per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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lunedì 21 marzo 2016

Il quasi cristiano

"Per poco non mi persuadi a diventar cristiano" (Atti 26:28)

Il capitolo da cui è tratto questo verso contiene il mirabile resoconto di Paolo sulla sua meravigliosa conversione dal Giudaismo al Cristianesimo, narrato davanti al re Agrippa e a Festo, un governatore dei Gentili, quando fu chiamato, 
da questi, per parlare a sua difesa. Il nostro benedetto Signore aveva da tempo predetto che quando il Figliuol dell'uomo sarebbe stato innalzato, i Suoi discepoli sarebbero stati condotti davanti a re e governatori "per servire da testimonianza davanti a loro e ai pagani" (cfr. Matteo 10:18; Luca 21:12). E molto buono fu il piano dell'infinita saggezza di Dio nell'aver così disposto, in quanto la Cristianità è sempre stata fin dal principio la dottrina della Croce; e i prìncipi e i governatori della terra avevano un concetto troppo alto di sé per lasciarsi istruire da insegnanti tanto infimi ai loro occhi, o per lasciarsi disturbare da verità tanto scomode. E dunque sarebbero per sempre restati stranieri a Gesù Cristo, e a Lui crocifisso, se l'apostolo, essendo stato condotto davanti a loro, non avesse colto l'occasione di parlare loro di Gesù e della Sua resurrezione. Paolo sapeva bene che era questo il motivo principale per il quale il suo benedetto Maestro aveva permesso che i suoi nemici lo accusassero e lo conducessero davanti ai tribuni e al re; e dunque, secondo la volontà divina, Paolo non si limitò a parlare a sua difesa, ma allo stesso tempo cercò di convertire i suoi giudici. E fece questo con tale dimostrazione di spirito e forza, che Festo, non volendo farsi convincere da quella potente testimonianza, gridò a gran voce: "Paolo, tu vaneggi; la molta dottrina ti mette fuori di senno" (Atti 26:24). Al che il coraggioso apostolo (come un vero seguace del santo Gesù) replicò con mansuetudine: "Non vaneggio, eccellentissimo Festo; ma pronunzio parole di verità, e di buon senno" (verso 25). Ma con tutta probabilità, vedendo che il re Agrippa era stato colpito dalle sue parole, e osservando in lui un'inclinazione a conoscere la verità, cercò di parlare a lui in particolare. "Il re, al quale parlo con franchezza, conosce queste cose; perché sono persuaso che nessuna di esse gli è nascosta; poiché esse non sono accadute in segreto" (verso 26). E dunque, nella speranza che possa completare in lui la conversione desiderata, con inimitabile oratoria si rivolge a lui ancor più da vicino: "O re Agrippa, credi tu nei profeti? Io so che ci credi" (verso 27). Al che i sentimenti del re lo spinsero a dichiarare apertamente di essere stato toccato dalla predicazione del prigioniero, e a confessare con ingenuità: "Per poco non mi persuadi a diventar cristiano" (verso 28).
Queste parole, prese nel loro contesto, ci forniscono una vivida rappresentazione del diverso modo di accogliere la dottrina presentata da ministri di Cristo come Paolo, da parte degli uomini dei nostri giorni. Poiché nonostante essi, come questo grande apostolo, pronunciano "parole di verità e di buon senno", e con tale forza e potenza che i loro avversari non possono contraddire o resistere, troppi sono come il nobile Festo, o troppo pieni di sé per accettare degli insegnamenti, o troppo sensuali, o troppo noncuranti, o hanno una mente troppo carnale per accettare la dottrina, e dunque trovano scuse, gridando come Festo: "tu vaneggi; la molta dottrina (o, ciò che è più importante, la molta carità) ti mette fuori di senno". Ma comunque, sia benedetto Dio! Non tutti rifiutano di credere alla nostra testimonianza; eppure tra quelli che accettano con allegrezza la parola e che confessano che abbiamo pronunciato parole di verità e di buon senno, sono così pochi quelli che arrivano a superare il grado di compunzione mostrato da Agrippa, così pochi quelli che arrivano ad essere persuasi ad essere più che "quasi Cristiani", che non posso fare a meno di credere che sia assolutamente necessario avvertire le care persone che mi ascoltano dei pericoli di una tale condizione. E perciò, dalle parole del testo che stiamo considerando, considererò queste tre cose:
PRIMO, che cosa significa essere quasi Cristiano.
SECONDO, quali sono i motivi principali per cui così tante persone non sono altro che quasi Cristiani.
TERZO, considererò l'inutilità, il pericolo, l'assurdità, e l'angoscia che attendono coloro che sono solo dei quasi Cristiani; e concluderò con un'esortazione generale affinché tutti ci sforziamo a non essere solo quasi Cristiani, ma Cristiani completi.

