per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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mercoledì 2 luglio 2014

la condizione drammatica degli increduli

 
Introduzione

Il nostro mondo è pieno di quelli che sono definiti "gravi squilibri": popoli ricchi e popoli poveri, gente ricca che spende e spande senza ritegno e gente che è disperata perché non ha abbastanza per vivere. No, non siamo "tutti uguali". C'è chi giustifica questa situazione e chi se ne scandalizza reagendo e lottando per un mondo giusto e solidale.
Neanche spiritualmente davanti a Dio siamo tutti uguali: vi è gente incamminata verso un destino radicalmente diverso dagli altri, e non vi sarà alcun livellamento finale, alcun "colpo di spugna" o alcuna salvezza a buon mercato, come qualcuno si illude che vi sia o persino predica:ciascuno raccoglieràquello che avrà seminato.

Il testo biblico

La seguente parabola del Signore Gesù è molto chiara a questo riguardo: è la parabola "del ricco e di Lazzaro", vangelo di Luca, capitolo 16. 
"Or vi era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e bisso, e ogni giorno se la godeva splendidamente. Vi era anche un mendicante chiamato Lazzaro, che giaceva alla sua porta tutto coperto di piaghe ulcerose e desiderava saziarsi delle briciole che cadevano dalla tavola del ricco, e perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Or avvenne che il mendicante morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo; morì anche il ricco e fu sepolto. E, essendo tra i tormenti nell'inferno, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo e Lazzaro nel suo seno. Allora, gridando, disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito per rinfrescarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma. Ma Abramo disse: "Figlio, ricordati che tu hai ricevuto i tuoi beni durante la tua vita e Lazzaro similmente i mali; ora invece egli è consolato e tu soffri. Oltre a tutto ciò, fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi.Ma quello disse: "Ti prego dunque, o padre, di mandarlo a casa di mio padre, perché io ho cinque fratelli, affinché li avverta severamente, e così non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Abramo rispose: "hanno Mosè e i profeti, ascoltino quelli". Quello disse: "No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno". Allora egli gli disse: "se non ascoltano Mosè e i profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti" (Luca 16:19-31).

II. Il duplice annuncio dell'Evangelo

Il messaggio dell'Evangelo presenta due aspetti, corrispondenti al carattere stesso di Dio. In primo luogo esso è un messaggio di amore e di misericordia. Iddio vuole salvare per l'eternità chi, dopo essersi ravveduto dei suoi peccati, si affida alla Persona ed all'opera del Signore Gesù. Questo può essere rappresentato dalla parabola del figliol prodigo.
In secondo luogo l'Evangelo rivela l'inappellabile e giusto giudizio di condanna da parte di Dio contro ogni persona impenitente ed ogni ingiustizia, com'è scritto: "Perché l'ira di Dio si rivela dal cielo sopra ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell'ingiustizia" (Ro. 1:18), e questo può essere rappresentato dalla parabola che avete udito.
Questa parabola è diversa dalle altre che Gesù racconta: di solito Egli usa illustrazioni prese dalla vita comune di questo mondo. Qui Gesù rappresenta le cose spirituali stessenarrando esplicitamente con termini molto forti, quanto può essere diversa la sorte degli uomini sia qui che nell'aldilà e mettendoci in guardia a non prendere queste cose alla leggera.
Quelle di Gesù non sono favole, ma rivelazioni, come tutto quello che Egli dice. Sono forse immagini sgradevoli? Dovremmo prendere delle parole di Gesù solo quello che ci fa piacere? No. Guai a quel predicatore cristiano che, per far piacere al suo uditorio, annunciasse una grazia a buon mercato ed evitasse di "turbarlo" con immagini a lui sgradite negando con abili sofismi ciò che la Parola di Dio chiaramente afferma. Sarebbe un predicatore infedele e compiacente che Dio condanna. Cerchiamo allora di comprendere con attenzione ciò che il Signore Gesù vuole comunicarci attraverso questa parabola.

