per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

mercoledì 10 dicembre 2014

La Predestinazione l'Amore di Dio. Due cose conciliabili?

    Il riformatore, teologo e dottore della Parola di Dio Giovanni calvino, parlando nella sua opera “L’istituzione della religione cristiana”, libro terzo, capitolo 21, paragrafo 5 così scrisse:
    “Chiunque vorrà considerarsi uomo timorato di Dio, non oserà negare la predestinazione, per mezzo della quale Dio ha assegnato gli uni a salvezza e gli altri a condanna eterna; molti, invece, la avvolgono in svariati cavilli, in particolare coloro che la vogliono fondare sulla sua prescienza. Diciamo sì che egli prevede tutte le cose come le dispone; ma dire che Dio elegge o respinge in quanto prevede questo o quello, significa confondere tutto. Quando attribuiamo una prescienza a Dio, vogliamo dire che tutte le cose sono sempre state e rimangono eternamente comprese nel suo sguardo, tanto che nella sua conoscenza nulla è futuro o passato, ma ogni cosa gli è presente, e talmente presente che non l'immagina come attraverso qualche apparenza, così come le cose che abbiamo nella memoria per mezzo dell'immaginazione, ma le vede e guarda nella loro verità, come se fossero davanti al suo volto. Affermiamo che una tal prescienza si estende sul mondo intero e su tutte le creature. Definiamo Infatti non li crea tutti nella medesima condizione, ma ordina gli uni a vita eterna, gli altri all'eterna condanna. Così in base al fine per il quale l'uomo è creato, diciamo che è predestinato alla vita o alla morte”.
     Questo è il chiaro pensiero del riformatore sul soggetto della predestinazione. In pratica Calvino non fa altro che riportare quello che la Sacra scrittura insegna su tale argomento. Un insegnamento, mi rendo conto spinoso per molti, ma verace. D'altronde ciò non dovrebbe nemmeno meravigliarci. La Parola di Dio in tutti i suoi “66” libri non fa altro che esaltare e innalzare la sovranità assoluta di Dio.
     Una sovranità che egli esercita pienamente sul creato visibile e invisibile avendone pienamente il diritto, essendone il fattore. Egli, per esempio, preordinò gli eventi come quello della crocifissione del Cristo, secondo quanto leggiamo ne libro degli Atti: “Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù il Nazareno, uomo accreditato da Dio tra di voi per mezzo di potenti operazioni, prodigi e segni che Dio fece tra di voi per mezzo di lui, come anche voi sapete, egli, dico, secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, vi fu dato nelle mani e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste”(Atti 2,22-23) e non solo.
   Infatti, Yahvé predestina anche la vita di ogni sua creatura, come afferma chiaramente Paolo nell’epistola ai romani: “Tu mi dirai dunque: «Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?». Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La cosa formata dirà a colui che la formò: «Perché mi hai fatto così?». Non ha il vasaio autorità sull'argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore? E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d'ira preparati per la perdizione? E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria” (Romani 9,19-23).
         La cosa che però dobbiamo focalizzare in questa meditazione non è tanto quella di provare con la Bibbia l’insegnamento sulla predestinazione, bensì quello di trovare conciliabilità tra tale dottrina e l’amore di Dio. La domanda da porci quindi è questa: può un Dio che preordina la vita di ogni uomo fin dei minimi particolari, empia o santa che sia, essere definito un Dio d’amore così come viene descritto in 1a Giovanni 4,8?
     La risposta sta sul modo corretto di concepire l’amore di Dio. Spesse volte l’uomo tende a farsi un creatore a sua immagine e somiglianza, confondendo il Dio d’amore così come lo presenta la Bibbia, con un dio “buonista” e tollerante tanto caro agli empi, a coloro che non  desiderano abbandonare il peccato. Tali persone non vogliono comprendere che le Sacre scritture presentano l’amore di Yahvé in modo molto differente da come concepito da loro.
     Innanzitutto, bisogna sottolineare il fatto che tra le qualità dell’amore divino non spicca unicamente la misericordia, bensì altro ancora. La Bibbia, per esempio, descrive Yahvé come un Dio giusto e santo (Esdra 9,15; Isaia 6,3). Di conseguenza l’Onnipotente detesta l’ingiustizia e gli operatori d’iniquità e non solo i peccati che commettono (Salmo 11,5; Proverbi 3,33).
     Un altro aspetto da considerare è la natura depravata dell’uomo così come la presenta la Scrittura. Un essere incapace di ogni bene. Non solo di praticarlo, ma persino di desiderarlo (Romani 3,9-18; Geremia 17,9). Si, il suo cuore è insanabilmente maligno, incapace di ogni bene e tutti sono venduti al peccato, nessuno escluso. Solo un uomo fece la differenza, il solo a non aver mai peccato, il Cristo (Ebrei 4,14-15).
     Ebbene, tenendo conto di tali evidenze è ovvio che il Signore davanti ai suoi occhi si trovava un’umanità empia, peccatrice e ricolma solo di odio. Di conseguenza se avesse deciso di punirla interamente a causa della sua ribellione, avrebbe solo fatto il suo dovere esercitando la sua giustizia in modo equo e corretto. Il Creatore infatti è un Dio giusto e retto, così come sono prive d’ingiustizia le sue vie (Deuteronomio 32,4).
     Lui però nella sua infinita misericordia ha decretato di strappare all’inferno una parte di quegli uomini condannati a quella fine, per salvarli e modellarli facendoli diventare immagine di Suo Figlio (Romani 9,20-24; Efesini 1,5-6). Si, fin dall’eternità ha deciso di avere pietà di molti. Egli nella sua scelta non si è certo fatto guidare da qualche presunto merito trovato in essi. D’altronde come poteva essere possibile, dato che nell’uomo non vi è nulla di buono?
Piuttosto, secondo quanto troviamo scritto da Paolo nella prima epistola ai cristiani di Corinto, il Creatore ha seguito un ben altro modo di scegliere: “ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose spregevoli e le cose che non sono per ridurre al niente quelle che sono, affinché nessuna carne si glori alla sua presenza” (1a Corinzi 1,27-29).
Ecco come e soprattutto in quale modo si è manifestato l’amore di Dio. Soprattutto la qualità di questo sentimento sconfinato che Dio ama maggiormente manifestare ed elargire le sue creature: “la misericordia”. Un qualcosa di completamente gratuito, senza che vi sia il bisogno da parte dell’uomo di guadagnare tale favore divino. Anche perché sarebbe stato impossibile da parte sua.
Ecco perché l’amore di Dio è compatibile con la dottrina biblica della predestinazione. Ed ecco perché non vi è nessuna contraddizione  fra le due cose.
Credere in un Dio Onnipotente vuol dire credere in un Dio Sovrano e Signore assoluto di ogni cosa: esseri viventi e creato inanimato. Tutto è sottoposto al suo controllo e il fatto stesso che esistano miriadi di creature, facenti parte sia del mondo invisibile che visibile, dimostra solo la realtà del suo amore. La prova che Yahvé è pervaso da tale sentimento meraviglioso.
Un sentimento che deve dimorare anche nel nostro cuore, perché solo così potremo veramente definirci figli suoi. Figli del Padre celeste e sua progenie. Ebbene noi vogliamo realmente questo? Allora chiediamo a Dio di operare in noi affinché possiamo riflettere il Suo amore.
Trasmetterlo agli altri. A coloro che ancora non lo conoscono, tramite le nostre parole, ma soprattutto con una sana testimonianza cristiana. In questo modo le persone con le quali avremo contatto, costateranno che siamo realmente figli di Dio perché in noi dimora lui, il suo ineffabile amore.
Per questo a Dio solo vada ogni gloria in Cristo suo Figlio il benedetto in eterno!

