per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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giovedì 25 aprile 2013

L'uomo nella gabbia di ferro

gabbia
La temibile condizione di un uomo spiritualmente in una gabbia 


Nel racconto allegorico di John Bunyan “Il pellegrinaggio del Cristiano”, Cristiano, durante il suo viaggio verso la Città celeste (al cap. VIII), viene invitato da un personaggio di nome “Interprete” (rappresentazione dello Spirito Santo) a considerare diversi aspetti della vita cristiana. Ad un certo punto viene portato di fronte ad un uomo richiuso in una gabbia di ferro da cui non potrà mai più uscire. E’ l’immagine del cristiano formalista ed ipocrita che, di fatto, non ha mai conosciuto una vera conversione e che, pur conoscendo la verità, si è accontentato di una religione superficiale, mentre di fatto, amando i piaceri di questo mondo, anziché Dio, si indurisce sempre di più rispetto a Dio, rifiuta di convertirsi, e, apostatando alla fine dalla fede e disprezzando quanto Dio provvede ai peccatori pentiti, si ritrova in una condizione irreparabile in cui Dio gli rifiuterà la grazia del ravvedimento e della fede.

1. La tenebrosa condizione di un uomo
prigione
E’ possibile che il penoso personaggio qui rappresentato sia un riflesso di uno di quelli presentati nella scena precedente, codardi che non disponibili a combattere coraggiosamente e a lottare per guadagnare l’ingresso della Città Celeste restano prigionieri di se stessi. 


a. E’ privo della luce della speranza


In una cella oscura siede un uomo contenuto in una gabbia di ferro. E’ triste e tutto ripiegato in una condizione di disperata afflizione. La rappresentazione proviene dal Salmo 107:10-12: “Altri dimoravano in tenebre e in ombra di morte, prigionieri nell'afflizione e nelle catene, perché si erano ribellati alle parole di Dio e avevano disprezzato gli avvertimenti dell'Altissimo; perciò egli umiliò i loro cuori nella sofferenza; essi caddero, e nessuno li soccorse”.


b. E’ afflitto al punto da essere disperato


L’uomo spiega a Cristiano che egli è imprigionato nella disperazione. Al tempo di Bunyan disperare significava essere senza speranza in Dio, com’è il caso qui perché l’uomo è stato completamente abbandonato da Dio.


c. E’ chiuso in una gabbia di ferro e non può sfuggire


Il terrore di questa situazione implica che questo carcere indichi la condizione di alcuni nella vita attuale. E’ possibile che Dio rifiuti di soccorrere con la Sua misericordia certi individui? Si, come pure indicano altri scritti di Bunyan, è ciò che qui egli insegna.


d. Non è pronto ad affrontare l’eternità


L’ansia di quest’uomo riguarda la sua preoccupazione di dover affrontare un futuro per lui desolato, senza speranza e senza fine. Nella sua afflizione grida: "O Eternità, Eternità. Come potrò vedermela con la miseria che dovrò affrontare nell’Eternità?"


2. Descrizione della condizione di apostasia di quell’uomo


Come un apostata, uno che si è allontanato dalla vera fede, la sua condizione di irrecuperabilità presenta dei problemi comuni per molti. Si tratta di una persona che ha consapevolmente rinnegato la fede che prima aveva, oppure un non credente potenzialmente candidato per la grazia salvifica?


a. Prima professava in modo fiorente la fede cristiana


Dice: “Agli occhi di me stesso e degli altri, ero un cristiano fiorente e professante, ("Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro" (Luca 8:13)), di belle speranze. Ero convinto di essere decisamente in cammino verso la città celeste e pregustavo già la gioia di arrivare a destinazione”. Per un tempo aveva una certa sicurezza, gioia e piacere alla prospettiva di entrare nella città celeste, (“Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia”(Matteo 13:20)). Era attivo nella vita di una chiesa locale.


b. Più tardi, però, ha trascurato di essere vigilante e sobrio
  1. Ha incoraggiato in sé stesso desideri libidinosi ed ha flirtato con la tentazione con il risultato di trascurare di essere vigilante: (“...però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato … Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Matteo 13:21; 26:41)).
  2. Ha peccato contro la chiara conoscenza della Parola e bontà di Dio. ("infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. (...) Oppure disprezzi le ricchezze della sua bontà, della sua pazienza e della sua costanza, non riconoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?  (...) Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bontà di Dio, purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso" (Romani 1:20-23; 2:4; 11:22)).
  3. Ha rattristato lo Spirito di Dio tanto che Egli si è allontanato da lui. (“Appena giunsero a Ghibea, una schiera di profeti si fece incontro a Saul; allora lo spirito di Dio lo investì ed egli si mise a profetizzare in mezzo a loro. Tutti quelli che lo avevano conosciuto prima lo videro profetizzare con i profeti e dicevano l'uno all'altro: «Che è mai accaduto al figlio di Chis? Saul è anche lui tra i profeti?» (...) Lo spirito del SIGNORE si era ritirato da Saul; e uno spirito cattivo, permesso dal SIGNORE, lo turbava(1 Samuele 10:10-11; 16:14)).
  4. Si è così abbandonato alla seduzione del diavolo tanto che il diavolo lo pretende come uno dei suoi discepoli. 

c. Ora è abbandonato da Dio
  1. Ha indurito sempre di più il suo cuore, quando messo a confronto con ciò che la Parola di Dio esige, fino al punto in cui il ravvedimento gli diventa impossibile. “L'uomo che, dopo essere stato spesso ripreso, irrigidisce il collo, sarà abbattuto all'improvviso e senza rimedio” (Proverbi 29:1).
  2. Ha tanto provocato l’ira di Dio da ritrovarsi rifiutato ed abbandonato da Dio (“L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia; (...) Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Per questo Dio li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; (...) Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l'uso naturale in quello che è contro naturaì (...) Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente (Romani 1:18, 22-24, 26, 28)), e quindi squalificato dal ricevere nuovamente il dono del ravvedimento.

