per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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giovedì 1 gennaio 2015

Il vangelo di satana





Lo scopo principale di Satana nell'opporsi a Dio non è quello di promuovere l'ateismo, ma di promuovere sempre più religione; non gli interessa provare che non c'è alcun Dio, ma piuttosto essere adorato lui stesso come dio. Satana non è originale nelle sue opere ma imita e falsifica quelle di Dio.


Nella Bibbia troviamo i "figli di Dio", ma vi sono anche i "figli del maligno".

Da una parte leggiamo come "Dio produce nei primi sia il volere che l'operare secondo il Suo beneplacito" (Filippesi 2:13), ma ci viene detto che anche Satana "al presente opera nei figli della disubbidienza" (Efesini 2:2).
Se da una parte c'è "il mistero della pietà" (1 Timoteo 3:16), dall'altra c'è anche "il mistero dell'empietà" (2 Tessalonicesi 2:7).  
Ci viene detto che Dio, tramite i Suoi angeli, "segna" sulla fronte i servi di Dio (Apocalisse 7:3), così pure apprendiamo che Satana, per mezzo dei suoi agenti, pone un marchio sulla mano destra o sulla fronte dei suoi devoti (Apocalisse 3:16).  
Cristo ha una Chiesa, e Satana ha la propria "sinagoga" (Apocalisse 2:19).
Se Cristo è la luce del mondo, così anche Satana "si trasforma in angelo di luce" (2 Corinti 11:14). Come Cristo aveva nominato degli apostoli, così fa Satana scegliendo i propri (2 Corinti 11:13).


Tutto ciò ci permette di considerare un "evangelo" di Satana.

Egli è all'opera nello stesso campo in cui il Signore ha seminato buon seme. Cerca di impedire la crescita del grano con un'altra pianta, la zizzania, che assomiglia al grano stesso. In altre parole, si applica a neutralizzare l'opera di Cristo per mezzo di un processo di "imitazione".
L'evangelo di Satana è un'abile contraffazione e assomiglia così tanto a quello di Dio, che ne sono ingannati intere moltitudini.
È a questo evangelo di Satana che l'apostolo fa riferimento quando dice ai Galati:
"Mi meraviglio che da Colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, passiate così presto ad un altro evangelo; il quale non è un altro evangelo; ma vi sono alcuni che vi turbano e vogliono pervertire l'evangelo di Cristo" (Galati 1:6,7).
Questo falso evangelo veniva annunciato fin dai tempi dell'apostolo, ed era stata persino pronunciata la più terribile delle maledizioni verso coloro che lo predicavano.
Infatti così l'apostolo prosegue: «Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto» (Galati 1:8).


Cercheremo ora di esporre questo falso vangelo.

L'evangelo di Satana non è un sistema di principi rivoluzionari, né un programma di anarchia, non promuove lotte e guerre, ma persegue pace e unità.
Non cerca di mettere la madre contro la figlia né il padre contro il figlio, ma promuove quello spirito fraterno per cui l'umanità viene considerata come un'unica e grande fratellanza.
Non cerca di umiliare l'uomo naturale, anzi, ma cerca di migliorarlo e di elevarlo, esalta l'educazione e la cultura e fa appello al meglio che c'è in noi.
Mira a fare del mondo un habitat congeniale e confortevole in cui l'assenza di Cristo non sarebbe neppure notata, né sarebbe sentito alcun bisogno di Dio.
Aspira a far sì che l'uomo si occupi così tanto di questo mondo da non aver più tempo né inclinazione per occuparsi del mondo a venire.
Propaga il principio del sacrifizio di sé stessi, della carità e della benevolenza, e ci insegna a vivere per l'altrui bene, come pure ad essere gentili con tutti.
Fa un forte appello alla mente carnale ed è popolare fra le masse perché ignora la solenne realtà che l'uomo è una creatura decaduta per natura, estranea alla vita di Dio, ed è morta nelle trasgressioni e nei peccati, e ovviamente ignora l'unica speranza per l'uomo risiede nella rigenerazione che solo Dio può compiere.
In contrapposizione all'Evangelo di Cristo, l'evangelo di Satana insegna perciò una presunta salvezza per opere.
Esso inculca la giustificazione davanti a Dio sulla base dei propri meriti. La sua frase sacramentale è "sii buono e fa del bene", ma non vuole riconoscere che nella carne non dimora alcun bene.
Annuncia la salvezza tramite un buon carattere, invertendo l'ordine della Parola di Dio - cioè il buon carattere come risultato e frutto della salvezza.
Le sue ramificazioni ed organizzazioni sono molteplici: associazioni, partiti, club, ecc. Coltivare l'uomo vecchio viene considerato più pratico che creare un uomo nuovo in Cristo Gesù, e si aspira alla pace ignorando del tutto il Principe della pace.


Gli apostoli di Satana.

Gli apostoli di Satana non sono tanto individui notoriamente riprovevoli, spacciatori di droga, tenutari di bordelli e trafficanti di schiavi, ma possono essere benissimo ministri di culto, regolarmente ordinati. Migliaia fra coloro che occupano i pulpiti d'oggi non si considerano più tenuti a presentare i tratti fondamentali della fede cristiana, avendo distolto le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole.
Invece di mettere in evidenza quanto grande sia la nostra condizione di peccatori davanti a Dio e le sue eterne spaventevoli conseguenze, essi lo minimizzano dichiarando che il peccato è semplice ignoranza oppure l'assenza di bene.
Invece di ammonire i loro uditori a "fuggire dall'ira a venire", essi rendono Dio un bugiardo dichiarando come sia troppo amorevole per mandare qualcuna delle Sue creature al tormento eterno. Invece di dichiarare che senza spargimento di sangue non c'è perdono dei peccati (Ebrei 9:22), essi semplicemente esaltano Cristo come "un grande esempio" ed esortano i loro ascoltatori a "seguirne le orme". Di loro si può dire questo: poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio (Romani 10:3).
Il loro messaggio può anche sembrare molto plausibile e i loro propositi possono apparire molto degni di lode, di loro però leggiamo che tali falsi apostoli, infatti, sono degli operai fraudolenti, che si trasformano in apostoli di Cristo, e non c'è da meravigliarsi, perché Satana stesso si trasforma in angelo di luce. Non è dunque gran cosa se anche i suoi ministri si trasformano in ministri di giustizia, la cui fine sarà secondo le loro opere (2 Corinti 11:13-15)
Oltre al fatto che oggi centinaia di comunità cristiane sono prive di un conduttore che dichiari l'intero consiglio di Dio e presenti l'unica Via di salvezza, dobbiamo pure constatare come sia improbabile che la maggioranza della gente in queste chiese apprenda la verità da sola.
Il culto di famiglia, laddove si legge in casa insieme ai propri cari una porzione della Parola di Dio, anche nelle case dei cristiani di nome, appare in larga parte una cosa del passato.
Non si espone fedelmente la Bibbia dal pulpito e non la si legge nei banchi. Le esigenze di quest'epoca affannosa sono così tante che c'è sempre meno tempo e sempre minore inclinazione a prepararsi per incontrare Dio.
Per cui la maggioranza è troppo indolente per prendere l'iniziativa, e viene lasciata alla mercé di coloro che vengono pagati appunto per interessarsi loro di queste cose, e molti dei quali tradiscono la loro fiducia studiando ed esponendo problemi sociali ed economici piuttosto che gli Oracoli di Dio.


