per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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lunedì 29 aprile 2013

Facciamo parte di un unico corpo

 
Quanto piacere ha un membro del tuo corpo nel vedere un altro membro che soffre? La mano forse gioisce quando il piede calpesta un chiodo? Lo stomaco ride quando c’è un mal di testa? Quanta concorrenza esiste fra le varie membra del nostro corpo? L’occhio si vanta con la bocca, perché l’occhio può vedere e la bocca no?

Chiaramente, un comportamento simile sarebbe assurdo. 
Sarebbe assurdo perché il corpo, pur essendo fatto di tante membra, è un corpo unico. Ogni membro del corpo si impegna per il bene di tutto il corpo.

Ogni membro del corpo ha un ruolo diverso. Però, tutte le membra sono essenziali per il buon funzionamento del corpo e per una buona crescita.

Gesù Cristo è il Capo della Chiesa, ovvero, il capo del corpo. L’unico modo che il corpo ha per godere di buona salute è di ascoltare e ubbidire attentamente al suo Capo. Quindi, ascoltiamo e ubbidiamo alla guida di Cristo Gesù, che troviamo nella Parola di Dio.

Ora voglio approfondire il discorso che noi credenti siamo il corpo di Cristo, considerando i rapporti che dobbiamo avere gli uni con gli altri essendo membra dello stesso corpo.

1Corinzi 12 il Corpo



Un brano chiave che ci aiuta a capire meglio i nostri rapporti gli uni con gli altri come membra del corpo di Cristo è 1Corinzi 12:12-27.

"Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito. Infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: «Siccome io non sono mano, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. Se l’orecchio dicesse: «Siccome io non sono occhio, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo? Ci son dunque molte membra, ma c’è un unico corpo; l’occhio non può dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né il capo può dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi».  Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli, sono invece necessarie; e quelle parti del corpo che stimiamo essere le meno onorevoli, le circondiamo di maggior onore; le nostre parti indecorose sono trattate con maggior decoro,  mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava, perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui. Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua."


Questo brano mette molta enfasi sul fatto che siamo tutti membra dell'unico corpo di Cristo. Siamo diventati membra di questo corpo quando lo Spirito Santo ci ha battezzati in Cristo, e ci ha fatto nascere, spiritualmente, come figli di Dio.

Dobbiamo capire che siamo tutti membri dello stesso corpo. Chiaramente, ci sono delle diversità fra le varie membra, ma ogni membro è parte del corpo, e quindi, ogni membro è importante.

Come sarebbe se il piede, non accontentandosi del suo ruolo, a parere suo meno importante della mano, dicesse che visto che non è una mano, non fa parte del corpo? Comunque farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse un unico membro, che corpo sarebbe? Se tutto il corpo fosse un gigantesco occhio, certo, potrebbe vedere molto bene, ma non potrebbe udire, non potrebbe camminare, non potrebbe parlare, non avrebbe mani per fare le cose. Se tutto il corpo fosse un grande orecchio, potrebbe sentire bene, ma non potrebbe fare nient’altro.

Ed è così anche per noi. Ognuno di noi ha un ruolo diverso nel corpo, e ognuno ha dei doni e delle capacità, diverse, e ad ognuno Dio dà opportunità diverse,  diverse da ogni altro membro. Però, ogni membro è importante, ed ha un ruolo importante nel corpo. Non bisogna né vantarci, credendo di essere più importante degli altri, né pensare che qualcuno sia inutile. Ogni membro è importante.

Dio ha collocato ogni membro


Quando consideriamo che abbiamo tutti ruoli diversi, e doni e capacità e situazioni diversi, è importante ricordare sempre la verità che troviamo nel v.18. Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. 
È Dio stesso che decide come collocare ogni membro del corpo. Cioè, è Dio che decide a chi e quali doni spirituali dare, per esempio, a chi dare il dono di insegnamento, a chi il dono di servire, a chi il dono di incoraggiare, e così per ogni altro dono. È Dio che decide chi dovrebbe essere un pastore, chi dovrebbero essere diaconi, e chi evangelisti. Dio può dare tante capacità ad un credente, e ad un altro meno. Ad uno dà certe prove, ad un altro altre prove. Dio colloca i membri nel corpo secondo il suo piano e il suo desiderio, non secondo il nostro piano. La nostra responsabilità è di impegnarci per il bene degli altri in base a come Dio ci ha collocato nel corpo.

