per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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sabato 6 luglio 2013

Esortazione Apostolica



"Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati e perché vengano dei tempi di refrigerio dalla presenza del Signore" (Atti 3:19)

Dopo il sorprendente miracolo della guarigione dell'uomo zoppo, quando le persone stupefatte si raggrupparono in circolo attorno a Pietro e Giovanni, essi non furono affatto a corto di parole sul soggetto su cui affrontarli. Quegli uomini santi erano traboccanti dell'evangelo e perciò loro ebbero il compito di esaminare spontaneamente l'avvenimento, ma parlando di quel tema che era posto più vicino ai loro cuori. Al ministro cristiano non dovrebbe essere mai difficile parlare di Cristo; e in qualunque situazione egli si dovesse trovare, non dovrebbe mai doversi chiedere: "Qual'è un argomento adatto per queste persone?" Perché il Vangelo è per ogni stagione, sempre appropriato, e se è comunicato al cuore sarà certo che lavorerà la sua strada. Rivolto alla moltitudine che aveva attorno, Pietro subito iniziò a predicare loro il Vangelo senza esitare un solo secondo.
Oh! prontezza benedetta di un'anima infuocata dallo Spirito Santo, Signore concedila a noi per sempre! Osservate come con fervore Pietro storna la loro attenzione da lui e da suo fratello Giovanni verso il Signore Gesù Cristo. "Perché fissate su di noi ardentemente gli occhi, come se per nostra potenza o pietà avessimo fatto camminare quest'uomo?" L'oggetto del ministro cristiano dovrebbe essere sempre quello di distogliere l'attenzione da se stessi per darla al proprio argomento, così che non debba essere detto: "Come ha parlato bene!" ma "Su quali questioni importanti ha trattato!" Essi potevano essere sacerdoti di Baal che, coi loro vestiti fastosi e le loro pretese di possedere un potere misterioso potevano fare in modo di far guardare a loro stessi come canali di grazia, come se potessero compiere miracoli per mezzo del loro potere sacerdotale e non attraverso la loro santità; ma loro erano veri messaggeri di Dio che continuamente dicevano: "Non guardate a noi come se potessimo fare qualcosa: l'intero  potere per benedirvi si trova in Gesù Cristo e nell'Evangelo della Sua salvezza." 
È degno di nota il fatto che Pietro, nell'affrontare questa folla, venne subito alla vera essenza e al centro del suo messaggio. Lui non colpì il cespuglio a casaccio; lui non scoccò lontano e a vuoto la sua freccia, ma colpì il centro del bersaglio. Non predicò soltanto l'Evangelo delle buona notizie, ma Cristo, la persona di Cristo; Cristo crocifisso e crocifisso da loro, Cristo risorto, Cristo glorificato da Suo Padre.
Dipendere da questo Evangelo, questa è la forza del ministero cristiano, quando esso è ripieno con il nome, la persona e la gloria del Signore Gesù Cristo. Togli Cristo e tu privi di spiritualità l'Evangelo, perché tu offri solo la buccia esterna come i maiali sono abituati a mangiare, mentre il cuore prezioso è stato rimosso visto che hai tolto la persona del Signore Gesù Cristo.
Se c'è mai stata un'occasione, in cui un predicatore dell'evangelo avrebbe potuto dimenticare di parlare di Cristo, quella è accaduta certamente quando Pietro parlò così audacemente di Lui. Perché avrebbe potuto dire, "Non parlare di Gesù; loro l'hanno condotto proprio ora alla morte: le persone sono arrabbiate contro di Lui; predica la verità, ma non menzionare il Suo Nome; consegna la Sua dottrina, ma trattieniti dal fare menzione della Sua Persona, perché tu li inciterai a compiere altre follie; tu metterai la tua stessa vita a repentaglio; tu riuscirai  scarsamente a fare qualcosa di buono mentre loro sono così prevenuti e inoltre potrai fare molto danno" Ma, invece di questo, lasciando che loro potessero andare su tutte le furie come avrebbero potuto, Pietro parlò loro di Gesù Cristo e nient'altro che Gesù Cristo. Lui conosceva che questo era il potere di Dio per la salvezza e non si sarebbe tirato indietro  da questo; così a loro, proprio a loro, consegnò l'Evangelo del nostro Signore Gesù Cristo, con una precisione tanto buona quanto semplice che a mala pena potrà essere uguagliata. Notate come lo pone: "Voi" l'avete ucciso; "voi" l'avete crocifisso; "voi" avete preferito un assassino. Lui non ha paura di essere personale; lui non evita di toccare le coscienze degli uomini; lui piuttosto spinge la sua mano nei loro cuori per far sì che loro sentano il loro peccato; lui lavora per aprire una finestra nell'oscurità dei loro spiriti, per permettere che  la luce dello dello Spirito Santo splenda nella loro anima. Perciò noi, fratelli miei, quando predichiamo l'Evangelo, dobbiamo fare così: 
dobbiamo trattare con gli uomini affettuosamente, ma con grazia. Siano allontanati perciò tutti gli accomodamenti e le dispute. 
Sia maledetto colui che allontana dall'Evangelo di Gesù Cristo, affinchè possa ottenere applausi dal popolo, o chi abbassa il tono della sua voce e smorza la sua lingua in modo tale da poter far piacere alla folla empia.
Un tale uomo può avere per un momento l'approvazione degli sciocchi, ma, come il Signore Suo Dio vive, egli sarà posto come un obiettivo per le frecce della vendetta nel giorno in cui il Signore tornerà a giudicare le nazioni. Pietro, quindi, predicò audacemente e sinceramente l'Evangelo, predicò il Cristo dell'Evangelo, lo predicò personalmente e direttamente alla folla che si radunò intorno a lui. Né Pietro fece alcun errore, quando annunciò l'Evangelo, nel fare la personale applicazione mediante la prescrizione dei suoi peculiari comandamenti. 
È prosperata fra noi una scuola di uomini che affermano che essi predicano in modo corretto l'Evangelo ai peccatori quando invece offrono soltanto dichiarazioni di quello che è l'Evangelo e del risultato di morire non salvati, ma diventano furiosi e parlano di scorrettezza qualora qualcuno si azzardi a  dire al peccatore: "Credi", o "Pentiti." 
Pietro non apparteneva a questa scuola, non sarebbe mai arrivato a trattare con questa gente e con i loro pensieri segreti, e se fosse vivo oggi, non si sarebbe mai unito a loro.  Perchè avendo dapprima parlato di Cristo, della Sua vita, della Sua morte e risurrezione, poi l'apostolo procedette ad immergere la spada, nelle loro coscienze, fino in fondo all'elsa dicendo, "Ravvedetevi dunque e convertitevi,  affinché i vostri peccati possano essere cancellati." 
Lì, io dico, in quella folla promiscua, raggruppata insieme dalla curiosità, attirata dal miracolo  che lui aveva operato, Pietro non ebbe esitazioni e nessun dubbio; egli predicò lo stesso vangelo come ce lo avrebbe predicato oggi se fosse stato qui e lo predicò nello stile più fervente e serio, ne predicò gli angoli e gli spigoli e poi ne predicò la parte pratica e rivolgendosi col cuore, l'anima e con la forza, ad ognuno in quella folla, dicendo: "Ravvedetevi, dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati."

Ora ci sono quattro osservazioni che costituiranno il discorso di questa predicazione e adesso li esamineremo dettagliatamente.

I)L'APOSTOLO INVITO' GLI UOMINI A PENTIRSI E A CONVERTIRSI

Di questo il nostro testo è una prova sufficiente senza dover andare troppo lontano per altri esempi.Pentirsi significa, nel suo significato letterale, cambiare la mente di qualcuno. È stato tradotto, dopo la conoscenza, o dopo la saggezza; è l'uomo che sta scoprendo che aveva torto e  rettifica il suo giudizio. Ma sebbene questo sia il significato della radice, la parola è entrata in un uso scritturale a significare molto di più. Forse non c'è migliore definizione di pentimento di quella che è data dal libro degli inni dei nostri bambini: 

Il pentimento è abbandonare
i peccati che amammo 
e mostrare che siamo afflitti sul serio; 
Non facendo mai più così.

