per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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lunedì 9 febbraio 2015

Microchip sulla mano destra: marchio della bestia?


image (5)Una azienda di Stoccolma la Epicenter nell’ottica di una nuova strategia aziendale atta a migliorare le procedure di controllo, ha imposto ai propri dipendenti l’innesto di un microchip sotto pellesulla mano destra.Il chip, che permetterebbe di eliminare codici di accesso, di pin, password, ha le dimensioni di un chicco di riso e per inserirlo sotto pelle è sufficiente un piccolo intervento di pochi minuti.
La strategia aziendale ha suscitato polemiche tra i dipendenti, considerato che è una violazione palese della libertà personale quale diritto inviolabile dell’uomo.
Hannes Sjoblad, colui che ha fatto impiantare i chip ai suoi dipendenti, elogia i vantaggi del “gioiellino tecnologico” dichiarando: pensate che con il solo tocco dellamano tutte le porte si aprirebbero  non avremmo più bisogno di Pin, di  password  di codici d’accesso quant’altro, continua  “Vogliamo comprendere a fondo questa tecnologia prima che grandi aziende e governi vengano da noi e ci dicano che tutti dovrebbero essere chippati, il chip dell’ufficio delle imposte, il chip di Google e il chip di Facebook
A noi interessa valutare la notizia non da un punto di vista giuridico ovvero sotto il profilo del progresso tecnologico, ma alla luce della Parola di Dio cercando di porre in essere un interpretazione da cui trarre degli spunti di natura biblica utili al nostro essere cristiani.
Apocalisse 13:16-18
Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero unmarchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.
I versi dell’apocalisse sono tra quelli della Bibbia suscettibili di una molteplicità di interpretazioni talora contrastanti tra di loro, ma apprendendo la portata di tale notizia e rapportandola agli stessi versi, non possiamo non pensare che lo Spirito dell’anticristo è presente ed è all’opera in contrapposizione allo Spirito Santo.
L’avversario, il principe dell’aria, vuole soggiogare le menti, vuole esercitare la Sua potestà su coloro che sono spiritualmente deboli e che non hanno fatto di Cristo il loro Signore, ma dobbiamo stare attenti anche noi alle situazioni che si stanno evolvendo confermando la vicinanza dei tempi del ritorno di Cristo: “Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. (Matteo 24:42).
Il Signore ci possa illuminare col Suo Santo Spirito per non cadere negli inganni di satana che vuole portare in perdizione più anime possibili sapendo che il “suo destino” è nello stagno di fuoco insieme a tutti coloro che non avranno accettato Gesù Cristo come personale Salvatore.
Apocalisse 14:9-11
Poi, un terzo angelo li seguì gridando a gran voce: «Chiunque adora la bestia e la sua statua e ne riceve il marchio sulla fronte o sulla mano, berrà il vino dell’ira di Dio che è versato puro nella coppa della sua ira e sarà torturato con fuoco e zolfo Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte quanti adorano la bestia e la sua statua e chiunque riceve il marchio del suo nome».
Alessandro Landolina – Notizievangeliche.com

mercoledì 4 settembre 2013

Il vero pentimento (pentimento per la vita)

 
«Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche ai gentili per ottenere la vita!» (Atti 11:18)

Uno dei maggiori ostacoli che la religione cristiana non ha mai superato, è il pregiudizio inveterato, che possedeva le menti dei suoi primi seguaci. I credenti giudei, i dodici apostoli, e quelli che Gesù Cristo aveva chiamato dai dispersi di Israele, erano così attaccati all'idea che la salvezza fosse solo per i Giudei, e che nessuno, ma solo i discepoli di Abramo, o, in ogni caso, quelli circoncisi,  avrebbe potuto essere salvato; non potevano neanche pensare che Gesù fosse venuto per essere il Salvatore di tutti i popoli, e che in Lui sarebbero state benedette tutte le genti della terra. Fu con grande difficoltà che essi ammisero questa supposizione, era così contraria a tutta la loro educazione giudaica, che li  vediamo convocare Pietro prima di un consiglio dei Cristiani, per cercare di salvarlo, "sei andato da uomini non circoncisi e hai mangiato con loro." Né avrebbe potuto Pietro scagionare se stesso finché non avesse potuto provare che la cosa era giusta, così  disse che Dio gli era apparso in visione, dichiarando: "Ciò che Dio ha purificato, tu non puoi renderlo immondo", e disse che il Signore gli aveva ordinato di predicare il Vangelo a Cornelio e alla sua famiglia, in quanto essi erano dei credenti. Dopo queste parole la potenza della Grazia fu così imponente su quei giudei che essi non avrebbero potuto sopportarne di più: e a dispetto di tutta la loro educazione precedente, dovettero dare per scontato  subito il principio generale del cristianesimo,  e lodarono Dio dicendo: " Dio, dunque, ha concesso anche ai Gentili il pentimento per la vita. Benediciamo Dio ora che siamo liberi dalle pastoie del giudaismo, e che non siamo sotto quelle di un Gentilismo che a sua volta ha escluso il giudeo,  ma che viviamo così vicini al tempo benedetto che sta giungendo, quando il Giudeo e il Gentile, schiavo o libero, si sentiranno uno in Cristo Gesù, nostro Capo"

Io non ho intenzione ora, comunque, di dilungarmi su questo tema, ma il mio soggetto per questa mattina è " Il pentimento per la vita". Che Dio mi dia la grazia,  così da potervi dire quanto  la Sua parola possa essere come una spada tagliente, "che penetra fino a dividere l'anima dallo spirito, e le giunture dal midollo."

Attraverso le parole "il pentimento per la vita", penso che stiamo per comprendere che il pentimento è quello accompagnato da una vita spirituale nell'anima, e che assicura la vita eterna a tutti quelli che lo possiedono.  " Il pentimento per la vita", dico, porta con se la vita spirituale, o meglio, è la prima conseguenza di questa. Ci sono pentimenti che non sono segni di vita spirituale, ma solo di vita naturale, poichè sono compiuti solo dal potere della coscienza e dalla voce della natura che parla agli uomini, ma il pentimento di cui si parla qui è prodotto dall'Autore della vita, e quando esso arriva, genera tale vita nell'anima, che chi era "morto nei falli e nei peccati", è vivificato in Cristo; colui che non aveva predisposizioni spirituali, ora "riceve con mansuetudine la parola innestata",  colui che  era assopito  nel mezzo della sua corruzione, riceve il potere di diventare uno dei figli di Dio, e di essere vicino al Suo trono. Quello che  considero sia "il pentimento per la vita", è ciò che dà la vita a uno spirito morto. Ho anche detto, che questo pentimento assicura la vita eterna, perché, invece, vi sono pentimenti, di cui si sente parlare dagli uomini che non assicurano la salvezza dell'anima. Alcuni predicatori affermano che gli uomini possono pentirsi, e possono credere, eppure possono cadere e perire. Noi non passeremo il nostro tempo soffermandoci per esporre il loro errore in questa mattinata, lo abbiamo spesso considerato anche prima di oggi, e abbiamo smentito tutto quello che potevano dire a difesa del loro dogma. Lasciate che consideriamo un pentimento infinitamente migliore. Il pentimento del nostro esame non è il loro pentimento, ma è un "pentimento per la vita," un pentimento, che è un vero segno di salvezza eterna in Cristo, un pentimento che ci preserva attraverso questo nostro stato carnale temporaneo in Gesù, ma che quando saremo passati nell'eternità, ci offrirà una felicità che non potrà essere distrutta. «Il pentimento per la vita" è l'atto della salvezza dell'anima, il germe che contiene tutti elementi essenziali della salvezza, che ce li assicura, e ci prepara per loro.

