per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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domenica 30 settembre 2012

Affrontare e vincere lo scoraggiamento



Un problema epidemico

C'è un'epidemia che attraversa il paese, un'epidemia molto più diffusa dell'AIDS. Non è l'influenza cinese o il cancro, e nemmeno il più comune raffreddore. Quest'epidemia, però, è altrettanto mortale della più temuta malattia conosciuta all'uomo. Quest'epidemia è chiamata scoraggiamento.
Si possono dire molte cose sullo scoraggiamento, ma almeno tre sono le caratteristiche che lo rendono un problema così forte.
La sua universalità. Una delle caratteristiche che rendono lo scoraggiamento un problema così temuto è che si tratta di un problema universale. In altre parole: lo scoraggiamento colpisce tutti. Nessuno è immune dallo scoraggiamento. Ciascuno di voi, una volta o l'altra, è stato scoraggiato. Spremetevi le meningi finché volete, non riuscirete a trovare nessuno che non sia stato mai scoraggiato. Giovani o vecchi, ricchi o poveri, istruiti o incolti, bianchi o neri, gialli o rossi, avvantaggiati o svantaggiati, cristiani o non cristiani. Tutti arrivano prima o poi allo scoraggiamento.
La sua ricorrenza. Una seconda caratteristica dello scoraggiamento è che esso è un fenomeno ricorrente. Essere stato scoraggiato una volta, non rende immuni dalla malattia. Si può essere scoraggiati sempre di nuovo. Non esiste alcun anticorpo che ci possiamo iniettare per diventarne immuni. Lo scoraggiamento viene, va e poi torna di nuovo.
E' contagioso. Una terza caratteristica dello scoraggiamento è che esso è altamente contagioso. Lo scoraggiamento si diffonde persino per contatto casuale. Si diventa scoraggiati perché altri sono scoraggiati. Magari avete sentito quella storia di un uomo che stava sul bordo di un ponte, pronto per buttarsi giù e morire. Un passante era capitato li per caso, aveva fermato l'auto ed aveva cercato di riportare alla ragione quel poveretto. In totale suo scoraggiamento, l'uomo aveva risposto che in questo mondo ci sono troppe cose sbagliate per voler continuare a vivere. Il passante così aveva cercato di ragionare con quell'uomo, dicendo che le cose non erano poi così brutte come sembravano. Per dieci - quindici minuti, così, la conversazione fra i due era continuata - alla fine tutt'e due avevano finito col buttarsi giù. Lo scoraggiamento è contagioso!

Alla luce della Bibbia
luce 
Proprio perché lo scoraggiamento può essere un tale insidioso problema, anche fra i credenti, dovremmo cercare di capire ciò che la Bibbia ha da dire sullo scoraggiamento e su come trattarlo. Consideriamo così alcune delle cause dello scoraggiamento e pure alcune fra le cure che vengono delineati in un testo della Bibbia, tratto dal libro di Nehemia. Leggiamo quanto troviamo al cap. quattro.
"Noi dunque ricostruimmo le mura che furono congiunte assieme fino a metà della loro altezza; il popolo aveva preso a cuore il lavoro. Quando però Sanballat, Tobiah, gli Arabi, gli Ammoniti e gli Asdodei vennero a sapere che la riparazione delle mura di Gerusalemme, progrediva e che le brecce cominciavano a chiudersi, si adirarono grandemente, e tutti assieme congiurarono di venire ad attaccare Gerusalemme e a crearvi disordini. Ma noi pregammo il nostro DIO e a causa di loro ponemmo contro di loro delle sentinelle di giorno e di notte. Quelli di Giuda però dicevano: "Le forze dei portatori di pesi vengono meno, e le macerie sono tante che noi non riusciremo a costruire le mura!". Inoltre i nostri avversari dicevano: "Essi non sapranno e non vedranno nulla, finché noi piomberemo in mezzo a loro e li uccideremo; così faremo cessare i lavori". Ma quando i Giudei che dimoravano vicino a loro vennero per ben dieci volte a dirci: "Da qualsiasi parte vi volgerete, ci saranno addosso", io disposi uomini armati nei luoghi più bassi dietro le mura; vi disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro lance e i loro archi. Dopo aver esaminato la cosa mi levai e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: "Non abbiate paura di loro! Ricordatevi del Signore grande e tremendo e combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e figlie, per le vostre mogli e per le vostre case!"" (Ne. 4:6-14).

Le cause dello scoraggiamento
scoraggiamento
Nehemia, come forse vi rammentate, era il capo degli ebrei che erano ritornati in Israele dall'esilio in Babilonia, con la precisa intenzione di ricostruire le mura di Gerusalemme. Dio gli aveva dato la visione di ricostruire ciò che era stato distrutto. All'inizio tutti avevano avuto un grande entusiasmo. Avevano cominciato l'opera con grande gioia non vedendo l'ora che fosse terminata. Il testo dice che "il popolo aveva preso a cuore il lavoro". Tutti lavoravano con diligenza. Ci viene detto che avevano ricostruito "le mura che furono congiunte assieme fino a metà della loro altezza".
Il lavoro stava andando bene, la gente era entusiasta e lentamente le mura crescevano. Poi accade qualcosa. Il popolo comincia ad avere difficoltà di ogni genere e, quando le cose erano diventate particolarmente dure, la gente aveva cominciato ad essere scoraggiata.
Vedete, quando Dio è all'opera, pure il nemico è all'opera per tentate di ostacolarlo, di boicottarlo. La ricostruzione delle mura di Gerusalemme non ne era eccezione. Dove Dio è all'opera, Satana fa sorgere degli agitatori per cercare di bloccare l'opera di Dio. Leggiamo ai versetti 7 e 8: "Quando però Sanballat, Tobiah, gli Arabi, gli Ammoniti e gli Asdodei vennero a sapere che la riparazione delle mura di Gerusalemme, progrediva e che le brecce cominciavano a chiudersi, si adirarono grandemente, e tutti assieme congiurarono di venire ad attaccare Gerusalemme e a crearvi disordini"
Quando i nemici dell'opera di Dio cominciano a opporsi al popolo di Dio, il risultato è che il popolo diventa grandemente scoraggiato. Anche a noi accade la stessa cosa. Spesso è quando il nemico si mette contro di noi che diventiamo scoraggiati. E' importante sapere questo, e riconoscere il fenomeno per quello che è. Se noi cominciamo a capire come sopraggiunga lo scoraggiamento, potremmo anche capire come affrontarlo in modo positivo. Lo scoraggiamento arriverà. La sfida per noi è quella di intendere i segni della sua venuta e prendere le necessarie misure per vincerlo. Dobbiamo comprenderne sia le cause che le medicine.

