per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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domenica 19 maggio 2013

Il bambino che è sempre esistito

Circa duemila anni fa, in Israele nacque un bambino, che in seguito potè a ragione affermare: «Prima che Abraamo fosse nato, Io sono» (Gv 8,58).


Della nascita di questo bambino e del Suo nome, nella Bibbia si narra quanto segue: «Mentre erano là (a Betlemme), si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo» (Lc 2,6-7). Giuseppe, il suo padre adottivo, «gli pose nome Gesù» (Mt 1,25).
Una coppia di coniugi è in viaggio, la moglie è in stato di avanzata gravidanza. La sua gravidanza giunge al termine e le nasce il primogenito. Il bambino non nasce in casa, ma in una stalla vicina a una locanda al completo. Manca una culla, e il bambino viene posto in una mangiatoia. Il neonato riceve il nome "Gesù".
Diventerà il nome più famoso e significativo della storia, Egli diverrà la personalità più importante di tutti i tempi, in grado di mettere in ombra tutti i re, i potenti, gli eroi, le star e i politici di tutti i tempi. Nessuno ha commosso il mondo tanto quanto questo bambino. Come mai?
Dobbiamo assolutamente occuparci di questa Persona. Chi vive senza tenere conto di Lui, perde la cosa più importante. In modo ben diverso si sono comportati i magi d'Oriente (Mt 2,1 e segg.). Già Agur, vissuto molto tempo prima della nascita di Cristo, scrisse: «Chi è salito in cielo e ne è disceso? Chi ha raccolto il vento nel suo pugno? Chi ha racchiuso le acque nella sua veste? Chi ha stabilito tutti i confini della terra? Qual è il suo nome e il nome di suo figlio? Lo sai tu?» (Pr 30,4).
Gesù stesso ci dà la risposta: «Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell'uomo (Gesù)» (Gv 3,13).

Chi è quel bambino in fasce nato in una stalla di Betlemme? È Colui che è sempre esistito!

Come si chiama Dio?


Vi siete mai chiesti come si chiami in realtà Dio? Agur aveva scritto: «Qual è il suo nome e il nome di suo figlio? Lo sai tu?». Una domanda rivolta da Mosè a Dio fu: «Ecco, quando sarò andato dai figli d'Israele e avrò detto loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi", se essi dicono: "Qual è il suo nome?" che cosa risponderò loro?» (Es 3,13).
La parola «Dio» è solo un titolo, un concetto generico. Lo si può utilizzare in certi contesti anche in riferimento alle persone. Molte persone, in tutti i tempi, si sono definite «dèi».
Il concetto generico di «Dio»:
- si può applicare al dio di una delle tante religioni, ad esempio ad Allah. Allah significa semplicemente «Dio».
- si può utilizzare anche al plurale, «dèi», per indicare gli idoli e le false divinità pagane: «Non seguirete altri dèi, presi fra gli dèi degli altri popoli intorno a voi» (Dt 6,14). In I Corinzi 8,5-6 è scritto: «Poiché, sebbene vi siano cosiddetti dèi, sia in cielo sia in terra, come infatti ci sono molti dèi e signori, tuttavia per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi viviamo per lui, e un solo Signore, Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale anche noi siamo.»

Ma come si chiama il vero Dio, che fu l'Iddio di Abraamo, Isacco e Giacobbe? Egli ha un nome proprio attribuito solo a Lui. È un nome che nessuno Gli ha dato ma che Egli stesso si è dato e che descrive come Egli è. Questo nome è «Jahwe» (JHWH). Lo si evince dalla risposta che Dio stesso ha dato alla domanda del Suo servo: «Dio disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d'Israele: "Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abraamo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi". Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione» (Es 3,15). Quando Mosè, dopo il primo incontro con il faraone e le sue imposizioni (Es 5) si sentì abbattuto, l'Eterno lo rialzò con le parole: «Io sono il Signore. Io apparvi ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe, come il Dio onnipotente; ma non fui conosciuto da loro con il mio nome di Signore.» (Es 6,2-3).

