per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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mercoledì 11 maggio 2016

Strategie di guerra spirituale

La Bibbia permette ad un credente di condividere le sue esperienze; lo Spirito Santo lo spinge a farlo. È bene che per la grazia del Signore si impari a seguirLo nelle piccole cose della vita quotidiana. Inoltre è necessario ricevere una comprensione chiara della vita spirituale, in modo tale che lo Spirito Santo posa usarla per la crescita spirituale ed essere liberati dalle incertezze.
Secondo la maturità spirituale del credente, certi punti della Scrittura saranno di difficile comprensione. Non bisogna né trascurarli né accanirsi per capirli subito. Vi sono delle verità che sono riservate ad un tempo di maggiore maturità. Il Signore, spesso, ci dà un assaggio di una vita più profonda rinviando ad un futuro indeterminato la pienezza dell’esperienza spiritualmente cristiana.
Il diavolo cercherà certamente di persuadere moltissimi lettori della Bibbia ad abbandonare la sua lettura (lasciando che si copra di polvere in qualche scaffale), la sua meditazione, il suo studio, la sua applicazione. Pertanto bisogna chiedere a Dio, iniziando la lettura di queste pagine, di darvi la forza e la perseveranza per proseguire fino in fondo nonostante gli ostacoli del nemico, il quale farà di tutto affinché ciò non sia di utilità a coloro che ne hanno bisogno; non permettergli di aver successo nella sua malvagia intenzione. Studiare la Bibbia e pregare; chiedere a Dio che non ci faccia dimenticare quanto si è studiato e non ci limitiamo a riempire il cervello d’infinite teorie sterili.
1) Se nella luce di Dio riusciamo a vedere la luce, impareremo a conoscere noi stessi senza perdere la nostra libertà in Cristo. Ma se non facciamo altro che esaminare noi stessi, analizzando ogni pensiero ed ogni sentimento in continuazione, tutto ciò ci impedirà di abbandonarci completamente a Cristo. Solo il credente istruito profondamente dal Signore sarà in grado di conoscere sé stesso. La continua introspezione e l’autoanalisi sono dannose per la vita spirituale.

2) La triplice portata del piano redentore del Signore - Attraverso la croce di Cristo non solo è stato annullato il peccato di coloro che Dio ha eletto a vita eterna prima la fondazione del mondo, ma è stata crocifissa anche la nostra “carne” di peccato. Nulla di ciò che appartiene alla vecchia creazione, cioè all’uomo vecchio, può essere gradito a Dio, neppure le opere migliori. La comprensione dello scopo della redenzione operata dal Signore permette di dividere la vecchia creazione dalla nuova. La vita che riceviamo al momento della rigenerazione è intesa a liberarci:
a) dal peccato,
b) dalla nostra vita naturale,
c) dalla potenza soprannaturale di forze sataniche nei luoghi invisibili.
Nessuna di queste tre tappe deve essere tralasciata. La croce di Cristo ci mette in grado di riportare questa triplice vittoria.
Il piano di Dio è che i suoi figli siano completamente liberati dalla vecchia creazione che, per quanto possa apparire bella agli occhi dell’uomo, è radicalmente condannata da Dio. Purtroppo la “carne” si nasconde ovunque, persino nei nostri propositi più santi. Ma se noi, servitori del Signore, sappiamo ciò che deve essere distrutto e ciò che deve essere ricostruito, non saremo dei ciechi che guidano altri ciechi.
Se Dio, nella sua grazia, vi ha liberati dalla carne e dalla potenza delle tenebre, voi, a vostra volta, dovete offrire queste verità agli altri: gratuitamente avete ricevuto e gratuitamente date.

3) Ogni esperienza spirituale (per esempio, la “nuova nascita”) produce un cambiamento particolare nel nostro uomo interiore.

4) La nuova nascita, cioè ricevere la vita di Dio, è il punto di partenza di ogni vita spirituale.
Noi, che siamo responsabili dell’annunzio dell’Evangelo, dobbiamo capire che non avremo compiuto nulla di veramente utile, finché gli uomini che ci ascoltano, non avranno ricevuto la vita di Dio nella profondità del loro essere.

5) Le lacrime, la penitenza, le riforme morali, lo zelo, le buone opere: nessuna di queste cose può costituire un criterio per valutare la vita cristiana.
6) La Bibbia considera la creatura umana come composta di tre parti: lo spirito, l’anima ed il corpo. Dunque l’uomo si compone di tre elementi (spirito, anima, corpo) il che non significa però che l’uomo sia diviso: è sempre una persona.

