per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

mercoledì 10 settembre 2014

Gesù Cristo è il Figlio di Dio


In che modo Dio ha volto il peccato dell’uomo a Sua gloria

Non sarebbe restato altro al mondo intero che andare alla rovina (Rom. 3:19). Ma Dio, essendo non solo giusto, ma anche misericordioso, aveva, secondo la sua infinita sapienza, stabilito dall’eternità una via per volgere tutti i mali alla Sua grande gloria e alla maggiore manifestazione della Sua infinita benevolenza (Rom. 3:21-25), verso coloro che Egli ha scelto dall’eternità per essere glorificati nella loro salvezza (Rom. 8:29; 9:23). E, d’altra parte, Egli ha volto il peccato dell’uomo alla manifestazione della Sua sovrana potenza e della Sua ira, mediante la giusta condanna dei vasi d’ira preparati per la distruzione (Rom. 9:22; Eso. 9:6).

Come ben dice S. Agostino: “Se tutti fossero salvati, il salario del peccato richiesto dalla giustizia sarebbe nascosto. Se nessuno fosse salvato, nessuno vedrebbe quale grazia Egli elargisce.”

Gesù Cristo è l’unico Mediatore scelto e promesso da Dio

Questa sola e unica via è il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con tutto ciò che da essa procede. Poco a poco questo fu promesso da Adamo a Giovanni Battista, fu pubblicato e predicato dai patriarchi e dai profeti, e fu anche tipizzato in vari modi sotto la Legge (Gen. 3:15; 12:3; 18:18; 22:18; Deu. 18:15-18; 2 Sam. 7:12; Rom. 1:2-3; ecc.) In questo modo, il Figlio fu pienamente incluso nei libri dell’Antico Testamento, così che gli uomini di quei tempi fossero salvati per fede in Gesù Cristo che doveva venire.

Le somiglianze e le differenze tra l’Antico e il Nuovo Testamento

Quindi, non vi fu mai e mai vi sarà che un solo patto di salvezza tra Dio e gli uomini (Ebr. 13:8; Rom. 3:25; 1 Tim. 2:5-6; 1 Cor. 10:1-11; Efe. 1:7-10; vedi l’intera Epistola agli Ebrei). La sostanza di questo patto è Gesù Cristo. Ma, riguardo alle circostanze, esistono due Testamenti o ‘Patti’. Ne abbiamo gli autentici titoli e contenuti, che chiamiamo ‘Sacra Scrittura’ e la ‘Parola di Dio’. Uno è chiamato ‘Vecchio’ e l’altro ‘Nuovo’ (Ger. 31:31, 32; Ebr. 8:6). Il secondo è molto migliore del primo, perché il primo dichiarava Gesù Cristo, ma da molto lontano, e nascosto dietro le ombre e le immagini che svanirono alla Sua venuta; Egli stesso è il Sole della Giustizia (Giovanni 4:23, 24).

Perché era necessario che Gesù Cristo fosse vero uomo nella natura, nel Suo corpo e nella Sua anima, ma privo di qualsiasi peccato

Era necessario che il Mediatore di questo patto e di questa riconciliazione fosse vero uomo, ma privo di qualsiasi macchia di peccato originale o di altro tipo, per le seguenti ragioni:

Primo, poiché Dio è veramente giusto e l’uomo è l’oggetto della Sua ira, a causa della corruzione naturale (1 Tim. 2:5; Gv. 1:14; Rom. 1:3; Gal. 4:4; Rom. 8:2-4; 1 Cor. 1:30), per poter riconciliare gli uomini con Dio era necessario che vi fosse un vero uomo nel quale le rovine causate da questa corruzione fossero totalmente riparate.

Secondo, l’uomo è obbligato ad adempiere tutta la giustizia che Dio esige da lui per poter essere glorificato (Mat. 3:15; Rom. 5:18; 2 Cor. 5:21). Era dunque necessario che vi fosse un uomo che adempisse perfettamente tutta la giustizia per poter compiacere Dio.

Terzo, tutti gli uomini sono ricoperti da un’infinità di peccati, tanto interni quanto esterni; questo è il motivo per cui essi sono soggetti alla maledizione di Dio (Rom. 3:23-26; Isa. 53: 11, ecc.). Era dunque necessario che vi fosse un uomo che potesse soddisfare la giustizia di Dio per poterlo placare.