di Gaetano Rizzo


  • a cura di: http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/la-predestinazione-e-l-amore-di-dio-due-cose-conciliabili-4

giovedì 4 dicembre 2014

Significato delle festività di Israele

Yom Tereuah

Yom Teruah e le festività di Israele

Durante l’autunno, con la luna nuova del primo giorno del mese di Tishri, le trombe suonano per annunciare l’inizio della festività ebraica di Yom Teruah. I cristiani sono soliti chiamarla Festa delle Trombe, mentre tra gli ebrei è più comune l’uso del nome Rosh Hashanah, ossia “inizio dell’anno”. È la quinta delle sette festività di Israele.
Il definitivo compimento del Nuovo Patto durante questo futuro giorno festivo (o moed) di Isarele, cioè il 1° Tishri del calendario ebraico, sarà oltremodo spettacolare. Questa festività esploderà all’interno della storia sacra e sarà un evento epocale. Mosè dichiarò e profetizzò che questo giorno del calendario avrebbe dovuto essere sempre “ricordato con il suono della tromba” (Levitico 23:24-25). Sembra che un gran numero di fedeli santi dovranno soffrire per mano delle potenze dell’aria quando le trombe dello Yom Teruah saranno suonate nella futura Festa delle Trombe (Ezechiele 33). In quell’epico giorno di festa si vedranno le sentinelle di Israele rispondere fedeli alla chiamata. Ed esse non resteranno in silenzio.
La festività di Yom Teruah venne istituita da Mosè, presso il Sinai, circa 3500 anni fa e segna l’inizio dell’anno civile ebraico. Il termine Rosh Hashanah significa infatti “inizio dell’anno”. Rosh Hashanah è la prima delle tre feste autunnali di Israele che devono ancora compiersi. Queste festività stagionali sono collegate ad eventi politici (o connessi al Regno) e non propriamente a fatti religiosi (o connessi al Sacerdozio), che invece abbiamo già visto compiuti durante le festività primaverili dal Messia, durante la Sua prima venuta duemila anni fa. Allora lo abbiamo visto entrare in Gerusalemme in sella ad un’asina nelle vesti di “Servo Sofferente”. Ma quando tornerà per la seconda volta lo vedremo come “Re Conquistatore”.
Dopo Yom Teruah, il 1° Tishri, vi sono i “dieci giorni di timore” che giungono fino a Yom Kippur, il 10 Tishri, ossia il Giorno dell’Espiazione. Questa è la data più solenne dell’anno ebraico. In questo eccezionale giorno di “resa dei conti”, tutte le faccende in sospeso tra YHVH-Dio e il Suo popolo eletto vengono chiarite. Anche l’anno del Giubileo viene annunciato nello stesso decimo giorno del mese di Tishri. Le trombe vengono suonate anche durante particolari situazioni di crisi nazionale, quando il popolo eletto di Dio viene chiamato a radunarsi in assemblea solenne di fronte al Dio d’Israele; ed anche durante le battaglie, nei periodi di guerra, o per annunciare l’imminente arrivo di un re.
Durante un futuro Yom Teruah, in un giorno di luna nuova del mese di Tishri, gli shofar inizieranno a suonare come non hanno mai fatto. Quest’ultima, futura ed epica Festa delle Trombe, o Rosh Hashanah, esploderà davanti agli occhi del mondo e nel bel mezzo della storia sacra. Sarà un giorno straordinario tanto di festa che di allarme. I tempi stabiliti da YHVH-Dio nella profezia delle Settanta Settimane di Daniele, saranno riesumati per davvero. Tutto il popolo eletto di Dio, da entrambe le case di Israele, sarà “chiamato fuori”, convocato nell’assemblea solenne della nuova e migliorata ekklesia di Dio, la Sua nuova “congregazione”, “sinagoga” o “chiesa” della Settantesima Settimana. I santi grideranno a Dio e questo accenderà il fatidico “risveglio della fine dei tempi” visto da Gioele (Gioele 2:28-32).
Ora abbiamo delle prove schiaccianti del fatto che questo futuro Yom Teruah segnerà il termine della “tabella di marcia per la pace”. Questo sarà il giorno in cui Israele firmerà il trattato di pace di sette anni di cui è scritto in Daniele 9:27. Israele accetterà di dividere e vendere la Terra Santa e la sua sovranità nazionale in cambio di una serie di promesse di “pace e prosperità”. Mosè parlò di questa defezione finale di Israele e predisse l’arrivo della Grande Tribolazione. Gesù Cristo, Yeshua Hamashiach, anticipò il fatto che  avrebbero rigettato Lui, che veniva nel nome del Padre, e disse che il Suo popolo eletto si sarebbe unito ad un falso messia, un uomo che sarebbe venuto “nel suo proprio nome” (Giovanni 5:43).
Un arco di tempo di sette memorabili anni porterà il testimone della fine dei tempi alla conclusione della storia di quest’era nel ultimo, straordinario, Giorno dell’Espiazione. Le trombe del Giubileo annunceranno l’apertura del Giorno del Signore, che avrà luogo immediatamente dopo. Gli angeli dell’ira verranno a cogliere le zizzanie per gettarle nel fuoco (Matteo 13:30). In un momento sconosciuto, durante i giorni che seguiranno e prima che la Festa delle Capanne giunga a compimento, suonerà l’ultima tromba e tutto l’Eletto di Dio (al singolare) sarà radunato. La futura Resurrezione-Rapimento vedrà il Messia radunare il Suo Eletto dalla nazione di Israele e dalle nazioni dei gentili. Tutti i santi, vivi e morti, da ogni nazione, razza e tribù, da entrambi i lati del Calvario, si raduneranno presso di Lui. E tutti entreranno insieme nella gloria (Isaia 49:6 e 1Tessalonicesi 4:15-17)

La prossima festività

Le feste di Israele

Il Signore disse ancora a Mosè:
Parla ai figli d’Israele e di’ loro:
“Il settimo mese, il primo giorno del mese, avrete un riposo solenne,
che sarà ricordato con il suono della tromba,
una santa convocazione. Non farete nessun lavoro ordinario e
offrirete al Signore dei sacrifici consumati dal fuoco”.
Così ebbe inizio la Festa delle Trombe. Mosè la istituì come quinta di sette festività. Dio stabilì le sette festività di Israele quando il popolo era accampato presso il Monte Sinai: tre festività primaverili, una estiva e tre festività autunnali. Due distinti contesti per mostrare il duplice ruolo del Messia come Sacerdote e come Re. Nelle sette festività Dio appronta le due apparizioni del Messia.
Le festività primaverili mostrano il Messia Sacerdote e le festività autunnali inaugurano il Messia Re. Yom Teruah è la prima festività autunnale e il suo compimento è il prossimo grande evento che ci sta dinanzi.
Nella pienezza dei tempi, e durante una straordinaria Pasqua di circa duemila anni fa, il Messia è venuto a compiere il suo primo ruolo di Agnello sacrificale promesso di Israele. Egli giunse alle mura di Gerusalemme e attraversò la porta orientale in sella ad un’asina. In quel decimo giorno di Nisan, quattro giorni prima di Pasqua, in una Domenica delle Palme, il Messia giunse nella Sua Città Santa. Venne esaminato e fu trovato senza macchia. Venne crocifisso/sacrificato dal potere temporale/religioso. Così il Messia compì il Suo ruolo di Sommo Sacerdote in veste di Servo Sofferente.
Gesù-Yeshua ha compiuto tutte e tre le feste primaverili durante quell’epico anno. E le ha compiute precisamente nei santi giorni stabiliti. La Sua morte sacrificale ebbe luogo esattamente a Pasqua. Venne posto nel sepolcro giusto in tempo per la Festa degli Azzimi. La Sua resurrezione dalla morte ebbe luogo tre giorni dopo, proprio durante la Festa delle Primizie.
L’estate di quell’anno vide anche il compimento della quarta festa. Cinquanta giorni dopo le Primizie “il giorno della Pentecoste giunse” (Atti 2:1). Lo Spirito Santo discese sui centoventi radunati in una casa.
Vediamo tutte e dodici le tribù di Israele rappresentate nella Nuova Gerusalemme, la Città Santa, la Sposa dell’Agnello. Durante il compimento della Festa di Pentecoste, lo Spirito Santo si riversò su Israele e si espanse sui gentili. La potenza della Pentecoste fece breccia nel cuore di ciascun individuo. Questo ci mostra il modo in cui, alla fine, avrà luogo la restaurazione di tutto Israele. L’Antico Patto sarà compiuto nella potenza del Nuovo Patto. Questo è proprio ciò che il profeta Geremia ha predetto (Geremia 31:-31-34).
La stessa data del giorno di Pentecoste, lo stesso giorno del calendario ebraico, ha visto brillare la luce che era stata promessa ai gentili (Isaia 49:6). Durante quella memorabile festa, nell’estate dell’anno della crocifissione, la Festa di Pentecoste ha assunto un significato ben più ampio. Infatti, il giorno che ricordava la nascita di Israele è divenuto il giorno della nascita della Chiesa.
Perciò, quattro delle sette feste di Israele hanno già fatto il loro ingresso nella storia sacra e sono state compiute nel Nuovo Patto.
Da allora sono passati duemila anni e noi siamo qui ad attendere il compimento di questi straordinari eventi. Tre delle sette festività devono ancora compiersi e saranno proprio queste feste autunnali ad introdurci nell’Apocalisse.
Sotto abbiamo una panoramica delle sette festività di Israele e del loro compimento fino ad oggi.

tabella festività

Come vediamo, Yom Teruah è la prossima festività che dovrà compiersi. Ma le persone giudeo-cristiane conoscono questa festa, il suo scopo e il suo significato? Hanno coscienza degli straordinari eventi che avranno inizio con il suono della tromba in quel giorno? Sarà su questi punti che ci concentreremo ora, proseguendo il nostro viaggio alla scoperta di questi momenti epocali.

