per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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domenica 18 maggio 2014

Cosa vuol dire essere cristiano?


— PARTE PRIMA —
ESSERE CRISTIANO è molto di più che semplicemente identificarsi con una religione o sostenere certe tradizioni o valori morali. Essere cristiano significa aver creduto a ciò che la Bibbia afferma su Dio, sull’uomo e sulla salvezza. In Italia, la stragrande maggioranza delle persone afferma di essere cristiana, ma allo stesso tempo pensa di poter esserlo a modo suo. Se sei tra questi, considera queste sei verità della Scrittura:

1. Dio è il creatore sovrano

Il pensiero contemporaneo sostiene che l’uomo sia il prodotto di un’evoluzione che continua ancora oggi. La Bibbia, al contrario, afferma che noi siamo stati creati da un Dio personale per amarlo, servirlo, e godere una relazione con Lui per l’eternità. Un pensiero diametralmente opposto! Il Nuovo Testamento rivela che fu Gesù Cristo stesso a creare tutte le cose (Giovanni 1:3; Colossesi 1:16). A Lui appartiene ogni cosa e Lui ha il diritto di regnare (Salmo 103:19). In altre parole, Dio ha piena autorità sulle nostre vite e noi abbiamo l’obbligo di rendergli lealtà assoluta, obbedienza e adorazione.

2. Dio è santo

La caratteristica di Dio per noi più difficile da comprendere è la sua assoluta e perfetta santità, perché è ciò che lo rende così diverso da noi. La Scrittura afferma ripetutamente questa verità (Isaia 6:3). Dio non può commettere né approvare il male (Giacomo 1:13), Dio non può mentire (Tito 1:2), Dio non può peccare. Non solo, ma a causa del suo carattere santo, Egli pretende la santità anche da noi. L’apostolo Pietro lo ricorda, nella sua lettera ai cristiani del primo secolo, citando le parole di Dio stesso:“Siate santi perché io sono santo” (1 Pietro 1:16).

3. L’uomo è un peccatore

Secondo le Scritture ogni uomo ha peccato ed è colpevole verso Dio: “Non c’è uomo che non pecchi!” (1 Re 8:46); e ancora, “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:23). Questo non significa che siamo totalmente incapaci di agire con bontà e cortesia. Il problema è, invece, che siamo incapaci, così come siamo, di capire, amare e piacere a Dio (Romani 3:10-12).

4. Il peccato richiede una condanna

La santità e la giustizia di Dio richiedono che ogni azione peccaminosa sia punita con la morte (Ezechiele 18:4; Romani 6:23). Cercare semplicemente di cambiare il nostro comportamento non risolverebbe il problema del peccato e delle sue conseguenze. Cosa ne faremmo dei peccati commessi in passato? E come potremmo riuscire a cambiare la nostra natura? La risposta di Dio è retorica: “Può un Cusita cambiare la sua pelle o un leopardo le sue macchie? Solo allora anche voi, abituati come siete a fare il male,potrete fare il bene” (Geremia 13:23). Cambiare la nostra natura è impossibile! Quindi, la condanna rimane su di noi.

5. Gesù Cristo è il Signore e il Salvatore

Anche se la giustizia di Dio richiede la morte del peccatore a causa del peccato, Dio nel suo grande amore ha provveduto un Salvatore che ha pagato il debito morendo al posto dei peccatori (1 Pietro 3:18). La morte di Gesù Cristo sulla croce ha soddisfatto le richieste imposte dalla santità di Dio (2 Corinzi 5:21), il quale ora è pronto a perdonare e salvare chiunque pone la sua fede soltanto in Cristo per la sua salvezza (Romani 3:26).

6. La natura della vera fede 

La fede vera, quella di cui parla la Bibbia, è caratterizzata dal ravvedimento per i propri peccati. Ravvedersi o pentirsi non è soltanto un’esperienza emotiva; significa essere d’accordo con Dio di essere peccatori, confessare i propri peccati a Lui, fare la scelta consapevole di allontanarsi da essi (Luca 13:3, 5; 1 Tessalonicesi 1:9), e iniziare a seguire Cristo ubbidendo alle sue richieste (Matteo 11:28-30; Giovanni 17:3; 1 Giovanni 2:3).

Non basta credere a certi fatti storici su Gesù o che Lui sia esistito. Nessuno oggi ha dubbi sul fatto che Gesù sia un personaggio storico. Oltretutto la Bibbia dice che anche Satana e i suoi demoni credono nel vero Dio (Giacomo 2:19) e malgrado questo non lo amano né gli ubbidiscono. La vera fede, quella che come risultato produce la salvezza dell’anima, risponde sempre con l’ubbidienza (Efesini 2:10).

Essere cristiano significa molto più che identificarsi con una religione. Questo anche in Italia. Né tu né io siamo l’eccezione!
— PARTE SECONDA —
NOI ITALIANI dovremmo essere maestri nel sapere cosa significa essere cristiani.
Per secoli la Chiesa Romana ha considerato il nostro Paese come un proprio territorio irrinunciabile, l’epicentro dal quale svolgere la sua missione. Abbiamo chiese ovunque e ne spuntano di nuove a ogni angolo di strada; testimonianza dell’influenza che la religione ha avuto in Italia. Eppure gli italiani sono divisi tra la devozione a Maria e la ricerca maniacale del benessere materiale. E non sanno cosa significhi essere cristiano.
Per molti, cristiano è semplicemente sinonimo dell’essere umano. Altri pensano che essere cattolici è essere cristiani. Ma è stato proprio l’Apostolo Pietro, considerato dalla Chiesa il primo Papa della storia, a parlare della caratteristica che, più d’ogni altra, contraddistingue un vero credente in Cristo da chi lo è solo nominalmente. Qualcosa che lo rende del tutto diverso dagli altri.
Nella sua prima lettera ai credenti del primo secolo, l’Apostolo scrive di Cristo: “Benché non l’abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa” (1 Pietro 1:8).
Pietro dice: “Benché non l’abbiate visto, voi lo amate”. Non ha bisogno di comandare che i credenti amino Cristo, perché nel cuore di ogni vero cristiano c’è un’attrazione e un affetto per la persona di Cristo, un attaccamento appassionato a Lui, che lo sprona a seguirlo costi quel che costi.
L’Apostolo Paolo scrive in 1 Corinzi 16:22: “Se qualcuno non ama il Signore, sia anatema”. Sono parole forti, scioccanti. Se non ami Cristo, sei anatema! Significa che sei condannato all’inferno, a meno che tu non ti ravveda.
Può darsi che tu ti ritenga un cristiano perché credi che Gesù sia esistito e leggi la Bibbia ogni tanto. Forse preghi ai santi, accendi qualche candela in chiesa. Ma questo non fa di te un cristiano. Se non ami Cristo, sei spiritualmente morto. Senza la vita di Cristo sei ancora morto nei tuoi peccati.
Credere che Cristo sia esistito non basta; bisogna anche amarlo. L’amore vivo per la persona di Gesù Cristo è quello che contraddistingue il vero cristiano. Dio mette questo amore per Cristo nel cuore di ogni persona che ha posto la sua fede in Lui. Così la fede e l’amore vanno insieme.
Cristo è degno del nostro amore
È normale amare i propri genitori, figli e amici, ma non tutti i nostri cari sono sempre amabili. Amiamo persone a volte egoiste, che ci fanno arrabbiare, che ci amano con un amore imperfetto e incostante. Ci offendono e urtano i nostri sentimenti. E noi, per non esser da meno, li ripaghiamo con la stessa moneta.
Non è così con Gesù. Non troverai nessuna incostanza né difetto in Lui. È sempre perfettamente amabile e degno del nostro pieno amore.
Considera la Sua divinità
Lui è il creatore di ogni cosa e tutte le cose sussistono in Lui. Gesù stesso è lo scopo per cui Dio ha creato l’universo (Colossesi 1:16,17).
È lodato dagli angeli in cielo (Ebrei 1:6).
Possiede tutte le caratteristiche di Dio (Colossesi 2:9).
Prima che l’universo fosse, Lui già c’era (Giovanni 1:1). Nessuno Lo ha creato.
Lui è la fonte di ogni saggezza e conoscenza (Colossesi 2:3).
Lui è colui che sarà il giudice dei vivi e dei morti (Atti 10:42,43).
Considera la Sua umanità
Ha lasciato la sua gloria e il suo trono in cielo dov’era stato adorato da tutta l’eternità (Giovanni 17:5). Ha aggiunto l’umanità alla sua divinità per essere chiamato Emmanuele, “Dio con noi” (Matteo 1:23). Dio con noi uomini!
Anche se gli spettava d’essere adorato e servito da tutti, si è umiliato diventando un servo di tutti (Filippesi 2:6-8). Così, ha velato la sua gloria per nascere in un corpo e vivere le debolezze dell’infanzia umana. Il Creatore entrò nella sua creazione, ma non fu riconosciuto dalle sue creature. Lui, l’unico a non aver mai peccato, ha vissuto in mezzo ai peccatori più incalliti.
Perché l’ha fatto? Siamo forse noi esseri umani tanto amabili da meritare questo? No. Eravamo suoi nemici, l’opposto di amabili.
Considera il suo amore per i peccatori
Mentre era sulla terra, contrariamente a quello che i religiosi del suo tempo s’aspettavano da Lui, Gesù frequentava e cenava con peccatori. Per questo lo chiamavano con disprezzo “amico dei peccatori” (Matteo 11:19).
Dopo aver fatto, come testimoniava la gente di Lui, “ogni cosa bene” (Marco 7:37) è stato tradito da un amico per essere condannato ingiustamente a morte. È stato schernito da coloro che lo hanno crocifisso.
Mentre soffriva e agonizzava sulla croce, ha salvato dalla morte eterna il ladro crocifisso per i suoi crimini accanto a Lui.
Ha preso su di sé la pena per il nostro peccato (2 Corinzi 5:21).
In tutto questo, Gesù ha mostrato il suo grande amore per i peccatori. “In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati” (1 Giovanni 4:10).
L'amore di Gesù è libero e incondizionato
Quanto è meraviglioso quest’amore! Non dipende dalle opere umane e non è impedito dal peccato dell’uomo. Quella di amarci è stata una sua scelta!
Gesù ha amato i suoi quando loro ancora non lo amavano (1 Giovanni 4:19). Nessun peccato nella vita di un credente gli farà mai cambiare idea, né smettere di amarlo. A differenza di noi umani, la sua pazienza non verrà mai meno e Lui non tradirà chi si affida a Lui.
Addirittura Lui ama ogni suo discepolo, malgrado la piena conoscenza che abbia di ogni nostro pensiero!
Lui non caccia via le sue pecore (i suoi seguaci), ma simpatizza con le loro debolezze, tanto che ciascuna può avvicinarsi con piena fiducia al suo trono di grazia (Ebrei 4:14-16).
Per tutto questo, un vero cristiano lo ama, benché non l’abbia visto.
A questo punto la domanda è semplice; non devi essere laureato in teologia per rispondere. Anche un bambino potrebbe farlo. Ami tu Cristo?
Che cosa direbbe l’Apostolo Pietro di te? Sei un cristiano?
di Marcello Monni