Troviamo lo stesso principio per quanto riguarda i vari ruoli e le varie responsabilità che hanno i membri della famiglia. È Dio che stabilisce il ruolo e la responsabilità del marito, della moglie, dei genitori e dei figli.

A volte, ad un membro della famiglia o all’altro possono sembrare pesanti o ingiusti il suo ruolo e le sue responsabilità. In questi momenti, è importante ricordare che Colui che ha creato la Famiglia non sbaglia mai. Camminiamo per fede in Lui.

Similmente, Dio ha collocato ogni membro del corpo di Cristo al posto giusto, dando i doni, le prove, le responsabilità e le circostanze perfetti, secondo il suo piano eterno. È essenziale che ogni credente abbia fede nella sovrana scelta di Dio.

Non accettare i ruoli stabiliti da Dio è un grave peccato di ribellione. Inoltre, non accettare il nostro ruolo indebolisce tutto il corpo. Se un orecchio dovesse scoraggiarsi perché non è un occhio, e perciò non volesse più impegnarsi ad udire, volendo cercare di vedere, a quel corpo mancherebbe l’udito. Se i piedi dovessero abbandonare il loro lavoro di camminare, per cercare di essere anche loro delle mani in più, quel corpo sarebbe zoppo, e non potrebbe spostarsi.

Oh che possiamo imparare ad accontentarci del ruolo che Dio ci dà di essere, e non solo accontentarci, ma impegnarci a fare il nostro meglio con quello che abbiamo ricevuto da Dio. Solo così la Chiesa può essere sana e compiere tutto quello che Dio le ha dato da compiere. Lasciamo a Dio la scelta di come collocare le membra nel corpo. Via da noi ogni gelosia, ogni lamentela, ogni scontentezza.

La medesima cura gli uni per gli altri


C’è un altra verità importante da riconoscere in questo brano, e la troviamo nei vv. 24,25.

Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava,  perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui.

Dio vuole che ogni membro del corpo abbia cura delle altre membra. Cioè, ogni membro del corpo, e non solo le guide, dovrebbe impegnarsi a cercare il bene di tutte le altre membra, e non solo di qualcuno preferito.

È importante evitare divisioni nel corpo. Certamente, è naturale che ognuno si trovi meglio con certi piuttosto che con altri. Però, non dobbiamo curare solamente coloro con i quali ci troviamo meglio. Invece, dobbiamo cercare il bene di tutti, entro le nostre possibilità e in base ai loro bisogni.

Se il piede viene morso da una vipera, la mano non può ignorare il problema. Il corpo è tutto collegato. Se il cuore o la testa o lo stomaco soffre, tutto il corpo soffre. Dobbiamo avere premura per il bene di tutto il corpo.

Il v.26 ci ricorda di questa realtà, Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui.

Fratelli, apparteniamo tutti allo stesso corpo. Quando un membro soffre, soffriamo tutti con lui. Se un membro è onorato, siamo tutti onorati.

Troviamo questo stesso principio in questo versetto, "Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono." (Romani 12:15).

Questo principio non è difficile da capire. Basta pensare ad una famiglia. Se un figlio viene onorato a scuola, questa lode diventa motivo per tutta la famiglia di gioire. Se un figlio viene maltrattato o ferito, tutta la famiglia soffre con lui. Anche noi siamo una famiglia in Cristo. Quindi, anche noi dobbiamo vivere così. Dobbiamo identificarci così tanto gli uni con gli altri, che possiamo gioire con chi gioisce, e piangere con chi piange.

Quando viviamo così, avremo molto più gioia, perché allora le benedizioni degli altri diventeranno motivi di gioia anche per noi.