7) Spesso nelle comunità si confonde facilmente lo spirito con l’anima. La distinzione fra questi due aspetti della nostra personalità è fondamentale per poter essere realmente in comunione con Dio, il quale parla allo spirito dell’uomo e non alla sua anima. È molto difficile, all’inizio, saper discernere la voce discreta e sottile dello spirito.
Quindi per coloro che desiderano avanzare nella vita spirituale, è indispensabile conoscere a faondo la differenza fra l’anima e lo spirito.

8) Componenti dell’anima: emotività, mente, volontà.
Andrew Murray ha detto una volta che ciò di cui la Chiesa ed i cristiani debbono aver timore è l’attività disordinata dell’anima per quel che riguarda le risorse del pensiero e della volontà.

9) Per il Signore non è difficile perdonare il nostro peccato e guarire le nostre malattie.

10) Quando si è nella morsa di satana, è necessario mobilitare tutte le risorse dello spirito, dell’anima e del corpo per combattere questa lotta contro le potenze infernali.
di Stefano Sambataro

sabato 10 gennaio 2015

in nome di chi fate quello che fate?

Uno sguardo critico sulla nostra vita

La fine di un vecchio anno e l’inizio di uno nuovo è tempo di bilanci, bilanci retrospettivi e prospettivi non solo della nostra ditta, organizzazione o associazione, ma soprattutto della nostra vita a livello personale. Uno sguardo critico sulla nostra vita è opportuno sempre. Siamo stati all’altezza delle nostre o altrui aspettative? Facciamoci il "classico", ma ben poco praticato "esame di coscienza"!
Credo che ci sia un bellissimo criterio per giudicare la bontà della nostra vita, ed è quello di rispondere alla domanda: "In nome di chi o di che cosa siete quello che siete e fate quel che fate? Qual è il criterio ultimo con il quale valutate la vostra vita?". Rispondere a questa domanda vuol dire vedere se veramente vale la pena di essere quel che siamo e di fare la vita che facciamo.
Il cristiano ha un unico criterio di fondo per valutare sé stesso, ed è quello che mi sembra bene espresso da un versetto della lettera dell’apostolo Paolo ai cristiani della città di Colosse. Esso dice:
"Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di Lui" (Col. 3:17).

Il punto di riferimento della nostra vita

1. "Qualunque cosa facciate". L’intero campo della condotta umana viene qui coperto da questa ingiunzione della Parola di Dio. "Qualunque cosa facciate, in parole o in opere..." deve essere fatto, per chi si professa cristiano, in un certo modo, deve avere un preciso punto di riferimento.
Se da una parte gli animali vivono secondo ciò che detta loro l’istinto, l’istinto proprio della loro specie, ogni essere umano vive (pensa, parla, agisce) secondo diversi modelli di vita imposti variamente dalla propria cultura, dai condizionamenti che ha ricevuto, dalle proprie scelte di fondo. Ogni essere umano ha dei punti di riferimento che caratterizzano e determinano la sua vita. Come può essere descritta la vostra vita personale? Che cosa vi si può leggere in essa? Qual è il fine ultimo delle vostre parole ed azioni? A che cosa tendete? Qual è il metro con il quale misurate la vostra esistenza? Qual è l’obiettivo della vostra vita? C’è chi vive in funzione esclusivamente del lavoro e del guadagno; chi vive in funzione delle persone che ama o della sua famiglia; chi della soddisfazione dei suoi piaceri. C’è chi vive adattandosi acriticamente ai valori del "branco" a cui appartiene e da cui si guarda bene di staccarsi per paura di esserne escluso...

Una scelta di vita

2. Qui l’Apostolo dà un’indicazione generale su quale debba essere il punto di riferimento ultimo della vita del cristiano in ogni sua espressione, in parole o in opere, cioè di tutto ciò che dice e fa, dei suoi ragionamenti, pensieri e risoluzioni interiori, come pure delle parole della sua bocca e le opere delle sue mani. Si, perché essere cristiano in modo autentico è una precisa scelta di vita, una chiara presa di posizione, un chiaro impegno che deve condizionare tutto il nostro modo d’essere.
3. Tutto quello che fa deve, per quanto possibile, essere compiuto, dice il nostro testo, nel nome del Signore Gesù. Che cosa significa questo? Qui c’è un chiaro riferimento all’impegno di vivere sotto l’autorità di Cristo, impegno suggellato dal battesimo.
Nella prima lettera ai Corinzi l’Apostolo Paolo fa una chiara distinzione fra il comportamento comune in questo mondo e quello a cui il cristiano è stato chiamato. Dice: "Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di dio? Non vi ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effemminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori, erediteranno il regno di Dio. Ora tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio" (1 Co. 6:9-11 ND). Il cristiano ha posto la totalità della sua vita sotto la signoria di Cristo.

