per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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venerdì 25 marzo 2016

Perfettamente conosciuti

Salmi 139:6 La conoscenza che hai di me è meravigliosa,
troppo alta perché io possa arrivarci.
  

 
1Corinzi 13:12 Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto.


Come afferma la Scrittura, ciascuno di noi è conosciuto dal Signore in modo perfetto e meraviglioso. Non c'è nessuno che ci conosca meglio di Lui, neanche noi stessi. Per questo motivo possiamo avvicinarci a Dio, stare alla sua presenza, e chiedergli di mostrarci parte di questa conoscenza che ha di noi. Questo è utile e buono per riconoscere i peccati che abbiamo commesso e ravvederci, ma anche per crescere nella nostra vera identità in Cristo. Questa attitudine, manifesta inoltre il rapporto di esclusività che ciascuno di noi ha con il Signore: ascoltare ciò che lo Spirito dice a noi personalmente, vivere questo aspetto di Dio che è solamente nostro. Come nel matrimonio ci sono degli aspetti della vita di coppia conosciuti dai parenti e dagli amici, ma altri aspetti conosciuti solo dai coniugi, allo stesso modo nella nostra relazione personale con il Signore ci sono aspetti conosciuti dalla società ma altri riservati per il tempo di intima preghiera.
 

Nella prima lettera ai Corinzi, c'è un tema che è predominante su tutti gli altri: il tema della crescita. Leggendo gli scritti paolini, traspare con chiarezza l'analisi di una realtà che è in via di sviluppo: un tempo eravamo prigionieri, ora siamo liberi, ma anche in questa libertà possiamo essere bambini in Cristo oppure uomini maturi cresciuti a sua immagine. Anche chi è maturo però sente una profonda sofferenza, perché al tempo presente non vive nella nuova creazione, non vive con un corpo di resurrezione. Solo nella nuova creazione infatti potremo essere liberi da ogni fardello e conoscere pienamente, come anche siamo stati perfettamente conosciuti. C'è dunque questo processo che porta dal mondo delle tenebre al regno del Figlio, e dall'immaturità nel regno del Figlio alla maturità. In questo processo, noi possiamo soltanto intravedere quello che sarà. Possiamo conoscere e profetizzare in parte, ma sappiamo che il Signore conosce già ora tutto pienamente. Noi infatti siamo stati perfettamente conosciuti (al passato!), siamo conosciuti con tutte le nostre debolezze e tutti i nostri punti forti, siamo conosciuti con il nostro carattere e con i cambiamenti che assumiamo mentre il tempo scorre e le esperienze si accumulano, siamo conosciuti nelle limitatezze del nostro corpo soggetto al peccato, e siamo conosciuti nella forma che raggiungeremo al tempo della completezza. Questa conoscenza di Dio non deve spaventarci, ma al contrario deve far crescere in noi la fede nell'azione e nella direzione del Signore nella nostra vita. La conoscenza che il Signore ha di noi è meravigliosa, è una conoscenza che non nasce da un' osservazione esterna ma piuttosto da una consapevolezza interna. Questa è l'onniscienza di Dio: una conoscenza di noi che Lui trova in lui e non in noi o in qualunque altro posto. Per conoscere meglio noi stessi, dunque, la cosa migliore non è quella di guardarci allo specchio, e neanche meditare su noi stessi, ma piuttosto portare il nostro cuore al Signore, e chiedere a Lui chi siamo, chi siamo davvero. Da questa intimità potremo comporre canti al Signore come ha fatto il salmista, potremo vedere le cose da una nuova prospettiva come ha fatto l'apostolo Paolo, potremo continuare a correre la corsa cristiana che ci è posta davanti con rinnovata forza....il tutto alla sola gloria del Suo Nome.

di Davide Galliani.com

lunedì 29 aprile 2013

Facciamo parte di un unico corpo

 
Quanto piacere ha un membro del tuo corpo nel vedere un altro membro che soffre? La mano forse gioisce quando il piede calpesta un chiodo? Lo stomaco ride quando c’è un mal di testa? Quanta concorrenza esiste fra le varie membra del nostro corpo? L’occhio si vanta con la bocca, perché l’occhio può vedere e la bocca no?

Chiaramente, un comportamento simile sarebbe assurdo. 
Sarebbe assurdo perché il corpo, pur essendo fatto di tante membra, è un corpo unico. Ogni membro del corpo si impegna per il bene di tutto il corpo.

Ogni membro del corpo ha un ruolo diverso. Però, tutte le membra sono essenziali per il buon funzionamento del corpo e per una buona crescita.

Gesù Cristo è il Capo della Chiesa, ovvero, il capo del corpo. L’unico modo che il corpo ha per godere di buona salute è di ascoltare e ubbidire attentamente al suo Capo. Quindi, ascoltiamo e ubbidiamo alla guida di Cristo Gesù, che troviamo nella Parola di Dio.

Ora voglio approfondire il discorso che noi credenti siamo il corpo di Cristo, considerando i rapporti che dobbiamo avere gli uni con gli altri essendo membra dello stesso corpo.

1Corinzi 12 il Corpo



Un brano chiave che ci aiuta a capire meglio i nostri rapporti gli uni con gli altri come membra del corpo di Cristo è 1Corinzi 12:12-27.

"Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito. Infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: «Siccome io non sono mano, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. Se l’orecchio dicesse: «Siccome io non sono occhio, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo? Ci son dunque molte membra, ma c’è un unico corpo; l’occhio non può dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né il capo può dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi».  Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli, sono invece necessarie; e quelle parti del corpo che stimiamo essere le meno onorevoli, le circondiamo di maggior onore; le nostre parti indecorose sono trattate con maggior decoro,  mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava, perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui. Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua."