Il pentimento è la scoperta del male del peccato, un dolersi piangendo per ciò che abbiamo commesso, una risoluzione di abbandonarlo. È, infatti, un cambiamento della mente di un carattere molto profondo e pratico che permette all'uomo di amare quello che una volta odiava e di odiare quello che una volta amava. La parola conversione, se tradotta in altre parole, significa voltarsi dai propri passi, voltarsi da, voltare a, tirarsi indietro dal peccato, verso la santità, un tirarsi indietro dalla negligenza all'intento, dal mondo al cielo, da se stessi a Gesù, compiendo un giro completo.La parola  usata qui, sebbene tradotta in inglese con, "Pentitevi e convertitevi," non è così nel greco, ma è, in realtà, "Pentitevi e trasformatevi", o, piuttosto "Pentitevi e svoltate." È un verbo attivo, proprio come era attivo l'altro. "Pentitevi e trasformatevi." Quando all'indemoniato furono scacciati i demoni, potrei comparare questo al pentimento, ma quando mise le sue vesti, e non fu più nudo e sporco, ma fu detto che egli si era vestito ed era sano di mente, potrei paragonare questo alla conversione. Quando il figliol prodigo stava dando da mangiare i suoi maiali, e ad un tratto cominciò a considerare e a tornare in se stesso, questo era il pentimento. Quando partì e lasciò il paese lontano, e andò a casa di suo padre, questo era la conversione. Il pentimento una parte della conversione. E', forse, potrei dire, il cancello o la porta di essa. Si tratta del Giordano attraverso il quale si passa quando ci volgiamo dal deserto del peccato per cercare la Canaan della conversione. La rigenerazione è l'impianto di una nuova natura, e uno dei primi segni di questa è, una fede in Cristo, e un pentimento del peccato, e una conseguente conversione da ciò che è male per ciò che è buono.
L'apostolo Pietro, rivolgendosi alla folla, disse loro: "Cambiate le vostre menti, siate dispiaciuti per ciò che avete fatto; abbandonate le vecchie abitudini; siate trasformati; diventate uomini nuovi". Questo era il suo messaggio anche se ora io l'ho messo in altre parole.
Ora, fratelli, è stato detto, e detto la maggior parte delle volte, veramente, che il pentimento e la conversione sono opera dello Spirito Santo di Dio. Non avete bisogno che io debba dimostrare questa dottrina. Noi ve l'abbiamo predicata un migliaio di volte, e siamo pronti a dimostrare che se qualche cosa debba essere insegnata nella Scrittura, è questa. Non c'è mai stato alcun pentimento genuino in questo mondo che non fosse opera dello Spirito Santo. Per questo scopo il nostro Signore Gesù è andato in alto: "Egli è innalzato in alto per dare il pentimento e la remissione dei peccati." Ogni vera conversione è opera dello Spirito Santo. Potete giustamente pregare con le parole del profeta: "Volgiti a noi, e noi cambieremo",  perchè fino a quando Dio non ci trasforma, noi non potremmo cambiare mai, e a meno che Egli ci converta, la nostra conversione non sarà che un errore. 
Ascoltate  ciò come una  citazione evangelica:
 

La vera fede e il vero pentimento,
Ogni grazia che ci conduce vicino;
senza pagare
Andiamo a Gesù Cristo e compriamo.

"E tuttavia," dite, "e tuttavia l'apostolo Pietro in realtà ci dice: 'Pentitevi e convertitevi!' Questo vuol dire, ci dite, con un respiro, che queste cose sono il dono dello Spirito Santo, e allora con il prossimo respiro leggete il testo, 'Pentitevi e convertitevi.' Sì, lo faccio, lo faccio, e grazie Dio, ho imparato a farlo. Ma voi direte: "Come conciliate queste due cose?" Io rispondo, non è parte del mio incarico di conciliare le parole del mio Maestro: il mio incarico è quello di predicare la verità, così come la trovo, per pronunciarla appena colta dalla Sua mano. 

Io non solo credo che queste cose siano in accordo l'una all'altra, ma penso di vedere dove esse siano in accordo, e di accettare tutto, sebbene io assolutamente disperi di fare la maggior parte di ciò che è scritto nella Scrittura, se possiamo vedere l'accordo dei due insiemi di verità oppure no, dobbiamo accettarli entrambi perché essi sono entrambi rivelati. Con questa mano ritengo così fermamente, come qualsiasi uomo vivente, che il pentimento e la conversione siano opera dello Spirito Santo, ma preferirei perdere questa mano, se rinunciassi a predicare che è dovere degli uomini di pentirsi e credere e dovere dei ministri cristiani di dire loro: "Pentitevi e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati."  Se gli uomini non ricevessero la verità fino a quando non la capiscono, ci sarebbero molte cose che non riceverebbero mai. 
Sì, ci sono molti fatti, fatti comuni in natura, che nessuno negherebbe salvo uno sciocco, i quali tuttavia dovrebbero essere negati se noi non ci credessimo finchè non li comprendiamo.
Prendiamo il fatto del pesce fresco preso dal mare: tu lo porti dal cuoco per servirlo in tavola. Mangi il sale del mare insieme a lui, forse? Lo troverai salato? Non è vissuto sempre in un mare salato? Perché allora non sa di sale marino? Esso invece è così fresco che sembra che sia stato allevato nei trasparenti ruscelli di montagna (non una particella di sale intorno a lui) eppure è vissuto immerso in un mare salato! Lo capite? No, non potete capirlo. Ma esso è così, è un pesce fresco in un mare salato! La stessa cosa avviene per un bue e una pecora; loro stanno mangiando nello stesso prato, alimentandosi esattamente dello stesso cibo e l'erba nel primo caso diventa carne di manzo, nell'altro caso carne di montone e sul primo ci sono peli e sull'altro la lana. Perché? Lo capite questo? Così ci possono essere due grandi verità nelle Sacre Scritture che sono entrambe vere eppure tutti i saggi nel mondo potrebbero essere confusi nel conciliarle insieme. Io non capisco, lo devo confessare, perché a Mosè fu detto di tagliare un albero e gettarlo nelle acque amare di Mara; non riesco a vedere alcun  collegamento tra l'albero e l'acqua, affinchè l'albero dovesse renderla dolce, eppure credo fermamente che quando Mosé mise l'albero nell'acqua, l'amarezza delle acque di Mara sparì e il ruscello divenne dolce. Non so perché Eliseo, quando andò a Gerico e trovò l'acqua nauseante, disse: "Portatemi una tazza di sale"; non so perché mettere il sale nel ruscello lo dovesse rendere dolce (mi sembra come se si riferisse a qualcos'altro) ma credo al miracolo, vale a dire che il sale fu messo dentro e che il ruscello fu addolcito. 
Alla stesso modo non capisco come avviene che le mie offerte di pentirsi, a peccatori impenitenti, dovrebbero in qualche modo far sì che possano pentirsi, ma so che avviene, perché lo vedo ogni giorno. Io non so perché una debole e povera creatura, dicendo ai suoi simili: "Credi", dovrebbe portarli a credere, ma accade così; lo Spirito Santo benedice, e loro credono e sono salvati; e anche se noi non possiamo vedere come avviene, se vediamo il fatto, saremo contenti e benediremo Dio per ciò. Forse si dovrebbe essere consapevoli che è stato fatto un tentativo da ingegnosi predicatori al fine di riuscire a sbarazzarsi della forza di questo testo. Alcuni dei nostri amici super calvinisti, che sono così seriamente contrari a qualsiasi cosa come esortazioni e inviti, hanno provato in ogni modo di sventrare questo testo, se loro avessero potuto, avrebbero tolto qualche cosa per metterci dentro qualcos'altro; loro hanno detto che il pentimento a cui gli uomini sono qui esortati, non è altro che un pentimento esteriore. Ma come può essere questo, quando viene aggiunto: "Pentitevi e convertitevi, affinché i vostri peccati possano essere cancellati"? Fare un pentimento meramente esteriore può portare a cancellare il peccato? Senza dubbio no!Il pentimento al quale gli uomini vengono esortati qui è un pentimento che porta con sè il perdono completo "affinchè i vostri peccati possano essere cancellati". E, inoltre, mi sembra sia una cosa scandalosa supporre che Pietro e Giovanni andarono per il mondo a predicare un pentimento vano, esteriore il quale non avrebbe salvato gli uomini. I miei fratelli che fanno questa osservazione dovrebbe vergognarsi di predicare un pentimento esteriore. Sono sicuro che dovrebbero pensare di non essere ministri di Dio a tutti gli effetti se loro hanno predicato su qualche virtù meramente esteriore. Ciò mostra a quale scivolamento devono essere guidati quando torcono così orrendamente le Sacre Scritture con così poca ragione. Fratelli, era un pentimento per la salvezza dell' anima, e niente di meno di questo fu quello che Pietro comandò a quegli uomini. 
Ora, lasciate che si venga al punto. Noi diciamo agli uomini di pentirsi e credere, non perché ci affidiamo su qualche potere presente in loro per fare ciò, perché noi sappiamo che sono morti in quanto a trasgressioni e peccati; perché noi non dipendiamo da qualche potere fondato nella nostra serietà o nel nostro discorso per renderli capaci di fare ciò che fanno, perché noi capiamo che la nostra predicazione è meno di niente senza Dio; ma perché il vangelo è il motore misterioso mediante il quale Dio converte i cuori degli uomini e noi troviamo che, se parliamo con fede, Dio lo Spirito Santo opera con noi e mentre noi dichiariamo il Vangelo, le ossa secche rivivono, lo Spirito Santo fa in modo che loro rivivano, mentre noi diciamo all'uomo zoppo di stare in piedi sui suoi piedi, l'energia misteriosa dello Spirito fa in modo che le sue caviglie ricevano forza, mentre noi diciamo  all'uomo impotente di distendere la sua mano, un potere divino accompagna il comando e la mano è stesa  e l'uomo è ristabilito. Il potere non giace nel peccatore e neppure nel predicatore, ma nello Spirito Santo che opera efficacemente attraverso il Vangelo per decreto divino, in modo che quando la verità viene predicata agli eletti di Dio, loro vengono vivificati attarverso di essa, le loro anime sono salvate e Dio è glorificato. Andate avanti, fratelli miei cari, a predicare con coraggio il Vangelo e non abbiate paura del risultato, perché, per quanto poca possa essere la vostra forza e anche se la vostra eloquenza può essere come niente, eppure Dio ha promesso di dare il potere di salvare al Suo Vangelo e così sarà fino alla fine del mondo. 
Osservate quindi, voi che non siete salvati, prima che lasci questo punto, osservate quello che  siamo tenuti a chiedervi questa mattina. È che  vi pentiate e che vi convertiate. Noi non siamo soddisfatti di avere il vostro ascolto, né i vostri occhi; noi non siamo contenti di avervi riuniti in questa casa di culto, è del tutto inutile che voi siate venuti qui, a meno che voi non vi pentiate e vi convertiate. Noi non siamo venuti a dirvi che dovete cambiare un pò e che accomodiate le vostre vie di un poco: no! se non mettete la vostra fiducia in Cristo, se non abbandonate il vostro vecchio stile di vita e non diventate creature nuove in Gesù Cristo, voi dovrete perire. Questa, niente di meno che questa è la richiesta essenziale del Vangelo. Né andando in chiesa, ne seguendo pratiche religiose, vi salverete; né piegando le ginocchia, né avendo alcuna forma esteriore di adorazione, né pretese e professioni di devozione; voi dovete pentirvi dei vostri peccati e dovete abbandonarli e se voi non fate questo, neanche i vostri peccati saranno cancellati!