http://vocechegrida.ning.com/forum/topics/cosa-vuol-dire-essere-cristiano


giovedì 22 agosto 2013

Badate a voi stessi

 
L’apostolo Paolo esortò gli anziani di Efeso a badare a se stessi (Atti 20:28): un breve sermone che non si impara velocemente! A riguardo di questa esortazione, vorrei considerare insieme con voi cosa significa badare a se stessi.

1. Badate che la grazia salvifica di Cristo abbia operato efficacemente nei vostri cuori

Badate a voi stessi affinché, mentre proclamate al mondo la necessità di essere salvati da Cristo, non restiate privi della grazia che offrite agli altri. Badate a voi stessi affinché, mentre esortate gli altri a scampare dalla morte eterna, non siate i primi a perire. Badate a voi stessi per non morire di fame mentre distribuite il Pane della vita agli altri peccatori. La promessa di risplendere “come le stelle in eterno” è riferita a coloro che, oltre ad aver“insegnato a molti la giustizia” (Daniele 12:3), sono stati resi partecipi della grazia in prima persona.
Molti hanno messo in guardia altri sul pericolo dell’inferno, mentre essi stessi, in seguito, vi si sono precipitati. Numerosi predicatori sono finiti in quel luogo di tormento, pur avendo esortato centinaia di volte chi li ascoltava ad applicarsi con attenzione e diligenza per scampare la loro anima. Può Dio salvare coloro che, pur annunciando il Vangelo ad altri, rifiutano di essere salvati? Possono fuggire l’ira a venire coloro che trascurano edabusano delle verità che predicano? Conosco alcuni sarti che vanno vestiti di stracci, mentre confezionano vestiti eleganti per i loro clienti! E ci sono delle cuoche che stentano a vivere, eppure imbandiscono tavolate ricche di cibi succulenti! Credetemi fratelli, Dio non salverà nessun uomo perché è un predicatore, né perché è un buon predicatore, ma egli salva i peccatori perché li giustifica e li santifica. Badate a voi stessi, dunque, affinché siate ciò che cercate di persuadere altri ad essere e abbiate creduto di cuore alle verità che vorreste inculcare nel cuore di coloro cui predicate. 
È una cosa terribile essere un cristiano nominale, ma è ancora più tremendo essere un predicatore non salvato! Non tremate quando, aprendo la vostra Bibbia, leggete quella che potrebbe essere la vostra condanna? Quando preparate i vostri sermoni, non pensate che quello potrebbe costituire un atto d’accusa contro voi stessi? Quando predicate contro il peccato, state pronunciando un giudizio contro voi stessi! Quando proclamate le insondabili ricchezze di Cristo e della sua grazia, condannate l’incredulità del vostro cuore! Un predicatore inconvertito è una delle creature più infelici della terra. Chi vive questa condizione non si rende conto del proprio stato ed è simile a colui che possiede molti sassi che siccome assomigliano ai gioielli della grazia gli impediscono di vedere la propria povertà. Anzi, queste persone ripetono a se stesse: «Sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di niente» (Apocalisse 3:17). Un predicatore può conoscere le Scritture, compiere opere di giustizia, non vivere dominato da peccati grossolani, riprendere coloro che trasgrediscono i comandamenti e servire l’altare giorno e notte, pur rimanendo inconvertito. Quale tragedia morire di fame pur avendo a disposizione tanta abbondanza!
Se coloro di cui sto parlando mi ascoltassero seriamente, esaminerebbero se stessi per vedere se sono nella fede e, anziché continuare a predicare agli altri, comincerebbero a richiamare se stessi a ravvedimento. Un predicatore inconvertito che comprendesse la condizione in cui si trova, comincerebbe a rendersi conto che nel giorno del giudizio sarà vano domandare: «Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo?» (Matteo 7:22). Quale conforto può trarre Giuda Iscariota dal ricordo di aver annunciato il Vangelo insieme agli altri apostoli e di essere stato chiamato da Cristo “amico”? Consiglio a queste persone di lasciare che queste verità lavorino le loro coscienze e, in seguito, di predicare alla propria congregazione un sermone applicando a se stessi le parole del Salmo 50: «Dio dice all’empio: “Perché vai elencando le mie leggi e hai sempre sulle labbra il mio patto, tu che detesti la disciplina e ti getti dietro alle spalle le mie parole?”» (vv. 16-17). Esponete questo testo con le lacrime agli occhi, confessate davanti all’assemblea il vostro stato di peccato e fate richiesta delle loro preghiere affinché Dio vi conceda il suo perdono e possiate predicare un Salvatore che avete incontrato e conosciuto personalmente.
Ahimè, questa è una delle più gravi calamità che possa abbattersi sullachiesa di Dio! Uomini che diventano predicatori prima di diventare cristiani. Uomini che sono appartati ed ordinati ministri del Vangelo prima di essere stati santificati mediante la consacrazione del cuore. Uomini che adorano un Dio sconosciuto, che predicano un Cristo che non hanno mai incontrato, affidandosi ad uno Spirito che è lontano da loro.Come possono costoro parlare di comunione con Dio, di santità di vita, di gloria e di beatitudine se non hanno sperimentato nessuna di queste realtà? Oh, che i giovani che aspirano al ministero pongano mente a queste cose! Infatti, invano si applicano agli studi se non conoscono Dio e non aspirano a lui. A che serve lo studio di varie discipline se non cerchiamo Dio in esse? Conoscere e contemplare Dio, temerlo ed adorarlo, amarlo e gioire in lui: questa è la vera filosofia, mentre tutto il resto è solo stoltezza. Il mondo non ha conosciuto Dio con la propria sapienza e gli uomini, dichiarandosi savi, sono diventati stolti.
2. Badate di non accontentarvi di essere stati salvati, ma vegliate su voi stessi affinché le grazie che Dio vi ha donato portino frutto e siano ravvivate, e i sermoni che preparate siano predicati al vostro cuore
La vostra opera non è fine a se stessa, bensì tende al benessere spirituale della chiesa. Se il vostro animo è rivolto alle cose di lassù, il gregge che dovete pascere ne trarrà i benefici e, nell’ascoltarvi, si renderà conto che avete goduto una profonda comunione con Dio. Ciò che abbiamo nel cuore è ciò che giungerà alle orecchie della nostra congregazione. Vi confesso che sto parlando in base alla mia triste esperienza, in quanto mi accorgo che coloro dei quali devo prendermi cura risentono del mio stato d’animo. Quando il mio cuore è freddo, lo è anche la mia predicazione, e quando sono confuso, tale è anche la mia predicazione. In altre parole, posso rendermi conto della mia condizione osservando quella di coloro che mi ascoltano predicare.
Noi siamo come la “nutrice” di coloro che appartengono a Cristo. Se non cibiamo correttamente noi stessi, anch’essi cresceranno malnutriti. I nostri fratelli saranno “magri” e il servizio che renderanno a Dio sarà fiacco. Se l’intensità del nostro amore diminuisce, come potremmo ravvivare il loro? Se non camminiamo santamente nel timore del Signore, la nostra predicazione lo manifesterà. E se non sarà il contenuto dei nostri sermoni a dimostrare il nostro declino, lo sarà il nostro modo di vivere. Se ci cibiamo di errori dottrinali o di inutili controversie, coloro che ci ascoltano saranno i primi a fare le spese della nostra stoltezza. Al contrario, se abbondiamo in fede, amore e zelo, anche la nostra congregazione crescerà nella grazia e saremo di grande benedizione. 
Oh, fratelli! Badate a voi stessi dunque! Vegliate sul vostro cuore e mortificate le concupiscenze mondane. Perseverate nella fede, camminate con zelo nell’amore e non vagate qua e là, ma rimanete in casa e spendete il tempo che avete a disposizione in comunione con Dio. Non inganniamo noi stessi e gli altri con un fervore simulato, perché non sarà accompagnato dalla benedizione che scende dall’alto! Soprattutto, impieghiamo molto tempo pregando e meditando la Scrittura, perché è quando entriamo in questa “cameretta” che Dio fa scendere il fuoco dal cielo per consumare i sacrifici che gli offriamo. Ricordatevi che se trascureremo queste cose non saremo solo noi a cadere, ma anche coloro ai quali siamo preposti nel Signore. Per amore del gregge affidato alle vostre cure: badate a voi stessi!
3. Badate che il vostro comportamento non contraddica ciò che predicate
Badate a non essere un ostacolo che faccia inciampare colui che è cieco e non smentite col vostro comportamento ciò che avete affermato con le vostre parole. Questo peccato fa pensare alla gente che la Parola di Dio sia una filastrocca e che la predicazione del Vangelo non sia altro che un vano cianciare. Colui che crede davvero ciò che afferma, vivrà secondo quanto afferma! Una sola espressione d’orgoglio, una parola volgare, una discussione troppo animata o un solo atteggiamento dissoluto è sufficiente a rendere inutile la nostra predicazione. Ditemi, fratelli, nel timore del Signore, desiderate che la vostra opera porti frutto? Volete che le verità che predicate siano sperimentate da coloro che vi ascoltano? Come? Questo è ciò a cui ambite e non siete pronti a sopportare un torto, né siete disposti a rinunciare a qualcosa per favorire coloro che sono nell’indigenza?Desiderate che la vostra opera porti frutto e non volete assumere un atteggiamento più umile, essere più condiscendenti con coloro che considerate gli ultimi? Ahimè! Quanti di noi studiano molto per predicare correttamente, ma poco per vivere santamente! Una settimana intera non ci sembra sufficiente per preparare un sermone di due ore, mentre un’ora spesa meditando sul nostro comportamento ci pare già troppa!
Fratelli, certamente quello di cui stiamo discutendo è un motivo validissimo per badare sia a ciò che diciamo sia a ciò che facciamo. Se “metteremo in pratica” i comandamenti di Dio, saremo altresì “felici nel nostro operare” (Giacomo 1:25). Se coloro che ci ascoltano devono “mettere in pratica la Parola e non ascoltarla soltanto” (Giacomo 1:22), noi dobbiamo essere facitori e non soltanto predicatori! La medesima fatica che impieghiamo nel preparare i nostri sermoni dovrebbe essere profusa per vivere una vita santa. Quando studiamo quello che dobbiamo predicare, se davvero siamo interessati alla condizione spirituale di coloro che ci devono ascoltare, ci domandiamo: «Cosa posso dire per condurli alla salvezza?» Allo stesso modo, dovremmo diligentemente interrogare noi stessi domandandoci: «Come posso comportarmi per persuaderli a credere e quale deve essere il mio atteggiamento per guadagnarne il maggior numero?» Se la salvezza delle anime è il nostro obiettivo, lo perseguiremo quando saremo sul pulpito e quando ne saremo discesi! Non solo le parole della vostra bocca, ma anche il denaro del vostro portafogli sarà speso per il bene eterno degli altri! Che questo sia il nostro impegno quotidiano: usare tutto ciò che Dio ha messo a nostra disposizione per salvarne il maggior numero. Se pensate che il ministero sia solo studiare e predicare, vi sbagliate di grosso! E se questa fosse la vostra opinione, sareste indegni di essere chiamati ministri di Cristo!
Lasciate, dunque, che vi esorti con fervore ad essere “zelanti nelle buone opere” (Tito 2:14).
a) Siate irreprensibili e senza macchia

