per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

Visualizzazione post con etichetta gloria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gloria. Mostra tutti i post

sabato 10 gennaio 2015

in nome di chi fate quello che fate?

Uno sguardo critico sulla nostra vita

La fine di un vecchio anno e l’inizio di uno nuovo è tempo di bilanci, bilanci retrospettivi e prospettivi non solo della nostra ditta, organizzazione o associazione, ma soprattutto della nostra vita a livello personale. Uno sguardo critico sulla nostra vita è opportuno sempre. Siamo stati all’altezza delle nostre o altrui aspettative? Facciamoci il "classico", ma ben poco praticato "esame di coscienza"!
Credo che ci sia un bellissimo criterio per giudicare la bontà della nostra vita, ed è quello di rispondere alla domanda: "In nome di chi o di che cosa siete quello che siete e fate quel che fate? Qual è il criterio ultimo con il quale valutate la vostra vita?". Rispondere a questa domanda vuol dire vedere se veramente vale la pena di essere quel che siamo e di fare la vita che facciamo.
Il cristiano ha un unico criterio di fondo per valutare sé stesso, ed è quello che mi sembra bene espresso da un versetto della lettera dell’apostolo Paolo ai cristiani della città di Colosse. Esso dice:
"Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di Lui" (Col. 3:17).

Il punto di riferimento della nostra vita

1. "Qualunque cosa facciate". L’intero campo della condotta umana viene qui coperto da questa ingiunzione della Parola di Dio. "Qualunque cosa facciate, in parole o in opere..." deve essere fatto, per chi si professa cristiano, in un certo modo, deve avere un preciso punto di riferimento.
Se da una parte gli animali vivono secondo ciò che detta loro l’istinto, l’istinto proprio della loro specie, ogni essere umano vive (pensa, parla, agisce) secondo diversi modelli di vita imposti variamente dalla propria cultura, dai condizionamenti che ha ricevuto, dalle proprie scelte di fondo. Ogni essere umano ha dei punti di riferimento che caratterizzano e determinano la sua vita. Come può essere descritta la vostra vita personale? Che cosa vi si può leggere in essa? Qual è il fine ultimo delle vostre parole ed azioni? A che cosa tendete? Qual è il metro con il quale misurate la vostra esistenza? Qual è l’obiettivo della vostra vita? C’è chi vive in funzione esclusivamente del lavoro e del guadagno; chi vive in funzione delle persone che ama o della sua famiglia; chi della soddisfazione dei suoi piaceri. C’è chi vive adattandosi acriticamente ai valori del "branco" a cui appartiene e da cui si guarda bene di staccarsi per paura di esserne escluso...

Una scelta di vita

2. Qui l’Apostolo dà un’indicazione generale su quale debba essere il punto di riferimento ultimo della vita del cristiano in ogni sua espressione, in parole o in opere, cioè di tutto ciò che dice e fa, dei suoi ragionamenti, pensieri e risoluzioni interiori, come pure delle parole della sua bocca e le opere delle sue mani. Si, perché essere cristiano in modo autentico è una precisa scelta di vita, una chiara presa di posizione, un chiaro impegno che deve condizionare tutto il nostro modo d’essere.
3. Tutto quello che fa deve, per quanto possibile, essere compiuto, dice il nostro testo, nel nome del Signore Gesù. Che cosa significa questo? Qui c’è un chiaro riferimento all’impegno di vivere sotto l’autorità di Cristo, impegno suggellato dal battesimo.
Nella prima lettera ai Corinzi l’Apostolo Paolo fa una chiara distinzione fra il comportamento comune in questo mondo e quello a cui il cristiano è stato chiamato. Dice: "Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di dio? Non vi ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effemminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori, erediteranno il regno di Dio. Ora tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio" (1 Co. 6:9-11 ND). Il cristiano ha posto la totalità della sua vita sotto la signoria di Cristo.

La guida più completa

Possiamo dire che questo comandamento ci offra la guida più completa alla vita cristiana di quanto possa fare anche il libro più voluminoso di casistica morale. In ogni situazione dubbia il credente può trovare guida sicura chiedendosi: "Qual è in questo caso la cosa più cristiana da fare? `Posso fare questo senza compromettere la mia confessione di fede? Lo posso fare e dire ‘nel nome del Signore Gesù’"? Posso "rubare" nel nome di Cristo? Posso ubriacarmi nel nome di Cristo? Posso abusare della sessualità o ...tradire mia moglie nel nome di Cristo? E’ vero che noi siamo molto abili a trovare sempre una giustificazione per il nostro comportamento, ma, oggettivamente, di fronte alla Persona di Cristo, come effettivamente Lui è, di fronte a quanto oggettivamente ci dice la Parola di Dio, il mio comportamento sarebbe giustificabile ed in linea con essa? Onorerebbe Cristo?
Si, su di me è stato posto il nome di Cristo, e fin ora non l’ho rinnegato. Ora, farei "una buona pubblicità" a Cristo se facessi una certa cosa? Egli mi ha mostrato il Suo immenso amore guadagnandomi, morendo in croce, la salvezza. Egli mi ha riscattato, mi ha rivestito dell’abito della Sua santità. Quello che dico, penso, faccio, gli porta onore e gloria, oppure vergogna? Gli altri, vedendo il mio comportamento, io che mi dico cristiano, sono portati ad ammirare la persona e l’opera di Cristo in me, oppure a bestemmiare Cristo, magari dicendo in cuor loro: "Se quello è un cristiano, io non voglio avere nulla a che fare con Cristo e con la chiesa"!