1.  La fatica

La fatica, la stanchezza, è una delle maggiori cause dello scoraggiamento. Dopo che i nemici della ricostruzione avevano cominciato a creare disturbi fra il popolo, noi cominciamo a vedere come subentri la fatica: Al versetto 10 leggiamo: "Quelli di Giuda, però, dicevano: le forze dei portatori di pesi vengono meno…"
Il popolo che aveva lavorato fin ora a ricostruire il muro era già da tempo che lavorava. Erano esausti, ed ora questa opposizione era venuta, e questo aveva solo fatto si che la loro fatica fisica diventasse più acuta. Quando sei esaurito fisicamente, è molto facile diventare scoraggiato al più piccolo problema.
E' pure interessante notare il momento in cui questa gente era diventata stanca e scoraggiata. Il vers. 6 dice che le mura erano state ricostruite fino alla metà della loro altezza. Erano a metà dell'opera. Molte volte quando iniziamo un nuovo progetto, la prima metà va in fretta e bene. Perché? Perché siamo entusiasti e non vediamo l'ora di raggiungere l'obiettivo. E' qualcosa di nuovo, ma poi la novità scompare e il lavoro diventa una routine e noioso, e poi diventa facile stancarsi. E quando si è stanchi, è facile diventare scoraggiati e cominciare a pensare che non si arriverà mai alla fine. E' proprio quello che è successo a quelli di Giuda. Il vers. 10 dice: "Le forze dei portatori di pesi vengono meno… noi non riusciremo a costruire le mura!". Erano diventati pronti ad abbandonare l'opera. Sono le stesse persone di cui al versetto 6 si dice: "Il popolo aveva preso a cuore il lavoro".
Magari anche voi potreste pensare a qualche progetto che avevate intrapreso in cui avete avuto una simile esperienza. Magari un progetto nel vostro lavoro, intorno a casa vostra. A metà dell'opera avete cominciato a pensare che non l'avreste mai portata a compimento. Forse vi siete accorti che ci voleva più tempo di quello che all'inizio avevate pensato, il che non è insolito. Forse avete cominciato a razionalizzare e persino a sviluppare argomenti sul perché non avreste mai finito. Forse avete pure pensato che fosse la volontà di Dio a non desiderare che noi doveste terminare. Molta gente manca di compiere molte cose a causa di quel tipo di fatica e di scoraggiamento. Questo è ancora più vero quando, nel frattempo, le cose non vanno affatto bene. Quando fate cadere la vernice che avete appena dato, o rompete il vetro che cercavate di mettere, o bruciate il forno a microonde, questo può essere scoraggiante. E' particolarmente vero quando siete fisicamente stanchi.

2. La frustrazione

Un'altra ragione per cui si può diventare scoraggiati è la frustrazione. Al vers. 10 leggiamo pure che il popolo diceva: "… e le macerie sono tante che noi non riusciremo a costruire le mura!". Erano diventati scoraggiati perché erano così frustrati della situazione!
Parlavano delle macerie che si erano frapposte loro. Sono sicuro che avevano incontrato vecchie rocce spezzate, detriti, e calce seccata, come pure altri residui di varia natura sotto di loro. C'era robaccia dappertutto. Ed era frustrante.
Proprio come loro perdono di vista così il loro obiettivo, anche noi perdiamo di vista il nostro obiettivo quando nella nostra vita vi sono troppe macerie, troppi residui, troppa robaccia da dover trattare. Avete voi nella vostra vita troppe macerie che vi impediscono di andare avanti e costruire cose nuove?
Quali sono le vostre macerie? Le vostre macerie potrebbero essere dei peccati o delle azioni sbagliate da voi commesse, o cattivi pensieri e atteggiamenti che non siete disposti ad abbandonare. Le vostre macerie potrebbero anche essere le molte cose triviali con le quali perdete il vostro tempo, consumate la vostra energia, il vostro denaro. Le macerie o robaccia è tutto ciò che viene in mezzo fra voi e gli obiettivi che vi proponete, ciò che vi impedisce di realizzare obiettivi veramente importanti nella vostra vita. Le scorie, la spazzatura, i detriti causano problemi: ci frustrano. Ecco perché dovremmo venire prima alle prese con tutta la spazzatura che c'è nella nostra vita. Dobbiamo però comprendere che tutti questi detriti sono un problema.
In Ebrei 12:1 troviamo scritto: "Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti"Troppa robaccia nella nostra vita è un ostacolo ed un peso. Ci fa rallentare. Ci fa inciampare. Ci fa cadere. Ed è molto frustrante. E' come cercare di correre in mezzo al fango, non è facile muovere in fretta i piedi, consuma energie. Il risultato è che usiamo tutta la nostra attenzione ed energia su questi detriti, e non raggiungiamo l'obiettivo desiderato. Una delle cause prime dello scoraggiamento è la frustrazione.

3. La paura

Un'altra delle cause dello scoraggiamento è la paura. I nemici dell'opera del Signore sono maestri nell'instillare la paura nel popolo di Dio. Nehemia stesso vedeva la loro paura, Avevano paura dei loro nemici, e come risultato, credevano che non ce l'avrebbero mai fatta. Ricordate come dicevano al vers. 10: "Noi non riusciremo a ricostruire le nostre mura". Erano pronti a rinunciare all'opera. Avevano paura di essere ammazzati dal nemico. Sentivano di non essere in gradi di terminare ciò che avevano iniziato nel ricostruire il muro. Il risultato è che diventarono molto scoraggiati.
La paura è scoraggiante. Quando avete paura, come reagite? Bene, qualche volta la paura vi fa semplicemente abbandonare l'opera. Si tratta dello stesso sentimento che avevano quei Giudei. A causa della paura, erano pronti ad abbandonare l'opera. Pensavano di non essere abbastanza forti per potere resistere al nemico. Se pensiamo che il compito sia troppo grande e le risorse troppo limitate, qualche volta anche noi reagiamo allo stesso modo. Se facciamo così, certamente falliremo. Questi Giudei avrebbero potuto rinunciare all'impresa. Se l'avessero fatto, avrebbero sicuramente fallito, e non avrebbero compiuto l'opera che chiaramente Dio aveva determinato che essi portassero a compimento.
Dobbiamo fare attenzione a non lasciarci vincere dalla paura. Dobbiamo essere consapevoli che quando abbiamo paura, siamo più vulnerabili allo scoraggiamento. E' una tattica del nemico. E' una delle sue maggiori strategie per sconfiggerci.
Abbiamo così visto tre cose che possono portare lo scoraggiamento nella nostra vita: la fatica, la frustrazione e la paura. Dobbiamo stare molto in guardia quando le incontriamo. Là dove esse si trovano, lo scoraggiamento non mancherà di arrivare.

Il rimedio allo scoraggiamento
fede
Che fare, però, quando siamo scoraggiati? Abbiamo visto tre fra le cause dello scoraggiamento. Quale ne è la medicina?

