per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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lunedì 26 gennaio 2015

La vittoria della Croce di Cristo

Era la notte prima della crocifissione di Cristo. Gesù aveva riunito i suoi discepoli in una sala posta in alto per prepararli alla sua dipartita dalla terra; dopo aver condiviso insieme la cena, il Signore prese un asciugatoio e si mise a lavare i loro piedi.
Quella sera Gesù disse a questi devoti seguaci che stava per essere “innalzato” (intendendo crocifisso) dalle mani di uomini malvagi. Quando lo disse loro, Egli stava preavvisandoli di quanto stava per accadere.
Gesù terminò questo messaggio, diretto a loro, dicendo; “Io son proceduto dal Padre, e son venuto nel mondo; di nuovo io lascio il mondo, e vo al Padre.” (Giovanni 16:28).
A questo i discepoli risposero: “Ecco, tu parli ora apertamente, e non dici alcuna similitudine. Or noi sappiamo che tu sai ogni cosa, e non hai bisogno che alcun ti domandi; perciò crediamo che tu sei proceduto da Dio.” (Giovanni 16:29-30).
I discepoli volevano far sapere a Gesù che avevano compreso chiaramente quanto egli aveva detto loro. Ma più significativamente, prendete nota delle loro parole nell’ultimo verso: “Or noi sappiamo … perciò crediamo …”.
Sembra che una grande fede abbia preso posto nelle loro anime; questi uomini stavano dichiarando a Gesù: “Ora vediamo, Gesù. Ora sappiamo. Ora crediamo!”
Tutto ciò sembra suggerire che i discepoli erano pronti per i dolorosi e cruenti giorni che sarebbero venuti.
Gesù rispose ai suoi discepoli con una domanda: “Ora credete voi?” (Giovanni 16:31).Quando Cristo fece questa domanda, in altre parole stava chiedendo ai suoi discepoli:
“Comprendete ora cosa avete davanti a voi? Sarete capaci di bere dalla coppa che io sto per bere? Siete pronti a credere, quando domani mi vedrete pendere dalla croce come se fossi indifeso?”
“Crederete ancora quando sembrerà che Io non abbia alcun potere sugli uomini o sul diavolo? La vostra fede rimarrà stabile quando vedrete mio Padre lasciarmi nelle mani dei nemici per un tempo? La vostra fede rimarrà incrollabile in quel momento?”
“La vostra fede sopporterà di vedere il mio viso sfigurato in modo da non essere riconosciuto? Cosa accadrà alla vostra fede in quell’ora quando il vostro Salvatore sembrerà non avere alcun potere da salvare nemmeno sé stesso?”
“Ditemi, credete ora? Veramente credete?”
“Ecco, l’ora viene, e già è venuta, che sarete dispersi, ciascuno in casa sua, e mi lascerete solo …” (Giovanni 16:32).
L’ora della prova è venuta.Questa è l’ora della prova, che segue molte dolci ore di amorevole comunione. Pensate a questo: soltanto qualche ora prima Gesù aveva teneramente lavato i piedi ai suoi discepoli, appena poche ore prima li aveva avvisati della sofferenza e del dolore che lo aspettavano con la sua crocifissione.
Ma durante l’ora della prova divenne subito chiaro che i discepoli non avevano compreso quello che Gesù aveva insegnato loro. Che gioia deve esserci stata nell’inferno quando quest’ora arrivò; in un tempo brevissimo , Pietro passò dal vantarsi della propria fede a rinnegare Cristo e maledirlo. Tutti i discepoli abbandonarono Gesù, proprio come aveva predetto: “… sarete dispersi, ciascuno in casa sua…” (Giovanni 16:32), fuggendo verso un rifugio.
Comunque prima di giudicare questi uomini, immaginatevi di essere stati vicini a quella croce in que giorno; cosa avreste fatto udendo Gesù gridare: “Padre perché mi hai abbandonato?”. Quali pensieri sarebbero passati nella vostra mente? Sospetto che avreste avuto gli stessi pensieri che ebbero i discepoli; come loro anche voi vi sareste chiesti:
“Dov’è la mano di Dio in tutta questa sofferenza e dolore? Dov’è ora il Padre? Perché permette che accada una così terribile cosa, dopo che Gesù ha promesso ogni cosa per il Suo regno?”
Furono questi tipi di pensieri che portarono i discepoli diritti in una fossa di disperazione, devono aver tremato, pensando: “Pensavamo che fosse la nostra speranza”. Ora vedevano la loro speranza frantumata davanti a loro.
È in questa ora di apparente perdita di speranza che vediamo una fugace visione della vittoria della croce.Satana probabilmente si sentiva soddisfatto in quel momento; deve aver pensato che stava vedendo un schema di comportamento, a suo vantaggio, in mezzo al popolo di Dio. Lo immagino mentre pensa: “Questa è un quadro di quanto verrà in seguito; i seguaci di Cristo si piegheranno quando dovranno sopportare dolore e sofferenza; cadranno non appena i problemi li colpiranno, quando dovranno prendere la loro croce, rigetteranno la loro fede”.
Infatti la scena al Calvario non sembrava certo una vittoria; ma in quel giorno qualcosa era all’opera, di cui Satana non sapeva nulla. Era qualcosa che il diavolo non capirà mai sul nostro benedetto Salvatore; sto parlando dell’incommensurabile misericordia di Dio in Cristo!
Qualcosa di incredibile accade quando una persona riceve Gesù come Signore. Una volta che abbandona il mondo per seguirlo, sono per sempre legati al Signore con corde d’amore. Considerate la descrizione di Paolo della sua incommensurabile misericordia:
“Chi ci separerà dall’amore di Cristo? …Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Romani 8:35,38-39).
Malgrado il vergognoso fallimento dei discepoli, la misericordia di Dio era interamente all’opera in loro attraverso lo Spirito Santo; quella misericordia determinò la vittoria dopo gli oscuri giorni della croce. Un seme di fede era stato piantato nei seguaci di Gesù e le loro case erano state costruite sulla roccia. Esse erano state scosse, ovviamente, da una tempesta satanica contro le loro mura e poderose onde colpivano le fondamenta, ma quando la tempesta passò queste case erano ancora in piedi.
Il seme di fede non era morto, era completamente vivo! Le preghiere di Gesù avevano prevalso; la fede di questi seguaci non era crollata.
Vorrei focalizzarmi su una delle molte vittorie della croce.Nessuno può enumerare le compassioni di Cristo e le molte benedizioni del Suo sangue versato; ma voglio particolarmente glorificarLo in una vittoria: il perdono di tutti i peccati passati.
“Ma se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. … Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.” (1Giovanni 1:7,9).
È imperativo che ogni seguace di Gesù dimori in questa gloriosa verità; appropriarsi di questo ha a che fare se riusciremo a mantenere una fede vittoriosa nel mezzo di terribili afflizioni. In verità, in tempi di incertezza il problema di rimanere nel perdono di Cristo è cruciale.
Molti di noi che per anni hanno servito Gesù fedelmente, sono cresciuti confidando che la nostra fede può resistere a qualunque fornace ardente. Come i discepoli, testimoniamo : “Ora vedo, Signore. Ora credo”. Ringraziamo Dio che Cristo ha aperto i nostri occhi al Suo scopo eterno.
Spesso inaspettatamente dobbiamo affrontare una crisi tremenda, sopraffacente. Realizziamo di essere entrati in una fornace arroventata sette volte di più di quanto nessuno di noi abbia saputo. Siamo arrivati al faccia a faccia con una battaglia così dolorosa, un combattimento così logorante che la nostra casa comincia a tremare, per essere subito inondata da paure e problemi.
Considerate la testimonianza di un retto predicatore Puritano della storia.Questo predicatore aveva avuto una grande esperienza di sofferenza nella propria vita; egli parlò per una moltitudine di cristiani quando scrisse: “La prima cosa che molti chiedono è: ‘Cosa ho fatto? Dio, ho sbagliato verso di te?’”
Ciò è illustrato anche da una lettera che ho ricevuto da una cara sorella in Cristo. Mi ha scritto quanto segue della sua grande sofferenza:
“Sembra che le prove non cessino mai, neanche per un periodo di riposo; non comprendo se questo è il castigo del Signore.”
“Mi sono chiesta se i problemi della mia famiglia siano dovuti alla mia vita prima di essere salvata; me lo chiedo sempre. Ho chiesto al Padre più e più volte se fosse questa la causa, perché proprio non lo so.”
“A volte mi sento che se questo è il mio castigo, la punizione è più di quanto possa sopportare. Preferirei che la pena della punizione per i miei precedenti peccati facesse soffrire solo me invece che anche i membri della mia famiglia”.
“Amo il Signore e sviarmi da Lui non è qualcosa che possa considerare. Egli è la mia vita, ma recentemente mi sentivo che sarebbe stato meglio se non fossi mai nata, così i miei figli non sarebbero stati qui a soffrire”.
“Certe volte ho anche sentito dentro me che sarei voluto andare a stare con Gesù. Ma questo è egoistico, perché i miei figli hanno bisogno di me”.
“Per favore se hai da darmi qualche spiegazione che possa chiarirmi la mente, lo apprezzerei moltissimo”.
Vi dico la stessa cosa che dissi a questa donna: Ascoltate le parole dell’apostolo Paolo. Egli scrive: “Ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza[pazienza] verso i peccati commessi in passato” (Romani 3:24-25, il corsivo è mio).
Attraverso la fede nel sangue sparso di Cristo, tutti i peccati passati sono coperti.Siamo resi puri agli occhi di Dio attraverso il suo perdono immeritato. Tutta la colpa, paura e condanna sono tolti, tutti i carichi passati sono spazzati via!
In breve, Dio non tiene più conto contro di voi dei vecchi peccati; Egli vi ha riconciliato a Se Stesso, senza alcuna alienazione da parte Sua. Sorprendentemente il Signore ha previsto tale riconciliazione mentre eravate ancora nel peccato. Vi chiedo, quanto di più ancora questa riconciliazione può applicarsi adesso rispetto al momento in cui avevate creduto nella vittoria della croce?
Secondo Paolo: “Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di Lui salvati dall’ira. Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.” (Romani 5:10).
Alla fine Paolo ci dice: “Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Romani 8:1). Il peccato ha perso ogni suo potere per condannare; ciò è accaduto alla croce di Cristo.
Il problema è che rimangono delle conseguenze al peccato.Alcune conseguenze del peccato possono essere causate da passate abitudini; allo stesso modo le correzioni del Signore spesso accompagnano il peccato. Ma come figlio di Dio devi fissare nella mente una volta per tutte: Dio non corregge i Suoi figlioli nell’ira.
Perché il Signore corregge quelli che egli ama,e punisce tutti coloro che riconosce come figli». Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga?” (Ebrei 12:6-7).
Non sarete mai così amati rispetto a quando siete puniti o corretti dal Signore, infatti l’intero processo della correzione ha a che fare con il desiderio di Dio per voi; ogni cosa è diretta per farvi afferrare la conoscenza e la gloria Sua.
Ma non errate: la Bibbia chiama dolorosi questi periodi, non ci troverete gioia in nessuna maniera. “È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recare gioia …” (Ebrei 12:11). Nondimeno ci viene detto: “… in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa.” (stesso verso).
Nel corso degli anni ho dovuto spegnere molte frecce e bugie di Satana. Oggi io proclamo con certezza: “Dio non è adirato con me e, cari seguaci di Gesù, non lo è neanche con voi. Perciò zittite tutto quello che invece il diavolo dice!”.
Questa è la vittoria della croce: pace con Dio e la reale pace di Dio.Alla croce, la misericordia e la pace prendono un volto, è il volto di un uomo, Gesù Cristo. Nella storia ogni volta che un figlio di Dio ha pienamente creduto nella potenza purificante e guarente del sangue di Cristo, gli è stata promessa pace. Essa è la pace di Cristo, quella pace che regna nel paradiso.
Le parole di Paolo su questo argomento sono rivolte affinché ogni credente le applichi nel suo cammino
E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.” (Colossesi 3:15, il corsivo è mio).
Cari santi questa è la nostra speranza in tutte le nostre battaglie: che la pace regni nei vostri cuori, riposando nelle promesse di Dio. “Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera. Il Signore sia con tutti voi.” (2Tessalonicesi 3:16).
Possa la seguente preghiera di Paolo diventare nostra in questi giorni di incertezza:
“Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.” (Romani 15:13).
Grazie a Dio per la Sua gioia e pace! Amen.
da: w.w.w.notizievangeliche.com