Un chiaro riferimento

"Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù". Questo è un punto di riferimento chiaro per la nostra condotta. Non si tratta di "ispirarsi" vagamente a Dio nella nostra vita. Questo potrebbe essere un principio astratto che lascia troppo spazio all’interpretazione soggettiva. Dio definisce chi Egli sia e ciò che Egli esige dalle Sue creature umane attraverso la Sua Parola rivelata, resa Scrittura, ma soprattutto resa persona umana in Gesù Cristo. Egli deve essere davvero, e non a parole, il Signore della nostra vita, cioè Colui a cui dobbiamo ubbidienza. Gesù disse: "Perché mi chiamate: Signore, Signore! e non fate quel che vi dico?" (Lu. 6:46).
Il metro di giudizio con il quale Dio verificherà la nostra vita non saranno le nostre proprie idee ed interpretazioni su quello che ci pare giusto; non verremo giudicati secondo la nostra conformità a ciò che la società si aspetta da noi, né secondo quanto affermato da politici, filosofi o leader religiosi a cui magari facciamo riferimento. Un solo è il "nome di riferimento". Dice la Scrittura: "In nessun altro è la salvezza; poiché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (At. 4:12), così non vi è accettazione della nostra persona ed atti in altri nomi se non in quello abbiamo affidato la nostra vita. Egli è "Il nome che è al di sopra di ogni nome" (Fl. 2:10).
Per questo, fare qualcosa in nome di Cristo significa:
a. Far combaciare la nostra volontà alla Sua. In ogni nostro desiderio dobbiamo tenere in considerazione Lui e la Sua volontà. Gesù disse: "Quello che chiederete nel mio nome, lo farò" (Gv. 14:13,14). Dobbiamo domandarci: conoscendo il carattere di Cristo, quel che desidero l’avrebbe potuto chiedere Lui? Sarebbe stato approvato da Cristo se Glielo avessi chiesto? Avrebbe potuto Cristo intercedere per me, in questa cosa, presso il Padre? Sarebbe stato ed è degno di Cristo?
Ad alcune richieste Gesù risponde negativamente. Ad esempio, ad un certo punto la madre di due discepoli di Gesù, Giacomo e Giovanni, chiede a Gesù un posto di particolare onore nel regno di Dio: "Di’ che questi miei due figli siedano l’uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra, nel tuo regno" (Mt. 20:21). Questa donna chiede a Gesù un privilegio per i suoi due figli. Queste ambizioni, a parte il fatto che sono assurde, non sono in linea con lo spirito di Cristo, e quindi vengono respinte. In linea con lo spirito di Gesù non è l’ambizione al potere, ma l’ambizione a servire. Questa si che è una richiesta a Lui gradita. Gradita a Cristo è una richiesta che ricalca i concetti contenuti nel Padre Nostro. Ecco una preghiera che troverà certamente da Dio accoglienza.
b. Un’iniziativa da Lui avallata. Progettando e portando avanti iniziative ed opere che Cristo volentieri sanzionerebbe con la Sua autorità. La Scrittura dice che dove due o tre sono riuniti nel Suo nome, per perseguire i Suoi obiettivi ed azione, Egli è in mezzo a loro, e Dio lo avallerà e benedirà (Mt. 18:18-20). Dio benedirà un’opera di solidarietà sociale compiuta in nome di Cristo? Una casa di accoglienza rifugiati? un centro sociale per giovani, anziani, donne? Un progetto di visite e di studi biblici nelle case? La richiesta di una guarigione in nome di Cristo? Certamente. Dio non sanzionerà però, come è già avvenuto purtroppo nella storia, una guerra o una crociata in Suo nome... una spesa superflua... qualcosa che solo apparentemente è in nome di Cristo, ma che in realtà è per il nostro egoismo, tornaconto, ambizione mondana, ecc. E’ vero che: "Se domandiamo qualche cosa secondo la Sua volontà, egli ci esaudisce" (1 Gv. 5:14). La richiesta che Dio benedica una nostra iniziativa è legittima, ma quest’iniziativa deve essere conforme alla Sua volontà, che noi diligentemente esploreremo e terremo conto.
c. Seguire l’esempio di Cristo. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa poi esplicitamente seguire il Suo esempio. E’ scritto infatti: "Infatti io vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io" (Gv. 13:15), e ancora: "Chi dice di rimanere in lui, deve camminare come egli camminò" (1 Gv. 2:6).
Noi siamo discepoli di Cristo. Essere discepoli Suoi significa imparare da Lui. Gesù disse: "Prendete su di voi il mio giogo ed imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre" (Mt. 11:29). Il nostro carattere riflette il Suo?
Vivere in nome di Cristo e seguirlo significa calcare le Sue orme rinnegando i nostri comodi sacrificando noi stessi per Lui e per gli altri. Gesù disse: "Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mt. 16:24). Sono pronto a rinunciare ai miei comodi e desideri per mettere i Suoi in primo piano?
Vivere in nome di Cristo significa essere impegnati seriamente a livello di etica e di moralità cristiana. Significa "morire" a ciò che Dio considera peccato, e vivere la vita nuova che Egli dona in Cristo. E’ scritto: "anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le Sue orme... affinché morti al peccato, vivessimo per la giustizia" (1 Pi. 2:21-24).
d. Con la forza che Cristo dona. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa trarre da Lui le energie e le capacità per realizzare ciò che Egli in noi si prefigge. Ti sembra impossibile quello che Cristo chiede da te? Vi sembra di essere carenti delle forze e delle risorse per compierlo? L’Apostolo diceva: "Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica" (Fl. 4:13). Non siamo lasciati a noi stessi nel portare avanti ciò che Cristo ci chiede. I cristiani, in tutto ciò che si prefiggono, chiedono a Lui la forza e la sanzione. Dice la Scrittura: "Tu dunque, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù" (2 Ti. 2:1).
Gli apostoli Pietro e Giovanni guariscono un malato. Vengono arrestati chiedendo conto del loro operato e gli chiedono: "Con quale potere o in nome di chi avete fatto questo?" e rispondono: "Nel nome di Gesù Cristo, il nazareno (At. 4:7-10). Quello che fare, con quale potere o in nome di chi lo fate?
La nostra vita deve essere talmente determinata da Cristo che, come l’apostolo Paolo dobbiamo dire: "Per la grazia di Dio io sono quello che sono" (1 Co. 15:10). Potete ringraziare il Signore per ciò che avete conseguito nella vostra vita?
e. Cristo vive in me! Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa vivere per fede in Lui. Questo deve giungere al livello tale da poter dire: "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me (Ga. 2:20).
Il cristiano non mette al centro dell’attenzione sé stesso, non pretende la propria autonomia, non si vanta delle proprie realizzazioni e risorse. Sottopone la Sua vita a Cristo, anzi, la sua identità quasi scompare rispetto a Cristo, sapendo che una vita veramente realizzata e mancante di nulla di ciò che veramente conti è quella vissuta nella Sua prospettiva. L’Apostolo dice: "La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la Sua gloria e virtù" (2 Pi. 1:2,3).
f. ServirLo ed adorarLo. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa consapevolmente servirLo ed adorarLo, secondo le Sue prescrizioni. Consideravamo all’inizio che ogni essere umano vive con un punto di riferimento ultimo. Qual è il nostro? I cristiani dicono: "Mentre tutti i popoli camminano ciascuno nel nome del suo dio, noi camminiamo nel nome del Signore, nostro Dio, per sempre" (Mi. 4:5).
Per questo ubbidiamo al comandamento che dice: "Andate dunque, e fate miei discepoli tutti i popoli" (Mt. 28:19,20). Per questo nostro punto di onore è perseverare ad apprendere da Lui, come i primi cristiani, i quali "erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere" (At. 2:42,43). A chi appartenete voi? Noi vogliamo appartenere al Signore e non ne rimarremo delusi. "Il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: Il Signore conosce quelli che sono suoi" (2 Ti. 2:19).
g. Perseguire la Sua causa. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa perseguire la Sua causa ed obiettivi, anche a costo di sacrifici, ma con la sicura speranza di una grande retribuzione. Gesù disse:"...e chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi a causa del mio nome, ne riceverà cento volte tanto, ed erediterà la vita eterna" (Mt. 19:29).
Perseguire la causa di Cristo non è facile. Come hanno perseguitato Lui, perseguiteranno anche noi. Cristo ci aveva preavvertito: "Allora vi abbandoneranno all’oppressione e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a motivo del mio nome (Mt. 24:9; At. 9:16). Con la costanza e la persistenza, però, raggiungeremo l’obiettivo prefissato perché Dio realizzerà infallibilmente le Sue promesse nonostante gli avversari. Alle chiese dell’Apocalisse il Signore dice: "So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amor del mio nome e non ti sei stancato... tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me... pur avendo poca forza, hai serbato la mia parola e non hai rinnegato il mio nome" (Ap. 2:3,13; 3:8).
h. Per la Sua gloria. Pensare, parlare ed agire in nome di Cristo significa infine operare per il solo Suo onore e gloria. Questo è il tutto della vita, una vita significativa ed eterna. "Tu sei la mia rocca e la mia fortezza; per amor del tuo nome guidami e conducimi" (Sl. 31:3); "Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio" (1 Co. 10:31); "Tu sei degno, o Signore, e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza; perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono" (Ap. 4:9-11). Viviamo noi per glorificare ed esaltare Dio in Cristo? Questo è lo scopo per cui siamo stati creati e dove troveremo migliore realizzazione per noi stessi.

Epilogo

4. Notate come termina il nostro versetto: "Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di Lui".
La vita della creatura riconciliata con il Suo Creatore e consapevole di chi è e di che cosa riceve nella vita e in Cristo, è una vita impostata al senso di riconoscenza verso di Dio. Dicono i cristiani riflessi nella lettera agli Ebrei: "Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode; cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome" (Eb. 13:15), Si, l’importanza del rendimento di grazie nella vita cristiana viene qui ancora sottolineata dall’Apostolo quando dice che le nostre azioni devono essere sempre accompagnate dal sacrificio di una grata lode, offerta tramite Cristo, l’unico Mediatore, tutte le volte in cui ci avviciniamo a Dio con la preghiera. Il cristiano non si dimentica di dire grazie a Dio e lo dimostra con le sue parole ed i fatti. Egli si applica a ringraziare Dio Padre per mezzo di Lui. Per questo la Scrittura ci esorta dicendo: "Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo" (Ef. 5:20), unico nostro Mediatore.

