per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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sabato 10 gennaio 2015

Allontanati da costoro!

Il Signore Iddio ci avverte nella Sua Parola dicendoci: "Or sappi questo: che negli ultimi giorni verranno tempi difficili" (2 Timoteo. 3:1). Sull’argomento degli "ultimi tempi" vi sono gruppi religiosi e cosiddetti profeti che fanno fin troppe e fallaci speculazioni ed è saggio non seguirli né fare loro concorrenza - anche perché Gesù stesso afferma che conoscerne la data non è stato concesso a nessuno. In effetti, però, pur non amando io speculare sulle predizioni apocalittiche, non posso fare a meno di osservare come proprio ora, vi sia una "strana" concentrazione di minacce a livello planetario che gravano su tutti noi (guerre, fenomeni astronomici e geologici, crisi economiche, sanitarie e informatiche, come pure una grave crisi spirituale). Ho l'impressione che ancora "ne vedremo delle belle", per così dire, che però tanto "belle" non saranno… Molto probabilmente non sarà ancora "la fine", ma davanti a noi non ci sono tempi facili e faremmo bene a non prendere la cosa alla leggera, anzi, di fronte ad una probabile emergenza, dobbiamo responsabilmente disporci a premunircene, organizzando le nostre risorse materiali e spirituali!
A questo riguardo è la stessa Parola di Dio a venire in nostro soccorso. Essa infatti non si limita solo a predire i tempi difficili, ma fa qualcosa che altri veri o presunti profeti non fanno, cioè guidarci a prendere le misure necessarie non tanto per evitare queste sofferenze, ma ad alleviarle, ad attraversarle nel modo migliore e, soprattutto, allontanandoci da tutto ciò che ha il potere di corrompere la nostra fede. Essa ci chiama ad una difesa ad oltranza dei fondamenti immutabili della fede: davvero il compito dei cristiani fedeli nella nostra generazione.
Le Sacre Scritture, per renderci pronti a questi “ultimi tempi” ed agire di conseguenza, ci descrivono le caratteristiche morali e spirituali che vi saranno più prevalenti. Ci sono ben note perché assistiamo ad esse in maniera inequivocabile, ma dobbiamo metterle ben a fuoco. Troviamo così la descrizione della situazione morale e spirituale degli ultimi tempi in questo passo.
Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l'apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza. Anche da costoro allontànati! Poiché nel numero di costoro ci sono quelli che si insinuano nelle case e circuiscono donnette cariche di peccati, agitate da varie passioni, le quali cercano sempre d'imparare e non possono mai giungere alla conoscenza della verità. E come Iannè e Iambrè si opposero a Mosè, così anche costoro si oppongono alla verità: uomini dalla mente corrotta, che non hanno dato buona prova quanto alla fede. Ma non andranno più oltre, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti, come fu quella di quegli uomini” (2 Timoteo 3:1-9).
Leggendo questo testo è difficile fare a meno di trovarvi rispecchiata la condizione della nostra società oggi. La versione italiana di questo testo non rende adeguatamente la forza dell'originale, ma cercheremo oggi di amplificare il significato di ogni singolo termine del testo.

Gli ultimi e difficili ultimi giorni

"Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili”. Non per minimizzare l'attuale crisi, ma dobbiamo pur dire che questo testo biblico, come altri simili, è stato usato dai cristiani sempre prima di ogni maggiore crisi che si è succeduta nel corso di questi millenni. E' stato usato ai tempi della caduta dell'Impero romano guardandone l'estrema corruzione e la minaccia delle incursioni barbariche, ma non era quella la fine del mondo, semmai di "quel" mondo. E' stato usato all'avvento dell'anno 1000, ma quello non era il momento della fine. E' stato usato in corrispondenza della prima guerra mondiale, e poi della seconda, ma il mondo, sebbene allora afflitto da inenarrabili sofferenze, non sarebbe giunto alla fine. Questo testo biblico lo si usa ora, e dico questo non per sottovalutare la crisi attuale o per smentire i profeti di sventura, ma perché dobbiamo vedere le crisi globali in una giusta prospettiva.
Molti prendono l'espressione "gli ultimi giorni" come ad indicare il periodo immediatamente precedente il ritorno di Cristo e quindi la fine del mondo. In realtà la Bibbia usa quest'espressione per indicare l'intero periodo intercorrente fra la prima e la seconda venuta del Signore Gesù Cristo. In altre parole, fin ora siamo vissuti negli "ultimi giorni". Quando infatti l'apostolo Pietro, nel giorno di Pentecoste, spiega alla folla il senso dell'effusione di Spirito Santo che era sopravvenuta alla comunità cristiana di allora, egli ne parla come dell'adempimento della profezia di Gioele che, predicendolo, lo rimanda agli "ultimi giorni". Pietro vede il suo tempo come "gli ultimi giorni" (At. 2:17). Lo scrittore dell'epistola agli Ebrei dice che il tempo in cui Dio ha parlato nella persona di Cristo, sono gli "ultimi giorni". E' chiaro così che "gli ultimi giorni" sono un periodo che è cresciuto fino a comprendere 2000 anni.
L'apostolo Paolo così dice che entro questo esteso periodo di tempo vi saranno cicli ripetuti di afflizione, grande tensione a livello globale, tempi pericolosi, in cui si manifesteranno le condizioni descritte con quelle sue raggelanti parole. Infatti, se guardiamo indietro ai secoli passati, vediamo proprio come questo sia stato vero. Si sono succeduti nel nostro mondo periodi di relativa pace e prosperità, solo per essere interrotti da terribili periodi di tensione e di sofferenze indicibili. Queste parole, così, non sono necessariamente una predizione degli ultimi giorni di questo mondo, ma il riconoscimento del ciclo ricorrente di giorni come questi. Naturalmente, uno di questi sarà l'ultimo. E' difficile dire se siamo noi a vivere "l'ultima crisi", forse si, ma è difficile dire se l'attuale ultimo ciclo sia quello immediatamente precedente il ritorno di Cristo. Come nel passato, le nuvole nere potrebbero disperdersi, e il sole tornare a brillare. Potrebbero tornare per il mondo periodi di pace e prosperità. Non si tratta però di una scusa per "prendere le cose sotto gamba" e dire: "O beh, allora, perché preoccuparsene…", no, le sofferenze sono e saranno autentiche e devastanti. Quello che la Parola di Dio vuole rilevare è che esse non avvengono mai per caso, ma sono il logico risultato dell'infrazione dei principi etici e morali che Dio ha stabilito per il benessere dell'umanità. E' come se dicesse: "Volete risparmiarvi queste sofferenze? Allora seguite i principi di vita che io ho stabilito!
Paolo qui, così, dà a Timoteo istruzioni concernenti l’apostasia (allontanamento) di cui ha già parlato nella sua prima epistola (1 Timoteo 4:1-3). Gli ultimi tempi segneranno un drammatico incremento della ribellione a Dio e dell’aggressività verso chi intende essergli fedele. Il termine originale qui tradotto con “difficili” potrebbe pure essere tradotto con “pericolosi”, ma anche come “tempi di accanimento”, di “persistenza ostinata”. È quella del mondo ribelle a Dio che acquista sempre più sfacciataggine, arroganza, nello sfidare apertamente e contraddire tutto ciò che Dio è e stabilisce nella Sua legge morale. È un mondo che “osa” sempre di più e si oppone in modo militante ad ogni espressione della verità, quasi che, nel contempo, volesse “fargliela pagare” a quelli che rivendicano la signoria di Dio e del Suo Cristo. Per questo, in quel periodo, i cristiani fedeli si troveranno sempre di più in difficoltà ed in pericolo e sarà messa alla prova la loro fede, la loro corrispondente perseveranza “accanita” a seguire il Cristo. "...perché siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita" (Filippesi 2:15-16).