Che cosa significa questo nome?


Il Signore spiega a Mosè il Suo nome: «Dio disse a Mosè: Io sono colui che sono. Poi disse: Dirai così ai figli d'Israele: "l'IO SONO mi ha mandato da voi. Dio disse ancora a Mosè: Dirai così ai figli d'Israele: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abraamo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi...» (Es 3,14-15). In tal modo, Dio si distingue da tutti gli altri dei, poiché Jahwe significa: «Io sono colui che sono.» Questo nome descrive l'eterna esistenza di Dio, ciò che Egli è in tutta la Sua persona.
Abraham Meister scrive: «Jahwe è l' divino assoluto nella sua massima pienezza.» Il nome proprio di Dio può essere tradotto in nove modi diversi. In tal modo vediamo chi è Dio:

Io sono colui che sono.
Io sono colui che ero.
Io sono colui che sarò.
Io ero colui che sono.
Io ero colui che ero.
Io ero colui che sarò.
Io sarò colui che sono.
Io sarò colui che ero.
Io sarò colui che sarò.

Ciò significa: «Io sono colui che non è mai stato creato, che c'è sempre stato, che esiste di per sé, che è immutabile, eterno ed eternamente presente.» Per questo in italiano noi traduciamo questo nome con "Eterno".
Abraham Meister scrive al riguardo: «La radice , da cui è tratta la parola Jahweh, significa (divenire), . Egli è quindi l', che si fa conoscere . Egli si mostra in una . ... Egli è colui che rivela Sé Stesso...»
Questo nome per gli ebrei era tanto santo, grande e inavvicinabile, che non osavano mai pronunciarlo, per timore di infrangere il terzo comandamento: «Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano». Invece di Jahwe pronunciavano «Signore» (Adonai).

Chi è questo Dio?


Il nome di Dio «Jahwe» è collegato espressamente alla redenzione. Non a caso Dio si rivela con questo nome, in vista della liberazione di Israele dalla schiavitù in Egitto.
Nel seguito dell'autorivelazione divina tramite il nome Jahwe, diviene chiaro che il Signore, in relazione alla redenzione dell'uomo, è potente da liberarlo da qualsiasi problema, infatti si fa conoscere dall'uomo con diversi attributi:

Jahwe-Rapha = Jahwe, che guarisce, che salva
Jahwe-Roi = Jahwe, mio pastore
Jahwe-Shalom = Jahwe è pace
Jahwe-Zidqenu = Jahwe la nostra giustizia


La redenzione dell'uomo è comunque personificata nella rivelazione in carne del Figlio di Dio, Gesù Cristo.

1. L'autorivelazione di Dio come Salvatore

Tramite il profeta Isaia, Dio disse al Suo popolo: «perché io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo salvatore (Jahwe-Rapha)» (Is 43,3). E: «Io, io sono il Signore, e fuori di me non c'è salvatore» (Is 43,11).
Del divenire uomo di Gesù è detto: «L'angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore.» (Lc 2,10-11).

2. L'autorivelazione di Dio come Pastore

Del suo buon pastore, «Jahwe-Roi», Davide parla nel Salmo 23,1: «Il Signore è il mio pastore, nulla mi manca.»
Mi sono sempre chiesto come mai gli angeli del Signore abbiano cercato prima i pastori sui campi di Betlemme, per rivelare loro il Salvatore. In questa luce lo comprendo meglio: il vero pastore di Israele è venuto in terra per sopperire alla miseria di tutti gli uomini. Ai pastori di Betlemme fu detto inoltre: «Voi pastori di Betlemme, che conoscete bene i pascoli delle vostre pecore, sappiate che è qui il Pastore, il grande Pastore di Israele, il supremo Pastore» («Jahwe-Roi»; cfr. I Pi 5,4).
Parlando della Sua venuta, Gesù ha detto agli israeliti: «Io sono il buon pastore» («Jahwe-Roi»; Gv 10,11.14; cfr. anche v.33).