3. Descrizione dell’uomo riprovato da Dio
condannato
Dopo che Cristiano gli chiede se egli abbia una qualche speranza di uscire da quella sua gabbia di ferro della disperazione, l’uomo risponde: “No, nessuna”. Cristiano, però, gli risponde chiedendogli se egli sia consapevole che Cristo è misericordioso e compassionevole? (“Ecco, noi definiamo felici quelli che hanno sofferto pazientemente. Avete udito parlare della costanza di Giobbe, e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è pieno di compassione e misericordioso” (Giacomo 5:11)). L’uomo replica mettendo in evidenza le basi della sua disperazione. “La mia vita l’ha crocifisso di nuovo. Ho disprezzato la Sua Persona, ("Non vogliamo che costui regni su di noi" (Luca 19:14)); ho disprezzato la Sua giustizia; ho considerato il Suo sangue come qualcosa di profano; mi sono opposto, insultandolo, allo Spirito della grazia." (“Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?” (Ebrei 10:28-29))
Per questo egli afferma di essersi escluso da tutte le promesse di Dio e che non rimane altro per lui che minacce, temibili prospettive di rimprovero, ardente indignazione ed il certo giudizio che lo consumerà completamente. Cristiano, così, gli chiede quale sia stata la ragione per la quale è giunto a quella miserevole condizione. L’uomo gli risponde che egli ha preferito le seduzioni, i piaceri ed i profitti di questo mondo in cui ha trovato sempre più delizia. Ora, però, tutto questo sta mordendo e rodendo la sua anima come un verme ardente, “...dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne” (Marco 9:48). Alla domanda di Cristiano se egli non potrebbe pentirsi di tutto questo e voltare le spalle a quella sua miserabile condizione, l’uomo risponde: “No, perché Dio mi ha negato il ravvedimento. La Sua Parola non mi dà alcun incoraggiamento a credere”. Dio, così, l’avrebbe rinchiuso in quella gabbia di ferro tanto che nemmeno tutti gli uomini del mondo potrebbero ottenere il suo rilascio. Termina così dicendo: “O Eternità! Eternità! Come potrà mai affrontare la miseria che incontrerò per tutta l’eternità?”.


Il problema, quindi, è non semplicemente la non volontà dell’uomo in gabbia di supplicare Dio per ottenere misericordia, ma la percezione che ha di porsi al di là di qualsiasi speranza di misericordia. Anzi, è Dio stesso che gli nega misericordia e la grazia del ravvedimento, cosa che oggi molti ritengono una proposizione biblica impensabile. 
Si consideri, però, Romani 9:15:18: “Poiché egli dice a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione».  
Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. La Scrittura infatti dice al faraone: «Appunto per questo ti ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato per tutta la terra». Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole”. 


a. Il suo cuore indurito non trova misericordia
  1. Questo prigioniero indurito è pietrificato nella sua anima. La sua posizione è assolutamente priva di speranza, dato che la misericordia di Dio è passata oltre di lui senza fermarsi! Per quale ragione?
  2. Egli ha crocifisso di nuovo il Figlio di Dio esponendolo ad infamia. “...e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia” (Ebrei 6:6).
  3. Egli ha disprezzato la Persona del Signore Gesù (Luca 19:14) e la Sua giustizia salvifica (“Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non c'è distinzione (...) Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione (Romani 3:21-22; 1 Corinzi 1:30)).
  4. Ha considerato come profano il sangue del patto ed insultato lo Spirito della grazia (“Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?(Ebrei 10:28-29)).
  5. Come conseguenza dell’aver disprezzato le promesse di Dio, l’unica sua prospettiva è quella di essere consumato da spaventose minacce, un certo giudizio e una ardente indignazione “...ma una terribile attesa del giudizio e l'ardore di un fuoco che divorerà i ribelli” (Ebrei 10:27).

b. Il suo cuore in gabbia è chiuso al rimorso

In che modo è sopraggiunta questa condizione di prigionia, e come si sente ora rispetto all’attuale frutto dei suo travaglio?
  1. Come cristiano professante era alla continua ricerca dei piaceri e profitti di questo mondo (“...insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio” (2 Timoteo 3:3-4)). In questo egli aveva pure qualche soddisfazione temporanea. Il suo trinceramento, però, diventa sempre più rigido.
  2. Come cristiano squalificato, ora è trafitto da amara afflizione, come se un verme infuocato lo tormentasse per rammentargli la sua grande follia.

c. Al suo cuore incredulo è negato il ravvedimento
  1. Sebbene quest’uomo non voglia ravvedersi, è anche vero che egli non può ravvedersi. Solo la grazia sovrana se gli fosse impartita produrrebbe in lui una trasformazione al suo cuore. (“...e lo ha innalzato con la sua destra, costituendolo Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele, e perdono dei peccati (...) udite queste cose, si calmarono e glorificarono Dio, dicendo: «Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche agli stranieri affinché abbiano la vita»(Atti 5:31; 11:18)).
  2. Il ravvedimento non è la risposta dell’uomo autonomo, ma una risposta individuale operata dalla sovrana grazia di Dio (“...Deve istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, in modo che, rientrati in se stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà” (2 Timoteo 2:25-26)).
  3. In assenza dell’impartizione divina del cambiamento di cuore che è comunemente chiamato ravvedimento non vi può essere alcun incoraggiamento a credere da parte della Parola.  
  4. Tale comprensione proviene solo attraverso la rigenerazione ed illuminazione da parte dello Spirito Santo (“Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. Tutte le cose che ha il Padre, sono mie; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annuncerà. (...) Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. L'uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno” (Giovanni 16:12-15; 1 Corinzi 2:14-15)).

4. La miserabile condizione dell’uomo in gabbia è un ammonimento


Interprete spiega a Cristiano come la miseravole condizione di quest’uomo sia un ammonimento perenne. Al che Cristiano risponde: "Possa Dio aiutarmi a vigilare e ad essere sobrio, e prego che io possa ripudiare la causa delle afflizioni di quest’uomo." Dopodiché Cristiano chiede di poter riprendere il viaggio.


