per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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sabato 10 gennaio 2015

in nome di chi fate quello che fate?

Uno sguardo critico sulla nostra vita

La fine di un vecchio anno e l’inizio di uno nuovo è tempo di bilanci, bilanci retrospettivi e prospettivi non solo della nostra ditta, organizzazione o associazione, ma soprattutto della nostra vita a livello personale. Uno sguardo critico sulla nostra vita è opportuno sempre. Siamo stati all’altezza delle nostre o altrui aspettative? Facciamoci il "classico", ma ben poco praticato "esame di coscienza"!
Credo che ci sia un bellissimo criterio per giudicare la bontà della nostra vita, ed è quello di rispondere alla domanda: "In nome di chi o di che cosa siete quello che siete e fate quel che fate? Qual è il criterio ultimo con il quale valutate la vostra vita?". Rispondere a questa domanda vuol dire vedere se veramente vale la pena di essere quel che siamo e di fare la vita che facciamo.
Il cristiano ha un unico criterio di fondo per valutare sé stesso, ed è quello che mi sembra bene espresso da un versetto della lettera dell’apostolo Paolo ai cristiani della città di Colosse. Esso dice:
"Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di Lui" (Col. 3:17).

Il punto di riferimento della nostra vita

1. "Qualunque cosa facciate". L’intero campo della condotta umana viene qui coperto da questa ingiunzione della Parola di Dio. "Qualunque cosa facciate, in parole o in opere..." deve essere fatto, per chi si professa cristiano, in un certo modo, deve avere un preciso punto di riferimento.
Se da una parte gli animali vivono secondo ciò che detta loro l’istinto, l’istinto proprio della loro specie, ogni essere umano vive (pensa, parla, agisce) secondo diversi modelli di vita imposti variamente dalla propria cultura, dai condizionamenti che ha ricevuto, dalle proprie scelte di fondo. Ogni essere umano ha dei punti di riferimento che caratterizzano e determinano la sua vita. Come può essere descritta la vostra vita personale? Che cosa vi si può leggere in essa? Qual è il fine ultimo delle vostre parole ed azioni? A che cosa tendete? Qual è il metro con il quale misurate la vostra esistenza? Qual è l’obiettivo della vostra vita? C’è chi vive in funzione esclusivamente del lavoro e del guadagno; chi vive in funzione delle persone che ama o della sua famiglia; chi della soddisfazione dei suoi piaceri. C’è chi vive adattandosi acriticamente ai valori del "branco" a cui appartiene e da cui si guarda bene di staccarsi per paura di esserne escluso...

Una scelta di vita

2. Qui l’Apostolo dà un’indicazione generale su quale debba essere il punto di riferimento ultimo della vita del cristiano in ogni sua espressione, in parole o in opere, cioè di tutto ciò che dice e fa, dei suoi ragionamenti, pensieri e risoluzioni interiori, come pure delle parole della sua bocca e le opere delle sue mani. Si, perché essere cristiano in modo autentico è una precisa scelta di vita, una chiara presa di posizione, un chiaro impegno che deve condizionare tutto il nostro modo d’essere.
3. Tutto quello che fa deve, per quanto possibile, essere compiuto, dice il nostro testo, nel nome del Signore Gesù. Che cosa significa questo? Qui c’è un chiaro riferimento all’impegno di vivere sotto l’autorità di Cristo, impegno suggellato dal battesimo.
Nella prima lettera ai Corinzi l’Apostolo Paolo fa una chiara distinzione fra il comportamento comune in questo mondo e quello a cui il cristiano è stato chiamato. Dice: "Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di dio? Non vi ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effemminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori, erediteranno il regno di Dio. Ora tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio" (1 Co. 6:9-11 ND). Il cristiano ha posto la totalità della sua vita sotto la signoria di Cristo.