La via che sembra diritta.

In Proverbi 14:12 leggiamo: c'è una via che all'uomo sembra diritta, ma la sua fine sfocia in vie di morte.
Questa "via" che "sfocia nella morte" è l'inganno del Diavolo, la via della presunta salvezza attraverso ciò che l'uomo stesso può conseguire. È una via che "sembra diritta", cioè, che viene presentata in modo tanto plausibile da compiacere l'uomo naturale; essa viene presentata in modo così sottile ed attraente, che si raccomanda da sola all'intelligenza di quanti l'odono.
Proprio perché si appropria della terminologia religiosa, qualche volta fa appello alla Bibbia alla ricerca di un sostegno (quando questo si presti al caso), essa mette in bella mostra nobili ideali, viene proclamata anche da persone che vantano alti titoli di studio teologici, ed ecco che intere moltitudini abboccano come pesci davanti ad un'amo luccicante.
Il successo di un falso dipende in larga parte da quanto si avvicini all'originale. L'eresia non è mai una negazione totale della verità, ma piuttosto la sua perversione.
Ecco perché una mezza bugia è sempre più pericolosa di una palese. Quando il padre della menzogna sale sul pulpito, non nega mai palesemente le verità fondamentali del cristianesimo, ma le riconosce tacitamente, procedendo poi a darne un'interpretazione erronea ed una falsa applicazione.


Facciamo degli esempi.

Non sarebbe tanto stupido da annunciare baldanzosamente la sua mancanza di fede in un Dio personale; ma ne dà per scontata l'esistenza, fornendo poi una falsa descrizione del Suo carattere; annuncia che Dio è il Padre spirituale di tutta l'umanità, mentre la Scrittura dice chiaramente che noi siamo solo creature, e che possiamo essere figli di Dio per mezzo della fede in Cristo Gesù (Galati 3:26) e che a tutti coloro che l'hanno ricevuto, ha dato l'autorità di diventare figli di Dio (Giovanni 1:12).
Inoltre dichiara che Dio è troppo misericordioso per mandare all'inferno un membro qualsiasi della razza umana, proprio quando Dio stesso ha detto: se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco (Apocalisse 20:15).  
Ancora: Satana non sarebbe così sciocco da ignorare la figura centrale della storia umana - il Signore Gesù Cristo; al contrario, il suo evangelo Lo riconosce come l'uomo migliore mai vissuto. Attira l'attenzione sulle Sue opere di compassione e di misericordia, sulla bellezza del Suo carattere e la nobiltà del Suo insegnamento. Fa grandi lodi della Sua vita, ma viene del tutto ignorata la Sua morte vicaria, l'opera fondamentale di espiazione sulla croce è messa in secondo piano, così come la Sua trionfante risurrezione corporea dalla tomba.
È un evangelo senza sostanza, quello di Satana, che presenta spesso un Cristo impotente e sofferente, non certo Dio il Figlio manifesto nella carne per compiere l'espiazione per degli immeritevoli peccatori, ma semplicemente un "uomo ideale".
In 2 Corinti 4:3 troviamo un testo che dà molta luce all'argomento in questione: se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio.
Satana acceca le menti degli increduli nascondendo loro la luce dell'Evangelo di Cristo, e sostituendolo con il proprio evangelo. È quanto mai appropriato, infatti, che egli venga definito: diavolo e Satana che seduce tutto il mondo (Apocalisse 12:9).
Facendo semplicemente appello "al meglio che c'è nell'uomo" e nell'esortarlo semplicemente a diventare un "uomo migliore", egli crea una piattaforma generale in cui può riconoscersi ogni sfumatura d'opinione per proclamare uno stesso messaggio.


La via che "sembra giusta".

Citiamo ancora Proverbi 14:12: C'è una via che all'uomo sembra diritta, ma la sua fine sfocia in vie di morte.
È stato affermato con considerevole veracità che la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni. Vi saranno molti nello Stagno di Fuoco che avrebbero potuto essere lodati per le loro buone intenzioni, risoluzioni oneste e nobili ideali - coloro che erano giusti nei loro affari, onesti nelle transazioni commerciali e caritatevoli in tutte le loro vie; uomini che si vantavano della loro integrità ma che davanti a Dio cercavano di giustificare sé stessi con la loro presunta giustizia; uomini che erano morali, misericordiosi e magnanimi, ma che non avrebbero mai considerato sé stessi colpevoli, perduti, peccatori che meritavano solo l'inferno e bisognosi di un Salvatore. Tale è la via che "sembra giusta". Tale è la via che raccomanda sé stessa alla mente carnale ed a moltitudini di gente ingannata. L'inganno del diavolo è che noi possiamo essere salvati con le nostre proprie opere; laddove Iddio ci dice nella Sua Parola: voi, infatti, siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori (Efesini 2:8,9).


L'evangelizzazione che "sembra giusta".

Qualche anno fa ho conosciuto un fratello, un entusiasta "operaio cristiano". Per anni quest'uomo si era impegnato nella predicazione pubblica e in attività religiose, ma da certe frasi ed espressioni che usava, dubitavo che quest'uomo fosse davvero "nato di nuovo". Nel porgli delle domande, trovavo che la sua conoscenza biblica difettava su molti punti e che avesse solo una vaga concezione dell'opera di Cristo in favore dei peccatori.
Per un certo tempo, avevo cercato di presentargli la via della salvezza in modo semplice ed impersonale e di incoraggiarlo a studiare la Parola per sé stesso, nella speranza che, se egli si trovasse ancora in condizione di non-salvezza, Dio si fosse compiaciuto di rivelargli il Salvatore di cui aveva bisogno.
Una sera, con mia grande gioia, quella persona che aveva predicato l'Evangelo (?) per così tanti anni, confessò di aver trovato Cristo solo la sera precedente. Egli riconobbe (erano le sue stesse parole) che fino ad allora aveva presentato solo "l'ideale di Cristo", ma non il Cristo della croce.
Sono convinto che, come quest'uomo, vi siano pure migliaia di altri evangelisti che, forse, sono stati educati alle scuole domenicali, ai quali è stato insegnato la nascita, la vita e gli insegnamenti di Gesù Cristo, che credono nella storicità della Sua persona, che spasmodicamente si impegnano a seguire i Suoi precetti, e che pensano che questo sia tutto ciò che è necessario alla loro salvezza.
Frequentemente, questa classe di persone, raggiungendo l'età adulta, entra nel mondo ed incontra gli attacchi degli atei e degli infedeli, e viene loro detto che la persona di Gesù Cristo sia in realtà mai esistita. Le impressioni della gioventù, però, non possono tanto facilmente essere sradicate, ed essi rimangono fedeli alla loro dichiarazione che essi "credono in Gesù Cristo". Ciononostante, quando si esamina meglio la loro fede, troppo spesso si trova che, seppure essi abbiano creduto a molte cose su Gesù Cristo, essi non credono in realtà in Lui.

Credono con la testa che un certo Gesù sia vissuto (e proprio perché credono questo pensano di essere salvati), ma in realtà non hanno mai deposto le armi della loro battaglia contro di Lui, non si sono mai abbandonati a Lui, né veramente creduto col cuore in Lui.