La nostra valutazione

Ricordate la domanda che ci eravamo posti all’inizio? "In nome di chi o di che cosa siete quello che siete e fate quel che fate? Qual è il criterio ultimo con il quale valutate la vostra vita?". Rispondere a questa domanda, dicevamo, vuol dire vedere se veramente vale la pena di essere quel che siamo e di fare la vita che facciamo. Un consuntivo della nostra vita non può ignorare questo. Sono persuaso che una vita che valga veramente la pena di essere vissuta sia quella vissuta coerentemente nella prospettiva del Signore Gesù Cristo. Se ci professiamo cristiani ci applicheremo a far si che l’esortazione della Parola di Dio sia vera per noi: "Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di Lui" (Col. 3:17). Così facendo potremo essere sicuri che la nostra vita non sarà stata futile, vana, gettata via, vissuta per niente...
Paolo Castellina


  
« Insegnaci dunque a contar bene
i nostri giorni,
per acquistare un cuore saggio»
 
(Salmo 90:12)

Che il Signore vi benedica nel nuovo anno 2015
 
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/12/in-nome-di-chi-o-di-che-cosa-fate-cio.html

giovedì 25 aprile 2013

L'uomo nella gabbia di ferro

gabbia
La temibile condizione di un uomo spiritualmente in una gabbia 


Nel racconto allegorico di John Bunyan “Il pellegrinaggio del Cristiano”, Cristiano, durante il suo viaggio verso la Città celeste (al cap. VIII), viene invitato da un personaggio di nome “Interprete” (rappresentazione dello Spirito Santo) a considerare diversi aspetti della vita cristiana. Ad un certo punto viene portato di fronte ad un uomo richiuso in una gabbia di ferro da cui non potrà mai più uscire. E’ l’immagine del cristiano formalista ed ipocrita che, di fatto, non ha mai conosciuto una vera conversione e che, pur conoscendo la verità, si è accontentato di una religione superficiale, mentre di fatto, amando i piaceri di questo mondo, anziché Dio, si indurisce sempre di più rispetto a Dio, rifiuta di convertirsi, e, apostatando alla fine dalla fede e disprezzando quanto Dio provvede ai peccatori pentiti, si ritrova in una condizione irreparabile in cui Dio gli rifiuterà la grazia del ravvedimento e della fede.

1. La tenebrosa condizione di un uomo
prigione
E’ possibile che il penoso personaggio qui rappresentato sia un riflesso di uno di quelli presentati nella scena precedente, codardi che non disponibili a combattere coraggiosamente e a lottare per guadagnare l’ingresso della Città Celeste restano prigionieri di se stessi. 


a. E’ privo della luce della speranza


In una cella oscura siede un uomo contenuto in una gabbia di ferro. E’ triste e tutto ripiegato in una condizione di disperata afflizione. La rappresentazione proviene dal Salmo 107:10-12: “Altri dimoravano in tenebre e in ombra di morte, prigionieri nell'afflizione e nelle catene, perché si erano ribellati alle parole di Dio e avevano disprezzato gli avvertimenti dell'Altissimo; perciò egli umiliò i loro cuori nella sofferenza; essi caddero, e nessuno li soccorse”.


b. E’ afflitto al punto da essere disperato


L’uomo spiega a Cristiano che egli è imprigionato nella disperazione. Al tempo di Bunyan disperare significava essere senza speranza in Dio, com’è il caso qui perché l’uomo è stato completamente abbandonato da Dio.


c. E’ chiuso in una gabbia di ferro e non può sfuggire


Il terrore di questa situazione implica che questo carcere indichi la condizione di alcuni nella vita attuale. E’ possibile che Dio rifiuti di soccorrere con la Sua misericordia certi individui? Si, come pure indicano altri scritti di Bunyan, è ciò che qui egli insegna.


d. Non è pronto ad affrontare l’eternità


L’ansia di quest’uomo riguarda la sua preoccupazione di dover affrontare un futuro per lui desolato, senza speranza e senza fine. Nella sua afflizione grida: "O Eternità, Eternità. Come potrò vedermela con la miseria che dovrò affrontare nell’Eternità?"


2. Descrizione della condizione di apostasia di quell’uomo


Come un apostata, uno che si è allontanato dalla vera fede, la sua condizione di irrecuperabilità presenta dei problemi comuni per molti. Si tratta di una persona che ha consapevolmente rinnegato la fede che prima aveva, oppure un non credente potenzialmente candidato per la grazia salvifica?


a. Prima professava in modo fiorente la fede cristiana


Dice: “Agli occhi di me stesso e degli altri, ero un cristiano fiorente e professante, ("Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro" (Luca 8:13)), di belle speranze. Ero convinto di essere decisamente in cammino verso la città celeste e pregustavo già la gioia di arrivare a destinazione”. Per un tempo aveva una certa sicurezza, gioia e piacere alla prospettiva di entrare nella città celeste, (“Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia”(Matteo 13:20)). Era attivo nella vita di una chiesa locale.


b. Più tardi, però, ha trascurato di essere vigilante e sobrio
  1. Ha incoraggiato in sé stesso desideri libidinosi ed ha flirtato con la tentazione con il risultato di trascurare di essere vigilante: (“...però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato … Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Matteo 13:21; 26:41)).
  2. Ha peccato contro la chiara conoscenza della Parola e bontà di Dio. ("infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. (...) Oppure disprezzi le ricchezze della sua bontà, della sua pazienza e della sua costanza, non riconoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?  (...) Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bontà di Dio, purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso" (Romani 1:20-23; 2:4; 11:22)).
  3. Ha rattristato lo Spirito di Dio tanto che Egli si è allontanato da lui. (“Appena giunsero a Ghibea, una schiera di profeti si fece incontro a Saul; allora lo spirito di Dio lo investì ed egli si mise a profetizzare in mezzo a loro. Tutti quelli che lo avevano conosciuto prima lo videro profetizzare con i profeti e dicevano l'uno all'altro: «Che è mai accaduto al figlio di Chis? Saul è anche lui tra i profeti?» (...) Lo spirito del SIGNORE si era ritirato da Saul; e uno spirito cattivo, permesso dal SIGNORE, lo turbava(1 Samuele 10:10-11; 16:14)).
  4. Si è così abbandonato alla seduzione del diavolo tanto che il diavolo lo pretende come uno dei suoi discepoli. 

c. Ora è abbandonato da Dio
  1. Ha indurito sempre di più il suo cuore, quando messo a confronto con ciò che la Parola di Dio esige, fino al punto in cui il ravvedimento gli diventa impossibile. “L'uomo che, dopo essere stato spesso ripreso, irrigidisce il collo, sarà abbattuto all'improvviso e senza rimedio” (Proverbi 29:1).
  2. Ha tanto provocato l’ira di Dio da ritrovarsi rifiutato ed abbandonato da Dio (“L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia; (...) Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Per questo Dio li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; (...) Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l'uso naturale in quello che è contro naturaì (...) Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente (Romani 1:18, 22-24, 26, 28)), e quindi squalificato dal ricevere nuovamente il dono del ravvedimento.