Venti impressionanti caratteristiche degli “ultimi giorni”

Abbiamo così una descrizione del carattere della generazione degli ultimi tempi con venti impressionanti e temibili caratteristiche. Questa “lista di vizi” è molto simile a quella di Romani 1:29-31. “Liste di vizi” erano comunemente usate nel mondo greco-romano nell’uso retorico di fare caricature dell’avversario e facevano uso della ripetizione di suoni o di altri espedienti ritmici, per aumentarne l’impatto. Paolo scrive questa lista in una disposizione chiastica con due gruppi di due parole che esprimono “amore deviato”, poi con due gruppi con tre termini, ciascuno che si focalizza su orgoglio ed ostilità verso gli altri. Poi vengono due gruppi con tre termini ciascuno che iniziano con una negazione di una buona qualità concessa dalla grazia. Queste otto parole dipingono gente che è priva delle più basilari caratteristiche della vita umana. Il centro del chiasmo è la parola “diaboloi”, che significa “calunniatori”, gente diabolica.
Questo testo, come altri è un invito, a chi è saggio, al ravvedimento, a tornare a volgersi a Dio ed alla Sua legge come l'unica cosa che davvero può garantire il meglio per noi stessi. Gli uomini, così, (le persone) manifesteranno le tipiche caratteristiche dei peccatori ostinati ed impenitenti, ma alla seconda o terza potenza, in modo particolarmente grave.
  • “Egoisti”. È l’egocentrismo narcisistico (prono all’esibizionismo), lo smodato ed esclusivo amore per sé stessi che porta a negare una qualsiasi responsabilità verso Dio e verso il prossimo, un egoismo sfacciato e senza scrupoli. Nell’originale il termine è “filautoi”. Non è amore per l’uomo (filantropia), ma “filo” sé stessi, amanti di sé stessi. Si tratta del peccato di base dell'umanità. L'amore esagerato di sé stessi, il culto di un altro dio, noi stessi, è la forma più bassa di idolatria. Esso priva Dio del culto dovuto al Suo nome, e mette al suo posto un dio rivale, noi stessi, sul trono della vita. E' soprattutto oggi che si vive nell'epoca del culto di sé stessi. Tutto viene focalizzato sul "me", i miei diritti, i miei bisogni, le mie idee… Che cosa succede quando si serve soltanto il proprio "io" a scapito degli altri? La guerra civile, ad ogni livello, sia di popoli, di etnie come a livello locale e familiare.
  • “Amanti del denaro”, avendo come unico criterio della propria condotta il profitto materiale personale che se ne può trarre. Non vi sembra che questo, lo sfrenato materialismo, sia lo stile di vita prevalente oggi? L'avidità del denaro è quella che ci permette di calpestare tutto e tutti, di ignorare qualsiasi etica e scrupolo, di giustificare qualunque crimine. Il denaro è uno strumento buono che va acquisito nei modi che la Legge di Dio stabilisce e per gli usi che Dio indica, e certamente non in modo egocentrico, anzi, pure come mezzo di condivisione e solidarietà. Ci sorprendono forse le tragiche conseguenze dell'acquisizione egoistica e della mancanza di solidarietà? Esempi di questo sono sotto i nostri occhi ogni giorno.
  • “Vanagloriosi”. È la caratteristica di chi si vanta della propria grandezza, imprese e importanza. Coloro che si gonfiano, ma solo d’aria, del nulla, che danno gloria e merito a sé stessi soltanto, l’opposto di chi vive (come dovrebbe) dando gloria a Dio per ogni cosa.."vanagloriosi" descrive quella vita impostata a presuntuosa ambizione, quel sentimento smodato e vano di orgoglio di chi si gloria per meriti inesistenti. E' la megalomania di chi mette sé stesso sul trono che non gli spetta. Potrebbe essere il sentimento di chi vanta la superiorità della propria razza, nazione, civiltà o intelligenza e per questo è pronto a schiacciare chi vede "inferiore", oppure l'arroganza dell'intelligenza umana quando pretende di poter fare qualunque cosa senza limiti o regole alcune, mettendosi al posto stesso di Dio, come quella di certa scienza pronta a manipolare la vita stessa sfruttando per fini egoistici la conoscenza e le capacità.
  • “Superbi”. Letteralmente significa “non addomesticati”, “selvaggi”, incivili, senza ritegno. È il termine compagno di quello precedente.
  • “Bestemmiatori”, vale a dire di coloro avvezzi a “dire male”, ad esprimere il loro disprezzo con offese, insulti, ingiurie ed imprecazioni, contro Dio e contro ciò che altri reputano sacro e degno di rispetto, che sputano malizia. La parola "bestemmiatori" descrive gente che non ha timore di deridere ed insultare con le loro parole e comportamento tutto ciò che è sacro: prima di tutto Dio stesso, e poi la Sua buona creazione. È l'empietà moderna: si sfida Dio e si ritiene di rimanerne impuniti. Si pretende di essere dio e legge a sé stessi, ma pure di potere impunemente insultare la sacralità della vita e del creato, sfruttandolo senza ritegno, abusando delle ricchezze che dovrebbero invece essere saggiamente amministrate. La nostra società più che mai nega e si prende gioco di Dio, ma potrà continuare a pretendere di non subirne poi delle conseguenze, la Sua ira e giusto giudizio?
  • “Ribelli”, che sfuggono o ritengono di poter sfuggire al giudizio di Dio dopo aver infranto la legge di Dio e quella degli uomini, impenitenti, irriformabili, anzi, che hanno un atteggiamento di deliberata sfida alle regole giuste e buone. In particolare “ribelli ai gentori”, che non solo vuole dire verso chi li ha generati, ma anche verso ogni legittima autorità. Disprezzano e dissipano l’eredità morale e spirituale dei loro padri. Infangano il concetto stesso di genitorialità. Include l'attuale disprezzo per ogni autorità che si vede palese nella nostra società: disprezzo della famiglia come Dio l'ha voluta fin dall'inizio, disprezzo ed insubordinazione a padre e madre, agli insegnanti, alle autorità sia politiche che di giustizia e polizia. E' una società fondamentalmente anarchica, la nostra, dove non solo ogni regola viene distorta e disprezzata, ma dove pure i rapporti di giusta subordinazione vengono ignorati e disonorati. Potrebbe sussistere a lungo una società così?
