per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

sabato 2 febbraio 2013

Quando Dio chiama, l'uomo risponde



"Ogni podestà mi è stata data in cielo e sulla terra. Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente. Amen" (Mt. 28:18-20)
  
1. Un'impresa disperata


Comunicare il messaggio dell'Evangelo significa essenzialmente far conoscere una persona, Gesù Cristo, e gli straordinari benefici che essa, e soltanto essa, può dispensare alla vita umana.

Comunicare il messaggio dell'Evangelo significa far prendere coscienza della miseria della vita umana, la quale solo in Gesù Cristo può trovare il suo autentico significato, un senso ed una prospettiva eterna.

I messaggeri dell'Evangelo, nella Bibbia, incentrano i loro discorsi ne «la storia di Gesù di Nazareth» e spiegano, come fa questo discorso dell'apostolo Pietro «come Iddio l'ha consacrato di Spirito Santo e di potenza; e come egli è andato attorno facendo del bene, e guarendo tutti coloro che erano sotto il dominio del diavolo, perché Iddio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose che egli ha fatte nel paese dei Giudei e in Gerusalemme; ed essi l'hanno ucciso, appendendolo ad un legno. Esso Iddio ha risuscitato il terzo giorno, e ha fatto si che egli si manifestasse non a tutto il popolo, ma ai testimoni che erano prima stati scelti da Dio; cioè a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. Ed egli ci ha comandato di predicare al popolo e di testimoniare che egli è quello che da Dio è stato costituito Giudice dei vivi e dei morti. Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remissione dei peccati mediante il suo nome» (At. 10:34-43).
Il problema però è che viviamo in una società fatta di persone così refrattarie, insensibili, "dure", direi "intorpidite", che veramente diventa un'impresa disperata cercare di persuaderle e di fare loro aprire gli occhi sull'urgente loro bisogno di accettare Gesù Cristo come personale Signore e Salvatore e lasciare che sia Lui a modellare il loro modo di pensare, parlare ed agire.

Comunicare con efficacia il messaggio dell'Evangelo è di fatto estremamente difficile, e le ragioni non vanno cercate tanto in un difetto di abilità o di buona testimonianza da parte dei veri cristiani oppure dalla forza che i condizionamenti sociali o i pregiudizi esercitano sull'uditorio, cose che certamente influiscono, ma da una sorta di incapacità funzionale dell'essere umano così com'è, di intendere le cose di Dio. Che senso avrebbe allora, mi chiederete, l'attività evangelistica e sociale, quale risultato mai potrebbe avere, e come spiegare il fatto che alcuni di fatto arrivino al ravvedimento ed alla fede in Gesù Cristo e a cambiare modo di vivere e di pensare?

Sembra assurdo, ma, in realtà non c'è persona al mondo che mai accetterebbe l'Evangelo di sua propria forza, volontà ed iniziativa se non ci fosse, e qui sta il nostro punto, quella salutare "scossa" che può venire 
 solo da Dio e che risveglia il nostro "organo di percezione spirituale".

Come un'elettroshock cardiaco può riattivare una persona che ha avuto un infarto, così è necessario, da parte dello Spirito di Dio, quell'intervento decisivo dopo il quale la persona esclama: «Ma come ho potuto non vederlo prima, non rendermene conto prima della verità di ciò che Gesù Cristo ha detto ed ha fatto e della sua impellente necessità per la mia vita?».

Dice infatti la Bibbia: "Ora l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché gli sono pazzia, e non le può conoscere, perché le si giudicano spiritualmente" (1 Co. 2:14).

Se Dio lasciasse la risposta favorevole della persona a Cristo alla sola iniziativa umana, nessuno mai accetterebbe l'Evangelo e nessuno potrebbe di fatto essere salvato. Dio però, nella sua misericordia è attivo ed operante e, come e quando Egli lo desidera, alle condizioni che Egli stabilisce, chiama in modo efficace uomini e donne alla fede risvegliando la loro capacità di udire e di scegliere.

Ecco perché l'apostolo Paolo, rivolgendosi ai cristiani di Efeso dice: "E voi pure ha vivificati, voi che eravate morti nei vostri falli e nei vostri peccati" (Ef. 2:1), "si, voi eravate come morti, ma Dio vi ha vivificato. Ecco perché la Scrittura descrive l'opera dello Spirito Santo come qualcuno che "vivifica" (Ef. 2:5), che "crea in Cristo Gesù" (2:10), che fa "nascere di nuovo" (Gv. 3:4,7), che ci "risuscita con Lui" (Ef. 2:6).

2. Incontri "combinati"


Tutte le persone che nella Bibbia giungono alla fede non sono "persone qualsiasi" che hanno raccolto il messaggio dell'Evangelo "sparato" dagli evangelisti "dove capita". Le persone che la Bibbia presenta come credenti, come convertiti, sono state sempre l'obiettivo di una precisa chiamata di Dio, e gli esempi potrebbero essere moltissimi. Molto spesso il messaggero non ne è cosciente, ma con quel messaggio, in quella particolare circostanza,Dio intendeva chiamare alla fede ed alla salvezza una persona o un gruppo di persone in particolare, e quelle persone, e solo quelle, rispondono prontamente, perché Dio ha concesso loro di essere in grado di farlo.

Molte cose non avvengono per caso. A volte ci capita di incontrare qualcuno e solo più tardi ci rendiamo conto che quell'incontro, in realtà, non era avvenuto per caso: dietro quell'incontro c'era la provvidenza di Dio che, proprio attraverso di esso, ci offriva opportunità nuove.

a. Cornelio. 
Ricordate quella citazione da un discorso di Pietro fatta all'inizio? Pietro l'aveva pronunziata non come se fosse stato un messaggio generico che chiunque avrebbe potuto raccogliere, ma come risultato di un incontro che era stato, per grazia di Dio, miracolosamente "combinato".

Dio aveva davvero combinato un incontro provvidenziale, Iddio aveva fatto incontrare un uomo di nome Cornelio, un ufficiale dell'esercito romano di stanza in Palestina, con Pietro, che serve l'Evangelo di Gesù Cristo portando questa parola di salvezza agli uomini ed alle donne della sua regione.

Dio aveva scelto Cornelio affinché anch'egli trovasse salvezza in Gesù Cristo e "lo manda a chiamare" attraverso l'intervento di Pietro.

Pietro è stupefatto che Dio lo mandi proprio da un uomo come Cornelio, militare di un esercito straniero di occupazione, un uomo che egli considerava estraneo, nemmeno uno con cui valesse la pena di parlarci insieme, un "impuro", ma si accorgerà ben presto che quando è Dio che combina un incontro, quando è Dio che chiama, il risultato può essere straordinariamente efficace.

Giunto in casa di Cornelio e ricevendone il benvenuto così egli parla della salvezza della quale egli è messaggero incominciando a dire: «In verità io comprendo che Dio non ha riguardo alla qualità delle persone; ma che in qualunque nazione, chi lo teme ed opera giustamente, gli è accettevole.

E questa è la parola che egli ha diretta ai figlioli di Israele, annunziando pace per mezzo di Gesù Cristo. Esso è Signore di tutti. Voi sapete quello che è avvenuto...» (Atti 10:34-43).

Era stato Dio a combinare questo incontro, la Sua Parola di grazia è stata annunciata, e, attraverso di essa, in modo straordinariamente efficace, Cornelio e quelli di casa sua vedono la loro vita trasformarsi radicalmente ad opera dello Spirito Santo, giungono al ravvedimento ed alla fede e, chiedendo il battesimo, consacrano a Dio tutta la loro vita.

b. Lidia. Un altro esempio significativo è quello di una donna di nome Lidia. Il racconto del libro degli Atti così dice:«...e nel giorno di sabato andammo fuori dalla porta, presso al fiume, dove supponevamo essere un luogo d'orazione, e postici a sedere, parlavamo alle donne ch'erano quivi radunate. E una certa donna di nome Lidia, negoziante di porpora... che temeva Dio, ci stava ad ascoltare; e il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo. ...e fu battezzata con quei di casa sua» (At. 16:13-15). Erano andati a predicare a molte donne che si trovavano là radunate: una sola aveva veramente ascoltato, compreso, ed accettato: Lidia, alla quale il Signore "le aveva aperto il cuore per renderla attenta...".

c. Filippo e l'etiope. Sempre nel libro degli Atti ci viene raccontata la storia di Filippo e di un etiope da lui evangelizzato. Filippo stava evangelizzando in Samaria, là si che c'era movimento, molti venivano alla fede, come desiderare andar via da un posto del genere? Eppure il Signore ha altri progetti, manda Filippo ...su una strada deserta chissà dove. Gli dice: «Lèvati e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Ella è una via deserta. Ed egli, levatosi, vi andò» (At. 8:26,27). Che senso avrebbe una simile istruzione, ma Iddio sa che cosa sta facendo, e sa che su quella strada c'è un uomo in particolare che ha deciso di raggiungere. Filippo ci va, incontra quell'uomo, gli parla di Cristo, e questi giunge al ravvedimento ed alla fede, e chiede di essere battezzato. Non è stupefacente? Eppure Iddio aveva preparato ogni cosa.