I. Cosa significa essere quasi Cristiano


 Un quasi Cristiano, se lo consideriamo rispetto ai suoi doveri verso Dio, è una persona divisa tra due opinioni; vacilla tra Cristo e il mondo; vorrebbe riconciliare Dio e Mammona, la luce e l'oscurità, Cristo e Belial. È vero, ha un'inclinazione verso la religione, ma è molto cauto a non addentrarsi troppo in essa: il suo cuore falso grida in continuazione: "risparmiati, non farti alcun male". Costui prega: "Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo" (Matteo 6:10), ma nonostante ciò la sua ubbidienza è solo parziale; egli accarezza la speranza che Dio non sarà tanto severo da ricordare tutte le sue mancanze volontarie, sebbene un apostolo ispirato disse che "chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti" (Giacomo 2:10). Ma principalmente, si tratta di una persona che dipende molto dalle pratiche esteriori, e sulla base di esse reputa se stesso giusto, disprezzando gli altri, nonostante egli sia estraneo alla vita divina proprio come tutte le altre persone incredule. In breve, è attaccato alla forma, ma non ha mai sperimentato la potenza della grazia nel suo cuore. Va avanti anno dopo anno, seguendo le abitudini e i riti religiosi, ma, come le vacche magre del sogno di Faraone, stanno sempre peggio e non meglio.
Se considerate questa persona rispetto ai suoi vicini, riconoscerete che si tratta di una persona che osserva la giustizia in tutto; ma ciò non procede dall'amore per Dio o per il prossimo, ma solo da un principio di amor proprio: egli sa che la disonestà può rovinare la sua reputazione, e di conseguenza i favori che riceve nel mondo.
È una persona che dipende molto dall'essere giusto a modo suo, e si accontenta della coscienza di non aver fatto danno a nessuno, sebbene legga nel Vangelo che i servi inutili saranno gettati "nelle tenebre di fuori" (cfr. Matteo 25:30), e che il fico sterile fu maledetto e si seccò fin dalle radici (cfr. Marco 11:20-21), non per aver portato un cattivo frutto, ma per non averlo portato affatto.
Non è avverso a fare opere di bene in pubblico, purché non debbano essere fatte troppo frequentemente: ma non è avvezzo alla pratica di visitare i malati e i carcerati, di vestire coloro che non hanno di che coprirsi, e di sfamare gli affamati senza mettersi in mostra. Pensa che tutte queste cose appartengono solo al clero, sebbene il suo cuore falso gli dica che nient'altro che l'orgoglio lo trattiene dal praticare questi atti di umiltà; e che Gesù Cristo, nel capitolo 25 del libro di Matteo, condanna le persone alle sofferenze eterne non soltanto perché siano fornicatori, ubriachi, o estorsori, ma per aver rifiutato di fare quelle opere di carità: "Allora egli dirà ancora a coloro che saranno a sinistra: 'Andate via da me maledetti, nel fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Poiché ebbi fame e non mi deste da mangiare, ebbi sete e non mi deste da bere, fui forestiero e non mi accoglieste, ignudo e non mi rivestiste, infermo e in prigione e non mi visitaste'. Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: 'Signore, quando ti abbiamo visto affamato, o assetato, o forestiero, o ignudo, o infermo, o in prigione e non ti abbiamo soccorso?'. Allora egli risponderà loro dicendo: 'in verità vi dico: tutte le volte che non l'avete fatto a uno di questi minimi, non l'avete fatto neppure a me. E questi andranno nelle pene eterne'" (Matteo 25:41-46). Ho ritenuto opportuno citarvi l'intero passaggio della Scrittura, poiché il nostro Salvatore vi attribuisce particolare importanza; eppure viene preso in considerazione così poco spesso, che se dovessimo giudicare dalla pratica della maggior parte dei Cristiani, si sarebbe tentati di pensare che non esistono questi insegnamenti nella Bibbia.

Il carattere del QUASI CRISTIANO


Consideriamolo rispetto a se stesso: come abbiamo detto, se lo confrontiamo con i suoi vicini appare una persona onesta, ed è sobrio anche rispetto a se stesso; ma sia la sua onestà che la sua sobrietà procedono dallo stesso principio di un falso amor proprio. È vero, egli non corre negli eccessi di ribellione con gli altri uomini; ma non lo fa per ubbidienza alle leggi di Dio, bensì lo fa o perché per carattere non apprezza la smoderatezza, o per timore di perdere la propria reputazione, o di fare cose sconvenienti che possano danneggiare i propri affari materiali. Ma nonostante la sua prudenza nell'evitare la smoderatezza e gli eccessi, per le ragioni appena menzionate, costui si dirige sempre verso gli estremi di ciò che è ammesso. È vero, non è un ubriacone; ma non ha ABNEGAZIONE CRISTIANA. Non ammette il pensiero che il nostro Salvatore sia un Maestro tanto severo da negarci di poter indulgere in alcuni particolari: e per questo è privo di un senso della vera religione allo stesso modo di quelli che vivono nella depravazione o in altri crimini. Nel mettere in pratica i suoi principi egli è guidato più dal mondo che dalla Parola di Dio: da parte sua, non riesce a concepire che la via del paradiso sia poi così stretta; e quindi non segue tanto gli insegnamenti della Scrittura, quanto piuttosto cosa dicono e fanno gli uomini che si dicono giusti, o cosa si adatti maggiormente alle sue inclinazioni corrotte. Per questo, egli non è solo molto cauto verso se stesso, ma lo è anche verso i nuovi convertiti, i cui volti sono rivolti verso il cielo; e, parlando loro da parte del diavolo, cerca di convincerli a risparmiare se stessi, sebbene essi non facciano più di quello che la Scrittura chiede loro di fare. Come conseguenza, "non vi entrano loro, né lasciano entrare quelli che cercano di entrare" (cfr. Matteo 23:13).
In questo modo vive il quasi Cristiano: non posso dire di avervelo descritto appieno; ma da questi esempi e descrizioni del suo carattere, se le vostre coscienze non sono addormentate e hanno applicato il discorso ai vostri cuori, temo che alcuni tra voi si riconoscano in alcuni dei tratti descritti, per quanto odiosi; e dunque non posso che sperare che vi unirete all'apostolo nelle parole da lui pronunciate nel verso immediatamente seguente, e preghiate che possiate diventare anche voi non solo in parte, ma Cristiani completi.