3. L'autorivelazione di Dio come roccia

Della «roccia di Israele» leggiamo: «Poiché chi è Dio all'infuori del Signore? E chi è Rocca all'infuori del nostro Dio?» (Sl 18,32). L'apostolo Paolo disse di questa roccia: «bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo» (I Co 10,4). Da ciò si evince chiaramente che:

Gesù è Dio


Ci sono alcuni passi nel Nuovo Testamento, in cui il Signore Gesù parla in modo particolarmente regale di Sé stesso come l'«Io sono». In questa autorivelazione Egli utilizza la stessa espressione con cui Dio nell'Antico Testamento si definisce nei confronti del Suo popolo, come unico Signore e Salvatore del mondo.
Possiamo dire che Gesù è la "parte" di Dio inviata agli uomini. Non crediamo in tre dei, ma in un solo Dio che si rivela in tre Persone distinte.
Dal XIII secolo dopo Cristo proviene un'esegesi ebraica su Deuteronomio 6,4: «Ascolta, Israele: Il Signore, il nostro Dio, è l'unico Signore.» Nell'interpretazione leggiamo: «Perché è necessario citare tre volte il nome di Dio in questo versetto? Il primo, Jahwe, è il Padre. Il secondo è la discendenza di Iesse, il Messia, che deve venire dalla famiglia di Iesse, tramite Davide. E il terzo è la via che si trova sotto (cioè lo Spirito Santo, che ci mostra la via) e questi tre sono uno.» (cit. in: Wie erkennt man den Messias?, pag. 23, Der Òlbaum e.V., Lorrach.)
Consideriamo ora i tre punti dell'autorivelazione di Gesù Cristo come l'«Io sono»:

1. Gesù dice in Giovanni 13,19: «Ve lo dico fin d'ora, prima che accada; affinchè quando sarà accaduto, voi crediate che Io sono.» Gesù annunzia in tal modo che Egli è Jahwe, l'«Io sono» del popolo di Israele.

2. Una delle più emozionanti autorivelazioni di Gesù si trova nel Suo confronto con i sommi sacerdoti ebrei: «Perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non credete che Io sono, morirete nei vostri peccati». Allora gli domandarono: «Chi sei tu?» Gesù rispose loro: «Sono per l'appunto quel che vi dico» (Gv 8,24-25). Quando gli ebrei Gli chiesero: «Sei tu forse maggiore del padre nostro Abraamo il quale è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?» (Gv 8,53), Gesù diede loro questa risposta: «In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, Io sono».
Allora essi presero delle pietre per tirargliele; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio» (v 58-59)
.


3. Pensiamo ad altre parole di Gesù che menzionano l'«Io sono»:


«Io sono il pane della vita» (Gv 6,35).
«Io sono la luce del mondo» (Gv 8,12; 9,5).
«Io sono la porta ...» (Gv 10,9).
«Io sono il buon pastore» (Gv 10,11.14).
«Io sono la risurrezione e la vita» (Gv 11,25).
«Io sono la via, la verità e la vita ...» (Gv 14,6).
«Io sono la vite ...» (Gv 15,1.5).

4. La più forte affermazione del fatto che Gesù è realmente Dio ci sembra essere stata enunciata nel Getsemani. Infatti, in Giovanni 18,3-6 leggiamo: «Giuda dunque, presa la coorte e le guardie mandate dai capi dei sacerdoti e dai farisei, andò là con lanterne, torce e armi. Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Gesù disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch'egli là con loro. Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra.»
Evidentemente, qui il Signore Gesù si rivela con il nome di Dio come «Jahwe», Colui che esiste grazie alla Sua potenza. Le conseguenze di ciò furono che le guardie indietreggiarono e caddero a terra.