Amici, se non avete questo cuore per gli altri membri del corpo, pregate Dio, e chiedeteGli di cambiare il vostro cuore. Non avere un vero amore per tutti gli altri membri del corpo è qualcosa di molto grave, come leggiamo qui.

“Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.” (1Giov 4:20-21)

Preghiamo affinchè possiamo avere un vero amore gli uni per gli altri, e veramente identificarci gli uni con gli altri, perché siamo tutti membri dello stesso corpo, il corpo di Cristo.

Adoperarci per il bene del corpo


Ho menzionato prima che è Dio che colloca ogni membro nel corpo, ed è Dio che decide quali doni dare ad ogni persona. Ora, voglio considerare come dovremmo impegnare i doni spirituali, le capacità e i mezzi che Dio ci ha dato.

“Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro. Avendo pertanto doni differenti secondo la grazia che ci è stata concessa, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo conformemente alla fede; se di ministero, attendiamo al ministero; se d’insegnamento, all’insegnare; se di esortazione, all’esortare; chi dà, dia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le faccia con gioia.” (Rom 12:4-8).

Leggiamo anche 1Corinzi 12:7, che parla dello stesso argomento.

“Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune.” (1Cor 12:7).

Infine, un terzo brano che ci aiuta a capire come dobbiamo adoperare quello che abbiamo ricevuto da Dio.

“Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri.” (1Piet 4:10).

Dobbiamo adoperare tutto quello che Dio ci ha dato per il bene di tutto il corpo. A ciascun membro del corpo, Dio dà certe capacità, ovvero, certi doni spirituali. Lo scopo di questi doni è il bene comune. Questo è esattamente quello che fanno le membra del corpo umano. Ogni membro ha un ruolo diverso, ma tutte collaborano per il bene comune.

Quindi, ogni credente dovrebbe impegnarsi, attivamente, a cercare il bene degli altri.

Nel mondo in cui viviamo, è normale che ognuno si impegni a cercare il proprio bene. Ma così non deve essere nel corpo di Cristo. Infatti, se le varie membra di un corpo dovessero vivere così, il corpo morirebbe ben presto. Il corpo più sano è quel corpo in cui ogni membro si impegna per il bene comune, anziché per il proprio bene.


L’amore fraterno


"Quanto all’amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente." (Romani 12:10).

Questo brano ci aiuta a capire il cuore che dobbiamo avere gli uni per gli altri nel corpo di Cristo. Dobbiamo avere un amore fraterno che ci spinge ad essere pieni di affetto gli uni per gli altri.

Questo è quel tenero affetto che dovrebbe esistere in ogni famiglia.

Sappiamo tutti che è abbastanza facile avere vero affetto per certi fratelli, mentre è molto più difficile avere affetto per altri. Che cosa dobbiamo fare quando ci troviamo in una situazione così?

Quando ci è difficile essere pieni di affetto per qualcuno, dobbiamo impegnarci a pregare di più per quella persona, e dobbiamo anche impegnarci a cercare attivamente il suo bene. Inoltre sarebbe molto utile passare del tempo con quella persona. L’affetto non arriva magicamente, non arriva se non c’è un impegno, e non arriva se non abbiamo contatto con quella persona. È anche importante pregare, chiedendo a Dio di cambiare il nostro cuore verso quella persona, e di farci comprendere che facciamo parte dello stesso corpo.

La gara del rendere onore


Oltre a comandarci di essere pieni di affetto gli uni per gli altri, Romani 12:10 ci comanda di onorare gli uni gli altri. “Quanto all’amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente.” (Rom 12:10).

In 1Corinizi 12, abbiamo letto una verità simile:

Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava,”

Dio ci comanda a rendere onore gli uni agli altri.

Attenzione: questo comandamento non è legato a quanto onore una persona si merita di per sé. Infatti, come dichiara 1Corinzi 12, si dà maggior onore a quelle parti che ne mancano. Allora, in base a che cosa dobbiamo onorare gli uni gli altri? Dobbiamo onorare gli altri in base al vero valore di ogni altro membro.