Questo brano mette molta enfasi sul fatto che siamo tutti membra dell'unico corpo di Cristo. Siamo diventati membra di questo corpo quando lo Spirito Santo ci ha battezzati in Cristo, e ci ha fatto nascere, spiritualmente, come figli di Dio.

Dobbiamo capire che siamo tutti membri dello stesso corpo. Chiaramente, ci sono delle diversità fra le varie membra, ma ogni membro è parte del corpo, e quindi, ogni membro è importante.

Come sarebbe se il piede, non accontentandosi del suo ruolo, a parere suo meno importante della mano, dicesse che visto che non è una mano, non fa parte del corpo? Comunque farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse un unico membro, che corpo sarebbe? Se tutto il corpo fosse un gigantesco occhio, certo, potrebbe vedere molto bene, ma non potrebbe udire, non potrebbe camminare, non potrebbe parlare, non avrebbe mani per fare le cose. Se tutto il corpo fosse un grande orecchio, potrebbe sentire bene, ma non potrebbe fare nient’altro.

Ed è così anche per noi. Ognuno di noi ha un ruolo diverso nel corpo, e ognuno ha dei doni e delle capacità, diverse, e ad ognuno Dio dà opportunità diverse,  diverse da ogni altro membro. Però, ogni membro è importante, ed ha un ruolo importante nel corpo. Non bisogna né vantarci, credendo di essere più importante degli altri, né pensare che qualcuno sia inutile. Ogni membro è importante.

Dio ha collocato ogni membro


Quando consideriamo che abbiamo tutti ruoli diversi, e doni e capacità e situazioni diversi, è importante ricordare sempre la verità che troviamo nel v.18. Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. 
È Dio stesso che decide come collocare ogni membro del corpo. Cioè, è Dio che decide a chi e quali doni spirituali dare, per esempio, a chi dare il dono di insegnamento, a chi il dono di servire, a chi il dono di incoraggiare, e così per ogni altro dono. È Dio che decide chi dovrebbe essere un pastore, chi dovrebbero essere diaconi, e chi evangelisti. Dio può dare tante capacità ad un credente, e ad un altro meno. Ad uno dà certe prove, ad un altro altre prove. Dio colloca i membri nel corpo secondo il suo piano e il suo desiderio, non secondo il nostro piano. La nostra responsabilità è di impegnarci per il bene degli altri in base a come Dio ci ha collocato nel corpo.

Troviamo lo stesso principio per quanto riguarda i vari ruoli e le varie responsabilità che hanno i membri della famiglia. È Dio che stabilisce il ruolo e la responsabilità del marito, della moglie, dei genitori e dei figli.

A volte, ad un membro della famiglia o all’altro possono sembrare pesanti o ingiusti il suo ruolo e le sue responsabilità. In questi momenti, è importante ricordare che Colui che ha creato la Famiglia non sbaglia mai. Camminiamo per fede in Lui.

Similmente, Dio ha collocato ogni membro del corpo di Cristo al posto giusto, dando i doni, le prove, le responsabilità e le circostanze perfetti, secondo il suo piano eterno. È essenziale che ogni credente abbia fede nella sovrana scelta di Dio.

Non accettare i ruoli stabiliti da Dio è un grave peccato di ribellione. Inoltre, non accettare il nostro ruolo indebolisce tutto il corpo. Se un orecchio dovesse scoraggiarsi perché non è un occhio, e perciò non volesse più impegnarsi ad udire, volendo cercare di vedere, a quel corpo mancherebbe l’udito. Se i piedi dovessero abbandonare il loro lavoro di camminare, per cercare di essere anche loro delle mani in più, quel corpo sarebbe zoppo, e non potrebbe spostarsi.

Oh che possiamo imparare ad accontentarci del ruolo che Dio ci dà di essere, e non solo accontentarci, ma impegnarci a fare il nostro meglio con quello che abbiamo ricevuto da Dio. Solo così la Chiesa può essere sana e compiere tutto quello che Dio le ha dato da compiere. Lasciamo a Dio la scelta di come collocare le membra nel corpo. Via da noi ogni gelosia, ogni lamentela, ogni scontentezza.

La medesima cura gli uni per gli altri


C’è un altra verità importante da riconoscere in questo brano, e la troviamo nei vv. 24,25.

Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava,  perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui.

Dio vuole che ogni membro del corpo abbia cura delle altre membra. Cioè, ogni membro del corpo, e non solo le guide, dovrebbe impegnarsi a cercare il bene di tutte le altre membra, e non solo di qualcuno preferito.

È importante evitare divisioni nel corpo. Certamente, è naturale che ognuno si trovi meglio con certi piuttosto che con altri. Però, non dobbiamo curare solamente coloro con i quali ci troviamo meglio. Invece, dobbiamo cercare il bene di tutti, entro le nostre possibilità e in base ai loro bisogni.

Se il piede viene morso da una vipera, la mano non può ignorare il problema. Il corpo è tutto collegato. Se il cuore o la testa o lo stomaco soffre, tutto il corpo soffre. Dobbiamo avere premura per il bene di tutto il corpo.

Il v.26 ci ricorda di questa realtà, Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui.

Fratelli, apparteniamo tutti allo stesso corpo. Quando un membro soffre, soffriamo tutti con lui. Se un membro è onorato, siamo tutti onorati.

Troviamo questo stesso principio in questo versetto, "Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono." (Romani 12:15).

