichiamo troppo spesso quel che dice Gesù: "Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano" (Matteo 7:13-14).
Quelle poche persone vengono salvate “attraverso l’acqua”. Perché Dio non ha manifestato il Suo perdono indipendentemente dall’acqua del Suo giudizio? Perché non perdona “e basta”? Perché è stato necessario che Cristo Gesù morisse in croce perché questa salvezza potesse essere realizzata? Perché Dio non solo è misericordioso, ma anche giusto. Non sarebbe stato giusto se Egli avesse solo “passato un colpo di spugna” sui nostri peccati. La Sua legge à una cosa seria e va rispettata, come devono essere applicate le sanzioni che essa prevede per i suoi trasgressori. Il giudizio di Dio deve cadere sul trasgressore. Esso inevitabilmente cadrà su di te se non chiedi che valga per te l’espiazione che Cristo ha compiuto sulla croce. Si potrebbe dire: “Scegli: o il giudizio di Dio, quello che tu meriti, si abbatte su di te, oppure si abbatte per te su Cristo e tu ne sarai liberato. Non vi sono alternative: o te o Cristo. La salvezza è sempre “attraverso l’acqua”, attraverso il giusto giudizio di Dio, e mai senza di esso.
Cristo è presente durante la paziente attesa di Dio ed è presente nell’espressione del giudizio di Dio.

Presenza nell’atto del Battesimo

La presenza del Cristo si manifesta poi nell’atto del Battesimo allorché la Parola, di cui è segno, lo accompagna. “Quest'acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo” (21).
L’acqua del diluvio, espressione del giudizio di condanna che Dio esegue sull’umanità ribelle di quel tempo, diventa simbolo del giudizio stesso di Dio ed a sua volta del Battesimo cristiano.
L’acqua del Diluvio universale purifica il mondo dall’empietà, così come un giorno lo farà il fuoco eliminando i ribelli dalla faccia della terra. Attraverso quell’acqua Noè e la sua famiglia vengono salvati dalla grazia di Dio nel mezzo di salvezza che Dio ha loro provveduto, l’arca. La lettera agli Ebrei dice: “Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, con pio timore, preparò un'arca per la salvezza della sua famiglia; con la sua fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede” (Ebrei 11:7). Noè e la sua famiglia passano attraverso l’acqua del giudizio di Dio, così come l’antico Israele era passato attraverso le acque del Mar Rosso che si erano ritirate per lasciarli passare, ma in quelle stesse acque annega Faraone ed il suo esercito. La salvezza e la vita di alcuni attraverso le acque che sono la condanna e la morte di altri.
L’acqua del Battesimo cristiano, afferma Pietro, non ha a che fare con l’eliminazione di sporcizia dal corpo. Essa è segno ed annuncio dell’opera di Cristo che elimina la sporcizia morale e spirituale che ci separa da Dio. Chi chiede il Battesimo invoca Dio che, in Cristo, applichi alla vita sua e della sua famiglia l’efficacia purificatrice della Sua opera affinché la loro coscienza morale e spirituale sia ripulita dal peccato che la guasta, mettendola in grado così di discernere ciò che è gradito a Dio e di viverlo giorno per giorno, da quel momento in poi.
È così che il Battesimo diventa significativo non solo per l’individuo che lo chiede, ma anche per l’intero nostro nucleo familiare con tutti i suoi componenti. Quando il Nuovo Testamento parla del Battesimo non si tratta tanto, infatti, di un atto individualistico, ma include spesso l’intero nucleo familiare. Il battesimo di famiglia è il tipo di battesimo che la Scrittura descrive quando parla di coloro che dovrebbero essere battezzati. In Atti 16 la famiglia sia di Lidia che del carceriere di Filippi furono battezzate da Paolo (vv. 15, 33). Paolo parla in I Corinzi 1:16 di aver battezzato la famiglia di Stefana. Noi leggiamo in Atti 10:48 del battesimo della casa di Cornelio da parte di Pietro. Questo è il modello neotestamentario del battesimo. Il battesimo di case e famiglie segue dalla fede nel patto familiare di Dio: che Egli sovranamente, graziosamente, ed immutabilmente promette la salvezza a famiglie e case, promettendo di essere il Dio di credenti e dei loro figli (Genesi 17:7; Atti 2:39). La pratica di battezzare famiglie o case, seguendo il chiaro esempio della Scrittura stessa, ci ricorda il fatto che Dio Stesso è una famiglia, Padre, Figlio, e Spirito Santo, e che Egli magnifica la Sua grazia e rivela Se Stesso nel mandare la salvezza a famiglie. Egli è, in verità, il Dio di famiglie (Salmo 107:41).
È il Battesimo che “salva”? Alcuni pensano di sì e fanno riferimento (mozzandolo) a ciò che dice Pietro in questo testo. Pietro però dice: “Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo”. È Gesù Cristo che salva, non il Battesimo. Gesù salva attraverso la Sua opera efficace applicata dallo Spirito Santo ai credenti e che trova nella Sua risurrezione il fondamento. Il Battesimo ne è l’espressione simbolica in cui Cristo si compiace di manifestarsi allorché sia accompagnato dall’annuncio dell’Evangelo. Il Battesimo di per sé stesso, però, non ha alcuna sua potenza intrinseca che possa essere distaccato dalla fede di chi lo riceve e dall’annuncio della Parola che lo accompagna.
Che significa essere battezzati? Risponde molto bene la Confessione di fede elvetica che dice: “Essere battezzato nel nome di Gesù Cristo non è altro infatti che essere iscritto, in­trodotto e ricevuto nell’alleanza e nella famiglia, cioè nell’ere­dità dei figli di Dio, ed essere anche chiamato fin d’ora con il nome di Dio, cioè figlio di Dio, essendo stato purificato dalle sozzure del peccato e dotato di diverse grazie di Dio per con­durre una vita nuova e innocente. Il battesimo quindi ci ri­corda e ci rappresenta al vivo questo grande beneficio di Dio e questa grazia inestimabile fatta al genere umano. In effetti, noi nasciamo tutti con la macchia del peccato e siamo figli dell’ira, ma Dio, che è ricco di misericordia (Ef. 2:4), ci ripuli­sce e purifica gratuitamente dai nostri peccati mediante il san­gue del suo Figlio, adottandoci in lui per suoi figli, e ci unisce a sé con una santa e sacra alleanza, arricchendoci di diversi doni e grazie perché possiamo condurre una vita nuova (Ef. 1,:5). Ora tutte queste cose vengono a noi assicurate dal bat­tesimo. In esso, noi siamo infatti interiormente rigenerati, pu­rificati e rinnovati davanti a Dio mediante lo Spirito Santo, ri­cevendo esteriormente un sigillo e una testimonianza dei grandissimi doni ricevuti nell’acqua del battesimo, mediante la quale ci vengono rappresentati e come posti davanti agli occhi i grandissimi benefici del nostro Dio”.

Presenza alla destra di Dio

Il coronamento della presenza del Cristo è rappresentato dall’Ascensione di Cristo risorto alla destra della maestà di Dio. Pietro scrive: “...che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti” (22). È così che il Cristo, l’eterna Parola di Dio, viene posto sul trono accanto a Dio Padre, come autorità massima e impareggiabile. Il Cristo "svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre" (Filippesi 2:7-11).
Egli è l’eterno Re dei re e Signore dei Signori, il nostro Signore e Salvatore a cui nessuno può essere pari. Là su quel trono Egli è presente per noi. Il mondo potrà anche condannarci, ma abbiamo una certezza, insieme a tutto il popolo di Dio: “Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi” (Romani 8:34). Egli ci sostiene costantemente con la Sua intercessione. Non abbiamo più nulla da temere, neanche di fronte alla sorte peggiore di cui potrebbero farci oggetto la gente empia e ribelle di questo mondo, bugiardi ed assassini. Possiamo portare con fierezza il nome di Cristo sulle nostre labbra ed anche cantarlo in faccia ai nostri aguzzini. Come dice l’apostolo Paolo: "È anche per questo motivo che soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno" (2 Timoteo 1:12).
di Paolo Castellina


"Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato."
(1Pietro 4:14)
 

sabato 10 gennaio 2015

Allontanati da costoro!