Questa terribile scena è presentata per incoraggiare il pellegrino a vigilare, a pregare e ad essere sobrio. Vegliate, state fermi nella fede, comportatevi virilmente, fortificatevi. (...) Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri; poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte. Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza. Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. (...) 
"La fine di tutte le cose è vicina; siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera (1 Corinzi 16:13; 1 Tessalonicesi 5:6-10; 1 Pietro 4:7)
Altrimenti ci si troverà ad essere come Esaù: “che nessuno sia fornicatore, o profano, come Esaù che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura. Infatti sapete che anche più tardi, quando volle ereditare la benedizione, fu respinto, sebbene la richiedesse con lacrime, perché non ci fu ravvedimento” (Ebrei 12:16-17)
Bunyan stesso, da giovane, si era trovato a lottare in una condizione simile a quella di Esaù e gli era stato provveduto questo ammonimento. In questo modo Dio ammonisce i Suoi eletti e, attraverso questi ammonimenti, li preserva.


Conclusione


a. L’uomo in gabbia è un’apostata


Non era un vero credente che temporaneamente si allontani dal giusto cammino del Signore. Chi si allontana temporaneamente dalla retta via mostra segni di genuino dispiacimento, in particolare fame e sete di giustizia personale. Non è il caso, però, di questo ciarlatano che aveva fatto una qualche esperienza di religione, senza però mostrare segno alcuno di autentica conversione.“Perciò io vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parli contro il Figlio dell'uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro. (...)Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro. (...) Perché sarebbe stato meglio per loro non aver conosciuto la via della giustizia, che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento che era stato dato loro. È avvenuto di loro quel che dice con verità il proverbio: «Il cane è tornato al suo vomito», e: «La scrofa lavata è tornata a rotolarsi nel fango».(...) Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri(Matteo 12:31-32; Luca 8:13; 2 Pietro. 2:21-22; 1 Giovanni 2:19).


b. Quest’uomo rappresenta i credenti falsi, contraffatti


Sono poche oggi le chiese in cui risuonano chiari ammonimenti come questo. Eppure rimane un pensiero che fa riflettere e cioè che una persona può ben essere viva nella carne ed attivamente religiosa ma rimanere al tempo stesso irrecuperabilmente perduta agli occhi di Dio. La ragione di questo è che una tale persona è stata abbandonata da Dio alla sua inesorabile follia.


"Per questo Dio li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi;essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno.... Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa, sì che facessero ciò che è sconveniente
(Romani 1:24-25,28)


Liberamente adattato da internet


 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/04/luomo-nella-gabbia-di-ferro.html

sabato 2 febbraio 2013

Quando Dio chiama, l'uomo risponde



"Ogni podestà mi è stata data in cielo e sulla terra. Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente. Amen" (Mt. 28:18-20)
  
1. Un'impresa disperata


Comunicare il messaggio dell'Evangelo significa essenzialmente far conoscere una persona, Gesù Cristo, e gli straordinari benefici che essa, e soltanto essa, può dispensare alla vita umana.

Comunicare il messaggio dell'Evangelo significa far prendere coscienza della miseria della vita umana, la quale solo in Gesù Cristo può trovare il suo autentico significato, un senso ed una prospettiva eterna.

I messaggeri dell'Evangelo, nella Bibbia, incentrano i loro discorsi ne «la storia di Gesù di Nazareth» e spiegano, come fa questo discorso dell'apostolo Pietro «come Iddio l'ha consacrato di Spirito Santo e di potenza; e come egli è andato attorno facendo del bene, e guarendo tutti coloro che erano sotto il dominio del diavolo, perché Iddio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose che egli ha fatte nel paese dei Giudei e in Gerusalemme; ed essi l'hanno ucciso, appendendolo ad un legno. Esso Iddio ha risuscitato il terzo giorno, e ha fatto si che egli si manifestasse non a tutto il popolo, ma ai testimoni che erano prima stati scelti da Dio; cioè a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. Ed egli ci ha comandato di predicare al popolo e di testimoniare che egli è quello che da Dio è stato costituito Giudice dei vivi e dei morti. Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remissione dei peccati mediante il suo nome» (At. 10:34-43).
Il problema però è che viviamo in una società fatta di persone così refrattarie, insensibili, "dure", direi "intorpidite", che veramente diventa un'impresa disperata cercare di persuaderle e di fare loro aprire gli occhi sull'urgente loro bisogno di accettare Gesù Cristo come personale Signore e Salvatore e lasciare che sia Lui a modellare il loro modo di pensare, parlare ed agire.

Comunicare con efficacia il messaggio dell'Evangelo è di fatto estremamente difficile, e le ragioni non vanno cercate tanto in un difetto di abilità o di buona testimonianza da parte dei veri cristiani oppure dalla forza che i condizionamenti sociali o i pregiudizi esercitano sull'uditorio, cose che certamente influiscono, ma da una sorta di incapacità funzionale dell'essere umano così com'è, di intendere le cose di Dio. Che senso avrebbe allora, mi chiederete, l'attività evangelistica e sociale, quale risultato mai potrebbe avere, e come spiegare il fatto che alcuni di fatto arrivino al ravvedimento ed alla fede in Gesù Cristo e a cambiare modo di vivere e di pensare?

Sembra assurdo, ma, in realtà non c'è persona al mondo che mai accetterebbe l'Evangelo di sua propria forza, volontà ed iniziativa se non ci fosse, e qui sta il nostro punto, quella salutare "scossa" che può venire 
 solo da Dio e che risveglia il nostro "organo di percezione spirituale".

Come un'elettroshock cardiaco può riattivare una persona che ha avuto un infarto, così è necessario, da parte dello Spirito di Dio, quell'intervento decisivo dopo il quale la persona esclama: «Ma come ho potuto non vederlo prima, non rendermene conto prima della verità di ciò che Gesù Cristo ha detto ed ha fatto e della sua impellente necessità per la mia vita?».

Dice infatti la Bibbia: "Ora l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché gli sono pazzia, e non le può conoscere, perché le si giudicano spiritualmente" (1 Co. 2:14).

Se Dio lasciasse la risposta favorevole della persona a Cristo alla sola iniziativa umana, nessuno mai accetterebbe l'Evangelo e nessuno potrebbe di fatto essere salvato. Dio però, nella sua misericordia è attivo ed operante e, come e quando Egli lo desidera, alle condizioni che Egli stabilisce, chiama in modo efficace uomini e donne alla fede risvegliando la loro capacità di udire e di scegliere.