Questo principio non è difficile da capire. Basta pensare ad una famiglia. Se un figlio viene onorato a scuola, questa lode diventa motivo per tutta la famiglia di gioire. Se un figlio viene maltrattato o ferito, tutta la famiglia soffre con lui. Anche noi siamo una famiglia in Cristo. Quindi, anche noi dobbiamo vivere così. Dobbiamo identificarci così tanto gli uni con gli altri, che possiamo gioire con chi gioisce, e piangere con chi piange.

Quando viviamo così, avremo molto più gioia, perché allora le benedizioni degli altri diventeranno motivi di gioia anche per noi.

Amici, se non avete questo cuore per gli altri membri del corpo, pregate Dio, e chiedeteGli di cambiare il vostro cuore. Non avere un vero amore per tutti gli altri membri del corpo è qualcosa di molto grave, come leggiamo qui.

“Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.” (1Giov 4:20-21)

Preghiamo affinchè possiamo avere un vero amore gli uni per gli altri, e veramente identificarci gli uni con gli altri, perché siamo tutti membri dello stesso corpo, il corpo di Cristo.

Adoperarci per il bene del corpo


Ho menzionato prima che è Dio che colloca ogni membro nel corpo, ed è Dio che decide quali doni dare ad ogni persona. Ora, voglio considerare come dovremmo impegnare i doni spirituali, le capacità e i mezzi che Dio ci ha dato.

“Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro. Avendo pertanto doni differenti secondo la grazia che ci è stata concessa, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo conformemente alla fede; se di ministero, attendiamo al ministero; se d’insegnamento, all’insegnare; se di esortazione, all’esortare; chi dà, dia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le faccia con gioia.” (Rom 12:4-8).

Leggiamo anche 1Corinzi 12:7, che parla dello stesso argomento.

“Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune.” (1Cor 12:7).

Infine, un terzo brano che ci aiuta a capire come dobbiamo adoperare quello che abbiamo ricevuto da Dio.

“Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri.” (1Piet 4:10).

Dobbiamo adoperare tutto quello che Dio ci ha dato per il bene di tutto il corpo. A ciascun membro del corpo, Dio dà certe capacità, ovvero, certi doni spirituali. Lo scopo di questi doni è il bene comune. Questo è esattamente quello che fanno le membra del corpo umano. Ogni membro ha un ruolo diverso, ma tutte collaborano per il bene comune.

Quindi, ogni credente dovrebbe impegnarsi, attivamente, a cercare il bene degli altri.

Nel mondo in cui viviamo, è normale che ognuno si impegni a cercare il proprio bene. Ma così non deve essere nel corpo di Cristo. Infatti, se le varie membra di un corpo dovessero vivere così, il corpo morirebbe ben presto. Il corpo più sano è quel corpo in cui ogni membro si impegna per il bene comune, anziché per il proprio bene.


L’amore fraterno


"Quanto all’amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente." (Romani 12:10).

Questo brano ci aiuta a capire il cuore che dobbiamo avere gli uni per gli altri nel corpo di Cristo. Dobbiamo avere un amore fraterno che ci spinge ad essere pieni di affetto gli uni per gli altri.

Questo è quel tenero affetto che dovrebbe esistere in ogni famiglia.

Sappiamo tutti che è abbastanza facile avere vero affetto per certi fratelli, mentre è molto più difficile avere affetto per altri. Che cosa dobbiamo fare quando ci troviamo in una situazione così?

Quando ci è difficile essere pieni di affetto per qualcuno, dobbiamo impegnarci a pregare di più per quella persona, e dobbiamo anche impegnarci a cercare attivamente il suo bene. Inoltre sarebbe molto utile passare del tempo con quella persona. L’affetto non arriva magicamente, non arriva se non c’è un impegno, e non arriva se non abbiamo contatto con quella persona. È anche importante pregare, chiedendo a Dio di cambiare il nostro cuore verso quella persona, e di farci comprendere che facciamo parte dello stesso corpo.

La gara del rendere onore


Oltre a comandarci di essere pieni di affetto gli uni per gli altri, Romani 12:10 ci comanda di onorare gli uni gli altri. “Quanto all’amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente.” (Rom 12:10).

In 1Corinizi 12, abbiamo letto una verità simile:

Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava,”

Dio ci comanda a rendere onore gli uni agli altri.

Attenzione: questo comandamento non è legato a quanto onore una persona si merita di per sé. Infatti, come dichiara 1Corinzi 12, si dà maggior onore a quelle parti che ne mancano. Allora, in base a che cosa dobbiamo onorare gli uni gli altri? Dobbiamo onorare gli altri in base al vero valore di ogni altro membro.

Qual è questo grande valore di ogni altro membro? Se ci pensiamo, non è difficile da capire. Se aveste un carissimo amico, che volete onorare, e uno dei suoi figli venisse a trovarvi, chiaramente, essendo questi il figlio del vostro caro amico, lo onorereste trattandolo bene, come se fosse il vostro amico in persona. Questo onore non gli viene dato in base a qualche sua qualità o merito, ma in base al fatto che egli è il figlio del vostro caro amico, e naturalmente quel figlio ha un grande valore per suo padre. Se doveste trattare quel figlio con dispetto, o anche solo se doveste trascurarlo, sarebbe un'offesa grande nei confronti del vostro amico.

Allora, tenendo questo esempio in mente, ricordiamo che ogni membro del corpo di Cristo è un figlio di Dio. L’onore che diamo ad un altro credente non deve dipendere dal suo merito, ma dal fatto che è un figlio di Dio, e quindi, dal fatto che è prezioso per Lui. Disprezzare, o solo trascurare un figlio di Dio, è un’offesa contro Dio.