II. I due personaggi

(1) "Or vi era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e bisso, e ogni giorno se la godeva splendidamente" (v.19).
Questo primo personaggio ci viene presentato come "un uomo ricco". Allora si riteneva che la prosperità fosse segno dell'uomo che Dio gradiva, tanto che essi non riuscivano ad avere buoni sentimenti verso i poveri e i miserabili.
Di quest'uomo non ci viene detto il nome. La sua identità viene definita in funzione delle cose che possiede! Quanti oggi pensano di valere in funzione di ciò che possiedono, e quanto spesso la nostra società è affascinata dall'uomo di successo, lo valuta e lo invidia!
Quest'uomo presenta due caratteristiche:
(a) è vestito con abiti lussuosi: all'esterno di porpora e di sotto di bisso (lino); 
(b) si godeva tutto ciò che materialmente la vita poteva offrirgli.
Il testo non parla esplicitamente della sua condizione spirituale, ma lascia intendere come la sua vita fosse fatta solo di esteriorità e che pensasse solo a soddisfare sé stesso egoisticamente.
Iddio, nella Sua Parola ci rende noto come l'uomo sia creatura di Dio tenuto a darGli onore e gloria riconoscendo e rispettando il suo Creatore, seguendo con fiducia la Sua legge e servendo nel mondo i Suoi propositi rivelati. Iddio fornisce all'uomo, per il suo benessere, dei beni sia materiali che spirituali (la sua "eredità"): ad essi deve dare il loro giusto valore relativo e devono essere condivisi.
Quest'uomo, però, non tiene in alcun conto tutto questo: non dà gloria a Dio onorandoLo ed osservando la Sua legge. Pur conoscendo la volontà di Dio (è "figlio di Abramo" 24a), si occupa in modo esclusivo dei beni materiali che Dio gli mette a disposizione abusandone, "ubriacandosene", "tu hai ricevuto i tuoi beni durante la tua vita" 25a). Ne fa il suo idolo (il suo cuore è tutto rivolto ad essi). Egli privilegia i beni ed i valori materiali (ignorando quelli spirituali, vive uno squilibrio di valori). Disattende così del tutto le sue responsabilità verso Dio e verso il prossimo, "prende", senza "dare". Tiene solo conto di sé stesso.
(2) "Vi era anche un mendicante chiamato Lazzaro, che giaceva alla sua porta tutto coperto di piaghe ulcerose e desiderava saziarsi delle briciole che cadevano dalla tavola del ricco, e perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe" (vv.20,21).
Il secondo personaggio, però, è privo di ciò che dà un'identità al primo, i beni di questo mondo, ed è costretto a mendicarli. Gesù però gli assegna un'identità, una dignità intrinseca che da essi è indipendente: egli ha un nome, Lazzaro. Il suo valore come persona non dipende da ciò che possiede, ma dal suo rapporto con Dio, il suo unico bene duraturo, il solo che possa dare un'autentica dignità.
Egli giace, "diseredato", alla porta del ricco: almeno potesse avere "le briciole" di ciò che il primo uomo consuma! Lazzaro, poi, è coperto di piaghe ulcerose (v.20), simbolo delle sue sofferenze in contrasto con chi "godeva splendidamente". Solo dei cani vengono a consolarlo (i cani ben nutriti dell'uomo ricco): bestie che si comportano in modo più umano degli uomini!