Infine, nessun uomo corrotto sarebbe stato capace, in alcun modo, neppure di intraprendere la realizzazione della minima di queste azioni. Egli prima di tutto avrebbe avuto bisogno di un Redentore per sé stesso (Rom. 8:2; 2 Cor. 5:21; Ebr. 4:15; 1 Pie. 2:22; 3:18; 1 Gv. 2:1-2). Tanto era necessario per sé prima che egli potesse riscattare gli altri, o potesse fare alcuna cosa per compiacere o soddisfare Dio (Rom. 14:23; Ebr. 11:6). Era dunque necessario che il Mediatore e Redentore degli uomini fosse vero uomo nel suo corpo e nella sua anima, e che egli fosse, nondimeno, interamente puro e libero da ogni peccato.

Perché era necessario che Gesù fosse vero Dio

Era necessario che questo stesso Mediatore fosse vero Dio e non solo un uomo (Gv. 1:14, ecc.); almeno per le seguenti ragioni:

Primo, se Egli non fosse stato vero Dio, non sarebbe stato affatto un Salvatore, ma avrebbe avuto bisogno Egli stesso di un Salvatore (Isa. 43:11; Os. 13:4; Ger. 17:5-8).

Secondo, era necessario, per la giustizia di Dio, che vi fosse una proporzione tra il crimine e la sua punizione. Il crimine è infinito, perché è commesso contro Colui la cui maestà è infinita. Quindi è necessario che vi sia qui una soddisfazione infinita; per la medesima ragione, era necessario che chi l’avesse realizzata come vero uomo fosse anch’egli infinito, come dire, vero Dio.

Terzo, essendo l’ira di Dio infinita, non esisteva alcuna forza umana o angelica nota che avrebbe potuto sopportare un tale peso senza esserne sopraffatta (Gv. 14:10, 12, 31; 16:32; 2 Cor. 5:19). Chi doveva vivere di nuovo, dopo aver conquistato il diavolo, il peccato, il mondo e la morte insieme all’ira di Dio, doveva quindi essere non solo un uomo perfetto, ma anche vero Dio.

Infine, per poter manifestare meglio questa illimitata bontà, Iddio non solo desiderava che la Sua grazia fosse pari al nostro crimine, ma voleva che dove il peccato abbondava, la grazia sovrabbondasse (Rom. 5:15-21). Per questa ragione, sebbene fosse creato ad immagine di Dio, il primo Adamo, autore del nostro peccato, era terreno, e la sua fragilità era ben visibile (1 Cor. 15:45-47). Gesù Cristo, al contrario, il secondo Adamo attraverso cui noi siamo salvati, pur essendo vero e perfetto uomo, è nondimeno il Signore dal Cielo, come dire, vero Dio. Perché, in sostanza, tutta la pienezza della deità abita in Lui (Col. 2:9). Se la disobbedienza di Adamo ci fece cadere, la giustizia di Gesù Cristo ci ha dato più sicurezza di quanta ne avessimo prima. Noi speriamo nella vita procurata da Gesù Cristo, migliore di quella che perdemmo in Adamo; tanto più quanto Gesù è superiore ad Adamo.

Come il mistero della nostra salvezza è stato realizzato in Gesù Cristo

Di conseguenza noi confessiamo che, per adempiere il patto promesso agli antichi padri e predetto per bocca dei profeti (Isa. 7:14; Lu. 1:31, 35, 55, 70), il vero, unico ed eterno Figlio di Dio Padre (Rom. 1:3; Gv. 17:5; 16:28; Fil. 2:6-7) prese, nel tempo stabilito dal Padre, la forma di un servo. Essendo concepito nel seno della beata vergine Maria, per la potenza dello Spirito Santo, e senza alcun intervento dell’uomo (Mat. 1:20; Lu. 1:28, 35), Egli prese la natura umana con tutte le sue debolezze, eccetto il peccato (Ebr. 4:15; 5:2).

Le due nature, quella di Dio e quella di uomo, sono unite in una sola Persona dal momento della concepimento della carne di Cristo.

Noi confessiamo che, dal momento di questo concepimento, la Persona del Figlio è stata inseparabilmente unita alla natura umana (Mat. 1:20; Lu. 1:31, 32, 35, 42, 43). Non vi sono due Figli di Dio, o due Gesù Cristo; ma Uno solo è propriamente il Figlio di Dio, Gesù Cristo. In ogni momento le proprietà di ognuna delle due nature rimangono intere e distinte. Perché la divinità separata dall’umanità, o l’umanità disgiunta dalla divinità, o l’una confusa con l’altra, non ci sarebbero di alcun profitto.