La venuta del Messia

ritorno di Cristo
Come abbiamo detto, le feste primaverili hanno mostrato, durante il loro compimento nel Nuovo Patto, la persona del Messia nel Suo ruolo sacerdotale. Duemila anni fa lo abbiamo visto come Agnello Sacrificale e Servo Sofferente, ma le feste autunnali saranno diverse, poiché il Messia avrà a che fare col Suo popolo eletto nel ruolo politico di Re. Il Suo sarà un Regno globale, poiché il Messia non tornerà solo per la Sua nazione di Israele. Alla Sua seconda venuta Egli verrà a liberare il Suo Eletto in tutto il mondo e a stabilire un governo mondiale come Re dei re e Signore dei signori.
Quindi le festività autunnali sono di natura politica. Per questo i principi di questo mondo e i loro sottoposti odiano la profezia biblica sulla fine dei tempi. Il giusto Regno di Dio sulla terra non sarà introdotto da una chiesa-prostituta. Giustizia e pace sulla terra saranno portate solo dal vero e reale Messia. In un determinato giorno, nel futuro, Israele e tutta l’umanità giungeranno ad un momento di allarme ed assisteranno all’annuncio del Regno di Dio tramite il suono delle trombe. Questo sarà il compimento dello Yom Teruah. Cosa accadrà? Lo vedremo man mano che procederemo in questo studio.
Il giorno introdotto dallo Yom Teruah sarà straordinario per la storia del mondo. Poiché al suono delle trombe, in quel 1° Tishri del calendario ebraico, avrà inizio la Settantesima Settimana di Daniele, con gli ultimi sette anni di quest’era. In quel giorno, il Santo d’Israele riaprirà i conti con il Suo popolo eletto qui sulla terra, in mezzo alle politiche terrene degli uomini. Le nazioni, i gentili e i pagani non lo gradiranno, nemmeno un po’. Essi si adireranno (Salmo 2) perché il Regno di Dio entrerà nella storia del mondo. Gli antagonisti del Messia, sia le gerarchie angeliche che quelle umane, entreranno in tumulto, senza sapere che la loro fine è vicina.
YHVH-Dio non si fermerà di fronte a tutto il tumulto delle nazioni. Con Lui e con il popolo a Lui consacrato non c’è dualismo, non c’è lotta tra bene e male. Dio compirà i Suoi piani finali esattamente come li ha descritti nelle Sacre Scritture. Con l’inizio dell’ultimo giorno, il Messia farà la Sua mossa e la partita sarà terminata. Egli sarà lì, a mettere Lucifero in scacco matto e, come leggiamo nel Salmo 2, il Dio d’Israele riderà.
Perciò Colui che conclude gli eventi è il Messia, non la chiesa nazionale dominionista. Nonostante le propagande delle religioni di stato, il Regno di Dio non è ancora del tutto giunto. Non siamo ancora nel Millennio, come affermano in modo convinto gli amillenartisti. Il Messia è certamente già venuto ed ha stabilito il Suo trono nei cuori di coloro che hanno accettato la Sua salvezza nel corso del tempo. Ed è altrettanto vero che, anche ora, Egli regna nei cuori del Suo popolo eletto. Ma come vediamo nel Salmo 2, Egli ha anche dichiarato il Suo intento di stabilire il Suo Regno qui sulla terra, nella Sua Persona. E, come leggiamo in Apocalisse 20 almeno tre volte, Egli dominerà e regnerà sul pianeta terra per mille anni.
Il Messia verrà di nuovo e, in quell’occasione, non si presenterà come Servo Sofferente, ma come Re Conquistatore. Israele e le nazioni vedranno il Messia venire a regnare sul Suo Regno. Il Suo giudizio e la Sua ira saranno riversati sui malvagi in primo luogo durante la liberazione di Bosra (Isaia 63), dove il Suo popolo eletto sperimenterà una grande salvezza. Poi Gerusalemme avrà la sua straordinaria liberazione, poiché Lui combatterà contro i nemici a Jezreel, dove essi giungeranno dalla valle di Megiddo, nell’epica battaglia finale di Armageddon.
Durante la Sua seconda venuta il Messia-Cristo sederà in giudizio. Questo mirabile evento avrà luogo sia in uno spazio-tempo terreno che celeste. Il Giorno del Giudizio si compirà, ma non in un giorno qualunque. Il giorno della resa dei conti avrà luogo in una data speciale del calendari ebraico, il Giorno dell’Espiazione. Il tramonto di quel giorno vedrà il cieli aprirsi come un rotolo di pergamena e lo spazio-tempo si schiuderà trasportandoci nel Giorno del Signore come in un vortice. In quel giorno Egli manderà i Suoi angeli alla mietitura: prima gli angeli dell’ira saranno liberati per raccogliere le zizzanie, poi gli angeli santi raccoglieranno il grano. Egli glorificherà il Suo Eletto nella Resurrezione-Rapimento e poi stabilirà il tanto atteso Millennio del Messia.
Il re Davide scrisse un canto sul trionfo finale del Messia che è Figlio di Davide. Egli predice il tremendo spavento che subiranno i ribelli (Salmo 2). Coloro che temono i Giudizio che sarà portato dal Figlio di Davide e coloro che non vogliono parlarne, in verità disprezzano il Trono di Davide. Essi temono e paventano il giusto Regno millenario del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. La loro follia li spinge a perseguitare ebrei e cristiani che parlano della speranza del ritorno del Messia. L’olocausto contro la casa reale ebraica di Giuda è ben noto. E la famiglia evangelica di Giuseppe ha sofferto perdite che ammontano a 50 milioni di individui per mano della chiesa-prostituta. Oggi, ci sono paesi in cui si contano un totale di 800 cristiani morti ogni giorno per la loro fede nel Messia di Israele. Questo terrore del Giudizio imminente è il cuore della cospirazione contro YHVH-Dio all’opera tra gli uomini profani. Il piano degli angeli malvagi e dei loro uomini di stato e di chiesa è quello di celare le verità bibliche dietro ad una coltre di diplomatica ed ecclesiastica disinformazione.
Quindi, la radice di tutto l’antisemitismo sulla terra non è un segreto: è l’odio, la paura e il disprezzo del Messia che viene e che regnerà dal Trono di Davide. Questa è l’essenza dell’odio verso gli ebrei, il popolo di Giuda, la tribù reale di Israele. L’antisemitismo è un problema spirituale, non razziale, ma sfortunatamente vediamo ancora oggi uomini ecclesiastici che fanno pressione su Israele perché ceda la sovranità della Terra Santa di Dio. Questa è l’attuale manifestazione dell’antisemitismo ecclesiastico all’interno della Chiesa.
Un epico e futuro 1° Tishri vedrà compiersi un evento sinistro. Allora inizierà il compimento dello Yom Teruah nel Nuovo Patto: in uno straordinario giorno di trombe, un giorno di grida, un giorno di allarme.
di Gavin Finley – Edizione italiana a cura di Sequenza Profetica

"DIO è salito tra acclamazioni di gioia, l'Eterno al suono di trombe.

Cantate lodi a DIO, cantate lodi! Cantate lodi al nostro re, cantate lodi!
Poiché DIO è re di tutta la terra; cantate lodi con bravura

DIO regna sulle nazioni; DIO siede sul suo santo trono."
(salmo 47:5-8) 
 
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/11/le-festivita-di-israele.html

mercoledì 3 dicembre 2014

Sei preziosi rimedi contro gli inganni di satana

gettare i propri pesi su Cristo

Sebbene Satana non possa mai privare un credente della sua corona, tuttavia tale è la sua malizia e invidia, che non lascerà nessuna pietra non rivoltata, nessun mezzo non sperimentato, per privarlo del suo conforto e pace, per rendere la sua vita un peso e un inferno, per fare in modo che trascorra i suoi giorni nell’afflizione e nel tormento, sospirando e lamentandosi nei dubbi e negli interrogativi. “Certamente,” dirà, “non abbiamo alcuna parte in Cristo; le nostre grazie non sono vere, le nostre speranze sono le speranze degli ipocriti; la nostra fiducia è presunzione, il nostro godimento è un’illusione.”

Il beato John Bradford (il martire) in una delle sue epistole, dice così, “O Signore, a volte mi sembra di sentirmi come se non vi fosse differenza tra il mio cuore e quello del malvagio. La mia mente è cieca come la loro, il mio cuore è aspro, ostinato, ribelle e duro come il loro,” e così continua.

Vi mostrerò questo in alcuni particolari.

