per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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giovedì 25 aprile 2013

L'uomo nella gabbia di ferro

gabbia
La temibile condizione di un uomo spiritualmente in una gabbia 


Nel racconto allegorico di John Bunyan “Il pellegrinaggio del Cristiano”, Cristiano, durante il suo viaggio verso la Città celeste (al cap. VIII), viene invitato da un personaggio di nome “Interprete” (rappresentazione dello Spirito Santo) a considerare diversi aspetti della vita cristiana. Ad un certo punto viene portato di fronte ad un uomo richiuso in una gabbia di ferro da cui non potrà mai più uscire. E’ l’immagine del cristiano formalista ed ipocrita che, di fatto, non ha mai conosciuto una vera conversione e che, pur conoscendo la verità, si è accontentato di una religione superficiale, mentre di fatto, amando i piaceri di questo mondo, anziché Dio, si indurisce sempre di più rispetto a Dio, rifiuta di convertirsi, e, apostatando alla fine dalla fede e disprezzando quanto Dio provvede ai peccatori pentiti, si ritrova in una condizione irreparabile in cui Dio gli rifiuterà la grazia del ravvedimento e della fede.

1. La tenebrosa condizione di un uomo
prigione
E’ possibile che il penoso personaggio qui rappresentato sia un riflesso di uno di quelli presentati nella scena precedente, codardi che non disponibili a combattere coraggiosamente e a lottare per guadagnare l’ingresso della Città Celeste restano prigionieri di se stessi. 


a. E’ privo della luce della speranza


In una cella oscura siede un uomo contenuto in una gabbia di ferro. E’ triste e tutto ripiegato in una condizione di disperata afflizione. La rappresentazione proviene dal Salmo 107:10-12: “Altri dimoravano in tenebre e in ombra di morte, prigionieri nell'afflizione e nelle catene, perché si erano ribellati alle parole di Dio e avevano disprezzato gli avvertimenti dell'Altissimo; perciò egli umiliò i loro cuori nella sofferenza; essi caddero, e nessuno li soccorse”.


b. E’ afflitto al punto da essere disperato


L’uomo spiega a Cristiano che egli è imprigionato nella disperazione. Al tempo di Bunyan disperare significava essere senza speranza in Dio, com’è il caso qui perché l’uomo è stato completamente abbandonato da Dio.


c. E’ chiuso in una gabbia di ferro e non può sfuggire


Il terrore di questa situazione implica che questo carcere indichi la condizione di alcuni nella vita attuale. E’ possibile che Dio rifiuti di soccorrere con la Sua misericordia certi individui? Si, come pure indicano altri scritti di Bunyan, è ciò che qui egli insegna.


d. Non è pronto ad affrontare l’eternità


L’ansia di quest’uomo riguarda la sua preoccupazione di dover affrontare un futuro per lui desolato, senza speranza e senza fine. Nella sua afflizione grida: "O Eternità, Eternità. Come potrò vedermela con la miseria che dovrò affrontare nell’Eternità?"


2. Descrizione della condizione di apostasia di quell’uomo


Come un apostata, uno che si è allontanato dalla vera fede, la sua condizione di irrecuperabilità presenta dei problemi comuni per molti. Si tratta di una persona che ha consapevolmente rinnegato la fede che prima aveva, oppure un non credente potenzialmente candidato per la grazia salvifica?


a. Prima professava in modo fiorente la fede cristiana


Dice: “Agli occhi di me stesso e degli altri, ero un cristiano fiorente e professante, ("Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro" (Luca 8:13)), di belle speranze. Ero convinto di essere decisamente in cammino verso la città celeste e pregustavo già la gioia di arrivare a destinazione”. Per un tempo aveva una certa sicurezza, gioia e piacere alla prospettiva di entrare nella città celeste, (“Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia”(Matteo 13:20)). Era attivo nella vita di una chiesa locale.


b. Più tardi, però, ha trascurato di essere vigilante e sobrio
  1. Ha incoraggiato in sé stesso desideri libidinosi ed ha flirtato con la tentazione con il risultato di trascurare di essere vigilante: (“...però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato … Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Matteo 13:21; 26:41)).
  2. Ha peccato contro la chiara conoscenza della Parola e bontà di Dio. ("infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. (...) Oppure disprezzi le ricchezze della sua bontà, della sua pazienza e della sua costanza, non riconoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?  (...) Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bontà di Dio, purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso" (Romani 1:20-23; 2:4; 11:22)).
  3. Ha rattristato lo Spirito di Dio tanto che Egli si è allontanato da lui. (“Appena giunsero a Ghibea, una schiera di profeti si fece incontro a Saul; allora lo spirito di Dio lo investì ed egli si mise a profetizzare in mezzo a loro. Tutti quelli che lo avevano conosciuto prima lo videro profetizzare con i profeti e dicevano l'uno all'altro: «Che è mai accaduto al figlio di Chis? Saul è anche lui tra i profeti?» (...) Lo spirito del SIGNORE si era ritirato da Saul; e uno spirito cattivo, permesso dal SIGNORE, lo turbava(1 Samuele 10:10-11; 16:14)).
  4. Si è così abbandonato alla seduzione del diavolo tanto che il diavolo lo pretende come uno dei suoi discepoli. 

c. Ora è abbandonato da Dio
  1. Ha indurito sempre di più il suo cuore, quando messo a confronto con ciò che la Parola di Dio esige, fino al punto in cui il ravvedimento gli diventa impossibile. “L'uomo che, dopo essere stato spesso ripreso, irrigidisce il collo, sarà abbattuto all'improvviso e senza rimedio” (Proverbi 29:1).
  2. Ha tanto provocato l’ira di Dio da ritrovarsi rifiutato ed abbandonato da Dio (“L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia; (...) Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Per questo Dio li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; (...) Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l'uso naturale in quello che è contro naturaì (...) Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente (Romani 1:18, 22-24, 26, 28)), e quindi squalificato dal ricevere nuovamente il dono del ravvedimento.

3. Descrizione dell’uomo riprovato da Dio
condannato
Dopo che Cristiano gli chiede se egli abbia una qualche speranza di uscire da quella sua gabbia di ferro della disperazione, l’uomo risponde: “No, nessuna”. Cristiano, però, gli risponde chiedendogli se egli sia consapevole che Cristo è misericordioso e compassionevole? (“Ecco, noi definiamo felici quelli che hanno sofferto pazientemente. Avete udito parlare della costanza di Giobbe, e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è pieno di compassione e misericordioso” (Giacomo 5:11)). L’uomo replica mettendo in evidenza le basi della sua disperazione. “La mia vita l’ha crocifisso di nuovo. Ho disprezzato la Sua Persona, ("Non vogliamo che costui regni su di noi" (Luca 19:14)); ho disprezzato la Sua giustizia; ho considerato il Suo sangue come qualcosa di profano; mi sono opposto, insultandolo, allo Spirito della grazia." (“Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?” (Ebrei 10:28-29))
Per questo egli afferma di essersi escluso da tutte le promesse di Dio e che non rimane altro per lui che minacce, temibili prospettive di rimprovero, ardente indignazione ed il certo giudizio che lo consumerà completamente. Cristiano, così, gli chiede quale sia stata la ragione per la quale è giunto a quella miserevole condizione. L’uomo gli risponde che egli ha preferito le seduzioni, i piaceri ed i profitti di questo mondo in cui ha trovato sempre più delizia. Ora, però, tutto questo sta mordendo e rodendo la sua anima come un verme ardente, “...dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne” (Marco 9:48). Alla domanda di Cristiano se egli non potrebbe pentirsi di tutto questo e voltare le spalle a quella sua miserabile condizione, l’uomo risponde: “No, perché Dio mi ha negato il ravvedimento. La Sua Parola non mi dà alcun incoraggiamento a credere”. Dio, così, l’avrebbe rinchiuso in quella gabbia di ferro tanto che nemmeno tutti gli uomini del mondo potrebbero ottenere il suo rilascio. Termina così dicendo: “O Eternità! Eternità! Come potrà mai affrontare la miseria che incontrerò per tutta l’eternità?”.