Ecco perché l'apostolo Paolo, rivolgendosi ai cristiani di Efeso dice: "E voi pure ha vivificati, voi che eravate morti nei vostri falli e nei vostri peccati" (Ef. 2:1), "si, voi eravate come morti, ma Dio vi ha vivificato. Ecco perché la Scrittura descrive l'opera dello Spirito Santo come qualcuno che "vivifica" (Ef. 2:5), che "crea in Cristo Gesù" (2:10), che fa "nascere di nuovo" (Gv. 3:4,7), che ci "risuscita con Lui" (Ef. 2:6).

2. Incontri "combinati"


Tutte le persone che nella Bibbia giungono alla fede non sono "persone qualsiasi" che hanno raccolto il messaggio dell'Evangelo "sparato" dagli evangelisti "dove capita". Le persone che la Bibbia presenta come credenti, come convertiti, sono state sempre l'obiettivo di una precisa chiamata di Dio, e gli esempi potrebbero essere moltissimi. Molto spesso il messaggero non ne è cosciente, ma con quel messaggio, in quella particolare circostanza,Dio intendeva chiamare alla fede ed alla salvezza una persona o un gruppo di persone in particolare, e quelle persone, e solo quelle, rispondono prontamente, perché Dio ha concesso loro di essere in grado di farlo.

Molte cose non avvengono per caso. A volte ci capita di incontrare qualcuno e solo più tardi ci rendiamo conto che quell'incontro, in realtà, non era avvenuto per caso: dietro quell'incontro c'era la provvidenza di Dio che, proprio attraverso di esso, ci offriva opportunità nuove.

a. Cornelio. 
Ricordate quella citazione da un discorso di Pietro fatta all'inizio? Pietro l'aveva pronunziata non come se fosse stato un messaggio generico che chiunque avrebbe potuto raccogliere, ma come risultato di un incontro che era stato, per grazia di Dio, miracolosamente "combinato".

Dio aveva davvero combinato un incontro provvidenziale, Iddio aveva fatto incontrare un uomo di nome Cornelio, un ufficiale dell'esercito romano di stanza in Palestina, con Pietro, che serve l'Evangelo di Gesù Cristo portando questa parola di salvezza agli uomini ed alle donne della sua regione.

Dio aveva scelto Cornelio affinché anch'egli trovasse salvezza in Gesù Cristo e "lo manda a chiamare" attraverso l'intervento di Pietro.

Pietro è stupefatto che Dio lo mandi proprio da un uomo come Cornelio, militare di un esercito straniero di occupazione, un uomo che egli considerava estraneo, nemmeno uno con cui valesse la pena di parlarci insieme, un "impuro", ma si accorgerà ben presto che quando è Dio che combina un incontro, quando è Dio che chiama, il risultato può essere straordinariamente efficace.

Giunto in casa di Cornelio e ricevendone il benvenuto così egli parla della salvezza della quale egli è messaggero incominciando a dire: «In verità io comprendo che Dio non ha riguardo alla qualità delle persone; ma che in qualunque nazione, chi lo teme ed opera giustamente, gli è accettevole.

E questa è la parola che egli ha diretta ai figlioli di Israele, annunziando pace per mezzo di Gesù Cristo. Esso è Signore di tutti. Voi sapete quello che è avvenuto...» (Atti 10:34-43).

Era stato Dio a combinare questo incontro, la Sua Parola di grazia è stata annunciata, e, attraverso di essa, in modo straordinariamente efficace, Cornelio e quelli di casa sua vedono la loro vita trasformarsi radicalmente ad opera dello Spirito Santo, giungono al ravvedimento ed alla fede e, chiedendo il battesimo, consacrano a Dio tutta la loro vita.

b. Lidia. Un altro esempio significativo è quello di una donna di nome Lidia. Il racconto del libro degli Atti così dice:«...e nel giorno di sabato andammo fuori dalla porta, presso al fiume, dove supponevamo essere un luogo d'orazione, e postici a sedere, parlavamo alle donne ch'erano quivi radunate. E una certa donna di nome Lidia, negoziante di porpora... che temeva Dio, ci stava ad ascoltare; e il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo. ...e fu battezzata con quei di casa sua» (At. 16:13-15). Erano andati a predicare a molte donne che si trovavano là radunate: una sola aveva veramente ascoltato, compreso, ed accettato: Lidia, alla quale il Signore "le aveva aperto il cuore per renderla attenta...".

c. Filippo e l'etiope. Sempre nel libro degli Atti ci viene raccontata la storia di Filippo e di un etiope da lui evangelizzato. Filippo stava evangelizzando in Samaria, là si che c'era movimento, molti venivano alla fede, come desiderare andar via da un posto del genere? Eppure il Signore ha altri progetti, manda Filippo ...su una strada deserta chissà dove. Gli dice: «Lèvati e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Ella è una via deserta. Ed egli, levatosi, vi andò» (At. 8:26,27). Che senso avrebbe una simile istruzione, ma Iddio sa che cosa sta facendo, e sa che su quella strada c'è un uomo in particolare che ha deciso di raggiungere. Filippo ci va, incontra quell'uomo, gli parla di Cristo, e questi giunge al ravvedimento ed alla fede, e chiede di essere battezzato. Non è stupefacente? Eppure Iddio aveva preparato ogni cosa.

Matteo. Nello squallido panorama umano, è Dio che prende l'iniziativa della grazia secondo i suoi insondabili e perfettamente giusti propositi. Pensate a come l'evangelista Matteo è giunto a diventare discepolo di Gesù. Il suo Evangelo dice: «Gesù, ...passando, vide un uomo chiamato Matteo, che sedeva al banco della dogana; e gli disse: Seguimi. Ed egli, levatosi, lo seguì» (Mt. 9:9). Questo episodio ci dà preziosi insegnamenti:

(1) la vocazione è apparentemente casuale, ma Gesù conosce quell'uomo, Matteo. La Bibbia dice: «Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate, e portiate frutto, e il vostro frutto sia permanente» (Gv. 15:16).