III. Un destino comune e due diverse destinazioni

La vita può essere stata molto diversa per gli uomini sulla terra, ma alla fine tutti dovranno passare per la strettoia del comune "imbuto" in cui siamo, il comune destino di tutti: la morte ed il giudizio. "Or avvenne che il mendicante morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo; morì anche il ricco e fu sepolto. E, essendo tra i tormenti nell'inferno, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo e Lazzaro nel suo seno" (vv.22,23).
Qui abbiamo diversi preziosi insegnamenti:
  • a) La morte non è la fine di tutto. Sbaglia chi dice: "Godiamoci la vita finché possiamo... dopo sarà finito tutto". L'Apostolo scrisse:"Se i morti non risuscitano, mangiamo e beviamo, perché domani morremo" (1 Co. 15:32). Non è però così: vi sarà una risurrezione per tutti indistintamente, e...
  • b) Vi sarà un giudizio. "...è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, e dopo ciò viene il giudizio" (Eb. 9:27). Ciascuno dovrà rendere conto di sé stesso a Dio (Ro. 14:12), "Essi renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti" (1 Pi. 4:5), tanto che nulla potrà essere celato a Dio: "non vi è alcuna creatura nascosta davanti a lui, ma tutte le cose sono nude e scoperte agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto" (Eb. 4:13).
  • c) Vi sarà una discriminazione. All'uscita della "strettoia dell'imbuto" il destino tornerà a dividerli, ma con criteri diversi da quelli che vorremmo. Lazzaro, giustificato, "fu portato dagli angeli nel seno di Abramo"I messaggeri di Dio si occupano della sua anima portandolo in alto. Il ricco morì, e di lui si dice semplicemente "fu sepolto" (v.22b). Il suo destino è "in basso", la sua vita "la si seppellisce" ignominiosamente. La parola "inferno" significa "luogo basso, profondo". In che cosa consiste questa pena?
    • La pena eterna"...essendo nei tormenti dell'inferno" (v.23), in greco Ades, il luogo dei morti, che nel Nuovo Testamento non è quello dei giusti. Luogo spaventoso? Certamente. Ingiusta tortura? Liberiamoci dai pregiudizi moderni, e prendiamo la Bibbia (incluse le chiare parole di Gesù sull'argomento), con rispetto per quello che è, Parola di Dio, senza tanti "si, ma, già, e però". Dio nel comminare la pena dell'inferno è giusto perché intende che le Sue prerogative e la Sua legge vengano rispettate.
    • La destinazione nell'aldilà è definitiva. Nessuno potrà "passare" da un luogo all'altro. "...Oltre a tutto ciò, fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi" (v.26). Gesù disse: "...è meglio per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne" (Mr. 9:43,44).
    • Una pena severa. "...fra i tormenti dell'inferno" (v.23a), "...soffro terribilmente in questa fiamma" (25b), "in questo luogo di tormento" (v.28b). La pena è severa perché il peccato disonora l'eterna gloria del Dio tre volte santo. Dice la Scrittura: "...perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non ha usato misericordia; e la misericordia trionfa sul giudizio" (Gm. 2:13)"Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li cacciò nel tartaro tenendoli in catene di tenebre infernali, per esservi custoditi per il giudizio... e non risparmiò il mondo antico... e condannò alla distruzione Sodoma e Gomorra... " (2 Pi. 2:4).
    • Al ricco Abramo dice: "Ricorda che tu hai (già) ricevuto i tuoi beni durante la vita" (v.25). Il ricco ha già ricevuto ciò che aveva visto come buone cose. Egli avrebbe potuto scegliere le cose di Dio, ma preferì i piaceri fisici.
    • Non basta una formale professione di fede. Il ricco si professava "figlio di Abramo": a che giovava però la sua fede se "non date loro le cose di cui hanno bisogno per il corpo?" (Gm. 2:14). L'impenitenza si pagherà. "Ma tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d'ira, per il giorno dell'ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio" (Ro. 2:5).
    • "Nel seno di Abramo" (v.22). "Nel seno di" nella Bibbia indica essere ospiti di onore ad un banchetto. Es. "Or uno dei discepoli, quello che Gesù amava, era appoggiato sul petto di Gesù" (Gv. 13:23). E' il banchetto messianico dei redenti, insieme al "padre dei credenti", Abramo. "Egli è consolato" (v.25c). E' luogo di eterna gioia e soddisfazione e, per Lazzaro, "compensazione" delle privazioni e delle ingiustizie subite.
    • C'è una "distanza" fra i due luoghi: "...vide da lontano Abramo e Lazzaro..." (v.23), "fra noi e voi è posto un grande baratro"(v.26a).
  • c) La personalità dei due come pure la loro consapevolezza viene conservata. "Alzò gli occhi, vide da lontano Abramo e disse..."(v.23), "soffro terribilmente" (v.24b).
  • d) Il tempo della grazia è terminato, non vi sono più altre possibilità di salvezza disponibili. "Abbi pietà di me... "(v.24a),"nessuno può passare di là a noi" (v.26). Anche nell'inferno l'uomo ricco è arrogante, e pensa di poter far fare a Lazzaro quello che vuole. Né salvezza e nemmeno più la misericordia di un temporaneo sollievo! Abramo dice: "Anche se volessi aiutarti, non potrei". "Les jeux sont faites!". Il ricco riconosce troppo tardi di aver sbagliato tutto nella sua vita.