L'inganno di Satana


Un inganno di Satana consiste nel mantenere le anime in una condizione triste, dubbiosa e piena di interrogativi, e così rendere la loro vita un inferno, è di Fare in modo che essi siano assorti e concentrati sui propri peccati, che si occupino più dei propri peccati che del proprio Salvatore; si, di pensare tanto ai propri peccati da dimenticare, trascurare il loro Salvatore; che, come dice il Salmista, “Il Signore non sia in tutti i loro pensieri” (Sal. 10.4). I loro occhi sono così fissi sulla loro malattia, che non possono vederne il rimedio, sebbene sia vicino; e meditano così tanto sui loro debiti, che non hanno né la mente né il cuore di pensare al loro Garante. Un Cristiano dovrebbe portare Cristo sul suo petto come un fiore di diletto, perché egli è un paradiso intero di delizie. Chi non dedica i suoi pensieri a Cristo più che ai propri peccati, non può mai essere grato e fruttuoso come dovrebbe.
 

Rimedio 1


Il primo rimedio per i credenti deboli, è di considerare che sebbene Gesù Cristo non li abbia liberati dalla presenza del peccato, tuttavia li ha liberati dal potere di dannazione del peccato. È ben vero che peccato e grazia non sono mai nati insieme, né peccato e grazia moriranno insieme; tuttavia, finché un credente respira in questo mondo, essi devono vivere insieme, devono coabitare. Cristo in questa vita non libererà alcun credente dalla presenza del peccato, ma libera ogni credente del potere di dannazione di ogni peccato. “Non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito” (Rom. 8.1). La legge non può condannare un credente, perché Cristo l’ha adempiuta per lui; la giustizia divina non può condannarlo, perché Cristo l’ha soddisfatta; i suoi peccati non possono condannarlo, perché sono perdonati nel sangue di Cristo; e la sua coscienza, su retti fondamenti, non può condannarlo, perché Cristo, che è maggiore della sua coscienza, lo ha assolto.
I miei peccati non mi feriscono, se io non piaccio a loro. Il peccato è come l’albero di fico selvatico, o l’edere sul muro; taglia la base, il tronco, il fusto e i rami, eppure alcune radici spunteranno nuovamente, finché il muro non sarà abbattuto.
 

Rimedio 2


Il secondo rimedio contro questo inganno di Satana, è di considerare che sebbene Gesù Cristo non ti abbia liberato dal potere molesto e vessatorio del peccato, tuttavia egli ti ha liberato dal regno e dal dominio del peccato. Tu dici che il peccato ti molesta e ti tormenta tanto, che non riesci a pensare a Dio, né ad andare a Dio, né a parlare con Dio. Oh, ma ricorda che una cosa è che il peccato ti molesti e ti perseguiti, ed un’altra che il peccato regni e abbia il dominio su te. “Il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.” (Rom. 6.14). Il peccato può ribellarsi–ma non potrà mai regnare in un santo. Accade con il peccato nei rigenerati come con quelle bestie di cui parla Daniele, “Quanto alle altre bestie, il dominio fu loro tolto, ma fu loro concesso un prolungamento di vita per un periodo stabilito di tempo” (Dan. 7.12). I Cristiani primitivi scelsero di essere gettati ai leoni esteriormente, piuttosto che essere lasciati alle concupiscenze interiormente.
Ora, il peccato regna nell’anima quando l’anima vi obbedisce volontariamente e prontamente, e si sottomette ai suoi comandi, come i sudditi obbediscono attivamente e accolgono i comandi del loro principe. I comandi di un re sono prontamente accolti e obbediti dai suoi sudditi, ma i comandi di un tiranno sono accolti e obbediti controvoglia. Tutto il servizio che si rende ad un tiranno, è dovuto alla violenza, e non all’obbedienza amorevole. Una libera e spontanea sottomissione ai comandi del peccato dichiara che l’anima è sotto il regno e dominio del peccato; ma da questa piaga, da questo inferno, Cristo libera tutti i credenti. È un segno del fatto che il peccato non ha guadagnato il tuo assenso, ma che ha usato violenza alla tua anima, che tu invochi Dio. Sotto la legge, se la vergine abusata avesse chiamato aiuto, ella sarebbe stata innocente (Deu. 22.27); così quando il peccato agisce da tiranno sull’anima, e l’anima invoca aiuto, essa è senza colpa; quei peccati non saranno addebitati all’anima.
Il peccato non può dire di un credente come il centurione disse dei suoi servi, “se dico all'uno: ‘Va'’, egli va; e se dico all'altro: ‘Vieni’, egli viene; e se dico al mio servo: ‘Fa' questo’, egli lo fa” (Mat. 8.9). No! Il cuore di un santo insorge contro i comandi del peccato; e quando il peccato vorrebbe consegnare la sua anima al diavolo, egli odia il peccato, e invoca la giustizia. Signore! dice l’anima del credente, il peccato fa il tiranno, il diavolo in me; vorrebbe che facessi ciò che si scontra con la tua santità così come con la mia felicità; contro il tuo onore e la tua gloria, così come contro il mio conforto e la mia pace; rendimi dunque giustizia, O retto giudice del cielo e della terra, e fa’ che questo peccato tiranno ne muoia! “O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?”
 

Rimedio 3


Il terzo rimedio contro questo inganno di Satana è di tenere costantemente in vista le promesse della remissione dei peccati, così come le opere interiori del peccato. Questa è una verità certa, che Dio per grazia perdona quei peccati che, in questa vita, non placa completamente nel suo popolo. Paolo prega tre volte (ossia, spesso) di essere liberato dalle spine della carne. Tutto ciò che può ottenere è “La mia grazia ti basta” (2 Cor. 12.9); Io ti perdonerò nella grazia ciò che non sottometterò in te, dice Dio. “Li purificherò di ogni loro iniquità con la quale hanno peccato contro di me e perdonerò tutte le loro iniquità con le quali hanno peccato e con le quali si sono ribellati contro di me; ... Io, proprio io, sono colui che per amore di me stesso cancello le tue trasgressioni e non ricorderò più i tuoi peccati.” (Ger. 33.8; Isa. 43.25).
Ah! Voi anime dolenti, che trascorrete i vostri giorni struggendovi e gemendo sotto la consapevolezza e il fardello dei vostri peccati, perché vi comportate in modo così ingrato con Dio, e così ingiuriosamente con le vostre anime, da non posare lo sguardo su quelle preziose promesse di remissione dei peccati che possono confortare e alleviare il vostro spirito nella notte più scura, e sotto il più gravoso fardello di peccati? Isa. 44.2; Mic. 7.18,19; Col. 2.13, 14. Le promesse di Dio sono un libro prezioso; ogni pagina emana mirra e misericordia. Anche se il debole Cristiano non può aprirlo, leggerlo e metterlo in pratica, Cristo può e certamente la applicherà alla sua anima. “Io, io ho cancellato le tue trasgressioni” oggi e domani (il testo Ebraico denota un atto di Dio continuato).