La guida più completa

Possiamo dire che questo comandamento ci offra la guida più completa alla vita cristiana di quanto possa fare anche il libro più voluminoso di casistica morale. In ogni situazione dubbia il credente può trovare guida sicura chiedendosi: "Qual è in questo caso la cosa più cristiana da fare? `Posso fare questo senza compromettere la mia confessione di fede? Lo posso fare e dire ‘nel nome del Signore Gesù’"? Posso "rubare" nel nome di Cristo? Posso ubriacarmi nel nome di Cristo? Posso abusare della sessualità o ...tradire mia moglie nel nome di Cristo? E’ vero che noi siamo molto abili a trovare sempre una giustificazione per il nostro comportamento, ma, oggettivamente, di fronte alla Persona di Cristo, come effettivamente Lui è, di fronte a quanto oggettivamente ci dice la Parola di Dio, il mio comportamento sarebbe giustificabile ed in linea con essa? Onorerebbe Cristo?
Si, su di me è stato posto il nome di Cristo, e fin ora non l’ho rinnegato. Ora, farei "una buona pubblicità" a Cristo se facessi una certa cosa? Egli mi ha mostrato il Suo immenso amore guadagnandomi, morendo in croce, la salvezza. Egli mi ha riscattato, mi ha rivestito dell’abito della Sua santità. Quello che dico, penso, faccio, gli porta onore e gloria, oppure vergogna? Gli altri, vedendo il mio comportamento, io che mi dico cristiano, sono portati ad ammirare la persona e l’opera di Cristo in me, oppure a bestemmiare Cristo, magari dicendo in cuor loro: "Se quello è un cristiano, io non voglio avere nulla a che fare con Cristo e con la chiesa"!