Il problema, quindi, è non semplicemente la non volontà dell’uomo in gabbia di supplicare Dio per ottenere misericordia, ma la percezione che ha di porsi al di là di qualsiasi speranza di misericordia. Anzi, è Dio stesso che gli nega misericordia e la grazia del ravvedimento, cosa che oggi molti ritengono una proposizione biblica impensabile. 
Si consideri, però, Romani 9:15:18: “Poiché egli dice a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione».  
Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. La Scrittura infatti dice al faraone: «Appunto per questo ti ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato per tutta la terra». Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole”. 


a. Il suo cuore indurito non trova misericordia
  1. Questo prigioniero indurito è pietrificato nella sua anima. La sua posizione è assolutamente priva di speranza, dato che la misericordia di Dio è passata oltre di lui senza fermarsi! Per quale ragione?
  2. Egli ha crocifisso di nuovo il Figlio di Dio esponendolo ad infamia. “...e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia” (Ebrei 6:6).
  3. Egli ha disprezzato la Persona del Signore Gesù (Luca 19:14) e la Sua giustizia salvifica (“Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non c'è distinzione (...) Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione (Romani 3:21-22; 1 Corinzi 1:30)).
  4. Ha considerato come profano il sangue del patto ed insultato lo Spirito della grazia (“Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?(Ebrei 10:28-29)).
  5. Come conseguenza dell’aver disprezzato le promesse di Dio, l’unica sua prospettiva è quella di essere consumato da spaventose minacce, un certo giudizio e una ardente indignazione “...ma una terribile attesa del giudizio e l'ardore di un fuoco che divorerà i ribelli” (Ebrei 10:27).

b. Il suo cuore in gabbia è chiuso al rimorso

In che modo è sopraggiunta questa condizione di prigionia, e come si sente ora rispetto all’attuale frutto dei suo travaglio?
  1. Come cristiano professante era alla continua ricerca dei piaceri e profitti di questo mondo (“...insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio” (2 Timoteo 3:3-4)). In questo egli aveva pure qualche soddisfazione temporanea. Il suo trinceramento, però, diventa sempre più rigido.
  2. Come cristiano squalificato, ora è trafitto da amara afflizione, come se un verme infuocato lo tormentasse per rammentargli la sua grande follia.

c. Al suo cuore incredulo è negato il ravvedimento
  1. Sebbene quest’uomo non voglia ravvedersi, è anche vero che egli non può ravvedersi. Solo la grazia sovrana se gli fosse impartita produrrebbe in lui una trasformazione al suo cuore. (“...e lo ha innalzato con la sua destra, costituendolo Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele, e perdono dei peccati (...) udite queste cose, si calmarono e glorificarono Dio, dicendo: «Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche agli stranieri affinché abbiano la vita»(Atti 5:31; 11:18)).
  2. Il ravvedimento non è la risposta dell’uomo autonomo, ma una risposta individuale operata dalla sovrana grazia di Dio (“...Deve istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, in modo che, rientrati in se stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà” (2 Timoteo 2:25-26)).
  3. In assenza dell’impartizione divina del cambiamento di cuore che è comunemente chiamato ravvedimento non vi può essere alcun incoraggiamento a credere da parte della Parola.  
  4. Tale comprensione proviene solo attraverso la rigenerazione ed illuminazione da parte dello Spirito Santo (“Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. Tutte le cose che ha il Padre, sono mie; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annuncerà. (...) Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. L'uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno” (Giovanni 16:12-15; 1 Corinzi 2:14-15)).

4. La miserabile condizione dell’uomo in gabbia è un ammonimento


Interprete spiega a Cristiano come la miseravole condizione di quest’uomo sia un ammonimento perenne. Al che Cristiano risponde: "Possa Dio aiutarmi a vigilare e ad essere sobrio, e prego che io possa ripudiare la causa delle afflizioni di quest’uomo." Dopodiché Cristiano chiede di poter riprendere il viaggio.


Questa terribile scena è presentata per incoraggiare il pellegrino a vigilare, a pregare e ad essere sobrio. Vegliate, state fermi nella fede, comportatevi virilmente, fortificatevi. (...) Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri; poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte. Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza. Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. (...) 
"La fine di tutte le cose è vicina; siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera (1 Corinzi 16:13; 1 Tessalonicesi 5:6-10; 1 Pietro 4:7)
Altrimenti ci si troverà ad essere come Esaù: “che nessuno sia fornicatore, o profano, come Esaù che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura. Infatti sapete che anche più tardi, quando volle ereditare la benedizione, fu respinto, sebbene la richiedesse con lacrime, perché non ci fu ravvedimento” (Ebrei 12:16-17)
Bunyan stesso, da giovane, si era trovato a lottare in una condizione simile a quella di Esaù e gli era stato provveduto questo ammonimento. In questo modo Dio ammonisce i Suoi eletti e, attraverso questi ammonimenti, li preserva.


Conclusione


a. L’uomo in gabbia è un’apostata


Non era un vero credente che temporaneamente si allontani dal giusto cammino del Signore. Chi si allontana temporaneamente dalla retta via mostra segni di genuino dispiacimento, in particolare fame e sete di giustizia personale. Non è il caso, però, di questo ciarlatano che aveva fatto una qualche esperienza di religione, senza però mostrare segno alcuno di autentica conversione.“Perciò io vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parli contro il Figlio dell'uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro. (...)Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro. (...) Perché sarebbe stato meglio per loro non aver conosciuto la via della giustizia, che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento che era stato dato loro. È avvenuto di loro quel che dice con verità il proverbio: «Il cane è tornato al suo vomito», e: «La scrofa lavata è tornata a rotolarsi nel fango».(...) Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri(Matteo 12:31-32; Luca 8:13; 2 Pietro. 2:21-22; 1 Giovanni 2:19).


b. Quest’uomo rappresenta i credenti falsi, contraffatti


Sono poche oggi le chiese in cui risuonano chiari ammonimenti come questo. Eppure rimane un pensiero che fa riflettere e cioè che una persona può ben essere viva nella carne ed attivamente religiosa ma rimanere al tempo stesso irrecuperabilmente perduta agli occhi di Dio. La ragione di questo è che una tale persona è stata abbandonata da Dio alla sua inesorabile follia.