Rimedio 4


Il quarto rimedio contro questo inganno di Satana, è di considerare tutti i tuoi peccati come addebitati sul conto di Cristo, come debiti che il Signore Gesù ha pienamente assolto; e veramente, se fosse rimasto non pagato anche un solo centesimo di quel debito che Cristo si era impegnato a soddisfare, sarebbe stato impossibile per l’immacolata giustizia di Dio che gli fosse consentito di andare in cielo e sedersi alla sua destra. Ma poiché tutti i nostri debiti, con la sua morte, sono stati rimessi, noi siamo liberi, ed egli è esaltato nel sedersi alla destra di suo Padre, che è il culmine della sua gloria, e il massimo pegno della nostra felicità: “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.” (2 Cor. 5.21). Cristo fu il più grande dei peccatori per imputazione e reputazione.
Tutti i nostri peccati furono commessi per compiersi in Cristo, come dice il profeta evangelico: “Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.” (Isa. 53.3-6).
Nella legge, sappiamo che i debiti della moglie sono imputati al marito. Dice la moglie ad uno e all’altro, Se ti devo qualcosa, vai da mio marito. Allo stesso modo, un credente può dire così alla legge, e alla giustizia di Dio, Se ti devo qualcosa, vai dal mio Cristo, che garantisce per me. Non devo sedermi nello scoraggiamento, con la preoccupazione di quei debiti che Cristo, fino all’ultimo centesimo, ha pienamente soddisfatto. Non dimostrerebbe grande debolezza, e stavo per dire follia, se un debitore sedesse scoraggiato al pensiero di quei debiti che il suo garante ha prontamente, liberamente e pienamente assolto? La consapevolezza del suo amore dovrebbe indurre un uomo ad amare e onorare per sempre il suo garante, e a benedire quella mano che ha pagato il debito e cancellato i registri. Ma sedersi scoraggiati quando il debito è stato soddisfatto, è un peccato che richiede ravvedimento.
Cristo ha in sé il massimo valore e la più grande ricchezza. Come il valore di molti pezzi d’argento è in un solo pezzo d’oro, così tutte le eccellenze disperse nelle creature sono unite in Cristo. Tutto l’intero volume delle perfezioni che sono disperse tra cielo e terra sono condensate in lui.
Cristo ha cancellato tutti i conti tra Dio e noi. Ricorda il capro espiatorio. Sopra la sua testa, tutte le iniquità dei figli d’Israele, e tutte le loro trasgressioni in tutti i loro peccati, venivano confessati e deposti, e il capro portava su di sé tutte le loro iniquità (Lev. 16.21). Certo! Il Signore Gesù è quel capro benedetto, sul quale sono stati posti tutti i nostri peccati, e il quale da solo ha condotto i nostri peccati nella terra dell’oblio, dove non saranno più ricordati.
Cristo è il canale della grazia da Dio. Un credente, sotto la colpa del suo peccato, può guardare il Signore in volto, e invocarlo così: È vero, Signore, che ti devo molto, ma tuo Figlio fu il mio riscatto, la mia redenzione. Il suo sangue fu il prezzo; egli fu il mio garante e s’impegnò a rispondere dei miei peccati; io so che tu devi essere soddisfatto, e Cristo ti ha soddisfatto fino all’ultimo centesimo, non per sé stesso, perché quali peccati egli aveva di suo? Ma per me; essi sono il mio debito che egli ha assolto; puoi controllare il tuo libro, e troverai che è segnato dalla tua stessa mano proprio su questo conto, che Cristo ha sofferto e ha reso soddisfazione per essi.
I “sangui” di Abele, perché così si esprime il testo Ebraico, come se il sangue di un Abele avesse tanti rivoli quante gocce, grida vendetta contro il peccato; ma il sangue di Cristo grida ancora più alto per il perdono del peccato!
 

Rimedio 5


Il quinto rimedio contro questo inganno di Satana, di considerare solennemente i motivi per cui il Signore si compiace di fare in modo che il suo popolo sia provato, travagliato, e vessato con le opere della corruzione peccaminosa; e sono questi: in parte per conservarli umili e dimessi ai loro occhi; e in parte per volgere la loro attenzione all’uso di tutti gli ausili divini con i quali il peccato può essere sottomesso e mortificato; e in parte, affinché essi possano dipendere da Cristo per il perfezionamento dell’opera di santificazione; e in parte, per renderli meno legati alle cose inferiori, e più addolorati per la loro lontananza da Cristo, e per conservare in loro sentimenti di compassione verso coloro che sono soggetti alle loro stesse debolezze; e affinché essi possano distinguere tra uno stato di grazia ed uno stato di gloria, e affinché il cielo possa essere per loro più amabile quando infine vi giungono.
Ora, con questi seri motivi il Signore permette che il suo popolo sia provato e perseguitato con le opere delle corruzioni peccaminose? Oh, allora che nessun credente parli, scriva, o concluda amare cose contro la propria anima e le proprie consolazioni, perché il peccato travaglia e perseguita in tal modo la sua giusta anima. Ma dovrebbe portare la mano alla sua bocca e rimanere in silenzio, perché il Signore vuole così, con motivazioni così serie a cui l’anima non è capace di resistere.


Rimedio 6


Il sesto rimedio contro questo inganno di Satana, è di considerare solennemente che i credenti devono pentirsi di essere scoraggiati dai propri peccati. Il loro scoraggiamento per i propri peccati costerà loro molte preghiere, molte lacrime e molti gemiti; e questo perché tutto il loro scoraggiamento sotto il peccato proviene dall’ignoranza e dalla mancanza di fede. Proviene dalla loro ignoranza della ricchezza, della libertà, della pienezza e dell’eternità dell’amore di Dio; e dalla loro ignoranza della potenza, della gloria, della sufficienza e dell’efficacia della morte e delle sofferenze del Signore Gesù Cristo; e dalla loro ignoranza del merito, della gloria, della pienezza, dell’ampiezza, e della completezza della rettitudine di Gesù Cristo; e dalla loro ignoranza di quella vera, intima, spirituale, gloriosa e inseparabile unione che esiste tra Cristo e le loro preziose anime. Ah! Se le preziose anime conoscessero e credessero alla verità di queste cose come dovrebbero, essi non si sederebbero demoralizzati e sopraffatti dalla sensazione e dalle opere del peccato.
Dio non diede mai un cuore nuovo ad un credente perché fosse sempre ferito, e sempre spezzato e lacerato in pezzi per lo scoraggiamento.

di Thomas Brooks



 
"Perché le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere le fortezze" 
(2 Corinzi 10:4)
 
http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/11/preziosi-rimedi-contro-gli-inganni-di.html

domenica 9 novembre 2014

Sette cose che Dio odia


Sette cose che il Signore odia.  ( Proverbi 6:16,19 )

Quando pensate a Dio, qual è il primo Suo attributo che vi viene in mente? Tanti risponderebbero dicendo l’Amore di Dio. E, infatti, la Bibbia parla moltissimo dell’Amore di Dio, come leggiamo, per esempio, in 1Giovanni 4:8 e Giovanni 3:16:
“Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.” (1Giovanni 4:8 LND).
“Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16 LND).
L’Amore di Dio è grande e meraviglioso, ed è una grande gioia per i figli di Dio il meditarci sopra. La salvezza è un frutto dell’Amore di Dio.
Però, Dio non ama solamente. Dio odia pure. L’odio di Dio è un odio puro e santo, come ogni altro Suo attributo. Come l’Amore di Dio è più di un sentimento e porta meravigliosi benefici nella vita di chi è amato da Dio, così l’odio di Dio è più di un sentimento e porta conseguenze terribili nella vita di chi fa quello che Dio odia.
Dio odia il peccato e ci sono certi peccati che provocano in modo particolare l'odio di Dio.
Quindi è importante conoscere quello che Dio odia, per evitare questi peccati, per non subire le dure conseguenze che ci saranno per coloro che praticano questi peccati.
Dio odia ogni peccato, però, in Proverbi 6, troviamo un elenco di peccati che sono abominevoli a Lui in modo particolare. Non è un elenco completo di peccati ma, essendo peccati facili da commettere, Dio ci avverte in modo che possiamo evitarli.
Leggiamo insieme Proverbi 6:16-19 e poi valutiamo questi peccati, tenendo presente che, quando nel testo troviamo scritto sei cose e poi sette cose, questo è un modo, tipico dell'ebraico, di mettere enfasi su tali cose.
“16 L’Eterno odia queste sei cose, anzi sette sono per lui un abominio: 17 gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che versano sangue innocente, 18 il cuore che concepisce progetti malvagi, i piedi che sono veloci nel correre al male, 19 il falso testimone che proferisce menzogne e chi semina discordie tra fratelli.” (Proverbi 6:16-19 LND).
Consideriamo ciascuno di questi terribili peccati, peccati che sono un abominio a Lui. Prego che possiamo riconoscere quanto sono gravi e comportarci di conseguenza.