Il vostro comportamento condanni il peccato e sia un esempio per gli altri. Pretendete, forse, che coloro dei quali dovete prendervi cura si preoccupino dell’anima più di voi? Se volete che essi “recuperino il tempo” (Efesini 5:16), voi non sprecatelo! Se desiderate che i loro discorsi non siano futili e vani, siate i primi a parlare di ciò che edifica, affinché ciò che dite conferisca grazia a quelli che ascoltano (Efesini 4:29). Se volete che le loro famiglie siano ordinate e sobrie, governate le vostre come si conviene. Non siate superbi ed autoritari e anch’essi saranno mansueti. Di fronte all’ostinazione ed agli sbagli degli altri, carne e sangue vi suggeriranno di usare le stesse armi e di risolvere i vari problemi che incontrerete ricorrendo alla sapienza “carnale”. Se, però, ritenete che sia meglio imitare Cristo che Alessandro o Cesare, allora “non lasciatevi vincere dal male, ma vincete il male con il bene” (Romani 12:21). Ricordatevi che siete stati chiamati ad essere servi di tutti; perciò non estraniatevi dal gregge, ma familiarizzate con coloro che sono stati affidati alle vostre cure facendo loro del bene.
b) Abbondate in opere caritatevoli

Visitate i poveri, informatevi di ciò che necessitano e dimostrate in concreto la vostra compassione. Non siate avari, ma fate del bene a tutti e non cercate cose grandi per voi stessi e per i vostri posteri. Infatti, cosa perderete se impoverite per andare incontro ai bisogni altrui? Se insegnate che bisogna avere fede in Dio e farsi un tesoro in cielo, mostrate agli altri che credete in ciò che predicate! La nostra natura corrotta cercherà di cavillare per impedirci di adempiere al nostro dovere; perciò, badate bene a ciò che sto per dirvi (voglia Dio convincere i vostri cuori): colui che non è disposto a separarsi dai suoi beni per amore di Cristo, non è un vero cristiano! So bene che il cuore avaro cercherà ogni scusa per evitare di dividersi da ciò a cui è attaccato per ubbidire alla volontà di Dio, ma coloro che sono veri discepoli di Cristo seguiranno l’esempio del divino Maestro. Oh, quanto bene potrebbero fare i pastori del gregge se non amassero il mondo, né le cose che sono del mondo! Oh, se spendessero tutto ciò che Dio ha dato loro per fare del bene agli altri! Questa testimonianza aprirebbe molti più cuori alle dottrine della grazia di tutta la loro eloquenza! Anche se non dobbiamo rinchiuderci nei monasteri rinunciando ad ogni possedimento come fanno certuni, pure non dobbiamo possedere nulla che non appartenga prima a Dio.
4. Badate di non essere schiavi di quei peccati contro cui predicate e che condannate pubblicamente
Magnifichereste Dio sul pulpito per poi disonorarlo come gli altri ipocriti? Proclamereste il regno di Cristo per poi disprezzarlo, ribellandovi ad esso? Dichiarereste la perfezione della legge del Signore per poi trasgredirla? Come potreste vivere nel peccato? Se il peccato è pericoloso, perché lo accarezzate? E se non lo è, perché persuadete gli uomini a non peccare? Se è cosa spaventevole cadere nelle mani del Dio vivente, perché non camminate nel suo timore? E se non è così, perché allora allarmare le persone senza motivo? Perché tu che insegni agli altri, non insegni a te stesso (Romani 2:21-23)? Badate dunque a voi stessi, affinché non predichiate contro quei peccati dei quali siete ancora schiavi; infatti “uno è schiavo di ciò che lo ha vinto” (II Pietro 2:19). “Non sapete voi che se vi offrite a qualcuno come schiavi per ubbidirgli, siete schiavi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell’ubbidienza che conduce alla giustizia?” (Romani 6:16). Fratelli miei, ricordatevi che è più facile denunciare il peccato che vincerlo.
5. Infine, badate di non essere privi delle qualifiche necessarie allo svolgimento del ministero cristiano
Colui che deve insegnare ad altri la via della salvezza, non può essere un fanciullo in quanto a conoscenza. Quali requisiti sono necessari per noi che abbiamo una così grande responsabilità! Quanti passi biblici difficili dobbiamo saper spiegare agli altri e quanti problemi teologici da risolvere! Dobbiamo fuggire il male nelle sue varie manifestazioni; dobbiamo aprire gli occhi degli altri affinché non cadano in tentazione e dobbiamo saper risolvere svariati casi di coscienza. Come può un lavoro di questo tipo essere svolto da persone impreparate o immature? Quale ostinatezza e malizia nei cuori di coloro con cui abbiamo a che fare! Quanti pregiudizi nelle menti di coloro che ci ascoltano! Siamo di fronte ad uomini e donne dal cuore caparbio, che anche quando sono zittiti non riconoscono di aver torto e non si lasciano convincere. 
Quali uomini dovremmo essere in capacità, determinatezza ed instancabile diligenza! Paolo conosceva la propria insufficienza di fronte ad una tale chiamata e noi considereremo il ministero con superficialità o, peggio ancora, con sufficienza e spavalderia come se noi, invece, fossimo sufficienti? Il ministero cristiano non è un peso per le spalle di un ragazzino! Non penso che predicare un sermone sia la cosa più difficile per noi. Eppure, quale capacità è necessaria per esporre in maniera chiara tutto il consiglio di Dio, per convincere chi ci ascolta affinché la loro coscienza sia rischiarata? E non dimentichiamo che il linguaggio che adoperiamo e il nostro comportamento devono essere coerenti al messaggio che annunciamo. Dio dovrebbe essere onorato e glorificato dalla nostra predicazione, ma a causa della nostra debolezza e negligenza può avvenire il contrario! Quante volte gli schernitori sono usciti dal locale di culto beffandosi del Vangelo a causa delle mancanze del predicatore? Le persone si addormentano quando predichiamo se la nostra lingua e il nostro cuore sono addormentati e non abbiamo la capacità di svegliarli!