Noi siamo qui, questa mattina, per considerare con attenzione scrupolosa e con potente preghiera il "pentimento" che è "per la vita". In primo luogo, vorrei dedicare quel che minuto alla considerazione  del falso pentimento, in secondo luogo, considererò i segni che contraddistinguono il vero pentimento, dopo di che esalterò la benevolenza divina di cui è scritto:  " Poiché Dio ha concesso anche ai gentili il pentimento per la vita".

I. FALSI RAVVEDIMENTI 

Io inizierò con questa osservazione, quello che fa tremare sotto il suono del Vangelo non è "il pentimento". Ci sono molti uomini che quando ascoltano un sermone evangelico fedele, sono estremamente scossi e commossi da esso. Attraverso la certezza della potenza che accompagna la Parola, Dio testimonia che quella è la Sua stessa Parola e questo fa sì che coloro che ascoltano involontariamente inizino a tremare. Ho visto alcuni uomini, mentre le verità della Scrittura sono state esaminate  attraverso questo pulpito, le cui ginocchia hanno tremato e battuto l'una contro l'altra, i cui occhi hanno versato lacrime, come  fossero stati fontane. Ho visto il profondo sconforto del loro spirito, quando, come alcuni di loro mi hanno detto, essi sono stati scossi al punto che non sapevano come fare per sopportare il suono di quella voce, perché gli sembrava che la terribile tromba del Sinai stesse tuonando solo per la loro distruzione. 

Beh, ascoltatori miei, potreste anche essere molto turbati a causa della predicazione del Vangelo, ma tuttavia voi non avreste ancora quel "pentimento per la vita". Voi potreste conoscere cosa significa essere molto seriamente e solennemente toccati dentro, quando andate nella casa di Dio, pur tuttavia potreste essere peccatori incalliti. Lasciatemi confermare l'osservazione attraverso un esempio: Paolo si trovava davanti a Felice con le catene alle mani, e come iniziò a predicare di giustizia, temperanza e del giudizio a venire, è scritto che Felice tremò, eppure non si può non considerare che Felice è in perdizione insieme  al resto di quelli che hanno detto, «Per il momento va', quando avrò l'opportunità, ti manderò a chiamare». Ci sono molti di voi che non possono frequentare la casa di Dio, senza essere spaventati; voi sapete che si tratta spesso di essere atterriti al pensiero che Dio vi punirà; potete, a volte, essere stati commossi sinceramente  attraverso un ministro di Dio, ma lasciate che vi dica che, in fin dei conti, potreste essere solo dei rifiutati, perché non vi siete ne pentiti dei vostri peccati, nè vi siete convertiti a Dio.  

Ulteriormente tuttavia è possibile che voi non possiate solo tremare davanti alla Parola di Dio,  ma che voi possiate diventare una specie di amabile Agrippa, ed essere "quasi persuasi" a rivolgervi a Gesù Cristo, pur tuttavia non avere alcun "pentimento";  voi potreste spingervi oltre e desiderare il Vangelo, potreste dire: " Oh, questo Vangelo è una cosa che io vorrei. Assicura tanta felicità qui e tanta gioia in seguito, io lo desidero e potrei definirlo mio!  Oh! è buono quindi ascoltare questa voce di Dio! ",  voi potreste sedere, mentre  altre potenti parti del Testo vengono ben trattate, e potreste dire: " Io credo che ciò sia vero", ma è necessario che vi entrino nel cuore prima che voi possiate pentirvi.  Potreste anche inginocchiarvi in preghiera e potreste con labbra atterrite dire che questo può essere una benedizione per la vostra anima, eppure, dopo tutto ciò, voi potreste non essere figli di Dio. Potreste dire, come Agrippa disse a Paolo: "Quasi mi persuadevi a diventare cristiano"; eppure,  come Agrippa,  potreste non andare mai oltre il "quasi". Egli fu "quasi" convinto a diventare cristiano, ma non lo divenne " del tutto". Ora, egli fu, come molti di voi qui sono stati, "quasi persuaso", ma ancora non siete sulla via della vita eterna. Ora quante volte si è convinti di quello che vi ha fatto inginocchiare e vi ha fatto "quasi pentire", eppure siete rimasti lì, senza mai essere veramente pentiti. Vedete quel cadavere? E' morto recentemente. Ha appena acquisito l'aspetto spettrale della morte, ma il suo colore è ancora quello di un uomo vivo. La sua mano è ancora calda, voi potete immaginare che sia vivo, e che sembri quasi respirare. Ogni cosa è ancora lì, il verme  l'ha appena toccato e la sua dissoluzione si è a malapena avvicinata, non c'è fetore di morte, eppure la vita non c'è, la vita non è lì. Così è con voi, voi siete quasi vivi, avete quasi tutte le dotazioni esteriori che ogni cristiano possiede, eppure non avete la vita. Potreste avere il pentimento, ma non il sincero pentimento.Oh, ipocriti! Vi avverto, questa mattina, voi potreste non solo tremare, ma  sentire anche il compiacimento verso la Parola di Dio, e dopo tutto questo, non avere " il pentimento per la vita".  Voi sprofonderete nell'abisso senza fondo dell'inferno e vi sentirete dire: " Andate via da me, maledetti, fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi angeli!"

Tuttavia, ancora una volta, è possibile per degli uomini andare anche oltre di questo, e  umiliarsi positivamente sotto la mano di Dio, ma ancora essi potrebbero essere totalmente estranei al pentimento. La loro bontà non è come una nuvola mattutina e la rugiada che passa via, ma, quando hanno ascoltato il sermone, vanno a casa e iniziano quello che essi concepiscono per essere un'opera di pentimento, rinunciano a certi vizi e follie, si rivestono di sacco, e le loro lacrime scorrono liberamente a causa di ciò che hanno fatto; piangono davanti a Dio, eppure con tutto ciò, il loro pentimento non è che un pentimento temporaneo, e ritornano nuovamente ai loro peccati. Negate che un tale pentimento possa esistere? Lasciate che vi racconti di un caso. 