sabato 22 marzo 2014

Redenzione




"Poiché anche il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti" (Matteo 20:28)
  
La prima volta che fu mio dovere di occupare questo pulpito e predicare in questa sala, la mia congregazione aveva l'aspetto di una massa irregolare di persone raccolte da tutte le strade di questa città per ascoltare la Parola. Io, allora, ero semplicemente un evangelista, che predicava a molti che non avevano mai udito il Vangelo prima. Per grazia di Dio, il cambiamento più benedetto ha avuto luogo, e ora, invece di avere una moltitudine irregolare radunata insieme, la mia congregazione è stata fissata come quella di ogni ministro in tutta la città di Londra. Riesco da questo pulpito ad osservare il volto dei miei amici, che hanno occupato gli stessi luoghi, il più vicino possibile, per tutti questi mesi, e ho il privilegio e il piacere di sapere che una percentuale molto grande, certamente tre quarti delle persone che si riuniscono qui, non sono persone che si trovano qui per curiosità, ma sono i miei ascoltatori regolari e costanti. E osservo, che, anche il mio ruolo è stato cambiato. Dall'essere un evangelista, ora la mia attivitá è diventata quella di essere il vostro pastore. Una volta eravate un gruppo eterogeneo assemblato, per caso, per ascoltarmi, ma ora noi siamo uniti insieme da legami di amore, e tramite l'associazione abbiamo imparato ad amarci e rispettarci l'un l'altro, siete divenuti il gregge del mio pascolo, membri delle mie pecore, e ora ho il privilegio di assumere la posizione del pastore in questo luogo, oltre che nella cappella dove lavoro la sera. Penso, quindi, che colpirà il giudizio di ogni persona, dato che sia la congregazione che l'ufficio sono ormai cambiati, che l'insegnamento stesso debba, in qualche misura, subire una differenza. E' stata mia abitudine di rivolgermi a voi attraverso delle semplici verità del Vangelo, ho, molto raramente, in questo luogo, tentato di immergervi nelle cose profonde di Dio. Un testo che ho pensato adatto per la mia comunità, la sera, non avrebbe dovuto costituire oggetto di discussione in questo luogo la mattina. Ci sono molte dottrine alte e misteriose da cui spesso ho preso l'occasione per  movimentare un discorso in casa mia, ma che non mi sono mai preso permesso di introdurre qui, in quanto eravate una comunità di persone casualmente riunite insieme per ascoltare la Parola. Ma ora, dal momento, che le circostanze sono cambiate, anche l'insegnamento verrà cambiato. Io non sarò, ora, semplice, non mi limiterò alla dottrina della fede, o all'insegnamento del battesimo del credente, io non resterò sulla superficie delle questioni, ma mi avventurerò, come Dio mi guiderà, per entrare in quelle cose che sono alla base della religione che teniamo così cara. Io non arrossirò per predicare di fronte a voi la dottrina della Divina Sovranità di Dio, io non vacillerò nel predicare, senza alcuna riserva e senza mancanza di schiettezza, la dottrina dell'elezione.Io non avrò timore di proporre la grande verità della perseveranza finale dei santi, io non negherò quella verità, indubbia, della Scrittura, circa la chiamata efficace degli eletti di Dio, io mi sforzerò, come Dio mi aiuterà, di non tenere lontano nulla da voi che siete diventati il mio gregge.
Visto che molti di voi hanno ora "gustato che il Signore è misericordioso", cercheremo di attraversare tutto il sistema delle dottrine della grazia, in modo che i santi possano essere edificati e costruiti nella loro santissima fede.
Inizierò questa mattina con la dottrina della Redenzione. "Egli ha dato la sua vita in riscatto per molti".
La dottrina della Redenzione è una delle dottrine più importanti del sistema della fede. Un errore su questo punto porterà inevitabilmente ad un errore attraverso l'intero sistema della nostra fede.
Ora, voi dovete essere consapevoli che ci sono diverse teorie della Redenzione. Tutti i cristiani ritengono che Cristo è morto per redimere, ma non tutti i cristiani insegnano la stessa redenzione.  Noi ci distinguiamo per quello che crediamo circa la natura dell' espiazione, e  il disegno della redenzione.  Ad esempio, l'Arminiano sostiene che Cristo, quando morì, non morì con l'intento di salvare alcune particolari persone, ed essi insegnano che la morte di Cristo non implica di per sé di custodire, senza ombra di dubbio, la salvezza a qualunque uomo viventeEssi credono che Cristo sia morto per dare la salvezza ad ogni uomo possibile, e che attraverso il cambiamento, un uomo, a cui piaccia, può conseguire, di conseguenza, la vita eterna; di conseguenza, essi sono obbligati a ritenere che, se la volontà dell'uomo non cambia e non si arrende volontariamente, alla grazia, allora l'espiazione di Cristo sarebbe inefficace. Essi sostengono che non vi era alcuna particolarità e individualità nella morte di Cristo. Cristo è morto, secondo loro, tanto per Giuda che si trovava nell'Inferno quanto per Pietro che è salito al Cielo. Essi credono che per coloro che sono stati consegnati al fuoco eterno, ci fu una vera e propria redenzione fatta come per coloro che ora si trovano davanti al trono dell'Altissimo. Ora, noi non crediamo affatto a niente del genere. Noi riteniamo che Cristo, quando morì, aveva un oggetto in vista, e l'oggetto sarà, in verità e senza ombra di dubbio, realizzato. Noi misuriamo il progetto della morte di Cristo dall'effetto di esso. Se qualcuno ci chiede: "Come il progetto di Cristo ha a che fare con la sua morte?" rispondiamo a questa domanda chiedendogli altro, "Che cosa ha fatto Cristo, o che cosa farà Cristo attraverso la sua morte?"  Noi dichiariamo che la misura degli effetti dell'amore di Cristo, è la misura del progetto di esso. Non possiamo in alcun modo smentire la nostra ragione per pensare che la volontà dell'Iddio Onnipotente possa essere frustrata, o che il progetto di una così grande cosa come l'espiazione, possa in qualsiasi modo, andare perso.
Noi riteniamo, non abbiamo paura di dire che noi crediamo, che Cristo è venuto in questo mondo con l'intenzione di salvare 'una moltitudine immensa, che nessuno può contare', e crediamo che come risultato di questo, ogni persona per la quale Egli morto deve, senza ombra di dubbio, essere purificata dal peccato, e sosteniamo, lavata nel sangue, davanti al trono del Padre. Noi non crediamo che Cristo abbia fatto alcuna espiazione efficace per coloro che sono dannati per sempre, non osiamo pensare che il sangue di Cristo sia stato mai versato con l'intenzione di salvare coloro che Dio non ha preconosciuto e che non avrebbero mai potuto essere salvati, e alcuni dei quali erano persino all'inferno quando Cristo, secondo la testimonianza di alcuni uomini, morì per salvarle.
Ho così appena affermato la nostra teoria della redenzione, e accennato alle differenze che esistono tra i due grandi partiti nella chiesa professante. Sarà ora mio impegno di mostrare la grandezza della redenzione di Cristo Gesù, e in tal modo, spero di essere abilitato dallo Spirito di Dio, per far emergere l'intero grande sistema della redenzione, in modo che possa essere compreso da tutti noi, anche se non tutti noi possiamo riceverlo. Per voi è necessario tenere questo in mente, che alcuni di voi, forse, potrebbero essere pronti a contestare le cose che affermo, ma voi dovrete ricordare che questo è niente per me, io in ogni momento insegnerò quelle cose che ritengo essere vere, senza ostacolo o intralcio da parte di qualunque uomo che respira. Voi avete la libertà di fare lo stesso nei vostri luoghi, e di predicare le vostre opinioni nelle vostre assemblee, così come io rivendico il diritto di predicare le mie, completamente, e senza esitazione.
Cristo Gesù "ha dato la sua vita in riscatto per molti», e da quel riscatto Egli ha realizzato per noi un grande redenzione. Cercherò di mostrare la grandezza di questa redenzione, misurandola in cinque modi. Noi osserveremo la sua grandezza, prima di tutto, dalla nefandezza della nostra colpa, dalla quale Egli ci ha liberato, in secondo luogo, valuteremo la Sua redenzione attarverso la severità della giustizia divina, in terzo luogo, la misureremo attraverso il prezzo che ha pagato e i dolori che Egli ha sopportato, poi cercheremo di magnificarla, osservando la liberazione che Egli, effettivamente, ha realizzato , e, infine,  chiuderemo osservando il gran numero per i quali è stata realizzata questa redenzione, che nel nostro testo, guardate! vengono descritti come "molti".