Il Signore Iddio ci avverte nella Sua Parola dicendoci: "Or sappi questo: che negli ultimi giorni verranno tempi difficili" (2 Timoteo. 3:1). Sull’argomento degli "ultimi tempi" vi sono gruppi religiosi e cosiddetti profeti che fanno fin troppe e fallaci speculazioni ed è saggio non seguirli né fare loro concorrenza - anche perché Gesù stesso afferma che conoscerne la data non è stato concesso a nessuno. In effetti, però, pur non amando io speculare sulle predizioni apocalittiche, non posso fare a meno di osservare come proprio ora, vi sia una "strana" concentrazione di minacce a livello planetario che gravano su tutti noi (guerre, fenomeni astronomici e geologici, crisi economiche, sanitarie e informatiche, come pure una grave crisi spirituale). Ho l'impressione che ancora "ne vedremo delle belle", per così dire, che però tanto "belle" non saranno… Molto probabilmente non sarà ancora "la fine", ma davanti a noi non ci sono tempi facili e faremmo bene a non prendere la cosa alla leggera, anzi, di fronte ad una probabile emergenza, dobbiamo responsabilmente disporci a premunircene, organizzando le nostre risorse materiali e spirituali!
A questo riguardo è la stessa Parola di Dio a venire in nostro soccorso. Essa infatti non si limita solo a predire i tempi difficili, ma fa qualcosa che altri veri o presunti profeti non fanno, cioè guidarci a prendere le misure necessarie non tanto per evitare queste sofferenze, ma ad alleviarle, ad attraversarle nel modo migliore e, soprattutto, allontanandoci da tutto ciò che ha il potere di corrompere la nostra fede. Essa ci chiama ad una difesa ad oltranza dei fondamenti immutabili della fede: davvero il compito dei cristiani fedeli nella nostra generazione.
Le Sacre Scritture, per renderci pronti a questi “ultimi tempi” ed agire di conseguenza, ci descrivono le caratteristiche morali e spirituali che vi saranno più prevalenti. Ci sono ben note perché assistiamo ad esse in maniera inequivocabile, ma dobbiamo metterle ben a fuoco. Troviamo così la descrizione della situazione morale e spirituale degli ultimi tempi in questo passo.
“Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l'apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza. Anche da costoro allontànati! Poiché nel numero di costoro ci sono quelli che si insinuano nelle case e circuiscono donnette cariche di peccati, agitate da varie passioni, le quali cercano sempre d'imparare e non possono mai giungere alla conoscenza della verità. E come Iannè e Iambrè si opposero a Mosè, così anche costoro si oppongono alla verità: uomini dalla mente corrotta, che non hanno dato buona prova quanto alla fede. Ma non andranno più oltre, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti, come fu quella di quegli uomini” (2 Timoteo 3:1-9).
Leggendo questo testo è difficile fare a meno di trovarvi rispecchiata la condizione della nostra società oggi. La versione italiana di questo testo non rende adeguatamente la forza dell'originale, ma cercheremo oggi di amplificare il significato di ogni singolo termine del testo.

Gli ultimi e difficili ultimi giorni

"Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili”. Non per minimizzare l'attuale crisi, ma dobbiamo pur dire che questo testo biblico, come altri simili, è stato usato dai cristiani sempre prima di ogni maggiore crisi che si è succeduta nel corso di questi millenni. E' stato usato ai tempi della caduta dell'Impero romano guardandone l'estrema corruzione e la minaccia delle incursioni barbariche, ma non era quella la fine del mondo, semmai di "quel" mondo. E' stato usato all'avvento dell'anno 1000, ma quello non era il momento della fine. E' stato usato in corrispondenza della prima guerra mondiale, e poi della seconda, ma il mondo, sebbene allora afflitto da inenarrabili sofferenze, non sarebbe giunto alla fine. Questo testo biblico lo si usa ora, e dico questo non per sottovalutare la crisi attuale o per smentire i profeti di sventura, ma perché dobbiamo vedere le crisi globali in una giusta prospettiva.
Molti prendono l'espressione "gli ultimi giorni" come ad indicare il periodo immediatamente precedente il ritorno di Cristo e quindi la fine del mondo. In realtà la Bibbia usa quest'espressione per indicare l'intero periodo intercorrente fra la prima e la seconda venuta del Signore Gesù Cristo. In altre parole, fin ora siamo vissuti negli "ultimi giorni". Quando infatti l'apostolo Pietro, nel giorno di Pentecoste, spiega alla folla il senso dell'effusione di Spirito Santo che era sopravvenuta alla comunità cristiana di allora, egli ne parla come dell'adempimento della profezia di Gioele che, predicendolo, lo rimanda agli "ultimi giorni". Pietro vede il suo tempo come "gli ultimi giorni" (At. 2:17). Lo scrittore dell'epistola agli Ebrei dice che il tempo in cui Dio ha parlato nella persona di Cristo, sono gli "ultimi giorni". E' chiaro così che "gli ultimi giorni" sono un periodo che è cresciuto fino a comprendere 2000 anni.
L'apostolo Paolo così dice che entro questo esteso periodo di tempo vi saranno cicli ripetuti di afflizione, grande tensione a livello globale, tempi pericolosi, in cui si manifesteranno le condizioni descritte con quelle sue raggelanti parole. Infatti, se guardiamo indietro ai secoli passati, vediamo proprio come questo sia stato vero. Si sono succeduti nel nostro mondo periodi di relativa pace e prosperità, solo per essere interrotti da terribili periodi di tensione e di sofferenze indicibili. Queste parole, così, non sono necessariamente una predizione degli ultimi giorni di questo mondo, ma il riconoscimento del ciclo ricorrente di giorni come questi. Naturalmente, uno di questi sarà l'ultimo. E' difficile dire se siamo noi a vivere "l'ultima crisi", forse si, ma è difficile dire se l'attuale ultimo ciclo sia quello immediatamente precedente il ritorno di Cristo. Come nel passato, le nuvole nere potrebbero disperdersi, e il sole tornare a brillare. Potrebbero tornare per il mondo periodi di pace e prosperità. Non si tratta però di una scusa per "prendere le cose sotto gamba" e dire: "O beh, allora, perché preoccuparsene…", no, le sofferenze sono e saranno autentiche e devastanti. Quello che la Parola di Dio vuole rilevare è che esse non avvengono mai per caso, ma sono il logico risultato dell'infrazione dei principi etici e morali che Dio ha stabilito per il benessere dell'umanità. E' come se dicesse: "Volete risparmiarvi queste sofferenze? Allora seguite i principi di vita che io ho stabilito!
Paolo qui, così, dà a Timoteo istruzioni concernenti l’apostasia (allontanamento) di cui ha già parlato nella sua prima epistola (1 Timoteo 4:1-3). Gli ultimi tempi segneranno un drammatico incremento della ribellione a Dio e dell’aggressività verso chi intende essergli fedele. Il termine originale qui tradotto con “difficili” potrebbe pure essere tradotto con “pericolosi”, ma anche come “tempi di accanimento”, di “persistenza ostinata”. È quella del mondo ribelle a Dio che acquista sempre più sfacciataggine, arroganza, nello sfidare apertamente e contraddire tutto ciò che Dio è e stabilisce nella Sua legge morale. È un mondo che “osa” sempre di più e si oppone in modo militante ad ogni espressione della verità, quasi che, nel contempo, volesse “fargliela pagare” a quelli che rivendicano la signoria di Dio e del Suo Cristo. Per questo, in quel periodo, i cristiani fedeli si troveranno sempre di più in difficoltà ed in pericolo e sarà messa alla prova la loro fede, la loro corrispondente perseveranza “accanita” a seguire il Cristo. "...perché siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita" (Filippesi 2:15-16).