"Per questo Dio li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi;essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno.... Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa, sì che facessero ciò che è sconveniente
(Romani 1:24-25,28)


Liberamente adattato da internet


 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/04/luomo-nella-gabbia-di-ferro.html

venerdì 8 febbraio 2013

Il carnevale


 

Caratterizzato da colori e schiamazzi, il carnevale è considerata la festa dell'allegria per eccellenza. Uomini di ogni ceto sociale si recano a balli in maschera e sfilate variopinte, cercando di liberare la fantasia e di catturare un po' di felicità. Lo scherzo "vale" ed il commercio che vi è connesso raggiunge il suo apice; vengono acquistati vestiti da indossare solo per qualche giorno, poi, come ogni anno, rimangono soltanto piazze e strade da ripulire. Oltrepassando pragmatiche e superficiali considerazioni, pro o contro il carnevale, occorre chiedersi da dove esso provenga e di quali concetti religiosi o valori morali sia portatore.

Le origini del carnevale
Certamente non è facile indagare sulle origini di una festa come il carnevale, le cui tracce storiche nessuno ha potuto o voluto realmente conservare. Non è possibile nemmeno fare luce sui diversi aspetti che ne caratterizzano i festeggiamenti, in quanto, nel corso dei secoli e in realtà geografiche diverse, il carnevale si è arricchito di sfumature sempre nuove.
L'etimologia del termine "carnevale" risale, con ogni probabilità, al latino carnem levare, espressione con cui nel Medioevo si indicava la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima, vale a dire dal giorno successivo alla fine del carnevale, sino al "giovedì santo" prima della Pasqua. Il carnevale infatti, nel calendario liturgico cattolico-romano si colloca necessariamente tra l'Epifania (6 gennaio) e la Quaresima. Le prime testimonianze documentarie del carnevale risalgono ad epoca medievale (sin dall'VIII sec. ca.) e parlano di una festa caratterizzata da uno sregolato godimento di cibi, bevande e piaceri sensuali. Per tutto il periodo si sovvertiva l'ordine sociale vigente e si scambiavano i ruoli soliti, nascondendo la vecchia identità dietro delle maschere.
I festeggiamenti culminavano solitamente con il processo, la condanna, la lettura del testamento, la morte e il funerale di un fantoccio, che rappresentava allo stesso tempo sia il sovrano di un auspicato e mai pago mondo di "cuccagna", sia il capro espiatorio dei mali dell'anno passato. La fine violenta del fantoccio poneva termine al periodo degli sfrenati festeggiamenti e costituiva un augurio per il nuovo anno in corso. Nelle varie manifestazioni carnevalesche è possibile individuare un denominatore comune: la propiziazione e il rinnovamento della fecondità, in particolare della terra, attraverso l'esorcismo della morte. Il periodo carnevalesco coincide più o meno con l'inizio dell'anno agricolo, un chiaro indizio che permette di collegare direttamente il carnevale alle feste greche di impronta dionisiaca (le feste in onore di Dionisio, dio greco del vino, caratterizzate dal raggiungimento di uno stato di ebbrezza ed esaltazione entusiastica, che sfociavano in vere e proprie orge), e a quelle romane dei Saturnali (solenne festa religiosa, che si celebrava in onore del dio Saturno e durante la quale si tenevano cerimonie religiose di carattere sfrenato e orgiastico, che prevedevano tra l'altro la temporanea sospensione del rapporto servo-padrone). Lo stretto rapporto esistente tra queste feste e alcuni costumi del carnevale è evidente, anche se ignorato dai più. In tempi recenti gli storici hanno insistito maggiormente sull'origine agraria e sociale del carnevale. Esso è irrisione dell'ordine stabilito e capovolgimento autorizzato, limitato e controllato nel tempo e nello spazio dall'autorità costituita. In altre parole la festa del carnevale era vista dalle classi sociali più agiate come un'ottima valvola di sfogo concessa ai meno abbienti allo scopo di garantirsi il protrarsi dei propri privilegi. Non meno interessante è l'origine e la valenza demoniaca di alcune tra le maschere carnevalesche più famose e antiche, come quella nera sul volto di Arlecchino o quella bipartita (bianca e nera) di Pulcinella. Studi sul significato psicologico della volontà di indossare una maschera hanno mostrato che l'irresistibile attrazione esercitata dal carnevale sta proprio nella possibilità di smettere di essere se stessi per assumere le sembianze e il comportamento della maschera. Questa scelta, quando non è condizionata da fattori economici, rivela interessanti, e talvolta inaspettati, aspetti psicologici di una persona. Queste brevi note storiche, lungi dall'esaurire l'argomento, vogliono far riflettere il lettore sulla reale origine del carnevale e sull'impossibilità per ogni cristiano, separato dalle usanze del mondo e consacrato a Dio, di lasciarsi coinvolgere sia pure dal minore di questi aspetti.

Il Carnevale visto come manifestazione sociale
Il Carnevale è la celebrazione del travestimento: di quella promiscuità ribelle che sovverte l'ordine naturale e morale stabilito da Dio: "La donna non si vestirà da uomo, e l'uomo non si vestirà da donna poiché il Signore, il tuo Dio, detesta chiunque fa queste cose" (De.22:5). La condanna è estesa ad ogni licenza dalla propria identità spirituale e dalle responsabilità etiche (So.1:89).
Il Carnevale è il riconoscimento di quella ambiguità che, confondendo realtà e apparenza, verità e finzione, mira ad offuscare quella lucidità e giusta inibizione necessarie ad onorare Dio (Is.5:20,22; Ro.13:12-14). Per diversi credenti basta un disincantato: "non c'è nulla di male..." per rendere implicita l'approvazione di Dio in faccende che non Lo riguarderebbero. Il Carnevale è espressione di una allegrezza abbinata alla volgarità, in contrasto con la gioia cristiana (Ro.14:17, Ef.5:3,4), di una satira dissacratoria completamente in contrasto con la Parola di Dio, che non insegna lo scherno delle autorità, bensì a pregare per esse (I Ti.2:12). Il Carnevale è l'esaltazione sfrenata del godimento fine a sé stesso; tale festa costituisce, tuttavia, più che un'innocente divertimento, uno dei tanti "diversivi" che, con la scusa di fugare noia, tristezza e desideri repressi, allontana le coscienze dalla sana preoccupazione per la condizione dell'anima dinanzi al Giudizio divino (Is.30:9-11; Lu.16:19,25; I Pi.4:3,7).

Il Carnevale visto quale evento religioso
Il Carnevale ha perduto nel tempo certe punte di pura stregoneria, ma sotto il manto della baldoria "scaccia pensieri", la sostanza dell'esorcismo "scaccia spiriti" non è scomparsa; esso è comunque una ricorrenza pagana, con tutto il suo fardello di contraddizioni inconciliabili con lo spirito e l'opera di Cristo (II Co.6:14-16). Il "carnevale religioso" rivisita un rituale che disonora l'unica propiziazione riconosciuta da Dio (I Gv.2:12). La simbologia cattolica delle ceneri ripropone una prescrizione mosaica superata dall'efficacia purificatoria del sacrificio di Gesù Cristo (Eb.9:11-14). Il Carnevale insegna un falso riscatto spirituale, promuovendo il peccato volontario in prospettiva di un "pentimento programmato".

Conclusione
Come cristiani desiderosi di vivere secondo la volontà di Dio, non vogliamo vivere secondo il sistema che vige nel mondo: "E non vi conformate a questo secolo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la volontà di Dio, la buona, accettevole e perfetta volontà" (Ro.12:2, I Pi.1:14).
Come genitori siamo inoltre chiamati ad istruire i nostri figli nella volontà di Dio, anche se veniamo considerati delle persone che non sanno rimanere al passo con i tempi, poiché la nostra preoccupazione non è quella di rimanere indietro con la società, ma di seguire Gesù Cristo il Signore in ogni cosa.