La semplice accettazione di una dottrina ortodossa sulla persona di Cristo senza che il proprio cuore sia stato conquistato da Lui e l'intera vita sia dedicata a Lui, non è altro che un'altra fase di quella via che "sembra giusta", ma che sfocia nella morte.
Un semplice assenso intellettuale alla realtà della persona di Cristo, e nulla di più, è un'altra fase di quella via che "sembra giusta" all'uomo, ma che in realtà sfocia nella morte: in altre parole, è un altro aspetto dell'evangelo di Satana.


Ed ora, su quale via stai camminando tu?

Sei forse sulla via che "sembra giusta", ma che sfocia nella morte; oppure, sei sulla "via stretta" che conduce alla vita? Hai mai veramente abbandonato la via larga che conduce alla morte? L'amore di Cristo ha creato in te avversione ed orrore per tutto quello che dispiace a Lui? Desideri veramente che Egli regni su di te? (Luca 19:14).
Ti appoggi completamente sulla Sua giustizia e sul Suo sangue per essere gradito a Dio?

Coloro che ripongono la loro fiducia in una forma esteriore di pietà, come il battesimo o la confermazione, o coloro che cercano di essere religiosi perché sarebbe un segno di rispettabilità; coloro che frequentano una chiesa solo perché è buono farlo, oppure coloro che aderiscono ad una determinata denominazione perché pensano così di divenire cristiani... Tutto questo è la via che "sfocia nella morte" - morte spirituale ed eterna.
Per quanto pure siano le motivazioni, per quanto nobili siano le nostre intenzioni, per quanto in buona fede siano i nostri propositi, per quanto sinceri siano i nostri sforzi, Iddio non ci riconoscerà come Suoi figli, fintanto che non accettiamo davvero la Signoria di Suo Figlio.


Ancora un altro tipo di pericoloso vangelo.

Una forma ancor più pericolosa dell'evangelo di Satana è quella di indurre i predicatori a presentare il sacrificio espiatorio di Cristo e poi dire ai loro uditori che tutto ciò che Dio richiede da loro è di professare di "credere" nel Suo Figlio.
In questo modo migliaia di anime impenitenti vengono ingannate, perchè vengono portate a pensare di essere state salvate.
Ma Cristo Gesù disse: Se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo (Luca 13:3). "Ravvedersi" significa odiare il peccato, essere rattristati per esso, abbandonarlo. È il risultato dello Spirito che opera contrizione del nostro cuore davanti a Dio. Nessun'altra persona se non quella che ha un cuore spezzato può credere nel Signore Gesù ai fini della salvezza.

Ancora, migliaia di persone vengono ingannate supponendo di "aver accettato Cristo" come loro "personale Salvatore", senza però averLo prima ricevuto come loro SIGNORE.
Il Figlio di Dio non è venuto infatti a salvare il Suo popolo nei loro peccati, ma dai loro peccati (Matteo 1:21).
Essere salvati dai peccati, significa essere salvati dall'ignorare e dal disprezzare l'autorità di Dio, significa abbandonare il nostro egocentrismo e la nostra caparbietà, significa "lasciare la nostra via" (Isaia 55:7). Significa arrendersi all'autorità di Dio, abbandonarci al Suo dominio, rassegnare il controllo di noi stessi per essere governati da Lui.
Colui che non ha mai portato il "giogo" di Cristo su di sé, colui che non desidera compiacerGli in ogni dettaglio della vita, e ciononostante supponga di basarsi "sull'opera compiuta di Cristo", è ingannato dal diavolo.


Due avvertimenti.

Nel settimo capitolo di Matteo vi sono due brani che ci forniscono in modo approssimato i risultati dell'Evangelo di Cristo e della contraffazione di Satana.
Dapprima, nei versetti 13 e 14: Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. Quanto è stretta invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono coloro che la trovano!
Il secondo è nei versetti 22 e 23: Molti mi diranno in quel giorno: 'Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni, e fatte nel tuo nome molte opere potenti?' E allora dichiarerò loro: 'Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me voi tutti, operatori di iniquità'.

Si, caro lettore, è possibile fare opere nel nome di Cristo, e persino predicare nel Suo nome, e seppure il mondo ci conosca, e le chiese ci conoscano, essere del tutto sconosciuti al Signore!
Quanto è necessario, dunque, scoprire dove si è veramente, esaminare noi stessi per vedere se siamo nella fede, misurare noi stessi con il metro della Parola di Dio e verificare se per caso siamo stati ingannati dal nostro sottile nemico, scoprire se per caso abbiamo edificato la nostra casa sulla sabbia, oppure se è stata eretta sulla roccia che è Cristo Gesù.
Possa lo Spirito Santo investigare i nostri cuori, spezzare la nostra caparbietà, eliminare la nostra inimicizia contro il vero Dio, ed operare un vero e profondo ravvedimento in noi, faccia volgere il nostro sguardo all'Agnello di Dio, l'Unico che può togliere i peccati del mondo.

di A.W.Pink
 
http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/un-altro-evangelo

martedì 21 gennaio 2014

Abbiamo davvero trovato il Messia?


Modi di “risolvere” le “dìfficoltà” della Bibbia

Il mondo moderno, quello di cui tutti noi facciamo parte, si sta allontanando sempre di più dalla concezione biblica del mondo e della vita. Anche la stessa concezione di Dio, quando oggi si ammette la Sua esistenza, è generalmente molto diversa, nella sensibilità popolare, da quella che ci presenta la Bibbia (sia dell'Antico che del Nuovo Testamento). Si tratta forse di un'evoluzione del pensiero a cui dobbiamo plaudire? Questo sembrano pensare quelle chiese compiacenti verso il mondo moderno, che non esitano ad adattare il messaggio cristiano alla "sensibilità contemporanea" con l'intenzione, conclamata, di essere "rilevanti". Che siamo di fronte ad uno sviluppo, un cambiamento, delle idee e delle credenze è indubitabile. Davvero, però, si tratta di un'evoluzione, nel senso di un "miglioramento" della concezioni bibliche, di una "migliore comprensione" di Dio, dell'uomo o della via che porta alla salvezza?
La filosofia evoluzionista, oggi molto diffusa, porta la gente a pensare che il nuovo sia sempre migliore del vecchio. Non è sempre così. Non è così nel campo delle idee, della concezione del mondo e della vita. Nella maggior parte dei casi, infatti, sfruttando l’ignoranza della storia, oggi vengono fatte passare per “nuove” e “aggiornate” idee che, di fatto, sono vecchie di millenni, concezioni già presenti nell’antichità e in concorrenza con la visione biblica del mondo e della vita. Tornano oggi pure d’attualità e vengono riproposte con compiacimento “ardite” interpretazioni eterodosse della fede cristiana che da tempo, però, erano state confutate come insostenibili. Tutto questo conquista diffusione e popolarità per motivi diversi, non ultimo dei quali la semplice, e sfacciata convenienza.
Spesso oggi la concezione biblica del mondo e della vita viene considerata “superata”, solo perché, di fatto, è piuttosto “scomoda”, sgradita a quello che si ritiene “più conveniente” alle ambizioni umane. C’è chi nega l’esistenza di Dio e di una legge morale universale da Lui stabilita e lo cerca di giustificare, perché vorrebbe essere legge e Dio a sé stesso, “finalmente libero” da queste “imposizioni”. C’è però anche chi si immagina un Dio bonario fatto solo di “amore”, un Dio che “accoglie”, non giudica, perdona, salva e “lascia liberi” e che questo sarebbe “il Dio di Gesù Cristo”, questo il suo “vangelo”. E’ un “dio” evidentemente molto “conveniente”: non parla di legge e di peccato, è alieno da colpa e condanne e la sua unica legge sarebbe un non meglio precisato “amore”. Se però gli dici: “Guarda che la Bibbia non dice così” e glielo dimostri, la risposta è pronta: “Ah, ma la Bibbia non va presa alla lettera … la Bibbia va "interpretata"! Sì, “interpretata”, secondo i nostri comodi! Patetico, non è vero? Eppure ci sono anche chiese compiacenti che sostengono, teorizzano e promuovono questo modo di ragionare per essere, a loro dire, “rilevanti” e “in linea con i tempi”! Se questa non è prostituzione spirituale, non vedo che altro potrebbe esserlo. Questo, però, non si può dire perché sennò “si offendono” e ti accusano di quello che per loro è il peccato oggi più grave, vale a dire quello di “giudicare”!
E’ proprio questa “magnifica” evoluzione culturale che oggi rende praticamente “incomprensibile” il messaggio del vangelo, quello autentico, quello che ci proviene dal Nuovo Testamento, il “vecchio” vangelo di Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Paolo, Pietro… (in versione originale, non quello riveduto e corretto, quello “interpretato”). E’ forse “incomprensibile”, però, perché appartiene ad “un contesto culturale primitivo” e diverso dal nostro, o perché quello, oggi, non ci è “conveniente”?