E ancora: quale abilità è necessaria per difendere la verità contro quelli che la contraddicono? Se noi veniamo meno di fronte a questo dovere (Tito 1:9), i nemici della verità esulteranno. Tuttavia, questo è il male minore. Infatti, chi può dire quante anime deboli ed instabili saranno danneggiate e quale disprezzo sarà suscitato verso la chiesa?

Oh fratelli! È vero, la necessità obbliga la chiesa a tollerare chi è debole, ma guai a noi se tolleriamo con indulgenza le nostre debolezze! Esiste forse un metodo per portare frutto, pur vivendo nell’ozio e nella trascuratezza? Se saremo pigri, spegneremo lo Spirito Santo! Dio ci insegna che nella sua opera dobbiamo essere “ferventi nello spirito” (Romani 12:11). Perciò, fratelli miei, non sprecate il tempo a vostra disposizione. Studiate e pregate, predicate e fate del bene a tutti. Badate a voi stessi, affinché la vostra negligenza non danneggi l’opera di Dio.

Da una predicazione di Richard Baxter



"Esorto dunque gli anziani che sono tra di voi, io che sono anziano con loro e testimone delle sofferenze di Cristo e che sarò pure partecipe della gloria che deve essere manifestata: pascete il gregge di Dio che è tra di voi, sorvegliandolo, non per obbligo, ma volenterosamente secondo Dio; non per vile guadagno, ma di buon animo; non come dominatori di quelli che vi sono affidati, ma come esempi del gregge. E quando apparirà il supremo pastore, riceverete la corona della gloria che non appassisce"
(1 Pietro 5:1-4) 

sabato 6 luglio 2013

Esortazione Apostolica



"Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati e perché vengano dei tempi di refrigerio dalla presenza del Signore" (Atti 3:19)

Dopo il sorprendente miracolo della guarigione dell'uomo zoppo, quando le persone stupefatte si raggrupparono in circolo attorno a Pietro e Giovanni, essi non furono affatto a corto di parole sul soggetto su cui affrontarli. Quegli uomini santi erano traboccanti dell'evangelo e perciò loro ebbero il compito di esaminare spontaneamente l'avvenimento, ma parlando di quel tema che era posto più vicino ai loro cuori. Al ministro cristiano non dovrebbe essere mai difficile parlare di Cristo; e in qualunque situazione egli si dovesse trovare, non dovrebbe mai doversi chiedere: "Qual'è un argomento adatto per queste persone?" Perché il Vangelo è per ogni stagione, sempre appropriato, e se è comunicato al cuore sarà certo che lavorerà la sua strada. Rivolto alla moltitudine che aveva attorno, Pietro subito iniziò a predicare loro il Vangelo senza esitare un solo secondo.
Oh! prontezza benedetta di un'anima infuocata dallo Spirito Santo, Signore concedila a noi per sempre! Osservate come con fervore Pietro storna la loro attenzione da lui e da suo fratello Giovanni verso il Signore Gesù Cristo. "Perché fissate su di noi ardentemente gli occhi, come se per nostra potenza o pietà avessimo fatto camminare quest'uomo?" L'oggetto del ministro cristiano dovrebbe essere sempre quello di distogliere l'attenzione da se stessi per darla al proprio argomento, così che non debba essere detto: "Come ha parlato bene!" ma "Su quali questioni importanti ha trattato!" Essi potevano essere sacerdoti di Baal che, coi loro vestiti fastosi e le loro pretese di possedere un potere misterioso potevano fare in modo di far guardare a loro stessi come canali di grazia, come se potessero compiere miracoli per mezzo del loro potere sacerdotale e non attraverso la loro santità; ma loro erano veri messaggeri di Dio che continuamente dicevano: "Non guardate a noi come se potessimo fare qualcosa: l'intero  potere per benedirvi si trova in Gesù Cristo e nell'Evangelo della Sua salvezza." 
È degno di nota il fatto che Pietro, nell'affrontare questa folla, venne subito alla vera essenza e al centro del suo messaggio. Lui non colpì il cespuglio a casaccio; lui non scoccò lontano e a vuoto la sua freccia, ma colpì il centro del bersaglio. Non predicò soltanto l'Evangelo delle buona notizie, ma Cristo, la persona di Cristo; Cristo crocifisso e crocifisso da loro, Cristo risorto, Cristo glorificato da Suo Padre.
Dipendere da questo Evangelo, questa è la forza del ministero cristiano, quando esso è ripieno con il nome, la persona e la gloria del Signore Gesù Cristo. Togli Cristo e tu privi di spiritualità l'Evangelo, perché tu offri solo la buccia esterna come i maiali sono abituati a mangiare, mentre il cuore prezioso è stato rimosso visto che hai tolto la persona del Signore Gesù Cristo.
Se c'è mai stata un'occasione, in cui un predicatore dell'evangelo avrebbe potuto dimenticare di parlare di Cristo, quella è accaduta certamente quando Pietro parlò così audacemente di Lui. Perché avrebbe potuto dire, "Non parlare di Gesù; loro l'hanno condotto proprio ora alla morte: le persone sono arrabbiate contro di Lui; predica la verità, ma non menzionare il Suo Nome; consegna la Sua dottrina, ma trattieniti dal fare menzione della Sua Persona, perché tu li inciterai a compiere altre follie; tu metterai la tua stessa vita a repentaglio; tu riuscirai  scarsamente a fare qualcosa di buono mentre loro sono così prevenuti e inoltre potrai fare molto danno" Ma, invece di questo, lasciando che loro potessero andare su tutte le furie come avrebbero potuto, Pietro parlò loro di Gesù Cristo e nient'altro che Gesù Cristo. Lui conosceva che questo era il potere di Dio per la salvezza e non si sarebbe tirato indietro  da questo; così a loro, proprio a loro, consegnò l'Evangelo del nostro Signore Gesù Cristo, con una precisione tanto buona quanto semplice che a mala pena potrà essere uguagliata. Notate come lo pone: "Voi" l'avete ucciso; "voi" l'avete crocifisso; "voi" avete preferito un assassino. Lui non ha paura di essere personale; lui non evita di toccare le coscienze degli uomini; lui piuttosto spinge la sua mano nei loro cuori per far sì che loro sentano il loro peccato; lui lavora per aprire una finestra nell'oscurità dei loro spiriti, per permettere che  la luce dello dello Spirito Santo splenda nella loro anima. Perciò noi, fratelli miei, quando predichiamo l'Evangelo, dobbiamo fare così: 
dobbiamo trattare con gli uomini affettuosamente, ma con grazia. Siano allontanati perciò tutti gli accomodamenti e le dispute. 
Sia maledetto colui che allontana dall'Evangelo di Gesù Cristo, affinchè possa ottenere applausi dal popolo, o chi abbassa il tono della sua voce e smorza la sua lingua in modo tale da poter far piacere alla folla empia.
Un tale uomo può avere per un momento l'approvazione degli sciocchi, ma, come il Signore Suo Dio vive, egli sarà posto come un obiettivo per le frecce della vendetta nel giorno in cui il Signore tornerà a giudicare le nazioni. Pietro, quindi, predicò audacemente e sinceramente l'Evangelo, predicò il Cristo dell'Evangelo, lo predicò personalmente e direttamente alla folla che si radunò intorno a lui. Né Pietro fece alcun errore, quando annunciò l'Evangelo, nel fare la personale applicazione mediante la prescrizione dei suoi peculiari comandamenti. 
È prosperata fra noi una scuola di uomini che affermano che essi predicano in modo corretto l'Evangelo ai peccatori quando invece offrono soltanto dichiarazioni di quello che è l'Evangelo e del risultato di morire non salvati, ma diventano furiosi e parlano di scorrettezza qualora qualcuno si azzardi a  dire al peccatore: "Credi", o "Pentiti." 
Pietro non apparteneva a questa scuola, non sarebbe mai arrivato a trattare con questa gente e con i loro pensieri segreti, e se fosse vivo oggi, non si sarebbe mai unito a loro.  Perchè avendo dapprima parlato di Cristo, della Sua vita, della Sua morte e risurrezione, poi l'apostolo procedette ad immergere la spada, nelle loro coscienze, fino in fondo all'elsa dicendo, "Ravvedetevi dunque e convertitevi,  affinché i vostri peccati possano essere cancellati." 
Lì, io dico, in quella folla promiscua, raggruppata insieme dalla curiosità, attirata dal miracolo  che lui aveva operato, Pietro non ebbe esitazioni e nessun dubbio; egli predicò lo stesso vangelo come ce lo avrebbe predicato oggi se fosse stato qui e lo predicò nello stile più fervente e serio, ne predicò gli angoli e gli spigoli e poi ne predicò la parte pratica e rivolgendosi col cuore, l'anima e con la forza, ad ognuno in quella folla, dicendo: "Ravvedetevi, dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati."