Così  dunque abbiamo chiarito il primo punto: che l'apostolo comandò agli uomini di pentirsi e di convertirsi. 
 

II. In secondo luogo C'ERA UNA BUONA RAGIONE PER QUESTO COMANDO
 
Il testo dice, "Ravvedetevi dunque." L'apostolo era logico: aveva una ragione per la sua esortazione. Non era una mera declamazione, ma il suono del ragionamento. "Ravvedetevi dunque." Quale era, dunque, il motivo dell'argomento? Perchè, in primo luogo, perché voi, come gli ebrei, avete messo Gesù Cristo a morte. Questo era letteralmente vero per le persone a cui egli parlava: loro avevano preso parte all'esecuzione di Cristo. E questo è spiritualmente vero anche per voi a cui parlo questa mattina. Ogni peccato nella sua essenza è un'uccisione di Dio. Mi comprendete? Ogni volta che voi fate quello che Dio non vuole che voi facciate, voi compiete nei fatti, e l'avete finora fatto, l'estromissione di Dio dal Suo Trono e il disconoscimento  dell'autorità che appartiene alla sua Divinità; voi compiete intenzionalmente e l'avete finora fatto, l'uccisione di Dio.
Questa è la conseguenza del peccato, il peccato è qualcosa che uccide Dio. Ogni violazione della legge è nella sua essenza un tradimento, una ribellione contro il Legislatore. Quando il nostro Signore Gesù Cristo fu inchiodato alla croce dai peccatori, il peccato ha solo compiuto letteralmente e apertamente ciò che  tutto lo stesso peccato che viene commesso in senso spirituale realmente compie. Mi capite? Quelle vostre offese alle quali voi avete pensato, seppure le consideriate cose da poco, in realtà sono state una pugnalata alla Divinità. Non vi pentireste, se è così? Finché pensavate che i vostri peccati fossero stati mere bazzecole, cose leggere su cui riderci sopra bonariamente, voi non vi sareste pentiti; ma ora vi ho dimostrato (e penso che la vostra coscienza mi dia ragione) che ogni peccato è in realtà un tentativo di escludere Dio dalla signoria del mondo e ogni peccato sta dicendo: "Non permettere che ci sia Dio!" 
Oh! allora c'è motivo sufficiente per pentirsi di esso. Seguitemi e ragionate con me, voi che avete infranto la legge di Dio. Supponiamo che le cause della vostra disubbidienza siano state assolte pienamente, non dovrebbero tutte le leggi essere trascurate e il governo morale sovvertito? E perché no, dal momento che ciò che uno può fare, un altro ha, chiaramente, lo stesso diritto di farlo? Che cosa accadrebbe allora se l'autorità di Dio non fosse più esercitata da nessuno nell'universo, dove saremmo tutti noi? Questo mondo diventerebbe un inferno! Che caos morale e covo di bestie! Non vedete dunque che la vostra iniquità è stata una cosa dannosa? Pentitevi e allontanatevi da essa. Se voi realmente potete credere questa mattina che, sebbene voi non inchiodaste Cristo sulla croce, né abbiate intessuto una corona di spine e gliel'abbiate messa sulla Sua testa, né foste lì in piedi presenti quando fu deriso, ogni vostro peccato è una vera crocifissione di Cristo e una derisione di Cristo e una macellazione di Cristo. Quindi, in realtà, c'è abbondante motivo affinché voi vi pentiate e vi allontaniate da esso. 
L'apostolo usò anche un altro argomento, vale a dire che Colui che loro avevano ucciso era la  persona  più benedetta, una persona così benedetta che Dio il Padre Lo aveva esaltato. Gesù Cristo non venne in questo mondo con qualche scopo egoista, ma completamente sovrabbondante di generosità, pieno di amore per gli uomini; eppure gli uomini lo misero a morte! Ora, ogni peccato è un insulto contro il Dio buono e gentile. Dio non meritava che noi ci ribellassimo contro di lui. Se fosse stato un grande tiranno prepotente verso di noi, che ci poneva in miseria, ci potrebbe essere una scusa per il nostro peccato, ma quando agisce è come un tenero padre, che viene incontro, giorno dopo giorno, alle nostre mancanze perdonando le nostre offese, è una vergogna, una crudele vergogna che si debba vivere quotidianamente  in rivolta contro di Lui. Voi che non avete creduto in Cristo, avete un motivo potente per pentirvi di non aver creduto in Lui, vedendo che è così buono e gentile. Che male vi ha mai fatto che voi dobbiate maledirLo? Che ferita ha fatto Gesù a qualcuno di voi che voi lo dobbiate  disprezzare? Voi, probabilmente,  negate la Sua Divinità, oppure, in ogni caso, disprezzate la grande salvezza che Lui è venuto a operare in questo mondo. Merita questo da voi?
"Principe della vita e della gloria, Re degli angeli, l'adorato dai serafini, sei disprezzato dagli uomini per i quali fu versato il Tuo il sangue!"
Oh, che cosa maledetta, il peccato, allora, deve essere, dal momento che si tratta così male una così gentile e benedetta persona! Questo dovrebbe farci struggere, questo dovrebbe  farci versare  gocce di pietà e di dolore; questo dovrebbe, davvero, farci ritrarre dai nostri modi folli  e malvagi, dal momento che andando contro Gesù noi L'abbiamo offeso così. 
Inoltre, Pietro usò un'altro appello, che mentre loro avevano rigettato il Cristo benedetto loro avevano scelto un assassino. 
Uomo, cosa ti hanno fatto i tuoi peccati, che tu debba preferirli a Gesù? E' stata la coppa dell'ubriacone? Oh, quale cosa bestiale preferirla a Cristo! Oppure è stata la tua lussuria? Stabilirla al posto di Cristo è stata una cosa diabolica! Hai vissuto con loro per anni? Dunque quale retribuzione ne hai avuto? Quale profitto ne hai ricavato?
Ora dimmi, tu che sei andato più lontano nel peccato, ora dimmi, sei soddisfatto del  trattamento? Desidereresti riandare indietro nel corso dei giorni vissuti e raccogliere nel tuo corpo il frutto dei tuoi misfatti?
Non soltanto, ma tu servi un duro padrone; un omicida fin dal principio che è quel diavolo per il quale hai rinunciato  alla tua vita. Oh, allora, questa è una cosa per cui pentirsi e cioè che tu hai gettato via Cristo e hai scelto un assassino. "Non quest'uomo," tu dici, "ma Barabba." Tu ti terrai questo mondo criminale, questo peccato di aver ucciso, ma il Salvatore benedetto, tu lo lascerai andare. Non è questo qui un buon argomento per pentirsi e convertirsi? Lo è sicuramente.
Pietro  serra il suo ragionamento su un altro argomento e spinge verso il basso, se posso dire così, il grande martello, questa volta, sulla testa del chiodo. 
Si tratta di questo, che il Signore Cristo che hai disprezzato fino ad ora, può fare cose grandi per te. "Il Suo nome mediante la fede nel Suo nome ha reso questo uomo forte, come voi lo vedete e lo conoscete." Cristo dunque, per la fede in Lui, può fare per voi tutto quello che voi desiderate. Se avrete fiducia in Gesù oggi, tutte le vostre iniquità saranno cancellate, il passato non sarà ricordato; il presente sarà reso stabile e il futuro benedetto. Se voi confiderete in Cristo, non ci sarà nessun peccato che lui non vi perdonerà, nessuna malvagia  abitudine il cui potere non sarà spezzato, nessuna brutta inclinazione al peccato il cui peso Egli non potrà  rimuovere. Credendo in Lui, vi potrà benedire oltre ogni immaginazione. E non è questo un motivo per il pentimento, che voi avreste disprezzato uno che  può farvi così tanto del  bene? Con le mani piene d'amore, Lui sta in piedi davanti alla porta del vostro cuore. Questa non è una buona ragione per aprire la porta e lasciar entrare lo straniero celeste, quando può benedirvi con una tale enorme estensione di benedizioni?
Come puoi rigetterai le tue proprie misericordie? Disprezzerai il cielo che sarà tuo se avrai il mio Maestro? Sceglierai il destino dal quale nessuno potrà liberarti, ma solo Lui può salvartene, e lascerai andare la gloria alla quale nessuno, ma solamente Lui ti potrà ammettere?Quando penso all'utilità di Cristo per i peccatori che periscono, c'è davvero una motivazione così abbondante per il pentimento che voi non avreste chiuso con Lui molto tempo fa ma avreste accettato che fosse il vostro tutto in tutti. 
In questo modo vedete l'apostolo discutere con loro da quella parola: "Dunque". 
C'era un'altra supplica che lui usò, e che vorrei usare questa mattina. Lui disse, "Fratelli, io so che lo avete fatto per ignoranza". Come se lui dicesse "Adesso che avete più luce, pentitevi di ciò che avete fatto nelle tenebre." Così mi permetto anche io di dirlo ad alcuni qui presenti. 
Voi non avevate ascoltato l'Evangelo, voi non sapevate che il peccato era una cosa così cattiva,  non avevate capito che Gesù Cristo era in grado di salvare nella maniera più completa coloro che vanno a Dio per mezzo di Lui. Bene, ora voi lo comprendete. Sui tempi della vostra ignoranza Dio chiude un occhio, ma ora "comanda a tutti gli uomini in ogni luogo di pentirsi." Maggiore è la luce, più implica grande responsabilità. Non tornate indietro al vostro peccato, affinché esso non divenga dieci volte peggiore per voi; perché se voi fate nella luce quello che una volta facevate nell'oscurità, Colui che chiuse un occhio, quando voi non conoscevate bene, può alzare la Sua mano e giurare che  voi non entrerete mai più nel suo riposo, perché voi avete peccato presuntuosamente e l'avete fatto nonostante lo Spirito della Sua grazia.
Scongiuro ogni uomo non convertito, qui presente, di porre mente  a quello che lui sarà in futuro. Se lui prima non sapeva che Gesù poteva salvarlo, ora lo sa; se lui era nel buio fino a questa mattina, ora non è più nel buio. "Ora non avete nessun mantello per il vostro peccato". Pertanto, poiché il mantello è stato tirato via e voi peccate contro la luce, dico come fece Pietro: "Pentitevi e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati." 