Un chiaro riferimento

"Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù". Questo è un punto di riferimento chiaro per la nostra condotta. Non si tratta di "ispirarsi" vagamente a Dio nella nostra vita. Questo potrebbe essere un principio astratto che lascia troppo spazio all’interpretazione soggettiva. Dio definisce chi Egli sia e ciò che Egli esige dalle Sue creature umane attraverso la Sua Parola rivelata, resa Scrittura, ma soprattutto resa persona umana in Gesù Cristo. Egli deve essere davvero, e non a parole, il Signore della nostra vita, cioè Colui a cui dobbiamo ubbidienza. Gesù disse: "Perché mi chiamate: Signore, Signore! e non fate quel che vi dico?" (Lu. 6:46).
Il metro di giudizio con il quale Dio verificherà la nostra vita non saranno le nostre proprie idee ed interpretazioni su quello che ci pare giusto; non verremo giudicati secondo la nostra conformità a ciò che la società si aspetta da noi, né secondo quanto affermato da politici, filosofi o leader religiosi a cui magari facciamo riferimento. Un solo è il "nome di riferimento". Dice la Scrittura: "In nessun altro è la salvezza; poiché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (At. 4:12), così non vi è accettazione della nostra persona ed atti in altri nomi se non in quello abbiamo affidato la nostra vita. Egli è "Il nome che è al di sopra di ogni nome" (Fl. 2:10).
Per questo, fare qualcosa in nome di Cristo significa:
a. Far combaciare la nostra volontà alla Sua. In ogni nostro desiderio dobbiamo tenere in considerazione Lui e la Sua volontà. Gesù disse: "Quello che chiederete nel mio nome, lo farò" (Gv. 14:13,14). Dobbiamo domandarci: conoscendo il carattere di Cristo, quel che desidero l’avrebbe potuto chiedere Lui? Sarebbe stato approvato da Cristo se Glielo avessi chiesto? Avrebbe potuto Cristo intercedere per me, in questa cosa, presso il Padre? Sarebbe stato ed è degno di Cristo?
Ad alcune richieste Gesù risponde negativamente. Ad esempio, ad un certo punto la madre di due discepoli di Gesù, Giacomo e Giovanni, chiede a Gesù un posto di particolare onore nel regno di Dio: "Di’ che questi miei due figli siedano l’uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra, nel tuo regno" (Mt. 20:21). Questa donna chiede a Gesù un privilegio per i suoi due figli. Queste ambizioni, a parte il fatto che sono assurde, non sono in linea con lo spirito di Cristo, e quindi vengono respinte. In linea con lo spirito di Gesù non è l’ambizione al potere, ma l’ambizione a servire. Questa si che è una richiesta a Lui gradita. Gradita a Cristo è una richiesta che ricalca i concetti contenuti nel Padre Nostro. Ecco una preghiera che troverà certamente da Dio accoglienza.
b. Un’iniziativa da Lui avallata. Progettando e portando avanti iniziative ed opere che Cristo volentieri sanzionerebbe con la Sua autorità. La Scrittura dice che dove due o tre sono riuniti nel Suo nome, per perseguire i Suoi obiettivi ed azione, Egli è in mezzo a loro, e Dio lo avallerà e benedirà (Mt. 18:18-20). Dio benedirà un’opera di solidarietà sociale compiuta in nome di Cristo? Una casa di accoglienza rifugiati? un centro sociale per giovani, anziani, donne? Un progetto di visite e di studi biblici nelle case? La richiesta di una guarigione in nome di Cristo? Certamente. Dio non sanzionerà però, come è già avvenuto purtroppo nella storia, una guerra o una crociata in Suo nome... una spesa superflua... qualcosa che solo apparentemente è in nome di Cristo, ma che in realtà è per il nostro egoismo, tornaconto, ambizione mondana, ecc. E’ vero che: "Se domandiamo qualche cosa secondo la Sua volontà, egli ci esaudisce" (1 Gv. 5:14). La richiesta che Dio benedica una nostra iniziativa è legittima, ma quest’iniziativa deve essere conforme alla Sua volontà, che noi diligentemente esploreremo e terremo conto.
c. Seguire l’esempio di Cristo. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa poi esplicitamente seguire il Suo esempio. E’ scritto infatti: "Infatti io vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io" (Gv. 13:15), e ancora: "Chi dice di rimanere in lui, deve camminare come egli camminò" (1 Gv. 2:6).
Noi siamo discepoli di Cristo. Essere discepoli Suoi significa imparare da Lui. Gesù disse: "Prendete su di voi il mio giogo ed imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre" (Mt. 11:29). Il nostro carattere riflette il Suo?
Vivere in nome di Cristo e seguirlo significa calcare le Sue orme rinnegando i nostri comodi sacrificando noi stessi per Lui e per gli altri. Gesù disse: "Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mt. 16:24). Sono pronto a rinunciare ai miei comodi e desideri per mettere i Suoi in primo piano?
Vivere in nome di Cristo significa essere impegnati seriamente a livello di etica e di moralità cristiana. Significa "morire" a ciò che Dio considera peccato, e vivere la vita nuova che Egli dona in Cristo. E’ scritto: "anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le Sue orme... affinché morti al peccato, vivessimo per la giustizia" (1 Pi. 2:21-24).
d. Con la forza che Cristo dona. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa trarre da Lui le energie e le capacità per realizzare ciò che Egli in noi si prefigge. Ti sembra impossibile quello che Cristo chiede da te? Vi sembra di essere carenti delle forze e delle risorse per compierlo? L’Apostolo diceva: "Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica" (Fl. 4:13). Non siamo lasciati a noi stessi nel portare avanti ciò che Cristo ci chiede. I cristiani, in tutto ciò che si prefiggono, chiedono a Lui la forza e la sanzione. Dice la Scrittura: "Tu dunque, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù" (2 Ti. 2:1).
Gli apostoli Pietro e Giovanni guariscono un malato. Vengono arrestati chiedendo conto del loro operato e gli chiedono: "Con quale potere o in nome di chi avete fatto questo?" e rispondono: "Nel nome di Gesù Cristo, il nazareno (At. 4:7-10). Quello che fare, con quale potere o in nome di chi lo fate?
La nostra vita deve essere talmente determinata da Cristo che, come l’apostolo Paolo dobbiamo dire: "Per la grazia di Dio io sono quello che sono" (1 Co. 15:10). Potete ringraziare il Signore per ciò che avete conseguito nella vostra vita?
e. Cristo vive in me! Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa vivere per fede in Lui. Questo deve giungere al livello tale da poter dire: "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me (Ga. 2:20).
Il cristiano non mette al centro dell’attenzione sé stesso, non pretende la propria autonomia, non si vanta delle proprie realizzazioni e risorse. Sottopone la Sua vita a Cristo, anzi, la sua identità quasi scompare rispetto a Cristo, sapendo che una vita veramente realizzata e mancante di nulla di ciò che veramente conti è quella vissuta nella Sua prospettiva. L’Apostolo dice: "La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la Sua gloria e virtù" (2 Pi. 1:2,3).
f. ServirLo ed adorarLo. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa consapevolmente servirLo ed adorarLo, secondo le Sue prescrizioni. Consideravamo all’inizio che ogni essere umano vive con un punto di riferimento ultimo. Qual è il nostro? I cristiani dicono: "Mentre tutti i popoli camminano ciascuno nel nome del suo dio, noi camminiamo nel nome del Signore, nostro Dio, per sempre" (Mi. 4:5).
Per questo ubbidiamo al comandamento che dice: "Andate dunque, e fate miei discepoli tutti i popoli" (Mt. 28:19,20). Per questo nostro punto di onore è perseverare ad apprendere da Lui, come i primi cristiani, i quali "erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere" (At. 2:42,43). A chi appartenete voi? Noi vogliamo appartenere al Signore e non ne rimarremo delusi. "Il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: Il Signore conosce quelli che sono suoi" (2 Ti. 2:19).
g. Perseguire la Sua causa. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa perseguire la Sua causa ed obiettivi, anche a costo di sacrifici, ma con la sicura speranza di una grande retribuzione. Gesù disse:"...e chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi a causa del mio nome, ne riceverà cento volte tanto, ed erediterà la vita eterna" (Mt. 19:29).
Perseguire la causa di Cristo non è facile. Come hanno perseguitato Lui, perseguiteranno anche noi. Cristo ci aveva preavvertito: "Allora vi abbandoneranno all’oppressione e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a motivo del mio nome (Mt. 24:9; At. 9:16). Con la costanza e la persistenza, però, raggiungeremo l’obiettivo prefissato perché Dio realizzerà infallibilmente le Sue promesse nonostante gli avversari. Alle chiese dell’Apocalisse il Signore dice: "So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amor del mio nome e non ti sei stancato... tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me... pur avendo poca forza, hai serbato la mia parola e non hai rinnegato il mio nome" (Ap. 2:3,13; 3:8).
h. Per la Sua gloria. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa infine operare per il solo Suo onore e gloria. Questo è il tutto della vita, una vita significativa ed eterna. "Tu sei la mia rocca e la mia fortezza; per amor del tuo nome guidami e conducimi" (Sl. 31:3); "Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio" (1 Co. 10:31); "Tu sei degno, o Signore, e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza; perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono" (Ap. 4:9-11). Viviamo noi per glorificare ed esaltare Dio in Cristo? Questo è lo scopo per cui siamo stati creati e dove troveremo migliore realizzazione per noi stessi.