1. Riorganizzarsi

Una delle prime cose che fa Nehemia, ed una delle prime che noi pure dobbiamo fare, è di riorganizzarsi. Al vers. 13 Nehemia dice: "io disposi uomini armati nei luoghi più bassi dietro le mura; vi disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro lance e i loro archi"
Rammentate che essi avevano già completato la metà dell'altezza delle mura. Nehemia già aveva organizzato il popolo ed essi avevano compiuto la metà di quello che si erano proposti di fare. Ora, però, era sorta una nuova situazione. Una nuova situazione richiedeva un cambiamento nell'organizzazione. Così Nehemia riorganizzò il popolo per renderlo più efficace nel loro compito.
Quando noi diventiamo scoraggiati, una delle prime cose che dobbiamo fare è riorganizzare le nostre priorità. Dobbiamo riesaminare la nostra vita ed applicarvi un cambiamento nell'approccio invece di diventare tanto scoraggiati da abbandonare l'opera.
Se avete un problema, allora, riorganizzatevi. Avete un problema nel vostro matrimonio? Beh, non desistete. Cambiate il vostro approccio. Adottate un nuovo atteggiamento. Avete un problema al lavoro? Non rinunciate. Cambiate le vostre priorità. Avete un problema nel vostro rapporto con Dio? Non smettete di seguire Gesù! Riorganizzate la vostra vita di preghiera! Affidate a Dio quell'area della vostra vita che Gli avevate sottratto. Forse siete frustrati per tutta la robaccia che si è accumulata nella vostra vita. Allora riorganizzatevi. Eliminatene un po',  il punto è  che non dovete rinunciare mai alla lotta. Non lasciatevi vincere dallo scoraggiamento. Reagite, fate qualcosa al riguardo!

2. Ricordarsi

Al fine di vincere lo scoraggiamento, dobbiamo ricordarci del Signore. Ascoltate che cosa dice Nehemia al vers. 14 quando egli vede la loro paura: "Dopo aver esaminato la cosa mi levai e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: "Non abbiate paura di loro! Ricordatevi del Signore grande e tremendo e combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e figlie, per le vostre mogli e per le vostre case!""
In che modo voi vi rammentate del Signore? Che cosa ricordate di Lui? Beh, prima di tutto rammentatevi che Egli è presente. Vedete, si può diventare molto scoraggiati quando si pensa di essere rimasti soli nella situazione in cui vi trovate. Dio però è accanto a voi? Pensavate che si fosse ritirato da voi? Sia che ce ne rendiamo conto oppure no, aiuta a rendercene conto!
Rammentatevi che Dio è grande e tremendoDio è del tutto sufficiente per trattare il vostro scoraggiamento e la situazione che state affrontando. C'è qualcosa di cui dobbiamo rammentarci. Ecco che cosa significa rammentarsi del Signore.
Così, quando siete scoraggiati, dovete volgere la vostra attenzione dal vostro scoraggiamento a Colui che è in grado di venire alle prese con successo della vostra situazione. Dio vi è stato fedele nel passato, Egli vi è fedele oggi, e Lui vi sarà fedele anche per il futuro. Rammentatevi del Signore. Rammentate le Sue promesse. Rammentatevi della Sua bontà. Rammentatevi della Sua potenza. Egli è un Dio grande e tremendo. Ricordatevi di Lui!

3. Resistere

Dovete infine ingaggiare guerra contro lo scoraggiamento. Dovete essere attivi e combattere lo scoraggiamento. Notate che cosa dice Nehemia al vers. 14: " e combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e figlie, per le vostre mogli e per le vostre case!"".
Nehemia dice che essi non avrebbero dovuto desistere, rinunciare alla lotta, ma combattere. Egli dice loro non semplicemente di non cedere allo scoraggiamento, ma di resistere con tutte le loro forze! Egli li chiamava all'azione. E' questo stesso appello al quale noi dovremmo prestare attenzione se vogliamo vincere la guerra contro lo scoraggiamento.
Dalla Bibbia è chiaro che noi, come credenti, siamo ingaggiati in una battaglia spirituale. Stiamo combattendo un conflitto soprannaturale. Il nostro nemico è il diavolo ed i suoi seguaci. Satana e i suoi spiriti demoniaci sono impegnati a fare tutto quanto sia loro possibile per sconfiggerci. Dobbiamo fare precisamente ciò che a cui Nehemia incoraggiava il popolo a fare. Dobbiamo resistere.
E' esattamente ciò che ci viene detto in Giacomo 4:7: "Sottomettetevi dunque a Dio, resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi" . Dobbiamo resistere alla sua opera nel nostro mezzo. Dobbiamo resistere ai pensieri negativi. Dobbiamo resistere ad ogni scoraggiamento che egli cerca di instillare nella nostra vita. Dobbiamo combattere la battaglia della fede e stare fermi contro l'opera del nemico nella nostra vita. Solo in questo modo noi avremo successo nella nostra lotta contro lo scoraggiamento.
Sebbene la fatica, la frustrazione e la paura, possano portarci allo scoraggiamento, riorganizzare le nostre priorità, rammentarci del Signore e resistere al diavolo, ci potrà far conseguire la vittoria sullo scoraggiamento. Se applicheremo questi principi, Dio ci farà conseguire la vittoria.
di J. David Hoke (trad. di P. Castellina)
“quando il Nemico arriva come una fiumana, lo Spirito di Dio gli resisterà”

 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2012/09/affrontare-e-vincere-lo-scoraggiamento.html