3. Descrizione dell’uomo riprovato da Dio
condannato
Dopo che Cristiano gli chiede se egli abbia una qualche speranza di uscire da quella sua gabbia di ferro della disperazione, l’uomo risponde: “No, nessuna”. Cristiano, però, gli risponde chiedendogli se egli sia consapevole che Cristo è misericordioso e compassionevole? (“Ecco, noi definiamo felici quelli che hanno sofferto pazientemente. Avete udito parlare della costanza di Giobbe, e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è pieno di compassione e misericordioso” (Giacomo 5:11)). L’uomo replica mettendo in evidenza le basi della sua disperazione. “La mia vita l’ha crocifisso di nuovo. Ho disprezzato la Sua Persona, ("Non vogliamo che costui regni su di noi" (Luca 19:14)); ho disprezzato la Sua giustizia; ho considerato il Suo sangue come qualcosa di profano; mi sono opposto, insultandolo, allo Spirito della grazia." (“Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?” (Ebrei 10:28-29))
Per questo egli afferma di essersi escluso da tutte le promesse di Dio e che non rimane altro per lui che minacce, temibili prospettive di rimprovero, ardente indignazione ed il certo giudizio che lo consumerà completamente. Cristiano, così, gli chiede quale sia stata la ragione per la quale è giunto a quella miserevole condizione. L’uomo gli risponde che egli ha preferito le seduzioni, i piaceri ed i profitti di questo mondo in cui ha trovato sempre più delizia. Ora, però, tutto questo sta mordendo e rodendo la sua anima come un verme ardente, “...dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne” (Marco 9:48). Alla domanda di Cristiano se egli non potrebbe pentirsi di tutto questo e voltare le spalle a quella sua miserabile condizione, l’uomo risponde: “No, perché Dio mi ha negato il ravvedimento. La Sua Parola non mi dà alcun incoraggiamento a credere”. Dio, così, l’avrebbe rinchiuso in quella gabbia di ferro tanto che nemmeno tutti gli uomini del mondo potrebbero ottenere il suo rilascio. Termina così dicendo: “O Eternità! Eternità! Come potrà mai affrontare la miseria che incontrerò per tutta l’eternità?”.


Il problema, quindi, è non semplicemente la non volontà dell’uomo in gabbia di supplicare Dio per ottenere misericordia, ma la percezione che ha di porsi al di là di qualsiasi speranza di misericordia. Anzi, è Dio stesso che gli nega misericordia e la grazia del ravvedimento, cosa che oggi molti ritengono una proposizione biblica impensabile. 
Si consideri, però, Romani 9:15:18: “Poiché egli dice a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione».  
Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. La Scrittura infatti dice al faraone: «Appunto per questo ti ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato per tutta la terra». Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole”. 


a. Il suo cuore indurito non trova misericordia
  1. Questo prigioniero indurito è pietrificato nella sua anima. La sua posizione è assolutamente priva di speranza, dato che la misericordia di Dio è passata oltre di lui senza fermarsi! Per quale ragione?
  2. Egli ha crocifisso di nuovo il Figlio di Dio esponendolo ad infamia. “...e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia” (Ebrei 6:6).
  3. Egli ha disprezzato la Persona del Signore Gesù (Luca 19:14) e la Sua giustizia salvifica (“Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non c'è distinzione (...) Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione (Romani 3:21-22; 1 Corinzi 1:30)).
  4. Ha considerato come profano il sangue del patto ed insultato lo Spirito della grazia (“Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?(Ebrei 10:28-29)).
  5. Come conseguenza dell’aver disprezzato le promesse di Dio, l’unica sua prospettiva è quella di essere consumato da spaventose minacce, un certo giudizio e una ardente indignazione “...ma una terribile attesa del giudizio e l'ardore di un fuoco che divorerà i ribelli” (Ebrei 10:27).

b. Il suo cuore in gabbia è chiuso al rimorso

In che modo è sopraggiunta questa condizione di prigionia, e come si sente ora rispetto all’attuale frutto dei suo travaglio?
  1. Come cristiano professante era alla continua ricerca dei piaceri e profitti di questo mondo (“...insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio” (2 Timoteo 3:3-4)). In questo egli aveva pure qualche soddisfazione temporanea. Il suo trinceramento, però, diventa sempre più rigido.
  2. Come cristiano squalificato, ora è trafitto da amara afflizione, come se un verme infuocato lo tormentasse per rammentargli la sua grande follia.

c. Al suo cuore incredulo è negato il ravvedimento
  1. Sebbene quest’uomo non voglia ravvedersi, è anche vero che egli non può ravvedersi. Solo la grazia sovrana se gli fosse impartita produrrebbe in lui una trasformazione al suo cuore. (“...e lo ha innalzato con la sua destra, costituendolo Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele, e perdono dei peccati (...) udite queste cose, si calmarono e glorificarono Dio, dicendo: «Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche agli stranieri affinché abbiano la vita»(Atti 5:31; 11:18)).
  2. Il ravvedimento non è la risposta dell’uomo autonomo, ma una risposta individuale operata dalla sovrana grazia di Dio (“...Deve istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, in modo che, rientrati in se stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà” (2 Timoteo 2:25-26)).
  3. In assenza dell’impartizione divina del cambiamento di cuore che è comunemente chiamato ravvedimento non vi può essere alcun incoraggiamento a credere da parte della Parola.  
  4. Tale comprensione proviene solo attraverso la rigenerazione ed illuminazione da parte dello Spirito Santo (“Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. Tutte le cose che ha il Padre, sono mie; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annuncerà. (...) Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. L'uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno” (Giovanni 16:12-15; 1 Corinzi 2:14-15)).

4. La miserabile condizione dell’uomo in gabbia è un ammonimento


Interprete spiega a Cristiano come la miseravole condizione di quest’uomo sia un ammonimento perenne. Al che Cristiano risponde: "Possa Dio aiutarmi a vigilare e ad essere sobrio, e prego che io possa ripudiare la causa delle afflizioni di quest’uomo." Dopodiché Cristiano chiede di poter riprendere il viaggio.


Questa terribile scena è presentata per incoraggiare il pellegrino a vigilare, a pregare e ad essere sobrio. Vegliate, state fermi nella fede, comportatevi virilmente, fortificatevi. (...) Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri; poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte. Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza. Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. (...) 
"La fine di tutte le cose è vicina; siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera (1 Corinzi 16:13; 1 Tessalonicesi 5:6-10; 1 Pietro 4:7)
Altrimenti ci si troverà ad essere come Esaù: “che nessuno sia fornicatore, o profano, come Esaù che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura. Infatti sapete che anche più tardi, quando volle ereditare la benedizione, fu respinto, sebbene la richiedesse con lacrime, perché non ci fu ravvedimento” (Ebrei 12:16-17)
Bunyan stesso, da giovane, si era trovato a lottare in una condizione simile a quella di Esaù e gli era stato provveduto questo ammonimento. In questo modo Dio ammonisce i Suoi eletti e, attraverso questi ammonimenti, li preserva.


Conclusione


a. L’uomo in gabbia è un’apostata


Non era un vero credente che temporaneamente si allontani dal giusto cammino del Signore. Chi si allontana temporaneamente dalla retta via mostra segni di genuino dispiacimento, in particolare fame e sete di giustizia personale. Non è il caso, però, di questo ciarlatano che aveva fatto una qualche esperienza di religione, senza però mostrare segno alcuno di autentica conversione.“Perciò io vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parli contro il Figlio dell'uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro. (...)Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro. (...) Perché sarebbe stato meglio per loro non aver conosciuto la via della giustizia, che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento che era stato dato loro. È avvenuto di loro quel che dice con verità il proverbio: «Il cane è tornato al suo vomito», e: «La scrofa lavata è tornata a rotolarsi nel fango».(...) Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri(Matteo 12:31-32; Luca 8:13; 2 Pietro. 2:21-22; 1 Giovanni 2:19).


b. Quest’uomo rappresenta i credenti falsi, contraffatti


Sono poche oggi le chiese in cui risuonano chiari ammonimenti come questo. Eppure rimane un pensiero che fa riflettere e cioè che una persona può ben essere viva nella carne ed attivamente religiosa ma rimanere al tempo stesso irrecuperabilmente perduta agli occhi di Dio. La ragione di questo è che una tale persona è stata abbandonata da Dio alla sua inesorabile follia.


"Per questo Dio li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi;essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno.... Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa, sì che facessero ciò che è sconveniente
(Romani 1:24-25,28)


Liberamente adattato da internet


 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/04/luomo-nella-gabbia-di-ferro.html

domenica 14 aprile 2013

Mille anni...per modo di dire?