(si ringrazia P. Tarantino per il testo dell'articolo) Dio ci benedica pace in Cristo Gesu' dal vostro fratello Daniele

http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/il-carnevale

domenica 4 novembre 2012

Ravvedimento, una necessità essenziale



Accadde a Pentecoste

Il giorno della prima Pentecoste cristiana è veramente un giorno straordinario. Il giorno della prima Pentecoste cristiana è il giorno in cui i discepoli del Signore Gesù ricevono sapienza e potenza dall'alto per annunciare con coraggio e con grande forza di persuasione che Gesù Cristo è più vivo e operante che mai e che Dio Lo ha stabilito come Signore e Salvatore del mondo intero.
Il giorno della prima Pentecoste cristiana, lo Spirito Santo, terza Persona della Santa Trinità di Dio, interviene con potenza attraverso la predicazione dell'apostolo Pietro e dà nuova vita a migliaia di persone spiritualmente morte, tanto che sta scritto:
"Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore e chiesero a Pietro e agli altri apostoli: 'Fratelli, che dobbiamo fare?'. Allora Pietro disse loro: 'Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché la promessa è per voi e per i vostri figli, e per tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà'" (At. 2:38,39).
Si, il perdono dei peccati, la salvezza eterna, e i meravigliosi doni di Dio sono a disposizione di quanti il Signore chiama, e possono essere fatti propri attraverso il ravvedimento e la fede nel Signore e Salvatore Gesù Cristo!
Che cosa vuol dire la parola "ravvedimento" e perché ravvedersi è così importante, oggi più che mai?

I. Un dovere per ciascuno
ravvedimento
"Mi sono ravveduto, non mi comporterò più a quel modo" dice il criminale che riconosce i propri errori, che si pente del male fatto, che è disposto a farne riparazione ed ammenda, promettendo di vivere da ora in poi secondo giustizia.
Molti di noi sono pronti ad elogiare i criminali sinceramente pentiti, ma sapete voi che ciascuno di noi, se vuole essere salvato, deve per prima cosa ravvedersi, anche se magari non ha mai infranto le leggi della società umana?
"Ravvedersi? Da che cosa?" dice il piccolo borghese che afferma di non aver mai fatto male a nessuno e di vivere una vita accettabile ai suoi occhi ed a quelli della società?
Eppure, vedete, la Bibbia insegna chiaramente che proprio ora e da ciascuno di noi, Dio esige un profondo e sincero ravvedimento, e questo prima che Egli possa e voglia per grazia dare a qualcuno vita eterna, anzi, essa afferma che questo ravvedimento deve essere un dato costante nella vita anche di ciascuno che sia credente e che la Bibbia chiama 'santo'. Si, la Bibbia insegna chiaramente che il ravvedimento è assolutamente necessario alla salvezza, tanto quanto lo è la fede nel Signore Gesù Cristo.
L'apostolo Paolo dice proprio questo ai suoi ascoltatori in Atti 20:20,21 che egli non si era astenuto dall'annunziare loro nessuna di quelle cose che erano giovevoli alla loro salvezza, "dichiarando solennemente ai giudei e ai greci la necessità della conversione a Dio e della fede nel nostro Signore Gesù Cristo" meglio detto nella Versione Riveduta:"scongiurando giudei e greci a ravvedersi dinanzi a Dio e a credere nel Signore nostro Gesù Cristo".
Ravvedimento e fede, nella predicazione apostolica, vanno sempre di pari passo, ne siamo coscienti noi che desideriamo essere accettevoli agli occhi di Dio e salvati?

II. Anche noi dobbiamo deporre le armi

Parlavamo prima di criminali ravveduti, e questo lo possiamo comprendere, e magari pensiamo a terroristi e mafiosi che depongono le armi della loro ribellione, sottoponendosi alla legittima autorità dello stato. Comprenderemo però anche perché anche a noi pure è imposto ravvedimento quando diventiamo coscienti di chi siamo noi agli occhi di Dio, cioè anche noi ribelli al Suo legittimo governo e trasgressori della santa Legge che Egli ha stabilito su di noi.
Il Signore Gesù Cristo è venuto sulla scena di questo mondo predicando il ravvedimento. Il Suo primo discorso in Matteo 4:17 era: "Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino" o"ravvedetevi, perché il re è venuto". Egli aveva messo l'accento sul fatto che coloro che vogliono entrare nel regno di Dio devono prima deporre le armi della loro ribellione, sventolare la bandiera bianca della resa, perché noi viviamo per natura e per consuetudine da nemici di Dio. In altre parole, chi vuole entrare nel Regno di Dio deve cambiare idea sul peccato. Ecco ciò che esattamente significa ravvedersi, ravvedersi significa cambiare idea sul peccato e cambiare idea su Dio, voltare le spalle a ciò che Dio considera peccato e volgersi risolutamente ad obbedire a Dio solo.
E' un rivolgimento veramente notevole questo, perché esso influisce sull'intera vita della persona che si ravvede! Il ravvedimento è così essenzialmente un atteggiamento verso il peccato: odiare ciò che Dio considera sbagliato e riprovevole e detestare noi stessi per averlo commesso verso Dio. Inoltre daremo a vedere che questo ravvedimento è autentico quando camminiamo per il sentiero della giustizia e della vera santità: un vero e proprio "portare frutti di giustizia", un'evidenza, a riprova che questo cambiamento è di fatto avvenuto nella nostra vita.

III. Caratteristiche del vero ravvedimento
cambiamento
Il ravvedimento secondo la Parola di Dio comporta delle precise caratteristiche, ed esse devono pure trovarsi in noi, se veramente aspiriamo ad essere giustificati di fronte a Dio.
  • 1. Ravvedimento è quando il peccatore si assume tutta la colpa della sua condizione di peccato davanti a Dio e si mette dalla parte di Dio contro sé stesso. Quante volte, infatti, cerchiamo delle scuse o delle attenuanti per giustificare il nostro comportamento sbagliato. Quante volte per certe cose sbagliate che succedono incolpiamo altri, la società, una circostanza, una malattia... Adamo ed Eva, colti in flagrante si giustificavano dando la colpa di quello che avevano fatto ad altri. Ravvedimento, però, significa dire onestamente: "E solo colpa mia!". Si, l'auto-condanna è certamente una componente dell'autentico ravvedimento difronte a Dio. Significa riconoscere di essere peccatore e ribelle davanti a Dio e riconoscere senza alcuna riserva di meritare il giusto giudizio di condanna che Dio, nella Sua Parola emette su di noi.
  • 2. Ravvedimento è pure onesta, circostanziata e sincera confessione di peccato, confrontarci cioè la nostra vita con la Parola di Dio e dire: "Io sono colpevole perché non sono come Dio mi comanda", senza nascondergli nulla.
  • 3. Ravvedimento però include pure addolorarsi profondamente d'aver peccato, farne cordoglio, perché se uno non è veramente rattristato e dispiaciuto per aver insultato Dio con il proprio peccato, egli certo non potrà ravvedersene.
  • 4. E poi noi, nel ravvedimento, non solo confessiamo il nostro peccato ed esprimiamo vero e profondo cordoglio per esso ponendoci dalla parte di Dio contro noi stessi, ma il ravvedimento implica l'abbandono di ciò che Dio considera peccato, la determinazione di non ritornarvi più.
Vediamo così il peccatore profondamente consapevole del suo peccato che prende il suo posto davanti a Dio come un peccatore giustamente condannato, con odio verso il peccato, desiderio di esserne liberato, un profondo dolore per esserci posti contro Dio, e la determinazione di non ritornarvi più. 