IV. Almeno loro...

Se "i giochi sono fatti" per il ricco e Lazzaro, e la destinazione del ricco non può più essere cambiata, che almeno i fratelli del ricco siano avvertiti del pericolo che corrono prima che sia troppo tardi! Per la prima volta il ricco pensa a qualcun altro, sebbene questo rimanga nell'ambito della propria famiglia. E ancora pretende che Lazzaro sia mandato a fare quel che lui vuole! "...Ma quello disse: "Ti prego dunque, o padre, di mandarlo a casa di mio padre, perché io ho cinque fratelli, affinché li avverta severamente, e così non vengano anch'essi in questo luogo di tormento." (vv.27,28).
  • 1) I cinque fratelli del ricco seguono le orme del loro fratello maggiore, vivono nello stesso suo stile, sono ciechi, non si accorgono del pericolo che corrono. E' lo stile di vita condiviso da tutta una famiglia.
  • 2) Il ricco invoca Dio a che abbia misericordia dei suoi fratelli, che non sia così spietato, che offra loro la possibilità, la grazia, per ravvedersi, che si fermino prima di cadere nel burrone. Dio non è spietato ed irragionevole, Dio ha provveduto una via di salvezza.
  • (a) In questo mondo molti dicono: "...se tutto questo è vero, che qualcuno torni dai morti per testimoniarcelo, per raccontarcelo, per persuaderci con la sua testimonianza: che Lazzaro torni dai morti e li avverta! Si tratta però di una patetica illusione. "... se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno" (v.30).
  • (b) La risposta è: no, non così. Questo non è il modo che Dio ha scelto per "avvertire" i peccatori e per dare loro grazia. "...hanno Mosè e i profeti, ascoltino quelli" (v.29). Dio ha già provveduto per chiunque abbia orecchie per ascoltare, una via di salvezza, la possibilità della grazia. L'annuncio della grazia di Dio per chiunque fa di Gesù Cristo il proprio Signore e Salvatore, e questo annuncio si trova nella Bibbia. L'annuncio pare una follia per l'uomo naturale, ma questa è l'unica chance che Dio voglia loro offrire: "Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione" (1 Co. 1:21).
  • (c) Il ricco però risponde: "No, così non crederanno mai! Che essi vedano 'qualcosa di concreto, di sconvolgente, di incontrovertibile!". "Patetica illusione! ""se non ascoltano Mosè e i profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti" (v.31). Chi è cieco, indurito ed ostinato certo non si lascerà impressionare nemmeno da uno che ritorna dai morti!

    IV. Chi potrà scuotere l'umana ostinazione?

    Il messaggio dell'Evangelo di Gesù Cristo ricevuto con fede e che scaturisce nel ravvedimento e nei suoi frutti, è l'unica possibile chance che Dio ci abbia dato per venire a capo della drammatica condizione degli increduli, quella situazione che nella loro cecità essi insistono a negare o ad affermare che sia altrimenti. Gesù in questa parabola ci mette chiaramente in guardia: dalle creature umane Iddio si aspetta un comportamento conforme alla Sua legge. La legge di Dio regola il giusto comportamento da tenersi sia verso Dio che verso il prossimo. Chi disattende queste sue precise responsabilità non si illuda che alla fine "tutto andrà comunque bene", perché siamo state fatte creature responsabili che dovranno rendere conto di sé stesse a Dio.
    E' vero, tutti davanti alla santa legge di Dio siamo mancanti e giustamente meritiamo le eterne sanzioni che queste contravvenzioni comportano, ma Dio nella Sua misericordia ci ha offerto la sola uscita di sicurezza possibile: la grazia nel Suo Figlio GesùCristoChi segue il Salvatore Gesù Cristo con fiducia lasciandosi formare e riformare da Lui come Suo discepolo vedrà il proprio destino ultimo mutare radicalmente. Non aspettiamoci che Dio "ci persuada" tramite "rivelazioni convincenti". Ci ha rivelato tutto nella Sua Parola e non ve ne saranno più altre. Noi siamo "i fratelli" dell'uomo ricco della parabola: come sarà il nostro destino dipenderà da come ci rapporteremo al Signore e Salvatore Gesù Cristo! 
    di Paolo Castellina