La guida più completa

Possiamo dire che questo comandamento ci offra la guida più completa alla vita cristiana di quanto possa fare anche il libro più voluminoso di casistica morale. In ogni situazione dubbia il credente può trovare guida sicura chiedendosi: "Qual è in questo caso la cosa più cristiana da fare? `Posso fare questo senza compromettere la mia confessione di fede? Lo posso fare e dire ‘nel nome del Signore Gesù’"? Posso "rubare" nel nome di Cristo? Posso ubriacarmi nel nome di Cristo? Posso abusare della sessualità o ...tradire mia moglie nel nome di Cristo? E’ vero che noi siamo molto abili a trovare sempre una giustificazione per il nostro comportamento, ma, oggettivamente, di fronte alla Persona di Cristo, come effettivamente Lui è, di fronte a quanto oggettivamente ci dice la Parola di Dio, il mio comportamento sarebbe giustificabile ed in linea con essa? Onorerebbe Cristo?
Si, su di me è stato posto il nome di Cristo, e fin ora non l’ho rinnegato. Ora, farei "una buona pubblicità" a Cristo se facessi una certa cosa? Egli mi ha mostrato il Suo immenso amore guadagnandomi, morendo in croce, la salvezza. Egli mi ha riscattato, mi ha rivestito dell’abito della Sua santità. Quello che dico, penso, faccio, gli porta onore e gloria, oppure vergogna? Gli altri, vedendo il mio comportamento, io che mi dico cristiano, sono portati ad ammirare la persona e l’opera di Cristo in me, oppure a bestemmiare Cristo, magari dicendo in cuor loro: "Se quello è un cristiano, io non voglio avere nulla a che fare con Cristo e con la chiesa"!