Apocalisse 20:1-6 - studio di P.Castellina


Come indicato nell'articolo collegato qui sopra, i capitoli 20-22 costituiscono l'ultima delle sette sezioni parallele del libro dell'Apocalisse e quindi non sono da considerare il seguito cronologico di quanto appare nel capitolo 19, vale a dire ciò che segue alla seconda venuta di Cristo (19:11-21).
Al contrario, Apocalisse 20:1 ci riporta indietro agli inizi dell'era del Nuovo Testamento. Che questa sia l'interpretazione appropriata è chiaro anche dal fatto che questo capitolo descrive la sconfitta ed il destino finale di Satana. Di fatto la sconfitta di Satana è iniziata con la prima venuta di Cristo, così com'è indicato in 12:7-9.
Che il regno millenario dipinto in 20:4-6 avvenga prima della seconda venuta di Cristo è evidente dal fatto che il giudizio finale descritto nei versetti 11-15 di questo capitolo è rappresentato avvenire dopo il regno di mille anni.
Non solo nel libro dell'Apocalisse, ma anche altrove nel Nuovo Testamento, il giudizio finale è connesso con la seconda venuta di Cristo. (cfr. Apocalisse 22:12; Matteo 16:27; 25:31-32; Giuda 14-15; 2 Tessalonic...).
Essendo questo il caso, è ovvio come il regno millenario di Apocalisse 20:4-6 deve avvenire prima e non dopo la seconda venuta di Cristo.


Satana legato; il regno millenario di Cristo

  • 1 - "Poi vidi scendere dal cielo un angelo con la chiave dell'abisso e una grande catena in mano".
  • 2 - "Egli afferrò il dragone, il serpente antico, cioè il diavolo, Satana, lo legò per mille anni",
  • 3 - "...e lo gettò nell'abisso che chiuse e sigillò sopra di lui perché non seducesse più le nazioni finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali dovrà essere sciolto per un po' di tempo".
  • 4 - "Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni"
  • 5 - "Gli altri morti non tornarono in vita prima che i mille anni fossero trascorsi. Questa è la prima risurrezione".
  • 6 - "Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni".
Questi testi non dicono nulla di un regno terreno di Cristo su una nazione composta prevalentemente da ebrei, ma descrive il regnare con Cristo in Cielo, fra la loro morte e la Seconda Venuta di Cristo, delle anime dei credenti deceduti. Esso pure descrive l'incatenamento di Satana durante l'era attuale in modo tale che egli non può impedire la diffusione dell'Evangelo.

Satana sciolto; l'ultima rivolta

  • 7 - "Quando i mille anni saranno trascorsi, Satana sarà sciolto dalla sua prigione".
  • 8 - "...e uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, per radunarle alla battaglia: il loro numero è come la sabbia del mare".
  • 9 - "E salirono sulla superficie della terra e assediarono il campo dei santi e la città diletta; ma un fuoco dal cielo discese e le divorò".
  • 10 - "E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli".

Il giudizio finale

  • 11 - "Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro".
  • 12 - "E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere".
  • 13 - "Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l'Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere".
  • 14 - "Poi la morte e l'Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco".
  • 15 - E" se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco".


Apocalisse 20:1

Torna al Menu
"Poi vidi scendere dal cielo un angelo con la chiave dell'abisso e una grande catena in mano."
"Καὶ εἶδον ἄγγελον καταβαίνοντα ἐκ τοῦ οὐρανοῦ ἔχοντα τὴν κλεῖν τῆς ἀβύσσου καὶ ἅλυσιν μεγάλην ἐπὶ τὴν χεῖρα αὐτοῦ."

"Poi vidi scendere dal cielo un angelo"

L'angelo è uno degli esecutori della giustizia divina, che riceve i criminali, li tiene in prigione e li libera solo per l'esecuzione.

"con la chiave dell'abisso"

La chiave della prigione mostra come quest'angelo sia il carceriere. La chiave gli è consegnata dal Cristo, che la possiede: "Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell'Ades" (Apocalisse 1:7,18).
L'abisso, una sorta di pozzo di smisurata profondità, "senza fondo", nella concezione ebraica è la dimora dei morti e degli spiriti maligni. Le tenebrose profondità degli oceani, o le grotte profonde e tenebrose della terra sono viste come qualcosa di spaventevole, là dove si celano i mostri del male. L'abisso è lo stesso dal quale la bestia è salita: E quando avranno terminato la loro testimonianza, la bestia che sale dall'abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà" (Apocalisse 11:7). Nell'Antico Testamento: "La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque" (Genesi 1:2); "...in quel giorno tutte le fonti del grande abisso eruppero e le cateratte del cielo si aprirono" (Genesi 7:11); "Il soggiorno dei morti e l'abisso sono insaziabili, e insaziabili sono gli occhi degli uomini" (Proverbi 27:20). I demoni chiedono a Gesù di poter tornare nell'abisso: "Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell'abisso" (Luca 8:31). Dio e il Suo Cristo ne tengono la chiave e il controllo ultimo: hanno il potere di ricacciarvi gli spiriti maligni che ne sono provenuti e di limitarne i movimenti con "la catena", come in orride e antiche prigioni sotterranee. "Se Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi per il giudizio" (2 Pietro 2:4). Aprire quel pozzo e lasciarne venire fuori "i miasmi" è espressione del giudizio di Dio.

"e una grande catena in mano"

La grandezza della catena mostra la grandezza del crimine, ma anche la forza di colui che vi è incatenato. Questa catena rappresenta l'onnipotenza di Dio che supera anche quella del nemico più temibile. Il legare Satana rappresenta il sovrano controllo e limitazione del potere del diavolo da parte del Signore Gesù, che gli impedisce di sedurre completamente le nazioni. Durante l’era presente, Satana non riuscirà ad unire le nazioni sotto l’Anticristo. Il “legare” Satana è la sua contenzione al seguente riguardo: egli non può stabilire il regno dell’Anticristo, gli è impedito. Questa limitazione, impedimento, è collegato al trattenere, ritenere, impedire di 2 Tessalonicesi 2:6-7 che ci assicura che l’uomo del peccato, L’Empio (o l’iniquo, v. 8) verrà rivelato a tempo opportuno (“a suo tempo”, “nella sua ora” v. 6). La potenza del male è oggi "contenuta" (non supererà mai certi limiti), finché Dio non scatenerà agli ultimi tempi "le potenze dell'inferno" ma solo per breve tempo, dopodiché il Ritorno di Cristo metterà completamente fine a quell'orrore e Satana sarà scagliato nello stagno di fuoco.


Apocalisse 20:2

Torna al Menu
"Egli afferrò il dragone, il serpente antico, cioè il diavolo, Satana, lo legò per mille anni".
"καὶ ἐκράτησεν τὸν δράκοντα, ὁ οφις ὁ ἀρχαῖος, ὅς ἐστιν Διάβολος καὶ ὁ Σατανᾶς, καὶ ἔδησεν αὐτὸν χίλια ἔτη".

"Egli afferrò il dragone, il serpente antico, cioè il diavolo, Satana"

L'angelo afferra il dragone con forza, con violenza. Questo implica che l'angelo gli era superiore quanto a forza. Può essere vinto solo da chi gli è superiore, qualcuno che provenga dal Cielo.
"drákōn" (da derkomai, "vedere," la radice del termine italiano "drago") – propriamente "colui che vede," usato per designare il mitico drago (un grande serpente) che vede da lontano la sua preda. E' figura di Satana che esercita la sua influenza subdola ed indiretta sulle potenze (governi) pagane, realizza il suo ordine del giorno infernale da "dietro le quinte" ["E ci fu una battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel cielo. Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli" (Apocalisse 12:7-9)].
Questo dragone è identificato esplicitamente con colui che ha tentato i nostri progenitori a peccare e ne ha causato la Caduta: "Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il SIGNORE aveva fatti" (Genesi 3:1). E' lo stesso che tenta Gesù nel deserto e contro il quale Gesù combatte costantemente nel Suo ministero. La stessa offensiva contro Satana è fatta dagli apostoli di Cristo: '"Or i settanta tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni ci sono sottoposti nel tuo nome». Ed egli disse loro: «Io vedevo Satana cadere dal cielo come folgore. 19 Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e su tutta la potenza del nemico; nulla potrà farvi del male. Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli»" (Luca 10:17-20).
L'identità di questo personaggio è precisata esattamente affinché il lettore non ne abbia dubbi. Gli operatori di iniquità sanno ben nascondersi e camuffarsi. In qualunque forma appaia è lo stesso essere, l'Avversario, il nemico giurato di Dio e di ogni bene.