Epilogo

4. Notate come termina il nostro versetto: "Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di Lui".
La vita della creatura riconciliata con il Suo Creatore e consapevole di chi è e di che cosa riceve nella vita e in Cristo, è una vita impostata al senso di riconoscenza verso di Dio. Dicono i cristiani riflessi nella lettera agli Ebrei: "Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode; cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome" (Eb. 13:15), Si, l’importanza del rendimento di grazie nella vita cristiana viene qui ancora sottolineata dall’Apostolo quando dice che le nostre azioni devono essere sempre accompagnate dal sacrificio di una grata lode, offerta tramite Cristo, l’unico Mediatore, tutte le volte in cui ci avviciniamo a Dio con la preghiera. Il cristiano non si dimentica di dire grazie a Dio e lo dimostra con le sue parole ed i fatti. Egli si applica a ringraziare Dio Padre per mezzo di Lui. Per questo la Scrittura ci esorta dicendo: "Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo" (Ef. 5:20), unico nostro Mediatore.

La nostra valutazione

Ricordate la domanda che ci eravamo posti all’inizio? "In nome di chi o di che cosa siete quello che siete e fate quel che fate? Qual è il criterio ultimo con il quale valutate la vostra vita?". Rispondere a questa domanda, dicevamo, vuol dire vedere se veramente vale la pena di essere quel che siamo e di fare la vita che facciamo. Un consuntivo della nostra vita non può ignorare questo. Sono persuaso che una vita che valga veramente la pena di essere vissuta sia quella vissuta coerentemente nella prospettiva del Signore Gesù Cristo. Se ci professiamo cristiani ci applicheremo a far si che l’esortazione della Parola di Dio sia vera per noi: "Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di Lui" (Col. 3:17). Così facendo potremo essere sicuri che la nostra vita non sarà stata futile, vana, gettata via, vissuta per niente...
Paolo Castellina


  
« Insegnaci dunque a contar bene
i nostri giorni,
per acquistare un cuore saggio»
 
(Salmo 90:12)

Che il Signore vi benedica nel nuovo anno 2015
 
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/12/in-nome-di-chi-o-di-che-cosa-fate-cio.html

martedì 29 aprile 2014

La regola degli ipocriti: non giudicare!



Gesù prima comanda di giudicare secondo giustizia e poi dice: "Non giudicate". Forse che il Signore a questo riguardo si contraddice? Oppure la Bibbia, sul giudicare, ha da dire molto di più che di solito molti si rendano conto? 
Più volte Gesù insegna a giudicare rettamente, insistendo: "Non giudicate secondo l'apparenza, ma giudicate secondo giustizia"(Gv. 7:24). Egli, poi, una volta, loda un uomo dicendogli: "Hai giudicato rettamente" (Lu. 7:43). L'apostolo Paolo svergogna i cristiani di Corinto dicendo loro: "Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Se dunque il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare delle cose minime?" (1 Co. 6:2). Egli scrive pure: "L'uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno. Infatti «chi ha conosciuto la mente del Signore da poterlo istruire?» Ora noi abbiamo la mente di Cristo" (1 Co. 2:15,16).