(2) La vocazione era impensabile e imprevedibile. Forse aveva sentito parlare di Gesù, ma Matteo era tutto occupato nel suo lavoro, e non aveva tempo da dedicare alla "religione". Il suo unico "amore" erano i soldi e cercava di cavarne alla gente il più possibile, altro che abbandonare tutto per seguire un "sognatore". La Bibbia però dice:«In questo è l'amore, non che noi abbiamo amati Iddio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato il suo Figliolo per essere la propiziazione per i nostri peccati» (1 Gv. 4:10).

(3) La vocazione gli era stata rivolta dal Signore con piena consapevolezza di chi lui fosse: vedeva il male che c'era, ma vedeva altresì quello che avrebbe potuto diventare. La Scrittura dice: «...non prestate le vostre membra come strumenti di iniquità al peccato, ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio» (Ro. 6:13). Se solo le abilità di Matteo fossero state usate per il bene!

Così Gesù lo chiama, con poche ma chiare parole, e con un invito rivolto personalmente, come se si trattasse del comando indiscutibile di un re, e diventa una vocazione immediatamente efficace. Per noi è sorprendente, potremmo cercare di spiegarla in tanto modi. Certamente Matteo aveva già ascoltato Gesù e questo lo aveva lasciato indifferente. Gesù però lo chiama e rigenera la sua volontà affinché possa rispondere senza alcuna paura o scusa. La Bibbia dice: «...poiché Dio è quel che opera in voi il volere e l'operare, per la sua benevolenza» (Fl. 2:13).

Così Matteo segue Gesù, sia spiritualmente che letteralmente, con tutto sé stesso e senza abbandonarlo mai, anzi, la sua vocazione diventerà segno di speranza per altri che magari pensano di non dover mai essere presi in considerazione da Dio. Al contrario, dice la Bibbia: «Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede, e ciò non vien da voi: è il dono di Dio... e faccia si che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori» (Ef. 2:8; 3:17).

3. La dottrina formulata

Ecco così che la dottrina biblica e la dinamica dell'opera di salvezza prende forma davanti a noi: non è una dottrina facile e già prevedo le perplessità e le riserve che sempre sorgono nella mente a questo riguardo: è logico perché la nostra natura contaminata dal peccato si ribella alla logica ed alla gloria di Dio. Ma rimane vero quello che disse Gesù: «Nessuno può venire a me se non che il Padre, il quale mi ha mandato, lo attiri; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Gv. 6:44).
E' una dottrina che possiamo così riassumere: Possiamo arrivare a godere dei benefici risultanti dalla redenzione operata da Cristo quando lo Spirito Santo li applica alla nostra persona, e lo fa quando, chiamandoci efficacemente alla fede, ci unisce a Cristo. Quando, però, la vocazione che lo Spirito Santo ci rivolge può ritenersi efficace? Lo è quando giungiamo ad essere persuasi del nostro del nostro peccato e della nostra miseria, quando la nostra mente viene illuminata dalla conoscenza di Cristo e quando la nostra volontà viene rinnovata. Così persuadendoci Egli ci mette in grado di abbracciare Gesù Cristo e la grazia che l'Evangelo ci offre.

Un peccatore, morto nel peccato e nelle trasgressioni ode predicare l'Evangelo. Egli è invitato a venire a Cristo. Però egli non lo vuole, in lui c'è una fondamentale resistenza a questo annuncio. Può però avvenire che in questo egli senta una specifica chiamata di Dio rivolta alla sua persona. E' lo Spirito Santo che opera in lui affinché la consideri seriamente e ne risponda favorevolmente. Egli sta rigenerando il suo "organo spirituale". E allora subito comincia ad odiare il peccato e a desiderare Cristo, a ravvedersi e a credere. Così istantaneamente viene giustificato ed adottato da Dio in forza dell'opera che Cristo per lui ha compiuto. Da quel momento in poi, per il resto della sua "vita, egli si terrà stretto a Cristo e si impegnerà a vivere con Lui e per Lui. Finalmente, nel grande giorno, verrà fatto risorgere dai morti e reso simile a Cristo in anima ed in corpo. E l'unica cosa che vorrà dire per tutta l'eternità è che la lode appartiene a Dio solo, perché per la sua salvezza non dovrà nulla a sé stesso!

Conclusione

Ma, mi potreste dire: "Io non ho mai sentito nella mia vita questa chiamata personale, vuol dire che Dio mi ha respinto?". Beh, se stai leggendo queste parole ora, vuol dire che Dio ti ha reso sensibile al suo Evangelo, e, in effetti ti sta chiamando! E ti sta chiamando non perché tu sia meglio di altri, ma perché Egli ama te e vuole darti la pienezza della vita che in Cristo è contenuta.

In ogni caso, però, vi sono due pericoli da evitare se vogliamo essere certi di essere stati chiamati in modo efficace: il primo è l'aspettarsi una forte emozione religiosa, o una crisi particolare. Si può però avere forti sensazioni di diversa natura senza per questo essere rigenerati. La chiamata efficace può essere subitanea, ma pure graduale. Non possiamo però essere tentati di scusarci per non accettare l'Evangelo perché ancora, a dir nostro, non siamo stati rigenerati. Dobbiamo attendere di "sentire qualcosa" prima di ravvederci e di credere? No, dobbiamo ravvederci e credere senza discussione o ritardo. Solo obbedendo all'invito dell'Evangelo potremo essere sicuri di essere stati rigenerati dallo Spirito Santo.

L'altro pericolo è cadere nel fatalismo e nell'immobilismo di chi dice "tanto è già tutto deciso". E' Dio stesso, però,Colui che ci comanda di operare nel mondo con speranza, compiendo sia opere sociali che evangelizzazione, nella consapevolezza però che il risultato potrà essere ottenuto solo quando nella preghiera invocheremo con tutto noi stessi il Signore di aprire il cuore e la mente di coloro che ostinatamente rifiutano il Signore.

Noi non conosciamo i piani di Dio per le persone e le situazioni che ci stanno a cuore. Forse però queste sono già oggetto dell'attenzione di Dio, ed egli opererà con efficacia quando noi stessi saremo impegnati nei fatti e con la preghiera di portarle alla salvezza.