1) Gli occhi alteri

Fra questi peccati che Dio odia, il primo menzionato sono “gli occhi alteri”, ovvero, avere orgoglio nel cuore.
Il termine “occhi alteri” si riferisce a quando una persona si vede come se fosse superiore o più importante di altre. Perciò, o direttamente o indirettamente, vede le altre inferiori a sé, sotto di sé in importanza o valore. Questo peccato si esprime in tanti modi diversi.
Chiaramente, il modo più evidente di esprimerlo è quando una persona si considera superiore agli altri. Parla con disprezzo degli altri, parla con orgoglio di se stessa. Questo comportamento è abominevole a Dio!
Però, ci sono altri modi meno visibili in cui uno può avere occhi alteri. Per esempio, uno che vuole essere al centro dell'attenzione ha gli occhi alteri. Questo è perché egli si considera più importante degli altri, vuole che gli altri lo ascoltino e lo notino. Non gli interessa ascoltare loro, vuole che loro ascoltino lui.
Un altro modo di avere occhi alteri è di pensare sempre ai propri problemi. Una persona così non pensa ai problemi e ai pesi degli altri, non ha tempo per loro né ha premura verso di loro e, pensando sempre a se stessa, non ha tempo di incoraggiare o di aiutare gli altri. Anche questa persona ha occhi alteri.
Un modo in cui noi credenti possiamo facilmente avere occhi alteri, in modo subdolo, ma non meno abominevole a Dio, è quando disprezziamo o abbiamo sdegno verso altri per i loro peccati, come se noi fossimo troppo buoni da poter cadere come loro. Per esempio, se uno parla di certi peccati e resta meravigliato del fatto che altri sono scesi a quel livello comportamentale peccaminoso, come se fosse inconcepibile per lui compiere una cosa del genere, egli si vede superiore a chi ha commesso quei peccati e non capisce né tiene conto della sua capacità di cadere e della sua fragilità.
In Galati 6:1 leggiamo l'atteggiamento giusto e umile che bisogna avere:
“Fratelli, se uno è sorpreso in qualche fallo, voi che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine. Ma bada bene a te stesso, affinché non sii tentato anche tu.” (Galati 6:1 LND).
Un altro esempio dell'orgoglio che Dio odia è quello che uno manifesta quando parla duramente contro coloro che s'inginocchiano davanti a statue di pietra. Costui potrebbe dire qualcosa del tipo: “devono essere proprio ciechi per inginocchiarsi davanti ad una statua che non parla e non sente! Io non l'ho mai fatto, anche prima di aver letto la Bibbia!”.
Chi parla così ha un cuore pieno di orgoglio e non si rende conto della gravità del proprio peccato, né comprende che è solo per la grazia di Dio che non è mai caduto, se davvero ciò è vero, più di colui che aveva sperimentato un tal genere di caduta.
Ora, ascoltate come una persona umile parlerebbe di uno che si inginocchia davanti ad una statua: “O Santo Padre che sei in cielo, sentire di quella persona che si inginocchia davanti ad un idolo mi fa ricordare che anch'io avevo idoli nella mia vita. I miei idoli non erano di pietra o metallo, però erano idoli lo stesso ed avevano la forma del divertimento, dei soldi e di cose simili. Ero così cieco che ponevo la mia fede in cose che non potevano salvarmi. Almeno questa persona pensa alla religione, io pensavo solo al divertimento. Padre, tu hai avuto pietà di me, nonostante la grandezza del mio peccato. Ti prego di aprire gli occhi di quella persona, che è cieca proprio come ero cieco io.”
Un altro esempio di uno con un cuore altero è uno che parla contro chi insegna della falsa dottrina con un atteggiamento da far sembrare che lui stesso non cadrebbe mai in un errore così grande. Anche questo viene da un cuore pieno di orgoglio, perché è solo per grazia che vediamo la Verità che vediamo. Certamente, è necessario opporsi ad un insegnamento sbagliato, però bisogna farlo con un cuore umile.
Un modo orgoglioso di farlo sarebbe quello di agire disprezzando l'altro insegnante come se fosse un po' stupido o di prendere tale persona in giro, per far ridere chi ascolta. Questo è avere occhi alteri. Questo è sentirsi superiore a chi sta sbagliando. Dio odia questo orgoglio.
Invece, un modo umile di parlare contro un falso insegnamento consisterebbe nel dire: “Esaminiamo tale insegnamento alla luce della Bibbia, in modo che, con l'aiuto di Dio, possiamo riconoscere dove esso è contrario alla Verità. Conformemente a quanto insegna la Parola di Dio, riconosciamo che esso è un insegnamento pericoloso e, per la grazia di Dio, abbiamo riconosciuto questo errore. Però, vogliamo stare in guardia, perché il solo fatto che non abbiamo sbagliato nel riconoscerlo come errato e nel rigettarlo, non vuol dire che non siamo capaci di sbagliare in tanti altri modi.”
Avete visto la drastica differenza di cuore, fra quello pieno di orgoglio e quello umile? Dio odia gli occhi alteri, quel peccato di credersi superiori agli altri. Tale posizione esclude la grazia di Dio e la sua azione efficace nella nostra vita. Chi ha un cuore così non si rende conto che vive solo per grazia e corre un grande rischio di cadere.

---- Ciò che Dio ci comanda

Anziché avere occhi alteri e vedersi superiori, Dio ci comanda di comportarci esattamente in modo opposto. Per esempio, in Filippesi 2 leggiamo:
“3 non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso. 4 Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri.” (Filippesi 2:3-4 LND).
A tal proposito, troviamo anche il comandamento in Romani 12:10:
“Nell’amore fraterno, amatevi teneramente gli uni gli altri; nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri.” (Romani 12:10 LND).
Quindi, avere occhi alteri, considerarsi superiore agli altri, è un peccato particolarmente abominevole al Signore.
O che Dio ci aiuti a capire quanto è abominevole questo peccato di orgoglio! La vera salvezza è fondata sull’umiltà, perché solamente una persona umile si getta ai piedi di Cristo per ottenere la salvezza. Non c’è altro modo di essere veramente salvati.

2) La lingua bugiarda

Passiamo ora ad un altro peccato che Dio odia: la lingua bugiarda. La bugia è completamente contraria al carattere di Dio.
Dio è Verità. La Parola di Dio è Verità. In Giovanni 14:6, Gesù dichiara: “Io sono la via, la verità, la vita.” Più volte, Dio ci comanda di parlare sempre con Verità.
Invece, di natura l’uomo è un bugiardo. Nel mondo in cui viviamo, la menzogna è considerata normale. Tanti genitori usano la menzogna per cercare di fare ubbidire i figli. In tante coppie ciascuno dei coniugi dice bugie all’altro per evitare difficoltà. Quanto è normale dire bugie al lavoro, ai clienti e ai colleghi, in ogni campo della vita!
Però, il fatto che sia considerata una cosa normale agli occhi del mondo, non cambia il fatto che la lingua bugiarda è una cosa abominevole all'Eterno, una cosa che Egli odia.
Anche in questo campo, prima di giudicare gli altri, dobbiamo esaminare bene noi stessi. Ci sono tanti tipi di bugie, oltre alla sola bugia spudorata. Per esempio, c'è quella che si chiama una mezza verità, la quale fa capire una cosa diversa dalla realtà, senza che si dica direttamente una menzogna. Agli occhi di Dio, anche questo è parlare con una lingua bugiarda, perché l’intento è di far credere qualcosa di diverso dalla realtà. Si fa questo anche con le azioni, nascondendo quello che si faceva per far sembrare che si facesse qualcos'altro.
Anche le esagerazioni sono bugie. Per esempio, spesso in un litigio, per vincere, si dicono frasi come: “Tu non mi ascolti mai” o “io ti ho sempre aiutato, ma tu non mi aiuti mai!” È quasi impossibile che un’affermazione del genere sia vera. In realtà, chi parla così è bugiardo, ha una lingua bugiarda che Dio odia.
Forse mi dirai che non intendi esagerare parlando in questo modo e che esso è solo un modo di parlare che adotti senza rendertene conto. Dicendo così, stai cercando di scusarti per un peccato che Dio odia. Anziché scusarti, hai bisogno di capire quanto il peccato è radicato nel tuo cuore e quanto è terribile. Hai bisogno di pregare come Davide nel Salmo 141:3,4:
“3 O Eterno, poni una guardia davanti alla mia bocca. 4 Non permettere che il mio cuore sia attirato da alcuna cosa malvagia, per commettere opere malvagie con gli operatori d’iniquità, e fa’ che io non mangi dei loro cibi squisiti.” (Salmo 141:3-4 LND).
Abbiamo bisogno di pensare prima di parlare perché Dio odia la lingua bugiarda, o che siano bugie dirette, o esagerazioni o altri modi di dire cose non vere.
Mentire in modo diretto, dire mezze verità ed anche esagerare nel parlare sono tutti modi di mentire. Quando noi cadiamo in questo peccato, dobbiamo confessarlo a Dio, chiedendoGli di purificarci da questa iniquità. Dio odia la lingua bugiarda, Dio odia qualsiasi tipo di bugia.
Gesù dichiara che il nostro sì deve essere sì e il nostro no deve essere no. Sforziamoci di vivere così, perché Dio è così. Dio odia la lingua bugiarda.