Un uomo di nome Achab, desiderava la vigna di Naboth suo vicino, che non era disposto a venderlo per nessun prezzo, nè a fare uno scambio. Si consultò con la moglie Jezebel, che pianificò in modo da mettere Naboth a morte, e quindi assicurare la vigna al re. Dopo che Naboth fu messo a morte, e Achab ebbe preso possesso della vigna, il servo del Signore incontrò Achab e gli disse: "Prima hai ucciso un uomo e poi ne hai usurpato la proprietà. Così dice il Signore, nel medesimo luogo dove i cani hanno leccato il sangue di Naboth, i cani leccheranno anche il tuo stesso sangue. Ecco, io farò venire su di te la sventura, e ti toglierò la prosperità". Leggiamo che Achab entrò nel timore, e umiliò se stesso, e il Signore disse:  "Poiché Achab si è umiliato davanti a me, io non farò venire la sciagura mentre egli è in vita". Egli gli aveva concesso una specie di misericordia, ma si legge nel capitolo successivo che Achab si ribellò di nuovo, e in una battaglia a Ramoth di Galaad, in accordo alle parole del servo del Signore, fu ucciso lì, in modo che " i cani leccassero il suo sangue" nella vera vigna di Naboth. Anche voi, vi dico, potreste umiliarvi davanti a Dio, per un certo tempo, ma tuttavia rimanere schiavi delle vostre peccati. 

Voi avete paura della dannazione, ma non avete paura di peccare: si, avete paura dell'inferno ma non avete paura delle vostre iniquità; si, avete paura di essere gettati nell'abisso, ma non avete paura di indurire i vostri cuori ai Suoi ordini.  Non è vero,  o peccatori, che tremate al pensiero dell'inferno? Non è la vostra anima che vi turba, ma l'inferno. Se l'inferno fosse estinto, il vostro pentimento sarebbe estinto con lui, se i terrori che vi aspettano fossero revocati, pecchereste maggiormente di prima, e la vostra anima si indurirebbe e vi ribellereste contro la Sua sovranità. Non vi ingannate, fratelli miei, su ciò; esaminate voi stessi anche se siete nella fede; chiedetevi se disponete di quello che è "il pentimento per la vita", perché voi potete umiliarvi per un tempo, ma tuttavia non pentirvi mai di fronte a Dio.  

Al di là di questi, molto avanti e tuttavia ancora a corto della grazia. E' possibile che voi possiate confessare i vostri peccati, e tuttavia non esservene pentiti.  Potreste accostarvi a Dio e dirGli che siete dei miserabili, potreste elencare un lunga lista delle vostre trasgressioni e dei peccati che avete commesso, senza avere il senso delle atrocità che generano il vostro senso di colpa, senza una scintilla di vero odio per le vostre azioni. Potreste confessare e riconoscere le vostre trasgressioni, e tuttavia non avere orrore del peccato, e se non resistete al peccato attraverso la forza di Dio, se non vi allontanate da esso, questo pentimento immaginario sarà solo la doratura che viene mostrata  dalla vernice che abbellisce, ma non è la grazia che trasforma in oro, e sarà distrutta dal fuoco. Si, dico,  potreste anche confessare le vostre colpe, ma tuttavia non avere il pentimento. 

Ancora una cosa ulteriore, e poi  sarò arrivato alla spiegazione più  lontana che ho da dare su questo punto. Voi potreste anche fare delle opere adatte al pentimento, e tuttavia potreste essere impenitenti. Lasciate che via dia una prova di questo in un dato di fatto autenticato dall'ispirazione.

Giuda tradì il Suo Maestro, e dopo aver fatto questo, un senso opprimente dell'enorme malvagità che aveva commesso lo colse. Il suo senso di colpa seppellì ogni speranza di pentimento e nella miseria della disperazione, senza il dolore del vero rammarico, confessò il suo peccato,  ai sommi sacerdoti, gridando: "Ho peccato, tradendo il sangue innocente!" Essi dissero: "Che c'importa? Pensaci tu!". Al che egli gettò le monete d'argento nel tempio, per dimostrare che non poteva sopportare di portare il prezzo della colpa in lui, e le lasciò lì. Uscì, e fu salvato? No. " Uscì, e si impiccò!" E anche allora la vendetta di Dio lo seguì: per quanto si fosse impiccato, cadde dall'altezza dove era rimasto sospeso e fu fatto a pezzi, era perduto, e la sua anima perita. Eppure,  vedete ciò che quest'uomo aveva fatto. Lui aveva peccato, aveva confessato il suo torto, aveva riportato il denaro; ma ancora dopo tutto questo era un rigettato. Questo non ci fa tremare? Vedete come sia possibile  essere la scimmia del cristiano così similmente che la saggezza stessa, se è solo terrena, possa esserne ingannata.
Ora, avendovi in tal modo avvertito che ci sono molti falsi tipi di pentimento, propongo di occupare un pò di tempo per alcune osservazioni sul pentimento VERO, e sui segni con cui possiamo discernere se abbiamo quel "pentimento", che è "a vita".

II. IL VERO PENTIMENTO

Prima di tutto, permettetemi di correggere uno o due errori commessi da coloro che arrivando a Gesù Cristo, molto spesso fanno. Uno è che spesso pensano di dover avere delle manifestazioni in profondità,  orribili, e terribili dei terrori della legge e dell'inferno prima di poter dire di essersi ravveduti. Quante volte ho conversato con persone che mi hanno detto delle cose che posso tradurvi solo in inglese questa mattina in qualcosa di questo tipo: "Io non mi sento abbastanza pentito, non mi sento sufficientemente un peccatore,  non sono stato così lordo e malvagio come  trasgressore come molti altri, potrei quasi dire che avrei desiderato esserlo, non perché amo il peccato, ma perché poi penso che avrei dovuto avere delle convinzioni  più profonde della mia colpa, e mi sentirei più sicuro  che, veramente,  sono venuto a Gesù Cristo ". Ora è un grande errore immaginare che questi pensieri terribili e orribili di un giudizio a venire abbiano qualcosa a che vedere con la validità del "pentimento". Molto spesso essi sono, non dono di Dio per tutti, ma le insinuazioni del diavolo; e anche quando è la legge che genera e produce questi pensieri, è necessario non considerarli come facenti parte integrante del "pentimento".  Essi non hanno che fare con l'essenza del pentimento. Il " pentimento" è l'odio per il peccato; esso è un allontanamento dal peccato e una determinazione  tramite la forza di Dio di abbandonarlo. Il " pentimento" è odio e abbandono del peccato! E' possibile per un uomo di ravvedersi senza alcuna visualizzazione terrificante dei terrori della legge, egli può pentirsi senza aver sentito suonare la tromba del Sinai, senza aver sentito neanche un rombo lontano del suo tuono. Un uomo può ravvedersi interamente attraverso il potere della voce della grazia. Alcuni cuori sono stati istantaneamente aperti alla fede, come nel caso di Lidia.  Altri, Egli li assale con il martello della paura dell'ira a venire, alcuni vengono aperti con il grimaldello della grazia, e un pò di cuori vengono aperti con la sbarra della legge. Possono esservi diversi modi per arrivarci, ma la domanda è, l'ha ottenuto davvero? Lui è davvero pentito? Accade spesso che il Signore non sia nella tempesta o nel terremoto, ma nella " voce dal suono dolce e sommesso".