IV. Una ribellione da piegare
umiliarsi
Un atteggiamento di questo genere sembra impossibile per l'uomo, così ostinato nel voler fare sempre e solo ciò che gli aggrada. Se questo però avviene, il ravvedimento, come con tutte le grazie di Dio, è un dono, operato nel cuore dal potere dello Spirito Santo che ci convince di peccato, perché in Atti 11:18 troviamo scritto che Dio, ai pagani "ha concesso il ravvedimento... per ottenere la vita". Si, è sotto il convincente potere di Dio lo Spirito Santo che a noi viene mostrata la nostra condizione di peccatori davanti a Dio e che veniamo messi in grado di voler rinunciare al nostro stato di inimicizia ed odio verso di Lui e la Sua autorità; e per la Sua grazia ci vien dato il desiderio di rivolgerci a Lui e camminare in novità di vita, su una via di santità.
Questo punto è da sottolineare con grande forza. Il ravvedimento davanti a Dio è indispensabile perché noi tutti siamo dei ribelli di fronte a Dio per natura, E' perché ogni persona che non sia in comunione con Cristo è un ribelle contro il trono di Dio (Romani 8:7) che Egli ci comanda ed esige ravvedimento prima di salvarci. E' perché tu ed io per natura ci eravamo risolti a vivere indipendentemente da Dio, che Egli ci comanda di ravvederci di fronte a Lui prima di poterci portare con Lui in cielo. Vedete così che ci deve essere un cambiare idea ed atteggiamento, l'unico che possa preludere il nostro appello di fronte a Dio di diventare Signore e re della nostra vita!
Inoltre, prima di salvarci per amore di Cristo, Egli esige da noi ravvedimento perché Gli abbiamo sputato in faccia, bestemmiato il Suo nome, perché ci siamo inchinati agli dei dell'oro e del piacere, vissuto come a noi pareva meglio e contro di Lui camminato nell'orgoglio e nell'arroganza. Così ci deve essere da parte nostra un cambiamento nel nostro atteggiamento rispetto all'orgoglio e all'arroganza, alla cupidigia e al piacere mondano, come pure alla nostra pretesa di autonomia. Ci deve essere il nostro grido di invocazione verso di Lui affinché egli operi in noi fede ed amore: di tutto questo costituisce il vero ravvedimento.
Si, è perché non Lo abbiamo amato con tutto il nostro cuore, anima, mente, e forza, ed abbiamo rivolto questo amore a noi stessi ed al mondo, che Dio ci comanda il ravvedimento e prima che Egli ci dia vita eterna in Cristo. Nel vero ravvedimento, il nostro io viene deposto dal trono e Cristo viene incoronato ed insediato come Nostro Signore.

V. Confronto con la Bibbia

Ora confrontiamo tutte le affermazioni che finora abbiamo fatto con la Scrittura. In Luca 13:3  udiamo il Signore, commentando un tragico fatto di cronaca con morti e feriti dice:"Se non vi ravvederete, perirete allo stesso modo". Gesù intende dire questo: fintanto che non deponi le armi della tua ribellione contro Dio, sarai cacciato dalla Sua presenza, perché rimarrai sottoposto alla Sua ira. Fintanto che non confessi i tuoi peccati, fintanto che non li lascerai ed odierai, come pure il tuo stesso io (per aver vissuto in un tale stato di ribellione contro un tale Dio santo), tu perirai per sempre.
In Atti 17:30 leggiamo queste parole: "ma, passando sopra ai tempi dell'ignoranza, Dio comanda a tutti gli uomini e dappertutto che si ravvedano". Egli dice: "tutti gli uomini", non solo i pagani, ma tutti gli uomini, il che include ogni lingua, nazione, tribù e popolo. E nel v. 31 troviamo il perché Dio ha comandato a tutti gli uomini e dappertutto che si ravvedano: è perché il giudizio è prossimo! "Ravvedetevi!". Egli dice: il re sta per venire a giudicare! Ravvedetevi! se date valore alla vostra anima immortale!". Perché: "egli (Dio) ha stabilito un giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo di quell'uomo che egli ha stabilito (Gesù Cristo stesso); e ne ha dato prova a tutti (che è veramente così) risuscitandolo dai morti". Si, Dio comanda a tutti gli uomini che si ravvedano e portino frutti degni di ravvedimento, cioè una vita santa, altrimenti Egli ci verrà incontro nel giudizio senza misericordia.

VI. Le condizioni della salvezza le pone Dio

Si, Dio è sovrano nella tua salvezza. Egli solo pone le condizioni secondo le quali egli riceverà peccatori ribelli nel suo regno. La Sua parola dichiara che egli è amore, misericordia e grazia, ma anche giustizia e santità, e quindi egli deve esigere il ravvedimento. Egli non può ricevere un ribelle nella comunione con Sé stesso in Cristo se prima questa ribellione non è stata piegata ed il peccatore ribelle ridotto in sottomissione alla sua volontà. Questi è tenuto a fare credibile professione di odiare il peccato, confessare il peccato, abbandonare il peccato, e di conversione a Lui con cuore contrito. E quindi è proprio a un peccatore così che Egli guarderà, come ci dice Isaia 66:2: "su chi dunque volgerò lo sguardo? Su chi è umile, ha lo spirito contrito e trema alla mia parola".
Sia lode però Dio! Egli non respingerà mai un tale peccatore che ravveduto, cerca presso di Lui salvezza perché è proprio questo tipo di peccatore che Cristo è venuto a cercare e a salvare. Ascoltate Isaia 55:6,7 "cercate l'eterno mentre lo si può trovare, invocatelo, mentre è vicino. Lasci l'empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri, e ritorni all'eterno che avrà compassione di lui, e al nostro Dio che perdona largamente". Notate come in questi versetti che ancora c'è il comando di abbandonare il peccato e di ritornare a Dio; il che significa che non esiste altro modo per ricevere la salvezza che Dio provvede se non abbandonare il peccato e la ribellione, e ritornare a Dio odiando di tutto cuore ciò che ci ha separato da Dio.