"lo legò per mille anni"

L'Apocalisse è piena di numeri simbolici e pure questo 1000 anni non va interpretato in senso letterale. Dato che il numero 10 significa completezza, e dato che 1000 è 10 alla terza potenza, potremmo pensare che l'espressione "mille anni" stia per un periodo completo, un "periodo molto lungo di durata perfetta" (10 x 10 x 10). Un'interpretazione letterale dà adito a speculazioni di ogni genere, come chi dice che "dato che" nella Bibbia un giorno vale mille anni, si tratterebbe di 365.000 giorni!
In sintonia con quanto abbiamo già affermato al riguardo della struttura del libro ed alla luce dei versetti 7-15 di questo capitolo, che descrivono quel "per un po' di tempo", la battaglia finale ed il giudizio finale), possiamo concluderne che questo periodo millenario si estenda dalla prima venuta di Cristo fino ad appena prima la Sua seconda venuta, E' il "tempo della chiesa". Satana tenta in tutti i modi di impedire la predicazione dell'Evangelo, ma non lo potrà mai sopprimere. L'Evangelo sarà predicato in ogni nazione del mondo, che piaccia o non piaccia ai suoi avversari: "E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine" (Matteo 24:14).


Apocalisse 20:3

Torna al Menu
"...e lo gettò nell'abisso che chiuse e sigillò sopra di lui perché non seducesse più le nazioni finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali dovrà essere sciolto per un po' di tempo"'.
"καὶ ἔβαλεν αὐτὸν εἰς τὴν ἄβυσσον καὶ ἔκλεισεν καὶ ἐσφράγισεν ἐπάνω αὐτοῦ, ἵνα μὴ πλανήσῃ ἔτι τὰ ἔθνη ἄχρι τελεσθῇ τὰ χίλια ἔτη. μετὰ ταῦτα δεῖ λυθῆναι αὐτὸν μικρὸν χρόνον".

"...e lo gettò nell'abisso che chiuse e sigillò sopra di lui".

Quella prigione non solo è chiusa "a doppia mandata", ma assicurata da un sigillo, affinché nessun complotto possa trarne fuori con l'inganno, chi vi è contenuto. Ricorda quanto era avvenuto con la tomba di Cristo, ma il sigillo appostovi non aveva sortito l'effetto desiderato. "Ordina dunque che il sepolcro sia sicuramente custodito fino al terzo giorno; perché i suoi discepoli non vengano a rubarlo e dicano al popolo: "È risuscitato dai morti"; così l'ultimo inganno sarebbe peggiore del primo»" (Matteo 27:64).
Dato che "stagno di fuoco" (menzionato nei vv. 10, 14, e 15) rappresenta ovviamente il luogo del castigo finale, questo "abisso" (menzionato nei vv. 1 e 3) non può essere il luogo del castigo finale, ma la descrizione figurativa del modo in cui le attività di Satana saranno tenute sotto un certo controllo durante il periodo di mille anni.

"...perché non seducesse più le nazioni"

Più che "sedurre" bisognerebbe tradurre "sviare", dal greco "planao" [la radice del nostro termine "pianeta" che si supponeva errare nello spazio], indurre ad errare, ingannare. Satana inganna l'umanità inducendola all'idolatria, a falsi culti e religioni, incoraggiandole a perseguitare i santi, a seguire false dottrine ed ideologie. E' il periodo in cui la chiesa cristiana con successo smaschera gli inganni, la falsità e gli errori e dove la verità biblica prevale senza che Satana imponga incontrastato il suo dominio. Da parte della chiesa cristiana non sarà mai una vittoria completa, perché Satana, benché incatenato e rinchiuso, continua a far sentire la sua influenza e complotta, come un potente mafioso che persino dal carcere riesce a controllare i suoi emissari all'esterno con "messaggi in codice". Il potere di Satana è limitato, ma non completamente assente dalla scena di questo mondo. La chiesa cristiana, in ogni caso, non deve temere Satana, o lasciarsene intimidire fino alla paralisi, perché Satana è imprigionato.

"finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali dovrà essere sciolto per un po' di tempo"

Dopo che la chiesa cristiana avrà compiuto il suo dovere di chiamare tutti gli eletti sparsi nel mondo alla salvezza, Satana verrà "per un po' di tempo" scatenato e rabbiosamente cercherà di tornare ad avere assoluto potere sul mondo. Lo farà per un po', ma solo per essere definitivamente sconfitto.


Apocalisse 20:4

Torna al Menu
" Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni".
"Καὶ εἶδον θρόνους καὶ ἐκάθισαν ἐπ’ αὐτοὺς καὶ κρίμα ἐδόθη αὐτοῖς καὶ τὰς ψυχὰς τῶν πεπελεκισμένων διὰ τὴν μαρτυρίαν Ἰησοῦ καὶ διὰ τὸν λόγον τοῦ θεοῦ καὶ οἵτινες οὐ προσεκύνησαν τὸ θηρίον οὐδὲ τὴν εἰκόνα αὐτοῦ καὶ οὐκ ἔλαβον τὸ χάραγμα ἐπὶ τὸ μετώπον καὶ ἐπὶ τὴν χεῖρα αὐτῶν καὶ ἔζησαν καὶ ἐβασίλευσαν μετὰ τοῦ Χριστοῦ χίλια ἔτη."

"Poi vidi dei troni.

(Cfr. Apocalisse 1:4; 3:21; 4:3-4). Qui Giovanni dice semplicemente di aver visto in visione dei troni con delle persone sedute sopra, senza però suggerire chi fossero e quanto ne fosse il numero. Non è il trono di Dio, perché si tratta di "troni" al plurale. Giovanni presume che il lettore lo sappia: coloro a cui questo compito è stato dato.
Dove sono questi "troni"? Nell'Apocalisse la parola "trono" è usata 47 volte e soltanto tre di questi troni (2:13; 13:2; 16:10 http://goo.gl/BaLPp) appare essere in cielo. Quando aggiungiamo a questa considerazione il fatto che Giovanni vede "le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù", abbiamo la conferma che il luogo della visione di Giovanni è ora spostato in cielo. Possiamo quindi dire che, sebbene il periodo di mille anni descritto in questi sei versetti è lo stesso, i vers. 1-3 descrivono ciò che accade sulla terra durante quel tempo, ed i versetti 4-6 descrivono ciò che accade in cielo.
Chi è seduto su questi troni? Per rispondere a questa domanda dobbiamo leggere più avanti nel testo ed osservare che di coloro che Giovanni vede nella sua visione è detto "essi tornarono in vita" (v. 4) e sono distinti dal "resto dei morti". Nel vers. 5, Giovanni, in altre parole ha una visione di certe persone che sono morte, e che distingue da altre persone che pure sono morte. Quando esaminiamo attentamente questi versetti, sembra che Giovanni veda due classi di persone decedute: un gruppo più vasto di credenti deceduti, ed un gruppo ristretto, quelli che sono morti come martiri della fede cristiana.
La prima frase del vers. 4 descrive credenti che sono morti e che Giovanni vede seduti su troni, condividono il regno di Cristo ed esercitano l'autorità di emettere giudizi. Questo regnare è adempimento della promessa contenuta precedentemente in Apocalisse: "Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono, come anch'io ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul suo trono" (3:21).

"A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare."