Qual è questo grande valore di ogni altro membro? Se ci pensiamo, non è difficile da capire. Se aveste un carissimo amico, che volete onorare, e uno dei suoi figli venisse a trovarvi, chiaramente, essendo questi il figlio del vostro caro amico, lo onorereste trattandolo bene, come se fosse il vostro amico in persona. Questo onore non gli viene dato in base a qualche sua qualità o merito, ma in base al fatto che egli è il figlio del vostro caro amico, e naturalmente quel figlio ha un grande valore per suo padre. Se doveste trattare quel figlio con dispetto, o anche solo se doveste trascurarlo, sarebbe un'offesa grande nei confronti del vostro amico.

Allora, tenendo questo esempio in mente, ricordiamo che ogni membro del corpo di Cristo è un figlio di Dio. L’onore che diamo ad un altro credente non deve dipendere dal suo merito, ma dal fatto che è un figlio di Dio, e quindi, dal fatto che è prezioso per Lui. Disprezzare, o solo trascurare un figlio di Dio, è un’offesa contro Dio.

A livello pratico, in che modo dobbiamo rendere onore gli uni agli altri? Ci sono tanti modi. Per esempio, onoro una persona quando mi vedo con lei, avendo premura di informarmi come sta e di ascoltare quello ha da dire, anziché cercare solamente di raccontare le mie cose.

Si onorano gli altri quando si cerca di prendere il posto meno comodo, lasciando il miglior posto agli altri. Quando ci sono dei lavori da distribuire, o delle cose da preparare per una cena insieme, si dimostra onore per gli altri, non cercando il lavoro o la responsabilità più facile, ma cercando di lasciare quelle cose agli altri.

Dio ci comanda di fare a gara per rendere l’onore gli uni agli altri. Questo riguarda anche le piccole cose di ogni giorno, e non solo quelle grandi. Ricordiamo che onorando i figli di Dio, onoriamo Dio.

Avere le medesime cure


In 1Corinzi 12, abbiamo letto che Dio ha creato il corpo in modo che le membra avessero la medesima cura gli uni per gli altri.

Questa cura comprende sia una cura spirituale, sia una cura pratica e, se serve, anche economica, come viene insegnato in tanti brani.

"provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l’ospitalità." (Romani 12:13)

Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui?” (1Giov 3:17)

Dobbiamo curare gli uni gli altri base alle necessità e in base alle nostre possibilità. Nella Bibbia, in Atti 5, leggiamo di come tanti credenti a Gerusalemme vendettero campi e proprietà per provvedere economicamente ad altri credenti che ne avevano bisogno. In 2Corinzi 8, Paolo spiega come i credenti di Macedonia avevano dato oltre i loro mezzi, per aiutare i credenti di Gerusalemme, che stavano nel bisogno.

Quindi, l’amore e la cura che dobbiamo avere gli uni per gli altri non è solo simbolica, ma riguarda tutto l’essere nostro: i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre preghiere, i nostri beni e le nostre azioni.

Tutto questo, perché siamo veramente tutti membra dello stesso corpo, il corpo di Cristo Gesù, il nostro Capo.

Applicazione


Oggi, abbiamo considerato brevemente la meravigliosa verità che siamo tutti membra dello stesso corpo, e che quindi siamo membri gli uni degli altri.

Essendo membra dello stesso corpo, Dio ci comanda di avere amore, premura, cura e onore gli uni per gli altri. Questo vuol dire avere una cura vera, in base al bisogno.

Ricordiamo che è Dio che colloca ogni membro del corpo come vuole Lui, con i doni, le capacità, e le prove giuste. Quindi, è molto importante accettare di cuore il ruolo che Dio ci ha dato, e impegnarci a fare del nostro meglio per il bene del corpo con i doni e le capacità che abbiamo. Non dobbiamo mai confrontare le nostre capacità o le nostre prove con quelle degli altri. Piuttosto, lodiamo Dio per le sue vie perfette, e mettiamoci da fare, essendo in questo modo fedeli con quello che abbiamo ricevuto da Dio.

