per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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domenica 24 novembre 2013

La spada a doppio taglio


Irrilevante?

Vi sono molti oggi che pensano che "la religione", e in modo particolare l'Evangelo di Gesù Cristo, interessi soltanto la "sfera religiosa" dell'esistenza. Per loro la religione non riguarda "le cose pratiche" della "vita reale" di tutti i giorni. Anzi, visto che la "sfera religiosa" sembra interessare sempre meno la gente, ecco che tutto ciò che riguarda "la religione" diventa, per la maggior parte, del tutto superfluo. Sono cose irrilevanti, dicono, non contano nulla, non servono a nulla, da esse non se ne ricava nulla di utile, e quindi la religione può essere del tutto ignorata nella vita personale e sociale... La considerano solo un "hobby" per chi la gradisce, una convenzione sociale, una formalità che talvolta conviene rispettare…
In effetti, "certa religione", può essere effettivamente del tutto irrilevante: succede quando è fatta di discorsi compiacenti, "tolleranti" ed astratti, quando è fatta di luoghi comuni, tutta proiettata nell'aldilà… Quando però i predicatori e i credenti osano denunciare con forza situazioni e persone precise dell'aldiqua, quando l'Evangelo è annunciato come deve essere, cioè come condanna dell'operato umano ed esige la coerenza di un preciso modo di pensare, di parlare e di agire che tocca tutto ciò che sono e faccio, ecco allora mormorii e proteste nell'uditorio… Un Evangelo che ci metta in discussione e in crisi non ci piace più, lo rifiutiamo e, scandalizzati, lo consideriamo come fanatismo ed integrismo… La "religione vera" per molti è quella comoda, facile, compiacente e fondamentalmente irrilevante; fanatismo è tutto ciò che implica da parte nostra impegno, responsabilità, quando la si prende sul serio…

Il carattere del Signore che viene

Quando il Signore Gesù tornerà, su quale tipo di religione metterà il Suo timbro di approvazione: su quella comoda, facile ed accomodante, oppure su quella esigente ed impegnativa? Ahimè, vi saranno brutte sorprese per chi crede in una religione fatta di grazia e perdono a buon mercato. I versetti biblici che seguono ci presentano la visione avuta dall'apostolo Giovanni della gloriosa e spaventevole figura di Cristo come Egli apparirà alla fine del tempi. Ci viene presentata all'inizio del libro dell'Apocalisse: si tratta della grandiosa figura di Cristo che appare sia come Giustiziere di coloro che l'avevano disprezzato e "preso sotto gamba", sia come di potente Salvatore di coloro che l'avevano fedelmente seguito.

La visione di Apocalisse

"Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore, e udii dietro a me una voce potente come il suono di una tromba, che diceva: "Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea". Io mi voltai per vedere chi mi stava parlando. Come mi fui voltato, vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un figlio d’uomo, vestito con una veste lunga fino ai piedi e cinto di una cintura d’oro all’altezza del petto. Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve; i suoi occhi erano come fiamma di fuoco; i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace, e la sua voce era come il fragore di grandi acque. Nella sua mano destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata, e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza. Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli pose la sua mano destra su di me, dicendo: "Non temere, io sono il primo e l’ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e del soggiorno dei morti" (Ap. 1:10-19).
Il Signore Gesù Cristo appare in tutta la Sua sconvolgente gloria. Egli è "simile ad un Figlio d'uomo", termine tecnico questo che rimanda ad una profezia di Daniele,"Io guardavo nelle visioni notturne ed ecco sulle nubi del cielo venire uno simile a un Figlio dell'uomo; egli giunse fino all'Antico di giorni e fu fatto avvicinare a lui" (Daniele 7:13). Le sue caratteristiche (in 12-16) ci rammentano "Io continuai a guardare finché furono collocati troni e l'Antico di giorni si assise. La sua veste era bianca come la neve e i capelli del suo capo erano come lana pura; il suo trono era come fiamme di fuoco e le sue ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scorreva, uscendo dalla sua presenza; mille migliaia lo servivano e miriadi di miriadi stavano davanti a lui. Il giudizio si tenne e i libri furono aperti" (Da. 7:9,10). "...alzai gli occhi e guardai, ed ecco un uomo vestito di lino, con ai lombi, una cintura d'oro di Ufaz. Il suo corpo era simile al topazio, la sua faccia aveva l'aspetto della folgore, i suoi occhi erano come torce fiammeggianti, le sue braccia e i suoi piedi parevano bronzo lucidato e il suono delle sue parole era come il rumore di una moltitudine" (Da. 10:5,6), ma includono molti tratti che lo avvicinano a diverse apparizioni di Dio nell'Antico Testamento. Questa visione mostra Cristo come Giudice e Sovrano, sia sulla Sua Chiesa che sull'intero universo. Il testo infatti dice: "…Io mi voltai per vedere chi mi stava parlando. Come mi fui voltato, vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un figlio d’uomo" (13a). La Sua divinità, autorità e potere sulla morte Gli garantiscono la vittoria finale. Questa visione della sovranità di Dio esercitata attraverso Cristo è il punto fondamentale del messaggio di Apocalisse. L'aspetto da guerriero del Cristo anticipa il Suo ruolo nella battaglia finale (19:11-21) e rimanda alle battaglie sostenute da Dio nell'Antico Testamento. Cristo presenta il modello in cui si riassume il destino dell'intero universo "per raccogliere nella dispensazione del compimento dei tempi sotto un sol capo, in Cristo, tutte le cose, tanto quelle che sono nei cieli come quelle che sono sulla terra" (Ef. 1:10). "...in lui sono state create tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra, le cose visibili e quelle invisibili: troni, signorie, principati e potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui, Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui" (Cl. 1:16,17), perché ogni cosa è stata creata ed è tenuta insieme da Cristo e da Lui verrà pure giudicata.
Seguiamo la descrizione che Giovanni ci fa della figura gloriosa ed esaltata del Cristo che ritorna. Ogni elemento è significativo.