Le conseguenze di questa verità


Questo Gesù che venne al mondo in una stalla, che visse l'esistenza umana e il suo sviluppo come ognuno di noi, che crebbe come un normale ragazzo, dal punto di vista fisico, spirituale e psicologico, che invecchiò così come qualunque altro, questo Gesù è Jahwe dall'eternità ed è sempre esistito. «Io sono colui che sono.» Di Lui è scritto anche nell'epistola agli Ebrei: «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno» (Eb 13,8).
Perché dovette diventare uomo? Perché Dio non può morire. Poiché Dio scelse di morire per i peccati degli uomini, dovette diventare uomo e quindi comparve in Gesù Cristo. Di questa autoprivazione divina di Dio in Suo Figlio leggiamo che: «pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce» (Fi 2,6-8). L'espressione «in forma di Dio», nel testo originale greco corrisponde a "morphe schema". Queste due parole definiscono la forma obiettiva di qualcosa così com'è e indipendente da chi la osserva. Gesù è Dio ed esiste in eterno, così come è Dio.
Nasciamo in forma umana e vogliamo entrare nella vita eterna. Gesù invece è venuto dalla vita eterna per morire. Di quando nel giardino del Getsemani si rivelò come l'«Io sono» e i Suoi nemici indietreggiarono cadendo al suolo, Egli disse infine: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi (i discepoli)» (Gv 18,8). E si diede volontariamente alla morte.
Dio si offrì e morì affinchè noi possiamo avere vita eterna. Solo in tal modo ci è possibile invocare il nome del Signore per essere salvati.
Poiché Gesù è Colui che è, anche Dio Gli ha dato «il nome che è al di sopra di ogni nome, affinchè nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra,» (Fi 2,9-10). E perciò ancora «In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati» (At 4,12).
Non possiamo invocare un Dio maggiore di Jahwe, poiché non esiste altro Dio all'infuori di Lui. Tramite il divenire uomo di Gesù, tramite il Suo morire sulla croce e la Sua resurrezione, abbiamo la possibilità di farlo. Gesù è il nostro vero e unico Salvatore per ogni ambito della nostra vita, per ogni problema e per ogni peccato. Egli può risolvere ogni situazione della nostra vita. Gesù ha detto a ragione: «Io e il Padre siamo uno» (Gv 10,30). Perciò anche le parole di Isaia 43,11 si riferiscono a Lui: «Io, io sono il Signore, e fuori di me non c'è salvatore.»


di Norbert Lieth 




"Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio, e la fine... che è, che era e che ha da venire, l'Onnipotente" 
(Apocalisse 1:8)
 
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/05/il-bambino-che-e-sempre-esistito.html

sabato 16 marzo 2013

La mia speranza è solo in Dio


“Anima mia, riposati in Dio solo, perché la mia speranza viene da Lui”
Salmo 62:5

Sperare, una tra le parole più belle del nostro vocabolario. Speranza: attesa viva e fiduciosa di un bene futuro. La speranza in Dio è quella che ti permette di sognare, di credere, di continuare, che ti proietta nel futuro. Oggigiorno, le persone si abbandonano alle situazioni difficili che vivono. I problemi sono troppi, mancanza di lavoro, affitto da pagare, mantenimento di una famiglia…
Oggi ce speranza per me e per te, perché Gesù Cristo morì duemila anni fa sulla croce. Il Suo sacrificio ha dato speranza all’intera umanità, per questo oggi io posso scrivere e tu puoi leggere queste righe perché il sangue di Cristo ci ha perdonati, donandoci speranza per un futuro migliore.
Metti la tua speranza solo in Dio, affida con speranza la tua vita, la tua famiglia, la tua economia, i tuoi figli nelle sue mani. Solo così vivrai la certezza che DIO nostro padre si prende cura di noi. C’e’ chi spera nei santi, nelle statue, nella politica, nelle istituzioni. Ma io grido con tutto il mio cuore alzando le mie mani al cielo perché l’aiuto mi viene solo dall’Eterno. Spera solo in colui che un giorno ti ha creato, per dirti "Ti amo figlio mio, spera in me, io non ti deluderò mai!" Dio non ci ha creati per essere disperati, Lui e la mia e la tua unica speranza.
Avere fede in Dio e sperare in lui non significa non avere piu' problemi, ma sapere a chi portarli, avere fede e sperare in lui anche se le tempeste della vita ci assalgono, credendo con tutto il cuore che ogni cosa coopera per il nostro bene anche se non comprendiamo.
Oggi con questo messaggio caro fratello o sorella o amico/a che leggi voglio incoraggiarti, come mi insegna il mio Gesù, che c'e' speranza per te, io non so quale sia o siano i tuoi problemi ma voglio presentarti colui a cui puoi portarli "Gesu' Cristo" .
Con amore in Cristo, Daniele. Pace a tutti.