Un chiaro riferimento

"Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù". Questo è un punto di riferimento chiaro per la nostra condotta. Non si tratta di "ispirarsi" vagamente a Dio nella nostra vita. Questo potrebbe essere un principio astratto che lascia troppo spazio all’interpretazione soggettiva. Dio definisce chi Egli sia e ciò che Egli esige dalle Sue creature umane attraverso la Sua Parola rivelata, resa Scrittura, ma soprattutto resa persona umana in Gesù Cristo. Egli deve essere davvero, e non a parole, il Signore della nostra vita, cioè Colui a cui dobbiamo ubbidienza. Gesù disse: "Perché mi chiamate: Signore, Signore! e non fate quel che vi dico?" (Lu. 6:46).
Il metro di giudizio con il quale Dio verificherà la nostra vita non saranno le nostre proprie idee ed interpretazioni su quello che ci pare giusto; non verremo giudicati secondo la nostra conformità a ciò che la società si aspetta da noi, né secondo quanto affermato da politici, filosofi o leader religiosi a cui magari facciamo riferimento. Un solo è il "nome di riferimento". Dice la Scrittura: "In nessun altro è la salvezza; poiché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (At. 4:12), così non vi è accettazione della nostra persona ed atti in altri nomi se non in quello abbiamo affidato la nostra vita. Egli è "Il nome che è al di sopra di ogni nome" (Fl. 2:10).
Per questo, fare qualcosa in nome di Cristo significa:
a. Far combaciare la nostra volontà alla Sua. In ogni nostro desiderio dobbiamo tenere in considerazione Lui e la Sua volontà. Gesù disse: "Quello che chiederete nel mio nome, lo farò" (Gv. 14:13,14). Dobbiamo domandarci: conoscendo il carattere di Cristo, quel che desidero l’avrebbe potuto chiedere Lui? Sarebbe stato approvato da Cristo se Glielo avessi chiesto? Avrebbe potuto Cristo intercedere per me, in questa cosa, presso il Padre? Sarebbe stato ed è degno di Cristo?
Ad alcune richieste Gesù risponde negativamente. Ad esempio, ad un certo punto la madre di due discepoli di Gesù, Giacomo e Giovanni, chiede a Gesù un posto di particolare onore nel regno di Dio: "Di’ che questi miei due figli siedano l’uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra, nel tuo regno" (Mt. 20:21). Questa donna chiede a Gesù un privilegio per i suoi due figli. Queste ambizioni, a parte il fatto che sono assurde, non sono in linea con lo spirito di Cristo, e quindi vengono respinte. In linea con lo spirito di Gesù non è l’ambizione al potere, ma l’ambizione a servire. Questa si che è una richiesta a Lui gradita. Gradita a Cristo è una richiesta che ricalca i concetti contenuti nel Padre Nostro. Ecco una preghiera che troverà certamente da Dio accoglienza.
b. Un’iniziativa da Lui avallata. Progettando e portando avanti iniziative ed opere che Cristo volentieri sanzionerebbe con la Sua autorità. La Scrittura dice che dove due o tre sono riuniti nel Suo nome, per perseguire i Suoi obiettivi ed azione, Egli è in mezzo a loro, e Dio lo avallerà e benedirà (Mt. 18:18-20). Dio benedirà un’opera di solidarietà sociale compiuta in nome di Cristo? Una casa di accoglienza rifugiati? un centro sociale per giovani, anziani, donne? Un progetto di visite e di studi biblici nelle case? La richiesta di una guarigione in nome di Cristo? Certamente. Dio non sanzionerà però, come è già avvenuto purtroppo nella storia, una guerra o una crociata in Suo nome... una spesa superflua... qualcosa che solo apparentemente è in nome di Cristo, ma che in realtà è per il nostro egoismo, tornaconto, ambizione mondana, ecc. E’ vero che: "Se domandiamo qualche cosa secondo la Sua volontà, egli ci esaudisce" (1 Gv. 5:14). La richiesta che Dio benedica una nostra iniziativa è legittima, ma quest’iniziativa deve essere conforme alla Sua volontà, che noi diligentemente esploreremo e terremo conto.
c. Seguire l’esempio di Cristo. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa poi esplicitamente seguire il Suo esempio. E’ scritto infatti: "Infatti io vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io" (Gv. 13:15), e ancora: "Chi dice di rimanere in lui, deve camminare come egli camminò" (1 Gv. 2:6).
Noi siamo discepoli di Cristo. Essere discepoli Suoi significa imparare da Lui. Gesù disse: "Prendete su di voi il mio giogo ed imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre" (Mt. 11:29). Il nostro carattere riflette il Suo?
Vivere in nome di Cristo e seguirlo significa calcare le Sue orme rinnegando i nostri comodi sacrificando noi stessi per Lui e per gli altri. Gesù disse: "Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mt. 16:24). Sono pronto a rinunciare ai miei comodi e desideri per mettere i Suoi in primo piano?
Vivere in nome di Cristo significa essere impegnati seriamente a livello di etica e di moralità cristiana. Significa "morire" a ciò che Dio considera peccato, e vivere la vita nuova che Egli dona in Cristo. E’ scritto: "anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le Sue orme... affinché morti al peccato, vivessimo per la giustizia" (1 Pi. 2:21-24).
d. Con la forza che Cristo dona. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa trarre da Lui le energie e le capacità per realizzare ciò che Egli in noi si prefigge. Ti sembra impossibile quello che Cristo chiede da te? Vi sembra di essere carenti delle forze e delle risorse per compierlo? L’Apostolo diceva: "Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica" (Fl. 4:13). Non siamo lasciati a noi stessi nel portare avanti ciò che Cristo ci chiede. I cristiani, in tutto ciò che si prefiggono, chiedono a Lui la forza e la sanzione. Dice la Scrittura: "Tu dunque, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù" (2 Ti. 2:1).
Gli apostoli Pietro e Giovanni guariscono un malato. Vengono arrestati chiedendo conto del loro operato e gli chiedono: "Con quale potere o in nome di chi avete fatto questo?" e rispondono: "Nel nome di Gesù Cristo, il nazareno (At. 4:7-10). Quello che fare, con quale potere o in nome di chi lo fate?
La nostra vita deve essere talmente determinata da Cristo che, come l’apostolo Paolo dobbiamo dire: "Per la grazia di Dio io sono quello che sono" (1 Co. 15:10). Potete ringraziare il Signore per ciò che avete conseguito nella vostra vita?
e. Cristo vive in me! Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa vivere per fede in Lui. Questo deve giungere al livello tale da poter dire: "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me (Ga. 2:20).
Il cristiano non mette al centro dell’attenzione sé stesso, non pretende la propria autonomia, non si vanta delle proprie realizzazioni e risorse. Sottopone la Sua vita a Cristo, anzi, la sua identità quasi scompare rispetto a Cristo, sapendo che una vita veramente realizzata e mancante di nulla di ciò che veramente conti è quella vissuta nella Sua prospettiva. L’Apostolo dice: "La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la Sua gloria e virtù" (2 Pi. 1:2,3).
f. ServirLo ed adorarLo. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa consapevolmente servirLo ed adorarLo, secondo le Sue prescrizioni. Consideravamo all’inizio che ogni essere umano vive con un punto di riferimento ultimo. Qual è il nostro? I cristiani dicono: "Mentre tutti i popoli camminano ciascuno nel nome del suo dio, noi camminiamo nel nome del Signore, nostro Dio, per sempre" (Mi. 4:5).
Per questo ubbidiamo al comandamento che dice: "Andate dunque, e fate miei discepoli tutti i popoli" (Mt. 28:19,20). Per questo nostro punto di onore è perseverare ad apprendere da Lui, come i primi cristiani, i quali "erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere" (At. 2:42,43). A chi appartenete voi? Noi vogliamo appartenere al Signore e non ne rimarremo delusi. "Il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: Il Signore conosce quelli che sono suoi" (2 Ti. 2:19).
g. Perseguire la Sua causa. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa perseguire la Sua causa ed obiettivi, anche a costo di sacrifici, ma con la sicura speranza di una grande retribuzione. Gesù disse:"...e chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi a causa del mio nome, ne riceverà cento volte tanto, ed erediterà la vita eterna" (Mt. 19:29).
Perseguire la causa di Cristo non è facile. Come hanno perseguitato Lui, perseguiteranno anche noi. Cristo ci aveva preavvertito: "Allora vi abbandoneranno all’oppressione e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a motivo del mio nome (Mt. 24:9; At. 9:16). Con la costanza e la persistenza, però, raggiungeremo l’obiettivo prefissato perché Dio realizzerà infallibilmente le Sue promesse nonostante gli avversari. Alle chiese dell’Apocalisse il Signore dice: "So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amor del mio nome e non ti sei stancato... tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me... pur avendo poca forza, hai serbato la mia parola e non hai rinnegato il mio nome" (Ap. 2:3,13; 3:8).
h. Per la Sua gloria. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa infine operare per il solo Suo onore e gloria. Questo è il tutto della vita, una vita significativa ed eterna. "Tu sei la mia rocca e la mia fortezza; per amor del tuo nome guidami e conducimi" (Sl. 31:3); "Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio" (1 Co. 10:31); "Tu sei degno, o Signore, e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza; perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono" (Ap. 4:9-11). Viviamo noi per glorificare ed esaltare Dio in Cristo? Questo è lo scopo per cui siamo stati creati e dove troveremo migliore realizzazione per noi stessi.