1. La veste. Cristo è "vestito con una veste lunga fino ai piedi" (13b). È simbolo della Sua giustizia, la Sua perfetta conformità con la legge di Dio. Si tratta della veste necessaria di cui pure le creature umane abbisognano per presentarsi degnamente davanti a Dio e godere del Suo favore. È una veste calda e confortevole, che adorna di bellezza, pura e senza macchia. Cade fino ai piedi, come per dire: copre completamente e deve coprire completamente la nostra esistenza. Questa veste di giustizia era rappresentata dalle lunghe vesti degli antichi sacerdoti giudei "Questi sono i paramenti che faranno: un pettorale, un efod, un manto, una tunica lavorata a maglia, un turbante e una cintura. Faranno dunque dei paramenti sacri per Aaronne tuo fratello e per i suoi figli perché mi servano come sacerdoti" (Es. 28:4). Da un lato Cristo esige perfetta giustizia, dall'altro è Colui che pure l'aveva provveduta in dono sulla terra a tutti coloro che lo avevano seguito con fiducia. Cristo è qui rappresentato nella Sua funzione di sacerdote, avendo offerto per il Suo popolo un sacrificio (quello di Sé stesso) che espia totalmente il peccato. Che avverrà quel giorno, però, a chi verrà trovato privo di questa "veste"? Ricordate, nella parabola, come era stato accolto alla festa di nozze chi si era presentato senza l'apposito abito? "'Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?' E costui rimase con la bocca chiusa. Allora il re disse ai servitori: 'Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori... '. Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti" (Mt. 22:12-14).

2. La cintura. "…e cinto di una cintura d’oro all’altezza del petto" (13c). La Sua cintura è simile a quella del Sommo Sacerdote "La cintura che è sull'efod e lo avvolge sarà del medesimo lavoro dell'efod, tutto d'un pezzo con esso; sarà d'oro, di filo color violaceo, porporino, scarlatto e di lino fino ritorto" (Es. 28:8), portata intorno al petto,  all'altezza del cuore. È "la cintura dell'amore" che Gesù ha indossato offrendosi in sacrificio ed intercedendo per il Suo popolo. La cintura simboleggia anche la fedeltà e la giustizia, la cintura della verità, caratteristica del profeta. È d'oro perché di gran prezzo, purezza, gloria, durata e forza, tutte le caratteristiche della Sua persona che molti avevano disprezzato ritenendo fossero inutili e controproducenti "in questo mondo". Eppure quello è il criterio secondo il quale da Lui verremo giudicati!

3. La sua testa. "Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve" (14a). Questo è segno di anzianità (l'eternità di Cristo) e di saggezza. In Cristo, infatti, ogni tesoro di sapienza e conoscenza è contenuto. Egli è l'Eterno, e come tale verrà riconosciuto sia da coloro che lo avevano disprezzato, e sarà per loro giudice, sia da coloro che sulla terra lo avevano accolto con fiducia, e per loro sarà Salvatore. Il bianco della sua testa, però è anche simbolo di eterna giovinezza come i fiori bianchi del mandorlo. Egli è l'anziano per eccellenza, ma pure l'eternamente giovane, come il Suo Evangelo. I Suoi capelli sono bianchi come la lana di un agnello appena nato e come la neve, segno di gloria e maestà, lo splendore della gloria di Dio Padre. Egli è "l'antico di giorni", il Vegliardo "Io continuai a guardare e vidi collocare dei troni, e un vegliardo sedersi. La sua veste era bianca come la neve e i capelli del suo capo erano simili a lana pura; fiamme di fuoco erano il suo trono, che aveva ruote di fuoco ardente" (Da. 7:9) e, al tempo stesso l'eternamente attuale e rilevante…