III. Ora brevemente passiamo al terzo punto che è questo, SENZA PENTIMENTO E CONVERSIONE IL PECCATO NON PUO' ESSERE PERDONATO

L'espressione usata nel testo, "cancellato", nell'originale può essere  spiegata  in modo migliore così. Molti commercianti orientali tenevano i conti su piccole tavolette di cera. Su queste tavolette, essi mettevano dei segni che servivano a registrare i debiti, e quando questi debiti erano stati pagati essi prendevano l'estremità smussata della penna e con questa appiattivano verso la cera e il debito spariva del tutto.  Questo era il modo di "cancellare"  a quei tempi. Ora, colui che si pente ed al quale è perdonato, è, attraverso il sangue prezioso di Cristo, in questo modo del tutto perdonato, e non vi è più alcuna traccia del suo peccato passato. Che bella immagine del perdono del peccato! E' tutto andato, neanche una traccia viene lasciata. Se noi cancelliamo un conto dai nostri libri, rimane una macchia, la registrazione è tolta, ma vi è la macchia, ma sulla tavoletta di cera non rimaneva macchia, tutto era andato e la cera era liscia. Così è per il peccato del popolo di Dio, quando è rimosso dal sangue di Gesù, è tutto sparito e andato via per sempre.  Ma vi assicuro che non potrebbe essere rimosso se non ci fosse il pentimento e la conversione come risultato della fede in Gesù. Questo deve essere così perchè in questo modo è più onesto. Vi aspettereste che un grande re perdonasse un cortigiano che sbaglia a meno che l'autore del reato prima non abbia confessato la sua colpa? Dove sarebbe l'onore e la dignità del trono di Dio, se gli uomini dovessero essere perdonati mentre ancora non hanno confessato il loro peccato? Cosa, un ladro perdonato che continua a rubare! Una prostituta perdonata che rimane  impura. L'ubriacone perdonato che continua a godere per i suoi boccali! In verità, così, il Vangelo sarebbe stato servitore dell'ingiustizia. Ma non è così e i peccatori impenitenti saranno dannati, lasciate che essi si vantino di ciò che volgiono circa la grazia.  Mio ascoltatore tu devi odiare il peccato, o Dio odierà te! Tu devi cambiare via o bruciare. Non puoi avere i tuoi peccati e andare in cielo.  Cosa vorrai? Lascerai i tuoi peccati e andrai in cielo, o terrai i tuoi peccati e andrai all'inferno? Quale sarà la tua scelta, perchè deve essere o una o l'altra, ci deve essere un divorzio tra noi e il peccato, o non ci potrà mai essere un matrimonio tra noi e Cristo! Non è la coscienza a dirci questo? Non c'è una coscienza qua che dica ad un uomo, "Puoi sperare di essere salvato  e vivere ancora come prima". 

Alcuni hanno detto questo, mi domando se gli avrei creduto. No, no, no,  sebbene la voce della coscienza a volte sia debole non può non vedere che il mantenimento del peccato e il perdono non possono convivere e che ci deve essere un abbandono dell'iniquità se vi è un perdono di essa. 
Questo deve essere così, per questo è molto giusto. Ti aspetteresti che un grande re perdonasse un cortigiano che sbaglia a meno che l'offensore confessasse prima la sua colpa? Dove sono l'onore e dignità del trono di Dio, se gli uomini fossero perdonati senza confessare il loro peccato? Ma, ascoltatore mio, anche se la tua coscienza ti dirà o così o no, Dio lo dice; "Chi confessa e riconosce il suo peccato troverà misericordia" ma non c'è alcuna promessa per l'impenitente.
Dio dichiara che colui che si pente sarà perdonato. "A questo uomo io guarderò, anche a lui che è mediocre ma ha uno spirito contrito e trema alla mia parola"; ma per l'altero Faraone, che dice "Chi è Dio che io debba ubbidirGli?",  non c'è nulla ma distruzione eterna lontano dalla presenza del Signore. Colui che va avanti nella sua iniquità e indurisce il suo collo, sarà distrutto improvvisamente e senza rimedio. Ah! Non ho perdono da predicare a voi che stabilite nelle vostre menti di continuare nel peccato, niente neppure note gentili di amore a tutti, nulla ma solo una promessa di una terribile attesa di giudizio e di ardore di fuoco. Ma ah! Se voi detestate i vostri peccati, se lo Spirito Santo di Dio ha fatto in modo che voi odiate le vostre vite passate, se  siete ansiosi di essere fatti uomini nuovi in Gesù Cristo, non ho niente altro che note di amore per voi. Credete in Gesù, gettatevi su Lui, perché Egli ha detto, "Chi viene a me io non lo caccerò fuori". "Sebbene i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; sebbene siano rossi come la porpora, diventeranno come lana." La porta è chiusa e velocemente serrata per ogni uomo che manterrà il suo peccato, ma è anche spalancata per il più grande peccatore fuori dall'inferno, se lascerà il suo peccato e afferrerà Gesù ponendo la sua fiducia in Lui.

IV. L'ultima osservazione è questa, IL PENTIMENTO E LA CONVERSIONE SARANNO CONSIDERATI COME  PARTICOLARMENTE PREZIOSI NEL FUTURO
 
Il testo infatti dice: "Affinché i vostri peccati siano cancellati e vengano i tempi di refrigerio alla presenza del Signore".
Un passaggio davvero molto difficile. Il suo significato è appena conosciuto. Tre o quattro significati gli sono stati fissati ad esso. In primo luogo, penso che significhi questo, colui che si pente e si  converte, beneficerà della cancellazione del peccato in quella stagione di dolcissima  pace che sempre segue al perdono. Dopo che un uomo è stato completamente spezzato  per il suo peccato, Dio lo tratta molto teneramente. Fra le parti della vita umana le ore più felici sono quelle che seguono immediatamente dopo la conversione. Sapete come cantiamo: 


Dov'è la beatitudine che conobbi 
Quando per la prima volta  vidi il Signore? 

