per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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sabato 1 giugno 2013


"E in nessun altro vi è la salvezza, poiché non c'è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati. "(Atti 4:12)
 
E' una circostanza molto felice quando i servi di Dio sono in grado di far quadrare tutto il loro ministero. Ora l'apostolo Pietro è stato convocato davanti ai sacerdoti e sadducei -i capi della sua nazione - a rispondere per aver guarito un uomo che era zoppo, fin dal seno di sua madre. Tenendo conto di questo caso di guarigione, o, se posso usare l'espressione, per questo caso di salvezza fisica, l'apostolo Pietro ha avuto questo pensiero: "Mentre sto rendendo conto della salvezza di questo uomo che era zoppo dalla sua malattia fisica,  ho una buona opportunità di mostrare a costoro, che altrimenti non ascolterebbero, la via della salvezza dell'anima".

Allora egli procede dalla cosa minore a quella maggiore, dalla guarigione di un arto di un uomo alla guarigione dell'anima di un uomo. E avendoli informati una volta che è stato attraverso il nome di Gesù Cristo che l'uomo era stato reso sano, ora annuncia che la salvezza, la grande salvezza, deve essere ottenuta con lo stesso mezzo:

"in nessun altro vi è la salvezza, poiché non c'è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati".

Che grande parola, la "salvezza"! Essa comprende la purificazione della nostra coscienza da tutte le colpe del passato e la liberazione della nostra anima da tutte quelle inclinazioni al male che predominano così fortemente in noi. Infatti essa cancella ed annulla tutto ciò che Adamo ha fatto! La salvezza è il ripristino totale dell'uomo dalla sua condizione di caduta.

Eppure è qualcosa di più di questo, perchè la salvezza di Dio ci mette in una posizione più sicura di quanto lo fosse prima della nostra caduta. Essa ci trova a pezzi a causa del peccato del nostro progenitore, contaminati, sporcati, maledetti. Prima guarisce le nostre ferite, rimuove le nostre malattie, poi toglie la maledizione, pone i nostri i piedi sulla roccia, Cristo Gesù e, avendo così fatto, finalmente ci permette di alzare la testa al di sopra di tutti i principati e le potestà per essere incoronati per sempre con Gesù Cristo, il Re del cielo!

Alcune persone, quando usano la parola "salvezza", non capiscono molto altro di essa al di là della liberazione dall'inferno e l'ingresso in Paradiso. Ora quella non è la salvezza, queste due cose sono gli effetti della salvezza! Noi siamo redenti dall'inferno perché siamo salvati, ed andiamo in Cielo perché siamo stati salvati in precedenza. Il nostro stato eterno è l'effetto della salvezza in questa vita.

La salvezza, è vero, include tutto ciò, perché la salvezza ne è la madre e porta all'ovile tali cose, ma sarebbe sbagliato immaginare che questo sia tutto il significato di questa parola. La salvezza inizia con noi che siamo pecore erranti. Essa ci segue attraverso tutte le nostre peregrinazioni labirintiche. Ci  pone sulle spalle del pastore. Essa ci porta all'ovile, chiama a raccolta gli amici e i vicini, gioisce su di noi. E ci preserva in quell'ovile attraverso la vita! E poi finalmente ci porta ai verdi pascoli del cielo, ad acque tranquille di beatitudine in cui ci corichiamo per sempre alla presenza del pastore capo, senza più essere disturbati.

Ora il nostro testo ci dice che c'è una sola via di salvezza. "Non vi è salvezza in nessun altro, poiché non c'è alcun altro nome sotto il cielo dato agli uomini, per il quale noi dobbiamo essere salvati".

Esaminerò prima di tutto una verità negativa che Dio ci ha insegnato qui, e cioè, letteralmente, che non c'è salvezza all'infuori di Cristo. E poi, in secondo luogo, una verità positiva di Dio, letteralmente, che c'è salvezza in Gesù Cristo, per cui noi dobbiamo essere salvati.

I. In primo luogo, quindi, un fatto negativo. "Non vi è salvezza in nessun altro"

Hai mai notato quanto intollerante è la religione di Dio? Nei tempi antichi i pagani, che avevano avuto diversi dei,  rispettavano gli dèi dei loro vicini. Per esempio il re d'Egitto ebbe a confessare che gli dèi di Ninive erano veri e propri dèi e il principe di Babilonia ebbe ad ammettere che gli dèi dei Filistei erano vere e proprie divinità.
Ma l'Eterno, l'Iddio d'Israele, ha messo questo come uno dei suoi primi comandamenti: "Non avere altri dèi al di fuori di me". Egli non avrebbe permesso loro di avere il minimo riguardo per le divinità di qualsiasi altra nazione: "Tu li frantumerai, tu abbatterai i loro templi e taglierai i loro pali sacri".

Tutte le altre nazioni si tolleravano l'una con l'altra, ma l'Ebreo non poteva essere così.  La sua religione richiedeva:  "Ascolta, Israele, il Signore vostro Dio è l'unico Dio". E in conseguenza della verità che non vi è che un solo Dio, Javhè, l'ebreo si sentiva in dovere di chiamare tutti gli altri presunti dèi con nomignoli, di sputare addosso ai loro idoli e di trattarli con oltraggio e disprezzo!

Ora la religione cristiana, come voi osserverete, è altrettanto intollerante quanto questa. Se chiederete ad un bramino quale sia la via della salvezza, è molto probabile che vi dirà immediatamente che ogni popolo che segua le proprie convinzioni religiose in modo sincero, sarà senza dubbio salvato.
«Ecco ad esempio», dice il bramino, «lì ci sono i musulmani; se essi obbediscono a Maometto e sinceramente credono a quello che ha insegnato, senza dubbio, Allah li glorificherà, alla fine".
Poi il bramino si rivolge verso il missionario cristiano e dice: "Qual è lo scopo per cui porti il cristianesimo qui e ci disturbi? Io ti dico che la nostra religione è perfettamente in grado di condurci in Cielo se noi fossimo fedeli ad essa".

Ora basta leggere il nostro testo per capire quanto intollerante è la religione cristiana: "Non vi è salvezza in nessun altro".

Il bramino ammetterà che vi è salvezza in altre 50 religioni, oltre alla propria, ma noi non ammetteremo nulla di simile! Non c'è nessuna vera salvezza al di fuori di Gesù Cristo! Gli dèi pagani allora possono avvicinarsi a noi con la loro finta carità e dirci che ogni uomo può seguire la sua convinzione di coscienza ed essere salvato. Noi rispondiamo: "giammai una cosa del genere! Non c'è salvezza in nessun altro, poiché non c'è alcun altro nome sotto il cielo dato agli uomini, per il quale noi dobbiamo essere salvati".

Ora, quale pensate sia il motivo di questa intolleranza, se posso usare di nuovo tale parola? Credo che sia solo perché la Verità di Dio dimori sia con l'Ebreo sia con il Cristiano. Un migliaio di errori possono vivere in pace gli uni con gli altri, ma la Verità di Dio è il martello che rompe tutto in pezzi! Un centinaio di false religioni possono dormire pacificamente insieme nello stesso letto, ma dovunque la religione cristiana va, essendo Verità di Dio, è come un tizzone acceso e non tollera nulla che non sia più consistente rispetto al legno, al fieno e alla paglia dell'errore carnale!

Tutti gli dèi delle nazioni e di tutte le altre religioni nascono dall'Inferno e, pertanto, essendo figli dello stesso padre, è escluso che essi debbano combattere tra loro! Ma la religione di Cristo proviene da Dio, è distaccata, il suo pedigree è dall'alto e, quindi, quando viene spinta in mezzo a una generazione di empi e ribelli, non porta né pace, né diplomazia, né trattati di pace contro di essi, perché è la verità di Dio e non può permettersi di essere sotto il giogo dell'errore! Si leva in piedi sui suoi propri diritti e muove la sua giusta causa contro l'errore, dichiarando che esso non possiede salvezza, ma che nella Verità di Dio e solo in Essa si trova la salvezza!

Di nuovo, questo è perché abbiamo la sanzione da parte di Dio. Sarebbe improprio, infatti, per un uomo inventarsi il proprio credo religioso e affermare che tutti quelli che non vi aderissero debbano essere dannati. Questo sarebbe un atteggiamento di fanatismo intransigente di cui potremmo permetterci di sorridere. Ma dal momento che questa religione di Cristo è rivelata dal Cielo stesso, Dio, che è l'autore di tutta la verità, ha il diritto di aggiungere a questa verità una condizione terribile, e cioè che chi la rifiuta perirà senza ricevere misericordia!