A livello pratico, in che modo dobbiamo rendere onore gli uni agli altri? Ci sono tanti modi. Per esempio, onoro una persona quando mi vedo con lei, avendo premura di informarmi come sta e di ascoltare quello ha da dire, anziché cercare solamente di raccontare le mie cose.

Si onorano gli altri quando si cerca di prendere il posto meno comodo, lasciando il miglior posto agli altri. Quando ci sono dei lavori da distribuire, o delle cose da preparare per una cena insieme, si dimostra onore per gli altri, non cercando il lavoro o la responsabilità più facile, ma cercando di lasciare quelle cose agli altri.

Dio ci comanda di fare a gara per rendere l’onore gli uni agli altri. Questo riguarda anche le piccole cose di ogni giorno, e non solo quelle grandi. Ricordiamo che onorando i figli di Dio, onoriamo Dio.

Avere le medesime cure


In 1Corinzi 12, abbiamo letto che Dio ha creato il corpo in modo che le membra avessero la medesima cura gli uni per gli altri.

Questa cura comprende sia una cura spirituale, sia una cura pratica e, se serve, anche economica, come viene insegnato in tanti brani.

"provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l’ospitalità." (Romani 12:13)

Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui?” (1Giov 3:17)

Dobbiamo curare gli uni gli altri base alle necessità e in base alle nostre possibilità. Nella Bibbia, in Atti 5, leggiamo di come tanti credenti a Gerusalemme vendettero campi e proprietà per provvedere economicamente ad altri credenti che ne avevano bisogno. In 2Corinzi 8, Paolo spiega come i credenti di Macedonia avevano dato oltre i loro mezzi, per aiutare i credenti di Gerusalemme, che stavano nel bisogno.

Quindi, l’amore e la cura che dobbiamo avere gli uni per gli altri non è solo simbolica, ma riguarda tutto l’essere nostro: i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre preghiere, i nostri beni e le nostre azioni.

Tutto questo, perché siamo veramente tutti membra dello stesso corpo, il corpo di Cristo Gesù, il nostro Capo.

Applicazione


Oggi, abbiamo considerato brevemente la meravigliosa verità che siamo tutti membra dello stesso corpo, e che quindi siamo membri gli uni degli altri.

Essendo membra dello stesso corpo, Dio ci comanda di avere amore, premura, cura e onore gli uni per gli altri. Questo vuol dire avere una cura vera, in base al bisogno.

Ricordiamo che è Dio che colloca ogni membro del corpo come vuole Lui, con i doni, le capacità, e le prove giuste. Quindi, è molto importante accettare di cuore il ruolo che Dio ci ha dato, e impegnarci a fare del nostro meglio per il bene del corpo con i doni e le capacità che abbiamo. Non dobbiamo mai confrontare le nostre capacità o le nostre prove con quelle degli altri. Piuttosto, lodiamo Dio per le sue vie perfette, e mettiamoci da fare, essendo in questo modo fedeli con quello che abbiamo ricevuto da Dio.

Il corpo sta al suo meglio quando ogni membro si impegna quanto possibile per il bene del resto del corpo. In realtà, quando tutte le membra si sacrificano per il bene comune, tutte le membra staranno bene e cresceranno.

Impegniamoci ad essere pieni di affetto gli uni per gli altri. Quando non ci è facile, ricordiamoci dell’importanza di pregare gli uni per gli altri, e di passare del tempo insieme cercando il bene di quella persona.

Ricordiamo anche quanto è importante onorare gli uni gli altri. Questo onore non dipende dal merito che hanno gli altri, ma piuttosto dipende dal fatto che gli altri sono figli di Dio, e quindi, sono preziosi a Lui. Onorare gli altri equivale a onorare Dio, disprezzare o trascurare gli altri è un’offesa a Dio.

Infine, ricordiamo l’importanza di impegnarci per il bene degli altri, anche in senso pratico. Che beato sarà quel corpo in cui ogni membro si impegna per il progresso di tutto il corpo! Similmente, noi saremo più benedetti quando ogni membro si impegnerà per il bene di tutto il corpo, anziché cercare il proprio.

Quando noi, come corpo, abbiamo cura l’uno per l’altro, quando portiamo i pesi gli uni degli altri, quando abbiamo umiltà, quando abbiamo grande affetto l’uno per l’altro, quando facciamo a gara per rendere onore l’uno all’altro, quando non cerchiamo di calpestare l’uno l’altro, ma invece quando ognuno è pronto a fare il lavoro più umile, allora, come corpo, saremo forti. Allora, come corpo, ogni membro sarà ben curato. Allora, come corpo, saremo pronti a compiere grandi cose per il Signore.

Quando consideriamo il corpo umano, è veramente una meraviglia. Infatti, nel Salmo 139 il Salmista, considerando il suo corpo, dichiara: Salmi 139:14 "Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene."

Anche il corpo spirituale, la Chiesa, è una cosa stupenda. Oh che possiamo capire di più la meraviglia di quello che siamo in Cristo. Oh che Dio ci aiuti a capire la realtà che siamo tutti membri dello stesso corpo, il corpo di Cristo Gesù. 
di Marco deFelice


"Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri"  
(Giovanni 13:35)
 
http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/04/facciamo-parte-di-un-corpo.html

domenica 31 marzo 2013

Custodire il cuore nelle avversità

Custodire il Cuore nelle Avversità

cuore
“Custodisci il tuo cuore più d’ogni altra cosa, poiché da esso procedono le sorgenti della vita.” – Pro. 4:23


Il momento nella vita di un Cristiano che richiede una diligenza più che comune nel custodire il cuore, è il tempo dell'avversità. Quando la Provvidenza ti disapprova, e abbatte i tuoi conforti esteriori, allora guarda al tuo cuore; custodiscilo con ogni diligenza dal crucciarsi contro Dio, o dal venir meno sotto la sua mano; perché le sventure, sebbene santificate, sono comunque sventure. Giona era un uomo buono, eppure quanto miserabile fu il suo cuore nell’afflizione! Giobbe era lo specchio della pazienza, eppure come fu turbato il suo cuore dalla sventura! Scoprirai com’è difficile mantenere uno spirito composto sotto le grandi afflizioni. Oh quante ansie e tumulti queste causano anche nei cuori migliori. Lasciate che vi mostri, quindi, come un Cristiano sotto grandi afflizioni possa custodire il cuore dal crucciarsi o sconfortarsi, sotto la mano di Dio.