In ogni caso non temiamo per chi amiamo: Dio fa ogni cosa bene, con amore e con giustizia e non spetta a noi sindacare il valore di ciò che Egli fa. Un giorno ci renderemo pienamente conto che aveva ragione Lui!

tratto da: http://www.riforma.net/ 
Rielaborato da: Consapevoli nella Parola 



"Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suoproponimento."
(Romani 8:28)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/02/chiamata-grazia-elezione-Dio-evangelo.html

lunedì 24 dicembre 2012

La Grazia di Dio


 
L'annuncio biblico sulla grazia

Uno dei caratteri più distintivi della fede cristiana è la grazia, la grazia di Dio verso l'essere umano.
La Bibbia dice che nessuno di noi è degno di comparire alla presenza del Dio santo e giusto, né di ricevere alcuna delle Sue benedizioni, perché siamo tutti contaminati dal peccato e colpevoli nei Suoi confronti. L'unica speranza per noi di salvezza è quella di implorare la Sua grazia e la Sua misericordia, e Dio offre ad uomini e a donne la Sua grazia tramite il ravvedimento e la fede nel Signore e Salvatore Gesù Cristo, il solo strumento che Egli abbia inviato per la nostra riabilitazione davanti a Sé stesso. Non c'è infatti nulla di sufficiente che possiamo da noi stessi fare per guadagnarci il Suo favore.

L'apostolo Paolo dice infatti ai cristiani di Efeso: "Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati... fra i quali anche noi un tempo, vivevamo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d'ira, come anche gli altri. Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il suo grande amore con il quale ci ha amati, anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù, per mostrare nelle età che verranno le eccellenti ricchezze della sua grazia, con benignità verso di noi in Cristo Gesù. Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è dono di Dio e non da opere, perché nessuno si glori. Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo" (Ef. 1:10).
Fin qui il chiaro messaggio della Bibbia, Parola di Dio. E' un messaggio chiaro e preciso, ma nel comunicare questo messaggio alla generazione d'oggi, come per altri concetti della Bibbia, ci troviamo di fronte a difficoltà quasi insormontabili: in quest'epoca degenerata il concetto di grazia, anche nell'ambito cristiano, è largamente equivocato, incompreso e respinto.
Grazia è un termine giuridicoe infatti un semplice vocabolario della lingua italiana ce ne dà la seguente definizione: "Concessione di un beneficio, di un favore, dovuta esclusivamente alla magnanimità o alla generosità di chi lo elargisce. La facoltà che il capo dello Stato ha di concedere il condono di una pena o di una parte d'essa con un atto di clemenza individuale. Beneficio ricevuto senza alcun merito da parte nostra".  

Si, il termine grazia di per sé stesso implica la presenza di una legge oggettiva che noi abbiamo trasgredito, di un'inesorabile condanna che grava sulla nostra testa e che deve essere eseguita, come pure il fatto di dover dipendere, per esserne liberati, da una sentenza liberatoria del Dio sovrano. La Grazia implica che tu sei davanti a Dio, colpevole e condannato e solo Lui può liberarti dalla tua condanna a morte.

L'uomo moderno, però, è pronto ad accettare tutto questo? Qui sta il problema e, se non è pronto ad accettarlo, tutto l'autentico annuncio cristiano viene frustrato e reso impossibile. Sarebbe dunque un'impresa disperata annunciare l'Evangelo oggi?

I. Ostacoli moderni 

libertà
Perché oggi pare essere un'impresa quasi disperata annunciare l'autentico ed incorrotto Evangelo di Gesù Cristo alla generazione d'oggi? Qual è la mentalità dei più oggi? Lasciando da parte chi non crede né in Dio né in una vita oltre la tomba, possiamo identificare alcune tendenze aberranti del pensiero moderno.

a. Faciloneria e presunzione

Molti ritengono che in fondo sia facile essere salvati davanti a Dio. Oggi sembra mancare del tutto il senso della responsabilità personale verso Dio, il senso biblico di peccato e di colpevolezza dell'essere umano verso Dio, il senso che saremo sottoposti un giorno ad un severo giudizio, e quindi i più non vedono la necessità di rapportarsi ad un Salvatore: sono concetti che vengono considerati "superati". E se manca il senso che dovremo rendere conto a Dio di noi stessi sulla base di una legge oggettivamente stabilita da Dio e la coscienza di essere sottoposti tutti ad una condanna, chi mai può temere un giudizio e che senso avrebbe avvertirne la gente? Per questi il messaggio evangelico è del tutto irrilevante.
Dall'altra vi sono quelli che ritengono di potersi guadagnare da sé la salvezza, tramite le loro buone opere o la loro presunta "rispettabilità": anche per questi l'annuncio di un Salvatore è superfluo, perché non sentono alcun bisogno di affidarsi ad un tale.

Già, parlare di grazia, in un simile contesto non ha senso alcuno, la gente non sa, non vede, e non vuole accettare di sentirsi condannata da Dio. Si può solo sperare e pregare che Dio apra loro gli occhi e li conduca al ravvedimento.

b. La "tolleranza" morale dell'uomo moderno

L'uomo d'oggi, consapevole delle grandi scoperte scientifiche realizzate negli ultimi anni, tende poi generalmente ad avere un'alta opinione di sé stesso. Considera il benessere materiale in ogni caso più importante del carattere morale, e nel campo morale egli è decisamente tollerante verso sé stesso,considera piccole virtù come compensatrici di grandi vizi e rifiuta di prendere seriamente l'idea che, moralmente parlando, ci sia qualcosa di sbagliato in sé stesso. Tende a scaricarsi facilmente della cattiva coscienza, in sé stesso come in altri, come un fenomeno psicologico insano, segno di malattia e di aberrazione mentale più che indice di condizione morale. L'uomo moderno è convinto che, nonostante tutti i suoi "peccatucci" come il bere, il gioco d'azzardo, la guida irresponsabile, l'imbroglio, le menzogne bianche o nere, l'astuzia, la pornografia e altro... egli sia fondamentalmente un uomo "a posto" e buono. Allora, come fanno i pagani (e l'uomo moderno è nel profondo del cuore un pagano), egli si immagina Dio come un'immagine magnificata di sé stesso, e presume che Dio sia tollerante e compiacente quanto lui. Il solo pensiero d'essere una creatura decaduta dall'immagine di Dio, un ribelle contro l'autorità di Dio, sporco e colpevole agli occhi di Dio, degno solo della riprovazione divina, non entra mai nella sua testa.