Quando l'osso rotto inizia a guarire, Davide dice: "Tu fasci le ossa che hai spezzate per farci gioire." Quando il prigioniero esce prima di prigione, allora le catene per la prima volta cambiano musica, qando cadono rotte sul terreno! Quando l'uomo ammalato lascia la sua camera ammalata dalle sue convinzioni per respirare l'aria di libertà sente la salute di un peccatore perdonato! Oh, se voi poteste conoscere quale beatitudine è essere perdonati,  voi non stareste mai più lontano da Cristo! Ma voi non lo sapete e non potete dire come è dolce essere lavati nel sangue prezioso e avvolti con la biancheria di lino bianco e puro e avere il bacio del Padre Celeste sulla guancia! O "pentitevi e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati e vengano i tempi di refrigerio alla presenza del Signore"
Forse questi tempi di refrigerio possono riferirsi anche ai tempi di un risveglio nella Chiesa cristiana. L'unico modo in cui voi, cari amici, potete condividere il refrigerio di un risveglio, è tramite il vostro pentimento e la vostra conversione. Un risveglio è un grande ristoro per la Chiesa. Prego che un'onda possente possa sommergere la Gran Bretagna, perché ne abbiamo molto bisogno. Ma a che serve un risveglio per un peccatore non perdonato? È come il dolce vento del sud... che soffia su un cadavere, non può portargli alcun calore. Se voi vi pentite e vi convertite, sarete in mezzo alla gioia generale del risveglio, avrete questa gioia, e i vostri peccati saranno cancellati. Che grido luttuoso è questo: "Il raccolto è passato, l'estate è finita e noi non siamo salvati!" Mi sembra di sentire quel grido da alcuni qui nel Tabernacolo questa mattina. Oh, che benedetto mese di Febbraio ed inizio di Marzo! C'era per noi una vendemmia come in estate. Che preghiere, che pianti, che grida! Com'era piena questa casa di preghiere! Come tutto il lungo giorno da prima che sopraggiungessero le stelle fin dopo l'alba abbiamo continuato a stare in preghiera! Ma tu non ti sei salvato, solo alcuni di voi lo sono. Il raccolto e l'estate sono finiti e tu non sei salvato. Ah! ho pregato Dio che tu possa ancora essere salvato ora. 
diSono incapace di realizzare uno scopo che ho tenuto caldo nel mio cuore, andare e predicare a una congregazione più grande nella Sala dell'Agricoltura durante il prossimo mese: mi trovo trattenuto dalla mano del Maestro. Mi sono venuti dei problemi di salute e ci saranno molto probabilmente mesi di prostrazione e di dolore che mi attendono; ma ho pregato che se non posso gettare la rete in un luogo più grande, posso ottenere ancora  di più di voi, qui. Noi non possiamo avere una congregazione più grande, ma posso essere contento di ottenere più conversioni. 
È una dura predicazione, è un lavoro pesante, a meno che non ci siano risultati. Noi dobbiamo avere delle conversioni. Come quella donna del vecchio detto: "dammi bambini o muoio". Così è per il predicatore: lui deve avere dei peccatori da salvare, o prega di morire. Ascoltatore caro, se questi tempi di risveglio dovessero venire, la nostra preghiera è che tu possa pentirti e convertirti, affinchè i tuoi peccati possano essere cancellati così che anche tu possa partecipare pienamente alle benedizioni inapprezzabili della stagione della grazia.
Inoltre, il testo vuol intendere, secondo il contesto, il secondo avvento. Gesù deve venire ancora una seconda volta e il suo arrivo sarà come una doccia possente che allaga un deserto. La Sua chiesa rivivrà e sarà rinfrescata; lei ancora una volta solleverà la testa dal suo letargo e il corpo dal suo sepolcro. Ma che dolore per voi che non siete salvati, quando Cristo ritornerà, perché il giorno del Signore sarà tenebre e non luce per voi. Quando Cristo tornerà per l'inconvertito, il giorno  sarà ardente come una fornace; e tutti i superbi e tutti i malfattori saranno stoppia. "Ma chi potrà sopportare il giorno del sua venuta? E chi starà in piedi quando lui apparirà? Perché egli è come il fuoco raffinatore e come un sapone che purifica: e siederà come un raffinatore e un purificatore d'argento, e lui purificherà i figli di Levi."
Oh, se voi vi pentiste e vi convertiste, sì, voi potreste stare in piedi pienamente assolti nel giorno del Sua venuta, quando il cielo e la terra si scioglieranno, quando la pietra solida comincerà a fondersi e le stelle, come le foglie appassite del fico, cadranno dall'albero, quando la tromba suonerà spandendo il suo suono forte e a lungo. "Svegliatevi, voi, morti e venite a giudizio", quando la grande assise starà seduta e il Giudice sarà là, il Giudice dei vivi e dei morti, per separare il giusto dal cattivo. 

Il Signore abbia misericordia di voi in quel giorno; e così Lui potrà salvarvi, se la Sua grazia vi farà obbedienti alle parole del nostro santo testo:  

"Pentitevi e convertitevi, affinché i vostri siano cancellati, quando i tempi di refrigerio verranno dalla presenza del Signore."





Traduzione dall'originale di Consapevoli nella Parola


"Di' loro: «Com'è vero che io vivo», dice il Signore, l'Eterno, «io non mi compiaccio della morte dell'empio, ma che l'empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie.»
(Ezechiele 33:11)


giovedì 25 aprile 2013

L'uomo nella gabbia di ferro

gabbia
La temibile condizione di un uomo spiritualmente in una gabbia 


Nel racconto allegorico di John Bunyan “Il pellegrinaggio del Cristiano”, Cristiano, durante il suo viaggio verso la Città celeste (al cap. VIII), viene invitato da un personaggio di nome “Interprete” (rappresentazione dello Spirito Santo) a considerare diversi aspetti della vita cristiana. Ad un certo punto viene portato di fronte ad un uomo richiuso in una gabbia di ferro da cui non potrà mai più uscire. E’ l’immagine del cristiano formalista ed ipocrita che, di fatto, non ha mai conosciuto una vera conversione e che, pur conoscendo la verità, si è accontentato di una religione superficiale, mentre di fatto, amando i piaceri di questo mondo, anziché Dio, si indurisce sempre di più rispetto a Dio, rifiuta di convertirsi, e, apostatando alla fine dalla fede e disprezzando quanto Dio provvede ai peccatori pentiti, si ritrova in una condizione irreparabile in cui Dio gli rifiuterà la grazia del ravvedimento e della fede.

1. La tenebrosa condizione di un uomo
prigione
E’ possibile che il penoso personaggio qui rappresentato sia un riflesso di uno di quelli presentati nella scena precedente, codardi che non disponibili a combattere coraggiosamente e a lottare per guadagnare l’ingresso della Città Celeste restano prigionieri di se stessi. 


a. E’ privo della luce della speranza


In una cella oscura siede un uomo contenuto in una gabbia di ferro. E’ triste e tutto ripiegato in una condizione di disperata afflizione. La rappresentazione proviene dal Salmo 107:10-12: “Altri dimoravano in tenebre e in ombra di morte, prigionieri nell'afflizione e nelle catene, perché si erano ribellati alle parole di Dio e avevano disprezzato gli avvertimenti dell'Altissimo; perciò egli umiliò i loro cuori nella sofferenza; essi caddero, e nessuno li soccorse”.


b. E’ afflitto al punto da essere disperato


L’uomo spiega a Cristiano che egli è imprigionato nella disperazione. Al tempo di Bunyan disperare significava essere senza speranza in Dio, com’è il caso qui perché l’uomo è stato completamente abbandonato da Dio.


c. E’ chiuso in una gabbia di ferro e non può sfuggire


Il terrore di questa situazione implica che questo carcere indichi la condizione di alcuni nella vita attuale. E’ possibile che Dio rifiuti di soccorrere con la Sua misericordia certi individui? Si, come pure indicano altri scritti di Bunyan, è ciò che qui egli insegna.


d. Non è pronto ad affrontare l’eternità


L’ansia di quest’uomo riguarda la sua preoccupazione di dover affrontare un futuro per lui desolato, senza speranza e senza fine. Nella sua afflizione grida: "O Eternità, Eternità. Come potrò vedermela con la miseria che dovrò affrontare nell’Eternità?"