Giovanni vede coloro ai quali è affidato il giudizio che siedono su dei troni. Il libro dell'Apocalisse è molto interessato alla questione della giustizia, particolarmente per i cristiani perseguitati. E' quindi altamente significativo che la visione giovannea del giudizio o "l'autorità di giudicare" sia affidata a coloro che siedono sui troni. L'espressione "seduti sui troni" è un modo concreto per esprimere il pensiero che essi regnino con Cristo (vedere l'ultima parte del v. 4). Apparentemente il loro regnare include l'autorità di emettere giudizi di qualche tipo. Non ci viene detto se questo significhi semplicemente concordare con i giudizi di Cristo ed esserne riconoscenti, oppure l'opportunità di emettere giudizi indipendenti su questioni terrene. In ogni caso, il regnare con Cristo descritto qui apparentemente include condividere il giudizio di Cristo. Che regnare e giudicare vadano assieme è evidente anche dalle parole di Cristo ai Suoi discepoli: "E Gesù disse loro: «Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi, che mi avete seguito, sarete seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele" (Matteo 19:28).
L'unica specificazione qui è che coloro che sedevano sui troni avevano il compito di emettere un giudizio legale, di determinare il destino di una porzione dell'umanità. Assomiglia a quanto dice Daniele 7:9: "Io continuai a guardare e vidi collocare dei troni, e un vegliardo sedersi ... ". Il loro scopo è un giudizio: assoluzione o condanna. Le persone rispetto alle quali devono emettere un verdetto sono: "quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio". Il "tempo" di questo giudizio è l'inizio dei "mille anni".
Il giudizio che qui emettono non è di tutta l'umanità, ma dei martiri, quelli cioè che, fra varie tentazioni e prove, si erano conservati puri. La sentenza permetterà loro di "vivere e di regnare con Cristo per mille anni".

"E vidi le anime di quelli che..."

Precedentemente, in Apocalisse 6:9 l’apostolo aveva parlato delle anime dei martiri “sotto l’altare” in cielo. Quelle anime in cielo sono distinte da “quelli che abitano sopra la terra” (v. 10). Sono i fedeli cristiani che hanno rinunciato alla loro vita pur di non rinnegare il loro Salvatore.
E' un'espressione importante per il significato dell'intero brano. Giovanni vede "le anime", non "i corpi". Se il significato più ovvio è quello corretto, se egli vede "le anime" dei martiri, non "i corpi" questo escluderebbe la nozione di una risurrezione "letterale", e di conseguenza questo sovvertirebbe molte fra le teorie a proposito di una risurrezione letterale, non un regno letterale dei santi con Cristo durante il tempo di quel millennio. La dottrina dell'ultima risurrezione, come affermato dovunque nella Scrittura, è che "il corpo" sarà fatto risorgere, e non semplicemente che "l'anima vivrà" (cfr. 1 Corinzi 15). Di conseguenza, Giovanni deve riferirsi a qualcosa di diverso dalla risurrezione propriamente detta dei morti, così come comunemente compresa.
Questo testo non può essere usato per sostenere che vi sarà una risurrezione letterale dei santi che regneranno con Cristo per mille anni, perché qui non c'è ambiguità alcuna sul termine "anime" (ψυχὰς psuchas). Non può significare pure "corpi", perché se Giovanni lo avesse voluto fare, avrebbe usato il termine più comunemente usato nel N. T. Il linguaggio qui usato non esprime la dottrina della risurrezione dei corpi e se nessun altro linguaggio che questo fosse usato nel N. T. la dottrina della risurrezione, com'è ora insegnata e ricevuta, non potrebbe essere stabilita. Non c'è alcun'indicazione ovvia che Giovanni qui parlasse di una risurrezione letterale dei santi a che vivessero e regnassero con Cristo per mille anni. Indubbiamente c'è qui qualcosa di "comparabile" alla risurrezione dei corpi.
Come Giovanni aveva potuto vedere le anime di coloro che erano morti? Giovanni vede il tutto in una visione. E' lo stesso che chiedersi in che modo Giovanni aveva potuto vedere un angelo che afferra il diavolo e lo lega per mille anni con una catena?

"...erano stati decapitati ..."

Il termine qui usato (πελεκίζω pelekizō) non ricorre in altri luoghi del N. T. Significa letteralmente "tagliare con l'ascia", da πέλεκυς pelekus, "ascia". Da cui la pratica dell'esecuzione capitale della decapitazione alla quale molti cristiani sarebbero stati soggetti, simbolo di punizione ignominosa.

"... per la testimonianza di Gesù ..."

La testimonianza alla verità di quanto Gesù ha detto e fatto. Cfr. Apocalisse 6:9.

"...e per la parola di Dio"

Vedi Apocalisse 1:9.

"... e di quelli che non avevano adorato la bestia"

Coloro che erano stati fedeli ai principi della vera religione e resistito ai tentativi fatti di sedurli e distoglierli dalla fede. Da Apocalisse 13:15 apprendiamo che: "Le fu concesso di dare uno spirito all'immagine della bestia affinché l'immagine potesse parlare e far uccidere tutti quelli che non adorassero l'immagine della bestia".

"... né la sua immagine"

Cfr. Apocalisse 13:14-15.

"...e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano"

Cfr. Apocalisse 13:16.

"...Essi tornarono in vita"

Meglio tradotto: "Essi vennero alla vita", essi vissero" (ἔζησαν ezēsan, da ζάω zaō, "vivere". In questo brano molto dipende da questa parola. Significa: Vivere, avere vita, detto di vita ed esistenza fisica. Vivere, sostenere la vita, vivere di o per mezzo di.
Giovanni vede questi martiri entrare nella gloriosa comunione di Cristo, la vita". Infatti, l'ingresso immediato con Cristo, "vita nostra" in cielo dell’anima all’istante della morte fisica è “la prima risurrezione” (v. 5). "Quando Cristo, la vita nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria" (Colossesi 3:4).
E' "lo stato intermedio" dell'esistenza dei redenti dopo la loro morte fisica e fino alla risurrezione finale, la "seconda risurrezione".
L’assunzione dell’anima dei credenti in Cielo è indubbiamente una risurrezione. Vi è un atto del Cristo risorto sull’anima all’istante della morte, che la purifica da ogni peccato trasformandola da un’anima adatta alla vita terrena ad un’anima adatta alla vita celeste. Vi deve essere una risurrezione dell’anima da parte di Cristo, se l’anima deve stare con Cristo in Cielo. Le anime, alla morte, non volano in Cielo automaticamente.
E' vero che "vennero alla vita" in greco può essere tradotto "ritornarono in vita" e riferirsi ad una risurrezione fisica (per es. Matteo 9:18; Romani 14:9; 2 Corinzi 13:4; Apocalisse 2:8), ma la questione è se quello è il significato qui di quella parola.
Quelli che "tornarono in vita" in Apocalisse 20:4 significa una lor...

"...per mille anni"

I vv. 4-6 fanno pure riferimento a "mille anni". Sebbene sia possibile comprendere i "mille anni" come descriventi un periodo di tempo diverso dai "mille anni" dei vv. 1-3, non vi sono ragioni stringenti perché debba essere così, particolarmente dato che l'espressione "i mille anni" (τὰ χίλια ἔτη) ricorre due volte, una volta nel v. 3 e un'altra volta nel v. 5. Possiamo affermare quindi con ragion di causa che i vv. 1-3 e 4-6 riguardano lo stesso periodo di 1000 anni. Quel periodo, come abbiamo visto, include l'intera dispensazione del Nuovo Testamento, dal tempo della prima venuta di Cristo al tempo della Seconda Venuta di Cristo.


Apocalisse 20:5

Torna al Menu
"Gli altri morti non tornarono in vita prima che i mille anni fossero trascorsi. Questa è la prima risurrezione".
"οἱ λοιποὶ τῶν νεκρῶν οὐκ ἔζησαν ἄχρι τελεσθῇ τὰ χίλια ἔτη. αὕτη ἡ ἀνάστασις ἡ πρώτῃ."