Gesù Cristo è dunque vero Dio e vero uomo (Mat. 1:21-23; Lu. 1:35). Egli ha una vera anima umana, e un vero corpo umano formato dalla sostanza della vergine Maria, e per la potenza della Spirito Santo. In questo modo, egli fu concepito e nacque dalla vergine Maria, vergine, dico, prima e dopo la nascita. E tutto questo fu realizzato per la nostra redenzione.

Sintesi della realizzazione della nostra salvezza in Gesù Cristo

Egli quindi discese sulla terra per attirarci in Cielo (Efe. 2:6). Dal momento del Suo concepimento fino alla Sua risurrezione, Egli portò la pena per i nostri peccati per alleviarci di essi (Mat. 11:28; 1 Pie. 2:24; 3:18; Isa. 53:11). Egli adempì perfettamente ad ogni giustizia in modo da coprire la nostra ingiustizia (Rom. 5:19; Mat. 3:15). Egli ci ha rivelato l’intera volontà di Dio Suo Padre, con le Sue parole e con l’esempio della Sua vita, in modo da mostrarci la vera via di salvezza (Gv. 15:15; At. 1:1-2).

Infine, per coronare la soddisfazione per i nostri peccati che Egli prese su di Sé (Isa. 53:4-5), Egli fu imprigionato perché noi fossimo liberati, fu condannato perché noi potessimo essere assolti. Egli soffrì infinito sdegno per poter porre noi al riparo da ogni vergogna. Fu inchiodato alla croce perché i nostri peccati fossero là inchiodati (Col. 2:14). Morì portando la maledizione che noi meritavamo, in modo da placare per sempre l’ira di Dio mediante il compimento del Suo unico sacrificio (Gal. 3:13; 2 Cor. 5:21; Ebr. 10:10,14). Fu rinchiuso nel sepolcro per mostrarci la verità della Sua morte, e per sconfiggere la morte proprio nella sua casa, come dire, sin nella tomba; non vi sperimentò alcuna corruzione, per dimostrare che, anche nella morte, egli aveva conquistato la morte (Atti 2:31). Fu risuscitato vittorioso affinché, essendo tutta la corruzione morta e sepolta, noi potessimo essere rinnovati nella nuova vita spirituale ed eterna (Rom. 6; e quasi ovunque in S. Paolo). Con questi mezzi, la prima morte non è più per noi una punizione per il peccato e l’ingresso nella seconda morte, ma, al contrario, è la fine della nostra corruzione e l’ingresso nella vita eterna. Per ultimo, dopo esser risorto e aver parlato per quaranta giorni qui giù per fornire la prova della Sua risurrezione (Atti 1:3, 9-11), Egli ascese visibilmente e realmente nell’alto dei cieli, dove siede alla destra di Dio Suo Padre (Gv. 14:2). Avendo preso possesso per noi del Suo regno eterno, Egli è per noi anche il solo Mediatore e Avvocato (1 Tim. 2:5; Ebr. 1:3; 9:24), e governa la Sua chiesa mediante il Suo Spirito Santo, finché il numero degli eletti di Dio, Suo Padre, sia completo (Mat. 28:20, ecc.).

In che modo Gesù Cristo, dopo essere andato in cielo, è nondimeno qui giù insieme ai Suoi

Noi comprendiamo che la glorificazione recò l’immortalità al corpo di Gesù Cristo, oltre alla gloria sovrana; ma questo non cambiò in alcun modo la natura del Suo vero corpo, un corpo confinato ad un solo spazio e dotato di limiti (Lu. 24:39; Gv. 20:25; Atti 1:3). Per questa ragione, Egli condusse in Cielo, da mezzo a noi, la Sua natura umana, il Suo vero corpo (Atti 1:9-11; 3:21). Là Egli resterà fino alla Sua venuta per giudicare i vivi e i morti.