Ora ci sono quattro osservazioni che costituiranno il discorso di questa predicazione e adesso li esamineremo dettagliatamente.

I)L'APOSTOLO INVITO' GLI UOMINI A PENTIRSI E A CONVERTIRSI

Di questo il nostro testo è una prova sufficiente senza dover andare troppo lontano per altri esempi.Pentirsi significa, nel suo significato letterale, cambiare la mente di qualcuno. È stato tradotto, dopo la conoscenza, o dopo la saggezza; è l'uomo che sta scoprendo che aveva torto e  rettifica il suo giudizio. Ma sebbene questo sia il significato della radice, la parola è entrata in un uso scritturale a significare molto di più. Forse non c'è migliore definizione di pentimento di quella che è data dal libro degli inni dei nostri bambini: 

Il pentimento è abbandonare
i peccati che amammo 
e mostrare che siamo afflitti sul serio; 
Non facendo mai più così.

Il pentimento è la scoperta del male del peccato, un dolersi piangendo per ciò che abbiamo commesso, una risoluzione di abbandonarlo. È, infatti, un cambiamento della mente di un carattere molto profondo e pratico che permette all'uomo di amare quello che una volta odiava e di odiare quello che una volta amava. La parola conversione, se tradotta in altre parole, significa voltarsi dai propri passi, voltarsi da, voltare a, tirarsi indietro dal peccato, verso la santità, un tirarsi indietro dalla negligenza all'intento, dal mondo al cielo, da se stessi a Gesù, compiendo un giro completo.La parola  usata qui, sebbene tradotta in inglese con, "Pentitevi e convertitevi," non è così nel greco, ma è, in realtà, "Pentitevi e trasformatevi", o, piuttosto "Pentitevi e svoltate." È un verbo attivo, proprio come era attivo l'altro. "Pentitevi e trasformatevi." Quando all'indemoniato furono scacciati i demoni, potrei comparare questo al pentimento, ma quando mise le sue vesti, e non fu più nudo e sporco, ma fu detto che egli si era vestito ed era sano di mente, potrei paragonare questo alla conversione. Quando il figliol prodigo stava dando da mangiare i suoi maiali, e ad un tratto cominciò a considerare e a tornare in se stesso, questo era il pentimento. Quando partì e lasciò il paese lontano, e andò a casa di suo padre, questo era la conversione. Il pentimento una parte della conversione. E', forse, potrei dire, il cancello o la porta di essa. Si tratta del Giordano attraverso il quale si passa quando ci volgiamo dal deserto del peccato per cercare la Canaan della conversione. La rigenerazione è l'impianto di una nuova natura, e uno dei primi segni di questa è, una fede in Cristo, e un pentimento del peccato, e una conseguente conversione da ciò che è male per ciò che è buono.
L'apostolo Pietro, rivolgendosi alla folla, disse loro: "Cambiate le vostre menti, siate dispiaciuti per ciò che avete fatto; abbandonate le vecchie abitudini; siate trasformati; diventate uomini nuovi". Questo era il suo messaggio anche se ora io l'ho messo in altre parole.
Ora, fratelli, è stato detto, e detto la maggior parte delle volte, veramente, che il pentimento e la conversione sono opera dello Spirito Santo di Dio. Non avete bisogno che io debba dimostrare questa dottrina. Noi ve l'abbiamo predicata un migliaio di volte, e siamo pronti a dimostrare che se qualche cosa debba essere insegnata nella Scrittura, è questa. Non c'è mai stato alcun pentimento genuino in questo mondo che non fosse opera dello Spirito Santo. Per questo scopo il nostro Signore Gesù è andato in alto: "Egli è innalzato in alto per dare il pentimento e la remissione dei peccati." Ogni vera conversione è opera dello Spirito Santo. Potete giustamente pregare con le parole del profeta: "Volgiti a noi, e noi cambieremo",  perchè fino a quando Dio non ci trasforma, noi non potremmo cambiare mai, e a meno che Egli ci converta, la nostra conversione non sarà che un errore. 
Ascoltate  ciò come una  citazione evangelica:
 

La vera fede e il vero pentimento,
Ogni grazia che ci conduce vicino;
senza pagare
Andiamo a Gesù Cristo e compriamo.

"E tuttavia," dite, "e tuttavia l'apostolo Pietro in realtà ci dice: 'Pentitevi e convertitevi!' Questo vuol dire, ci dite, con un respiro, che queste cose sono il dono dello Spirito Santo, e allora con il prossimo respiro leggete il testo, 'Pentitevi e convertitevi.' Sì, lo faccio, lo faccio, e grazie Dio, ho imparato a farlo. Ma voi direte: "Come conciliate queste due cose?" Io rispondo, non è parte del mio incarico di conciliare le parole del mio Maestro: il mio incarico è quello di predicare la verità, così come la trovo, per pronunciarla appena colta dalla Sua mano. 