  • “Ingrati”, che pretendono e non ti dicono mai grazie, pretendono, anzi, esigono con forza i loro veri o conclamati diritti. Oggi si pretende tutto ma non si sa debitamente riconoscere e ringraziare chi ti fornisce ciò che hai, ad ogni livello, e certamente ci si dimentica di ringraziare Dio, da cui proviene ogni migliore dono del quale possiamo godere.
  • “Irreligiosi”, vale a dire empi, privi di amore per Dio o falsamente religiosi. Di Dio non gli importa nulla, così come loro nulla importa di rendergli culto così come Egli prescrive. “Irreligiosi” è il contrario di "santo". Questa parola significa l'indisponibilità ad osservare persino la minima umana decenza. Descrive chi si vanta di azioni che Dio condanna, il fare cose senza alcuna vergogna per il solo piacere di provocare e scandalizzare con cose scioccanti che sfidano il senso comune ritenuto da essi discutibile.
  • “Insensibili”, letteralmente “senza affetto naturale”, inumani, senza scrupoli, "senza affetto", cioè la mancanza di affetti comuni, brutalità, bestialità. E poi l'aggettivo "implacabile", indicando ciò che è persino contro la ragione, l'atteggiamento spietato ed accanito che niente e nessuno può ostacolare. Lo vediamo non solo nei conflitti bellici contemporanei dove si privilegia la logica militare e le vittime innocenti si definiscono come "inevitabili effetti collaterali", ma anche, per esempio, quando negli ospedali i pazienti vengono considerati solo numeri, trattati come fonte di profitto o oggetto del proprio lavoro, senza compassione e umanità.
  • “Sleali”, vale a dire che non possono essere persuasi a stipulare e mantenere un patto o impegno, inaffidabili, infedeli, gente di cui non ci si può fidare perché tradiscono facilmente.
  • “Calunniatori”, che accusano falsamente, bugiardi e consapevoli di mentire, a cui non importa diffondere menzogne, forti del principio che “il fine giustifica i mezzi”: per giungere dove vogliono arrivare sono disposti a tutto. Il termine originale è “diaboloi”, attività tipica del diavolo.
  • “Intemperanti”, cioè privi di autocontrollo, che danno adito ad ogni loro impulso senza badare alle conseguenze.
  • “Spietati”, brutali, crudeli, intransigenti, disposti ad una fredda e determinata crudeltà.
  • “Senza amore per il bene”, opposti a ciò che è bene e che è buono e che tale Dio ha dichiarato nella Sua Parola.
  • “Traditori”, termine già presente in Tacito, è dovuto dapprima all’uso biblico, nel senso di “consegnare all’avversario”. È frequentissimo negli scritti di sant’Agostino, con le frequenti accuse a vescovi e ministri di culto cristiano di avere tradito la propria fede religiosa consegnando libri e arredi sacri ai loro avversari. Quanto spesso oggi persino delle chiese intere tradiscono il comune retaggio e la propria storia, svendendosi alle ideologie moderne. Si fanno passare per cristiane, ma sono “mentite spoglie”, chiese compromesse che si sono allontanate dall’Evangelo proclamato nel Nuovo Testamento, che esse credono di poter rivedere e correggere!
  • “Sconsiderati”, lett. precipitosi, che si gettano a capofitto in qualcosa senza pensare alle conseguenze.
  • “Orgogliosi”, “che pensano di essere chissà chi”.
  • “Amanti del piacere anziché di Dio”: Anche di questa non servono molte spiegazioni. La nostra epoca, infatti, priva di valori eterni ed ideali, ha un solo obiettivo: "godersi la vita" il più possibile, perché questo sarebbe l'unico valore rimasto, l'unica "soddisfazione" di una vita per altro vuota e priva di significato. Non descrive forse questo benissimo lo spirito della nostra epoca ed i comportamenti corrispondenti?
  • “Aventi l'apparenza (e non realtà) della pietà (del rispetto e pietà verso Dio), mentre ne hanno rinnegato (respinto) la potenza (non ne conoscono la forza autentica)". Hanno una religiosità solo apparente esterna, ma sono inconsapevoli di che cosa vuol dire pietà religiosa, dell’autentica vita spirituale e dei suoi valori, gente che appartiene solo a questo mondo, di fatto inconvertiti, irrigenerati pur presentandosi come cristiani (falsi maestri e i loro seguaci). Ci troviamo davvero in pericolo quando si professa una forma esteriore di religiosità e al tempo stesso si tollera e si giustifica ciò che chiaramente Dio considera peccato. Vorremmo non subirne le conseguenze? E come fanno a giustificare il peccato sotto l'apparenza di religiosità? Nel modo più logico, negando la base normativa della fede cristiana, svuotando la Bibbia della sua autorevolezza. Scrive Gary North: "…con poche eccezioni, le facoltà di teologia sono ripieni di professori di letteratura, più che professanti di Cristo. Essi hanno adottato la concezione che dice che i testi biblici rivelano grossolani errori da parte degli scrittori ed editori della Bibbia. Questi critici considerano la Bibbia come un libro pieno di miti. Questi scettici eruditi e presuntuosi … hanno trafficato per più di un secolo per estirpare la fiducia dei cristiani nell'accuratezza della Bibbia. Il loro obiettivo personale, al di sopra di ogni altro, è quello di vanificare il giudizio finale del Dio che ha rivelato Sé stesso chiaramente. Essi si consolano con lo stesso sillogismo che serve a sbalestrare la fede che i loro studenti hanno nella Bibbia e che dice: 'Nessuna Bibbia permanente, nessuna legge permanente, nessun giudizio permanente'".
  • “E come Iannè e Iambrè si opposero a Mosè, così anche costoro si oppongono alla verità” perché sono “uomini dalla mente corrotta”, incallita dal peccato, e, anche fra i ranghi cristiani, dichiarandosi eventualmente tale, sono gente, “che non hanno dato buona prova quanto alla fede”.