Venti impressionanti caratteristiche degli “ultimi giorni”

Abbiamo così una descrizione del carattere della generazione degli ultimi tempi con venti impressionanti e temibili caratteristiche. Questa “lista di vizi” è molto simile a quella di Romani 1:29-31. “Liste di vizi” erano comunemente usate nel mondo greco-romano nell’uso retorico di fare caricature dell’avversario e facevano uso della ripetizione di suoni o di altri espedienti ritmici, per aumentarne l’impatto. Paolo scrive questa lista in una disposizione chiastica con due gruppi di due parole che esprimono “amore deviato”, poi con due gruppi con tre termini, ciascuno che si focalizza su orgoglio ed ostilità verso gli altri. Poi vengono due gruppi con tre termini ciascuno che iniziano con una negazione di una buona qualità concessa dalla grazia. Queste otto parole dipingono gente che è priva delle più basilari caratteristiche della vita umana. Il centro del chiasmo è la parola “diaboloi”, che significa “calunniatori”, gente diabolica.
Questo testo, come altri è un invito, a chi è saggio, al ravvedimento, a tornare a volgersi a Dio ed alla Sua legge come l'unica cosa che davvero può garantire il meglio per noi stessi. Gli uomini, così, (le persone) manifesteranno le tipiche caratteristiche dei peccatori ostinati ed impenitenti, ma alla seconda o terza potenza, in modo particolarmente grave.
  • “Egoisti”. È l’egocentrismo narcisistico (prono all’esibizionismo), lo smodato ed esclusivo amore per sé stessi che porta a negare una qualsiasi responsabilità verso Dio e verso il prossimo, un egoismo sfacciato e senza scrupoli. Nell’originale il termine è “filautoi”. Non è amore per l’uomo (filantropia), ma “filo” sé stessi, amanti di sé stessi. Si tratta del peccato di base dell'umanità. L'amore esagerato di sé stessi, il culto di un altro dio, noi stessi, è la forma più bassa di idolatria. Esso priva Dio del culto dovuto al Suo nome, e mette al suo posto un dio rivale, noi stessi, sul trono della vita. E' soprattutto oggi che si vive nell'epoca del culto di sé stessi. Tutto viene focalizzato sul "me", i miei diritti, i miei bisogni, le mie idee… Che cosa succede quando si serve soltanto il proprio "io" a scapito degli altri? La guerra civile, ad ogni livello, sia di popoli, di etnie come a livello locale e familiare.
  • “Amanti del denaro”, avendo come unico criterio della propria condotta il profitto materiale personale che se ne può trarre. Non vi sembra che questo, lo sfrenato materialismo, sia lo stile di vita prevalente oggi? L'avidità del denaro è quella che ci permette di calpestare tutto e tutti, di ignorare qualsiasi etica e scrupolo, di giustificare qualunque crimine. Il denaro è uno strumento buono che va acquisito nei modi che la Legge di Dio stabilisce e per gli usi che Dio indica, e certamente non in modo egocentrico, anzi, pure come mezzo di condivisione e solidarietà. Ci sorprendono forse le tragiche conseguenze dell'acquisizione egoistica e della mancanza di solidarietà? Esempi di questo sono sotto i nostri occhi ogni giorno.
  • “Vanagloriosi”. È la caratteristica di chi si vanta della propria grandezza, imprese e importanza. Coloro che si gonfiano, ma solo d’aria, del nulla, che danno gloria e merito a sé stessi soltanto, l’opposto di chi vive (come dovrebbe) dando gloria a Dio per ogni cosa.."vanagloriosi" descrive quella vita impostata a presuntuosa ambizione, quel sentimento smodato e vano di orgoglio di chi si gloria per meriti inesistenti. E' la megalomania di chi mette sé stesso sul trono che non gli spetta. Potrebbe essere il sentimento di chi vanta la superiorità della propria razza, nazione, civiltà o intelligenza e per questo è pronto a schiacciare chi vede "inferiore", oppure l'arroganza dell'intelligenza umana quando pretende di poter fare qualunque cosa senza limiti o regole alcune, mettendosi al posto stesso di Dio, come quella di certa scienza pronta a manipolare la vita stessa sfruttando per fini egoistici la conoscenza e le capacità.
  • “Superbi”. Letteralmente significa “non addomesticati”, “selvaggi”, incivili, senza ritegno. È il termine compagno di quello precedente.
  • “Bestemmiatori”, vale a dire di coloro avvezzi a “dire male”, ad esprimere il loro disprezzo con offese, insulti, ingiurie ed imprecazioni, contro Dio e contro ciò che altri reputano sacro e degno di rispetto, che sputano malizia. La parola "bestemmiatori" descrive gente che non ha timore di deridere ed insultare con le loro parole e comportamento tutto ciò che è sacro: prima di tutto Dio stesso, e poi la Sua buona creazione. È l'empietà moderna: si sfida Dio e si ritiene di rimanerne impuniti. Si pretende di essere dio e legge a sé stessi, ma pure di potere impunemente insultare la sacralità della vita e del creato, sfruttandolo senza ritegno, abusando delle ricchezze che dovrebbero invece essere saggiamente amministrate. La nostra società più che mai nega e si prende gioco di Dio, ma potrà continuare a pretendere di non subirne poi delle conseguenze, la Sua ira e giusto giudizio?
  • “Ribelli”, che sfuggono o ritengono di poter sfuggire al giudizio di Dio dopo aver infranto la legge di Dio e quella degli uomini, impenitenti, irriformabili, anzi, che hanno un atteggiamento di deliberata sfida alle regole giuste e buone. In particolare “ribelli ai gentori”, che non solo vuole dire verso chi li ha generati, ma anche verso ogni legittima autorità. Disprezzano e dissipano l’eredità morale e spirituale dei loro padri. Infangano il concetto stesso di genitorialità. Include l'attuale disprezzo per ogni autorità che si vede palese nella nostra società: disprezzo della famiglia come Dio l'ha voluta fin dall'inizio, disprezzo ed insubordinazione a padre e madre, agli insegnanti, alle autorità sia politiche che di giustizia e polizia. E' una società fondamentalmente anarchica, la nostra, dove non solo ogni regola viene distorta e disprezzata, ma dove pure i rapporti di giusta subordinazione vengono ignorati e disonorati. Potrebbe sussistere a lungo una società così?
  • “Ingrati”, che pretendono e non ti dicono mai grazie, pretendono, anzi, esigono con forza i loro veri o conclamati diritti. Oggi si pretende tutto ma non si sa debitamente riconoscere e ringraziare chi ti fornisce ciò che hai, ad ogni livello, e certamente ci si dimentica di ringraziare Dio, da cui proviene ogni migliore dono del quale possiamo godere.
  • “Irreligiosi”, vale a dire empi, privi di amore per Dio o falsamente religiosi. Di Dio non gli importa nulla, così come loro nulla importa di rendergli culto così come Egli prescrive. “Irreligiosi” è il contrario di "santo". Questa parola significa l'indisponibilità ad osservare persino la minima umana decenza. Descrive chi si vanta di azioni che Dio condanna, il fare cose senza alcuna vergogna per il solo piacere di provocare e scandalizzare con cose scioccanti che sfidano il senso comune ritenuto da essi discutibile.
  • “Insensibili”, letteralmente “senza affetto naturale”, inumani, senza scrupoli, "senza affetto", cioè la mancanza di affetti comuni, brutalità, bestialità. E poi l'aggettivo "implacabile", indicando ciò che è persino contro la ragione, l'atteggiamento spietato ed accanito che niente e nessuno può ostacolare. Lo vediamo non solo nei conflitti bellici contemporanei dove si privilegia la logica militare e le vittime innocenti si definiscono come "inevitabili effetti collaterali", ma anche, per esempio, quando negli ospedali i pazienti vengono considerati solo numeri, trattati come fonte di profitto o oggetto del proprio lavoro, senza compassione e umanità.
  • “Sleali”, vale a dire che non possono essere persuasi a stipulare e mantenere un patto o impegno, inaffidabili, infedeli, gente di cui non ci si può fidare perché tradiscono facilmente.
  • “Calunniatori”, che accusano falsamente, bugiardi e consapevoli di mentire, a cui non importa diffondere menzogne, forti del principio che “il fine giustifica i mezzi”: per giungere dove vogliono arrivare sono disposti a tutto. Il termine originale è “diaboloi”, attività tipica del diavolo.
  • “Intemperanti”, cioè privi di autocontrollo, che danno adito ad ogni loro impulso senza badare alle conseguenze.
  • “Spietati”, brutali, crudeli, intransigenti, disposti ad una fredda e determinata crudeltà.
  • “Senza amore per il bene”, opposti a ciò che è bene e che è buono e che tale Dio ha dichiarato nella Sua Parola.
  • “Traditori”, termine già presente in Tacito, è dovuto dapprima all’uso biblico, nel senso di “consegnare all’avversario”. È frequentissimo negli scritti di sant’Agostino, con le frequenti accuse a vescovi e ministri di culto cristiano di avere tradito la propria fede religiosa consegnando libri e arredi sacri ai loro avversari. Quanto spesso oggi persino delle chiese intere tradiscono il comune retaggio e la propria storia, svendendosi alle ideologie moderne. Si fanno passare per cristiane, ma sono “mentite spoglie”, chiese compromesse che si sono allontanate dall’Evangelo proclamato nel Nuovo Testamento, che esse credono di poter rivedere e correggere!
  • “Sconsiderati”, lett. precipitosi, che si gettano a capofitto in qualcosa senza pensare alle conseguenze.
  • “Orgogliosi”, “che pensano di essere chissà chi”.
  • “Amanti del piacere anziché di Dio”: Anche di questa non servono molte spiegazioni. La nostra epoca, infatti, priva di valori eterni ed ideali, ha un solo obiettivo: "godersi la vita" il più possibile, perché questo sarebbe l'unico valore rimasto, l'unica "soddisfazione" di una vita per altro vuota e priva di significato. Non descrive forse questo benissimo lo spirito della nostra epoca ed i comportamenti corrispondenti?
  • “Aventi l'apparenza (e non realtà) della pietà (del rispetto e pietà verso Dio), mentre ne hanno rinnegato (respinto) la potenza (non ne conoscono la forza autentica)". Hanno una religiosità solo apparente esterna, ma sono inconsapevoli di che cosa vuol dire pietà religiosa, dell’autentica vita spirituale e dei suoi valori, gente che appartiene solo a questo mondo, di fatto inconvertiti, irrigenerati pur presentandosi come cristiani (falsi maestri e i loro seguaci). Ci troviamo davvero in pericolo quando si professa una forma esteriore di religiosità e al tempo stesso si tollera e si giustifica ciò che chiaramente Dio considera peccato. Vorremmo non subirne le conseguenze? E come fanno a giustificare il peccato sotto l'apparenza di religiosità? Nel modo più logico, negando la base normativa della fede cristiana, svuotando la Bibbia della sua autorevolezza. Scrive Gary North: "…con poche eccezioni, le facoltà di teologia sono ripieni di professori di letteratura, più che professanti di Cristo. Essi hanno adottato la concezione che dice che i testi biblici rivelano grossolani errori da parte degli scrittori ed editori della Bibbia. Questi critici considerano la Bibbia come un libro pieno di miti. Questi scettici eruditi e presuntuosi … hanno trafficato per più di un secolo per estirpare la fiducia dei cristiani nell'accuratezza della Bibbia. Il loro obiettivo personale, al di sopra di ogni altro, è quello di vanificare il giudizio finale del Dio che ha rivelato Sé stesso chiaramente. Essi si consolano con lo stesso sillogismo che serve a sbalestrare la fede che i loro studenti hanno nella Bibbia e che dice: 'Nessuna Bibbia permanente, nessuna legge permanente, nessun giudizio permanente'".
  • “E come Iannè e Iambrè si opposero a Mosè, così anche costoro si oppongono alla verità” perché sono “uomini dalla mente corrotta”, incallita dal peccato, e, anche fra i ranghi cristiani, dichiarandosi eventualmente tale, sono gente, “che non hanno dato buona prova quanto alla fede”.