Da dove mai è venuta fuori oggi l'idea che noi non dovremmo mai giudicare gli altri? Forse che i molestatori di bambini dovrebbero sfuggire alla giusta loro condanna? Dovrebbe forse la società astenersi dal giudicare coloro che sono stati arrestati per omicidio? E perché bisognerebbe giudicare chi ha giudicato?

Prendendo a prestito i personaggi di C. S. Lewis, immaginate questo dialogo fra un giovane demone di nome Malacoda ed il suo malvagio zioBerlicche. Questa diabolica conversazione potrebbe essere avvenuta un secolo fa.

Malacoda: I credenti hanno così tante armi a loro disposizione! E' difficile neutralizzarle. Ci vuole gran fatica anche solo per rallentare l'opera di un singolo cristiano.
Berlicche: Vedi, il tuo approccio a tu per tu è inefficente. Questa è l'epoca della pubblicità e del marketing di massa. Se tu riesci a neutralizzare in un solo colpo l'intero gruppo, avrai realizzato qualcosa.
Malacoda: Sfortunatamente non sono molto produttivo. Nel tempo che ci vuole per frustrare un credente, io potrei tentare una dozzina di pagani.
Berlicche: Non perderti di coraggio, Berlicche. Stiamo studiando proprio ora un piano per bloccare l'intera Chiesa con un solo colpo.
Malacoda: Non credo proprio che sia possibile. Vedo bene come i cristiani mettono in guardia la gente dalla possibilità di finire all'inferno. Tutto quello che posso fare è distrarne uno per breve tempo.
Berlicche: Abbiamo pensato di avvalerci delle parole stesse del loro Capo.
Malacoda: No, ti prego, non farlo. Non scherzarci nemmeno con le Sue parole. Non lo potrei sopportare.
Berlicche: Se vuoi davvero crescere e diventare un diavolo efficente, devi imparare ad usare le parle del Nemico contro di Lui.
Malacoda: Mi sembra così pericoloso. Che parole vorreste usare?
Berlicche: "Non giudicate"!
Malacoda: Non capisco perché mai Egli vorrebbe dire loro di non giudicare. Sono confuso. Non ha forse comandato ai Suoi seguaci di riprendere, ammonire e giudicare centinaia di volte nel Suo Libro? E' esattamente ciò che intendono dire. Potrei anche aggiungere che tutto questo mi rende molto triste.
Berlicche: Vedi, quando il loro Capo disse loro quelle parole, egli stava parlando ad ipocriti. "Non giudicate ... voi ipocriti" , dice più avanti nello stesso paragrafo.
Malacoda: Sì, ma, come si può usare quel "Non giudicate" per neutralizzare l'intera Chiesa?
Berlicche: Dobbiamo fare in modo che essi ignorino il fatto che Egli stava parlando ad ipocriti. Egli, infatti, dice a degli ipocriti di noi giudicare, almeno fintanto che smettano di fare loro stessi quello che condannano negli altri. Dobbiamo però indurre i cristiani a pensare che nessuno di loro non dovrebbe giudicare, mai.
Malacoda: Che idea! Fantastico! Se riesci a far passare una cosa del genere sarà proprio un bel colpo! Ora comprendo: impediremmo loro, così, di emettere un qualsiasi giudizio su chiunque: i malvagi non saranno giudicati come tali! Sì, così essi non saranno più in grado di ammonire nemmeno coloro che sono sessualmente immorali! Brillante!
Berlicche: La cosa è persino più brillante di quanto tu ti renda conto. Se possiamo sedurre i cristiani a seguire le istruzioni riservate agli ipocriti, trasformeremmo essi stessi in ipocriti. E' come gli impiegati dello stato quando seguono stupide regole con tale precisione da trasformarsi da esseri umani in burocrati, fannulloni che solo rendono difficile la vita ai cittadini, invece che facilitarla. Lo schiavo che volentieri ubbidisce al suo padrone comincia a conformarsi al padrone. Se i credenti volontariamente si sottomettono a regole fatte per gli ipocriti, essi si conformeranno all'ipocrisia. Con un po' di fortuna potremmo persino impedire loro di contrapporsi agli stessi increduli perché, come ben sai, caro Malacoda, contrapporsi significa giudicare. Se, così, essi non giudicano gli increduli, essi si dimostrano ipocriti che professano di credere all'Evangelo avendone però rinnegata la potenza.
Malacoda: Ah ah, sono proprio eccitato. Quando cominciamo?
Berlicche: Stiamo preparando la cosa. Tu renditi disponibile, fa la tua parte.
Malacoda: Cioè?
Berlicche: Fa' si che i tuoi obbiettivi leggano la Bibbia il meno possibile. Non preoccuparti se essi si limitano ai loro venti versetti favoriti, i soliti luoghi comuni. Accertati che rimangano ignoranti della maggior parte della Parola.
Malacoda: Maestro, sei davvero brillante!
Berlicche: Chiamami maestro, se vuoi, ma fa che non ti senta il padrone.