Io non solo credo che queste cose siano in accordo l'una all'altra, ma penso di vedere dove esse siano in accordo, e di accettare tutto, sebbene io assolutamente disperi di fare la maggior parte di ciò che è scritto nella Scrittura, se possiamo vedere l'accordo dei due insiemi di verità oppure no, dobbiamo accettarli entrambi perché essi sono entrambi rivelati. Con questa mano ritengo così fermamente, come qualsiasi uomo vivente, che il pentimento e la conversione siano opera dello Spirito Santo, ma preferirei perdere questa mano, se rinunciassi a predicare che è dovere degli uomini di pentirsi e credere e dovere dei ministri cristiani di dire loro: "Pentitevi e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati."  Se gli uomini non ricevessero la verità fino a quando non la capiscono, ci sarebbero molte cose che non riceverebbero mai. 
Sì, ci sono molti fatti, fatti comuni in natura, che nessuno negherebbe salvo uno sciocco, i quali tuttavia dovrebbero essere negati se noi non ci credessimo finchè non li comprendiamo.
Prendiamo il fatto del pesce fresco preso dal mare: tu lo porti dal cuoco per servirlo in tavola. Mangi il sale del mare insieme a lui, forse? Lo troverai salato? Non è vissuto sempre in un mare salato? Perché allora non sa di sale marino? Esso invece è così fresco che sembra che sia stato allevato nei trasparenti ruscelli di montagna (non una particella di sale intorno a lui) eppure è vissuto immerso in un mare salato! Lo capite? No, non potete capirlo. Ma esso è così, è un pesce fresco in un mare salato! La stessa cosa avviene per un bue e una pecora; loro stanno mangiando nello stesso prato, alimentandosi esattamente dello stesso cibo e l'erba nel primo caso diventa carne di manzo, nell'altro caso carne di montone e sul primo ci sono peli e sull'altro la lana. Perché? Lo capite questo? Così ci possono essere due grandi verità nelle Sacre Scritture che sono entrambe vere eppure tutti i saggi nel mondo potrebbero essere confusi nel conciliarle insieme. Io non capisco, lo devo confessare, perché a Mosè fu detto di tagliare un albero e gettarlo nelle acque amare di Mara; non riesco a vedere alcun  collegamento tra l'albero e l'acqua, affinchè l'albero dovesse renderla dolce, eppure credo fermamente che quando Mosé mise l'albero nell'acqua, l'amarezza delle acque di Mara sparì e il ruscello divenne dolce. Non so perché Eliseo, quando andò a Gerico e trovò l'acqua nauseante, disse: "Portatemi una tazza di sale"; non so perché mettere il sale nel ruscello lo dovesse rendere dolce (mi sembra come se si riferisse a qualcos'altro) ma credo al miracolo, vale a dire che il sale fu messo dentro e che il ruscello fu addolcito. 
Alla stesso modo non capisco come avviene che le mie offerte di pentirsi, a peccatori impenitenti, dovrebbero in qualche modo far sì che possano pentirsi, ma so che avviene, perché lo vedo ogni giorno. Io non so perché una debole e povera creatura, dicendo ai suoi simili: "Credi", dovrebbe portarli a credere, ma accade così; lo Spirito Santo benedice, e loro credono e sono salvati; e anche se noi non possiamo vedere come avviene, se vediamo il fatto, saremo contenti e benediremo Dio per ciò. Forse si dovrebbe essere consapevoli che è stato fatto un tentativo da ingegnosi predicatori al fine di riuscire a sbarazzarsi della forza di questo testo. Alcuni dei nostri amici super calvinisti, che sono così seriamente contrari a qualsiasi cosa come esortazioni e inviti, hanno provato in ogni modo di sventrare questo testo, se loro avessero potuto, avrebbero tolto qualche cosa per metterci dentro qualcos'altro; loro hanno detto che il pentimento a cui gli uomini sono qui esortati, non è altro che un pentimento esteriore. Ma come può essere questo, quando viene aggiunto: "Pentitevi e convertitevi, affinché i vostri peccati possano essere cancellati"? Fare un pentimento meramente esteriore può portare a cancellare il peccato? Senza dubbio no!Il pentimento al quale gli uomini vengono esortati qui è un pentimento che porta con sè il perdono completo "affinchè i vostri peccati possano essere cancellati". E, inoltre, mi sembra sia una cosa scandalosa supporre che Pietro e Giovanni andarono per il mondo a predicare un pentimento vano, esteriore il quale non avrebbe salvato gli uomini. I miei fratelli che fanno questa osservazione dovrebbe vergognarsi di predicare un pentimento esteriore. Sono sicuro che dovrebbero pensare di non essere ministri di Dio a tutti gli effetti se loro hanno predicato su qualche virtù meramente esteriore. Ciò mostra a quale scivolamento devono essere guidati quando torcono così orrendamente le Sacre Scritture con così poca ragione. Fratelli, era un pentimento per la salvezza dell' anima, e niente di meno di questo fu quello che Pietro comandò a quegli uomini. 
Ora, lasciate che si venga al punto. Noi diciamo agli uomini di pentirsi e credere, non perché ci affidiamo su qualche potere presente in loro per fare ciò, perché noi sappiamo che sono morti in quanto a trasgressioni e peccati; perché noi non dipendiamo da qualche potere fondato nella nostra serietà o nel nostro discorso per renderli capaci di fare ciò che fanno, perché noi capiamo che la nostra predicazione è meno di niente senza Dio; ma perché il vangelo è il motore misterioso mediante il quale Dio converte i cuori degli uomini e noi troviamo che, se parliamo con fede, Dio lo Spirito Santo opera con noi e mentre noi dichiariamo il Vangelo, le ossa secche rivivono, lo Spirito Santo fa in modo che loro rivivano, mentre noi diciamo all'uomo zoppo di stare in piedi sui suoi piedi, l'energia misteriosa dello Spirito fa in modo che le sue caviglie ricevano forza, mentre noi diciamo  all'uomo impotente di distendere la sua mano, un potere divino accompagna il comando e la mano è stesa  e l'uomo è ristabilito. Il potere non giace nel peccatore e neppure nel predicatore, ma nello Spirito Santo che opera efficacemente attraverso il Vangelo per decreto divino, in modo che quando la verità viene predicata agli eletti di Dio, loro vengono vivificati attarverso di essa, le loro anime sono salvate e Dio è glorificato. Andate avanti, fratelli miei cari, a predicare con coraggio il Vangelo e non abbiate paura del risultato, perché, per quanto poca possa essere la vostra forza e anche se la vostra eloquenza può essere come niente, eppure Dio ha promesso di dare il potere di salvare al Suo Vangelo e così sarà fino alla fine del mondo. 
Osservate quindi, voi che non siete salvati, prima che lasci questo punto, osservate quello che  siamo tenuti a chiedervi questa mattina. È che  vi pentiate e che vi convertiate. Noi non siamo soddisfatti di avere il vostro ascolto, né i vostri occhi; noi non siamo contenti di avervi riuniti in questa casa di culto, è del tutto inutile che voi siate venuti qui, a meno che voi non vi pentiate e vi convertiate. Noi non siamo venuti a dirvi che dovete cambiare un pò e che accomodiate le vostre vie di un poco: no! se non mettete la vostra fiducia in Cristo, se non abbandonate il vostro vecchio stile di vita e non diventate creature nuove in Gesù Cristo, voi dovrete perire. Questa, niente di meno che questa è la richiesta essenziale del Vangelo. Né andando in chiesa, ne seguendo pratiche religiose, vi salverete; né piegando le ginocchia, né avendo alcuna forma esteriore di adorazione, né pretese e professioni di devozione; voi dovete pentirvi dei vostri peccati e dovete abbandonarli e se voi non fate questo, neanche i vostri peccati saranno cancellati!

Così  dunque abbiamo chiarito il primo punto: che l'apostolo comandò agli uomini di pentirsi e di convertirsi. 
 