Gente da evitare

Da persone di questo tipo bisogna allontanarsi, non sperando neanche di riformarli o di cambiarli, perché non lo faranno, anzi, se cercherai di farlo, ti si rivolteranno contro. Sono gente da cui è necessario allontanarsi, da evitare, da starne alla larga.
Sono, infatti. abili a sedurre e circuire persone deboli, immature e compiacenti che il testo chiama “donnette cariche di peccati” (“donne sciocche”) e “agitate da varie passioni”, forse perché le donne (soprattutto se incolte) sono particolarmente suscettibili alla manipolazione emotiva. L’apostolo probabilmenbte aveva in mente casi specifici ben noti ad Efeso. Paolo qui non intende disprezzare le donne in quanto tali. L’uso che fa del diminutivo (“donnette”) mostra comunque come egli non intenda descrivere le donne in generale. In ogni caso si tratta di gente sempre disposta ad “imparare” (da cattivi maestri che si atteggiano da esperti), senza però “mai giungere alla conoscenza della verità”. In ogni caso, “non andranno più oltre, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti”.
Se non si denuncia e non ci si oppone, prendendo le dovute misure alla diffusione, nella società, di ciò che Dio considera peccato, si fa solo aumentare la reale possibilità del giudizio di Dio su quella società: ce ne sorprendiamo? La Scrittura dice: "tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d'ira, per il giorno dell'ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio" (Romani 2:5). E' vero che dovremo affrontare molti problemi, ma non dobbiamo mai dimenticarci che il problema di fondo che li genera è il peccato. Ciascuno dei problemi che dobbiamo affrontare può essere fatto risalire ad una o più infrazioni della Legge che Dio ha stabilito sul comportamento umano.

Conclusione

Il Signore, dunque, nella Sua Parola, predice per noi "tempi difficili". Questo davvero è un esercizio di realismo! Non lo fa per angosciarci ma per permetterci di prendere misure atte a proteggerci prevenendo questi mali, alleviandoli, e affinché di essi noi non si sia corresponsabili. Questi prossimi "tempi difficili" non saranno forse quelli "finali", ma una cosa il Signore vuole che noi abbiamo ben chiara: essi non avvengono mai per caso, ma sono il logico risultato dell'infrazione dei principi etici e morali che Dio ha stabilito per il benessere dell'umanità. La cosa peggiore, però, lo abbiamo rilevato, è pretendere di essere religiosi e amici di Dio pur commettendo, tollerando e giustificando ciò che Dio chiaramente ha condannato! Di tutto questo dobbiamo ravvedercene e tornare a Dio, invocando la Sua misericordia e la Sua opera di guarigione prima che per noi diventi troppo tardi!
Che possono fare i cristiani degni di questo nome nei "giorni difficili" che verranno? Impegnarsi per la causa dell'Evangelo e testimoniare con coerenza la verità tanto che, se cadremo sempre più in basso, almeno non sia per causa nostra. Probabilmente i più non ascolteranno e continueranno a prendersi gioco di noi, ma non potranno poi dirci che non erano stati avvertiti!


di P. Castellina
 
"Or lo Spirito dice espressamente che negli ultimitempi alcuni apostateranno dalla fede, dando ascolto a spiriti seduttori e a dottrine di demoni."
(1 Timoteo 4:1)


 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2015/01/da-costoro-allontanati.html