 http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/speranza

venerdì 25 gennaio 2013

La Potenza di Dio




“Dio ha parlato una volta, due volte ho udito questo: che la potenza appartiene a Dio” (Salmo 62:11)

Non possiamo avere un concetto giusto di Dio senza pensare che Egli è onnipotente ed onnisciente.

Uno che non possa fare ciò che vuole e portare a compimento ciò che gli piace, non può essere Dio.

Poiché Dio ha una volontà per attuare ciò che ritiene buono, ed ha anche la potenza per compiere la propria volontà.

La potenza di Dio è quella capacità e forza che Egli possiede, di portare a compimento ciò che gli piace, qualsiasi cosa decisa dalla Sua infinita saggezza e qualsiasi cosa la purezza della Sua volontà possa decidere… come la santità e la bellezza di tutti gli attributi di Dio, così la potenza è quella che dà vita ed azione a tutte le perfezioni della natura divina.

Come sarebbero vani gli eterni propositi di Dio se la Sua potenza non intervenisse ad eseguirli! Senza potenza la Sua misericordia sarebbe solo una debole pietà, le Sue promesse un suono vuoto, le Sue minacce degli spaventapasseri.

La potenza di Dio è come Lui stesso: infinita, eterna, incomprensibile; non può essere controllata, limitata o frustrata dalla creatura.

“Dio ha parlato una volta, due volte ho udito questo: che la potenza appartiene a Dio” (Salmo 62:11). Dio ha parlato una volta, non c’è bisogno d’altro! Cieli e terra passeranno ma la Sua parola rimane in eterno. Dio ha parlato una volta, come si addice alla Sua divina Maestà! Noi poveri mortali possiamo parlare spesso e non venire ascoltati.

Egli parla solo una volta ed il tuono della Sua potenza viene udito su mille montagne

“L’Eterno tuonò nei cieli e l’Altissimo fece udire la Sua voce con grandine e con carboni accesi. Lanciò folgori in gran numero e disperse i nemici. Allora apparve il fondo del mare, e le fondamenta del mondo furono scoperte al tuo rimprovero, o Eterno, al soffio del vento delle tue narici.” (Salmo 18: 13-15).

“Dio ha parlato una volta”: ecco la Sua immutabile autorità: “Poiché chi, nei cieli, è paragonabile all’Eterno? Chi è simile all’Eterno tra i figli di Dio?” (Salmo 89:6). “Tutti gli abitanti della terra son da lui reputati nulla; Egli agisce come vuole con l’esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non v’è alcuno che possa fermare la Sua mano e dirgli: che fai?” (Daniele 4:35). Questo fu chiaramente dimostrato quando Dio si incarnò ed abitò tra gli uomini. Al lebbroso disse: “Lo voglio, sii mondato. Ed in quell’istante egli fu mondato dalla sua lebbra.” (Matteo 8:3).  Ad uno che era nella tomba da quattro giorni gridò: “Lazzaro , vieni fuori!” ed il morto uscì. Il vento tempestoso e le onde infuriate furono messe a tacere semplicemente con la Sua parola. Una legione di demoni non poté resistere al Suo comando di autorità. “La potenza appartiene a Dio” ed a Lui solo. Nessuna creatura nell’intero universo ha un atomo di potenza che non gli sia data da Dio. Ma la potenza di Dio non è acquisita né dipende dalla concessione di una qualsiasi altra autorità. Appartiene a Lui ed è a Lui inerente.