Epilogo

4. Notate come termina il nostro versetto: "Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di Lui".
La vita della creatura riconciliata con il Suo Creatore e consapevole di chi è e di che cosa riceve nella vita e in Cristo, è una vita impostata al senso di riconoscenza verso di Dio. Dicono i cristiani riflessi nella lettera agli Ebrei: "Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode; cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome" (Eb. 13:15), Si, l’importanza del rendimento di grazie nella vita cristiana viene qui ancora sottolineata dall’Apostolo quando dice che le nostre azioni devono essere sempre accompagnate dal sacrificio di una grata lode, offerta tramite Cristo, l’unico Mediatore, tutte le volte in cui ci avviciniamo a Dio con la preghiera. Il cristiano non si dimentica di dire grazie a Dio e lo dimostra con le sue parole ed i fatti. Egli si applica a ringraziare Dio Padre per mezzo di Lui. Per questo la Scrittura ci esorta dicendo: "Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo" (Ef. 5:20), unico nostro Mediatore.

La nostra valutazione

Ricordate la domanda che ci eravamo posti all’inizio? "In nome di chi o di che cosa siete quello che siete e fate quel che fate? Qual è il criterio ultimo con il quale valutate la vostra vita?". Rispondere a questa domanda, dicevamo, vuol dire vedere se veramente vale la pena di essere quel che siamo e di fare la vita che facciamo. Un consuntivo della nostra vita non può ignorare questo. Sono persuaso che una vita che valga veramente la pena di essere vissuta sia quella vissuta coerentemente nella prospettiva del Signore Gesù Cristo. Se ci professiamo cristiani ci applicheremo a far si che l’esortazione della Parola di Dio sia vera per noi: "Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di Lui" (Col. 3:17). Così facendo potremo essere sicuri che la nostra vita non sarà stata futile, vana, gettata via, vissuta per niente...
Paolo Castellina


  
« Insegnaci dunque a contar bene
i nostri giorni,
per acquistare un cuore saggio»
 
(Salmo 90:12)

Che il Signore vi benedica nel nuovo anno 2015
 
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/12/in-nome-di-chi-o-di-che-cosa-fate-cio.html