domenica 4 marzo 2012

Io sono amore

La conversione di un barbone di nome Aissa Burtin
"Da quando ho accettato Gesù nel mio cuore la mia vita è cambiata.
Mi chiamo Aissa Burtin, il mio passaporto è francese, mia madre è tedesca e mio padre è arabo,
ed era un sacerdote mussulmano.
Io sono un ex tossicomane, ex alcolizzato, ho viaggiato tanto tempo dormendo sotto i ponti e mangiavo nei bidoni dell'immondizia.
Quando scappai da casa avevo l'età di 17 anni, dissi a mia madre: “io vado girando il mondo e ricercando la verità, ti prometto che la verità la troverò”.
Ho letto centinaia di libri di filosofia, di psicologia, ho fatto una ricerca anche nella meditazione trascendentale, nell'esoterismo, ma nessuno di questi campi, né la droga, né l'alcolismo, né la depravazione, né il satanismo, non hanno mai potuto darmi la risposta!
L'unica cosa che ero arrivato a desiderare era una bella morte!
Ero diventato peggio di uno scheletro; bevevo appena alzato. Mentre oggi bevo il caffè appena mi alzo, allora bevevo il mio fiasco di vino, prendendo delle sostanze una peggio dell'altra.
Desideravo morire, avere almeno il diritto di una bella morte.
Ho tentato il suicidio nel 1976.
Ma per grazia di Dio, un giorno, mentre stavo vivendo in piazza Navona a Roma, nel 1979 incontrai un gruppo di giovani ragazzi e li guardai da lontano; una cosa mi toccava, la pace che avevano sul viso; la pace che potevano esprimere; non ascoltavo le loro parole, non ero interessato alle parole, perché avevo vissuto una vita piena di parole, avevo conosciuto le parole più belle dei filosofi, avevo letto i libri più belli di Freud, di Hagler, non ero interessato più alle parole; vedevo la pace nel loro cuore, nel loro viso.
Guardai, chiamai una di loro e le dissi gentilmente: “Informami di cosa stai prendendo, per avere questa gioia, questa pace”.
Questa ragazza mi disse: “Noi non prendiamo niente!”
Io replicai: “Ma come fai ad avere ed esprimere gioia, pace e tranquillità?”
La ragazza mi rispose: “Da quando ho dato il mio cuore a Gesù la mia vita è cambiata!”
Con sincerità vi dico che la insultai, le dissi: “tu sei bugiarda, tu stai prendendo un nuovo tipo di droga, di sostanza e non mi vuoi aiutare!”
Me ne andai arrabbiato e per una settimana continuai a fare le mie attività, furti, ladronerie, a mangiare a destra ed a sinistra nei bidoni e ad intossicare la mia anima ed il mio corpo di alcool e di sostanze. Però questa frase: “Da quando accettai Gesù la mia vita è cambiata!” Questa frase girava nel mio cuore e nella mia mente, perché all'età di 14 anni avevo già sentito questa frase. Mentre ero a casa di mia sorella in Germania (ho sei sorelle che vivono in Germania), mentre ero lì, qualcuno aveva bussato alla casa di mia sorella, io avevo avuto appena il tempo di sentire la frase: “da quando ho accettato Gesù la mia vita è cambiata”.
Proprio questa frase io voglio dirti! Proprio questa frase voglio proclamare! Proprio questa frase devi sentire: “Da quando ho accettato Gesù la mia vita è cambiata”.
Una settimana dopo, io dormivo sotto al teatro Marcello di Roma, adesso è chiuso, dormivo lì, per una settimana ho meditato attorno a queste parole, mi sono posto tante domande, ma alla fine ho detto: “Aissa, la filosofia non ti ha aiutato; la psicologia non ti ha aiutato; l'esoterismo non ti ha aiutato; la droga non ti ha aiutato; l'alcolismo non ti ha aiutato; la depravazione non ti ha aiutato; vagare il mondo non ti ha aiutato; papà non ti ha aiutato; mamma non ti ha aiutato; e per tutto questo hai dovuto sempre pagare, cosa ti costa provarci? Cosa ti costa provarci?
Ritornai a piazza Navona, era il 25 maggio 1979; ritrovai questo gruppo, ritrovai quelle persone e andai da quella ragazza a dirle: “ma sei proprio sicura?”
Ella mi guardò e mi disse: “certo! Da quando ho accettato Gesù la mia vita è cambiata.”
L'ho guardata e ho detto: “Io non so pregare, non ho mai pregato!”
Ella mi disse: “dammi le mani! Ripeti dopo di me, lo ripeti con la bocca ma lo credi nel cuore: ‘Gesù, se tu esisti entra nel mio cuore'.”
Io ho semplicemente detto quella frase, il 25 maggio 1979, alle ore 19:30 in piazza Navona in Roma, ho pronunciato la frase: “Gesù, se tu esisti entra nel mio cuore”.
All'istante il mondo si è aperto dinanzi a me; all'istante, finalmente ho potuto gustare l'amore di Dio! finalmente ho potuto gustare la pace, la gioia che ho tanto desiderato! Un peso si è levato da sopra la mia anima, mi sono sentito libero! libero! All'istante sono stato liberato dalla droga, dall'alcolismo, dalle sigarette e da ogni altra cosa. All'istante! Da quando ho accettato Gesù la mia vita è cambiata.
Io ho un solo dovere, un solo piacere, girare il mondo per dire: “da quando ho accettato Gesù la mia vita è cambiata”; ad invitarti, tu che stai ascoltando; ad invitarti tu che stai in un letto di malattia; ad invitarti a te che stai seduto vicino al frigorifero che è sulla tua destra; ascolta questa frase: “Da quando ho accettato Gesù la mia vita è cambiata ed anche la tua può cambiare! Anche la tua deve cambiare! Dio è interessato alla tua vita!”
Profeticamente parlando possiamo proclamare, ma la più bella profezia che un uomo possa dare è: “che solo Gesù salva!”
Gesù è interessato a te; sì proprio a te! Gesù è interessato a te!
Non potevo più rubare. Io non avevo chiesa. Questo gruppo di giovani apparteneva ad un gruppo che si chiama “Gioventù in Missione”. Io non potevo più rubare; non avevo casa, non c'erano comunità e non conoscevo l'indirizzo. Dovevo continuare a vivere. Ero lì solo, straniero, senza padre e senza madre, senza amici. Con Gesù nel cuore, però senza soldi, senza denari, le tasche
erano vuote, e un sogno, perché l'opera di Dio è completa e perfetta. Non avevo indirizzi, questo gruppo se ne andò via, ma io dovevo mangiare, dovevo vivere, dovevo continuare ad esistere, perché non basta solo nascere.
La prima settimana che ero lì, in poche ore mi sono letto tutto il Nuovo Testamento, e mi sono ricordato un passaggio di Matteo capitolo 6:31 “Non siate dunque con ansietà solleciti, dicendo: Che mangeremo? Che berremo? O di che ci vestiremo? Poiché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; e il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Ma cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.” Sono belle parole, però i fatti sono concreti, io dovevo mangiare, non potevo più rubare.
Dio sì mi aveva liberato! Dio sì ti libera e ti può liberare, ma noi viviamo nella realtà, e ho preso l'impegno di non rubare mai più. Io dissi al Signore: “io non ruberò mai più! Però dammi da mangiare.” In quel giorno le circostanze erano moltiplicate, mentre una volta dovevo lavorare per mettere le mani nelle tasche degli altri, per rubare dentro gli hotel, negli alberghi, nelle case, nelle macchine, portare via le macchine. Io dissi al Signore: “Tu mi darai da mangiare, perché la tua Parola così dice: che tu hai piacere ad usare amore e misericordia inverso il tuo popolo. Tu mi darai da mangiare! E non ruberò.”