Egli può proclamare che senza Cristo l'uomo non può essere salvato. Noi non siamo veramente intolleranti di nostro, perché facciamo eco alle parole di Colui che parla dal Cielo e che dichiara che è maledetto l'uomo che rifiuta questa religione di Cristo, non essendovi salvezza al di fuori di Lui. "Non c'è salvezza in nessun altro, poiché non c'è alcun altro nome sotto il cielo dato agli uomini, per il quale noi dobbiamo essere salvati". Ora, posso sentire una o due persone dire: "Signore, voi immaginate allora, che nessuno si salva senza Cristo?" Replico: "non è che lo immagino, ma ce l'ho qui nel mio testo chiaramente insegnato!".

"Bene, ma..." dice uno, "come la mettiamo con la morte dei bambini? I bambini muoiono senza peccato? Sono salvati? E se sì, come?" Rispondo: essi vengono salvati al di là di ogni dubbio, tutti i bambini che muoiono nell'infanzia sono portati via a dimorare nel terzo cielo di beatitudine per sempre! Ma siatene certi, nessun bambino è stato mai salvato se non attraverso la morte di Cristo. Gesù Cristo ha acquistato con il suo sangue tutti coloro che muoiono nella prima infanzia. Sono tutti rigenerati, non con uno spruzzo, ma probabilmente nel momento della loro morte un meraviglioso cambiamento passa sopra di loro per il soffio dello Spirito Santo. Il sangue di Gesù viene applicato a loro ed essi vengono lavati da ogni corruzione originale che avevano ereditato dai loro genitori e quindi lavati e purificati entrano nel Regno dei Cieli. In caso contrario, o beneamati, i neonati non sarebbero in grado di unirsi al canto eterno: "A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati nel Suo sangue". Se i bambini non sono stati lavati nel sangue di Cristo, non potrebbero unirsi in un cantico universale che circonda perennemente il Trono di Dio! Noi crediamo che essi sono tutti salvati, ognuno di loro senza eccezioni, ma solo per il grande Sacrificio del Signore Gesù Cristo.

Un altro dice: "Ma allora come la mettiamo con i popoli pagani? Essi non conoscono Cristo, sono una delle nazioni salvate?" Abbiate presente che la Sacra Scrittura dice molto poco riguardo alla salvezza dei pagani. Ci sono molti testi nella Scrittura che ci porterebbero a dedurre che tutte le nazioni periscono. Ma ci sono alcuni testi che, d'altra parte, ci portano a credere che ci sono alcuni pagani che, guidati dallo Spirito Segreto di Dio, Lo cercano nel buio. Con il suo Spirito cercano di scoprire qualcosa che non possono trovare in natura. E può essere che il Dio di infinita misericordia, che ama le Sue creature, sia lieto di mettere queste rivelazioni nel loro cuore. Rivelazioni oscure e misteriose, relative alle cose del Cielo, in modo che anche essi possano essere fatti partecipi del sangue di Gesù Cristo, senza avere una visione così aperta come abbiamo ricevuto noi, senza contemplare la Croce visibilmente elevata e Cristo crocifisso.

E' stato osservato in molte terre pagane che prima che i missionari fossero andati lì, si era manifestato come un forte desiderio per la religione di Cristo. Nelle isole Sandwich, prima che i nostri missionari vi andassero, c'era una strana confusione nelle menti di quei poveri barbari. Non sapevano che cosa fosse, ma erano di colpo divenuti scontenti della loro idolatria e avevano un desiderio di qualcosa di più elevato, migliore e più puro di tutto ciò che avevano fino ad allora scoperto! E non appena Gesù Cristo fu predicato volentieri rinunciarono a tutte le loro idolatrie e si gettarono su di Lui perché fosse la loro forza e la loro salvezza!

Ora crediamo che questa era opera dello Spirito di Dio in segreto che disponeva queste povere creature a cercare Dio. E non possiamo escludere che in alcuni luoghi appartati dove penseremmo che il Vangelo non sia mai stato predicato, ci potrebbe essere capitato qualche passo della Bibbia solitario, qualche capitolo della Bibbia, alcuni versi solitari della Sacra Scrittura, che venendo portati alla mente possano essere sufficienti ad aprire gli occhi dei ciechi e guidare poveri cuori ottenebrati ai piedi della Croce di Cristo!

Ma una cosa è certa: nessun pagano, per quanto morale egli sia, vuoi che abbia vissuto ai tempi dei vecchi filosofi o nell'epoca della barbarie, è mai entrato né mai potrebbe entrare nel Regno dei Cieli al di fuori del nome di Gesù Cristo! "Non c'è salvezza in nessun altro". Un uomo può cercare di entrarvi, di ottenerla affaticandosi a modo proprio, ma così non potrà assolutamente trovare la salvezza, "Non vi è infatti altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati".

Ma, dopo tutto, miei cari amici, è molto meglio quando trattiamo questi argomenti, non fare speculazioni, meglio ritornare a casa nostra e alle nostre persone. E permettetemi ora questa domanda: Hai mai constatato per esperienza la verità di questo grande fatto negativo, cioè che non c'è salvezza in nessun altro? Io posso affermarlo e testimoniarlo per averlo constatato e lo dichiaro solennemente alla presenza di questa comunità, che è proprio così! Una volta pensavo che ci fosse salvezza in opere buone e mi affaticavo duramente e diligentemente per conservare un carattere di integrità e rettitudine. Ma quando lo Spirito di Dio convinse il mio cuore "il peccato riprese vita e io morii".

Ciò che pensavo fosse un bene, si dimostrò essere male, laddove pensavo di essere stato santo, mi ritrovai che ero stato empio. Scoprii che le mie migliori azioni erano peccaminose; che le mie lacrime avrebbero dovuto essere versate di più e che le mie stesse preghiere avevano bisogno del perdono di Dio! Scoprii che stavo ricercando la salvezza per le opere della Legge, che stavo facendo tutte le mie opere buone per un motivo egoistico, cioè salvare me stesso e, quindi, non potevano essere gradite a Dio. Ho scoperto che non potevo essere salvato da buone opere per due buone ragioni: primo, che non ne avevo nessuna, e in secondo luogo, se anche ne avessi avute, esse non potevano salvarmi! Dopo di che pensai che la salvezza potesse essere ottenuta in parte da una riforma e in parte dalla fiducia in Cristo.

Così di nuovo mi misi a lavorare duramente, pensando che se avessi aggiunto qualche preghiera qua e là, un paio di lacrime di penitenza e qualche voto di miglioramento, tutto sarebbe andato bene. Ma dopo essermi trascinato avanti per molti giorni stanco come un povero cavallo cieco che lavora attorno ad una mola, ho scoperto che non ero andato per niente  più lontano, perché c'era ancora la maledizione di Dio che incombeva su di me-"Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose che sono scritte nel libro della legge per praticarle".

E c'era ancora un vuoto doloroso nel mio cuore, che il mondo non avrebbe potuto mai riempire, un vuoto di angoscia e di preoccupazione, perchè ero assai turbato, perché non avevo potuto raggiungere quel riposo che la mia anima desiderava! Avete provato questi due modi per arrivare in cielo? Se lo avete fatto, ho piena sicurezza nel Signore, che lo Spirito Santo vi avrà resi malati a causa di essi, perche non si può entrare nel Regno dei Cieli per la porta giusta fino a che si è stati portati a confessare che tutte le altre porte erano sbarrate fino ai denti! Nessun uomo potrà mai venire a Dio attraverso la via stretta e diritta fino a quando avrà provato tutti gli altri modi, e quando ci ritroviamo battuti, sventati e sconfitti, allora avviene che per necessità dolente, ci rivolgiamo a quella fontana aperta e ci laviamo e siamo resi puliti!

Forse ci sono alcuni in mia presenza questa mattina che stanno cercando di ottenere la salvezza per cerimonie. Siete stati battezzati nella vostra infanzia. E prendete regolarmente la Cena del Signore.  Frequentate la vostra chiesa o cappella. E se veniste a conoscenza di altri riti voi li prendereste in considerazione. Ah, miei cari amici, tutte queste cose sono come pula al vento in materia di salvezza!
Esse non possono fare neanche un passo verso l'accettazione della persona di Cristo. Affaticarvi a costruire la vostra casa con acqua sarebbe paragonabile a tentare di costruire la salvezza con queste povere cose! Queste cose sono buone quando siete già salvati, ma se si cerca la salvezza in esse, saranno per la vostra anima come pozzi senza acqua, nuvole senza pioggia e alberi appassiti, due volte morti, sradicati dalle radici!

Qualunque sia la vostra via di salvezza, perché ci sono migliaia diverse invenzioni di uomini con cui essi cercano di salvarsi! Qualunque essa sia, sentire la sua campana a morto suonata in questo versetto: «Non vi è salvezza in nessun altro, poiché non c'è alcun altro nome sotto il cielo dato agli uomini, per il quale noi dobbiamo essere salvati."