    "Chi crede nel Figlio ha vita eterna ma chi non ubbidisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio dimora su di lui
    (Giovanni 3:36)

    http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2014/07/la-drammatica-condizione-degli-increduli.html

    domenica 1 giugno 2014

    Dice il Signore: chi tocca voi, tocca la pupilla degli occhi Miei!


    occhio-di-aquila-18111678
    occhio-di-aquila-18111678Un testimone verace salva delle vite, ma un falso testimone proferisce menzogne. Nel timore dell’Eterno c’è una grande sicurezza, e i suoi figli avranno un luogo di rifugio. Il timore dell’Eterno è una fonte di vita che fa evitare i lacci della morte.
    Cari nella grazia, come sempre, vi invito a non trascurare la Parola di Dio poiché – come saprete – si tratta della stessa nostra vita e vi invito, altresì, ad essere uniti nello Spirito così come abbiamo visto riunito, come in un medesimo corpo e una sola mente, lo Stato di Israele. Una Nazione capace di potenti azioni militari contro potenti nemici che, nei secoli, hanno sempre avuto di mira la sua distruzione; ma – come il Signore stesso ha promesso: Zaccaria 2: 8“…infatti, così parla il Signore degli Eserciti: «È per rivendicare la sua Gloria che Egli mi ha mandato verso le nazioni che hanno fatto di voi la loro preda; perché chi tocca voi, tocca la pupilla dell’occhio suo..”.
    In un mondo che ha perso, ormai, l’equilibrio morale e spirituale, la Parola di Dio rifulge come una potente Luce e traccia una Via santa per coloro che – avendo creduto in Lui – sono intenzionati a raggiungere il cielo. Sono testimone del fatto che un uomo mandato dal Signore sia come un sorso d’acqua fresca in un momento di arsura; un uomo che reca il Timore di Dio, che annuncia la Salvezza e la Salute agli uomini.
    Ho visto queste cose, le ho viste, ad esempio, fra il popolo “Zulù” in Sud Africa, come uomini e donne nella perdizione, meravigliosamente si sono convertiti a Dio. Ho visto la loro grande dignità, la loro gentilezza, l a loro straordinaria pacatezza e moderazione, e la potente Unzione di Spirito Santo posarsi sul loro capo.
    Che strano!! Da piccolo pensavo che gli “Zulù”fossero un popolo primitivo, ma avendo avuto modo di conoscerli di presenza, mi son dovuto ricredere e, in un certo senso, mi sono mortificato per quello che erroneamente avevo creduto per molti anni.
    Come abbiamo letto poco sopra, Salomone scrisse: “Il timore dell’Eterno è una fonte di vita…” .
    Questa “è” accentata rappresenta la certezza espressa dallo Spirito di Dio, come quell’accreditamento irrevocabile manifestato dal Signore quando creò la luce, vi ricordate? Genesi 1:3: Dio disse: «Sia luce!» E luce fu
    Al Signore non interessano le beghe umane, né i nostri pensieri, né le nostre giustizie che dinanzi a Lui sono come un panno sporco, proprio no! Il Signore vuole semplicemente che i Suoi figli abbiano nel loro cuore il Timore dell’Eterno, e questo è testimoniato dalla Sacra Scrittura quando – nella Genesi – ci parla, per la prima volta, del timore di Dio. Un giorno, Abrahamo – nel suo peregrinare in cerca della santa città – si spostò verso il Neghev, poi a Gherar ma, a causa della straordinaria bellezza di Sara, per tema di essere ucciso dagli uomini che l’avrebbero desiderata credendola sua moglie, egli andava dicendo che ella non era sua moglie ma sua sorella, e ciò era vero. Sapendo, appunto, che Sara era sorella di Abrahamo, il re di Gherar – Abimelek – mandò a prenderla eppure Abrahamo non disse nulla e non fece resistenza.
    Che meraviglioso è il Signore… pensate che Dio non permise a questo re di giacere con Sara, non solo… ma il Signore venne a lui in sogno e gli disse: “ ecco, tu stai per morire, a motivo della donna che hai preso, perché ella è sposata”. Non è meraviglioso il Signore? Tutto mortificato, Abimelek, disse a Dio:
    «Signore, faresti tu perire una nazione, anche quando fosse giusta? Non mi ha egli detto: “È mia sorella”, e lei stessa ha detto: “È mio fratello”? Ho fatto questo nell’integrità del mio cuore e con mani innocenti».
    Cari nella Grazia, l’integrità di cuore di questo re gli salvò la vita, infatti il Signore gli rispos e: “ Si, lo so che hai fatto questo nell’integrità del tuo cuore e ti ho quindi impedito dal peccare contro di me; per questo non ti ho permesso di toccarla”. Vi rendete conto della bontà di Dio?? Il Signore vedendo il timore di Abimelek, gli impedì di peccare, in modo del tutto inconsapevole, contro di Lui. Questo è meraviglioso, meraviglioso!! Dio ci protegge in ogni istante, amen. Così Abimelek si alzò il mattino seguente, molto presto, chiamò tutti i suoi servi e raccontò loro tutte queste cose e quegli uomini furono presi da grande paura. Poi Abimelek chiamò Abrahamo e gli disse: «Che ci hai fatto? E che cosa ho io fatto contro di te, per aver fatto venire su di me e sul mio regno un peccato così grande? Tu mi hai fatto cose che non si dovevano fare». Poi Abimelek disse ad Abrahamo: «Che cosa pensavi di fare agendo in questo modo?». Abrahamo rispose: «L’ho fatto, perché dicevo fra me: “Certo, in questo luogo non c’è timore di DIO; e mi uccideranno a causa di mia moglie».
    Care pecore del Signore, non volete che il Signore sia vostro amico? Certamente direte di si, e anche io lo voglio per me, affinché abbiamo Vita, Pace, e Gioia. E’ semplice essere amici di Dio: “TemiamoLo ed amiamoLo con tutto il cuore”. Non è semplice questo? Basta solo disporsi al Signore, donando tutto il nostro cuore e lasciando le cose che hanno radice nella mondanità di questa terra. Come la Genesi, primo libro della Bibbia, anche l’Apocalisse, l’ultimo libro, parla del Timore del Signore. Ricordo il potente angelo di Dio che gridò con forte voce: «Temete Dio e dateGli gloria, perché è giunta l’ora del Suo giudizio. Adorate Colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque».
    E’ il momento di ubbidire al Signore, non agli uomini, è il momento di accettare la Vita che proviene dal cielo.
    Questo dice lo Spirito Santo: “Il timore dell’Eterno è una fonte di vita”. Amen.
    Antonino CHINNICI
    [Notizievangeliche.com]