Matteo. Nello squallido panorama umano, è Dio che prende l'iniziativa della grazia secondo i suoi insondabili e perfettamente giusti propositi. Pensate a come l'evangelista Matteo è giunto a diventare discepolo di Gesù. Il suo Evangelo dice: «Gesù, ...passando, vide un uomo chiamato Matteo, che sedeva al banco della dogana; e gli disse: Seguimi. Ed egli, levatosi, lo seguì» (Mt. 9:9). Questo episodio ci dà preziosi insegnamenti:

(1) la vocazione è apparentemente casuale, ma Gesù conosce quell'uomo, Matteo. La Bibbia dice: «Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate, e portiate frutto, e il vostro frutto sia permanente» (Gv. 15:16).

(2) La vocazione era impensabile e imprevedibile. Forse aveva sentito parlare di Gesù, ma Matteo era tutto occupato nel suo lavoro, e non aveva tempo da dedicare alla "religione". Il suo unico "amore" erano i soldi e cercava di cavarne alla gente il più possibile, altro che abbandonare tutto per seguire un "sognatore". La Bibbia però dice:«In questo è l'amore, non che noi abbiamo amati Iddio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato il suo Figliolo per essere la propiziazione per i nostri peccati» (1 Gv. 4:10).

(3) La vocazione gli era stata rivolta dal Signore con piena consapevolezza di chi lui fosse: vedeva il male che c'era, ma vedeva altresì quello che avrebbe potuto diventare. La Scrittura dice: «...non prestate le vostre membra come strumenti di iniquità al peccato, ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio» (Ro. 6:13). Se solo le abilità di Matteo fossero state usate per il bene!

Così Gesù lo chiama, con poche ma chiare parole, e con un invito rivolto personalmente, come se si trattasse del comando indiscutibile di un re, e diventa una vocazione immediatamente efficace. Per noi è sorprendente, potremmo cercare di spiegarla in tanto modi. Certamente Matteo aveva già ascoltato Gesù e questo lo aveva lasciato indifferente. Gesù però lo chiama e rigenera la sua volontà affinché possa rispondere senza alcuna paura o scusa. La Bibbia dice: «...poiché Dio è quel che opera in voi il volere e l'operare, per la sua benevolenza» (Fl. 2:13).

Così Matteo segue Gesù, sia spiritualmente che letteralmente, con tutto sé stesso e senza abbandonarlo mai, anzi, la sua vocazione diventerà segno di speranza per altri che magari pensano di non dover mai essere presi in considerazione da Dio. Al contrario, dice la Bibbia: «Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede, e ciò non vien da voi: è il dono di Dio... e faccia si che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori» (Ef. 2:8; 3:17).

3. La dottrina formulata

Ecco così che la dottrina biblica e la dinamica dell'opera di salvezza prende forma davanti a noi: non è una dottrina facile e già prevedo le perplessità e le riserve che sempre sorgono nella mente a questo riguardo: è logico perché la nostra natura contaminata dal peccato si ribella alla logica ed alla gloria di Dio. Ma rimane vero quello che disse Gesù: «Nessuno può venire a me se non che il Padre, il quale mi ha mandato, lo attiri; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Gv. 6:44).
E' una dottrina che possiamo così riassumere: Possiamo arrivare a godere dei benefici risultanti dalla redenzione operata da Cristo quando lo Spirito Santo li applica alla nostra persona, e lo fa quando, chiamandoci efficacemente alla fede, ci unisce a Cristo. Quando, però, la vocazione che lo Spirito Santo ci rivolge può ritenersi efficace? Lo è quando giungiamo ad essere persuasi del nostro del nostro peccato e della nostra miseria, quando la nostra mente viene illuminata dalla conoscenza di Cristo e quando la nostra volontà viene rinnovata. Così persuadendoci Egli ci mette in grado di abbracciare Gesù Cristo e la grazia che l'Evangelo ci offre.

Un peccatore, morto nel peccato e nelle trasgressioni ode predicare l'Evangelo. Egli è invitato a venire a Cristo. Però egli non lo vuole, in lui c'è una fondamentale resistenza a questo annuncio. Può però avvenire che in questo egli senta una specifica chiamata di Dio rivolta alla sua persona. E' lo Spirito Santo che opera in lui affinché la consideri seriamente e ne risponda favorevolmente. Egli sta rigenerando il suo "organo spirituale". E allora subito comincia ad odiare il peccato e a desiderare Cristo, a ravvedersi e a credere. Così istantaneamente viene giustificato ed adottato da Dio in forza dell'opera che Cristo per lui ha compiuto. Da quel momento in poi, per il resto della sua "vita, egli si terrà stretto a Cristo e si impegnerà a vivere con Lui e per Lui. Finalmente, nel grande giorno, verrà fatto risorgere dai morti e reso simile a Cristo in anima ed in corpo. E l'unica cosa che vorrà dire per tutta l'eternità è che la lode appartiene a Dio solo, perché per la sua salvezza non dovrà nulla a sé stesso!

Conclusione

Ma, mi potreste dire: "Io non ho mai sentito nella mia vita questa chiamata personale, vuol dire che Dio mi ha respinto?". Beh, se stai leggendo queste parole ora, vuol dire che Dio ti ha reso sensibile al suo Evangelo, e, in effetti ti sta chiamando! E ti sta chiamando non perché tu sia meglio di altri, ma perché Egli ama te e vuole darti la pienezza della vita che in Cristo è contenuta.

In ogni caso, però, vi sono due pericoli da evitare se vogliamo essere certi di essere stati chiamati in modo efficace: il primo è l'aspettarsi una forte emozione religiosa, o una crisi particolare. Si può però avere forti sensazioni di diversa natura senza per questo essere rigenerati. La chiamata efficace può essere subitanea, ma pure graduale. Non possiamo però essere tentati di scusarci per non accettare l'Evangelo perché ancora, a dir nostro, non siamo stati rigenerati. Dobbiamo attendere di "sentire qualcosa" prima di ravvederci e di credere? No, dobbiamo ravvederci e credere senza discussione o ritardo. Solo obbedendo all'invito dell'Evangelo potremo essere sicuri di essere stati rigenerati dallo Spirito Santo.

L'altro pericolo è cadere nel fatalismo e nell'immobilismo di chi dice "tanto è già tutto deciso". E' Dio stesso, però,Colui che ci comanda di operare nel mondo con speranza, compiendo sia opere sociali che evangelizzazione, nella consapevolezza però che il risultato potrà essere ottenuto solo quando nella preghiera invocheremo con tutto noi stessi il Signore di aprire il cuore e la mente di coloro che ostinatamente rifiutano il Signore.

Noi non conosciamo i piani di Dio per le persone e le situazioni che ci stanno a cuore. Forse però queste sono già oggetto dell'attenzione di Dio, ed egli opererà con efficacia quando noi stessi saremo impegnati nei fatti e con la preghiera di portarle alla salvezza.

In ogni caso non temiamo per chi amiamo: Dio fa ogni cosa bene, con amore e con giustizia e non spetta a noi sindacare il valore di ciò che Egli fa. Un giorno ci renderemo pienamente conto che aveva ragione Lui!

tratto da: http://www.riforma.net/ 
Rielaborato da: Consapevoli nella Parola 



"Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suoproponimento."
(Romani 8:28)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/02/chiamata-grazia-elezione-Dio-evangelo.html

mercoledì 30 gennaio 2013

L'Elezione




"Ma noi siamo in obbligo di rendere del continuo grazie di voi a Dio, fratelli amati nel Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione dello Spirito e la fede nella verità. A questo egli vi ha pure chiamati per mezzo del nostro Evangelo, onde giungiate ad ottenere la gloria del Signor nostro Gesù Cristo" (2 Tessalonicesi 2:13,14)