3) Le mani che versano sangue innocente

Una terza cosa che il Signore odia sono le mani che spargono sangue innocente.
Spargere sangue innocente vuol dire uccidere qualcuno che non merita la pena di morte, che Dio ha stabilito. Chiaramente, se un malvivente sta cercando di uccidere qualcuno e se costui si difende ed il malvagio muore, la sua morte ricade sulla sua stessa testa, perché lui non era un innocente. Però, tali casi sono rari.
Dal tempo di Caino e Abele, ci sono sempre stati coloro che spargono sangue innocente. Negli ultimi anni, in vari posti nel mondo, abbiamo visto il genocidio più volte, genocidi in cui tanti civili sono stati uccisi solo per cattiveria e odio. Ci sono stati terroristi che hanno ucciso tante persone suicidandosi in luoghi pubblici. Poi ci sono quelle persone che vengono uccise durante rapine ed altri stragi. Quelli adesso citati sono tutti esempi di come si versa sangue innocente.
Però, sapete qual è la causa maggiore di spargimento di sangue innocente nel mondo di oggi e che supera ogni altra forma di omicidio?
L'omicidio più comune è l’aborto dei bambini. Più di 40 milioni di bambini innocenti vengono uccisi nel mondo ogni anno, perché non sono voluti. Sono visti come un peso, anziché come la benedizione che sono. Perciò essi vengono uccisi prima che abbiano il tempo di nascere.
Dio odia le mani che spargono sangue innocente. Perciò, odia le mani delle mamme e dei padri che scelgono l’aborto, odia le mani dei medici e degli infermieri che lavorano in questo campo e le mani del pubblico che vede questa come una soluzione comoda e, perciò, dà ad essa un consenso tacito.
Dio odia le mani di chiunque sparge sangue innocente. Per quanto riguarda l’aborto, ogni vero credente dovrebbe avere una chiara posizione contro tale abominazione, visto che, a differenza dalle altre forme di omicidio, è legale ed è tanto frequente.
Quando pensiamo alle mani che spargono sangue innocente, potremmo credere di essere innocenti. Però, non basta non uccidere per non essere rei di questo peccato. Uccidere una persona vuol dire pure disprezzare il suo valore. Si può disprezzare il valore di una persona anche senza ucciderla. Per esempio, ascoltiamo le parole di Gesù:
“21 Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere" e: "Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio"; 22 ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: "Raca," sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: stolto sarà sottoposto al fuoco della Geenna.” (Matteo 5:21-22 LND).
Come vediamo, agli occhi di Dio che guarda i nostri cuori e non solo alle nostre azioni, disprezzare una persona, sia che porti ad ucciderla fisicamente o meno, è qualcosa di abominevole.
Perciò, dobbiamo non solo opporci allo spargimento di sangue innocente, ma dobbiamo anche stare in guardia dal disprezzare altre persone.

4) Il cuore che medita progetti malvagi

Passiamo ora alla quarta cosa che Dio odia: il cuore che medita progetti malvagi o che, come è scritto qui, concepisce progetti malvagi.
Questo peccato è tutta un'altra cosa dal peccare come reazione ad una causa esterna. Spesso pecchiamo come reazione a qualche offesa. Qualcuno ti offende e, senza pensare, reagisci male, peccando. Questo è un peccato, è una cosa grave, perché vuol dire che quel peccato era dentro di te. Bisogna confessare ogni peccato commesso come reazione ma è pure chiaro che questi sono peccati non premeditati.
Molto più grave, agli occhi di Dio, è quando qualcuno medita progetti malvagi. In altre parole, quando in anticipo si pensa a commettere un peccato. Si possono meditare progetti malvagi che poi vengono adempiuti e si possono anche meditare progetti malvagi senza mai arrivare a portarli a termine. Quello che Dio guarda è il cuore.
Un esempio di meditare un progetto malvagio è l'adulterio. L'adulterio non succede mai senza averlo pensato prima. Ascoltate le parole di Gesù in Matteo 5:
“27 Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non commettere adulterio" 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.” (Matteo 5:27-28 LND).
Guardare una donna con desiderio, che potrebbe essere anche guardare la foto di una donna, è meditare progetti malvagi. Si può anche meditare una vendetta che non si oserebbe mai portare a termine. Si possono meditare tanti peccati senza mai commetterli.
Gli uomini giudicano solamente quello che uno fa. Se uno medita un progetto malvagio, ma non lo porta a termine, gli uomini non lo sapranno mai se egli stesso non lo rivela. Però Dio sa, perché vede il cuore e Dio odia il cuore che medita il male. O fratelli, quanto è importante non solo sottomettere le nostre azioni ai comandamenti di Dio, ma anche i nostri pensieri.

5) I piedi veloci nel correre al male

Dio non solo odia il cuore che medita progetti malvagi, ma odia anche i piedi che sono veloci nel correre al male, ovvero, i piedi che corrono a mettere in atto progetti malvagi.
Fratelli, quando succede che facciamo del male, ricordiamoci che Dio odia quel male. Anzi, Dio odia i piedi che sono veloci nel correre al male. In altre parole, Dio odia la persona che corre senza esitazione verso il male.
Oggi, come in vari momenti nella storia, viviamo in un tempo in cui le persone non esitano a compiere il male. Le persone non si vergognano dei loro atti. Quello che una volta veniva fatto solamente di nascosto, oggi viene fatto alla luce del giorno.
Oggi si guarda il male in TV e su Internet come divertimento. Un modo malvagio di parlare, di vestirsi, di comportarsi, è del tutto normale oggi. Non c’è più timore di Dio. Le persone corrono a compiere il male, senza paura. Non si limitano soltanto a meditare progetti malvagi ma oggi questi pensieri vengono presto messi in atto.
Dio odia i piedi che sono veloci nel correre al male.
Chi è veramente un figlio di Dio deve odiare quello che Dio odia. Perciò, non solo non dovremmo correre a fare il male, ma dobbiamo anche evitare di avere come compagnia o come il nostro divertimento chi corre a fare del male o ciò che ci può portare a cadere in questo peccato. Questo è il senso di quanto è scritto in Efesini 5:6-12:
“6 Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perché per queste cose viene l’ira di Dio sui figli della disubbidienza. 7 Non siate dunque loro compagni. 8 Un tempo infatti eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore; camminate dunque come figli di luce. 9 poiché il frutto dello Spirito consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità, 10 esaminando ciò che è accettevole al Signore. 11 E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto riprovatele, 12 perché è persino vergognoso dire le cose che si fanno da costoro in segreto.” (Efesini 5:6-12 LND).
Visto che Dio odia i piedi che sono veloci nel correre al male, ciò dovrebbe essere abominevole anche per noi. Teniamoci lontani dal male.

6) Il falso testimone che proferisce menzogne

Un sesto comportamento che Dio odia e che è un’abominazione a Lui è il falso testimone che proferisce menzogne.
Questo brano ha già menzionato la lingua bugiarda, che riguarda qualsiasi tipo di menzogna. Tuttavia qui lo stesso brano riprende un caso particolare di un uomo che proferisce bugie, quello del falso testimone. Il falso testimone è specificamente uno che dice il falso riguardo ad altre persone. Ovvero, un falso testimone è colui che sparla di altri.
Questo è estremamente comune oggi, come lo è sempre stato. Tante persone sparlano di altre, per numerosi motivi. Alcune lo fanno per cercare di sembrare più grandi di quanto siano. Altre sono spinte dalla gelosia o dall’invidia. Altre ancora hanno odio o rancore e, infine, ci sono coloro che semplicemente amano il male. È tanto facile commettere questo peccato, raccontando qualcosa che non è del tutto vera e che mette una persona in una cattiva luce davanti al prossimo. Dio odia questo tipo di comportamento peccaminoso.
Fratelli, questo terribile peccato non solo riguarda il dire menzogne che sappiamo di essere menzogne. Possiamo essere facilmente un falso testimone che proferisce menzogne senza rendercene conto, se non stiamo attenti.
Per esempio, se un collega ti dice qualche cosa del datore di lavoro e tu vai a raccontare questo qualcosa a tua moglie quella sera o a qualche altro collega, se non è del tutto vero, allora ti rendi colpevole del peccato di essere un falso testimone. In realtà, spesso non hai alcuna prova che quello che il tuo collega ti ha detto sia vero o meno. Infatti, esiste sempre una concreta possibilità che quanto ti è stato riferito non sia vero. Forse è completamente falso, forse è una esagerazione. Comunque sia, se tu non riesci ad accertare che sia del tutto vero, potresti essere colpevole di questo terribile peccato. Anche se fosse vero, potrebbe essere un peccato raccontarlo per altri motivi.
La stessa cosa è vera per quanto riguarda quello che sentiamo in TV o leggiamo. Ciò che ci viene riferito, da qualunque fonte provenga, non è sempre vero. Quindi dobbiamo stare molto in guardia a quello che ripetiamo perché ne siamo pienamente responsabili agli occhi di Dio.
Vi faccio una domanda: qualcuno di voi è mai stato capito male? Certamente, mi direte voi, è successo a tutti. Ed è anche facile pernoi capire male gli altri. Se noi comprendiamo male qualcuno e poi andiamo a raccontare quello che abbiamo capito e che non è quello che la persona ha realmente detto, siamo colpevoli di essere falsi testimoni e di proferire menzogne. Dio odia questo.
Abbiamo bisogno di capire quanto questo sia un grave peccato, in modo che staremo molto attenti a non commetterlo. State in guardia a non commettere il terribile peccato di essere falsi testimoni contro gli altri.