Gente da evitare

Da persone di questo tipo bisogna allontanarsi, non sperando neanche di riformarli o di cambiarli, perché non lo faranno, anzi, se cercherai di farlo, ti si rivolteranno contro. Sono gente da cui è necessario allontanarsi, da evitare, da starne alla larga.
Sono, infatti. abili a sedurre e circuire persone deboli, immature e compiacenti che il testo chiama “donnette cariche di peccati” (“donne sciocche”) e “agitate da varie passioni”, forse perché le donne (soprattutto se incolte) sono particolarmente suscettibili alla manipolazione emotiva. L’apostolo probabilmenbte aveva in mente casi specifici ben noti ad Efeso. Paolo qui non intende disprezzare le donne in quanto tali. L’uso che fa del diminutivo (“donnette”) mostra comunque come egli non intenda descrivere le donne in generale. In ogni caso si tratta di gente sempre disposta ad “imparare” (da cattivi maestri che si atteggiano da esperti), senza però “mai giungere alla conoscenza della verità”. In ogni caso, “non andranno più oltre, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti”.
Se non si denuncia e non ci si oppone, prendendo le dovute misure alla diffusione, nella società, di ciò che Dio considera peccato, si fa solo aumentare la reale possibilità del giudizio di Dio su quella società: ce ne sorprendiamo? La Scrittura dice: "tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d'ira, per il giorno dell'ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio" (Romani 2:5). E' vero che dovremo affrontare molti problemi, ma non dobbiamo mai dimenticarci che il problema di fondo che li genera è il peccato. Ciascuno dei problemi che dobbiamo affrontare può essere fatto risalire ad una o più infrazioni della Legge che Dio ha stabilito sul comportamento umano.

Conclusione

Il Signore, dunque, nella Sua Parola, predice per noi "tempi difficili". Questo davvero è un esercizio di realismo! Non lo fa per angosciarci ma per permetterci di prendere misure atte a proteggerci prevenendo questi mali, alleviandoli, e affinché di essi noi non si sia corresponsabili. Questi prossimi "tempi difficili" non saranno forse quelli "finali", ma una cosa il Signore vuole che noi abbiamo ben chiara: essi non avvengono mai per caso, ma sono il logico risultato dell'infrazione dei principi etici e morali che Dio ha stabilito per il benessere dell'umanità. La cosa peggiore, però, lo abbiamo rilevato, è pretendere di essere religiosi e amici di Dio pur commettendo, tollerando e giustificando ciò che Dio chiaramente ha condannato! Di tutto questo dobbiamo ravvedercene e tornare a Dio, invocando la Sua misericordia e la Sua opera di guarigione prima che per noi diventi troppo tardi!
Che possono fare i cristiani degni di questo nome nei "giorni difficili" che verranno? Impegnarsi per la causa dell'Evangelo e testimoniare con coerenza la verità tanto che, se cadremo sempre più in basso, almeno non sia per causa nostra. Probabilmente i più non ascolteranno e continueranno a prendersi gioco di noi, ma non potranno poi dirci che non erano stati avvertiti!


di P. Castellina
 
"Or lo Spirito dice espressamente che negli ultimitempi alcuni apostateranno dalla fede, dando ascolto a spiriti seduttori e a dottrine di demoni."
(1 Timoteo 4:1)