I. In primo luogo vedremo che la redenzione di Cristo non fu una piccola cosa, se noi lo facciamo misurando, prima di tutto, i nostri peccati

Fratelli miei, guardate, per un momento, la cavità del pozzo da dove siete stati estratti, e la cava in cui siete stati lavorati. Voi, che siete stati lavati, e purificati e santificati, fate una pausa per un momento, e guardate indietro al passato stato della vostra ignoranza; i peccati nei quali indulgevate, i crimini nei quali siete stati frettolosi, la ribellione continua contro Dio in cui eravate abituati a vivere. Un peccato può rovinare un'anima per sempre, non è nel potere della mente umana di cogliere l'infinità di male che sonnecchia nelle viscere di un peccato solitario. Esiste una vera infinità di colpa formulata in una trasgressione contro la maestà dei Cieli. Se, poi, voi ed io abbiamo peccato, solo una volta, nient'altro che un'espiazione di infinito valore potrebbe mai lavare via il peccato e fare soddisfazione per esso. Ma è stata una volta sola che voi ed io abbiamo trasgredito?
No, fratelli miei, le nostre iniquità sono più numerose dei capelli del nostro capo, esse hanno potentemente prevalso contro di noi. Potremmo, nello stesso modo, cercare di enumerare la sabbia sulla riva del mare, o contare le gocce che nel loro insieme formano l'oceano, che tentare di contare le trasgressioni che hanno segnato la nostra vita. Ritorniamo alla nostra infanzia. Quanto presto abbiamo iniziato a peccare! Quanto abbiamo disubbidito ai nostri genitori, e anche allora abbiamo imparato a fare della nostra bocca una casa di bugie! Nella nostra infanzia, quanto eravamo pieni di lascivia e caparbietà! Testardi e storditi, abbiamo preferito la nostra via, sfuggendo via da tutte le restrinzioni che dei genitori pii misero su di noi. Né la nostra gioventù ci rese sobri. Selvaggiamente ci gettammo, molti di noi, nel bel mezzo della danza del peccato. Diventammo dei maestri di iniquità, non solo peccammo per noi stessi, ma insegnammo agli altri a peccare. E per quanto riguarda la vostra virilità, voi che siete entrati nel pieno della vita, sebbene possiate, anche, essere diventati, apparentemente, più sobri, affinché poteste essere, in qualche modo, liberati dalla dissipazione della vostra giovinezza, quanto poco, anche da uomini, siete divenuti migliori! A meno che la grazia sovrana di Dio ci abbia rinnovatI, non siamo migliori ora di come eravamo quando abbiamo iniziato, e anche se essa ha operato, abbiamo ancora peccati dai quali pentirci, e tutti noi dovremmo sdraiarci con le nostre bocche nella polvere, e gettarci cenere sulle nostre teste, e gridare: "Impuro! Impuro!"
E oh! voi che vi appoggiate stancamente al vostro personale, il sostegno della vostra vecchiaia, non avete voi dei peccati ancora aggrappati alle vostre vesti? Sono le vostre vite bianche come i capelli innevati che coronano il vostro capo? Non sentite ancora che la trasgressione insudicia la gonna della vostra veste, e deturpa il suo candore? Quanto spesso siete, ora, immersi nel fosso, finché i vostri vestiti non vi aborriscono! Gettate i vostri occhi sui sessanta, settanta, e ottant'anni, durante i quali Dio ha risparmiato le vostre vite, e dite se potete, anche solo per un momento,  pensare che sia possibile, che possiate numerare le vostre innumerevoli trasgressioni, o calcolare il peso dei crimini che avete commesso?
O voi stelle del Cielo! gli astronomi possono misurare la vostra distanza e dire la vostra altezza, ma o voi peccati del genere umano! voi superate ogni pensiero. O voi alte montagne! la casa della tempesta, il luogo di nascita della tempesta! l'uomo può scalare le vostre vette e stare con stupore sulle vostre nevi, ma voi colline del peccato! voi torreggiate più alte rispetto ai nostri pensieri. Voi voragini delle trasgressioni! voi siete più profonde di quanto la nostra immaginazione osi immergersi. Voi state accusandomi di calunniare la natura umana? E' perché voi non la conoscete. Se Dio avesse una volta sola manifestato il vostro cuore a voi stessi, voi mi testimoniereste, che fino ad ora sono molto lontano dall'esagerare, che le mie povere parole non riescono a descrivere la disperazione della nostra cattiveria. Oh! se potessimo, ognuno di noi,  guardare nei nostri cuori oggi, se i nostri occhi potessero essere voltati all'interno, in modo da vedere l'iniquità che è scolpita come con la punta del diamante sui nostri cuori di pietra, noi dovremmo poi dire al ministro, che in qualsiasi modo egli possa descrivere la disperazione della colpa, tuttavia non potrà in alcun modo superarla.
Quanto grande, quindi, amati, deve essere stato il riscatto di Cristo, quando Egli ci ha salvati da tutti questi peccati! Gli uomini per i quali Gesù morì, per quanto grandi fossero i loro peccati, quando credono, sono giustificati da tutte le loro trasgressioni. Anche se possono aver indugiato in ogni vizio e ogni lussuria che Satana potrebbe aver suggerito, e che la natura umana potesse compiere, eppure, una volta creduto, tutta la loro colpa è lavata via. Anno dopo anno possono essersi rivestiti di oscurità, fino a che il loro peccato è divenuto di doppio colore, ma, in un momento di fede, un momento trionfante di fiducia in Cristo, la grande redenzione toglie la colpa di numerosi anni. Anzi, di più, se fosse possibile da tutti i peccati che gli uomini hanno compiuti; la grande redenzione è del tutto sufficiente per prendere tutti questi peccati, e lavare il peccatore sino a renderlo più bianco della neve.
Oh! chi misurerà le altezze di tutta la sufficienza del Salvatore? In primo luogo, dirà quanto alto è il peccato, e, quindi, ricorderà che, come il diluvio di Noè è prevalso sulle cime delle montagne della terra, così il flusso della redenzione di Cristo prevale sulle cime delle montagne dei nostri peccati. Nei tribunali del Cielo ci sono, oggi, uomini che una volta erano assassini e ladri e ubriaconi, e fornicatori e bestemmiatori, e persecutori, ma essi sono stati lavati e sono stati santificati. Chiedete loro da dove è venuta la luminosità delle loro vesti, e dove hanno conseguito la loro purezza, e, con il respiro unito, vi diranno che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello. O voi coscienze turbate! stanche e appensantite da quei pesanti carichi! O voi che gemete e soffrite a causa del peccato! la grande redenzione ora proclamata a voi è sufficiente per tutti i vostri desideri, e quand'anche i vostri numerosi peccati superassero in numero tutte le stelle che brillano in cielo, qui vi è un'espiazione fatta per tutti loro, un fiume che può straripare interamente su di loro, e portarli lontano da voi per sempre.
Questa, quindi, è la prima misura dell'espiazione, la grandezza della nostra colpa.