Anche se sull'argomento non ci fosse che quest'unico testo nella santa Parola di Dio, penso che noi tutti dovremmo essere tenuti a ricevere e riconoscere la veracità della grande e gloriosa dottrina che Dio, dall'eternità si è scelto una sua famiglia. Sembra, però,  esserci contro questa dottrina un inveterato pregiudizio e, anche se la maggior parte delle altre dottrine saranno generalmente accettate dai cristiani professanti, alcune con cautela, altre con gioia, tuttavia questa sembra essere la più ignorata e la più avversata. In molti dei nostri pulpiti sarebbe considerato persino un grave peccato ed un tradimento predicare un sermone sull'elezione, perché  per molti non sarebbe un discorso "pratico". Io credo che abbiano frainteso la verità in essa.
Tutto ciò che Dio ha rivelato lo ha rivelato per uno scopo. Non vi è nulla nella Scrittura che non possa, sotto l'influenza dello Spirito di Dio, essere trasformato in un discorso pratico, perché "tutta la Scrittura è ispirata da Dio, e quindi utile..." per alcuni scopi di utilità spirituale. E' vero che questo argomento non può certo essere trasformato in un discorso sul libero arbitrio, lo sappiamo molto bene, ma può essere finalizzato in un "pratico" discorso sull'annunzio della grazia di Dio, e la "pratica" che si basa sull'annunzio della grazia è la pratica migliore, quando le vere dottrine dell'immutabile amore di Dio vengono usate per raggiungere un risultato nel cuore sia dei santi che dei peccatori.
Ora spero, questa mattina, che alcuni di voi, turbati al solo sentire pronunziare questa parola, diranno: "Va bene, ascoltiamolo. Metterò da parte i miei pregiudizi. Mi limiterò a sentire quello che quest'uomo ha da dire". Non chiudete subito le vostre orecchie per dire: "E' una dottrina troppo alta". Chi vi ha autorizzato a chiamarla alta o bassa? Perchè dovreste opporvi ad una dottrina di Dio? Ricordatevi di quello che avvenne a quei bambini che trovarono da ridire sul profeta di Dio, ed esclamarono: "Sali, calvo! Sali, calvo!". Non dite nulla contro le dottrine di Dio,  affinchè qualche bestia feroce non esca dalla foresta e divori anche voi. Guai a coloro che si fanno beffa della sapienza di Dio o si mettono a sindacare l'opportunità di ciò che Dio rivela. Ci sono tanti guai rispetto all'aperto giudizio del cielo.
Lasciate da parte i vostri pregiudizi: ascoltate con calma, ascoltate spassionatamente: ascoltate ciò che la Scrittura dice; e quando ricevete la verità, se Dio dovesse compiacersi di rivelarla e di manifestarla alla vostra anima, non abbiate vergogna di confessarlo apertamente. Confessare di avere sbagliato ieri è solo riconoscere di essere più saggi oggi, e invece di essere una riflessione su voi stessi, farà onore al vostro giudizio, e mostrerà che state migliorando nella conoscenza della verità. Non vergognatevi di imparare, e di mettere da parte le vecchie dottrine e i punti di vista, ma accogliete quello che potete capire più semplicemente,  e che si trova nella Parola di Dio. Ma se non  vedete che si trova qui,  nella Bibbia, qualunque cosa possa dire io o qualunque autorità io possa far valere, io vi esorto, per amore delle vostre anime, di  rifiutarla, e se, da questo pulpito, avete mai sentito cose contrarie a questa Sacra Parola, ricordate che la Bibbia deve avere il primato, ed il predicatore deve esservi sottoposto. Per predicare non dobbiamo stare al di sopra della Bibbia, ma dobbiamo predicare con la Bibbia sulle nostre teste! Dopo tutto quello che abbiamo predicato, siamo sempre più consapevoli che il monte della verità è più alto di quanto i nostri occhi possano scorgere; la vetta è coperta da nubi e oscurità, e non possiamo distinguere la sua cima più alta; ciononostante cercheremo di predicarla meglio che possiamo.
Poichè, però, siamo mortali e quindi passibili di errore, esercitate il vostro discernimento. «Provate gli spiriti per vedere se sono da Dio» e se, dopo matura riflessione, fatta in ginocchio, sarete ancora inclini a respingere l'idea dell'elezione, cosa che ritengo assolutamente impossibile, allora abbandonatela, non ascoltate quando la predicano, ma credete e professate tutto ciò che vedete essere Parola di Dio. 
Io non posso dire più di così come premessa.
In primo luogo parlerò un poco riguardo alla veridicità di questa dottrina: «Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza». In seguito cercherò di dimostrare come questa elezione sia assoluta: «Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza» non «per la santificazione», ma: «mediante la santificazione dello Spirito e la fede nella verità». In terzo luogo parlerò del perchè questa elezione sia eterna poichè il testo dice: «Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza». In quarto luogo dirò perchè essa è personale: «Egli ha eletto voi». Poi considereremo gli effetti di questa dottrina, vedremo che cosa produce realmente; e, infine, se Dio lo vorrà, cercheremo di considerare le sue tendenze, per vedere se è vero che si tratta di una dottrina  terribile e licenziosa. Noi prenderemo il fiore e, come vere api, cercheremo di vedere se ci sia del miele in essa; se nulla di buono può arivare da essa o se si tratta di puro male concentrato.