II. Le ragioni per cui così tante persone non sono altro che quasi Cristiani


Il primo motivo che voglio menzionare è che sono in molti a esporre false nozioni religiose; sebbene vivano in un paese cristiano, non sanno cosa sia la Cristianità. Questo forse può essere reputato da alcuni un "parlare duro", ma dall'esperienza purtroppo se ne evince la sincerità; poiché alcuni dicono che la religione consista nell'appartenere a questa o a quella chiesa; molti dicono che consista nella moralità; la maggior parte ritiene che consista nel praticare dei doveri secondo un certo modello di esecuzione; e pochi, molto pochi, riconoscono che consiste in quello che realmente è, e cioè un cambiamento profondo nella propria natura, una vita divina, una partecipazione vitale di Gesù Cristo, un'unione dell'anima con Dio; cosa che l'apostolo esprime quando dice: "Chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui" (1 Corinzi 6:17). Perciò accade che molti, anche i praticanti più istruiti, quando ci si trova a conversare con loro dell'essenza, la vita, l'anima della religione, intendo la nostra nuova nascita in Gesù Cristo come insegnata dal Vangelo, si confessano ignoranti sulla materia, e come Nicodemo esclamano: "Come possono accadere queste cose?" (cfr. Giovanni 3:9). Non c'è da meravigliarsi, dunque, che così tanti siano solo quasi Cristiani, quando così tante persone non sanno cosa sia la Cristianità: non c'è da meravigliarsi che così tanti seguano solo la forma religiosa, essendo in realtà estranei alla potenza della grazia; o che si accontentino della sua ombra, conoscendo così poco della sua sostanza. E questo è uno dei motivi per cui così pochi sono veri Cristiani.
Un secondo motivo che è causa del fatto che molti non sono altro che quasi Cristiani è una servile paura degli uomini: ci sono state e ci sono moltitudini di persone qui che, risvegliate alla percezione della vita divina, hanno gustato e sentito la potenza del mondo a venire; ma per un peccaminoso timore di essere additati o condannati dagli uomini per questa fede, hanno lasciato svanire quella vita. È vero, hanno della stima per Gesù Cristo; ma, come Nicodemo, vanno a lui solo di notte, nell'ombra: vogliono servirlo, ma in segreto, per timore del giudizio degli uomini: hanno in cuore di vedere Gesù, ma non riescono a raggiungerlo a causa della folla, e per paura di essere derisi, e ridicolizzati da quelle stesse persone con le quali siedono a tavola per mangiare. Ben profetizzò il nostro Salvatore di tali persone, dicendo: Come potete amarmi, voi che prendete gloria gli uni dagli altri? Ahimè! Non hanno mai letto che "l'amicizia del mondo è inimicizia verso Dio?" (Giacomo 4:4)? E che il nostro Signore stesso ha detto: "Perché chi si vergognerà di me e delle mie parole, in mezzo a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo, con i santi angeli" (Marco 8:38)? Non c'è da meravigliarsi se così tante persone non sono altro che quasi Cristiani, dato che così tanti hanno preferito "la gloria degli uomini alla gloria di Dio" (Giovanni 12:43).
Un terzo motivo per il quale molti sono nient'altro che quasi Cristiani è che nei loro cuori regna l'amore per il denaro. Questo era il caso pietoso di quel giovane di cui leggiamo nel Vangelo, che andò correndo verso il nostro benedetto Signore, e inginocchiatosi davanti a Lui, chiese: "cosa devo fare per ereditare la vita eterna?" (Marco 10:17); al che il nostro benedetto Maestro rispose: "Tu conosci i comandamenti: 'Non commettere adulterio. Non uccidere. Non rubare. Non dire falsa testimonianza. Non frodare. Onora tuo padre e tua madre'" (verso 19). Allora il giovane rispose: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia fanciullezza" (verso 20). Ma quando il nostro Signore gli disse: "Una cosa ti manca; va', vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri""egli, rattristato da quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti beni" (versi 21-22). Povero giovane! Aveva in cuore di diventare un Cristiano, e di ereditare la vita eterna, ma reputò troppo caro il prezzo per riceverla, trattandosi di donare i suoi beni! E così oggigiorno molti, sia giovani che anziani, vengono correndo per adorare il nostro benedetto Signore in pubblico, e si inginocchiano davanti a Lui in privato, e chiedono al Suo Vangelo cosa devono fare per ereditare la vita eterna: ma quando comprendono che devono rinunciare a godere delle ricchezze, e che devono abbandonare tutte le cose cui sono affezionati, gridano: "Signore perdonami in questa cosa! Ti prego, abbimi per scusato".
Il cielo è dunque una sciocchezza tanto piccola agli occhi degli uomini, da non valere più di un po' di terra dorata? La vita eterna è per essi un acquisto troppo costoso, da non meritare la rinuncia temporanea a poche ricchezze transitorie? Evidentemente è così. Ma per quanto tale comportamento sia inconsistente, questo amore smodato per il denaro è chiaramente la comune e fatale causa del fatto che molti siano solo quasi Cristiani.
L'amore per i piaceri non è un motivo meno comune o meno fatale per cui molti sono nient'altro che quasi Cristiani. Migliaia, decine di migliaia sono coloro che disprezzano le ricchezze e vorrebbero volontariamente essere dei veri discepoli di Gesù Cristo, se abbandonare i propri averi li rendesse tali; ma quando viene loro ricordato che il nostro benedetto Signore ha detto: "Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso" (Matteo 16:24), essi, come il giovane di cui abbiamo parlato prima, se ne vanno dolenti, perché hanno un amore troppo grande per i piaceri dei sensi. Forse chiameranno dei ministri di Cristo, come Erode fece con Giovanni (cfr. Marco 6:20), e li ascolteranno volentieri: ma toglietegli la loro Erodiade, ditegli che devono lasciare quel piacere o quella passione cui sono così attaccati; e come il malvagio Acab grideranno: "Mi hai trovato, nemico mio?"(1 Re 21:20). Parlategli della necessità della mortificazione e dell'abnegazione, e sarà per loro difficile come se aveste detto loro "tagliati la mano destra, o cavati l'occhio destro". Essi non concepiscono che il nostro benedetto Signore possa chiederci tanto, sebbene un apostolo ispirato ci abbia comandato: "Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra" (cfr. Colossesi 3:5); e quello stesso apostolo, che aveva convertito migliaia di persone, ed era quasi giunto alla fine della corsa, dichiarò quale pratica seguisse quotidianamente:"disciplino il mio corpo e lo riduco in servitù perché, dopo aver predicato agli altri, non sia io stesso riprovato" (1 Corinzi 9:27).
Ma alcuni uomini vorrebbero reputarsi più saggi di questo grande apostolo, e illustrarci quella che loro falsamente credono essere la via più facile per raggiungere la gioia. Vorrebbero adularci facendoci credere di poter andare in cielo senza rinunciare ai nostri appetiti sensuali, ed entrare per la porta stretta senza combattere contro le nostre inclinazioni carnali. E questo è un altro motivo per cui così tante persone sono solo quasi, ma non del tutto, Cristiani.
Il quinto e ultimo motivo che voglio illustrare, come causa del fatto che molti sono solo quasi Cristiani, è una volubilità e instabilità di temperamento.
Senza dubbio, una disgrazia che molti ministri e credenti sinceri hanno incontrato, è quella di iniziare nello Spirito, ma dopo un po' cadere, e finire nella carne; e questo, non per mancanza delle giuste nozioni religiose, né per un servile spirito di timore dell'uomo, né per amore del denaro, o dei piaceri dei sensi, ma a causa della volubilità e dell'instabilità del loro carattere.
Hanno volto la loro attenzione alla religione solo come novità, come un qualcosa che potesse soddisfarli per un po' di tempo; ma, una volta che la loro curiosità è stata soddisfatta, l'hanno messa da parte: come il giovane che venne a vedere Gesù, vestito di abiti di lino, essi Lo hanno seguito per un periodo, ma quando sono arrivate le tentazioni su di loro, per mancanza di risolutezza si sono lasciati derubare di tutte le loro buone intenzioni, e sono corsi via nudi. Inizialmente, come alberi piantati in riva a un fiume, sono cresciuti e sono fioriti per un periodo; ma non avendo radici in sé, non possedendo un principio di santità e carità, presto si sono seccati e avvizziti (cfr. Luca 8:5 e segg.). Le loro buone intenzioni assomigliano troppo ai movimenti violenti di un animale che viene ammazzato; sebbene impetuosi, hanno breve durata. In breve, cominciano bene il loro cammino verso il cielo, ma quando si accorgono che la strada è più stretta o più lunga di quanto si aspettavano, a causa della loro indole instabile si fermano per sempre, e così "il cane è tornato al suo vomito, e: la scrofa lavata è tornata a rotolarsi nel fango" (2 Pietro 2:22).
Ma io tremo nel pronunciarmi sul destino di questi Cristiani instabili che, dopo aver messo mano all'aratro, per mancanza di un po' più di determinazione, guardano indietro a loro vergogna (cfr. Luca 9:62). Come farò a ripetere loro quella terribile sentenza, "se si tira indietro l'anima mia non lo gradisce" (Ebrei 10:38), e ancora, "[quelli] che sono stati una volta illuminati, hanno gustato il dono celeste, sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo, e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile riportarli un'altra volta al ravvedimento" (Ebrei 6:4-6). Ma nonostante il Vangelo sia tanto severo verso gli apostati, molti che hanno iniziato bene, per il loro carattere incostante (oh, che nessuno di coloro che sono qui presenti sia così) finiscono nel numero di quelli che si tirano indietro a loro perdizione. E questo è il quinto ed ultimo motivo che elencherò per cui così tanti sono solo quasi, ma non del tutto, Cristiani.