domenica 20 aprile 2014

Gesù Cristo è degno di ricevere ogni onore e gloria

"Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; troverete un'asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà». Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta: «Dite alla figlia di Sion: "Ecco il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un'asina, e un asinello, puledro d'asina"». I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; condussero l'asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere. La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!». Quando Gesù fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: «Chi è costui?» E le folle dicevano: «Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea»" (Matteo 21:1-11). Folle osannanti Il racconto dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, quello che si legge tradizionalmente nelle chiese in quella che è chiamata “la Domenica delle Palme”, è indubbiamente suggestivo. Esso rende testimonianza a ciò che ancora oggi avviene quando delle folle accolgono trionfalmente, onorano ed acclamano qualcuno che, nella sua saggezza e capacità, ha dimostrato di essere o promette di essere un grande leader in grado di portare pace e benessere per tutti sconfiggendo tutto ciò che vi si oppone. D’altro canto, la stessa scena è guardata con scetticismo ed incredulità da chi “realisticamente” si rende conto come questi “grandi personaggi”, in quello che dicono e fanno, regolarmente dimostrino poi di essere venditori di illusioni, o peggio, siano solo abili manipolatori delle folle e che, di fatto, servono solo sé stessi e il potere “di chi sta loro dietro”. Non è insolito, infatti, che “a parte pochi fanatici”, queste folle osannanti e plaudenti, siano solo “pecoroni” manovrati ad arte, magari costretti ad essere lì con la forza o in cambio di benefici immediati, com’é avvenuto ed ancora oggi avviene nelle dittature. Il legittimo scetticismo su queste folle osannanti e sui personaggi che esse onorano, caratterizza pure il cristiano che, nutrito dal sano realismo insegnato dalle Sacre Scritture sulla natura umana, sa che nessuno a questo mondo, qualunque cosa sembri aver fatto o prometta di fare, o comunque si presenti, è degno di tali onori. ...con un’unica eccezione, il Signore e Salvatore Gesù Cristo. Per esperienza il cristiano sa che Egli, Gesù, il Cristo, non ha mai deluso né deluderà mai chiunque Gli si affidi. Per questo è intenso desiderio, preghiera e massima aspirazione del cristiano che Gesù, e solo Lui, riceva dal più grande numero di persone ogni onore e gloria, ciò che Egli merita. È “il sogno” del cristiano: una folla di gente, d'ogni età e condizione, che scende dalle proprie case per acclamare, con entusiasmo e persuasione, Gesù di Nazareth, come loro Signore e Salvatore! Una folla di persone d'ogni razza, lingua e nazione, che esalta e magnifica Gesù di Nazareth, come loro unico Maestro, e che Lo proclama Via, Verità e Vita! Che cosa grande sarebbe se veramente tutti, anche oggi, potessero riconoscere ed acclamare Gesù di Nazareth, con tutto il loro cuore e con tutta la loro forza! E' forse questa aspirazione una vana speranza, una pia illusione? No, perché sappiamo che un giorno sarà davvero così: le profezie delle Sacre Scritture parlano chiaro ed esse non hanno mai fallito. Magnifiche, al riguardo, sono le visioni del libro dell'Apocalisse. In una di queste, Giovanni dice: "...e vidi, e udii voci di molti angeli intorno al trono, alle creature viventi e agli anziani; e il loro numero era di miriadi di miriadi, e migliaia di migliaia. Essi dicevano a gran voce: «Degno è l'Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode». E tutte le creature che sono nel cielo, sulla terra, sotto la terra e nel mare, e tutte le cose che sono in essi, udii che dicevano: «A colui che siede sul trono, e all'Agnello, siano la lode, l'onore, la gloria e la potenza, nei secoli dei secoli». Le quattro creature viventi dicevano: «Amen!». E gli anziani si prostrarono e adorarono" (Ap. 5:11-14). Si, davvero qualcosa d'entusiasmante e meraviglioso per chi sa chi è e che cosa può fare Gesù, il Cristo! La gloria di Cristo, riconosciuta, esaltata, goduta è, in fondo, il fine ultimo di tutta l'autentica predicazione cristiana e di tutto l'insegnamento impartito dalla comunità cristiana che voglia essere fedele al suo compito. Accompagnare uomini, donne, ragazzi e bambini a riconoscere chi è Gesù e che cosa Egli può essere per la loro vita e vederlo realizzato, è il privilegio e la gioia più grande che un ministro di Dio possa avere. Che ci potrebbe essere di più grande di