I. Una dottrina vera

In primo luogo devo riuscire a dimostrare che si tratta di una dottrina vera. Lasciate che inizi con un argumentum ad hominem, vi parlerò secondo le vostre posizioni. 
Ci sono alcuni di voi che appartengono alla Chiesa d'Inghilterra e io sono felice di vedere così tanti di voi qua presenti. Sebbene da ora in poi, io dirò delle cose molto dure sulla Chiesa e lo Stato, malgrado tutto amo la vecchia Chiesa, perchè ella ha nella sua comunione molti ministri devoti e santi eminenti. Ora, so che siete grandi credenti in quanto gli Articoli dichiarano una sana dottrina. Vi leggerò, ora, un campione di ciò che essi proferiscono a riguardo dell'elezione, così che se tu credi in loro, non puoi evitare la ricezione dell'elezione. Leggerò una porzione dell'Articolo 17 sulla Predestinazione o Elezione: "La predestinazione alla vita è il proposito eterno di Dio (fu stabilitoprima della fondazione del mondo)  per cui, Egli ha, nel continuo, decretato attraverso il Suo consiglio segreto per noi, di liberare, dalla maledizione e dalla dannazione, quelli che Egli ha eletti in Cristo, traendoli fuori dal genere umano, per portarli attraverso Cristo alla salvezza eterna, come vasi creati ad onore. Di conseguenza,  quelli che sono stati rivestiti di tanta perfezione a beneficio di Dio, sono stati chiamati secondo il proposito di Dio attraverso  il Suo Spirito che opera nella debita stagione, essi attraverso la grazia obbediscono alla chiamata, essi sono giustificati gratuitamente, essi sono traformati in figli di Dio attraverso l'adozione, essi sono trasformati come l'immagine del Suo Figlio  Unigenito Gesù Cristo, essi  camminano religiosamente in buone opere, e alla fine, attraverso la misericordia di Dio, giungono alla felicità eterna."
Ora io credo che,  qualsiasi uomo di chiesa, se è un sincero e onesto credente nella Madre Chiesa, debba essere uno scrupoloso credente dell'elezione. Vero che qualora egli si rivolga a certe altre porzioni del Libro delle Preghiere, egli troverà cose contrarie alla dottrina della gratuita grazia, e interamente a parte dall'insegnamento scritturale, ma se egli guarda agli articoli, deve vedere che è Dio che ha scelto il Suo popolo per la vita eterna. Io non sono così disperatamente innamorato, tuttavia, di questo libro, come potete essere voi, e ho solo usato questo articolo per mostrarvi che se si appartiene alla Chiesa di Inghilterra voi non dovreste opporre nessuna obiezione a questa dottrina della predestinazione.
Un'altra autorità umana che vorrei addurre per confermare la dottrina dell'elezione è il vecchio credo valdese. Se leggete il credo degli antichi valdesi, emanato da loro nei tempi più caldi della loro persecuzione, vedrete che questi confessori della fede cristiana hanno fermamente ricevuto e abbracciato questa dottrina come una parte integrante della verità della Parola di Dio. Ho copiato da un vecchio libro uno degli articoli della loro fede. Ecco cosa dice:
"Noi crediamo... che Dio salva dalla corruzione e dalla  condanna quelli che Egli ha eletto dinanzi la fondazione del mondo, non per alcuna buona disposizione alla fede o alla santità che Egli previde in loro, ma per la sua  stessa pura misericordia in Gesù Cristo, Suo figlio, lasciandovi gli altri secondo la ragione sovrana e irreprensibile della Sua propria liberà volontà e giustizia."
Non sto predicando quindi alcuna novità; non si tratta di una nuova dottrina. A me piace proclamare queste forti e vecchie dottrine, che sono state chiamate con il nomignolo di 'calvinismo', ma che sono in modo certo ed autentico verità rivelata di Dio come è in Gesù Cristo. Con questa verità io faccio un pellegrinaggio nel passato, e nel camminare, vedo padre della fede dopo padre, confessore dopo confessore, martire dopo martire, che si levano a stringere le loro mani alle mie. Se io fossi un Pelagiano, o un credente nella dottrina del libero arbitrio, dovrei camminare da solo per secoli. Ecco qui e là un eretico, dal carattere veramente poco onorevole, che potrebbe sorgere e chiamarmi fratello. Ma prendendo queste cose come canone della mia fede, io vedo la terra degli antichi popolata con i miei fratelli; vedo moltitudini che confessano la stessa fede che confesso io, e riconoscono che questa è la religione della stessa Chiesa di Dio.
Vi voglio anche dare un estratto da una vecchia Confessione battista. In questa comunità siamo battisti, la maggior parte di noi, in ogni caso,  e vogliamo vedere quello che i nostri stessi padri scrissero. Circa due secoli fa i battisti si riunirono, e pubblicarono gli articoli della loro fede per mettere fine a certe accuse che venivano loro fatte e  che mettevano in questione la loro ortodossia. Così vado a questo vecchio libro, La Confessione di Fede Battista del1689,  e vi leggo quanto segue: "3° Articolo: Per decreto di Dio, per la manifestazione della Sua gloria, alcuni uomini ed angeli sono stati predestinati, o preordinati, alla vita eterna per mezzo di Gesù Cristo, a lode della Sua grazia gloriosa; altri sono stati lasciati ad agire nei loro peccati alla loro giusta condanna, a lode della Sua gloriosa giustizia. Questi angeli e questi uomini, in tal modo predestinati e preordinati, sono così designati in modo particolare ed immutabile, e il loro numero è così certo e definito, che non può essere né aumentato né diminuito. Quelli dell'umanità che sono stati predestinati alla vita, Dio, prima della fondazione del mondo, secondo il Suo eterno ed immutabile proposito, ed il segreto consiglio ed il beneplacito della Sua volontà, ha eletti in Cristo all'eterna gloria, sulla base soltanto della Sua libera grazia ed amore, senza alcuna altra cosa nella creatura stessa che potesse essere considerato condizione o causa a che Lui così si muovesse."
Per quanto riguarda queste tre autorità umane, non mi interessa nulla di nessuna delle tre. Non mi importa quello che dicono pro o contro questa dottrina le ho usate solo come una sorta di conferma alla vostra fede per mostrarvi che, anche se posso per questo venire chiamato eretico o iper-calvinista, dopo tutto sono sostenuto da ampie evidenze che mi appoggiano dall'antichità.Tutto il passato sta con me. Io non mi curo del presente. Datemi il passato e spererò nel futuro. Lasciate che il presente sorga mio malgrado, non mi  interessa. Sebbene che un gran numero delle chiese di Londra possono aver abbandonato le grandi dottrine cardinali di Dio, non ha importanza.
Anche se un pugno solo di noi stesse incrollabilmente fermo nell'affermazione della sovranità di Dio, se noi fossimo assediati da nemici, e fra questi, ci fossero persone che pur dovrebbero essere nostri fratelli e nostri amici, non importa, se noi possiamo tuttavia contare sul passato, su questo nobile esercito di martiri, su questa gloriosa schiera di testimoni, questi soli amici ci bastino: la testimonianza della verità sta dalla nostra parte. Se questi sono dalla nostra parte, non possiamo dire di essere soli, ma possiamo esclamare: "Dio ha lasciato in Israele un resto di settemila uomini, tutti quelli il cui ginocchio non s'è piegato dinanzi a Baal". La cosa più importante è però che Dio è con noi!
La grande verità è sempre la Bibbia, e la Bibbia sola. Voi che mi ascoltate, voi non credete in altri libri che la Bibbia, non è vero? Se io potessi provare questo che dico attraverso  tutti i libri della Cristianità; se potessi ricuperare l'antica biblioteca di Alessandria d'Egitto, e provarlo attraverso essa, non per questo vi credereste, certamente però crederete a quanto sta scritto nella Parola di Dio.
Ho scelto solo alcuni testi da leggervi. Se scorgessi in voi il minimo segno di incredulità al riguardo di una dottrina come questa, sarei tentato di moltiplicarvi prove su prove affinché non ne dubitaste. Permettetemi però solo di scorrere una lista di brani biblici dove il popolo di Dio è chiamato eletto. Naturalmente se un popolo è detto eletto, ci deve certo essere un'elezione. Se Gesù Cristo e gli apostoli avevano l'abitudine di chiamare i credenti col titolo di 'eletti', dobbiamo certamente credere che in realtà lo fossero, altrimenti il termine non avrebbe significato alcuno.
Gesù Cristo disse: "E se il Signore non avesse abbreviato quei giorni, nessuno scamperebbe; ma a cagione dei suoi propri eletti, egli ha abbreviato quei giorni... perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno segni e prodigi per sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti... ed egli allora manderà gli angeli e raccoglierà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremo della terra all'estremo del cielo"(Marco 13: 20, 22, 27). "E Dio, non farà egli giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui, e sarà egli tardo per loro?"(Luca 18:7) ...e tanti altri brani che potrebbero essere scelti laddove viene usata o la parola "eletto", o "scelto", o "preordinato", o "destinato"; o ancora la frase "il mio gregge", o altre di simile intonazione, che mostrino come il popolo di Cristo venga distinto dal resto dell'umanità.
Avete però delle concordanze, e non vi tedierò ulteriormente con testi.
Ovunque nelle epistole, i santi vengono costantemente chiamati "eletti". In Colossesi troviamo Paolo che dice: "Vestitevi dunque, come eletti di Dio, santi ed amati, di tenera compassione"; quando scrive a Tito egli definisce sé stesso: "Paolo, servitore di Dio e apostolo di Gesù Cristo per la fede degli eletti di Dio". Pietro dice: "Eletti secondo la prescienza di Dio Padre". Poi se vi rivolgete a Giovanni, trovate come egli ami molto questa parola: "L'anziano alla signora eletta... i figlioli della tua sorella eletta ti salutano". E noi sappiamo dove sta scritto: "La chiesa che è in Babilonia, eletta come voi...". Tutti questi apostoli non si vergognavano di questa parola, non avevano paura di parlarne.
Oggi invece la parola è stata rivestita con diversità di significato, e molti hanno mutilato e sfigurato questa dottrina, tanto da farla sempre più considerare una "dottrina diabolica". Ho l'impressione però che pure molti che si considerano credenti siano piuttosto da contarsi fra i ranghi degli antinomisti.