Il testo biblico

E’ anche per questo motivo che il testo biblico sottoposto alla nostra attenzione risulta parecchio “ostico” al nostro attuale contesto culturale. Non sorprende che oggi molti predicatori lo leggano e poi discorrano di questioni che ne sono marginali, ne stravolgano il senso, o, “più onestamente”, semplicemente “parlino d’altro”. Il testo proviene dal vangelo secondo Giovanni ed è incentrato su Giovanni il Battista che presenta Gesù di Nazareth come “l’Agnello di Dio” e sulle prime persone che Lo seguono come Suoi discepoli. Sembra un argomento piuttosto “innocuo”, ma solo per chi non si rende conto delle sue implicazioni! Leggiamone il testo inGiovanni 1:29-42: “Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! Questi è colui del quale dicevo: "Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me". Io non lo conoscevo; ma appunto perché egli sia manifestato a Israele, io sono venuto a battezzare in acqua». Giovanni rese testimonianza, dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare in acqua, mi ha detto: "Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo". E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figlio di Dio». Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli; e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l'Agnello di Dio!» I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù. Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?» Ed essi gli dissero: «Rabbì (che, tradotto, vuol dire Maestro), dove abiti?» Egli rispose loro: «Venite e vedrete». Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno. Era circa la decima ora. Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno dei due che avevano udito Giovanni e avevano seguito Gesù. Egli per primo trovò suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» (che, tradotto, vuol dire Cristo); e lo condusse da Gesù. Gesù lo guardò e disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa» (che si traduce «Pietro»)” .

Una designazione fondamentale

L’evangelista continua qui il suo racconto sulla figura ed il messaggio di Giovanni “il battezzatore” rilevando il modo con il quale egli espressamente presenta Gesù di Nazareth chiamando tutti a riconoscerlo ed affidarsi a Lui. A proposito della Persona e della missione di Gesù, Giovanni battista e, con lui gli scrittori del Nuovo Testamento, insistono su un unico punto dicendo: «Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!”(v.29).
Si tratta di una designazione fondamentale su Gesù radicata nell’intera millenaria storia e cultura del popolo di Dio. Come dimostra la storia della chiesa cristiana, non si tratta di un dato accessorio. Gesù di Nazareth, come “Agnello di Dio” (o in latino “Agnus Dei”) ha sempre avuto un ruolo importante nel messaggio, nella liturgia e nella simbologia dell’arte cristiana, dove Egli viene rappresentato come un agnello che porta una croce.
La designazione di Gesù come “Agnello di Dio” era risultata perfettamente comprensibile da tutti coloro che, rispondendo a questo messaggio, avevano cominciato a seguirlo come Suoi discepoli e dei quali il nostro stesso testo parla. A non comprenderlo più com’era compreso allora, in tutta la sua importanza, siamo noi che viviamo in un contesto e quadro culturale diverso. Al massimo, oggi qualcuno potrebbe pensare alla tradizione di mangiare a Pasqua agnelli arrosto, altri, magari animalisti e vegetariani, rispondono scandalizzati: “Povere creature!”.
Non comprendere oggi questa designazione, non significa abbandonarla e cambiarla, come se fosse trascurabile e sostituibile, ma esige che noi, se non siamo consapevoli del suo significato, visto che è così essenziale per comprendere l’Evangelo, ci si informi diligentemente a suo riguardo e debitamente vi rispondiamo. Questa è pure la funzione della predicazione.
Il concetto di “Agnello di Dio” si fonda su precisi presupposti e proprio per questo, come dicevamo all’inizio, oggi essi non sono affatto popolari, anzi, sono contraddetti dal sentire comune. La cosa è tragica, perché priva la nostra generazione dell’Evangelo stesso! Ecco perché il messaggio su Gesù come Agnello di Dio è rivoluzionario. Implica necessariamente il completo cambiamento delle nostre prospettive, della nostra concezione del mondo! Implica la nostra conversione, quella alla quale erano pure, allora, chiamati i popoli diversi, da quello ebraico, a cui giungeva questo messaggio, non meno estranei di noi, ai suoi presupposti.
Il concetto di Gesù come “Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo” è la sostanza stessa dell’Evangelo cristiano. Altro che “adattare” il messaggio alla “sensibilità moderna”! Supporre di poter modificare il messaggio cristiano “adattandolo” significa di fatto tradirlo, e tradirlo significa vanificarlo,“rimanere nei nostri peccati” e perduti!. Domandiamoci chi fa comodo che questo avvenga!