Offrirò qui diversi contributi per custodire il cuore in questa condizione.

1. Con queste spiacevoli provvidenze Dio sta fedelmente portando avanti il grande disegno dell’amore elettivo per le anime del suo popolo, e ordina tutte queste afflizioni come strumenti santificati per quel fine. Le afflizioni non sopraggiungono per caso, ma secondo un proposito. Con questo proposito di Dio esse sono ordinate come strumenti di abbondante bene spirituale per i santi. “In questo modo adunque sarà purgata l’iniquità di Giacobbe…”; “per util nostro…”; “tutte le cose cooperano al bene...” Sono gli operai di Dio al lavoro nel nostro cuore, per abbatterne l’orgoglio e la sicurezza carnale; e in questo modo, la loro natura viene mutata: divengono benedizioni e benefici. “È stato buono per me, che io sono stato afflitto”, dice Davide. Certamente quindi non hai motivo di discutere con Dio, ma piuttosto di stupirti che Egli debba preoccuparsi così tanto del tuo bene da usare ogni strumento per realizzarlo. Paolo benediceva Dio se in qualsiasi modo avesse potuto raggiungere la risurrezione dei morti. “Fratelli miei”, dice Giacomo, “reputate compiuta allegrezza quando sarete caduti in diverse tentazioni”. Mio Padre ha un proposito d’amore per la mia anima, e io invece sono adirato con Lui? Tutto ciò che fa, è in relazione con, e per realizzare, un qualche eterno, glorioso fine per la mia anima. È la mia ignoranza del disegno di Dio che mi fa disputare con Lui”. Egli dice a te in questo caso, come disse a Pietro, “Tu non sai ora quel ch’io fo, ma lo saprai appresso”.

2. Sebbene Iddio si sia riservato la libertà di affliggere il suo popolo, tuttavia egli ha vincolato le proprie mani alla promessa di non ritrarre mai la sua amorevole benevolenza da essi. Come posso contemplare questa scrittura con uno spirito rammaricato, malcontento: “Io gli sarò per padre, ed egli mi sarà per figliuolo; e, se pur commette iniquità, io lo castigherò con verga d’uomo, e con battiture di figliuoli d’uomini. Ma la mia benignità non si dipartirà da lui”. Oh cuore mio, superbo cuore mio! Puoi veramente essere scontento, quando Dio ti ha dato tutto l’albero su cui crescono i grappoli del conforto, solo perché Egli permette che un po’ di vento faccia cadere qualche foglia? I cristiani hanno due tipi di beni, i beni del trono e i beni dello sgabello, immobili e mobili. Se Dio ha assicurato i primi, il mio cuore non sia turbato dalla perdita dei secondi. Se Egli avesse ritratto il suo amore o sciolto la mia anima dal patto, allora veramente avrei ragione di essere abbattuto; ma non ha fatto questo, né può farlo.

3. Per impedire che il cuore affondi sotto le afflizioni, è di grande efficacia richiamare alla mente che tuo Padre ne ha il controllo. Nessuna creatura muove la mano o la lingua contro di te se non con il suo permesso. Supponi che il calice sia amaro, tuttavia è il calice che tuo Padre ti ha dato; puoi forse sospettare che vi sia del veleno? Sciocco uomo, pensa se riguardasse il tuo cuore: daresti a tuo figlio qualcosa che possa nuocergli? No! Faresti del male a te stesso quanto a lui. “Se voi dunque, essendo malvagi, sapete dar buoni doni ai vostri figliuoli,” quanto più Dio! La considerazione stessa della sua natura come un Dio d’amore, di pietà e di tenere grazie, o della sua relazione con te come padre, marito, amico, può ben produrre abbastanza sicurezza, anche se non ti avesse detto una sola parola per quietarti in questo caso; eppure hai anche quella parola, per mezzo del profeta Geremia: “non vi farò male alcuno”. Riposi troppo vicino al suo cuore perché Egli possa nuocerti; nulla lo contrista di più dei tuoi infondati e indegni sospetti sui suoi piani. Non rattristerebbe un medico coscienzioso e di buon cuore se, avendo studiato il caso di un paziente e avendo preparato le medicine più eccellenti per salvargli la vita, lo udisse gridare, “Oh mi ha rovinato! Mi ha avvelenato!” a causa dei dolori dell’operazione? Oh quando ti fiderai?