giovedì 4 dicembre 2014

Significato delle festività di Israele

Yom Tereuah

Yom Teruah e le festività di Israele

Durante l’autunno, con la luna nuova del primo giorno del mese di Tishri, le trombe suonano per annunciare l’inizio della festività ebraica di Yom Teruah. I cristiani sono soliti chiamarla Festa delle Trombe, mentre tra gli ebrei è più comune l’uso del nome Rosh Hashanah, ossia “inizio dell’anno”. È la quinta delle sette festività di Israele.
Il definitivo compimento del Nuovo Patto durante questo futuro giorno festivo (o moed) di Isarele, cioè il 1° Tishri del calendario ebraico, sarà oltremodo spettacolare. Questa festività esploderà all’interno della storia sacra e sarà un evento epocale. Mosè dichiarò e profetizzò che questo giorno del calendario avrebbe dovuto essere sempre “ricordato con il suono della tromba” (Levitico 23:24-25). Sembra che un gran numero di fedeli santi dovranno soffrire per mano delle potenze dell’aria quando le trombe dello Yom Teruah saranno suonate nella futura Festa delle Trombe (Ezechiele 33). In quell’epico giorno di festa si vedranno le sentinelle di Israele rispondere fedeli alla chiamata. Ed esse non resteranno in silenzio.
La festività di Yom Teruah venne istituita da Mosè, presso il Sinai, circa 3500 anni fa e segna l’inizio dell’anno civile ebraico. Il termine Rosh Hashanah significa infatti “inizio dell’anno”. Rosh Hashanah è la prima delle tre feste autunnali di Israele che devono ancora compiersi. Queste festività stagionali sono collegate ad eventi politici (o connessi al Regno) e non propriamente a fatti religiosi (o connessi al Sacerdozio), che invece abbiamo già visto compiuti durante le festività primaverili dal Messia, durante la Sua prima venuta duemila anni fa. Allora lo abbiamo visto entrare in Gerusalemme in sella ad un’asina nelle vesti di “Servo Sofferente”. Ma quando tornerà per la seconda volta lo vedremo come “Re Conquistatore”.
Dopo Yom Teruah, il 1° Tishri, vi sono i “dieci giorni di timore” che giungono fino a Yom Kippur, il 10 Tishri, ossia il Giorno dell’Espiazione. Questa è la data più solenne dell’anno ebraico. In questo eccezionale giorno di “resa dei conti”, tutte le faccende in sospeso tra YHVH-Dio e il Suo popolo eletto vengono chiarite. Anche l’anno del Giubileo viene annunciato nello stesso decimo giorno del mese di Tishri. Le trombe vengono suonate anche durante particolari situazioni di crisi nazionale, quando il popolo eletto di Dio viene chiamato a radunarsi in assemblea solenne di fronte al Dio d’Israele; ed anche durante le battaglie, nei periodi di guerra, o per annunciare l’imminente arrivo di un re.
Durante un futuro Yom Teruah, in un giorno di luna nuova del mese di Tishri, gli shofar inizieranno a suonare come non hanno mai fatto. Quest’ultima, futura ed epica Festa delle Trombe, o Rosh Hashanah, esploderà davanti agli occhi del mondo e nel bel mezzo della storia sacra. Sarà un giorno straordinario tanto di festa che di allarme. I tempi stabiliti da YHVH-Dio nella profezia delle Settanta Settimane di Daniele, saranno riesumati per davvero. Tutto il popolo eletto di Dio, da entrambe le case di Israele, sarà “chiamato fuori”, convocato nell’assemblea solenne della nuova e migliorata ekklesia di Dio, la Sua nuova “congregazione”, “sinagoga” o “chiesa” della Settantesima Settimana. I santi grideranno a Dio e questo accenderà il fatidico “risveglio della fine dei tempi” visto da Gioele (Gioele 2:28-32).
Ora abbiamo delle prove schiaccianti del fatto che questo futuro Yom Teruah segnerà il termine della “tabella di marcia per la pace”. Questo sarà il giorno in cui Israele firmerà il trattato di pace di sette anni di cui è scritto in Daniele 9:27. Israele accetterà di dividere e vendere la Terra Santa e la sua sovranità nazionale in cambio di una serie di promesse di “pace e prosperità”. Mosè parlò di questa defezione finale di Israele e predisse l’arrivo della Grande Tribolazione. Gesù Cristo, Yeshua Hamashiach, anticipò il fatto che  avrebbero rigettato Lui, che veniva nel nome del Padre, e disse che il Suo popolo eletto si sarebbe unito ad un falso messia, un uomo che sarebbe venuto “nel suo proprio nome” (Giovanni 5:43).
Un arco di tempo di sette memorabili anni porterà il testimone della fine dei tempi alla conclusione della storia di quest’era nel ultimo, straordinario, Giorno dell’Espiazione. Le trombe del Giubileo annunceranno l’apertura del Giorno del Signore, che avrà luogo immediatamente dopo. Gli angeli dell’ira verranno a cogliere le zizzanie per gettarle nel fuoco (Matteo 13:30). In un momento sconosciuto, durante i giorni che seguiranno e prima che la Festa delle Capanne giunga a compimento, suonerà l’ultima tromba e tutto l’Eletto di Dio (al singolare) sarà radunato. La futura Resurrezione-Rapimento vedrà il Messia radunare il Suo Eletto dalla nazione di Israele e dalle nazioni dei gentili. Tutti i santi, vivi e morti, da ogni nazione, razza e tribù, da entrambi i lati del Calvario, si raduneranno presso di Lui. E tutti entreranno insieme nella gloria (Isaia 49:6 e 1Tessalonicesi 4:15-17)

La prossima festività

Le feste di Israele

Il Signore disse ancora a Mosè:
Parla ai figli d’Israele e di’ loro:
“Il settimo mese, il primo giorno del mese, avrete un riposo solenne,
che sarà ricordato con il suono della tromba,
una santa convocazione. Non farete nessun lavoro ordinario e
offrirete al Signore dei sacrifici consumati dal fuoco”.
Così ebbe inizio la Festa delle Trombe. Mosè la istituì come quinta di sette festività. Dio stabilì le sette festività di Israele quando il popolo era accampato presso il Monte Sinai: tre festività primaverili, una estiva e tre festività autunnali. Due distinti contesti per mostrare il duplice ruolo del Messia come Sacerdote e come Re. Nelle sette festività Dio appronta le due apparizioni del Messia.
Le festività primaverili mostrano il Messia Sacerdote e le festività autunnali inaugurano il Messia Re. Yom Teruah è la prima festività autunnale e il suo compimento è il prossimo grande evento che ci sta dinanzi.
Nella pienezza dei tempi, e durante una straordinaria Pasqua di circa duemila anni fa, il Messia è venuto a compiere il suo primo ruolo di Agnello sacrificale promesso di Israele. Egli giunse alle mura di Gerusalemme e attraversò la porta orientale in sella ad un’asina. In quel decimo giorno di Nisan, quattro giorni prima di Pasqua, in una Domenica delle Palme, il Messia giunse nella Sua Città Santa. Venne esaminato e fu trovato senza macchia. Venne crocifisso/sacrificato dal potere temporale/religioso. Così il Messia compì il Suo ruolo di Sommo Sacerdote in veste di Servo Sofferente.
Gesù-Yeshua ha compiuto tutte e tre le feste primaverili durante quell’epico anno. E le ha compiute precisamente nei santi giorni stabiliti. La Sua morte sacrificale ebbe luogo esattamente a Pasqua. Venne posto nel sepolcro giusto in tempo per la Festa degli Azzimi. La Sua resurrezione dalla morte ebbe luogo tre giorni dopo, proprio durante la Festa delle Primizie.
L’estate di quell’anno vide anche il compimento della quarta festa. Cinquanta giorni dopo le Primizie “il giorno della Pentecoste giunse” (Atti 2:1). Lo Spirito Santo discese sui centoventi radunati in una casa.
Vediamo tutte e dodici le tribù di Israele rappresentate nella Nuova Gerusalemme, la Città Santa, la Sposa dell’Agnello. Durante il compimento della Festa di Pentecoste, lo Spirito Santo si riversò su Israele e si espanse sui gentili. La potenza della Pentecoste fece breccia nel cuore di ciascun individuo. Questo ci mostra il modo in cui, alla fine, avrà luogo la restaurazione di tutto Israele. L’Antico Patto sarà compiuto nella potenza del Nuovo Patto. Questo è proprio ciò che il profeta Geremia ha predetto (Geremia 31:-31-34).
La stessa data del giorno di Pentecoste, lo stesso giorno del calendario ebraico, ha visto brillare la luce che era stata promessa ai gentili (Isaia 49:6). Durante quella memorabile festa, nell’estate dell’anno della crocifissione, la Festa di Pentecoste ha assunto un significato ben più ampio. Infatti, il giorno che ricordava la nascita di Israele è divenuto il giorno della nascita della Chiesa.
Perciò, quattro delle sette feste di Israele hanno già fatto il loro ingresso nella storia sacra e sono state compiute nel Nuovo Patto.
Da allora sono passati duemila anni e noi siamo qui ad attendere il compimento di questi straordinari eventi. Tre delle sette festività devono ancora compiersi e saranno proprio queste feste autunnali ad introdurci nell’Apocalisse.
Sotto abbiamo una panoramica delle sette festività di Israele e del loro compimento fino ad oggi.

tabella festività

Come vediamo, Yom Teruah è la prossima festività che dovrà compiersi. Ma le persone giudeo-cristiane conoscono questa festa, il suo scopo e il suo significato? Hanno coscienza degli straordinari eventi che avranno inizio con il suono della tromba in quel giorno? Sarà su questi punti che ci concentreremo ora, proseguendo il nostro viaggio alla scoperta di questi momenti epocali.