II. Ora, questo mi porta al fatto positivo che viene dedotto nel testo, vale a dire, che c'è salvezza in Gesù Cristo

Sicuramente, quando faccio quella semplice affermazione, potrei esplodere con il canto degli angeli e dire-"Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra,verso gli uomini di buona volontà". Qui ci sono un migliaio di misericordie tutte rilegate insieme e racchiuse in questo dolce, dolce fatto che c'è salvezza in Gesù Cristo! Passo che ora cercheremo di trattare soltanto con qualsiasi anima qui presente che ha il dubbio sulla sua propria salvezza in Gesù Cristo. Io lo isolerò affettuosamente e seriamente affronterò e cercherò di dimostrare che lui può ancora essere salvato e che in Cristo c'è salvezza per lui!

Ti conosco, o peccatore! Hai a lungo cercato di trovare la strada per il cielo e ti sei perso. Hai avuto mille espedienti abbaglianti per essere ingannato e non hai ancora nessun appoggio solido per i tuoi poveri piedi stanchi! E ora, assediato dai tuoi peccati, non sei in grado di guardare in alto. Il senso di colpa, come un pesante fardello, è sulla tua schiena e il dito è sulle tue labbra, per non azzardare un pianto per il perdono. Hai paura di parlare, perché per le parole della tua bocca potresti essere condannato! Satana sussurra all'orecchio: "E' tutto finito per te. Non c'è pietà per quelli come te, sei condannato e condannato devi essere! Cristo è in grado di salvare molti, ma non te."

Povera anima! Che cosa devo dirti se non  questo: Vieni con me alla croce di Cristo e tu vedrai lì qualcosa che rimuoverà la tua incredulità! Vedi quell'uomo inchiodato là ad un albero? Conosci il suo personaggio? Egli è senza macchia o difetto, o alcunché di simile. Non era un ladro, che avrebbe dovuto morire la morte di un criminale, non era un assassino che Egli dovesse essere crocifisso tra due malfattori. No Egli in origine è puro, senza peccato. E la sua vita è santa, senza un difetto! Dalla sua bocca procedeva solo benedizione. Le sue mani erano piene di opere buone e i suoi piedi erano pronti per andare a compiere atti di misericordia. Il suo cuore era candido con santità! Non c'era niente in lui che alcun uomo potesse biasimare. Anche i suoi nemici, quando hanno cercato di accusarlo, trovarono falsi testimoni, ma anche essi "non potevano concordare". Lo vedi, mentre Egli muore? Peccatore, ci deve essere un merito per la morte di un uomo come quello! Egli senza peccato, per essere sottoposto al dolore-deve essere per i peccati di altri uomini! Dio non può affliggerLo e addolorarLo perchè Egli non lo meritava, Dio non è un tiranno che Egli debba schiacciare gli innocenti! Egli non è empio che debba punire i giusti. Ha dunque sofferto  per i peccati di altri:

"Per i peccati, non i propri, Egli è morto per espiare."

Pensate alla purezza di Cristo e provate a vedere se non vi è salvezza in Lui. Vieni ora con la tua oscurità  e ammira il Suo candore! Vieni con le tue impurità e guarda la Sua purezza. E mentre guardi a quella purezza come quella di un giglio, vedi il rosso del suo sangue straripante, lascia che questo sussurro sia sentito alle tue orecchie: Egli è in grado di salvare te, peccatore, in quanto egli è stato "tentato in tutti i punti come noi", eppure Egli era" senza peccato. ". Pertanto, il merito del Suo sangue deve essere grande. Oh, Dio ti aiuterà a credere in Lui!

Ma non è questa la grande cosa che dovrebbe raccomandarteLo. Ricordate, Colui che è morto sulla croce era non di meno che il Figlio eterno di Dio! Lo vedi lì? Vieni, volgi ancora una volta i tuoi occhi a Lui.  Vedi le mani e i piedi che gocciolano con fiumi di sangue? Quell'uomo è Dio Onnipotente! Quelle mani che sono inchiodate all'albero sono mani che potrebbe scuotere il mondo! Quei piedi che sono lì perforati hanno in loro, se Egli avesse voluto, una potenza di forza che potrebbe sciogliere i monti sotto la loro pianta! Quella testa, ora china nell'angoscia e nella debolezza, ha in sé la saggezza della Divinità e il suo cenno del capo potrebbe far tremare l'universo! Colui che pende sulla Croce è Colui senza il quale nulla fu fatto di ciò che è stato fatto, per Lui tutte le cose sussistono, il Creatore e Preservatore, Dio di provvidenza e Dio di grazia, Colui che è morto per voi è Dio su tutto, benedetto per sempre ! E ora, peccatore, non vi è alcun potere di salvare in un tale Salvatore come questo? Se fosse un semplice uomo, un Cristo sociniano, o un Cristo ariano, non potrei dire che ti fideresti di Lui. Ma poiché egli non è altro che Dio stesso, incarnato nella carne umana, ti prego, gettati su di lui;

"Egli è in grado, Egli è disposto, non dubitare più! "

"Egli è in grado di salvare fino all'estremo, quelli che si accostano a Dio per mezzo di lui."

Ti ricorderai di nuovo, come ulteriore consolazione per la tua fede, che si può credere che Dio Padre ha accettato il Sacrificio di Cristo? E' la collera del Padre che hai maggiore motivo di temere, il Padre è in collera con te, perché hai peccato e Lui ha giurato solennemente che ti punirà per i tuoi reati! Ora Gesù Cristo è stato punito al posto di ogni peccatore che si è pentito, o che si pentirà. Gesù Cristo è posto al suo posto come Capro espiatorio. Dio Padre ha accettato Cristo al posto dei peccatori! Oh, non dovrebbe questo condurti a venire a Lui? Se il giudice ha accettato il sacrificio, sicuramente Egli può essere accettato! E se Dio è soddisfatto, sicuramente anche tu puoi essere contento. Se il creditore ha firmato un documento di piena e libera estinzione del debito per te, il povero debitore, può gioire e crediamo che tale estinzione sia soddisfacente per te, perché lo è per Dio! Ma non mi chiedete come posso sapere che Dio ha accettato l'espiazione di Cristo? Vi ricordo che Cristo è risorto dai morti. Cristo fu messo in prigione nella tomba dopo essere morto e Aspettò che Dio accettasse l'Espiazione.

"Se Gesù non avesse pagato il debito,  
Egli non sarebbe stato messo in libertà."

Cristo sarebbe stato nella tomba anche questo giorno, se Dio non avesse accettato la Sua espiazione per la nostra giustificazione! Ma il Signore ha guardato dal cielo e ha esaminato l'opera di Cristo e ha detto tra sé: "E 'molto buona. E 'abbastanza." E rivolgendosi ad un angelo, Egli disse:" Angelo, mio ​​Figlio è confinato in carcere, un ostaggio per i miei eletti. Egli ha pagato il prezzo. So che non Egli non romperà la prigione da Se' stesso, angelo, va e rotola via la pietra dalla porta del sepolcro e liberaLo. " L'angelo volò e rotolò la pietra massiccia. E resuscitando dalle ombre della morte il Salvatore visse! "Lui è morto e risorto per la nostra giustificazione." Ora, povera anima, si vede che Dio ha accettato Cristo sicuramente, allora, tu puoi accettarLo e credere in Lui!

Un altro argomento che potrebbe forse avvicinarsi alla tua anima è questo: molti sono stati salvati che erano altrettanto vili quanto lo sei tu e, di conseguenza, vi è salvezza!  "No",  tu  dici, "nessuno è così vile come lo sono io." E 'una misericordia che tu dica così, ma comunque è certo che altri sono stati salvati che erano altrettanto sporchi quanto te. Sei stato tu un persecutore? "Sì", si tu dici. Sì, ma non sei stato più assetato di sangue di Saulo! Eppure quel capo dei peccatori divenne il capo dei santi! Sei stato un bestemmiatore? Hai maledetto in faccia l'Onnipotente? Sì, dici tu. "E tali eravate alcuni di voi" che ora sollevate le vostre voci in preghiera e vi accostate al suo trono con accettazione! Sei stato un ubriacone? Sì, e così sono stati molti del popolo di Dio per molti giorni e molti anni, ma hanno abbandonato la loro impurità e si sono rivolti al Signore con pieno intento di cuore! Per quanto grande il tuo peccato, ti dico, uomo, donna, ci sono stati alcuni che furono salvati nella stessa profondità di peccato in cui sei tu!