II. In secondo luogo C'ERA UNA BUONA RAGIONE PER QUESTO COMANDO
 
Il testo dice, "Ravvedetevi dunque." L'apostolo era logico: aveva una ragione per la sua esortazione. Non era una mera declamazione, ma il suono del ragionamento. "Ravvedetevi dunque." Quale era, dunque, il motivo dell'argomento? Perchè, in primo luogo, perché voi, come gli ebrei, avete messo Gesù Cristo a morte. Questo era letteralmente vero per le persone a cui egli parlava: loro avevano preso parte all'esecuzione di Cristo. E questo è spiritualmente vero anche per voi a cui parlo questa mattina. Ogni peccato nella sua essenza è un'uccisione di Dio. Mi comprendete? Ogni volta che voi fate quello che Dio non vuole che voi facciate, voi compiete nei fatti, e l'avete finora fatto, l'estromissione di Dio dal Suo Trono e il disconoscimento  dell'autorità che appartiene alla sua Divinità; voi compiete intenzionalmente e l'avete finora fatto, l'uccisione di Dio.
Questa è la conseguenza del peccato, il peccato è qualcosa che uccide Dio. Ogni violazione della legge è nella sua essenza un tradimento, una ribellione contro il Legislatore. Quando il nostro Signore Gesù Cristo fu inchiodato alla croce dai peccatori, il peccato ha solo compiuto letteralmente e apertamente ciò che  tutto lo stesso peccato che viene commesso in senso spirituale realmente compie. Mi capite? Quelle vostre offese alle quali voi avete pensato, seppure le consideriate cose da poco, in realtà sono state una pugnalata alla Divinità. Non vi pentireste, se è così? Finché pensavate che i vostri peccati fossero stati mere bazzecole, cose leggere su cui riderci sopra bonariamente, voi non vi sareste pentiti; ma ora vi ho dimostrato (e penso che la vostra coscienza mi dia ragione) che ogni peccato è in realtà un tentativo di escludere Dio dalla signoria del mondo e ogni peccato sta dicendo: "Non permettere che ci sia Dio!" 
Oh! allora c'è motivo sufficiente per pentirsi di esso. Seguitemi e ragionate con me, voi che avete infranto la legge di Dio. Supponiamo che le cause della vostra disubbidienza siano state assolte pienamente, non dovrebbero tutte le leggi essere trascurate e il governo morale sovvertito? E perché no, dal momento che ciò che uno può fare, un altro ha, chiaramente, lo stesso diritto di farlo? Che cosa accadrebbe allora se l'autorità di Dio non fosse più esercitata da nessuno nell'universo, dove saremmo tutti noi? Questo mondo diventerebbe un inferno! Che caos morale e covo di bestie! Non vedete dunque che la vostra iniquità è stata una cosa dannosa? Pentitevi e allontanatevi da essa. Se voi realmente potete credere questa mattina che, sebbene voi non inchiodaste Cristo sulla croce, né abbiate intessuto una corona di spine e gliel'abbiate messa sulla Sua testa, né foste lì in piedi presenti quando fu deriso, ogni vostro peccato è una vera crocifissione di Cristo e una derisione di Cristo e una macellazione di Cristo. Quindi, in realtà, c'è abbondante motivo affinché voi vi pentiate e vi allontaniate da esso. 
L'apostolo usò anche un altro argomento, vale a dire che Colui che loro avevano ucciso era la  persona  più benedetta, una persona così benedetta che Dio il Padre Lo aveva esaltato. Gesù Cristo non venne in questo mondo con qualche scopo egoista, ma completamente sovrabbondante di generosità, pieno di amore per gli uomini; eppure gli uomini lo misero a morte! Ora, ogni peccato è un insulto contro il Dio buono e gentile. Dio non meritava che noi ci ribellassimo contro di lui. Se fosse stato un grande tiranno prepotente verso di noi, che ci poneva in miseria, ci potrebbe essere una scusa per il nostro peccato, ma quando agisce è come un tenero padre, che viene incontro, giorno dopo giorno, alle nostre mancanze perdonando le nostre offese, è una vergogna, una crudele vergogna che si debba vivere quotidianamente  in rivolta contro di Lui. Voi che non avete creduto in Cristo, avete un motivo potente per pentirvi di non aver creduto in Lui, vedendo che è così buono e gentile. Che male vi ha mai fatto che voi dobbiate maledirLo? Che ferita ha fatto Gesù a qualcuno di voi che voi lo dobbiate  disprezzare? Voi, probabilmente,  negate la Sua Divinità, oppure, in ogni caso, disprezzate la grande salvezza che Lui è venuto a operare in questo mondo. Merita questo da voi?
"Principe della vita e della gloria, Re degli angeli, l'adorato dai serafini, sei disprezzato dagli uomini per i quali fu versato il Tuo il sangue!"
Oh, che cosa maledetta, il peccato, allora, deve essere, dal momento che si tratta così male una così gentile e benedetta persona! Questo dovrebbe farci struggere, questo dovrebbe  farci versare  gocce di pietà e di dolore; questo dovrebbe, davvero, farci ritrarre dai nostri modi folli  e malvagi, dal momento che andando contro Gesù noi L'abbiamo offeso così. 
Inoltre, Pietro usò un'altro appello, che mentre loro avevano rigettato il Cristo benedetto loro avevano scelto un assassino. 
Uomo, cosa ti hanno fatto i tuoi peccati, che tu debba preferirli a Gesù? E' stata la coppa dell'ubriacone? Oh, quale cosa bestiale preferirla a Cristo! Oppure è stata la tua lussuria? Stabilirla al posto di Cristo è stata una cosa diabolica! Hai vissuto con loro per anni? Dunque quale retribuzione ne hai avuto? Quale profitto ne hai ricavato?
Ora dimmi, tu che sei andato più lontano nel peccato, ora dimmi, sei soddisfatto del  trattamento? Desidereresti riandare indietro nel corso dei giorni vissuti e raccogliere nel tuo corpo il frutto dei tuoi misfatti?
Non soltanto, ma tu servi un duro padrone; un omicida fin dal principio che è quel diavolo per il quale hai rinunciato  alla tua vita. Oh, allora, questa è una cosa per cui pentirsi e cioè che tu hai gettato via Cristo e hai scelto un assassino. "Non quest'uomo," tu dici, "ma Barabba." Tu ti terrai questo mondo criminale, questo peccato di aver ucciso, ma il Salvatore benedetto, tu lo lascerai andare. Non è questo qui un buon argomento per pentirsi e convertirsi? Lo è sicuramente.
Pietro  serra il suo ragionamento su un altro argomento e spinge verso il basso, se posso dire così, il grande martello, questa volta, sulla testa del chiodo. 
Si tratta di questo, che il Signore Cristo che hai disprezzato fino ad ora, può fare cose grandi per te. "Il Suo nome mediante la fede nel Suo nome ha reso questo uomo forte, come voi lo vedete e lo conoscete." Cristo dunque, per la fede in Lui, può fare per voi tutto quello che voi desiderate. Se avrete fiducia in Gesù oggi, tutte le vostre iniquità saranno cancellate, il passato non sarà ricordato; il presente sarà reso stabile e il futuro benedetto. Se voi confiderete in Cristo, non ci sarà nessun peccato che lui non vi perdonerà, nessuna malvagia  abitudine il cui potere non sarà spezzato, nessuna brutta inclinazione al peccato il cui peso Egli non potrà  rimuovere. Credendo in Lui, vi potrà benedire oltre ogni immaginazione. E non è questo un motivo per il pentimento, che voi avreste disprezzato uno che  può farvi così tanto del  bene? Con le mani piene d'amore, Lui sta in piedi davanti alla porta del vostro cuore. Questa non è una buona ragione per aprire la porta e lasciar entrare lo straniero celeste, quando può benedirvi con una tale enorme estensione di benedizioni?
Come puoi rigetterai le tue proprie misericordie? Disprezzerai il cielo che sarà tuo se avrai il mio Maestro? Sceglierai il destino dal quale nessuno potrà liberarti, ma solo Lui può salvartene, e lascerai andare la gloria alla quale nessuno, ma solamente Lui ti potrà ammettere?Quando penso all'utilità di Cristo per i peccatori che periscono, c'è davvero una motivazione così abbondante per il pentimento che voi non avreste chiuso con Lui molto tempo fa ma avreste accettato che fosse il vostro tutto in tutti. 
In questo modo vedete l'apostolo discutere con loro da quella parola: "Dunque". 
C'era un'altra supplica che lui usò, e che vorrei usare questa mattina. Lui disse, "Fratelli, io so che lo avete fatto per ignoranza". Come se lui dicesse "Adesso che avete più luce, pentitevi di ciò che avete fatto nelle tenebre." Così mi permetto anche io di dirlo ad alcuni qui presenti. 
Voi non avevate ascoltato l'Evangelo, voi non sapevate che il peccato era una cosa così cattiva,  non avevate capito che Gesù Cristo era in grado di salvare nella maniera più completa coloro che vanno a Dio per mezzo di Lui. Bene, ora voi lo comprendete. Sui tempi della vostra ignoranza Dio chiude un occhio, ma ora "comanda a tutti gli uomini in ogni luogo di pentirsi." Maggiore è la luce, più implica grande responsabilità. Non tornate indietro al vostro peccato, affinché esso non divenga dieci volte peggiore per voi; perché se voi fate nella luce quello che una volta facevate nell'oscurità, Colui che chiuse un occhio, quando voi non conoscevate bene, può alzare la Sua mano e giurare che  voi non entrerete mai più nel suo riposo, perché voi avete peccato presuntuosamente e l'avete fatto nonostante lo Spirito della Sua grazia.
Scongiuro ogni uomo non convertito, qui presente, di porre mente  a quello che lui sarà in futuro. Se lui prima non sapeva che Gesù poteva salvarlo, ora lo sa; se lui era nel buio fino a questa mattina, ora non è più nel buio. "Ora non avete nessun mantello per il vostro peccato". Pertanto, poiché il mantello è stato tirato via e voi peccate contro la luce, dico come fece Pietro: "Pentitevi e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati." 

III. Ora brevemente passiamo al terzo punto che è questo, SENZA PENTIMENTO E CONVERSIONE IL PECCATO NON PUO' ESSERE PERDONATO

L'espressione usata nel testo, "cancellato", nell'originale può essere  spiegata  in modo migliore così. Molti commercianti orientali tenevano i conti su piccole tavolette di cera. Su queste tavolette, essi mettevano dei segni che servivano a registrare i debiti, e quando questi debiti erano stati pagati essi prendevano l'estremità smussata della penna e con questa appiattivano verso la cera e il debito spariva del tutto.  Questo era il modo di "cancellare"  a quei tempi. Ora, colui che si pente ed al quale è perdonato, è, attraverso il sangue prezioso di Cristo, in questo modo del tutto perdonato, e non vi è più alcuna traccia del suo peccato passato. Che bella immagine del perdono del peccato! E' tutto andato, neanche una traccia viene lasciata. Se noi cancelliamo un conto dai nostri libri, rimane una macchia, la registrazione è tolta, ma vi è la macchia, ma sulla tavoletta di cera non rimaneva macchia, tutto era andato e la cera era liscia. Così è per il peccato del popolo di Dio, quando è rimosso dal sangue di Gesù, è tutto sparito e andato via per sempre.  Ma vi assicuro che non potrebbe essere rimosso se non ci fosse il pentimento e la conversione come risultato della fede in Gesù. Questo deve essere così perchè in questo modo è più onesto. Vi aspettereste che un grande re perdonasse un cortigiano che sbaglia a meno che l'autore del reato prima non abbia confessato la sua colpa? Dove sarebbe l'onore e la dignità del trono di Dio, se gli uomini dovessero essere perdonati mentre ancora non hanno confessato il loro peccato? Cosa, un ladro perdonato che continua a rubare! Una prostituta perdonata che rimane  impura. L'ubriacone perdonato che continua a godere per i suoi boccali! In verità, così, il Vangelo sarebbe stato servitore dell'ingiustizia. Ma non è così e i peccatori impenitenti saranno dannati, lasciate che essi si vantino di ciò che volgiono circa la grazia.  Mio ascoltatore tu devi odiare il peccato, o Dio odierà te! Tu devi cambiare via o bruciare. Non puoi avere i tuoi peccati e andare in cielo.  Cosa vorrai? Lascerai i tuoi peccati e andrai in cielo, o terrai i tuoi peccati e andrai all'inferno? Quale sarà la tua scelta, perchè deve essere o una o l'altra, ci deve essere un divorzio tra noi e il peccato, o non ci potrà mai essere un matrimonio tra noi e Cristo! Non è la coscienza a dirci questo? Non c'è una coscienza qua che dica ad un uomo, "Puoi sperare di essere salvato  e vivere ancora come prima". 