Vi è un altro errore che molta povera gente compie quando pensa alla salvezza e questo è che non possano pentirsi in maniera sufficiente; essi  immaginano che se fosse possibile per loro di pentirsi fino ad un "certo" livello, potrebbero essere salvi. " Oh, Signore!", alcuni di voi dicono: "Non ho sufficiente pentimento". Carissimi lasciate che che vi dica che non vi è alcun grado più eminente di "pentimento", che possa essere necessario per la salvezza. Sapete che vi sono vari gradi di fede e tuttavia anche la fede più piccola salva, così non vi sono livelli  di pentimento, ma il minimo pentimento salva l'anima, se è davvero sincero. La Bibbia dice: "Chi crede sarà salvato", e quando è scritto così, ciò include anche il più piccolo grado di fede. Così, quando è detto: "Convertitevi per essere salvati", questo comprende anche l'uomo che ha il più basso grado di vero pentimento. Il pentimento,  del resto, non è mai perfetto in ogni uomo finchè si trova in questa condizione di stato mortale. Non avremo mai la fede perfetta in modo da essere esenti dai dubbi, e non avremo mai la possibilità di ottenere quel pentimento che è esente da qualche durezza del cuore. Il penitente più sincero che si conosca sentirà in se stesso di essere ancora parzialmente impenitente. Il pentimento è anche un'azione costante che prosegue per tutta vita. E aumenterà continuamente. Io credo che un Cristiano sul suo letto di morte sarà più amaramente pentito di quanto mai lo sia stato prima. E' una cosa che avviene per tutta la vostra lunga vita. Peccare e pentirsi, peccare e pentirsi, viene fatto per tutta la vita del Cristiano. Pentirsi e credere in Gesù, pentirsi e credere in Gesù, costituiscono il coronamento della sua felicitàNon ci si deve aspettare che si sia perfetti nel "pentimento", prima di essere salvati. Nessun cristiano può essere perfetto. Il "pentimento" è una grazia!

Alcuni lo predicano come condizione per la salvezza. Ma condizioni come queste sono solo delle sciocchezze! Non esistono condizioni per la propria salvezza! E' Dio che dona la salvezza da se , e Lui la dona solo a chi vuole! 

Egli dice: "Io avrò misericordia di chi avrò misericordia". Se, dunque, Dio vi ha concesso un pentimento minimo, ma questo è un sincero pentimento, io lodo Dio per questo, e mi attendo che questo pentimento cresca sempre di più, quando voi crescete come cristiani. Uomini e donne cristiani, voi sentite di non avere un pentimento abbastanza profondo. Voi sentite di non avere una fede abbastanza grande. Cosa dovete fare? Chiedete un aumento di fede ed essa crescerà. Così è anche con il pentimento. Avete mai provato a chiedere un pentimento più profondo? Amici miei, se avete fallito in questo, ponete ancora fiducia in Gesù,e cercateLo ogni giorno per ottenere un spirito penitente. Non aspettatevi, ripeto, di avere il perfetto pentimento all'inizio, dovete avere il sincero pentimento, e dopo sotto la grazia divina andrete avanti più forti, fino a quando, finalmente, avrete odio e aborrirete tutto ciò che è peccato come fosse un serpente o una vipera, e allora sarete vicini, molto vicini, alla perfezione del pentimento. 

Questi pochi pensieri, quindi, come apertura dell'argomento. E ora voi chiedete, quali siano segni del vero "pentimento" agli occhi di Dio?

In primo luogo, vi dico che vi è sempre dispiacere con esso. Nessun uomo si pente mai dal peccato, senza avere una sorta di dispiacere con esso. Può essere più o meno intenso, a seconda del modo in cui Dio lo chiama, e a seconda del suo precedente modo di vivere, ma deve esserci del dispiacere. Non interessa quando esso arrivi, ma in un modo o in un altro deve arrivare, o non è il vero pentimento del cristiano. Ho conosciuto un uomo, una volta, che professava di essersi pentito, e sicuramente era una persona cambiata, da quanto si vedeva esteriormente  che era preoccupato, ma non ho mai potuto notare che avesse un vero dispiacere per i suoi peccati, nè ho mai visto alcun segno di penitenza in lui, quando ha professato di credere in Gesù. Io ho considerato in quell'uomo che avesse avuto una specie di sussulto estatico di grazia, e ho scoperto in seguito che aveva proprio avuto come un passaggio estatico nel senso di colpa, ma ancora lui non era una pecora di Dio, perché lui non era stato lavato attraverso la penitenza: perché tutto il popolo di Dio deve essere lavato attraverso di essa quando è convertito dai propri peccati. Nessuno può venire a Cristo e conoscere il Suo perdono senza sentire che il peccato è una cosa odiosa, perché esso mise a morte Gesù. Voi che avete occhi senza lacrime, ginocchia dritte, cuori intatti, come potete pensare che siate salvati? Il Vangelo ha promesso la salvezza solo a coloro che si pentono. 
Affinchè, tuttavia, non debba fare del male ad alcuni di voi, e farvi intendere quello che non è mia intenzione, lasciatemi sottolineare che non intendo dire che si debba piangere con lacrime vere. Alcuni uomini sono così duri nella loro costituzione che non potrebbero versare una lacrima. Ho conosciuto uomini che sono stati capaci di sospirare e gemere, ma non hanno versato lacrime. Bene, io vi dico, che se le lacrime, spesso offrono la prova della penitenza, si può avere il "pentimento per la vita" anche senza di esse. Quello che vorrei farvi comprendere è che deve esservi del vero proprio dolore. Se la preghiera può anche non avere una voce alta, perché deve essere segreta, allora ci può essere un gemito senza parole, e ci può essere un solo singhiozzo anche se non vi è alcuna lacrima, per mostrare  il pentimento, anche se il singhiozzo è piccolo. 

Nel pentimento deve esserci, ritengo, non solo dolore, ma una prova concreta di pentimento. 

"Non è sufficiente dire che ci dispiace e pentirci,
se poi andiamo avanti di giorno in giorno,
proprio come siamo sempre andati"

Molte persone sono davvero dispiaciute e veramente pentite dei loro peccati passati a sentirle parlare. "Oh!" dicono: "Sono profondamente dispiaciuto perché non  avrei dovuto mai essere un ubriacone, io sinceramente deploro di essere dovuto cadere in quel peccato, io mi lamento profondamente di aver fatto quello." Poi vanno a casa subito, e quando uno, domenica,  puntualmente, arriva, li troverà  di nuovo come prima. Eppure queste persone dicono di essersi pentite. Credete  in loro quando dicono di essere peccatori, ma che non amino il peccato? Possono non amarlo in quel momento, ma possono essere sinceramente pentiti, e poi andare a trasgredire di nuovo immediatamente, nello stesso di come hanno sempre fatto prima? Come possiamo credervi  se voi trasgredite ancora e ancora e non abbandonate il peccato? Se riconosciamo un albero dai suoi frutti,  in voi che siete penitenti produrrà opere pentimento. Ho spesso pensato che fosse un bellissimo esempio, mostrare la potenza della penitenza di un ministro pio, una volta che egli l'ha realizzata. 