E anche se non ci fosse stato nessun salvato, che fosse un così grande peccatore come lo sei tu, tanto più vi è motivo per cui Dio debba salvare te, perchè Egli può andare al di là di tutto ciò che ha fatto mai! Il Signore si compiace sempre di fare miracoli. E se ti trovi ad essere il capo dei peccatori, un po' più avanti di tutti gli altri, credo che Dio sarà contento di salvare te affinchè le meraviglie del Suo amore e della Sua grazia possano essere il più manifestamente conosciuti!

Hai ancora a dire che sei il primo dei peccatori? Io dico che non credo che tu lo sia! Il capo dei peccatori è stato salvato anni fa questo era l'apostolo Paolo, ma anche se si dovesse superarlo-ancora, la parola "appieno ", va al di là ancora di te! "Lui è in grado di salvare appieno quelli che si accostano a Dio per mezzo di lui." Ricorda, peccatore, se non trovi la salvezza in Cristo, è perchè non la cerchi, perché sicuramente c'è. Se perirete senza essere salvati attraverso il sangue di Cristo, non sarà per mancanza di potere in quel sangue per salvare voi, ma del tutto per mancanza di volontà da parte vostra, che non credete in Lui, ma arbitrariamente e volontariamente rifiutate il suo sangue per la vostra propria distruzione! Vigila su te stesso, perchè è certo che non vi è salvezza in nessun altro, quindi sicuramente c'è salvezza in Lui!

Potrei parlarvi di me stesso e dirvi che sicuramente ci deve essere la salvezza in Cristo per voi dal momento che ho trovato salvezza in Cristo per me stesso. Spesso ho detto che non potrò mai mettere in dubbio la salvezza di chiunque, fino a quando potrò sapere che Cristo mi ha accettato. Oh, come buia era la mia disperazione quando ho cercato la sua Misericordia! Ho pensato allora che se avesse avuto pietà di tutto il mondo, non avrebbe mai avuto pietà di me! I peccati della mia infanzia e la mia gioventù mi perseguitavano. Ho cercato di sbarazzarmi di essi uno per uno, ma sono stato catturato come in una rete di ferro di cattive abitudini e non potevo liberarmene. Anche quando ho potuto rinunciare al mio peccato, ma il senso di colpa ancora era attaccato alle mie vesti. Non potevo lavarmi fino ad essere pulito! Ho pregato per tre lunghi anni, ho piegato le ginocchia invano e cercato, ma non ho trovato nessuna pietà. Ma, finalmente, benedetto sia il suo nome, quando avevo abbandonato ogni speranza e pensavo che la sua ira improvvisa mi avrebbe distrutto e che la fossa dell'Inferno avrebbe aperto la sua bocca e mi avrebbe inghiottito poi nell'ora della mia estremità allora Egli si è manifestato a me e mi ha insegnato a gettarmi semplicemente e interamente su di Lui!

Così sarà con voi, solo abbiate fiducia in Lui, perchè vi è salvezza in Lui, siate certi di questo. Per accelerare la vostra diligenza, però,lasciatemi concludere osservando che, se non trovate la salvezza in Cristo, si ricordi che difficilmente la troverete altrove! Che cosa terribile sarà per voi se vi perdeste la salvezza fornita da Cristo! Perchè "come potrete sfuggire se trascurate una così grande salvezza?" Oggi molto probabilmente io non parlo a molti dei peccatori più grossolani, eppure so che sto parlando con alcuni anche di quella classe. Ma sia che siamo peccatori lordi o meno cosa sarà per noi morire senza prima aver trovato un interesse per il Salvatore!

Oh peccatore! Questo dovrebbe farti affrettare verso il Seggio della Misericordia. Ricordate che se non troverete Pietà ai piedi di Gesù non la troverete mai altrove. Se le porte del Paradiso non si apriranno mai per voi, ricordate che non c'è altra porta che mai può essere aperta per la tua salvezza! Se Cristo ti rifiuta, tu sei rifiutato! Se il suo sangue non è spruzzato su di te, sei perduto, per davvero! Oh, se Egli ti tiene in attesa ancora un po ', continuate nella preghiera. Vale la pena di aspettare, soprattutto quando si ha questo pensiero e cioè che non c'è nessun altro, nessun altro modo, nessun altra speranza, nessun altro motivo di fiducia, nessun altro rifugio! Vedo lì la porta del Cielo, e se devo entrare, devo strisciare sulle mani e sulle ginocchia, perché è un cancello basso. Ecco la vedo, è una via stretta e angusta, devo lasciare i miei peccati dietro di me e la mia giustizia orgogliosa e devo passare per quello stretto cancelletto.

Peccatore, cosa dici? Andrai oltre questa via stretta e angusta, o disprezzerai la vita eterna e rischierai di perdere la beatitudine eterna? Oppure passerai attraverso di essa con umiltà sperando che Colui che ha dato se stesso per te ti accetterà in se stesso e vi salverà adesso e vi salverà eternamente?

Possano queste poche parole avere il potere di condurre alcuni a Cristo e sarò contento. "Credi nel Signore Gesù Cristo e sarai salvato." "Non vi è infatti altro nome sotto il cielo dato agli uomini, per il quale noi dobbiamo essere salvati." Amen. Amen!

Pregate affinché lo SPIRITO SANTO utilizzi questo sermone per portare molti alla conoscenza salvifica di Gesù Cristo.
(originale:http://www.spurgeon.org/sermons/0209.htm )


"Ma queste cose sono state scritte, affinché voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome." 
(Giovanni 20:31)
 
http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/05/la-via-della-salvezza.html

domenica 19 maggio 2013

Il bambino che è sempre esistito

Circa duemila anni fa, in Israele nacque un bambino, che in seguito potè a ragione affermare: «Prima che Abraamo fosse nato, Io sono» (Gv 8,58).


Della nascita di questo bambino e del Suo nome, nella Bibbia si narra quanto segue: «Mentre erano là (a Betlemme), si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo» (Lc 2,6-7). Giuseppe, il suo padre adottivo, «gli pose nome Gesù» (Mt 1,25).
Una coppia di coniugi è in viaggio, la moglie è in stato di avanzata gravidanza. La sua gravidanza giunge al termine e le nasce il primogenito. Il bambino non nasce in casa, ma in una stalla vicina a una locanda al completo. Manca una culla, e il bambino viene posto in una mangiatoia. Il neonato riceve il nome "Gesù".
Diventerà il nome più famoso e significativo della storia, Egli diverrà la personalità più importante di tutti i tempi, in grado di mettere in ombra tutti i re, i potenti, gli eroi, le star e i politici di tutti i tempi. Nessuno ha commosso il mondo tanto quanto questo bambino. Come mai?
Dobbiamo assolutamente occuparci di questa Persona. Chi vive senza tenere conto di Lui, perde la cosa più importante. In modo ben diverso si sono comportati i magi d'Oriente (Mt 2,1 e segg.). Già Agur, vissuto molto tempo prima della nascita di Cristo, scrisse: «Chi è salito in cielo e ne è disceso? Chi ha raccolto il vento nel suo pugno? Chi ha racchiuso le acque nella sua veste? Chi ha stabilito tutti i confini della terra? Qual è il suo nome e il nome di suo figlio? Lo sai tu?» (Pr 30,4).
Gesù stesso ci dà la risposta: «Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell'uomo (Gesù)» (Gv 3,13).

Chi è quel bambino in fasce nato in una stalla di Betlemme? È Colui che è sempre esistito!

Come si chiama Dio?


Vi siete mai chiesti come si chiami in realtà Dio? Agur aveva scritto: «Qual è il suo nome e il nome di suo figlio? Lo sai tu?». Una domanda rivolta da Mosè a Dio fu: «Ecco, quando sarò andato dai figli d'Israele e avrò detto loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi", se essi dicono: "Qual è il suo nome?" che cosa risponderò loro?» (Es 3,13).
La parola «Dio» è solo un titolo, un concetto generico. Lo si può utilizzare in certi contesti anche in riferimento alle persone. Molte persone, in tutti i tempi, si sono definite «dèi».
Il concetto generico di «Dio»:
- si può applicare al dio di una delle tante religioni, ad esempio ad Allah. Allah significa semplicemente «Dio».
- si può utilizzare anche al plurale, «dèi», per indicare gli idoli e le false divinità pagane: «Non seguirete altri dèi, presi fra gli dèi degli altri popoli intorno a voi» (Dt 6,14). In I Corinzi 8,5-6 è scritto: «Poiché, sebbene vi siano cosiddetti dèi, sia in cielo sia in terra, come infatti ci sono molti dèi e signori, tuttavia per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi viviamo per lui, e un solo Signore, Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale anche noi siamo.»