Mi alzai, i miei ex colleghi di lavoro (se posso utilizzare questa frase, perché eravamo un gruppo di ladri) mi dissero: “Aissa! andiamo lì, abbiamo trovato quell’ hotel, abbiamo quell'appartamento, abbiamo quest’opportunità”.
Io risposi: “No! Sono cristiano e appartengo a Dio e non posso più rubare.”
Loro dissero: “ma come farai a mangiare?”
Risposi: “Dio mi manderà da mangiare.”
“Cosa credi che il pane ti possa cadere dal cielo?”
Io li guardai e dissi: “volesse Iddio, il pane scenderà dal cielo, ma io mangerò!”
Arrivò mezzogiorno, ma io non avevo mangiato; arrivarono le due, non avevo mangiato. Ma io dicevo: “non posso, non voglio credere che Tu ti puoi dimenticare di me. Mi hai salvato, mi hai liberato, ho letto nella tua Parola che sei un Padre e non sei solamente un Dio, l'Iddio vivente. Non voglio credere che tu ti scordi di me.”
Arrivarono le quattro e non mangiai, io ho detto: “Signore, tu entro mezzanotte tu devi darmi da mangiare.”
Arrivarono le cinque e non avevo mangiato e le occasioni si moltiplicavano, trovavo le borse sempre aperte, le tentazioni, mentre una volta dovevo aprirle io le borse e i portafogli, in quel giorno tutto mi era facile e potevo farlo. Io dissi: “No, io appartengo a Dio e non ruberò mai più!”
Arrivarono le sette, e ancora non avevo mangiato. Il nemico mi disse: “vai, tanto Dio sa che hai bisogno di vivere.” Io dissi: “no! Dio non si può scordare delle sue promesse, perché il suo parlare è sì ed amen. Ciò che Dio promette lo mantiene, perché Lui è fedele.”
Arrivarono le dieci di sera e non avevo mangiato. E continuavo a dire: “io non voglio dubitare. Non posso accettare che Dio non può operare, o non vuole operare.”
Arrivarono le undici di sera e non avevo ancora mangiato. I pensieri, le domande, le circostanze, ma io dissi: “no! Questa parola dice: ‘ricercate prima il regno dei cieli e la sua giustizia, e tutte le altre cose vi saranno sopraggiunte. Io non voglio dubitare. Non voglio! Non voglio!”
Erano le undici e mezza di sera. Andai a prendere il mio cartone, entrai in un bar a prendere un giornale vecchio, presi il mio sacco a pelo, e ritornai al teatro Marcello. Si mette prima il cartone, poi si mette il giornale, per evitare che l'umidità del terreno salga, e dopo si aggiunge il sacco a pelo sopra. Però sempre dicevo: “ma non è possibile che Dio non possa essere fedele, perché Dio è fedele. Non voglio dubitare.”
Ero solo, solo! Senza amici, senza parenti e senza comunità.
Era mezzanotte meno cinque, mentre entravo nel mio sacco a pelo. Io avevo detto: “entro mezzanotte!”
Mentre entravo nel mio sacco a pelo nel teatro Marcello, c'erano diverse persone che dormivano lì, come alla stazione Termini, come tante piazze in Italia a quei tempi.
Mentre entravo nel mio sacco a pelo senza volerlo svegliai una persona sulla mia destra, un uomo di una certa età; mi scusai: “perdonami che ti ho svegliato.”
Lui mi guardò e mi disse: “No, non ti preoccupare, non è successo niente.”
E continuai a pensare: “entro mezzanotte.” Ed era mezzanotte meno cinque, non capivo, non comprendevo perché, eppure la Bibbia dice che Dio è fedele; eppure la sua Parola mi aveva liberato, mi aveva cambiato; come mai una cosa così banale: il mangiare!
Quell'uomo mi guardò e mi disse: “Figliolo, hai mangiato?”
Una domanda impossibile da ricevere in mezzo a quelli della strada. Io viaggiavo sempre con un coltello, ero più veloce a tirare un pugno, una testata o una ginocchiata o un calcio, per difendermi. La vita della strada rende l'uomo molto crudele, molto duro. La sofferenza di tempra come l'acciaio alla crudeltà. La pietà non esiste, ognuno deve sopravvivere. Ho dovuto affrontare delle situazione e circostanze allucinanti.
Perciò, sentire una frase simile era impossibile, non credevo alle mie orecchie, dissi: “no, non ho mangiato.”
Egli mi disse: “perché non sai fare il furbo?”
Io risposi: “sì, ero molto bravo. Sono tuttora molto bravo nella specialità mia, però sono cristiano ed ho abbandonato quella vita.”
Mi disse: “Bene hai fatto.” Mi diede un pezzo di pane, mi diede un pezzo di formaggio; mi diede una mela e mi diede un bicchiere di vino bianco.
Io li mangiai, e mentre io stavo per dare il primo morso, le campane della chiesa suonavano, era mezzanotte. Io mangiavo, mi sentivo come in paradiso (scusatemi la parola). Questo cibo era come mangiare l'aragosta, come mangiare il cibo più succulento, mi sentivo bene, mi sentivo felice ed appagato, perché Dio all'ultimo istante ha dimostrato la sua fedeltà.
In quella notte, mentre dormivo lì, ero lì sotto il ponte, sotto il teatro Marcello, e quell'uomo era lì accanto a me, mi sentivo benedetto, appagato, il grande Iddio si era occupato e preoccupato di un barbone, di un ex delinquente, di una montagna di immondizia di cui ero io.
Il grande Dio si era abbassato nuovamente inverso un insignificante essere umano, spregevole per la società. Dio è occupato e preoccupato per ognuno di noi; anche per te che stai leggendo. Forse sei spregevole per l'umanità, per la società, ma sei prezioso agli occhi di Dio.
Al mattino, verso le cinque si alzò quell’uomo, prese la sua bici, raccolse tutto; così anch'io rapidamente raccolsi tutto e gli dissi: “uomo, posso accompagnarti in questo giorno, sarò silenzioso dietro di te, voglio solo stare un po' con te oggi, perché sono solo, non ho nessuno.”
Quest'uomo mi guardò negli occhi, il suo sguardo toccò il più profondo della mia anima, e mi disse: “Figliolo, dove vado io non puoi venire tu.”
‘Dove vado io non puoi venire tu!' Compresi che era Gesù, che era venuto vicino a me, si era occupato di me tutto quella notte. Compresi che Gesù non era solo disposto a salvare l'anima dell'essere umano, non era disposto solamente a cibare anche il nostro corpo, ma che Gesù ha intenzione di prendersi cura personalmente di ciascuno di noi.
Una frase avevo detto centinaia di volte, pronunciato con la bocca e creduto nel mio cuore: “Non voglio dubitare del mio Dio. Non voglio dubitare del mio Signore.”
Oggi, dopo quasi trent' anni, posso dire una cosa sola e voglio dire una cosa sola: ‘da quando accettai Gesù la mia vita è cambiata.
A Gesù la lode e la gloria; a Gesù tutto il mio ringraziamento.
Io non potevo avere figli, ero ammalato per colpa del peccato. Oggi, grazie a Dio, sono padre di solo quattro bambini. Dopo anni di solitudine e di sofferenze, dopo dieci anni di conversione, Iddio mi ha benedetto anche dandomi una compagna che serve Dio insieme a me. Io e la mia casa serviamo l'Eterno.
Garufo M.Teresa