Il corpo sta al suo meglio quando ogni membro si impegna quanto possibile per il bene del resto del corpo. In realtà, quando tutte le membra si sacrificano per il bene comune, tutte le membra staranno bene e cresceranno.

Impegniamoci ad essere pieni di affetto gli uni per gli altri. Quando non ci è facile, ricordiamoci dell’importanza di pregare gli uni per gli altri, e di passare del tempo insieme cercando il bene di quella persona.

Ricordiamo anche quanto è importante onorare gli uni gli altri. Questo onore non dipende dal merito che hanno gli altri, ma piuttosto dipende dal fatto che gli altri sono figli di Dio, e quindi, sono preziosi a Lui. Onorare gli altri equivale a onorare Dio, disprezzare o trascurare gli altri è un’offesa a Dio.

Infine, ricordiamo l’importanza di impegnarci per il bene degli altri, anche in senso pratico. Che beato sarà quel corpo in cui ogni membro si impegna per il progresso di tutto il corpo! Similmente, noi saremo più benedetti quando ogni membro si impegnerà per il bene di tutto il corpo, anziché cercare il proprio.

Quando noi, come corpo, abbiamo cura l’uno per l’altro, quando portiamo i pesi gli uni degli altri, quando abbiamo umiltà, quando abbiamo grande affetto l’uno per l’altro, quando facciamo a gara per rendere onore l’uno all’altro, quando non cerchiamo di calpestare l’uno l’altro, ma invece quando ognuno è pronto a fare il lavoro più umile, allora, come corpo, saremo forti. Allora, come corpo, ogni membro sarà ben curato. Allora, come corpo, saremo pronti a compiere grandi cose per il Signore.

Quando consideriamo il corpo umano, è veramente una meraviglia. Infatti, nel Salmo 139 il Salmista, considerando il suo corpo, dichiara: Salmi 139:14 "Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene."

Anche il corpo spirituale, la Chiesa, è una cosa stupenda. Oh che possiamo capire di più la meraviglia di quello che siamo in Cristo. Oh che Dio ci aiuti a capire la realtà che siamo tutti membri dello stesso corpo, il corpo di Cristo Gesù. 
di Marco deFelice


"Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri"  
(Giovanni 13:35)
 
http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/04/facciamo-parte-di-un-corpo.html

domenica 31 marzo 2013

La Pasqua

uova

Il Natale e la Pasqua, indubbiamente le feste più sentite nel nostro Paese, caratterizzano un periodo più o meno breve, nel quale la gente ricorda che Gesù è nato (il Natale) e che poi è morto ed è risorto (la Pasqua). Queste feste religiose non portano l'uomo a sperimentare quella che Gesù chiama "nuova nascita" e, purtroppo, pochissimi si fermano a riflettere sul perché si crede in certe cose, perché si seguono determinati costumi o da dove vengono determinate tradizioni! Siamo nati in un mondo pieno di tradizioni, usanze e consuetudini e siamo cresciuti accettandole senza riflettere o discutere. Questo perché per natura l'uomo tende a seguire la massa, sia nelle cose giuste che in quelle sbagliate.
L'assenza della celebrazione della festa liturgica della Pasqua è una peculiarità dei cristiani per alcune ragioni bibliche, storiche e culturali che ci accingiamo ad analizzare


RAGIONI BIBLICHE

agnello

 "La Pasqua,  la festa massima dei Giudei, fu ordinata da Dio, in origine, a commemorare il passaggio dell'angelo che uccise i primogeniti d'Egitto passando oltre alle famiglie d'Israele che rimasero immuni, ed altresì la partenza del popolo dalla terra di servitù".
 