 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2015/01/da-costoro-allontanati.html

martedì 20 agosto 2013

Tornare sui sentieri antichi


 I nostri sentieri alpini e il loro significato 

In una pubblicazione del Club Alpino Italiano ho trovato il seguente testo: “Un detto orientale recita: ‘Per alta che sia una montagna, un sentiero vi si trova’. Le definizioni tecniche di "sentiero" sono molteplici, ma per gli escursionisti è una sola: "Ponte tra il rumore della vita ed il silenzio delle vette". Quando un escursionista, aggiustandosi lo zaino sulle spalle, imbocca un sentiero, si lascia alle spalle un mondo amato per il benessere che propone, ma con preoccupazioni e angustie normali nella vita quotidiana; preoccupazione ed angustie che alla lunga ci infastidiscono come un rumore sordo, martellante, continuo. Va verso un mondo più rude, più esigente, con meno comodità, ma senza quel fastidioso rumore, … va verso un mondo più silenzioso, dove ogni cosa o gesto, anche se piccolo, assume un valore immenso, dove ogni giorno che nasce ti riempie di voglia di vita, dove ogni tramonto ti fa sognare il giorno dopo. Tutto questo è possibile grazie al semplice "sentiero", traccia a volte impercettibile tra rocce e baranci, ma carico di vita propria. In montagna ogni sentiero ha una sua storia ed una sua anima. Si riconoscono quelli nei quali sono transitate le mandrie, quelli più battuti dai boscaioli, quelli percorsi un tempo dai carbonai, quelli sofferti dai nostri soldati. Lungo i sentieri si parla molto con sé stessi, perché la fatica toglie il fiato ma non il pensiero, e c’è il tempo per riflettere. In quell’andare silenzioso, sovente raccolto, in quel colloquiare composto, quasi intimo scambio di sentimenti, un passo dopo l’altro, c’è una spiritualità sentita, anche se non dichiarata. C’è chi considera il sentiero una violenza fatta alla montagna, ma non è così, se il tracciato ripercorre antichi percorsi. E’ anzi nuova vita per la montagna, molto spesso abbandonata e dimenticata. L’efficienza dei sentieri è indice di rispetto verso coloro che li hanno tracciati, spesso col duro lavoro e per necessità di vita. Sono comunque un patrimonio a disposizione di tutti, e il loro mantenimento permette di raggiungere, con sicurezza, luoghi meravigliosi, senza necessariamente raggiungere una vetta”. 

Un'immagine ricorrente 

L'idea di un aspro sentiero che sale su una vetta è un'immagine che ricorre nella Bibbia. E' il sentiero antico battuto per secoli dal popolo fedele di Dio, un antico e sicuro sentiero che oggi ormai solo più pochi percorrono perché la maggior parte degli altri preferiscono ...le moderne autostrade dove in massa si procede incolonnati verso una vacanza di improbabile ed illusorio riposo. Quello è il sentiero della fedeltà al Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe, al Dio di Gesù Cristo. E' un sentiero percorso oggi da pochi. Gesù stesso l'aveva detto: "Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano” (Matteo 7:13-14).
La Parola di Dio ci esorta oggi con le stesse parole usate dall'antico profeta Geremia, che dice: "Fermatevi sulle vie e guardate, domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; voi troverete riposo alle anime vostre! Ma quelli rispondono: "Non c'incammineremo per essa!" (Geremia 6:16). Vediamo innanzitutto il contesto originale di queste parole nell'ambito del capitolo 6 del libro del profeta Geremia.

Esame del testo Geremia 6

Nel capitolo 6 di Geremia troviamo il profeta che emette il giudizio di condanna da parte del Signore sul regno di Giuda, quello rimasto dopo la separazione del regno di Israele in due tronconi contrapposti ed in competizione. Il regno del nord (chiamato "Israele") era già stato sbaragliato e distrutto dall'invasore assiro. Quello del sud (chiamato "Giuda") si riteneva al sicuro, certo della protezione che il Signore avrebbe loro garantito (così credevano perché non si trattava di una protezione incondizionata). Si era però altrettanto corrotto moralmente e spiritualmente ed il Signore non avrebbe mancato di eseguire verso di esso il Suo giudizio di inappellabile condanna attraverso la stessa potenza imperialista assira.

1. L'esecuzione certa del giudizio di Dio (1-3)

1 «Figli di Beniamino, cercate un rifugio lontano da Gerusalemme;
sonate la tromba in Tecoa;
innalzate un segnale su Bet-Cherem,
perché dal settentrione avanza una calamità,
una grande rovina.
2 La bella, la voluttuosa figlia di Sion,
io la distruggo!
3 Verso di lei vengono dei pastori con le loro greggi;
essi piantano le loro tende intorno a lei;
ognuno d'essi bruca dal suo lato.
Geremia annuncia che un invasore proveniente dal nord, si sarebbe abbattuto sul regno di Giuda con capitale Gerusalemme. Sarebbe stato per esso un'immane rovina. Ogni resistenza sarebbe stata futile. Solo la fuga e il rifugiarsi lontano avrebbe potuto salvarli. Tutti dovevano essere avvertiti e passare all'azione prima che fosse troppo tardi. Una tale calamità e distruzione sarebbe stata l'espressione del giudizio di Dio su di loro. "Io la distruggo" (2 b) dice Dio stesso. Il regno di Giuda è compiacente verso sé stesso come una donna vanitosa che, ammirandosi, si guarda allo specchio, ma la cui bellezza è artificiosa e passeggera, oppure come un tenero prato che dei pastori con le loro greggi verranno a brucare.
Così è pure l'irresponsabile e narcisistica compiacenza dell'uomo moderno. Checché ne dicano gli inganni dei "buonisti" di oggi che parlano di un "Dio che perdona sempre"  il Nuovo Testamento proclama: "L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia ... Tu, invece, con la tua ostinazione e con l'impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d'ira per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio" (Romani 1:18; 2:5). Solo Gesù ci può liberare dalla "ira a venire" (1 Tessalonicesi 1:10). La Scrittura ci dice: "Badate di non rifiutarvi d'ascoltare colui che parla; perché se non scamparono quelli, quando rifiutarono d'ascoltare colui che promulgava oracoli sulla terra, molto meno scamperemo noi, se voltiamo le spalle a colui che parla dal cielo" (Ebrei 12:25).