c. La giustizia retributiva di Dio

Oggi però è anche prassi comune "chiudere un occhio" sulle trasgressioni fintanto che è possibile. Le tolleriamo in altri sperando che essi tollerino le nostre. I genitori esitano a correggere i loro figli, e gli insegnanti a punire i loro allievi. Raramente reagiamo a chiari comportamenti anti-sociali e auto-distruttivi. Si accetta il principio che fintanto che il male può essere ignorato, esso lo debba essere, che si debba punire solo come ultima istanza, che non si debba "alzare un polverone" se non quando sono evidenti gravi conseguenze sociali. La disponibilità a tollerare e ad indulgere è considerata una virtù, mentre vivere secondo chiari principi di giusto e di sbagliato è considerato essere moralisti e puritani. Questo modo di pensare pagano si riflette sulla nostra concezione di Dio
L'idea che Dio ripaghi le umane inadempienze con un castigo corrispondente, e che questo sia espressione del Suo santo carattere, pare oggi del tutto fantasiosa; e quelli che sostengono quest'idea vengono accusati di proiettare su Dio i propri impulsi patologici di rabbia e di vendetta.

La Bibbia però afferma ampiamente che questo mondo che Dio, nella Sua bontà, ha creato, è un mondo morale, in cui la retribuzione è certa come il nostro respiro. Dio è giudice su tutta la terra, ed Egli eseguirà la Sua giustizia, vendicando l'innocente (se esiste) e punendo coloro che commettono peccato. E fintanto che uno non sia persuaso di questo, che i trasgressori della legge di Dio non possano sperare di ricevere altro da Dio se non una giustizia retributiva, non si potrà mai comprendere bene che cosa sia la grazia di Dio.

d. Accattivarsi Dio?

L'uomo moderno è anche maestro nell'arte di mettere colui che ci sta di fronte in condizione di non poter dire di 'no', comprandolo con vantaggi, privilegi, bustarelle ed anche ricatti. Lo stesso principio lo vorremmo applicare nei nostri rapporti con Dio, e questo sta proprio alla radice del paganesimo, cioè il pensare di poter comprare il favore della divinità, mettendola in posizione di non poterci negare nulla... Gli antichi pagani lo facevano moltiplicando i doni e i sacrifici, i moderni pagani con la pratica della propria moralità (secondo i nostri propri criteri) e mantenendo certi legami formali con le chiese. Pur concedendo di non essere perfetti, essi non dubitano che una certa 'rispettabilità' da parte loro finisca col garantire loro l'accettazione di Dio, qualunque cosa si sia fatta nel passato. La Bibbia però dice: "Poiché nessuna carne sarà giustificata davanti a lui per le opere della legge" (Ro. 3:20). Risanare il nostro rapporto con Dio, ricuperare il Suo favore dopo averlo perduto, è al di là della nostra capacità. Bisogna convincersene prima di poter condividere la fede biblica nel Dio della grazia.

e. La sovrana libertà di Dio

Ecco un'altro equivoco moderno. Il paganesimo antico pensava che ciascun Dio fosse legato alle persone che gli rendevano culto da un certo interesse, perché il suo benessere si pensava dovesse dipendere dai doni e dal servizio resogli dai fedeli. Il paganesimo moderno coltiva una concezione simile, che Dio, cioè, sia in qualche modo obbligato ad amarci e ad aiutarci, per quanto poco lo meritiamo. Era il sentimento che aveva quel filosofo francese che poco prima della sua morte mormorò: "Dio perdonerà, è il suo mestiere". Un tale sentimento è completamente infondato. Il Dio della Bibbia non dipende per il Suo benessere dalle Sue creature, né è tenuto a mostrarci favore. Da Lui possiamo solo pretendere giustizia, e giustizia, per noi, certamente vuol dire condanna. Dio non deve a nessuno una sospensione della pena, non è obbligato ad avere pietà e compassione. Se lo fa, è solo perché liberamente lo vuole, senza alcuna costrizione. La grazia è libera, nel senso che ha origine solo da Colui che liberamente ha tutto il diritto di darla o non darla. Solo quando saremo convinti che ciò che decide il destino di un essere umano è che Dio voglia o no salvarlo dai suoi peccati, e che questa decisione Dio non è certamente tenuto in nessun caso a prenderla, uno potrà cominciare a comprendere la concezione biblica della grazia. 

II. La sostanza della grazia

elezione
L'opera di Satana sembra avere raggiunto il suo scopo, impedire alla gente di udire e di accettare l'Evangelo della salvezza. Dovremmo così tacere definitivamente, adattarci alla mentalità prevalente, oppure perseverare ad annunciare la verità, e pregare Dio che apra gli occhi ai ciechi ed ingannati della nostra generazione?

Dire grazia di Dio significa dire amore generosamente riversato su dei peccatori colpevoli, contrariamente ai loro meriti e indubbiamente sfidando i loro demeriti. E' Dio che manifesta bontà a delle persone che  meritano solo severità, e che non hanno alcuna ragione di aspettarsi altro che severità.

Abbiamo visto alcune ragioni per cui il concetto di grazia significa così poco per molti che coltivano una concezione del tutto pagana della realtà, e per questo si troveranno un giorno di fronte a brutte sorprese. Quelle persone, però, a cui Dio apre gli occhi sulla loro reale condizione, non potranno che accogliere con grande gioia e riconoscenza l'annuncio dell'Evangelo come una straordinaria liberazione. Esse scoprono ben presto come il loro Giudice si trasformi nel loro Salvatore.