Nel Nuovo Testamento l'apostolo Paolo, ispirato dallo Spirito Santo, scrive: "La nostra Pasqua, cioè Cristo é stata immolata"
, collegando così l'agnello pasquale, offerto per la redenzione d'Israele, a Gesù "l'agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo".
I versi biblici collegati alla Pasqua nel Nuovo Testamento, tranne quello di I Corinzi 5:7, sono sempre riferiti alla "festività giudaica": ciò è comprensibile in quanto esistevano comunità giudaico-cristiane, le quali, nel primo periodo dell'era apostolica continuavano ancora ad essere ossequienti delle tradizioni ebraiche. A prova di questa realtà basti ricordare che fu necessario indire a Gerusalemme un Concilio dei rappresentanti delle chiese, circa tredici anni dopo il giorno della Pentecoste, per stabilire una regola per i cristiani non Ebrei (Atti 15
:28,29). Dal Nuovo Testamento non risulta però che i cristiani dell'era apostolica celebravano una festa specifica per ricordare la risurrezione di Gesù. 
 
RAGIONI STORICHE

Nicea

Alla luce della storia del Cristianesimo appare evidente che con l'affievolirsi dello spirito missionario ed evangelistico, alcune tendenze paganeggianti concorsero alla formazione di rituali, i quali, sviluppandosi nel tempo, si codificarono poi, in sistema liturgico. Infatti, soltanto nel concilio di Nicea (325 d.C.) si riuscì a concordare che la Pasqua fosse celebrata la domenica successiva al primo plenilunio, che avviene dopo l'equinozio di primavera, per questo la data oscilla tra il 22 marzo e il 25 aprile. Prima di allora in Oriente esistevano date controverse tra chi celebrava la Pasqua, come gli Ebrei il quattordicesimo giorno di Nisan e chi la celebrava la domenica successiva al quattordicesimo giorno di Nisan; mentre in occidente la solennità era ricordata nella domenica successiva al plenilunio di primavera. 
 
RAGIONI CULTURALI

tradizioni

Molti riti pasquali sono estranei al ricordo della vera Pasqua. È stato dimostrato, ad esempio, che alcune delle tradizioni popolari della Quaresima e della Pasqua risalgono ad antichi riti propiziatori primaverili che avevano il fine di spaventare i demoni dell'inverno per farli fuggire. Col tempo la gioia per il sorgere del sole e per il risveglio della natura primaverile è stata accostata alla gioia relativa alla resurrezione di Cristo, "sole di giustizia". La primavera era sacra per gli adoratori che abitavano in Fenicia. La loro dea della fertilità, Astarte o Ishtar (Afrodite per i Greci), aveva come simboli l'uovo e la lepre. Da qui l'usanza di considerare le uova, immagine di fertilità e di vita. I Persiani, ad esempio, regalavano le uova durante l'equinozio di primavera; gli Egiziani, i Greci e i Romani le coloravano e le mangiavano nelle festività del periodo primaverile. Persino studiosi cattolici lo confermano: "Un gran numero di usanze pagane per celebrare il ritorno della primavera gravitano sulla Pasqua. L'uovo è il simbolo della vita che germina all'inizio della primavera…Il coniglio è un simbolo pagano ed è sempre stato simbolo di fertilità".
Un'autorevole enciclopedia afferma che: "Non c'è nessuna indicazione nel Nuovo Testamento o negli scritti dei Padri apostolici che fosse osservata la festa di Pasqua. La santità di tempi speciali fu un'idea assente nella mente dei primi cristiani"


LA PASQUA EBRAICA E LA CENA DEL SIGNORE

pesach

 Il termine italiano "Pasqua" è una traslitterazione dell'antica parola ebraica "pèsach" che significa letteralmente "saltare oltre" in ricordo della notte in cui Dio "saltò oltre" ovvero oltrepassò le case degli Israeliti in Egitto contrassegnate dal sangue dell'agnello sacrificato, risparmiandone i figli maschi.
Secondo Levitico 23
:5 la Pasqua ebraica corrispondeva al giorno in cui aveva inizio l'anno liturgico: "Il primo mese, il quattordicesimo giorno del mese, sull'imbrunire, sarà la Pasqua del Signore". L'anno solare seguiva invece il suo corso ordinario. Con l'istituzione dell'anno liturgico, il Signore insegnò al Suo popolo che doveva cominciare un'era nuova con Lui. La precedente storia d'Israele ormai non contava più. La redenzione del popolo doveva costituire il primo passo di una nuova vita. Il tempo delle fornaci di mattoni e dell'argilla era tramontato. La festa doveva essere celebrata in maniera fedele ai dettami divini: "Sarà la Pasqua in onore del Signore". Bisognava riprodurre nel modo più fedele possibile quello che era storicamente avvenuto durante l'uscita dall'Egitto (Esodo 12:1ss.).