III. La follia di essere solo quasi Cristiani


E il primo effetto della follia di tale comportamento è l'impossibilità di essere salvati. È vero, queste persone sono quasi rette; ma centrare quasi il bersaglio significa mancarlo. Dio richiede da noi che lo amiamo "con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima, con tutta la nostra mente e con tutta la nostra forza" (cfr. Marco 12:30; Deuteronomio 6:5). Egli ci ama troppo per permettere qualunque rivalità; poiché, più i nostri cuori sono vuoti di Dio, più sono pieni di tristezza. Il diavolo, infatti, come la falsa madre che si presentò davanti a Salomone (cfr. 1 Re 3:17), vorrebbe che i nostri cuori fossero divisi, come quella donna chiedeva che fosse fatto per il bambino; ma Dio, come la vera madre, voleva tutto o niente. "Figlio mio, dammi il tuo cuore" (Proverbi 23:26), tutto il tuo cuore; questa è la chiamata che viene rivolta a tutti: e se ciò non viene fatto, non potremo mai aspettarci la misericordia divina. 
Le persone possono giocare a fare gli ipocriti, ma Dio nel gran giorno del giudizio li abbatterà con la morte, come fece ad Anania e a Saffira (cfr. Atti 5:1-11) per bocca del Suo servitore Pietro; poiché fingono di offrirgli tutto il loro cuore, ma in realtà gran parte la tengono per sé. Forse possono illudere i loro simili per un tempo; ma Colui che diede ad Ahijah la capacità di gridare"Entra pure, moglie di Geroboamo" (1 Re 14:6), smascherando la donna che, fingendosi un'altra, era venuta a consultarlo per avere notizie su suo figlio che era malato, lo stesso Dio svelerà anche le loro più astute dissimulazioni; e se i loro cuori non appartengono completamente a Lui, essi avranno la stessa sorte degli ipocriti e degli increduli.
Ma, come seconda cosa, quello che rende una "mezza devozione" ancora più inescusabile è il fatto che essa non solo è insufficiente alla loro stessa salvezza, ma anche pericolosa per quella degli altri. Un quasi Cristiano è una delle creature più dannose del mondo; è un lupo vestito da agnello; è uno di quei falsi profeti di cui il nostro benedetto Signore ci ha parlato, nel sermone sul monte: uno di quelli che cercano di persuadere le persone che la via per il cielo è più larga di quanto è in realtà; e dunque, come è stato osservato prima, "non vi entrano loro, né lasciano entrare quelli che cercano di entrare" (cfr. Matteo 23:13). Questi, questi sono gli uomini che corrompono il mondo con uno spirito Laodiceano di tiepidezza, che accendono false luci, facendo naufragare le anime ignare che sono in cammino verso la meta. Essi sono per la croce di Cristo dei nemici peggiori degli infedeli: poiché gli increduli sono ben conosciuti; ma un quasi Cristiano, con subdola ipocrisia, attrae molti a sé; e dunque deve aspettarsi di ricevere per questo maggiore dannazione.
Come terza cosa, non solo ciò è dannoso per noi e per gli altri, ma è anche il massimo esempio di ingratitudine che possiamo esprimere al nostro Signore e Maestro Gesù Cristo. Poiché Egli è venuto dal cielo e ha sparso il Suo prezioso sangue per acquistare questi nostri cuori; e noi gliene vogliamo dare solo metà? Oh, come possiamo affermare di amarLo, quando i nostri cuori non sono uno con Lui? Come possiamo chiamarlo nostro Salvatore, quando non ci sforziamo sinceramente di essere approvati da Lui, affinché Egli veda il frutto del travaglio dell'anima sua e ne sia soddisfatto (cfr. Isaia 53:11) ?
Supponiamo, per esempio, che qualcuno tra noi abbia acquistato un servo per una gran somma di denaro, e che questo servo prima di essere acquistato abbia vissuto nella povertà e nel dolore più estremi, e che sarebbe rimasto in quelle condizioni se non l'avessimo preso in casa nostra; supponiamo anche che, qualche tempo più tardi, questo servo diventasse ribelle, o che si rifiutasse di eseguire più di metà dei suoi doveri; quanto, quanto potremmo rimproverarlo per la sua vile ingratitudine! E questo servo meschino sei tu, o uomo, che ti riconosci redento dall'infinita e inevitabile miseria e punizione eterna grazie alla morte di Gesù Cristo, eppure non dai tutto te stesso a Lui. Ci comporteremo noi con Dio il nostro Creatore in un modo col quale non tratteremo neppure un uomo nostro simile? No, Dio ce ne guardi!
Permettetemi, dunque, di aggiungere un paio di parole di esortazione per voi, per incitarvi a non essere solo quasi, ma del tutto Cristiani. Oh, che noi possiamo disprezzare ogni comportamento vile e sleale verso il nostro Re e Salvatore, il nostro Dio e Creatore. Non attraversiamo delle tribolazioni durante la nostra vita per poi gettarci nell'inferno alla fine. Diamo a Dio tutto il nostro cuore, e non restiamo un attimo di più divisi tra due scelte: se il mondo è Dio, serviamolo; se il piacere è Dio, serviamolo; ma se il Signore è Dio, serviamo, oh, serviamo soltanto Lui! Perché, perché dovremmo aspettare ancora? Perché amare la schiavitù, al punto di non rinunciare completamente al mondo, alla carne, e al diavolo, che con tante catene spirituali lega le nostre anime, impedendo loro di arrivare a Dio? Ahimè! Di cosa abbiamo paura? Dio non è forse in grado di ricompensare la nostra completa ubbidienza? Se lo è, perché non Lo serviamo appieno? Per lo stesso motivo per cui facciamo tanto, perché non facciamo di più? O pensate che essere religiosi solo per metà vi renderà felici, ma andando oltre vi ritroverete miserabili e infelici? Oh, questo, miei fratelli e sorelle, è un inganno: perché questa mezza devozione, questo vacillare tra Dio e il mondo, che rendono così tante persone, all'apparenza ben disposte, dei completi estranei alle consolazioni della fede? Essi seguono la religione solo fino al punto in cui essa disturba le loro concupiscenze, e seguono le loro concupiscenze fino al punto di essere da queste private delle consolazioni della religione. Se invece, al contrario, abbandonassero sinceramente ogni cosa a cui sono legati, e dessero i loro cuori interamente a Dio, sperimenterebbero allora (e non prima di allora) l'inesprimibile gioia di avere una mente in armonia con se stessi, e una tale pace con Dio, che sorpassa ogni conoscenza, e alla quale essi erano stati estranei prima di allora. È vero, se dedichiamo tutti noi stessi interamente a Dio, dovremo affrontare il disprezzo degli uomini; ma esso è necessario a guarirci dal nostro orgoglio. Dobbiamo rinunciare alle gioie dei sensi, perché essi ci impediscono di ricevere quelli spirituali, che sono infinitamente migliori. Dobbiamo rinunciare all'amore del mondo; e questo perché possiamo essere riempiti dell'amore di Dio: e quando esso avrà allargato i nostri cuori, noi, come Giacobbe quando servì per amore della sua amata Rachele (cfr. Genesi 29:20), non reputeremo nulla troppo difficile da sopportare, né ci sarà sofferenza troppo dura da attraversare, per l'amore che allora avremo per il nostro caro Redentore. Così facili, così piacevoli saranno le vie di Dio anche in questa vita: ma quando ci libereremo di questi corpi, e le nostre anime saranno ripiene di tutta la pienezza di Dio, oh, quale cuore può concepire, quale lingua può esprimere con quale ineffabile gioia e consolazione guarderemo indietro ai giorni passati di sincero e umile servizio per il Signore. Pensate allora, miei cari che mi ascoltate, che ci pentiremo di aver fatto troppo? O piuttosto non pensate che ci vergogneremo di non aver fatto di più, e arrossiremo per essere stati così restii ad arrenderci completamente a Dio, sapendo che in futuro Lui voleva darci Se stesso per l'eternità?
Permettetemi, dunque, di concludere, esortandovi, fratelli e sorelle, ad avere sempre davanti ai vostri occhi l'ineffabile felicità di rallegrarvi in Dio. E ricordate che ogni minima parte di santificazione che trascurate, è un gioiello mancante nella vostra corona, un grado inferiore di benedizione eterna quando saremo davanti a Dio. Oh! Pensate e agite sempre così, e non starete più a cercare di conciliare le cose di Dio con quelle mondo; ma, al contrario, sforzatevi quotidianamente di dare sempre di più voi stessi a Lui; e sarete sempre vigili, sempre in preghiera, sempre aspiranti ai più alti livelli di purezza e di amore, e conseguentemente vi preparerete per una sempre maggiore rivelazione dell'amore di Dio, nella cui presenza c'è gioia completa, e alla cui destra vi è la felicità eterna. Amen! Amen!