Separati da un muro invalicabile

Il primo presupposto su cui si fonda il messaggio al riguardo dell’Agnello di Dio è che Dio non è affatto, come qualcuno pensa oggi, “a portata di mano” o incondizionatamente amichevole e accogliente.Tutt’altro!
All’antico Israele, e notate bene, persino al Suo popolo eletto, in un particolare momento della sua storia,Dio dice loro tramite il profeta“...le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi, per non darvi più ascolto. Le vostre mani infatti sono contaminate dal sangue, le vostre dita dall'iniquità; le vostre labbra proferiscono menzogna, la vostra lingua sussurra perversità. Nessuno muove causa con giustizia, nessuno la discute con verità; si appoggiano su ciò che non è, dicono menzogne,concepiscono il male, partoriscono l'iniquità (...) I loro piedi corrono al male, essi si affrettano a spargere sangue innocente; i loro pensieri sono pensieri iniqui, la desolazione e la rovina sono sulla loro strada. La via della pace non la conoscono, non c'è equità nel loro procedere; si fanno dei sentieri tortuosi, chiunque vi cammina non conosce la pace” (Isaia 59:2-8).
Sì, fra noi e Dio c’è un muro divisorio invalicabile e questo muro è stato eretto dai nostri peccati, dalle nostre trasgressioni alla Legge morale che Egli ha stabilito su di noi, per il nostro bene, affinché la praticassimo. Inoltre, anticipando possibili obiezioni, questo non riguarda solo Israele nel particolare periodo storico in cui Isaia rivolge loro quelle parole. Questa è, infatti, la descrizione della condizione umana. L’apostolo Paolo, infatti, riporta stralci di questo testo nella lettera ai Romani, dove egli descrive l’alienazione dell’umanità da Dio, la fondamentale corruzione morale e spirituale dell’umanità, quella che la separa radicalmente da Dio, tanto che si può parlare dell’umanità, rispetto a Dio, come di una massa condannata, maledetta e perduta. La Bibbia lo afferma nonostante gli aneliti religiosi che l’umanità accampa di avere e che tanto valuta, ma che, agli occhi di Dio, a nulla valgono per venire a capo di questa situazione. Riascoltiamo le parole dell’Apostolo Paolo al riguardo.
"Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? No affatto! Perché abbiamo già dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sottoposti al peccato, com'è scritto: «Non c'è nessun giusto, neppure uno. Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno». «La loro gola è un sepolcro aperto; con le loro lingue hanno tramato frode». Sotto le loro labbra c'è un veleno di serpenti». «La loro bocca è piena di maledizione e di amarezza». «I loro piedi sono veloci a spargere il sangue. Rovina e calamità sono sul loro cammino e non conoscono la via della pace». «Non c'è timor di Dio davanti ai loro occhi. Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio»" (Romani 3:9-19).
La Parola di Dio, afferma dunque chiaramente la verità scomoda ed impopolare che non c’è nulla, assolutamente nulla, che noi si possa fare per ristabilire la nostra comunione con Dio, nessuna opera per quanto la si consideri “buona” (perché non lo sarebbe di fronte ai criteri di giustizia di Dio), e nessuna religione o atto religioso. Dio ci è ostile e nemico a causa dei nostri peccati e noi meritiamo giustamente di essere da Lui dannati, maledetti, respinti e, alla fine, distrutti. Abbandoniamo pure ogni illusione.

Una pena inevitabilmente da espiare

La pena che il nostro peccato merita è solo la morte e la morte non è una pena che noi si possa espiare e poi riprendere a vivere… “perché il salario del peccato è la morte” (Romani 6:23).
Secondo l’inesorabile giustizia di Dio, la pena che il peccato merita deve essere espiata, senza tanti sì, ma, e forse. Non c’è appello per la giustizia di Dio, che ci piaccia o non ci piaccia. Ho usato qui l’aggettivo “inesorabile” in modo del tutto appropriato, perché “inesorabile” significa: “che non si lascia vincere, commuovere, impietosire da preghiere, quindi implacabile, spietato”. E’ questo il Dio in cui credete? No? Allora fareste meglio a crederlo, perché non ve ne sono altri!
Ecco perché, durante l’Antico Testamento, Dio istruisce il Suo popolo nella pratica dei sacrifici espiatori.Secondo la logica della giustizia di Dio, la pena che noi meritiamo per i nostri peccati deve essere espiata. Se fosse però eseguita su di noi, non avremmo più speranza. La Scrittura dice: "Il riscatto dell'anima sua è troppo alto, e il denaro sarà sempre insufficiente!" (Salmo 49:8). La pena, però, attraverso la stessa logica può essere trasferita ad una terza persona innocente che se ne faccia carico per noi, che paghi per noi quel prezzo che noi non riusciremo mai a pagare. “Ah, ma questo non è giusto!”, direbbe a questo punto qualcuno. Gli rispondiamo: “Chi sei tu per dire che non è giusto? Giusto è ciò che Dio stabilisce essere tale e non quello che tu pensi al riguardo. Tu devi solo tenere chiusa la tua bocca maledetta e riconoscere di non aver diritto a proprio nulla davanti a Dio. Se questo non ti piace e preferisci gli dei che più ti fanno comodo, un giorno, inevitabilmente incontrerai il Dio vero e vivente e ti accorgerai che tutte le tue fantasie non ti saranno servite a nulla! Allora saresti anche accusato di non aver voluto ascoltare quello che Egli ti diceva”.
Dio istruisce il Suo popolo, e tutti noi con esso, nella pratica dei sacrifici di animali in espiazione dei peccati, in vista del perdono, per rivolgere la nostra attenzione a Colui che sarebbe stato l’Agnello di Dio per eccellenza, Colui che sarebbe stato Egli stesso il sacrificio ultimo, Colui che avrebbe espiato Egli stesso, al nostro posto e per noi, la pena che noi dovremmo espiare per i nostri peccati, liberarci dalla pena che meritiamo ed aprirci la via della riconciliazione con Dio, la comunione con Lui e quindi la salvezza. Questa è la salvezza che Dio, nella Sua misericordia, offre per grazia in Cristo Gesù. Egli diventa così, volontariamente, lo strumento del nostro riscatto, del nostro perdono, del nostro ristabilimento, della nostra rigenerazione a vita nuova.

L’Agnello risolutore

Allora “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo!”. Egli è il solo che possa toglierlo di mezzo affinché fra te e Dio non ci sia più un muro, un ostacolo di non-comunicazione. Egli non “toglie” il peccato come farebbe magari piacere a qualcuno, eliminandone il concetto stesso, come se la cosa non importasse, fosse relativa, o si potesse perdonare facilmente. Egli non fa come i moderni psicoterapeuti che si propongono di togliere dai loro pazienti i loro sensi di colpa “castranti” relativizzando o scusando le loro trasgressioni. Dio conferma la nostra reale colpevolezza, ci porta a riconoscerla onestamente e, con il nostro ravvedimento, ci porta a ricevere riconoscenti l’espiazione che per noi Egli ha provveduto morendo in croce per i nostri peccati. Il peccato Egli lo toglie nel senso che ne elimina per noi la forza delle conseguenze, perché a suo riguardo Egli per noi soddisfa le esigenze della giustizia. Egli, Gesù di Nazareth, è l’Agnello che dall’eternità Dio ha stabilito come mezzo di riscatto per la creatura umana, condannata, maledetta, esclusa e giustamente abbandonata a causa dei suoi peccati.
Ecco perché, nella sua prima epistola, l’apostolo Giovanni stesso scrive: “In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati” (Giovanni 4:10). Gesù, il Cristo, è Colui che Dio ha provveduto per risolvere “il dilemma” (nostro) della condizione umana. Matteo scrive: "il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti" (Matteo 20:28). L'apostolo Paolo afferma che Cristo: "...ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti; questa è la testimonianza resa a suo tempo" (1 Timoteo 2:6). Così Pietro: "...sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia. Già designato prima della fondazione del mondo, egli è stato manifestato negli ultimi tempi per voi" (1 Pietro 1:18-20).
Questo era prefigurato nell’Antico Testamento dal tentato sacrificio che Abraamo vuole fare di suo figlio Isacco. Pagare il prezzo del peccato umano è necessario, ma il sacrificio di un essere umano, peccatore, non sarebbe stato sufficiente ed egli sarebbe stato così privo di ogni speranza. Genesi dice: “Isacco parlò ad Abraamo suo padre e disse: «Padre mio!» Abraamo rispose: «Eccomi qui, figlio mio». E Isacco: «Ecco il fuoco e la legna; ma dov'è l'agnello per l'olocausto?» Abraamo rispose: «Figlio mio, Dio stesso si provvederà l'agnello per l'olocausto»” (Genesi 22:7-8).
Dove possiamo trovare “un agnello per l’olocausto”? Non lo troveremo in nessun posto e non illudiamoci di trovarlo e di risolvere così il nostro problema, qualunque cosa noi si voglia o possa escogitare. Profeticamente Abraamo afferma: “Dio stesso si provvederà l'agnello per l'olocausto” ed è esattamente quello che Dio ha operato nella Persona del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, vero ed ultimo agnello sacrificale. Giovanni battista: “fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l'Agnello di Dio!»”.
Questo è ciò che Isaia preannunciava: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l'agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca ... ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli" (Isaia 53:6,12).
In Gesù di Nazareth si palesa per noi il Cristo degli ultimi tempi, il Messia. Il titolo "Agnello di Dio" che Gli viene attribuito, congiunge in un unico termine descrittivo i concetti di innocenza, sacrificio volontario, atto di riparazione di un rapporto infranto, effettiva ubbidienza e capacità redentrice simile a quella dell'agnello pasquale.