tradizioni ebraiche

Si doveva uccidere l'agnello, spruzzare col sangue gli stipiti delle porte e consumare il pasto con un atteggiamento da pellegrini. Si rammemorava così la prodigiosa liberazione della notte dell'esodo egiziano. "La Pasqua doveva celebrarsi la sera del 14 giorno del primo mese (Nisan) ed il giorno 15 cominciava la festa di sette giorni dei pani azzimi. Il termine Pasqua non può applicarsi propriamente che al pasto in cui si mangiava l'agnello; seguiva poi la settimana dei pani azzimi, che terminava il 21. Quest'ordine è riconosciuto in Giosuè 5:10,11. Ma nella storia sacra la parola Pasqua si applica talvolta all'intero periodo (Luca 2:41; Giovanni 2:13, 23; Giovanni 6:4; Giovanni 11:55). Riguardo all'ora della celebrazione della Pasqua, essa è espressamente fissata "fra i due vespri" (Esodo 12:6; Levitico 23:5; Numeri 9:3, 5), o, come è detto altrove, "in sulla sera, come il sole tramonterà" (Deuteronomio 16:6). Questa ora corrisponderebbe al principio del giorno 15 di Nisan, cioè al momento in cui il 14 termina e il 15 principia".
In epoca tardiva, l'atteggiamento di pellegrino non fu più conservato. Gli agnelli erano uccisi di pomeriggio nel cortile del tempio, il sangue raccolto dai sacerdoti in vasi era versato vicino all'altare e il grasso bruciato sull'altare stesso. Assieme all'agnello veniva consumato anche del pane azzimo e delle erbe amare (Deuteronomio16:1-8). Nel suo significato tipologico l'agnello pasquale offerto dagli Ebrei fu applicato a Gesù anche dall'apostolo Paolo: "La nostra Pasqua cioè Cristo è stata immolata". Niente lascia intendere che bisogna celebrare la Pasqua o che lo facesse anche la chiesa dell'era apostolica. In realtà il giorno della resurrezione fu "nella notte del sabato quando già albeggiava, il primo giorno della settimana" (Matteo 28:1). La Cena perciò era celebrata in tale giorno. A Troas i credenti, nel primo giorno della settimana erano radunati per rompere il pane (Atti 20:9), non per celebrare la Pasqua. Gesù aveva, infatti, detto ai Suoi di ricordare in questo modo la Sua morte e la Sua resurrezione. Si discute se il pasto nel quale Gesù istituì la Cena del Signore fu proprio quello pasquale. Gli evangelisti Matteo e Marco lo affermano nei seguenti versi: Matteo 26:18ss., Marco 14:12ss. Certamente l'ultima Cena fu piena di risonanza e significati della Pasqua ebraica. Ma le analogie tra la Pasqua ebraica e la celebrazione della Cena come fu istituita dal Signore non vanno ricercate nel rituale, piuttosto nei loro tre elementi comuni: il concetto dl liberazione, il valore del sacrificio e il carattere di memoriale. 
 