II. Ora, in secondo luogo, dobbiamo misurare la grande redenzione attraverso la severità della giustizia divina

"Dio è amore," amando da sempre, ma la mia prossima proposizione non interferisce affatto con questa affermazione. Dio è severamente giusto, inflessibilmente severo nei suoi rapporti con gli uomini. Il Dio della Bibbia non è il Dio di immaginazione di alcuni uomini, che pensa così poco del peccato, che passa sopra esso senza richiederne alcuna punizione. Egli non è il Dio degli uomini che immaginano che le nostre trasgressioni siano tali piccole cose, tali semplici peccatucci che il Dio del Cielo strizza loro l'occhio, e li subisce fino a lasciarli morire dimenticati. No, il Signore, il Dio di Israele, ha dichiarato che Lo riguardano, "Il Signore tuo Dio è un Dio geloso." E' Sua la dichiarazione: "Io non lascerò impunito il colpevole." e "L'anima che pecca, morirà."
Imparate, amici miei, a guardare a Dio, sia a quanto è severo nella Sua giustizia, come se non fosse amorevole, e sia a quanto è, altrettanto, amorevole come se non fosse severo. Il Suo amore non diminuisce la Sua giustizia, né la Sua giustizia, anche in minima parte, fa guerra al Suo amore. Le due cose sono collegate tra loro attraverso la dolcezza dell'espiazione di Cristo. Ma, segnatelo, noi non potremo mai comprendere la pienezza della redenzione finché non avremo, in primo luogo, colto la verità scritturale delll'immensa giustizia divina. Non vi sarà mai una parola mal detta, né un pensiero mal concepito, né un atto malvagio compiuto, per cui Dio non darà una punizione a qualcuno o ad un altro. Egli, o ha soddisfazione da voi, oppure da Cristo. Se non avete un'espiazione da portare per mezzo di Cristo, dovrete sempre essere pronti a pagare un debito che non potrete pagare, nella miseria eterna, perchè, come è certo che Dio è Dio, Egli presto abbandonerà la Sua Natura Divina che soffre per un peccato impunito, o per una particella di ribellione non rivendicata.
Voi potete dire che questo carattere di Dio è freddo, e rigido, e severo. Non posso aiutarvi su quello che dite di ciò, è comunque verità. Così è il Dio della Bibbia, e sebbene noi possiamo ripetere che è vero che Egli è amore, non è meno vero che Egli è sia pieno d'amore ma anche ripieno di giustizia, perchè ogni cosa buona si riunisce in Dio, e viene operata alla perfezione, poichè mentre l'amore  arriva a perfezionarne la bellezza, la giustizia giunge a perfezionare la severità della Sua fermezza. Egli non ha alcuna piega, nessuna deformità nel Suo carattere, nessun attributo così predominante da gettare un'ombra su l'altro. L'amore ha il suo pieno dominio, e la giustizia non ha un limite più ristretto rispetto al Suo amore. Oh! allora, amati, pensate a quanto grande deve essere stata la sostituzione di Cristo, quando essa ha soddisfatto Dio per tutti i peccati del Suo popolo.
Per il peccato dell'uomo, Dio esige la punizione eterna, e Dio ha preparato un Inferno nel quale Egli getta coloro che muoiono impenitenti. Oh! fratelli miei, potete immaginare quale deve essere stata la grandezza dell'espiazione, se ha costituito la sostituzione per tutta questa agonia che Dio avrebbe gettato su di noi, se non l'avesse riversata su Cristo. Guardate! guardate! guardate con occhio solenne attraverso le ombre che ci separano dal mondo degli spiriti, e vedete quella casa di miseria che gli uomini chiamano Inferno!Voi non potete resistere allo spettacolo. Ricordate che in quel luogo ci sono spiriti che in perpetuo pagheranno il loro debito con la giustizia divina, ma sebbene alcuni di loro siano stati, in questi 4000 anni, soffocati nella fiamma, essi non sono più vicini alla fine di quando hanno iniziato, e quando diecimila stagioni, 10 mila anni saranno trascorsi, essi non  avranno dato più soddisfazione a Dio, per la loro colpa, rispetto a quanto l'abbiano data fino a quel momento.
E ora potete cogliere il pensiero della grandezza della mediazione del vostro Salvatore, quando Egli pagò il vostro debito, l'ha pagato tutto in una volta, così che ora non rimane neanche un centesimo del debito dovuto dal popolo di Cristo al loro Dio, tranne un debito di amore. Alla giustizia il credente non deve nulla, sebbene egli dovesse, in origine, così tanto che l'eternità non sarebbe stata abbastanza lunga per rendere sufficiente il pagamento di esso, eppure, in un unico momento, Cristo ha pagato tutto, così che l'uomo che crede è pienamente giustificato da ogni colpa, e liberato da ogni punizione, attraverso quello che Gesù ha fatto. Pensate voi, allora, a quanto grande sia stata la Sua espiazione se Egli ha fatto tutto questo.
Devo proprio fare una pausa a questo punto, e pronunciare un'altra frase. Ci sono momenti in cui Dio Spirito Santo mostra agli uomini la severità della giustizia nelle loro coscienze. C'è un uomo qui oggi a cui è stato appena tagliato il cuore con un senso di peccato. Una volta era un uomo libero, un libertino, in schiavitù verso nessuno, ma ora la freccia del Signore si è infilata rapida nel suo cuore, e lui è giunto sotto una schiavitù peggiore di quella d'Egitto. Lo vedo oggi, che mi racconta che il suo senso di colpa lo perseguita ovunque. Lo schiavo Nero, guidato dalla stella polare, può sfuggire i vincoli crudeli del suo padrone e raggiungere un'altra terra dove può essere libero, ma quest'uomo si sente che se dovesse vagare sopra l'intera vastità del mondo non potrebbe riuscire a sfuggire al suo senso di colpa. Colui che è stato legato con molti ferri, può ancora trovare una lima che lo può sciogliere e mettere in libertà, ma quest'uomo vi dice che ha tentato con preghiere e lacrime e buone opere, ma non può sfuggire ai ceppi del suo polso, egli si sente sempre come un peccatore perduto, e l'emancipazione, facendo egli ciò che può fare, gli sembra impossibile. Il prigioniero nelle segrete, a volte, è libero nei pensieri, anche se non nel corpo, attraverso le sue mura segrete il suo spirito balza e vola alle stelle, libero come l'aquila che non è schiava di nessuno. Ma questo uomo è schiavo nei suoi pensieri, lui non riesce ad averne uno luminoso, neanche un pensiero felice. La sua anima è abbattuta dentro di lui, il ferro è entrato nel suo spirito, ed è dolorosamente afflitto. Il prigioniero a volte dimentica la sua schiavitù nel sonno, ma quest'uomo non riesce a dormire, di notte sogna l'inferno,  di giorno gli sembra di sentirlo, lui sopporta una fornace ardente di fuoco nel suo cuore, e fa quello che può perchè non può placarla. Egli è stato confermato, è stato battezzato, egli prende il sacramento, frequenta una chiesa o frequenta una cappella, egli considera ogni categoria e obbedisce ogni canone, ma il fuoco brucia comunque. Egli dà il suo denaro ai poveri,  è pronto a dare il suo corpo per essere bruciato, nutre gli affamati, visita il malato, veste l'ignudo, ma il fuoco brucia comunque, egli fa ciò che può ma non può placarla. O, figlio della stanchezza e del dolore, questa che tu senti è la giustizia di Dio in pieno perseguimento di te stesso, sii felice tu che provi questo, perchè ora è a te che io predico questo glorioso Vangelo del Dio benedetto.
Tu sei l'uomo per il quale Gesù Cristo è morto, per te Egli ha soddisfatta la giustizia severa, e ora tutto quello che devi fare per ottenere la pace della coscienza, è solo dire al tuo avversario che ti insegue, "Guarda qui! Cristo morì per me, le mie buone opere non ti fermerebbero, le mie lacrime non potrebbero placarti ma guarda lì! lì sta la croce, lì è appeso il Dio sanguinante! Senti la Sua morte gridare nel vederlo morire! non sei soddisfatto adesso?" E quando tu avrai fatto questo, tu avrai la pace di Dio che sopravvanza ogni intelligenza, che terrà il tuo cuore e la mente attraverso Gesù Cristo tuo Signore, e allora tu conoscerai la grandezza della Sua espiazione.