Grazia e salvezza sono due concetti inseparabili come causa ed effetto. Dice la Bibbia: "voi siete salvati per grazia" (Ef. 2:5). L'Evangelo dichiara come: "Iddio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unico Figlio Gesù Cristo affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna" (Gv. 3:16), come "Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Ro. 5:8), come secondo la profezia una fonte ci sia stata aperta, che può purificarci da ogni peccato ed impurità. Essa ci rivela Cristo che ci dice: "Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, ed io vi darò riposo" (Mt. 11:28).

III. Aspetti della grazia di Dio che ci riempiono di gioia e di stupefazione

1. Grazia come fonte del perdono dei peccati

L'Evangelo si incentra su quello che la Bibbia chiama giustificazionecioè sulla remissione dei nostri peccati e la nostra riabilitazione di fronte a Dio. La giustificazione è il sorprendente passaggio dalla condizione di un criminale condannato che aspetta solo una terribile sentenza a quello di un erede che attende una favolosa eredità.

La giustificazione è solo per fede: essa ha luogo nel momento stesso in cui una persona ripone una fiducia totale nel Signore Gesù Cristo, come proprio Salvatore.

La giustificazione per noi è solo gratuita, ma a Dio è costata moltissimo, perché il prezzo è stato la morte espiatrice del Figlio di Dio. Perché "colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, lo ha dato per tutti noi" (Ro. 8:32). E' stata una Sua libera decisione quella di volerci salvare, ma, secondo i Suoi criteri di giustizia, questo ha richiesto un'opera di espiazione.

Paolo lo dice chiaramente: "sono gratuitamente giustificati (cioè con nulla da pagare da parte nostra) per la sua grazia (cioè in conseguenza alla misericordiosa risoluzione di Dio), mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Lui ha Dio preordinato per fare l'espiazione (per pagare il prezzo del peccato umano) mediante la fede (cioè che diventa efficace per la persona stessa quando ripone la sua più incondizionata fiducia) nel suo sangue (nel valore del suo sacrificio)" (Ro. 3:24; cf. Tt. 3:7). E ancora Paolo ci dice che in Cristo "abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia" (Ef. 1:7). Per dei peccatori come noi, destinati solo al peggio, il fatto che ci venga rivolto un simile annuncio di grazia ci può solo far esultare di gioia e di riconoscenza.

2. Grazia come motivazione del piano di salvezza

Il perdono è il cuore dell'Evangelo, ma non esaurisce tutto quello che si può dire sulla grazia di Dio. Il Nuovo Testamento, infatti, pone il dono del perdono nel contesto di un progetto di salvezza stabilito da Dio già da prima della fondazione del mondo e che si sviluppa fino al suo completamento nella gloria del pieno ristabilimento di coloro che sono stati riscattati.

Paolo ne parla in diversi luoghi, ma la descrizione più particolareggiata la troviamo in un lungo resoconto che va da Efesini 1:3 fino a 2:10. Come sua abitudine, Paolo inizia con un'affermazione riassuntiva di tutta la sua esposizione, e passa il resto del paragrafo ad analizzarla ed a spiegarla. L'affermazione è che Dio ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo (cioè nella sfera delle realtà spirituali, v. 3). L'analisi comincia con l'eterna elezione e predestinazione ad essere adottati come figli in Cristo (v. 4ss),procede a descrivere la redenzione e la remissione dei peccati in Cristo (v. 7), e si muove verso la speranza della glorificazione in Cristo (v. 11 ss.) ed il dono dello Spirito in Cristo come suggello che possederemo tutto ciò per sempre (v. 13ss). Da questo punto Paolo concentra la sua attenzione sul potente atto per il quale Dio rigenera dei peccatori in Cristo, impartendo loro la fede (cf. 2:8). Paolo dipinge tutti questi oggetti come elementi di un grande progetto di salvezza, e ci dice che la grazia ne è la forza motivante, che le "ricchezze della sua grazia" compaiono in tutto questo processo, a lode della grazia di Dio come suo obiettivo ultimo. In questo modo il credente può rallegrarsi nel sapere che la sua conversione non è stato un caso, ma un atto di Dio che si colloca in un progetto ben determinato, in cui Dio si è proposto di benedirlo con il libero dono della salvezza dal peccato. Dio promette di portare a compimento questo piano, e nulla può impedirlo (1:9ss). 

3. Grazia come garante della perpetua sicurezza del cristiano 

Infine, se il piano della salvezza verrà adempiuto con certezza e senza ritardo alcuno, allora il futuro del cristiano è assicurato. Egli è, ed ha la certezza che: "dalla potenza di Dio mediante la fede siete custoditi" (1 Pi. 1:5). Non deve più tormentarsi con la paura di poter fallire: com'era la grazia a condurlo fin dal principio, così la grazia lo accompagnerà fino alla fine. La fede ha la sua origine e perseveranza nel fatto che è un dono della grazia.

IV. L'unica speranza

peccatore
La dottrina della grazia sta dunque al centro di tutto il messaggio cristiano. Assorbiamone tutto il significato e liberiamoci da ogni idea pagana ed estranea. Siamo colpevoli e condannati davanti a Dio, ma una via d'uscita l'abbiamo in Cristo che offre di pagare per noi il nostro debito: Egli è l'unica soluzione alla nostra condizione esistenziale.
Quando comprenderemo questo, allora la grazia si trasformerà in noi in etica, in modo di vivere, e sarà l'etica della gratitudine per Dio,  la prova più evidente che noi avremo compreso.

Coloro che dicono che la dottrina della grazia di Dio tenderebbe ad incoraggiare il lassismo morale mostrano semplicemente di non sapere di che cosa parlano.
Comprendere l'amore di Dio significa manifestare a nostra volta., in contraccambio, amore riconoscente che cerca di compiacere chi tanto ci ha amato. Volontà rivelata di Dio è che coloro che hanno ricevuto la grazia, da ora in poi si impegnino nelle "opere buone". Chi comprende il vero significato della grazia di Dio non potrà più stare con le mani in mano.

Guai a cullarci in illusioni sulla nostra vera condizione davanti a Dio: chiedete a Dio di farvi comprendere il significato della grazia dell'Evangelo. E' la vostra unica speranza.

Tratto da http://www.riforma.net
 

"Infatti è per grazia che siete salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi, è il dono di Dio "   
(Efesini 2:8)
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