di George Whitefield

  

“Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio.” 
(1 Corinzi 6:10)

http://consapevolinellaparola.blogspot.com/2016/02/il-quasi-cristiano.html

sabato 11 maggio 2013

Spirito, Anima e Corpo



Uno dei maggiori problemi che i cristiani che credono nella Grazia hanno nel capire come possiamo essere pienamente giusti (perché non sempre ci "sentiamo" giusti), è il concetto di spirito, anima e corpo.

La Bibbia dice chiaramente che abbiamo tutti e tre:

"Ora il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l'intero vostro spirito, anima e corpo siano conservati irreprensibili per la venuta del Signor nostro Gesú Cristo." (1 Ts 5:23 )

Abbiamo lo spirito, abbiamo un'anima, e viviamo in un corpo. Questo è di gran lunga opposto a quanto il mondo creda e cioè che abbiamo solo un corpo e una mente.

Li esamineremo quindi uno per uno.
I. Lo spirito
Quando nasciamo di nuovo, il nostro spirito diventa vivo per Dio.. In precedenza il nostro spirito era in uno stato di morte nei confronti di Dio, ma vivo al peccato (eravamo nel peccato):

"anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia)" (Ef 2, 5 )

Quando mettiamo la nostra fede in Gesù, questa vecchia natura peccaminosa è crocifissa (e sepolta) nella morte di Cristo:

"sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui" (Rom. 6:6)

"perché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio." (Col. 3:3)

Ora il nostro spirito diviene vivente a Dio:

"Allo stesso modo anche voi, fate conto di essere morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore."   (Rom 6:11)

Ed ecco la parte più sorprendente: Nel momento in cui mettiamo la nostra fede in Gesù Cristo, il nostro spirito rinato viene creato altrettanto giusto come Gesù, perfettamente santo e glorioso, e ha la stessa natura di Gesù Cristo stesso! Il Padre ha fatto sì che Gesù divenisse peccato al nostro posto, così abbiamo potuto ricevere la Sua giustizia come un dono gratuito!

"Egli ha fatto Colui che non aveva conosciuto peccato essere peccato per noi, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in Lui." (2 Corinzi 5:21)

Il nostro spirito rinato è talvolta chiamato anche il "nuovo uomo" o "uomo interiore"
.
" e per essere rivestiti dell'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità della verità." (Ef 4,24 )

Questa parte di noi non potrà mai cambiare, ma è resa giusta per sempre!

II. L'Anima
Questo è il regno della psiche e comprende la mente, la volontà, l'intelletto, la personalità e le emozioni.
Questa parte non cambia immediatamente quando siamo nati di nuovo.
Sì abbiamo fatto una scelta per Cristo, ma questa parte di noi ha ancora i vecchi modelli di pensiero e le abitudini della nostra vita prima della fede in Cristo.
Queste abitudini possono essere state formate dal semplice istinto di auto- conservazione, oppure da noi stessi, avendo ceduto ai desideri della nostra vecchia natura peccaminosa.  Anche se noi non desideriamo peccare più, ancora cadiamo e commettiamo errori.
Questo è ciò di cui Paolo parla in Romani 7:15-23:
"Giacché non capisco quel che faccio, perché non faccio quello che vorrei, ma faccio quello che odio. 16 Ora, se faccio ciò che non voglio, io riconosco che la legge è buona. 17 Quindi non sono piú io ad agire, ma è il peccato che abita in me. 18 Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene, poiché ben si trova in me la volontà di fare il bene, ma io non trovo il modo di compierlo. 19 Infatti il bene che io voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. 20 Ora, se faccio ciò che non voglio, non sono piú io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. 21 Io scopro dunque questa legge: che volendo fare il bene, in me è presente il male. 22 Infatti io mi diletto nella legge di Dio secondo l'uomo interiore, 23 ma vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra."