III. In terzo luogo, possiamo misurare la grandezza della Redenzione di Cristo dal prezzo che ha pagato

E 'impossibile per noi sapere quanto grandi furono gli spasimi del nostro Salvatore, ma tuttavia qualche scorcio di loro ci offrirà una piccola idea della grandezza del prezzo che Egli pagò per noi. O Gesù, chi descriverà la tua agonia?

"Venite voi tutte primavere,
Dimorate nella mia mente e negli occhi,
venite, nuvole e pioggia!
Il mio dolore necessita di ogni cosa bagnata,
Che la natura ha prodotto.
Lasciate che ogni mia vena
Risucchi un fiume per rifornire i miei occhi,
I miei stanchi occhi piangenti,
troppo secchi per me,
A meno che non ricevano nuovi condotti, nuovi rifornimenti,
Per versarli fuori, e con il mio stato convenire."

O Gesù! fosti sofferente dalla tua nascita, un uomo di dolori e di conoscenza del dolore. Le tue sofferenze caddero su di te in una doccia perpetua, fino all'ultima terribile ora di oscurità. Allora non in una doccia, ma in una nuvola, un torrente, una cataratta di dolore, le tue angosce furono scaraventate sopra te.
Lo vediamo laggiù! E 'una notte di gelo e freddo, ma Egli è all'aperto. E' notte, Egli non dorme, ma è in preghiera. Ascoltate i Suoi gemiti! Ha mai l'uomo combattuto come Egli combatte? Andate a guardate nel Suo volto! Fu mai raffigurata tale sofferenza su di un volto mortale come potete contemplare lì? Ascoltate le Sue parole: "La mia anima è triste fino alla morte." Egli si alza: vieno preso dai traditori ed è trascinato via. Facciamo un passo verso il luogo in cui, solo poco prima, era impegnato nell'agonia. O Dio! e cos'è questo che vediamo? Cos'è questo che macchia la terra? E' sangue! Da dove è venuto? Egli aveva qualche ferita che trasudava di fresco attraverso la Sua lotta atroce? Ah! no. "Egli suda, grosse gocce di sangue, che cadono a terra." O agonie, che superate la parola con la quale vi chiamiamo! O sofferenze che non possono essere descritte dalle parole! Questo è l'inizio, questa è l'apertura della tragedia. SeguiLo tristemente, tu chiesa dolente, per assistere alla consumazione di ciò. Egli deve correre attraverso le strade, per prima cosa, Egli viene trascinato, da un banco di imputato ad un altro, Egli è gettato e condannato davanti al Sinedrio; Egli è schernito da Erode, Egli è provato da Pilato. La sua sentenza viene  pronunciata, "Sia crocifisso!" Ed ora la tragedia giunge al suo culmine. La Sua schiena è denudata, Egli viene legato alla bassa colonna romana, il flagello sanguinoso scava solchi sulla schiena, e  con un unico flusso di sangue La Sua schiena è rossa, un abito color cremisi che Lo proclama imperatore della miseria. Viene portato nella stanza di guardia, i Suoi occhi sono bendati, ed allora Lo schiaffeggiano, e dicono: "Profetizza chi era che ti colpiva?"Sputano sul Suo viso, intrecciano una corona di spine, premono le Sue tempie con essa, Lo rivestono con un mantello di porpora, piegano le loro ginocchia, per prenderlo in giro. Tutto silenzioso Egli siede, non risponde una parola. "Quando fu oltraggiato, non rispose", ma si rimette a Colui che era venuto a servire. E poi Lo prendono, e con molti scherni e insulti Lo conducono, dal luogo in cui si trova, di fretta per le strade.  Emaciato dal digiuno continuo, e abbattuto dall'agonia dello spirito, inciampa sotto la Sua croce. Figlie di Gerusalemme! Lui sviene nelle vostre strade. Essi Lo rialzano, hanno posto la croce sulle spalle di un altro, e sollecitano la Sua con la punta delle lance, finché alla fine raggiunge il monte del giudizio. Rozzi soldati Lo prendono e Lo gettano sulla schiena, la traversa di legno è disposta  sotto di Lui, le Sue braccia vengono tese fino a raggiungere la distanza necessaria, poi vengono afferrate dai chiodi; quattro martelli, in un unico momento,  spingono quattro chiodi attraverso le parti più tenere del Suo corpo, e lì, Egli giace sul Suo proprio luogo di esecuzione per morire sulla Sua croce. E non è ancora finita. La croce viene sollevata da parte dei rozzi soldati. E' stata preparata una buca. Viene posta al suo posto: viene riempita la buca con la terra, e viene posizionata. Ma guardate gli arti del Salvatore, il modo in cui fremono! Ogni osso è stato posto fuori del giunto da parte del precipitare della croce in quello zoccolo! Quanto piange! Come sospira! Come singhiozza! O meglio, ancora di più,  udite come, alla fine, Egli urla nell'agonia, "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" O sole, non c'è da stupirsi che tu abbia chiuso il tuo occhio, e non abbia potuto più guardare un atto così crudele! O rocce! non c'è da meravigliarsi che abbiate fatto sciogliere e stracciare i vostri cuori con comprensione, quando il Creatore morì! Mai l'uomo ha sofferto come quest'uomo soffrì, anche la stessa morte cedette, e molti di coloro che erano stati nelle loro tombe sorsero e vennero in città. Questo, però,  non è altro che l'esteriore. Credetemi, fratelli, l'interno era di gran lunga peggiore. Quello che il nostro Salvatore soffriva nel Suo corpo non era niente in confronto a ciò che Egli sopportò nella Sua anima.
Non potete immaginare, e non posso aiutarvi a immaginare, quello che sopportò dentro di Lui. Si supponga per un momento, per ripetere una frase che ho usato spesso, si supponga di un uomo che è passato nell'Inferno, supponete che tutti i suoi tormenti eterni possano essere stati tutti portati in un'unica ora, e poi supponete che ciò possa essere stato moltiplicato per l'intero numero dei salvati, che è un numero oltre tutte le numerazioni umane. Ora potete pensare a quale ampio aggregato di miseria vi potesse essere  nelle sofferenze di tutto il popolo di Dio, se fossero stati puniti per tutta l'eternità? Ricordatevi che Cristo ha dovuto subire l'equivalente di tutti gli inferni di tutti i Suoi redenti. Non potrò mai esprimere questo pensiero, attraverso un modo migliore, che usando queste parole, spesso ripetute: sembrò come se l'Inferno venisse messo nella Suo calice; Egli l'afferrò, e, "In uno enorme disegno d'amore, bevve dannazione pura". In modo che non rimanesse mai più nulla da sopportare di tutte le pene e le miserie dell'Inferno per il Suo popolo. Io non dico che soffrì nello stesso modo, ma dovette sopportare l'equivalente di tutto questo, e dovette dare a Dio soddisfazione per tutti i peccati del Suo popolo, di conseguenza Gli venne dato l'equivalente per tutti i loro castighi. Ora voi potete immaginare, siete in grado di immaginare la grande redenzione del nostro Signore Gesù Cristo?