Egli stava predicando il pentimento e nel pieno del suo sermone parlò  del peccato di furto. Sulla strada del ritorno a casa, un operaio arrivò accanto a lui, e il ministro osservò che aveva qualcosa sotto al suo camice. Il ministro gli disse che non era necessario che lui lo accompagnasse oltre, l'uomo insistette. Alla fine disse: "Ho una vanga sotto al braccio che ho rubato in quel podere. L'ho sentita predicare sul furto, e devo andare a rimetterlo lì". Quella era un vera penitenza perché lo fece tornare indietro per restituire l'oggetto rubato. Fu come per quegli isolani dei Mari del Sud, di cui si è letto che rubarono gli indumenti e i mobili dei missionari, ed ogni cosa dalle loro case, ma quando essi furono convertiti in modo salvifico, riportarono tutto quanto indietro. Molti di voi dicono che si sono pentiti, ma non ne viene fuori nulla, non valgono lo schiocco delle dita. Gente sinceramente pentita, come dicono loro, che potrebbe aver commesso una rapina, o che hanno mantenuto una casa da gioco, eppure sono veramente attenti che tutti i proventi siano usati per il loro miglior comfort invece che per i loro cuori. Il vero "pentimento" produrrà opere degne del ravvedimento, sarà un pentimento concreto.

Ancora di più. Voi potete conoscere se il pentimento è concreto da questa prova. E' l'ultimo oppure non lo è davvero? Molti dei vostri pentimenti sono come il colore febbrile sulle guance della persona tisica, il quale non è un segno di buona salute. Più di una volta ho visto  un giovane uomo, in un flusso di recente acquisizione, ma di infondata grazia, e lui ha creduto di star pentendosi dei suoi peccati. Per alcune ore è stato in  un tale profondo pentimento di fronte a Dio, e poi per settimane egli ha rinunciato alle sue follie. Egli frequenta una casa di preghiera,e dialoga e ammaestra come un figlio di Dio. Ma al ritorno lui va ai suoi peccati come il cane ritorna al suo vomito. Lo spirito malvagio è tornato "a casa sua ed ha portato con se altri sette spiriti peggiori di lui, e l'ultima condizione di quell'uomo diventa peggiore  della prima". Da quanto tempo dura la vostra penitenza? Continua da mesi? Oppure essa è arrivata su di voi per andare via all'improvviso? Avete detto: " Mi unirò alla chiesa, io farò questo, quello e altro ancora, per la causa di Dio". Sono le vostre opere durevoli? Credete che il vostro pentimento durerà sei mesi? Continuerà per dodici mesi? Oppure durerà sino a quando sarai avvolto nel tuo sudario? 

Di nuovo, devo farvi un'ulteriore domanda. Pensate che vi sareste pentiti dei vostri peccati, se nessuna punizione fosse stata posta di fronte a voi? O vi siete pentiti, perché sapete che sarete puniti per sempre se rimanete nei vostri peccati? Supponiamo che io dica che non esiste l'inferno per tutti, che, se scegliete di farlo, voi potete imprecare, e se volete, potete vivere senza Dio. Supponiamo che non ci sia alcuna ricompensa per la virtù e nessuna punizione per il peccato, quale vorreste scegliere? Potete, onestamente, dire, questa mattina: "Io credo, io so, per la grazia di Dio, che sceglierei la giustizia anche se non ci fosse alcuna ricompensa per questa, e nulla da perdere attraverso il peccato". Ogni peccatore odia il proprio peccato, quando arriva vicino alla bocca dell'inferno; ogni assassino odia il suo crimine, quando arriva sul patibolo, non ho trovato un bambino che odi così tanto la propria colpacome quando stava per esserne punito. Se non aveste alcun motivo di temere l'abisso, se voi non sapeste che potreste dare la vostra vita per il peccato, e che potreste farlo impunemente, sentireste ancora di aver odiato il peccato, o non potreste, non vorreste, commettere il peccato, se non per la vostra debolezza della carne? Vorreste ancora desiderare la santità? Vorreste ancora vivere come Cristo? Se è così, potete dire con assoluta sincerità questo, se voi in tal modo vi siete volti a Dio e odiate i vostri peccati con un odio eterno, allora non dovete temere, perchè quello che avete è un "pentimento" che è " per la vita". 

Ora arriveremo al punto conclusivo, il terzo.

III. LA BENEFICENZA BENEDETTA DI DIO NEL CONCEDERE AGLI UOMINI IL "PENTIMENTO PER LA VITA"

Il " pentimento", miei cari amici, è un dono di Dio. Si tratta di uno di quei favori spirituali che assicurano la vita eterna.  Esso è la meraviglia della grazia divina, che non solo fornisce la via della salvezza, che non solo esorta gli uomini a ricevere la grazia, ma che rende gli uomini, in modo positivo, inclini ad essere salvati. Dio punì Suo Figlio Gesù Cristo per i nostri peccati, e tramite questa morte ha provveduto la salvezza per tutti i suoi figli perduti. Egli invia il Suo ministro, il ministro fa delle offerte agli uomini per pentirsi e diventare credenti, ed egli si affatica per portarli a Dio. Essi non ascolteranno la chiamata e disprezzeranno il ministro. Ma poi un altro messaggero viene inviato, un ambasciatore celeste che non può fallire. Egli chiama gli uomini a convertirsi e a rivolgersi a Dio. I loro pensieri sono un pò ribelli, ma dopo che Lui, lo Spirito Divino, li implora, essi dimenticano che specie di uomini erano, si pentono e si convertono. Ora cosa faremmo se fossimo stati trattati come abbiamo trattato Dio? Se avessimo fatto una cena o una festa e inviato messaggeri per invitare gli ospiti a venire, cosa avremmo fatto? Pensate che ci saremmo presi la briga di andare in giro a visitare ognuno di loro per farli venire? E quando una volta seduti avessero detto che non volevano mangiare, avremmo aperto le loro bocche? Se essi, tuttora dichiarassero di non voler mangiare, dovremmo ancora farli mangiare? Ah! amati, sono propenso a credere che non lo avreste fatto. Se voi aveste firmato le lettere di invito e gli invitati non fossero venuti alla vostra festa, non avreste detto: " Voi non l'avrete"?