Ma come si chiama il vero Dio, che fu l'Iddio di Abraamo, Isacco e Giacobbe? Egli ha un nome proprio attribuito solo a Lui. È un nome che nessuno Gli ha dato ma che Egli stesso si è dato e che descrive come Egli è. Questo nome è «Jahwe» (JHWH). Lo si evince dalla risposta che Dio stesso ha dato alla domanda del Suo servo: «Dio disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d'Israele: "Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abraamo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi". Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione» (Es 3,15). Quando Mosè, dopo il primo incontro con il faraone e le sue imposizioni (Es 5) si sentì abbattuto, l'Eterno lo rialzò con le parole: «Io sono il Signore. Io apparvi ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe, come il Dio onnipotente; ma non fui conosciuto da loro con il mio nome di Signore.» (Es 6,2-3).

Che cosa significa questo nome?


Il Signore spiega a Mosè il Suo nome: «Dio disse a Mosè: Io sono colui che sono. Poi disse: Dirai così ai figli d'Israele: "l'IO SONO mi ha mandato da voi. Dio disse ancora a Mosè: Dirai così ai figli d'Israele: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abraamo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi...» (Es 3,14-15). In tal modo, Dio si distingue da tutti gli altri dei, poiché Jahwe significa: «Io sono colui che sono.» Questo nome descrive l'eterna esistenza di Dio, ciò che Egli è in tutta la Sua persona.
Abraham Meister scrive: «Jahwe è l' divino assoluto nella sua massima pienezza.» Il nome proprio di Dio può essere tradotto in nove modi diversi. In tal modo vediamo chi è Dio:

Io sono colui che sono.
Io sono colui che ero.
Io sono colui che sarò.
Io ero colui che sono.
Io ero colui che ero.
Io ero colui che sarò.
Io sarò colui che sono.
Io sarò colui che ero.
Io sarò colui che sarò.

Ciò significa: «Io sono colui che non è mai stato creato, che c'è sempre stato, che esiste di per sé, che è immutabile, eterno ed eternamente presente.» Per questo in italiano noi traduciamo questo nome con "Eterno".
Abraham Meister scrive al riguardo: «La radice , da cui è tratta la parola Jahweh, significa (divenire), . Egli è quindi l', che si fa conoscere . Egli si mostra in una . ... Egli è colui che rivela Sé Stesso...»
Questo nome per gli ebrei era tanto santo, grande e inavvicinabile, che non osavano mai pronunciarlo, per timore di infrangere il terzo comandamento: «Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano». Invece di Jahwe pronunciavano «Signore» (Adonai).

Chi è questo Dio?


Il nome di Dio «Jahwe» è collegato espressamente alla redenzione. Non a caso Dio si rivela con questo nome, in vista della liberazione di Israele dalla schiavitù in Egitto.
Nel seguito dell'autorivelazione divina tramite il nome Jahwe, diviene chiaro che il Signore, in relazione alla redenzione dell'uomo, è potente da liberarlo da qualsiasi problema, infatti si fa conoscere dall'uomo con diversi attributi:

Jahwe-Rapha = Jahwe, che guarisce, che salva
Jahwe-Roi = Jahwe, mio pastore
Jahwe-Shalom = Jahwe è pace
Jahwe-Zidqenu = Jahwe la nostra giustizia


La redenzione dell'uomo è comunque personificata nella rivelazione in carne del Figlio di Dio, Gesù Cristo.

1. L'autorivelazione di Dio come Salvatore

Tramite il profeta Isaia, Dio disse al Suo popolo: «perché io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo salvatore (Jahwe-Rapha)» (Is 43,3). E: «Io, io sono il Signore, e fuori di me non c'è salvatore» (Is 43,11).
Del divenire uomo di Gesù è detto: «L'angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore.» (Lc 2,10-11).

2. L'autorivelazione di Dio come Pastore

Del suo buon pastore, «Jahwe-Roi», Davide parla nel Salmo 23,1: «Il Signore è il mio pastore, nulla mi manca.»
Mi sono sempre chiesto come mai gli angeli del Signore abbiano cercato prima i pastori sui campi di Betlemme, per rivelare loro il Salvatore. In questa luce lo comprendo meglio: il vero pastore di Israele è venuto in terra per sopperire alla miseria di tutti gli uomini. Ai pastori di Betlemme fu detto inoltre: «Voi pastori di Betlemme, che conoscete bene i pascoli delle vostre pecore, sappiate che è qui il Pastore, il grande Pastore di Israele, il supremo Pastore» («Jahwe-Roi»; cfr. I Pi 5,4).
Parlando della Sua venuta, Gesù ha detto agli israeliti: «Io sono il buon pastore» («Jahwe-Roi»; Gv 10,11.14; cfr. anche v.33).

3. L'autorivelazione di Dio come roccia

Della «roccia di Israele» leggiamo: «Poiché chi è Dio all'infuori del Signore? E chi è Rocca all'infuori del nostro Dio?» (Sl 18,32). L'apostolo Paolo disse di questa roccia: «bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo» (I Co 10,4). Da ciò si evince chiaramente che:

Gesù è Dio


Ci sono alcuni passi nel Nuovo Testamento, in cui il Signore Gesù parla in modo particolarmente regale di Sé stesso come l'«Io sono». In questa autorivelazione Egli utilizza la stessa espressione con cui Dio nell'Antico Testamento si definisce nei confronti del Suo popolo, come unico Signore e Salvatore del mondo.
Possiamo dire che Gesù è la "parte" di Dio inviata agli uomini. Non crediamo in tre dei, ma in un solo Dio che si rivela in tre Persone distinte.
Dal XIII secolo dopo Cristo proviene un'esegesi ebraica su Deuteronomio 6,4: «Ascolta, Israele: Il Signore, il nostro Dio, è l'unico Signore.» Nell'interpretazione leggiamo: «Perché è necessario citare tre volte il nome di Dio in questo versetto? Il primo, Jahwe, è il Padre. Il secondo è la discendenza di Iesse, il Messia, che deve venire dalla famiglia di Iesse, tramite Davide. E il terzo è la via che si trova sotto (cioè lo Spirito Santo, che ci mostra la via) e questi tre sono uno.» (cit. in: Wie erkennt man den Messias?, pag. 23, Der Òlbaum e.V., Lorrach.)
Consideriamo ora i tre punti dell'autorivelazione di Gesù Cristo come l'«Io sono»:

1. Gesù dice in Giovanni 13,19: «Ve lo dico fin d'ora, prima che accada; affinchè quando sarà accaduto, voi crediate che Io sono.» Gesù annunzia in tal modo che Egli è Jahwe, l'«Io sono» del popolo di Israele.

2. Una delle più emozionanti autorivelazioni di Gesù si trova nel Suo confronto con i sommi sacerdoti ebrei: «Perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non credete che Io sono, morirete nei vostri peccati». Allora gli domandarono: «Chi sei tu?» Gesù rispose loro: «Sono per l'appunto quel che vi dico» (Gv 8,24-25). Quando gli ebrei Gli chiesero: «Sei tu forse maggiore del padre nostro Abraamo il quale è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?» (Gv 8,53), Gesù diede loro questa risposta: «In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, Io sono».
Allora essi presero delle pietre per tirargliele; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio» (v 58-59)
.


3. Pensiamo ad altre parole di Gesù che menzionano l'«Io sono»:


«Io sono il pane della vita» (Gv 6,35).
«Io sono la luce del mondo» (Gv 8,12; 9,5).
«Io sono la porta ...» (Gv 10,9).
«Io sono il buon pastore» (Gv 10,11.14).
«Io sono la risurrezione e la vita» (Gv 11,25).
«Io sono la via, la verità e la vita ...» (Gv 14,6).
«Io sono la vite ...» (Gv 15,1.5).

4. La più forte affermazione del fatto che Gesù è realmente Dio ci sembra essere stata enunciata nel Getsemani. Infatti, in Giovanni 18,3-6 leggiamo: «Giuda dunque, presa la coorte e le guardie mandate dai capi dei sacerdoti e dai farisei, andò là con lanterne, torce e armi. Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Gesù disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch'egli là con loro. Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra.»
Evidentemente, qui il Signore Gesù si rivela con il nome di Dio come «Jahwe», Colui che esiste grazie alla Sua potenza. Le conseguenze di ciò furono che le guardie indietreggiarono e caddero a terra.