Ma nonostante questo perché dovrei vergognarmi di essa, se sono gli uomini che la distorcono? Noi amiamo la verità di Dio anche quando subisce persecuzioni, non soltanto quando è rispettata da tutti. Di solito amiamo molto il martire che sappiamo essere perseguitato, e solidarizziamo con lui, così, quando la verità di Dio è parimente perseguitata, non la chiameremo menzogna. Molti amano vedere questa dottrina al rogo, ma noi la amiamo anche se è messa sul rogo, perché possiamo discernere quali avrebbero dovuto essere le sue debite proporzioni se non fosse stata perseguitata e torturata dalla crudeltà e dalle invenzioni degli uomini.
Se leggerete molte delle epistole degli antichi padri troverete come  essi scrivano sempre al popolo di Dio chiamandolo "l'eletto". Indubbiamente il termine "elette" faceva parte del vocabolario che molte delle Chiese dei primi cristiani usavano costantemente per definirsi tra loro. Essi spesso usavano questo termine per riferirsi l'uno all'altro, il che mostra che si credeva normalmente che tutto il popolo di Dio dovesse essere considerato apertamente "eletto".
Ora però consideriamo i versetti in grado di provare questa dottrina in positivo. Aprite le vostre Bibbia ed andate aGiovanni 15:16, dove troverete che Gesù Cristo abbia sovranamente scelto il suo popolo, perchè Egli dice: "Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia permanente, affinché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome Egli ve lo dia". Poi nel versetto 19: "Se foste del mondo, il mondo amerebbe qual ch'è suo; ma perché non siete del mondo, ma io v'ho scelti di mezzo al mondo, perciò vi odia il mondo".
Poi nel capitolo 17, versi 8 e 9: "...poiché le parole che tu mi hai date, le ho date a loro; ed essi le hanno ricevute, e hanno veramente conosciuto ch'io sono proceduto da te, e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro, non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dato, perché sono tuoi".
Ora andate ad Atti 13:48: "E i Gentili, udendo queste cose, si rallegravano e glorificavano la Parola di Dio; e tutti quelli che erano ordinati a vita eterna credettero". Possono cercare di spaccare il capello in due o in tre parti fin che vogliono, ma esso dice chiaramente: "tutti quelli che erano ordinati a vita eterna credettero", come pure lo fa nell'originale, e non ci importa di tutti i commentari più diversi che sono stati fatti su questo versetto.
Certamente è superfluo rammentarsi di Romani 8, perché credo che siate ormai familiarizzati con quel capitolo, e che ora lo comprendiate bene. Nel versetto 29 e seguenti, esso dice: "Poiché quelli che egli ha preconosciuti li ha pure predestinati ad essere conformi all'immagine del suo Figliolo, ond'egli sia il primogenito fra molti fratelli; e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati, e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati, e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati" Che diremo dunque a queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Colui che non ha risparmiato il suo proprio Figliolo, ma l'ha dato per tutti noi, come non ci donerà egli anche tutte le cose con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Iddio è quel che li giustifica".
Sarebbe pure superfluo ripetere tutto il capitolo 9 di Romani. Fintanto che questo capitolo rimane nella Bibbia, nessuno sarà in grado di provare l'arminianesimo; fintanto che rimane scritto là, nemmeno il più violento contorcimento del brano sarà mai in grado di sterminare la dottrina dell'elezione dalle Scritture. Leggiamo versi come questo: "...poiché prima che fossero nati o che avessero fatto alcunché di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell'elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di Colui che chiama, le fu detto: Il maggiore servirà al minore". Poi leggete il versetto 22: "E che v'è mai da replicare se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta longanimità dei vasi d'ira preparati per la perdizione, e se per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già innanzi preparati per la gloria...".
Poi andate a Romani 11:7: "Che dunque? Quel che Israele cerca, non l'ha ottenuto, mentre il residuo eletto l'ha ottenuto, e gli altri sono stati indurati". Nel versetto 5 dello stesso capitolo, leggiamo: "E così anche nel tempo presente v'è un residuo eletto secondo l'elezione della grazia". Senza dubbio voi tutti ricordate il brano di 1 Corinzi 1:26-29: "Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra voi molti savi secondo la carne, non molti sapienti, non molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i savi; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo, e le cose sprezzate, anzi, le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, affinché nessuna carne si glori nel cospetto di Dio".
Ancora, ricordate il brano di 1 Tessalonicesi 5:9: "Poiché Iddio non ci ha destinati ad ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo". E poi voi avete il testo della predica di quest'oggi, il quale già sarebbe abbastanza. Se poi ne vorrete di più, ne troverete a piacimento, se ancora non avete rimosso il vostro sospetto che la dottrina non sia vera.
Mi sembra, amici miei, che questa impressionante serie di versetti dovrebbe far vacillare coloro che persistono a ridere di questa dottrina. Che dire di coloro che così spesso l'hanno disprezzata, che hanno negato la sua divinità, che hanno inveito alla sua giustizia, che hanno osato sfidare Dio chiamandolo un'onnipotente tiranno, quando hanno udito del fatto che lui ha eletto così tanti a vita eterna? Potresti tu, o oppositore, gettarla fuori dalla Bibbia? Potresti tu prendere il coltello di Jehudi e tagliarla via dalla Parola di Dio? Saresti tu come quella donna ai piedi di Salomone che avrebbe preferito tagliare il bambino in due per poi prenderne una metà. Non è forse questa dottrina nella Scrittura? Non è forse tuo dovere di piegartii di fronte ad essa, ed umilmente accettare quello che non comprendi e riceverla come verità? Riceverla come verità anche se non ne comprendi appieno il significato?
Non cercherò di provarti la giustizia di Dio nell'eleggere alcuni e nel lasciarne da parte altri: non è compito mio giustificare il mio Signore. Si difende da solo. Dice infatti: «O uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa formata dirà essa a colui che la formò: Perché mi facesti così? Il vasaio non ha egli potestà sull'argilla, da trarre dalla stessa massa un vaso per uso nobile, e un altro per uso ignobile?»". «Guai a colui che dice a suo padre: Perché generi? e a sua madre: Perché partorisci?". Io sono il Signore, il tuo Dio. Io creo la luce e creo le tenebre, io, il Signore, faccio tutte queste cose. Chi sei tu che replichi a Dio? Tremate, e baciate lo scettro della sua sovranità, inchinatevi e sottomettetevi a lui; non impugnate la sua giustizia, non denunciare i suoi atti difronte al tribunale, o uomo!
Ci sono però alcuni che dicono: "E' difficile per Dio scegliere alcuni e lasciarne altri". Ora vi farò una domanda. C'è qui qualcuno quest'oggi che desidera essere santo, che desidera essere rigenerato, che desidera abbandonare il peccato e camminare in santità di vita? "Si, c'è", dice uno, "Io si". Allora Dio ti ha eletto.
Un altro però dice: "No, non desidero essere santo, non voglio abbandonare la mia concupiscenza e i miei vizi". Perché allora dovresti lamentarti se Dio non ti ha eletto? Perché se tu fossi eletto, questo non ti aggraderebbe affatto, secondo quello che tu stesso hai affermato. Se Dio, questa mattina, ti scegliesse per essere santo, tu diresti che questo non ti interessa. Non riconosci che preferisci l'ubriachezza alla sobrietà, la disonestà all'onestà. tu ami i piaceri di questo mondo molto di più della religione; perché allora dovresti lamentarti se Dio non ti ha scelto per la religione? Se ami la religione, allora Dio ti ha scelto. Se la desideri, allora Dio ti ha destinato ad essa. Se non la desideri, che diritto hai tu di dire che Dio ti avrebbe dovuto dare quello che a te nulla importa?
Supponi che ora ho in mano qualcosa che non ti interessa affatto, e che io lo dia a questa o quella persona, sarebbe stupido che tu ti lamentassi del fatto che non l'abbia dato a te. Sarebbe veramente stupido lamentarsi del fatto che qualcun altro abbia ricevuto qualcosa di cui a te nulla importa. Secondo quello che tu stesso hai affermato, molti di voi non desiderano la religione, non desiderano un nuovo cuore ed uno spirito giusto, non desiderano il perdono dei loro peccati, non desiderano la santificazione, non desiderano essere eletti per queste cose: e allora, perché lamentarsene? Tu consideri queste cose come pula, e allora perché ti lamenti che Dio abbia dato queste cose a coloro che egli ha scelto?
Se credi che queste cose siano buone e quindi desiderabili, eccole, sono là per te. Dio dà generosamente a tutti coloro che desiderano da lui questi buoni doni; anzi, prima di tutto, Egli fa in modo che le desiderino, altrimenti mai le vorrebbero. Se tu ami queste cose, Dio ti ha eletto in vista di ottenerle; ma se non le ami, perché dovresti accusare Dio che non te le dia, quando è la tua stessa disperata volontà che ti impedisce di amarle, il tuo semplice ego che fa si che tu le odi?
Supponete che un uomo dica: "Che peccato che io non abbia un posto in quella chiesa per udire ciò che quell'uomo ha da dire". E supponete che dica: "Io odio quel predicatore; non posso sopportare le sue idee; ma è una vergogna che io non abbia un posto per sedere là". Vi aspettereste che un uomo direbbe questo? No, direste subito: "A quel tizio non importa nulla di udire quel predicatore. Perché mai si lamenta che altri abbiano ciò che essi valorizzano e lui disprezza?" A te non piace la santità, a te nulla importa di essere a posto con Dio: se Dio mi ha eletto a queste cose, forse ti ha danneggiato se non l'ha fatto anche con te?
"Ah, ma", dicono alcuni, "io pensavo che significasse che Dio ha eletto alcuni per il paradiso ed altri per l'inferno". Questo però è cosa molto diversa dalla dottrina evangelica. Egli ha eletto delle persone in vista della santità e della giustizia, e questo conduce in paradiso. Non devi dire che egli abbia semplicemente eletto alcuni al paradiso ed altri solo all'inferno. Egli ti ha eletto in vista della santità, se ami la santità. Se qualcuno di voi ama trovare salvezza in Gesù Cristo, Gesù Cristo vi ha eletti ad essere salvati. Se qualcuno di voi desidera essere salvato, allora sei stato eletto per avere salvezza, se lo desideri sinceramente e di tutto cuore. Ma, se non lo desideri, perché mai dovresti essere così stupido da lamentarti se Dio ha dato ad altri quello che a te non piace?