7) Chi semina discordia tra fratelli

Arriviamo ora all’ultima delle cose di questo elenco che Dio odia. Dio odia chi semina discordia tra i fratelli.
Dio odia la persona che semina discordia. Seminare discordia ti porta ad essere odiato da Dio, il che è una cosa spaventosa. Non c'è nulla di peggiore nella vita che avere Dio contro di te.
In che modo possiamo seminare discordia? Se non stiamo attenti, è tanto facile seminare discordia. Per esempio, basta essere un falso testimone e proferire qualche menzogna, seminando così discordia. Basta raccontare in giro come Tizio sta agendo in modo ingiusto e insensibile e si semina discordia.
Certamente, ci sono casi in cui è necessario testimoniare di qualcosa di negativo. Per esempio, i genitori hanno bisogno di capire il comportamento dei figli. Gli anziani della Chiesa hanno bisogno di essere al corrente dell’andazzo dei credenti che devono curare. Raccontare dei fatti riguardanti una certa persona a chi ha una responsabilità sulla sua vita, davanti a Dio non è seminare discordia.
Invece, ci sono cose negative che non è buono raccontare e che piantano semi di discordia e diffidenza fra fratelli. Dio odia questo!
Quanto è facile seminare discordia! Basta raccontare il male che uno ha fatto a chi non serve conoscere quel male perché non ha un ruolo di responsabilità nella vita di quella persona e, anche se la cosa è vera, può seminare discordia. Oppure, basta manifestare il proprio assenso a cose negative che un'altra persona dice per commettere tale peccato.
Vi do qualche esempio di come si può seminare discordia, dando il proprio consenso al male che un altro commette.
Immaginiamo due ragazzi, Giorgio e Pietro. Giorgio racconta a Pietro una nuova regola che i suoi genitori gli hanno imposto e che gli sembra ingiusta. Pietro gli dà ragione e dice che anche a lui sembra ingiusta.
Sapete che, in questo caso, Pietro è colpevole di aver seminato discordia fra Giorgio e i suoi genitori?
In che modo? Dando ragione a Giorgio, Pietro lo spinge a vedere i suoi genitori sotto una luce sbagliata. In realtà, Pietro ha sentito solamente la parte della questione raccontata da Giorgio. Non sa tutto quello che sta dietro la regola, né è maturo abbastanza da capire il tutto. Dicendo a Giorgio che anche a lui sembra che i suoi genitori stiano esagerando, sta seminando discordia fra Giorgio e i suoi genitori. Pietro è colpevole di questo terribile peccato.
Un altro esempio: due mogli stanno parlando insieme. Maria racconta a Patrizia come suo marito pretende troppo. Se Patrizia le dà ragione, è colpevole di aver seminato discordia fra Maria e suo marito. In quel caso, Patrizia ha messo benzina su una piccola fiamma, peggiorando il matrimonio di Maria.
Un terzo esempio: un membro della Chiesa non è d’accordo con qualcosa che un anziano della Chiesa dice. Anziché tenere la cosa per sé oppure andare a parlare con l'anziano, racconta la cosa, chiaramente dal suo punto di vista, a qualcun altro. Facendo in questo modo, semina pensieri negativi verso l'anziano nella mente dell’altra persona e così semina discordia.
Pertanto, possiamo seminare discordia raccontando menzogne e possiamo seminare discordia raccontando la verità, quando non serve raccontare la verità.
Vi do alcuni esempi di come dovremmo rispondere, per non seminare discordia, nelle situazioni di cui ho parlato prima.
Nel caso dei due ragazzi, quando Giorgio si lamenta dei genitori perché non gli permettono di fare una certa cosa, Pietro potrebbe rispondere dicendo qualcosa del genere:
“Sai, è possibile che i tuoi abbiano sbagliato. Però, forse sei tu che non capisci tutta la situazione. Comunque, dovresti credere che stanno cercando di curarti, anche se non vedi le cose come le vedono loro. Dovresti ringraziare Dio per averti dato dei genitori che vogliono guidarti nella via giusta. È molto sbagliato per te riempire la tua mente con pensieri negativi verso di loro.”.
Nel caso delle due mogli che parlano, quando Maria racconta che il suo marito pretende troppo, Patrizia, anziché seminare discordia, potrebbe rispondere: “Può darsi che lui stia chiedendo troppo, però non è detto. Spesso io non vedo tutte le situazioni per come esse realmente sono e certamente nemmeno tu vedi sempre tutto. Certamente i mariti sbagliano, come sbagliamo anche noi. Però, la cosa importante è, per noi mogli, di cercare di reagire in un modo che onora Dio. Dio ci comanda di credere il bene e, quando qualcuno sbaglia in modo chiaro, di sopportare pazientemente. Poi dobbiamo ricordare che spesso abbiamo commesso tanti sbagli nostri che non vediamo. È più importante per noi concentrarci sui nostri sbagli che pensare a quelli degli altri. Pregherò per te, che tu possa diventare ancora più buona e paziente con lui e che tu possa avere più zelo per riconoscere i tuoi sbagli piuttosto che per pensare a quelli che sembrano i suoi sbagli.” Anziché seminare discordia, questa donna è un grande aiuto per l'amica.
Poi, pensando a quell'esempio in cui l'anziano fa qualcosa con la quale non sei d’accordo, non edifica e non serve raccontare la cosa agli altri. Anzi, sarebbe un peccato il farlo. Invece, dovresti andare direttamente da lui e spiegargli la tua posizione. Se parli con gli altri, potresti scoprire dopo che avevi capito male e che l'anziano aveva ragione. Oppure, anche se lui ha realmente sbagliato, egli potrebbe chiederti perdono e mettere le cose a posto. Però, se hai già parlato della cosa con altri, avrai già seminato discordia.
O cari, è tanto facile seminare discordia. È quasi impossibile raccogliere i semi una volta che li hai seminati. La Bibbia dice che Dio odia chi semina discordia. Quindi, evitiamo a tutti i costi questo grave peccato. State molto attenti a tutto quello che dite e a quello che rispondete agli altri, per non seminare discordia.
Tuttavia, non basta solo non seminare discordia, ma dobbiamo anche fare il contrario, cioè adoperarci per la pace. Ricordate le parole di Romani 14:19:
“Perseguiamo dunque le cose che contribuiscono alla pace e alla edificazione reciproca.” (Romani 14:19 LND).
O che possiamo essere un popolo che veramente si impegna a contribuire alla pace, anziché a seminare discordia!

Conclusione

Cari fratelli e sorelle, oggi abbiamo considerato sette cose che l'Eterno odia. Sono peccati particolarmente terribili e abominevoli a Dio.
Rendetevi conto quanto è facile cadere in questi peccati. State in guardia contro queste cose. Se vi trovate anche minimamente colpevoli di uno di questi peccati, non cercate di giustificarvi. Piuttosto, ravvedetevi e correte subito a Cristo, confessando il vostro peccato, per essere perdonati e purificati dal grave peccato che avete commesso.
Camminate in umiltà, evitando il peccato di avere occhi alteri. Non disprezzate gli altri, non siate egoisti o pigri, non pensate solamente ai vostri problemi personali.
Dite solamente la verità, per non avere una lingua bugiarda. Evitate non solo le menzogne palesi, ma anche le esagerazioni e le mezze verità.
Non chiudiamo gli occhi allo spargimento di sangue innocente. Lottiamo contro l'aborto di bambini innocenti. Inoltre, non cadiamo nel peccato di disprezzare altre persone che, agli occhi di Dio, è come spargere sangue innocente.
Non meditate progetti malvagi nel vostro cuore. Ricordate che Dio guarda il cuore. Se vi trovate con pensieri peccaminosi, riconoscete che è già un peccato e confessatelo a Dio.
Non correte a commettere il male ed evitate anche la compagnia che corre a fare il male, tanto una compagnia reale e fisica, quanto quella della TV, di Internet e di altri mezzi.
Non dite il falso contro gli altri. Attenzione, perché questo comprende anche quello che ripetiamo di falso e che abbiamo sentito o letto.
Infine, ricordate quanto Dio odia chiunque semina discordia fra fratelli. Potete seminare discordia sia dicendo cose false, sia dicendo cose vere che non serve dire. Evitate questo terribile peccato. Piuttosto, adoperatevi per la pace.
Chi è in Cristo non è più schiavo del peccato. Però, se non restiamo attaccati a Cristo, possiamo facilmente cadere in peccati così abominevoli come quelli che abbiamo visto oggi e che Dio odia. O che possiamo tutti avere un santo timore di Dio e camminare nella santità, odiando ed evitando ogni peccato in modo da portare gloria al nostro Dio e Salvatore, Gesù Cristo, aspettando il Suo glorioso ritorno!

                                                                             

Marco Defelice.

http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/sette-cose-che-dio-odia

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

contatori

Lettori fissi

Informazioni personali

La mia foto
Alla ricerca di me stesso con l'aiuto di Gesù

Badge di Facebook