VII. Un ravvedimento perenne

Consideriamo infine un'ultima verità: il ravvedimento biblico è perpetuo e continuerà fintanto che Dio non ci porterà a casa con Sé. Con l'aggettivo 'perpetuo' intendiamo dire che non è solo la mia conversione oggi che costituirà la prova della mia salvezza; non si tratta di detestare sempre il peccato. E' un abbandono del peccato definitivo, per non più ritornare ad esso vita natural durante.
Quanta gente a questo punto si illudono di sé stessi. Sembrano abbracciare il ravvedimento per un po', abbandonano tutto ciò che li teneva lontano da Dio e sembrano decisi a vivere da ora in poi come dice la Bibbia. Alcuni addirittura possono anche giungere a predicare e ad insegnare. In quanto però si tratta di uditori dal "terreno pietroso", essi perseverano solo per un poco, e poi cominciano a raffreddarsi e gradualmente a ritornare sulle loro antiche vie. Essi ritornano al peccato, ritornano a ciò che un tempo avevano lasciato. Vedete, il loro ravvedimento non era perpetuo, e quindi possono essere classificati secondo quanto la Scrittura dice: "quelli infatti che sono fuggiti dalle contaminazioni del mondo per mezzo della conoscenza del signore e salvatore Gesù Cristo, se sono da queste di nuovo avviluppati e vinti, la loro ultima condizione è peggiore della prima. Poiché sarebbe stato meglio per loro non aver conosciuto la via della giustizia, anziché, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento che era stato loro dato. Ma è avvenuto loro ciò che dice un vero proverbio: 'il cane è tornato al suo vomito', e 'la scrofa è tornata a voltolarsi nel fango'" (2 Pi. 2:20-22).
Il processo può essere lento, ma è tragico e inesorabile. In molti casi questo ritorno è stato lento e il risultato finale è solo un'illusorio ed inutile cristianesimo formale. Attenzione dunque ad un ravvedimento che non sia ravvedimento permanente! Perché se non è autentico ravvedimento biblico, allora il nostro cuore ancora troverà soddisfazione nella spazzatura che il mondo offre e solo inganneremo noi stessi. Dice la Bibbia "Un tale si pasce di cenere, il suo cuore sedotto lo travia. Egli non può liberare la sua anima e dire: 'ciò che tengo nella mia destra non è forse una menzogna?'" (Is. 44:20).
La Parola di Dio autorevolmente insiste e sottolinea che il vero ravvedimento è perpetuo. Esso continua per tutta la nostra vita, un continuo odio ed abbandono del peccato, un ardente desiderio di santità, per essere come Cristo e per compiacere Dio.

Conclusione
Peter at pentecost
Il giorno della prima Pentecoste cristiana è allora veramente un giorno straordinario. Il giorno della prima Pentecoste cristiana è il giorno in cui i discepoli del Signore Gesù ricevono sapienza e potenza dall'alto per annunciare con coraggio e con grande forza di persuasione che Gesù Cristo è più vivo e operante che mai e che Dio Lo ha stabilito come Signore e Salvatore del mondo intero.
Il giorno della Pentecoste è il giorno dove con grande energia ed efficacia uomini e donne vengono chiamati al ravvedimento ed alla fede: condizioni indispensabili queste per la salvezza.
Abbiamo spesso sottolineato l'importanza della fede, e molti hanno sinceramente fede, ma ci siamo mai ravveduti dalla nostra fondamentale ribellione a Dio? Abbiamo mai deposto le armi e ci siamo mai piegati a riconoscere l'assoluta sovranità di Dio sulla nostra vita? Abbiamo mai fatta l'esperienza di un vero ravvedimento biblico? Dio dice che è indispensabile per la nostra salvezza. Prego Dio che ciascuno di noi oggi lo possa fare.

tratto da: http://www.riforma.net/
Rielaborato da: Consapevoli nella Parola



 

"Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo"
(Marco 1:15)

domenica 30 settembre 2012

Affrontare e vincere lo scoraggiamento



Un problema epidemico

C'è un'epidemia che attraversa il paese, un'epidemia molto più diffusa dell'AIDS. Non è l'influenza cinese o il cancro, e nemmeno il più comune raffreddore. Quest'epidemia, però, è altrettanto mortale della più temuta malattia conosciuta all'uomo. Quest'epidemia è chiamata scoraggiamento.
Si possono dire molte cose sullo scoraggiamento, ma almeno tre sono le caratteristiche che lo rendono un problema così forte.
La sua universalità. Una delle caratteristiche che rendono lo scoraggiamento un problema così temuto è che si tratta di un problema universale. In altre parole: lo scoraggiamento colpisce tutti. Nessuno è immune dallo scoraggiamento. Ciascuno di voi, una volta o l'altra, è stato scoraggiato. Spremetevi le meningi finché volete, non riuscirete a trovare nessuno che non sia stato mai scoraggiato. Giovani o vecchi, ricchi o poveri, istruiti o incolti, bianchi o neri, gialli o rossi, avvantaggiati o svantaggiati, cristiani o non cristiani. Tutti arrivano prima o poi allo scoraggiamento.
La sua ricorrenza. Una seconda caratteristica dello scoraggiamento è che esso è un fenomeno ricorrente. Essere stato scoraggiato una volta, non rende immuni dalla malattia. Si può essere scoraggiati sempre di nuovo. Non esiste alcun anticorpo che ci possiamo iniettare per diventarne immuni. Lo scoraggiamento viene, va e poi torna di nuovo.
E' contagioso. Una terza caratteristica dello scoraggiamento è che esso è altamente contagioso. Lo scoraggiamento si diffonde persino per contatto casuale. Si diventa scoraggiati perché altri sono scoraggiati. Magari avete sentito quella storia di un uomo che stava sul bordo di un ponte, pronto per buttarsi giù e morire. Un passante era capitato li per caso, aveva fermato l'auto ed aveva cercato di riportare alla ragione quel poveretto. In totale suo scoraggiamento, l'uomo aveva risposto che in questo mondo ci sono troppe cose sbagliate per voler continuare a vivere. Il passante così aveva cercato di ragionare con quell'uomo, dicendo che le cose non erano poi così brutte come sembravano. Per dieci - quindici minuti, così, la conversazione fra i due era continuata - alla fine tutt'e due avevano finito col buttarsi giù. Lo scoraggiamento è contagioso!

Alla luce della Bibbia
luce 
Proprio perché lo scoraggiamento può essere un tale insidioso problema, anche fra i credenti, dovremmo cercare di capire ciò che la Bibbia ha da dire sullo scoraggiamento e su come trattarlo. Consideriamo così alcune delle cause dello scoraggiamento e pure alcune fra le cure che vengono delineati in un testo della Bibbia, tratto dal libro di Nehemia. Leggiamo quanto troviamo al cap. quattro.
"Noi dunque ricostruimmo le mura che furono congiunte assieme fino a metà della loro altezza; il popolo aveva preso a cuore il lavoro. Quando però Sanballat, Tobiah, gli Arabi, gli Ammoniti e gli Asdodei vennero a sapere che la riparazione delle mura di Gerusalemme, progrediva e che le brecce cominciavano a chiudersi, si adirarono grandemente, e tutti assieme congiurarono di venire ad attaccare Gerusalemme e a crearvi disordini. Ma noi pregammo il nostro DIO e a causa di loro ponemmo contro di loro delle sentinelle di giorno e di notte. Quelli di Giuda però dicevano: "Le forze dei portatori di pesi vengono meno, e le macerie sono tante che noi non riusciremo a costruire le mura!". Inoltre i nostri avversari dicevano: "Essi non sapranno e non vedranno nulla, finché noi piomberemo in mezzo a loro e li uccideremo; così faremo cessare i lavori". Ma quando i Giudei che dimoravano vicino a loro vennero per ben dieci volte a dirci: "Da qualsiasi parte vi volgerete, ci saranno addosso", io disposi uomini armati nei luoghi più bassi dietro le mura; vi disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro lance e i loro archi. Dopo aver esaminato la cosa mi levai e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: "Non abbiate paura di loro! Ricordatevi del Signore grande e tremendo e combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e figlie, per le vostre mogli e per le vostre case!"" (Ne. 4:6-14).