“La potenza di Dio è come Lui stesso, autoesistente, si sostiene da sé. Il più potente degli uomini non può aggiungere neanche un’ombra alla potenza dell’Onnipotente. Egli siede su uin trono che non ha sostegni e non si appoggia al braccio di alcuno. La Sua corte non è mantenuta dai Suoi cortigiani né prende splendore dalle Sue creature. Egli è in sé stesso la grande fonte e l’Originatore di tutta la potenza” (C. H. Spurgeon).

Tutta la creazione testimonia, non solo della grande potenza di Dio, ma anche che questa è interamente indipendente da tutte le cose create. Ascoltiamo la sfida di Dio stesso: “Dov’eri tu quand’io fondavo la terra? Dillo se hai tanta intelligenza. Chi ne determinò le dimensioni? Tu lo sai! O chi tirò su di essa la corda da misurare? Su che furono poggiate le sue fondamenta, o chi ne pose la pietra angolare?” (Giobbe 38:4-6). Oh, comel’orgoglio umano viene così completamente deposto nella polvere!

La potenza è usata anche come un nome di Dio: “Il figliuol dell’uomo seduto alla destra della Potenza” (Marco 14:62), cioè alla destra di Dio. Dio e la potenza sono così insuperabili che sono reciproci. La Sua essenza è così immensa da non potersi confinare in un luogo; è così eterna da non poter essere misurata col tempo; così onnipotente da non poter essere limitata da qualsiasi azione.

“Ecco, questi non son che gli estremi lembi dell’azione sua. Non ce ne giunge all’orecchio che un breve sussurro; ma il tuono delle sue potenti opere, chi li può intendere?” (Giobbe 26:14). Chi è capace di contare tutti i monumenti della Sua potenza? Anche ciò che appare della Sua potenza nella creazione visibile, è completamente al di là delle nostre capacità di comprensione, anzi siamo ancor meno capaci di concepire l’onnipotenza stessa. Vi è infinitamente più potenza insita nella natura di Dio di quanta sia espressa in tutte le Sue opere.

Noi possiamo ammirare “una parte delle Sue vie” nella creazione, nella provvidenza, nella redenzione, ma solo una “piccola parte” della Sua potenza è visibile in esse. Questo è mirabilmente descritto in Habacuc 3:4 “Qui si nasconde la sua potenza”.

E’ molto difficile immaginare qualcosa di più grandioso della descrizione di tutto questo capitolo, tuttavia nessun altro punto in esso sorpassa la nobiltà di questa affermazione.

Il profeta in visione vide l’Onnipotente dio che frantumava i monti e spianava le colline, il che farebbe pensare ad una stupefacente dimostrazione della Sua potenza. Ma il verso della nostra meditazione dice: no, piuttosto il nascondiglio, più che la dimostrazione della Sua potenza. Cosa significa? Questo: la potenza della deità è così inconcepibile, così immensa, così incontrollabile che le spaventose convulsioni che Egli provoca nella natura nascondono anziché rivelare la Sua infinita potenza!

E’ molto bello collegare insieme i seguenti versi: “Egli cammina sulle più alte onde del mare” (Giobbe 22:14), esprime l’incontrollabile potenza di Dio. “Egli passeggia sulla volta dei cieli (Giobbe 22:14), dice l’immensità della Sua presenza. “Egli s’avanza sulle ali del vento” (Salmo 104:3), indica la sorprendente velocità del Suo agire. Quest’ultima espressione è ragguardevole: non è che Dio voli o corra, ma cammina proprio “sulle ali del vento”, sul più impetuoso degli elementi, agitato nella sua furia estrema, che spazza con rapidità quasi inconcepibile, eppure queste ali sono sotto i Suoi piedi, sotto il Suo perfetto controllo!