La nostra anima / mente è la parte di noi che passeremo il resto della nostra vita a rinnovare.
Dobbiamo allenare la nostra mente ad essere in accordo con quello che è successo nel nostro spirito. Come possiamo fare questo? Con passare tempo in comunione con Dio, lo studio della parola, pregare, andare in chiesa, etc..

"E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio."  (Rm 12,2)

Questo è il motivo per cui ci viene detto "Abbiate in mente le cose di lassú, non quelle che sono sulla terra" (Col 3,2), perché più si pensa ai pensieri di Dio, più velocemente le nostre menti saranno trasformate. I nostri vecchi modelli di pensiero peccaminosi moriranno di fame, e la nostra mente entrerà in accordo con il nostro spirito rinato.
La nostra anima è la parte di noi che deve essere santificata.

Ricordate il nostro spirito è già santificato e santo: "Perché con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati." Eb 10:14


III. Il corpo:
Quando Gesù morì, Egli ti ha acquistato mediante il Suo sangue. Il tuo spirito è diventato vivo verso Dio, e il tuo corpo ora è un tempio di Dio.

"19 Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio, e che voi non appartenete a voi stessi? 20 Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio."  (1 Cor 6,19-20)

Il nostro corpo tenderà a seguire o lo spirito o la mente. Se cediamo controllo alla mente (e la nostra mente non è stata ancora rinnovata), allora camminiamo secondo la carne, e il frutto di questo è la morte (la morte nel senso che raccoglieremo i risultati delle nostre azioni empie).

"Quale frutto dunque avevate allora dalle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché la loro fine è la morte." (Rom 6:21)

Ma ora, dal momento che siamo stati resi vivi nello spirito (nato di nuovo), camminiamo secondo lo spirito! Se la nostra vecchia natura peccaminosa ora è stata crocifissa con Cristo, perché abbiamo ancora voglia di camminare in base ad essa? Man mano che la nostra mente diventa sempre più rinnovata il nostro corpo e la nostra mente (anima) cammineranno sempre più in linea con quanto già accaduto nel nostro spirito, diventando più impegnati a fini giusti di Dio.

"Perché, come un tempo prestaste le vostre membra per essere serve dell'impurità e dell'iniquità per commettere l'iniquità, così ora prestate le vostre membra per essere serve della giustizia, per la santificazione." (Rom 6:19)

"Or io dico: Camminate secondo lo Spirito e non adempirete i desideri della carne, 17 la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; e queste cose sono opposte l'una all'altra, cosicché voi non fate quel che vorreste." (Galati 5,16-17)

Ricordate che siete uno spirito, avete un'anima e vivete in un corpo. Il vostro spirito è del tutto giusto e santo, così siete diventati la giustizia di Dio!

Andre van der Merwe

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sabato 6 aprile 2013

Un cristiano può odiare oltre che amare?

Un cristiano, una persona con il cuore trasformato dalla grazia di Dio che odia. E’ possibile, oppure la Parola di Dio condanna qualsiasi forma di odio provata da un credente in Cristo? Non pochi credenti “buonisti” probabilmente sarebbero concordi con questa tesi, ma è veramente così? Assolutamente no. Le Sacre scritture non poche volte fanno capire come vi sono alcuni casi in cui è giusto da parte dell’uomo di Dio, odiare. Ad esempio il salmista, nel salmo novantasette scrisse: “Voi che amate l'Eterno odiate il male!... ” (Salmo 97,10).
Anche Salomone, ispirato da Dio, scrisse che per un uomo di Dio, vi è: “un tempo per amare e un tempo per odiare” (Ecclesiaste 3,8). Vi sono quindi casi o situazioni in cui per il cristiano è senza dubbio giusto odiare, così come vi sono motivi altrettanto validi che lo debbano spingere invece ad amare in modo incondizionato e altruistico. Ebbene, quando è opportuno per il figliuolo di Dio amare e in quali momenti invece è altrettanto corretto odiare? Per dare una risposta adeguata e appropriata a tale quesito, penso sia importante vedere come la Bibbia descrive l’amore e l’odio quando essi sono accostati alla vita del cristiano.