La venuta del Messia

ritorno di Cristo
Come abbiamo detto, le feste primaverili hanno mostrato, durante il loro compimento nel Nuovo Patto, la persona del Messia nel Suo ruolo sacerdotale. Duemila anni fa lo abbiamo visto come Agnello Sacrificale e Servo Sofferente, ma le feste autunnali saranno diverse, poiché il Messia avrà a che fare col Suo popolo eletto nel ruolo politico di Re. Il Suo sarà un Regno globale, poiché il Messia non tornerà solo per la Sua nazione di Israele. Alla Sua seconda venuta Egli verrà a liberare il Suo Eletto in tutto il mondo e a stabilire un governo mondiale come Re dei re e Signore dei signori.
Quindi le festività autunnali sono di natura politica. Per questo i principi di questo mondo e i loro sottoposti odiano la profezia biblica sulla fine dei tempi. Il giusto Regno di Dio sulla terra non sarà introdotto da una chiesa-prostituta. Giustizia e pace sulla terra saranno portate solo dal vero e reale Messia. In un determinato giorno, nel futuro, Israele e tutta l’umanità giungeranno ad un momento di allarme ed assisteranno all’annuncio del Regno di Dio tramite il suono delle trombe. Questo sarà il compimento dello Yom Teruah. Cosa accadrà? Lo vedremo man mano che procederemo in questo studio.
Il giorno introdotto dallo Yom Teruah sarà straordinario per la storia del mondo. Poiché al suono delle trombe, in quel 1° Tishri del calendario ebraico, avrà inizio la Settantesima Settimana di Daniele, con gli ultimi sette anni di quest’era. In quel giorno, il Santo d’Israele riaprirà i conti con il Suo popolo eletto qui sulla terra, in mezzo alle politiche terrene degli uomini. Le nazioni, i gentili e i pagani non lo gradiranno, nemmeno un po’. Essi si adireranno (Salmo 2) perché il Regno di Dio entrerà nella storia del mondo. Gli antagonisti del Messia, sia le gerarchie angeliche che quelle umane, entreranno in tumulto, senza sapere che la loro fine è vicina.
YHVH-Dio non si fermerà di fronte a tutto il tumulto delle nazioni. Con Lui e con il popolo a Lui consacrato non c’è dualismo, non c’è lotta tra bene e male. Dio compirà i Suoi piani finali esattamente come li ha descritti nelle Sacre Scritture. Con l’inizio dell’ultimo giorno, il Messia farà la Sua mossa e la partita sarà terminata. Egli sarà lì, a mettere Lucifero in scacco matto e, come leggiamo nel Salmo 2, il Dio d’Israele riderà.
Perciò Colui che conclude gli eventi è il Messia, non la chiesa nazionale dominionista. Nonostante le propagande delle religioni di stato, il Regno di Dio non è ancora del tutto giunto. Non siamo ancora nel Millennio, come affermano in modo convinto gli amillenartisti. Il Messia è certamente già venuto ed ha stabilito il Suo trono nei cuori di coloro che hanno accettato la Sua salvezza nel corso del tempo. Ed è altrettanto vero che, anche ora, Egli regna nei cuori del Suo popolo eletto. Ma come vediamo nel Salmo 2, Egli ha anche dichiarato il Suo intento di stabilire il Suo Regno qui sulla terra, nella Sua Persona. E, come leggiamo in Apocalisse 20 almeno tre volte, Egli dominerà e regnerà sul pianeta terra per mille anni.
Il Messia verrà di nuovo e, in quell’occasione, non si presenterà come Servo Sofferente, ma come Re Conquistatore. Israele e le nazioni vedranno il Messia venire a regnare sul Suo Regno. Il Suo giudizio e la Sua ira saranno riversati sui malvagi in primo luogo durante la liberazione di Bosra (Isaia 63), dove il Suo popolo eletto sperimenterà una grande salvezza. Poi Gerusalemme avrà la sua straordinaria liberazione, poiché Lui combatterà contro i nemici a Jezreel, dove essi giungeranno dalla valle di Megiddo, nell’epica battaglia finale di Armageddon.
Durante la Sua seconda venuta il Messia-Cristo sederà in giudizio. Questo mirabile evento avrà luogo sia in uno spazio-tempo terreno che celeste. Il Giorno del Giudizio si compirà, ma non in un giorno qualunque. Il giorno della resa dei conti avrà luogo in una data speciale del calendari ebraico, il Giorno dell’Espiazione. Il tramonto di quel giorno vedrà il cieli aprirsi come un rotolo di pergamena e lo spazio-tempo si schiuderà trasportandoci nel Giorno del Signore come in un vortice. In quel giorno Egli manderà i Suoi angeli alla mietitura: prima gli angeli dell’ira saranno liberati per raccogliere le zizzanie, poi gli angeli santi raccoglieranno il grano. Egli glorificherà il Suo Eletto nella Resurrezione-Rapimento e poi stabilirà il tanto atteso Millennio del Messia.
Il re Davide scrisse un canto sul trionfo finale del Messia che è Figlio di Davide. Egli predice il tremendo spavento che subiranno i ribelli (Salmo 2). Coloro che temono i Giudizio che sarà portato dal Figlio di Davide e coloro che non vogliono parlarne, in verità disprezzano il Trono di Davide. Essi temono e paventano il giusto Regno millenario del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. La loro follia li spinge a perseguitare ebrei e cristiani che parlano della speranza del ritorno del Messia. L’olocausto contro la casa reale ebraica di Giuda è ben noto. E la famiglia evangelica di Giuseppe ha sofferto perdite che ammontano a 50 milioni di individui per mano della chiesa-prostituta. Oggi, ci sono paesi in cui si contano un totale di 800 cristiani morti ogni giorno per la loro fede nel Messia di Israele. Questo terrore del Giudizio imminente è il cuore della cospirazione contro YHVH-Dio all’opera tra gli uomini profani. Il piano degli angeli malvagi e dei loro uomini di stato e di chiesa è quello di celare le verità bibliche dietro ad una coltre di diplomatica ed ecclesiastica disinformazione.
Quindi, la radice di tutto l’antisemitismo sulla terra non è un segreto: è l’odio, la paura e il disprezzo del Messia che viene e che regnerà dal Trono di Davide. Questa è l’essenza dell’odio verso gli ebrei, il popolo di Giuda, la tribù reale di Israele. L’antisemitismo è un problema spirituale, non razziale, ma sfortunatamente vediamo ancora oggi uomini ecclesiastici che fanno pressione su Israele perché ceda la sovranità della Terra Santa di Dio. Questa è l’attuale manifestazione dell’antisemitismo ecclesiastico all’interno della Chiesa.
Un epico e futuro 1° Tishri vedrà compiersi un evento sinistro. Allora inizierà il compimento dello Yom Teruah nel Nuovo Patto: in uno straordinario giorno di trombe, un giorno di grida, un giorno di allarme.
di Gavin Finley – Edizione italiana a cura di Sequenza Profetica

"DIO è salito tra acclamazioni di gioia, l'Eterno al suono di trombe.

Cantate lodi a DIO, cantate lodi! Cantate lodi al nostro re, cantate lodi!
Poiché DIO è re di tutta la terra; cantate lodi con bravura

DIO regna sulle nazioni; DIO siede sul suo santo trono."
(salmo 47:5-8) 
 
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/11/le-festivita-di-israele.html