Ma, riguardo all’efficacia del Suo Spirito Santo, come alla Sua Divinità, (mediante il quale noi siamo resi partecipi non solo di metà di Cristo, ma di Lui intero e di tutti i Suoi beni, come sarà detto a breve), noi riconosciamo che Egli è e sarà con i Suoi fino alla fine del mondo (Mat. 28:20; Gv. 16:13; Efe. 4:8). Questo è ciò che Gesù disse riguardo a sé, “Sempre avete i poveri con voi; ma me non mi avete sempre,” (Mat. 26:11); ancora, dopo la Sua ascensione, gli angeli dissero agli Apostoli: “Gesù, il quale è stato accolto in cielo d’appresso voi, verrà nella medesima maniera che voi l’avete veduto andare in cielo” (Atti 1:11). E S. Pietro dice ai Giudei che il Cielo deve tenerlo accolto fino al tempo della restaurazione di tutte le cose (Atti 3:21). Per la stessa ragione, S. Agostino, seguendo la Scrittura, ha ben detto che è necessario guardarsi dall’enfatizzare la Divinità al punto tale da giungere a negare la verità del corpo; il corpo è in Dio, ma non è necessario trarre la conclusione che esso sia ovunque, come Dio è ovunque.

Non può esistere alcun’altra vera religione

In questo mistero della nostra redenzione, incomprensibile dalla ragione umana, Iddio ha rivelato sé stesso come vero Dio, come dire, perfettamente giusto e perfettamente misericordioso.

Perfettamente giusto, primo, perché Egli ha punito tutti i nostri peccati con piena severità (Rom. 3:25; 2 Cor. 5:21), nella Persona di Colui che si rese garante e sicurezza al posto nostro, ovvero, in Gesù Cristo (1 Tim. 2:6; 1 Pie. 2:24). In secondo luogo, Egli ci riceve e ci riconosce come Suoi se siamo coperti e rivestiti con l’innocenza, la santificazione e la perfetta rettitudine di Gesù Cristo (2 Cor. 5:21; Rom. 5:19; Col. 2:14).

D’altra parte, Egli si è rivelato come perfettamente misericordioso, perché, pur trovando in noi solo motivo di condanna, Egli volle che Suo Figlio prendesse la nostra natura al fine di trovare in Lui il rimedio che placasse la Sua giustizia (Rom. 5:8; 1 Cor. 1:30). Comunicandolo liberamente a noi, con tutti i tesori che Egli possiede (Rom. 8:32), Egli ci rende partecipi della vita eterna, unicamente per la Sua bontà e misericordia, a condizione che noi ci affidiamo a Gesù Cristo per fede.

Ma, al contrario, qualunque religione che oppone all’ira di Dio qualunque cosa diversa dalla sola innocenza, rettitudine e soddisfazione di Gesù Cristo, ricevute per fede, priva Dio della Sua perfetta giustizia e della Sua misericordia. Per questa ragione, una simile religione deve essere considerata come falsa e ingannevole.
Theodore Beza (1519–1605)

 
"Lui ha Dio preordinato per far l'espiazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare cosí la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio"
(Romani 3:25)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/09/gesu-cristo-il-figlio-di-dio.html