Le conseguenze di questa verità


Questo Gesù che venne al mondo in una stalla, che visse l'esistenza umana e il suo sviluppo come ognuno di noi, che crebbe come un normale ragazzo, dal punto di vista fisico, spirituale e psicologico, che invecchiò così come qualunque altro, questo Gesù è Jahwe dall'eternità ed è sempre esistito. «Io sono colui che sono.» Di Lui è scritto anche nell'epistola agli Ebrei: «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno» (Eb 13,8).
Perché dovette diventare uomo? Perché Dio non può morire. Poiché Dio scelse di morire per i peccati degli uomini, dovette diventare uomo e quindi comparve in Gesù Cristo. Di questa autoprivazione divina di Dio in Suo Figlio leggiamo che: «pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce» (Fi 2,6-8). L'espressione «in forma di Dio», nel testo originale greco corrisponde a "morphe schema". Queste due parole definiscono la forma obiettiva di qualcosa così com'è e indipendente da chi la osserva. Gesù è Dio ed esiste in eterno, così come è Dio.
Nasciamo in forma umana e vogliamo entrare nella vita eterna. Gesù invece è venuto dalla vita eterna per morire. Di quando nel giardino del Getsemani si rivelò come l'«Io sono» e i Suoi nemici indietreggiarono cadendo al suolo, Egli disse infine: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi (i discepoli)» (Gv 18,8). E si diede volontariamente alla morte.
Dio si offrì e morì affinchè noi possiamo avere vita eterna. Solo in tal modo ci è possibile invocare il nome del Signore per essere salvati.
Poiché Gesù è Colui che è, anche Dio Gli ha dato «il nome che è al di sopra di ogni nome, affinchè nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra,» (Fi 2,9-10). E perciò ancora «In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati» (At 4,12).
Non possiamo invocare un Dio maggiore di Jahwe, poiché non esiste altro Dio all'infuori di Lui. Tramite il divenire uomo di Gesù, tramite il Suo morire sulla croce e la Sua resurrezione, abbiamo la possibilità di farlo. Gesù è il nostro vero e unico Salvatore per ogni ambito della nostra vita, per ogni problema e per ogni peccato. Egli può risolvere ogni situazione della nostra vita. Gesù ha detto a ragione: «Io e il Padre siamo uno» (Gv 10,30). Perciò anche le parole di Isaia 43,11 si riferiscono a Lui: «Io, io sono il Signore, e fuori di me non c'è salvatore.»


di Norbert Lieth 




"Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio, e la fine... che è, che era e che ha da venire, l'Onnipotente" 
(Apocalisse 1:8)
 
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/05/il-bambino-che-e-sempre-esistito.html

sabato 18 maggio 2013

Il mistero più grande



Non c'è da stupirsi se le persone riflessive trovano che l'Evangelo di Gesù Cristo sia difficile da credersi, perché la realtà di cui si occupa va al di là della comprensione umana. Ma è triste il fatto che tanti rendono la fede ancor più ardua di quanto sia in realtà, trovando delle difficoltà nei punti sbagliati.
Prendiamo l'espiazione ad esempio. Molti hanno problemi a riguardo. Come si fa a credere, essi chiedono, che la morte di Gesù di Nazaret - un uomo solo, che spirò su una forca romana - fece piazza pulita dei peccati di tanti? Come può quella morte avere una valenza oggi per il perdono di Dio dei nostri peccati?
Oppure, prendiamo la risurrezione, che pare essere un vera pietra d'inciampo per molti. Come si può credere, essi domandano, che Gesù risuscitò fisicamente dai morti? D'accordo, è difficile negare che la tomba fosse vuota - ma non è ancor più difficile credere che Gesù ne uscì con una vita corporale eterna? Non è più facile dar credito a teorie tipo un temporaneo ritorno alla vita dopo una perdita di sensi o il trafugamento del corpo, anziché alla dottrina cristiana della risurrezione?
O ancora, prendiamo la nascita verginale, che fra i protestanti di questo secolo è stata ampiamente negata, la gente chiede come si fa a credere a una simile anomalia biologica.
Oppure prendiamo i miracoli riportati negli Evangeli; sono in molti a trovare delle difficoltà in questo aspetto. Ammesso, dicono, che Gesù abbia operato delle guarigioni (di fronte all'evidenza dei fatti è difficile dubitarne, e in ogni modo la storia ha conosciuto altri guaritori), come si può però credere che Egli abbia camminato sull'acqua, o dato da mangiare a cinquemila persone, o risuscitato dei morti? Storie del genere sono certamente a dir poco incredibili. A causa di questi e altri simili problemi, molte menti ai margini della fede si sentono oggi profondamente perplesse.