Quel che avviene “il giorno seguente”

Questo è ciò che avviene “il giorno seguente” dell’annuncio del Battista. Con una catena umana inizia un “passaparola” che si allungherà per tutto il mondo ed ancora oggi non è terminato.
Gesù, Agnello di Dio, toglie i peccati “del mondo” nel senso del peccato di persone di ogni tipo sparse per il mondo intero, non solo degli Israeliti. Certo, Giovanni battista parlava quel giorno agli Israeliti, ma lo stesso messaggio, dopo il giorno di Pentecoste, diventa universale e raggiunge, con la predicazione cristiana, il mondo intero, quando, attraverso di esso, Dio chiama a Sé coloro che dall’eternità Egli ha scelto affinché ricevano la grazia della salvezza.
Questo è il messaggio che l’evangelista Giovanni trasmette e spiega ai suoi lettori, che non sono israeliti. Egli non lo cambia, non lo altera, ma lo traduce e lo spiega. Questo è magnificamente espresso da una delle visioni dell'Apocalisse: "Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo, recante il vangelo eterno per annunziarlo a quelli che abitano sulla terra, a ogni nazione, tribù, lingua e popolo" (Apocalisse 14:6). Notate come qui proprio come l'Evangelo di Cristo sia definito “eterno”, vale a dire immutabile. Tradotto, ma non tradito.
Il messaggio di questo Evangelo li raggiunge e diventa lo strumento dello Spirito Santo per rigenerarli spiritualmente e portarli al ravvedimento ed alla fede in Cristo. Questo è il messaggio dell’Evangelo. Nessun “adattamento” a diversi contesti, come qualcuno intende e fa, alterando il messaggio e vanificandolo, ma attraverso la predicazione espositiva di questi concetti, esso raggiunge ogni popolo e nazione in ubbidienza al mandato stesso di Gesù.
Questo è il messaggio del “Venite a vedere”, della testimonianza resa a Colui che trasforma le vite umane.“Venite a vedere dove Egli dimora”: nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra comunità cristiana, nella nostra predicazione, nei nostri atti di ubbidienza a Lui per estendere in ogni dove il modo di essere, di pensare e di vivere che Lui ci ha insegnato. Certo, questo non potrà che essere frammisto a tutte le nostre imperfezioni,ma la Sua presenza e la Sua opera dovrà essere presente in tutti i Suoi annunciatori e testimoni, come lo era nella figura di Giovanni Battista.
Andremo dai nostri familiari, dai nostri vicini e dai nostri compaesani dicendo: «Abbiamo trovato il Messia» (che, tradotto, vuol dire Cristo, il Consacrato da Dio ad essere il Salvatore del mondo, l’unico, quello autentico.
Coloro che lo riceveranno come loro Signore e Salvatore si vedranno impartire da Gesù come era successo a Pietro, “un nuovo nome”, vale a dire una nuova natura, un nuovo carattere. Sarà l’inizio di un cammino che li porterà alla gloria finale. “Gesù lo guardò e disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa» (che si traduce «Pietro»)”. Pietro era una persona debole e volubile, ma in Cristo e con Cristo, diventerà gradualmente “solido come una roccia”, dando la sua stessa vita per Cristo, pur di non rinnegarlo. L’aveva fatto durante il processo di Gesù, ma avrebbe imparato la lezione e sarebbe cresciuto nella fede.

Conclusione

Abbiamo iniziato la nostra riflessione considerando come il mondo moderno, quello di cui tutti noi facciamo parte, si stia allontanando sempre di più dalla concezione biblica del mondo e della vita che fedeli generazioni di cristiani avevano trasmesso con fede e perseveranza. Si tratta di ciò che chiamiamo “secolarizzazione” e che ha dato origine a quella che pure è stata chiamata: l’era post-cristiana. Questo rende sempre più difficile la predicazione dell’Evangelo biblico perché il mondo moderno, fiero delle proprie concezioni “progredite”, appoggiate come sono da chiese compiacenti e compromesse, lo considera “superato”. Questa “difficoltà” non è casuale, ma è stata “sapientemente” creata dall’avversario di Dio nel tentativo di pregiudicare l’efficacia della diffusione dell’autentico Evangelo.
La tentazione per i cristiani che vogliono rimanere fedeli alla fede “una volta per sempre trasmessa ai santi” è quella della rassegnazione e dell’inazione. Non dobbiamo permettere, però, a questi sentimenti di prevalere. Niente e nessuno, infatti, potrà frustrare ed arrestare l’opera di Dio attraverso la fedele predicazione dell’Evangelo di Gesù Cristo. Tutto andrà avanti infallibilmente e vittoriosamente esattamente come Dio ha previsto, in barba agli “innovatori” ed oppositori di ogni tipo. Nessuno al riguardo deve farsi illusioni. Coloro che devono venire alla fede in Cristo verranno: quello che Dio ha stabilito giungerà a compimento nei modi e nei tempi previsti.
Noi possiamo e dobbiamo continuare il “passaparola” della testimonianza al Cristo, “Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”, quel “passaparola” che era iniziato con Giovanni Battista che proclamava il Cristo. E’ l’Evangelo che l’altro Giovanni, lo scrittore del vangelo, proclama, esattamente in quei termini, alle nazioni non ebraiche, insieme agli altri tre vangeli ed agli scritti apostolici che compongono il Nuovo Testamento. Quello è l’Evangelo che venti secoli di cristiani fedeli hanno proclamato e proclamano in ogni angolo del mondo, con impegno e spesso pregiudicando la loro stessa vita.
Ai Suoi discepoli Gesù aveva detto: "Queste sono le cose che io vi dicevo quand'ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: «Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Voi siete testimoni di queste cose" (Luca 24:44-49).
A te che leggi o ascolti questo messaggio, e che ancora non fai parte del popolo di Dio, si rivolge ancora l’appello a conoscere il Signore e Salvatore Gesù Cristo come l’unico che possa abbattere il muro di peccato che ti separa da Dio e ti condanna, conoscerlo ed affidarti a Lui dopo aver riconosciuto la verità rivelata e che ti riguarda. Non prestare ascolto agli inganni di vario tipo che il mondo ti propone, sono le vie facili e comode che portano alla perdizione. Il sacrificio unico e perfetto di cui tu hai bisogno è quello che Cristo ha compiuto morendo sulla croce del Calvario per pagare Lui, al posto tuo, il debito che tu hai con Dio e che non potresti mai da te stesso pagare. Egli è l’Agnello di Dio che toglie di mezzo e per sempre il tuo peccato, che ti riconcilia con Dio e che, ion comunione con Sé, ti apre la strada che conduce ad una vita significativa ed eterna. 