domenica 17 agosto 2014

Ultimi Tempi: Amare Dio


Il profeta Daniele e l’apostolo Giovanni hanno apportato un immenso contributo alla nostra comprensione delle verità riguardanti gli ultimi tempi e il culmine di quest’epoca: a loro siamo debitori per i libri di Daniele e Apocalisse. Entrambi ricevettero la Parola di Dio attraverso visioni e un cielo aperto, ma perché ricevettero così tante benedizioni?
Le Scritture sono chiare nell’indicare che non erano soltanto intellettuali isolati dal mondo e che nessuno dei due giunse alla conoscenza della verità in seguito ad un lungo procedimento intellettuale. Allora cosa avevano di speciale da far si che a loro fossero affidate queste straordinarie e gloriose verità riguardanti gli ultimi tempi? Possiamo rintracciare qualche indizio nelle loro storie personali?
Le Scritture forniscono la risposta a questo interrogativo: entrambi avevano un profondo amore per Dio. Quest’amore si esprimeva in uno zelo nel vedere la rivelazione dei piani di Dio e dei suoi scopi qui sulla terra. Essi sentivano un forte peso per Gerusalemme e il popolo di Dio e a causa della loro dedizione per il patto divino si trovarono coinvolti in avventure straordinarie affrontando grandi prove. Dio, inoltre, aprì i cieli e rivelò loro i suoi segreti: al termine della loro esistenza avevano non solo visto l’ascesa e la caduta di regni e governanti ma la loro vista si era spinta attraverso i secoli, fino a permettergli di essere testimoni dei nostri giorni e della seconda venuta di Gesù, l’atteso Messia di Israele.
Sia il profeta Daniele, che l’Apostolo Giovanni ricevettero una speciale menzione nelle Scritture come amati da Dio. L’angelo Gabriele rivelò a Daniele, poco prima che egli ricevesse la profezia chiave delle settanta settimane, che egli era un uomo “molto amato”(vedi Da 9:23); quest’affermazione si ripetè di nuovo in un’altra visione in Danile 10:11, invece, per quel che riguarda l’apostolo Giovanni, egli era conosciuto come il discepolo che Gesù amava (vedi Gv 13:23, 19:26, 20:2 e 21:7).
Il rapporto basato sul patto divino era per loro una passione e uno studio fedele e accurato della sacra Parola di Dio. Entrambi affrontarono prove mortali e ricevettero miracoloso soccorso di fronte a terribili persecuzioni; Daniele trascorse una lunga notte al riparo da una fossa di leoni affamati e Giovanni (secondo la leggenda) uscì incolume da un calderone d’olio bollente. Quest’ultimo rimase con Gesù fino alla fine, era con lui al Golgota e fu testimone della sua crocifissione. La personale dedizione e la paziente sopportazione di questi due uomini era straordinaria e la loro fedeltà attraverso le prove e le tribolazioni confermò la loro passione per Dio. Probabilmente furono ritenuti degni di comunicare a noi la Parola di Dio riguardo gli ultimi tempi perché il loro rapporto d’amore con Dio era stato messo alla prova.
Nella società attuale, e a dire il vero nel passato, coloro che amano Dio sono stati spesso considerati dei “buonannulla”. Da molti che si definiscono cristiani, la passione per Dio è stata spesso considerata come un po’“esagerata”, un “extra” non essenziale riservato a coloro che hanno il tempo di tergiversare nel sentimentalismo religioso.
Ovviamente tutto può cambiare rapidamente e quando la storia bussa alla nostra porta è allora che riemergono le questioni eterne e che la passione per Dio sembra di nuovo essere all’ordine del giorno. L’esercito della Salvezza operò al fronte durante la terribile guerra di trincea della Prima Guerra Mondiale, un periodo in cui molti uomini s’interessarono alle cose di Dio. Durante la prima guerra del Golfo si convertirono talmente tanti soldati a Cristo che fu difficile trovare abbastanza acqua per battezzarli. Alla fine fu necessario battezzarli in delle bare: quale modo migliore per identificarsi con la morte di Gesù!
Nei momenti di prova i più grandi interrogativi della vita richiedono risposte ed è in quelle circostanze che l’uomo moderno ancora una volta ricorda che è uno spirito eterno che ha bisogno di salvezza. Gli esseri umani sono stati creati per avere un rapporto con Dio ed è lì che si trova la vera felicità. Alla croce, Gesù (il Dio della storia e dell’eternità), ha versato il suo sangue per i peccati del mondo ed è ravvedendosi e chiedendo a lui di entrare nella propria vita che sarà possibile trovare il vero significato della nostra esistenza e le risposte ai grandi interrogativi della vita.