questo? Si, davvero, «Degno è Gesù, il Cristo di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode». Il perché della Sua gloria Perché Gesù, il Cristo, è degno del massimo onore e gloria? Ve lo vorrei spiegare oggi attraverso un testo della Parola di Dio che troviamo nella lettera dell'apostolo Paolo ai cristiani della città di Filippi, al capitolo due. Il contesto immediato in cui l'apostolo introduce l'argomento è questo: egli esorta quella comunità cristiana alla concordia e alla necessità che da essa sia bandito ogni spirito di parte e di vanagloria (2:1-4). Per fare questo, egli cita le parole di un "inno a Cristo", usato e ben conosciuto a quel tempo nelle comunità cristiane. Attraverso di esso egli mette in evidenza quanto sia importante, da parte loro, che essi manifestino, nei loro rapporti gli uni con gli altri, "...lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù", vale a dire, lo stesso Suo modo di pensare ed agire. E', infatti, di quel modo di pensare, di parlare e d'agire, che consiste la Sua gloria e, di riflesso, anche la nostra. Se, infatti, essi chiamano Gesù loro Maestro e Signore, Egli lo deve essere veramente, non solo a parole, ma in fatti e verità. L'Apostolo, così, fa rivolgere l'attenzione dei lettori a Cristo, esempio supremo d'umiltà e di dedizione disinteressata al bene degli altri: in questo consiste la Sua gloria. Leggiamo, allora, il testo: "Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre" (Filippesi. 2:5-11). Un canto significativo ed istruttivo Una prima cosa che colpisce di questo testo è come sia veramente notevole che l'Apostolo usi, per insegnare sia la teologia che l'etica, le parole di un inno, di un canto. Spesso, infatti, non c'è migliore strumento didattico che il canto. Qui l'apostolo Paolo, ispirato da Dio, riprende le parole di un canto e le usa per meglio imprimere nei suoi lettori l'identità e la gloria di Cristo, com'era Gesù e l'importanza di imitarlo. Questo "inno a Cristo" può essere diviso in sei strofe. Le prime tre celebrano l'umiliazione di Cristo, le altre tre, la Sua esaltazione. Le esamineremo partendo proprio dalla Sua umiliazione. L'umiliazione di Cristo 1. La prima frase dice: "...il quale, pur essendo in forma di Dio..." (6 a). La parola qui tradotta con "forma" può essere equivocata, perché oggi per "forma" s'intende qualcosa di diverso da allora. Difatti, la traduzione interconfessionale (TILC), traduce: "Egli era come Dio" togliendo il termine "forma".. La "forma" di qualcuno o qualcosa significava la sua realtà interiore e profonda, spesso celata dall'apparenza. "L'apparenza inganna", si dice oggi. Difatti, sotto le apparenze di un comune palestinese di quel tempo, si nascondeva Dio stesso: una realtà che poteva scoprire solo chi davvero "aveva occhi per vedere", chi, senza pregiudizi, sapeva scorgere la "realtà profonda" di Gesù, la Sua "essenza". La pretesa del Salvatore alla divinità faceva infuriare i capi giudei (Gv. 5:18) e li aveva indotti ad accusarlo di bestemmia (Gv. 10:33). Qual era, dunque, l'essenza di Gesù, la sua "costituzione morfologica"? Essa era la stessa di quella di Dio. Egli era Dio fattosi uomo, Dio che si abbassa, e perciò si umilia, per scendere al livello umano e diventare, dell'essere umano, il Salvatore: questo è "il succo" della proclamazione dell'Evangelo. Questo è il punto d'arrivo al quale intende giungere sia la predicazione, sia l'insegnamento della comunità cristiana: accompagnare una persona a riconoscere in Gesù la presenza stessa di Dio che, in Gesù, vuole essere il suo personale Signore e Salvatore, affinché confessi la sua fede in Lui. 2. Egli dunque, era Dio, ma: " ...non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente" (6 b), tenacemente. L'espressione originale, letteralmente: "...non reputò rapina l'essere uguale a Dio" (Diodati). La Sua non era un'indebita e blasfema pretesa, come di se stessi facevano e fanno certi personaggi della politica o della religione che "pensano di essere chissà chi", spiattellando "a destra ed a manca" questo loro presunto titolo, per ottenere onori, poteri e privilegi. Gesù non stava cercando d'essere Dio o di farsi passare per tale: era qualcosa che possedeva intrinsecamente ma di cui né si vantava, né si profittava. Questa Sua identità profonda Egli "non la faceva pesare" in alcun modo. Gesù non cercava onori: era una persona semplice, alla mano, disponibile, servizievole ...eppure era Dio! Gesù non solo manteneva un "basso profilo", assolutamente non pretenzioso, ma, come dice il nostro testo: 3. "...spogliò sé stesso" (7 a), cioè si spogliò volontariamente della gloria celeste e divina della