4. Gli occhi. "…i suoi occhi erano come fiamma di fuoco" (14b). Questo significa l'onniscienza di Cristo che raggiunge ogni persona e cosa, che scava profondo ed è penetrante per scoprire e portare alla luce le cose più oscure. La Scrittura dice: "… il Signore… metterà in luce quello che è nascosto nelle tenebre e manifesterà i pensieri dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio" (1 Co. 4:5)Anche in questo caso la valenza della visione è duplice. Da una parte sono i terribili occhi dell'ira e della vendetta di Dio contro i Suoi nemici, preludio di subitanea distruzione. Essi, però, sono anche gli occhi dell'amore di Cristo verso il Suo popolo, occhi che hanno luce e calore e il cui amore si diffonde verso di loro. Nel Suo sguardo i Suoi fedeli scorgeranno non qualcosa di spaventevole e di accusatorio, ma l'amore che come fiamma di fuoco scioglie la loro anima in genuino ravvedimento. 

5. I piedi. "…i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace" (15a). Questi piedi sono segno della potenza di Cristo nel portare e sostenere il Suo popolo, del loro governo e difesa. Sono le Sue vie o comportamento verso i Suoi fedeli, tutta la Sua opera provvidenziale verso di loro, santa e giusta. Questi piedi pesanti ed incandescenti, però, sono anche segno della manifestazione della Sua ira nel calpestare con forza i Suoi nemici.

6. La voce. "…e la sua voce era come il fragore di grandi acque" (15b). Quella del Cristo che torna si rivela come la voce tonante, precisa, forte di chi annuncia l'Evangelo del giudizio e della grazia di Dio. È come se in quel momento quella voce fosse l'accumulo della voce di tutti i Suoi ministri ed apostoli che predicano l'Evangelo, udita per ogni dove "Ma io dico: forse non hanno udito? Anzi, "la loro voce è andata per tutta la terra e le loro parole fino agli estremi confini del mondo"" (Ro. 10:18), che nel mondo "fa gran rumore" e che in quel giorno non potrà più essere ignorata. Quel giorno però essa non sarà più parola di grazia, ma sarà manifestazione di vendetta sui Suoi nemici, che, come un'inondazione sarà terribile ed irresistibile.

7. La mano. Che cosa tiene in mano questa figura del Cristo esaltato e trionfante? "Nella sua mano destra teneva sette stelle" (16a). Esse rappresentano i responsabili delle sette più tipiche comunità cristiane di cui parla il libro dell'Apocalisse. I ministri fedeli dell'Evangelo vengono comparati a stelle perché Dio, che li ha stabiliti, li ha fissati nel posto giusto che loro competeva e per la Sua gloria. Essi emettono la luce dell'Evangelo. Sono tenuti in mano da Cristo, per mostrare sia quanto Gli siano preziosi, sia perché ne può disporre come strumenti per fare la Sua opera. Egli li sostiene affinché non sprofondino sotto il peso dei loro fardelli, li preserva dal cadere, e li protegge affinché non siano portati qua e là dai malvagi.

8. La bocca. Notate poi la bocca di Cristo. "…dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata" (16b). È la Parola di Dio, "Prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio" (Ef. 6:17). "Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l'anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore" (Eb. 4:12)che Cristo proclama ed incarna. È Parola di Dio e non di uomo, come molti oggi affermano. È una parola affilata che denuncia con forza la radicale corruzione della creatura umana ed il suo peccato, minacciandolo con forza. È una parola che mette in crisi, che può ferire e che convince di peccato. Non sorprende perché molti rifuggano da una fedele predicazione dell'Evangelo. È a due tagli, cioè contiene sia la Legge che l'Evangelo. La legge, infatti, mette allo scoperto il peccato dell'uomo, riempie di amarezza ed angoscia, anzi, non solo ferisce, ma uccide ogni umana pretesa ed arroganza. Essa distrugge ogni falsa sicurezza umana. L'Evangelo, però, è anche annuncio di sapienza, rettitudine e giustizia. La spada di Cristo è arma sia offensiva che difensiva. Difende i santi contro Satana, i falsi maestri ed ogni altro nemico. È però anche offensiva perché li taglia, li ferisce, ed è la sentenza giudiziaria di Cristo sugli empi. Vedete,  così anche qui la duplice valenza di questa visione. Come si esprime la Scrittura: per alcuni l'Evangelo è "odore di morte", per altri"odore di vita"

9. Il volto. Per ultimo abbiamo il volto del Cristo glorioso: "…e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza" (16c), cioè come a mezzogiorno. Lo era alla trasfigurazione e rappresenta qui la gloria della Sua Persona, le ricchezze della Sua grazia. Egli è il Sole di giustizia che sorge sul Suo popolo con luce, calore, gioia e conforto, "Così periscano tutti i tuoi nemici, o SIGNORE! Coloro che ti amano siano come il sole quando si alza in tutta la sua forza! Così il paese ebbe pace per quarant'anni" (Gd. 5:31)La metafora mette in evidenza la gloria e la maestà di Cristo. Quanto sono ciechi e sciocchi coloro che, su questa terra, deridono, disprezzano e sottovalutano la gloriosa Persona di Cristo. Certo, l'umile Cristo, nella Sua prima venuta, nasconde la Sua gloria, ma pure essa appare in tutto il suo fulgore per chi sa andare oltre alle apparenze.