Ecco, così, come una menzogna possa paralizzare la Chiesa. Quando Dio ammonisce "Aborrite il male" (Ro. 12:9) egli ammonisce contro "l'ipocrisia". Eppure, per aborrire il male, qualcuno deve prima giudicare il male. Incapaci, così, a giudicare, un granm numero di cristiani diventa ipocrita ubbidendo alla Regola d'Oro degli Ipocriti. Dato che l'ipocrita non vuole essere giudicato, egli nemmeno giudica, come Gesù disse: "Non giudicate ... voi ipocriti" (Mt. 7:1,5; Ez. 16:52). Perché "Non giudicate"Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro (Mt. 7:12). "...perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi" (Mt. 7:2). Si opera così un'inversione. Invece di dire: "Non giudicate per non essere giudicati (dato che voi stessi che fate le stesse cose)", diventa: "Non giudicate, così non sarete giudicati".

Gesù ripete spesse volte questo tema nel Suo ministero: "Ipocriti, l'aspetto della terra e del cielo sapete riconoscerlo; come mai non sapete riconoscere questo tempo? Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?" (Lu. 12:56,57). Eppure, i Suoi stessi seguaci hanno ignorato per la maggior parte il fermo rimprovero del Signore: "Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene[cioè, giudicare] per trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello" (Mt. 7:5). "Non giudicare" è il Giuramento d'Ippocrita...

"Non giudicate" è il miglior rifugio dell'ipocrita. Chi vive in una casa di vetro non dovrebbe giocare a tirare i sassi. Tali cristiani dovrebbero traslocare. Essi dovrebbero andare ad abitare: "...alla casa del gran Dio. Essa viene costruita con blocchi di pietra e nelle pareti si inserisce del legname" (Ed. 5:8).

I cristiani vivono ne "l'edificio" di cui Cristo è "la pietra angolare" (Ef. 2:20)"Chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed essa stritolerà colui sul quale cadrà" (Mt. 21:44; Lu. 20:28; cfr. Es. 32:20). Meglio essere giudicati da un cristiano che essere stritolati da Cristo.

Gli omosessuali, come gran parte della cinematografia contemporanea, lo ripetono in continuazione come un mantra: non giudicate, non giudicate, non giudicate... fintanto che le masse ne risultino del tutto ipnotizzate. Gesù non intendeva questo.

La Scrittura tratta di temi che vanno dalle cose semplici fino alle verità più avanzate. Il "latte" è per i bambini in Cristo, "la carne" è per chi è adulto in Cristo. La questione è che se i cristiani debbano o non debbano giudicare è "latte". E' asilo infantile. Anche chi è credente da poco tempo comprende immediatamente come egli debba giudicare. Giudicare gli altri è fondamentale. Non è un versetto difficile e non è in alcun modo controverso.

"Chiunque usa il latte non ha esperienza della parola di giustizia, perché è bambino" (Eb. 5:13). La Chiesa, oggi, non riesce a digerire il lattosio, ha persino problemi di digestione con il latte!

L'estrema ignoranza della Bibbia ha reso storpia la Chiesa e questa paralisi lentamente sta diffondendosi e facendo del male ad ogni comunità locale. Qual è la percentuale dei cristiani che non è stata fatta soccombere all'inganno del "Non giudicare"? C'è anche solo l'un per cento dei credenti che non è stato fatto deviare su questo vicolo cieco? Anche solo una veloce inchiesta fra i membri medi delle chiese potrà dimostrare che probabilmente 99 di loro su 100 citano a sproposito Gesù ripetendo il mantra del "Non giudicare". I credenti devono ravvedersi da questo peccato e chiedere a Dio di dare loro sapienza tanto da impedire loro di essere di nuovo ingannati.

Maledici Dio e muori! E' forse questo un buon consiglio? Eppure lo troviamo letteralmente nella Bibbia. E' il consiglio dato dalla moglie di Giobbe al suo povero marito: "Ma lascia stare Dio, e muori!" (Gb. 2:9). Molti versetti, se strappati dal loro contesto, possono rovinare intere vite. Giuda: "si allontanò e andò a impiccarsi" (Mt. 27:5) e, come disse Gesù: "Va', e fa' anche tu la stessa cosa" (Lu. 10:37). Il credente che non abbia fame della Parola di Dio, è suscettibile ai pericoli più assurdi.