Consideriamo ora la potenza di Dio nella “creazione”. “I cieli son tuoi, tua pure è la terra; tu hai fondato il mondo e tutto ciò ch’è in esso. Hai creato il settentrione ed il mezzodì” (Salmo 89:11-12).

L’uomo per eseguire un lavoro deve avere attrezzi e materiali ma Dio cominciò dal nulla e per la Sua parola soltanto tutte le cose vennero create dal nulla.

Il nostro intelletto non può comprendere. “Poiché egli parlò, e la cosa fu; egli comandò e la cosa sorse” (Salmo 33:9), la primordiale materia udì la Sua voce. “Poi Dio disse: ci sia... (Genesi 1) e fu così. Possiamo ben esclamare “Tu hai un braccio potente, la tua mano è forte, alta è la tua destra” (Salmo 89:13).

Uno che guardi il cielo stellato di notte e che, illuminato dalla ragione, ammiri queste meraviglie ruotanti, non può fare a meno di domandarsi: “di cosa furono formate queste potenti sfere?”. Incredibile a dirsi, furono prodotte senza materia. Scaturirono dal vuoto stesso,. La maestosa trama della natura universale emerse dal nulla.

Quali strumenti furono usati dal Supremo Architetto per formare questi elementi con una bellezza così squisita e dar loro una veste così bella? Come fu il tutto collegato in una struttura finemente proporzionata e nobilmente rifinita? Un semplice “fiat” compì tutto. “Ci siano”  disse Dio. Non aggiunse altro e subito un meraviglioso edificio sorse, adornato di ogni bellezza, facente sfoggio di innumerevoli perfezioni e dichiarante la lode del suo grande Creatore in mezzo a serafini estasiati.

“I cieli furono fatti dalla parola dell’Eterno, e tutto il loro esercito dal soffio della sua bocca.” (Salmo 33:6).

Consideriamo la potenza di Dio nel preservare. Nessuna creatura ha la forza di preservare sé stessa. “Può il papiro crescere dove non c’è limo? Il giunco viene egli su senz’acqua?” (Giobbe 8:11). Sia l’uomo, sia gli animali perirebbero se non vi fossero vegetali per cibo ed i vegetali seccherebbero e morirebbero se la terra non fosse ristorata con piogge provvidenziali. Perciò Dio è chiamato Colui che conserva “uomini e bestie” (Salmo 36:6). Egli sostiene  “tutte le cose con la potenza della sua parola” (Ebrei 1:3). Quale meraviglia della divina potenza è la fase prenatale di ogni essere umano! Senza la potenza divina non sarebbe possibile che una creatura potesse vivere per così tanti mesi in un ambiente talmente stretto ed impuro, senza neanche respirare. Veramente “egli ha conservato in vita l’anima nostra” (Salmo 66:9).

La protezione della terra dalla violenza del mare è un altro esempio della potenza di Dio. Come è possibile che questo furioso elemento sia tenuto chiuso entro a quei limiti nei quali Dio da principio lo ha confinato, rimanendo nel suo luogo senza inondare la terra ed infrangere la parte più bassa della creazione? La condizione naturale dell’acqua è quella  di essere sopra la terra perchè è più leggera e di rimanere sotto all’aria perché  è più pesante di questa. Chi trattiene la sua naturale tendenza? Certamente non l’uomo che non ne ha neanche la possibilità. E’ solo il “fiat” del suo Creatore che la può imbrigliare: “fin qui tu verrai e non oltre; qui si fermerà l’orgoglio dei tuoi flutti” (Giobbe 38:11).

Quale stabile monumento della potenza di Dio per la conservazione del mondo!

Consideriamo la potenza di Dio nel “governare”

Prendiamo per esempio come Egli limita la malvagità di Satana“Il diavolo va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare” (1Pietro 5:8). Il diavolo è ripieno di odio verso Dio e di malvagità ed inimicizia verso gli uomini, specialmente contro i santi.

Colui che ha invidiato Adamo nel paradiso, ci invidia per la possibilità che abbiamo di godere le benedizioni di Dio.