Infatti, fu un uomo che amava Dio a scrivere il libro dell’ApocalisseConoscere e amare Gesù è la chiave per la comprensione degli ultimi tempi. Dio “sigilla” la verità degli ultimi tempi e la nasconde ad altri: lo fa forse per evitarne l’uso improprio da parte loro?Con l’avvicinarsi del giorno del Signore tutte le filosofie e gli sforzi umani falliranno ma la testimonianza di Gesù Cristo rimarrà. Fu l’amato Giovanni a portarci questa verità:
“……..la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia”. – Ap. 19:10
La storia sacra avanza in maniera teologica o lineare verso un apice. I cicli ipnotici del misticismo orientale, il freddo e impersonale ying e yang, il tetro e insignificante cerchio della vita e della morte, le droghe che annebbiano la mente e tutte queste tediose e inconcludenti filosofietrascinano le anime degli uomini nella polvere. Il vuoto misticismo esistenzialista in cui rimasero intrappolati i Beatles e la gioventù degli anni ’60 non condusse da nessuna parte, se non a letto con un estraneo nel vano tentativo di trovare “la pace” nell’eros senza un ritorno a Dio. La dottrina di Woodstock “fate l’amore, non fate la guerra” era solo un altro tentativo da parte del genere umano di tenere in equilibrio la pace e la guerra come un altro “ying e yang”. Rudyard Kipling disse: “L’est è l’est e l’ovest è l’ovest, i due non saranno mai conciliabili.” Aveva torto. L’uomo occidentale è ormai immerso nel misticismo; è veramente perduto e la sua mente annebbiata. Nell’Odissea di Omero il suo eroe fu detenuto su un’isola con la maga Circe per dieci anni: mangiando foglie di loto aveva dimenticato la sua identità e insieme ad essa la sua ricerca. Così anche l’uomo occidentale ha dimenticato la sua memoria e il suo destino e come l’equipaggio di Ulisse è stato anch’esso trasformato in un maiale. Ma la crisi dell’età presente arriverà, così, un bel giorno ci risveglieremo e ricorderemo la nostra identità (ciò che siamo stati) e come Ulisse ritorneremo alla nave, salperemo ancora una volta e riprenderemo il nostro viaggio. Ritorneremo come il figliol prodigo alla nostra casa spirituale, la casa del Padre, e da colui che veramente amiamo.
L’amore è un fuoco che brucia e le informazioni che Daniele ricevette dal trono di Dio in tre visioni non erano facili da accogliere. In Daniele 7:21 e 25, 8:24 e 12:7 è indicato che i santi perderanno il potere temporale e la protezione politica negli ultimi tempi; nei giorni del quinto sigillo della Grande Tribolazione essi subiranno un martirio di proporzioni sconcertanti. Quando la sua anima ascoltò queste verità concernenti gli ultimi tempi, queste erano di una gravità tale che Daniele svenne (come probabilmente faremo anche noi oggi)come si legge in Daniele 8:27. A lui non fu dato di capire come i santi degli ultimi tempi potessero perdere la lotta per il potere temporale e nonostante ciò ereditare il regno alla fine. Questo era per un lui un mistero tanto quanto lo è per noi oggi 2500 anni dopo. Il tema principale dei libro di Daniele e dell’apostolo Giovanni è la guerra spirituale (inevitabile e necessaria) che dovremo affrontare.
Come possiamo vedere, questo studio degli ultimi giorni è più che solo un esercizio accademico, ma è prima di tutto un passaggio che ha come fondamento l’amore e la passione per Dio. È un’avventura e una storia d’amore con Dio che supera i confini della morte e che si trasformerà col passare del tempo in una passione: essa sta crescendo dentro di noi ed è destinata ad affascinare e a consumare l’intero nostro essere. Questo viaggio con Dio ci porterà ad andare oltre le preoccupazioni del presente e le questioni di protezione politica e a sperimentare realtà che trascendono la mera sopravvivenza della carne. La Via ci condurrà al di là dei mandati della predominante vita egoista del presente e così, memori della moglie di Lot lasceremo alle spalle le nostre preoccupazioni e cammineremo senza guardarci indietro.
Questo pellegrinaggio è una passione; è la strada maestra della Santità (Is 35:8-10). Alla fine del percorso arriveremo nei pressi della Città Santa e una volta giunti in vista dei cancelli di splendore lasceremo alle spalle tutti i fardelli terreni che erano a noi cari entrando così nella città di Dio (Mt. 19:24-29) e in reami di gloria indicibile non ancora in vista.
Forse saremo disperse come pecore senza pastore” (1 Re 22:17, Mt 9:36), ma nessuno sarà perduto.
Forse saremi stati (o ancora saremo) esiliati tra i goyim (pagani) ma Dio farà di noi “una luce per i gentili”.
Forse saremo considerati come pecore da macello (Sl 44:22, Rm 8:36) ma noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati”(Ro 8:37).