LE SANTE QUALITA’ DELL’AMORE

      Saulo di Tarso, scrivendo ai cristiani di Corinto mise in risalto le molteplici qualità che è in grado di manifestare un amore puro e scevro. Virtù che vale la pena leggere ed esaminare da vicino. Ecco il brano ispirato dell’apostolo: “L'amore è paziente, è benigno; l'amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità, tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L'amore non viene mai meno”. (1Corinzi 13,4-8).
     Come abbiamo potuto notare esse sono svariate e tutte rispecchiano la grandezza di questo sentimento meraviglioso. L’amore ha tante sfaccettature le quali ci mostrano quanto sia bello amare. Ora le esamineremo tutte con l’aiuto della Parola di Dio, la sola che può rendere l’uomo preparato per ogni opera buona (2Timoteo 3,16-17).  
      “L’amore è paziente e benigno”. Tale persona non si mostra impaziente nei riguardi di chi ha sbagliato e non reagisce nei riguardi del colpevole con eccessiva durezza. Anzi mostra pazienza nei riguardi del colpevole, nella speranza che si ravveda e riconosca il proprio peccato. Si, chi ha un cuore che segue i dettami divini si comporta esattamente come la Parola di Dio ci sprona a fare nell’epistola ai colossesi: “Vestitevi dunque come eletti di Dio, santi e diletti, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di mansuetudine e di pazienza, sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi, se uno ha qualche lamentela contro un altro; e come Cristo vi ha perdonato, così fate pure voi. Così infatti agisce il Signore nei riguardi di ogni sorta di peccatori” (Colossesi 2,12-13). Seguiamo quindi l’esempio di Dio, il quale di fronte al peccato di ogni sorta di peccatori, egli pazientemente sopporta la cosa nella speranza che si ravvedano dalle loro iniquità e si convertano al bene (Romani 2,4; 2Pietro 3,9).
     “L’amore non invidia” . Anzi essa è felice nel veder prosperare gli altri. Piuttosto che essere invidioso è portato ad accontentarsi di quello che ha (1Timoteo 6,6-8) mostrandosi addirittura generoso nei riguardi del suo prossimo. Dio stesso che è l’amore personificato (1Giovanni 4,8) spinto dalla sua generosità fa sorgere il sole e fa piovere sia sui giusti che sugli ingiusti (Matteo 5,45).
     “L’amore non si mette in mostra, non si gonfia”. Chi ama non esalta se stesso. Non si mette in mostra e non si dimostra arrogante. Piuttosto lo scopo della sua vita è quello di esaltare Dio. Chi ama sa che tutto il bene che compie è opera di Dio e non è merito suo. D'altronde tutte le buone opere che compie l’uomo di Dio sono già state preparate dal Signore stesso affinché il suo servo le faccia (Efesini 2,10). Sapendo oltretutto che è Il Padre celeste a operare nella sua Chiesa anche il volere che la spinge a operare per il Regno di Dio (Filippesi 2,13). L’uomo quindi non ha nulla per cui vantarsi, tranne che nel Signore (1Corinzi 1,31). Non dimentichiamoci che Dio abbassa il superbo e innalza l’umile. Seguiamo allora il consiglio del salmista, perché ciò recherà a noi solo beneficio: “Ho detto agli orgogliosi: «Non vi vantate!», e agli empi: «Non alzate la cresta! Non alzate la vostra cresta in alto, non parlate con il collo duro». Poiché non è dal levante né dal ponente e neppure dal deserto che viene l'esaltazione. Ma è DIO colui che giudica; egli abbassa l'uno e innalza l'altro”. (Salmo 75,4-7).
     “L’amore non si comporta in modo indecoroso”. Indubbiamente l’indecenza non fa parte della vita di chi si fa guidare dall’amore di Dio. Piuttosto com’è scritto nell’epistola ai romani: “Camminiamo onestamente, come di giorno, non in gozzoviglie ed ebbrezze, non in immoralità e sensualità, non in contese ed invidie” (Romani 13,13), Chi ha il “cuore” a immagine e somiglianza di quello di Dio non si farà mai vincere da sentimenti come l’invidia e lo spirito di contenzione. Piuttosto egli manifesterà decoro, trasmettendo al prossimo una sana testimonianza cristiana. Anche un’esistenza che rifletta l’esempio del Cristo è di grande aiuto affinché i non credenti possano, con l’aiuto del Signore, comprendere che vi è un Dio vivente al quale devono rendere conto e quindi essere spinti a ravvedersi e credere nel Figlio di Dio.
     Non dobbiamo dimenticarci che in un autentico discepolo del Signore Gesù alberga lo Spirito di Dio. Di conseguenza non potrà che compiere le sue opere. Ossia manifestare gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine e autocontrollo (Galati 5,22). In lui opere come impurità, dissolutezza, divisioni, idolatria e altre ancora non possono trovare spazio (Galati 5,19-22). No il cristiano non può e non deve essere una persona indecente. Ciò come abbiamo visto è fondamentale ai fini della medesima diffusione del vangelo. Le persone sono portate a soppesare i fatti piuttosto che le parole. Prima di dire ai perduti che il Salvatore è in grado di cambiare le vite, essi devono costatarlo, illuminati da Dio, nella vita di chi proclama la “buona notizia”. Solo così essa avrà efficacia e sarà considerata credibile.
     “L’amore non cerca le cose proprie”. Chi ama è sicuramente altruista, essendo proteso nel continuo al benessere del proprio prossimo. Paolo lo sottolinea con chiarezza nella lettera spedita ai cristiani di Filippi: “Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri” (Filippesi 2,4). Il figliuolo di Dio guarda unicamente al bene del suo prossimo. Primariamente alla sua salvezza. L’apostolo dei gentili dedicò tutta la sua vita al bene degli altri. Una volta, scrivendo ai cristiani di Roma affermò che pur di vedere i suoi fratelli “secondo la carne” sarebbe stato disposto a diventare persino “anatema” agli occhi del Signore (Romani 9,3). Egli fece di tutto, entro i limiti preposti dalla Parola di Dio, pur di vedere sempre più persone credere all’evangelo. Si fece giudeo con i giudei, greco con i greci, debole con i deboli per amore di Dio e del benessere del suo prossimo (1Corinzi 9,20-23). Quale grande esempio da seguire! Il Signore veramente ci aiuti a diventare sempre più simili a questo suo servo perché come lui stesso disse: “Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo”. (1Corinzi 11,1).
     “L’amore non si irrita”. Tra le qualità di una persona nata di nuovo, caratteristica che è presente tra i frutti della “terza persona della trinità” risalta quella dell’autocontrollo (Galati 5,22). Facendosi guidare dallo Spirito, grazie al quale ha pure ricevuto una nuova vita, non perde la padronanza di se. D’altronde un cristiano, tempio dello Spirito santo, non si farà certamente trasportare da un opera della carne come l’ira (Galati 5,19-20). No, non sarà la collera a dominarlo. In lui vi è la pace del Signore. Si quella vera pace che solo il Salvatore è in grado di donare (Giovanni 14,27) e che elargirà verso chiunque crederà in Lui.
     “Non sospetta il male”. Uno spirito vendicativo è proprio quello che chi teme Iddio deve evitare. Un credente non deve provare rancore nei confronti di chi gli ha fatto del male. Quante volte noi offendiamo il Signore durante la giornata. Eppure Lui è sempre pronto a perdonarci e a sopportarci. Non dovremmo noi seguire il suo esempio? Nella stessa preghiera modello del “Padre nostro”, il Cristo fece comprendere come il cristiano deve avere un cuore misericordioso se vuole piacere a Dio: “E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori” (Matteo 6,12). L’Onnipotente perdonerà le nostre colpe solo se noi saremo disposte a dimenticarci degli sbagli fatti nei nostri riguardi da parte del prossimo. Non deve essere quindi il rancore e il desiderio di vendetta a condizionarci, perché tali cose non piacciono al Signore, bensì un cuore pronto al perdono (Romani 12,19).
      “Non tiene conto dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità”. Chi vuole seguire il Cristo deve stare dalla parte della giustizia, contro ogni forma di malvagità. Non è la menzogna a guidare la vita del cristiano, tutt’altro.  Un giorno il Salvatore disse ai suoi seguaci: “Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14,6). Gesù è la verità. Di conseguenza chi appartiene a Lui può solo gioire nella verità e nella giustizia. La sua vita dev’essere sempre in armonia con esse. In qualunque situazione, anche quando riceve del male, non ricambia con la “stessa moneta”. Anzi, in armonia con il comportamento del Messia, il quale per l’appunto quando era oltraggiato non oltraggiava a sua volta (1Pietro 2,23), non rende male per male. Il “nato di nuovo” cerca piuttosto di vincere la cattiveria con il bene (Luca 6,29). Lo sappiamo, comportarsi in questo modo non è facile, ma con l’aiuto dello Spirito di Dio, possiamo riuscirci. Ricordiamoci che possiamo ogni cosa in Colui che ci fortifica (Filippesi 4,13).
     “Tollera ogni cosa”. Chi ama secondo l’esempio del Cristo, tende a coprire ogni cosa. A sopportare i torti che riceve. A passarci sopra e a perdonare il proprio offensore. Il discepolo di Cristo quindi, spinto da quella mansuetudine trasmessagli dal Signore, tende a sopportare le offese che riceve, sia da non credenti che da convertiti. “… L’amore copre una moltitudine di peccati …” (1Pietro 4,8). Questo affermò l’apostolo Pietro nella sua prima lettera. D’altronde egli non faceva altro che confermare quello che lo scrittore dei Proverbi affermò secoli prima: “Chi copre una colpa si procura amore, ma chi vi ritorna sopra divide gli amici migliori” (Proverbi 17,9). Se quindi la persona che ha subito la trasgressione si farà guidare dall’amore di Dio, ci “passerà sopra” quando il trasgressore gli avrà chiesto perdono.
     “Crede ogni cosa”. Questo ovviamente non vuol dire che crede ogni cosa che gli si dice, qualsiasi persona lo faccia. Piuttosto Il cristiano ha piena fiducia nella Parola di Dio, anche se le apparenze sembrano suggerirgli il contrario. Egli sa che Dio non può mentire (Tito 1,2). Già il popolo d’Israele lo comprese all’epoca di Giosué: “Or ecco, io me ne vado oggi per la via di tutto il mondo; riconoscete dunque con tutto il vostro cuore e con tutta la vostra anima che non è caduta a terra una sola di tutte le buone parole che l'Eterno, il vostro DIO, ha pronunciato nei vostri confronti; si sono tutte avverate per voi; neppure una è caduta a terra” (Giosué 23,14). Quello che il Signore proclama non sono mai parole a vuoto. Tutto quello che dice si realizza e corrisponde a verità. Come ha affermato lo stesso Giosué, nessuna parola di Dio “cade a terra”. I cristiani quindi sanno di credere in un Dio di verità e la menzogna non farà mai parte della sua natura (Salmo 31,5).
     “Spera ogni cosa”. Sperare in Dio da grande forza. Più di quanto noi possiamo mai immaginare. L’apostolo Paolo lo sapeva. Per questo ai cristiani di Tessalonica scrisse tali cose per spronarli ad andare avanti: “ricordando continuamente la vostra opera di fede, la fatica del vostro amore e la costanza della speranza che voi avete nel Signore nostro Gesù Cristo davanti a Dio, nostro Padre” (1Tessalonicesi 1,3). La speranza in Cristo dava a quei credenti la forza di andare avanti nel loro ministero cristiano. Costoro, grazie ad essa rimanevano costanti e perseveranti in Dio e nella sua parola. Nessuno, di chi spera nel Signore, rimarrà mai deluso questo è certo. L’importante è avere fiducia in Lui. Nelle sue promesse, non perdere mai la speranza in esse e allora vedremo la gloria dell’Eterno nella nostra vita.
     “Sopporta ogni cosa”. Chi vuol vivere santamente in Cristo, sarà anche perseguitato. Questa è la sacrosanta realtà. Il Signore Gesù più volte mise in guardia i suoi discepoli a riguardo. Nell’evangelo di Luca per esempio affermò in modo esplicito che i cristiani sarebbero stati odiati da tutti coloro che non appartenevano al Salvatore (Luca 21,17) e i fatti hanno confermato tutto ciò. La Chiesa però non si sarebbe certo arresa per questo. Anche se nel mondo gli eletti avrebbero avuto tribolazione, Colui che viveva in loro per mezzo dello Spirito santo, aveva vinto il mondo (Giovanni 16,33). Oltretutto come scrisse lo stesso Paolo: “E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce perseveranza, la perseveranza esperienza e l'esperienza speranza. Or la speranza non confonde, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Romani 5,3-5). Per i primi cristiani è sempre stato un grande onore ricevere vituperio a causa del Cristo e dell’evangelo (Atti 5,41). Lo è anche per noi? Se ci riputiamo seguaci del Messia proveremo gli stessi sentimenti della Chiesa primitiva e ringrazieremo il Signore per questo.
     “L’amore non viene mai meno”. Si, l’amore non verrà mai meno (1Corinzi 13,8) perché ha Dio stesso come fondamento (1Giovanni 4,8). Ci sono cose che passeranno, altre che finiranno. L’amore di Yahvé invece durerà in eterno perché Lui è il Dio d’eternità (Genesi 21,33).
                                   