2. Una seria minaccia, un serio appello al ravvedimento (4-8)

4 Preparate l'attacco contro di lei;
alzatevi, saliamo in pieno mezzogiorno!
Guai a noi, perché il giorno declina,
e le ombre della sera si allungano!
5 Alzatevi, saliamo di notte,
e distruggiamo i suoi palazzi!»
6 Infatti così parla il SIGNORE degli eserciti:
«Abbattete i suoi alberi,
ed elevate un bastione contro Gerusalemme;
quella è la città che deve essere punita;
dappertutto, in mezzo a lei, non c'è che oppressione.
7 Come un pozzo fa scaturire le sue acque,
così essa fa scaturire la sua malvagità;
in lei non si sente parlare che di violenza e di rovina;
davanti a me stanno continuamente sofferenze e piaghe.
8 Correggiti, Gerusalemme,
affinché io non mi allontani da te,
e non faccia di te un deserto,
una terra disabitata!»
È il Signore Iddio che qui viene presentato preparare l'attacco ("una guerra santa") contro Giuda al comando Egli stesso dell'esercito assiro! Esso viene esortato a non esitare ed a profittare della "notte". Vi è persino suggerita una strategia. Gerusalemme deve essere punita ("visitata" da Dio) perché in essa vi si tollera in modo compiacente ogni ingiustizia ed è essa stessa "la città della menzogna". Dio le comanda così di ravvedersi, di "lasciarsi correggere" prima che sia troppo tardi ed essa stessa si trasformi in una desolazione. Dio le dà quindi un'ultima possibilità di salvezza.
La condanna emanata da Dio non è arbitraria, ma si basa su precise prove giudiziarie: la trasgressione del patto che li lega a Lui le cui prescrizioni morali e conseguenze della loro trasgressione sono state chiaramente enunciate. Questo vale tanto per l'umanità quanto per la chiesa, ugualmente responsabili verso Dio. La giustizia come definita da Dio e che riguarda i nostri rapporti con Lui e con gli altri, ciò che ci rende giusti e retti davanti a Dio, deve essere rispettata. Menzogna, malvagità, violenza, rovina, sofferenze non sono cose da poco davanti a Dio e che si possano trascurareL'onesto riconoscimento delle nostre trasgressioni insieme alla nostra determinazione ad emendare il nostro comportamento per conformarlo alla Sua realtà, è parte integrante ed indispensabile della nostra risposta all'annuncio della grazia.

3. Colpevole e fatale negligenza (9-13)

9 Così parla il SIGNORE degli eserciti:
«Il resto d'Israele sarà completamente racimolato come una vigna;
ripassa con la mano,
come fa il vendemmiatore sui tralci.
10 A chi parlerò, chi prenderò come testimone perché mi ascolti?
Ecco, il loro orecchio è incirconciso,
essi sono incapaci di prestare attenzione;
ecco, la parola del SIGNORE è diventata per loro un obbrobrio,
non vi trovano più nessun piacere.
11 Ma io sono pieno del furore del SIGNORE; sono stanco di contenermi.
Rivèrsalo sui bambini per la strada
e sui giovani riuniti assieme;
poiché il marito e la moglie,
il vecchio e l'uomo carico d'anni saranno presi tutti insieme.
12 Le loro case saranno passate ad altri,
così pure i loro campi e le loro mogli,
poiché io stenderò la mia mano sugli abitanti del paese»,
dice il SIGNORE.
13 «Infatti dal più piccolo al più grande,
sono tutti quanti avidi di guadagno;
dal profeta al sacerdote,
Giuda rischia anch'essa di diventare una vigna che sarà completamente racimolata. Il profeta è però pessimista: troverà chi lo stia veramente ad ascoltare e lo prenda sul serio? Sembrano infatti "incapaci di ascoltare".Nessuno sembra trovar più alcun piacere nella Parola di Dio, anzi, essa è convenientemente distorta, vilipesa e disprezzata. Il profeta non riesce a contenere la sua ira davanti a tanta cecità ed ostinazione. Non si rendono conto che "la mano di Dio" non avrà pietà colpendo sia giovani che anziani, inclusi profeti e sacerdoti, perché tutti sono "avidi di guadagno" e "praticano la menzogna".
È la situazione in cui spesso si trova davanti la Parola di Dio. Sordità spirituale, indisponibilità all'ubbidienza della fede, mancanza di apprezzamento per la Parola di Dio, è la condizione che caratterizza l'uomo naturale che ne è impermeabile e refrattario. La critica e il rifiuto pregiudiziale, risultato di una mente ottenebrata dal peccato, lo tiene lontano dal rispondere a ciò che sarebbe la sua salvezza. Solo l'opera rigenerante dello Spirito di Dio può, infatti aprire cuore e mente, scuotendolo dal suo sonno spirituale, anzi, facendolo risorgere dalla sua morte spirituale. Che dire, però, quando tali atteggiamenti di critica, indisponibilità e negligenza caratterizzano, in certi momenti storici, lo stesso popolo di Dio, la chiesa? Proprio loro che dovrebbero saperne meglio, vivendo ed apprezzando pienamente la Parola vivificante di Dio, si fanno attrarre dalle ingannevoli seduzioni di questo mondo (vile guadagno" e menzogna) e mettono da parte i tesori della Parola di Dio e della comunione con Lui? È la situazione denunciata alle chiese a cui si rivolge il libro dell'Apocalisse nei suoi primi capitoli. Alla chiesa di Efeso, per esempio, dice: "Ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti, e compi le opere di prima; altrimenti verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi" (Apocalisse 2:4-5). Troviamo così come l'appello al ravvedimento non riguardi solo coloro che giungono per la prima volta alla fede in Cristo, ma anche le chiese costituite che possono decadere e persino essere abbandonate da Dio se non Gli si dimostrano fedeli.