IL CONCETTO DI LIBERAZIONE 

Santa Cena
Quando Dio stabilì la celebrazione della Pasqua disse: "Quando io vedrò il sangue passerò oltre, e non vi sarà piaga su voi per distruggervi quando percuoterò il paese d'Egitto". Nella Cena: "Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: "Prendete, mangiate, questo è il mio corpo". Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati". Dio ha stabilito e scelto di preservare la speciale relazione tra Sé e il Suo popolo con il Patto, con la Sua parola di promessa e con il sangue sparso. Il Nuovo Patto annulla l'Antico, perché il Nuovo Testamento completa la Parola di Dio agli uomini. La liberazione del Cristo è completa. Le istituzioni dell'Antico Patto non avevano la forza di liberare veramente gli uomini dal peccato e quindi di consentire loro l'accesso alla presenza di Dio. Il Nuovo Patto è perciò fondato su migliori promesse. 
 
IL VALORE DEL SACRIFICIO

Nella Pasqua ebraica: "Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell'anno…Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta la comunità d'Israele, riunita, lo sacrificherà al tramonto". Nella Cena del Signore: "Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: "Prendete, mangiate, questo è il mio corpo". Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati". L'epistola agli Ebrei spiega che Cristo fu allo stesso tempo sacrificio e sacrificatore, offerta ed offerente. Gli antichi sacrifici, perciò, non  dovevano essere ripetuti perché erano solo l'ombra (Ebrei 10:1-4) di quello perfetto e completo di Cristo (Ebrei 9:11-14), l'unico con valore espiatorio (Ebrei 9:12-14), perciò irripetibile. 

IL CARATTERE DI MEMORIALE

 Nella Pasqua ebraica: "Quel giorno sarà per voi un giorno di commemorazione". Nella Cena del Signore: "...fate questo in memoria di me".
Al tempo di Gesù, il pasto pasquale aveva una liturgia diversa (Luca 22
:17-20). "La festa cominciava con una benedizione e la preghiera, con il mandare attorno alla mensa un calice di vino mescolato con acqua, e un piatto d'erba e salsa dopo che il padre della famiglia l'aveva benedetto. A ciò faceva seguito la recitazione della storia dell'istituzione divina della Pasqua, il canto del Salmo 113 e la benedizione del secondo calice. L'agnello, arrostito intero, e le altre pietanze erano imbanditi e mangiati, dopo che il calice era stato mandato attorno unadell'erbe amare e dei pani azzimi, e si aveva gran cura che nessun osso fosse rotto. Quel che restava della carne era subito bruciato. Dopo il pasto veniva un terzo calice. Infine, erano cantati i Salmi dal 114 al 118 e si passava il quarto calice e forse un quinto calice".
Gesù usò probabilmente il primo o il secondo
dei quatto calici di vino, quando affermò che era l'ultima volta che ne beveva, prima della venuta del Suo regno. Seguì il ringraziamento per il pane e la spiegazione del suo nuovo significato. Ordinò quindi di ripetere quella celebrazione in Sua memoria. Prese il terzo calice e spiegò che rappresentava il Suo sangue con cui stava stabilendo il Nuovo Patto. 

CONCLUSIONE

Da quanto detto, si deduce che  la celebrazione della Pasqua ha poco a che fare con il ricordo della morte e resurrezione di Gesù. Spesso la cristianità, quella che ha solo il nome, ma non la sostanza del cristianesimo, unisce usi pagani con insegnamenti cristiani. Non è valido qui il principio di usare il sacro per santificare quello che non lo è (Aggeo 2:12). La Pasqua non è una festività cristiana, né una ricorrenza o una liturgia, anzi, alla luce del Nuovo Testamento la Pasqua è la Persona stessa di Cristo Gesù (I Corinzi 5:7,8). Ogni giorno è continuamente Pasqua avendo realizzato Gesù nei nostri cuori e seguendo i Suoi insegnamenti. Egli è l'Agnello di Dio, immolato una volta, ma ora vivente e vittorioso per sempre, per cui, per mezzo dello Spirito Santo, possiamo dire: "A Colui che siede sul trono e all'Agnello siano la benedizione e l'onore e la gloria e l'imperio, nei secoli dei secoli".


 

" Purificatevi dal vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra pasqua, cioè Cristo, è stata immolata. Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità. "
(1 Corinzi 5:7,8)

 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2011/04/la-pasqua-o-pesach.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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