Caratteristiche della Parola di Dio

È dunque rilevante l'Evangelo di Gesù Cristo, la Sua Persona e la Sua Parola che la Bibbia proclama in tutta la Sua chiarezza? Certamente, quando è predicata e vissuta fedelmente. Probabilmente ancora molti non la vorranno udire. Se ne crederanno superiori e la guarderanno con aria di sufficienza. Quando però tornerà Cristo per adempiere alla funzione che ho voluto chiamare di "Giustiziere" degli empi e di "Salvatore" del Suo popolo, non si potrà più fare finta di non capire, di non vedere, di non udire. Nessuno, in quel giorno si potrà più nascondere sotto le varie scuse di cui noi siamo esperti. Allora non ci sarà più alcuno che potrà dichiararsi agnostico o ateo, nessuno che potrà vantare la sua "libertà di religione" o di "non religione", perché sarà di fronte all'unico Iddio, Sovrano Signore di tutto il creato e di tutta la realtà, e Lui potrà esigere con pieno diritto la resa dei conti.
La Parola di Dio mette in crisi e trasforma la realtà, la realtà individuale e la realtà sociale, ed è bene che lo faccia ora, anche se può essere talvolta doloroso. Ascoltate queste espressioni della Scrittura: "La parola di Dio infatti è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore. E non vi è alcuna creatura nascosta davanti a lui, ma tutte le cose sono nude e scoperte agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto" (Eb. 4:12-14). È dunque salutare tremare di fronte alla maestà di Dio ed alla Sua parola. 
Questo stesso brano però aggiunge: "Avendo dunque un gran sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, riteniamo fermamente la nostra confessione di fede. Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno" (Eb. 4:15-16).
Il Signore Gesù è anche Salvatore, Salvatore di tutti coloro che si piegano di fronte alla Sua legittima sovranità.Egli può pienamente simpatizzare con la nostra condizione esistenziale, di Lui possiamo avere piena fiducia.Presso di Lui siamo chiamati oggi a ricevere aiuto, misericordia e grazia. Oggi può e vuole essere il nostro personale Salvatore. Se non lo avremo fatto, domani, al Suo ritorno, Egli sarà per noi soltanto l'inappellabile Giudice. Possiamo permetterci di farlo passare sulla nostra testa senza rispondervi con il ravvedimento e la fede?Lo ripeto: possiamo permetterci di ignorarlo come se nulla fosse? 
Si tratta di un fermo e severo ammonimento!

di Paolo Castellina

 


"Il nemico diceva: "Inseguirò, raggiungerò, dividerò le spoglie, la mia brama si sazierà su di loro; sguainerò la mia spada, la mia mano li sterminerà"." 
(Esodo 15:9)