lunedì 27 febbraio 2012

L'Evangelo di Gesù Cristo




Qual è il vero evangelo di Gesù Cristo? Anche la maggior parte dei non credenti sa che la Bibbia contiene quattro racconti, Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Ma qual è l’essenza di questi evangeli, o “buona novella”? Quando i cristiani parlando del vangelo di Gesù Cristo, di cosa parlano in realtà?
La Scrittura ci dà diverse definizioni di cosa è il vangelo. E dobbiamo usare queste definizioni bibliche per determinare se nella sua chiesa è vivo il vero evangelo di Cristo. Considerate:


Il Signore disse a Pietro: “Se qualcuno mi vuole seguire, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Matteo 16:24). È chiaro che appartenere alla chiesa di Gesù significa molto più che credere in Lui. Molti cristiani oggi “fanno un voto per Gesù”. La loro attitudine è: “Ho votato per Cristo. Questo mi rende un membro del suo partito”. Ma una volta che hanno dato il voto, se ne vanno via e dimenticano tutta la sua Signoria sulle loro vite.
Gesù dice che appartenere alla sua chiesa va oltre tutto questo. Significa impegnarsi a seguirlo. E questo vuol dire vivere in abnegazione e prendere la propria croce“E chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me” (Matteo 10:38).
Il nostro Signore lo dice chiaramente: “Se sei nella mia chiesa, allora preparati a soffrire e ad essere perseguitato per la tua fede in me. Preparati a rinnegare la tua fama, la reputazione e ogni ricerca del piacere. La gente ti inchioderà alla croce della beffa, della condiscendenza, dell’alienazione. E lo farà perché hai fame e sete di me. Se appartieni alla mia chiesa, sicuramente dovrai prendere una croce”.
Il fatto è che la chiesa di Cristo non è mai stata approvata o accettata dal mondo. E non lo sarà mai. Se vivi per Gesù, non dovrai separarti dalla compagnia altrui; saranno loro a lasciarti. Devi solo vivere per Lui. Improvvisamente, ti ritroverai rigettato e scartato, chiamato persino malvagio:“Gli uomini vi odieranno, vi scomunicheranno e vitupereranno, e bandiranno il vostro nome come malvagio, a causa del Figlio dell'uomo” (Luca 6:22).
Eppure, Gesù aggiunge, questa è la strada che porta al vero appagamento. “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà” (Matteo 16:25). In altre parole: “L’unico modo per trovare il significato della vita è vendere tutto quello che hai per me. Allora troverai la vera gioia, la pace e la soddisfazione”. Cristo ci dice: “La mia chiesa è senza macchia o ruga. Perciò, quando verrai da me, dovrai essere disposto a deporre ogni peccato. Devi arrendere tutto a me, morire completamente a te stesso, a tutte le tue ambizioni impure e al tuo egoismo. Per fede, sarai sepolto con me. Ma risorgerai a nuova vita”.
Pensate a cosa significa essere senza macchia o ruga. Sappiamo che una macchia è una chiazza. Ma cos’è una ruga? Avete mai sentito la frase: “una nuova ruga”? Significa aggiungere una nuova idea ad un concetto già esistente. Una ruga, in quel senso, si applica a quelli che cercano di migliorare l’evangelo. Suggerisce un modo facile per raggiungere il cielo, senza arrendersi completamente a Cristo.
Questo è il genere di evangelo che viene predicato oggi in molte chiese. I sermoni hanno l’unico obiettivo di incontrare i bisogni della gente. Eppure, mentre leggo le parole di Gesù, vedo che questo genere di predicazione non funziona. Non compie la vera opera dell’evangelo.
Non fraintendetemi: non sono contro il predicare la consolazione e la forza al popolo di Dio. Come pastore del Signore, sono chiamato a fare esattamente questo. Ma se predico solo per I bisogni della gente, ed ignoro l’invito rivoltoci da Cristo a deporre le nostre vite, allora i veri bisogni non potranno mai essere soddisfatti. Le parole di Gesù sono chiare: i nostri bisogni potranno essere soddisfatti solo se moriamo a noi stessi e prendiamo la sua croce.


Gesù dichiara: “La mia chiesa è un luogo di pentimento incondizionato ed aperto”. Infatti l’apostolo Paolo attesa: “La parola è vicino a te, nella tua bocca e nel tuo cuore: cioè la parola di fede, che noi predichiamo; se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e se credi con il cuor che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato.
“Perché con il cuore un uomo crede a giustizia; e con la bocca confessa per la salvezza. Perché la Scrittura dice: Chiunque crede in lui non sarà svergognato” (Romani 10:8-11). Per dirla in poche parole, otteniamo la salvezza quando confessiamo apertamente il pentimento. Gesù afferma: “Non sono venuto a chiamare a pentimento i giusti, ma i peccatori” (Matteo 9:13). E, dice, il pentimento è il mezzo attraverso il quale si può essere guariti e ristorati: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto per chiamare a pentimento i giusti, ma i peccatori” (Luca 5:31-32).
Carissimi, questa è la buona novella. Gesù ci sta dicendo: “Nella mia chiesa, tutti vengono guariti attraverso il pentimento. Non importa chi sei – il malato fisico, mentale o spirituale. Tutti devono venire a me attraverso la stessa via. E tutti trovano guarigione attraverso il pentimento”.
Io vi chiedo: quante chiese aprono ancora i loro altari a quelli dal cuore rotto, affinché vengano avanti e si pentano? Quanti pastori hanno smesso di fare l’appello in quest’opera spirituale così importante? E quanti credenti hanno perso il senso del loro bisogno di confessare il peccato? Allora, qual è il messaggio centrale del vangelo di Cristo? Lo dice chiaramente in Matteo, Marco, Luca e Giovanni. In questi quattro evangeli, egli ci dice: “Ecco cosa predico nella mia chiesa. Questo è il mio messaggio per tutti i peccatori”.
Prima di tutto, “Gesù è venuto… predicando l’evangelo del regno di Dio, e dicendo: Il tempo è compiuto, e il regno di Dio è vicino: ravvedetevi e credete all’evangelo” (Marco 1:14-15). Qual è stato il primo messaggio di Gesù? Egli predicò il pentimento.
Per alcuni cristiani, questo potrebbe essere un linguaggio forte. Potrebbero rispondere: “Va bene, ma quanto forte Gesù ha predicato il pentimento?”. Luca risponde nel suo evangelo. Gesù disse ai suoi ascoltatori: “Se non vi pentite, perirete allo stesso modo” (Luca 13:5).