                                      CI SONO CASI IN CUI UN CRISTIANO PUO’ ODIARE?

     Abbiamo visto come non solo un cristiano possa e debba amare, ma anche quante qualità è in grado di suscitare nella persona che prova tale meraviglioso sentimento. Ora però è giusto porci una domanda. Ci sono casi in cui un credente in Cristo può odiare oppure no? La Parola di Dio risponde di si. Lo stesso Yahvé tramite il profeta Amos disse al suo popolo:  “Odiate il male, amate il bene e stabilite saldamente il diritto alla porta. Forse l'Eterno, il Dio degli eserciti, userà misericordia col residuo di Giuseppe” (Amos 5,15).
     Il cristiano se vuole piacere a Dio deve aborrire il male, Provare disgusto per esso in modo da starne il più lontano possibile. In pratica deve provare per esso lo stesso sentimento che nutre il Signore. L’Onnipotente aborriva il male in tutte le sue forme (Proverbi 6,16-19). Anche Il re Davide, l’uomo secondo il cuore di Dio (Atti 13,22) nei riguardi di coloro che consapevolmente si rivoltavano contro Dio compiacendosi del loro cuore malvagio, ebbe parole durissime: “Non odio forse quelli che ti odiano, o Eterno, e non detesto quelli che si levano contro di te? Io li odio di un odio perfetto; essi son divenuti miei nemici” (Salmo 139,21-22). Ovviamente l’odio che devono provare i cristiani non ha nulla a che vedere con il disprezzo o il rancore. Esso si esprime semplicemente evitando il male e coloro che lo praticano impunemente (1Corinzi 5,11).
     No, chi ama Dio non potrà mai perseverare nel male. Cercherà sempre di combatterlo, santificandosi ogni giorno di più col solo scopo di piacere a Dio, seguendo nel continuo l’esempio per eccellenza. Il Figlio di Dio, Gesù Cristo il Signore. Iddio ci aiuti in questo. Amen.

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ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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