DIO INCARNATO


In realtà, la vera difficoltà, il mistero supremo che l'Evangelo ci presenta, non si trova affatto in queste cose accennate sopra. Risiede, non nel messaggio di espiazione del tradizionale "venerdì santo" né nel messaggio di risurrezione del giorno di Pasqua, ma piuttosto nel messaggio natalizio dell'incarnazione. La dichiarazione cristiana veramente sconvolgente è che Gesù di Nazareth era Dio fattosi uomo — che la seconda persona della Divinità divenne "il secondo uomo" (I Corinzi 15:47), determinando il destino umano, il secondo capostipite rappresentativo della razza, e che Egli rivestì l'umanità senza perdere la deità, così che Gesù di Nazareth era veramente e completamente divino nella stessa misura in cui era umano.
Ecco due misteri in uno: la pluralità delle persone all'interno dell'unità di Dio, e l'unione della divinità e dell'umanità nella persona di Gesù. È qui, in ciò che avvenne in quel primo Natale, che risiedono le profondità più abissali e insondabili della rivelazione cristiana.
"E la Parola divenne carne" (Giovanni 1:14); Dio divenne uomo; il Figlio di Dio diventò un ebreo; l'Onnipotente apparve sulla terra sotto le spoglie di un bimbo umano indifeso, incapace di fare altro che stare coricato, sgranare gli occhi, agitarsi e far sentire la propria voce; un neonato bisognoso di essere nutrito, cambiato, ammaestrato come un qualsiasi altro bambino. E in questo non c'erano né illusione né inganno: l'infanzia del Figlio di Dio fu una realtà. Più ci si pensa, più la cosa diventa sconvolgente.
Ecco la vera "pietra d'inciampo" del Cristianesimo. È qui che hanno fallito ebrei, musulmani, unitariani (o anti-trinitariani), testimoni di Geova, e molti di coloro che provano le difficoltà succitate (vale a dire, la nascita verginale, i miracoli, l'espiazione e la risurrezione). È dalla miscredenza o da una fede come minimo inadeguata intorno all' incarnazione che di solito sorgono difficoltà anche su altri punti del racconto evangelico.
Ma una volta che l'incarnazione è capita come una realtà, queste altre difficoltà scompaiono. Se Gesù non fosse stato altro che un uomo fuori del comune e particolarmente pio, la difficoltà a credere in ciò che il Nuovo Testamento ci dice della Sua vita incredibile e delle Sue opere straordinarie sarebbe davvero enorme.
Ma se Gesù era effettivamente la Parola eterna, l'agente del Padre nella creazione, "mediante il quale ha pure creato l'universo" (Ebrei 1:2), non c'è da stupirsi se nuovi atti di potenza creativa contrassegnarono la Sua venuta su questa terra, la Sua vita su di essa, e la Sua uscita da essa. Non è cosa strana che Egli, l'autore della vita, risorgesse dai morti. Se Gesù era effettivamente Dio Figlio, è ben più sorprendente il fatto che Egli dovesse morire, piuttosto che risuscitare. E' un vero mistero! L'immortale muore...
E se l'immortale Figlio di Dio accettò davvero di gustare la morte, non è strano che tale morte avesse un significato di salvezza per una razza destinata alla perdizione. Una volta ammessa la divinità di Gesù, diventa irragionevole trovare difficoltà in una di queste cose; c'è una coerenza completa, tutto combacia perfettamente. L'incarnazione è di per sé un mistero insondabile, ma dà un senso a tutto il resto che è contenuto nel Nuovo Testamento.
CHI È QUESTO BAMBINO?
Gli Evangeli di Matteo e Luca ci dicono abbastanza dettagliatamente come il Figlio di Dio venne in questo mondo. Egli nacque fuori da alberghi in un oscuro paesino della Giudea nei giorni gloriosi dell'Impero Romano. Di solito la storia riceve qualche abbellimento quando la si racconta a Natale; in realtà, è piuttosto terribile e crudele. Il motivo per cui Gesù nacque fuori dell'albergo è che esso era pieno, e nessuno era disposto a offrire un letto a una donna partoriente; così, Maria fu costretta a far nascere il bambino in una stalla e a deporlo in una mangiatoia. La storia è narrata spassionatamente e senza commenti, ma nessun lettore attento può fare a meno di rabbrividire di fronte alla descrizione d'insensibilità e di degradazione che essa tratteggia.
Tuttavia, gli Evangelisti non riferiscono il racconto per trarne degli insegnamenti morali. Per loro, il punto centrale di questa storia non consiste nelle circostanze della nascita (se si eccettua il fatto che, essendo avvenuta a Betleem, essa adempì la profezia, vedi Matteo 2:1-6), ma è piuttosto nell'identità del neonato.
A questo riguardo, il Nuovo Testamento ci comunica due pensieri. Li abbiamo già accennati, ora esaminiamoli più dettagliatamente.
1. Il bimbo nato a Betleem era Dio
Più precisamente, per usare il linguaggio biblico, Egli era il Figlio di Dio, o, come regolarmente ne parla la teologia cristiana, Dio Figlio. Il Figlio, si noti, non un Figlio: Giovanni, per accertarsi che i suoi lettori capiscano l'unicità di Gesù, afferma per ben quattro volte nei primi tre capitoli del suo Evangelo che Egli era l'unigenito o l'unico Figlio di Dio (vedi Giovanni 1:14,18; 3:16,18). Di conseguenza, la Chiesa cristiana fa questa confessione: "Credo in Dio Padre... e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore".
Un momento, l'affermazione che Gesù è il Figlio di Dio significa forse che in realtà vi sono due dèi? Il Cristianesimo è dunque politeistico, come sostengono ebrei e maomettani? O forse l'espressione "Figlio di Dio" implica che Gesù, benché in una categoria tutta Sua fra gli esseri creati, non fosse personalmente divino nello stesso senso del Padre? Nella chiesa primitiva, gli ariani erano di questo ultimo avviso; ai giorni nostri, gli unitariani, i Testimoni di Geova e altri ancora sono sulla stessa linea. Ma è giusto? Che cosa intende dire veramente la Bibbia quando chiama Gesù il Figlio di Dio?
Queste domande hanno suscitato delle perplessità in alcuni, ma il Nuovo Testamento non ci lascia nel dubbio per quanto riguarda le risposte da dare. A livello di principio, queste domande furono tutte poste e risolte dall'apostolo Giovanni nel prologo del suo Evangelo. Egli scriveva, a quanto pare, per lettori di estrazione tanto ebraica quanto greca. E Giovanni ci dice che "queste cose sono state scritte, affinché crediate che Gesù è il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome" (Giovanni 20:31). Per tutto l'Evangelo, l'apostolo presenta Gesù come Figlio di Dio.
Tuttavia, Giovanni sapeva che l'espressione "Figlio di Dio" era danneggiata da associazioni fuorvianti nella mente dei suoi lettori. La teologia ebraica l'adoperava come appellativo per l'atteso Messia (umano). La mitologia greca parlava di molti "figli di dèi", ovvero super-uomini nati dall'unione fra un dio e una donna. In nessuno dei due casi l'espressione comunicava l'idea di deità personale; anzi, la escludevano entrambi. Giovanni voleva essere certo che, quando scriveva di Gesù come Figlio di Dio, non sarebbe stato capito (o mal capito) in questi due sensi, e voleva che fosse chiaro fin dall'inizio che la condizione di Figlio che Gesù reclamava, e che i cristiani gli attribuivano, era proprio una questione di deità personale e nulla di meno.
Osserviamo quanto accurata e convincente sia la spiegazione di questo tema da parte di Giovanni. Nelle prime frasi del suo Vangelo egli non usa il termine "Figlio", ma parla innanzi tutto di “Parola”. Non c'era pericolo che nascessero dei malintesi; i lettori dell'Antico Testamento avrebbero colto subito il riferimento. La Parola di Dio nell'Antico Testamento è la Sua espressione creativa, la Sua potenza in azione, che adempie il Suo disegno. L'Antico Testamento descriveva la Parola di Dio, cioè l'effettiva dichiarazione del Suo proposito, come avente potenza in sé stessa per realizzare la cosa determinata. Genesi 1 ci dice come all'atto della creazione Dio disse: "Sia... e... fu" (Genesi 1:3). "I cieli furono fatti dalla parola del Signore... Egli parlò, e la cosa fu" (Salmo 33:6,9). La Parola di Dio è dunque Dio all'opera.
Giovanni riprende questa figura e procede dicendoci sette cose intorno alla Parola divina.
  1. "Nel principio era la Parola" (v. 1). Ecco l'eternità della Parola. Non ebbe un inizio; quando altre cose ebbero inizio, la Parola era.
  2. "La Parola era con Dio" (v. 1). Ecco la personalità della Parola. La potenza che adempie i disegni di Dio è la potenza di un essere personale distinto, che sta in un eterno rapporto di attiva comunione con Dio (questo è il significato della frase).
  1. "E la Parola era Dio" (v. 1). Qui abbiamo la deità della Parola. Benché distinta personalmente dal Padre, la Parola non è una creatura; è di per Sé divina, come il Padre è divino. Il mistero che questo versetto ci pone davanti è dunque il mistero delle distinzioni personali all'interno dell'unità della Divinità.
  2. "Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei" (v. 3). Qui la Parola crea, in quanto agente del Padre in ogni atto creativo operato dal Padre. Tutto ciò che fu creato, fu creato per mezzo di lei. (Ecco, a proposito, un'ulteriore prova che la Parola creatrice non appartiene alla categoria delle cose create, come non vi appartiene il Padre).
  3. "In lei era la vita" (v. 4). Ecco la Parola che dà vita. Non c'è vita fisica nel regno delle cose create, se non in, e tramite, lei. Abbiamo qui la risposta biblica al problema dell'origine e della continuità della vita, in tutte le sue forme: la vita è data e mantenuta dalla Parola. Le cose create non hanno vita in sé stesse, ma hanno vita nella Parola, la seconda persona della Divinità.
  4. "E la vita era la luce degli uomini" (v. 4). Qui abbiamo la Parola che rivela. Nel dare la vita, essa dà anche la luce; cioè, ogni essere umano riceve delle indicazioni di Dio dal fatto stesso di essere vivo nel mondo di Dio, e ciò, oltre al fatto di essere vivo, è dovuto all'opera della Parola
  5. "E la Parola è diventata carne" (v. 14). Qui la Parola è incarnata. Il neonato nella mangiatoia di Betleem era l'eterna Parola di Dio.
E ora, dopo averci mostrato chi e che cosa è la Parola (cioè, una Persona divina, autrice di tutte le cose), Giovanni ne dà un'identificazione. La Parola, egli dice, fu rivelata attraverso l'incarnazione come Figlio di Dio. "E noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre" (v. 14). L'identificazione è confermata dal v. 18: "L'unigenito Figliuolo, che è nel seno del Padre..." (Versione Riveduta). Così, Giovanni stabilisce il punto a cui mirava fin dall'inizio: ora ha reso ben chiaro ciò che vuol dire chiamare Gesù il Figlio di Dio. Il Figlio di Dio è la Parola di Dio; noi intendiamo che cosa sia la Parola; bene, ecco che cos'è il Figlio. Questo è il messaggio del Prologo.