IV. Sarò molto breve circa il testo successivo. La quarta via per misurare le agonie del Salvatore è questa: noi dobbiamo calcolarle attraverso la redenzione GLORIOSA CHE EGLI HA EFFETTUATO

Sorgete, credenti, alzatevi nel vostro posto, e questo giorno attestate la grandezza di ciò che il Signore ha fatto per voi! Lasciatemi dire questo per voi. Vi dirò la vostra esperienza e la mia d'un fiato. Una volta la mia anima era carica di peccato, mi ero rivoltato contro Dio, e  avevo trasgredito gravemente. I terrori della pistola della legge mi avevano preso di mira, i morsi della condanna mi avevano afferrato. Ho visto me stesso colpevole. Ho guardato al Cielo, e ho visto un Dio adirato che aveva giurato di punirmi, ho guardato sotto di me e ho visto l'Inferno che spalancava la bocca pronto a divorarmi. Ho cercato attraverso le buone opere di soddisfare la mia coscienza, ma invano, ho tentato attraverso la partecipazione alle cerimonie religiose di placare le pene che sentivo dentro, ma tutto senza effetto. La mia anima era oppressa dalla tristezza, quasi fino alla morte. Avrei potuto dire con l'antico tono luttuoso, "La mia anima ha scelto di soffocare e di morire piuttosto che vivere." Questa era la grande domanda che mi lasciava sempre perplesso: "Ho peccato, Dio deve punirmi, come può essere giusto se non lo farà? Quindi, poiché Egli è giusto, cosa ne sarà di me?" Alla fine i miei occhi si volsero a quella parola dolce che dice: "Il sangue di Gesù, Suo Figlio purifica da ogni peccato." Ho portato quel testo nella mia camera, mi sono seduto lì e ho meditato. Ho visto uno appeso su una croce. Era il mio Signore Gesù. C'era la corona di spine, e c'erano gli emblemi di una sofferenza ineguagliabile e senza pari. Ho guardato su di Lui, e i miei pensieri hanno ricordato che la parola dice: "Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù é venuto nel mondo per salvare i peccatori." Allora ho detto, dentro di me, "Quest' uomo è morto per i peccatori? Io sono un peccatore. Allora Egli è morto per me. Quelli per i quali è morto Egli salverà. Egli è morto per i peccatori, io sono un peccatore, Egli è morto per me., Egli mi salverà." La mia anima ha invocato questa verità. Ho guardato a Lui, e così io "ho osservato il fluire della Sua anima redimere il mio sangue", il mio spirito si è rallegrato, perciò io posso dire,

"Nulla nelle mie mani io porto,
semplicemente alla croce io mi aggrappo
Guardo a Lui nudo per vestirmi,
Indifeso vado a Lui per grazia!
Nero, io a questa fontana volo,
Lavami, Salvatore, o io muoio! "

E ora, credenti, voi racconterete il resto. Nel momento in cui avete creduto, il vostro peso è scivolato via dalla vostra spalla, e voi siete divenuti leggeri come l'aria. Invece di tenebre avete avuto luce, invece di indumenti pesanti avete avuto vestiti di lode. Chi potrà raccontare la vostra gioia da allora? Avete cantato inni sulla terra dei Cieli, e nella vostra anima pacifica avete anticipato il sabato eterno dei redenti. Poiché avete creduto siete entrati nel riposo. Sì, ditelo al vasto mondo di sopra, che quelli che credono, per la morte di Gesù sono giustificati da tutte le cose, dalle quali non potevano essere liberati attraverso le opere della legge. Ditelo nel Cielo, che nessuno può accusare gli eletti di Dio. Ditelo sulla terra, che i redenti di Dio sono liberi dal peccato agli occhi dell'Eterno. Ditelo anche all'Inferno, che gli eletti di Dio non vi potranno mai venire, perché Cristo è per loro che morì, e chi è colui che li condannerà?

V. Io mi sono affrettato su quello che descritto, per arrivare all'ultimo punto, che è il più dolce di tutti

Gesù Cristo, ci è stato detto nel nostro testo, venne nel mondo "per dare la sua vita in riscatto per molti". La grandezza della redenzione di Cristo può essere misurata tramite la portata del disegno di essa. Egli diede la sua vita "in riscatto per molti". Ora devo tornare, nuovamente, a quel punto, già discusso. Ci viene spesso detto (intendo a quelli di noi che sono comunemente soprannominati con il titolo di calvinisti, e noi non proviamo affatto vergogna per questo; noi pensiamo che Calvino, dopo tutto, conosceva, anche privo di ispirazione, molto di più sul Vangelo, che quasi tutti gli uomini che sono mai esistiti),  ci viene spesso detto che noi limitiamo l'espiazione di Cristo perché diciamo che Cristo non ha dato soddisfazione a tutti gli uomini o che non tutti gli uomini sarebbero salvati. Ora la nostra risposta a questo è che, invece, sono i nostri oppositori che la limitano: noi no. Gli Arminiani dicono Cristo è morto per ogni uomo. Chiedete loro cosa intendono per questo. "Cristo morì così da assicurare la salvezza di tutti gli uomini?"  Essi dicono: "No, certamente no." Poniamo loro la prossima domanda, "Cristo morì così da assicurare la salvezza di ogni uomo in particolare?" Essi rispondono "No." Sono obbligati ad ammettere questo, qualora siano coerenti.Essi dicono: "No, Cristo è morto affinchè ogni uomo possa essere salvato se...", e poi proseguono con determinate condizioni di salvezza. Chiediamo, allora, ritornando alla vecchia domanda, "Cristo morì, in modo da garantire, oltre ogni dubbio,  la salvezza a qualcuno, vero?  Loro devono rispondere "No", sono obbligati a dire così, perchè credono che persino dopo che un uomo è stato perdonato, egli possa ancora cadere in disgrazia, e perire. Ora, chi è che limita la morte di Cristo? Ma loro. Loro dicono che Cristo non morì in modo da assicurare infallibilmente la salvezza di qualcuno. Loro dicono, "Chiediamo le vostre scuse, quando dite che limitiamo la morte di Cristo." Noi rispondiamo: "No, miei cari signori,  siete voi a doverle fare. Noi diciamo che Cristo, poiché, morì, ha infallibilmente assicurato la salvezza di una moltitudine che nessun uomo può contare, e che attraverso la morte di Cristo, può, non solo, essere salvata ma che viene salvata, deve essere salvata, e non può, per nessuna ragione, correre il rischio di essere tutt'altro che salvata. Siete invitati a pentirvi, siete tenuti ad essere sinceri. Noi non rinunceremo mai alla nostra verità per interesse." Ora, carissimi, quando sentite qualcuno ridere o schernire la redenzione limitata, potete dirgli tutto questo.
L'espiazione generale è come un grande ponte con solo metà di un arcata, essa non attraversa  il fiume: essa si professa solo per arrivare a metà strada, ma non assicura la salvezza di nessuno. Ora, preferirei, piuttosto, mettere il piede su un ponte stretto come l'Hungerford, che passa attraverso tutta la strada,  piuttosto che su un ponte che è grande come il mondo, ma che non attraversa tutto il flusso del torrente. Mi hanno detto che è mio dovere dire che tutti gli uomini sono stati redenti, e mi è stato detto che c'è un mandato scritturale per questo: "Il quale ha dato se stesso in riscatto per tutti, per essere testimoniato a tempo debito." Ora, questo assomiglia molto, veramente molto all'argomento proprio sull'altro lato della questione. Per esempio, guardate qui. "Ecco, il mondo gli va dietro." Poteva tutto il mondo andare dietro a Cristo? "Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la regione adiacente il Giordano accorrevano a lui, ed erano battezzati da lui nel Giordano, confessando i loro peccati." Era tutta la Giudea e tutta Gerusalemme che veniva battezzata nel Giordano? "Noi sappiamo che siamo da Dio e che tutto il mondo giace nel maligno." "Tutto il mondo" significa ognuno? Se sì, come è possibile allora che ci siano alcuni che sono di Dio? Le parole "mondo" e "tutti" sono usate in sette o otto casi nella Scrittura, ed è molto raro che "tutti" significhi tutte le persone, prese individualmenteQueste parole sono, generalmente, utilizzate per indicare che Cristo ha redento alcuni di ogni genere, alcuni ebrei, alcuni gentili, un ricco, un povero, e non ha limitato la sua redenzione o all'Ebreo o al Gentile. Lasciando la controversia, tuttavia, vorrei che ora rispondeste a una domanda. Ditemi, allora, signori, per chi, dunque, Cristo morì? Volete rispondermi ad una domanda o due, e vi dirò se Egli morì per voi. Volete un Salvatore? Pensate che necessitate di un Salvatore? Siete, questa mattina, consapevoli del peccato? Lo Spirito Santo vi ha insegnato che siete perduti? Allora Cristo è morto per voi e voi sarete salvati. Siete, questa mattina, consapevoli che non avete alcuna speranza nel mondo all'infuori di Cristo? Pensate che non potete, tramite voi stessi, essere in grado di offrire un'espiazione che possa soddisfare la giustizia di Dio? Avete rinunciato ad ogni fiducia in voi stessi? E potete dire, piegati in ginocchio, "Signore, salvami, o io perirò"? Cristo morì per voi. Se state dicendo, questa mattina, "Io sono così buono come dovrei essere, io posso andare in cielo attraverso le mie buone opere", allora, ricordate che la Scrittura dice di Gesù: "Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori al pentimento". Finché siete in questo stato non ho nessuna espiazione da predicarvi . Ma se questa mattina vi sentite in colpa, miserabili, consapevoli della vostra colpa, e siete pronti a prendere Cristo per essere il vostro unico Salvatore, non solo posso dirvi che potete essere salvati, ma quello che è ancora meglio, che sarete salvati. Quando siete spogliati di ogni cosa, ma sperate in Cristo, quando siete preparati a venire a mani vuote e prendere Cristo per essere il vostro tutto, e per essere voi stessi niente di niente, allora potete guardare a Cristo e potete dire, "Tu caro, Tu sanguinante Agnello di Dio! i Tuoi dolori sono stati sopportati per me! attraverso le Tue ferite sono guarito, e per mezzo delle Tue sofferenze io sono perdonato." E allora vedrete che otterrete la pace della mente, perché se Cristo è morto per voi, non potete essere perduti. Dio non punirà due volte per una stessa cosa. Se Dio punì Cristo per il peccato, Egli non punirà voi.
"Come pagamento, la giustizia di Dio non può pretendere, prima il sangue del garante, a portata di mano, e poi di nuovo il mio." Possiamo, oggi, se crediamo in Cristo, marciare verso il trono di Dio, stare lì, e se viene detto: "Sei tu colpevole?" possiamo affermare: "Sì, sono colpevole". Ma se la domanda viene posta così "Cosa hai da dire perché non dovresti essere punito per la tua colpa?" Noi possiamo rispondere, "Grande Dio, la Tua giustizia e il Tuo amore sono due garanzie che Tu non ci farai punire per il peccato, perché se Tu punisti, al nostro posto, Cristo per il peccato,  come potresti, allora, Tu essere giusto, e allo stesso tempo, essere Dio, se Tu punisti Cristo il sostituto, e poi dopo, punisci, ugualmente l'uomo?"
La vostra unica domanda è: "Cristo morì per me?" E l'unica risposta che possiamo dare è, "Questa parola è sicura e degna di essere pienamente accettata, che Cristo Gesú è venuto nel mondo per salvare i peccatori."Potete scrivere il vostro nome tra i peccatori, non tra i peccatori gratuiti, ma tra quelli che sentono il loro stato, lo deplorano, sofffrono per esso, e cercano misericordia a causa di esso? Siete dei peccatori che lo sentono, che lo sanno, che professano che sono stati, ora, invitati a credere che Gesù Cristo è morto per voi, perché voi siete dei peccatori? Se lo siete, allora siete invitati a gettarvi su questa grande roccia inamovibile, e a trovare sicurezza eterna nel Signore Gesù Cristo. Amen.
Spurgeon