Ma cosa fa, invece, Dio? Egli dice: "Adesso farò una festa, inviterò il popolo, e se non arrivano, i miei ministri andranno fuori a prenderli di persona. Dirò ai miei servi, uscitegli incontro per le strade e per le siepi, e costringeteli ad entrare, affinché possano partecipare alla festa che ho preparato". Non è un atto stupendo della grazia divina che Egli in verità li renda inclini? Lui non lo fa con la forza, ma utilizza una dolce persuasione spirituale. Essi dapprima non sono disponibili ad essere salvati, così come potrebbero essere, "ma" dice Dio, "questo è niente, ho il potere di farti voltare verso di me e lo farò." Lo Spirito Santo, quindi, porta la Parola di Dio alla coscienza dei suoi figli in maniera così benedetta, che essi non possono più rifiutarsi di amare Gesù.Segnate questo, non attraverso una forzatura contro la volontà, ma attraverso una dolce spirituale influenza Dio modifica la volontà. O, voi peccatori persi e rovinati! State qui in piedi per ammirare la misericordia del mio Maestro. Egli non si limita solo ad una festa piena di cose buone davanti agli uomini, ma li induce a venirci e a parteciparvi, e lì li costringe a continuare a banchettare fino a quando non li porta alla dimora eterna. E così come Lui li sostiene, dice a ciascuno di loro: " Io ti ho amato di un amore eterno, dunque, per la mia benevolenza io ti ho designato. Ora mi ami?", "Oh, Signore", piangono, " La Tua grazia nel portarci qui dimostra che Tu ci vuoi bene, perchè noi eravamo disposti ad andarcene. Tu hai detto voi verrete, noi abbiamo detto che non saremmo venuti, ma Tu ci hai fatto venire, ed ora Signore, noi Ti benediciamo e Ti amiamo per questa forza. Essa è stata una dolce costrinzione. Eravamo dei prigionieri che lottavano, ma ora siamo stati resi inclini a Te."

" Oh! Grazia sovrana, il mio cuore hai sottomesso!
Sarei stato portato anche in trionfo;
Un prigioniero disponibile al mio Signore
Per cantare gli onori della Sua Parola."

Bene, ora cosa dite? Alcuni di voi diranno: "Signore, ho cercato di pentirmi per molto tempo. Nelle pene e nelle afflizioni ho pregato cercando di credere, e di fare tutto quello che potevo." Vi dirò un'altra cosa: voi tentate a lungo prima che siate capaci di farlo. Non è questo il modo per ottenerlo. Ho sentito parlare di due signori che viaggiavano. Uno di loro disse all'altro: "Io non so come sia, ma voi sembrate sempre ricordare vostra moglie e la vostra famiglia, e tutto ciò che stanno facendo a casa, e sembra come se aveste collegato tutte le cose intorno a voi con loro; eppure io cerco di portare la mia, al mio ricordo constantemente, e tuttavia non ci riesco mai.", "No", disse l'altro, "questa è la vera ragione, perchè voi provate a ricordarli. Se voi poteste, invece, collegarli con ogni piccola circostanza che voi incontrate, potreste facilmente ricordarli. Io penso che in questo o in quel momento loro ora si stanno alzando, in questo o in quel momento ora stanno pregando, in questo o in quel momento ora stanno facendo colazione. In questo modo io li ho sempre davanti a me". Io credo che la stessa cosa accada per quanto riguarda il "pentimento". Se un uomo dice: "Io voglio credere", e tenta con alcuni mezzi meccanici di operare su stesso per il pentimento, questa è un'assurdità, perchè lui non potrà mai ottenerlo. Perchè l'unico modo per lui di pentirsi è per grazia di Dio, credere, credere e pensare a Gesù. Se lui immagina, tra sè, il corpo ferito e sanguinante, la corona di spine, le lacrime di dolore,  se ha una visione di tutto quello che Cristo ha sofferto, io dico, che sarà diretto da essa per voltarsi verso il pentimento. Mi gioco la reputazione di quello che io possiedo in cose spirituali su questo, che un uomo non può, sotto l'azione dello Spirito Santo di Dio, contemplare la croce di Cristo, senza averne il cuore spezzato. Se non è così, allora il mio cuore è diverso da qualsiasi altro cuore. Non ho mai conosciuto un uomo che avendo rivolto i suoi pensieri a questo, e avuto una visione della croce, non abbia trovato che essi abbiano generato il "pentimento", e generato la fede. Guardiamo a Gesù Cristo se vogliamo essere salvati, così che noi possiamo dire: "Meraviglioso sacrificio! Allora Gesù è morto per salvare i peccatori". Se voi desiderate la fede, ricordate che Lui la concede, se volete il pentimento, Egli lo concede! Se volete la vita eterna, Egli la dona generosamente. Egli può spingervi a sentire il vostro grande peccato, e vi farà pentire alla vista della croce del Calvario, e il suono del più grande, del più profondo grido di morte, "Eloi! Eloi! lama sabachthani?",  "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?", quello genererà il "pentimento" che vi farà piangere e dire: "Ahimè! Io ho fatto piangere il mio Salvatore, io ho fatto morire il mio Sovrano per me". Allora cari, se volete il "pentimento", questo è il miglior consiglio per voi, guardate a Gesù. 

Che il Datore benedetto di tutti i "ravvedimenti per la salvezza" vi protegga  dai falsi pentimenti che vi ho descritto e vi dia quel "pentimento" che sussiste per tutta la vita.

"Grida la voce celeste, "Pentitevi!
Nè più a lungo osate tardare;
Il miserabile che disprezza l'ordine, muore,
E incontra un giorno infuocato.

Non più  a lungo l'occhio sovrano di Dio
trascurerà i crimini degli uomini;
I Suoi araldi sono stati inviati ripetutamente
Per avvertire il mondo peccato.

Gli appelli si estendono attraverso tutta la terra
Sia la terra partecipe e timorosa;
Ascoltate, o voi uomini di stirpe reale,
E lasciate che i vostri vassalli ascoltini!

Inchinatevi insieme al Suo cospetto,
e tutte le vostre colpe confessate
Abbracciate il benedetto Salvatore ora,
Non scherzate con la Sua grazia!









Traduzione a cura di Consapevoli nella Parola


Sermone originale: (http://www.spurgeon.org/sermons/0044.htm)
 
 
"Ravvedetevi e abbandonate tutte le vostre trasgressioni cosí l'iniquità non vi sarà piú causa di rovina." 
(Ezechiele 18:30)

N.d.A: (Questo sermone è stato tradotto in confutazione di tutte quelle dottrine di quei pastori e di quelle persone che insegnano che il pentimento è un'opera che si deve raggiungere da soli per ottenere la grazia di Dio, poichè il pentimento è uno dei doni della grazia di Dio.) 

domenica 19 maggio 2013

Il bambino che è sempre esistito

Circa duemila anni fa, in Israele nacque un bambino, che in seguito potè a ragione affermare: «Prima che Abraamo fosse nato, Io sono» (Gv 8,58).