4. Incapacità di vedere il proprio problema (14-15)

14 Essi curano alla leggera la piaga del mio popolo;
dicono: "Pace, pace",
mentre pace non c'è.
15 Saranno confusi perché commettono delle abominazioni;
non si vergognano affatto, non sanno che cosa sia arrossire;
perciò cadranno fra quelli che cadono;
quando io li visiterò saranno abbattuti»,
dice il SIGNORE.
Il popolo di Dio è spiritualmente profondamente malato, ma i loro leader dicono che le cose stanno bene così, "al massimo ha un raffreddore" e se ne curano "alla leggera", agiscono come se le ferite del popolo fossero solo graffi. Dicono "Tutto andrà bene", ma non andrà affatto bene! Di fatto commettono "abominazioni" senza vergognarsene, e "saranno sorpresi" quando il giudizio di Dio si abbatterà su di loro. La situazione umana è tragica, ma per la maggior parte delle persone "non c'è problema" o comunque nulla che non possa essere risolto da noi stessi o con l'aiuto di qualche "esperto" di questo mondo. Anzi, Dio stesso, il Cristo, tanti lo vedono come un inutile ingombro... Non di rado simile può essere la situazione del popolo di Dio, la chiesa. Fiera della propria storia, della propria posizione nel mondo, di ciò che ha conseguito, non si rende conto della propria miseria e disutilità per Dio. È la situazione della chiesa di Sardi, menzionata nel libro dell'Apocalisse: "Io conosco le tue opere: tu hai fama di vivere ma sei morto. Sii vigilante e rafforza il resto che sta per morire; poiché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio. Ricòrdati dunque come hai ricevuto e ascoltato la parola, continua a serbarla e ravvediti. Perché, se non sarai vigilante, io verrò come un ladro, e tu non saprai a che ora verrò a sorprenderti" (Apocalisse 3:1-4).

5. Vie moderne e sentieri antichi (16-17)

16 Così dice il SIGNORE:
«Fermatevi sulle vie e guardate,
domandate quali siano i sentieri antichi,
dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa;
voi troverete riposo alle anime vostre!
Ma quelli rispondono: "Non c'incammineremo per essa!"
17 Io ho messo delle sentinelle per voi:
"State attenti al suono della tromba!"
Ma quelli rispondono: "Non staremo attenti".
Così, di fronte alle abominazioni che commettono e di fronte alle quali sono ciechi, come pure all'imminente annunciato castigo che ostinatamente negano potrebbe avvenire perché per loro "non c'è problema", il Signore dice loro di "fermarsi" sulle vie larghe che stanno percorrendo (potremmo dire popolari e moderne "strade asfaltate"). Essi dovrebbero però meglio chiedere dei "sentieri antichi" (o "sentieri del passato"), chiedere dove sia "la buona strada" e tornare ad incamminarsi per essa. Che senso ha, potremmo però chiederci, abbandonare la via del progresso per tornare alla "scomodità" e "rozzezza" del passato, un "oscuro ed inquietante medioevo" (come dicono alcuni) da celebrare di tanto in tanto o meglio dimenticare? Tornare a quello che alcuni definiscono la situazione idealizzata di un passato "che non è mai veramente esistito"? Il "progresso" però, quello sì che è un mito. Spesso, infatti, siamo di fronte non ad una evoluzione, ma ad un'involuzione, una degenerazione morale e spirituale di cui non ci su avvede perché ci siamo abituati al presente - sul quale ci concentriamo - e non vediamo le cose "in prospettiva". È sulla freschezza ed entusiasmo delle vie antiche che troveremo la nostra pace, è tornando al nostro "primo amore" che troveremo quello che oggi ci manca.
L'antico popolo di Dio era ad un bivio e così il profeta li esorta a prendere la via più affidabile, quella tracciata nel passato e che conduce alla vera benedizione. E' l'appello che pure risuona nel Deuteronomio: "Ricòrdati dei giorni antichi, considera gli anni delle età passate, interroga tuo padre ed egli te lo farà conoscere, i tuoi vecchi ed essi te lo diranno" (Deuteronomio 32:7). Essi, però, ostinatamente si rifiutano di incamminarsi per questa via. Le sentinelle (i veri profeti) suonano l'allarme, ma essi non vi prestano attenzione. È così anche oggi. Le confessioni di fede di uomini e donne che avevano suggellato con il loro stesso sangue la loro fedeltà alla Bibbia, spesso oggi vengono onorate solo formalmente, relativizzate e disattese per far eco soltanto alle mode culturali ed intellettuali del tempo presente.

6. Sei stato avvertito: ne abbiamo i testimoni! (18-19)

18 Perciò, ascoltate, nazioni!
Sappiate, comunità dei popoli, quello che avverrà loro.
19 Ascolta, terra!
Ecco, io faccio venire su questo popolo una calamità,
frutto dei loro pensieri;
perché non sono stati attenti alle mie parole;
hanno rigettato la mia legge.
Per questo motivo, il Signore chiama come testimoni l'intera "comunità internazionale", le nazioni, tutta la terra. Giuda è stato debitamente avvertito. Dio stesso farà venire su quel popolo le calamità che, in realtà, sono "frutto dei loro pensieri". Non sono, infatti, stati attenti alla Parola di Dio ed hanno respinto la sua Legge. Ne patiranno le conseguenze, quelle che per altro erano state previste nel Suo patto in caso di disubbidienza.
Un giorno non potremo dire: "Non siamo stati avvertiti". In una famosa parabola Gesù parla di un uomo che aveva vissuto in modo egoista ed empio, "fregandosene di tutto e di tutti" e magari anche prendendo in giro la Parola del Signore che lo avvertiva delle conseguenze della disubbidienza ai criteri di comportamento stabiliti da Dio. Finito irrimediabilmente in quell'inferno che aveva sempre negato, chiede a Dio di mandare ai suoi fratelli in terra una speciale rivelazione per avvertirli, magari uno che torni dal mondo dei morti, ma che cosa dice Dio per bocca di Abraamo: "Hanno Mosè e i profeti, ascoltino quelli" (Luca 16:29), "Io ho già mandato loro la Bibbia...". L'avrebbero però ascoltata come sufficiente o criticata per "la sua ingenuità"?