Gesù disse: “Sarete traditi da genitori, fratelli, parenti e amici”. “Faranno morire parecchi di voi” confidò il nostro Signore ai suoi discepoli nel discorso sul monte degli Ulivi (Mt 24). “Ma neppure un capello del vostro capo perirà” (Luca 21:18).
“Con la vostra costanza salverete le vostre vite” (Luca 21:19). “Io sono con voi tutti i giorni, (il nostro Signore dice) sino alla fine dell’età presente” (Mt 28:20).
Cari santi noi siamo pellegrini in un viaggio epico verso il cuore di Dio e la questione centrale non sarà la nostra forza economica, materiale o militare, ma la nostra consacrazione, e a chi siamo consacrati. Il sipario sta per alzarsi sull’avvenimento più avvincente e sulla storia d’amore più accattivante che questo mondo e che gli angeli abbiano mai visto (Eb 12:1).
E questa è la conclusione di questa storia secondo le Scritture: il Messia ritornerà per una sposa senza macchia, ruga o imperfezione (Ef 5:27) e la rifinitura dei santi come oro sarà inevitabile (Apocalisse 3:18). La storia della presente epoca malvagia terminerà con la rivelazione del Messia quale Leone di Giuda che ruggirà da Sion (Gioele e Amos 1:2) e verrà in giudizio contro le schiere di Gog e i suoi alleati mentre queste cercheranno di assalire Israele dalle estremità del settentrione negli ultimi tempi (Ez 38). Egli difenderà Israele con il suo potente braccio e quando le nazioni circostanti si raduneranno con i loro eserciti sulla pianura di Armageddon, Dio esigerà una terribile retribuzione. Isaia, inoltre, vide il Messia ritornare calpestando l’uva dell’ira e Michea lo vide far breccia e liberare gli eletti dall’ovile di Bosra. “Poiché è il giorno della vendetta del Signore, l’anno di retribuzione per la causa di Sion” (Is 34:8).
Il fulcro della seconda venuta del Signore Gesù è la devozione. La liberazione finale dei santi è il giorno dell’ira e sarà anche il giorno del giudizio per gli empi. Dio agirà con amore e rabbia animata dalla gelosia e libererà i suoi santi, i quali saranno provati, dalle mani dei loro carcerieri. In quel giorno gli empi saranno radunati da tremendi angeli d’ira, saranno raccolti come erbacce da bruciare e il loro destino sarà un luogo di tormento eterno (Mt 13:30). Gli uomini, infatti, potranno farsi beffe della promessa della sua venuta, ma Dio non si lascia prendere in giro, né abbandona il suo popolo: egli lo libererà prontamente non appena ogni cosa sarà detta e fatta.
È molto importante sapere che il giusto giudizio arriverà, perché questo ci aiuterà personalmente ad affrontare la grandeTribolazione con pazienza. Questa conoscenza c’è data, infatti, affinché possiamo crescere in grazia e predicare il vangelo a quelle stesse persone che ci perseguiteranno. Ma indovina un pò? Non siamo noi a essere nei guai ma loro perché avranno osato perseguitare il popolo del patto di Dio.
L’ira di Dio non è solo rabbia vuota, nè è diretta al suo popolo in forma di “tribolazione” ma è uno zelo intenso e santo e una rabbia diretta in modo specifico a coloro che perseguiteranno il popolo del suo patto. Questa è una manifestazione del Suo amore.
Pensando all’amore e alla passione per Dio soffermiamoci a ricordare il nostro patriarca Giuseppe. Come vi ricorderete egli fu perseguitato dai suoi fratelli: alcuni di loro volevano ucciderlo. Eppure, in tempo di carestia egli elargì il pane della vita ai suoi fratelli in precedenza ostili e nutrì anche i popoli fuori dal patto e provenienti da vari angoli della terra durante quei terribili sette anni.
La storia di Giuseppe durante quei sette anni è un modello della storia della chiesa futura nella settantesima settimana. Questa grazia e pazienza nella tribolazione che Giuseppe ha esemplificato, saranno gloriosamente visibili ancora durante gli eventi degli ultimi tempi. Negli ultimi tempi tutto il popolo giudeo-cristiano composto da coloro che appartengono a Dio affronterà il tempo di angoscia di Giacobbe ed è al culmine di questa prova che molti si piegheranno finalmente e abbracceranno il Cristo che vedono nella vita dei loro fratelli perseguitati. A tal fine, un elemento chiave sarà la promessa rivolta a Giuda di fare da garante per la vita di Beniamino. La casa reale di Giuda sarà salvata, il trono di Davide stabilito sulla terra per mille anni (Za 12:7-13:1) e le case d’Israele e le dodici porte della città santa saranno destinate ad aprirsi gloriosamente negli ultimi giorni. I due pezzi di legno diventeranno uno nelle mani del Messia (Ez. 37), il quale sarà contemporaneamente re e sacerdote santo come il grande Melchisedec e in Lui essi si uniranno per formare un solo “sacerdozio reale e una nazione santa” (1 P 2:9). Questo sarà il regno/sacerdozio che ristabilirà questo mondo durante il millennio del Messia.