    domenica 8 dicembre 2013

    Entrare nel Regno di Dio attraverso le tribolazioni

    Dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni." (Atti 14:22)

    Il popolo di Dio ha le sue afflizioni. Non è mai stato progettato da Dio, quando ha scelto il suo popolo , che dovesse essere un popolo non messo alla prova. Essi furono scelti nella fornace di afflizione , non furono mai scelti per la pace e la gioia terrena. Non fu mai promessa loro la libertà dalla malattia e dai dolori della della vita terrena, ma quando il loro Signore ha preparato la Carta dei privilegi, ha incluso i castighi tra le cose che dovevano, inevitabilmente, ereditare. Le difficoltà sono una parte del nostro destino, furono predestinate per noi in acconto all' eredità di Cristo. Così come è certo che le stelle furono formate dalle Sue mani, e le loro orbite fissate da Lui, così certamente le nostre prove ci sono state assegnate: Egli ha ordinato il loro tempo e il loro luogo, la loro intensità e l'effetto che dovranno avere su di noi . Gli uomini giusti non devono mai pretendere di sfuggire alle difficoltà, se lo fanno, rimarranno delusi, perchè nessuno dei loro predecessori è senza di esse.
    Segnatevi la pazienza di Giobbe, ricordatevi Abramo, perché egli aveva le sue tribolazoni, e per la sua fede sotto di loro, divenne il "Padre dei credenti ". Annotatevi bene le biografie di tutti i patriarchi, dei profeti, degli apostoli e dei martiri, e voi scoprirete di tutti coloro dei quali Dio fece dei vasi di misericordia, che furono fatti passare attraverso il fuoco dell'afflizione. E ' decretato dall'antico che la croce della tribolazione dovesse essere incisa su ogni vaso di misericordia, come il marchio reale attraverso cui le navi d'onore del re si distinguono. Ma quantunque la tribolazione sia, perciò, la via dei figli di Dio, essi hanno il conforto di sapere che il loro Maestro l'ha percorsa prima di loro, hanno la Sua presenza e la Sua comprensione per allietarli, la Sua grazia per sostenerli, e il Suo esempio per insegnare loro come perseverare, e quando raggiungeranno "il regno ", esso sarà molto più che un'ammenda per la " grande tribolazione " attraverso la quale sono passati per entrarvi.
    Tradotto da: Consapevoli nella Parola

    domenica 31 marzo 2013

    La natura della Fede


    LA NATURA DELLA FEDE.