II. Un'elezione assoluta

Ho così cercato di dire qualcosa al riguardo della verità della dottrina dell'elezione. Ora lasciate che brevemente dica che l'elezione è assoluta, cioè che essa non dipende da ciò che noi siamo.
Il testo dice: «perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza»; ma i nostri oppositori dicono che Dio sceglie persone perchè sono buone, che le sceglie sulla base di opere varie che essi hanno fatte. Ora, ci chiediamo, in risposta a questo, quali sono le opere in base alle quali Dio eleggerebbe il Suo popolo?
Sono forse quelle che vengono comunemente chiamate "opere della legge", opere di obbedienza a Dio compiute dalle sue creature? Se è così vi possiamo rispondere: se non è possibile essere giustificati dalle opere della legge, ci sembra chiaro che non è possibile essere eletti sulla base delle opere della legge; se non si può essere giustificati sulla base delle buone opere, non è possibile nemmeno essere salvati su questa base. Allora il decreto dell'elezione non avrebbe potuto essere stato fatto sulla base delle buone opere.
"Ma," dicono altri, "Dio li ha scelti in previsione della loro fede". Ora, è Dio che dona la fede, quindi essi non potrebbero essere giustificati sulla base di una fede che Egli stesso ha provvisto. Mettiamo che vi siano venti mendicanti sulla strada e che io decida di dare ad uno di loro uno scellino, e che io lo abbia scelto affinché potesse avere uno scellino. L'ho forse scelto perché ho previsto che lui avrebbe avuto quello scellino? Un ragionamento simile non avrebbe alcun senso. Allo stesso modo, dire che Dio elegge delle persone perché prevede che abbiano fede, il che è potenziale salvezza, sarebbe troppo assurdo ascoltarlo anche per un solo momento.
La fede è dono di Dio. Ogni virtù proviene da Lui. Quindi essa non può essere funzionale alla Sua scelta, perché è Suo dono.
L'elezione, ne siamo certi,  è un dato assoluto e prescinde dalle virtù che i santi ottengono solo in un secondo tempo. Chi più di Paolo è stato così santo e devoto? Chi più di Pietro è stato così coraggioso? Chi altrettanto amorevole di Giovanni? Essi però non pretendono nulla da Colui che così li ha fatti. Non ho mai veduto un santo di qualsiasi denominazione fosse, che avesse pensato di essere stato salvato da Dio in quanto egli avesse previsto che essi avrebbero avuto queste virtù e questi meriti.
Ora, fratelli miei, i migliori gioielli che un santo mai indossi, se essi sono di sua propria fattura, non saranno mai purissimi, ma saranno sempre mescolati con elementi spuri. Le migliori grazie che mai possediamo hanno sempre qualcosa che le rende sospette. Sentiamo questo anche se fossimo il più raffinati possibile, i più santificati; e il nostro parlare sia sempre:
             
"Io sono il primo fra i peccatori; 
    Gesù è morto per me".

La nostra unica speranza, la nostra unica supplica, dipende sempre dalla grazia come è stata manifestata nella persona di Gesù Cristo. E sono sicuro che dobbiamo respingere in modo assoluto ogni pensiero che le grazie che possediamo, che sono doni del nostro Signore, che Lui stesso ha prodotto in noi, possano mai essere state causa motivante del Suo amore. Noi dobbiamo cantare sempre:

"Che mai era in noi che potesse stima meritare,
o dar delizia al Creatore?
Se tu ci hai amato, noi sempre canteremo,
è perché questo ti sembrava bene agli occhi tuoi".
"Io avrò misericordia di chi avrò misericordia"; Egli salva perché vuole salvare, e se mi chiedi perché Dio mi salva, io posso solo rispondere: perché Lui lo ha desiderato. C'era forse in me qualcosa che mi poteva raccomandare agli occhi di Dio? No. Rinuncio ad ogni pretesa: non c'è nulla che possa vantare io ai suoi occhi. Quando Dio mi ha salvato, io ero un essere abietto, perduto e rovinato. Giacevo davanti a lui come un bambino nel suo sangue. Davvero io non avevo potere alcuno per aiutare me stesso. Quanto mi sentivo miserabile! Magari tu hai avuto qualcosa che ti raccomandava presso Dio, io no. Io sarò contento di essere salvato per grazia, pura grazia. Non posso vantare merito alcuno. Se tu puoi farlo, io no. Io debbo cantare:

"Sola grazia, dal principio alla fine,
ha conquistato il mio affetto e conservato finalmente la mia anima".

 III. Un'elezione eterna

Poi, in terzo luogo, questa elezione è eterna. «perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza». Può qualcuno dirmi quandè stato il principio? Andiamo indietro nel tempo, quando furono creati i mondi e conformati i sistemi; ancora non avremmo raggiunto il principio. Fintanto che andiamo al tempo in cui tutto l'universo dormiva nella mente di Dio, come ancora non formato, fintanto che noi non entriamo nell'eternità, dove Dio, il Creatore, viveva da solo, ed ogni cosa dormiva in Lui, tutta la creazione che riposava nel potente e gigantesco pensiero divino, noi ancora non avremmo indovinato quando fosse il principio. Possiamo andare indietro, indietro, indietro, era dopo era. Possiamo andare indietro per eternità ed eternità (se questa parola ha un senso), ed ancora mai si potrebbe raggiungere il principio. Le nostre ali si stancherebbero, la nostra immaginazione giungerebbe alla fine. Potessimo spogliare il fulmine della sua maestà, potere, e rapidità, anch'esso si stancherebbe prima che potesse raggiungere il principio.
Dio però fin dal principio ha scelto il Suo popolo; quando l'etere non ancora solcato non era ancora stato mosso dal vento prodotto dalle ali di un singolo angelo, quando lo spazio non conosceva spiaggia, quando regnava il silenzio dell'universo, e nemmeno una voce o un sussurro aveva turbato la solennità di quel silenzio; quando non c'era essere alcuno, nessun movimento, nessun tempo, nulla se non Dio soltanto, da solo nella Sua eternità, quando ancora era privo delle canzoni degli angeli, senza il servizio resogli da un solo cherubino; prima che qualsiasi creatura fosse nata; quando "al principio c'era solo la Parola", quando al principio il popolo di Dio era uno con la Parola, "Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza".
La nostra elezione, quindi, è eterna. Non mi fermerò a provarlo; scorro solo questi pensieri in favore dei giovani che iniziano il cammino della fede, affinché possano intendere che cosa sia un'elezione assoluta ed eterna. 

IV. Un'elezione personale

L'elezione è poi personale. Gli oppositori del concetto di elezione, qui, hanno cercato di negarla dicendoci che si tratta di un'elezione di nazioni, e non di persone. Qui però l'apostolo dice: «perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza», ha eletto cioè voi. E' miserevole dire che Dio non ha eletto persone, ma nazioni; perché la stessa obiezione che può essere sollevata contro la scelta di individui, potrebbe essere fatta contro la scelta di una nazione. Se non fosse giusto scegliere una determinata persona, sarebbe ancora più ingiusto scegliere una nazione, dato che le nazioni sono agglomerati di persone, e scegliere una nazione pare un crimine ancora più grave, se l'elezione fosse un crimine,  che scegliere una persona. Certo, sceglierne 10.000 sarebbe considerato peggio che sceglierne uno; distinguere una sola nazione dal resto dell'umanità sembra essere una maggiore stravaganza negli atti della sovranità divina che l'elezione di un unico povero mortale, lasciandone fuori un altro.
Che cosa sono le nazioni se non esseri umani? Che cosa sono interi popoli se non combinazioni di unità? Una nazione è fatta di quell'individuo, di quello, di quello ancora... E se mi dici che Dio scelse gli Ebrei, io dico che Egli scelse quell'ebreo, e poi quell'ebreo ancora, e quell'altro ebreo. E se voi dite che ha scelto l'Inghilterra, allora io dico che ha scelto quell'inglese, e quell'inglese ancora, e poi quell'altro inglese... Così, dopo tutto, è la stessa cosa.
L'elezione, quindi, è personale. Deve essere così. Ciascuno che legga questo testo, ed altri simili, vedrà che Dio parla sempre del popolo di Dio, una persona dopo l'altra, e parla di loro come singoli soggetti di elezione. 

"Figli siamo per la Sua elezione,
Coloro che per Gesù Cristo credono;
Per eterna destinazione
l'elezione sovrana è qui ricevuta".

Sappiamo che si tratta di un'elezione personale. 