Gli altri morti

Questo versetto forma una parentesi. Il verbo exesan com'è usato in questa frase deve significare la stessa cosa del versetto precedente. In nessuno dei due casi significa "risurrezione corporea". Giovanni qui parla 1ui dei morti increduli, "il resto dei morti", distinguendoli da quelli credenti che aveva appena descritto. Quando egli dice che il resto dei morti "non tornarono in vita", egli intende l'esatto opposto di quello che aveva appena detto dei morti credenti. I morti increduli, egli dice, non entrò nella vita per vivere e regnare in Cristo durante il periodo millenario. Mentre i credenti, dopo la morte godono di un nuovo tipo di vita in cielo con Cristo nel quale condividono il Suo regnare, i non credenti, dopo la loro morte, non condividono minimamente questa vita e questo regnare.
Che questo valga tutt'attraverso il periodo millenario, è indicato dalle parole: "prima che i mille anni fossero trascorsi" andrebbe tradotto "finché". La parola greca ἄχρι significa che qual ch'è detto qui rimane valido per tutto il tempo del millennio. L'uso della parola "finché" non implica che questi increduli morti vivranno e regneranno con Cristo se non dopo che quel periodo sia terminato. Se questo fosse il caso, ci saremmo aspettati una chiara affermazione al riguardo. Notate l'espressione: "finché fossero compiuti i mille anni" al versetto 3 di questo capitolo. Lì l'espressione è seguita da una chiara affermazione indicante che accadrà qualcosa di diverso dopo la fine dei mille anni: "...finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali [il diavolo] dovrà essere sciolto per un po' di tempo". Nel versetto 5, però, le parole: "prima che i mille anni fossero trascorsi" non è seguita da un'altra affermazione che indichi che questi morti rivivranno o verranno alla vita dopo il termine dei mille anni.
Più tardi in questo capitolo, però, abbiamo un chiaro insegnamento su ciò che accadrà a questi morti increduli dopo il termine dei mille anni. Ciò che accadrà loro è descritto nel versetto 6 come "la morte seconda". Ciò che è detto al versetto 6 che la seconda morte non avrà potere sui morti credenti, è implicato nel fatto che la seconda morte eserciti un potere sui morti increduli. Ciò che si intende per "seconda morte" è spiegato nel versetto 14: "Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco". La "seconda morte", quindi, significa il castigo eterno dopo la risurrezione dei corpi. Per quanto riguarda i morti increduli, vi sarà un cambiamento dopo il termine dei mille anni, ma sarà un cambiamento non per il meglio ma per il peggio.
La morte dei redenti così non è "un salto nel buio", qualcosa di spaventoso, nemmeno quando muoiono martiri a causa della loro fede, ma la loro anima entra subito nella vita eterna per regnare con Cristo. Questo è già per loro una risurrezione, una "prima risurrezione". "Gli altri morti", coloro che muoiono nei loro peccati senza averne ricevuto il perdono attraverso la fede in Cristo, risorgeranno dopo che sia finita l'era della chiesa (i "mille anni"), al ritorno di Cristo, ma solo per essere giudicati e condannati. Quella sarà per loro una tragica "seconda morte". Vi è dunque un parallelismo: i giusti che muoiono risorgono a vita, gli ingiusti che muoiono risorgono per il giudizio e la condanna.
Deve così compiersi "il tempo della chiesa" in cui tutti gli eletti (di ogni tempo e paese) vengono raccolti attraverso l'annunzio dell'Evangelo. Terminato questo periodo "verrà la fine" e gli ingiusti risorgeranno per essere condannati. Anche gli ingiusti risorgeranno. Devono abbandonare ogni illusione che la loro esistenza sia polverizzata, annullata, perché anche loro risorgeranno a suo tempo, ma solo per il giudizio e la condanna.

La prima risurrezione

Poi Giovanni dice: "Questa è la prima risurrezione" (5b). Queste parole descrivono che cos'è avvenuto ai morti nella fede descritti alla fine del versetto 4 prima dell'affermazione tra parentesi. Alla luce di quanto abbiamo affermato, dobbiamo comprendere queste parole non come una risurrezione fisica ma piuttosto come la transizione dalla morte fisica alla vita in cielo con Cristo. Questa transizione è chiamata "risurrezione" - certo un uso insolito ma perfettamente comprensibile sullo sfondo del contesto precedente. Questo è indubbiamente un tipo di risurrezione, dato che coloro che si pensava fossero morti sono ora veduti, nel senso vero della parola, in vita. L'espressione "la prima risurrezione" implica che vi sarà una "seconda risurrezione" (sebbene questa espressione non sia usata) per questi morti credenti - la risurrezione dei corpi che avrà luogo al ritorno di Cristo alla fine del periodo millenario.


Apocalisse 20:6

Torna al Menu
"Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni".
"μακάριος καὶ ἅγιος ὁ ἔχων μέρος ἐν τῇ ἀναστάσει τῇ πρώτῃ· ἐπὶ τούτων ὁ δεύτερος θάνατος οὐκ ἔχει ἐξουσίαν, ἀλλ’ ἔσονται ἱερεῖς τοῦ θεοῦ καὶ τοῦ Χριστοῦ καὶ βασιλεύσουσιν μετ’ αὐτοῦ [τὰ] χίλια ἔτη"-

"Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione"

Coloro che Dio ha eletto a salvezza sono stati davvero fatti partecipi di una stupefacente grazia. Come afferma la lettera agli Efesini nel primo capitolo, essi sono stati benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. In lui, infatti, sono stati eletti prima della creazione del mondo affinché fossero santi e irreprensibili dinanzi a lui. Essi sono stati predestinati nel suo amore ad essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà e a lode della gloria della sua grazia. In Cristo hanno ottenuto la redenzione mediante il suo sangue e il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, la quale è stata riversata abbondantemente su di loro. Essi hanno ricevuto ogni sorta di sapienza e d'intelligenza, essendo loro stato fatto conoscere il mistero della volontà di Dio, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. La loro vita manifesta queste benedizioni e la loro morte è un vero ingresso nella vita eterna, paragonabile ad una risurrezione.

"Su di loro non ha potere la morte seconda"

Questa è la ragione della loro beatitudine. Seconda morte significa castigo eterno. Queste parole sulla seconda morte implicano che la "prima risurrezione" di cui Giovanni ha appena parlato, non è una risurrezione fisica. Perché se si dovesse pensare ai credenti come risorti fisicamente, con corpi glorificati, essi godrebbero già dell'eterna e totale beatitudine della vita a venire, in cui "non ci sarà più la morte" (21:4) e non ci sarebbe bisogno di dire che su di loro non abbia potere la seconda morte.
Grazie a Cristo, essi non dovranno subire un giudizio di condanna, per quanto sarebbe meritato. Essi non dovranno procedere alla "morte seconda". Sono stati rivestiti, infatti, della giustizia di Cristo ed il debito del loro peccato è stato pagato. Solo a loro verrà risparmiato ciò che la più gran parte dell'umanità merita, il "lago di fuoco". A loro il Signore dirà: "Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v'è stato preparato fin dalla fondazione del mondo" (Matteo 25:34). Non avranno più peccato in loro: saranno santi.

"ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo"

Durante quest'intero "millennio" i morti credenti adoreranno Dio e Cristo come sacerdoti e regneranno con Cristo come re. Sebbene Giovanni pensi qui solo al periodo fino al ritorno di Cristo, i capitoli finali dell'Apocalisse indicano che dopo il ritorno di Cristo e dopo la risurrezione dei corpi, questi morti credenti saranno in grado di adorare Dio, servire Dio, e regnare con Cristo in modo persino maggiore. Allora essi adoreranno e serviranno Dio per tutta l'eternità in perfezione priva di peccato con corpi glorificati sulla nuova terra.
L'apostolo Pietro dice dei redenti: "Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa, voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia" (1 Pietro 2:9-10). Sono stati posti al servizio di Dio nel tempo della chiesa e lo saranno per l'eternità offrendo un "sacrificio di lode" ["Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome" (Ebrei 13:15)].

"regneranno con lui quei mille anni"

La loro sorte qui viene di nuovo menzionata: in comunione con Cristo per il tempo e l'eternità condivideranno la Sua gloria.

 http://vocechegrida.ning.com/forum/topics/mille-anni-per-modo-di-dire

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

contatori

Lettori fissi

Informazioni personali

La mia foto
Alla ricerca di me stesso con l'aiuto di Gesù

Badge di Facebook