Penserai forse che l’evangelo di pentimento di Cristo sembri quasi depressivo. Ma Paolo dice il contrario. Un cuore pentito porta vera vita: “La tristezza secondo Dio infatti produce ravvedimento a salvezza, che non ha rimpianto; ma la tristezza del mondo produce la morte” (2 Corinzi 7:10). Il pentimento fu il fulcro del primissimo sermone dopo la risurrezione di Cristo. Pietro disse alle folle radunate a Pentecoste: “Gesù di Nazaret… che voi avete preso, e con mani inique avete crocifisso ed immolato” (Atti 2:22-23).
Udendo ciò, il popolo fu colto da un potente convincimento. La Parola predicata compunse i loro cuori, perché lo Spirito Santo era giunto in tutta la sua potenza. E secondo Gesù, è proprio questa l’opera dello Spirito. Egli disse che lo Spirito Santo viene per “convincere il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio” (Giovanni 16:8).
La folla era così emozionata, da non riuscirsi a muovere. Improvvisamente, davanti a loro c’erano la morte e la vita. Perciò gridarono a Pietro, chiedendogli cosa potessero fare. E lui rispose:“Pentitevi, e siate battezzati nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei peccati… Salvatevi da questa perversa generazione” (Atti 2:38, 40).
Questo brano illustra il pentimento al centro del messaggio di Gesù. Se nel messaggio non c’è convincimento – non si predica la verità sul peccato e sulla colpa, e non c’è la persuasione del cuore – allora vuol dire semplicemente che in esso non vi è lo Spirito Santo. In queste predicazioni non c’è e basta.
Penso ai tanti predicatori “senza convinzione” che sono responsabili delle anime di migliaia di cristiani. Le loro congregazioni sono schiave del peccato, e le loro iniquità crocifiggono Cristo ogni giorno. È assolutamente tragico. Ciò di cui queste persone hanno bisogno è un messaggio di un predicatore che non abbia paura di dire loro: “Avete peccato contro Cristo”. Ma avviene esattamente il contrario. La gente si radica nel peccato a causa di pastori compromessi.
Ezechiele dice di questi predicatori: “Infatti avete rattristato il cuore del giusto con menzogne, quando io non lo rattristavo, e avete fortificato le mani dell'empio, perché non si convertisse dalla sua via malvagia per rimanere in vita” (Ezechiele 13:22). Il profeta sta dicendo: “Avete rattristato il giusto con delle predicazioni frivole. Ed avete fortificato ancora di più il peccato sensuale, senza incolparlo. Avete detto loro delle menzogne a proposito della vita eterna. No! State privando queste persone della vita eterna. Avete trasformato la grazia di Dio in lascivia!”.
Paolo dice che presto arriverà il giorno del giudizio. E per questo, dobbiamo predicare l’evangelo con ancora più convinzione, visto che il giorno si avvicina. Dobbiamo riprovare e rigettare, agendo nello stesso tempo con longanimità ed amore. Infatti, sta giungendo il giorno in cui tutti i pastori dovranno comparire davanti al Signore per rendere conto di cos’hanno predicato. Hanno rattristato il giusto? Hanno rafforzato le mani del debole? Oppure hanno predicato una parola impavida che convince, sotto una santa unzione?
Il fatto è che a Pietro non interessava di offendere quelle persone a Pentecoste. Il suo unico scopo era quello di mostrare loro la verità. E quando lo Spirito Santo rivela la verità, convince. Va in profondità e sradica ogni area del cuore.
Purtroppo, oggi questo non accade in molte chiese. Non solo lo Spirito Santo non è presente in tali chiese, ma non è neanche il benvenuto. Il nostro ministero di recente ha ricevuto lettera dopo lettera in cui riecheggiava lo stesso ritornello: “Ho un vicino al quale ho testimoniato per mesi. Sta per divorziare… ha problemi di alcolismo… ha una relazione adultera…
“Perciò l’ho portato in chiesa, sperando che vi potesse sentire una parola sulla sua condizione e sul suo bisogno del Signore. Ma il mio pastore non parla mai di peccato. Non dice mai niente che possa portare convinzione, che parli del bisogno della purificazione di Gesù, della sua potenza liberatrice. Perciò il mio vicino rimane comodo nel suo peccato”.
Che tragedia! Quanto sarà afflitto Dio per un popolo che continua a rimanere nel suo peccato, nella chiesa stessa.
Altri scrivono: “Frequento una chiesa che prende alla leggera il peccato, ma non ne posso più. Ogni settimana, ti porgono un’inchiesta per sapere se ci è piaciuto il servizio. Vogliono sapere: La musica era troppo alta? Le riunioni erano troppo lunghe? Il sermone vi è piaciuto? Pastore David, vado in chiesa per trovare speranza per i miei parenti perduti. Ma invece mi viene chiesto di giudicare se l’intrattenimento mi è piaciuto”.
Secondo Gesù, nessuno può essere liberato dal peccato – nessuno potrà mai trovarsi davanti alla verità – senza la presenza convincente e la potenza dello Spirito Santo.


Considera questa scena, mentre Gesù parlava ai suoi seguaci: “«Questo è il pane che è disceso dal cielo; non è come la manna che mangiarono i vostri padri e morirono; chi si ciba di questo pane vivrà in eterno. Queste cose disse nella sinagoga, insegnando a Capernaum. Udito questo, molti dei suoi discepoli dissero: «Questo parlare è duro, chi lo può capire?». Ma Gesù, conoscendo in se stesso che i suoi discepoli mormoravano di questo, disse loro: «Questo vi scandalizza?»” (Giovanni 6:58-61).
Notate che Cristo qui stava parlando ai credenti. Qual era il parlare duro a cui avevano reagito? Era: “Dovete mangiare la mia carne e bere il mio sangue, altrimenti non avrete vita in voi. La mia carne è cibo, ed il mio sangue è vera bevanda. E la vita eterna viene solo se li consumate”.
Ora, l’evangelo che strizza l’occhio al peccato dice: “Non puoi predicare quel genere di cose. I peccatori non lo comprenderebbero mai. Bere sangue e mangiare carne? Penserebbero che siamo barbari. Dobbiamo cambiare le parole per renderle più appetibili. Altrimenti si offenderebbero, specialmente i non credenti”.
Nella vera chiesa di Cristo ci saranno delle parole offensive. Sì, in questa chiesa sentirete un messaggio di buone notizie, un evangelo di amore, misericordia, grazia e longanimità. Ma nella chiesa di Cristo, ci sono anche messaggi che non ci si può azzardare a manomettere. E quei messaggi comprendono la predicazione del sangue di Cristo e della sua croce.
Gesù vide che la gente era scioccata dalle sue parole. Perciò chiese loro, in effetti: “Vi siete offesi? Vi sentite oltraggiati dalle mie parole di verità?”. Poi dichiarò: “Le parole che vi dico sono spirito e vita” (Giovanni 6:63). Lo disse chiaro e tondo: “Le cose che vi offendono sono proprio quelle che vi portano vita”. Come reagirono i suoi seguaci? “Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui”.
Cosa sta dicendo Gesù a proposito del suo evangelo? Per dirla in parole povere, sta dichiarando che il messaggio del suo sangue e della croce è offensivo. Eppure è l’unico evangelo che porta alla vita eterna. Nonostante ciò, sono molti quelli che non lo accettano. “Ma vi sono tra voi alcuni che non credono”.
Oggi le parole di Gesù sono svendute da molte chiese. Incredibilmente, alcune congregazioni hanno tolto qualsiasi riferimento al sangue di Cristo persino dai loro servizi di adorazione. I pastori non lo menzionano nei loro sermoni. Gli inni sul sangue sono stati tolti dalle chiese. Tutto viene considerato troppo offensivo.
Ma Gesù ci avverte: “Non importa quanto vi possano sembrare offensive le mie parole. Non potete cambiarle. Le mie parole producono vita. E dovete consumarle come se fossero del cibo e delle bevande, renderle una fibra del vostro essere. Perciò, non potete alleggerire quello che ho detto. Se togliete il sangue e la croce dalle vostre predicazioni, state impedendo alla gente di ottenere la speranza della vita eterna.
“Il messaggio della salvezza attraverso il sangue si può comprendere solo mediante lo Spirito. Ma deve essere predicato anche a costo di essere fraintesi. Perciò, siate coraggiosi e predicate il mio evangelo, non importa quale risposta otteniate. È solo la Parola quella che salva”.
Vediamo una scena molto simile in Matteo. “E venuto nella sua patria, li ammaestrava nella loro sinagoga… Ed essi si scandalizzavano di lui” (Matteo 13:54, 57). Persino la cerchia dei discepoli più intimi di Gesù venne a dirgli che il suo messaggio era troppo offensivo: “Sai tu che a sentire queste parole i farisei si sono scandalizzati?” (15:12). In questa scena, non era la gente che si scandalizzava, ma i leader religiosi. Apparentemente, le moltitudini ricevevano quello che Gesù insegnava. Ma i pastori si sentivano oltraggiati.