V. L'elezione produce dei buoni risultati

L'altro pensiero è che l'elezione produce dei buoni risultati. «perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione dello Spirito e la fede nella verità». Quante persone equivocano del tutto la dottrina dell'elezione! E quanto l'anima mia brucia e ribolle rammentando i terribili mali che sono derivati dall'aver rovinato e contrastato questa gloriosa porzione della gloriosa verità divina! Quanti sono quelli che si sono detti: "Io sono un eletto", e si sono seduti nell'ozio, e di peggio. Hanno detto "Io sono l'eletto di Dio!", ed hanno tranquillamente compiuto malvagità con tutt'e due le mani. Hanno corso velocemente verso ogni cosa impura, perché hanno detto: "Io sono l'eletto figliolo di Dio, non importa ciò che faccio, quindi posso vivere come mi pare, e fare ciò che mi pare!".
Cari miei! Lasciate che solennemente vi ammonisca a non portare questa verità troppo avanti. Potremmo passare oltre a quanto essa intende dire, potremmo fare di ciò che era inteso per il dolce nostro conforto un terribile veleno per la nostra distruzione. Io vi voglio dire che vi sono state migliaia di persone che sono state rovinate dall'aver equivocato l'elezione; che hanno detto: "Dio mi ha scelto per il paradiso e alla vita eterna"; essi però hanno dimenticato che è scritto che Dio li ha scelti per la «santificazione dello Spirito e la fede nella verità». Ecco che cos'è l'elezione divina, un'elezione in vista della santificazione e della fede. Dio sceglie il suo popolo affinché sia santo e credente.
Quanti di voi qui oggi sono credenti? Quanti della mia comunità, o di qualsiasi comunità,  possono mettersi la mano sul cuore e dire: "Io confido in Dio che mi ha santificato"? C'è forse qualcuno di voi che dice: "Io sono un eletto"? Ricordo che la settimana scorsa hai bestemmiato. Uno di voi dice: "Io confido d'essere eletto", ma vorrei che ti rammentassi come qualche giorno fa di fatto hai commesso qualcosa di impuro. Un altro fra voi dice: "Io sono un eletto", ma vorrei rammentarti che hai dimenticato spesso di avvicinarti al trono della misericordia per pregare. Miei cari, io non crederò mai che siate eletti fintanto che non dimostriate di essere santi. Non dite mai "sono un eletto" se pensate di non avere alcuna intenzione di abbandonare il peccato. Non è vero, è impossibile.
Gli eletti di Dio sono santi. Non sono puri, non sono perfetti, non sono senza macchia ma, presa la loro vita nel suo complesso, essi sono persone sante. Essi sono segnati, essi i distinguono dalle altre persone: nessuno ha diritto di concludere d'essere fra gli eletti se non persegue la santità. Potrebbe essere un eletto, e ciononostante essere nelle tenebre, ma non ha diritto di crederlo se nessuno può vederlo, se nessuno ne vede evidenza alcuna. Se cammini nel timore di Dio, cercando di compiacerGli e di obbedire ai Suoi comandamenti, non dubitare che il tuo nome sia stato scritto nel libro della vita dell'Agnello dalla fondazione stessa del mondo.
Inoltre, a meno che questo non sia troppo alto per te, notate l'altro segno dell'elezione, la fede, "fede nella verità". Chiunque crede alla verità di Dio, chiunque crede in Gesù Cristo, è un eletto.
Io incontro spesso delle povere anime che tanto si preoccupano del pensiero: "Oh, e se io non fossi fra gli eletti?". "Mi dica, io so di riporre la mia fiducia in Cristo. So di credere nel suo nome e confido nel potere del suo sangue; e se io non fossi veramente eletto?". Povera cara creatura! Non conosci abbastanza dell'Evangelo, se no non parleresti così, perché chiunque crede è un eletto! Coloro che sono fra gli eletti, sono stati eletti in vista della santificazione e della fede; e se hai fede tu sei uno degli eletti di Dio; tu dovresti esserne certo, anzi, lo devi essere, perché è una certezza assoluta. Se tu, come peccatore, guardi a Gesù questa mattina, e dici:

"Nulla nelle mie mani io porto,
semplicemente alla croce io mi aggrappo".

Tu sei fra gli eletti. Non ho paura che l'elezione spaventi poveri santi o peccatori. Vi sono molti teologi che dicono a coloro che si rivolgono a loro: "L'elezione non ha nulla a che fare con te". Questo è male, perché non bisogna far fare silenzio in quel modo a quell'anima. Tu vuoi farla tacere perché non si preoccupi troppo, ma essa continuerà a pensarci, non ne può fare a meno. Digli piuttosto: "Se tu credi nel Signore Gesù Cristo sei fra gli eletti." Io vi dico, il primo dei peccatori, questa mattina, vi dico in Suo nome, che se si arriva a Dio senza proprie opere, ma distesi sul sangue e la giustizia di Gesù Cristo, se si arriverà ora ad avere fiducia in Lui, si è eletti perchè siete stati amati da Dio dalla fondazione stessa del mondo, perché voi non lo potresti fare se Dio non ve ne avesse dato il potere, e non vi avesse scelto in vista di questo. Ora voi siete al sicuro e in salvo se solo vi abbandonate completamente a Gesù Cristo, e se desiderate essere salvati ed amati da Lui.
Non pensate però che qualcuno possa essere salvato senza fede e senza santità. Non immaginate, voi che mi ascoltate, che un qualche decreto, pronunciato in qualche oscura regione del passato, potrà salvare la vostra vita, se non credete in Cristo. Non mettetevi a sedere e a fantasticare che possiate essere salvati senza fede e senza santità. Sarebbe un'abominevole e maledetta eresia, un'eresia che ne ha rovinati migliaia. Non disponete l'elezione come se fosse un cuscino sul quale dormire, o potreste esserne rovinati. Dio non voglia che io vi prepari dei confortevoli cuscini sui quali fare sonni beati. Peccatore! Non c'è nulla nella Bibbia che minimizzi il tuo peccato. Se però sei condannato, o uomo, se sei perduta, o donna! tu non troverai in questa Bibbia una goccia sola per rinfrescare la tua bocca, alcuna dottrina che minimizzi la tua colpevolezza; la tua dannazione sarà interamente colpa tua, e il tuo peccato la meriterà interamente. Poichè tu non credi, tu sarai condannato. «...ma voi non credete perché non siete delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco». «Voi non volete venire a me affinchè possiate avere la vita».
Non immaginate che l'elezione giustifichi il peccato, non sognatelo nemmeno, non vi cullate nel dolce compiacimento della vostra irresponsabilità. Voi siete responsabili. Entrambe le cose sono vere. Dobbiamo avere l'elezione, ma pure dobbiamo piegare i vostri cuori, dobbiamo inviare a voi la verità di Dio; dobbiamo parlarvi, e ricordarvi di questo, che se pure è vero che è scritto: «In me sta il vostro aiuto», è anche scritto: «O Israele, voi avete distrutto voi stessi».

VI. Implicazioni dell'elezione

Per terminare dobbiamo ora vedere quali siano le legittime implicazioni dell'elezione. In primo luogo vi dirò che cosa la dottrina dell'elezione faccia fare ai santi sotto la benedizione di Dio; e, in secondo luogo, che cosa essa può fare ai peccatori, se Dio concede loro questa benedizione.
In primo luogo, per i santi, l'elezione è la dottrina che toglie all'uomo più di ogni altra, ogni sua vanagloria, essa gli toglie ogni fiducia nella carne, ogni fiducia su qualsiasi altra cosa che non sia Gesù Cristo. Quanto spesso ci rivestiamo della nostra propria giustizia e ci orniamo con le false perle e gemme delle nostre proprie opere e conquiste. Cominciamo a dire: "Ora sarò salvato, perché posso vantare questo e quest'altro". Invece di questo, è la nuda fede che salva; quella fede ed essa sola che ci unisce all'Agnello, a prescindere da qualsiasi opera, sebbene essa le produca.
Quanto spesso ci appoggiamo a qualche opera, invece di appoggiarci all'amato Salvatore, quante volte confidiamo in qualche forza che avremmo, anziché quella che proviene dall'alto. Ora, se ci togliessero questa forza, non potremmo fare altro che considerare l'elezione. Fermati, anima mia, e considera questo. Dio ti amava prima ancora che tu nascevi. Ti amava quando eri nei tuo peccati e nei tuoi falli, ed ha mandato il Suo Figliolo per te, ti ha redento col Suo prezioso sangue prima ancora che tu potessi solo pronunciare il Suo nome. Puoi esserne allora orgoglioso?
Io non conosco nulla, dico, nulla, che sia più umiliante per il nostro amor proprio che la dottrina dell'elezione. Spesso sono caduto prostrato di fronte ad essa, quando cercavo di comprenderla. Ho allargato le mie ali e, come un'aquila, ho volato verso il sole. Fermo è stato il mio occhio e costante il mio progresso, ma solo per un po'; quando però mi sono avvicinato ad esso, un unico pensiero mi ha assorbito "Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza", io sono stato abbagliato dal suo splendore, ho barcollato di fronte a questo potente pensiero, e da questa sconvolgente elevazione, la mia anima è caduta giù, prostrata e rotta, dicendo:

"Signore, io sono un nulla, io sono meno che nulla. Perché me? Perché me?"