"Non giudicare" è la preghiera di coloro che vogliono nascondere una lampada accesa sotto un secchio. Il cliché descrive il sale che ha perso il suo sapore e che non serve più né per condire né per conservare. Questa seducente menzogna tira fuori le sue vittime dal ministero. Come semplici spettatori essi si limiteranno a guardare la partita dalle tribune. Là, però, sono in una zona di tutta sicurezza. "Non giudicare", così inteso, ha solo l'effetto di deresponsabilizzare.

Agli Ebrei Dio disse: "Se tu cammini nelle mie vie e osservi quello che ti ho comandato, anche tu governerai [o "giudicherai"] la mia casa, custodirai i miei cortili" (Za. 3:7). Come membra del Corpo di Cristo oggi siamo ancora meno in gradi di Israele di "giudicare rettamente" (De. 1:16,17; Le. 19:15). Mosè aveva stabilito come giudici un capofamiglia su dieci (Es. 18:25; De,. 1:5). Dovrebbero forse i cristiani strappare via dalla loro Bibbia tutto il libro dei Giudici? Dovremmo forse nel nostro Paese eliminare ogni tribunale, o almeno fare in modo che tutti i giudici cristiani rassegnino le loro dimissioni? Dovrebbero i credenti ignorare l'ammonizione di Paolo: "Non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare dei piccoli problemi? Non sapete voi che noi giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare le cose di questa vita! Se avete dunque delle cause giudiziarie per cose di questa vita, stabilite come giudici quelli che nella chiesa sono i meno stimati. Dico questo per farvi vergogna. Così, non c'è tra voi neppure un savio, che nel vostro mezzo sia capace di pronunciare un giudizio tra i suoi fratelli?" (1 Co. 6:2-5).

Notate come i cristiani "giudicheranno il mondo" (1 Co. 6:2). Dio, il Giudice, delega, infatti, il giudizio al Suo popolo. Anche gli esseri spirituali saranno sottomessi ai credenti: "Non sapete che giudicheremo gli angeli?". Allora ed oggi, i credenti: "Nelle contese essi faranno da giudici; giudicheranno secondo i miei decreti" (Ez. 44:24), come Dio disse. L'Onnipotente affida il giudizio alle mani dei Suoi ubbidienti servitori (Ap. 20:4).

Se Dio fosse il solo giudice, i peccati di tutti sarebbero "manifesti e li precedono al giudizio" (1 Ti. 5:24a). Proprio perché gli esseri umani, però giudicheranno i loro pari nel Giorno del Giudizio, i peccati di alcuni "li seguono" (1 Ti. 5:24b). I giudici umani sono già stati resi consapevoli dei peccati di uomini notori, ma essi non apprenderanno dei peccati di uomini oscuri fintanto che questo non sia rivelato nel Giorno del Giudizio. Inoltre, questi giudici umani conosceranno i peccati dei leader, delle celebrità e persino dei membri della propria famiglia che avevano accuratamente celato la loro malvagità.

Enok, il settimo da Adamo, sapeva tutto questo, perché diceva: "Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi, per far giudizio contro tutti e per convincere tutti gli empi di tutte le opere d'empietà che hanno commesso empiamente e di tutte le parole offensive che gli empi peccatori hanno proferito contro di lui" (Gd. 14,15). Il Signore con i Suoi santi giudicherà il mondo!

Anche Gesù disse: "I Niniviti risorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona" (Mt. 12:41) e, come disse Salomone: "la gelosia rende furioso il marito, che sarà senza pietà nel giorno della vendetta. Egli non accetterà alcun riscatto e non sarà soddisfatto, anche se dovesse fare molti regali" (Pr. 6:34,35). Dio dà la responsabilità della vendetta, della condanna e del giudizio ai Suoi servitori, perché: "...ogni lingua che si alzerà in giudizio contro di te, la condannerai. Questa è l'eredità dei servi dell'Eterno, e la loro giustizia viene da me», dice l'Eterno" (Is. 54:17).

Oggi, di fatto, molti credenti dicono: "Signore, no grazie. Quel dovere di giudicare lo passerò ad altri". Paolo, però, risponde: "Comincia a giudicare, perchè avrai bisogno di pratica" (1 Co. 2:15,16). Dio ricompenserà quelli che giudicano e che svolgono questo duro lavoro:"Quelli che rimproverano l'empio troveranno delizie, e su di loro scenderanno le migliori benedizioni" (Pr. 24:25).

Dovremmo forse perdonare e "non giudicare" assassini che non intendono ravvedersi dei loro misfatti? Le vittime delle atrocità umane gridano:«Fino a quando aspetti, o Signore, che sei il Santo e il Verace, a fare giustizia del nostro sangue sopra coloro che abitano sulla terra?»(Ap. 6:5). I cristiani del "non giudicare" condannerebbero questi martiri per aver solo gridato di volere giustizia!



di Bob Enyart (traduzione di Paolo Castellina)
http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/04/la-regola-doro-degli-ipocriti.html

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