 Paolo Castellina
 

"Poiché ogni carne è come l'erba ed ogni gloria d'uomo è come il fiore dell'erba; l'erba si secca e il fiore cade,
 ma la parola del Signore rimane in eterno; e questa è la parola che vi è stata annunziata."
(1 Pietro 1:24-25)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/01/abbiamo-davvero-trovato-il-messia.html

domenica 31 marzo 2013

La Pasqua

uova

Il Natale e la Pasqua, indubbiamente le feste più sentite nel nostro Paese, caratterizzano un periodo più o meno breve, nel quale la gente ricorda che Gesù è nato (il Natale) e che poi è morto ed è risorto (la Pasqua). Queste feste religiose non portano l'uomo a sperimentare quella che Gesù chiama "nuova nascita" e, purtroppo, pochissimi si fermano a riflettere sul perché si crede in certe cose, perché si seguono determinati costumi o da dove vengono determinate tradizioni! Siamo nati in un mondo pieno di tradizioni, usanze e consuetudini e siamo cresciuti accettandole senza riflettere o discutere. Questo perché per natura l'uomo tende a seguire la massa, sia nelle cose giuste che in quelle sbagliate.
L'assenza della celebrazione della festa liturgica della Pasqua è una peculiarità dei cristiani per alcune ragioni bibliche, storiche e culturali che ci accingiamo ad analizzare


RAGIONI BIBLICHE

agnello

 "La Pasqua,  la festa massima dei Giudei, fu ordinata da Dio, in origine, a commemorare il passaggio dell'angelo che uccise i primogeniti d'Egitto passando oltre alle famiglie d'Israele che rimasero immuni, ed altresì la partenza del popolo dalla terra di servitù".
 
Nel Nuovo Testamento l'apostolo Paolo, ispirato dallo Spirito Santo, scrive: "La nostra Pasqua, cioè Cristo é stata immolata"
, collegando così l'agnello pasquale, offerto per la redenzione d'Israele, a Gesù "l'agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo".
I versi biblici collegati alla Pasqua nel Nuovo Testamento, tranne quello di I Corinzi 5:7, sono sempre riferiti alla "festività giudaica": ciò è comprensibile in quanto esistevano comunità giudaico-cristiane, le quali, nel primo periodo dell'era apostolica continuavano ancora ad essere ossequienti delle tradizioni ebraiche. A prova di questa realtà basti ricordare che fu necessario indire a Gerusalemme un Concilio dei rappresentanti delle chiese, circa tredici anni dopo il giorno della Pentecoste, per stabilire una regola per i cristiani non Ebrei (Atti 15
:28,29). Dal Nuovo Testamento non risulta però che i cristiani dell'era apostolica celebravano una festa specifica per ricordare la risurrezione di Gesù. 
 
RAGIONI STORICHE

Nicea

Alla luce della storia del Cristianesimo appare evidente che con l'affievolirsi dello spirito missionario ed evangelistico, alcune tendenze paganeggianti concorsero alla formazione di rituali, i quali, sviluppandosi nel tempo, si codificarono poi, in sistema liturgico. Infatti, soltanto nel concilio di Nicea (325 d.C.) si riuscì a concordare che la Pasqua fosse celebrata la domenica successiva al primo plenilunio, che avviene dopo l'equinozio di primavera, per questo la data oscilla tra il 22 marzo e il 25 aprile. Prima di allora in Oriente esistevano date controverse tra chi celebrava la Pasqua, come gli Ebrei il quattordicesimo giorno di Nisan e chi la celebrava la domenica successiva al quattordicesimo giorno di Nisan; mentre in occidente la solennità era ricordata nella domenica successiva al plenilunio di primavera. 
 
RAGIONI CULTURALI

tradizioni

Molti riti pasquali sono estranei al ricordo della vera Pasqua. È stato dimostrato, ad esempio, che alcune delle tradizioni popolari della Quaresima e della Pasqua risalgono ad antichi riti propiziatori primaverili che avevano il fine di spaventare i demoni dell'inverno per farli fuggire. Col tempo la gioia per il sorgere del sole e per il risveglio della natura primaverile è stata accostata alla gioia relativa alla resurrezione di Cristo, "sole di giustizia". La primavera era sacra per gli adoratori che abitavano in Fenicia. La loro dea della fertilità, Astarte o Ishtar (Afrodite per i Greci), aveva come simboli l'uovo e la lepre. Da qui l'usanza di considerare le uova, immagine di fertilità e di vita. I Persiani, ad esempio, regalavano le uova durante l'equinozio di primavera; gli Egiziani, i Greci e i Romani le coloravano e le mangiavano nelle festività del periodo primaverile. Persino studiosi cattolici lo confermano: "Un gran numero di usanze pagane per celebrare il ritorno della primavera gravitano sulla Pasqua. L'uovo è il simbolo della vita che germina all'inizio della primavera…Il coniglio è un simbolo pagano ed è sempre stato simbolo di fertilità".
Un'autorevole enciclopedia afferma che: "Non c'è nessuna indicazione nel Nuovo Testamento o negli scritti dei Padri apostolici che fosse osservata la festa di Pasqua. La santità di tempi speciali fu un'idea assente nella mente dei primi cristiani"


LA PASQUA EBRAICA E LA CENA DEL SIGNORE

pesach

 Il termine italiano "Pasqua" è una traslitterazione dell'antica parola ebraica "pèsach" che significa letteralmente "saltare oltre" in ricordo della notte in cui Dio "saltò oltre" ovvero oltrepassò le case degli Israeliti in Egitto contrassegnate dal sangue dell'agnello sacrificato, risparmiandone i figli maschi.
Secondo Levitico 23
:5 la Pasqua ebraica corrispondeva al giorno in cui aveva inizio l'anno liturgico: "Il primo mese, il quattordicesimo giorno del mese, sull'imbrunire, sarà la Pasqua del Signore". L'anno solare seguiva invece il suo corso ordinario. Con l'istituzione dell'anno liturgico, il Signore insegnò al Suo popolo che doveva cominciare un'era nuova con Lui. La precedente storia d'Israele ormai non contava più. La redenzione del popolo doveva costituire il primo passo di una nuova vita. Il tempo delle fornaci di mattoni e dell'argilla era tramontato. La festa doveva essere celebrata in maniera fedele ai dettami divini: "Sarà la Pasqua in onore del Signore". Bisognava riprodurre nel modo più fedele possibile quello che era storicamente avvenuto durante l'uscita dall'Egitto (Esodo 12:1ss.).