Se sei nella chiesa di Gesù, allora sentirai dei messaggi duri da parte dello Spirito Santo. Perché? Perché lo Spirito grida contro tutto ciò che pensiamo, diciamo o facciamo che viene dalla carne. Gesù dice: “Poiché dal cuore provengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, maldicenze” (Matteo 15:19).
Eppure, il segno di ogni vero seguace di Gesù è che si arrende ad ogni parola di Cristo. Questo servo ama la riprensione perché sa quello che produce nel suo cuore. Vede i cambiamenti che porta, e sa che sono vita per lui. Nel suo profondo, è anche questo il motivo per cui un peccatore viene nella casa di Dio. Non solo per essere contato fra il numero di una grande congregazione. È per essere trovato da Dio, perché nel suo cuore sa di essere perduto. La sua anima non è in pace, e lui ha trascorso troppe notti insonni. Vuole delle risposte, la verità, un cambiamento reale, perché sa di essere destinato all’inferno. E non ha bisogno di un credente o di un ministro che gli dica che va tutto bene. Naturalmente, se questo peccatore ode il messaggio di Cristo, ne potrà essere offeso. Potrebbe arrabbiarsi e scalciare. Ma non dimenticherà ciò che ha udito. E lo Spirito Santo userà quelle parole per rivelargli la verità.
Ci hanno insegnato che Cristo è la testata d’angolo della sua chiesa. Paolo dice che questa pietra è una roccia d’offesa: “Come sta scritto: Ecco, io pongo in Sion una pietra d'inciampo e una roccia di scandalo, ma chiunque crede in lui non sarà svergognato” (Romani 9:33). Anche Pietro definisce Gesù una roccia di offesa: “La pietra, che gli edificatori hanno rigettato, è divenuta la testata d'angolo, pietra d'inciampo e roccia d'intoppo che li fa cadere. Essendo disubbidienti, essi inciampano nella parola, e a questo sono altresì stati destinati” (1 Pietro 2:7-8).
Pietro avrebbe potuto dirci per esperienza che succede quando ci si vuole sbarazzare del messaggio della croce. Lui si scandalizzò quando Gesù predisse la sua morte ai discepoli. Perciò, “Pietro lo prese da parte e cominciò a rimproverarlo, dicendo: Lungi da te, Signore, così non sia” (Matteo 16:22).
Ma Gesù gli rispose con queste parole pungenti: “Ma egli, voltatosi, disse a Pietro: «Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini»” (16:23).
Ecco un chiaro esempio di come Satana può piantare l’inganno anche in un pastore giusto, che ama Cristo. E ci puoi scommettere che Pietro non dimenticò mai più le parole del Maestro. Allo stesso modo oggi, ogni ministro e credente deve prestare ascolto agli avvertimenti di Cristo: “Il mio sangue e la mia croce forse ti scandalizzano. Ma se ti vergogni del mio messaggio, se cerchi di alleggerirlo, allora sei tu a scandalizzare me. Non rappresenti la mia Parola o la mia chiesa”.


La prima cosa che Gesù farebbe sarebbe quella di fare un giro della città, piangendo. La Scrittura ci dice: “E come egli si avvicinava, vide la città e pianse a su di essa, dicendo: «Oh, se tu, proprio tu, avessi riconosciuto almeno in questo tuo giorno le cose necessarie alla tua pace! Ma ora esse sono nascoste agli occhi tuoi » ” (Luca 19:41-42).
Cosa fece piangere Gesù? Iniziò con un giro commovente della città. Fu sopraffatto dal dolore alla vista dei cosiddetti religiosi che non avevano pace. Queste persone avevano rigettato la verità in cambio di favole. Ed ora stavano seguendo una forma di religione morta. Erano come pecore senza pastore.
Ora, non sono qui per giudicare nessuno. Ma voglio chiedere a chiunque legge questo messaggio: riesci ad immaginare il tuo pastore che fa il giro della tua città e pianga per essa? Quale immagine diversa Gesù ci dà dai vari pianificatori e progettatori delle grandi chiese odierne. Queste persone vanno di casa in casa, fanno inchieste, chiedono alla gente cosa vorrebbe vedere in chiesa: “Quanto ti piacerebbe fosse lungo il sermone? Quindici minuti? Dieci?”.
Gesù fu testimone di una cosa del genere ai suoi tempi. Mentre camminava verso il tempio, vide le tavole dei cambiavalute, ministri che mercanteggiavano le cose di Dio. Non c’era una vera preghiera, né timore del Signore. E Cristo pianse per tutto questo, gridando: “Sta scritto: La mia casa è una casa di preghiera, ma voi ne avete fatto un covo di ladroni” (Luca 19:46).
Io vi chiedo: Gesù piangerebbe per quello che vedrebbe oggi nella tua chiesa? Troverebbe il tuo pastore angosciato per le anime perdute? O lo troverebbe ad approfittarsi delle cose sacre agli occhi di Dio? Cristo troverebbe il suo popolo in preghiera? O lo troverebbe occupato negli affari e nei programmi, concentrato sui propri interessi?
Una volta concluso il giro nella tua città, Gesù approverebbe il suo popolo? O lo avvertirebbe in questi termini: “Siete ciechi. Il giudizio è alle porte, ma voi sembrate più che mai come il mondo. Perché non pregate, perché non cercate la mia forza e la mia saggezza per redimere i tempi?”.
Dio ci aiuti a non mitigare il suo evangelo. Se hai un pastore che predica il vero evangelo di Gesù Cristo, io ti esorto ad incoraggiarlo. E a pregare per lui. Grazie al Signore che il tuo pastore non si fida dei predicatori famosi per avvicinare le folle.
E sii grato che la presenza dello Spirito Santo abbia spazio di compiere la sua vera opera in mezzo a noi. Quando l’evangelo di Gesù Cristo viene predicato con convinzione, i cieli si aprono ed il diavolo è costretto a scappare.

di David Wilkerson 


ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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