Se potesse fare ciò che vuole, ci tratterebbe come trattò Giobbe: manderebbe fuoco dal cielo sui frutti della terra, distruggerebbe il bestiame, manderebbe vesciche. Ma per quanto gli uomini non se ne rendano conto, Dio frena grandemente la sua opera e gli impedisce di portare a compimento i suoi malvagi disegni confinandolo nei limiti dei Suoi decreti.

Altrettanto Dio frena la corruzione naturale degli uomini. Egli tollera parecchie esplosioni di peccato per mostrare poi quale terribile distruzione venga provocata dall’apostasia dell’uomo verso il suo Creatore; ma chi può concepire gli estremi limiti ai quali gli uomini giungerebbero se Dio togliesse la Sua mano che limita? “La loro bocca è piena di maledizione e d’amarezza. I loro piedi son veloci a spargere il sangue” (Romani 3:14-15). Questa è la natura di ogni discendente di Adamo. Quale sfrenata licenziosità ed ostinata follia trionferebbe nel mondo se la potenza di Dio non intervenisse a bloccare le cateratte!

Consideriamo la potenza di Dio nel giudizio

Quando Egli colpisce, nessuno può resisterGli. Dio aperse le cateratte del cielo e fece scoppiare le fonti dell’abisso. L’intera razza umana (eccetto quelli dell’arca) impotenti dinanzi alla tempesta del Suo furore, fu spazzata via. Una pioggia di fuoco e di zolfo cadde dal cielo e le città della pianura furono sterminate. Faraone con tutto il suo esercito fu impotente quando dio chiuse su di lui il Mar Rosso.

Che terribili parole leggiamo in Romani 9:22 “e che v’è mai da replicare se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta longanimità dei vasi s’ira preparati per la perdizione”.

Dio manifesterà la Sua grande potenza sui reprobi, non soltanto confinandoli nella geenna, ma preservando in modo soprannaturale i loro corpi e le loro anime in mezzo alle eterne sofferenze dello stagno di fuoco.

Possiamo ben tremare davanti a questo Dio!

Trattare con impudenza Colui che può schiacciare come noi potremmo fare con una tignola, è una via suicida. Provocare apertamente Colui che è rivestito di onnipotenza, che potrebbe a Suo piacimento farci a pezzi e gettarci nell’inferno in un attimo, è il sommo della pazzia. E’ certamente un gesto di saggezza badare ai Suoi comandamenti.

“Rendete omaggio al Figlio che talora l’Eterno non si adiri e voi non periate nella vostra vita, perché d’un tratto l’ira Sua può divampare” (Salmo 2:12).

Possa l’anima illuminata adorare questo Dio! Le mirabili ed infinite perfezioni di questo Essere, richiedono un’adorazione fervente.

Se uomini celebri e potenti ottengono l’ammirazione del mondo, quanto più dovrebbe la potenza dell’Onnipotente colmarci di meraviglia e deferenza: “chi è pari a te fra gli dei, o Eterno? Chi è pari a te, mirabile nella tua santità, tremendo anche a chi ti loda, operator di prodigi?” (Esodo 15:11).

Possano i santi confidare in questo Dio! Egli è degno di fiducia, nulla è troppo difficile per Lui. Se Dio fosse limitato in potenza e ridotto nella Sua forza, dovremmo disperare.

Ma vedendo che Egli è rivestito di onnipotenza nessuna preghiera è troppo difficile da non trovare esaurimento; nessun bisogno è troppo grande per Lui da soddisfare; nessuna passione è troppo forte per Lui da soggiogare; nessuna tentazione è troppo potente per Lui da liberarci; nessuna sofferenza è troppo profonda per Lui da sollevarci.

“L’Eterno è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò?”  (Salmo 27:1).

 di A. W. Pink


  
“Ora a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente al di là  di quel che domandiamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa ed in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secolo dei secoli.  Amen” 
(Efesini 3:20-21)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/01/Dio-potenza.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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