2. Descrizione della condizione di apostasia di quell’uomo


Come un apostata, uno che si è allontanato dalla vera fede, la sua condizione di irrecuperabilità presenta dei problemi comuni per molti. Si tratta di una persona che ha consapevolmente rinnegato la fede che prima aveva, oppure un non credente potenzialmente candidato per la grazia salvifica?


a. Prima professava in modo fiorente la fede cristiana


Dice: “Agli occhi di me stesso e degli altri, ero un cristiano fiorente e professante, ("Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro" (Luca 8:13)), di belle speranze. Ero convinto di essere decisamente in cammino verso la città celeste e pregustavo già la gioia di arrivare a destinazione”. Per un tempo aveva una certa sicurezza, gioia e piacere alla prospettiva di entrare nella città celeste, (“Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia”(Matteo 13:20)). Era attivo nella vita di una chiesa locale.


b. Più tardi, però, ha trascurato di essere vigilante e sobrio
  1. Ha incoraggiato in sé stesso desideri libidinosi ed ha flirtato con la tentazione con il risultato di trascurare di essere vigilante: (“...però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato … Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Matteo 13:21; 26:41)).
  2. Ha peccato contro la chiara conoscenza della Parola e bontà di Dio. ("infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. (...) Oppure disprezzi le ricchezze della sua bontà, della sua pazienza e della sua costanza, non riconoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?  (...) Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bontà di Dio, purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso" (Romani 1:20-23; 2:4; 11:22)).
  3. Ha rattristato lo Spirito di Dio tanto che Egli si è allontanato da lui. (“Appena giunsero a Ghibea, una schiera di profeti si fece incontro a Saul; allora lo spirito di Dio lo investì ed egli si mise a profetizzare in mezzo a loro. Tutti quelli che lo avevano conosciuto prima lo videro profetizzare con i profeti e dicevano l'uno all'altro: «Che è mai accaduto al figlio di Chis? Saul è anche lui tra i profeti?» (...) Lo spirito del SIGNORE si era ritirato da Saul; e uno spirito cattivo, permesso dal SIGNORE, lo turbava(1 Samuele 10:10-11; 16:14)).
  4. Si è così abbandonato alla seduzione del diavolo tanto che il diavolo lo pretende come uno dei suoi discepoli. 

c. Ora è abbandonato da Dio
  1. Ha indurito sempre di più il suo cuore, quando messo a confronto con ciò che la Parola di Dio esige, fino al punto in cui il ravvedimento gli diventa impossibile. “L'uomo che, dopo essere stato spesso ripreso, irrigidisce il collo, sarà abbattuto all'improvviso e senza rimedio” (Proverbi 29:1).
  2. Ha tanto provocato l’ira di Dio da ritrovarsi rifiutato ed abbandonato da Dio (“L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia; (...) Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Per questo Dio li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; (...) Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l'uso naturale in quello che è contro naturaì (...) Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente (Romani 1:18, 22-24, 26, 28)), e quindi squalificato dal ricevere nuovamente il dono del ravvedimento.

3. Descrizione dell’uomo riprovato da Dio
condannato
Dopo che Cristiano gli chiede se egli abbia una qualche speranza di uscire da quella sua gabbia di ferro della disperazione, l’uomo risponde: “No, nessuna”. Cristiano, però, gli risponde chiedendogli se egli sia consapevole che Cristo è misericordioso e compassionevole? (“Ecco, noi definiamo felici quelli che hanno sofferto pazientemente. Avete udito parlare della costanza di Giobbe, e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è pieno di compassione e misericordioso” (Giacomo 5:11)). L’uomo replica mettendo in evidenza le basi della sua disperazione. “La mia vita l’ha crocifisso di nuovo. Ho disprezzato la Sua Persona, ("Non vogliamo che costui regni su di noi" (Luca 19:14)); ho disprezzato la Sua giustizia; ho considerato il Suo sangue come qualcosa di profano; mi sono opposto, insultandolo, allo Spirito della grazia." (“Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?” (Ebrei 10:28-29))
Per questo egli afferma di essersi escluso da tutte le promesse di Dio e che non rimane altro per lui che minacce, temibili prospettive di rimprovero, ardente indignazione ed il certo giudizio che lo consumerà completamente. Cristiano, così, gli chiede quale sia stata la ragione per la quale è giunto a quella miserevole condizione. L’uomo gli risponde che egli ha preferito le seduzioni, i piaceri ed i profitti di questo mondo in cui ha trovato sempre più delizia. Ora, però, tutto questo sta mordendo e rodendo la sua anima come un verme ardente, “...dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne” (Marco 9:48). Alla domanda di Cristiano se egli non potrebbe pentirsi di tutto questo e voltare le spalle a quella sua miserabile condizione, l’uomo risponde: “No, perché Dio mi ha negato il ravvedimento. La Sua Parola non mi dà alcun incoraggiamento a credere”. Dio, così, l’avrebbe rinchiuso in quella gabbia di ferro tanto che nemmeno tutti gli uomini del mondo potrebbero ottenere il suo rilascio. Termina così dicendo: “O Eternità! Eternità! Come potrà mai affrontare la miseria che incontrerò per tutta l’eternità?”.


Il problema, quindi, è non semplicemente la non volontà dell’uomo in gabbia di supplicare Dio per ottenere misericordia, ma la percezione che ha di porsi al di là di qualsiasi speranza di misericordia. Anzi, è Dio stesso che gli nega misericordia e la grazia del ravvedimento, cosa che oggi molti ritengono una proposizione biblica impensabile. 
Si consideri, però, Romani 9:15:18: “Poiché egli dice a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione».  
Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. La Scrittura infatti dice al faraone: «Appunto per questo ti ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato per tutta la terra». Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole”. 


a. Il suo cuore indurito non trova misericordia
  1. Questo prigioniero indurito è pietrificato nella sua anima. La sua posizione è assolutamente priva di speranza, dato che la misericordia di Dio è passata oltre di lui senza fermarsi! Per quale ragione?
  2. Egli ha crocifisso di nuovo il Figlio di Dio esponendolo ad infamia. “...e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia” (Ebrei 6:6).
  3. Egli ha disprezzato la Persona del Signore Gesù (Luca 19:14) e la Sua giustizia salvifica (“Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non c'è distinzione (...) Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione (Romani 3:21-22; 1 Corinzi 1:30)).
  4. Ha considerato come profano il sangue del patto ed insultato lo Spirito della grazia (“Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?(Ebrei 10:28-29)).
  5. Come conseguenza dell’aver disprezzato le promesse di Dio, l’unica sua prospettiva è quella di essere consumato da spaventose minacce, un certo giudizio e una ardente indignazione “...ma una terribile attesa del giudizio e l'ardore di un fuoco che divorerà i ribelli” (Ebrei 10:27).

b. Il suo cuore in gabbia è chiuso al rimorso

In che modo è sopraggiunta questa condizione di prigionia, e come si sente ora rispetto all’attuale frutto dei suo travaglio?
  1. Come cristiano professante era alla continua ricerca dei piaceri e profitti di questo mondo (“...insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio” (2 Timoteo 3:3-4)). In questo egli aveva pure qualche soddisfazione temporanea. Il suo trinceramento, però, diventa sempre più rigido.
  2. Come cristiano squalificato, ora è trafitto da amara afflizione, come se un verme infuocato lo tormentasse per rammentargli la sua grande follia.

c. Al suo cuore incredulo è negato il ravvedimento
  1. Sebbene quest’uomo non voglia ravvedersi, è anche vero che egli non può ravvedersi. Solo la grazia sovrana se gli fosse impartita produrrebbe in lui una trasformazione al suo cuore. (“...e lo ha innalzato con la sua destra, costituendolo Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele, e perdono dei peccati (...) udite queste cose, si calmarono e glorificarono Dio, dicendo: «Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche agli stranieri affinché abbiano la vita»(Atti 5:31; 11:18)).
  2. Il ravvedimento non è la risposta dell’uomo autonomo, ma una risposta individuale operata dalla sovrana grazia di Dio (“...Deve istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, in modo che, rientrati in se stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà” (2 Timoteo 2:25-26)).
  3. In assenza dell’impartizione divina del cambiamento di cuore che è comunemente chiamato ravvedimento non vi può essere alcun incoraggiamento a credere da parte della Parola.  
  4. Tale comprensione proviene solo attraverso la rigenerazione ed illuminazione da parte dello Spirito Santo (“Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. Tutte le cose che ha il Padre, sono mie; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annuncerà. (...) Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. L'uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno” (Giovanni 16:12-15; 1 Corinzi 2:14-15)).

4. La miserabile condizione dell’uomo in gabbia è un ammonimento


Interprete spiega a Cristiano come la miseravole condizione di quest’uomo sia un ammonimento perenne. Al che Cristiano risponde: "Possa Dio aiutarmi a vigilare e ad essere sobrio, e prego che io possa ripudiare la causa delle afflizioni di quest’uomo." Dopodiché Cristiano chiede di poter riprendere il viaggio.


Questa terribile scena è presentata per incoraggiare il pellegrino a vigilare, a pregare e ad essere sobrio. Vegliate, state fermi nella fede, comportatevi virilmente, fortificatevi. (...) Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri; poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte. Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza. Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. (...) 
"La fine di tutte le cose è vicina; siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera (1 Corinzi 16:13; 1 Tessalonicesi 5:6-10; 1 Pietro 4:7)
Altrimenti ci si troverà ad essere come Esaù: “che nessuno sia fornicatore, o profano, come Esaù che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura. Infatti sapete che anche più tardi, quando volle ereditare la benedizione, fu respinto, sebbene la richiedesse con lacrime, perché non ci fu ravvedimento” (Ebrei 12:16-17)
Bunyan stesso, da giovane, si era trovato a lottare in una condizione simile a quella di Esaù e gli era stato provveduto questo ammonimento. In questo modo Dio ammonisce i Suoi eletti e, attraverso questi ammonimenti, li preserva.