7. L'inutilità della religione formale (20-21)

20 Che m'importa dell'incenso che viene da Seba,
della canna odorosa che viene dal paese lontano?
I vostri olocausti non mi sono graditi,
i vostri sacrifici non mi piacciono».
21 Perciò così parla il SIGNORE:
«Ecco, io porrò davanti a questo popolo delle pietre d'intoppo,
nelle quali inciamperanno assieme padri e figli,
vicini e amici, e periranno».
Nonostante il loro comportamento immorale, persistevano a considerarsi un popolo religioso ed a portare avanti i riti e le cerimonie tradizionali. Sarebbero esse servite per farli dichiarare "a posto" davanti a Dio? No. In quella situazione Dio non sa che farsene delle loro opere religiose (incenso, olocausti, sacrifici). Tutte quelle cose non Gli piacciono proprio, non Gli sono gradite: altre sono le priorità per il Signore Iddio, vale a dire l'ubbidienza alla Sua legge morale. Egli, così, tramite la parola del profeta, rigetta loro e la loro religione di facciata e di comodo.
Saranno confusi e persino scandalizzati" quando vedranno immancabilmente arrivare gli invasori "pietre di intoppo" e periranno. Saranno confusi perché si vedranno oppressi e respinti da Dio proprio quando pensavano di essere al sicuro. "Com'è possibile?", essi si chiederanno. "Pensavamo che Dio fosse un Dio d'amore che perdona sempre!", diranno. Si accorgeranno così di essersi creata una religione di comodo, una teologia per certi versi plausibile, ma fondamentalmente falsa. La loro fede così, insieme alla loro religione, vacillerà, cominceranno a non crederci più. Riusciranno, però, a vedere le cose che loro accadono da un'altra prospettiva?

8. Una risposta sbagliata: scoraggiamento e non ravvedimento (22-25)!

22 Così parla il SIGNORE: «Ecco un popolo viene dal paese di settentrione,
una grande nazione si muove dalle estremità della terra.
23 Essi impugnano l'arco e la freccia;
sono crudeli, non hanno pietà;
la loro voce è come il muggito del mare;
montano cavalli;
sono pronti a combattere come un solo guerriero,
contro di te, figlia di Sion».
24 Noi ne abbiamo udito la fama
e le nostre mani si sono infiacchite;
l'angoscia ci coglie,
un dolore come di partoriente.
25 Non uscite nei campi,
non camminate per le vie,
perché la spada del nemico è là;
tutto intorno è terrore.
Verranno, infatti, da nord crudeli e combattivi invasori. Al solo udirne parlare si sono scoraggiati e spaventati per la loro invincibilità: sarebbe più saggio nemmeno farsi vedere all'aperto, perché ne sarebbero colpiti subito. Dov'è finita la loro fede? Lo scoraggiamento, lo sgomento e la tristezza non è la risposta più appropriata di fronte alle disgrazie che sopravvengono loro. Come dice l'apostolo Paolo: "Perché la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza, del quale non c'è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte" (2 Corinzi 7:10).

9. Appello al ravvedimento raccolto da una minoranza (26-30).

26 Figlia del mio popolo, vèstiti di sacco, ròtolati nella cenere,
prendi il lutto come per un figlio unico,
fa' udire un amaro lamento,
perché il devastatore ci piomba addosso improvviso.
27 «Io ti avevo messo fra il mio popolo
come un saggiatore di metalli,
perché tu conoscessi e saggiassi la loro via.
28 Essi sono tutti ribelli incalliti,
seminano calunnie;
sono bronzo e ferro,
tutti corrotti.
29 Il mantice soffia con forza,
il piombo è consumato dal fuoco;
invano si cerca di raffinare,
perché le scorie non si staccano.
30 Saranno chiamati: argento di rifiuto,
perché il SIGNORE li ha rigettati».
Il ravvedimento da parte del popolo ribelle a Dio sarebbe quanto mai così opportuno. Il profeta, infatti, è stato messo fra quel popolo per saggiarne la condotta e sono stati trovati sommamente manchevoli: ribelli incalliti, corrotti e corruttori, gente che, pur considerandosi (a parole) "amica di Dio" sono avvezzi a seminano calunnie e diffamare i veri figlioli di Dio. Non sono che scorie di raffineria, rifiuti, perché il Signore li ha rigettati, riprovati.
Grazie a Dio vi sarà "un residuo eletto per grazia", come dice l'Apostolo: "Ma che cosa gli rispose la voce divina? «Mi sono riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal». Così anche al presente, c'è un residuo eletto per grazia. Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, la grazia non è più grazia" (Romani 11:5-6). Siete voi fra questi? 

Conclusione 

Ecco così che abbiamo passato in rassegna il sesto capitolo del libro del profeta Geremia. E' parola di Dio per ciascuno di noi oggi. Parla, è vero, della sorte del popolo di Dio, della chiesa, quando è ribelle, corrotto e disubbidiente, chiamandolo al ravvedimento. Lo stesso messaggio, però, potrebbe essere utilizzato anche per chi non fa parte del popolo di Dio. Fare parte dell'umanità, però, non vuole forse dire far parte di creature corrotte e ribelli verso Dio destinate solo al peggio, che, pur tuttavia, ricevono l'appello della grazia di Dio al ravvedimento ed alla fede in Colui che Dio ha provveduto per la redenzione umana?
L'esecuzione del giudizio di Dio è certa: non si tratta di una vuota minaccia, è seria come serio appello al ravvedimento. Siamo colpevoli di fatale negligenza se non vediamo che "abbiamo un problema" che da soli non potremo risolvere. Per questo siamo chiamati ad abbandonare le vie moderne dei vangeli falsi ed a buon mercato che solo illudono per tornare sui sentieri antichi, sicuri e che portano alla meta: essere quel che eravamo destinati ad essere come creature di Dio destinate a vivere in comunione con Lui. La Parola di giudizio e di grazia è giunta così fino a noi. Siamo stati avvertiti e ne abbiamo i testimoni. Non nascondiamoci dietro alla religione formale che davanti a Dio non ci giustificherà, né rispondiamo a tutto questo in modo sbagliato: con lo scoraggiamento e non con il ravvedimento. Nel Signore e Salvatore Gesù Cristo, quello che ci è testimoniato dal Nuovo Testamento, potremo trovare salvezza. Chi raccoglierà questo appello? Forse solo una minoranza, ma che noi tutti si possa far parte di essa, con coraggio, il coraggio dell'autentico anticonformismo! 

di Paolo Castellina 



"«Perciò la loro strada sarà per loro come sentieri sdrucciolevoli; essi saranno sospinti nelle tenebre e in esse cadranno, perché farò venire su di loro la calamità nell'anno della loro punizione», dice l'Eterno."
 (Geremia 23:12)

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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