Amici, se voi volete essere umiliati, studiate l'elezione, perché vi renderà umili sotto l'influenza dello Spirito di Dio. Colui che si vanta della sua elezione non è un eletto; e colui che è umiliato al solo pensarci, può credere di esserlo. Egli ha ogni ragione di crederlo d'essere, perché è uno degli effetti più beati dell'elezione il fatto che ci aiuta ad umiliarci di fronte a Dio.
Inoltre, nel cristiano l'elezione dovrebbe altresì renderlo impavido e molto audace. Nessuno può essere più audace di chi crede di essere eletto da Dio. Che gli importerà più della paura che può fare l'uomo se egli è stato scelto dal suo Creatore? Che gli importerà più dei tenui cinguettii di alcuni piccoli passeri quando egli sa di essere un'aquila di razza reale? Gli importerà forse che un mendicante gli punti addosso il dito, quando il sangue regale del cielo scorre nelle sue vene? Avrà forse paura quand'anche tutto il mondo fosse contro di lui?
Se tutto il mondo fosse in armi contro di lui, egli resterà in perfetta pace, perché sarà nel luogo segreto del tabernacolo dell'Altissimo, nel grande padiglione dell'Onnipotente. "Io sono di Dio", dirà, "io mi distinguo da tutti gli altri. Essi sono di razza inferiore. Non sono io forse nobile? Non sono forse io uno degli aristocratici del cielo? Non è forse il mio nome scritto in cielo nel libro di Dio?".
Gli importa del mondo? No. Come un leone non si cura dell'abbaiare di un cane, egli se ne ride di tutti i suoi nemici; e quando essi si avvicinano troppo a lui, egli si muove e li riduce tutti a pezzetti. Che paura possono fargli. Egli cammina intorno a loro come un Colosso; mentre degli omuncoli camminano al di sotto di lui e non lo comprendono. Il suo ciglio è fatto d'acciaio, il suo cuore è forte come un masso, che gli importa di tutto il vociare che sente intorno a sé? No, se pure dei fischi gli venissero dall'intero mondo, egli non farebbe che sorridere, perché direbbe:

"Colui che ha fatto di Dio il suo rifugio,
troverà la dimora più sicura che esista". 

Io sono uno dei suoi eletti. Io sono stato scelto da Dio e sono prezioso, e quand'anche il mondo mi respingesse, io non avrei paura. Ah! Voi altri che solo per un tempo dite di essere cristiani, alcuni di voi possono piegarsi come il salice. Vi sono pochi cristiani che sono come querce oggi, e che possono resistere alla bufera, e vi dirò io il perché, perché non credono di essere eletti.
Colui che sa di essere eletto sarà troppo fiero per abbassarsi a peccare; egli non si umilierà certo a commettere gli atti della gente comune. Il credente nella verità dirà: "Io, compromettere i miei principi? Io, cambiare le mie dottrine? Io, mettere da parte le mie concezioni? Io, nascondere ciò che credo essere verità? Giammai! dato che so di essere fra gli eletti, dirò in faccia a tutti nient'altro che la verità di Dio, qualunque cosa possano dire gli uomini". Nulla può rendere l'uomo più audace se non quando sa di essere fra gli eletti di Dio. Egli non tremerà, non sarà scosso, se sa che Dio lo ha scelto.
Inoltre, l'elezione ci renderà santi. Nulla sotto l'influenza misericordiosa dello Spirito Santo può rendere un cristiano maggiormente santo che il pensiero di essere stato scelto. "Peccherò io forse", dirà, "dopo che Dio mi ha scelto? Trasgredirò io forse la Sua legge dopo tutto l'amore che mi ha mostrato? Forse che io vagherò lontano da Lui dopo tutto quell'amore e quella misericordia che mi ha manifestato? O no, Dio mio, dato che tu mi hai scelto, io ti amerò sopra ogni cosa, vivrò per te
  
"dato che tu, eterno Dio mio,
Padre mio, sei venuto fino a me
Io darò me stesso a te, per essere tuo per sempre, per l'elezione, e per la redenzione, mi abbandonerò completamente a te, e solennemente mi consacrerò al tuo servizio".

Ora, alla fine, una parola agli empi. Che cosa vi dice l'elezione? Prima di tutto, o voi, empi, vi scuserò per un momento. Vi sono molti fra di voi ai quali non piace l'idea dell'elezione, e non posso biasimarvi per questo, perché ho udito certi che predicavano l'elezione, che si sono seduti ed hanno detto: "Io non ho una sola parola da dire ai peccatori". Ora, io affermo che è vostro dovere respingere una tale predicazione, lo faccio pur io, e non vi biasimo per questo.
Io però vi dico: coraggio! Abbiate speranza! Rallegrati, peccatore, che vi sia l'elezione! Altro che essere qualcosa di scoraggiante, è cosa di grande speranza e di grande gioia che vi sia l'elezione. E se io vi dicessi che forse nessuno potrà essere salvato, nessuno che non fosse destinato alla vita eterna, non tremereste voi, non serrereste le mani per dire: "Come posso allora essere salvato, se nessuno è stato eletto?". Al contrario, io vi dico che ad essere eletta è stata una moltitudine, oltre ogni possibilità di contarla, un esercito di eletti che nessun mortale può contare. Quindi, coraggio, tu, povero peccatore! Getta via la tua tristezza, non potresti tu essere eletto come molti altri? Perché moltissimi sono stati eletti. C'è gioia e conforto per te!
Quindi, non solo fatti coraggio, ma vai dal Maestro e prova ciò che può fare per te. Ricorda, se non fossi eletto, non perderesti nulla se lo facessi. Che cosa dissero i quattro siriani? «Perché vogliamo  restare qui finché moriamo? Se diciamo: entriamo in città, in città c'è la fame, e noi vi morremo; se restiamo qui morremo lo stesso. Ora dunque, venite, andiamoci a buttare nel campo dei Siri; se ci lasciano vivere, vivremo; se ci danno la morte, morremo». O peccatore, vieni al trono della grazia che elegge. Potresti morire lì dove sei. Va a Dio e, quand'anche supponessi che Egli ti respingesse, quand'anche supponessi che la Sua mano levata dovesse dirti stop! cosa questa impossibile,  non perderesti comunque nulla; non saresti certo per questo più dannato di quanto tu già non fossi.
Inoltre, supponiamo che tu fossi dannato, avresti almeno la soddisfazione di essere in grado all'inferno di sollevare i tuoi occhi e dire: "Dio, ti ho chiesto misericordia, e non me l'hai accordata; l'ho cercata, ma tu me l'hai rifiutata". Questo però tu non lo dovrai mai dire. O peccatore! Se tu vai a Lui, e glielo chiedi, tu l'otterrai; perché Egli non ha mai respinto un peccatore che lo abbia fatto. Forse che questa non è una speranza per te? Se pure è vero che un numero fisso di persone a questo è stato destinato, se tu cerchi Dio per chiedergli misericordia, tu sei in quel numero! Va, e chiedi; e se tu dovessi essere il primo ad entrare nell'inferno, di' ai diavoli che sei perito così,  di' ai diavoli che tu sei un respinto, dopo essere venuto presso Cristo come un peccatore penitente. Io ti assicuro che questo sarebbe solo una vergogna per l'Eterno, con riverenza al Suo nome, e che Egli non permetterebbe mai una simile cosa! Egli è geloso del Suo onore, e non permetterebbe mai ad un peccatore di dire tali cose!
Ma, povera anima! Non solo non pensare che tu possa perdere alcunché andando presso di Lui:  vi è ancora un'altra pensiero questa mattina. Quest'oggi sei giunto ad amare il pensiero dell'elezione? Sei tu pronto ad ammetterne la giustizia? Dici forse: "Io sento di essere perduto, lo merito, e se mio fratello è salvato, io non posso lamentarmene. Se Dio mi distrugge io lo merito; ma se egli salva una persona che siede accanto a me, egli ha diritto di fare con i suoi quel che vuole, e io non perdo nulla". Puoi dire onestamente queste parole dal profondo del tuo cuore? Se è così, allora la dottrina dell'elezione ha avuto il giusto effetto sul tuo spirito, e non sei lontano dal regno dei cieli.
Sei stato portato là dove dovresti essere, dove lo Spirito vuole che tu sia. Se è così, va in pace. Dio ha perdonato i tuoi peccati. Non sentiresti tutto ciò se non fossi stato perdonato; non lo sentiresti se lo Spirito già non stesse operando in te. Rallegrati così di questo. La tua speranza riposi sulla croce di Cristo. Non pensare all'elezione, pensa a Gesù Cristo. Trova in Lui la tua pace,  all'inizio, nel mezzo, e senza fine.

Spurgeon



 ( originale:http://www.spurgeon.org/sermons/0041.htm )


 Traduzione  a cura di:  Consapevoli nella Parola 

"Ricordati di me, o Eterno, secondo la benevolenza che usi verso il tuo popolo, e visitami con la tua salvezza,
affinché veda la prosperità dei tuoi eletti, mi rallegri nella gioia della tua nazione e mi glori con la tua eredità."
(Salmi 106:4-5)




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