Della nascita di questo bambino e del Suo nome, nella Bibbia si narra quanto segue: «Mentre erano là (a Betlemme), si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo» (Lc 2,6-7). Giuseppe, il suo padre adottivo, «gli pose nome Gesù» (Mt 1,25).
Una coppia di coniugi è in viaggio, la moglie è in stato di avanzata gravidanza. La sua gravidanza giunge al termine e le nasce il primogenito. Il bambino non nasce in casa, ma in una stalla vicina a una locanda al completo. Manca una culla, e il bambino viene posto in una mangiatoia. Il neonato riceve il nome "Gesù".
Diventerà il nome più famoso e significativo della storia, Egli diverrà la personalità più importante di tutti i tempi, in grado di mettere in ombra tutti i re, i potenti, gli eroi, le star e i politici di tutti i tempi. Nessuno ha commosso il mondo tanto quanto questo bambino. Come mai?
Dobbiamo assolutamente occuparci di questa Persona. Chi vive senza tenere conto di Lui, perde la cosa più importante. In modo ben diverso si sono comportati i magi d'Oriente (Mt 2,1 e segg.). Già Agur, vissuto molto tempo prima della nascita di Cristo, scrisse: «Chi è salito in cielo e ne è disceso? Chi ha raccolto il vento nel suo pugno? Chi ha racchiuso le acque nella sua veste? Chi ha stabilito tutti i confini della terra? Qual è il suo nome e il nome di suo figlio? Lo sai tu?» (Pr 30,4).
Gesù stesso ci dà la risposta: «Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell'uomo (Gesù)» (Gv 3,13).

Chi è quel bambino in fasce nato in una stalla di Betlemme? È Colui che è sempre esistito!

Come si chiama Dio?


Vi siete mai chiesti come si chiami in realtà Dio? Agur aveva scritto: «Qual è il suo nome e il nome di suo figlio? Lo sai tu?». Una domanda rivolta da Mosè a Dio fu: «Ecco, quando sarò andato dai figli d'Israele e avrò detto loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi", se essi dicono: "Qual è il suo nome?" che cosa risponderò loro?» (Es 3,13).
La parola «Dio» è solo un titolo, un concetto generico. Lo si può utilizzare in certi contesti anche in riferimento alle persone. Molte persone, in tutti i tempi, si sono definite «dèi».
Il concetto generico di «Dio»:
- si può applicare al dio di una delle tante religioni, ad esempio ad Allah. Allah significa semplicemente «Dio».
- si può utilizzare anche al plurale, «dèi», per indicare gli idoli e le false divinità pagane: «Non seguirete altri dèi, presi fra gli dèi degli altri popoli intorno a voi» (Dt 6,14). In I Corinzi 8,5-6 è scritto: «Poiché, sebbene vi siano cosiddetti dèi, sia in cielo sia in terra, come infatti ci sono molti dèi e signori, tuttavia per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi viviamo per lui, e un solo Signore, Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale anche noi siamo.»

Ma come si chiama il vero Dio, che fu l'Iddio di Abraamo, Isacco e Giacobbe? Egli ha un nome proprio attribuito solo a Lui. È un nome che nessuno Gli ha dato ma che Egli stesso si è dato e che descrive come Egli è. Questo nome è «Jahwe» (JHWH). Lo si evince dalla risposta che Dio stesso ha dato alla domanda del Suo servo: «Dio disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d'Israele: "Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abraamo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi". Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione» (Es 3,15). Quando Mosè, dopo il primo incontro con il faraone e le sue imposizioni (Es 5) si sentì abbattuto, l'Eterno lo rialzò con le parole: «Io sono il Signore. Io apparvi ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe, come il Dio onnipotente; ma non fui conosciuto da loro con il mio nome di Signore.» (Es 6,2-3).

Che cosa significa questo nome?


Il Signore spiega a Mosè il Suo nome: «Dio disse a Mosè: Io sono colui che sono. Poi disse: Dirai così ai figli d'Israele: "l'IO SONO mi ha mandato da voi. Dio disse ancora a Mosè: Dirai così ai figli d'Israele: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abraamo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi...» (Es 3,14-15). In tal modo, Dio si distingue da tutti gli altri dei, poiché Jahwe significa: «Io sono colui che sono.» Questo nome descrive l'eterna esistenza di Dio, ciò che Egli è in tutta la Sua persona.
Abraham Meister scrive: «Jahwe è l' divino assoluto nella sua massima pienezza.» Il nome proprio di Dio può essere tradotto in nove modi diversi. In tal modo vediamo chi è Dio:

Io sono colui che sono.
Io sono colui che ero.
Io sono colui che sarò.
Io ero colui che sono.
Io ero colui che ero.
Io ero colui che sarò.
Io sarò colui che sono.
Io sarò colui che ero.
Io sarò colui che sarò.

Ciò significa: «Io sono colui che non è mai stato creato, che c'è sempre stato, che esiste di per sé, che è immutabile, eterno ed eternamente presente.» Per questo in italiano noi traduciamo questo nome con "Eterno".
Abraham Meister scrive al riguardo: «La radice , da cui è tratta la parola Jahweh, significa (divenire), . Egli è quindi l', che si fa conoscere . Egli si mostra in una . ... Egli è colui che rivela Sé Stesso...»
Questo nome per gli ebrei era tanto santo, grande e inavvicinabile, che non osavano mai pronunciarlo, per timore di infrangere il terzo comandamento: «Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano». Invece di Jahwe pronunciavano «Signore» (Adonai).

Chi è questo Dio?


Il nome di Dio «Jahwe» è collegato espressamente alla redenzione. Non a caso Dio si rivela con questo nome, in vista della liberazione di Israele dalla schiavitù in Egitto.
Nel seguito dell'autorivelazione divina tramite il nome Jahwe, diviene chiaro che il Signore, in relazione alla redenzione dell'uomo, è potente da liberarlo da qualsiasi problema, infatti si fa conoscere dall'uomo con diversi attributi:

Jahwe-Rapha = Jahwe, che guarisce, che salva
Jahwe-Roi = Jahwe, mio pastore
Jahwe-Shalom = Jahwe è pace
Jahwe-Zidqenu = Jahwe la nostra giustizia


La redenzione dell'uomo è comunque personificata nella rivelazione in carne del Figlio di Dio, Gesù Cristo.

1. L'autorivelazione di Dio come Salvatore

Tramite il profeta Isaia, Dio disse al Suo popolo: «perché io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo salvatore (Jahwe-Rapha)» (Is 43,3). E: «Io, io sono il Signore, e fuori di me non c'è salvatore» (Is 43,11).
Del divenire uomo di Gesù è detto: «L'angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore.» (Lc 2,10-11).