 

Traduzione a cura di Consapevoli nella Parola




" Allora il Re dirà a coloro che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio; ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo.""
(Matteo 25:34)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/03/redenzione-particolare.html

domenica 19 maggio 2013

Il bambino che è sempre esistito

Circa duemila anni fa, in Israele nacque un bambino, che in seguito potè a ragione affermare: «Prima che Abraamo fosse nato, Io sono» (Gv 8,58).


Della nascita di questo bambino e del Suo nome, nella Bibbia si narra quanto segue: «Mentre erano là (a Betlemme), si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo» (Lc 2,6-7). Giuseppe, il suo padre adottivo, «gli pose nome Gesù» (Mt 1,25).
Una coppia di coniugi è in viaggio, la moglie è in stato di avanzata gravidanza. La sua gravidanza giunge al termine e le nasce il primogenito. Il bambino non nasce in casa, ma in una stalla vicina a una locanda al completo. Manca una culla, e il bambino viene posto in una mangiatoia. Il neonato riceve il nome "Gesù".
Diventerà il nome più famoso e significativo della storia, Egli diverrà la personalità più importante di tutti i tempi, in grado di mettere in ombra tutti i re, i potenti, gli eroi, le star e i politici di tutti i tempi. Nessuno ha commosso il mondo tanto quanto questo bambino. Come mai?
Dobbiamo assolutamente occuparci di questa Persona. Chi vive senza tenere conto di Lui, perde la cosa più importante. In modo ben diverso si sono comportati i magi d'Oriente (Mt 2,1 e segg.). Già Agur, vissuto molto tempo prima della nascita di Cristo, scrisse: «Chi è salito in cielo e ne è disceso? Chi ha raccolto il vento nel suo pugno? Chi ha racchiuso le acque nella sua veste? Chi ha stabilito tutti i confini della terra? Qual è il suo nome e il nome di suo figlio? Lo sai tu?» (Pr 30,4).
Gesù stesso ci dà la risposta: «Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell'uomo (Gesù)» (Gv 3,13).

Chi è quel bambino in fasce nato in una stalla di Betlemme? È Colui che è sempre esistito!

Come si chiama Dio?


Vi siete mai chiesti come si chiami in realtà Dio? Agur aveva scritto: «Qual è il suo nome e il nome di suo figlio? Lo sai tu?». Una domanda rivolta da Mosè a Dio fu: «Ecco, quando sarò andato dai figli d'Israele e avrò detto loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi", se essi dicono: "Qual è il suo nome?" che cosa risponderò loro?» (Es 3,13).
La parola «Dio» è solo un titolo, un concetto generico. Lo si può utilizzare in certi contesti anche in riferimento alle persone. Molte persone, in tutti i tempi, si sono definite «dèi».
Il concetto generico di «Dio»:
- si può applicare al dio di una delle tante religioni, ad esempio ad Allah. Allah significa semplicemente «Dio».
- si può utilizzare anche al plurale, «dèi», per indicare gli idoli e le false divinità pagane: «Non seguirete altri dèi, presi fra gli dèi degli altri popoli intorno a voi» (Dt 6,14). In I Corinzi 8,5-6 è scritto: «Poiché, sebbene vi siano cosiddetti dèi, sia in cielo sia in terra, come infatti ci sono molti dèi e signori, tuttavia per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi viviamo per lui, e un solo Signore, Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale anche noi siamo.»

Ma come si chiama il vero Dio, che fu l'Iddio di Abraamo, Isacco e Giacobbe? Egli ha un nome proprio attribuito solo a Lui. È un nome che nessuno Gli ha dato ma che Egli stesso si è dato e che descrive come Egli è. Questo nome è «Jahwe» (JHWH). Lo si evince dalla risposta che Dio stesso ha dato alla domanda del Suo servo: «Dio disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d'Israele: "Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abraamo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi". Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione» (Es 3,15). Quando Mosè, dopo il primo incontro con il faraone e le sue imposizioni (Es 5) si sentì abbattuto, l'Eterno lo rialzò con le parole: «Io sono il Signore. Io apparvi ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe, come il Dio onnipotente; ma non fui conosciuto da loro con il mio nome di Signore.» (Es 6,2-3).

Che cosa significa questo nome?


Il Signore spiega a Mosè il Suo nome: «Dio disse a Mosè: Io sono colui che sono. Poi disse: Dirai così ai figli d'Israele: "l'IO SONO mi ha mandato da voi. Dio disse ancora a Mosè: Dirai così ai figli d'Israele: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abraamo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi...» (Es 3,14-15). In tal modo, Dio si distingue da tutti gli altri dei, poiché Jahwe significa: «Io sono colui che sono.» Questo nome descrive l'eterna esistenza di Dio, ciò che Egli è in tutta la Sua persona.
Abraham Meister scrive: «Jahwe è l' divino assoluto nella sua massima pienezza.» Il nome proprio di Dio può essere tradotto in nove modi diversi. In tal modo vediamo chi è Dio:

Io sono colui che sono.
Io sono colui che ero.
Io sono colui che sarò.
Io ero colui che sono.
Io ero colui che ero.
Io ero colui che sarò.
Io sarò colui che sono.
Io sarò colui che ero.
Io sarò colui che sarò.

Ciò significa: «Io sono colui che non è mai stato creato, che c'è sempre stato, che esiste di per sé, che è immutabile, eterno ed eternamente presente.» Per questo in italiano noi traduciamo questo nome con "Eterno".
Abraham Meister scrive al riguardo: «La radice , da cui è tratta la parola Jahweh, significa (divenire), . Egli è quindi l', che si fa conoscere . Egli si mostra in una . ... Egli è colui che rivela Sé Stesso...»
Questo nome per gli ebrei era tanto santo, grande e inavvicinabile, che non osavano mai pronunciarlo, per timore di infrangere il terzo comandamento: «Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano». Invece di Jahwe pronunciavano «Signore» (Adonai).