domenica 17 agosto 2014

Ultimi Tempi: Amare Dio


Il profeta Daniele e l’apostolo Giovanni hanno apportato un immenso contributo alla nostra comprensione delle verità riguardanti gli ultimi tempi e il culmine di quest’epoca: a loro siamo debitori per i libri di Daniele e Apocalisse. Entrambi ricevettero la Parola di Dio attraverso visioni e un cielo aperto, ma perché ricevettero così tante benedizioni?
Le Scritture sono chiare nell’indicare che non erano soltanto intellettuali isolati dal mondo e che nessuno dei due giunse alla conoscenza della verità in seguito ad un lungo procedimento intellettuale. Allora cosa avevano di speciale da far si che a loro fossero affidate queste straordinarie e gloriose verità riguardanti gli ultimi tempi? Possiamo rintracciare qualche indizio nelle loro storie personali?
Le Scritture forniscono la risposta a questo interrogativo: entrambi avevano un profondo amore per Dio. Quest’amore si esprimeva in uno zelo nel vedere la rivelazione dei piani di Dio e dei suoi scopi qui sulla terra. Essi sentivano un forte peso per Gerusalemme e il popolo di Dio e a causa della loro dedizione per il patto divino si trovarono coinvolti in avventure straordinarie affrontando grandi prove. Dio, inoltre, aprì i cieli e rivelò loro i suoi segreti: al termine della loro esistenza avevano non solo visto l’ascesa e la caduta di regni e governanti ma la loro vista si era spinta attraverso i secoli, fino a permettergli di essere testimoni dei nostri giorni e della seconda venuta di Gesù, l’atteso Messia di Israele.
Sia il profeta Daniele, che l’Apostolo Giovanni ricevettero una speciale menzione nelle Scritture come amati da Dio. L’angelo Gabriele rivelò a Daniele, poco prima che egli ricevesse la profezia chiave delle settanta settimane, che egli era un uomo “molto amato”(vedi Da 9:23); quest’affermazione si ripetè di nuovo in un’altra visione in Danile 10:11, invece, per quel che riguarda l’apostolo Giovanni, egli era conosciuto come il discepolo che Gesù amava (vedi Gv 13:23, 19:26, 20:2 e 21:7).
Il rapporto basato sul patto divino era per loro una passione e uno studio fedele e accurato della sacra Parola di Dio. Entrambi affrontarono prove mortali e ricevettero miracoloso soccorso di fronte a terribili persecuzioni; Daniele trascorse una lunga notte al riparo da una fossa di leoni affamati e Giovanni (secondo la leggenda) uscì incolume da un calderone d’olio bollente. Quest’ultimo rimase con Gesù fino alla fine, era con lui al Golgota e fu testimone della sua crocifissione. La personale dedizione e la paziente sopportazione di questi due uomini era straordinaria e la loro fedeltà attraverso le prove e le tribolazioni confermò la loro passione per Dio. Probabilmente furono ritenuti degni di comunicare a noi la Parola di Dio riguardo gli ultimi tempi perché il loro rapporto d’amore con Dio era stato messo alla prova.
Nella società attuale, e a dire il vero nel passato, coloro che amano Dio sono stati spesso considerati dei “buonannulla”. Da molti che si definiscono cristiani, la passione per Dio è stata spesso considerata come un po’“esagerata”, un “extra” non essenziale riservato a coloro che hanno il tempo di tergiversare nel sentimentalismo religioso.
Ovviamente tutto può cambiare rapidamente e quando la storia bussa alla nostra porta è allora che riemergono le questioni eterne e che la passione per Dio sembra di nuovo essere all’ordine del giorno. L’esercito della Salvezza operò al fronte durante la terribile guerra di trincea della Prima Guerra Mondiale, un periodo in cui molti uomini s’interessarono alle cose di Dio. Durante la prima guerra del Golfo si convertirono talmente tanti soldati a Cristo che fu difficile trovare abbastanza acqua per battezzarli. Alla fine fu necessario battezzarli in delle bare: quale modo migliore per identificarsi con la morte di Gesù!
Nei momenti di prova i più grandi interrogativi della vita richiedono risposte ed è in quelle circostanze che l’uomo moderno ancora una volta ricorda che è uno spirito eterno che ha bisogno di salvezza. Gli esseri umani sono stati creati per avere un rapporto con Dio ed è lì che si trova la vera felicità. Alla croce, Gesù (il Dio della storia e dell’eternità), ha versato il suo sangue per i peccati del mondo ed è ravvedendosi e chiedendo a lui di entrare nella propria vita che sarà possibile trovare il vero significato della nostra esistenza e le risposte ai grandi interrogativi della vita.
Infatti, fu un uomo che amava Dio a scrivere il libro dell’Apocalisse. Conoscere e amare Gesù è la chiave per la comprensione degli ultimi tempi. Dio “sigilla” la verità degli ultimi tempi e la nasconde ad altri: lo fa forse per evitarne l’uso improprio da parte loro?Con l’avvicinarsi del giorno del Signore tutte le filosofie e gli sforzi umani falliranno ma la testimonianza di Gesù Cristo rimarrà. Fu l’amato Giovanni a portarci questa verità:
“……..la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia”. – Ap. 19:10
La storia sacra avanza in maniera teologica o lineare verso un apice. I cicli ipnotici del misticismo orientale, il freddo e impersonale ying e yang, il tetro e insignificante cerchio della vita e della morte, le droghe che annebbiano la mente e tutte queste tediose e inconcludenti filosofietrascinano le anime degli uomini nella polvere. Il vuoto misticismo esistenzialista in cui rimasero intrappolati i Beatles e la gioventù degli anni ’60 non condusse da nessuna parte, se non a letto con un estraneo nel vano tentativo di trovare “la pace” nell’eros senza un ritorno a Dio. La dottrina di Woodstock “fate l’amore, non fate la guerra” era solo un altro tentativo da parte del genere umano di tenere in equilibrio la pace e la guerra come un altro “ying e yang”. Rudyard Kipling disse: “L’est è l’est e l’ovest è l’ovest, i due non saranno mai conciliabili.” Aveva torto. L’uomo occidentale è ormai immerso nel misticismo; è veramente perduto e la sua mente annebbiata. Nell’Odissea di Omero il suo eroe fu detenuto su un’isola con la maga Circe per dieci anni: mangiando foglie di loto aveva dimenticato la sua identità e insieme ad essa la sua ricerca. Così anche l’uomo occidentale ha dimenticato la sua memoria e il suo destino e come l’equipaggio di Ulisse è stato anch’esso trasformato in un maiale. Ma la crisi dell’età presente arriverà, così, un bel giorno ci risveglieremo e ricorderemo la nostra identità (ciò che siamo stati) e come Ulisse ritorneremo alla nave, salperemo ancora una volta e riprenderemo il nostro viaggio. Ritorneremo come il figliol prodigo alla nostra casa spirituale, la casa del Padre, e da colui che veramente amiamo.
L’amore è un fuoco che brucia e le informazioni che Daniele ricevette dal trono di Dio in tre visioni non erano facili da accogliere. In Daniele 7:21 e 25, 8:24 e 12:7 è indicato che i santi perderanno il potere temporale e la protezione politica negli ultimi tempi; nei giorni del quinto sigillo della Grande Tribolazione essi subiranno un martirio di proporzioni sconcertanti. Quando la sua anima ascoltò queste verità concernenti gli ultimi tempi, queste erano di una gravità tale che Daniele svenne (come probabilmente faremo anche noi oggi), come si legge in Daniele 8:27. A lui non fu dato di capire come i santi degli ultimi tempi potessero perdere la lotta per il potere temporale e nonostante ciò ereditare il regno alla fine. Questo era per un lui un mistero tanto quanto lo è per noi oggi 2500 anni dopo. Il tema principale dei libro di Daniele e dell’apostolo Giovanni è la guerra spirituale (inevitabile e necessaria) che dovremo affrontare.
Come possiamo vedere, questo studio degli ultimi giorni è più che solo un esercizio accademico, ma è prima di tutto un passaggio che ha come fondamento l’amore e la passione per Dio. È un’avventura e una storia d’amore con Dio che supera i confini della morte e che si trasformerà col passare del tempo in una passione: essa sta crescendo dentro di noi ed è destinata ad affascinare e a consumare l’intero nostro essere. Questo viaggio con Dio ci porterà ad andare oltre le preoccupazioni del presente e le questioni di protezione politica e a sperimentare realtà che trascendono la mera sopravvivenza della carne. La Via ci condurrà al di là dei mandati della predominante vita egoista del presente e così, memori della moglie di Lot lasceremo alle spalle le nostre preoccupazioni e cammineremo senza guardarci indietro.
Questo pellegrinaggio è una passione; è la strada maestra della Santità (Is 35:8-10). Alla fine del percorso arriveremo nei pressi della Città Santa e una volta giunti in vista dei cancelli di splendore lasceremo alle spalle tutti i fardelli terreni che erano a noi cari entrando così nella città di Dio (Mt. 19:24-29) e in reami di gloria indicibile non ancora in vista.
Forse saremo “disperse come pecore senza pastore” (1 Re 22:17, Mt 9:36), ma nessuno sarà perduto.
Forse saremi stati (o ancora saremo) esiliati tra i goyim (pagani) ma Dio farà di noi “una luce per i gentili”.
Forse saremo considerati come “pecore da macello” (Sl 44:22, Rm 8:36) ma “noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati”(Ro 8:37).