Sua Persona, tanto da "annichilire" sé stesso, da umiliarsi al massimo grado e "svuotarsi" di questa Sua dignità. Non che ad essa avesse rinunciato, perché rimaneva l'Emmanuele, cioè Dio con noi, ma aveva rinunciato a qualunque interesse personale, dignità ed onore. Diventare uomo, per chi è Dio, è già uno stupefacente abbassamento, ma non bastava! Qualcuno potrebbe pensare: diventa uomo, ma assume la maggiore delle cariche che si possano avere in questo mondo, il maggiore onore che, in questo mondo, una creatura umana possa avere. No, Iddio diventa uomo in Gesù: 4. "...prendendo forma di servo" (7 b), ecco che cosa rileva il testo. Iddio assume la condizione del servo! Che cosa ci potrebbe essere, di solito, di meno onorevole che un servo? Che cosa ci potrebbe essere di più disprezzabile e meno importante in questo mondo di un servo? Immaginate la condizione di un lavapiatti, di uno che pulisce i gabinetti, di un "garzone di stalla" che è tenuto alla larga perché puzza, di uno scaricatore di porto, di un "soldato semplice", anonima e semplice pedina e "carne da cannone" manovrata da chi comanda. Pensate alla persona più ignorata e disprezzata, ad uno "zero" che nella società umana conta meno che nulla! Ebbene, volontariamente, Dio diventa in Gesù proprio uno così! Vi sorprende che questo arrechi scandalo, ancora oggi, a certi nel mondo per i quali "un Dio così" sarebbe inconcepibile ed offensivo! Questo è il Dio al quale il cristiano si affida! 5. Ecco così che il testo riassume il concetto or ora espresso: "...divenendo simile agli uomini" (7 c), condividendo in tutto e per tutto la condizione umana: nascita, crescita, sofferenza, contraddizioni, e persino la condizione dei più umili, "...trovato esteriormente come un uomo" (8 a), esteriormente, perché la sua identità profonda lo rendeva più che un uomo, "... umiliò se stesso" (8 b), cioè Egli si abbassò volontariamente a condividere le miserie umane, con un'unica eccezione: compì perfettamente la volontà di Dio senza mai commettere nulla che potesse dispiacergli. Se però voi pensaste che questo fosse abbastanza, vi sbagliate, perché Gesù fa l'esperienza dell'umiliazione ultima: 6. "... si fa ubbidiente fino alla morte" (8 c). Egli, cioè, rinuncia completamente a qualunque interesse personale ed accetta il sacrificio ultimo della Sua intera vita, la distruzione dell'intera Sua vita, per ricuperare l'essere umano dalle conseguenze del peccato e ristabilirlo in comunione con Dio, destinandolo, per grazia, alla vita eterna. Gesù, innocente e meritevole d'ogni bene che accetta di morire affinché la creatura umana, colpevole e meritevole solo del peggio, possa vivere! Notate bene come non si tratti di una morte "naturale", né di una morte accidentale, ma di una morte violenta, tra le più atroci "...la morte di croce" (8 d), la morte alla quale erano destinati i peggiori fra i criminali! Questo è davvero il massimo, non è vero? Gesù si rende disponibile a soffrire la morte più crudele e vergognosa. Qualcuno potrebbe dire: "E' il massimo della stupidità dare la Sua vita per chi nulla merita e nemmeno lo riconosce e l'apprezza!". No, è amore. Questo è il nostro Maestro, dice l'apostolo ai cristiani di Filippi ed a noi: da Lui siamo chiamati ad imparare a fare altrettanto! Perché? Perché questa è la via che conduce alla vera gloria ed alla vera vita. Non esistono delle scorciatoie, se non illusorie. E' proprio per questo, dice Paolo, citando questo inno, che Gesù ha acquisito il nome più grande che mai possa esserci nell'intero universo. L'esaltazione di Cristo 1. "Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni nome" (9). Il Suo "nome" non è semplicemente un titolo: si riferisce alla Sua Persona, alla Sua posizione di dignità e d'onore. Nominatemi, se potete, una qualunque altra persona del passato e del presente, e dimostratemi che essa è più grande e importante di Gesù. Vi sfido a trovarla: non la troverete mai, perché anche i migliori personaggi della storia, nella loro vita, hanno macchie ed ombre, ipocrisie ed incoerenze. Di essi si può "sospettare" in molti modi. Non però di Gesù! Di Lui solo si può dire che "la morte non lo poteva trattenere", perché Egli risorge dalla morte e dopo, con la Sua ascensione, il Suo nome è esaltato alla destra di Dio. Pare che Napoleone Bonaparte avesse un giorno esclamato: "Se l'antico filosofo Socrate entrasse, in questo momento, in questa stanza, noi dovremmo alzarci in piedi e rendergli onore. Se, però, Gesù Cristo entrasse, in questo momento in questa stanza, dovremmo cadere sulle ginocchia ed adorarlo!". Stefano, primo martire della fede cristiana, in una