Conclusione


a. L’uomo in gabbia è un’apostata


Non era un vero credente che temporaneamente si allontani dal giusto cammino del Signore. Chi si allontana temporaneamente dalla retta via mostra segni di genuino dispiacimento, in particolare fame e sete di giustizia personale. Non è il caso, però, di questo ciarlatano che aveva fatto una qualche esperienza di religione, senza però mostrare segno alcuno di autentica conversione.“Perciò io vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parli contro il Figlio dell'uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro. (...)Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro. (...) Perché sarebbe stato meglio per loro non aver conosciuto la via della giustizia, che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento che era stato dato loro. È avvenuto di loro quel che dice con verità il proverbio: «Il cane è tornato al suo vomito», e: «La scrofa lavata è tornata a rotolarsi nel fango».(...) Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri(Matteo 12:31-32; Luca 8:13; 2 Pietro. 2:21-22; 1 Giovanni 2:19).


b. Quest’uomo rappresenta i credenti falsi, contraffatti


Sono poche oggi le chiese in cui risuonano chiari ammonimenti come questo. Eppure rimane un pensiero che fa riflettere e cioè che una persona può ben essere viva nella carne ed attivamente religiosa ma rimanere al tempo stesso irrecuperabilmente perduta agli occhi di Dio. La ragione di questo è che una tale persona è stata abbandonata da Dio alla sua inesorabile follia.


"Per questo Dio li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi;essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno.... Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa, sì che facessero ciò che è sconveniente
(Romani 1:24-25,28)


Liberamente adattato da internet


 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/04/luomo-nella-gabbia-di-ferro.html

sabato 2 febbraio 2013

Quando Dio chiama, l'uomo risponde



"Ogni podestà mi è stata data in cielo e sulla terra. Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente. Amen" (Mt. 28:18-20)
  
1. Un'impresa disperata


Comunicare il messaggio dell'Evangelo significa essenzialmente far conoscere una persona, Gesù Cristo, e gli straordinari benefici che essa, e soltanto essa, può dispensare alla vita umana.

Comunicare il messaggio dell'Evangelo significa far prendere coscienza della miseria della vita umana, la quale solo in Gesù Cristo può trovare il suo autentico significato, un senso ed una prospettiva eterna.

I messaggeri dell'Evangelo, nella Bibbia, incentrano i loro discorsi ne «la storia di Gesù di Nazareth» e spiegano, come fa questo discorso dell'apostolo Pietro «come Iddio l'ha consacrato di Spirito Santo e di potenza; e come egli è andato attorno facendo del bene, e guarendo tutti coloro che erano sotto il dominio del diavolo, perché Iddio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose che egli ha fatte nel paese dei Giudei e in Gerusalemme; ed essi l'hanno ucciso, appendendolo ad un legno. Esso Iddio ha risuscitato il terzo giorno, e ha fatto si che egli si manifestasse non a tutto il popolo, ma ai testimoni che erano prima stati scelti da Dio; cioè a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. Ed egli ci ha comandato di predicare al popolo e di testimoniare che egli è quello che da Dio è stato costituito Giudice dei vivi e dei morti. Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remissione dei peccati mediante il suo nome» (At. 10:34-43).
Il problema però è che viviamo in una società fatta di persone così refrattarie, insensibili, "dure", direi "intorpidite", che veramente diventa un'impresa disperata cercare di persuaderle e di fare loro aprire gli occhi sull'urgente loro bisogno di accettare Gesù Cristo come personale Signore e Salvatore e lasciare che sia Lui a modellare il loro modo di pensare, parlare ed agire.

Comunicare con efficacia il messaggio dell'Evangelo è di fatto estremamente difficile, e le ragioni non vanno cercate tanto in un difetto di abilità o di buona testimonianza da parte dei veri cristiani oppure dalla forza che i condizionamenti sociali o i pregiudizi esercitano sull'uditorio, cose che certamente influiscono, ma da una sorta di incapacità funzionale dell'essere umano così com'è, di intendere le cose di Dio. Che senso avrebbe allora, mi chiederete, l'attività evangelistica e sociale, quale risultato mai potrebbe avere, e come spiegare il fatto che alcuni di fatto arrivino al ravvedimento ed alla fede in Gesù Cristo e a cambiare modo di vivere e di pensare?

Sembra assurdo, ma, in realtà non c'è persona al mondo che mai accetterebbe l'Evangelo di sua propria forza, volontà ed iniziativa se non ci fosse, e qui sta il nostro punto, quella salutare "scossa" che può venire 
 solo da Dio e che risveglia il nostro "organo di percezione spirituale".

Come un'elettroshock cardiaco può riattivare una persona che ha avuto un infarto, così è necessario, da parte dello Spirito di Dio, quell'intervento decisivo dopo il quale la persona esclama: «Ma come ho potuto non vederlo prima, non rendermene conto prima della verità di ciò che Gesù Cristo ha detto ed ha fatto e della sua impellente necessità per la mia vita?».

Dice infatti la Bibbia: "Ora l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché gli sono pazzia, e non le può conoscere, perché le si giudicano spiritualmente" (1 Co. 2:14).

Se Dio lasciasse la risposta favorevole della persona a Cristo alla sola iniziativa umana, nessuno mai accetterebbe l'Evangelo e nessuno potrebbe di fatto essere salvato. Dio però, nella sua misericordia è attivo ed operante e, come e quando Egli lo desidera, alle condizioni che Egli stabilisce, chiama in modo efficace uomini e donne alla fede risvegliando la loro capacità di udire e di scegliere.

Ecco perché l'apostolo Paolo, rivolgendosi ai cristiani di Efeso dice: "E voi pure ha vivificati, voi che eravate morti nei vostri falli e nei vostri peccati" (Ef. 2:1), "si, voi eravate come morti, ma Dio vi ha vivificato. Ecco perché la Scrittura descrive l'opera dello Spirito Santo come qualcuno che "vivifica" (Ef. 2:5), che "crea in Cristo Gesù" (2:10), che fa "nascere di nuovo" (Gv. 3:4,7), che ci "risuscita con Lui" (Ef. 2:6).

2. Incontri "combinati"


Tutte le persone che nella Bibbia giungono alla fede non sono "persone qualsiasi" che hanno raccolto il messaggio dell'Evangelo "sparato" dagli evangelisti "dove capita". Le persone che la Bibbia presenta come credenti, come convertiti, sono state sempre l'obiettivo di una precisa chiamata di Dio, e gli esempi potrebbero essere moltissimi. Molto spesso il messaggero non ne è cosciente, ma con quel messaggio, in quella particolare circostanza,Dio intendeva chiamare alla fede ed alla salvezza una persona o un gruppo di persone in particolare, e quelle persone, e solo quelle, rispondono prontamente, perché Dio ha concesso loro di essere in grado di farlo.

Molte cose non avvengono per caso. A volte ci capita di incontrare qualcuno e solo più tardi ci rendiamo conto che quell'incontro, in realtà, non era avvenuto per caso: dietro quell'incontro c'era la provvidenza di Dio che, proprio attraverso di esso, ci offriva opportunità nuove.

a. Cornelio. 
Ricordate quella citazione da un discorso di Pietro fatta all'inizio? Pietro l'aveva pronunziata non come se fosse stato un messaggio generico che chiunque avrebbe potuto raccogliere, ma come risultato di un incontro che era stato, per grazia di Dio, miracolosamente "combinato".

Dio aveva davvero combinato un incontro provvidenziale, Iddio aveva fatto incontrare un uomo di nome Cornelio, un ufficiale dell'esercito romano di stanza in Palestina, con Pietro, che serve l'Evangelo di Gesù Cristo portando questa parola di salvezza agli uomini ed alle donne della sua regione.

Dio aveva scelto Cornelio affinché anch'egli trovasse salvezza in Gesù Cristo e "lo manda a chiamare" attraverso l'intervento di Pietro.

Pietro è stupefatto che Dio lo mandi proprio da un uomo come Cornelio, militare di un esercito straniero di occupazione, un uomo che egli considerava estraneo, nemmeno uno con cui valesse la pena di parlarci insieme, un "impuro", ma si accorgerà ben presto che quando è Dio che combina un incontro, quando è Dio che chiama, il risultato può essere straordinariamente efficace.

Giunto in casa di Cornelio e ricevendone il benvenuto così egli parla della salvezza della quale egli è messaggero incominciando a dire: «In verità io comprendo che Dio non ha riguardo alla qualità delle persone; ma che in qualunque nazione, chi lo teme ed opera giustamente, gli è accettevole.

E questa è la parola che egli ha diretta ai figlioli di Israele, annunziando pace per mezzo di Gesù Cristo. Esso è Signore di tutti. Voi sapete quello che è avvenuto...» (Atti 10:34-43).