Gesù disse: “Sarete traditi da genitori, fratelli, parenti e amici”. “Faranno morire parecchi di voi” confidò il nostro Signore ai suoi discepoli nel discorso sul monte degli Ulivi (Mt 24). “Ma neppure un capello del vostro capo perirà” (Luca 21:18).
“Con la vostra costanza salverete le vostre vite” (Luca 21:19). “Io sono con voi tutti i giorni, (il nostro Signore dice) sino alla fine dell’età presente” (Mt 28:20).
Cari santi noi siamo pellegrini in un viaggio epico verso il cuore di Dio e la questione centrale non sarà la nostra forza economica, materiale o militare, ma la nostra consacrazione, e a chi siamo consacrati. Il sipario sta per alzarsi sull’avvenimento più avvincente e sulla storia d’amore più accattivante che questo mondo e che gli angeli abbiano mai visto (Eb 12:1).
E questa è la conclusione di questa storia secondo le Scritture: il Messia ritornerà per una sposa senza macchia, ruga o imperfezione (Ef 5:27) e la rifinitura dei santi come oro sarà inevitabile (Apocalisse 3:18). La storia della presente epoca malvagia terminerà con la rivelazione del Messia quale Leone di Giuda che ruggirà da Sion (Gioele e Amos 1:2) e verrà in giudizio contro le schiere di Gog e i suoi alleati mentre queste cercheranno di assalire Israele dalle estremità del settentrione negli ultimi tempi (Ez 38). Egli difenderà Israele con il suo potente braccio e quando le nazioni circostanti si raduneranno con i loro eserciti sulla pianura di Armageddon, Dio esigerà una terribile retribuzione. Isaia, inoltre, vide il Messia ritornare calpestando l’uva dell’ira e Michea lo vide far breccia e liberare gli eletti dall’ovile di Bosra. “Poiché è il giorno della vendetta del Signore, l’anno di retribuzione per la causa di Sion” (Is 34:8).
Il fulcro della seconda venuta del Signore Gesù è la devozione. La liberazione finale dei santi è il giorno dell’ira e sarà anche il giorno del giudizio per gli empi. Dio agirà con amore e rabbia animata dalla gelosia e libererà i suoi santi, i quali saranno provati, dalle mani dei loro carcerieri. In quel giorno gli empi saranno radunati da tremendi angeli d’ira, saranno raccolti come erbacce da bruciare e il loro destino sarà un luogo di tormento eterno (Mt 13:30). Gli uomini, infatti, potranno farsi beffe della promessa della sua venuta, ma Dio non si lascia prendere in giro, né abbandona il suo popolo: egli lo libererà prontamente non appena ogni cosa sarà detta e fatta.
È molto importante sapere che il giusto giudizio arriverà, perché questo ci aiuterà personalmente ad affrontare la grandeTribolazione con pazienza. Questa conoscenza c’è data, infatti, affinché possiamo crescere in grazia e predicare il vangelo a quelle stesse persone che ci perseguiteranno. Ma indovina un pò? Non siamo noi a essere nei guai ma loro perché avranno osato perseguitare il popolo del patto di Dio.
L’ira di Dio non è solo rabbia vuota, nè è diretta al suo popolo in forma di “tribolazione” ma è uno zelo intenso e santo e una rabbia diretta in modo specifico a coloro che perseguiteranno il popolo del suo patto. Questa è una manifestazione del Suo amore.
Pensando all’amore e alla passione per Dio soffermiamoci a ricordare il nostro patriarca Giuseppe. Come vi ricorderete egli fu perseguitato dai suoi fratelli: alcuni di loro volevano ucciderlo. Eppure, in tempo di carestia egli elargì il pane della vita ai suoi fratelli in precedenza ostili e nutrì anche i popoli fuori dal patto e provenienti da vari angoli della terra durante quei terribili sette anni.
La storia di Giuseppe durante quei sette anni è un modello della storia della chiesa futura nella settantesima settimana. Questa grazia e pazienza nella tribolazione che Giuseppe ha esemplificato, saranno gloriosamente visibili ancora durante gli eventi degli ultimi tempi. Negli ultimi tempi tutto il popolo giudeo-cristiano composto da coloro che appartengono a Dio affronterà il tempo di angoscia di Giacobbe ed è al culmine di questa prova che molti si piegheranno finalmente e abbracceranno il Cristo che vedono nella vita dei loro fratelli perseguitati. A tal fine, un elemento chiave sarà la promessa rivolta a Giuda di fare da garante per la vita di Beniamino. La casa reale di Giuda sarà salvata, il trono di Davide stabilito sulla terra per mille anni (Za 12:7-13:1) e le case d’Israele e le dodici porte della città santa saranno destinate ad aprirsi gloriosamente negli ultimi giorni. I due pezzi di legno diventeranno uno nelle mani del Messia (Ez. 37), il quale sarà contemporaneamente re e sacerdote santo come il grande Melchisedec e in Lui essi si uniranno per formare un solo “sacerdozio reale e una nazione santa” (1 P 2:9). Questo sarà il regno/sacerdozio che ristabilirà questo mondo durante il millennio del Messia.
Molti misteri devono ancora essere svelati: una grande avventura ci è posta dinnazi. Questa santa ricerca è destinata a consumare i pellegrini degli ultimi tempi con una storia d’amore in Dio che toccherà ogni parte del loro essere.
Il pellegrinaggio è stato lungo: il percorso di fedeltà al patto è cominciato con il nostro patriarca Abramo. Egli partì ben 4000 anni fa da Ur, una città d’idoli, guidato dalla mano di Dio e 500 anni più tardi la famiglia di Abramo, Isacco e Giacobbe era diventata una nazione di un milione di persone. Questo popolo cantò il Cantico di Mosè mentre usciva dall’Egitto per mezzo di una potente liberazione, e, protetto dalla mano potente di Dio, fu condotto fuori da Mosè in un esodo di massa. Dio lo soccorse dall’assalto delle bighe del Faraone permettendogli di attraversare il Mar Rosso sulla terra asciutta.
Il pellegrinaggio del popolo di Dio va avanti e nel futuro ci aspetta un esodo di proporzioni ancora maggiori (Gr 16:14-15). Alla fine di quest’epoca l’enorme e grandioso esercito dei redenti arriverà nei regni celesti e lì canterà il Cantico di Mosè, nello stesso modo in cui fu cantato quando il popolo d’Israele attraversò il Mar Rosso. Questa volta sarà cantato in ricordo di una liberazione ancora più gloriosa e quell’enorme e glorioso esercito proveniente da tutte le nazioni starà in piedi di fronte al mare di vetro (Ap 15:1-3). Dio libera i suoi!
Il tempo incalza ora che ci stiamo avvicinando al premio della nostra grande chiamata. Gli eletti di Dio sono al centro della sacra storia: come potranno mai essere in grado di affrontare tutto questo? Come continueranno a lottare con l’Angelo durante la “notte oscura dell’anima”? La risposta si vedrà in azione e sarà la grazia divina di Dio che ci condurrà alla vittoria. L’imminente settantesima settimana di Daniele e i suoi tre anni e mezzo di Grande Tribolazione porteranno i santi sulla scena, i quali sopporteranno un periodo di prova senza precedenti nel bel mezzo delle impetuose tempeste della storia. Come mai potranno sopportare tale afflizione?
I santi degli ultimi tempi non saranno soli, né avranno dei corpi interamente corruttibili quando giungeranno “all’ora della tentazione”, ma in quel tempo penetreranno nel mistero della santità e saranno provvisti in maniera soprannaturale della grazia di Dio per le prove; i cristiani perseguitati nel mondo ne sono provvisti già ora. I santi saranno protetti o preservati dalla potenza di Dio in ogni istante dell’“ora della tentazione” (Ap 3:10) e troveranno rifugio nel “luogo segreto dell’Altissimo” (Salmo 91:1). Come Davide nella “valle dell’ombra della morte” troveranno una mensa imbandita apposta per loro, proprio alla presenza dei loro nemici (Salmo 23) sperimentando la meraviglia di una storia d’amore divina che trascende ogni altra.
Nel Cantico dei Cantici la Sulamita conduce finalmente a conclusione la sua storia d’amore dando testimonianza della sua dedizione totale e dell’amore basato su un patto di sangue per il suo sposo:
“Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; perché l’amore è forte come la morte, la gelosia è dura come il soggiorno dei morti. I suoi ardori sono ardori di fuoco, fiamma potente.”  Cantico dei Cantici 8:6
Dove troveranno i santi la forza per andare avanti in un periodo di straordinarie prove? Da dove verrà la grazia e la pazienza per sostenere tutte queste cose? E come saranno fortificati nel loro uomo interiore per testimoniare del patto fedelmente, anche fino alla morte?
Nell’ora della tentazione scopriranno una forza interiore che viene da dentro, proprio dal Cristo dimorante in noi (Salmo 91) e daranno la loro testimonianza davanti agli uomini, così come avevano fatto i santi di prima davanti a loro. Anche nei giorni cruciali della luna color sangue, la loro testimonianza andrà avanti e sarà essa, durante il quinto sigillo, a concludere questa epoca.
E perché faranno questo?
Lo faranno per Amore.
Concesso da: Sequenza Profetica




" Poiché egli ha riposto in me il suo amore io lo libererò e lo leverò in alto al sicuro perché conosce il mio nome.
Egli mi invocherà e io gli risponderò; sarò con lui nell'avversità; lo libererò e lo glorificherò.
Lo sazierò di lunga vita e gli farò vedere la mia salvezza." (Salmi 91:14-16)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/08/amare-dio-e-discernere-gli-ultimi-tempi.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

contatori

Lettori fissi

Informazioni personali

La mia foto
Alla ricerca di me stesso con l'aiuto di Gesù

Badge di Facebook