martedì 20 agosto 2013

La chiesa dei morti viventi


Chiese morte 

Mi capita, talvolta, di vedere, in certi luoghi, delle chiese, degli edifici ecclesiastici, che una volta erano usati per il culto evangelico, e che, per diversi motivi, sono stati abbandonati e che nessuno ora usa più. L'edificio testimonia di una passata grandezza: indubbiamente una volta era usato. Oggi non più. C'è ancora un campanile, ma la campana è stata rimossa. Davanti all'ingresso c'è una tavola con il nome della chiesa e l'orario dei culti, ma è rovinata, la vernice viene via e quasi non si riesce più a leggerla. Il cancello è arrugginito e c'è un lucchetto ed una catena che testimonia come nessuno da lungo tempo più lo apra. Passo attraverso un'apertura di un recinto cascante. Mi avvicino all'entrata principale e le erbacce sono cresciute tanto da quasi impedirne il passaggio. Un asse è inchiodato alla porta forse per avvertire di non entrare perché è pericolante. Cerco di aprire la porta. Cigola in modo spettrale. Entro. C'è freddo e buio. Un po' di luce passa attraverso le finestre di vetro colorate che dei ragazzini forse si sono divertiti a spaccare tirandovi contro delle pietre. I banchi sono ancora lì tutti bene allineati, ma pieni di polvere. C'è un bel pulpito: grosse ragnatele impediscono di salirvi. C'è pure un organo, ma diverse delle sue canne sono cadute. Una croce al di sopra di un tavolo per la santa cena, coperto ancora da un tappeto ingiallito e strappato. Questa chiesa sembra solo essere frequentata da pipistrelli e topi. Forse i suoi membri sono emigrati, oppure uno ad uno si sono estinti e nessuno più ha preso il loro posto. Chissà?
Ce ne sono in giro di chiese così... Le ho trovate in diversi posti in Europa. Alcuni di questi edifici ecclesiastici sono stati convenientemente “riciclati”. Sono diventati gallerie d'arte, musei, abitazioni private, supermercati, oppure edifici di culto di altre religioni, usate da immigrati che parlano lingue a noi sconosciute. Sono chiese morte, morte senza alcun dubbio.
Ecco, però, un'altra chiesa, un edificio ecclesiastico, indubbiamente, questa volta, utilizzato. Tutto è pulito e tenuto in ordine da un sacrestano diligente. Le campane suonano rintocchi cristallini ogni ora e a festa prima del culto. Il nome di quella chiesa è scritto nel libro del telefono con tanto di pastore in carica, i cui titoli che si accompagnano al nome testimoniano della sua grande istruzione. C'è un consiglio di chiesa locale che tiene in ordine ogni cosa, finanze e registri. Vi si celebrano matrimoni e funerali. Viene pagato anche un bravo organista. Vi si tengono alcune attività sociali e caritatevoli e queste sono annunciate sul giornale locale. Vengono celebrate a scadenza regolare anno dopo anno le feste religiose tradizionali. È una chiesa rispettata che tutti sanno fare parte da tempo del “tessuto sociale” e della cultura tradizionale. Forse non è molto frequentata (sono persone prevalentemente anziane, diverse donne, o “donnette”, direbbero alcuni). I culti alcuni li definirebbero “freddi” e formali, ma tant'è. La predicazione molti la trovano spesso “noiosa”, ma il sermone “ci deve essere”, “deve essere così”, dicono, e lo tollerano quasi come “un male necessario” senza prestarci comunque molta attenzione. Il tutto, però, indubbiamente, in questa chiesa, “funziona”. “Così dev'essere”, dicono molti che la sostengono, senza tanto entusiasmo, ma di buon grado. Nessuno la mette seriamente in questione. È una “istituzione necessaria” dicono i maggiorenti della società anche se raramente la frequentano.

È quest'ultima una “chiesa vivente” contrapposta alla prima che è morta? Molti non avrebbero dubbi a a dire di sì, ma anche questa è una chiesa morta, spiritualmente morta, “priva di futuro”. Anche se vi possono essere eccezioni, di questo tipo sono, molto spesso, “chiese morte”. Chiese morte? Chi osa dire di essa una cosa simile? Sicuramente un pazzo! Un fanatico! Non vede forse che “funziona”? La facciamo funzionare e “ci perdiamo pure del tempo”. Che vorrebbe di più? A chi interesserebbe avere “di più”? Così devono stare le cose. O no? “Ha nome di vivere, ma è morta”.
Chi fa questa sconcertante valutazione, per una chiesa simile a quella che ho descritta, non è né un pazzo, né un fanatico, ma lo stesso Signore e Salvatore Gesù Cristo, proprio Colui che quella chiesa dice di servire! Com'è possibile? Evidentemente ci dev'essere una “scollatura” fra quel che i suoi membri intendono come chiesa “che funziona” e Colui che ha, invece, idee diverse su come dovrebbe essere una chiesa! “Sospetto”, però, che sia più utile ascoltare Colui che la chiesa l'ha “inventata” che coloro che hanno “le loro idee” su quel che una chiesa dovrebbe essere...

C'è ancora speranza?


Nel libro dell'Apocalisse, il Signore Gesù risorto, per bocca di Giovanni emette un impietoso giudizio verso una chiesa apparentemente vivente ma, che in realtà, è spiritualmente morta e quindi disutile al Signore che pure dovrebbe servire. È la chiesa della città di Sardi, nell'Asia Minore. Il Signore emette questo giudizio negativo verso questa chiesa nella speranza che si ravveda prima che sia troppo tardi, che la sua luce si estingua del tutto e che sia come un sale che abbia perso del tutto il suo sapore. Egli esorta i suoi conduttori a che almeno possano essere ricuperati e sostenuti quei pochi credenti che, in quella comunità, ancora sono spiritualmente viventi.

Leggiamone il testo. È quello che prevede per oggi il lezionario che utilizziamo per i testi da usarsi nel culto. Dal libro dell'Apocalisse, capitolo 3, dal versetto 1 al 6.

Quinta lettera: alla chiesa di Sardi. «E all'angelo, della chiesa in Sardi scrivi: queste cose dice colui che ha i sette Spiriti di Dio e le sette stelle. Io conosco le tue opere; tu hai la reputazione di vivere, ma sei morto. Sii vigilante e rafferma il resto delle cose che stanno per morire, perché non ho trovato le tue opere compiute davanti al mio Dio. Ricordati dunque quanto hai ricevuto e udito; serbalo e ravvediti. Se tu non vegli, io verrò su di te come un ladro, e non saprai a quale ora verrò su di te.Tuttavia hai alcune persone in Sardi che non hanno contaminato le loro vesti; esse cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degne. Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese»”(Apocalisse 3:1-6).