4. Dio ha riguardo di te sia nella condizione bassa che in quella alta; e quindi non c’è motivo di essere tanto afflitto di trovarti in basso; anzi, Egli manifesta maggiormente il suo amore, la sua grazie e il suo affetto tanto nel momento dell’afflizione quanto in quello della prosperità. Come Dio non ti scelse in principio perché ti trovavi in alto, così non ti abbandonerà ora perché ti trovi in basso. Gli uomini possono guardarti con imbarazzo, e mutare i loro riguardi col mutare della tua condizione; quando la Provvidenza ha abbattuto il tuo stato, i tuoi amici estivi possono diventare strani, temendo che tu possa causare loro problemi; ma Dio farà così? No, no: “Io non ti lascerò, e non ti abbandonerò” dice. Se le avversità e la povertà potessero impedirti l’accesso a Dio, sarebbe davvero una condizione deplorevole: ma, lungi da ciò, tu puoi andare da lui nella massima libertà. “Il mio Dio mi ascolterà”, dice la chiesa. Il povero Davide, quando era privato di tutti i conforti terreni, poteva trovare incoraggiamento nel Signore suo Dio; e perché tu non puoi farlo? Immaginate che vostro marito o vostro figlio abbia perso tutto in mare, e venga da voi in miseria; potreste negare la relazione, o rifiutarvi di consolarlo? Se tu non puoi, tanto meno potrà Dio. Perché quindi sei così turbato? Anche se la tua condizione fosse mutata, l’amore di tuo Padre non è mutato.

5. Che dire se mediante la perdita dei conforti esteriori Dio preservasse la tua anima dal potere deleterio della tentazione? Allora sicuramente avresti scarsi motivi per sprofondare il tuo cuore con tali tristi pensieri. I piaceri terreni non fanno forse sviare e piegare gli uomini nel momento della prova? Per l’amore di queste cose molti hanno abbandonato Dio in quei momenti. Il giovane ricco “se ne andò contristato; perché egli avea molte ricchezze”. Se questo è il progetto di Dio, quanto è ingrato mormorare contro di Lui per questo! Noi vediamo che i marinai in una tempesta possono gettare fuori bordo i beni di maggior valore per salvare le loro vite. Sappiamo che è usuale per i soldati in una città assediata distruggere gli edifici più belli entro le cui mura i nemici potrebbero trovare rifugio, e nessuno dubita che questo sia fatto saggiamente. Coloro che hanno arti compromessi li stendono volontariamente perché siano amputati, e non solo ringraziano, ma pagano il chirurgo. Si deve dunque mormorare contro Dio perché getta via le cose che ci farebbero affondare in una tempesta? Perché abbatte ciò che potrebbe aiutare il tuo nemico nell’assedio della tentazione? Perché taglia via ciò che metterebbe a repentaglio la tua vita eterna? Oh sconsiderato, ingrato uomo! Non sono queste cose, per le quali ti dogli, le stesse cose che hanno rovinato migliaia di anime?

6. Sarebbe di grande sostegno per il tuo cuore nell’avversità, considerare che Dio con tali umilianti provvidenze forse realizza ciò per cui hai lungamente pregato e atteso. E dovresti esserne turbato? Dimmi, Cristiano, non hai posto innanzi a Dio molte preghiere di questo tipo: che voglia preservarti dal peccato; mostrarti la vacuità della creatura; che voglia mortificare e uccidere le tue concupiscenze; che il tuo cuore non possa trovare altro godimento che in Cristo? Con questi colpi umilianti e depauperanti Dio potrebbe realizzare i tuoi desideri. Vuoi essere preservato dal peccato? Ecco, Egli ha sbarrato la tua via con le spine. Vuoi vedere la vanità della creatura? La tua afflizione è una buona lente per scoprirla, perché la vanità della creatura non si scopre mai così efficacemente e consapevolmente se non per la nostra esperienza. Vuoi che le tue corruzioni siano mortificate? Questa è la maniera: rimuovere il sostentamento e il combustibile che le mantengono; perché come la prosperità le generò e le nutrì, così l’avversità, quando è santificata, è uno strumento per sopprimerle. Non vorresti che il tuo cuore si rifugiasse solo nel seno di Dio? Quale metodo migliore potrebbe usare la Provvidenza per realizzare i tuoi desideri che trarre da sotto la tua testa quel soffice cuscino di piaceri terreni su cui riposavi in passato? Eppure ti crucci per questo: figlio impertinente, come metti alla prova la pazienza di tuo Padre! Se Egli tarda a rispondere alle tue preghiere, sei pronto a dire che non si cura di te; se fa ciò che veramente risponde al loro fine, sebbene non nella maniera che ti aspetti, mormori contro di lui; come se, invece di rispondere, Egli stesse sbarrando tutte le tue speranze e propositi. Non è una cosa insensata? Non è abbastanza che Dio abbia mostrato tanta grazia da fare ciò che desideravi: devi essere così impudente da aspettarti che Lui lo faccia nel modo che tu prescrivi?

7. Può confortare il tuo cuore, considerare che in queste difficoltà Dio sta realizzando quell’opera di cui la tua anima si rallegrerebbe, se ne vedessi il disegno. Siamo annebbiati da molta ignoranza, e non siamo capaci di discernere quali particolari provvidenze tendono all’adempimento dei disegni di Dio; e quindi, come Israele nel deserto, spesso ci ritroviamo a lamentarci, perché la Provvidenza ci conduce in un deserto ventoso, dove siamo esposti alle difficoltà, sebbene sia stato Lui a condurli, e ora a condurre noi, per la via giusta ad una città di dimore. Se potessi solo vedere come Dio nel suo segreto consiglio ha steso esattamente il suo piano della tua salvezza, fino ai più minuti mezzi e circostanze, potresti discernere la mirabile armonia delle dispensazioni divine, le loro mutue relazioni, insieme al loro rapporto generale che hanno con il fine ultimo; se avessi la libertà di fare la tua scelta, fra tutte le condizioni del mondo, tu sceglieresti quella in cui ti trovi ora. La Provvidenza è come un curioso arazzo composto da migliaia di fili, che, presi singolarmente sembrano inutili, ma messi insieme, rappresentano innanzi ai nostri occhi una bella storia. Poiché Dio opera tutte le cose secondo il consiglio della Sua volontà, ovviamente questo fu ordinato come il mezzo migliore per realizzare la tua salvezza. Chi ha un cuore orgoglioso, avrà molte provvidenze umilianti ordinate per lui; chi ha un cuore mondano, vedrà molte provvidenze che lo impoveriscono. Se riesci a vedere questo, allora non ho bisogno di dire altro per confortare il cuore più rattristato.