2. L'autorivelazione di Dio come Pastore

Del suo buon pastore, «Jahwe-Roi», Davide parla nel Salmo 23,1: «Il Signore è il mio pastore, nulla mi manca.»
Mi sono sempre chiesto come mai gli angeli del Signore abbiano cercato prima i pastori sui campi di Betlemme, per rivelare loro il Salvatore. In questa luce lo comprendo meglio: il vero pastore di Israele è venuto in terra per sopperire alla miseria di tutti gli uomini. Ai pastori di Betlemme fu detto inoltre: «Voi pastori di Betlemme, che conoscete bene i pascoli delle vostre pecore, sappiate che è qui il Pastore, il grande Pastore di Israele, il supremo Pastore» («Jahwe-Roi»; cfr. I Pi 5,4).
Parlando della Sua venuta, Gesù ha detto agli israeliti: «Io sono il buon pastore» («Jahwe-Roi»; Gv 10,11.14; cfr. anche v.33).

3. L'autorivelazione di Dio come roccia

Della «roccia di Israele» leggiamo: «Poiché chi è Dio all'infuori del Signore? E chi è Rocca all'infuori del nostro Dio?» (Sl 18,32). L'apostolo Paolo disse di questa roccia: «bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo» (I Co 10,4). Da ciò si evince chiaramente che:

Gesù è Dio


Ci sono alcuni passi nel Nuovo Testamento, in cui il Signore Gesù parla in modo particolarmente regale di Sé stesso come l'«Io sono». In questa autorivelazione Egli utilizza la stessa espressione con cui Dio nell'Antico Testamento si definisce nei confronti del Suo popolo, come unico Signore e Salvatore del mondo.
Possiamo dire che Gesù è la "parte" di Dio inviata agli uomini. Non crediamo in tre dei, ma in un solo Dio che si rivela in tre Persone distinte.
Dal XIII secolo dopo Cristo proviene un'esegesi ebraica su Deuteronomio 6,4: «Ascolta, Israele: Il Signore, il nostro Dio, è l'unico Signore.» Nell'interpretazione leggiamo: «Perché è necessario citare tre volte il nome di Dio in questo versetto? Il primo, Jahwe, è il Padre. Il secondo è la discendenza di Iesse, il Messia, che deve venire dalla famiglia di Iesse, tramite Davide. E il terzo è la via che si trova sotto (cioè lo Spirito Santo, che ci mostra la via) e questi tre sono uno.» (cit. in: Wie erkennt man den Messias?, pag. 23, Der Òlbaum e.V., Lorrach.)
Consideriamo ora i tre punti dell'autorivelazione di Gesù Cristo come l'«Io sono»:

1. Gesù dice in Giovanni 13,19: «Ve lo dico fin d'ora, prima che accada; affinchè quando sarà accaduto, voi crediate che Io sono.» Gesù annunzia in tal modo che Egli è Jahwe, l'«Io sono» del popolo di Israele.

2. Una delle più emozionanti autorivelazioni di Gesù si trova nel Suo confronto con i sommi sacerdoti ebrei: «Perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non credete che Io sono, morirete nei vostri peccati». Allora gli domandarono: «Chi sei tu?» Gesù rispose loro: «Sono per l'appunto quel che vi dico» (Gv 8,24-25). Quando gli ebrei Gli chiesero: «Sei tu forse maggiore del padre nostro Abraamo il quale è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?» (Gv 8,53), Gesù diede loro questa risposta: «In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, Io sono».
Allora essi presero delle pietre per tirargliele; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio» (v 58-59)
.


3. Pensiamo ad altre parole di Gesù che menzionano l'«Io sono»:


«Io sono il pane della vita» (Gv 6,35).
«Io sono la luce del mondo» (Gv 8,12; 9,5).
«Io sono la porta ...» (Gv 10,9).
«Io sono il buon pastore» (Gv 10,11.14).
«Io sono la risurrezione e la vita» (Gv 11,25).
«Io sono la via, la verità e la vita ...» (Gv 14,6).
«Io sono la vite ...» (Gv 15,1.5).

4. La più forte affermazione del fatto che Gesù è realmente Dio ci sembra essere stata enunciata nel Getsemani. Infatti, in Giovanni 18,3-6 leggiamo: «Giuda dunque, presa la coorte e le guardie mandate dai capi dei sacerdoti e dai farisei, andò là con lanterne, torce e armi. Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Gesù disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch'egli là con loro. Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra.»
Evidentemente, qui il Signore Gesù si rivela con il nome di Dio come «Jahwe», Colui che esiste grazie alla Sua potenza. Le conseguenze di ciò furono che le guardie indietreggiarono e caddero a terra.

Le conseguenze di questa verità


Questo Gesù che venne al mondo in una stalla, che visse l'esistenza umana e il suo sviluppo come ognuno di noi, che crebbe come un normale ragazzo, dal punto di vista fisico, spirituale e psicologico, che invecchiò così come qualunque altro, questo Gesù è Jahwe dall'eternità ed è sempre esistito. «Io sono colui che sono.» Di Lui è scritto anche nell'epistola agli Ebrei: «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno» (Eb 13,8).
Perché dovette diventare uomo? Perché Dio non può morire. Poiché Dio scelse di morire per i peccati degli uomini, dovette diventare uomo e quindi comparve in Gesù Cristo. Di questa autoprivazione divina di Dio in Suo Figlio leggiamo che: «pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce» (Fi 2,6-8). L'espressione «in forma di Dio», nel testo originale greco corrisponde a "morphe schema". Queste due parole definiscono la forma obiettiva di qualcosa così com'è e indipendente da chi la osserva. Gesù è Dio ed esiste in eterno, così come è Dio.
Nasciamo in forma umana e vogliamo entrare nella vita eterna. Gesù invece è venuto dalla vita eterna per morire. Di quando nel giardino del Getsemani si rivelò come l'«Io sono» e i Suoi nemici indietreggiarono cadendo al suolo, Egli disse infine: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi (i discepoli)» (Gv 18,8). E si diede volontariamente alla morte.
Dio si offrì e morì affinchè noi possiamo avere vita eterna. Solo in tal modo ci è possibile invocare il nome del Signore per essere salvati.
Poiché Gesù è Colui che è, anche Dio Gli ha dato «il nome che è al di sopra di ogni nome, affinchè nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra,» (Fi 2,9-10). E perciò ancora «In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati» (At 4,12).
Non possiamo invocare un Dio maggiore di Jahwe, poiché non esiste altro Dio all'infuori di Lui. Tramite il divenire uomo di Gesù, tramite il Suo morire sulla croce e la Sua resurrezione, abbiamo la possibilità di farlo. Gesù è il nostro vero e unico Salvatore per ogni ambito della nostra vita, per ogni problema e per ogni peccato. Egli può risolvere ogni situazione della nostra vita. Gesù ha detto a ragione: «Io e il Padre siamo uno» (Gv 10,30). Perciò anche le parole di Isaia 43,11 si riferiscono a Lui: «Io, io sono il Signore, e fuori di me non c'è salvatore.»


di Norbert Lieth 




"Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio, e la fine... che è, che era e che ha da venire, l'Onnipotente" 
(Apocalisse 1:8)
 
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ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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