Il diritto di giudicare

Ecco dunque una chiesa che viene severamente giudicata e valutata dal suo Signore. Egli la giudica e la valuta affinché pure i suoi membri la giudichino e la valutino criticamente. Giudicare? Emettere dei giudizi? Sì, a differenza di quanto comunemente si sente dire, giudicare, valutare, sottoporre persone e le realtà umane ad un giudizio di valore sulla base di criteri oggettivi, non solo è perfettamente legittimo, ma anche necessario. È utile e necessario esprimere anche giudizi di valore sulla qualità della fede di chiese e credenti.

Non ha, però, Gesù forse anche detto: “Non giudicate, affinché non siate giudicati” (Matteo 7:1)? Sì, ma Egli non intende dire che non si possa mai giudicare niente e nessuno. Gesù condanna chi giudica in modo ingiusto ed ipocrita. Si può abusare della facoltà di giudicare, ma giudicare in modo giusto e documentato è necessario. Tant'è vero che Gesù stesso, in un'altra circostanza, dice: “Non giudicate secondo l'apparenza, ma giudicate secondo giustizia” (Giovanni 7:24) e “Non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?” (Luca 12:57).

La stessa Parola di Dio ci incoraggia a valutare criticamente noi stessi e la società che ci circonda sulla base dei suoi criteri. Non solo questo, ma essa ritiene doveroso che noi giudichiamo criticamente la qualità e l'operato della nostra chiesa confrontandoci con quanto Iddio stesso esige che noi siamo e facciamo. Un giorno Dio esprimerà un giudizio su questo mondo, e questo giudizio si estenderà anche alla chiesa. L'apostolo Pietro scrive: “Poiché è giunto il tempo che il giudizio cominci dalla casa di Dio, e se comincia prima da noi, quale sarà la fine di coloro che non ubbidiscono all'evangelo di Dio?” (1 Pietro 4:17).
È scritto che persino coloro che Lo hanno seguito fedelmente, i Suoi discepoli, saranno giudici con Lui, quasi che fossero una “giuria popolare”:“In verità vi dico che nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sederà sul trono della sua gloria, anche voi che mi avete seguito sederete su dodici troni, per giudicare le dodici tribù d'Israele” (Matteo 19:28).

Un giudizio sulla qualità delle chiese è, fra l'altro, quanto già noi troviamo nei primi capitoli del libro dell'Apocalisse. L'autore ispirato, infatti, consegna, da parte del Signore, a sette chiese del suo tempo, delle lettere nelle quali il Signore Gesù giudica il loro operato. In esse anche le chiese di oggi si possono e devono confrontare. A quale di quelle sette chiese noi somigliamo? Quale sarà, di conseguenza, il verdetto che il Signore potrebbe emettere sulla nostra chiesa?
Il diverso giudizio che il Signore emette su quelle sette chiese ci è, per così dire, profeticamente anticipato. Perché? Affinché noi, se ci trovassimo oggi in quella situazione, nella situazione delle chiese che Egli riprende, e, di conseguenza, manchevoli, prendiamo dei provvedimenti e ci riformiamo ravvedendoci dai nostri peccati, cambiando strada prima che sia troppo tardi. Fra quelle sette chiese, solo due “si salvano”, hanno un bilancio in attivo. Cinque fra esse hanno un bilancio negativo e sono fallimentari! Naturalmente mi riferisco non ad un bilancio economico, ma ad un bilancio morale e spirituale. Gesù giudica severamente cinque chiese che trova mancanti. Fra queste chiese “fallimentari”, che non rispondono a ciò che il Signore si aspetta da loro, è quella di cui abbiamo letto, della città di Sardi.
Che cosa dice al suo riguardo? Potrebbe Egli dire la stessa cosa di noi? Come risponderemmo se fosse così?
  
Le premesse della lettera

Quali sono le premesse della lettera che il Signore rivolge ai cristiani di Sardi? Essa dice:

1. “E all'angelo della chiesa in Sardi scrivi...”. Sardi (o Sfard, Sart) era un'antichissima città dell'Asia Minore (oggi Turchia). Era stata in passato un'importante città. Capitale del regno della Lidia, il cui ultimo re era stato Creso, famoso per la sua ricchezza. Il regno della Lidia è conquistato dal re persiano Ciro (VI secolo a. .C.), lo stesso che permette agli ebrei di tornare in patria dall’esilio babilonese. La parte vecchia della città, già in rovina ai tempi dell’autore dell’Apocalisse, conservava ancora i segni di un grande passato, ed era in alto sulla montagna, la città nuova scendeva verso la pianura e li si era estesa. Pare che la comunità cristiana locale avesse occupato, per il culto cristiano, un grande tempio pagano del passato in disuso. Era così grande che la comunità si riuniva solo in una parte d'esso. In ogni caso, essa si vantava di aver così prevalso sul paganesimo e molti in città non potevano che riconoscerglielo. Quei cristiani erano “i vincitori” dello scontro fra culture e ideologie diverse.