8. Aiuterebbe molto a rasserenare il tuo cuore, considerare che con la tua ansia e scontentezza in realtà fai a te stesso più danni di quanto potrebbero fare tutte le tue afflizioni. Il tuo malcontento è ciò che arma i problemi con una punta acuminata; rendi il tuo carico più pesante divincolandoti sotto di esso. Se solo rimanessi quieto sotto la mano di Dio, la tua condizione sarebbe molto più semplice di ora. “L’impazienza nel malato provoca la severità del medico”. Questo fa che Dio affligga maggiormente, come fa un padre con un figlio caparbio che non vuole ricevere la correzione. Inoltre, non si addice all’anima di pregare sui propri problemi, o di ricevere il senso del bene che Dio intende con essi. L’afflizione è una pillola che, avvolta nella pazienza e nella quieta sottomissione, può essere ingerita facilmente; ma il malcontento fa masticare la pillola, e così rende amara l’anima. Dio getta via un po’ di conforto che ti avrebbe danneggiato, e tu vuoi gettare via anche la tua pace insieme ad esso; Egli scaglia una freccia che si conficca nei tuoi vestiti, e non avrebbe mai dovuto ferirti, ma solo allontanarti dal peccato, e tu invece vuoi spingerla più in profondità, fino a ferire il tuo stesso cuore, con lo scoraggiamento e il malcontento.

9. Se il tuo cuore (come quello di Rachele) ancora si rifiuta di essere confortato, allora fai un’altra sola cosa: confronta la condizione in cui ti trovi ora, e di cui sei così tanto insoddisfatto, con la condizione in cui si trovano altri, e che meriteresti. “Altri stanno gridando nelle fiamme, urlando sotto il flagello della punizione; e fra loro io merito di trovarmi. Oh anima mia, è questo l’inferno? La mia condizione è cattiva come quella dei dannati? Che cosa darebbero le migliaia che sono ora all’inferno per scambiare la loro situazione con me!” Ho letto (dice un autore) che quando il Duca di Conde si sottopose volontariamente agli inconvenienti della povertà, un giorno fu visto e compatito da un nobile Italiano, il quale per benevolenza desiderava che egli avesse più cura della sua persona. Il buon duca rispose, “Signore, non siate turbato, e non pensate che io soffra per la privazione; perché mando un araldo innanzi a me che prepara i miei appartamenti e si cura che io sia intrattenuto in maniera regale”. Il nobile chiese chi fosse il suo araldo. Egli rispose, “La conoscenza di me stesso, e la considerazione di ciò che merito per i miei peccati, che è il tormento eterno; quando giungerò con questa conoscenza al mio appartamento, per quanto sguarnito lo trovi, penso che comunque sia molto meglio di quanto io meriti.

di John Flavel (1627–1691)



"Rafforzami e sarò salvato, e avrò sempre i tuoi statuti davanti agli occhi." 
(Salmi 119:117)
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/03/custodire-il-cuore-nelle-avversita.html

La natura della Fede


LA NATURA DELLA FEDE.



Secondo le Sacre Scritture la Fede cristiana si riconosce da due caratteristiche definite. Primo, la Fede sempre ha origine dalla Parola di Dio. Secondo, la Fede sempre sta in rapporto diretto con la Parola di Dio. La Fede è una delle poche parole di cui la Bibbia ci dà una definizione. Nel libro degli Ebrei cap. 11 vv 1 si trova questa definizione:



“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”.



LA FEDE E’ DIFFERENTE DALLA SPERANZA



Questo importante versetto esprime varie realtà intorno alla fede. Primo, indica una differenza tra la fede e la speranza. Ci sono due aspetti principali nei quali la fede differisce dalla speranza. Il primo è che la speranza si proietta verso il futuro, ma la fede si stabilisce nel presente.



La speranza è un atteggiamento di aspettativa relativo a ciò che ancora non è accaduto, ma la fede è una certezza, una fiducia ferma, qualcosa di reale e definito dentro di noi, che possediamo qui e ora.



La seconda differenza tra la fede e la speranza è che la speranza è una facoltà della mente, mentre la fede è una facoltà del cuore. Questo risulta molto evidente nella descrizione dell’armatura di Dio che deve indossare il soldato di Cristo. Leggiamo nella prima lettera ai Tessalonicesi cap. 5 vv 8 :



“Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza”.



Osserviamo che la fede,insieme all’amore, si trova nel petto; nella regione del cuore. Ma la speranza la si assomiglia all’elmo che si pone in testa, luogo della mente. Pertanto, la speranza è un’attitudine mentale di aspettativa relazionata col futuro; la fede invece è una condizione del cuore, che produce in noi qui e ora qualcosa di tanto reale che può descriversi con la parola certezza.



Molta gente si dichiara cristiana, può anche fare una sincera confessione della sua fede in Cristo, però troppe volte questa fede rimane soltanto sul piano mentale. È un’accettazione intellettuale di certi dogmi e dottrine. Questa non è la vera fede biblica, poiché non produce nessun cambiamento nella vita di coloro che la professano.