Chi è questo Dio?


Il nome di Dio «Jahwe» è collegato espressamente alla redenzione. Non a caso Dio si rivela con questo nome, in vista della liberazione di Israele dalla schiavitù in Egitto.
Nel seguito dell'autorivelazione divina tramite il nome Jahwe, diviene chiaro che il Signore, in relazione alla redenzione dell'uomo, è potente da liberarlo da qualsiasi problema, infatti si fa conoscere dall'uomo con diversi attributi:

Jahwe-Rapha = Jahwe, che guarisce, che salva
Jahwe-Roi = Jahwe, mio pastore
Jahwe-Shalom = Jahwe è pace
Jahwe-Zidqenu = Jahwe la nostra giustizia


La redenzione dell'uomo è comunque personificata nella rivelazione in carne del Figlio di Dio, Gesù Cristo.

1. L'autorivelazione di Dio come Salvatore

Tramite il profeta Isaia, Dio disse al Suo popolo: «perché io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo salvatore (Jahwe-Rapha)» (Is 43,3). E: «Io, io sono il Signore, e fuori di me non c'è salvatore» (Is 43,11).
Del divenire uomo di Gesù è detto: «L'angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore.» (Lc 2,10-11).

2. L'autorivelazione di Dio come Pastore

Del suo buon pastore, «Jahwe-Roi», Davide parla nel Salmo 23,1: «Il Signore è il mio pastore, nulla mi manca.»
Mi sono sempre chiesto come mai gli angeli del Signore abbiano cercato prima i pastori sui campi di Betlemme, per rivelare loro il Salvatore. In questa luce lo comprendo meglio: il vero pastore di Israele è venuto in terra per sopperire alla miseria di tutti gli uomini. Ai pastori di Betlemme fu detto inoltre: «Voi pastori di Betlemme, che conoscete bene i pascoli delle vostre pecore, sappiate che è qui il Pastore, il grande Pastore di Israele, il supremo Pastore» («Jahwe-Roi»; cfr. I Pi 5,4).
Parlando della Sua venuta, Gesù ha detto agli israeliti: «Io sono il buon pastore» («Jahwe-Roi»; Gv 10,11.14; cfr. anche v.33).

3. L'autorivelazione di Dio come roccia

Della «roccia di Israele» leggiamo: «Poiché chi è Dio all'infuori del Signore? E chi è Rocca all'infuori del nostro Dio?» (Sl 18,32). L'apostolo Paolo disse di questa roccia: «bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo» (I Co 10,4). Da ciò si evince chiaramente che:

Gesù è Dio


Ci sono alcuni passi nel Nuovo Testamento, in cui il Signore Gesù parla in modo particolarmente regale di Sé stesso come l'«Io sono». In questa autorivelazione Egli utilizza la stessa espressione con cui Dio nell'Antico Testamento si definisce nei confronti del Suo popolo, come unico Signore e Salvatore del mondo.
Possiamo dire che Gesù è la "parte" di Dio inviata agli uomini. Non crediamo in tre dei, ma in un solo Dio che si rivela in tre Persone distinte.
Dal XIII secolo dopo Cristo proviene un'esegesi ebraica su Deuteronomio 6,4: «Ascolta, Israele: Il Signore, il nostro Dio, è l'unico Signore.» Nell'interpretazione leggiamo: «Perché è necessario citare tre volte il nome di Dio in questo versetto? Il primo, Jahwe, è il Padre. Il secondo è la discendenza di Iesse, il Messia, che deve venire dalla famiglia di Iesse, tramite Davide. E il terzo è la via che si trova sotto (cioè lo Spirito Santo, che ci mostra la via) e questi tre sono uno.» (cit. in: Wie erkennt man den Messias?, pag. 23, Der Òlbaum e.V., Lorrach.)
Consideriamo ora i tre punti dell'autorivelazione di Gesù Cristo come l'«Io sono»:

1. Gesù dice in Giovanni 13,19: «Ve lo dico fin d'ora, prima che accada; affinchè quando sarà accaduto, voi crediate che Io sono.» Gesù annunzia in tal modo che Egli è Jahwe, l'«Io sono» del popolo di Israele.

2. Una delle più emozionanti autorivelazioni di Gesù si trova nel Suo confronto con i sommi sacerdoti ebrei: «Perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non credete che Io sono, morirete nei vostri peccati». Allora gli domandarono: «Chi sei tu?» Gesù rispose loro: «Sono per l'appunto quel che vi dico» (Gv 8,24-25). Quando gli ebrei Gli chiesero: «Sei tu forse maggiore del padre nostro Abraamo il quale è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?» (Gv 8,53), Gesù diede loro questa risposta: «In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, Io sono».
Allora essi presero delle pietre per tirargliele; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio» (v 58-59)
.


3. Pensiamo ad altre parole di Gesù che menzionano l'«Io sono»:


«Io sono il pane della vita» (Gv 6,35).
«Io sono la luce del mondo» (Gv 8,12; 9,5).
«Io sono la porta ...» (Gv 10,9).
«Io sono il buon pastore» (Gv 10,11.14).
«Io sono la risurrezione e la vita» (Gv 11,25).
«Io sono la via, la verità e la vita ...» (Gv 14,6).
«Io sono la vite ...» (Gv 15,1.5).

4. La più forte affermazione del fatto che Gesù è realmente Dio ci sembra essere stata enunciata nel Getsemani. Infatti, in Giovanni 18,3-6 leggiamo: «Giuda dunque, presa la coorte e le guardie mandate dai capi dei sacerdoti e dai farisei, andò là con lanterne, torce e armi. Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Gesù disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch'egli là con loro. Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra.»
Evidentemente, qui il Signore Gesù si rivela con il nome di Dio come «Jahwe», Colui che esiste grazie alla Sua potenza. Le conseguenze di ciò furono che le guardie indietreggiarono e caddero a terra.

Le conseguenze di questa verità


Questo Gesù che venne al mondo in una stalla, che visse l'esistenza umana e il suo sviluppo come ognuno di noi, che crebbe come un normale ragazzo, dal punto di vista fisico, spirituale e psicologico, che invecchiò così come qualunque altro, questo Gesù è Jahwe dall'eternità ed è sempre esistito. «Io sono colui che sono.» Di Lui è scritto anche nell'epistola agli Ebrei: «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno» (Eb 13,8).
Perché dovette diventare uomo? Perché Dio non può morire. Poiché Dio scelse di morire per i peccati degli uomini, dovette diventare uomo e quindi comparve in Gesù Cristo. Di questa autoprivazione divina di Dio in Suo Figlio leggiamo che: «pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce» (Fi 2,6-8). L'espressione «in forma di Dio», nel testo originale greco corrisponde a "morphe schema". Queste due parole definiscono la forma obiettiva di qualcosa così com'è e indipendente da chi la osserva. Gesù è Dio ed esiste in eterno, così come è Dio.
Nasciamo in forma umana e vogliamo entrare nella vita eterna. Gesù invece è venuto dalla vita eterna per morire. Di quando nel giardino del Getsemani si rivelò come l'«Io sono» e i Suoi nemici indietreggiarono cadendo al suolo, Egli disse infine: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi (i discepoli)» (Gv 18,8). E si diede volontariamente alla morte.
Dio si offrì e morì affinchè noi possiamo avere vita eterna. Solo in tal modo ci è possibile invocare il nome del Signore per essere salvati.
Poiché Gesù è Colui che è, anche Dio Gli ha dato «il nome che è al di sopra di ogni nome, affinchè nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra,» (Fi 2,9-10). E perciò ancora «In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati» (At 4,12).
Non possiamo invocare un Dio maggiore di Jahwe, poiché non esiste altro Dio all'infuori di Lui. Tramite il divenire uomo di Gesù, tramite il Suo morire sulla croce e la Sua resurrezione, abbiamo la possibilità di farlo. Gesù è il nostro vero e unico Salvatore per ogni ambito della nostra vita, per ogni problema e per ogni peccato. Egli può risolvere ogni situazione della nostra vita. Gesù ha detto a ragione: «Io e il Padre siamo uno» (Gv 10,30). Perciò anche le parole di Isaia 43,11 si riferiscono a Lui: «Io, io sono il Signore, e fuori di me non c'è salvatore.»


di Norbert Lieth 




"Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio, e la fine... che è, che era e che ha da venire, l'Onnipotente" 
(Apocalisse 1:8)
 
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/05/il-bambino-che-e-sempre-esistito.html

ciao

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