Perciò, quando la Bibbia proclama Gesù come Figlio di Dio, l'affermazione è intesa come un'asserzione della Sua distinta, personale deità. Il messaggio del Natale poggia sul fatto sconvolgente che il bambino nella mangiatoia era Dio. Ma questa non è che la metà della storia.
2. Il bimbo nato a Betleem era Dio fatto uomo
La Parola era diventata carne: un vero bimbo umano. Egli non aveva cessato di essere Dio; non era meno Dio di quanto lo fosse prima; ma aveva cominciato a essere uomo.
Egli ora non era Dio meno alcuni elementi della Sua deità, bensì Dio più tutto ciò che aveva fatto proprio, rivestendosi dell'umanità. Colui che aveva creato l'uomo imparava adesso che cosa si prova a essere uomini. Colui che aveva creato l'angelo che poi divenne il diavolo, si trovava ora nella condizione — inevitabile — di essere tentato dal diavolo; e la perfezione della Sua vita umana fu raggiunta soltanto mediante il conflitto con il diavolo. La Lettera agli Ebrei, guardando a Lui nella Sua gloria dopo l'ascensione, trae grande consolazione da questo fatto. "Egli doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa... Infatti, poiché egli stesso ha sofferto la tentazione, può venire in aiuto di quelli che sono nella prova... Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli stesso è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia e così essere soccorsi al momento opportuno" (Ebrei 2:17 e seguenti; 4:15 e seguenti).
Il mistero dell'incarnazione è insondabile. Non possiamo spiegarlo; possiamo soltanto formularlo. E forse non è mai stato espresso tanto bene quanto nelle parole del Credo Atanasiano: "Il nostro Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è ugualmente Dio e uomo... perfettamente Dio e perfettamente uomo... Benché egli sia Dio e anche uomo, è un Cristo solo, non due. Egli è uno, tuttavia, non per mezzo di una conversione in carne della sua deità, ma piuttosto attraverso l'assunzione della sua forma umana". La nostra mente non può andare oltre. Quel che vediamo nella mangiatoia è, per usare le parole di C. Wesley: Our God contracted to a span; incomprehensibly made man (Il nostro Dio ridotto a una spanna, incomprensibilmente fatto uomo).
"Incomprehensibly", cioè, incomprensibilmente: faremo bene a ricordarci di questo, evitando speculazioni e adorando con gioia.
NATO PER MORIRE
Che cosa pensare dell'incarnazione? Il Nuovo Testamento c'incoraggia ad adorare Dio per l'amore dimostrato nel farsi uomo. Questo fu infatti un grande atto di condiscenden-za e auto-umiliazione. "Colui che per natura era sempre stato Dio", scrive Paolo, "non si aggrappò alle Sue prerogative di essere uguale a Dio, ma si spogliò di tutti i Suoi privilegi, acconsentendo a essere schiavo per natura e nascendo come un comune mortale. E, diventato uomo, umiliò Sé stesso vivendo in assoluta obbedienza, fino alla morte e alla morte di croce come un criminale" (Filippesi 2:6 e seguenti - parafrasi). E tutto questo, per la nostra salvezza.
Il significato cruciale della culla di Betleem risiede nella sua collocazione all'interno delle tappe che condussero il Figlio di Dio alla croce sul Calvario, e non riusciremo a capirlo finché non lo considereremo in questo contesto. Il testo chiave nel Nuovo Testamento per interpretare l'incarnazione non è, quindi, la semplice affermazione contenuta in Giovanni 1:14 "La Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo tra di noi", ma è piuttosto l'asserzione più esauriente di II Corinzi 8:9 "Infatti voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per amor vostro, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventar ricchi".
RESO INFERIORE A DIO?
Qui, però, dobbiamo fare una pausa per esaminare un uso diverso che alcuni fanno dei testi paolini che abbiamo citato prima. In Filippesi 2:7 nella parafrasi di prima "si spogliò di tutti i Suoi privilegi" oppure secondo altre traduzioni "si privò di ogni reputazio-ne" oppure "annichilì sé stesso", come nelle versioni italiane Diodati e Riveduta o "spogliò sé stesso" della Nuova Riveduta vuol dire letteralmente "si svuotò". Questa espressione, si chiede, accanto all'affermazione di II Corinzi 8:9, secondo cui Gesù "si è fatto povero", non getta forse un po' di ombra sulla natura dell'incarnazione stessa? Non implica che, nel Suo farsi uomo, era compresa una certa diminuzione della deità del Figlio?
Questa è la cosiddetta "teoria della kénosis"; kénosis è un termine greco, che significa "svuotamento". L'idea che sta dietro questa teoria in tutte le sue forme è che, per poter essere completamente umano, il Figlio dovette rinunciare ad alcune delle Sue qualità divine, altrimenti non avrebbe potuto partecipare all'esperienza di essere limitato nello spazio, nel tempo, nella conoscenza e nella consapevolezza, il che è essenziale per una vita veramente umana.
La teoria è stata formulata in modi diversi.
Alcuni hanno asserito che il Figlio si spogliò soltanto dei Suoi attributi "metafisici" (onnipotenza, onnipresenza, onniscienza), conservando quelli "morali" (giustizia, santità, veracità, amore).
Altri hanno sostenuto che, nel farsi uomo, Egli rinunciò a tutti i suoi poteri specificamente divini e anche alla Sua autocoscienza divina (che, poi, ri-acquisì nel corso della Sua esistenza terrena).
In Inghilterra, chi per primo accennò alla "teoria della kénosis" fu il vescovo Gore nel 1889, ma la "teoria della kénosis" non durerà. Prima di tutto, perché è una speculazione alla quale i testi presi a sostegno non sono sufficienti a supportarla: quando Paolo parla del Figlio che spogliò Sé stesso e si fece povero, risulta dal contesto che si tratta di una deposizione, ma non dei poteri e degli attributi divini, bensì della gloria e della dignità divine, "la gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse" - dirà Gesù nella famosa “preghiera sacerdotale” in Giovanni 17:5. Le versioni di Filippesi 2:7 che figurano in varie traduzioni sono quindi interpretazioni corrette del pensiero di Paolo e non c'è appoggio scritturale all'idea del Figlio che rinuncia a un qualche aspetto della Sua deità.
Il Nuovo Testamento è chiaro ed enfatico nel sottolineare l'onnipotenza, l'onnipresenza e l'onniscienza del Cristo risorto (Matteo 28:18,20; Giovanni 21:17; Efesini 4:10).
Inoltre, Cristo dichiarò in termini esaurienti e categorici che tutto il Suo insegnamento era da Dio, e che Egli era il messaggero di Suo Padre. "La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato... Dico queste cose come il Padre mi ha insegnato... Io non ho parlato di mio; ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha comandato Lui quello che devo dire... Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me" (Giovanni 7:16; 8:28; 12:49,50).
È vero anche che la conoscenza di Gesù delle cose umane e divine era talvolta limitata, infatti in alcune occasioni Egli chiese delle informazioni del tipo "Chi mi ha toccato le vesti?... Quanti pani avete?" (Marco 5:30; 6:38) e dichiarò d'ignorare, alla pari degli angeli, il giorno stabilito per il Suo ritorno (Marco 13:32). Ma in altre circostanze mani-festò una conoscenza soprannaturale. Egli conosceva il torbido passato della donna samaritana (Giovanni 4:17e seguenti). Sapeva che quando Pietro sarebbe andato a pescare, il primo pesce catturato avrebbe avuto una moneta in bocca (Matteo 17:27). Sapeva pure, senza che nessuno Lo avesse informato, che Lazzaro era morto (Giovanni 11:11-13). Similmente, di tanto in tanto mostrò di possedere una potenza soprannatura-le operando miracoli di guarigione, sfamando le folle, risuscitando i morti.
L'impressione che gli Evangeli dànno di Gesù non è che Egli fosse interamente spoglio di conoscenza e di potenza divine, ma piuttosto che attingesse da entrambe in maniera saltuaria, accontentandosi di non farlo per gran parte del tempo. In altri termini, l'impressione che se ne ricava è, non tanto quella di una deità ridotta, quanto piuttosto di capacità divine volutamente non usate.
Come considerare questo "contenersi" di Gesù? Certamente, nei termini della verità a cui l'Evangelo di Giovanni dà molta importanza: la completa sottomissione del Figlio alla volontà del Padre. Sappiamo bene che negli Evangeli il Figlio appare come una persona divina non indipendente, ma dipendente, una persona che pensa e agisce soltanto e interamente secondo le direttive del Padre. "Il Figlio non può da sé stesso far cosa alcuna... Io non posso far nulla da me stesso" (Giovanni 5:19 e 30), "Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato" (Giovanni 6:38), "Non faccio nulla da me... faccio sempre le cose che Gli piacciono" (Giovanni 8:28,29).
EGLI SI È FATTO POVERO
Ora capiamo che cosa volle dire per il Figlio di Dio spogliare Sé stesso e farsi povero.
Significò accantonamento della gloria (la vera "kénosis"); volontaria limitazione di potenza; accettazione di privazioni, isolamento, maltrattamenti, astio e incomprensioni; e, da ultimo, una morte che comportava un'angoscia - più spirituale che fisica - tale che la sua mente, al solo pensiero, ne era quasi sopraffatta (vedi Luca 12:50 e il racconto del Getsemani).
Significò amore fino all'estremo per uomini per nulla amabili, affinché, “mediante la sua povertà, [essi potessero] diventar ricchi”. Il messaggio del Natale è che c'è speranza per un'umanità rovinata - una speranza di perdono, di pace con Dio, di gloria - perché, secondo la volontà del Padre, Gesù Cristo si fece povero e nacque in una stalla, per essere appeso a una croce trent'anni dopo.
È il messaggio più meraviglioso che il mondo abbia mai udito, o mai udrà.
Noi parliamo con facilità dello "spirito del Natale", raramente intendendo qualcosa di più di una letizia sentimentale a livello familiare. Ma ciò che abbiamo detto mette in chiaro che la suddetta espressione dovrebbe in realtà convogliare una straordinaria densità di significato. Dovrebbe voler dire la riproduzione, all'interno di vite umane, del carattere di Colui che, per amor nostro, si fece povero in quel primo Natale. E lo spirito stesso del Natale dovrebbe essere il segno di ogni cristiano, tutto l'anno.
Lo spirito del Natale è lo spirito di quelli che, come il loro Maestro, vivono la loro intera esistenza sul principio di farsi poveri - di spendere e di essere spesi - per arricchire i loro simili, dando tempo, fatiche, cure e interessamento, per fare del bene agli altri - e non soltanto agli amici - in qualunque modo si renda necessario.

Tratto da: 
Conoscendo DIO - dispensa n° 5

http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/il-mistero-piu-grande

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