Alcuni hanno detto questo, mi domando se gli avrei creduto. No, no, no,  sebbene la voce della coscienza a volte sia debole non può non vedere che il mantenimento del peccato e il perdono non possono convivere e che ci deve essere un abbandono dell'iniquità se vi è un perdono di essa. 
Questo deve essere così, per questo è molto giusto. Ti aspetteresti che un grande re perdonasse un cortigiano che sbaglia a meno che l'offensore confessasse prima la sua colpa? Dove sono l'onore e dignità del trono di Dio, se gli uomini fossero perdonati senza confessare il loro peccato? Ma, ascoltatore mio, anche se la tua coscienza ti dirà o così o no, Dio lo dice; "Chi confessa e riconosce il suo peccato troverà misericordia" ma non c'è alcuna promessa per l'impenitente.
Dio dichiara che colui che si pente sarà perdonato. "A questo uomo io guarderò, anche a lui che è mediocre ma ha uno spirito contrito e trema alla mia parola"; ma per l'altero Faraone, che dice "Chi è Dio che io debba ubbidirGli?",  non c'è nulla ma distruzione eterna lontano dalla presenza del Signore. Colui che va avanti nella sua iniquità e indurisce il suo collo, sarà distrutto improvvisamente e senza rimedio. Ah! Non ho perdono da predicare a voi che stabilite nelle vostre menti di continuare nel peccato, niente neppure note gentili di amore a tutti, nulla ma solo una promessa di una terribile attesa di giudizio e di ardore di fuoco. Ma ah! Se voi detestate i vostri peccati, se lo Spirito Santo di Dio ha fatto in modo che voi odiate le vostre vite passate, se  siete ansiosi di essere fatti uomini nuovi in Gesù Cristo, non ho niente altro che note di amore per voi. Credete in Gesù, gettatevi su Lui, perché Egli ha detto, "Chi viene a me io non lo caccerò fuori". "Sebbene i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; sebbene siano rossi come la porpora, diventeranno come lana." La porta è chiusa e velocemente serrata per ogni uomo che manterrà il suo peccato, ma è anche spalancata per il più grande peccatore fuori dall'inferno, se lascerà il suo peccato e afferrerà Gesù ponendo la sua fiducia in Lui.

IV. L'ultima osservazione è questa, IL PENTIMENTO E LA CONVERSIONE SARANNO CONSIDERATI COME  PARTICOLARMENTE PREZIOSI NEL FUTURO
 
Il testo infatti dice: "Affinché i vostri peccati siano cancellati e vengano i tempi di refrigerio alla presenza del Signore".
Un passaggio davvero molto difficile. Il suo significato è appena conosciuto. Tre o quattro significati gli sono stati fissati ad esso. In primo luogo, penso che significhi questo, colui che si pente e si  converte, beneficerà della cancellazione del peccato in quella stagione di dolcissima  pace che sempre segue al perdono. Dopo che un uomo è stato completamente spezzato  per il suo peccato, Dio lo tratta molto teneramente. Fra le parti della vita umana le ore più felici sono quelle che seguono immediatamente dopo la conversione. Sapete come cantiamo: 


Dov'è la beatitudine che conobbi 
Quando per la prima volta  vidi il Signore? 

Quando l'osso rotto inizia a guarire, Davide dice: "Tu fasci le ossa che hai spezzate per farci gioire." Quando il prigioniero esce prima di prigione, allora le catene per la prima volta cambiano musica, qando cadono rotte sul terreno! Quando l'uomo ammalato lascia la sua camera ammalata dalle sue convinzioni per respirare l'aria di libertà sente la salute di un peccatore perdonato! Oh, se voi poteste conoscere quale beatitudine è essere perdonati,  voi non stareste mai più lontano da Cristo! Ma voi non lo sapete e non potete dire come è dolce essere lavati nel sangue prezioso e avvolti con la biancheria di lino bianco e puro e avere il bacio del Padre Celeste sulla guancia! O "pentitevi e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati e vengano i tempi di refrigerio alla presenza del Signore"
Forse questi tempi di refrigerio possono riferirsi anche ai tempi di un risveglio nella Chiesa cristiana. L'unico modo in cui voi, cari amici, potete condividere il refrigerio di un risveglio, è tramite il vostro pentimento e la vostra conversione. Un risveglio è un grande ristoro per la Chiesa. Prego che un'onda possente possa sommergere la Gran Bretagna, perché ne abbiamo molto bisogno. Ma a che serve un risveglio per un peccatore non perdonato? È come il dolce vento del sud... che soffia su un cadavere, non può portargli alcun calore. Se voi vi pentite e vi convertite, sarete in mezzo alla gioia generale del risveglio, avrete questa gioia, e i vostri peccati saranno cancellati. Che grido luttuoso è questo: "Il raccolto è passato, l'estate è finita e noi non siamo salvati!" Mi sembra di sentire quel grido da alcuni qui nel Tabernacolo questa mattina. Oh, che benedetto mese di Febbraio ed inizio di Marzo! C'era per noi una vendemmia come in estate. Che preghiere, che pianti, che grida! Com'era piena questa casa di preghiere! Come tutto il lungo giorno da prima che sopraggiungessero le stelle fin dopo l'alba abbiamo continuato a stare in preghiera! Ma tu non ti sei salvato, solo alcuni di voi lo sono. Il raccolto e l'estate sono finiti e tu non sei salvato. Ah! ho pregato Dio che tu possa ancora essere salvato ora. 
diSono incapace di realizzare uno scopo che ho tenuto caldo nel mio cuore, andare e predicare a una congregazione più grande nella Sala dell'Agricoltura durante il prossimo mese: mi trovo trattenuto dalla mano del Maestro. Mi sono venuti dei problemi di salute e ci saranno molto probabilmente mesi di prostrazione e di dolore che mi attendono; ma ho pregato che se non posso gettare la rete in un luogo più grande, posso ottenere ancora  di più di voi, qui. Noi non possiamo avere una congregazione più grande, ma posso essere contento di ottenere più conversioni. 
È una dura predicazione, è un lavoro pesante, a meno che non ci siano risultati. Noi dobbiamo avere delle conversioni. Come quella donna del vecchio detto: "dammi bambini o muoio". Così è per il predicatore: lui deve avere dei peccatori da salvare, o prega di morire. Ascoltatore caro, se questi tempi di risveglio dovessero venire, la nostra preghiera è che tu possa pentirti e convertirti, affinchè i tuoi peccati possano essere cancellati così che anche tu possa partecipare pienamente alle benedizioni inapprezzabili della stagione della grazia.
Inoltre, il testo vuol intendere, secondo il contesto, il secondo avvento. Gesù deve venire ancora una seconda volta e il suo arrivo sarà come una doccia possente che allaga un deserto. La Sua chiesa rivivrà e sarà rinfrescata; lei ancora una volta solleverà la testa dal suo letargo e il corpo dal suo sepolcro. Ma che dolore per voi che non siete salvati, quando Cristo ritornerà, perché il giorno del Signore sarà tenebre e non luce per voi. Quando Cristo tornerà per l'inconvertito, il giorno  sarà ardente come una fornace; e tutti i superbi e tutti i malfattori saranno stoppia. "Ma chi potrà sopportare il giorno del sua venuta? E chi starà in piedi quando lui apparirà? Perché egli è come il fuoco raffinatore e come un sapone che purifica: e siederà come un raffinatore e un purificatore d'argento, e lui purificherà i figli di Levi."
Oh, se voi vi pentiste e vi convertiste, sì, voi potreste stare in piedi pienamente assolti nel giorno del Sua venuta, quando il cielo e la terra si scioglieranno, quando la pietra solida comincerà a fondersi e le stelle, come le foglie appassite del fico, cadranno dall'albero, quando la tromba suonerà spandendo il suo suono forte e a lungo. "Svegliatevi, voi, morti e venite a giudizio", quando la grande assise starà seduta e il Giudice sarà là, il Giudice dei vivi e dei morti, per separare il giusto dal cattivo. 

Il Signore abbia misericordia di voi in quel giorno; e così Lui potrà salvarvi, se la Sua grazia vi farà obbedienti alle parole del nostro santo testo:  

"Pentitevi e convertitevi, affinché i vostri siano cancellati, quando i tempi di refrigerio verranno dalla presenza del Signore."





Traduzione dall'originale di Consapevoli nella Parola


"Di' loro: «Com'è vero che io vivo», dice il Signore, l'Eterno, «io non mi compiaccio della morte dell'empio, ma che l'empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie.»
(Ezechiele 33:11)


ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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