    Secondo le Sacre Scritture la Fede cristiana si riconosce da due caratteristiche definite. Primo, la Fede sempre ha origine dalla Parola di Dio. Secondo, la Fede sempre sta in rapporto diretto con la Parola di Dio. La Fede è una delle poche parole di cui la Bibbia ci dà una definizione. Nel libro degli Ebrei cap. 11 vv 1 si trova questa definizione:



    “Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”.



    LA FEDE E’ DIFFERENTE DALLA SPERANZA



    Questo importante versetto esprime varie realtà intorno alla fede. Primo, indica una differenza tra la fede e la speranza. Ci sono due aspetti principali nei quali la fede differisce dalla speranza. Il primo è che la speranza si proietta verso il futuro, ma la fede si stabilisce nel presente.



    La speranza è un atteggiamento di aspettativa relativo a ciò che ancora non è accaduto, ma la fede è una certezza, una fiducia ferma, qualcosa di reale e definito dentro di noi, che possediamo qui e ora.



    La seconda differenza tra la fede e la speranza è che la speranza è una facoltà della mente, mentre la fede è una facoltà del cuore. Questo risulta molto evidente nella descrizione dell’armatura di Dio che deve indossare il soldato di Cristo. Leggiamo nella prima lettera ai Tessalonicesi cap. 5 vv 8 :



    “Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza”.



    Osserviamo che la fede,insieme all’amore, si trova nel petto; nella regione del cuore. Ma la speranza la si assomiglia all’elmo che si pone in testa, luogo della mente. Pertanto, la speranza è un’attitudine mentale di aspettativa relazionata col futuro; la fede invece è una condizione del cuore, che produce in noi qui e ora qualcosa di tanto reale che può descriversi con la parola certezza.



    Molta gente si dichiara cristiana, può anche fare una sincera confessione della sua fede in Cristo, però troppe volte questa fede rimane soltanto sul piano mentale. È un’accettazione intellettuale di certi dogmi e dottrine. Questa non è la vera fede biblica, poiché non produce nessun cambiamento nella vita di coloro che la professano.





    Invece la fede che viene dal cuore, sempre produce una svolta definitiva in coloro che la professano.



    LA FEDE FONDATA SOLTANTO SULLA PAROLA DI DIO



    Ritorniamo alla definizione di fede data in Ebrei 11:1



    “Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”.



    Osserviamo un’altra importante realtà della fede.



    Or la fede è … dimostrazione di realtà che non si vedono.



    Ciò dimostra che la fede tratta di cose che non si vedono. La fede non si basa sull’evidenza dei nostri sensi, ma sulle verità e realtà invisibili ed eterne rivelate nella Parola di Dio. La fede si oppone alla vista. S.Paolo nella seconda lettera ai Corinti cap. 5 vv 7, scrive:



    “poiché camminiamo per fede e non per visione”.



    Perciò non basiamo la nostra fede su ciò che possiamo vedere o sentire, ma sulla Parola di Dio. Eppure abbiamo detto prima che la fede è dimostrazione di realtà che non si vedono. Certo, perché le cose non viste che abbiamo creduto per fede, anche le vedremo.



    Prendiamo spunto dalla conversazione tra Gesù e Marta nel Vangelo di S.Giovanni cap. 11 vv 39-40:



    39 Gesù disse: «Togliete la pietra!» Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»



    Qui Gesù dimostra chiaramente che la fede consiste prima nel credere, poi nel vedere. No al contrario. Molta gente tende a invertire quest’ordine. Dicono: “Se solo potessi vedere qualcosa di soprannaturale, allora crederei”. Ma questo è un errore. Noi non abbiamo bisogno di nessuna fede per credere in ciò che vediamo. Non c’è bisogno di esercitare alcuna fede per credere in un albero, in una automobile, in una casa, o altro di visibile.