Le cause dello scoraggiamento
scoraggiamento
Nehemia, come forse vi rammentate, era il capo degli ebrei che erano ritornati in Israele dall'esilio in Babilonia, con la precisa intenzione di ricostruire le mura di Gerusalemme. Dio gli aveva dato la visione di ricostruire ciò che era stato distrutto. All'inizio tutti avevano avuto un grande entusiasmo. Avevano cominciato l'opera con grande gioia non vedendo l'ora che fosse terminata. Il testo dice che "il popolo aveva preso a cuore il lavoro". Tutti lavoravano con diligenza. Ci viene detto che avevano ricostruito "le mura che furono congiunte assieme fino a metà della loro altezza".
Il lavoro stava andando bene, la gente era entusiasta e lentamente le mura crescevano. Poi accade qualcosa. Il popolo comincia ad avere difficoltà di ogni genere e, quando le cose erano diventate particolarmente dure, la gente aveva cominciato ad essere scoraggiata.
Vedete, quando Dio è all'opera, pure il nemico è all'opera per tentate di ostacolarlo, di boicottarlo. La ricostruzione delle mura di Gerusalemme non ne era eccezione. Dove Dio è all'opera, Satana fa sorgere degli agitatori per cercare di bloccare l'opera di Dio. Leggiamo ai versetti 7 e 8: "Quando però Sanballat, Tobiah, gli Arabi, gli Ammoniti e gli Asdodei vennero a sapere che la riparazione delle mura di Gerusalemme, progrediva e che le brecce cominciavano a chiudersi, si adirarono grandemente, e tutti assieme congiurarono di venire ad attaccare Gerusalemme e a crearvi disordini"
Quando i nemici dell'opera di Dio cominciano a opporsi al popolo di Dio, il risultato è che il popolo diventa grandemente scoraggiato. Anche a noi accade la stessa cosa. Spesso è quando il nemico si mette contro di noi che diventiamo scoraggiati. E' importante sapere questo, e riconoscere il fenomeno per quello che è. Se noi cominciamo a capire come sopraggiunga lo scoraggiamento, potremmo anche capire come affrontarlo in modo positivo. Lo scoraggiamento arriverà. La sfida per noi è quella di intendere i segni della sua venuta e prendere le necessarie misure per vincerlo. Dobbiamo comprenderne sia le cause che le medicine.

1.  La fatica

La fatica, la stanchezza, è una delle maggiori cause dello scoraggiamento. Dopo che i nemici della ricostruzione avevano cominciato a creare disturbi fra il popolo, noi cominciamo a vedere come subentri la fatica: Al versetto 10 leggiamo: "Quelli di Giuda, però, dicevano: le forze dei portatori di pesi vengono meno…"
Il popolo che aveva lavorato fin ora a ricostruire il muro era già da tempo che lavorava. Erano esausti, ed ora questa opposizione era venuta, e questo aveva solo fatto si che la loro fatica fisica diventasse più acuta. Quando sei esaurito fisicamente, è molto facile diventare scoraggiato al più piccolo problema.
E' pure interessante notare il momento in cui questa gente era diventata stanca e scoraggiata. Il vers. 6 dice che le mura erano state ricostruite fino alla metà della loro altezza. Erano a metà dell'opera. Molte volte quando iniziamo un nuovo progetto, la prima metà va in fretta e bene. Perché? Perché siamo entusiasti e non vediamo l'ora di raggiungere l'obiettivo. E' qualcosa di nuovo, ma poi la novità scompare e il lavoro diventa una routine e noioso, e poi diventa facile stancarsi. E quando si è stanchi, è facile diventare scoraggiati e cominciare a pensare che non si arriverà mai alla fine. E' proprio quello che è successo a quelli di Giuda. Il vers. 10 dice: "Le forze dei portatori di pesi vengono meno… noi non riusciremo a costruire le mura!". Erano diventati pronti ad abbandonare l'opera. Sono le stesse persone di cui al versetto 6 si dice: "Il popolo aveva preso a cuore il lavoro".
Magari anche voi potreste pensare a qualche progetto che avevate intrapreso in cui avete avuto una simile esperienza. Magari un progetto nel vostro lavoro, intorno a casa vostra. A metà dell'opera avete cominciato a pensare che non l'avreste mai portata a compimento. Forse vi siete accorti che ci voleva più tempo di quello che all'inizio avevate pensato, il che non è insolito. Forse avete cominciato a razionalizzare e persino a sviluppare argomenti sul perché non avreste mai finito. Forse avete pure pensato che fosse la volontà di Dio a non desiderare che noi doveste terminare. Molta gente manca di compiere molte cose a causa di quel tipo di fatica e di scoraggiamento. Questo è ancora più vero quando, nel frattempo, le cose non vanno affatto bene. Quando fate cadere la vernice che avete appena dato, o rompete il vetro che cercavate di mettere, o bruciate il forno a microonde, questo può essere scoraggiante. E' particolarmente vero quando siete fisicamente stanchi.

2. La frustrazione

Un'altra ragione per cui si può diventare scoraggiati è la frustrazione. Al vers. 10 leggiamo pure che il popolo diceva: "… e le macerie sono tante che noi non riusciremo a costruire le mura!". Erano diventati scoraggiati perché erano così frustrati della situazione!
Parlavano delle macerie che si erano frapposte loro. Sono sicuro che avevano incontrato vecchie rocce spezzate, detriti, e calce seccata, come pure altri residui di varia natura sotto di loro. C'era robaccia dappertutto. Ed era frustrante.
Proprio come loro perdono di vista così il loro obiettivo, anche noi perdiamo di vista il nostro obiettivo quando nella nostra vita vi sono troppe macerie, troppi residui, troppa robaccia da dover trattare. Avete voi nella vostra vita troppe macerie che vi impediscono di andare avanti e costruire cose nuove?
Quali sono le vostre macerie? Le vostre macerie potrebbero essere dei peccati o delle azioni sbagliate da voi commesse, o cattivi pensieri e atteggiamenti che non siete disposti ad abbandonare. Le vostre macerie potrebbero anche essere le molte cose triviali con le quali perdete il vostro tempo, consumate la vostra energia, il vostro denaro. Le macerie o robaccia è tutto ciò che viene in mezzo fra voi e gli obiettivi che vi proponete, ciò che vi impedisce di realizzare obiettivi veramente importanti nella vostra vita. Le scorie, la spazzatura, i detriti causano problemi: ci frustrano. Ecco perché dovremmo venire prima alle prese con tutta la spazzatura che c'è nella nostra vita. Dobbiamo però comprendere che tutti questi detriti sono un problema.
In Ebrei 12:1 troviamo scritto: "Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti"Troppa robaccia nella nostra vita è un ostacolo ed un peso. Ci fa rallentare. Ci fa inciampare. Ci fa cadere. Ed è molto frustrante. E' come cercare di correre in mezzo al fango, non è facile muovere in fretta i piedi, consuma energie. Il risultato è che usiamo tutta la nostra attenzione ed energia su questi detriti, e non raggiungiamo l'obiettivo desiderato. Una delle cause prime dello scoraggiamento è la frustrazione.