Molti misteri devono ancora essere svelati: una grande avventura ci è posta dinnazi. Questa santa ricerca è destinata a consumare i pellegrini degli ultimi tempi con una storia d’amore in Dio che toccherà ogni parte del loro essere.
Il pellegrinaggio è stato lungo: il percorso di fedeltà al patto è cominciato con il nostro patriarca Abramo. Egli partì ben 4000 anni fa da Ur, una città d’idoli, guidato dalla mano di Dio e 500 anni più tardi la famiglia di Abramo, Isacco e Giacobbe era diventata una nazione di un milione di persone. Questo popolo cantò il Cantico di Mosè mentre usciva dall’Egitto per mezzo di una potente liberazione, e, protetto dalla mano potente di Dio, fu condotto fuori da Mosè in un esodo di massa. Dio lo soccorse dall’assalto delle bighe del Faraone permettendogli di attraversare il Mar Rosso sulla terra asciutta.
Il pellegrinaggio del popolo di Dio va avanti e nel futuro ci aspetta un esodo di proporzioni ancora maggiori (Gr 16:14-15). Alla fine di quest’epoca l’enorme e grandioso esercito dei redenti arriverà nei regni celesti e lì canterà il Cantico di Mosè, nello stesso modo in cui fu cantato quando il popolo d’Israele attraversò il Mar Rosso. Questa volta sarà cantato in ricordo di una liberazione ancora più gloriosa e quell’enorme e glorioso esercito proveniente da tutte le nazioni starà in piedi di fronte al mare di vetro (Ap 15:1-3). Dio libera i suoi!
Il tempo incalza ora che ci stiamo avvicinando al premio della nostra grande chiamata. Gli eletti di Dio sono al centro della sacra storia: come potranno mai essere in grado di affrontare tutto questo? Come continueranno a lottare con l’Angelo durante la “notte oscura dell’anima”? La risposta si vedrà in azione e sarà la grazia divina di Dio che ci condurrà alla vittoria. L’imminente settantesima settimana di Daniele e i suoi tre anni e mezzo di Grande Tribolazione porteranno i santi sulla scena, i quali sopporteranno un periodo di prova senza precedenti nel bel mezzo delle impetuose tempeste della storia. Come mai potranno sopportare tale afflizione?
I santi degli ultimi tempi non saranno soli, né avranno dei corpi interamente corruttibili quando giungeranno “all’ora della tentazione”, ma in quel tempo penetreranno nel mistero della santità e saranno provvisti in maniera soprannaturale della grazia di Dio per le prove; i cristiani perseguitati nel mondo ne sono provvisti già ora. I santi saranno protetti o preservati dalla potenza di Dio in ogni istante dell’“ora della tentazione” (Ap 3:10) e troveranno rifugio nel “luogo segreto dell’Altissimo” (Salmo 91:1). Come Davide nella “valle dell’ombra della morte” troveranno una mensa imbandita apposta per loro, proprio alla presenza dei loro nemici (Salmo 23) sperimentando la meraviglia di una storia d’amore divina che trascende ogni altra.
Nel Cantico dei Cantici la Sulamita conduce finalmente a conclusione la sua storia d’amore dando testimonianza della sua dedizione totale e dell’amore basato su un patto di sangue per il suo sposo:
“Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; perché l’amore è forte come la morte, la gelosia è dura come il soggiorno dei morti. I suoi ardori sono ardori di fuoco, fiamma potente.”  Cantico dei Cantici 8:6
Dove troveranno i santi la forza per andare avanti in un periodo di straordinarie prove? Da dove verrà la grazia e la pazienza per sostenere tutte queste cose? E come saranno fortificati nel loro uomo interiore per testimoniare del patto fedelmente, anche fino alla morte?
Nell’ora della tentazione scopriranno una forza interiore che viene da dentro, proprio dal Cristo dimorante in noi (Salmo 91) e daranno la loro testimonianza davanti agli uomini, così come avevano fatto i santi di prima davanti a loro. Anche nei giorni cruciali della luna color sangue, la loro testimonianza andrà avanti e sarà essa, durante il quinto sigillo, a concludere questa epoca.
E perché faranno questo?
Lo faranno per Amore.
Concesso da: Sequenza Profetica




" Poiché egli ha riposto in me il suo amore io lo libererò e lo leverò in alto al sicuro perché conosce il mio nome.
Egli mi invocherà e io gli risponderò; sarò con lui nell'avversità; lo libererò e lo glorificherò.
Lo sazierò di lunga vita e gli farò vedere la mia salvezza." (Salmi 91:14-16)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/08/amare-dio-e-discernere-gli-ultimi-tempi.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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