    Però se qualcuno ci racconta una storia, noi possiamo scegliere di credere o non credere, secondo la credibilità che diamo a questa persona. Non potendo verificare con i sensi, saremmo chiamati a credere per fede. Ma la fede in Dio è qualcosa di molto diverso.



    A volte possiamo incontrare un apparente conflitto tra l’evidenza dei nostri sensi e la rivelazione della Parola di Dio. Per esempio, possiamo sentire e vedere nel nostro corpo tutte le evidenze di un’infermità fisica. Tuttavia la Bibbia ci dice in Isaia cap. 53 :



    4 Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,
    erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;
    ma noi lo ritenevamo colpito,
    percosso da Dio e umiliato!
    5 Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
    stroncato a causa delle nostre iniquità;
    il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui
    e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.



    Isaia sta profetizzando di Gesù, circa settecento anni prima che queste cose avvenissero. La Scrittura profetica afferma che Egli si è caricato i nostri dolori e che mediante le sue lividure siamo stati guariti.



    E qui si presenta un conflitto tra i sensi e la fede. I nostri sensi ci dicono che siamo infermi. La Parola di Dio ci dice che per le Sue lividure siamo stati guariti. Questo conflitto tra la testimonianza dei nostri sensi e quella della Parola di Dio mette il credente di fronte a due alternative.



    Da una parte, possiamo accettare la testimonianza dei nostri sensi e così accettare anche l’infermità fisica. Oppure, possiamo afferrarci fermamente alla testimonianza della Parola di Dio che dice che siamo guariti. Se facciamo questo con sincerità di fede, anche la testimonianza dei nostri sensi si dovrà adeguare a concordare con la testimonianza della Parola di Dio, ed allora potremo dichiarare di essere guariti non solo per la fede sulla Parola di Dio, ma anche per l’evidenza della guarigione confermata dai nostri sensi. Una guarigione completa nel corpo e nello spirito.





    La conferma biblica di questo tipo di fede la possiamo verificare nell’esperienza di Abramo. S.Paolo racconta che la fede di Abramo era sotto la direzione di Dio. Leggiamo nella lettera ai Romani al cap. 4:



    18 Egli(Abramo), sperando contro speranza, credette, per diventare padre di molte nazioni, secondo quello che gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza». 19 Senza venir meno nella fede, egli vide che il suo corpo era svigorito (aveva quasi cent'anni) e che Sara non era più in grado di essere madre; 20 davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, ma fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio, 21 pienamente convinto che quanto Egli ha promesso, è anche in grado di compierlo.



    La fede di Abramo considera come verità la Parola che Dio gli ha dato, nonostante che i sensi gli dicessero che è impossibile avere figli a 100 anni, considerando che la moglie Sara ne aveva 90 e per di più era sterile.



    Abramo non aspettò la conferma dell’evidenza fisica, cioè la nascita di Isacco, prima di accettare con certezza la dichiarazione di Dio. Al contrario, egli accetto prima la dichiarazione di Dio come cosa certa, prima che questa fosse confermata dall’evidenza fisica della nascita di Isacco.



    Questo è un esempio della fede spirituale. Abramo si rifiutò di credere alla testimonianza dei suoi sensi, che senza alcun dubbio gli dicevano che era impossibile che egli e Sara potessero avere un bambino.



    Ma Abramo non accetto questa testimonianza perché essa non stava d’accordo con quello che Dio aveva detto: “Fra un anno avrai un figlio”.

    Questo ci mostra che la fede spirituale consiste nell’agire come fece Abramo.



    1. Abramo considerò vera la promessa di Dio, fin dal momento in cui fu pronunciata.

    2. Abramo si rifiutò di accettare la testimonianza dei suoi sensi fintanto che non furono in accordo con la dichiarazione di Dio.

    3. Come conseguenza al fatto che Abramo si afferrò a ciò che Dio aveva promesso, la testimonianza dei suoi sensi finì col concordare con la dichiarazione di Dio.

    QUESTA E' LA FEDE DEL CUORE.LA FEDE CHE OPERA MIRACOLI! 
     
     http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/la-natura-della-fede

    ciao

    per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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