Era stato Dio a combinare questo incontro, la Sua Parola di grazia è stata annunciata, e, attraverso di essa, in modo straordinariamente efficace, Cornelio e quelli di casa sua vedono la loro vita trasformarsi radicalmente ad opera dello Spirito Santo, giungono al ravvedimento ed alla fede e, chiedendo il battesimo, consacrano a Dio tutta la loro vita.

b. Lidia. Un altro esempio significativo è quello di una donna di nome Lidia. Il racconto del libro degli Atti così dice:«...e nel giorno di sabato andammo fuori dalla porta, presso al fiume, dove supponevamo essere un luogo d'orazione, e postici a sedere, parlavamo alle donne ch'erano quivi radunate. E una certa donna di nome Lidia, negoziante di porpora... che temeva Dio, ci stava ad ascoltare; e il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo. ...e fu battezzata con quei di casa sua» (At. 16:13-15). Erano andati a predicare a molte donne che si trovavano là radunate: una sola aveva veramente ascoltato, compreso, ed accettato: Lidia, alla quale il Signore "le aveva aperto il cuore per renderla attenta...".

c. Filippo e l'etiope. Sempre nel libro degli Atti ci viene raccontata la storia di Filippo e di un etiope da lui evangelizzato. Filippo stava evangelizzando in Samaria, là si che c'era movimento, molti venivano alla fede, come desiderare andar via da un posto del genere? Eppure il Signore ha altri progetti, manda Filippo ...su una strada deserta chissà dove. Gli dice: «Lèvati e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Ella è una via deserta. Ed egli, levatosi, vi andò» (At. 8:26,27). Che senso avrebbe una simile istruzione, ma Iddio sa che cosa sta facendo, e sa che su quella strada c'è un uomo in particolare che ha deciso di raggiungere. Filippo ci va, incontra quell'uomo, gli parla di Cristo, e questi giunge al ravvedimento ed alla fede, e chiede di essere battezzato. Non è stupefacente? Eppure Iddio aveva preparato ogni cosa.

Matteo. Nello squallido panorama umano, è Dio che prende l'iniziativa della grazia secondo i suoi insondabili e perfettamente giusti propositi. Pensate a come l'evangelista Matteo è giunto a diventare discepolo di Gesù. Il suo Evangelo dice: «Gesù, ...passando, vide un uomo chiamato Matteo, che sedeva al banco della dogana; e gli disse: Seguimi. Ed egli, levatosi, lo seguì» (Mt. 9:9). Questo episodio ci dà preziosi insegnamenti:

(1) la vocazione è apparentemente casuale, ma Gesù conosce quell'uomo, Matteo. La Bibbia dice: «Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate, e portiate frutto, e il vostro frutto sia permanente» (Gv. 15:16).

(2) La vocazione era impensabile e imprevedibile. Forse aveva sentito parlare di Gesù, ma Matteo era tutto occupato nel suo lavoro, e non aveva tempo da dedicare alla "religione". Il suo unico "amore" erano i soldi e cercava di cavarne alla gente il più possibile, altro che abbandonare tutto per seguire un "sognatore". La Bibbia però dice:«In questo è l'amore, non che noi abbiamo amati Iddio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato il suo Figliolo per essere la propiziazione per i nostri peccati» (1 Gv. 4:10).

(3) La vocazione gli era stata rivolta dal Signore con piena consapevolezza di chi lui fosse: vedeva il male che c'era, ma vedeva altresì quello che avrebbe potuto diventare. La Scrittura dice: «...non prestate le vostre membra come strumenti di iniquità al peccato, ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio» (Ro. 6:13). Se solo le abilità di Matteo fossero state usate per il bene!

Così Gesù lo chiama, con poche ma chiare parole, e con un invito rivolto personalmente, come se si trattasse del comando indiscutibile di un re, e diventa una vocazione immediatamente efficace. Per noi è sorprendente, potremmo cercare di spiegarla in tanto modi. Certamente Matteo aveva già ascoltato Gesù e questo lo aveva lasciato indifferente. Gesù però lo chiama e rigenera la sua volontà affinché possa rispondere senza alcuna paura o scusa. La Bibbia dice: «...poiché Dio è quel che opera in voi il volere e l'operare, per la sua benevolenza» (Fl. 2:13).

Così Matteo segue Gesù, sia spiritualmente che letteralmente, con tutto sé stesso e senza abbandonarlo mai, anzi, la sua vocazione diventerà segno di speranza per altri che magari pensano di non dover mai essere presi in considerazione da Dio. Al contrario, dice la Bibbia: «Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede, e ciò non vien da voi: è il dono di Dio... e faccia si che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori» (Ef. 2:8; 3:17).

3. La dottrina formulata

Ecco così che la dottrina biblica e la dinamica dell'opera di salvezza prende forma davanti a noi: non è una dottrina facile e già prevedo le perplessità e le riserve che sempre sorgono nella mente a questo riguardo: è logico perché la nostra natura contaminata dal peccato si ribella alla logica ed alla gloria di Dio. Ma rimane vero quello che disse Gesù: «Nessuno può venire a me se non che il Padre, il quale mi ha mandato, lo attiri; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Gv. 6:44).
E' una dottrina che possiamo così riassumere: Possiamo arrivare a godere dei benefici risultanti dalla redenzione operata da Cristo quando lo Spirito Santo li applica alla nostra persona, e lo fa quando, chiamandoci efficacemente alla fede, ci unisce a Cristo. Quando, però, la vocazione che lo Spirito Santo ci rivolge può ritenersi efficace? Lo è quando giungiamo ad essere persuasi del nostro del nostro peccato e della nostra miseria, quando la nostra mente viene illuminata dalla conoscenza di Cristo e quando la nostra volontà viene rinnovata. Così persuadendoci Egli ci mette in grado di abbracciare Gesù Cristo e la grazia che l'Evangelo ci offre.

Un peccatore, morto nel peccato e nelle trasgressioni ode predicare l'Evangelo. Egli è invitato a venire a Cristo. Però egli non lo vuole, in lui c'è una fondamentale resistenza a questo annuncio. Può però avvenire che in questo egli senta una specifica chiamata di Dio rivolta alla sua persona. E' lo Spirito Santo che opera in lui affinché la consideri seriamente e ne risponda favorevolmente. Egli sta rigenerando il suo "organo spirituale". E allora subito comincia ad odiare il peccato e a desiderare Cristo, a ravvedersi e a credere. Così istantaneamente viene giustificato ed adottato da Dio in forza dell'opera che Cristo per lui ha compiuto. Da quel momento in poi, per il resto della sua "vita, egli si terrà stretto a Cristo e si impegnerà a vivere con Lui e per Lui. Finalmente, nel grande giorno, verrà fatto risorgere dai morti e reso simile a Cristo in anima ed in corpo. E l'unica cosa che vorrà dire per tutta l'eternità è che la lode appartiene a Dio solo, perché per la sua salvezza non dovrà nulla a sé stesso!

Conclusione

Ma, mi potreste dire: "Io non ho mai sentito nella mia vita questa chiamata personale, vuol dire che Dio mi ha respinto?". Beh, se stai leggendo queste parole ora, vuol dire che Dio ti ha reso sensibile al suo Evangelo, e, in effetti ti sta chiamando! E ti sta chiamando non perché tu sia meglio di altri, ma perché Egli ama te e vuole darti la pienezza della vita che in Cristo è contenuta.

In ogni caso, però, vi sono due pericoli da evitare se vogliamo essere certi di essere stati chiamati in modo efficace: il primo è l'aspettarsi una forte emozione religiosa, o una crisi particolare. Si può però avere forti sensazioni di diversa natura senza per questo essere rigenerati. La chiamata efficace può essere subitanea, ma pure graduale. Non possiamo però essere tentati di scusarci per non accettare l'Evangelo perché ancora, a dir nostro, non siamo stati rigenerati. Dobbiamo attendere di "sentire qualcosa" prima di ravvederci e di credere? No, dobbiamo ravvederci e credere senza discussione o ritardo. Solo obbedendo all'invito dell'Evangelo potremo essere sicuri di essere stati rigenerati dallo Spirito Santo.

L'altro pericolo è cadere nel fatalismo e nell'immobilismo di chi dice "tanto è già tutto deciso". E' Dio stesso, però,Colui che ci comanda di operare nel mondo con speranza, compiendo sia opere sociali che evangelizzazione, nella consapevolezza però che il risultato potrà essere ottenuto solo quando nella preghiera invocheremo con tutto noi stessi il Signore di aprire il cuore e la mente di coloro che ostinatamente rifiutano il Signore.

Noi non conosciamo i piani di Dio per le persone e le situazioni che ci stanno a cuore. Forse però queste sono già oggetto dell'attenzione di Dio, ed egli opererà con efficacia quando noi stessi saremo impegnati nei fatti e con la preghiera di portarle alla salvezza.

In ogni caso non temiamo per chi amiamo: Dio fa ogni cosa bene, con amore e con giustizia e non spetta a noi sindacare il valore di ciò che Egli fa. Un giorno ci renderemo pienamente conto che aveva ragione Lui!

tratto da: http://www.riforma.net/ 
Rielaborato da: Consapevoli nella Parola 



"Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suoproponimento."
(Romani 8:28)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/02/chiamata-grazia-elezione-Dio-evangelo.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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