3. La paura

Un'altra delle cause dello scoraggiamento è la paura. I nemici dell'opera del Signore sono maestri nell'instillare la paura nel popolo di Dio. Nehemia stesso vedeva la loro paura, Avevano paura dei loro nemici, e come risultato, credevano che non ce l'avrebbero mai fatta. Ricordate come dicevano al vers. 10: "Noi non riusciremo a ricostruire le nostre mura". Erano pronti a rinunciare all'opera. Avevano paura di essere ammazzati dal nemico. Sentivano di non essere in gradi di terminare ciò che avevano iniziato nel ricostruire il muro. Il risultato è che diventarono molto scoraggiati.
La paura è scoraggiante. Quando avete paura, come reagite? Bene, qualche volta la paura vi fa semplicemente abbandonare l'opera. Si tratta dello stesso sentimento che avevano quei Giudei. A causa della paura, erano pronti ad abbandonare l'opera. Pensavano di non essere abbastanza forti per potere resistere al nemico. Se pensiamo che il compito sia troppo grande e le risorse troppo limitate, qualche volta anche noi reagiamo allo stesso modo. Se facciamo così, certamente falliremo. Questi Giudei avrebbero potuto rinunciare all'impresa. Se l'avessero fatto, avrebbero sicuramente fallito, e non avrebbero compiuto l'opera che chiaramente Dio aveva determinato che essi portassero a compimento.
Dobbiamo fare attenzione a non lasciarci vincere dalla paura. Dobbiamo essere consapevoli che quando abbiamo paura, siamo più vulnerabili allo scoraggiamento. E' una tattica del nemico. E' una delle sue maggiori strategie per sconfiggerci.
Abbiamo così visto tre cose che possono portare lo scoraggiamento nella nostra vita: la fatica, la frustrazione e la paura. Dobbiamo stare molto in guardia quando le incontriamo. Là dove esse si trovano, lo scoraggiamento non mancherà di arrivare.

Il rimedio allo scoraggiamento
fede
Che fare, però, quando siamo scoraggiati? Abbiamo visto tre fra le cause dello scoraggiamento. Quale ne è la medicina?

1. Riorganizzarsi

Una delle prime cose che fa Nehemia, ed una delle prime che noi pure dobbiamo fare, è di riorganizzarsi. Al vers. 13 Nehemia dice: "io disposi uomini armati nei luoghi più bassi dietro le mura; vi disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro lance e i loro archi"
Rammentate che essi avevano già completato la metà dell'altezza delle mura. Nehemia già aveva organizzato il popolo ed essi avevano compiuto la metà di quello che si erano proposti di fare. Ora, però, era sorta una nuova situazione. Una nuova situazione richiedeva un cambiamento nell'organizzazione. Così Nehemia riorganizzò il popolo per renderlo più efficace nel loro compito.
Quando noi diventiamo scoraggiati, una delle prime cose che dobbiamo fare è riorganizzare le nostre priorità. Dobbiamo riesaminare la nostra vita ed applicarvi un cambiamento nell'approccio invece di diventare tanto scoraggiati da abbandonare l'opera.
Se avete un problema, allora, riorganizzatevi. Avete un problema nel vostro matrimonio? Beh, non desistete. Cambiate il vostro approccio. Adottate un nuovo atteggiamento. Avete un problema al lavoro? Non rinunciate. Cambiate le vostre priorità. Avete un problema nel vostro rapporto con Dio? Non smettete di seguire Gesù! Riorganizzate la vostra vita di preghiera! Affidate a Dio quell'area della vostra vita che Gli avevate sottratto. Forse siete frustrati per tutta la robaccia che si è accumulata nella vostra vita. Allora riorganizzatevi. Eliminatene un po',  il punto è  che non dovete rinunciare mai alla lotta. Non lasciatevi vincere dallo scoraggiamento. Reagite, fate qualcosa al riguardo!

2. Ricordarsi

Al fine di vincere lo scoraggiamento, dobbiamo ricordarci del Signore. Ascoltate che cosa dice Nehemia al vers. 14 quando egli vede la loro paura: "Dopo aver esaminato la cosa mi levai e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: "Non abbiate paura di loro! Ricordatevi del Signore grande e tremendo e combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e figlie, per le vostre mogli e per le vostre case!""
In che modo voi vi rammentate del Signore? Che cosa ricordate di Lui? Beh, prima di tutto rammentatevi che Egli è presente. Vedete, si può diventare molto scoraggiati quando si pensa di essere rimasti soli nella situazione in cui vi trovate. Dio però è accanto a voi? Pensavate che si fosse ritirato da voi? Sia che ce ne rendiamo conto oppure no, aiuta a rendercene conto!
Rammentatevi che Dio è grande e tremendoDio è del tutto sufficiente per trattare il vostro scoraggiamento e la situazione che state affrontando. C'è qualcosa di cui dobbiamo rammentarci. Ecco che cosa significa rammentarsi del Signore.
Così, quando siete scoraggiati, dovete volgere la vostra attenzione dal vostro scoraggiamento a Colui che è in grado di venire alle prese con successo della vostra situazione. Dio vi è stato fedele nel passato, Egli vi è fedele oggi, e Lui vi sarà fedele anche per il futuro. Rammentatevi del Signore. Rammentate le Sue promesse. Rammentatevi della Sua bontà. Rammentatevi della Sua potenza. Egli è un Dio grande e tremendo. Ricordatevi di Lui!

3. Resistere

Dovete infine ingaggiare guerra contro lo scoraggiamento. Dovete essere attivi e combattere lo scoraggiamento. Notate che cosa dice Nehemia al vers. 14: " e combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e figlie, per le vostre mogli e per le vostre case!"".
Nehemia dice che essi non avrebbero dovuto desistere, rinunciare alla lotta, ma combattere. Egli dice loro non semplicemente di non cedere allo scoraggiamento, ma di resistere con tutte le loro forze! Egli li chiamava all'azione. E' questo stesso appello al quale noi dovremmo prestare attenzione se vogliamo vincere la guerra contro lo scoraggiamento.
Dalla Bibbia è chiaro che noi, come credenti, siamo ingaggiati in una battaglia spirituale. Stiamo combattendo un conflitto soprannaturale. Il nostro nemico è il diavolo ed i suoi seguaci. Satana e i suoi spiriti demoniaci sono impegnati a fare tutto quanto sia loro possibile per sconfiggerci. Dobbiamo fare precisamente ciò che a cui Nehemia incoraggiava il popolo a fare. Dobbiamo resistere.
E' esattamente ciò che ci viene detto in Giacomo 4:7: "Sottomettetevi dunque a Dio, resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi" . Dobbiamo resistere alla sua opera nel nostro mezzo. Dobbiamo resistere ai pensieri negativi. Dobbiamo resistere ad ogni scoraggiamento che egli cerca di instillare nella nostra vita. Dobbiamo combattere la battaglia della fede e stare fermi contro l'opera del nemico nella nostra vita. Solo in questo modo noi avremo successo nella nostra lotta contro lo scoraggiamento.
Sebbene la fatica, la frustrazione e la paura, possano portarci allo scoraggiamento, riorganizzare le nostre priorità, rammentarci del Signore e resistere al diavolo, ci potrà far conseguire la vittoria sullo scoraggiamento. Se applicheremo questi principi, Dio ci farà conseguire la vittoria.
di J. David Hoke (trad. di P. Castellina)
“quando il Nemico arriva come una fiumana, lo Spirito di Dio gli resisterà”

 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2012/09/affrontare-e-vincere-lo-scoraggiamento.html

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