Invece la fede che viene dal cuore, sempre produce una svolta definitiva in coloro che la professano.



LA FEDE FONDATA SOLTANTO SULLA PAROLA DI DIO



Ritorniamo alla definizione di fede data in Ebrei 11:1



“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”.



Osserviamo un’altra importante realtà della fede.



Or la fede è … dimostrazione di realtà che non si vedono.



Ciò dimostra che la fede tratta di cose che non si vedono. La fede non si basa sull’evidenza dei nostri sensi, ma sulle verità e realtà invisibili ed eterne rivelate nella Parola di Dio. La fede si oppone alla vista. S.Paolo nella seconda lettera ai Corinti cap. 5 vv 7, scrive:



“poiché camminiamo per fede e non per visione”.



Perciò non basiamo la nostra fede su ciò che possiamo vedere o sentire, ma sulla Parola di Dio. Eppure abbiamo detto prima che la fede è dimostrazione di realtà che non si vedono. Certo, perché le cose non viste che abbiamo creduto per fede, anche le vedremo.



Prendiamo spunto dalla conversazione tra Gesù e Marta nel Vangelo di S.Giovanni cap. 11 vv 39-40:



39 Gesù disse: «Togliete la pietra!» Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»



Qui Gesù dimostra chiaramente che la fede consiste prima nel credere, poi nel vedere. No al contrario. Molta gente tende a invertire quest’ordine. Dicono: “Se solo potessi vedere qualcosa di soprannaturale, allora crederei”. Ma questo è un errore. Noi non abbiamo bisogno di nessuna fede per credere in ciò che vediamo. Non c’è bisogno di esercitare alcuna fede per credere in un albero, in una automobile, in una casa, o altro di visibile.



Però se qualcuno ci racconta una storia, noi possiamo scegliere di credere o non credere, secondo la credibilità che diamo a questa persona. Non potendo verificare con i sensi, saremmo chiamati a credere per fede. Ma la fede in Dio è qualcosa di molto diverso.



A volte possiamo incontrare un apparente conflitto tra l’evidenza dei nostri sensi e la rivelazione della Parola di Dio. Per esempio, possiamo sentire e vedere nel nostro corpo tutte le evidenze di un’infermità fisica. Tuttavia la Bibbia ci dice in Isaia cap. 53 :



4 Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,
erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;
ma noi lo ritenevamo colpito,
percosso da Dio e umiliato!
5 Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
stroncato a causa delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui
e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.



Isaia sta profetizzando di Gesù, circa settecento anni prima che queste cose avvenissero. La Scrittura profetica afferma che Egli si è caricato i nostri dolori e che mediante le sue lividure siamo stati guariti.



E qui si presenta un conflitto tra i sensi e la fede. I nostri sensi ci dicono che siamo infermi. La Parola di Dio ci dice che per le Sue lividure siamo stati guariti. Questo conflitto tra la testimonianza dei nostri sensi e quella della Parola di Dio mette il credente di fronte a due alternative.



Da una parte, possiamo accettare la testimonianza dei nostri sensi e così accettare anche l’infermità fisica. Oppure, possiamo afferrarci fermamente alla testimonianza della Parola di Dio che dice che siamo guariti. Se facciamo questo con sincerità di fede, anche la testimonianza dei nostri sensi si dovrà adeguare a concordare con la testimonianza della Parola di Dio, ed allora potremo dichiarare di essere guariti non solo per la fede sulla Parola di Dio, ma anche per l’evidenza della guarigione confermata dai nostri sensi. Una guarigione completa nel corpo e nello spirito.





La conferma biblica di questo tipo di fede la possiamo verificare nell’esperienza di Abramo. S.Paolo racconta che la fede di Abramo era sotto la direzione di Dio. Leggiamo nella lettera ai Romani al cap. 4:



18 Egli(Abramo), sperando contro speranza, credette, per diventare padre di molte nazioni, secondo quello che gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza». 19 Senza venir meno nella fede, egli vide che il suo corpo era svigorito (aveva quasi cent'anni) e che Sara non era più in grado di essere madre; 20 davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, ma fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio, 21 pienamente convinto che quanto Egli ha promesso, è anche in grado di compierlo.



La fede di Abramo considera come verità la Parola che Dio gli ha dato, nonostante che i sensi gli dicessero che è impossibile avere figli a 100 anni, considerando che la moglie Sara ne aveva 90 e per di più era sterile.



Abramo non aspettò la conferma dell’evidenza fisica, cioè la nascita di Isacco, prima di accettare con certezza la dichiarazione di Dio. Al contrario, egli accetto prima la dichiarazione di Dio come cosa certa, prima che questa fosse confermata dall’evidenza fisica della nascita di Isacco.



Questo è un esempio della fede spirituale. Abramo si rifiutò di credere alla testimonianza dei suoi sensi, che senza alcun dubbio gli dicevano che era impossibile che egli e Sara potessero avere un bambino.



Ma Abramo non accetto questa testimonianza perché essa non stava d’accordo con quello che Dio aveva detto: “Fra un anno avrai un figlio”.

Questo ci mostra che la fede spirituale consiste nell’agire come fece Abramo.



1. Abramo considerò vera la promessa di Dio, fin dal momento in cui fu pronunciata.

2. Abramo si rifiutò di accettare la testimonianza dei suoi sensi fintanto che non furono in accordo con la dichiarazione di Dio.

3. Come conseguenza al fatto che Abramo si afferrò a ciò che Dio aveva promesso, la testimonianza dei suoi sensi finì col concordare con la dichiarazione di Dio.

QUESTA E' LA FEDE DEL CUORE.LA FEDE CHE OPERA MIRACOLI! 
 
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ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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