2. Il mittente (o i mittenti) di questa lettera si qualifica con questa espressione: “...queste cose dice colui che ha i sette Spiriti di Dio e le sette stelle”Cristo ha la pienezza e la perfezione dei doni e delle grazie di Dio, simboleggiato dal numero sette. Egli, che ne dispone a dismisura, è il Mediatore, il solo che li possa elargire. Con Cristo parlano le “sette stelle”, idealmente i ministri di Dio fedeli che questi doni hanno ricevuto. Le stelle, infatti, implicano brillantezza e gloria, la pienezza dello Spirito, la pienezza della luce sfolgorante di Cristo, in contrasto con il vuoto ed opaco formalismo che Egli riprende in questa chiesa.

3. Anche nel caso della chiesa di Sardi, il Signore dice: “Io conosco le tue opere”Sì, il Signore, che vede ogni cosa a fondo, conosce, vede perfettamente quel che questa chiesa fa, sia in bene che in male. Nulla può essergli tenuto nascosto. Con Lui non possiamo in alcun modo fingere: Egli conosce quel che siamo, fino nel profondo. La chiesa di Sardi sembra rispecchiare le vicende della città, un tempo molto viva ora in declino. Quand'anche noi illudiamo noi stessi sulla nostra reale situazione, Egli la conosce molto meglio di quanto noi stessi la conosciamo.

La valutazione centrale della lettera 
zombie
Qual è la valutazione centrale che il Signore fa di loro?

1. “...tu hai la reputazione di vivere, ma sei morto”; come pure:“...non ho trovato le tue opere compiute davanti al mio Dio”. la chiesa di Sardi assomiglia a molte “chiese storiche” oggi: a prima vista, per chi non le conosce bene, fanno una buona impressione, sembrano ben organizzate ed attive. In realtà la chiesa di Sardi ha una vita spirituale fatta solo di apparenza: ha fama di essere vivente e invece è morta. Ha delle opere, ma esse non sono “compiute”, cioè sono solo parziali. Si può essere impegnati, infatti, in tante cose, anche buone, ma trascurare quelle che il Signore considera essenziali.

Non ci si può giustificare dicendo di aver fatto ciò che formalmente si doveva fare, “secondo i regolamenti e gli statuti” (umani) e trascurare la sostanza (cioè quel che Dio dice di fare nella Sua Parola scritta nella Bibbia. Quella di Sardi forse era una chiesa composta di cristiani incostanti, che mettevano mano a tante cose, senza portarne a termine nessuna, almeno non significative agli occhi di Dio. Oppure si contentavano della mediocrità.

La realtà di questa chiesa è indubbiamente “scottante”. Pensate, una chiesa che agli occhi del mondo sembra viva e vegeta, una chiesa che sembra “funzionare” perfettamente dal punto di vista umano, mentre, in realtà è morta, spiritualmente morta. È possibile, perciò, che una chiesa, una comunità cristiana, sia come il cinema rappresenta gli zombie, cadaveri ambulanti che vanno in giro a terrorizzare la gente e a farne scempio! Si potrebbe imitare il titolo di uno di questi film e dire: “La chiesa dei morti viventi”. Se per il cinema questi personaggi da incubo sono frutto di fantasia (in realtà non esistono e non sono mai esistiti), una chiesa morta che sembra vivente può essere una sconcertante realtà. La chiesa di Sardi era una chiesa che, secondo la valutazione del Signore aveva cessato a tutti gli effetti di essere uno strumento nelle mani di Dio e che era diventata di imbarazzo, fastidio ed ostacolo alla Sua opera, una chiesa che era “operativa”, sì, ma solo per creare danni e mettere ostacoli davanti all'opera del Signore. Una chiesa che, a suo proprio dire, “faceva il suo dovere”, ma che di fatto, era un disonore ed una vergogna per Lui; una chiesa che non solo non promuoveva la Sua causa, ma che, di fatto, la diffamava!

L'ultima chance

Non c'è più nulla da fare, allora, per questa chiesa? Questa chiesa è come una malata terminale da accompagnare compassionevolmente alla sua ultima ora facendola soffrire il meno possibile? No, ha ancora un'ultima chance. Il Signore le dice:

1. Sii vigilante e rafferma il resto delle cose che stanno per morire”Al suo interno vi sono ancora credenti autentici che non meritano la riprensione del Signore e che, anzi, meriterebbero (sarebbero “degni”) di essere curati, sostenuti e nutriti spiritualmente. Sono contenti che vi sia questa chiesa. Sembra attiva, ma essa è tragicamente carente ed incapace di provvedere ai loro bisogni spirituali. Essi, infatti, non trovano in essa alcun nutrimento spirituale per crescere nella fede. Mentre i responsabili di questa chiesa sono impegnati ad “osservare i regolamenti” ed essere come un'auto che non ha la forza di muoversi e che si riesce “almeno” a tenere con il motore acceso al minimo, questi ultimi rischiano di “andare perduti” per la negligenza nei loro confronti. Secondo il versetto, infatti, c'è un resto di buoni credenti “degni”. Di essi la lettera dice: “...hai alcune persone in Sardi che non hanno contaminato le loro vesti”. Essi non si sono ancora compromessi, sporcati con il mondo. Essi non hanno pregiudicato ancora la loro fede. Essa è pura, cristallina, “ingenua”. Essi, di fatto, sono scandalizzati da questa chiesa. Gesù direbbe a questa chiesa: “Sarebbe meglio per lui che gli fosse messa al collo una macina da mulino e fosse gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno solo di questi piccoli” (Luca 17:2). Questa chiesa può ancora aprire gli occhi e cambiare strada, ravvedersi, prima che sia troppo tardi. Lo farà?

2. “Ricordati dunque quanto hai ricevuto e udito; serbalo e ravvediti“La condanna di questa chiesa non è dunque senza appello, ma occorre una decisa inversione di rotta. Ci sono quattro imperativi che tracciano il cammino necessario per la ripresa: Rafforza il resto che sta per morire; Ricordati di come originalmente tu hai ascoltato e ricevuto la Parola di Dio; Continua, riprendi, ad osservare la Parola di Dio diligentemente. È soltanto la Parola di Dio a dover essere il primo riferimento di una chiesa che funzioni, non tanto “i regolamenti” umani. È con la Parola di Dio che essi si devono confrontare. Ravvediti. Sono tutte esortazioni che compaiono più volte nella Scrittura ed esprimono quello che una volta si indicava nelle chiese con il nome di “Risveglio”.

3. La minaccia del Signore è precisa:“Se tu non vegli, io verrò su di te come un ladro, e non saprai a quale ora verrò su di te”Sì, quella chiesa aveva bisogno di un risveglio, altrimenti sarebbe stata completamente abbandonata dal Signore, si sarebbe estinta irreparabilmente, perché il Signore le porta via quel che ha ricevuto e lo passa ad altri. Sarebbe diventata un museo che parla di “bei tempi andati che non sono più”, come le rovine dell'antica Sardi, meta solo più di turisti... Altre chiese “alternative” avrebbero preso il suo posto, perché il Signore non si priva mai in ogni generazione di una testimonianza fedele. L'espressione “verrò come un ladro”, cioè all'improvviso, rammenta le stesse parole di Gesù quando parla del Suo ritorno come giusto Giudice. L'apostolo Paolo scrive: “poiché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. Quando infatti diranno: «Pace e sicurezza», allora una subitanea rovina cadrà loro addosso, come le doglie di parto alla donna incinta e non scamperanno affatto. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno vi sorprenda come un ladro” (1 Tessalonicesi 5:2-4).

Conclusione
santi
Se non si ravvede al più presto, la chiesa di Sardi marcerà verso il suo ineluttabile destino: l'estinzione. Altri prenderanno il suo posto, altri cristiani, altre chiese. Il testo dice: “Esse cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degne”. Hanno “vesti bianche” perché non si sono contaminate e compromesse con il mondo. Sono rimasti fedeli al loro Signore.

Altri “vinceranno”, perché il Signore è fedele e non può essere frustrato dall'inettitudine umana: “Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli”. Coloro che rimarranno fedeli a Dio “conserveranno il loro nome sul libro della vita”, libro questo che è molto più importante dei neri registri della chiesa, la cui diligente compilazione forse era molto importante per la chiesa di Sardi! Al momento del ritorno di Gesù saranno loro, e non gli altri (nonostante portassero il nome di “chiesa”), ad essere riconosciuti come Suoi difronte a Dio Padre ed agli angeli! Gesù disse: “Or io vi dico: Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio” (Luca 12:8).

Un proverbio dice: A buon intenditor poche parole. Ecco così che la lettera del Signore ai cristiani di Sardi termina dicendo: “Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese”. Siamo disposti a prendere con serietà quello che lo Spirito dice alle chiese? Se ci riconosciamo almeno in parte nella chiesa di Sardi, riflettiamo sul nostro apparire vivi mentre non lo siamo, sul nostro operare incompleto, sul nostro accontentarci della mediocrità, sul nostro essere ripiegati sulle attività interne alla chiesa e nelle “necessarie” formalità, mentre siamo chiamati ad allargare i nostri orizzonti ed ampliare il nostro respiro, siamo chiamati a rispondere a questo appello del Signore. Quale sarà la nostra risposta?
La logica del Signore è ineludibile. Gesù disse: “Dimorate in me e io dimorerò in voi; come il tralcio non può da sé portare frutto se non dimora nella vite, così neanche voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla. Se uno non dimora in me è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati” (Giovanni 15:4-6).


di Paolo Castellina
Rielaborato da: Consapevoli nella Parola
 
 

"Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese"
(Apocalisse 3:22)

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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