visione, di fronte ai Suoi ingiusti accusatori, dice: "Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figlio dell'uomo in piedi alla destra di Dio" (Atti 7:56). Il mondo, questo, non lo può sopportare, difatti: "...essi, gettando grida maltissime, si turarono gli orecchi e si avventarono tutti insieme sopra di lui; e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono ... lapidarono Stefano che invocava Gesù e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito»" (Atti 7:57,58). Si, Stefano proclama il nome di Gesù senza timore e la sua stessa vita riflette il carattere di Gesù. Infatti: "Poi, messosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputar loro questo peccato». E detto questo si addormentò" (At. 7:60). La profezia di Isaia, al riguardo di Gesù, dice: "Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l'opera del SIGNORE prospererà nelle sue mani" (Is. 53:10): oggi stesso chi Lo segue è l'adempimento di quella profezia! 2. C'è un popolo raccolto in ogni tempo e paese che Dio raccoglie attorno a Gesù: con gioia e con riconoscenza s'inginocchiano davanti al Cristo affidandogli la loro vita e manifestando sottomissione a Lui. Di fatti il testo dice: "...affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra" (10). Un popolo Lo proclama Signore, ma un giorno, volenti o nolenti a Lui si sottometteranno tutti, perché a questo Egli è destinato, perché l'eterno progetto di Dio: "...consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra" (Efesini 1:10). Nessun essere intelligente in tutto l'universo - siano angeli o santi in cielo, gente vivente sulla terra o Satana, i demoni, o i perduti nell'inferno, sfuggirà. Tutti si piegheranno, o di buon grado, oppure saranno costretti a farlo, perché Egli è il legittimo Creatore e Signore dell'universo. 3. "...e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore" (11 a). Si, ciò che ognuno confesserà è che "Gesù Cristo è il Signore". Questo, il primo credo cristiano, significa che Gesù Cristo è Yahweh, Dio. Un giorno tutto sarà fatto per riconoscere che Gesù Cristo è tutto ciò che diceva d'essere - vero Dio da Dio vero. Sfortunatamente, per molti sarà troppo tardi perché abbiano la salvezza delle loro anime. 4. L'esaltazione, infine, di Gesù Cristo, è e sarà: "...alla gloria di Dio Padre" (11 b). Il posto elevato che ora occupa il Salvatore e l'universale futuro inchino in segno di riconoscimento della Sua signoria è finalizzato alla gloria di Dio, come è chiamato ad essere tutto ciò che compie il cristiano in ubbidienza alla volontà di Dio. Il filosofo Blaise Pascal disse un giorno: "Gesù Cristo è il centro di tutto e l'oggetto d'ogni cosa: chi non Lo conosce, non sa nulla dell'ordine della natura, e nulla di sé stesso". Conclusione E' davvero qualcosa di meraviglioso sapere che un giorno folle intere di persone acclameranno Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore! La domenica in cui Gesù entra trionfalmente a Gerusalemme non è che, di quel giorno, un pallido esempio. Certamente, fra quella folla, vi erano persone non sincere oppure superficiali, facilmente trascinate dall'eccitazione generale e non davvero disposte a seguire fedelmente Gesù. Non così sarà quel giorno, perché la verità sarà palese agli occhi anche dei più ostinati che, con vergogna, ammetteranno di essere stati ciechi e stupidi a non averlo fatto prima. Perché per il cristiano quest'esaltazione di Gesù comunica entusiasmo e gioia? Perché Iddio lo ha fatto con la grazia di far gustare, per esperienza, che tutto ciò che le Sacre Scritture dicono di Gesù è vero; perché Iddio lo ha, per Sua grazia, reso membro del Suo popolo, sparso in ogni tempo e paese, e con esso loda e benedice il suo Signore. Ora comprende che davvero "Degno è l'Agnello, il Cristo, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode", che la via della salvezza e della vera gloria è quella dell'umiltà, del sacrificio, della dedizione completa e disinteressata alla volontà di Dio. E' per questo che il cristiano autentico proclama ed insegna l'Evangelo di Gesù Cristo, affinché pure chi ascolta possa fare parte di questa folla festante che, dopo averlo compreso, esprime la Sua gioia e riconoscenza per i doni d'amore e di grazia che Dio ci ha fatto in Lui. Che possa davvero essere così per voi tutti. di Paolo Castellina "Viva l'Eterno! Sia benedetta la mia Rocca! Sia esaltato DIO, la Rocca della mia salvezza!" (Samuele 22:47) http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/04/e-degno-di-ricevere-ogni-onore-e-gloria.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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