tradizioni ebraiche

Si doveva uccidere l'agnello, spruzzare col sangue gli stipiti delle porte e consumare il pasto con un atteggiamento da pellegrini. Si rammemorava così la prodigiosa liberazione della notte dell'esodo egiziano. "La Pasqua doveva celebrarsi la sera del 14 giorno del primo mese (Nisan) ed il giorno 15 cominciava la festa di sette giorni dei pani azzimi. Il termine Pasqua non può applicarsi propriamente che al pasto in cui si mangiava l'agnello; seguiva poi la settimana dei pani azzimi, che terminava il 21. Quest'ordine è riconosciuto in Giosuè 5:10,11. Ma nella storia sacra la parola Pasqua si applica talvolta all'intero periodo (Luca 2:41; Giovanni 2:13, 23; Giovanni 6:4; Giovanni 11:55). Riguardo all'ora della celebrazione della Pasqua, essa è espressamente fissata "fra i due vespri" (Esodo 12:6; Levitico 23:5; Numeri 9:3, 5), o, come è detto altrove, "in sulla sera, come il sole tramonterà" (Deuteronomio 16:6). Questa ora corrisponderebbe al principio del giorno 15 di Nisan, cioè al momento in cui il 14 termina e il 15 principia".
In epoca tardiva, l'atteggiamento di pellegrino non fu più conservato. Gli agnelli erano uccisi di pomeriggio nel cortile del tempio, il sangue raccolto dai sacerdoti in vasi era versato vicino all'altare e il grasso bruciato sull'altare stesso. Assieme all'agnello veniva consumato anche del pane azzimo e delle erbe amare (Deuteronomio16:1-8). Nel suo significato tipologico l'agnello pasquale offerto dagli Ebrei fu applicato a Gesù anche dall'apostolo Paolo: "La nostra Pasqua cioè Cristo è stata immolata". Niente lascia intendere che bisogna celebrare la Pasqua o che lo facesse anche la chiesa dell'era apostolica. In realtà il giorno della resurrezione fu "nella notte del sabato quando già albeggiava, il primo giorno della settimana" (Matteo 28:1). La Cena perciò era celebrata in tale giorno. A Troas i credenti, nel primo giorno della settimana erano radunati per rompere il pane (Atti 20:9), non per celebrare la Pasqua. Gesù aveva, infatti, detto ai Suoi di ricordare in questo modo la Sua morte e la Sua resurrezione. Si discute se il pasto nel quale Gesù istituì la Cena del Signore fu proprio quello pasquale. Gli evangelisti Matteo e Marco lo affermano nei seguenti versi: Matteo 26:18ss., Marco 14:12ss. Certamente l'ultima Cena fu piena di risonanza e significati della Pasqua ebraica. Ma le analogie tra la Pasqua ebraica e la celebrazione della Cena come fu istituita dal Signore non vanno ricercate nel rituale, piuttosto nei loro tre elementi comuni: il concetto dl liberazione, il valore del sacrificio e il carattere di memoriale. 
 
IL CONCETTO DI LIBERAZIONE 

Santa Cena
Quando Dio stabilì la celebrazione della Pasqua disse: "Quando io vedrò il sangue passerò oltre, e non vi sarà piaga su voi per distruggervi quando percuoterò il paese d'Egitto". Nella Cena: "Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: "Prendete, mangiate, questo è il mio corpo". Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati". Dio ha stabilito e scelto di preservare la speciale relazione tra Sé e il Suo popolo con il Patto, con la Sua parola di promessa e con il sangue sparso. Il Nuovo Patto annulla l'Antico, perché il Nuovo Testamento completa la Parola di Dio agli uomini. La liberazione del Cristo è completa. Le istituzioni dell'Antico Patto non avevano la forza di liberare veramente gli uomini dal peccato e quindi di consentire loro l'accesso alla presenza di Dio. Il Nuovo Patto è perciò fondato su migliori promesse. 
 
IL VALORE DEL SACRIFICIO

Nella Pasqua ebraica: "Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell'anno…Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta la comunità d'Israele, riunita, lo sacrificherà al tramonto". Nella Cena del Signore: "Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: "Prendete, mangiate, questo è il mio corpo". Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati". L'epistola agli Ebrei spiega che Cristo fu allo stesso tempo sacrificio e sacrificatore, offerta ed offerente. Gli antichi sacrifici, perciò, non  dovevano essere ripetuti perché erano solo l'ombra (Ebrei 10:1-4) di quello perfetto e completo di Cristo (Ebrei 9:11-14), l'unico con valore espiatorio (Ebrei 9:12-14), perciò irripetibile. 

IL CARATTERE DI MEMORIALE

 Nella Pasqua ebraica: "Quel giorno sarà per voi un giorno di commemorazione". Nella Cena del Signore: "...fate questo in memoria di me".
Al tempo di Gesù, il pasto pasquale aveva una liturgia diversa (Luca 22
:17-20). "La festa cominciava con una benedizione e la preghiera, con il mandare attorno alla mensa un calice di vino mescolato con acqua, e un piatto d'erba e salsa dopo che il padre della famiglia l'aveva benedetto. A ciò faceva seguito la recitazione della storia dell'istituzione divina della Pasqua, il canto del Salmo 113 e la benedizione del secondo calice. L'agnello, arrostito intero, e le altre pietanze erano imbanditi e mangiati, dopo che il calice era stato mandato attorno unadell'erbe amare e dei pani azzimi, e si aveva gran cura che nessun osso fosse rotto. Quel che restava della carne era subito bruciato. Dopo il pasto veniva un terzo calice. Infine, erano cantati i Salmi dal 114 al 118 e si passava il quarto calice e forse un quinto calice".
Gesù usò probabilmente il primo o il secondo
dei quatto calici di vino, quando affermò che era l'ultima volta che ne beveva, prima della venuta del Suo regno. Seguì il ringraziamento per il pane e la spiegazione del suo nuovo significato. Ordinò quindi di ripetere quella celebrazione in Sua memoria. Prese il terzo calice e spiegò che rappresentava il Suo sangue con cui stava stabilendo il Nuovo Patto. 

CONCLUSIONE

Da quanto detto, si deduce che  la celebrazione della Pasqua ha poco a che fare con il ricordo della morte e resurrezione di Gesù. Spesso la cristianità, quella che ha solo il nome, ma non la sostanza del cristianesimo, unisce usi pagani con insegnamenti cristiani. Non è valido qui il principio di usare il sacro per santificare quello che non lo è (Aggeo 2:12). La Pasqua non è una festività cristiana, né una ricorrenza o una liturgia, anzi, alla luce del Nuovo Testamento la Pasqua è la Persona stessa di Cristo Gesù (I Corinzi 5:7,8). Ogni giorno è continuamente Pasqua avendo realizzato Gesù nei nostri cuori e seguendo i Suoi insegnamenti. Egli è l'Agnello di Dio, immolato una volta, ma ora vivente e vittorioso per sempre, per cui, per mezzo dello Spirito Santo, possiamo dire: "A Colui che siede sul trono e all'Agnello siano la benedizione e l'onore e la gloria e l'imperio, nei secoli dei secoli".


 

" Purificatevi dal vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra pasqua, cioè Cristo, è stata immolata. Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità. "
(1 Corinzi 5:7,8)

 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2011/04/la-pasqua-o-pesach.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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